lunedì 21 ottobre 2019

commenti randomici a letture randomiche (70)

in un lontanissimo futuro, quando ormai gli eventi del presente saranno stati dimenticati da lungo tempo, il mito prenderà forma.

parlo di mostri... parlo di giganti.
lontanissimo dalle atmosfere cupe e disperate di berserk, gigantomachia mi ha colpita sopratutto per il messaggio quasi positivo e ottimista che non mi aspettavo affatto dal papà di gatsu: in una terra futura devastata da una meglio non specificata catastrofe che ha generato mutazioni umane incredibili, e creature mostruose e gigantesche (da cui, ovviamente, il titolo) si muovono delos, un wresler grande, grosso, forte ma fondamentalmente buono, pacifista e teneramente malinconico a volte, insieme alla sua compagna e protettrice prome, una creatura a metà tra una fatina e un elfo (una versione più soft e a volte comica di gatsu e shilke), e ci fanno da guida in uno scenario desertico e quasi disabitato, in cui incontrano - e si scontrano - con uomini-insetto che ci danno un'idea di cosa sia diventata la vita sul pianeta alla loro epoca.
nonostante i toni più leggeri e la velocità imposta dalla struttura a one-shot della storia, la narrazione regge benissimo e, anche se molte pagine sono dedicate a combattimenti che molto ricordano i duelli epici di berserk, possiamo facilmente calarci in un mondo che sarebbe bellissimo poter esplorare più a lungo.
leggendo si ha l'impressione che gigantomachia sia un lungo episodio-pilota per una potenziale nuova serie, ma credo che miura difficilmente si arrischierebbe a iniziare un progetto a lungo termine prima di finire berserk, e ammetto che un po' mi spiace, perché le avventure di delos e prome meriterebbero di svilupparsi un po' più a lungo.
in ogni caso, se siete fan del maestro e volete consolarvi delle interminabili attese tra un volumetto di berserk e l'altro, questo merita - certamente più de il re lupo! - di essere letto, nonostante in giro i fan ne avessero parlato male (credo sia più che altro colpa dell'idea - a mio personalissimo avviso molto stupida - che miura abbia in qualche modo perso tempo a disegnare questo quando poteva continuare berserk, ma credo che le scelte di un artista non siano, almeno in casi come questo, da criticare così duramente).
ho sentito non poche storie strane che si diffondono tra la gente. per questo motivo sono da sempre innamorata e affascinata dalle cose del mondo...
vagabondaggi di zao dao invece è esattamente quello che il titolo suggerisce: racconti brevi, ricordi d'infanzia, rievocazioni di antiche leggende folkloristiche cinesi, divertissement veri e propri, dall'ossessione infantile per il cibo - che appare numerosissime volte - all'utilizzo quasi pretestuale della mitologia per storielline brevi e leggere che si reggono più sull'eleganza e la bellezza dei disegni che su una trama vera e propria, quasi le vicende narrate fossero il pretesto per disegnare determinati personaggi e ambientazioni.
nulla di immancabile non fosse che zao dao è probabilmente tra le migliori artiste - disegnatrici, pittrici, illustratrici, fate voi - contemporanee, capace di adattare il suo stile sia a momenti di puro situazionismo comico che a scene che riprendono manieristicamente e reinventano uno stile pittorico tradizionale trasportandolo fuori da qualsiasi costrizione cronologica e rendendolo atemporale.
come per carnet selvaggio, vale la pena averlo a casa solo per sfogliarne le pagine e perdersi nella loro bellezza.

qui tutti sono considerati uguali, anche se differenti, e tutti hanno diritto alla vita, tutti possono vivere come vogliono e fare quello che vogliono. [...] la sola legge universale e inflessibile, su gora, per tutti, è quella di non fare danno ad alcun essere vivente.
ultimo consiglio è un libro che ho letto, dopo più di un anno che mi aspettava (!), quest'estate e che mi ha sorpresa e colpita molto più di quanto mi aspettassi: le avventure di layka di teresa noce è una favola moderna del secolo scorso, scritta da una donna che, tra le altre, è stata partigiana contro il fascismo in italia, spagna e francia, ha conosciuto i lager nazisti, è stata tra i fondatori del partito comunista.
consapevole della necessità di spiegare ai più piccoli la necessità - e la possibilità - di un mondo diverso, più giusto, regala alla povera laika, lanciata nello spazio a bordo dello sputnik e morta dopo poche ore dal decollo - una storia completamente nuova e sicuramente più felice di quella reale: sopravvissuta nella sua capsula, laika viaggia nello spazio fino ad atterrare su gora, un pianeta lontanissimo e strano, in cui non solo le creature sono diverse da quelle che abitano la terra e che laika ha conosciuto prima di partire, ma in cui non ci sono padroni e servi, ricchi e poveri, potenti e sottomessi: tutti insieme, ognuno secondo la propria natura e la propria capacità, partecipano del benessere di tutto il pianeta, in cui nessuno uccide e non ci sono guerre. un mondo ideale e utopico in cui l'ideale socialista si allarga fino ad abbracciare ogni forma vivente: più di mezzo secolo prima che temi come animalismo e ambientalismo diventassero di moda, teresa noce spiegava con parole semplicissime che un'altra realtà - più bella, più equa, più giusta - è possibile, e che chiunque, anche una cagnetta, poteva aiutare a costruirla.
una bella favola, certo, ma una favola in cui possiamo continuare a credere anche da grandi.

lunedì 14 ottobre 2019

mother cosmos

questa città è caduta in rovina svariate centinaia di anni fa. pare che la sua popolazione sia stata annientata quando alcune macchine alimentate da un nuovo tipo di energia sono impazzite.
tuttavia, i gargoyle costruiti come dispositivi di difesa continuano a proteggerla ancora oggi, come eterni guardiani di una città in cui non vive più nessuno.

mother cosmos è stata la più grande delusione degli ultimi mesi. la cover con quei disegni cupi e visionari e la quarta di copertina che parlava di atmosfera distopica degna di george orwell mi avevano esaltata, pensavo di trovarmi davanti a un piccolo capolavoro e invece...
chiariamoci: l'idea di fondo è buona, ma...

la trama, a grandi linee, è questa: satoru e schop sono due dig - una sorta di archeologi o più opportunamente qualcosa di più simile ai tombaroli - che si ritrovano, cercando la loro amica paula, a gargoyle city, una città fantasma, ormai caduta in rovina che però per qualche misterioso motivo rimane controllata da gargoyle meccanici che continuano a essere alimentati da qualche sconosciuta fonte di energia.
il mondo in cui i due si muovono è l'ormai stra-abusatissimo mondo post-apocalittico, abitato dai sopravvissuti al cosiddetto grande cambiamento, un evento che ha sconvolto la razza umana e cancellato l'avanzatissima civiltà precedente, lasciando in eredità ai superstiti rovine ipertecnologiche e mutazioni genetiche. abbiamo letto miliardi di storie così e continueremo a farlo, certo, perché ci piace tantissimo.
a gargoyle city i due trovano e salvano una ragazzina di nome key e da quel momento, con alle calcagna le guardie dell'impero, iniziano una fuga rocambolesca attraverso quel mondo, entrando a contatto con realtà al limite tra incubo e allucinazione e conosceranno la vera storia di mother cosmos e del loro mondo.

ora, l'idea di base, come dicevo, è ottima, ma i problemi di questo volume sono infiniti:
in primo luogo una storia così complessa costretta in poco più di duecento pagine costringe l'autore a correre a ritmi insostenibili e ad abusare continuamente di spiegazioni che suonano inverosimili in momenti estremamente concitati (un po' come quei cattivi disney che a un passo dalla vittoria si fermano a raccontare il loro piano malvagio dando all'eroe di turno la possibilità di recuperare le forze e sconfiggerli e annoiando il pubblico oltre ogni limite consentito).
per sviluppare la vicenda per bene, senza ricorrere a discorsi infiniti, sarebbero servite almeno il triplo delle pagine.
il mondo creato da sugiyama è effettivamente visionario ed eclettico, le architetture, i robottoni e tutto il resto funzionano, certo, ma la qualità dei disegni è sinceramente tremenda.
ok, ci piace il naif, ci sta bene il tratto sporco-ed-espressivo ma qui si parla proprio di aberrazioni anatomiche insopportabili - non chiedo tantissimo, ma almeno disegnare un volto con gli occhi entrambi alla stessa altezza! - e la sensazione che si ha è che tutto sia stato disegnato da un ragazzino di dodici anni talentuoso ma che necessita di un po' (moltissimo) di studio ed esercizio.
personalmente ho trovato i disegni così fastidiosamente brutti da rendermi difficile andare avanti nella lettura e spesso ho dovuto fermarmi su alcune scene perché non riuscivo a capire completamente cosa stava succedendo.
ai personaggi secondari è affibbiato un ruolo talmente marginale che potrebbero tranquillamente non esserci, troppo spesso sono giusto il pretesto per consentire al protagonista di dialogare con qualcuno.
anche l'idea del mondo post-apocalittico si regge in piedi appena perché non ci viene data la possibilità di conoscerlo, capirlo, viverlo, farlo nostro quel tanto che basta a seguire le regole che lo governano. inoltre solitamente nelle storie distopiche si assiste all'immancabile scontro tra la società che accetta passivamente delle regole - spesso crudeli, ingiuste e illogiche - e l'eroe/eroina che vogliono sovvertire quel mondo, spinti dal nobile ideale di restituire umanità e dignità alla popolazione. qui non c'è nulla del genere, anzi, alla fine tutto si risolve con una delirante scenetta di ricongiungimento familiare e la riduzione di tutto alla follia di un singolo individuo (non spoilero nulla, tranquilli), e l'appendice con le schede dei personaggi, delle macchine e delle ambientazioni diventa l'unico modo per fare un minimo di chiarezza, ma suona quasi come un'ammissione di colpa.

la sensazione insomma è di aver letto una sorta di fanfiction, il primo tentativo di un wannabe fumettista che non vede l'ora di cimentarsi con robottoni che si scontrano, architetture e creature biomeccaniche ma che deve ancora lavorare tanto, tantissimo, sulle sue capacità.
mother cosmos poteva essere una gran bella storia e invece sembra solo una bozza che avrebbe avuto bisogno di un periodo di gestione più lungo.

se però questo mio post vi ha fatto passare la voglia di leggerlo, date un'occhiata ad altre recensioni online che invece sono decisamente molto più entusiaste. è probabile che, molto semplicemente, questo fumetto con me non abbia trovato il suo pubblico di riferimento e potrebbe riservarvi qualche sorpresa interessante.

mercoledì 9 ottobre 2019

inn

«perché sono qui, schifezza?»
«ecco, io...»
«... e cos'era quel treno?»
«è colpa dei lupi.»
«i lupi?»
«negli ultimi giorni hanno distrutto tutto quanto, signorotto.»
«per quale motivo?»
«cercano quelle come me.
negli ultimi giorni ne hanno rapite molte. - griii -»

all'inizio del secolo scorso, un antropologo e linguista russo, vladimir propp, individuò uno schema generale comune a tutte le fiabe, con dei personaggi-tipo - tra cui l'eroe, l'aiutante, la principessa, l'antagonista, il mandante, ecc - e una serie di momenti comuni a tutti i racconti popolari, che si possono riassumere in quattro punti: a) equilibrio iniziale; b) rottura dell'equilibrio iniziale; c) peripezie dell'eroe; d) ristabilimento dell'equilibrio.

inn è l'esempio perfetto di viaggio dell'eroe, una storia che prende la struttura dell'avventura fantasy e ci modella sopra un sorprendente e straniante romanzo surreale, metanarrativo, in cui lo spazio è quello della gabbia della tavola e i tempi si allungano nei momenti in cui i personaggi battibeccano tra loro e si contraggono nelle sequenze più concitate.


quello che succede, in breve, è che un uomo si ritrova improvvisamente in un mondo oscuro, vuoto, quasi incomprensibile. non sa come è arrivato lì e perché, ma quando incontra una piccola creatura fatta di luce, un lume appunto, che gli chiede aiuto contro i lupi che assalgono e distruggono i lumi, l'uomo decide di aiutarla. da questo momento incontra amici e nemici (personaggi stranissimi tra cui un tizio con la testa a forma di candela che mi ha fatto venire in mente il principe robot di saga, o lo spadaccino che ricorda tanto il papero herbert de la fortezza), crea una strana combriccola - i cui dialoghi, va detto, a volte sono davvero troppo lunghi e poco intonati al contesto - affronta prove difficilissime con coraggio e determinazione.

ma il vero punto di forza di questo librone di più di trecento pagine è la ricerca grafica su cui si basa - come dicevo prima - la metanarrazione stessa: i personaggi del fumetto sanno di essere personaggi di un fumetto, creati da un autore e costretti a muoversi nello spazio - e nei tempi - delle tavole.
jacopo starace divide per lo più le pagine nella classica griglia da sei vignette, raramente il vuoto che intravediamo dietro i personaggi - che insieme ai lumi sono gli unici elementi completamente bianchi - si espande in spash page così ricche di dettagli (la scena delle barche, che incontrate quasi subito durante la lettura è capace di farvi venire le vertigini) da rendere ancora più opprimente il senso di vuoto e oscurità che caratterizza tutta la narrazione.


come sempre eris edizioni e progetto stigma si confermano come migliori cacciatori di esordienti capaci fin dalle loro prime opere di creare un linguaggio e un immaginario visivo originale e definito (vedi itero perpetuo e dogmadrome, giusto per fare due esempi tra i miei preferiti), capace di scardinare i canoni non solo di alcuni generi classici - il fantasy in questo caso - ma sopratutto del fumetto stesso e di ridefinire il concetto di narrazione per immagini.

venerdì 4 ottobre 2019

commenti randomici a letture randomiche (69)

cercare la vita nella valle desolata oltre la nostra diga va oltre tutto ciò che mi era stato insegnato sul mondo.che sorpresa è stata trovare una diga uguale a quella che avevamo a casa. ma più grande.ora la mia unica preoccupazione è tornare a casa prima dell'arrivo della prossima onda.
è passato quasi un anno per noi lettori da quando abbiamo lasciato maiale, volpe e hippo nelle lande desolate oltre la diga, ma per loro è trascorso appena qualche giorno, poche ore in cui tutte le certezze che avevano si sono sgretolate come un mucchietto di polvere colpito da una folata di vento: avevano imparato che fuori dalla valle dell'aurora, ben protetta dalla diga di cui si occupa maiale da quando suo papà è scomparso, non c'è altro che morte, invece adesso scoprono che esistono altre città, anche loro protette da dighe, e che persino nella foresta è possibile sopravvivere.
questo secondo volume de il guardiano della diga è un vero e proprio segmento di congiunzione tra l'inizio della storia (qui trovate il post in cui ne avevo parlato l'anno scorso) e la sua conclusione, che speriamo arrivi presto.
è difficile parlarne senza fare spoiler perché gli interrogativi che si erano presentati nel primo volume prendono sempre più forma e suggeriscono poche intuizioni e aggiungono moltissime nuove domande: cos'è la nebbia da cui gli abitanti della valle dell'aurora e, adesso sappiamo, delle altre città devono difendersi? da dove si è generata? perché maiale e i suoi concittadini non sapevano dell'esistenza delle altre città? dov'è finito il papà di maiale? e sopratutto perché solo suo figlio riesce a vederlo a volte di sfuggita, con l'aspetto di un ombra minacciosa, sia in mezzo alla folla sia nella solitudine della foresta, mentre nessun altro sembra accorgersi di lui?
intanto maiale e i suoi amici si trovano costretti ad affrontare un lungo viaggio per tornare alla valle dell'aurora, passando attraverso una città gigantesca - la cui diga è automatizzata - cercando di raggiungere la barca di van, la rana stramba che hanno incontrato fuori dalla loro valle, e di sopravvivere ai mille imprevisti che si parano davanti a loro, sopratutto alla comunità delle talpe e al loro strano dio talpa che ha un aspetto stranamente familiare...
ho una voglia immensa di leggere il prossimo volume e di sapere come andrà a finire questa avventura!
"che cosa è successo?" chiese mai con timore.la mamma fece un profondo sospiro."la strega dell'ovest... è stata male. non c'è più niente da fare".all'improvviso, tutti i suoni e i colori sparirono dal mondo di mai. le sembrò di sentire il ronzio del sangue che scorreva nelle vene.a poco a poco i suoni e i colori perduti cominciarono a tornare, ma adesso erano diversi. non sarebbero mai più stati come prima.

un'estate con la strega dell'ovest è stato tra i libri più instagrammati dell'estate ma, oltre a essere un ottimo modello per le foto, è stato anche (scusate lo stupore che fa tanto luogo comune, di solito evito i libri di moda, ma questo mi sembrava diverso dalle scemenze da grandi incassi e poca sostanza e avevo pienamente ragione) una bella lettura.
anche se il titolo potrebbe suggerire un'ambientazione fantasy, si tratta in realtà di un racconto di formazione che ha per protagonista una normalissima bambina, mai. del normalissimo pianeta terra.
la strega dell'ovest è il nomignolo con cui mai e sua mamma chiamano la nonna, una formidabile vecchietta che vive in campagna, in una casetta immersa nella natura.
alla notizia della morte della nonna, i ricordi di mai vanno indietro all'estate precedente, quando, dato che si rifiutava di tornare a scuola - non è totalmente esplicito ma si intuisce che doveva essere vittima delle bullette della classe - i genitori la lasciano per un periodo in compagnia della nonna.
quelli che mai ricorda sono mesi felici in cui la nonna, con la sua immensa saggezza che sembra derivare da poteri magici, che le valgono il soprannome di strega, insegna alla ragazzina il ritmo della vita: dalla crescita delle piante ai segreti della buona cucina di campagna fino a una sorta di autodisciplina che mai imparerà dai piccoli lavoretti domestici necessari per mandare avanti la casetta, dallo studio, dalla cura per ciò che la circonda.
si tiene impegnata ma senza fatica, lasciando che i suoi nuovi doveri scandiscano il ritmo delle giornate, aiutandola a mettere ordine nei suoi pensieri e a ritagliarsi un giardino non solo in un angolo del bosco, ma anche dentro se stessa.
nonostante non possa dire di aver letto chissà quanti romanzi di autori giapponesi, anche qui ho trovato quella semplicità stilistica che ha fatto famosi autori come banana yoshimoto o haruki murakami. kaho nashiki non punta a stupire né a scrivere frasi immortali, ma il suo breve romanzo sa regalare serenità e pace, proprio come se ci trovassimo anche noi in quella casetta in campagna, accanto ai boschi, ai fiori che crescono in anfratti nascosti, ai cespugli di fragole e all'allegro fracasso di un pollaio.
nell'edizione italiana sono inclusi tre brevi racconti collegati a quello principale che arricchiscono il mondo di mai e della sua famiglia e che rendono un po' meno malinconico il finale della sua storia.

«devono per forza essere giovanissime?»
«così dicono i tecnici dell'ente... più giovani sono, meglio è, sia per la ricostruzione del corpo che per l'azione dei farmaci per il lavaggio del cervello.»
ragazzine appena adolescenti che sono in realtà delle spietate e (quasi) imbattibili killer.
ecco, se volessimo riassumere in una sola frase gunslinger girl basterebbe dire questo.
probabilmente molti di voi lo conoscono già, per cui sarebbe superfluo parlare della trama, sopratutto perché questa di planet manga è - correggetemi se sbaglio - la terza edizione italiana. e speriamo sia la volta buona che si riesca a leggere la storia per intero.
i primi due numeri sono usciti la prima volta in italia nel 2004 grazie a shin vision, e la serializzazione era ripresa e continuata poi dal 2007 con l'edizione d/visual, che si era però interrotta a cinque volumi dalla conclusione.
adesso planet manga ci riprova e io ne ho approfittato, con la speranza questa volta che le cose filino lisce fino al quindicesimo e ultimo volumetto.
la vicenda di rika e delle sue sfortunate compagne si compone sopratutto di momenti altamente drammatici: la loro storia, ambientata in italia, è gestita da un non meglio precisato ente che recupera ragazzine fisicamente distrutte (vittime di malattie o di abusi), le dota di corpi in buona parte artificiali e le affianca a giovani uomini per risolvere questioni particolarmente delicate a suon di proiettili. oltre all'aspetto action della trama (sangue a fiumi, manco a dirlo) i punti di forza della storia sono le questioni etiche che il trattamento di queste ragazzine solleva - perché sì, vengono usate come killer, ma sono in qualche modo salvate da un destino tremendo e totalmente immeritato, e il loro doloroso passato, i loro traumi, gli abusi subiti eccetera vengono completamente rimossi - e le storie personali di ognuna di loro, con tutti i drammi adolescenziali del caso.
lo stile dei disegni, pulito e semplice, mette ancora di più l'accento sul rapporto stridente tra la tenerezza di queste poco più che bambine, con i loro occhioni grandi e dolci, le gonnelline e i fiocchetti ai capelli, la loro - nonostante tutto - ingenuità e le armi e gli intrighi in cui si ritrovano invischiate.
ne sentivo parlare da anni e anni e non potevo perdere l'occasione di leggerlo. il primo numero, a metà tra action e slice of life, non mi ha delusa, anzi, non vedo l'ora di recuperare i prossimi.

mercoledì 2 ottobre 2019

fri ~ il coraggio di migrare

la tua felicità, fri, dovresti trovarla nel ricevere quello che ti viene dato e nel moltiplicarlo prima di darlo a tua volta. è nella posizione che prendi in questa catena, nello stato in cui rendi alla vita ciò che dalla vita di è stato prestato.

immaginate una valle rigogliosa, piena di fiori colorati il cui profumo si spande nell'aria, dove risuona il canto degli uccelli e il ronzio degli insetti, dove il sole è caldo e riveste tutto della sua luce dorata, dove scorre un fiume limpido che taglia la valle.
questa è la valle di melik, uno spettacolo meraviglioso, un luogo dove chiunque non può che essere felice e desiderare di vivere per sempre.
in questa valle fri è nato ed è cresciuto, amato dalla sua famiglia, dagli amici e dalla sua stessa terra, quella valle così bella da sembrare un paradiso costruito apposta proprio per lui, fino al giorno in cui una domanda gli germoglia dentro come un fiore troppo profumato e colorato per poterlo ignorare: perché io? perché sono nato qui? perché non qualcun altro? perché non altrove?
cerca di capire cosa fare, ma l'indecisione dura poco.
partire, volare per il mondo, conoscere cosa c'è oltre la valle per comprendere meglio le sue origini, nessuno l'ha mai fatto prima - perché avrebbe dovuto? - ma fri non può accontentarsi di quello che ha e che è sempre stato uguale da generazioni e generazioni. e così, un giorno, annuncia la sua partenza, spiega le ali e si lascia la valle alle spalle, supera le montagne e il mare e arriva lì dove gli uccelli, che tanto gli somigliano ma che in fondo sono così diversi da lui, non hanno mai visto un fiore. vivono in una valle arida, senza colori né odori, senza farfalle e lucciole, dove la terra e secca e il cibo è difficile da trovare.
ascoltano i racconti su melik ma non riescono a credere alle parole di fri, fino al giorno in cui succede qualcosa di tanto straordinario da sembrare un miracolo, ma altro non è che la risposta a tutte le domande di fri...

dalla pagina facebook di jillian van piggelen

fri ~ il coraggio di migrare è l'esordio come narratrice di jillian van piggelen, illustratrice e pittrice italo-olandese appassionata di disegno botanico e, come dice la sua biografia, dei piccoli momenti quotidiani.
il breve racconto di questo uccellino coraggioso e intraprendente è infatti accompagnato da illustrazioni bellissime in cui la natura si mostra in tutta la sua luminosa e variegata bellezza, disegni delicati e dettagliati che colgono i momenti salienti del viaggio di fri, gli incontri e le scoperte.
il primo illustrato di bookabook - una casa editrice che si avvale del crowdfunding per la pubblicazione dei suoi titoli - è una favola per bambini e un messaggio per gli adulti, un inno al coraggio di riuscire ad uscire dal nostro angolino comodo, di saper condividere con gli altri la bellezza che abbiamo ricevuto in dono, alla forza di portare in giro per il mondo un pizzico di quella bellezza, di moltiplicarla e regalarla a tutti quelli che non avevano mai nemmeno saputo immaginarla.

venerdì 27 settembre 2019

fine

isole di plastica di dimensioni continentali, orsi polari alla deriva su zollette di ghiaccio, alluvioni ovunque, bombardamenti di grandine, animali stremati in cerca di pozze che non avrebbero trovato. le chiamavamo «breaking news»: avevano rotto il mondo, ma non la nostra indifferenza. era un vabbe' cosmico.

vabbe'.
questa è stata la parola chiave della vita di sara, della vita di buona parte di quelli che hanno vissuto, quasi senza accorgersene, l'inizio della fine.

gli scienziati lo dicevano da anni, i ragazzi scendevano in piazza a manifestare e i cosiddetti grandi del mondo ridevano, li sottovalutavano, e gli altri con loro, tutti a ripetersi vabbe', figurati, sono solo un mucchio di sciocchezze, ma che surriscaldamento globale, ma quale crisi climatica, non è affatto così grave come vogliono farci credere.
sara scrive la sua storia su un quaderno trovato per caso, usando le pagine libere, quelle che le bambina che lo possedeva prima non aveva fatto in tempo a riempire dei suoi disegni.
si trova su una nave, una nave nata per le crociere nei caraibi e che adesso si spinge verso l'estremo nord, senza una meta effettiva, senza un posto in cui andare semplicemente perché non esiste nessun posto in cui andare, nessun luogo in cui essere al sicuro, senza nessuno che risponda al loro sos: il mondo intero è allo sfacelo, l'unica speranza è provare a tirare avanti un giorno dopo l'altro, sperduti in un mare infinito, senza più notizie, senza nemmeno sapere che giorno sia.
già, infatti, quand'è che sara scrive la sua storia? è il futuro, certo, ma quanto futuro? il mondo di cui sara parla, vagando tra i suoi ricordi, andando a ritroso cercando di identificare l'inizio di quella catastrofe, somiglia tremendamente al nostro presente.
2042. ventitré anni da oggi, giorno più giorno meno.
quel mercoledì ettore mi ha detto che dovevo partire. non per conoscere il mondo, ma per scappare, per mettermi al sicuro.
figlia di un uomo potente, il presidente, sara ha avuto una vita facile: soldi, potere, vita mondana, le migliori scuole, le migliori università, nessuna pressione su quello che immaginava potesse essere il  suo futuro. doveva solo scegliere cosa volere e l'avrebbe avuto. tutto tranne l'affetto di sua madre, poco più di un flebile ricordo, e di suo padre, sempre troppo lontano e oberato dai suoi impegni.
ma puoi essere potente e ricca quanto vuoi, puoi saper sognare in grande quanto vuoi, puoi avere le spalle protette quanto vuoi, ma non puoi nulla quando il mondo intero si sgretola sotto i tuoi piedi e sotto il prossimo passo c'è solo il vuoto.

paesaggi e clima cambiati in pochi anni, città scomparse sotto le inondazioni, crisi alimentari causate dall'impossibilità di produrre risorse da una terra sconvolta e inaridita, lavoratori in rivolta, flussi migratori immensi e ingestibili, paura, rabbia: fuori dalla bolla dorata di sara la vita degli altri è già un inferno e nessuna bolla regge per sempre, per quanto protetta e al sicuro basta un soffio - o un proiettile che centra il suo bersaglio - per renderti come tutti gli altri.
e così, in un attimo, il futuro radioso che immaginava da sempre, quell'enorme ventaglio di possibilità che le faceva girare la testa solo a pensarci, svanisce come un filo di fumo.
ha ancora vantaggio, ma di poco, chi la insegue - chi è stanco delle disuguaglianze anche adesso che tutti, nessuno escluso, sta perdendo ogni cosa e non ha più alcuna intenzione di dare la precedenza ai figli di - è a pochi passi di corsa, la sua condizione di privilegiata svela sempre di più la sua insensatezza e la assoluta arbitrarietà con cui è stata benedetta.
la catastrofe climatica è il colpo di pistola che da il via a una nuova rivoluzione di classe.
l'italia, che per moltissimo tempo aveva galleggiato aggrappata al gruppo di quelli che ce la facevano, cercando di non farsi invadere da chi era già stato cacciato dalla sua terra, stava lentamente affogando. io invece stavo in montagna  [...] l'engadina e la svizzera tutta erano un alto castello e insieme un alto rifugio antiatomico [...] erano in alto, sopra tutto il resto. erano una metafora della mia condizione.
l'illusione di potersi continuare a tenere ben distante dal popolino dura poco.
nessuno accetta l'idea che, mentre il mondo ribolle e uccide i suoi figli, chi ha soldi e potere può usarli per salvarsi la vita.
è sempre lo stesso errore che si ripete all'infinito: quando, davanti a un pericolo troppo grande per essere fronteggiato da pochi, gli uomini dovrebbero fare fronte comune senza discriminare più per ricchezza, provenienza, colore della pelle, religione eccetera, c'è sempre qualcuno che crede di avere più diritto degli altri di sopravvivere, di tenere per sé tutta la speranza e che il resto vada in malora.
ribolle il mondo e iniziano a ribollire i popoli, stanchi delle classificazioni e degli abusi, stanchi di far da gradino a chi usa le loro teste come rampa verso la salvezza, incurante di chi sta schiacciando.
sara, lontana da tutto quello che è stata la sua realtà, scopre un mondo diverso, un mondo in cui il suo essere figlia di non serve più a niente. un mondo che la avvicinerà a quelli che ha sempre allontanato, disprezzato, ferito.
diventa una di loro, si mette in viaggio, un viaggio senza meta e probabilmente senza speranza, un viaggio che smette di raccontare quando - forse - finiscono le pagine del suo quaderno, a bordo di una nave che non ha più nessun porto in cui attraccare.
senza una meta, senza avere idea, mi diceva, di dove stesse andando. «come ora, tu» aggiungeva. «ora siamo tutti uguali». [...] se lo avessimo capito per tempo che eravamo tutti uguali davanti al nostro destino, avremmo potuto evitare il disastro. ma ormai era tardi.
a metà tra saggio romanzo, giuseppe civati e marco tiberi raccontano la fine del mondo, parlano del mondo in cui vediamo visto tra vent'anni quando ci sembrerà così immensamente stupido aver riso in faccia a quella ragazzina che sta fuori dalla scuola col suo cartello per scioperare contro i potenti del mondo che non fanno niente per salvare il suo futuro, ci sentiremo degli idioti ad aver guardato chi arrivava da noi fuggendo dalla sua terra come se a noi non potesse mai succedere, ad aver continuato la nostra vita senza preoccuparci di chi ci diceva di guardare un po' oltre il cortile di casa.

fine è una storia che può ancora restare solo una storia, una distopia realistica, certo, ma pur sempre un'opera di fantasia. gli unici che possono evitare a sara di finire su quella nave, sperduta in qualche punto dell'oceano, siamo noi.
leggete questo libro e sopratutto fatelo leggere a chi alza le spalle e dice vabbe', a quelli che proprio oggi storcono il naso guardando i ragazzi in piazza pensando che sia solo un modo per perdere un giorno di scuola: se volete sapere cosa ci aspetta se continuiamo così - e in fondo basta ascoltare qualche tg, tra foreste che bruciano, mari sempre più caldi e acidi, ghiacciai che minacciano il crollo e tutto il resto - lo trovate tra queste pagine. che forse sono pure troppo ottimiste.

mercoledì 25 settembre 2019

ramo

non fraintendete. non è me che sta piangendo. non sono io che le manco.
per lei non sono altro che una comparsa fastidiosa.
una comparsa che le ha distrutto la vita.
perché sono responsabile della morte della persona che lei amava.

è almeno dagli anni '90 (ve lo ricordate casper?) che abbiamo smesso di aver paura dei fantasmi, anzi abbiamo imparato a vederli come figure romantiche e malinconiche, sospese in un limbo tra la vita e la morte, legate a un mondo che ormai non gli appartiene più per il rimorso di non aver fatto in tempo a concludere qualcosa di fondamentale: un sogno mai realizzato, un progetto non portato a termine o semplicemente un sentimento non confessato.
ed è proprio sui sentimenti che silvia vanni articola la sua storia, che è in realtà quella di ramo, il fantasma di un ragazzo che fino a pochi giorni prima si chiamava omar e suonava il pianoforte in una piccola, elegante sala da té.
ancora presente nel mondo ma invisibile a tutti, desideroso di rimediare ai suoi errori ma incapace di interagire con i vivi, ramo racconta a noi la sua storia: la ragazza che piange, distrutta dal lutto si chiama altea ed è la ragazza di cui è innamorato, ma quelle lacrime non sono per ramo, ma per il suo ragazzo, della cui morte ramo si dice colpevole.

bisogna ammettere che l'inizio è spiazzante: non sappiamo esattamente cosa sia successo, ci ritroviamo catapultati nella vita di altea, nella casa che divideva col suo ragazzo, tra gli scatoloni con gli oggetti che la famiglia di lui ha chiesto indietro come ricordo, bloccata dal dolore, spaesata, disorientata, confusa ma costretta a reagire al più presto per trovare un lavoro e un appartamento più adatto a lei, con l'unica compagnia di rugola, una gattona soffice e coccolosa che non solo fa di tutto per tirarla su di morale, ma è anche l'unica che riesce a vedere ramo.


ramo trascorre le giornate al suo fianco, invisibile ma premuroso, dolce, attento, e nel frattempo ci racconta - attraverso una serie di flashback - di come lui e altea si sono incontrati, di come si è innamorato di lei e del modo in cui quella che poteva essere la trama perfetta per una commedia d'amore da guardare rigorosamente in tv, in pigiama e sparandosi un'intera vaschetta di gelato al cioccolato e panna (bridget jones insegna), si è trasformata in una tragedia.

ovviamente non intendo spoilerarvi nulla di questa storia, state tranquilli, anche perché merita di essere assaporata e compresa pagina dopo pagina.

speravo da anni in una collaborazione tra bao publishing e silvia vanni, che seguo da tantissimo tempo e di cui ho sempre adorato lo stile di disegno morbido e dolcissimo, ed ero sicura che insieme avrebbero dato vita a una storia bellissima e indimenticabile, e manco a dirlo le mie speranze erano ben riposte (chiedo perdono per la mia mancanza di modestia, ma bisogna ammettere che ci prendo quasi sempre).
ramo è esattamente un racconto bellissimo e indimenticabile in cui silvia vanni ha saputo toccare con  leggerezza (quella di cui parlava calvino, che nulla ha a che vedere con la superficialità) temi importanti, delicati e difficili, primo fra tutti l'elaborazione del lutto.


dicevo che non volevo spoilerarvi nulla ma ci tengo a dirvi di non spaventarvi se quello che ho scritto vi ha fatto credere che questo sia un libro triste e disperato, nulla di più falso! c'è un messaggio fondamentale in questa storia, non una morale (grazie al cielo) ma una spinta verso la speranza: il dolore non si può ingannare, aggirare, ignorare, la sofferenza è inevitabile e nulla può ridarci quello che abbiamo perso ma c'è un tempo per piangere e uno per reagire, un tempo per riconoscere i propri errori e uno per porvi rimedio.
grazie silvia per averci raccontato questa storia

lunedì 23 settembre 2019

ai confini dell'anima

lo statuto della follia in grecia oscilla tra due estremi: in parte corruzione dell'anima, in parte profonda esperienza dello spirito, poiché solo attraverso la follia si può giungere a esplorare l'estremo confine della natura umana.

il book bloggers blabbering ha trascorso il mese di settembre in compagnia di raffaello cortina editore (qui l'intervista di sissiforbooks), e io ne ho approfittato per approfondire un po' la mia conoscenza dell'antica grecia grazie a questo bel saggio di giulio guidorizzi, ai confini dell'anima, dedicato al rapporto con la follia, che tanta parte ha avuto nella letteratura tragica, nella mitologia e più in generale nella vita e nel pensiero di quel mondo tanto lontano nel tempo quanto vicino nella nostra quotidianità.

in grecia il folle non è un recluso, non esistono strutture manicomiali, con buona pace di platone che pure le aveva proposte, anzi - e lo vediamo sopratutto nelle storie che l'epica e la tragedia ci hanno consegnato - è una presenza costante in quella società: che sia il terrore che non lascia tregua ispirato dalle erinni che perseguitano oreste, l'accecamento di aiace o quello di eracle, la pazzia simulata di solone per farsi credere ispirato dagli dei a riprendere la guerra contro i megaresi o le allucinazioni che portano le baccanti a smembrare perseo, la follia fa parte della quotidianità così come del mito, ha la duplice capacità di avvicinare l'uomo al divino e di fargli scoprire la sua più profonda interiorità.
ma relegare la follia all'ambito religioso/magico/superstizioso sarebbe un grave errore più che una semplice leggerezza: guidorizzi ci mostra, citando il trattato sulla malattia sacra, come fin dal V sec. a. c. i greci avessero capito che la follia era una malattia come le altre, e che la sua "sede" non era il cuore o il fegato, come si pensava fino ad allora, ma la mente, il cervello, e che poco potevano fare i maghi o gli sciamani, il compito di curare gli ammalati era dei dottori.
accanto a questa visione illuminata della follia, permane l'aspetto religioso, in cui il folle assume quasi un aspetto venerabile: dall'ispirazione poetica al furore dionisiaco, il folle poteva essere davvero l'individuo scelto dagli dei.

partendo da questa ambivalenza tra scienza e fede, guidorizzi ci permette di continuare questo viaggio virtuale prima attraverso i poemi omerici, soffermandosi sulla psicologia dei personaggi, e poi attraverso il vorticoso e sfrenato mondo del tiaso donisiaco.

nonostante i tanti riferimenti letterari e l'attenzione posta alla materia, ai confini dell'anima rimane un saggio accessibile a tutti, un'opera divulgativa estremamente piacevole da leggere, che non annoia e non risulta mai troppo pesante, tenendo costantemente il lettore ancorato alle sue pagine.
al contempo è al momento l'unico testo italiano che approfondisce l'affascinante tematica del rapporto con la follia, suggerendoci un modo diverso di porci in relazione con essa: non temendola ed evitandola, ma accettandola come parte di un mondo complesso e sfaccettato che smette di spaventarci solo quando impariamo davvero a conoscerlo.

lunedì 9 settembre 2019

futura nostalgia ~ vol. 1

la sai una cosa?
la nostalgia mi travolgerà quando mi ricorderò di questo preciso istante.

non so se vi ricordate la vostra adolescenza.
beh, non è proprio il periodo migliore della vita di una persona, anzi è il periodo più emotivamente devastante nella vita di un essere umano e a dirla tutta non mi piace troppo ritornarci con la memoria.
una delle cose che però ricordo più nitidamente della mia è che ero certa che tutto quello che sarebbe venuto dopo non sarebbe valso abbastanza, che nessuna emozione avrebbe potuto superare quelle che vivevo allora. pensarci adesso mi fa quasi sorridere di tenerezza, perché in parte era una fesseria cosmica in parte no, ma davvero, vorrei dire alla me stessa di allora che non era poi così importante.
futura nostalgia è il nome perfetto che potrei dare adesso a quella continua sensazione di stretta al cuore e allo stomaco che mi prendeva ogni volta che percepivo di vivere qualcosa di importante, qualcosa che però non sarei riuscita a trattenere abbastanza, che avrei perso.
la prima volta che le cose finiscono, sembra che non possano riaccadere mai più. quindicenni che state leggendo questo post (ammesso che i quindicenni leggano ancora i blog, non ne sono sicura), tranquilli, non è così.
quando ho letto la frase che marie pronuncia a un certo punto della storia, sono tornata esattamente a quel magone, e mi è toccato dire, ancora una volta, che per quanto tony sandoval possa creare storie che scivolano spesso in ambientazioni fantastiche o sopranaturali, riesce comunque a rendere in maniera più che realistica i suoi giovanissimi protagonisti.


marie è un' adolescente come tante (non fosse che è disegnata da sandoval e quindi è bellissima, così come è incantevole e inquietante tutto il mondo in cui si muove), sospesa a metà tra il suo essere ancora una bambina e la voglia di scoprire cosa le riserva il mondo degli adulti. ha una cotta per iggy e diventare amica di una rana parlante decisamente scurrile non la stranisce più di tanto.
ma se alice scivolava giù nella tana del bianconiglio e si trovava di colpo in un mondo nuovo e assurdo, marie cambia scenario gradatamente: il fantastico prende possesso della realtà all'inizio poco per volta, come in un sogno in cui ci troviamo in un posto che conosciamo benissimo e che però comincia a cambiare fino a diventare improvvisamente alla fine qualcosa di completamente diverso, lasciandoci disorientati, incapaci persino di ricordare quando è iniziato tutto quanto.

tra rane e insetti parlanti, personaggi misteriosi seduti su nuvole scure e minacciose e strane punture di insetto, il futuro comincia a svelarsi agli occhi di marie e non promette nulla di buono: qualcosa sta per cambiare la sua vita e quella di tutta la città, entra ed esce dai sogni di marie, appesta la realtà intorno a lei, sconvolge le menti e trasforma quello che poteva sembrare un tranquillo romanzo di formazione dalle sfumature un po' oniriche in una sorta di horror survival.


nemmeno a dirlo, tony sandoval ha fatto centro anche stavolta. aspettiamo con il fiato il prossimo volume! (in totale saranno cinque, il primo in libreria dal 12 settembre)

giovedì 29 agosto 2019

la lega degli straordinari gentlemen ~ vol.1

perché l'inghilterra sopravviva il suo lavoro è vitale. ci si dedichi con vigore e senza indugio, che le ombre del secolo già si allungano e il suo cocchio è quasi giunto.

da un paio di mesi è disponibile la nuova edizione de la lega degli straordinari gentlemen, scritto da alan moore, disegnato da kevin o'neil e sempre pubblicata da bao publishing, ottima occasione per chi, come me, se lo fece scappare ai tempi della sua prima uscita.
(conforto subito chi invece ha i volumi della precedente edizione: l'ultimo volume, tempesta, uscirà in entrambi i formati, sia quello della prima edizione che di questa da poco iniziata, quindi non rischiate di ritrovarvi una collezione incompleta o con formati diversi)

dicevo, de la lega degli straordinari gentlemen ho sentito parlare tanto e con grande entusiasmo per anni, e leggendo il primo volume ho capito cosa rende questi racconti così amati da un pubblico di lettori tanto eterogeneo: da un lato è un libro che gronda avventura e azione, ricco di personaggi indimenticabili e pieno zeppo di momenti che lasciano col fiato sospeso, dall'altro è così ricco di citazioni letterarie che gli appassionati di classici d'avventura dovranno ingurgitare litri di camomilla per rilassarsi e riuscire a godersi la storia.
la signorina mina murray, ad esempio, ormai ex moglie di jonathan harker, l'abbiamo già incontrata in dracula di bram stoker, allan quatermair (io l'ho sentito nominare qui per la prima volta, e in effetti pare non sia molto conosciuto in italia) è il protagonista di una serie di romanzi dello scrittore inglese henry rider haggard, ormai invecchiato e consumato dall'oppio, il capitano nemo è ovviamente il comandante del nautilus di le 20.000 leghe sotto i mari di verne, il dottor jekyll e la sua controparte - mr. hyde - nati dalla penna di stevenson sono noti pure ai sassi, mentre io non sapevo che l'uomo invisibile si chiamasse hawley griffin e che fosse stato creato dallo scrittore herbert george wells.
ecco il nostro gruppo di protagonisti, loro malgrado insieme, chiamati a combattere contro un villain all'altezza dei loro nomi: chi meglio di james moriarty, l'acerrimo nemico di sherlock holmes?
a loro si aggiungono un sacco di personaggi minori e comprimari impossibili da riconoscere tutti (e francamente farlo sarebbe più un gioco che una vera necessità).


ora, nonostante la quantità spaventosa di citazioni le storie di questa strana squadra di supereroi - una sorta di avengers in salsa letteraria e steampunk - sono godibilissime anche se non avete mai letto nessuno dei romanzi di cui prima, anzi, non c'è alcun particolare rimando di trama ad altre opere, moore immagina i suoi personaggi fuori dai romanzi di origine, slegati dal loro contesto originale e inseriti completamente in questa nuova storia: qui, assoldati dai servizi segreti britannici, dovranno sventare un piano tremendo che mette in pericolo l'intera londra, sopravvivendo a una lunga serie di combattimenti e di intrighi.

di sicuro non è una lettura semplice e leggera: l'azione non si ferma un momento, i dialoghi sono serrati e i disegni di o'neill (perdonatemi, ma il suo stile a me non piace affatto) sono così ricchi che ci si stanca fisicamente a star dietro a tutto, per cui la scansione in capitoli funziona benissimo per non arrivare a fine volume stremati.
quanto all'edizione, non saprei fare un confronto con quella vecchia, ma questo volume è all'altezza degli standard qualitativi a cui bao ci ha abituati.

lunedì 26 agosto 2019

the artist

quando le faine si radunano nella profonda baviera per suonare i loro pittoreschi corni, i falchi dell'arabia rifiutano gli ordini dei loro padroni e le volpi di lipsia si raccolgono per una danza di accoppiamento divinatoria, il mondo sta per ricevere un nuovo artista.
nel momento in cui nasce un artista, degli scienziati britannici subito individuano un fenomeno atipico noto col nome di "sospiro dell'universo".
per una frazione di secondo, viene misurata un'onda dalla frequenza particolarmente alta (che pare sia anche la causa del singhiozzo nell'uomo). questa scoperta insignificante segna sicuramente l'esistenza di un artista. appena l'embrione si schiude, il giovane artista è pronto per assorbire la tristezza del mondo.

eccolo, l'artista.
un gracile, spelacchiato, debole, quasi miserabile uccellino. puoi intravedergli le costole sotto le piume, puoi leggere la sua anima tormentata nei suoi occhi sgranati.
è un po' come noi comuni mortali, lì a cercare di tenere in equilibrio la sua vita tra il comico e il drammatico, a svicolare dal vuoto grottesco dell'apparenza per trovare il suo posto nel mondo, impegnato a lasciare una traccia significativa, densa, unica, immortale del suo passaggio, e magari, nel frattempo, a sopravvivere all'ordinario grigiore delle incombenze quotidiane.
perennemente sull'orlo di una crisi di nervi o pronto ad abbandonarsi a un attacco di panico, l'artista è costretto a subire vernissage banali per fare colpo su un certo critico d'arte o sopportare le umilianti richieste di amorevoli parenti che non vedono l'ora di abbellire il loro bagno con uno dei suoi disegni.
ci prova lui, l'artista, a vivere come una persona normale, ma non sa trattenersi davanti a un negozio di belle arti, non sa smettere di tremare davanti alle scadenze incombenti, non sa riprendersi dagli insuccessi.

anna haifisch arriva per la prima volta in italia grazie ad eris edizioni con il suo the artist (che sarà in libreria da domani 27 agosto), volume che raccoglie le tavole dell'omonima serie apparsa a puntate su vice e che quindi mantiene una struttura divisa in piccoli capitoli autoconclusivi, tessere di un mosaico che ci mostrano l'esistenza di questo essere fuori dall'ordinario.


con ironia crudele, un tratto tremolante e incerto - perfetto per raccontare la vita incerta e tremolante dell'artista - anna haifisch racconta il mondo dell'arte contemporanea, un circo di istallazioni assurde, di critici volubili e collezionisti da corteggiare, un mondo in cui quello più fuori luogo sembra essere proprio colui che dovrebbe esserne invece protagonista, il povero artista alla ricerca di comprensione e apprezzamento (e magari di clienti).


per tirare un sospiro di sollievo tra una disavventura e l'altra del povero pennuto (con il quale molti, anche non-artisti, si troveranno a sodalizzare dopo poche pagine) provate a cogliere tutti i riferimenti che la haifisch ha disegnato: all'inizio di ognuno dei mini-capitoli del libro una copertina-illustrazione riprende alcune icone artistiche tra le più famose e disparate, dal viandante sul mare di nebbia alla cuccia di snoopy, da la danza di matisse alle performance di marina abramovic.

lunedì 19 agosto 2019

sunny

questa è la nostra base. gli adulti non ci possono entrare. prova a chiudere gli occhi e pensa un posto dove vorresti andare.
puoi andare dove più ti piace.

siamo in giappone, sono gli anni '70 e i bambini non sono tutti uguali.
ci sono i figli di casa, amati e coccolati dai loro genitori, e ci sono bambini che dai loro genitori invece sono stati traditi, abbandonati, trascurati.

taiyo matsumoto ci racconta uno spaccato crudo e poetico della quotidianità dell'istituto horikoshi, una casa famiglia in cui hanno trovato posto alcuni di questi piccoli reietti, condividendo timori, sogni, speranze e fantasie a occhi aperti.
l'istituto è nulla più che una vecchia casa tradizionale di periferia, il venerdì si prepara il bento per tutti, la tv si può guardare solo per due ore a settimana, si fanno i turni per il bagno, qualche commissione, si studia tutti insieme, e le crocchette di patate sono onnipresenti nel menù della cena.
fuori c'è un piccolo stagno con le carpe e sopratutto c'è la sunny, una vecchia nissan ormai ridotta a un rottame in cui però possono entrare solo i bambini.
dentro la sunny, se chiudi gli occhi, puoi andare dove vuoi: sei, l'ultimo arrivato, sa a memoria la strada che lo riporterebbe a casa; haruo, che ormai ha tutti i capelli bianchi, immagina di essere un gangster in fuga o un pilota o chissà cos'altro. è un bullo e fa di tutto per diventare un vero duro, ma non va da nessuna parte senza il suo barattolo di crema nivea da sniffare per acquietare il suo senso di solitudine.
kenji usa la sunny per nascondere le riviste porno e fumarsi qualche sigaretta di nascosto. è troppo grande ormai per fantasticare, a lui e a sua sorella asako basta solo stare il più lontano possibile da quell'alcolizzato di loro padre, mentre kiiko e megumu entrano nella sunny con le loro bambole, ma giocano a essere già adulte, sembrano tanto sicure quanto sono segretamente scosse da una miriade di sentimenti contrastanti.
e junsuke con naso perennemente smoccolante, la sua casa (non è un ombrello!) e le unghie sempre troppo lunghe perché solo sua mamma può tagliarle, solo lei che lo aspetta in ospedale con la sua brutta malattia.
e c'è taro, l'enorme, morbido, goffo, strano taro, che passa le giornate cantando in giardino e giocando con il piccolo sho-chan.


nessun patetismo o pietismo, nessun dramma lacrimevole né stupidi siparietti comici: come se fosse uno di loro, matsumoto racconta le giornate di questi bambini, tace le paure che non sanno tradurre in parole, le speranze che trattengono in fondo agli occhi, osserva e riporta sulla carta, pagina dopo pagina, il mondo così come è per loro: un mondo bellissimo e crudele, spaventoso ma da scoprire, da conquistare, in cui crescere in fretta per recuperare tutta quella felicità che si sentono rubare dalla vita.
un po' si torna bambini, un po' si è costretti a cercare di comprendere un modo di fare, di pensare che non ci appartiene più.
sunny scava dentro di noi - e no, non è necessario essere stato un bambino abbandonato per comprendere i piccoli protagonisti della storia - rimesta in quel che ci è rimasto della nostra infanzia, le nostre paure e ossessioni e sogni e convinzioni, ci commuove, ci emoziona, ci svela un universo ormai lontanissimo che pure un tempo ci era appartenuto e che per qualche fugace momento possiamo tornare a sfiorare.


nonostante sia in italia ormai da circa sei anni, sunny ha avuto molto meno successo di quel che merita, probabilmente per i disegni che a primo impatto possono risultare troppo strani, persino sgradevoli al pubblico abituato all'estetica manga più classica.
il segno di matsumoto è sporco, disordinato, fin troppo espressivo e proprio per questo bellissimo e unico, proprio per questo i suoi disegni riescono a rendere sunny un manga ancor più imperdibile.

a distanza di sei anni dalla sua prima pubblicazione in italia, adesso che il manga di nicchia (cioè semplicemente quello stampato in volumi più grandi e inutilmente costosi) comincia a essere sdoganato e un sacco di lettori iniziano ad apprezzare storie e disegni lontani da quelli che vent'anni di manga commerciali ci hanno educato ad amare, j-pop farebbe bene a rilanciare questo gioiellino ed evitare che finisca nel dimenticatoio.

lunedì 12 agosto 2019

la fortezza ~ vol. 1

la fortezza significa più di mille morti al mese. è un'azienda florida. ci si arriva indossando la propria migliore armatura, carichi di armi preziose e oggetti magici, credendosi eroi. si massacra sommariamente uno o due mostri e poi quando gli avversari si fanno più forti, inevitabilmente ci si fa ammazzare. e l'oro rubato nelle prime sale si accumula nelle seguenti, assieme alle armi e agli averi portati con sé.
sì, signori delegati del personale, i nostri clienti sono dei polli che si credono eroi e questa è la nostra forza: clienti infervorati, affari assicurati.

eccola insomma la fortezza: non solo un castello inespugnabile abitato da ogni possibile specie di mostri, un labirinto di corridoi, sotterranei, stanze, trabocchetti e tutta una serie di sfide per ogni valoroso eroe che intenda conquistarla, ma anche un perfetto macchinario accumula-ricchezze per il suo guardiano, che a ogni tentato attacco aumenta sempre di più la sua grandezza.
economica, si intende (il guardiano è in realtà piuttosto piccolino).

la serie, creata da lewis trondhein e joann sfar nel 1998 - che aveva visto pubblicati alcuni episodi in italia all'inizio degli anni duemila - può sembrare a prima vista una ridicolizzazione dei topoi fantasy per eccellenza ma, come è ovvio aspettarsi da due nomi del genere, riesce a essere molto di più.

il giorno in cui dei loschi tizi incappucciati arrivano alla fortezza e chiedono al guardiano di venderla a loro, herbert, un nobile papero decaduto, antitesi esatta del valoroso ed eroico combattente, si ritrova per una serie di equivoci a presentarsi come il guerriero che difenderà la fortezza dalle pretese - non troppo oneste - dei prepotenti acquirenti. ad accompagnarlo in questa avventura e in altre situazioni al limite dell'assurdo ci sarà marvin, un sauro brutto&cattivo, temibile guerriero che dispensa botte da orbi e fini perle di saggezza, seppur spesso e volentieri bloccato dal suo codice morale fin troppo restrittivo.

zongo!

nei primi sei episodi raccolti in questo volume sfar, trondheim e boulet destrutturano e ricostruiscono la materia fantasy più classica per dar vita a una serie impossibile da definire semplicemente comica. ai due protagonisti si affiancano una moltitudine di personaggi - mostri, maghi, draghi, principesse, duchi, eccetera - per raccontare le loro storie (ogni racconto sembra quasi una quest da gioco di ruolo) stravolgendo ogni canone, divertendo e sorprendendo di continuo il lettore, che si ritrova, forse per la prima volta, a tifare per tutte quelle strane creature che fino a ora nei dungeon erano solo carne da macello per aumentare i propri punti exp e collezionare oggetti rari.

in origine, la fortezza doveva essere una serie di ben trecento episodi, numerati da -100 a 200, ma nel 2014 gli autori hanno sospeso la pubblicazione al 36° episodio.
ogni centinaio di episodi doveva raccontare la storia principale, il prequel e infine il sequel, ma in realtà le storie esistenti non sono state pubblicate seguendo quest'ordine, ragione per la quale nemmeno in francia esiste un'edizione completa in volumi (quella bao è la prima in assoluto).

l'edizione italiana dunque è stata ordinata - con la partecipazione degli autori - in questo modo:
la fortezza volume 1 (2019)zenit episodi da 1 a 6 (di sfar, trondheim e boulet).
• la fortezza volume 2 (2019)il crepuscolo della fortezza da 101 a 103 più mostri della fortezza 3 e 4, per completare la storia dell’armageddon del livello 103. (di sfar, andreas, blanquet).
• la fortezza volume 3 (2020)l’alba dei tempi da -99 a -97, più mostri della fortezza 5, 7 e 8 (per completare i livelli -97, -90 e -85), più l’alba dei tempi -84 e -83. (di christophe blain, vermot-desroches, blutch, carlos nine).
• la fortezza volume 4 (2020)mostri della fortezza 1, 2, 6 e da 9 a 12 (di mazan, jc menu, yoann, killoferr, bézian, stanislas e keramidas).
• la fortezza volume 5 (2021)il crepuscolo della fortezza da 104 a 106, 110 e 111 (di kerascoët, obion, alfred e mazan).
• la fortezza volume 6 (2021)parata alla fortezza da 1 a 5 (una serie di manu larcenet, che si colloca tra gli episodi 1 e 2 di zenit. sono storie umoristiche con herbert e marvin, i protagonisti della serie zenit).
[le informazioni sulla struttura dell'edizione italiana - e altre informazioni - vengono da qui]

la guida, a inizio volume, per orientarsi tra i capitoli e le diverse saghe

personalmente, nonostante continui ostinatamente a non considerarmi una fan del fantasy (ammetto che le ultime letture mi stanno facendo ricredere molto su questa cosa, ma ognuno di noi ha bisogno di certezze) ho trovato questo primo volume assolutamente geniale, ma d'altro canto da firme del genere non è che le mie aspettative fossero basse.
non vedo l'ora di continuare a leggere i prossimi episodi anche se probabilmente quelli che più vorrei avere tra le mani ora sono quelli finali di manu larcenet (e toccherà aspettare davvero un bel po'!).

lunedì 5 agosto 2019

i fantasmi di darwin

al posto di quello che per quattordici anni era stato il mio volto, c'era un altro volto, quello di un giovane sconosciuto.
gli occhi di quell'uomo, la sua incolta zazzera selvaggia di capelli neri, il naso camuso e gli zigomi alti, le carnose labbra aborigene separate da un bianco, sfavillante accenno di dentatura, il suo sguardo sprezzante sensuale enigmatico; oh se gli sguardi potessero uccidere, se gli sguardi...
gli occhi, gli occhi scuri.
il mio visitatore.

l'undici settembre millenovecentottantuno fitzroy foster compie quattordici anni.
alle prime luci dell'alba, prima di alzarsi dal letto, si masturba per la prima volta nella sua vita, pensando alla sua ragazza, camilla wood.
poi scende giù, dove lo attende tutta la famiglia, con i regali e gli abbracci, pronti a festeggiare.
suo padre, appassionato di fotografia, ha una polaroid istantanea con la quale immortala la scena.
da questo preciso attimo la vita di fitzroy cambia drasticamente: nella foto, in ogni foto scattata da quel momento in poi, invece del volto di roy c'è la faccia di un perfetto sconosciuto, un ragazzo, forse un aborigeno, un selvaggio vissuto chissà quanti decenni prima, a chissà quanti chilometri di distanza.

inizia per roy un periodo, lungo anni, di reclusione: niente più scuola, amici, niente più camilla, niente di niente. roy non diventerà lo strano esemplare da analizzare e studiare di un team di medici e scienziati incuriositi dalla sua strana condizione e per di più, impossibilitato ad avere dei documenti d'identità con una fotografia aggiornata, uscire di casa - viaggiare! - diventa assolutamente impossibile.
isolato e chiuso in casa, destinato a una vita nell'ombra seppur circondato dall'amore e dalle cure della sua famiglia, roy viene letteralmente salvato da camilla: negli anni in cui sono stati lontani lei non ha smesso di pensare a lui e all'uomo che le era stato mostrato in quella foto fatale, ha studiato, ottenuto brillanti risultati e iniziato una ricerca sulla possibilità che esista una connessione tra memoria e biologia, che il passato non si lasci immortalare solo dalle macchine fotografiche, che non sia registrabile solo dai documenti e dai racconti, ma che rimanga fisicamente, generazione dopo generazione, intrappolato nei geni umani, pronto a mostrarsi e a raccontarsi.

insieme a camilla, roy comincerà - tra mille difficoltà, momenti di folle felicità e altri di totale tristezza e profondo sconforto - un viaggio a ritroso nel tempo, scavando nel passato della sua famiglia, andando alla ricerca dei suoi avi e delle loro storie, scoprendo atrocità che mai avrebbe immaginato.

attraverso la vita di roy ariel dorfman ci racconta l'orrore degli zoo umani (le esposizioni etnologiche di cui l'europa tutta non finirà mai di vergognarsi), parchi di tortura - e di divertimento dall'altra parte - in cui intere famiglie aborigene, rapite e deportate dalla loro terra, venivano usate come attrazione e spettacolo per gli occhi dei bianchi, civili e progrediti europei.

i fantasmi di darwin è un romanzo difficile da incasellare in un genere ben definito: realismo magico, realtà storica, surrealismo, giallo, racconto di formazione, thriller, c'è tanto tra queste pagine, c'è la vicenda appassionante e quasi kafkiana di un ragazzo che perde la sua identità e fa di tutto per riprendersela e c'è la denuncia di una società autoproclamatasi superiore che sotto l'egida del progresso e della civilizzazione ha commesso delitti atroci e inimmaginabili, ha offeso e schiacciato la dignità e la vita di centinaia, migliaia di persone solo perché diverse e in quanto tali considerate inferiori.
un romanzo che si lascia divorare in un paio di giorni, che non lascia tregua e che altrettanto ferocemente divora le nostre convinzioni, le nostre certezze, la nostra impropria autopercezione.

la storia di roy, per quanto fantasiosa possa essere, diventa però pretesto non solo per raccontare il nostro passato di colonizzatori brutali ma sopratutto per farci guardare con un po' più di consapevolezza al nostro presente e a quello che rischia di essere il nostro futuro: davvero crediamo di essere meglio di chi appena due secoli fa vendeva esseri umani e pagava il biglietto per vederli umiliare, soffrire e morire? siamo davvero sicuri che non ci sia più nessuno a credere che loro siano diversi da noi?

mercoledì 31 luglio 2019

commenti randomici a letture randomiche (68)

se la sai ascoltare, la città bisbiglia storie. nello scricchiolio delle assi di legno. nei refoli di vento tra gli alberi. nello sciabordio di acqua sotto ai ponti.
dopo fiori di biscotto e henshin, la collana aiken di bao publishing si arricchisce di un altro volume antologico, i doni di edo, questa volta ambientato nell'antica capitale giapponese, edo appunto, destinata poi a diventare - nella seconda metà dell'800 - tokyo.
koichi masahara con queste brevi nove storie ci lascia intravedere un periodo storico fortemente tradizionalista, quello di un paese chiuso al resto del mondo, in cui le vite dei suoi abitanti sono plasmate da regole e usanze impossibili da aggirare.
eppure, per quanto lontane queste vite di quasi cinque secoli fa possano essere, per quanto diversa sia la cultura del giappone feudale dalla nostra, masahara riesce a farci sentire vicini i giovani uomini protagonisti delle sue storie.
sono brevi scorci di vita quotidiana in cui a quei valori che non riusciamo a comprendere del tutto si intrecciano affetti, sogni e desideri che non vengono trasformati dal tempo e dallo spazio.

ammetto di non essere una grande appassionata di storie ambientate nel giappone del passato, di non subire il fascino dei racconti di samurai e geishe, ma questo volume, così delicato e per nulla didascalico, così ricco di vita quotidiana e di sentimenti ed emozioni universali, mi ha piacevolmente sorpresa.
quell'immagine di mio padre che i miei occhi non percepivano ora riesco a vederla attraverso gli occhi di tutti.
e così mi sono reso conto che mi attende più avanti, da molto tempo. fermo in quell'istante, ad aspettarmi per sempre, sulla terra.
ecco perché ci andrò.
continua anche dosei mansion, sempre per la collana aiken di bao. questo secondo volume serve quasi ad allargare la storia, a mostrarci più nel dettaglio il mondo di mitsu.
continuiamo a conoscere gli abitanti dell'anello, le storie di chi vive nei tre livelli di questa colonia orbitante intorno alla terra, e sopratutto quelle dei nuovi colleghi di mitsu, gli altri lavavetri, un tempo compagni di suo padre, scomparso da tempo.
è un'assenza-presenza la sua, resta nei racconti dei suoi vecchi amici, nei loro aneddoti e ricordi, ed è sempre più presente nell'immaginario di mitsu: più passa il tempo, più lui è certo che riuscirà a scendere sulla terra ormai proibita, a incontrare suo padre e a scoprire qualcosa di più di quel mondo che un tempo apparteneva alle persone e che adesso è visibile solo da lontano.
è un secondo volume che forse aggiunge poco alla trama strettamente intesa ma che ci lascia avvicinare ancora di più alla vita nell'anello e che aumenta le aspettative sul proseguimento della storia.