lunedì 19 agosto 2019

sunny

questa è la nostra base. gli adulti non ci possono entrare. prova a chiudere gli occhi e pensa un posto dove vorresti andare.
puoi andare dove più ti piace.

siamo in giappone, sono gli anni '70 e i bambini non sono tutti uguali.
ci sono i figli di casa, amati e coccolati dai loro genitori, e ci sono bambini che dai loro genitori invece sono stati traditi, abbandonati, trascurati.

taiyo matsumoto ci racconta uno spaccato crudo e poetico della quotidianità dell'istituto horikoshi, una casa famiglia in cui hanno trovato posto alcuni di questi piccoli reietti, condividendo timori, sogni, speranze e fantasie a occhi aperti.
l'istituto è nulla più che una vecchia casa tradizionale di periferia, il venerdì si prepara il bento per tutti, la tv si può guardare solo per due ore a settimana, si fanno i turni per il bagno, qualche commissione, si studia tutti insieme, e le crocchette di patate sono onnipresenti nel menù della cena.
fuori c'è un piccolo stagno con le carpe e sopratutto c'è la sunny, una vecchia nissan ormai ridotta a un rottame in cui però possono entrare solo i bambini.
dentro la sunny, se chiudi gli occhi, puoi andare dove vuoi: sei, l'ultimo arrivato, sa a memoria la strada che lo riporterebbe a casa; haruo, che ormai ha tutti i capelli bianchi, immagina di essere un gangster in fuga o un pilota o chissà cos'altro. è un bullo e fa di tutto per diventare un vero duro, ma non va da nessuna parte senza il suo barattolo di crema nivea da sniffare per acquietare il suo senso di solitudine.
kenji usa la sunny per nascondere le riviste porno e fumarsi qualche sigaretta di nascosto. è troppo grande ormai per fantasticare, a lui e a sua sorella asako basta solo stare il più lontano possibile da quell'alcolizzato di loro padre, mentre kiiko e megumu entrano nella sunny con le loro bambole, ma giocano a essere già adulte, sembrano tanto sicure quanto sono segretamente scosse da una miriade di sentimenti contrastanti.
e junsuke con naso perennemente smoccolante, la sua casa (non è un ombrello!) e le unghie sempre troppo lunghe perché solo sua mamma può tagliarle, solo lei che lo aspetta in ospedale con la sua brutta malattia.
e c'è taro, l'enorme, morbido, goffo, strano taro, che passa le giornate cantando in giardino e giocando con il piccolo sho-chan.


nessun patetismo o pietismo, nessun dramma lacrimevole né stupidi siparietti comici: come se fosse uno di loro, matsumoto racconta le giornate di questi bambini, tace le paure che non sanno tradurre in parole, le speranze che trattengono in fondo agli occhi, osserva e riporta sulla carta, pagina dopo pagina, il mondo così come è per loro: un mondo bellissimo e crudele, spaventoso ma da scoprire, da conquistare, in cui crescere in fretta per recuperare tutta quella felicità che si sentono rubare dalla vita.
un po' si torna bambini, un po' si è costretti a cercare di comprendere un modo di fare, di pensare che non ci appartiene più.
sunny scava dentro di noi - e no, non è necessario essere stato un bambino abbandonato per comprendere i piccoli protagonisti della storia - rimesta in quel che ci è rimasto della nostra infanzia, le nostre paure e ossessioni e sogni e convinzioni, ci commuove, ci emoziona, ci svela un universo ormai lontanissimo che pure un tempo ci era appartenuto e che per qualche fugace momento possiamo tornare a sfiorare.


nonostante sia in italia ormai da circa sei anni, sunny ha avuto molto meno successo di quel che merita, probabilmente per i disegni che a primo impatto possono risultare troppo strani, persino sgradevoli al pubblico abituato all'estetica manga più classica.
il segno di matsumoto è sporco, disordinato, fin troppo espressivo e proprio per questo bellissimo e unico, proprio per questo i suoi disegni riescono a rendere sunny un manga ancor più imperdibile.

a distanza di sei anni dalla sua prima pubblicazione in italia, adesso che il manga di nicchia (cioè semplicemente quello stampato in volumi più grandi e inutilmente costosi) comincia a essere sdoganato e un sacco di lettori iniziano ad apprezzare storie e disegni lontani da quelli che vent'anni di manga commerciali ci hanno educato ad amare, j-pop farebbe bene a rilanciare questo gioiellino ed evitare che finisca nel dimenticatoio.

lunedì 12 agosto 2019

la fortezza ~ vol. 1

la fortezza significa più di mille morti al mese. è un'azienda florida. ci si arriva indossando la propria migliore armatura, carichi di armi preziose e oggetti magici, credendosi eroi. si massacra sommariamente uno o due mostri e poi quando gli avversari si fanno più forti, inevitabilmente ci si fa ammazzare. e l'oro rubato nelle prime sale si accumula nelle seguenti, assieme alle armi e agli averi portati con sé.
sì, signori delegati del personale, i nostri clienti sono dei polli che si credono eroi e questa è la nostra forza: clienti infervorati, affari assicurati.

eccola insomma la fortezza: non solo un castello inespugnabile abitato da ogni possibile specie di mostri, un labirinto di corridoi, sotterranei, stanze, trabocchetti e tutta una serie di sfide per ogni valoroso eroe che intenda conquistarla, ma anche un perfetto macchinario accumula-ricchezze per il suo guardiano, che a ogni tentato attacco aumenta sempre di più la sua grandezza.
economica, si intende (il guardiano è in realtà piuttosto piccolino).

la serie, creata da lewis trondhein e joann sfar nel 1998 - che aveva visto pubblicati alcuni episodi in italia all'inizio degli anni duemila - può sembrare a prima vista una ridicolizzazione dei topoi fantasy per eccellenza ma, come è ovvio aspettarsi da due nomi del genere, riesce a essere molto di più.

il giorno in cui dei loschi tizi incappucciati arrivano alla fortezza e chiedono al guardiano di venderla a loro, herbert, un nobile papero decaduto, antitesi esatta del valoroso ed eroico combattente, si ritrova per una serie di equivoci a presentarsi come il guerriero che difenderà la fortezza dalle pretese - non troppo oneste - dei prepotenti acquirenti. ad accompagnarlo in questa avventura e in altre situazioni al limite dell'assurdo ci sarà marvin, un sauro brutto&cattivo, temibile guerriero che dispensa botte da orbi e fini perle di saggezza, seppur spesso e volentieri bloccato dal suo codice morale fin troppo restrittivo.

zongo!

nei primi sei episodi raccolti in questo volume sfar, trondheim e boulet destrutturano e ricostruiscono la materia fantasy più classica per dar vita a una serie impossibile da definire semplicemente comica. ai due protagonisti si affiancano una moltitudine di personaggi - mostri, maghi, draghi, principesse, duchi, eccetera - per raccontare le loro storie (ogni racconto sembra quasi una quest da gioco di ruolo) stravolgendo ogni canone, divertendo e sorprendendo di continuo il lettore, che si ritrova, forse per la prima volta, a tifare per tutte quelle strane creature che fino a ora nei dungeon erano solo carne da macello per aumentare i propri punti exp e collezionare oggetti rari.

in origine, la fortezza doveva essere una serie di ben trecento episodi, numerati da -100 a 200, ma nel 2014 gli autori hanno sospeso la pubblicazione al 36° episodio.
ogni centinaio di episodi doveva raccontare la storia principale, il prequel e infine il sequel, ma in realtà le storie esistenti non sono state pubblicate seguendo quest'ordine, ragione per la quale nemmeno in francia esiste un'edizione completa in volumi (quella bao è la prima in assoluto).

l'edizione italiana dunque è stata ordinata - con la partecipazione degli autori - in questo modo:
la fortezza volume 1 (2019)zenit episodi da 1 a 6 (di sfar, trondheim e boulet).
• la fortezza volume 2 (2019)il crepuscolo della fortezza da 101 a 103 più mostri della fortezza 3 e 4, per completare la storia dell’armageddon del livello 103. (di sfar, andreas, blanquet).
• la fortezza volume 3 (2020)l’alba dei tempi da -99 a -97, più mostri della fortezza 5, 7 e 8 (per completare i livelli -97, -90 e -85), più l’alba dei tempi -84 e -83. (di christophe blain, vermot-desroches, blutch, carlos nine).
• la fortezza volume 4 (2020)mostri della fortezza 1, 2, 6 e da 9 a 12 (di mazan, jc menu, yoann, killoferr, bézian, stanislas e keramidas).
• la fortezza volume 5 (2021)il crepuscolo della fortezza da 104 a 106, 110 e 111 (di kerascoët, obion, alfred e mazan).
• la fortezza volume 6 (2021)parata alla fortezza da 1 a 5 (una serie di manu larcenet, che si colloca tra gli episodi 1 e 2 di zenit. sono storie umoristiche con herbert e marvin, i protagonisti della serie zenit).
[le informazioni sulla struttura dell'edizione italiana - e altre informazioni - vengono da qui]

la guida, a inizio volume, per orientarsi tra i capitoli e le diverse saghe

personalmente, nonostante continui ostinatamente a non considerarmi una fan del fantasy (ammetto che le ultime letture mi stanno facendo ricredere molto su questa cosa, ma ognuno di noi ha bisogno di certezze) ho trovato questo primo volume assolutamente geniale, ma d'altro canto da firme del genere non è che le mie aspettative fossero basse.
non vedo l'ora di continuare a leggere i prossimi episodi anche se probabilmente quelli che più vorrei avere tra le mani ora sono quelli finali di manu larcenet (e toccherà aspettare davvero un bel po'!).

lunedì 5 agosto 2019

i fantasmi di darwin

al posto di quello che per quattordici anni era stato il mio volto, c'era un altro volto, quello di un giovane sconosciuto.
gli occhi di quell'uomo, la sua incolta zazzera selvaggia di capelli neri, il naso camuso e gli zigomi alti, le carnose labbra aborigene separate da un bianco, sfavillante accenno di dentatura, il suo sguardo sprezzante sensuale enigmatico; oh se gli sguardi potessero uccidere, se gli sguardi...
gli occhi, gli occhi scuri.
il mio visitatore.

l'undici settembre millenovecentottantuno fitzroy foster compie quattordici anni.
alle prime luci dell'alba, prima di alzarsi dal letto, si masturba per la prima volta nella sua vita, pensando alla sua ragazza, camilla wood.
poi scende giù, dove lo attende tutta la famiglia, con i regali e gli abbracci, pronti a festeggiare.
suo padre, appassionato di fotografia, ha una polaroid istantanea con la quale immortala la scena.
da questo preciso attimo la vita di fitzroy cambia drasticamente: nella foto, in ogni foto scattata da quel momento in poi, invece del volto di roy c'è la faccia di un perfetto sconosciuto, un ragazzo, forse un aborigeno, un selvaggio vissuto chissà quanti decenni prima, a chissà quanti chilometri di distanza.

inizia per roy un periodo, lungo anni, di reclusione: niente più scuola, amici, niente più camilla, niente di niente. roy non diventerà lo strano esemplare da analizzare e studiare di un team di medici e scienziati incuriositi dalla sua strana condizione e per di più, impossibilitato ad avere dei documenti d'identità con una fotografia aggiornata, uscire di casa - viaggiare! - diventa assolutamente impossibile.
isolato e chiuso in casa, destinato a una vita nell'ombra seppur circondato dall'amore e dalle cure della sua famiglia, roy viene letteralmente salvato da camilla: negli anni in cui sono stati lontani lei non ha smesso di pensare a lui e all'uomo che le era stato mostrato in quella foto fatale, ha studiato, ottenuto brillanti risultati e iniziato una ricerca sulla possibilità che esista una connessione tra memoria e biologia, che il passato non si lasci immortalare solo dalle macchine fotografiche, che non sia registrabile solo dai documenti e dai racconti, ma che rimanga fisicamente, generazione dopo generazione, intrappolato nei geni umani, pronto a mostrarsi e a raccontarsi.

insieme a camilla, roy comincerà - tra mille difficoltà, momenti di folle felicità e altri di totale tristezza e profondo sconforto - un viaggio a ritroso nel tempo, scavando nel passato della sua famiglia, andando alla ricerca dei suoi avi e delle loro storie, scoprendo atrocità che mai avrebbe immaginato.

attraverso la vita di roy ariel dorfman ci racconta l'orrore degli zoo umani (le esposizioni etnologiche di cui l'europa tutta non finirà mai di vergognarsi), parchi di tortura - e di divertimento dall'altra parte - in cui intere famiglie aborigene, rapite e deportate dalla loro terra, venivano usate come attrazione e spettacolo per gli occhi dei bianchi, civili e progrediti europei.

i fantasmi di darwin è un romanzo difficile da incasellare in un genere ben definito: realismo magico, realtà storica, surrealismo, giallo, racconto di formazione, thriller, c'è tanto tra queste pagine, c'è la vicenda appassionante e quasi kafkiana di un ragazzo che perde la sua identità e fa di tutto per riprendersela e c'è la denuncia di una società autoproclamatasi superiore che sotto l'egida del progresso e della civilizzazione ha commesso delitti atroci e inimmaginabili, ha offeso e schiacciato la dignità e la vita di centinaia, migliaia di persone solo perché diverse e in quanto tali considerate inferiori.
un romanzo che si lascia divorare in un paio di giorni, che non lascia tregua e che altrettanto ferocemente divora le nostre convinzioni, le nostre certezze, la nostra impropria autopercezione.

la storia di roy, per quanto fantasiosa possa essere, diventa però pretesto non solo per raccontare il nostro passato di colonizzatori brutali ma sopratutto per farci guardare con un po' più di consapevolezza al nostro presente e a quello che rischia di essere il nostro futuro: davvero crediamo di essere meglio di chi appena due secoli fa vendeva esseri umani e pagava il biglietto per vederli umiliare, soffrire e morire? siamo davvero sicuri che non ci sia più nessuno a credere che loro siano diversi da noi?

mercoledì 31 luglio 2019

commenti randomici a letture randomiche (68)

se la sai ascoltare, la città bisbiglia storie. nello scricchiolio delle assi di legno. nei refoli di vento tra gli alberi. nello sciabordio di acqua sotto ai ponti.
dopo fiori di biscotto e henshin, la collana aiken di bao publishing si arricchisce di un altro volume antologico, i doni di edo, questa volta ambientato nell'antica capitale giapponese, edo appunto, destinata poi a diventare - nella seconda metà dell'800 - tokyo.
koichi masahara con queste brevi nove storie ci lascia intravedere un periodo storico fortemente tradizionalista, quello di un paese chiuso al resto del mondo, in cui le vite dei suoi abitanti sono plasmate da regole e usanze impossibili da aggirare.
eppure, per quanto lontane queste vite di quasi cinque secoli fa possano essere, per quanto diversa sia la cultura del giappone feudale dalla nostra, masahara riesce a farci sentire vicini i giovani uomini protagonisti delle sue storie.
sono brevi scorci di vita quotidiana in cui a quei valori che non riusciamo a comprendere del tutto si intrecciano affetti, sogni e desideri che non vengono trasformati dal tempo e dallo spazio.

ammetto di non essere una grande appassionata di storie ambientate nel giappone del passato, di non subire il fascino dei racconti di samurai e geishe, ma questo volume, così delicato e per nulla didascalico, così ricco di vita quotidiana e di sentimenti ed emozioni universali, mi ha piacevolmente sorpresa.
quell'immagine di mio padre che i miei occhi non percepivano ora riesco a vederla attraverso gli occhi di tutti.
e così mi sono reso conto che mi attende più avanti, da molto tempo. fermo in quell'istante, ad aspettarmi per sempre, sulla terra.
ecco perché ci andrò.
continua anche donsei mansion, sempre per la collana aiken di bao. questo secondo volume serve quasi ad allargare la storia, a mostrarci più nel dettaglio il mondo di mitsu.
continuiamo a conoscere gli abitanti dell'anello, le storie di chi vive nei tre livelli di questa colonia orbitante intorno alla terra, e sopratutto quelle dei nuovi colleghi di mitsu, gli altri lavavetri, un tempo compagni di suo padre, scomparso da tempo.
è un'assenza-presenza la sua, resta nei racconti dei suoi vecchi amici, nei loro aneddoti e ricordi, ed è sempre più presente nell'immaginario di mitsu: più passa il tempo, più lui è certo che riuscirà a scendere sulla terra ormai proibita, a incontrare suo padre e a scoprire qualcosa di più di quel mondo che un tempo apparteneva alle persone e che adesso è visibile solo da lontano.
è un secondo volume che forse aggiunge poco alla trama strettamente intesa ma che ci lascia avvicinare ancora di più alla vita nell'anello e che aumenta le aspettative sul proseguimento della storia.

lunedì 22 luglio 2019

unastoria

se il diciottenne si alzasse di colpo una notte.
si alzasse
ed allo specchio si vedesse per magia per maledizione con la faccia con la pelle dei suoi futuri cinquantanni, morirebbe, vomiterebbe.
ma invece, ma invece, scivolando secondo dopo secondo, per anni e poi decenni, sempre distratto da altro
un giorno, non più diciottenne ello si alzerà.
andrà nello specchio nel bagno e si vedrà trovandosi mica male per quel momento, di colpo, una notte.
mica male. mica male, penserà.
malevola tanto è la natura, quanto amorevolmente protettiva è la nostra cecità.

il centesimo post di questo blog.
avevo pensato di festeggiare il traguardo scrivendo un bel post su un bel libro, uno di quelli che devo per forza consigliare a tutti, ma proprio a tutti, a costo di tirarglielo dritto in testa. un bel post. un bel libro. uno dei miei autori preferiti. chi meglio di gipi?
ma mi sono messa da sola in un angolo, mi sono messa nei guai.
perché, seriamente, è fin troppo difficile scrivere di un libro come questo.
probabilmente la scrivo troppo spesso questa frase e per lo più - lo ammetto - è per pigrizia più che per vera difficoltà. anche se a volte penso di essere davvero incapace di fare quello che provo a fare da così tanto tempo. a volte penso che dovrei darci un taglio e lasciare che sia la gente davvero brava a mettersi davanti a una tastiera a consigliare letture.
ma anche se non sono brava a me piace lo stesso. quindi amen.
mi piace ma vorrei avere la capacità di farvi correre in libreria a cercare un libro come questo perché se prima di leggerlo avessi saputo quanto era bello, sarei corsa anche io in libreria a cercarne una copia immediatamente.
ho sempre pensato che non è tanto il cosa racconti ma come lo racconti.
e gipi mi fa innamorare a ogni libro proprio per questo: il cosa, in fondo, è poca cosa. nello specifico: uno scrittore che improvvisamente diventa schizofrenico e - in parallelo - la storia del suo bisnonno, soldato ai tempi della grande guerra.
giuro, tutto qui.
lo scrittore ha una famiglia un po' del cazzo, ma forse hanno anche ragione loro, forse davvero si sentono messi da parte a beneficio del suo lavoro. il soldato si ritrova a un passo dalla morte, in una trincea, col nemico vicino e un compagno ferito al suo fianco.

il punto è che ci sono persone che con le parole - e con i disegni e con i colori - fanno magie: prendono una storia - unastoria appunto è il titolo di questo libro - e la trasformano in qualcosa di enorme. ci mettono dentro tutto. letteralmente tutto. la vita, l'universo e tutto quanto, tipo.
(scusami douglas, immagino che ti sarai rotto le scatole della gente che ti cita in continuazione)

il tempo che passa e si mangia la tua faccia e la risputa masticata e ammaccata, il tempo che passa e si mangia i tuoi affetti e li risputa masticati e ammaccati, un po' di più ogni volta che dai, vengo la prossima settimana e oggi ho da fare. il tempo che passa così lentamente che non ce ne accorgiamo, distratti da tutto il resto, dal passato, dalle storie, dal lavoro, dai pensieri, senza fare attenzione a cosa diventiamo nel frattempo, cosa facciamo, cosa ignoriamo, cosa dimentichiamo, che idea ci facciamo degli altri - non hai mai pianto tu.
sembro una scema che scrive cose a caso, lo dicevo, non sono brava, è solo un pezzetto delle sensazioni che ho pensato dopo aver letto questo libro.
sensazioni più che pensieri, sì, un mucchio di roba che non serve dargli davvero un nome perché te le senti all'altezza della pancia, dentro lo stomaco, incastrate sotto al cuore a spingere bene e scombinare i battiti.

ogni volta che chiudo un libro di gipi mi viene voglia di andarlo ad abbracciare.
oh, non mi permetterei mai tanta confidenza eh, è che mi sentirei cretina a dirgli non sai quanto mi sia piaciuto quello che ho letto, mi ha commossa, davvero, è stato quasi sconcertante, sopratutto perché non saprei rispondere se mi chiedesse cosa mi è piaciuto nello specifico. serve un modo per comunicare il rimescolio emozionale post lettura. chiuso il libro sono riuscita a dire solo cristodio. e poi basta per una decina di minuti, ho continuato ad andare avanti e indietro con le pagine, a riguardare le tavole che mi erano piaciute di più. non sarebbe carino scrivere solo questo a gipi né a voi. e quindi vi beccate il pippone inutile.
insomma, unastoria è un libro bellissimo, imprescindibile. non fosse il centesimo (qualcuno in più credo) che vi consiglio di leggere, sarebbe il primo.

giovedì 18 luglio 2019

dogmadrome

questo gioco è stato una manna dal cielo. è più di quanto potevamo chiedere.

è facilissimo scambiare dogmadrome - opera prima di lorenzo mò, uno dei giovani talenti scovati dai tipi di eris edizioni - per una celebrazione dell'immaginario nerd, che pure tanto è stata sdoganata negli ultimi anni (sopratutto dopo the big bang theory e stranger things) al punto tale da diventare ormai la norma, non più quella roba da sfigati che fino a qualche anno fa ci premuravamo quasi di nascondere.
ma dogmadrome è molto di più, pur inserendosi perfettamente in quel filone che non si limita a celebrare ma a mostrare che nell'espressione cultura nerd il termine cultura non è mai stato usato a caso.

l'impressione di leggere una classica avventura fantasy svanisce subito e ci rendiamo immediatamente conto di assistere a una partita di un gioco di ruolo: tre amici, nei classici ruoli di mago, guerriero e ladro, e l'invisibile ma onnipresente e onnisciente master, si ritrovano nel più canonico dei mondi immaginari, una sequela di topoi da gdr fantasy - castelli, dungeon, nemici da affrontare, missioni da compiere e relativi premi da vincere.
per quanto vivida possa essere l'immaginazione di ognuno però, è evidente che questo gioco è estremamente realistico: non vediamo neppure una volta un tavolo, un dado, una scheda personaggio, niente. il mondo si materializza, vivido e reale, seguendo fedelmente la narrazione del master, almeno fino a che qualcosa non comincia ad andare storto...

lungi da me la voglia di fare spoiler perché sarebbe a dir poco da stronzi rovinarvi la lettura di una storia così appassionante (appassionante non rende bene, direi più che altro che è una vera megafigata), come accennavo sopra, dogmadrome è molto di più di una storia carina e divertente che cavalca la moda del nerd-tuttosommatofigo-simpatico-e-intelligente, ponendo le basi per una riflessione interessante e dovuta sul nostro rapporto con il mondo immaginifico delle realtà narrate, a prescindere dal loro mezzo.


probabilmente tutti abbiamo immaginato - o desiderato - ritrovarci in una realtà simile a quella di un romanzo, di un film, di un videogioco, di un fumetto, di quello che vi pare. ci siamo immaginati nei panni dei personaggi o abbiamo fantasticato sulle possibilità di interagire con loro.
avventure entusiasmanti, grandi amori, creature straordinarie, paesaggi fantastici, per non parlare della possibilità di avere poteri magici o di sovvertire in qualche altro modo la fisica: chi non manderebbe all'aria la grigia, monotona e poco soddisfacente quotidianità per questo? (spoiler: io firmo subito)
in fondo credo che non ci sia una migliore descrizione - e più abusato luogo comune - di nerd se non questa.
ma a quale costo? cosa siamo disposti a perdere per vivere in un mondo che per quanto possiamo sentire nostro non ci apparterrà veramente mai? davvero saremmo capaci di dire addio a tutto quello che conosciamo, per sempre, pur di diventare parte di una storia?
e sopratutto, dove sta il limite tra il normale e sano - al massimo un po' infantile - fantasticare e il ben più preoccupate stato di totale incapacità di gestire la propria esistenza? fino a che punto va bene rifugiarsi nelle storie e quand'è che diventa sociopatia?
mi sta venendo l'ansia. la smetto.

lorenzo mò ha scritto un libro che parla di quattro ragazzini che giocano di ruolo e mi ha riempito la testa di dubbi esistenziali sul rapporto che abbiamo (sì, ci infilo anche voi che se passate a leggere queste righe qualcosa in comune dobbiamo pur avercela e probabilmente è che ci piacciono - e tanto - i fumetti e le storie in generale) con quella dimensione gigantesca, nebulosa e affascinante che si crea  a un soffio dalla nostra realtà ogni volta che una storia comincia a essere raccontata.
credo che questo sia un ottimo risultato: una storia che ti lascia solo sognare a occhi aperti è una buona storia, ma una che ti frigge il cervello per giorni e giorni e ti suggerisce un approccio più profondo e ragionato non soltanto all'immaginario pop, ma al rapporto stesso che abbiamo con la realtà e la fantasia, è una storia grandiosa.

martedì 2 luglio 2019

il principe e la sarta

- possiamo aiutarci a vicenda.
- tu manterrai il mio segreto e continuerai a confezionare abiti bellissimi per me...

- ... e magari diventerò una grande stilista.

- affare fatto.


parigi, inizio ventesimo secolo: la città è in subbuglio per la festa del sedicesimo compleanno di sebastian, principe ereditario del belgio.
come nelle migliori favole, è stato organizzato un ballo per permettere al giovane di conoscere la sua futura sposa, e tutte le ragazze della città fanno a gara per chi di loro indosserà il vestito più bello. beh, tutte tranne una, lady sophia, ben poco interessata a principi e matrimoni, figuriamoci ai vestiti da signorina per bene. la sua richiesta, decisamente fuori dall'ordinario, incontra per caso il talento della giovane frances, una ragazza che lavora come cucitrice in un anonimo atelier.
rendilo terrificante. che mi faccia sembrare la sposa del diavolo.
ed è esattamente così che sophia arriva al ballo, suscitando lo sconcerto di buona parte della sala, l'ira di sua madre e le reazioni dei giornali, che rischiano di far fallire l'atelier in cui lavora.

proprio mentre si sta sorbendo una delle migliori lavate di capo della storia, frances viene letteralmente salvata da un misterioso cliente che, affascinato dal vestito di frances, la vuole come sarta personale. come perdere un'occasione del genere? lasciare un lavoro noioso per mettersi al servizio di una qualche facoltosa nobildonna affascinata dalla sua creatività, far indossare i suoi abiti a qualcuno che li mostrerà alla créme di parigi... chi rifiuterebbe?

giunta a destinazione il giorno dopo, dopo mille precauzioni, frances scopre che la cliente che immaginava è in realtà il cliente, anzi, è proprio il principe sebastian. 

da anni sebastian nasconde il suo segreto: adora vestirsi con abiti femminili, anzi è proprio con quegli abiti addosso che si sente davvero se stesso. ma cosa direbbero i suoi sudditi di lui? cosa direbbe suo padre? un uomo che si veste da donna? un 
principe, il futuro re, che si veste da donna?
terrorizzato all'idea di creare uno scandalo e ancor di più di deludere la sua famiglia, sebastian viene subito rassicurato da frances.
a lei non importa che lui sia un lui, quello che le interessa è sapere che ha stile, ha gusto e ne capisce di moda molto più di quanto non facciano gli altri che ha incontrato fino a ora. lei creerà finalmente degli abiti fuori dall'ordinario, mostrerà a tutti il suo talento di stilista e lui potrà indossare qualcosa che davvero lo rappresenti, molto più di quanto non possa fare quello che rubacchia dall'armadio della regina.
nel giro di poco tempo quella che inizia come una collaborazione di lavoro diventa una solida amicizia: nei panni di lady cristallia, sebastian si mostra a parigi suscitando ammirazione e affascinando tutti per il suo stile fuori dall'ordinario, mentre frances inizia a vedere all'orizzonte la possibilità di diventare finalmente famosa per le sue creazioni... ma si sa che le bugie hanno le gambe corte e reggere questa doppia vita diventa sempre più complicato... 

il principe e la sarta è una bellissima storia di amicizia, d'amore, di lealtà, di coraggio e di crescita, una favola moderna in cui jen wang riesce a creare climax narrativi inaspettati e colpi di scena impensabili pur raccontando la vicenda, a tratti prevedibile, di due adolescenti che si incontrano per caso e decidono di sostenersi l'un l'altra per realizzare i propri sogni e desideri, legando sempre di più le loro esistenze e i loro sentimenti.

lo stile cartoonoso da una parte e la caratterizzazione dei personaggi - giovani ma determinati a inseguire i loro sogni, ponendosi come unico limite il rispetto dell'altro - dall'altra, sono due degli elementi che hanno contribuito al successo internazionale di questo titolo (l'edizione in lingua inglese è dello scorso anno), ma quello che ha fatto breccia nel cuore di tutti è forse proprio la capacità di questa storia di rompere ogni stereotipo: lui non è il fiero, virile e spavaldo principe azzurro sull'immancabile cavallo bianco che fa innamorare di sé sconosciute al primo sorriso sfavillante, lei non è la povera fanciulla in attesa di essere salvata e di diventare la moglie di qualcuno.


la forza di sebastian è nella sua sensibilità alla bellezza e nella sua ricerca di sentimenti che vadano oltre gli interessi politici sottesi ai matrimoni tra nobili, quella di frances sta nella sua volontà di definirsi non in relazione a qualcun'altro ma di impegnarsi per mostrare al mondo quanto può nascondersi in un'anonima, piccola sartina di periferia.
entrambi meravigliano, stupiscono e finiscono per accaparrarsi tutto il nostro affetto, e ci insegnano che non c'è nulla al mondo per cui lottare se non per la realizzazione dei nostri sogni, e che il modo migliore per farlo è farlo insieme.

mercoledì 26 giugno 2019

book blog tour "melvina" V tappa ~ recensione

a volte mi sento così insignificante. come se non avessi il controllo della mia vita... 
mamma e papà non capiscono, con tutti i loro progetti.... non chiedono mai la mia opinione. 
non sono un pacco postale da spostare qua e là! se fossi grande gliene direi quattro...

tutti, ma proprio tutti, quando eravamo piccoli abbiamo pensato almeno una volta che sarebbe stato bellissimo crescere, diventare grandi e far finalmente valere le proprie opinioni davanti a quegli adulti che ci guardavano con condiscendenza e scarsa considerazione di quello che ci passava nella testa.
era insopportabile che qualcuno prendesse decisioni per noi senza neppure chiederci un parere, avremmo dato ogni cosa per poter ribaltare la situazione e poter finalmente scegliere da noi cosa fare e cosa non fare.
davvero, ogni cosa. avremmo rinunciato alla nostra infanzia, sicuro.
ma ne sarebbe valsa la pena? facile rispondere con il senno di poi ma la piccola melvina, protagonista di questo fantastico esordio di rachele aragno a metà tra favola e racconto di formazione, non è ancora arrivata all'età in cui preghi che qualcuno si accolli la responsabilità della scelta al posto tuo, sopratutto per poi poterti lamentare quando le cose non vanno come speravi (mia piccola amica, tu non sai quanto possa essere malsano e soddisfacente!).

insomma, eccola melvina: è arrabbiata perché ancora una volta nessuno la ascolta, nemmeno ottavio - il suo gatto - che noncurante della padroncina e dei suoi rimproveri si arrampica sui tetti e si fa inseguire fin dentro la finestra di un altro appartamento.
situazione senza dubbio imbarazzante quella di trovarsi in casa di sconosciuti cercando di riacchiappare il proprio gatto, ma la scena che si apre agli occhi di melvina è sconcertante a tal punto da farle perdere subito la voglia di sgridare ottavio: un vecchietto con la barba di nome otto, una volpe, una civetta e una puzzola vestiti di tutto punto la stanno aspettando per il tè.
e se non fosse già abbastanza strano così, i quattro strani personaggi svelano a melvina che lei possiede un grande potere e che grazie al suo aiuto saranno finalmente in grado di sconfiggere il malvagio malcape.

otto racconta a melvina di essere in realtà un bambino imprigionato nel corpo di un adulto proprio per colpa del suo desiderio di crescere: approfittando della rabbia del bambino, malcape l'ha privato dell'infanzia. compreso il suo errore, otto vuole ritornare indietro e sopratutto fermare malcape dall'approfittare delle fragilità delle creature che incontra per far loro del male.
inizia così un viaggio fantastico in un mondo fiabesco - ambientazione perfetta per gli acquerelli di rachele e per il suo stile cartoonoso da libro di illustrazioni per bambini che l'ha resa così famosa e amata su internet già da prima di questo esordio - che poco ha da invidiare a quello che alice trova cadendo nella tana del bianconiglio: i poteri di melvina ma sopratutto il suo coraggio e la sua determinazione saranno fondamentali per superare le prove che la condurranno infine proprio davanti al crudele mago...

curiosi di sapere come andrà a finire?
continuate a leggere il post per scoprire come partecipare al giveaway e per conoscere gli altri blogger e vlogger che hanno raccontato e racconteranno il loro viaggio insieme a melvina.

intanto io spero proprio che rachele e melvina, che si tengono compagnia da ormai tanto tempo, torneranno a raccontarci le loro storie!


ed ecco tutte le informazioni sul blog tour dedicato a melvina che attraverso recensioni e interviste vi permetteranno di conoscere qualcosa di più sul romanzo d'esordio di rachele aragno e magari di accaparrarvi qualche premio.
c'è tempo per partecipare al giveaway dal 17 giugno al 2 luglio, poi saranno estratti 3 vincitori o vincitrici tra i partecipanti.

ognuno/a di loro vincerà:
- 1 copia di melvina
- 1 spilla a tema melvina realizzata da rachele aragno

le regole del giveaway per partecipare e poter vincere sono:

- mettere mi piace alla pagina facebook bao publishing
- diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti
- commentare le tappe del blog tour
- compilare il form con i dati (per il givaway)
- condividere il blogtour sui social

17 giugno ~ everpop ~ intervista all'autrice e annuncio giveaway

19 giugno ~ fairy with hobbit feet ~ videorecensione

21 giugno ~ chibi is the way ~ videorecensione

24 giugno ~ lunalovebook ~ videorecensione

26 giugno ~ a clacca piace leggere ~ recensione

28 giugno ~ il filo di arianna ~ videoecensione

1 luglio ~ reading can save us ~ videorecensione


a Rafflecopter giveaway

lunedì 10 giugno 2019

commenti randomici a letture randomiche (67)

questa sessione estiva la sto prendendo veramente malissimo, alterno momenti di panico a momenti di panico in cui non riesco a studiare e altri momenti di panico in cui il fatto di non riuscire a studiare mi fa aumentare l'ansia. probabilmente è tutto normale.
un valido rimedio allo stress ovviamente vede la deliberata strafottenza degli impegni unita all'ottimistica volontà di rimandare a dopodomani quello che ho già rimandato a domani e alla lettura di un po' di fumetti che continuano a minare la mia incolumità organizzandosi - in modo totalmente incontrollabile dalla mia volontà - in pile traballanti e pericolosamente vicine al mio letto.

tra le tante (ma non tantissime, almeno non tutte quelle che vorrei) letture di questo periodo ho tirato fuori quattro titoli che mi sono piaciuti moltissimo e che ci tenevo a consigliarvi prima di chiudermi nella mia cameretta a ripetere millemila volte gli appunti e i riassunti preparati per gli esami.

la stanza è un regalo temporaneo di mio padre. la stanza mi appartiene fino a quando non combino qualche guaio. questa è la regola del regalo temporaneo.
innanzitutto questa è la stanza di gipi. non so bene come faccia, non so assolutamente spiegarlo, ma qualsiasi cosa racconti, gipi riesce a incantare fin dalla prima vignetta, a trascinarti completamente nella storia.
e una cosa che potrebbe essere riassunta da chiunque altro (tipo me, che non so assolutamente rispondere ogni maledettissima volta che mi chiedete di cosa parla questo libro?) come eh, ci sono dei ragazzini un po' sfigati, uno sembra scemo totale, che suonano in una specie di magazzino prestato dal padre di uno di loro ma poi fanno una cazzata e il padre gli proibisce di continuare a suonare lì ma poi comunque si sistema tutto, insomma leggitelo, mica di posso dire tutto io, no? la racconta lui e diventa una storia bellissima. giuro.

questa è la stanza. inizia così, aprendo una porta sgangherata su uno stanzone improbabile, uno spazio al momento inutilizzato, accanto all'allevamento di cani di cui si occupa il padre di giuliano: lui e i suoi amici staranno qui a suonare, a patto che non facciano guai.
quello stanzone li catapulta al livello gruppo che fa le prove e che magari potrebbe davvero farcela, un bel po' di gradini sopra rispetto a quattro ragazzini sfigati che suonicchiano nelle loro camerette. e sembra che una possibilità, una botta di fortuna con la c maiuscola, possa davvero arrivare, solo che il karma - o la sfiga - ci mette un secondo a infilare un bastone tra le ruote e portarli tutti e quattro a fare una cazzata cosmica, con tutta la beata e stupida innocenza adolescenziale condita dall'arroganza di chi è convinto di non poter essere scoperto.
perduta la stanza, perduta la musica, toccherebbe perdere per sempre quel modo di guardare il mondo che a sedici anni ti fa vivere di assoluti intoccabili.
toccherebbe perdere la convinzione che il mondo lo puoi prendere e rivoltare come un calzino, che la tua musica possa cambiare la tua vita e quella di tutti quelli che ti ascolteranno, che ti possa salvare dal destino grigio e squallido che ti attende, che ti possa tirare fuori dal presente con tutte le sue cosmiche rotture di coglioni, le famiglie sgangherate, gli obblighi a cui obbedire.
però quando ti sbattono in faccia la realtà delle cose, puoi scegliere: crescere, diventare uno di quegli adulti tristi e squallidi che ti hanno detto che la realtà non è quella che credi tu, oppure rimanere lì, a tenerti stretto i tuoi sogni, le tue certezze, e rimandare ancora un po' il grigiume.
e aprire un'altra porta.
la maggior parte delle persone pensa che van gogh sia stata una persona triste, pazza e malinconica. leggendo le lettere emerge una persona solare che amava la vita e ciò che lo circondava.
ogni volta che sento parlare di van gogh mi viene in mente quella battuta tristissima che recita più o meno così: odio quelli che straparlano di mozart senza aver visto nemmeno uno dei suoi quadri.
van gogh è uno di quegli artisti che sono diventati delle icone, dei personaggi della cultura popolare, quasi delle leggende metropolitane.
come dice ernesto anderle nell'introduzione di questo libretto bellissimo che è vincent van love, van gogh viene spessissimo considerato un uomo cupo, triste, uno di cui raccontare che fosse stato un pazzo furioso capace di mozzarsi un orecchio e spararsi un colpo nella pancia. e a nessuno viene mai il dubbio di come sia possibile conciliare una figura simile con i dipinti meravigliosi che ci ha lasciato.
certo, non ha vissuto la più facile e felici delle esistenze e certo non è stata la più equilibrata delle persone che abbiano camminato su questo pianeta, ma credo che quello che lo faceva davvero soffrire fosse più la solitudine in cui il suo modo straordinario di vedere la realtà - una realtà luminosa, che esplode di colori e di vita - lo costringeva che non una sua naturale predisposizione alla malinconia.

ho aspettato per anni questo libro, l'ho desiderato dalla prima volta in cui mi sono imbattuta nella pagina facebook in cui ernesto ha iniziato a raccogliere le sue illustrazioni ispirate alle lettere che vincent scriveva, sopratutto al fratello theo. questa edizione di becco giallo, oltre alle illustrazioni che probabilmente conoscete già, raccoglie delle pagine di fumetto inedite che raccontano la storia di van gogh attraverso i momenti più importanti e decisivi della sua vita: l'infanzia, i suoi primi tempi come predicatore, i suoi amori, la breve e intensa amicizia con gaugin, la difficoltà a essere riconosciuto come artista, la miseria economica, la solitudine. interessantissima la versione di anderle sulla morte del pittore, che mi ha fatto venire alla mente quel film bellissimo che è loving vincent (se non l'avete ancora fatto, guardatelo assolutamente). è un libro a metà tra fumetto e raccolta di illustrazioni, si legge in poco tempo ma rimane impresso nella memoria e in un pezzettino di cuore.

sai, in notti come queste, ai miei tempi, potevi parlare con la luna e questa ti rispondeva.il mondo di oggi è così silenzioso...
estis è un tizio strano, un senzatetto che vive in un campo di girasoli e a cui basta qualcosa da bere o da fumare per iniziare a raccontare ai suoi ascoltatori storie e profezie.
ha tante storie da raccontare lui, tante realtà da rivelare, perché è un satiro della corte del dio pan. o meglio, lo è stato: da secoli ormai è costretto a vagare sulla terra tra i mortali per colpa di artemide.
colpito da una freccia della dea, estis si risveglia in un mondo in cui gli antichi dei non esistono più, sostituiti dall'unico dio cristiano. ripudiato, emarginato, privato di quasi tutti i suoi poteri, lontano dalla quello che poteva chiamare casa, l'incontro fortuito con un fantasma lo condurrà da un'altra divinità, ecate, sorella di artemide e selene.
ecate, per ringraziarlo di aver aiutato un fantasma a raggiungerla, sospende la maledizione di artemide e promette a estis che se aiuterà selene a incontrare il suo amore per l'ultima volta la sua maledizione sarà sciolta e potrà tornare a vivere accanto a dioniso.
inizia così per estis, il dio vagabondo del titolo, il viaggio verso il mondo degli inferi in compagnia di un vecchio professore appassionato di mitologia e di un fantasma desideroso di riscattare una vita vissuta senza onore.
fabrizio dori crea per la strana compagnia di viaggiatori un mondo onirico, quasi lisergico, in cui si mischiano l'antico e il moderno, il divino e il reale, la bellezza e la miseria della vita, un mondo che si mostra attraverso il percorso dei personaggi e si racconta attraverso le loro storie.
lo stile di disegno di dori è letteralmente incantevole, probabilmente la cosa che più mi ha attirata di questo volume insieme all'aspetto mitico della storia.
il mondo trabocca di magia che arricchisce le nostre vite. è un prodigio estremamente utile e indispensabile. eppure il suo funzionamento è sconosciuto...solamente i maghi possono usare la magia. i normali esseri umani possono soltanto limitarsi a godere dei suoi benefici e gli è impossibile diventare a loro volta maghi.
atelier of witch hat mi ha conquistata da subito, da quando ho visto la copertina per la prima volta, prima ancora che venisse annunciato da planet manga. diciamolo subito: i disegni sono assolutamente straordinari, molto al di sopra del livello della maggior parte dei manga, qualcosa che paragonerei solamente alle opere di kaoru mori o aki irie. uno stile elegantissimo, niente retini, cura straordinaria dei dettagli, che però sa concedersi qualche elemento cartoonesco tipico del fumetto giapponese.

la storia, per quanto non brilli per originalità, è comunque appassionante e narrata con cura e senza fretta: la giovane coco, affascinata da sempre dalla magia, incontra per caso qifrey, un giovane mago e scopre il reale funzionamento delle arti magiche: le magie non vengono lanciate o recitate, ma disegnate. così le viene in mente che molti anni prima un tipo strano con una maschera spaventosa a forma di occhio, le vendette un libro con delle strane figure, dell'inchiostro e una bacchetta penna.
coco si improvvisa apprendista stregone e inizia a pasticciare con l'inchiostro e le figure: lancia un incantesimo da cui qifrey riesce a salvarla, ma che colpisce però sua madre.
qifrey dovrebbe cancellare la memoria della bambina, ma lei è l'unica capace di riconoscere l'incantesimo che aveva disegnato per poterlo così annullare e salvare la donna rimasta pietrificata.
così coco, scoperto che non serve nessun potere innato per essere mago, ma solo tanto studio e dedizione, diventa ufficialmente un'apprendista di qifrey: adesso dovrà confrontarsi non solo con le sue capacità e la sua forza di volontà, ma anche con le sue nuove compagne, e non tutte sembrano esattamente molto amichevoli...

il vecchio adagio impegnati con tutte le tue forze per raggiungere i tuoi scopi e potrai diventare chi vuoi funziona sempre, almeno con la sottoscritta. sinceramente, anche dopo aver letto qualche lamentela su questo primo volume, a detta di alcuni troppo lento e troppo prevedibile, l'ho trovato davvero delizioso: mi sono piaciuti i personaggi, l'ambientazione e - come dicevo - moltissimo i disegni.
non credo che una buona storia la faccia solamente l'elemento innovativo, anzi, sono convinta che qualsiasi storia, per quanto banale possa sembrare, diventi avvincente se raccontata nel modo giusto. questo primo volume mi ha convinta moltissimo e non vedo l'ora di proseguire nella lettura.

lunedì 3 giugno 2019

ti chiamo domani

e non si può concedere la propria vita a chi non la merita.


chiara si sveglia nel cuore della notte, legge qualche pagina di un libro e decide.
vuole tornare in italia. subito.
suo padre lavora con una ditta di trasporti, le trova un camion disponibile a darle un passaggio per la mattina dopo. al volante c'è daniele, un tipo taciturno che non va troppo d'accordo con i colleghi.

inizia così il viaggio da tolosa alla sabina, con due compagni di strada così improbabili che è difficile sapere cosa aspettarsi. o magari ci si aspetta la solita storia degli opposti che si attraggono, che si completano, che magari si innamorano e vissero tutti felici e contenti.

e invece rita petruccioli sorprende tutti e supera le aspettative, scansa completamente la trama facile e banale da commedia romantica e costruisce una storia che comincia molto prima di questo viaggio in camion, anzi, due storie, quella di chiara e quella di daniele, lontanissime e diversissime tra loro, destinate a incontrarsi per un attimo, a dividere un pezzetto di strada che è un viaggio tanto dentro un camion che dentro la propria coscienza. due persone diversissime che condividono qualche ora di vita, si raccontano il passato, imparano l'una dall'altra e riprendono ognuna il proprio cammino con una consapevolezza più grande e più forte.
chiara è esuberante, giovane, studia arte e spera di diventare davvero un'artista.
è aperta, fiduciosa nel futuro, carica di speranze, piena di amici a cui vuole bene. è ingenua come è giusto essere a vent'anni, quando non riesci nemmeno a dare un nome alle cose sbagliate perché non sai nemmeno capirle, riconoscerle.
è facile giudicarla una ragazza fortunata, forse anche viziata, a cui sono state date tante possibilità. è facile immaginare che sia una capricciosa che da un momento all'altro prende decisioni senza pensarci tanto e che è subito accontentata.
ma c'è qualcosa di difficile nel suo passato, qualcosa a cui fino ad adesso non aveva dato il nome giusto, qualcosa che ha capito come affrontare.

mi ha commossa il modo in cui rita l'ha raccontato: una sequenza in cui le parole narrano qualcosa di diverso dalle immagini, perché ci sono cose che non puoi ammettere nemmeno sottovoce a te stessa, non puoi chiamarle con il loro nome senza lasciare che ti feriscano ancora di più. ed è dopo questa sequenza che il viaggio acquista un senso, che è facile capire l'urgenza di una partenza improvvisa, decisa in una notte insonne. andare via, subito, non importa come, non cedere alle bugie camuffate da promesse.

accanto a lei daniele butta giù la maschera da burbero e racconta la sua storia senza nascondere nulla, usando le parole adatte, con una precisione che tradisce gli anni passati a raccontarsi tutto in testa ogni giorno, ogni ora. sa che deve ricominciare, ci sta provando ed è comprensibile che abbia paura.

se lui ha saputo dare a chiara un pezzettino della sua forza d'animo, lei gli ha insegnato a guardare avanti.
basta pochissimo a volte per mescolarsi a qualcuno, basta pochissimo perché una persona incontrata per poche ore riesca a diventare così importante da farci prendere la decisione giusta, quella che ci spinge a stravolgere la vita, a cambiarla finalmente in meglio.

ti chiamo domani inizia come uno di quei film che vedi in una sera noiosa in cui non trovi niente di meglio da fare e dopo poche pagine ti trascina in un racconto fortissimo, doloroso, importante, catartico, ti stupisce, ti lascia riflettere dio solo sa se per minuti o per ore, ti insegna a prendere a calci le insicurezze e le paure e la voglia di cedere alle scelte più comode e di prenderti la vita che ti meriti.
e alla fine l'unica cosa sensata da dire è grazie.

giovedì 23 maggio 2019

note dall'appartamento 107

una mattina mi sono svegliata e i tarassachi si erano estinti. in una sola notte erano improvvisamente spariti da tutto il mondo.

premessa: ecco, questo è il tipo di volume che mi aspettavo da una collana come wasabi. farò finta che lo sfigatto non esista.

note dall'appartamento 107 è l'opera prima e al momento unica di kashiwai, più attiva come illustratrice che come fumettista (non la si trova nemmeno su baka-updates!), ma sarebbe un peccato se non continuasse a disegnare storie come queste.

i diciotto brevissimi racconti che compongono questa antologia - divisi in quattro categorie: piante, collezioni, memorie, spazio - sono qualcosa di raro nel panorama fumettistico e narrativo in generale, è difficile persino definirli dei veri e propri racconti perché in effetti è quasi impossibile rispondere alla domanda cosa raccontano?
kashiwai più che narrare suggerisce delle atmosfere surreali, a tratti stranianti, persino lisergiche, sempre dolcemente malinconiche.


i mondi di kashiwai sono delicatissimi, fragili, pronti a sgretolarsi in un battito di palpebre: così basta una notte per far sì che spariscano tutti i tarassachi del mondo e un pergolato richiede cure precise ogni giorno perché i fiori che vi si arrampicano sopra non si brucino con la luce artificiale dei lampioni di notte.
gli oggetti diventano molto di più di semplici cose, sono spesso l'unico appiglio che abbiamo a vite che sono andate perdute, momenti passati, persino un'intera città inghiottita dall'acqua di cui non rimane altro che qualche messaggio in bottiglia.
in questo contesto quasi di perdita imminente, la memoria è l'unico modo non tanto per salvare noi stessi ma per diventare custodi di una realtà a un passo dall'oblio, e lo spazio perde i suoi connotati scientificamente razionali per farsi luogo di fantasia e sogno.


da illustratrice, kashiwai disegna tavole spaziose, riserva quasi tutta la sua attenzione - e quella del lettore - ai paesaggi, reali o onirici che siano, agli sfondi, ai dettagli, e dedica alla definizione dei personaggi solo poche linee essenziali, quasi a voler sottolineare la loro transitorietà nello spazio e nel tempo e a voler mettere a fuoco tutta l'attenzione sull'ambiente che li circonda, vero protagonista delle storie.

non è facile trovare volumi simili a questo (almeno se scavo nella mia memoria), ma spero che wasabi continui in questa direzione, facendosi contenitore di opere così rare e preziose.

venerdì 17 maggio 2019

celine & ella ; dear my gravity

alcune parole ti mangiano l'anima. la rosicchiano, inesorabilmente, consumandola.

(avete fatto caso al punto e virgola messo prima del sottotitolo?
ultimamente mi era capitato spesso di vedere tatuaggi con lo stesso simbolo, pensavo sinceramente fosse una delle mode del momento, tipo l'uso smodato di serendipità o resilienza (su cui non faccio commenti) e invece - grazie a celine & ella ; dear my gravity di miba e josh prigge - ho scoperto, facendo una ricerchina online, che ";" ha un significato molto prezioso. vi lascio il link al progetto punto e virgola, dateci un'occhiata perché credo ne valga veramente la pena.)

ella e celine si erano già incontrate prima, ma non si erano mai parlate.
si ritrovano adesso sullo stesso pullman diretto a scuola e un'improvvisa esercitazione di sicurezza diventa il pretesto ideale per attaccare bottone.
non lo sanno ancora, ma hanno tantissimo in comune: un passato familiare ingombrante e pesante, difficoltà a essere accettate tra i coetanei.
decidono di trascorrere una giornata insieme, ognuna felice a suo modo, per una ragione che non ha il coraggio di confessare.

ella ha passato tutta la sua infanzia a lottare contro chi la compativa perché figlia di una madre sorda, celine è stata sempre discriminata perché unica asiatica in un quartiere di bianchi.
si scoprono poco a poco, imparano che non sono sole a sentirsi sole, che nessuno è l'unico al mondo a soffrire per qualcosa e che ognuno nasconde dietro le apparenze di un'esistenza invidiabile il motivo della sua tristezza.
sono diverse eppure scoprono di avere tanto in comune, di essere legate dall'essere sopravvissute ognuna al proprio passato, adesso, una vicina all'altra, il futuro sembra più facile e luminoso.


miba e josh prigge mettono in scena una storia adolescenziale delicata e importante, raccontano la storia personale di due ragazzine che si scoprono amiche e nel frattempo sfiorano con leggerezza - che non è mai superficialità - temi difficili, sopratutto dal punto di vista di un adolescente: la separazione dei propri genitori, la loro fragilità, il bullismo verso i diversi.
sarebbe facile farne un pippone didascalico e moraleggiante, invece i due autori sud coreani giocano tutto sulla loro immensa capacità di comunicare le emozioni, di lasciare parlare i silenzi.

mi è piaciuto moltissimo lo stile grafico, le vignette sono dei veri e propri dipinti in digitale dove non c'è spazio per le linee di contorno, le figure si costruiscono con i colori e le luci, la gabbia delle tavole è invisibile e tutto sembra luminoso e arioso, contribuendo a dare quel senso di speranza e fiducia nel futuro che le due protagoniste sembrano respirare nel corso della storia.

a fine albo, in una bellissima postfazione che vi consiglio di non saltare, i due autori spiegano che celine & ella è il primo capitolo di una serie di quattro volumi, anche se il nucleo iniziale dell'opera - che secondo l'idea originale doveva essere più breve - è una delle storie che le due ragazze si raccontano.
quale che sia la prossima opera, io non vedo l'ora di leggerla, perché miba e josh prigge hanno saputo trasformare i ricordi dolorosi del passato in una corsa entusiasta e sicura verso un futuro felice, regalandoci una bellissima storia di crescita e un pezzettino di quella gioia.

lunedì 13 maggio 2019

raymond carver ~ una storia

ho vissuto tante vite diverse, più o meno tutte infelici. ogni fallimento era una vita. non erano vite sbagliate. erano tutte praticate con speranza.

ho sempre un rapporto strano con gli autori molto amati, quelli di cui tutti parlano quasi come se fossero degli esseri mitologici: da un lato mi viene la curiosità di capire il perché di tutto questo entusiasmo, dall'altro sono sempre un po' restia a leggere i loro libri, mi fanno antipatia in qualche modo, sopratutto quelli la cui storia personale, il loro personaggio è tenuto in conto quanto - se non più - delle cose che hanno scritto.

con carver è sempre stato così: ogni volta che ho provato a cercare informazioni sui suoi libri, ho trovato più roba su di lui che su quello che ha scritto, e questa cosa mi ha tenuta lontana per anni dai suoi racconti, ho giusto letto una raccolta di cui non ho praticamente memoria, ricordo solo che in qualche modo la trovai piuttosto deludente, non riuscivo minimamente a provare lo stesso entusiasmo che avevo colto in giro tra le recensioni che avevo letto.
dopo quell'esperienza l'ho completamente accantonato, non ho cercato di approfondire, di continuare a capire cosa potesse avere uno scrittore così di tanto speciale da essere così famoso e amato.

ammetto che però queste situazioni mi fanno sentire un po' come un paria tra i lettori, come se fossi quella che è troppo stupida per capire quello che è chiaro a tutti gli altri.
così quando valentina grande mi ha parlato del suo fumetto dedicato a carver ho subito pensato che potesse essere finalmente la volta buona per conoscere e capire un autore così importante e per me così sconosciuto.

raymond carver - una storia è una biografia, certo, ma è lontano anni luce dalle biografie noiose e prevedibili che cominciano dall'infanzia del personaggio in questione e lo presentano come un prescelto dalle muse e dal destino, dritto e sicuro sul suo cammino costellato di successi e di ostacoli abilmente superati (cosa che, diciamocelo, è assolutamente insopportabile).

quasi trentanove anni, un matrimonio a un passo dal fallimento e un grosso problema con l'alcool. raymond ha già pubblicato e la sua attività di scrittore è riuscito a regalargli qualche soddisfazione ma nulla con cui poter pagare l'affitto e le bollette. sta diventando vecchio e il futuro sembra sempre meno gravido di possibilità, meno incerto e più deprimente di quanto avrebbe immaginato una decina di anni prima.
la vita sembrava aver preso la piega giusta: si era sposato giovanissimo con una ragazza che amava, aveva avuto due bambini, vinto alcuni premi letterari, certo, ma tirare a campare diventava sempre più difficile e tra lavoro e famiglia il tempo per scrivere mancava costantemente. l'alcool era diventato il suo rifugio e presto si era trasformato in uno dei tanti problemi, anzi, nella causa prima dei suoi problemi: con sua moglie, con i suoi figli e con il suo sogno di diventare uno scrittore.

così adesso, a un passo dal suo trentanovesimo compleanno, raymond decide di allontanarsi da tutto, di prendersi il tempo per provare a smettere di bere e di riuscire a scrivere davvero. ha trovato una casa in cui vivere da solo e un gruppo di aiuto per alcolisti.
devi dare una possibilità al ragazzo che ha passato la notte a leggere poetry. al bambino che si è fatto spedire un racconto da sua madre. a quel poveraccio che scriveva a macchina nel garage.
la storia di carver è fatta di presente e di ricordi, momenti significativi nel bene e nel male, quei momenti che lo hanno reso quello che è adesso: un passato non troppo facile, comune a tanti, da cui cercava di scappare attraverso la lettura e la scrittura. una vita fatta di impegno, di sogni e di speranze, che si sono andate a scontrare con la più triste e ingiusta delle verità: a volte, anche se sei bravo, capace, dotato di talento, intelligente, non è detto che riesci a emergere, è facile sbagliare ma non è facile recuperare se non hai qualcuno accanto che è disposto a credere in te e a darti fiducia e sopratutto la spinta che ti serve per riuscire a fare finalmente quel passo avanti.
è il suo momento di attesa nell'acqua calma, in una pozza di ristagno.
le trote si trovano dove l'acqua ristagna. si stancano a resistere tutto il tempo alla corrente, specie se sono ferite. allora, vanno in acque calme e restano in attesa, si ossigenano e aspettano il nutrimento. aspettano qualcosa che le aiuti a sopravvivere. aspettano un miracolo.
a carver a un certo punto, questo succede. arriva la persona giusta che sblocca la sua esistenza, succede quel qualcosa che gli fa riacquistare fiducia, che riesce a tirarlo fuori da quella che, a conti fatti, è solo un enorme mucchio di sfiga che gli è sempre stato addosso.
perché in fondo è quella la vera discriminante, la sfiga, quella che ti fa nascere da un padre alcolizzato, che ti vuole povero e costretto ad arrabattarti come puoi per far soldi e tirar su la tua di famiglia, quella che non ti mette davanti alla persona giusta al momento giusto.
si dice che la geografia conti più del merito e purtroppo è vero. e anche quando hai il culo di non nascere nella parte del mondo sbagliata, non è detto che tu sia nato col conto corrente giusto.

valentina grande riesce a raccontare la storia di carver con il giusto distacco: non è un eroe che lotta contro le ingiustizie della vita, non è una vittima da compatire, è solo un uomo che cerca di rimediare ai suoi errori e che prova a realizzare i suoi sogni, un po' come tutti. tra le pagine, disegnate da valerio pastore in una tricromia che si concede solo di rado tocchi di giallo, con uno stile realistico e adulto che si sposa perfettamente con la narrazione, ho finalmente trovato lo spunto giusto per capire carver: non un mito né un eroe ma un uomo che ha inseguito e raggiunto il suo sogno, tardi forse, ma meglio che non arrivarci mai. adesso ho un ottimo motivo per riprovare a leggere i suoi racconti e di certo lo farò con una consapevolezza tutta nuova.

mercoledì 8 maggio 2019

le figlie di salem

a partire da oggi dovrai essere invisibile. camminerai guardando per terra. sarai cortese, risponderai con un cenno della testa. sanguinerai, figlia mia, tutti i mesi. è la punizione per essere diventata una tentazione agli occhi degli uomini.

abigail è ancora una bambina quando è costretta a smettere di esserlo.
abigail ama il bosco accanto al suo villaggio, adora passeggiare tra gli alberi, nei campi, bagnarsi i piedi nel ruscello quando va a prendere l'acqua.
ha una vita semplice, fatta di piccole gioie, di amicizie vere, vive in un piccolo villaggio in cui tutti si conoscono, in cui si sente al sicuro. non ha paura nemmeno di ciò che non appartiene alla sua comunità, sa che diverso non vuol dire per forza malvagio.
è felice in qualche modo. fino al giorno in cui tutto si trasforma. fino al giorno in cui impara a rendersi conto di com'è la realtà vista dagli occhi degli altri.
abigail diventa colpevole delle colpe di chi la vuole vittima.
abigail diventa una donna in una comunità di fanatici puritani desiderosi di condannare chiunque pur di non riconoscere le proprie mancanze.

quello che successe a salem nell'ultima metà del XVII secolo è storia e spesso i racconti, quando non sono una fredda cronaca dei fatti, indugiano più sui particolari scabrosi con quella solita volgarità voyeristica che spettacolarizza la violenza e la sofferenza senza nessun rispetto delle vittime.
thomas gilbert con le figlie di salem rende giustizia a quelle donne e a quello che subirono per colpa di un credo religioso che si nutriva di ignoranza, violenza, misoginia, crudeltà e perversione.

dietro il processo alle streghe di salem si nasconde - e non lo fa neanche troppo bene - la miseria di uomini piccoli spaventati da donne che non si lasciano sottomettere, che non accettano di tenere gli occhi bassi, che sanno ritagliarsi una vita persino in un posto come salem.


inizia a diffondersi odio e malcontento a salem, e per ogni cosa che non va bisogna cercare un colpevole, un nemico, un capro espiatorio.
e nulla è più detestabile agli occhi degli uomini di salem di una donna che non sappia stare al proprio posto, una donna che osa rifiutare delle attenzioni, che gestisce una locanda da sola, che racconta storie che non abbia letto sulla bibbia, l'unico libro che le è dato di conoscere purché non ci ragioni troppo sopra.

spaventato di perdere il controllo sulla popolazione, il pastore inizia a terrorizzare tutti sproloquiando di demoni, stregoneria, peccati e punizioni. come una scintilla che scatena un incendio, ognuno a salem inizia a sentirsi libero di spiare il proprio vicino per cercare un indizio di colpevolezza, e nulla è più facile per vendicare un qualche torto subito - o semplicemente per togliersi di torno qualcuno - che un'accusa di stregoneria.

inutile spoilerare una storia che gilbert, per quanto si tratti di un fatto abbastanza conosciuto, riesce a rendere appassionante e densa di colpi di scena ma, al di là degli eventi, le considerazioni da fare sono tante. le figlie di salem è un libro doloroso perché vero, non solo in senso storico ma nel suo principio più profondo: la misoginia che si respira tra le sue pagine ha cambiato mille volte forme e protagonisti, ma rimane - più o meno sopita - indifferente alle coordinate geografiche, ai calendari, al tipo di dio che si scelga di venerare.


fa rabbia leggere questo libro, fa rabbia capire all'inizio quello che abigail non capisce, fa rabbia riconoscere quegli sguardi e quelle frecciatine, fa rabbia pensare che non cambia poi tanto tra la salem del 1600 o l'italia del 2019, che le donne continuano a ricevere "attenzioni non gradite" che è il modo elegante (perché è così che dobbiamo parlare noi donne, in modo elegante e carino, per carità) per dire "molestie", che gli uomini continuano a uccidere per un rifiuto, che le parole delle donne nei tribunali continuano a valere sempre troppo poco, che il corpo femminile continua a essere considerato "tentatore" come se l'esistenza stessa delle donne non fosse concepibile se non in funzione dei desideri maschili.
fa rabbia ma è importante leggere questo libro perché senza consapevolezza e senza memoria non è possibile lottare per un presente e un futuro migliore, perché è alle streghe di oggi che questo libro è dedicato e perché è la storia di ognuna di queste donne che nel corso dei secoli hanno strappato alla violenza e alle prepotenze attimi di libertà e di gioia e che continuano a farlo anche oggi per un domani migliore.

grazie thomas gilbert per aver scritto questa storia, grazie diabolo per averla tradotta per i lettori italiani.