lunedì 14 ottobre 2019

mother cosmos

questa città è caduta in rovina svariate centinaia di anni fa. pare che la sua popolazione sia stata annientata quando alcune macchine alimentate da un nuovo tipo di energia sono impazzite.
tuttavia, i gargoyle costruiti come dispositivi di difesa continuano a proteggerla ancora oggi, come eterni guardiani di una città in cui non vive più nessuno.

mother cosmos è stata la più grande delusione degli ultimi mesi. la cover con quei disegni cupi e visionari e la quarta di copertina che parlava di atmosfera distopica degna di george orwell mi avevano esaltata, pensavo di trovarmi davanti a un piccolo capolavoro e invece...
chiariamoci: l'idea di fondo è buona, ma...

la trama, a grandi linee, è questa: satoru e schop sono due dig - una sorta di archeologi o più opportunamente qualcosa di più simile ai tombaroli - che si ritrovano, cercando la loro amica paula, a gargoyle city, una città fantasma, ormai caduta in rovina che però per qualche misterioso motivo rimane controllata da gargoyle meccanici che continuano a essere alimentati da qualche sconosciuta fonte di energia.
il mondo in cui i due si muovono è l'ormai stra-abusatissimo mondo post-apocalittico, abitato dai sopravvissuti al cosiddetto grande cambiamento, un evento che ha sconvolto la razza umana e cancellato l'avanzatissima civiltà precedente, lasciando in eredità ai superstiti rovine ipertecnologiche e mutazioni genetiche. abbiamo letto miliardi di storie così e continueremo a farlo, certo, perché ci piace tantissimo.
a gargoyle city i due trovano e salvano una ragazzina di nome key e da quel momento, con alle calcagna le guardie dell'impero, iniziano una fuga rocambolesca attraverso quel mondo, entrando a contatto con realtà al limite tra incubo e allucinazione e conosceranno la vera storia di mother cosmos e del loro mondo.

ora, l'idea di base, come dicevo, è ottima, ma i problemi di questo volume sono infiniti:
in primo luogo una storia così complessa costretta in poco più di duecento pagine costringe l'autore a correre a ritmi insostenibili e ad abusare continuamente di spiegazioni che suonano inverosimili in momenti estremamente concitati (un po' come quei cattivi disney che a un passo dalla vittoria si fermano a raccontare il loro piano malvagio dando all'eroe di turno la possibilità di recuperare le forze e sconfiggerli e annoiando il pubblico oltre ogni limite consentito).
per sviluppare la vicenda per bene, senza ricorrere a discorsi infiniti, sarebbero servite almeno il triplo delle pagine.
il mondo creato da sugiyama è effettivamente visionario ed eclettico, le architetture, i robottoni e tutto il resto funzionano, certo, ma la qualità dei disegni è sinceramente tremenda.
ok, ci piace il naif, ci sta bene il tratto sporco-ed-espressivo ma qui si parla proprio di aberrazioni anatomiche insopportabili - non chiedo tantissimo, ma almeno disegnare un volto con gli occhi entrambi alla stessa altezza! - e la sensazione che si ha è che tutto sia stato disegnato da un ragazzino di dodici anni talentuoso ma che necessita di un po' (moltissimo) di studio ed esercizio.
personalmente ho trovato i disegni così fastidiosamente brutti da rendermi difficile andare avanti nella lettura e spesso ho dovuto fermarmi su alcune scene perché non riuscivo a capire completamente cosa stava succedendo.
ai personaggi secondari è affibbiato un ruolo talmente marginale che potrebbero tranquillamente non esserci, troppo spesso sono giusto il pretesto per consentire al protagonista di dialogare con qualcuno.
anche l'idea del mondo post-apocalittico si regge in piedi appena perché non ci viene data la possibilità di conoscerlo, capirlo, viverlo, farlo nostro quel tanto che basta a seguire le regole che lo governano. inoltre solitamente nelle storie distopiche si assiste all'immancabile scontro tra la società che accetta passivamente delle regole - spesso crudeli, ingiuste e illogiche - e l'eroe/eroina che vogliono sovvertire quel mondo, spinti dal nobile ideale di restituire umanità e dignità alla popolazione. qui non c'è nulla del genere, anzi, alla fine tutto si risolve con una delirante scenetta di ricongiungimento familiare e la riduzione di tutto alla follia di un singolo individuo (non spoilero nulla, tranquilli), e l'appendice con le schede dei personaggi, delle macchine e delle ambientazioni diventa l'unico modo per fare un minimo di chiarezza, ma suona quasi come un'ammissione di colpa.

la sensazione insomma è di aver letto una sorta di fanfiction, il primo tentativo di un wannabe fumettista che non vede l'ora di cimentarsi con robottoni che si scontrano, architetture e creature biomeccaniche ma che deve ancora lavorare tanto, tantissimo, sulle sue capacità.
mother cosmos poteva essere una gran bella storia e invece sembra solo una bozza che avrebbe avuto bisogno di un periodo di gestione più lungo.

se però questo mio post vi ha fatto passare la voglia di leggerlo, date un'occhiata ad altre recensioni online che invece sono decisamente molto più entusiaste. è probabile che, molto semplicemente, questo fumetto con me non abbia trovato il suo pubblico di riferimento e potrebbe riservarvi qualche sorpresa interessante.

mercoledì 9 ottobre 2019

inn

«perché sono qui, schifezza?»
«ecco, io...»
«... e cos'era quel treno?»
«è colpa dei lupi.»
«i lupi?»
«negli ultimi giorni hanno distrutto tutto quanto, signorotto.»
«per quale motivo?»
«cercano quelle come me.
negli ultimi giorni ne hanno rapite molte. - griii -»

all'inizio del secolo scorso, un antropologo e linguista russo, vladimir propp, individuò uno schema generale comune a tutte le fiabe, con dei personaggi-tipo - tra cui l'eroe, l'aiutante, la principessa, l'antagonista, il mandante, ecc - e una serie di momenti comuni a tutti i racconti popolari, che si possono riassumere in quattro punti: a) equilibrio iniziale; b) rottura dell'equilibrio iniziale; c) peripezie dell'eroe; d) ristabilimento dell'equilibrio.

inn è l'esempio perfetto di viaggio dell'eroe, una storia che prende la struttura dell'avventura fantasy e ci modella sopra un sorprendente e straniante romanzo surreale, metanarrativo, in cui lo spazio è quello della gabbia della tavola e i tempi si allungano nei momenti in cui i personaggi battibeccano tra loro e si contraggono nelle sequenze più concitate.


quello che succede, in breve, è che un uomo si ritrova improvvisamente in un mondo oscuro, vuoto, quasi incomprensibile. non sa come è arrivato lì e perché, ma quando incontra una piccola creatura fatta di luce, un lume appunto, che gli chiede aiuto contro i lupi che assalgono e distruggono i lumi, l'uomo decide di aiutarla. da questo momento incontra amici e nemici (personaggi stranissimi tra cui un tizio con la testa a forma di candela che mi ha fatto venire in mente il principe robot di saga, o lo spadaccino che ricorda tanto il papero herbert de la fortezza), crea una strana combriccola - i cui dialoghi, va detto, a volte sono davvero troppo lunghi e poco intonati al contesto - affronta prove difficilissime con coraggio e determinazione.

ma il vero punto di forza di questo librone di più di trecento pagine è la ricerca grafica su cui si basa - come dicevo prima - la metanarrazione stessa: i personaggi del fumetto sanno di essere personaggi di un fumetto, creati da un autore e costretti a muoversi nello spazio - e nei tempi - delle tavole.
jacopo starace divide per lo più le pagine nella classica griglia da sei vignette, raramente il vuoto che intravediamo dietro i personaggi - che insieme ai lumi sono gli unici elementi completamente bianchi - si espande in spash page così ricche di dettagli (la scena delle barche, che incontrate quasi subito durante la lettura è capace di farvi venire le vertigini) da rendere ancora più opprimente il senso di vuoto e oscurità che caratterizza tutta la narrazione.


come sempre eris edizioni e progetto stigma si confermano come migliori cacciatori di esordienti capaci fin dalle loro prime opere di creare un linguaggio e un immaginario visivo originale e definito (vedi itero perpetuo e dogmadrome, giusto per fare due esempi tra i miei preferiti), capace di scardinare i canoni non solo di alcuni generi classici - il fantasy in questo caso - ma sopratutto del fumetto stesso e di ridefinire il concetto di narrazione per immagini.

venerdì 4 ottobre 2019

commenti randomici a letture randomiche (69)

cercare la vita nella valle desolata oltre la nostra diga va oltre tutto ciò che mi era stato insegnato sul mondo.che sorpresa è stata trovare una diga uguale a quella che avevamo a casa. ma più grande.ora la mia unica preoccupazione è tornare a casa prima dell'arrivo della prossima onda.
è passato quasi un anno per noi lettori da quando abbiamo lasciato maiale, volpe e hippo nelle lande desolate oltre la diga, ma per loro è trascorso appena qualche giorno, poche ore in cui tutte le certezze che avevano si sono sgretolate come un mucchietto di polvere colpito da una folata di vento: avevano imparato che fuori dalla valle dell'aurora, ben protetta dalla diga di cui si occupa maiale da quando suo papà è scomparso, non c'è altro che morte, invece adesso scoprono che esistono altre città, anche loro protette da dighe, e che persino nella foresta è possibile sopravvivere.
questo secondo volume de il guardiano della diga è un vero e proprio segmento di congiunzione tra l'inizio della storia (qui trovate il post in cui ne avevo parlato l'anno scorso) e la sua conclusione, che speriamo arrivi presto.
è difficile parlarne senza fare spoiler perché gli interrogativi che si erano presentati nel primo volume prendono sempre più forma e suggeriscono poche intuizioni e aggiungono moltissime nuove domande: cos'è la nebbia da cui gli abitanti della valle dell'aurora e, adesso sappiamo, delle altre città devono difendersi? da dove si è generata? perché maiale e i suoi concittadini non sapevano dell'esistenza delle altre città? dov'è finito il papà di maiale? e sopratutto perché solo suo figlio riesce a vederlo a volte di sfuggita, con l'aspetto di un ombra minacciosa, sia in mezzo alla folla sia nella solitudine della foresta, mentre nessun altro sembra accorgersi di lui?
intanto maiale e i suoi amici si trovano costretti ad affrontare un lungo viaggio per tornare alla valle dell'aurora, passando attraverso una città gigantesca - la cui diga è automatizzata - cercando di raggiungere la barca di van, la rana stramba che hanno incontrato fuori dalla loro valle, e di sopravvivere ai mille imprevisti che si parano davanti a loro, sopratutto alla comunità delle talpe e al loro strano dio talpa che ha un aspetto stranamente familiare...
ho una voglia immensa di leggere il prossimo volume e di sapere come andrà a finire questa avventura!
"che cosa è successo?" chiese mai con timore.la mamma fece un profondo sospiro."la strega dell'ovest... è stata male. non c'è più niente da fare".all'improvviso, tutti i suoni e i colori sparirono dal mondo di mai. le sembrò di sentire il ronzio del sangue che scorreva nelle vene.a poco a poco i suoni e i colori perduti cominciarono a tornare, ma adesso erano diversi. non sarebbero mai più stati come prima.

un'estate con la strega dell'ovest è stato tra i libri più instagrammati dell'estate ma, oltre a essere un ottimo modello per le foto, è stato anche (scusate lo stupore che fa tanto luogo comune, di solito evito i libri di moda, ma questo mi sembrava diverso dalle scemenze da grandi incassi e poca sostanza e avevo pienamente ragione) una bella lettura.
anche se il titolo potrebbe suggerire un'ambientazione fantasy, si tratta in realtà di un racconto di formazione che ha per protagonista una normalissima bambina, mai. del normalissimo pianeta terra.
la strega dell'ovest è il nomignolo con cui mai e sua mamma chiamano la nonna, una formidabile vecchietta che vive in campagna, in una casetta immersa nella natura.
alla notizia della morte della nonna, i ricordi di mai vanno indietro all'estate precedente, quando, dato che si rifiutava di tornare a scuola - non è totalmente esplicito ma si intuisce che doveva essere vittima delle bullette della classe - i genitori la lasciano per un periodo in compagnia della nonna.
quelli che mai ricorda sono mesi felici in cui la nonna, con la sua immensa saggezza che sembra derivare da poteri magici, che le valgono il soprannome di strega, insegna alla ragazzina il ritmo della vita: dalla crescita delle piante ai segreti della buona cucina di campagna fino a una sorta di autodisciplina che mai imparerà dai piccoli lavoretti domestici necessari per mandare avanti la casetta, dallo studio, dalla cura per ciò che la circonda.
si tiene impegnata ma senza fatica, lasciando che i suoi nuovi doveri scandiscano il ritmo delle giornate, aiutandola a mettere ordine nei suoi pensieri e a ritagliarsi un giardino non solo in un angolo del bosco, ma anche dentro se stessa.
nonostante non possa dire di aver letto chissà quanti romanzi di autori giapponesi, anche qui ho trovato quella semplicità stilistica che ha fatto famosi autori come banana yoshimoto o haruki murakami. kaho nashiki non punta a stupire né a scrivere frasi immortali, ma il suo breve romanzo sa regalare serenità e pace, proprio come se ci trovassimo anche noi in quella casetta in campagna, accanto ai boschi, ai fiori che crescono in anfratti nascosti, ai cespugli di fragole e all'allegro fracasso di un pollaio.
nell'edizione italiana sono inclusi tre brevi racconti collegati a quello principale che arricchiscono il mondo di mai e della sua famiglia e che rendono un po' meno malinconico il finale della sua storia.

«devono per forza essere giovanissime?»
«così dicono i tecnici dell'ente... più giovani sono, meglio è, sia per la ricostruzione del corpo che per l'azione dei farmaci per il lavaggio del cervello.»
ragazzine appena adolescenti che sono in realtà delle spietate e (quasi) imbattibili killer.
ecco, se volessimo riassumere in una sola frase gunslinger girl basterebbe dire questo.
probabilmente molti di voi lo conoscono già, per cui sarebbe superfluo parlare della trama, sopratutto perché questa di planet manga è - correggetemi se sbaglio - la terza edizione italiana. e speriamo sia la volta buona che si riesca a leggere la storia per intero.
i primi due numeri sono usciti la prima volta in italia nel 2004 grazie a shin vision, e la serializzazione era ripresa e continuata poi dal 2007 con l'edizione d/visual, che si era però interrotta a cinque volumi dalla conclusione.
adesso planet manga ci riprova e io ne ho approfittato, con la speranza questa volta che le cose filino lisce fino al quindicesimo e ultimo volumetto.
la vicenda di rika e delle sue sfortunate compagne si compone sopratutto di momenti altamente drammatici: la loro storia, ambientata in italia, è gestita da un non meglio precisato ente che recupera ragazzine fisicamente distrutte (vittime di malattie o di abusi), le dota di corpi in buona parte artificiali e le affianca a giovani uomini per risolvere questioni particolarmente delicate a suon di proiettili. oltre all'aspetto action della trama (sangue a fiumi, manco a dirlo) i punti di forza della storia sono le questioni etiche che il trattamento di queste ragazzine solleva - perché sì, vengono usate come killer, ma sono in qualche modo salvate da un destino tremendo e totalmente immeritato, e il loro doloroso passato, i loro traumi, gli abusi subiti eccetera vengono completamente rimossi - e le storie personali di ognuna di loro, con tutti i drammi adolescenziali del caso.
lo stile dei disegni, pulito e semplice, mette ancora di più l'accento sul rapporto stridente tra la tenerezza di queste poco più che bambine, con i loro occhioni grandi e dolci, le gonnelline e i fiocchetti ai capelli, la loro - nonostante tutto - ingenuità e le armi e gli intrighi in cui si ritrovano invischiate.
ne sentivo parlare da anni e anni e non potevo perdere l'occasione di leggerlo. il primo numero, a metà tra action e slice of life, non mi ha delusa, anzi, non vedo l'ora di recuperare i prossimi.

mercoledì 2 ottobre 2019

fri ~ il coraggio di migrare

la tua felicità, fri, dovresti trovarla nel ricevere quello che ti viene dato e nel moltiplicarlo prima di darlo a tua volta. è nella posizione che prendi in questa catena, nello stato in cui rendi alla vita ciò che dalla vita di è stato prestato.

immaginate una valle rigogliosa, piena di fiori colorati il cui profumo si spande nell'aria, dove risuona il canto degli uccelli e il ronzio degli insetti, dove il sole è caldo e riveste tutto della sua luce dorata, dove scorre un fiume limpido che taglia la valle.
questa è la valle di melik, uno spettacolo meraviglioso, un luogo dove chiunque non può che essere felice e desiderare di vivere per sempre.
in questa valle fri è nato ed è cresciuto, amato dalla sua famiglia, dagli amici e dalla sua stessa terra, quella valle così bella da sembrare un paradiso costruito apposta proprio per lui, fino al giorno in cui una domanda gli germoglia dentro come un fiore troppo profumato e colorato per poterlo ignorare: perché io? perché sono nato qui? perché non qualcun altro? perché non altrove?
cerca di capire cosa fare, ma l'indecisione dura poco.
partire, volare per il mondo, conoscere cosa c'è oltre la valle per comprendere meglio le sue origini, nessuno l'ha mai fatto prima - perché avrebbe dovuto? - ma fri non può accontentarsi di quello che ha e che è sempre stato uguale da generazioni e generazioni. e così, un giorno, annuncia la sua partenza, spiega le ali e si lascia la valle alle spalle, supera le montagne e il mare e arriva lì dove gli uccelli, che tanto gli somigliano ma che in fondo sono così diversi da lui, non hanno mai visto un fiore. vivono in una valle arida, senza colori né odori, senza farfalle e lucciole, dove la terra e secca e il cibo è difficile da trovare.
ascoltano i racconti su melik ma non riescono a credere alle parole di fri, fino al giorno in cui succede qualcosa di tanto straordinario da sembrare un miracolo, ma altro non è che la risposta a tutte le domande di fri...

dalla pagina facebook di jillian van piggelen

fri ~ il coraggio di migrare è l'esordio come narratrice di jillian van piggelen, illustratrice e pittrice italo-olandese appassionata di disegno botanico e, come dice la sua biografia, dei piccoli momenti quotidiani.
il breve racconto di questo uccellino coraggioso e intraprendente è infatti accompagnato da illustrazioni bellissime in cui la natura si mostra in tutta la sua luminosa e variegata bellezza, disegni delicati e dettagliati che colgono i momenti salienti del viaggio di fri, gli incontri e le scoperte.
il primo illustrato di bookabook - una casa editrice che si avvale del crowdfunding per la pubblicazione dei suoi titoli - è una favola per bambini e un messaggio per gli adulti, un inno al coraggio di riuscire ad uscire dal nostro angolino comodo, di saper condividere con gli altri la bellezza che abbiamo ricevuto in dono, alla forza di portare in giro per il mondo un pizzico di quella bellezza, di moltiplicarla e regalarla a tutti quelli che non avevano mai nemmeno saputo immaginarla.