mercoledì 10 marzo 2021

piranesi

«adesso dimmi. che cosa ricordi?»
«che cosa ricordo?» ho domandato, confuso.
«sì».
«come domanda manca di specificità», ho commentato.
«ciononostante» ha detto, «cerca di rispondere».
«be'» ho cominciato, «suppongo che la risposta sia ogni cosa. io ricordo ogni cosa».

la casa è il mondo e il mondo è tutto nella casa. i saloni inferiori sono invasi dal mare e quelli superiori imbottiti di nuvole, tutti sono meravigliosamente adornati di statue, migliaia di statue. e uccelli e pesci, coralli, alghe, frutti di mare. nella casa riposano le ossa di tredici persone, tra i suoi saloni si muovono solo piranesi e l'altro.
tutte le memorie della casa sono affidate ai diari di piranesi, l'uomo che ha sempre vissuto qui, l'amato figlio della casa. piranesi ricorda tutti i saloni visitati, tutte le statue incontrate, conosce i ritmi delle maree, sa prevedere le inondazioni, parla con gli uccelli, incontra due volte a settimane l'altro per discutere insieme di come riuscire a raggiungere la conoscenza e soprattutto segna meticolosamente nei suoi diari tutto quello che succede.
piranesi ama la casa e sa che la casa ama lui, che lo protegge e gli fornisce quello che gli serve per vivere, è felice di poter ammirare la sua bellezza e godere della sua benevolenza ed è grato che l'altro, l'unico essere umano oltre lui, sia suo amico.
ma qualcosa nel meccanismo perfetto della realtà di piranesi, sembra essersi inceppato: i suoi ricordi e i suoi diari sembrano non combaciare, le parole dell'altro iniziano a confonderlo e per di più una misteriosa e pericolosa sedicesima persona sembra stia per far visita alla casa...

qualsiasi altra cosa vogliate scoprire su questo libro, cercatela tra le sue pagine, perché la bellezza - enorme! - di piranesi è soprattutto nel modo in cui susanna clarke ha deciso di svelare i misteri della casa e dei suoi abitanti. all'inizio non si può che avvertire una sensazione di stordimento e disorientamento, le domande si rincorrono velocissime, bisogna fare dei momenti di pausa per assimilare tutto e cercare di ambientarsi il minimo indispensabile nei saloni della casa, tutto sembra un sogno, anzi un incubo inquietante, un mondo labirintico e solitario che nasconde una realtà incomprensibile e sfuggente, spaventosa come un'ombra percepibile appena al bordo del nostro campo visivo, pronta a sparire appena proviamo a metterla a fuoco.
lentamente piranesi comincia a sbrogliare la matassa di misteri, ancora più intricata e labirintica dei saloni della sua casa trovando, a ogni risposta, nuove domande.

di piranesi ho letto un'infinità di lodi e avevo aspettative altissime, eppure sapevo che cercare di scoprirne di più sarebbe significato rovinarmi la lettura, quindi ho iniziato a leggere senza sapere nulla di più (anzi, qualcosa in meno!) di quanto vi ho detto e ha funzionato: non sono riuscita a chiudere il libro fino a che non sono arrivata all'ultima pagina, mi sono lasciata incantare da una narrazione praticamente perfetta, da un intreccio magistrale e da un personaggio e un mondo che non credo dimenticherò facilmente.
se è ancora presto per decidere quale sarà il libro più bello di quest'anno, piranesi sicuramente ha il suo posto prenotato sul podio.

ps: devo fare un appunto però, anche se - per un sacco di motivi, ma diciamo principalmente per non fare spoiler - sarò molto vaga e l'appunto potrà essere capito solo da chi ha letto il libro: va bene che è un fantasy, va bene la sospensione dell'incredulità, però aca.b

lunedì 8 marzo 2021

la saga di vidgis

«ora sono come un uccello che si dibatte a terra con le ali spezzate. non può allontanarsi da dove è caduto e non può vedere più in là del sangue che ha versato. se cerco di ricordare il passato mi viene in mente solo il presente. se ripenso al tempo in cui ero allegra e spensierata, mi sembra solo una premessa per questa fine»


nella norvegia a cavallo tra il X e il XI secolo, gunnar, il gentile capo di un piccolo villaggio si ritrova ad ospitare viaggiatori provenienti dall'islanda.
a capo della spedizione sono veterlinde glumssøn e suo nipote ljot e il giorno in cui entrano nella casa di gunnar, ljot e la figlia di gunnar, vidgis, si incontrano per la prima volta e si innamorano immediatamente uno dell'altra.
se questa fosse una storia come le altre, ljot e vidgis sarebbero una di quelle coppie di cui cantano i poeti e il cui amore verrebbe ricordato per sempre, immortalato nei frontespizi dei libri, citato ad esempio come quello di lancillotto e ginevra e la loro storia farebbe sospirare con dolce malinconia ancora e ancora per secoli.

ma sigrid undset ha preso gli elementi più classici dell'epica medievale - il combattente valoroso, la bella donzella, lo stile asciutto e veloce del racconto - e li ha usati per dare vita a una storia che è sì indimenticabile, ma non per i languidi struggimenti amorosi dei protagonisti quanto per la ferocia che si scatena tra i due il giorno in cui vidgis, innamorata ma furiosa con ljot per delle canzoni che ha messo in giro sul suo conto, decide di troncare ogni rapporto con lui. arrogante e abituato ad ottenere quello che desidera anche con la forza, ljot abusa di vidgis e senza saperlo, firma la condanna che lei gli farà scontare per tutta la vita.

fin dal titolo la saga di vidgis chiarisce chi è la vera protagonista di questa storia: lontana dall'immagine di fanciulla delicata e bisognosa dell'aiuto degli altri, vidgis capovolge ogni stereotipo che le si potrebbe cucire addosso.
lo stupro di ljot e in seguito la nascita di suo figlio la segna profondamente nell'animo, nel corpo e agli occhi di tutta la sua comunità. sposare il suo aguzzino sarebbe l'unico modo per evitare almeno di essere disonorata pubblicamente ma vidgis non cederà mai di un millimetro e nonostante da quel momento la sua vita si disintegri non perderà mai la forza di volersi vendicare di ljot.

vidgis è vittima due volte, prima di ljot e poi di una cultura che la vede colpevole e meritevole di ogni vergogna. perde suo padre, morto nel tentativo di difendere il suo onore più che quello della figlia, perde il suo villaggio, perde ogni cosa e si trasforma in una dea della vendetta: estranea alla gioia e all'amore, nonostante i tanti che le chiederanno di sposarla, vidgis lotterà per riconquistare posizione sociale e potere al solo scopo di vendicarsi sull'uomo che ha sgretolato la sua vita.

difficile - e forse nemmeno troppo utile - decretare se la saga di vidgis sia un romanzo femminista o no (da un lato vidgis è forte e determinata a seguire i suoi obiettivi, dall'altro è circondata da figure maschili che la aiutano e senza le quali difficilmente sarebbe riuscita a ottenere quello di cui aveva bisogno), di certo è un racconto che scardina i rapporti di forza, mette a soqquadro i cliché più classici e sottolinea il rapporto indissolubile tra amore e odio, mostrando il lato più oscuro dei sentimenti umani.
forse, se vidgis ha odiato così tanto ljot, è stato proprio perché l'ha amato con la stessa forza e nulla può essere più intollerabile che vedere il proprio amore calpestato e ridotto a brandelli.
forse vidgis non è una figura completamente femminista, certo è una donna che non si rassegna all'idea di essere vittima degli eventi, disposta a ogni cosa pur di prendere in mano il controllo della sua vita e spingerla nella direzione che desidera.

lo stile asciutto, essenziale, a volte quasi scarno e la trasparenza dei personaggi, così coerenti e fedeli a se stessi da essere quasi sovrumani - o inverosimili - rendono quest'opera una saga epica, dolorosa e tragica, fortissima e indimenticabile.

giovedì 4 marzo 2021

nonostante tutto

«che dio abbia pietà di me! dicevi sul serio, mi vuoi baciare! e cosa succederà, dopo questo bacio?»
«non ne ho la minima idea…»

ho aspettato tanto prima di scrivere qualcosa su nonostante tutto di jordi lafebre, ho dovuto metabolizzare per bene quello che mi aveva lasciato dentro, cercare di svolgere la matassa di pensieri e sensazioni e provare a dare un senso a tutto.

*attenzione! post semipolemico e probabilmente molto lontano da quello che avreste voluto leggere*

ancora una volta, il problema tra me e questo libro sono state le premesse: una storia d'amore. una storia d'amore nonostante tutto. la parte romantica di me, quella che adora le storie d'amore (soprattutto quelle nonostante tutto!) non vedeva l'ora di tuffarsi tra le pagine, di leggere di zeno e ana, di scoprire, seguendo l'ordine a rovescio che lafebre ha dato ai capitoli, il cuore di questa storia, il punto in cui il sasso aveva colpito l'acqua e aveva lasciato propagare le onde per quasi quarant'anni. cosa mi aspettavo? credevo che avrei letto una storia in cui due innamorati fanno qualsiasi cosa per stare insieme, immaginavo di leggere un continuo cercarsi e inseguirsi e provavo a capire cosa era il tutto che si doveva riuscire a sconfiggere, superare o semplicemente mettere da parte per poter essere felici.


ecco, ora forse la parte romantica di me occupa troppo spazio o è semplicemente troppo ingenua, ma non mi sarei mai aspettata una storia come questa, una storia d'amore in cui sono gli innamorati stessi a mettersi il bastone tra le ruote, ad allontanarsi, a chiudere a chiave desideri ed emozioni e dedicarsi a tutto tranne che alla persona che amano.
dal loro primo incontro non hanno fatto che pensare uno all'altra, poi però hanno immaginato che ogni essere umano ha un percorso già tracciato, ben chiaro, che parte proprio davanti la punta dei propri piedi e non intende cedere di un solo centimetro: come far combaciare la strada di un uomo che vive di sogni e di orizzonti sconfinati e quella di una donna pragmatica in cerca di sicurezze?
potevano esserci tantissime risposte a questa domanda, ma ana e zeno hanno scelto la più facile e immediata: impossibile.

lei ha scelto un marito dolce e responsabile, una famiglia come tutte, un lavoro sicuro, lui si è lasciato trasportare tra le onde, ha conosciuto tante donne quanti paesaggi, ha continuato tutta la vita a dividersi tra il lavoro di libraio, quello di marinaio e il suo dottorato all'università.
nel frattempo si sono sentiti, scritti, pensati, si sono raccontati le loro vite giorno per giorno, ma non hanno mai provato a stare insieme, ad affrontare la quotidianità, le piccolezze della vita, i problemi, la realtà, tutte quelle cose che fanno di una vita insieme una vera vita insieme, forse meno romantica delle lettere in bottiglia e delle telefonate segrete, ma più coraggiosa, una vita realmente nonostante tutto.
chi è stato accanto a loro, che sia stato per poco tempo o per tutta la vita, ha dovuto subire impotente il ruolo di secondo posto, con l'amara rassegnazione di chi - forse stavolta davvero - ama nonostante tutto.


quello che zeno e ana forse hanno amato più di ogni altra cosa, sono state le loro vite e tutto ciò che ne ha fatto parte: per ana non c'è stato nulla di più importante della sua famiglia e della sua carriera di sindaco, per zeno nulla che potesse mettere un freno al suo vagabondare. e sarebbe bastato questo: cosa c'è di più bello che avere le idee chiare su come si vuole vivere e rimanere coerenti con se stessi? cosa dovrebbe renderci più felici se non scegliere giorno dopo giorno come trascorrere il nostro tempo?
non ci sarebbe stato nulla di più perfetto delle storie di ana e zeno se entrambi non le avessero avvelenate col fantasma di una mancanza pluridecennale, con un amore che nessuno dei due aveva il coraggio di rendere tangibile e reale, quell'amore che doveva essere il protagonista della vicenda e invece suona come l'elemento sbagliato dalla prima all'ultima pagina. (ok lo so, vado contro la quasi totalità dei commenti scritti su questo fumetto, giuro che ho provato a vederci quello che ci hanno trovato quasi tutti ma proprio non ci riesco...)

nonostante io abbia detestato i due protagonisti e le loro scelte per tutta la durata della storia, non posso che apprezzare il lavoro di jordi lafebre: disegni, regia, sceneggiatura, tutto è magistrale, e la scelta di raccontare dal presente al passato è perfetta per dare un taglio particolare al tono quotidiano della vicenda. spero di rileggerlo presto alle prese con altri personaggi e altre storie perché credo che sia il tipo di autore in grado di riempire di carattere e poesia ogni racconto.
semplicemente io, zeno e ana non ci siamo piaciuti. nonostante tutto.

giovedì 18 febbraio 2021

commenti randomici a letture randomiche (77)

nuovo post di letture poco coerenti tra loro, tre autoproduzioni, una (la prima) sconsigliatissima, le altre due invece da recuperare assolutamente.

icarus and the sun


menate adolescenziali sull'amore che manco a tredici anni.
però bei disegni.
la più grande fregatura che un crowdfunding mi abbia mai regalato.

quello che c'era una volta


questa invece è stata una bella sorpresa, d'altronde dopo laika sapevo di potermi fidare di studio rebigo, quindi appena ho visto il crowdfunding attivo ho subito partecipato.
quello che c'era una volta non è un fumetto ma un libro illustrato che spiega gli effetti dell'antropizzazione attraverso la rivisitazione di alcune favole e opere letterarie famosissime, tutte entrate nel nostro immaginario collettivo insieme ai paesaggi in cui sono ambientate: cosa sarebbe successo se però quei boschi e quei mari fossero stati quelli di oggi o di un futuro - purtroppo - sempre più vicino?
cappuccetto rosso, moby dick, la sirenetta, tarzan, il barone rampante, hansel e gretel, zanna bianca e molti altri si ritrovano a fare i conti con la deforestazione, l'inquinamento da plastiche, il riscaldamento globale e l'urbanizzazione selvaggia e i loro mondi, quelli che abbiamo sempre conosciuto e immaginato fin da bambini, cambiano completamente aspetto, perdono il loro fascino fiabesco e si scontrano con i disastri del presente.
eppure le loro storie non sono nate in ambientazioni fantascientifiche, quegli oceani, quei boschi immensi che nascondevano misteri e avventure erano reali, esistevano davvero... e adesso?
alla fine di ogni capitolo - ciascuno incentrato su un tema diverso, raccontato attraverso illustrazioni e testi brevi che stravolgono le storie che conoscevamo tanto bene - ci sono alcune pagine di infografiche e note su come l'antropocene sta cambiando la faccia della nostra terra e probabilmente anche il futuro delle nostre storie, su come noi lo stiamo facendo e su quanto è sempre più importante e urgente cercare delle alternative per continuare a immaginare giardini segreti, foreste infinite popolate da ladri buoni, oceani in cui una forchetta è un tesoro inestimabile e non uno tra i miliardi di rifiuti che lo stanno soffocando.

inerti


i fumetti di mammaiuto si comprano a scatola chiusa. e infatti non avevo la più pallida idea di cosa fosse inerti fino a che non mi sono messa a leggerlo, e forse per questo tipo di storie non può esistere approccio migliore.
inerti è un volumetto piccolino, snello, sottile, che si legge velocemente e su cui si possono intavolare discussioni di ore, è come se avesse una massa superdensa che per fortuna samuel daveti non ha diluito in inutili pipponi didascalici e che francesco rossi ha lasciato rendere attraverso i volti dei suoi personaggi e un ambientazione futuristica grigia e claustrofobica.

immaginiamo un futuro non meglio definito in cui il lavoro è stato completamente automatizzato: come cambierebbe il nostro modello economico e sociale se le macchine fossero capaci di svolgere da sole qualsiasi compito? cosa diventerebbe il lavoro umano? su che base si dovrebbe redistribuire la ricchezza? la liberazione dal lavoro salariato sembra la via più facile alla creazione della più felice delle utopie, un mondo in cui gli uomini finalmente non sono più costretti a produrre qualcosa per tirare a campare e possono finalmente godere pienamente del tempo a loro disposizione.
oppure si possono provare a immaginare modi alternativi di tenere sotto controllo una popolazione, si può sempre chiedere qualcosa in cambio di uno stipendio, di un'illusione di certezza, di stabilità, di tranquillità. ed è in questa alternativa distopica che tom, il protagonista di questa storia, si trova a vivere, costretto all'umiliazione di un'asta al ribasso per ottenere un posto di lavoro in cui semplicemente non dovrà fare nulla, un lavoro che è solo facciata, che non gli chiede altro che restare fermo, di essere inutile, inerte, di lasciare trascorrere a vuoto il suo tempo per ricevere poco più di un'elemosina. il bisogno di soldi è ossessivamente presente: erano i soldi a permettergli una vita felice con la famiglia che adesso lo ha allontanato, sono i soldi che deve dare alla ex moglie e alla figlia che lo spingono ad accettare un compito così umiliante, ed è per colpa dei soldi che mancano che è costretto a vivere a casa di sua madre, una donna che non esita un istante a sbattergli in faccia la lista degli errori che ha fatto durante la sua vita e a chiedergli di sloggiare prima possibile.

i soldi sono l'unica possibilità di salvezza per tom, non conosce altro, non riesce a immaginare nessun'altra soluzione, così quando si presenta la possibilità di trovarne tantissimi, non ci pensa due volte a rischiare la vita per ottenerli: una caccia al tesoro all'interno della fabbrica stessa, un labirinto in cui il rumore assordante impedisce a lui e ai suoi improvvisati compagni d'avventura persino di parlare, uno scenario quasi horror in cui non ci sono limiti ai rischi da correre.

inerti immagina un futuro che esaspera gli aspetti più cupi e inumani del nostro presente, in cui, come adesso, non esiste progresso che sappia davvero liberare gli uomini e che anzi non fa che stringere le pastoie in cui sono imprigionati.

mercoledì 3 febbraio 2021

il mare verticale

l'aria la davo così per scontata... non credevo mi sarebbe mancata tanto.

quando arriva, arriva come il mare: buio, immenso, spaventoso, che toglie l'aria. c'è sempre il mare negli attacchi di panico di india, una maestra di scuola elementare che ama i suoi bambini, che scrive per loro storie, che vive una vita semplice e in qualche modo felice e che sta vedendo tutto questo sgretolarsi davanti ai suoi occhi ogni volta che quel mare oscuro arriva improvvisamente a farle visita.
quando succede in classe, davanti ai suoi alunni, le voci che giravano già sul suo conto iniziano a farsi più cattive, più violente, più spudorate, nessuno ha più vergogna di dirle apertamente che è una pazza pericolosa, i genitori dei suoi alunni non vogliono che continui a insegnare, i suoi colleghi temono per il buon nome della scuola, il suo fidanzato non riesce più a capirla, neppure sua madre e suo padre ci riescono più.

india prova a parlarne con un terapista, prova a prendere le sue medicine, prova a farsi capire.
scrive una storia - quella di hava e di un mostro oscuro che non può essere sconfitto ma di cui si può imparare a smettere di avere paura - per cercare di raccontarsi.
perché se è difficile convivere con una malattia, se è difficile stare in mezzo agli altri e sopportare i giudizi, gli sguardi cattivi, le accuse (non è che ci marci su, eh? non è che fai la pazza per stare al centro dell'attenzione? lo fai apposta a prendere le medicine davanti a tutti, vuoi che tutti sappiano, vuoi essere trattata come qualcuno di speciale? lo sai che ognuno ha i suoi problemi, ci pensi mai a come stanno gli altri?), forse la cosa più difficile di tutte è trovare una forma a quel dolore, trovare le parole per poterlo spiegare agli altri e a se stessi, renderlo comprensibile, parlarne e riuscire a farsi ascoltare.


brian freschi e ilaria urbinati ne il mare verticale hanno affrontato con delicatezza e poesia l'aspetto forse più doloroso non solo della dap (disturbo da attacchi di panico) ma di ogni malattia: la difficoltà di relazionarsi con gli altri senza essere bollati da giudizi stereotipati, senza essere accantonati come gli strani, i diversi, quelli che sarebbe meglio non ci fossero.
nei dialoghi, a volte di una cattiveria davvero esagerata, c'è tutto il rifiuto di chi vorrebbe solo nascondere la polvere sotto il tappeto e fingere che la casa sia perfettamente pulita, senza provare nemmeno ad affrontare il problema.
perché il malato è un problema, è strano, è diverso, dà fastidio, urta la sensibilità della brava gente, è pericoloso perché, si sa, chi va con lo zoppo...
il malato sarebbe meglio non ci fosse, o almeno non si facesse vedere troppo in giro.
il malato dovrebbe stare a casa a fare il malato, che alla vita bastano gli altri, quelli sani, quelli normali.

ai disegni invece è lasciato il compito di illustrare l'altalena della quotidianità della provincia, del mare, delle piccole cose belle, normali, piene di vita di ogni giorno e il terrore assoluto che destabilizza india, la sua malattia, spaventosa come un urlo senza suono.


insieme i due autori hanno scritto forse uno dei fumetti più belli (concedetemelo, almeno tra quelli che ho letto io) sulla difficoltà di convivere con una malattia e di affrontarla insieme agli altri, senza retorica sterile o melensaggini inutili, un libro che ci rassicura che anche se non riusciamo a sconfiggere il mostro, non vuol dire che non siamo eroi o che il nostro viaggio non ci abbia condotto da nessuna parte, magari dovevamo solo capire come fare a convivere con quel mostro, provare ad ascoltarlo, a capire che non sempre si può cancellare quello che non va bene, che non viviamo nelle favole e che il lieto fine può essere anche semplicemente un po' meno perfetto, un po' più in sordina, ma non vuol dire che non valga la pena andare avanti anche senza il e vissero per sempre felici e contenti.

tra i tanti libri in cui in questi mesi sono riuscita a trovare qualcosa che sembrava fosse proprio scritta per me (non è forse questo il motivo per cui leggiamo tanto? per conoscerci e riconoscerci, no?) il mare verticale è uno di quelli che mi ha parlato di più.
quale che sia il mostro oscuro contro cui state lottando, la storia di india è un racconto prezioso che potrebbe dire qualcosa di importante anche a voi.

lunedì 1 febbraio 2021

commenti randomici a letture randomiche (76)

ultima goccia

va male.
ero a pezzi e mi hai macinato.
e mi hai infilato nella moka.
e ho ascoltato le riflessioni esistenziali del filtro.
tutte le riflessioni.
a prima vista sembrerebbe la storia di una tazzina di caffè, e in realtà un po' lo è, ma ultima goccia è anche una roba folle, visionaria, quasi da trip (ecco perché non mi drogo, perché leggo fumetti e a volte l'effetto è lo stesso solo che ci sono meno controindicazioni) una riflessione - o un tentativo di riflessione - sulla propria identità, il ruolo che si ha nel mondo, la relazione con gli altri.
andrea de franco sembra che abbia preso una penna, disegnato una tazzina e poi abbia cominciato a improvvisare, con un tratto deciso ma tremolante, una storia in un nontempo e in un nonluogo, un dialogo continuo tra la tazzina e se stessa, tra la tazzina e il caffè, tra la tazzina e la moka e poi ancora alberi, fiammiferi, nuvole, e una materia strana che una volta e terra, poi acqua, poi cielo, poi è una e poi sono molti, e i granelli di caffè e il liquido nero e i cocci di una tazzina rotta, un turbinare di immagini e di trasformazioni fino a che finalmente non si arrivi a una sorta di epifania: forse solo questo volevo fare. far coincidere i confini del mio corpo con i limiti del mondo.

canaglie di tutto il mondo

amiamo i pirati sopratutto perché erano ribelli. sfidavano, in un modo o nell'altro, le convenzioni di classe, di razza, di genere e di nazione. erano poveri e in una condizione miserevole, ma esprimevano grandi ideali. sfruttati e maltrattati dai capitani mercantili, hanno abolito il salario, istituito una diversa forma di disciplina, messo in pratica una loro visione di democrazia e uguaglianza, fornito un modello alternativo per la conduzione del vascello d'alto mare. all'ombra del sinistro mietitore, ne hanno rubato il simbolo e gli hanno riso in faccia. si sono opposti ai grandi e potenti di quei tempi, e per questo sono diventati i malfattori di tutte le nazioni.
questo libro mi ha fatto compagnia da fine ottobre a ora, nelle pause tra un casino e l'altro, in un paio di viaggi e in mezzo ad altre letture ma non è solo per questo che mi ci sono affezionata.
marcus rediker racconta la storia della pirateria con precisione e accuratezza storica, citando tantissime fonti, dagli atti dei processi alla narrativa dell'epoca, eppure canaglie di tutto il mondo non rallenta neppure un momento, si fa leggere più come un romanzo che come un saggio e illumina su tantissimi aspetti della vita di quei personaggi romantici e straordinari di una cultura popolare sempre più globale.
dal come e perché della nascita della pirateria in età moderna, al modo in cui erano gestite le navi pirata, dalla simbologia agli ideali - e alle motivazioni più pragmatiche - che spingevano i marinai ad arruolarsi tra i pirati, dal loro stile di vita ai motivi di chi voleva la loro scomparsa, rediker spiega, cita esempi, smonta stereotipi e in poco più di duecento pagine racconta la storia dei ribelli su cui più si è fantasticato fin dai giorni delle loro imprese.
più che giustificarli e affibbiare loro l'etichetta di vittime di un mondo ingiusto e violento, rediker mette a paragone il terrore da cui si affrancavano e quello che incutevano, invece di mitizzarli, cerca nelle loro vicende l'aspetto sia storico che umano, e quando ne tratteggia i lati più affascinanti non tralascia quelli peggiori.
eppure, nonostante si avverta pagina dopo pagina il tentativo di oggettività, non si può che cedere alla fine e prendere le loro parti in quella guerra tra chi cercava - riuscendoci - di dominare il mondo a scapito dei più deboli e chi invece quell'ordine voleva sovvertirlo, distruggerlo, annullarlo completamente.
mi è piaciuto così tanto che andrei in giro per strada a regalarlo a chiunque.

jones e altri sogni

da un po' di tempo mi succedono delle cose strane.
e potremmo anche fermarci qui.
a jones succedono cose molto, molto strane.
anche lui, un gatto antropomorfo con una benda sull'occhio nonostante non sia cieco, è un po' strano.
jones vive in un mondo onirico anche da sveglio, è circondato da una realtà che si contraddice, cambia forma e dimensioni e che da sogno in un attimo diventa un incubo.

jones e altri sogni è uscito qualche anno fa per rizzoli ma sono riuscita a recuperarlo adesso grazie alla collana visioni (insieme a qualche altro titolo, approfittando sopratutto del prezzo decisamente più conveniente delle edizioni originali, ma l'ho già detto, basta, andiamo avanti) e in realtà raccoglie anche lavori che hanno già abbondantemente superato la soglia dei trent'anni.
per fortuna, nonostante la dittatura bookstagrammer che premia chi sta sul pezzo, i libri belli non hanno una data di scadenza e questo qui è un esempio perfetto - e non solo per le storie di jones - del concetto stesso di racconto surreale o, per fare un po' gli intenditori, di poesia per immagini.
chiamatela come volete, merita.
tantissimo.
matticchio dovrebbe essere materia di studio per chi vuole cimentarsi con il surrealismo a fumetti (sì, cara tazzina, sto parlando proprio con te).

venerdì 29 gennaio 2021

su un raggio di sole

ricopriamo ruoli diversi. certe volte aggiustiamo muri, altre restauriamo opere d'arte. ogni lavoro è diverso.
può anche essere frustrante. ogni tanto ci assumono per trasformare un posto pieno di storia in qualche brutto complesso di uffici. mi si spezza sempre il cuore.
ma vuole anche dire che siamo le ultime a vedere un posto prima che sparisca.
e char tiene traccia di ogni luogo in cui andiamo. così, anche se scopare, non non lo dimenticheremo.

è davvero difficile parlare di un libro come su un raggio di sole perché fin dalla prima pagina ci si ritrova catapultati in un universo futuristico e onirico, un universo esclusivamente femminile, in cui si viaggia su astronavi a forma di pesce in giro per la galassia, tra mondi noti e altri quasi leggendari e pericolosi, un universo che cerca di conservare la sua memoria e i suoi segreti mentre - come in qualsiasi altro universo - un immenso intreccio di vite, storie e sentimenti si disfa e si ricrea di continuo, collegando passato e presente, l'infinitamente piccolo del singolo individuo e l'infinitamente grande del tutto in cui vive.
così la storia di mia, che ha appena iniziato a lavorare come restauratrice ed è riuscita a trovare il suo posto in una ciurma già ben coesa, fatta di legami familiari e affettivi, è legata da un filo lungo cinque anni a grace, ai tempi della scuola, delle ribellioni adolescenziali e dei primi amori, e - attraverso grace - a un universo fragile, minacciato dalla distruzione di interi ecosistemi e mondi, e alla necessità di salvarlo. e di salvare se stessi.

attorno alla storia di mia, tillie walden crea un affresco di personaggi, di trame e sottotrame, di legami, fughe, ricerche, desideri, segreti e sogni, una ragnatela di storie che svela poco alla volta il suo schema, riallaccia i fili, chiarisce ogni dubbio, racconta un universo intero e intere generazioni partendo dalla storia d'amore di due quattordicenni in balia di qualcosa molto più grande di loro.


quello che rende su un raggio di sole così speciale è da un lato il perfetto worldbuilding che walden riesce a fare senza troppi spiegoni e senza neppure lasciare nulla di irrisolto (nonostante sia stato serializzato inizialmente come web-comic, l'intera storia ha una struttura molto ben organizzata), dall'altro - sopratutto - la sua capacità di creare personaggi perfettamente caratterizzati, con una personalità ben precisa, ciascuna con il proprio bagaglio di emozioni, ricordi e aspettative, ciascuna capace di seguire la propria storia in modo coerente con la propria identità.


lo stile di disegno di tillie walden è molto espressivo, mischia elementi futuristici e onirici con altri molto più classici e quotidiani, così passiamo da strutture architettoniche da fantascienza a paesaggi alieni a interni di camerette piene di libri e pupazzi, dove su tutto dominano colori freddi e scuri - gradazioni di blu, grigio, viola, rosso e tantissimo nero - che ricordano sempre l'ambientazione spaziale della storia, vignette ricche di dettagli e altre vuote, mute, piene di spazi bianchi, che lasciano echeggiare le emozioni delle protagoniste.

se proprio devo trovare un difetto a questo libro è la sua mole gigantesca, più di 500 pagine che lo rendono un tomo poco maneggevole, ma che scorrono dalla prima all'ultima lasciandoci una bella storia d'amore e di amicizia, e l'appello alla consapevolezza che non siamo isole in mezzo all'oceano: facciamo parte di un mondo, di un universo, siamo legati al nostro passato e al nostro ecosistema, siamo collegati ad altre persone e qualsiasi scelta facciamo deve tenere conto di tutto questo, non per bloccarci e riempirci di ansie e paure, ma per imparare ad agire con coscienza e responsabilità (o ad essere dei pazzi incoscienti quando serve, perché no?.


bao publishing ha anche annunciato che entro la fine del 2021 leggeremo un altro titolo di walden, che in italiano dovrebbe chiamarsi mi stai ascoltando? e che se è bello anche solo la metà di su un raggio di sole, sarà un acquisto obbligato.

lunedì 25 gennaio 2021

commenti randomici a letture randomiche (75)

mi sono proposta di finire di leggere tutti i fumetti comprati a dicembre prima di ripartire e di riuscire a scrivere almeno un commentino per ciascuno, un po' per tenere in vita il blog, un po' per non impazzire tra convalescenza, studio e lockdown.
quindi vi beccate un altro post di roba randomica ma bella, fatene buon uso.

peppino impastato - un giullare contro la mafia


questo era uno di quei titoli che desideravo da tantissimo ed era difficile da trovare (ma perché i libri belli non li ristampano mai abbastanza?), sono riuscita a recuperarlo grazie alla collana visioni (per chi si fosse perso il post precedente, sul sito di primaedicola riuscite ancora a trovarli).

marco rizzo e lelio bonaccorso hanno fatto un gran bel lavoro, ricostruendo la vita e le lotte di peppino impastato, giullare per il suo programma onda pazza su radio aut in cui ridicolizzava e allo stesso tempo accusava i mafiosi di zona, le espropriazioni dei campi per la costruzione dell'aeroporto di punta raisi e dell'autostrada, il traffico di droga e il connubio con i politici locali.
la storia di peppino impastato è nota, certo, il film i cento passi - ormai più di vent'anni fa! - l'ha fatta conoscere a tutti, ma certe storie vanno raccontate più e più volte, perché non vadano mai dimenticate. rizzo e bonaccorso hanno potuto - a differenza di quanto è stato fatto nel film - inserire anche gli avvenimenti più recenti, risalenti ai primi 2000, con il processo terminato poi con la condanna all'ergastolo di tano badalamenti come mandante del delitto.

oltre alla storia a fumetti, che salta avanti e indietro tra l'infanzia e gli anni di militanza, il lavoro alla radio e i cortei per strada, il clima di omertà e violenza e che si conclude senza mezzi termini, mostrando tutta la brutalità di cui la mafia è stata capace (non solo in questo caso), sono interessantissime la postfazione di rizzo, in cui viene spiegato l'uso delle fonti e la scelta di quali momenti scegliere per la narrazione della storia di peppino e la cronologia relativa alla sua vicenda, in cui vengono meglio spiegate le battaglie per cui si è speso, i punti ancora oscuri (ad esempio sulla morte del padre o la coincidenza con il delitto moro), e gli eventi più recenti, dal processo per depistaggio nei confronti dei carabinieri che liquidarono fin da subito la morte di peppino come il suicidio di un terrorista, impedendo, fino a oggi, di conoscere i nomi degli esecutori del delitto, fino all'inizio dei lavori (dell'inizio dell'anno scorso) per trasformare il casolare dove peppino venne ucciso in un luogo della memoria.

nonostante il tono da reportage, rizzo e bonaccorso hanno saputo restituire da un lato l'energia e la passione di un ragazzo che ha lottato con ogni mezzo contro la devastazione della sua terra da parte di quella stessa gente con cui era cresciuto, dall'altro l'emozione drammatica del crescendo silenzioso della programmazione e della messa in atto di un omicidio orribile e lo sdegno per come si tentò fin da subito di gettare fango sul nome e sulle azioni di peppino impastato.
proprio per questo è importante continuare a ricordare chi era davvero e cosa ha fatto e come si è cercato, con l'appoggio delle forze dell'ordine in primo luogo, di farcelo dimenticare.

un oceano d'amore


in un piccolo villaggio bretone c'è una piccola casetta vicino al mare e in questa piccola casetta vivono da tanti anni un pescatore piccolissimo e la sua corpulente e premurosa moglie.
ogni giorno, prima dell'alba, il piccolo pescatore mangia l'omelette preparata dalla sua consorte e scende al porto, dove lo aspetta la sua piccola barca e il suo giovane collega. solo che questa volta, invece di pescare, è lui a finire nella rete di un immenso peschereccio, e quando al tramonto non ritorna, sua moglie, preoccupatissima vede tornare solo il suo collega su un gommone di salvataggio, decide di partire, di lasciare casa per la prima volta nella sua vita, e andare a cercarlo, dando il via a una serie di situazioni assurde e divertenti che portano a un lieto fine tenerissimo che non delude nessuno.

grégory panaccione è bravissimo a disegnare storie mute e lasciare ai volti dei personaggi il compito di raccontare tutta la vicenda, che sia il viso stanco di un vecchio, minuscolo pescatore perso in mezzo al mare in compagnia di un gabbiano un po' disastrato o quello tondo e tenero di una moglie disposta a tutto pur di ritrovare la sua dolce metà, capace di stupire con la sua cucina e i suoi centrini.
wilfred lupano scrive una storia d'amore che sembra una ma sono due: quella di una vecchia coppia che si ama nonostante gli anni e la routine di tutti i giorni, capace di tutto pur di rincontrarsi e quella dell'amore per il mare, ormai ridotto a una desolata discarica di spazzatura, un mare da curare e salvare, a ogni costo.

un oceano d'amore è un libro di cui volevo scrivere da tempo e non mi venivano mai le parole giuste, nemmeno sta volta però in qualche modo ce l'ho fatta. è un libro bellissimo, fidatevi.

giant days voll. 6/7



ero strasicura che questa doppia uscita significasse che la serie si concludesse ma... direi di no.
giant days è la mia sitcom cartacea preferita, adoro le sue atmosfere tardoadolescenziali e le sue battute da segnare sul taccuino e rivendermele alla migliore occasione e adoro il senso di spaesamento pre-vent'anni che mi fa sentire terribilmente vecchia e terribilmente immatura (ma comunque in buona compagnia).
in questi due volumi succede di tutto, tra amori che iniziano, che finiscono, che ricominciano (?), nuovi lavori, rapporti strani con le famiglie e con i coinquilini, succede sopratutto che susan, esther e daisy provano disperatamente a crescere, a diventare adulte e si rendono conto che non è così facile. aspetto il momento in cui si renderanno conto che non ne vale assolutamente la pena.
cercherò di capire se la serie continua e se bd ha intenzione di dropparla o meno, spero vivamente di no... in caso sarà l'ennesima serie da continuare in inglese e l'ennesimo motivo per arrendersi a questa lingua barbara.

lunedì 11 gennaio 2021

commenti randomici a letture randomiche (74)

non facevo questa cosa dei commenti randomici a letture randomiche da settembre! pensavo molto meno, sarà che - escluso l'ultimo mese più o meno - ho aggiornato pochissimo questo povero blog...
l'ultima volta ho riempito il post di fuffa personale, ma ormai provo grandissima insofferenza per chi scrive robe interminabili sui fatti propri online, quindi evito e passo direttamente ai - come al solito non richiesti - consigli di lettura.

ruby falls

una cittadina di periferia e un vecchio omicidio il cui ricordo è perso nella nebbia della mente di un'anziata signora malata d'alzheimer.
questa è la cornice in cui si muove la storia di lana - nipote dell'anziana signora di cui prima e incapace di tenersi a lungo nessun lavoro per via del suo carattere poco ben visto nell'ambiente provinciale di ruby falls - e della sua fidanzata blair, acrobata che svende la sua arte in patetici club per ometti frustrati.
seguendo il racconto di sua nonna clara e i suoi ricordi confusi, lana riesce in qualche modo a scoprire la verità su un'oscura vicenda di quasi mezzo secolo prima.
la storia di per sé non è molto avvincente, i colpi di scena sono un po' troppo prevedibili e nel complesso non è nulla di indimenticabile ma i disegni di flavia biondi sono talmente belli che alzano la media: blair mi ha più volte fatta dubitare della mia eterosessualità e della mia promessa di non tagliarmi mai più la frangetta troppo corta.
consigliato ai fan di flavia (ann nocenti non la conoscevo prima di ora e quindi non saprei se il livello è più o meno lo stesso delle altre sue storie)

yeti

sono riuscita a recuperarlo finalmente dopo anni che cincischiavo nella versione da edicola (la collana visioni, nel caso vi interessasse su primaedicola al momento si riescono a recuperare tutti i volumi e si riesce a risparmiare qualche cosina rispetto alle edizioni originali), ero incerta se mi fosse piaciuto o meno e anche dopo la lettura sono ancora un po' in dubbio: mi è piaciuto o no? sicuramente mi è piaciuto yeti, il personaggio principale, questo grosso, buffo, tenero e buono gigantesco coso rosa che si esprime in modo strano (dice solo gnù), costretto ad abbandonare la sua valle dopo che la cosiddetta civiltà l'ha trasformata in una discarica.
yeti arriva a parigi, ha difficoltà a trovare un lavoro, a farsi degli amici, a sentirsi a casa. fino a quando non incontra caterina, aspirante fumettista, della quale si innamora a prima vista. con lei e i suoi amici inizierà in qualche modo a provare a far parte di questo mondo nuovo senza però riuscirci del tutto.
yeti ha un'ispirazione autobiografica e si rifà in generale all'esperienza di chi decide di lasciare casa, magari per trasferirsi in una grande metropoli in cui inevitabilmente si sente un pesce fuor d'acqua.
yeti è già nel suo aspetto inadatto alla vita in città: tanto grosso e ingombrante quanto ingenuo, sembra impossibile per lui confondersi tra gli altri.
è facile riconoscersi in yeti (a me basta uscire fuori di casa per sentirmi così, figuriamoci se varcassi la frontiera) e sicuramente l'aspetto migliore di questa sorta di favola realista è proprio le sensazioni che questo personaggio riesce a trasmettere.
però... forse mi aspettavo qualcosa in più? non saprei bene spiegare cosa manca a questa storia, solo che chiuso il volume non mi è rimasto molto a parte l'affetto per questa mega big-bubble.
consigliato? ni, provatelo se siete amanti degli slice of life o se siete lontani da casa e volete consolarvi sapendo di non essere i soli a sentirvi spaesati.

adventure time - beginning of the end


questo qui invece è straconsigliatissimo se siete fan di adventure time, ma dovete cercarlo in inglese visto che quegli scemi di panini non pubblicano più nulla di a.t. da un bel po' e molto probabilmente non pubblicheranno più nulla.
finn si ritrova al cospetto di chronologius rex, signore di tutto il tempo, colpevole di aver infranto una promessa e condannato a essere cancellato dalla storia e di rimanere per l'eternità bloccato nella quarta dimensione. mentre jake, con l'aiuto della principessa gommarosa e tutti gli altri, cerca di salvarlo, finn rivive tutta la sua storia e noi con lui: in beginning of the end ci sono il passato, il presente e alcuni dei possibili futuri di finn e di ooo, si rincontrano tutti (o quasi) i personaggi principali della serie e alla fine ci scappano pure due lacrimucce

martedì 5 gennaio 2021

il viaggio di halla

si potrebbe verificare che a nessuna principessa sia mai stato chiesto se voleva essere salvata e portata via da un massacratore di draghi, verso un destino (senza dubbio) peggiore della morte.

c'era una volta un re, e insieme al re c'erano una regina e una piccola principessa.
la principessa, come tutte le principesse, avrebbe aspettato di raggiungere l'età da marito e poi avrebbe sposato un principe e sarebbero vissuti insieme per sempre felici e contenti.
e la storia sarebbe finita così.
però, alla prematura morte della regina, il re decide di risposarsi, e - da brava matrigna cattiva - la nuova consorte decide che la principessina deve sparire.
il re, a cui della figlia importa in fondo poco, accontenta la nuova regina e decide di sbarazzarsi della piccola.
venendo a conoscenza delle intenzioni del poco amorevole regale genitore, la balia, esperta di magia e capace di trasformarsi in un'orsa, decide di portare via la piccola dal castello, e di crescerla tra gli orsi, lontana dalla crudeltà degli umani.
comincia così il viaggio di halla, scritto da naomi mitchison, pubblicato per la prima volta nel 1952 e giunto in italia solo da qualche mese, una storia che non dimostra affatto i suoi quasi settant'anni, capace di affascinare come una fiaba antica ma di stupire per la sua modernità nello stravolgere i topoi del genere, sovvertendo i più classici luoghi comuni e il rassicurante buon senso.
all'arrivo del primo inverno gli orsi capiscono che halla non può sopravvivere al letargo, così come loro non possono rinunciarvi, per questo viene affidata ai draghi, cresce con loro e diventa una di loro: immune al fuoco, affascinata dai tesori, piena di odio e disprezzo per gli eroi, stupidi e crudeli, che senza alcuna ragione uccidono i draghi e sperperano le loro ricchezze.
il giorno in cui, proprio per colpa degli eroi, halla perde la sua famiglia di draghi, viene posta da odino in persona davanti a una scelta: continuare a vivere come un drago, accumulando tesori al buio di una caverna, o viaggiare, per scoprire il mondo e se stessa.

viaggia leggera.
questo è il consiglio di odino a halla.
sicuramente viaggiava leggera naomi mitchison che settant'anni fa, ben prima del femminismo 2.0, prima dei movimenti degli anni '70 e '80, prima che l'ecologismo divenisse una moda, faceva nascere dalla sua penna una bambina che se si era alleggerita da qualcosa, quel qualcosa erano le imposizioni sociali che avrebbero deciso per lei - in quanto femmina e in quanto nobile - cosa avrebbe dovuto fare della sua vita, come avrebbe dovuto agire, come pensare, cosa desiderare.
libera e selvaggia come un'orsa, potente come un drago, halla scardina con poche, semplici parole concetti che sembrerebbero inscalfibili: così eroi e mostri invertono i loro ruoli, crudeli e insensati i primi, vittime innocenti i secondi; così gli esseri umani si mostrano come sovvertitori dell'ordine naturale delle cose, prepotenti verso chiunque altro, pensano di fare giustizia uccidendo chi mangia le loro pecore (non lo fanno forse anche loro?); così la nobiltà di un re svanisce davanti all'idea di lasciare morire una bambina e un'umile balia rischia tutto per salvarla.
i principi e gli eroi credono che le principesse non desiderino che essere salvate e diventare loro spose, ma se invece preferissero persino la morte? più volte mitchison allude alle violenze e ai soprusi che le donne - ricche o povere, nobili o umili che siano - subiscono per mano degli uomini, senza distinzioni tra principi e predoni. e che differenza c'è tra una prigioniera di guerra, data in sposa a uno dei nemici, e una principessa costretta a passare la vita con qualcuno solo perché ha ucciso un drago?
halla stessa, cresciuta come orsa e come drago, lontana dai racconti di romantici incontri e matrimoni eterni, sceglie per sé un destino diverso, perché una ragazza può decidere di viaggiare per il mondo, conoscere gli altri, capire se stessa ed essere libera di diventare quello che vuole.