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sabato 7 febbraio 2026

gomìtolo 3 ~ gennaio 2026


che fine ha fatto tutto l'entusiasmo che avevo a dicembre? gennaio dovrebbe essere il mese della ripartenza, per me invece sono stati giorni di mosceria e metereopatia, di arrancamento mentale, di sopravvivenza a risparmio energetico.

ho letto tantissimo ma non sono riuscita a scrivere nulla, e non perché le letture siano state poco interessanti. ho evitato di forzarmi a fare qualcosa che non mi andava - anche perché, in realtà, mi sono forzata a fare qualsiasi cosa, avrei solo voluto farmi la tana e aspettare l'arrivo della primavera - ma mi sono promessa di usare questo spazio per non perdere del tutto traccia delle ultime cose che.

in realtà la mia testa non fa che vagare, piena di disgusto per tutto quello che mi arriva ogni giorno dai social. le notizie di questi ultimi giorni raggiungono un livello di orrore tale che sfido qualsiasi regista o scrittorə di horror a pensare a qualcosa che possa quantomeno eguagliarle.
e sui social la nostra esistenza, con tutte le sue piccolezze, va avanti in tutto questo: bombardamenti e accuse di violenze inenarrabili rivolte alle persone più schifosamente potenti del pianeta in mezzo a video di gattini, ai nostri selfie, ai libri che leggiamo.
è vero che cedere spazio non è mai una reazione costruttiva, ma credo che quello spazio dovremmo occuparlo con consapevolezza, e che però non sempre ci riusciamo.
l'idea di usare sempre meno i social (se non per la ricondivisione di notizie), di cui ho già parlato in questa specie di rubrica, continua a essere fondamentale per me, ed è per questo che voglio usare il più possibile il blog per parlare delle cose che mi piacciono e che voglio condividere (sono ripetitiva? beh sì. scusatemi.) anche quando la mia testa è così incasinata e il mio morale così a terra.

e dunque, ecco qui - in ritardo - un po' di cose-di-gennaio.


innanzitutto vi invito a recuperare la recensione dell'ultimo libro di zerocalcarenel nido di serpenti, che ho pubblicato sul blog audace e che parla della vicenda - per cui dovrebbe esserci uno scandalo enorme che invece non c'è, di maja t., che proprio in questi giorni è statə condannatə a otto anni di carcere con l'accusa di aver pestato dei neonazisti (quel tipo di cose per cui dovrebbero darti una medaglia, e invece). sul manifesto trovate una bella intervista a maja t., leggetela!


prima di tornare a bologna ho anche letto la casa disabitata di charlotte riddell, preso anni fa durante non ricordo più quale festival. tralasciamo la trama, che non ha elementi particolarmente sorprendenti, anzi: la vicenda ruota intorno a una casa che si vuole infestata e a un mistero che viene indagato dal protagonista/narratore, il classico giovanotto un po' spiantato ma ricco di buoni sentimenti e di caparbietà, soprattutto perché in gioco potrebbe esserci la mano di una bellissima - timida, pudica, leggiadra, amabile, eccetera - ereditiera.
la cosa che più ho amato di questo libro è che mi ha ricordato che questa cosa dello show-don't-tell è una moda tremendamente recente e che, come tutte le mode - sperando nella bontà della sorte - passerà e noi potremo finalmente goderci ancora dei libri scritti da chi sa scrivere e non soltanto fare telecronache da stadio (ogni riferimento all'odio profondo provato per il re strega - iniziato e abbandonato, come merita qualsiasi storia sì accattivante ma completamente priva di contesto e di strumenti che permettano al lettore di capire cosa straminchia stia succedendo - è assolutamente volontario e carico di risentimento).


ho anche finalmente letto doris lessing, autrice che volevo leggere da tantissimo tempo ma - mi succede con tuttə lə scrittorə che hanno pubblicato valanghe di cose - non sapevo da dove iniziare.
il quinto figlio non è stato propriamente scelto, me lo sono ritrovato qualche mese fa in una di quelle promo due libri XX€ e l'ho preso (insieme a un amico a cui ho suggerito un libro di saramago, che ha apprezzato molto).
è stata una lettura abbastanza angosciante e quindi apprezzatissima (non so perché per ora più un libro mi angoscia e più mi piace, forse dovrei tornare dalla psicologa), che ho divorato in un solo giorno.
la storia è quella di una famiglia tradizionale che-più-tradizionale-non-si-può, una coppietta che non vede l'ora di riprodursi e sfornare una squadra di mocciosi. e in effetti, le prime quattro volte va tutto a meraviglia - nonostante un fastidio che si fa sempre più malcelato da parte dellə nonnə, costretti a dare sostegno tanto economico quanto pratico a figliə e nipotə - e le creature che nascono sono bambinə perfettə, roseə, paffutə, con gli occhioni pieni di gioia, amore e speranza.
ma giuntə alla quinta gravidanza, l'idillio si spezza. e da quel momento in poi, il piccolo paradiso che avevano sognato e iniziato a costruire, si sgretola irrimediabilmente.
l'aspetto migliore del romanzo è, secondo me, la mancanza di risposte chiare e idee più o meno preconfezionate. entriamo molto nella mente di una madre che, prima, sogna una valanga di bambinə e che descrive la gravidanza e la maternità come la migliore delle esperienze possibili. la stessa madre sarà capace di pensieri orribili - non letteralmente orribili, in realtà, ma molto lontani dagli stereotipi che abbiamo introiettato circa le donne e il rapporto con lə figliə - e il quinto figlio, visto attraverso i suoi occhi, appare come un mostro inquietante.
in questo romanzo tutto sommato anche abbastanza breve, lessing distrugge i preconcetti sulla maternità, tanto dal lato di chi la reputa un'esperienza imprescindibile per le donne, tanto per chi la rifiuta. la distanza tra la perfetta famiglia dei sogni e la tragedia di una progenie indesiderabile è poco più che un soffio, uno scherzo del caso, una possibilità incontrollabile e del tutto indipendente da speranze, sogni e ambizioni.


altro recuperone, di tutt'altro genere, è stato il cuore di thomas (sempre sia lodato vinted), una delle opere più note di moto hagio, mangaka il cui lavoro - insieme alle altre del gruppo '24 - è stato fondamentale per la definizione del canone shoujo come lo conosciamo adesso, e per tutto lo straordinario percorso di esplorazione dei generi che ha caratterizzato l'ultimo mezzo secolo del fumetto per ragazze.
insomma, una lettura che per me era dettata soprattutto dalla voglia di conoscere qualcosa di storico, di fondante del genere stesso, più che per un vero e proprio interesse per l'opera in sé - che, spoilerone, non mi ha entusiasmata più di tanto.
al netto della mia scarsa fascinazione per il melodrammatico, va riconosciuto il ruolo di opere così apertamente sentimentali - nel senso di indagine realistica e senza filtri dei sentimenti umani, anche di quelli più oscuri e meno accettati da società rigide soprattutto se insiti nelle giovani donne, creature da tenere il più possibile sotto controllo e dentro determinati schemi.
se lo guardo da questo punto di vista, più razionale e indirizzato verso la comprensione dello shoujo come movimento culturale fondamentale per la formazione delle ragazze giapponesi prima e di quelle di mezzo mondo poi, allora posso capire perfettamente lo straordinario valore di opere come questa.
il motivo per cui a me non batte il cuore leggendo storie così, è che sono ormai una vecchia bacucca. e non ci possiamo fare nulla, purtroppo per me.


molto meno significativo da un punto di vista oggettivo, ma più easy nei toni - e che quindi mi è piaciuto di più - è stato your letter di hyeon a cho. avevo un pregiudizio enorme su questo manwha che non so nemmeno spiegarmi, una sorta di antipatia a pelle che me l'ha fatto tenere su uno scaffale per più di un anno ma che alla fine mi ha sorpreso.
mentre il filo della storia è retto da una sorta di caccia al tesoro, il tema di fondo è quello del bullismo e della possibilità di creare rapporti profondi e sinceri solo nel momento in cui si abbassano le difese e ci si mostra con sincerità e senza paura.
sicuramente pensato per un pubblico giovane, è stato apprezzato anche dalla vecchia bacucca di cui sopra, quindi recuperatelo - e magari, se conoscete lettorə in piena crisi adolescenziale, regalatelo.

foto pigra (mi devo arrampicare per recuperare i volumi in alto) ~
ma volevo anche immortalare il mio pothos resuscitato e il mio quadretto

ammetto che ho snobbato per un bel po' di tempo ping pong di taiyo matsumoto perché gli spokon mi annoiano come poche altre cose al mondo (tipo lo sport). ma è taiyo matsumoto e quindi ho approfittato del fatto che un mio amico non sapeva cosa regalarmi per il claccaday e l'ho dirottato su questo.
ok, sono stata scema perché è davvero - ma davvero! - un capolavoro. scusa se ho dubitato di te, matsumoto sensei!
i due protagonisti - smile e peko - sono appassionati amici fin dai tempi dell'infanzia ed entrambi sono appassionati di ping pong. anzi, è proprio il ping pong a far nascere il loro legame e a consolidarlo nel corso degli anni, facendoli diventare due giovani promesse di questo sport e portandoli all'inevitabile scontro finale.
tra allenamenti e gare, smile e peko incarnano nei due modi diametralmente opposti tutti gli elementi tipici degli spokon: il rapporto con il proprio talento innato, la perseveranza negli allenamenti, l'ambizione, lo spirito di competitività, la crescita personale, eccetera. ma quello che rende ping pong un titolo straordinario nell'immenso panorama delle storie sportive è lo stile grafico di matsumoto, che raggiunge vette altissime. regia, composizione delle tavole, padronanza del segno, tutto si armonizza alla perfezione e riesce a restituire la tensione e la velocità degli incontri.
semplicemente meraviglioso


tornando a moto hagio, ho recuperato marginal (grazie anonimo amico che me l'hai trovato su vinted) che ho apprezzato molto di più rispetto a il cuore di thomas. marginal è uno sci-fi le cui atmosfere mi hanno ricordato moltissimo la principessa splendente per le tematiche legate al controllo bioingegneristico dei corpi, anche se la trama è completamente differente. siamo sulla terra, in un futuro non lontanissimo e post-apocalittico in cui sopravvive una popolazione quasi esclusivamente maschile e un'unica donna-madre venerata quasi come una divinità. ovviamente, ci sono forse esterne alla piccola comunità in cui si svolge la storia, e il mistero che le avvolge scatena i fatti da cui poi prende avvio la trama, che è troppo lunga e complessa per poterla riassumere qui, ma volevo segnarmi un'osservazione secondo me interessante, e cioè che marginal prova - forse senza averne l'intenzione - la natura squisitamente culturale del patriarcato, totalmente scevra da qualsiasi fondamento biologico: in questa società di soli uomini, infatti, le dinamiche di squilibrio dei poteri tipiche delle culture misogine si ripropongono a discapito dei ragazzi più giovani.
lo so che è assurdo dover ribadire nel 2026 che non c'è alcuna differenza di valore tra maschi e femmine legata a una qualche idiozia parascientifica, ma le ultime notizie che arrivano da questo ridicolo paese ci dicono che non è così. e dunque, grazia hagio sensei per averlo spiegato così bene.


non sono stata al bologna nerd ma ho approfittato del fatto che ci andasse la mia coinquilina per recuperare velocissimamente olympia, ultima autoproduzione di giulio macaione.
fun fact: la mia tesi di triennale in accademia era proprio dedicata all'olympia di manet. ma sono aneddoti che non importano a nessunə, quindi parliamo di questo fumettino qui che è molto più interessante. macaione riprende alcune tematiche del discorso intorno all'opera di manet - l'assertività dell'espressione del viso di victorine meurent, il suo doppio ruolo di artista-soggetto e modella-oggetto, il soggetto non metaforico né didascalico dell'opera, eccetera - e ci costruisce intorno una storia che viaggia sui due binari della realtà e dell'immaginazione e che si gioca tutta nella distanza carica di tensione erotica tra un pittore, che vuole reinterpretare l'olympia, e un modello che non conosce l'opera originale. il dialogo tra loro riprende la tensione tra soggetto rappresentante e soggetto rappresentato, tra l'intento espressivo di chi è osservato e l'interpretazione di quella stessa espressione da parte di chi osserva, un incontro-scontro che si sublima in un sogno erotico a occhi aperti forse condiviso, capace di scardinare gli equilibri di potere inizialmente stabiliti.
poche pagine ma estremamente affascinanti sia per la bravura di affrontare in modo chiaro, sintetico e lucido quello che in un libro di critica d'arte avrebbe richiesto pagine e pagine di sbrodolamenti, sia per l'eleganza delle scene più esplicite, ottime da schiaffare sotto gli occhi di chi, ancora, finge di ignorare la differenza tra erotismo e pornografia.


ho recuperato su vinted i quattro volumini di clover delle clamp, che avevo letto non so più quanti anni fa (probabilmente una ventina) e... non ricordavo affatto che fosse così bello e sperimentale! ovviamente, è una di quelle cose belle che clamp fanno e non finiscono. per la precisione, clover pare essere stato abbandonato proprio a livello embrionale, privo non soltanto di una conclusione ma anche di un vero e proprio sviluppo. almeno, da un punto di vista canonico. facendoci del male (perché, se la mia teoria è accettabile, allora il finale è tristissimo e disperato), possiamo anche considerarla come un'opera completa ma con una struttura molto particolare: il primo volume conclude una storia iniziata prima, che viene riproposta come una sequenza di flashback via via sempre più lontani nel tempo nel corso degli altri capitoli. un'espansione della trama non tanto verticale - dall'inizio alla fine, insomma - ma orizzontale, una dilatazione del tempo-racconto che si focalizza più sullə personaggə che sulla vicenda.
accettando il fatto che non sapremo mai se la trama originale prevedeva altro, possiamo goderci tutto il resto, ovvero una costruzione dello spazio estremamente minimalista e surreale, con lə personaggə che si spostano spesso in enormi campiture bianche, costumi e oggetti il cui design è un interessantissima commistione di steam punk e puro decorativismo, con quei riferimenti alla natura piegati alla necessità ornamentale che fa un po' liberty, e una scansione delle tavole che rende clover vicino a qualcosa che potrebbe essere più una poesia - o una canzone - a fumetti più che una vera e propria narrazione.
a distanza di così tanti anni - e dopo aver accettato l'idea che le clamp non sono mai sinonimo di sicurezza per noi lettorə - posso dire che secondo me si meriterebbe una bella ripubblicazione, a beneficio di chi, ai tempi, se l'era perso (altrimenti, cercate su vinted che si trova abbastanza facilmente).


da dicembre sto seguendo il bellissimo corso di letteratura umoristica della mia amica valentina presti danisi che mi sta aprendo un mondo - e mi sta facendo aggiungere libri su libri alla wishlist e agli scaffali. tra questi, ho letto il cornetto acustico di leonora carrington che vince a pieno titolo il primo premio per il libro più assurdo-et-geniale dell'anno anche se siamo solo a febbraio.
è un po' difficile parlare di questo libro perché nella sua geniale assurdità è totalmente spiazzante: si inizia con una vecchietta quasi centenaria con grossissimi problemi di udito, un paio di gatti, una gallina e un cornetto acustico ricevuto in dono dalla sua strampalata amica, e si finisce - letteralmente - alla fine del mondo, passando per suore dedite a rituali pagani, cavalieri alla ricerca del santo graal, divinità mai dimenticate, e dolcetti avvelenati (non sono spoiler, questi pochi elementi non dicono molto nel modo meraviglioso in cui si incastrano tra loro). a tutto questo si aggiunge uno stile brillante e alcune frasi che meriterebbero di diventare dei poster.
insomma, se non lo conoscete leggetelo (e seguite valentina e i suoi corsi perché meritano tanto!)


e poi ovviamente ho visto la prima parte della nuova stagione di bridgerton e la scena in cui la regina chiede a penelope di raccontarle gli ultimi pettegolezzi in stile lady whistledown, battendo le mani e lanciando urletti isterici, riassume perfettamente le mie reazioni a questi primi episodi, strapieni di cliché. l'avevo scritto tempo fa, bridgerton ha un posticino speciale nel mio cuore sia perché i romanzi mi sono stati di conforto in un periodo di stress tremendo - e leggere quelle storie così perfette e zuccherose era l'unico momento in cui potevo rilassarmi un po' - sia perché è forse la serie in cui ho visto le migliori rappresentazioni di corpi disabili e in generale non conformi di cui abbia memoria. bridgerton è un'utopia al quadrato non soltanto perché ci sono uomini (bellissimi) scritti da donne, con tutti i benefici che questo comporta, ma anche perché persone bipoc/queer/disabili e altre identità convivono in una società non marginalizzante, giudicante ed escludente (almeno su questi parametri). ovvio che resta la questione di classe - si parla dell'alta società e si fa una grandissima distinzione tra chi appartiene alla nobiltà e chi no, e anzi questa stagione ragiona quasi esclusivamente su questo - e un intrinseco maschilismo su cui si fonda tutta la questione del mercato matrimoniale, ma vedere personaggə non conformi rappresentatə da attorə non conformi mi rincuora moltissimo.
il lavoro di adattamento che è stato fatto in questo senso partendo dai libri - che sono molto più banali nel senso di chi viene rappresentato e come - è la dimostrazione che no, non sempre la coerenza con l'opera originale paga e che, anzi, un buon adattamento è quello capace di aggiungere valore a opere originali che altrimenti rimarrebbero prodotti poco o nulla rilevanti.


foto bonus: ragazza che legge, pablo picasso 1938. una delle poche foto fatte alla mostra impressionismo e oltre, al museo dell'ara pacis di roma lo scorso weekend.
un po' per giustificare il ritardo di questo post, un po', soprattutto, perché qui ci stava proprio bene.

venerdì 4 luglio 2025

tutte le volte che sono diventato grande ~ intervista a giulio macaione

mi inventerò un sacco di storie bellissime e racconterò tutto quello che voglio. le mie protagoniste potranno innamorarsi di ragazzi affascinanti e vivere storie romantiche. nei fumetti potrò dire quello che sogno e non oso dire ad alta voce.


lucio è un ragazzino come ce ne sono tanti, uno che vive una vita come ce ne sono tante. è cresciuto nella palermo degli anni '90, circondato dall'affetto della famiglia e immerso in una rivoluzione culturale che, all'epoca, non sapevamo riconoscere come tale, una rivoluzione pop fatta di musica, giocattoli e serie tv ma soprattutto di anime e manga. 
erano gli anni in cui barbie insegnava alle bambine che potevano diventare insegnanti o astronaute, surfiste o mediche o qualsiasi altra cosa desiderassero (e che tutto questo non andava in contrasto con tutto quello che associavamo - e associamo - all'idea di femminilità), gli anni in cui piangevamo per lady oscar, rimanevamo terrorizzati (anzi, rimanevate, io non ho mai avuto il coraggio di guardarlo) per la bambina de l'esorcista e idolatravamo sailor moon.
ma lucio è anche immerso in una società che cerca di tirare forte il freno su tante cose, una sorta di santa inquisizione moderna che erige muri e barricate: i maschi sono così e cosà e fanno questo e quello, le femmine, invece, sono in quest'altro modo e fanno queste altre cose. lo dicono i genitori, lo dice il prete, lo dicono lə amicə a scuola.
e se non segui le regole, caro lucio, vuol dire che in te c'è qualcosa che non va.

diventare grandi è un casino, soprattutto quando dietro la facciata di famiglia perfetta si nascondono traumi, paure e difficoltà, e ancor di più quando non riesci a incastrarti perfettamente nelle caselline in cui tuttə intorno a te sembra riescano a trovare il proprio posto.
e se il tuo, di posto, sembra non esserci? se qualsiasi possibilità ti sta stretta e ti chiede di rinunciare a parti di te fondamentali e insostituibili?

allora bisogna creare la propria casellina, modellarla seguendo la propria forma, quale che questa sia.
l'arrivo di sailor moon in tv - è una femmina che si trasforma come le maghette ma combatte il male come i guerrieri maschi! wow! - spalanca a lucio un universo di possibilità, un universo fatto di carta, matite, storie e personaggi: diventerà un fumettista e nei suoi fumetti ci sarà tutto quello che, proprio come sta succedendo a lui, non trova spazio in questo mondo che si finge tanto grande ma che in realtà è piccolo e opprimente.


dunque, tutte le volte che sono diventato grande è la storia di un ragazzino come ce ne sono tanti, travolto dalle domande sulla sua identità, dai problemi della sua famiglia, dal rifiuto del mondo. ma è anche la storia di chi è riuscito a trovare la sua unica, personalissima via d'uscita da quel labirinto che sembrava irrisolvibile e ha trovato il modo di raggiungere il suo futuro.

giulio macaione c'ha fatto emozionare tante volte, ma forse tlvcsdg è il fumetto più coinvolgente di tutta la sua produzione. almeno per me.
sarà che la palermo degli anni '90 è la stessa in cui sono cresciuta io, che le pagine del suo fumetto sono piene di personaggi, giochi e citazioni di quel periodo così bello e così complicato, ed è un attimo che la mucca del fruttolo - come fosse la versione iper-pop della madeleine di proustiana memoria - ti riporti a quella sensazione di sprofondare dentro un sé che non riesci a comprendere del tutto e che vedi rifiutare da chiunque altrə. sarà anche che è facilissimo vedere in trasparenza attraverso lucio e trovare giulio, e pensare che quel bambino che desiderava diventare un fumettista e disegnare le sue storie è riuscito a realizzare il suo sogno.

di tutte le volte che sono diventato grande ne ho parlato con giulio (che ringrazio tantissimo sia per l'intervista e le immagini che trovate in questo post, sia per aver assecondato le mie manie strane e aver litigato con il correttore automatico di word per togliere tutte le maiuscole )
buona lettura!


ciao giulio, bentornato su claccalegge!
parliamo del tuo ultimo fumetto, tutte le volte che sono diventato grande. in un reel in cui lo presenti spieghi che si tratta di un’opera di autofiction, cioè quel genere letterario che mette insieme elementi proprio dell’autobiografia con altri di pura invenzione narrativa, in cui lə protagonista è il narratore stesso o un suo alter ego.
qual è il rapporto tra invenzione e realtà in questo fumetto?
► ciao claudia, grazie!
l’intenzione iniziale era quella di scrivere una vera e propria autobiografia in chiave manga ma mi sono reso conto ben presto che non avrebbe funzionato: intanto mi sembrava un po’ pretenzioso, alla mia età, poi per scriverla come un manga mi ci sarebbero voluti almeno 6 volumi! ma, soprattutto, mi sarei trovato con l’edulcorare molte cose, non tanto quelle che riguardavano me stesso quanto quelle che coinvolgevano altre persone. volevo essere il più sincero possibile quindi non mi avrebbe soddisfatto fare un lavoro che sarebbe riuscito a metà, sentivo il bisogno di scavare a fondo, senza pormi troppi limiti.
l’indicazione sulla via da seguire è arrivata da un libro che mi ha regalato un amico: “la bella confusione” di francesco piccolo, nel quale il noto sceneggiatore racconta i set e i processi creativi dietro a “il gattopardo” di luchino visconti e “otto e mezzo” di federico fellini e a proposito di quest’ultimo dice: “(…) come per quella che viene definita autofiction, il rapporto tra il personaggio messo in scena e l'autore reale è necessario perché dà una forma esponenziale al senso.
se esistesse il film con guido senza che chi lo ha realizzato fosse fellini, perderebbe gran parte della sua potenza espressiva. mettere insieme guido e fellini vuol dire che quello che fellini racconta di guido è vero, nel senso più profondo; non: è successo esattamente così; ma: racconta una verità profonda. se chi guarda il film non riconosce quella verità che fellini suggerisce di dare a guido, il film perde una buona percentuale della sua forza. otto e mezzo è otto e mezzo non solo per quello che racconta, ma anche per chi lo racconta - e per come le due cose coincidono.”
il protagonista della storia è lucio, un ragazzino siciliano appassionato di manga e anime che fa fatica a districarsi tra la ricerca della propria identità e il modo di pensare - spesso molto chiuso - della sua famiglia. dando vita a questo personaggio, quali elementi di te e del tuo passato sei riuscito a scoprire e a esprimere meglio?
► la volontà di scrivere questo libro è arrivata facendo un percorso di terapia. ma in realtà già dal mio romanzo precedente, “scirocco”, avevo usato i fumetti per elaborare delle cose personali, in quel caso un lutto, in questo dei traumi e degli avvenimenti della mia infanzia che non avevo mai affrontato davvero. pur utilizzando dei simboli e dei personaggi di fantasia, il fumetto mi ha consentito di esprimere le emozioni nella maniera più sincera possibile, come forse a parole non avrei saputo fare. ho attraversato un vero e proprio momento di regressione all’infanzia, ritrovandomi in alcuni momenti cruciali della mia crescita, e riviverli nella doppia veste di bambino e adulto/autore mi ha consentito di dargli una nuova forma, ridimensionandoli e spostandoli in un’altra dimensione non più traumatica.
ho capito tante cose di me, ad esempio il perché sailor moon mi abbia colpito così tanto quando lo vidi per la prima volta a 11 anni: bunny/usagi riceveva dei poteri che non avrebbe mai voluto, frignava e si lamentava ad ogni combattimento e nel monologo finale della prima stagione diceva apertamente che la vita che voleva era fatta di piccole cose quotidiane, non di battaglie tra il bene e il male, quella era una responsablità che le pesava troppo. in maniera analoga, io mi ero sentito schiacciato dalle responsabilità che mi erano state affibbiate, togliendomi la leggerezza e la spensieratezza sacrosante per un bambino.
ho capito anche il perché negli anni - e prepotentemente quando ho iniziato a lavorare a questa storia - io sia stato ossessionato da regan macneil, la bambina posseduta de “l’esorcista”: ho canalizzato in quella figura una serie di sensi di colpa dovuti alla pesante educazione cattolica, l’imbarazzo provato nella pubertà, nel momento in cui mi sono sentito più sbagliato in quanto “diverso”, la difficoltà di reprimere la mia parte femminile che reputavo sbagliata, e ovviamente la malattia mentale con la quale mi sono scontrato in famiglia.

il problema del racconto personale - per quanto romanzato e non pedissequamente realistico - immagino sia l’inevitabile coinvolgimento di altre persone, che si ritrovano a essere personaggiə della narrazione. qui parli di una famiglia molto conservatrice su molti aspetti, che deve affrontare situazioni anche molto difficili. che tipo di reazione hai avuto da parte di chi si è rispecchiatə in questa storia?
► la reazione finora è stata molto positiva. ho cercato di essere il più possibile rispettoso e credo che leggendo la storia si possa percepire comunque l’affetto per la mia famiglia. per quanto riguarda il racconto della depressione, ho provato a raccontarlo andando un po’ in punta di piedi, proprio perché non è una cosa che ho vissuto direttamente sulla mia pelle ma alla quale ho assistito. crescere con un genitore depresso è una cosa che ti cambia per sempre ma bisogna anche sdoganare il fatto che i disturbi mentali siano malattie, non onte delle quali vergognarsi.
in “tutte le volte che sono diventato grande” ci sono tantissimi riferimenti a manga e anime degli anni ‘90: quali erano i tuoi personaggiə preferitə - e lə artistə - dell’epoca e in che modo hanno influenzato la tua crescita, come persona e come artista?
► ho già parlato di sailor moon e regan, ma ci sono statə tantə altrə personaggə, reali e non, importantissimə per me. madonna, per esempio, è stata un esempio di libertà di espressione ed emancipazione. mi sono ritrovato molto nei percorsi dei due protagonisti di x-files, mulder bisognoso di credere e scully così razionale. ma ovviamente ci sono stati i fumetti e i cartoni animati: lady oscar, gokinjo monogatari, proteggi la mia terra, maison ikkoku, slam dunk, city hunter, ranma 1/2… per poi arrivare ai fumetti di “mondo naïf” e autorə come vanna vinci e andrea accardi.

rispetto alle tue opere precedenti, si vede chiaramente il tuo lavoro di ricerca grafica in una direzione differente. sia il tuo tratto sia la struttura delle tavole si avvicinano qui molto di più a quello proprio del fumetto giapponese che allo stile più tipicamente europeo che aveva influenzato opere come sciroccobasilicò o stella di mare. cosa ti ha portato a questa scelta stilistica?
► come dicevo prima, l’intenzione iniziale era quella di realizzare questa storia come se fosse un vero e proprio manga, sia dal punto di vista narrativo che da quello grafico, perché racconto gli anni nei quali ho scoperto quella narrazione e quei fumetti, che poi sono stati i primi a farmi capire l’enorme potenziale espressivo delle storie, quando potevo rifugiarmici e sentirmi libero. per cui la scelta è stata inevitabile. in realtà non ho dovuto sforzarmi di cambiare, quelle cose ce le ho nelle vene da quando ho iniziato a disegnare, ho semplicemente assecondato un istinto. lavorare con i retini (mezzitoni e pattern tipici del manga) è stato divertentissimo, ma anche usare alcuni espedienti di impaginazione o fare delle citazioni esplicite è stato bellissimo.
nella storia, lucio non ha nessuna fretta di crescere ma si ritrova a “diventare grande” tante volte, almeno agli occhi delle persone adulte che fanno parte della sua vita. ma cosa vuol dire, secondo te oggi, “essere diventatə grande”?
► questa è una domanda difficile :) per quanto mi riguarda, credo che fare questo libro sia stato un ennesimo momento di crescita personale. forse si diventa grandi definitivamente quando si smette di considerarsi figliə e si impara a vedere i propri genitori come persone a sé stanti con tutti i loro limiti.

adesso, soprattutto dopo aver realizzato il sogno - che è anche quello di lucio - di diventare un autore di fumetti, puoi dire di “essere diventato grande”?
► macché, mi sento sempre un teenager :D con molta esperienza, un corpo che invecchia e un bel bagaglio di sofferenze, ma pur sempre un ragazzino. scherzi a parte, forse chi fa fumetti non riuscirà mai a sentirsi del tutto adulto e credo che sia una grande fortuna, allo stesso tempo ho accettato il fatto che diventare grandi abbia anche in suoi vantaggi, a cominciare dal fatto che si possono elaborare cose che ci hanno ferito in passato e imparare a vivere più serenamente. il segreto in fondo è cercare di coltivare un po’ di leggerezza e in questo chi fa un lavoro creativo può essere avvantaggiatə.
grazie mille per il tuo tempo e per averci raccontato il tuo lavoro! a presto e imboccallupo per tutti i tuoi progetti futuri! 

lunedì 14 giugno 2021

scirocco

voglio che tu sappia che non sono scappata. sono venuta qui a cercarmi.
stare qui mi ha ricordato chi ero, chi voglio essere fino alla fine.

non lasciatevi trarre in inganno dalla copertina, scirocco non è un fumetto sulla danza e a dirla tutta, la ragazza che balla tra i canali di venezia non è la vera protagonista della storia.

quella ragazza si chiama mia, ha diciassette anni e nonostante sia così giovane ha già le idee chiare sul suo futuro: diventerà una ballerina di danza classica.
suo padre, gianni, è un uomo solo, un papà che per amore di sua figlia ha messo in pausa la propria vita, si è lasciato trasportare in una rassicurante routine senza imprevisti che divide tra il suo bar - scirocco, appunto - e le attenzioni che riserva a mia. non rischia nessuna delusione ma non fa altro che collezionare giorni tutti uguali, senza nessuna emozione che possa smuoverlo dalla sua rassegnata serenità.
la nonna di mia, elsa, è il vero motore della storia: ex scultrice senza peli sulla lingua, ha preso la sua vita e l'ha mangiata morsi, non si è mai risparmiata su nulla né si è fatta frenare dalle paure: da ragazzina ha lasciato le montagne della sicilia per seguire il suo amore, l'uomo che le aveva promesso che l'avrebbe fatta vivere su quel mare che da casa sua poteva vedere solo dalla finestra, è cresciuta e invecchiata a venezia ma un pezzo del suo cuore l'ha lasciato tra le madonie.
e il giorno in cui il suo peggior nemico, la malattia che le ha tolto la capacità di scolpire e le ha fatto scoprire cosa vuol dire rinunciare a se stessi per non perdere tutto, torna inaspettatamente, elsa lascia un biglietto a gianni e mia e torna indietro, alla sua casa, alle sue montagne, alla sua giovinezza, a quello che era e che in fondo ha continuato ad essere per tutta la vita.


credo che il vero protagonista di questa storia sia la scelta, quel momento in cui prendiamo consapevolezza delle possibili forme che potrà avere il nostro futuro e con infinito coraggio le scartiamo tutte tranne una.
facciamo fuori tutti i potenziali e se invece... e cerchiamo di capire come quella forma riuscirà a plasmarci, alla fine di tutto, e come plasmerà tutti quelli che ci circondano.

la scelta di elsa può sembrare coraggiosa, io credo semplicemente che sia una scelta dettata dall'amore verso la vita, la scelta che solo chi non ha nulla da rimpiangere e che ha solo da guardare davanti riesce a fare.
la sua caparbietà, la sua capacità di vivere intensamente ogni attimo, con passione e senza paura spingono mia a continuare a testa bassa verso la strada che ha deciso di percorrere e a sua volta questa determinazione contagia gianni, finalmente capace di correre un rischio, per una buona volta, e poi ancora enrico, l'amico di mia e di gianni, emblema delle generazioni che cercano di scorgere il loro futuro attraverso la nebbia dell'incertezza e della precarietà, una nebbia che avvelena i sogni e riduce tutto a mera convenienza.


c'è tanto in scirocco, c'è che giulio macaione riesce a prendere una famiglia qualsiasi e mettere in scena la vita intera: l'amore, il futuro, le passioni, la gioia, la paura, il dolore, la perdita, la malinconia, la lontananza.
lo stile dei disegni non è cambiato molto dai lavori precedenti, il tratto è immediatamente riconoscibile, solo sembra ancora più sicuro, come se tenere la matita in mano e chiederle di trasformare i pensieri in segni sulla carta fosse ancora più facile.
i paesaggi, gli scorci delle città e dei paesi, diventano sempre più belli, libro dopo libro.
come in stella di mare e basilicò, ci sono pochi colori in scirocco: la luce azzurra dell'alba all'inizio, quella bionda del sole in pieno giorno, i toni violacei degli ultimi raggi che accompagnano il tramonto prima della notte. alla parte della storia ambientata in sicilia tocca il colore più luminoso e alcune delle pagine più felici e non so se sia voluto, ma mi è sembrato l'ennesimo omaggio - dopo la bellissima cefalù di stella di mare - all'isola.

seguo giulio dai tempi di ofelia, ho letto tutte le sue storie fino ad adesso e ogni volta è una sorpresa. scirocco è forse il suo libro più maturo, più profondo, che riesce ad affrontare temi difficili e sa dare voce a tre diverse generazioni senza che nessuna pecchi di credibilità.

lunedì 18 novembre 2019

alice di sogno in sogno

è terribile. io vorrei solo starmene nella mia testa e dormire bene almeno una notte. lei non ha idea di cosa ci possa essere nei sogni delle altre persone.

qualche anno fa, nel 2015 se non ricordo male, giulio macaione pubblicò il disegno di una ragazza con i capelli scuri, corti e mossi, e in quel preciso momento io sapevo già che quel nuovo personaggio mi avrebbe conquistata come aveva fatto ofelia qualche tempo prima.
è passato un po' di tempo, alice ha finalmente una sua storia e io non mi ero sbagliata: mi ha conquistata dalla prima pagina e, con tutte le enormi diversità tra i personaggi e nelle trame, la sensazione che ho avuto leggendo la storia è stata fin da subito quella che ho avuto leggendo ofelia: non soltanto l'interesse e il coinvolgimento nella vicenda, ma anche la sensazione che una ragazza così - come alice, come ofelia - vorresti incontrarla e diventare sua amica.

alice di sogno in sogno racconta un momento particolare e difficile della vita di alice: suo papà ha perso il lavoro e tutta la sua famiglia è tornata a cincinnati, città che aveva lasciato qualche anno prima. ha ritrovato il suo amico jamie, ma a scuola è presa di mira dalle bulle e a casa e costretta a dividere con suo fratello la camera... e i suoi sogni.
alice è infatti capace di entrare nei sogni di chi le sta accanto, di viverli come se fossero suoi, ma non riesce assolutamente a pensare a questa cosa come a un dono, anzi: si ritrova invischiata nelle paure e nelle angosce della gente senza poter far nulla per aiutarli e senza nessun controllo del suo potere.
vorrebbe non avercelo questo potere, vorrebbe essere una ragazza normale, come tutte le altre, vorrebbe poter dormire la notte e sognare soltanto i suoi sogni ma imparerà presto che anche il più sgradito dei doni può rivelarsi fondamentale e utile per fare il bene delle persone che ama.


la storia è in realtà abbastanza semplice ed è facile intuire come andranno le cose già più o meno a metà lettura, ma giulio più che sull'effetto sorpresa e sui colpi di scena ha puntato sulla sua capacità di rendere veri e vivi i suoi personaggi, e ha vinto.
nella passione di alice per il disegno o di jamie per i fumetti è facile rivedere lui - e rivederci un po' tutti noi lettori appassionati e un po' nerd - è facile sentirli vicini, ritornare ai disagi adolescenziali, alla difficoltà di essere gli strambi con i giornalini nello zaino e la testa in aria.
per quanto straordinaria sia la vicenda di alice, con i suoi elementi da urban fantasy, ci sono dentro tutti i temi che a giulio stanno a cuore: gli affetti familiari, l'amicizia, saper rimanere sé stessi nonostante le difficoltà, imparare a credere nelle proprie capacità e a seguire il buon vecchio adagio che recita quando la vita ti dà limoni, tu fanne una limonata.
i colori di giulia adragna poi hanno saputo dare alla storia quel tocco in più, nelle atmosfere, che lo rende davvero un piccolo capolavoro.
merita anche una menzione la copertina a due livelli frutto del lavoro di bao publishing, con i gatti-incubo stampati sulla sovracoperta trasparente.

alice è uno di quei personaggi di carta che ti entrano nel cuore e ci restano a lungo.
so che giulio è già al lavoro su un'altra storia e non vedo l'ora di leggere anche quella!

venerdì 19 ottobre 2018

stella di mare

caruso... questa storia ha più verità.
purtroppo quella che ho potuto dire è la più assurda delle due.

stefano ha 24 anni, ha mollato l'università e non sa cosa fare della sua vita. non lavora, non ha una fidanzata, nessun progetto, sogno, ambizione.
è bloccato in un attimo eterno in cui nulla sembra cambiare, quando in realtà l'unica cosa che cambia è il tempo che scorre e che trascina con sé tutti gli altri: la gente intorno a stefano vive, giorno dopo giorno, cresce, cambia.
certo, che sia un periodo nero per la nostra generazione è fuor di dubbio, ma c'è altro a bloccare stefano in questo limbo fatto di nulla e di attesa, una ragazza, marina, che conosce fin da quando era bambino, la sua sirena del nord, una creatura misteriosa tanto quanto le mitiche abitanti degli abissi.
marina sembra non esistere per tutto l'anno - niente numeri di telefono, niente contatti social, neppure un indirizzo di posta sulle cartoline che ogni tanto spedisce a stefano - e poi appare all'improvviso, come una sirena tra le onde, per una ventina di giorni a godersi l'estate siciliana e a fare impazzire lui d'amore e di speranza.

mentre il dramma immobile e silenzioso di stefano si consuma tra le pareti della sua camera e la spiaggia dorata della spiaggia di cefalù, un vecchio pescatore, vico, vive le sue giornate tra il molo e il mare. burbero e silenzioso, su di lui tutto il peso di un passato su cui il paese ha ricamato un intreccio complesso di pettegolezzi, voci, stralci di una storia lontana che il tempo non ha saputo cancellare. una storia che parla di un'amicizia tradita e di sirene che rubano gli uomini alle loro donne per trascinarli tra i flutti e non lasciare tornare a galla neppure un corpo da piangere, sirene che anni fa hanno rubato a matilde - la pazza della finestra che spaventa stefano fin da quando era bambino - il suo amato giuseppe, l'amico di vico scomparso in mare in una notte di cui solo l'anziano pescatore conserva il ricordo.


stefano sogna la sua sirena del nord, matilde accoltella le onde e giura vendetta contro i mostri semiumani che le hanno rubato l'amore, vico cerca di catturarne una per mostrare alle malelingue che no, non è stato lui a uccidere il suo amico, che furono le sirene a trascinarlo giù dalla barca e poi nel fondo del mare.

in una cefalù incantevole - solo giulio poteva renderla più bella di quella che è - infiammata dal sole, lambita dalle ombre violacee del tramonto, illuminata dal blu del mare, due anime bloccate in una piega del tempo si incontrano, si riconoscono e in qualche modo si salvano: un ragazzo incapace di vivere il suo futuro, incatenato da una speranza ammaliatrice e ingannevole e un vecchio prigioniero del passato e di un segreto troppo folle da raccontare, più folle persino delle donne pesce che innamorano e uccidono i pescatori.

quello che mi piace da impazzire delle storie di giulio è che lui è un Narratore con la n maiuscola: sa trascinarti nel racconto, riesce a farti entrare nella mente e nel cuore dei suoi personaggi e non importa quanto loro siano diversi da te, quanto il loro vissuto sia differente dal tuo, riesci sempre a entrare in empatia con loro, a sentirli vicini, a vivere le loro vicende come se per qualche momento fossero le tue. con stella di mare, dopo ofelia e basilicò - e le storie brevi i colori del vicino, nel buio fra gli alberi e la fine dell'estate, giulio firma un altro capolavoro della narrativa a fumetti, confermandosi come uno dei migliori autori del panorama contemporaneo italiano.


ne approfitto per ricordare ai lettori palermitani la penultima tappa del tour di presentazioni di stella di mare, oggi alle 18:00 alla feltrinelli!

mercoledì 19 settembre 2018

cinque fumetti da non perdere a treviso comic book festival

tra le poche gioie di quest'ultima parte dell'anno per me non ci sarà il tcbf, fiera che mi è piaciuta tantissimo l'anno scorso ma questa volta non sono riuscita a organizzarmi in tempo con i biglietti dell'aereo e quindi amen.
ma se riuscite ad andarci ci sono cinque novità che vi consiglio assolutamente di non perdere (cioè, in realtà se andassi lì non penso che prenderei meno di una ventina di titoli, però ho cercato di fare una lista un po' meno compulsiva e più ragionata)

abigail - elena triolo (manticora autoproduzioni)
il secondo capitolo della trilogia dedicata ai veleni, iniziata con malerba, a opera della new entry nel team manticora, elena triolo (già autrice per hop! edizioni, su claccalegge abbiamo parlato de il re delle fate edito da bd edizioni).

tempo da lupi - lorenzo palloni (mammaiuto)
come per il gruppo manticora, con mammaiuto vale un po' la stessa regola: prendiamo tutto a scatola chiusa, tanto di certo non sbagliamo.
il terzo volume della collana due punti (dopo falene e ovetto) vede di nuovo storia e disegni di lorenzo palloni.
non so altro, solo che lo voglio assolutamente.


il tramonto del sea breeze - vittoria moretta (coconino press)
poche cose mi incuriosiscono più degli esordi di nuovi autori italiani, e dalle pochissime anteprime che ho visto di questo titolo so che non vedo l'ora di leggerlo e di parlarvene.
coconino nella presentazione parla di destino, amore e fiamme: che altro ci serve?

rustle - anna ferrari, paolo maini, giovanni guida, caterina ferrante, adriano turtulici (noise press)
anna è una delle mie disegnatrici preferite, paolo ha sceneggiato a sort of fairy tale (qui, qui e qui), non mi serve sapere altro di questo titolo per sapere che non vedo l'ora di leggerlo!

stella di mare - giulio macaione (bao publishing)
anche qui, basta leggere il nome sopra il titolo per lanciare in aria i soldi e scappare con una copia di questo libro.
giulio è bravissimo, scrive storie che sanno incantare, divertire, commuovere e a volte inquietare, disegna in modo meraviglioso e da vita a personaggi che rimangono a lungo nei cuori dei lettori (ofelia ). se a questo sommiamo la bellezza dei paesaggi di cefalù, la luce dorata del mare e il fascino misterioso delle sirene... insomma, cosa volete ancora?

mercoledì 18 ottobre 2017

commenti randomici a letture randomiche (44)

ancora un minestrone di robe, lo so, ma le cose da consigliarvi sono troppe e questa è la soluzione più facile (sopratutto adesso che passo più tempo sopra gli autobus che a casa) per riuscire a parlarvi di tutto.
a questo giro vi racconto di un po' di belle autoproduzioni, recuperate un po' all'arf e un al tcbf, così se andate a lucca sapete cosa non dovete perdervi!

i diari della nuke lo volevo da millenni, e se non avete ancora ceduto all'edizione shockdom (io odio il loro logo arancione orrido che rovina tutte le copertine) vi suggerisco di accappararvi una copia della vecchia edizione autoprodotta allo stand di mammaiuto.
i diari della nuke è effettivamente né più né meno che una sorta di sconclusionato, incasinato, intimo diario di nuke (al secolo claudia razzoli) che mischia ricordi, riflessioni ed esperienze con ironia e sincerità, un po' come una chiacchierata con un'amica davanti a qualche bicchiere di vino ma con i disegni.
dal manuale pratico per scappare di casa al disagio reale (e non figo come sembra quando lo vedi nelle serie tv), ai discorsi cinici e disillusi sull'amore (che, si sa, è da cretini) fino ai suggerimenti su come lasciare qualcuno (e magari pentirsene poi) o a come vivere al meglio una vera solitudine, o ai lavori tristi e poco soddisfacenti che meglio che niente, i diari della nuke sono una panoramica della - non troppo - comune vita di una ex-adolescente-ribelle, che sa farsi una risata anche davanti ai momenti più di merda e insegna a farci prendere la vita con un po' più di leggerezza, che tanto a peggiorare le cose con la tristezza non ci si guadagna nulla.
fossi in voi non me lo perderei (ed è anche un ottimo modo per ingannare l'attesa del cartaceo di ross)

per rimanere ancora un po' in compagnia di mammaiuto, vi consiglio di recuperare anche suomi (che in finlandese vuol dire finlandia) de la came, un altro diario, anche se parecchio diverso da quello della nuke, che racconta il viaggio ad helsinki di un trio di amici, tra l'eccitazione per un mondo completamente alieno a quello di ogni giorno e la malinconia della separazione.
la vicenda infatti ruota attorno all'assunzione a helsinki di tark, fratello dell'autrice e artista da sempre, che finalmente ha realizzato il suo sogno di lavorare come designer in un'azienda che non lo sfrutti brutalmente e lo faccia sentire un po' realizzato.
assieme a lui, per aiutarlo ad ambientarsi in un paese così diverso e affascinante (e freddo, immagino), came e leiba si divertono a fare i turisti per smorzare un po' l'inevitabile tristezza della prossima separazione.
suomi si articola un po' come una cronaca degli eventi, un po' come un quaderno di appunti (su qualsiasi cosa affascini l'autrice, dal design degli oggetti alle architetture, una specie di instagram con i disegni e parecchio senso artistico in più) e un po' come un vero e proprio diario, pieno di riflessioni sull'eterno dilemma tutto italiano del rimango a casa, in questo paese bello e soleggiato a farmi sfruttare con lavori orrendi che non mi merito o vado lontano in un posto che è familiare quanto marte ma finalmente realizzo i miei sogni? o delle più semplici considerazioni sulla natura stessa delle aspirazioni (ma è davvero così strano non avere un sogno ben definito?)
i disegni, seppur sempre riconoscibili e coerenti, cambiano stile a seconda delle situazioni, a volte in bianco e nero, altre a colori, monocromie, pagine ricche di dettagli e altre che sembrano solo un intrecciarsi di illustrazioni e scrittura.
divertente e insieme amaro e disilluso, suomi è schizofrenico come qualsiasi diario testimoni un cambiamento tanto importante. che siate amanti dei viaggio, delle atmosfere del nord europa o semplicemente delle storie disegnate, non fatevelo scappare.

un'altro titolo che se passate a lucca dovete recuperare per forza è un lungo cammino, scritto da samuel daveti e disegnato da lorenzo palloni e francesco rossi.
l'unica attinenza con i due sopra è che anche questo è del collettivo mammaiuto, ma qui abbiamo a che fare con una storia tra il distopico e il fantascientifico, un racconto crudo, forte e bello, e se non vi fidate di me, fidatevi di brandon box, la casa di produzione che ha acquistato i diritti per farne un film.

siamo a parigi, nel 2082. madre, padre e alec, il loro bambino, si mettono in viaggio in aereo per raggiungere - in italia - la nonna. potrebbe essere il più banale degli incipit se non ci fosse fin da subito il sentore che c'è qualcosa di strano tra le montagne che sorvolano.
qualcosa di strano e pericoloso, ma abbastanza lontano da non costituire per alec altro che uno spauracchio nei confronti del quale mostrarsi coraggioso e sbruffone, in quel tipico modo che hanno i bambini di deridere i pericoli di cui non conoscono ancora l'entità.
contemporaneamente, in una casa in male arnese da qualche parte, un uomo prepara il suo fucile e il cavallo, pronto ad andare a caccia di un gruppo di cinghiali appena avvistato.
quasi ad assecondare il desiderio di alec di sfidare quell'oscura minaccia, senza alcuna spiegazione razionale il pilota decide un atterraggio di emergenza proprio tra le montagne.
l'attacco è immediato, feroce e a prima vista immotivato. tutti i passeggeri e l'equipaggio dell'aereo vengono uccisi senza pietà. unico sopravvissuto, grazie all'intervento di ivan, il cacciatore che avevamo intravisto qualche pagina prima, è alec, che si ritroverà, sconvolto, orfano e impaurito, nella casetta di ivan, costretto a scontrarsi con una realtà che in virtù della sua troppo giovane età, aveva fino ad adesso ignorato.

questo è solo l'incipit di una vicenda che dietro la facciata di un futuro da incubo (nemmeno troppo lontano da noi), ci racconta - senza cadere nelle solite e stra abusate retoriche - di un mondo diviso, di frontiere e di ingiustizie sociali, della necessità della sofferenza di molti per il quieto vivere di pochi.
una storia che usa la metafora dell'invenzione narrativa per far riflettere su tematiche molto più attuali di quanto non ci piaccia pensare, e che al contempo racconta un incontro inaspettato, un percorso di crescita difficile e per nulla scontato, di un bambino e di un uomo che dalle ceneri di due solitudini sanno far nascere un affetto sincero e più forte di qualsiasi legame di sangue.

nel buio tra gli alberi ero convinta di averlo già presentato qui sul blog, invece mi sa che avevo giusto scritto un commentino su instagram quando lo lessi, però recuperiamo perché anche questo merita tantissimo e dovete recuperarlo se non l'avete già preso.
è il secondo autoprodotto di giulio macaione dopo la fine dell'estate, abbastanza diverso dagli altri suoi lavori, è una storia brevissima che si ispira molto alle atmosfere di stranger things e che, come la storia di eleven e compagnia, prende il via dalla sparizione di aurora, una bambina di sei anni, in circostanze misteriose.
anche qui, come nel già citato telefilm, le ricerche della polizia non hanno dato i frutti sperati, così un gruppo di ragazzini, tra cui il fratello di aurora, si inoltrano in un bosco tetro e misterioso, in cerca di qualche indizio che possa aiutarli a ritrovare la ragazzina...
l'azione è veloce e si svolge nell'arco di poche ore, ma anche in un così piccolo lasso di tempo, giulio macaione riesce a creare un'atmosfera carica di suspence e di tensione, lasciandoci intravedere ombre che si aggirano, appunto, nel buio tra gli alberi, dando voce alle dicerie che circolano in merito al bosco e alla sparizione di aurora e regalandoci un finale a sorpresa da far rizzare i capelli in testa.

dopo le atmosfere quasi magiche di ofelia, le complesse vicende familiari di basilicò e la malinconia de la fine dell'estate, giulio si cimenta in un thriller dal sapore horror e, come sempre, non delude.

per evitarvi il mega papiro, continuo a parlarvi di autoprodotti la prossima settimana, con un sacco di altri titoli imperdibili!

mercoledì 16 novembre 2016

acquisti da lucca! ~ parte II

ed ecco, come vi anticipavo un paio di giorni fa, la seconda parte del post dedicato agli acquisti di lucca!


a pochi mesi dall'uscita di basilicò, giulio macaione ha presentato a lucca il suo primo fumetto autoprodotto, la fine dell'estate. potevo farmelo mancare? domanda inutile.
la fine dell'estate è una storia brevissima, l'ultimo weekend d'estate e un viaggio nella sicilia orientale di tre amici, carlo, elena e matteo, che finalmente si ritrovano insieme come ai vecchi tempi.
eppure, tra l'atmosfera di spensieratezza e allegria di tre ragazzi che tornano adolescenti senza nessun pensiero se non quello di godersi un bagno a mare e la dolce malinconia dell'estate che finisce, la vita va avanti bruscamente, prendendo strade insospettabili.
con la sua particolare attenzione ai sentimenti e alle emozioni dei personaggi e la straordinaria capacità di trasmetterla ai lettori, giulio macaione da vita a un racconto veloce come un lampo, uno sguardo al presente di tre persone che rivela il loro passato e lascia indovinare il loro futuro, nella cornice di una sicilia che si tinge dell'oro del sole e del blu del mare e della nostalgia.
a ogni storia, giulio rivela di essere un narratore formidabile, in grado di mostrarci il lato più profondo delle cose, anche quelle in apparenza meno importanti, e, se fossi in voi, sia che conosciate già i lavori di giulio, sia che vogliate scoprirli per la prima volta, questo libretto non me lo lascerei sfuggire.


e per concludere in bellezza, in attesa del nuovo volume di lumina, che avevo presentato qui, arriva il secondo spin off della serie, oleg.
in questo volumino, il team di lumina, capeggiato da linda cavallini e emanuele tenderini, ci spiega come funziona la formazione professionale su lumina (ed è subito cavallini e tenderini ministri dell'istruzione!): il percorso formativo, fondamentale per quello che poi sarà il lavoro di ogni abitante di lumina, inizia fin da piccolissimi. inizialmente, è uguale per tutti, fino ai 12/13 anni, età in cui i ragazzi iniziano a girare per alcuni istituti di specializzazione per poter scegliere quello che sarà il loro futuro e poter passare poi al terzo grado, imparando sia la teoria che la pratica del tipo di lavoro che hanno scelto di svolgere, sempre con la possibilità di tornare indietro e cambiare idea. alla fine di questo percorso sono pronti per iniziare a svolgere il ruolo e nel frattempo, se vogliono, possono specializzarsi ulteriormente nella professione scelta.
in questo episodio, oleg e juba, i due protagonisti, che abbiamo già visto nel primo volume di lumina, sono alla fine dell'ultima parte del loro percorso formativo: stanno per diventare guardie del corpo, ma per poter ottenere l'incarico a tutti gli effetti, dovranno superare l'ultima prova, l'agone di sbarramento, in cui ai ragazzi, divisi in squadre, non è solo richiesto di portare a termine la missione, ma di farlo prima dei loro avversari.
è a quel periodo che risale il primo incontro/scontro tra oleg e juba: la rivalità di allora, a distanza di anni mentre raccontano la vicenda a kite, sembra non essersi per nulla appianata (anche se non vi nascondo che la ship è già salpata da un pezzo), anzi, i due non perdono occasione per litigare.
prima oleg e poi juba raccontano la rispettiva versione del loro primo incontro proprio durante una delle fasi dell'agone di sbarramento. forse non sapremo mai davvero come è andata, ma di certo i racconti sono entrambi parecchio avvincenti... e in entrambi non si può che sperare che quel piccolo cosino rosa e carino che è il bonus non si faccia troppo male! (ho sofferto, credetemi!)
ai disegni si alternano linda cavallini, che ha disegnato la storia-cornice, martina andrea batelli, aka mortinfami e greta xella, che abbiamo già visto su karmapolis e ultimamente sul volume antologico grimorio (ve ne parlerò a breve), tutte e tre, per quanto abbiano un tratto molto diverso, assolutamente bravissime, mentre la sceneggiatura è, ancora una volta, di maurizio carnago, sempre con la supervisione dei creatori di lumina, cavallini e tenderini.
un volumino divertente che ci permette di esplorare un po' più a fondo il mondo di lumina e addolcisce l'attesa del secondo episodio.
ah, del primo spin off, dedicato a shani, ne avevo parlato qui!