lunedì 10 giugno 2019

commenti randomici a letture randomiche (67)

questa sessione estiva la sto prendendo veramente malissimo, alterno momenti di panico a momenti di panico in cui non riesco a studiare e altri momenti di panico in cui il fatto di non riuscire a studiare mi fa aumentare l'ansia. probabilmente è tutto normale.
un valido rimedio allo stress ovviamente vede la deliberata strafottenza degli impegni unita all'ottimistica volontà di rimandare a dopodomani quello che ho già rimandato a domani e alla lettura di un po' di fumetti che continuano a minare la mia incolumità organizzandosi - in modo totalmente incontrollabile dalla mia volontà - in pile traballanti e pericolosamente vicine al mio letto.

tra le tante (ma non tantissime, almeno non tutte quelle che vorrei) letture di questo periodo ho tirato fuori quattro titoli che mi sono piaciuti moltissimo e che ci tenevo a consigliarvi prima di chiudermi nella mia cameretta a ripetere millemila volte gli appunti e i riassunti preparati per gli esami.

la stanza è un regalo temporaneo di mio padre. la stanza mi appartiene fino a quando non combino qualche guaio. questa è la regola del regalo temporaneo.
innanzitutto questa è la stanza di gipi. non so bene come faccia, non so assolutamente spiegarlo, ma qualsiasi cosa racconti, gipi riesce a incantare fin dalla prima vignetta, a trascinarti completamente nella storia.
e una cosa che potrebbe essere riassunta da chiunque altro (tipo me, che non so assolutamente rispondere ogni maledettissima volta che mi chiedete di cosa parla questo libro?) come eh, ci sono dei ragazzini un po' sfigati, uno sembra scemo totale, che suonano in una specie di magazzino prestato dal padre di uno di loro ma poi fanno una cazzata e il padre gli proibisce di continuare a suonare lì ma poi comunque si sistema tutto, insomma leggitelo, mica di posso dire tutto io, no? la racconta lui e diventa una storia bellissima. giuro.

questa è la stanza. inizia così, aprendo una porta sgangherata su uno stanzone improbabile, uno spazio al momento inutilizzato, accanto all'allevamento di cani di cui si occupa il padre di giuliano: lui e i suoi amici staranno qui a suonare, a patto che non facciano guai.
quello stanzone li catapulta al livello gruppo che fa le prove e che magari potrebbe davvero farcela, un bel po' di gradini sopra rispetto a quattro ragazzini sfigati che suonicchiano nelle loro camerette. e sembra che una possibilità, una botta di fortuna con la c maiuscola, possa davvero arrivare, solo che il karma - o la sfiga - ci mette un secondo a infilare un bastone tra le ruote e portarli tutti e quattro a fare una cazzata cosmica, con tutta la beata e stupida innocenza adolescenziale condita dall'arroganza di chi è convinto di non poter essere scoperto.
perduta la stanza, perduta la musica, toccherebbe perdere per sempre quel modo di guardare il mondo che a sedici anni ti fa vivere di assoluti intoccabili.
toccherebbe perdere la convinzione che il mondo lo puoi prendere e rivoltare come un calzino, che la tua musica possa cambiare la tua vita e quella di tutti quelli che ti ascolteranno, che ti possa salvare dal destino grigio e squallido che ti attende, che ti possa tirare fuori dal presente con tutte le sue cosmiche rotture di coglioni, le famiglie sgangherate, gli obblighi a cui obbedire.
però quando ti sbattono in faccia la realtà delle cose, puoi scegliere: crescere, diventare uno di quegli adulti tristi e squallidi che ti hanno detto che la realtà non è quella che credi tu, oppure rimanere lì, a tenerti stretto i tuoi sogni, le tue certezze, e rimandare ancora un po' il grigiume.
e aprire un'altra porta.
la maggior parte delle persone pensa che van gogh sia stata una persona triste, pazza e malinconica. leggendo le lettere emerge una persona solare che amava la vita e ciò che lo circondava.
ogni volta che sento parlare di van gogh mi viene in mente quella battuta tristissima che recita più o meno così: odio quelli che straparlano di mozart senza aver visto nemmeno uno dei suoi quadri.
van gogh è uno di quegli artisti che sono diventati delle icone, dei personaggi della cultura popolare, quasi delle leggende metropolitane.
come dice ernesto anderle nell'introduzione di questo libretto bellissimo che è vincent van love, van gogh viene spessissimo considerato un uomo cupo, triste, uno di cui raccontare che fosse stato un pazzo furioso capace di mozzarsi un orecchio e spararsi un colpo nella pancia. e a nessuno viene mai il dubbio di come sia possibile conciliare una figura simile con i dipinti meravigliosi che ci ha lasciato.
certo, non ha vissuto la più facile e felici delle esistenze e certo non è stata la più equilibrata delle persone che abbiano camminato su questo pianeta, ma credo che quello che lo faceva davvero soffrire fosse più la solitudine in cui il suo modo straordinario di vedere la realtà - una realtà luminosa, che esplode di colori e di vita - lo costringeva che non una sua naturale predisposizione alla malinconia.

ho aspettato per anni questo libro, l'ho desiderato dalla prima volta in cui mi sono imbattuta nella pagina facebook in cui ernesto ha iniziato a raccogliere le sue illustrazioni ispirate alle lettere che vincent scriveva, sopratutto al fratello theo. questa edizione di becco giallo, oltre alle illustrazioni che probabilmente conoscete già, raccoglie delle pagine di fumetto inedite che raccontano la storia di van gogh attraverso i momenti più importanti e decisivi della sua vita: l'infanzia, i suoi primi tempi come predicatore, i suoi amori, la breve e intensa amicizia con gaugin, la difficoltà a essere riconosciuto come artista, la miseria economica, la solitudine. interessantissima la versione di anderle sulla morte del pittore, che mi ha fatto venire alla mente quel film bellissimo che è loving vincent (se non l'avete ancora fatto, guardatelo assolutamente). è un libro a metà tra fumetto e raccolta di illustrazioni, si legge in poco tempo ma rimane impresso nella memoria e in un pezzettino di cuore.

sai, in notti come queste, ai miei tempi, potevi parlare con la luna e questa ti rispondeva.il mondo di oggi è così silenzioso...
estis è un tizio strano, un senzatetto che vive in un campo di girasoli e a cui basta qualcosa da bere o da fumare per iniziare a raccontare ai suoi ascoltatori storie e profezie.
ha tante storie da raccontare lui, tante realtà da rivelare, perché è un satiro della corte del dio pan. o meglio, lo è stato: da secoli ormai è costretto a vagare sulla terra tra i mortali per colpa di artemide.
colpito da una freccia della dea, estis si risveglia in un mondo in cui gli antichi dei non esistono più, sostituiti dall'unico dio cristiano. ripudiato, emarginato, privato di quasi tutti i suoi poteri, lontano dalla quello che poteva chiamare casa, l'incontro fortuito con un fantasma lo condurrà da un'altra divinità, ecate, sorella di artemide e selene.
ecate, per ringraziarlo di aver aiutato un fantasma a raggiungerla, sospende la maledizione di artemide e promette a estis che se aiuterà selene a incontrare il suo amore per l'ultima volta la sua maledizione sarà sciolta e potrà tornare a vivere accanto a dioniso.
inizia così per estis, il dio vagabondo del titolo, il viaggio verso il mondo degli inferi in compagnia di un vecchio professore appassionato di mitologia e di un fantasma desideroso di riscattare una vita vissuta senza onore.
fabrizio dori crea per la strana compagnia di viaggiatori un mondo onirico, quasi lisergico, in cui si mischiano l'antico e il moderno, il divino e il reale, la bellezza e la miseria della vita, un mondo che si mostra attraverso il percorso dei personaggi e si racconta attraverso le loro storie.
lo stile di disegno di dori è letteralmente incantevole, probabilmente la cosa che più mi ha attirata di questo volume insieme all'aspetto mitico della storia.
il mondo trabocca di magia che arricchisce le nostre vite. è un prodigio estremamente utile e indispensabile. eppure il suo funzionamento è sconosciuto...solamente i maghi possono usare la magia. i normali esseri umani possono soltanto limitarsi a godere dei suoi benefici e gli è impossibile diventare a loro volta maghi.
atelier of witch hat mi ha conquistata da subito, da quando ho visto la copertina per la prima volta, prima ancora che venisse annunciato da planet manga. diciamolo subito: i disegni sono assolutamente straordinari, molto al di sopra del livello della maggior parte dei manga, qualcosa che paragonerei solamente alle opere di kaoru mori o aki irie. uno stile elegantissimo, niente retini, cura straordinaria dei dettagli, che però sa concedersi qualche elemento cartoonesco tipico del fumetto giapponese.

la storia, per quanto non brilli per originalità, è comunque appassionante e narrata con cura e senza fretta: la giovane coco, affascinata da sempre dalla magia, incontra per caso qifrey, un giovane mago e scopre il reale funzionamento delle arti magiche: le magie non vengono lanciate o recitate, ma disegnate. così le viene in mente che molti anni prima un tipo strano con una maschera spaventosa a forma di occhio, le vendette un libro con delle strane figure, dell'inchiostro e una bacchetta penna.
coco si improvvisa apprendista stregone e inizia a pasticciare con l'inchiostro e le figure: lancia un incantesimo da cui qifrey riesce a salvarla, ma che colpisce però sua madre.
qifrey dovrebbe cancellare la memoria della bambina, ma lei è l'unica capace di riconoscere l'incantesimo che aveva disegnato per poterlo così annullare e salvare la donna rimasta pietrificata.
così coco, scoperto che non serve nessun potere innato per essere mago, ma solo tanto studio e dedizione, diventa ufficialmente un'apprendista di qifrey: adesso dovrà confrontarsi non solo con le sue capacità e la sua forza di volontà, ma anche con le sue nuove compagne, e non tutte sembrano esattamente molto amichevoli...

il vecchio adagio impegnati con tutte le tue forze per raggiungere i tuoi scopi e potrai diventare chi vuoi funziona sempre, almeno con la sottoscritta. sinceramente, anche dopo aver letto qualche lamentela su questo primo volume, a detta di alcuni troppo lento e troppo prevedibile, l'ho trovato davvero delizioso: mi sono piaciuti i personaggi, l'ambientazione e - come dicevo - moltissimo i disegni.
non credo che una buona storia la faccia solamente l'elemento innovativo, anzi, sono convinta che qualsiasi storia, per quanto banale possa sembrare, diventi avvincente se raccontata nel modo giusto. questo primo volume mi ha convinta moltissimo e non vedo l'ora di proseguire nella lettura.

lunedì 3 giugno 2019

ti chiamo domani

e non si può concedere la propria vita a chi non la merita.


chiara si sveglia nel cuore della notte, legge qualche pagina di un libro e decide.
vuole tornare in italia. subito.
suo padre lavora con una ditta di trasporti, le trova un camion disponibile a darle un passaggio per la mattina dopo. al volante c'è daniele, un tipo taciturno che non va troppo d'accordo con i colleghi.

inizia così il viaggio da tolosa alla sabina, con due compagni di strada così improbabili che è difficile sapere cosa aspettarsi. o magari ci si aspetta la solita storia degli opposti che si attraggono, che si completano, che magari si innamorano e vissero tutti felici e contenti.

e invece rita petruccioli sorprende tutti e supera le aspettative, scansa completamente la trama facile e banale da commedia romantica e costruisce una storia che comincia molto prima di questo viaggio in camion, anzi, due storie, quella di chiara e quella di daniele, lontanissime e diversissime tra loro, destinate a incontrarsi per un attimo, a dividere un pezzetto di strada che è un viaggio tanto dentro un camion che dentro la propria coscienza. due persone diversissime che condividono qualche ora di vita, si raccontano il passato, imparano l'una dall'altra e riprendono ognuna il proprio cammino con una consapevolezza più grande e più forte.
chiara è esuberante, giovane, studia arte e spera di diventare davvero un'artista.
è aperta, fiduciosa nel futuro, carica di speranze, piena di amici a cui vuole bene. è ingenua come è giusto essere a vent'anni, quando non riesci nemmeno a dare un nome alle cose sbagliate perché non sai nemmeno capirle, riconoscerle.
è facile giudicarla una ragazza fortunata, forse anche viziata, a cui sono state date tante possibilità. è facile immaginare che sia una capricciosa che da un momento all'altro prende decisioni senza pensarci tanto e che è subito accontentata.
ma c'è qualcosa di difficile nel suo passato, qualcosa a cui fino ad adesso non aveva dato il nome giusto, qualcosa che ha capito come affrontare.

mi ha commossa il modo in cui rita l'ha raccontato: una sequenza in cui le parole narrano qualcosa di diverso dalle immagini, perché ci sono cose che non puoi ammettere nemmeno sottovoce a te stessa, non puoi chiamarle con il loro nome senza lasciare che ti feriscano ancora di più. ed è dopo questa sequenza che il viaggio acquista un senso, che è facile capire l'urgenza di una partenza improvvisa, decisa in una notte insonne. andare via, subito, non importa come, non cedere alle bugie camuffate da promesse.

accanto a lei daniele butta giù la maschera da burbero e racconta la sua storia senza nascondere nulla, usando le parole adatte, con una precisione che tradisce gli anni passati a raccontarsi tutto in testa ogni giorno, ogni ora. sa che deve ricominciare, ci sta provando ed è comprensibile che abbia paura.

se lui ha saputo dare a chiara un pezzettino della sua forza d'animo, lei gli ha insegnato a guardare avanti.
basta pochissimo a volte per mescolarsi a qualcuno, basta pochissimo perché una persona incontrata per poche ore riesca a diventare così importante da farci prendere la decisione giusta, quella che ci spinge a stravolgere la vita, a cambiarla finalmente in meglio.

ti chiamo domani inizia come uno di quei film che vedi in una sera noiosa in cui non trovi niente di meglio da fare e dopo poche pagine ti trascina in un racconto fortissimo, doloroso, importante, catartico, ti stupisce, ti lascia riflettere dio solo sa se per minuti o per ore, ti insegna a prendere a calci le insicurezze e le paure e la voglia di cedere alle scelte più comode e di prenderti la vita che ti meriti.
e alla fine l'unica cosa sensata da dire è grazie.

giovedì 23 maggio 2019

note dall'appartamento 107

una mattina mi sono svegliata e i tarassachi si erano estinti. in una sola notte erano improvvisamente spariti da tutto il mondo.

premessa: ecco, questo è il tipo di volume che mi aspettavo da una collana come wasabi. farò finta che lo sfigatto non esista.

note dall'appartamento 107 è l'opera prima e al momento unica di kashiwai, più attiva come illustratrice che come fumettista (non la si trova nemmeno su baka-updates!), ma sarebbe un peccato se non continuasse a disegnare storie come queste.

i diciotto brevissimi racconti che compongono questa antologia - divisi in quattro categorie: piante, collezioni, memorie, spazio - sono qualcosa di raro nel panorama fumettistico e narrativo in generale, è difficile persino definirli dei veri e propri racconti perché in effetti è quasi impossibile rispondere alla domanda cosa raccontano?
kashiwai più che narrare suggerisce delle atmosfere surreali, a tratti stranianti, persino lisergiche, sempre dolcemente malinconiche.


i mondi di kashiwai sono delicatissimi, fragili, pronti a sgretolarsi in un battito di palpebre: così basta una notte per far sì che spariscano tutti i tarassachi del mondo e un pergolato richiede cure precise ogni giorno perché i fiori che vi si arrampicano sopra non si brucino con la luce artificiale dei lampioni di notte.
gli oggetti diventano molto di più di semplici cose, sono spesso l'unico appiglio che abbiamo a vite che sono andate perdute, momenti passati, persino un'intera città inghiottita dall'acqua di cui non rimane altro che qualche messaggio in bottiglia.
in questo contesto quasi di perdita imminente, la memoria è l'unico modo non tanto per salvare noi stessi ma per diventare custodi di una realtà a un passo dall'oblio, e lo spazio perde i suoi connotati scientificamente razionali per farsi luogo di fantasia e sogno.


da illustratrice, kashiwai disegna tavole spaziose, riserva quasi tutta la sua attenzione - e quella del lettore - ai paesaggi, reali o onirici che siano, agli sfondi, ai dettagli, e dedica alla definizione dei personaggi solo poche linee essenziali, quasi a voler sottolineare la loro transitorietà nello spazio e nel tempo e a voler mettere a fuoco tutta l'attenzione sull'ambiente che li circonda, vero protagonista delle storie.

non è facile trovare volumi simili a questo (almeno se scavo nella mia memoria), ma spero che wasabi continui in questa direzione, facendosi contenitore di opere così rare e preziose.

venerdì 17 maggio 2019

celine & ella ; dear my gravity

alcune parole ti mangiano l'anima. la rosicchiano, inesorabilmente, consumandola.

(avete fatto caso al punto e virgola messo prima del sottotitolo?
ultimamente mi era capitato spesso di vedere tatuaggi con lo stesso simbolo, pensavo sinceramente fosse una delle mode del momento, tipo l'uso smodato di serendipità o resilienza (su cui non faccio commenti) e invece - grazie a celine & ella ; dear my gravity di miba e josh prigge - ho scoperto, facendo una ricerchina online, che ";" ha un significato molto prezioso. vi lascio il link al progetto punto e virgola, dateci un'occhiata perché credo ne valga veramente la pena.)

ella e celine si erano già incontrate prima, ma non si erano mai parlate.
si ritrovano adesso sullo stesso pullman diretto a scuola e un'improvvisa esercitazione di sicurezza diventa il pretesto ideale per attaccare bottone.
non lo sanno ancora, ma hanno tantissimo in comune: un passato familiare ingombrante e pesante, difficoltà a essere accettate tra i coetanei.
decidono di trascorrere una giornata insieme, ognuna felice a suo modo, per una ragione che non ha il coraggio di confessare.

ella ha passato tutta la sua infanzia a lottare contro chi la compativa perché figlia di una madre sorda, celine è stata sempre discriminata perché unica asiatica in un quartiere di bianchi.
si scoprono poco a poco, imparano che non sono sole a sentirsi sole, che nessuno è l'unico al mondo a soffrire per qualcosa e che ognuno nasconde dietro le apparenze di un'esistenza invidiabile il motivo della sua tristezza.
sono diverse eppure scoprono di avere tanto in comune, di essere legate dall'essere sopravvissute ognuna al proprio passato, adesso, una vicina all'altra, il futuro sembra più facile e luminoso.


miba e josh prigge mettono in scena una storia adolescenziale delicata e importante, raccontano la storia personale di due ragazzine che si scoprono amiche e nel frattempo sfiorano con leggerezza - che non è mai superficialità - temi difficili, sopratutto dal punto di vista di un adolescente: la separazione dei propri genitori, la loro fragilità, il bullismo verso i diversi.
sarebbe facile farne un pippone didascalico e moraleggiante, invece i due autori sud coreani giocano tutto sulla loro immensa capacità di comunicare le emozioni, di lasciare parlare i silenzi.

mi è piaciuto moltissimo lo stile grafico, le vignette sono dei veri e propri dipinti in digitale dove non c'è spazio per le linee di contorno, le figure si costruiscono con i colori e le luci, la gabbia delle tavole è invisibile e tutto sembra luminoso e arioso, contribuendo a dare quel senso di speranza e fiducia nel futuro che le due protagoniste sembrano respirare nel corso della storia.

a fine albo, in una bellissima postfazione che vi consiglio di non saltare, i due autori spiegano che celine & ella è il primo capitolo di una serie di quattro volumi, anche se il nucleo iniziale dell'opera - che secondo l'idea originale doveva essere più breve - è una delle storie che le due ragazze si raccontano.
quale che sia la prossima opera, io non vedo l'ora di leggerla, perché miba e josh prigge hanno saputo trasformare i ricordi dolorosi del passato in una corsa entusiasta e sicura verso un futuro felice, regalandoci una bellissima storia di crescita e un pezzettino di quella gioia.

lunedì 13 maggio 2019

raymond carver ~ una storia

ho vissuto tante vite diverse, più o meno tutte infelici. ogni fallimento era una vita. non erano vite sbagliate. erano tutte praticate con speranza.

ho sempre un rapporto strano con gli autori molto amati, quelli di cui tutti parlano quasi come se fossero degli esseri mitologici: da un lato mi viene la curiosità di capire il perché di tutto questo entusiasmo, dall'altro sono sempre un po' restia a leggere i loro libri, mi fanno antipatia in qualche modo, sopratutto quelli la cui storia personale, il loro personaggio è tenuto in conto quanto - se non più - delle cose che hanno scritto.

con carver è sempre stato così: ogni volta che ho provato a cercare informazioni sui suoi libri, ho trovato più roba su di lui che su quello che ha scritto, e questa cosa mi ha tenuta lontana per anni dai suoi racconti, ho giusto letto una raccolta di cui non ho praticamente memoria, ricordo solo che in qualche modo la trovai piuttosto deludente, non riuscivo minimamente a provare lo stesso entusiasmo che avevo colto in giro tra le recensioni che avevo letto.
dopo quell'esperienza l'ho completamente accantonato, non ho cercato di approfondire, di continuare a capire cosa potesse avere uno scrittore così di tanto speciale da essere così famoso e amato.

ammetto che però queste situazioni mi fanno sentire un po' come un paria tra i lettori, come se fossi quella che è troppo stupida per capire quello che è chiaro a tutti gli altri.
così quando valentina grande mi ha parlato del suo fumetto dedicato a carver ho subito pensato che potesse essere finalmente la volta buona per conoscere e capire un autore così importante e per me così sconosciuto.

raymond carver - una storia è una biografia, certo, ma è lontano anni luce dalle biografie noiose e prevedibili che cominciano dall'infanzia del personaggio in questione e lo presentano come un prescelto dalle muse e dal destino, dritto e sicuro sul suo cammino costellato di successi e di ostacoli abilmente superati (cosa che, diciamocelo, è assolutamente insopportabile).

quasi trentanove anni, un matrimonio a un passo dal fallimento e un grosso problema con l'alcool. raymond ha già pubblicato e la sua attività di scrittore è riuscito a regalargli qualche soddisfazione ma nulla con cui poter pagare l'affitto e le bollette. sta diventando vecchio e il futuro sembra sempre meno gravido di possibilità, meno incerto e più deprimente di quanto avrebbe immaginato una decina di anni prima.
la vita sembrava aver preso la piega giusta: si era sposato giovanissimo con una ragazza che amava, aveva avuto due bambini, vinto alcuni premi letterari, certo, ma tirare a campare diventava sempre più difficile e tra lavoro e famiglia il tempo per scrivere mancava costantemente. l'alcool era diventato il suo rifugio e presto si era trasformato in uno dei tanti problemi, anzi, nella causa prima dei suoi problemi: con sua moglie, con i suoi figli e con il suo sogno di diventare uno scrittore.

così adesso, a un passo dal suo trentanovesimo compleanno, raymond decide di allontanarsi da tutto, di prendersi il tempo per provare a smettere di bere e di riuscire a scrivere davvero. ha trovato una casa in cui vivere da solo e un gruppo di aiuto per alcolisti.
devi dare una possibilità al ragazzo che ha passato la notte a leggere poetry. al bambino che si è fatto spedire un racconto da sua madre. a quel poveraccio che scriveva a macchina nel garage.
la storia di carver è fatta di presente e di ricordi, momenti significativi nel bene e nel male, quei momenti che lo hanno reso quello che è adesso: un passato non troppo facile, comune a tanti, da cui cercava di scappare attraverso la lettura e la scrittura. una vita fatta di impegno, di sogni e di speranze, che si sono andate a scontrare con la più triste e ingiusta delle verità: a volte, anche se sei bravo, capace, dotato di talento, intelligente, non è detto che riesci a emergere, è facile sbagliare ma non è facile recuperare se non hai qualcuno accanto che è disposto a credere in te e a darti fiducia e sopratutto la spinta che ti serve per riuscire a fare finalmente quel passo avanti.
è il suo momento di attesa nell'acqua calma, in una pozza di ristagno.
le trote si trovano dove l'acqua ristagna. si stancano a resistere tutto il tempo alla corrente, specie se sono ferite. allora, vanno in acque calme e restano in attesa, si ossigenano e aspettano il nutrimento. aspettano qualcosa che le aiuti a sopravvivere. aspettano un miracolo.
a carver a un certo punto, questo succede. arriva la persona giusta che sblocca la sua esistenza, succede quel qualcosa che gli fa riacquistare fiducia, che riesce a tirarlo fuori da quella che, a conti fatti, è solo un enorme mucchio di sfiga che gli è sempre stato addosso.
perché in fondo è quella la vera discriminante, la sfiga, quella che ti fa nascere da un padre alcolizzato, che ti vuole povero e costretto ad arrabattarti come puoi per far soldi e tirar su la tua di famiglia, quella che non ti mette davanti alla persona giusta al momento giusto.
si dice che la geografia conti più del merito e purtroppo è vero. e anche quando hai il culo di non nascere nella parte del mondo sbagliata, non è detto che tu sia nato col conto corrente giusto.

valentina grande riesce a raccontare la storia di carver con il giusto distacco: non è un eroe che lotta contro le ingiustizie della vita, non è una vittima da compatire, è solo un uomo che cerca di rimediare ai suoi errori e che prova a realizzare i suoi sogni, un po' come tutti. tra le pagine, disegnate da valerio pastore in una tricromia che si concede solo di rado tocchi di giallo, con uno stile realistico e adulto che si sposa perfettamente con la narrazione, ho finalmente trovato lo spunto giusto per capire carver: non un mito né un eroe ma un uomo che ha inseguito e raggiunto il suo sogno, tardi forse, ma meglio che non arrivarci mai. adesso ho un ottimo motivo per riprovare a leggere i suoi racconti e di certo lo farò con una consapevolezza tutta nuova.

mercoledì 8 maggio 2019

le figlie di salem

a partire da oggi dovrai essere invisibile. camminerai guardando per terra. sarai cortese, risponderai con un cenno della testa. sanguinerai, figlia mia, tutti i mesi. è la punizione per essere diventata una tentazione agli occhi degli uomini.

abigail è ancora una bambina quando è costretta a smettere di esserlo.
abigail ama il bosco accanto al suo villaggio, adora passeggiare tra gli alberi, nei campi, bagnarsi i piedi nel ruscello quando va a prendere l'acqua.
ha una vita semplice, fatta di piccole gioie, di amicizie vere, vive in un piccolo villaggio in cui tutti si conoscono, in cui si sente al sicuro. non ha paura nemmeno di ciò che non appartiene alla sua comunità, sa che diverso non vuol dire per forza malvagio.
è felice in qualche modo. fino al giorno in cui tutto si trasforma. fino al giorno in cui impara a rendersi conto di com'è la realtà vista dagli occhi degli altri.
abigail diventa colpevole delle colpe di chi la vuole vittima.
abigail diventa una donna in una comunità di fanatici puritani desiderosi di condannare chiunque pur di non riconoscere le proprie mancanze.

quello che successe a salem nell'ultima metà del XVII secolo è storia e spesso i racconti, quando non sono una fredda cronaca dei fatti, indugiano più sui particolari scabrosi con quella solita volgarità voyeristica che spettacolarizza la violenza e la sofferenza senza nessun rispetto delle vittime.
thomas gilbert con le figlie di salem rende giustizia a quelle donne e a quello che subirono per colpa di un credo religioso che si nutriva di ignoranza, violenza, misoginia, crudeltà e perversione.

dietro il processo alle streghe di salem si nasconde - e non lo fa neanche troppo bene - la miseria di uomini piccoli spaventati da donne che non si lasciano sottomettere, che non accettano di tenere gli occhi bassi, che sanno ritagliarsi una vita persino in un posto come salem.


inizia a diffondersi odio e malcontento a salem, e per ogni cosa che non va bisogna cercare un colpevole, un nemico, un capro espiatorio.
e nulla è più detestabile agli occhi degli uomini di salem di una donna che non sappia stare al proprio posto, una donna che osa rifiutare delle attenzioni, che gestisce una locanda da sola, che racconta storie che non abbia letto sulla bibbia, l'unico libro che le è dato di conoscere purché non ci ragioni troppo sopra.

spaventato di perdere il controllo sulla popolazione, il pastore inizia a terrorizzare tutti sproloquiando di demoni, stregoneria, peccati e punizioni. come una scintilla che scatena un incendio, ognuno a salem inizia a sentirsi libero di spiare il proprio vicino per cercare un indizio di colpevolezza, e nulla è più facile per vendicare un qualche torto subito - o semplicemente per togliersi di torno qualcuno - che un'accusa di stregoneria.

inutile spoilerare una storia che gilbert, per quanto si tratti di un fatto abbastanza conosciuto, riesce a rendere appassionante e densa di colpi di scena ma, al di là degli eventi, le considerazioni da fare sono tante. le figlie di salem è un libro doloroso perché vero, non solo in senso storico ma nel suo principio più profondo: la misoginia che si respira tra le sue pagine ha cambiato mille volte forme e protagonisti, ma rimane - più o meno sopita - indifferente alle coordinate geografiche, ai calendari, al tipo di dio che si scelga di venerare.


fa rabbia leggere questo libro, fa rabbia capire all'inizio quello che abigail non capisce, fa rabbia riconoscere quegli sguardi e quelle frecciatine, fa rabbia pensare che non cambia poi tanto tra la salem del 1600 o l'italia del 2019, che le donne continuano a ricevere "attenzioni non gradite" che è il modo elegante (perché è così che dobbiamo parlare noi donne, in modo elegante e carino, per carità) per dire "molestie", che gli uomini continuano a uccidere per un rifiuto, che le parole delle donne nei tribunali continuano a valere sempre troppo poco, che il corpo femminile continua a essere considerato "tentatore" come se l'esistenza stessa delle donne non fosse concepibile se non in funzione dei desideri maschili.
fa rabbia ma è importante leggere questo libro perché senza consapevolezza e senza memoria non è possibile lottare per un presente e un futuro migliore, perché è alle streghe di oggi che questo libro è dedicato e perché è la storia di ognuna di queste donne che nel corso dei secoli hanno strappato alla violenza e alle prepotenze attimi di libertà e di gioia e che continuano a farlo anche oggi per un domani migliore.

grazie thomas gilbert per aver scritto questa storia, grazie diabolo per averla tradotta per i lettori italiani.

lunedì 6 maggio 2019

commenti randomici a letture randomiche (66) ~ speciale aiken

dopo la collana dedicata al fumetto cinese, bao publishing si dedica anche ai manga con la già conosciutissima, apprezzatissima e instagrammatissima (ma si può dire?) collana aiken, presentata in anteprima qualche giorno fa al comicon di napoli.

i primi tre titoli vengono dalla rivista giapponese ikki (facendo una ricerchina online veloce la rivista è stata pubblicata per 11 anni - dal 2003 al 2014 - ed è nota come una delle migliori riviste contenitore di seinen alternativi e underground, è stata casa per autori come daisuke igarashi, taiyo matsumoto, mohiro kitoh e natsume ono, giusto per citarne alcuni già conosciuti e apprezzati anche in italia) e uno è di una vecchia conoscenza di casa bao, ken niimura, autore del mai abbastanza consigliato i kill giants (è bellissimo, davvero, ne avevo in qualche modo parlato qui, praticamente agli esordi del blog), mentre gli altri due sono di hisae iwaoka, di cui proprio durante il comicon è stato già annunciato un altro volume di storie brevi.

personalmente mi è sembrato un inizio col botto e molto in linea con tutto il lavoro di bao degli ultimi dieci anni: manga non commerciali ma apprezzabili da un grande pubblico, roba pop ma di grande qualità, e una bella veste grafica che lascia spazio al titolo originale in giapponese e che da un lato richiama le classiche costine bao e dall'altro si reinventa con il nuovo logo.

fiori di biscotto è il primo dei tre che ho letto, ne avevo beccato non so più nemmeno come la copertina millemila anni fa senza avere idea di cosa fosse e me ne ero già innamorata.
si tratta di una raccolta di storie brevi tutte collegate tra loro dall'ambientazione: la stessa scuola, diverse vite che si sfiorano e a volte si intrecciano, che hanno vissuto in quell'edificio anni prima o che ci trascorrono le loro giornate adesso, alunni o insegnanti.
nonostante si tratti di storie molto leggere che hanno per lo più protagonisti dei bambini o ragazzini coinvolti in situazioni ordinarie e quasi banali - accudire un coniglietto o scegliere un club scolastico a cui iscriversi, ad esempio - o adulti che vivono una vita tranquilla e una routine sempre uguale da anni, si intuiscono tematiche carissime al fumetto giapponese: la difficoltà di integrarsi in una società rigidissima e piena di aspettative e quindi la solitudine, il senso di sconfitta quando non si riesce a tenere il passo con tutti gli altri, la nostalgia per una vita vissuta troppo in fretta o il rimorso per qualcosa di non detto per tanto tempo.
la dolcezza di queste storie non è soltanto nel tono pacato e tranquillo della narrazione ma anche - e forse sopratutto - nello stile di disegno: personaggi pupazzosi e teneri che abitano un mondo delicato e fragile in cui il tempo scorre tranquillo e la vita è scossa appena da emozioni leggere.
c'è un senso di malinconia dolceamara indescrivibile e tipicamente giapponese dalla prima all'ultima pagina.
dei tre titoli è il più consigliato per gli appassionati di slice of life.

se fiori di biscotto vi ha conquistati allora potete lanciarvi tranquillamente su donsei mansion 1 (saranno sette volumi in totale, a cadenza bimestrale). ambientazione, struttura e trama completamente diversi ma lo stile dell'autrice è inconfondibile e funziona benissimo anche qui, in una storia ambientata a più di trentacinquemila metri dalla terra e che vede protagonista un ragazzino che ha appena finito la  scuola ed è al suo primo giorno di lavoro come lavavetri.
beh sì, il lavoro di mitsu è quello di pulire finestre, ma si tratta di qualcosa di molto diverso da quello che state immaginando.

siamo in un futuro non si sa quanto lontano (a dirla tutta, se le cose continuano così non troppo lontano) e gli esseri umani si sono spostati in una gigantesca struttura spaziale a forma di anello che circonda il pianeta.
a nessuno è concesso di tornare sulla terra che, a un passo dal disastro ambientale, è stata dichiarata oasi naturale protetta.
l'anello è formato da tre strati ma spostarsi tra i livelli è difficilissimo, senza permessi praticamente impossibile e questo ha generato una rigidissima divisione sociale tra gli abitanti, ovviamente a svantaggio di quelli del livello inferiore dove, tra gli altri, vive mitsu.
mantenere pulite le vetrate dell'anello è dunque l'unico modo per poter godere della luce naturale, ma l'operazione è difficile e costosa e solo gli abitanti del livello superiore - con qualche eccezione - riescono a permettersi un servizio simile. la mancanza di luce naturale, oltre a un senso di squallore e tristezza, porta con sé anche indebolimento e malattie e così la possibilità di vivere al livello superiore non è più soltanto una questione di status symbol ma riguarda anche la qualità della vita.

il lavoro di lavavetri è difficile e pericoloso e infatti da poco il papà di mitsu è morto proprio mentre svolgeva il suo compito. mitsu ha avuto poche occasioni di parlare con lui, di conoscerlo, ma adesso che lavora con quelli che sono stati i suoi colleghi comincia a farsi sempre più chiara in testa l'idea di  che uomo fosse suo padre, quali erano i suoi pensieri e i suoi desideri.
mentre mitsu impara a conoscere suo padre, incontra i suoi clienti, ognuno con la sua storia e i suoi sogni: tutti hanno lo sguardo rivolto a quel mondo in cui è proibito tornare, tutti cercano di poter godere dei raggi del sole che i detriti spaziali inesorabilmente schermano e sicuramente anche suo padre, dalla posizione privilegiata che solo un lavavetri all'esterno dell'anello può avere, avrà rivolto tante volte lo sguardo verso la vecchia casa e avrà sognato di poterla vedere... esattamente come è successo a mitsu.

un primo volume molto intenso e poetico che mescola fantascienza allo stile tranquillo e quasi antologico dello slice of life e un mistero che si intravede all'orizzonte.
dei tre volumi, questo è stato in assoluto il mio preferito e non vedo l'ora di poter continuare a leggere questa storia!

henshin è un'altra raccolta di storie brevi scritte e disegnate, come dicevo sopra, dall'autore di i kill giants. il tono qui è decisamente meno drammatico, a tratti anche comico.
il formato è più grande di quello scelto per i due titoli della iwaoka (i primi due sono più o meno della stessa dimensione di un manga standard, questo è più simile alle nuove edizioni dei manga di tezuka  per intenderci) e si tratta anche di un volume un po' più corposo, il che giustifica pienamente il prezzo più alto.
ah, ed è consigliatissimo a tutti gli amanti dei gatti.

le storie presentano varie scene di vita quotidiana - dalla ragazzina bullizzata che cambia città e va a vivere dallo zio alla famiglia che organizza un pranzo per far colpo sul capo del papà fino al ragazzo che sogna di avere un gattino tutto per sé - ma tutte condite con qualche elemento assolutamente imprevedibile e a volte surreale: così lo zietto si svela essere un criminale (ma pur sempre molto affettuoso con la nipote), la famiglia tanto borghese e banale in realtà ha delle capacità decisamente fuori dalla norma e il dispettoso gatto che visita ogni giorno la casa del ragazzo ha il dono dell'invisibilità!

niimura fa divertire il lettore con scenette comiche e inaspettate ma questa è molto più di una raccolta di storielle divertenti, alternando velocissimamente i momenti più buffi con quelli più dolci, commoventi, malinconici, spaventosi, racconta la complessità e l'imprevedibilità della vita e la sua bellezza.

i primi tre titoli aiken e i gadget distribuiti al comicon di napoli (altre foto qui)

tutti e tre i volumi saranno disponibili online e nelle fumetterie/librerie dal 9 maggio.

lunedì 29 aprile 2019

luce

questa ragazza dovrà lottare con il mondo e con se stessa.

grace ha delle voci che le parlano nella testa.
non se l'è inventate, ci sono davvero anche se non sono vere. le parlano in continuazione, arrivano dal ricordo di uno shock immenso che ha vissuto da bambina, la accompagnano fin da allora.
le voci le fanno compagnia e la allontanano da tutti gli altri.
grace è quella strana, quella che parla da sola. le voci nella sua testa lo sanno che agli altri lei non piace, glielo ricordano ogni volta.
grace cresce così, circondata da voci senza corpi e da corpi che non sanno mai parlarle davvero.
senza nessuno che la aiuti a non farsi confondere dalle bugie che risuonano nella sua testa e dalle cattiverie che arrivano dagli altri, grace finisce tra le mani di un pappone che si fregia del nome di dante e che della poesia ha fatto sua solo la forma.
diventa una prostituta, si lascia convincere che non è buona a farsi amare davvero e così rifiuta l'amore. ha imparato che nessuno da niente per niente, che chiunque è pronto ha prendersi solo ciò di cui ha bisogno e lei è qualcosa di cui qualcuno ha bisogno, sa che le cose stanno così e che non può cambiarle, sa che questo può essere utile per pagarsi le medicine che un pusher le vende per placare le voci nella testa che la fanno impazzire.

la vita di grace cambia nell'arco di una notte, una notte tragica, oscura, una notte che ingoia i colori del mondo. come una creatura mitologica, grace muore nel sangue e nel buio, viaggia nel sogno e rinasce alla luce.


simone prisco racconta la storia di grace con le parole, con i disegni ma sopratutto con i colori: fin dai contrasti della copertina in cui prevalgono i toni bui e freddi, in perfetta antitesi semiotica con la parola luce che campeggia in alto, in cui grace sembra volgersi un attimo indietro prima di dirigersi verso la luce infuocata che intravediamo dietro di lei e poi nella storia: il bianco abbacinante dei ricordi, che sfuma i contorni delle cose, fa delle persone poco più che ombre indefinite; il nero e il rosso della violenza; il freddo del blu e del verde che soccombono all'esplosione del giallo e del dorato di quella luce che grace sembra portarsi dentro da sempre e che diventa sempre più intensa e l'azzurro delicato dei momenti di pace, la luce morbida del mondo fuori dalla mente stravolta di grace, lontano dalla cattiveria, dalla violenza, dalla sopraffazione, la luce della speranza che viene dalla consapevolezza che nonostante tutto c'è posto per l'amore e la tenerezza.
ogni immagine suggerisce non solo la narrazione degli eventi, ma il mondo lisergico dietro gli occhi di grace, le sue emozioni, speranze paure.
prisco dipinge grace, la sua anima e la sua storia e ci regala l'ennesimo capolavoro (dopo vita, irene e immortali), alzando ancora una volta l'asticella e superandosi sempre di più.

domenica 28 aprile 2019

comicon 2019 ~ riassuntone degli annunci (manga)

mi sono ripromessa mille volte di rallentare un po' con i manga: seguo un sacco di serie tutte insieme e molte, passato l'entusiasmo iniziale, si rivelano delle mezze delusioni.
poi però, come ben sapete, negli ultimi tempi alcune case editrici che non si occupavano soltanto di fumetto giapponese hanno cominciato delle collane dedicate ai manga, quel tipo di titoli che 15 anni fa nessuno si sarebbe sognato di vedere in italia. e al contempo gli editori di manga più mainstrem hanno anche loro cominciato a guardare a quei titoli considerati più di nicchia (o semplicemente non pubblicati su shounen jump). risultato? come diamine dovrei fare a rallentare con i manga?
certo, ne leggo molti meno rispetto a prima, sono molto più selettiva e mi concedo poca roba fuffosa giusto perché ogni tanto mi va.
e poi a ben vedere, adesso che finalmente la qualità sta cominciando ad alzarsi sempre di più, vengono meno le motivazioni che mi avevano portato a cercare di comprarne meno.


insomma, tutta questa mega introduzione perché dopo gli annunci del comicon di questi giorni non so se essere felice o disperarmi. e ormai mi sono anche arresa all'idea di essere sempre senza un centesimo in tasca perché spendo tutto in fumetti, ma ho serissimi problemi di spazio ormai! le librerie stanno esplodendo, ogni superficie di camera mia è ricoperta di pile di fumetti e libri e... ok, ci siamo capiti.

la colpa è principalmente di bao publishing e della sua nuova collana aiken (vi parlerò prestissimo dei suoi primi volumetti) di cui mi sono segnata quasi tutti i titoli.
rispetto alla maggior parte della roba giapponese che arrivano qui in italia bao sta scegliendo volumi diversi: storie quotidiane, racconti brevi, disegni lontanissimi dallo stile grafico di shoujo/shounen di punta.
cioè tutto quello che a me piace un sacco e che per anni pensavo che non avrei mai letto.


nuvole bianche di hisae iwaoka e i paesaggi di chinami di akiteru nomoto sono due raccolte di storie brevi che comprerei a occhi chiusi già soltanto per le copertine. per quel pochissimo che è stato detto (qui un riassunto della conferenza) e - cosa non da poco - per la fiducia che ispira un editore come bao, non posso lasciarmele scappare.
il terzo è dien bien phu, un manga in 10 volumi più 3 di sequel, ambientato durante la guerra in vietnam. ammetto di non aver capito ancora benissimo quale dovrebbe essere la trama, ma mi sono innamorata dei disegni. ah, il numero di volumi mi aveva messo un po' di timore, ma verrà pubblicato alla conclusione di donsei mansion, quindi non dobbiamo tirare fuori miliardi tutti in una sola volta.


mi hanno incuriosita meno i due volumi di kouichi masara - il dono di edo e interludio di sentimenti - ma è colpa mia che dopo la cosmica delusione di ooku storco il naso ogni volta che vedo roba con un ambientazione simile. ma ovviamente gli darò un'occhiata, non voglio perdermi qualcosa di bello per un pregiudizio stupido.

ah, vorrei lanciare un appello alle altre case editrici che si sono buttate sul manga di qualità: non è necessario fare queste mega edizioni grosse come quaderni delle elementari e poi farcele pagare 20 euro a volume. sono pure scomode da incastrare in libreria. prendete spunto da questi formati e sopratutto da questi prezzi, così magari siamo un po' più invogliati a leggere qualcosa di cui non sappiamo niente. non è facile prendere a scatola chiusa qualcosa a quel prezzo (riferimenti a dynit e coconino sono del tutto casuali assolutamente voluti).

da star comics mi aspettavo qualche novità sulla collana wasabi e invece niente.
si è solo accennato a un qualche titolo che potrebbe piacere ai fan dello stile della yazawa, ma potrebbe dire tutto e niente: si parla di forma o di contenuti? perché non basta mettere delle tipe anoressiche alte tre metri con dei vestiti fichissimi per avvicinarsi allo stile della yazawa, per quanto la forma esteriore sarebbe quella... comunque, aspetto con discreta curiosità (ma oh, la yazawa è insuperabile, non scherziamo).

non hanno fatto tantissimi annunci e tutta roba fuori dalle mie corde a esclusione di io sono shingo che, nonostante il genere horror non mi sia mai piaciuto e non ami enormemente questo stile così vintage, mi ispira parecchio, probabilmente per colpa di un articolo di fumettologica in cui se ne parlava molto bene.

ah, se vi siete persi sailor moon (nonostante le millemila edizioni già fatte di recente) sappiate che finalmente sta per uscire la eternal edition (io mi accontento dei miei brossuratini cheap della estinta e non troppo compianta - per niente - gp).


inaspettatamente però la roba più sorprendente e che mai mi sarei aspettata è gunslinger girl, annunciato da planet manga.

non ho mai letto questo manga e ho perso il conto degli anni che ho passato a sperare che qualcuno lo pubblicasse per intero così da poterlo recuperare, e finalmente eccolo qui. questo forse è il titolo per cui sono più contenta.

per il resto hanno fatto una tonnellata di annunci, riassumibile in: shounenazzi, facce macchiate di sangue, tette giganti, altri shounenazzi ma in salsa western, altri shounenazzi ancora ma con tizie seminude che si menano, titani, il nuovo naruto, roba fantasy già vista... e quindi no no no eccetera.
ma: la ristampa di cortili del cuore me la prenderei volentieri non fosse che mi sembra proprio un peccato spendere soldi per qualcosa che ho già (ok, in sottilettine rovinatissime e vecchissime, ma sono ancora lì con tutta la storia dentro e io non ho mai visto i fumetti come soprammobili, poco mi cambia se sono belli o brutti da tenere su uno scaffale) e anche quella de l'immortale, non costasse 15 euro a volume.
di kutei dragons mi avevano incantato le copertine, ma parla di caccia - ok, contro draghi, ma sempre caccia è - e no, non voglio leggere una storia incentrata su gente che uccide animali - no, nemmeno se lo fa per sfamarsi, non me ne frega niente, coltivassero pomodori e melanzane.
e quindi passo alla grande. anche se mi spiace perché i disegni sono davvero bellissimi e io adoro i draghi (non ridotti in sashimi però!) e le storie con i draghi.

anche j-pop (che ha fatto gli annunci a sorpresa) ha tirato fuori un sacco di roba, e anche qui per me non c'è assolutamente nulla di interessante (ragà c'è una roba su cleopatra così trash che non riesco nemmeno a guardare le copertine senza sentirmi male) a parte gogo monster di taiyo matsumoto, sperando non costi un patrimonio come tekkon kinkreet che non sono ancora riuscita a recuperare proprio per il prezzo decisamente poco accessibile.
a quanto pare hanno annunciato una collana dedicata a moto hagio ma - so di andare contro *tutti* - la cosa mi lascia completamente indifferente, ho letto un paio di suoi manga e non mi hanno entusiasmata affatto, ma sono comunque contenta per chi ci sperava da un sacco di tempo.

insomma, una selezione era necessaria, e penso di aver segnato esattamente quello che fa per me, senza rimanere delusa.

e voi? avete seguito gli annunci? c'è qualche titolo in cui speravate o qualcosa di nuovo che vi incuriosisce? qualcosa che vi aspettavate e invece non è arrivato? (io continuo a sperare che prima o poi qualcuno porti yokohama cafè e che quel qualcuno non sia dynit altrimenti dovrò vendermi un rene per comprare tutti i volumi)

venerdì 26 aprile 2019

i giorni che scompaiono

credo che io e te stiamo dividendo lo stesso corpo in due. un giorno su due posseggo questo corpo mentre tu dormi. vorrei che mi confermassi una cosa: dai messaggi che hai scritto, sembra che tu ricordi bene il tuo passato. il che mi fa temere di essere una specie di parassita. di averti rubato il corpo.

lubin maréchal si divide tra il suo lavoro di commesso di un supermercato di giorno e quello di acrobata di una piccola compagnia teatrale di notte.
eppure è sempre la stessa persona.
o almeno, lo è fino a che una stupida caduta non gli fa battere la testa, una roba da niente, nemmeno un bernoccolo, giusto una bella figura di cacca fatta tra amici che al massimo di prendono per i fondelli bonariamente e si finisce a riderne tutti insieme.
fino a quando non scopre di aver saltato un intero giorno: si è addormentato la domenica sera e si ritrova la mattina dopo che è già martedì. il giorno prima non è andato a lavoro e ha fatto un gran brutto casino con la sua ragazza, ma lui non ricorda assolutamente nulla.

una perdita di memoria sarebbe già un bel problema, ma quello che è successo a lubin è decisamente più complicato e inspiegabile: un altro lubin vive nel suo corpo, ha la sua voce ma non i suoi ricordi, ancor meno il suo carattere. un giorno su due, il secondo lubin mette in pausa la vita del lubin originale e vive la sua.
lubin-2 è una persona completamente diversa dal ragazzo che abbiamo conosciuto nelle prime pagine della storia: non ha alcuna velleità artistica anzi, tiene i piedi ben piantati in terra e in poco tempo ottiene una posizione sociale e lavorativa molto più salda e prestigiosa di quella di lubin-1 che dal canto suo apprezza veramente poco la situazione ma cerca comunque di trovare un equilibrio con questo doppio così diverso da sé... equilibrio che viene a spezzarsi velocemente quando lubin-2 inizia a prendere sempre di più il controllo della situazione e a occupare il corpo che hanno in comune sempre più a lungo.


la propria identità, i rapporti che intessiamo con le persone care, l'importanza del tempo che abbiamo a disposizione, che ci sembra infinito e che invece potrebbe terminare da un momento all'altro, senza lasciarci ottenere quello che volevamo davvero dalla vita, e - sopratutto - il bivio in cui ognuno di noi si trova a dover scegliere: continuare a seguire i propri sogni, vivere momento per momento senza volgere lo sguardo troppo in là, godendo delle gioie immediate oppure impegnarsi per costruire un futuro solito, forse senza sorprese e colpi di scena, ma che possa garantire certezze a noi stessi e alle persone con cui decidiamo di vivere la nostra vita.
eccoli - al di là della narrazione degli eventi e di una trama appassionante ed emozionante - i temi enormi che timothé le boucher con i giorni che scompaiono (con cui esordisce in italia ma che è il suo terzo graphic novel in realtà e che dovrebbe vedere anche un adattamento cinematografico) stuzzica con il suo racconto.
una roba da farvi attorcigliare più e più volte le budella.
probabile che anche lui, da artista, si sia trovato davanti a una scelta simile, ma non prende nessuna posizione netta, non dà alcun giudizio, si limita solo a raccontare solo i giorni di lubin-1, quello che abbiamo conosciuto all'inizio, a farci vivere il suo spaesamento a ogni risveglio, a farci gustare il sapore amore e sconsolante di una vita che non si lascia vivere pienamente, a farci sentire il tempo che corre velocissimo mentre noi cerchiamo di stargli dietro.

un romanzo davvero bellissimo ed emozionante, che affronta in modo originale temi fondamentali della riflessione umana infondendoli in una storia che riesce a sorprendere anche quando il mistero della doppia personalità viene svelato dopo pochissime pagine, in grado comunque di dar vita a molti colpi di scena e di lasciare il lettore, alla fine, con la sensazione di aver letto una di quelle storie che non dimenticherà facilmente.

martedì 23 aprile 2019

ventuno

il patto è questo. io vi racconterò la mia storia, quella vera, e voi la ascolterete, che vi piaccia o no, perché vi parlerò di tossici ed emarginati, di sesso, di violenza e di morte. sicuramente lo sapete a cosa mi riferisco. quella pulsione del cazzo quando vi dicono: non guardare in basso, invece voi lo fate, guardate, e quando tutto gira è ormai troppo tardi. è questa la realtà. viviamo dentro un abisso pieno di gallerie e tunnel. è buio, umido e puzzolente. se chiudete gli occhi riuscite a immaginarvelo. benvenuti nel pozzo.

se vi sentite già un po' a disagio già da queste prime righe, state tranquilli, è tutto normale.
poi va sempre peggio.

immaginatevi questo mondo sotterraneo, oscuro, sporco e malsano, un pozzo che qualcuno un tempo ha iniziato a scavare, non si sa bene perché ma l'ha fatto, e poi hanno continuato, uomini e donne sono andati sempre più giù, hanno aperto nuove gallerie e cunicoli, si sono trascinati dietro un pezzo di umanità che scendendo ha perso tutto, un'umanità che è persino difficile definire tale: nati sottoterra come se fossero già morti, sbattuti fin dall'infanzia in un inferno in cui esistono solo violenza e squallore, gli abitanti del pozzo esistono solo in funzione del pozzo stesso, vivono le loro vite tremende solo per scavare, sempre di più, per scendere sempre più in basso, come automi. letteralmente. adorano il dio della meccanica, praticano rituali terrificanti in cui, tramite amputazioni e innesti, si trasformano in insetti meccanici, creature mostruose che perdono pezzo a pezzo anche la forma di esseri umani, si trasformano in macchine, più forti, più resistenti, più utili, il cui unico scopo è scavare ancora e ancora.

immaginatevi questo mondo e dimenticate tutto quello che di positivo assocereste al concetto di umanità: nessuna pietà, nessun senso di giustizia, di onestà. nel buio dei tunnel rischiarati solo da lanterne, dove il sole non è mai arrivato, non c'è che violenza: uccisioni, stupri, cannibalismo sono all'ordine del giorno, l'orrore che si consuma tra reietti malati, deformi, creature prive di qualsiasi aspirazione che non sia riuscire a fottere qualcun'altro e sopravvivere almeno un altro giorno.

ecco il pozzo, il mondo di ventuno, il protagonista da cui il romanzo prende il titolo, tutta la realtà che conosce e che ha imparato a far sua.
sa quali sono le regole, sa qual è il futuro che l'aspetta e che, nonostante sia cosciente della scarsità di alternative, cerca di rimandare facendosi di droghe improbabili, passando le sue giornate tra tossici nullafacenti ed evitando di rivelarlo ai suoi familiari, fino al giorno in cui si rende conto che conoscendo i segreti degli abitanti del pozzo e riuscendo a manipolare la situazione a suo piacimento, raccontando storie, piegando la verità con le parole, mettendo gli uni contro gli altri e approfittando della loro paura, può ottenere molto di più di quello che non gli darebbe un'intera vita di duro lavoro.

ventuno è un adolescente e come ogni adolescente che si rispetti non ha nessuna voglia di seguire il percorso che qualcuno ha stabilito per lui. ma è un adolescente che non conosce altro che la decadente disperazione del pozzo, un adolescente senza guida, senza eroi, senza morale, un adolescente che non perde tempo a fantasticare di quello che sa bene essere impossibile.
ventuno sa che se anche riuscisse a uscire dal pozzo, se andasse nel mondo esterno, lì non sarebbe altro che una creatura ripugnante, odiata e disprezzata da tutti. conosce i suoi limiti e sa che il massimo a cui può aspirare è di salire nella scala gerarchica del pozzo, di diventare parte della malavita che controlla ogni cosa. il massimo cui può ambire è prevaricare su quelli che fino a qualche giorno prima erano suoi pari, ed è a questo che punta.
better to reign in hell than serve in heaven diceva uno che di inferni se ne intende parecchio.

guillem lópez non ci prova nemmeno a farci empatizzare con ventuno, a renderlo anche solo vagamente simile a un eroe, per quanto sgangherato e improbabile.
ventuno è l'espressione della società in cui vive, solo un po' più furbo e fortunato degli altri, ma rimane un essere abbietto e odioso concentrato tutto su sé stesso, sull'immediata soddisfazione dei suoi desideri.
vive in una società che non ha coscienza di sé stessa, che non sa nemmeno immaginare un cambiamento della propria condizione e di conseguenza cerca il cambiamento non del sistema ma nel sistema.
nel pozzo manca qualsiasi forma di associazione comunitaria che non abbia a che fare con le mostruosità rituali di questa strana religione, che si esaurisce tutta nei rituali stessi. neppure la famiglia ha la struttura sociale basilare che si troverebbe persino tra gli animali, gli affetti sono così sbiaditi che quasi non esistono, ognuno pensa solo alla propria sopravvivenza, tutti sono contro tutti.
questo è, a mio avviso, l'aspetto più terrificante di questo romanzo di lópez, ovvero la mancanza innaturale di una qualsiasi forma di struttura comunitaria che non sia quella della malavita organizzata (e plausibilmente legata al mondo esterno), l'apice di una piramide gerarchica sgangherata a cui ventuno aspira senza preoccuparsi di schiacciare chiunque serva pur di arrivare più in alto possibile.

il linguaggio, coerentemente con la realtà del pozzo, è volgare, crudo, diretto, ma mai scarno o semplicistico. mentre leggevo mi ha fatto venire in mente l'ossario di sedlec con le sue decorazioni elaboratissime, opulente ma grottesche e terrificanti che sembrano dire che gli esseri umani non sono nulla, non valgono nulla, ma possono tornare utili.

probabilmente non sarà la lettura migliore per i primi giorni di spensieratezza primaverile ma come ogni buon romanzo (e qui ci sarebbe da ricordare che relegare la narrativa di genere in qualche categoria di roba da nerd illetterati diventa sempre di più qualcosa di veramente stupido), superato il senso di malessere, lascia lo spazio aperto a un sacco di riflessioni.
buona lettura e buona insonnia.
e se non l'avete ancora fatto, recuperate anche challenger, sempre per i tipi di eris edizioni.

venerdì 12 aprile 2019

commenti randomici a letture randomiche (65)


ero convinta che dio li avrebbe puniti con la morte. ma venne il giorno, il sole sorse, e manson era ancora lì... coperto dalle ceneri bianche delle forche incendiate.

come ho potuto aspettare così tanto tempo prima di recuperare rachel rising? come???
con il secondo volume si entra ancora di più nel vivo della storia, si scopre finalmente il segreto dietro la non-morte di rachel, il perché del bisogno di uccidere di zoe, il passato di manson.
un passato terribile di cui nessuno ormai ha memoria.
nessuno tranne lilith. lei era lì, lei ricorda ogni cosa.
sa cosa è stato fatto in quel paese trecento anni fa e per trecento anni ha aspettato di potersi vendicare e adesso è decisa a farlo, facendo risorgere le tre streghe che, insieme a tutte le altre donne del paese, innocenti, furono uccise.
o almeno provarono a ucciderle tutte ma non ci riuscirono, perché a lilith non è concesso di poter morire.
per potersi vendicare di manson, lilith ha fatto un patto con un demone, malus, ma le cose non stanno andando esattamente come aveva immaginato...
e niente, so che è una serie vecchia e che quindi teoricamente non sarebbe spoiler dire più di così, ma non voglio rovinare la sorpresa a chi, come me, la sta recuperando adesso o magari conta di farlo. posso dire solamente che questa roba è assolutamente pazzesca!
ah, se ve lo siete persi, qui parlavo del primo volume.

la verità sugli assidi prima di al-hillah deve essere dimenticata.

sono riuscita anche a leggere ombre d'acqua, il secondo capitolo di haxa, saga fantasy scritta e disegnata da nicolò pellizzon.
la storia ricomincia dopo due anni dal finale del primo volume, dopo il disastro di jelgava: sophie, claire, aiko e le altre sono ora ufficialmente un gruppo di ricercate e la necessità di mettere in salvo la pelle è ancora più pressante di prima, ma non è il loro solo obiettivo.
il mondo sembra essere molto più complesso di come è stato raccontato, sembra esserci molto di più delle due vie - elementalisti e goetiani - proprio come hanno dimostrato aiko e le altre, capaci di controllare entrambi i tipi di magia.
ma tutto questo deve rimanere segreto, la guerra ai goetiani è sempre più feroce e aiko, più che tutte le altre, è determinata a portare alla luce la verità.

più va avanti il racconto, più i rapporti tra i personaggi si fanno importanti e difficili da gestire: amore, amicizia, fiducia, tradimenti, pellizzon mette in scena tutto il repertorio emotivo legando sempre di più le ragazze della gyangu, sopratutto da quando entra nella loro vita tsisia, ambasciatrice del consorzio dei goetiani, interessati ad avere il gruppo di aiko dalla loro parte in cambio di protezione.

il ritmo narrativo è ancora più frenetico che nel primo volume, pieno di avvenimenti di ogni tipo (alcuni anche abbastanza shockanti di cui non dirò nulla!) e i disegni e i colori di pellizzon sono in grado di farvi colare il cervello fuori dalle orecchie tra creature, architetture, macchinari e vestiti tutti stramegacuratissimi in ogni dettaglio.

ammetto che non è sempre facilissimo seguire il corso degli eventi e spesso sono dovuta tornare indietro di qualche pagina per cercare di capire cosa stava succedendo, ma haxa è così bello dal punto di vista grafico che soltanto a sfogliarne le pagine si viene ripagati dalla frustrazione di una narrazione non troppo lineare.
spero che con i prossimi due numeri si possa avere risposta a tutte le domande su questa terra futura dominata dalla magia, intanto cerco di resistere alla tentazione di strappare le pagine, incorniciarle e appendere in giro per casa.

le ragazze sono forti. ma hanno bisogno di supporto. e per tutte quelle che non hanno nessuno... bé, per loro ci sarò io.
il secondo volume di indomite, di pénélope bagieu è uscito già da un po' più di un mese, ma anche per questo ho dovuto pazientare un po' prima di riuscire a leggerlo tutto (ormai con questa storia degli esami vi sto ammorbando da tanto, lo so...), ma la struttura antologica di questo libro è perfetta per una lettura centellinata.
anche questa volta la bagieu racconta con ironia ma senza indorare nessuna pillola, le vite di donne straordinarie che hanno cambiato la storia, che si sono ribellate e sono uscite dallo spazietto che la società aveva ritagliato per loro.

ogni rivoluzione, così come ogni vita, è diversa dall'altra: c'è chi ha dovuto conquistarsi la fiducia degli altri per veder riconosciuto il proprio lavoro di studiosa o di artista ad esempio, e chi ha dovuto letteralmente combattere con le armi in mano contro la mostruosità di chi vede le donne come oggetti e basta. certo, non è facile mettere sullo stesso piano la violenza fisica o le battute sarcastiche sull'essere nata femmina, eppure tutto è riconducibile alla stessa cultura maschilista e patriarcale dalla quale tutte - ognuna a suo modo, nel suo paese, nel suo tempo e contro le leggi con le quali ha dovuto scendere a patti - sono riuscite a liberarsi per portare avanti i propri sogni e le proprie battaglie, quei sogni e quelle battaglie che sembrava dovessero rimanere progetti irrealizzabili solo perché sognati e combattuti da donne.

tutte hanno dimostrato che il pregiudizio questa non è roma da femmine è sempre e comunque una delle più grandi cazzate della storia, che privare una donna delle possibilità che ha qualsiasi uomo non fa che negare all'umanità la possibilità di crescere attraverso le esperienze e le idee di menti grandiose e volontà indomabili.
tutte hanno dimostrato che nessuna regola, nessuna legge, nessun pregiudizio possono fermare l'unica verità che conta, quella che nessuna donna al mondo, in quanto donna, vale meno di un uomo e che spesso è nel sesso debole che si nasconde forza, determinazione, coraggio e fierezza.

spero tantissimo che pénélope bagieu continui a raccontare la storia di queste donne spesso dimenticate dai libri di storia, quella con la s maiuscola, quella che si racconta nelle scuole, quella dei film, quella dell'immaginario comune, e che non sia la sola a farlo: abbiamo sempre più bisogno di conoscere il nostro passato per poter costruire un futuro libero dalla discriminazione, dalla violenza e dai pregiudizi.
(se ve l'eravate perso, qui trovate due parole sul primo volume)