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giovedì 7 novembre 2019

i testamenti

una donna ribelle era ancora peggio di un uomo ribelle, perché i ribelli diventavano traditori, mentre le ribelli diventavano adultere.

ultimamente va di moda urlare in preda al panico ogni qual volta viene annunciato il sequel di qualcosa, di accusare gli autori di essere solo degli approfittatori in cerca di soldi facili che svendono l'opera originale per qualche miserabile zero in più sul loro conto in banca.
io faccio parte di quella fetta di fandom che invece, quando trova qualcosa che le piace, ne vuole ancora, così - anche se sto scrivendo questo post tardissimo - ho festeggiato l'annuncio di un secondo libro, trentatré anni dopo la pubblicazione de il racconto dell'ancella, dedicato al mondo di gilead e ho preso i testamenti subito appena uscito, divorandolo in meno di due giorni.

*attenzione! tutto ciò che segue potrebbe contenere piccoli spoiler su il racconto dell'ancella (ok, è uscito 33 anni fa ma con gli spoilerfobici non si sa mai) e sulle tre stagioni della serie hbo. nulla di fondamentale, ma... siete avvisati*

se ricordate, ne il racconto dell'ancella tutta la storia, narrata in prima persona da june/offred, viene presentata come una sorta di diario, un documento ritrovato molto tempo dopo la caduta di gilead e letto e analizzato da una nuova umanità che si interroga per comprendere quella civiltà scomparsa. quindi che gilead sia destinato a scomparire lo sapevamo già più o meno dall'85, ma quello che margaret atwood non ci aveva spiegato era come fosse successo: tra la fine della storia di june - che originariamente terminava all'interno di un furgone e ci lasciava con il dubbio di cosa le era successo poi - e i commenti degli archeologi alla fine del suo diario in effetti non c'era nulla.
negli ultimi tempi, lo saprete benissimo, la seguitissima, riuscitissima e premiatissima serie tv (no, non c'è nulla di lento nella terza stagione, non è rambo, ci sono delle donne sottomesse da una società di folli violenti che cercano di mettere in piedi una rete clandestina di resistenza senza farsi scoprire e impiccare in dieci minuti) ha cominciato a riempire quel vuoto con la seconda e la terza stagione (aspettiamo che arrivi presto la quarta) ed è proprio a quest'ultima che si ricollega i testamenti.
intendiamoci, potreste tranquillamente leggerlo anche senza mai aver visto la serie, ma credo che leggerlo dopo il finale della terza stagione sia decisamente più soddisfacente che passare dal primo libro a questo, anzi potrei tranquillamente dire che questo libro mi è sembrato un regalo pieno d'amore a tutti i fan della serie tv, credo che la atwood la apprezzi tanto quanto noi e il suo contributo a realizzare gli episodi dalla seconda stagione in poi la rende a tutti gli effetti parte della storia e non un semplice adattamento.

i testamenti è il titolo più azzeccato che si sarebbe potuto scegliere per questo libro. la storia infatti ci viene raccontata attraverso tre documenti: due sono trascrizioni di testimonianze di due ragazze agnes, figlia di uno dei comandanti di gilead, privata troppo presto dell'amore di una mamma che, nonostante non fosse davvero sua madre, la amava davvero, e daisy, una giovane canadese che si ritroverà suo malgrado invischiata nelle vicende di quel paese orribile che guarda con sgomento dal di fuori. la terza voce, il testamento vero e proprio, è quello di uno dei personaggi più amati e odiati al contempo, sicuramente uno dei più riusciti della serie, ovvero quello di zia lydia.
man mano che la vicenda va avanti si comprende meglio il collegamento tra queste tre figure che sembrano così lontane tra loro, un legame voluto dal destino e non soltanto.
e sopratutto, attraverso le loro voci e sopratutto quella di zia lydia, si comprenderà cosa ha portato gilead, nonostante il sistema perverso e quasi perfetto che lo regola, alla sua disfatta.

ma, come d'altronde era già successo per il primo romanzo e per la serie tv, è sopratutto il contesto a colpire. fino ad adesso abbiamo per lo più osservato la distopia totalitarista di gilead dal punto di vista delle ancelle, ma nelle due ultime stagioni della serie cominciava a essere inevitabile chiedersi cosa succede ai bambini nati a gilead o a quelli troppo piccoli per ricordare il mondo prima della sua fondazione, sopratutto alle bambine. la figura di agnes è fondamentale per riportarci quel misto di orrore e incredulità che ci aveva suscitato all'inizio il romanzo degli anni '80, per spiegarci il modo in cui le ragazze vengono cresciute - e la cosa più spaventosa è rendersi conto di come sia solo un'iperbole dell'educazione che oggi subiscono molte bambine - con un' abbondante dose di terrorismo psicologico sulla sessualità, una visione distorta dell'amore, e sopratutto di loro stesse.
queste ragazzine non riescono a capirlo ma è tremendamente palese: gilead è il mondo creato da uomini che non solo odiano le donne, ma che ne sono terrorizzati, che hanno bisogno di sottometterle, umiliarle, distruggerle perché sanno che senza la prevaricazione non avrebbero neanche una briciola di quel potere che tanto li fa grandi. non c'è nessun vero amore per dio, nessuna voglia di salvare l'umanità dall'estinzione, è solo odio. banale, stupido, penoso odio. e se vi sembra assurdo, fatevi un giro su quegli orribili siti frequentati da incel e altri pericolosi folli simili e vi renderete conto di quanto la realtà sia oscenamente simile alla fantasia.

il racconto di zia lydia poi, oltre a raccontare la sua storia - tremenda e bellissima come tutte quelle a cui la atwood ci ha abituato fino a ora con la saga di gilead - svela poco a poco il marciume di una società che si vanta giusta e rispettosa di dio ma che è poco più di una carogna putrescente.
il ruolo di zia lydia non è solo importante ma assolutamente essenziale: è stata fin da subito molto più di una crudele addestratrice di ancelle, molto più di una guardiana, di una maestra. l'abbiamo vista più volte in atteggiamenti inaspettatamente dolci, come se riuscisse ancora a emergere una parte di lei che gilead non era riuscito a distruggere, qui sarà lucida, spietata, calcolatrice ma anche fondamentale e risolutiva. non aggiungo altro.

su tutte e tre le figure aleggia il fantasma di baby nicole, la bimba di june portata fuori da gilead, il cui ricordo rimane ancora - i testamenti si svolge una quindicina di anni dopo i fatti narrati nel primo libro e nella serie tv - quasi come un feticcio da usare per accusare di crudeltà il mondo esterno, colpevole di aver rapito una neonata. e ovviamente, si intravede l'ombra di june, una presenza silenziosa ma importante, in tutta la vicenda, come se rimanesse al bordo del nostro campo visivo a sorriderci con quell'espressione incredibile a cui elisabeth moss ci ha abituati.

questo libro non solo non tradisce le aspettative, non solo è un ottimo seguito del primo romanzo ma lo è anche della serie tv, risparmia le ripetizioni e funziona benissimo anche, come ho già detto più su, per chi non ha seguito la versione di hbo, aumenta anzi l'hype per la quarta stagione e si rivela una lettura emozionante, coinvolgente e sconvolgente, regalandoci le stesse emozioni che ormai siamo abituati ad associare a questo mondo, così ferocemente assurdo e così spaventosamente plausibile, creato dalla atwood.

probabilmente questo mio post su i testamenti arriva tardi, probabilmente ne avete già sentito parlare tanto, ma se non l'avete ancora letto - o peggio ancora, non avete ancora letto/visto nulla tra libri e serie tv (a proposito, qui, un paio di anni fa, scrivevo le mie primissime impressioni sull'inizio della serie) - è arrivato il momento di rimediare.

lunedì 8 maggio 2017

the handmaid's tale

mi rammarico sempre di non essere mai aggiornata sulle serie tv, non ne seguo molte e questa cosa mi fa sempre sentire tagliata fuori dal mondo.
invece in questi giorni ho recuperato subito i quattro episodi fino ad adesso usciti di the handmaid's tale, serie ispirata all'omonimo romanzo di margareth atwood che io non conoscevo fino a quando, qualche tempo fa, non si è cominciato a parlare della serie tv, e che, manco a dirlo, non riesco a trovare da nessunissima parte (anzi, se lo trovate in qualche strano sito dell'usato fatemi sapere, anche se voci di corridoio parlano di una ristampa prevista per questa estate).
per ovvie ragioni non starò qui a fare parallelismi tra serie tv e romanzo, ma credo proprio che questa serie si meriti qualche parola perché è una delle cose più interessanti - e terrificanti - del momento.


ambientato in un presente distopico (in realtà, considerando che il romanzo è stato scritto a metà degli anni '80, dovrei parlare di futuro, ma è ambientato esattamente nei nostri anni), the handmaid's tale ci racconta di un'umanità che si ritrova a dover fronteggiare il più inimmaginabile dei problemi: uno spaventoso calo della fertilità e delle nascite e un'altissima mortalità infantile.
gli stati uniti d'america non esistono più, al loro posto è sorta la società di gilead: nessuna democrazia, nessun diritto. il potere è in mano a un gruppo - non ancora meglio identificato - di estremisti religiosi (plausibilmente la atwood si è lasciata ispirare dai totalitarismi di stampo islamico del vicino oriente, ma forse oggi con le dittature e i fanatismi religiosi stiamo messi anche peggio), e a farne le spese peggiori, ovviamente, sono le donne, il bersaglio preferito delle religioni, di qualsiasi dio si parli.
lentamente e  poco per volta le donne hanno perso ogni diritto: licenziamenti in massa, conti correnti bloccati, autonomia e indipendenza economica, la sicurezza di camminare da sole per strada, e poi hanno perso il controllo su loro stesse, sono state strappate alle loro famiglie, ai loro mariti, ai loro figli e sono diventate - quando non sono state subito mandate in qualche colonia a ripulire rifiuti tossici e radioattive, condannate a morire in modo atroce - o serve o ancelle - o mogli - nelle case dei comandanti, uomini potenti e fedeli al nuovo regime.

alle serve, o meglio alle marta - in riferimento presumibilmente alla marta del vangelo, che si occupava di pulire e spazzare mentre gesù parlava e la sorella maria si era fermata ad ascoltare - sono affidati i lavori domestici ma alle ancelle, le donne giovani e fertili, tocca il ruolo peggiore.
rifacendosi al passaggio biblico in cui rachele, moglie di giacobbe, non riuscendo ad avere figli, offre al marito la sua schiava affinché sia lei a partorire il loro erede, così le ancelle vengono affidate ai comandanti e alle loro mogli, perché siano l'utero con le gambe per le donne sterili (ovviamente, la sterilità maschile non viene neppure presa in considerazione, la colpa è solo ed esclusivamente delle donne).


la storia è raccontata da offred (letteralmente of fred - di fred - dal nome del suo comandante, il vero nome, espressione dell'identità e dell'umanità di ognuna di loro, è proibito), un'ancella. la sua storia si intreccia ai continui flashback che ci spiegano un po' come si è potuti arrivare a questa assurda situazione: all'inizio la vediamo in macchina con suo marito e sua figlia mentre cercano di fuggire, ma evidentemente il tentativo non andrà a buon fine.

le scene violente non mancano, ma non è solo questo a rendere spaventoso il racconto di offred.
già da prima di diventare un'ancella la vediamo, con la sua amica moira, assistere impotente e incredula a una serie di piccoli cambiamenti che sfoceranno nella follia più assoluta: gli insulti osceni al bar, il suo conto bancario accessibile solo per suo marito, il licenziamento, la paura alle manifestazioni. e poi il centro ri-educativo per le ancelle, quei discorsi spaventosi sul ruolo delle donne, la loro nuova condizione di non-umani, di madri-o-nulla, una visione perversa del sesso visto solo come necessario alla riproduzione. e poi qualcosa a cui siamo già abbastanza abituati ma che spaventa nella sua rappresentazione senza mezzi termini: la colpevolizzazione delle vittime di stupro, l'intolleranza verso l'omosessualità.

quello che rende the handmaid's tale una serie terrificante infatti non è solo la continua atmosfera claustrofobica e senza speranza, né la violenza fisica o psicologica, ma l'agghiacciante sensazione di già visto, come se fosse un'esasperazione di quello che è la nostra realtà.
se ci pensate anche solo un attimo, la storia di offred non è poi nulla di più che la versione ipersaturata della storia delle donne di oggi: lo stupro è colpa delle donne che provocano gli uomini? ce l'abbiamo. una donna che non è madre non è una vera donna? ce l'abbiamo. il sesso è un dovere coniugale e in quanto tale ha come fine la riproduzione (altrimenti sei solo una troia)? ce l'abbiamo. le lesbiche (e i gay) sono considerati abomini che offendono dio e gli uomini? ce l'abbiamo. le donne hanno più difficoltà a trovare lavoro, vengono licenziate più facilmente e guadagnano meno? ce l'abbiamo.
esagerate tutto questo, ingranditelo, portatelo avanti giustificando ogni volta, e avrete il mondo di offred.
e non è difficile immaginarcelo un mondo così, noi che siamo tanto abituati a sentire ogni giorno di donne uccise dai raptus di gelosia (la prova che dio non esiste è che nessuno degli idioti giornalisti che scrive puttanate simili è mai stato fulminato), a leggere annunci di lavoro che richiedono ragazze non sposate o fidanzate (la maternità, si sa, non è un diritto, o almeno non lo è se lavori), a non scandalizzarci se un ministro della salute invoglia a figliare e a farlo da giovani, dando la colpa delle scarse nascite al fatto che le donne vogliono fare quello che storicamente hanno sempre fatto gli uomini, come studiare e lavorare (ve lo giuro, era nel bando del fertility day. l'ho riletto almeno cento volte per essere sicura di non aver letto male io), a non arrabbiarci per gli insulti tremendi rivolti alle donne solo in quanto donne (e fattela una risata! "cagna" te lo dico per ridere! su su!), abituati fino a non farci caso alla sessualizzazione e oggettificazione del corpo femminile in qualsiasi contesto e a tutte le età (guardate una qualsiasi pubblicità e molto probabilmente troverete una donna seminuda e - se le fotografano anche il volto - con l'espressione vuota o al massimo ammiccante), ai processi che assolvono gli stupratori e a chi parla di ragazzate.


le attrici sono assolutamente bravissime e molte delle emozioni dei personaggi sono affidate quasi esclusivamente agli sguardi, l'unico modo ancora non controllabile di esprimere qualcosa, tutta la loro interiorità e psicologia è affidata alle espressioni, ai gesti e ai silenzi, e anche da loro è partita la speranza che questa serie possa in qualche modo smuovere le coscienze sopratutto delle nuove generazioni.
la serie, e lo dico nonostante io sia tutto fuorché una critica cinematografica, è di altissima qualità: ottima recitazione, bellissima regia, perfetto l'uso delle musiche, ottima fotografia, meravigliosa la tecnica narrativa che alterna il passato e il presente della protagonista.
insomma, fatevi coraggio (e ne serve tanto) e guardate questa serie perché merita tantissimo.