sabato 30 marzo 2024

commenti randomici a letture randomiche (82)

marzo è stato un mese pienissimo di cose belle e di cose disastrose, le più interessanti ve le racconto nella prossima newsletter che esce a fine mese (e che potete trovare qui).
la pila dei libri-letti-di-cui-vorrei-parlarvi è cresciuta a dismisura e - anche se so bene che non dovrei farmi prendere dall'ansia dell'improduttività - mi mette ansia, perché non riesco a trovare mai abbastanza tempo per poterne scrivere. quindi ho pensato di fare un post-riassuntone di un po' di cose che mi sono piaciute e che vi consiglio di recuperare, anche se non si tratta delle ultimissime uscite.

questo tipo di specifiche vorrei non sentire il bisogno di farle ma, pure se vogliamo smarcarci da certe dinamiche, il modo di raccontare i libri online spinge sempre di più verso l'idea che occorre stare sempre sul pezzo, parlare delle ultime uscite e farlo prima che l'ondata di attenzione si spenga a favore dell'ultimo titolo-trend.
allora, lasciamo questa roba qui ad altri spazi: su claccalegge i libri non scadono e le cose belle si possono scoprire anche anni e anni dopo che sono state pubblicate e discusse. facciamo che leggere resti un piacere, una passione, uno spazio tutto per sé, senza calendari e obiettivi e tempistiche precise da rispettare. facciamo che, almeno quando leggiamo - se ci piace farlo, riusciamo a farlo senza perderci nell'ottica lavorista che ormai sembra stravolgere ogni aspetto della nostra esistenza, togliendo tempo e spazio a tutto quello che lavoro non è e non dovrebbe essere.

qui trovate: un romanzo strano e bellissimo che mi ha consigliato gloria di moedisia e che mi è piaciuto un sacco, un recuperone che volevo fare da tempo e che mi ha fatto compagnia qualche mese fa durante uno dei miei soggiorni a bologna (e che però mi ha fatto arrabbiare un sacco, giù vi spiego perché) e una trilogia che ha girato gli scaffali di tre città prima che mi decidessi, finalmente, ad affrontarla. buona lettura!

 luce dalle altre stelle 

copertina luce dalle altre stelle oscar vault

perché era nata così, perché era un essere umano?
perché faceva così male? perché, invece, non poteva essere diversa, senza anima, senza valore? perché non poteva essere quel che i suoi genitori avrebbero voluto che fosse?
perché nessuno, fino a quel momento, l'aveva mai trattata così?
luce dalle altre stelle è un libro strano, difficile da etichettare.
è la storia di katrina, una ragazza trans in fuga da una famiglia tossica e violenta; è la storia di shizuka, che ha venduto l'anima al diavolo e che ha commesso atti orribili; di lan, una madre che ha letteralmente attraversato l'universo per salvare la sua famiglia; di lucy, a cui è stato inculcato che essere donna le ha negato il diritto di fare il lavoro che ama fin da quando era bambina ed è la storia di shirley, che si sente un essere umano anche se non lo è.
è un libro strano, un libro che mette insieme l'amore per la musica e quello per la cucina, che mischia sapori, sonorità e culture, che racconta identità non binarie, famiglie queer e relazioni non eteronormate. è un libro che parla di donne strane, donne che non si rassegnano a recitare il ruolo che qualcunə ha deciso per loro, che soffrono per i loro traumi e che li affrontano insieme, sostenendosi e prendendosi cura l'una dell'altra, imparando a guarire.
luce dalle altre stelle è un libro che fa a pezzi ogni possibile definizione patriarcale di norma e dà spazio a ogni possibile alternativa di stare al mondo, un libro che svela che davanti a un bivio, se la terza strada non c'è, la si può costruire.
e che, soprattutto, punta i riflettori sull'importanza dei legami, degli affetti, delle relazioni di cura e amore a cui non abbiamo ancora imparato a dare un nome.
un romanzo straordinario (ryka aoki scrive dei dialoghi meravigliosi!) che mi ha sorpresa, divertita, spaventata e commossa, che mi ha fatta innamorare di ogni singola personaggia e che vorrei consigliare a chiunque (e quindi, grazie mille gloria per avermelo fatto scoprire! )

 good omens - le belle e accurate profezie di agnes nutter, strega 

copertina good omens oscar vault gaiman pratchett
tra tutti i gesti che gli esseri umani utilizzano per comunicare, l'occhiolino è uno dei più versatili.
versatile e, soprattutto se lo lasciamo gestire a due autori come terry pratchett e neil gaiman, fraintendibile. e ovviamente, uno degli occhialini più decisivi dell'intera storia dell'umanità - e delle potenze celesti e infernali che la governano - viene frainteso. potremmo dire che good omens inizia proprio da quella comunicazione sbagliata o che, comunque, quell'errore lì condiziona tutta la storia.
che è una storia piuttosto complicata perché tira in ballo un angelo con la passione dei libri rari e un demone con... beh, molte passioni. e poi la nascita dell'anticristo, la fine del mondo e della guerra tra paradiso e inferno e un vecchio libro di profezie che, contrariamente a quanto accade di solito ai libri di profezie, funziona davvero. tutto questo, raccontato con quel meraviglioso humor inglese che pratchett e gaiman sanno gestire tanto bene da rendere l'assurdamente tragico qualcosa di meravigliosamente spassoso. il grosso, enorme!, problema di questo libro è innanzitutto la traduzione (e se lo capisco io, che l'inglese lo capisco poco e lo parlo meno...) e ancor di più la totale mancanza di una revisione: soprattutto verso la fine c'è una tale quantità di refusi che leggere senza farsi venire voglia di tirare il libro in aria diventa una vera e propria sfida.
è assurdo (e anche un po' indecente) che una casa editrice come mondadori non abbia pensato di approfittare di questa nuova edizione per sistemare un po' di errori banali e grossolani di cui il testo è costellato, una mancanza di rispetto totale nei confronti di due penne di questo livello e dellə lettorə.
un peccato davvero.
però, se avete la pazienza di sopportare tutto questo, il libro merita eccome! sperando che magari, prima o poi, si decidano a dargli finalmente la cura che merita.
(ps. no, non ho ancora visto la serie ma ne ho sentito parlare benissimo e credo proprio che prima o poi la recupererò! se l'avete vista, lasciatemi un parere!)

 la terra spezzata: la quinta stagione, il portale degli obelischi, il cielo di pietra 

copertine la terra spezzata trilogia oscar vault jemisin

e poi si tende, con tutto il capillare controllo che il mondo gli ha estorto attraverso il lavaggio del cervello, le pugnalate alle spalle e l'abbrutimento; con tutta la sensibilità che i suoi padroni gli hanno instillato attraverso generazioni di stupri, coercizione e selezione altamente innaturale. le sue dita si aprono e fremono mentre lui sente i diversi punti che si riverberano sulla mappa della sua consapevolezza: i suoi compagni schiavi. non può liberarli, non concretamente. ci ha già provato e ha fallito. tuttavia, può fare in modo che la loro sofferenza serva una causa più grande dell'arroganza di una città e della paura di un impero.
allora s'inabissa e afferra la vastità animata, pulsante, accesa, multiforme della città e il letto di roccia più quieto al di sotto e il ribollire tumultuoso di calore e pressione ancora più giù. poi si espande e abbraccia il grande puzzle in movimento che è la crosta terrestre su cui siede il continente.
infine si erge. per il potere.
prende tutto questo - gli strati e il magma e la gente e il potere - nelle sue mani immaginarie. ogni cosa. la tiene.
non è solo. la terra è con lui.
poi la spezza.
(piccolo consiglio: se, mentre leggete il secondo e il terzo volume della trilogia della terra spezzata, vi sentite confusə, tornate qui, a pagina 21 del primo libro. aiuta moltissimo)

come faccio a scrivere qualcosa di questo? la terra spezzata di n. k. jemisin è una delle trilogie fantasy forse più famose, ha vinto premi meritatissimi, è stata letta, amata e discussa da migliaia e migliaia di lettorə. come si racconta una cosa così?
beh, sinceramente non ne ho la più pallida idea. provo a darvi i miei due centesimini di considerazioni sparse perché parlare della trama sarebbe superfluo e comunque riduttivo.

il primo volume, la quinta stagione, è un capolavoro assoluto: le tre linee narrative che si alternano - quella di essun, quella di damaya e quella di syenite - ci danno modo di scoprire un mondo non soltanto nella sua vastità fisica e nelle leggi che lo governano, ma ci raccontano la sua stessa storia, attraversando il tempo senza darci indicazioni precise ma lasciandoci scoprire da solə, un po' alla volta, come queste tre donne sono collegate tra loro e come le loro vicende sono intrecciate a quelle dell'immoto stesso, l'enorme, ininterrotto continente in cui vive la specie umana e non solo.
una terra vastissima ma insicura e precaria, condannata a subire l'odio di padre terra, abitata tanto dagli esseri umani - con le loro precise strutture politiche, sociali e religiose - quanto dallə orogenə - umanə anche loro ma capaci di interagire con la struttura fisica del terreno e con ogni molecola minerale presente nell'ambiente in generale - e dallə mangiapietra - creature misteriose e antichissime.
quella de la quinta stagione è soprattutto una storia di speranze infrante, di amore e di rabbia, un fantasy che apre a considerazioni sulle nostre strutture sociali di cui potremmo parlare per ore e ore.

il portale degli obelischi e il cielo di pietra sono appena un gradino sotto: per esigenze di trama (chi ha letto sa, chi non ha letto merita di scoprirlo da solə) la struttura narrativa cambia, facendo perdere alla storia uno degli elementi che la rendeva così unica e interessante ma, cosa più grave, il tono diventa a volte troppo confuso, troppo veloce, dà troppe cose per scontate.
la trilogia resta un capolavoro incredibile che merita di essere, a distanza di cinque anni dalla sua prima edizione italiana, letto ancora da chiunque ami il genere fantastico, ovviamente, ma anche semplicemente da chi vuole leggere una saga immaginata, pensata e scritta con un talento fuori dall'ordinario.

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giovedì 21 marzo 2024

sylvia beach

non è entusiasmante la voglia di sperimentare, sovvertire le regole e creare qualcosa di nuovo?
cover sylvia beach bao publishing perri vanni

a parigi, ancora oggi dopo più di un secolo dalla sua prima apertura, esiste una libreria che è un po' un luogo di culto per ogni appassionatə lettorə, la shakespeare & co., e a rendere questo luogo così speciale è la sua storia che emilia cinzia perri e silvia vanni ripercorrono in questa biografia a fumetti dedicata alla fondatrice della libreria, sylvia beach. beh sì, la libreria che possiamo visitare oggi non è esattamente quella aperta da sylvia ma... è una storia affascinante, che merita di essere conosciuta e che comincia molto, molto lontano da parigi.

nancy woodbridge è una ragazza americana, nata e cresciuta nel maryland insieme a due sorelle e a dei terribili mal di testa che, se da un lato le impediscono di frequentare la scuola, dall'altro la costringono a trascorrere ore e ore sdraiata a letto da sola. certo, non la prospettiva più entusiasmante per una ragazza così giovane, almeno fino al giorno in cui nancy non scopre la magia della lettura. le parole, le storie che i libri raccontano la entusiasmano così tanto che nancy si sente come se fosse capace di staccare i piedi da terra e librarsi - letteralmente - in volo in un mondo che è solo suo, mentre la realtà intorno a lei scompare.
i libri diventano presto i migliori amici di nancy, ma ci vorrà tempo prima che capisca che saranno anche il suo destino: siamo all'inizio del '900 e la vita di nancy è incredibilmente movimentata. trascorrerà diversi anni in europa: a firenze, a madrid, in turenna e infine a parigi, dove arriva all'inizio della guerra. nonostante siano anni difficili, quella che adesso ha preso il nome di sylvia beach - un atto di deliberata autoaffermazione - si innamora della città e della libreria in rue dell'odéon prima e della sua libraia immediatamente dopo: la storia con adrienne monnier durerà praticamente per tutta una vita, tra alti e bassi. adrienne sarà amica, amante, mentore e collega di quella che ancora non sa di stare per diventare la libraia più famosa della storia.


shakespeare & co. apre i battenti un paio di anni dopo che sylvia si stabilisce a parigi. è la prima libreria americana della città, un punto di ritrovo per lə numerosə immigratə statunitensi, intellettuali e non che animano la capitale francese. con la compagnia di lucky e teddy - rispettivamente un gatto nero e un cagnolino bianco - e quella di adrienne, la shakespeare & co. si trasforma presto nel salotto culturale americano e anglofono della città, attirando scrittorə europeə e d'oltreoceano. da qui passano personaggi come paul valéry, thomas eliot, andré gide, paul claudel e ernest hemingway ma è soprattutto quando sylvia decide di pubblicare l'ulisse di james joyce - uno dei tanti frequentatori della libreria, al tempo osteggiato, accusato di oscenità e bersagliato dalla censura - che la libreria acquista la fama che l'ha resa immortale.


parallelamente alle vicende della shakespeare & co., seguiamo il racconto della vita della sua libraia dalle sue stesse parole: la sua storia viene raccontata, infatti, da una sylvia beach ormai anziana a una ragazza appena assunta come domestica in casa sua. nelle parole di sylvia c'è tutta la meraviglia di un'europa in pieno fermento artistico ma anche il desiderio di indipendenza e di affermazione di una donna che non ha alcuna voglia di arrendersi alle convenzioni sociali.

sylvia beach è un inno d'amore per la letteratura e per i libri, per tutto quel mondo che gravita loro intorno, fatto di gente appassionata e un po' sopra le righe, ed è anche la storia di una femminista ante-litteram, innamorata di un'altra donna e del suo lavoro, una donna che ha cambiato il volto della letteratura internazionale di inizio secolo e la cui opera - anche quando la libreria è costretta a chiudere per via della guerra e della censura tedesca - non viene dimenticata: la shakespeare & co. riaprirà nel 1951 grazie a george withman che cambierà nome del suo negozio proprio in onore di sylvia beach e della sua vecchia libreria.

emilia cinzia perri e silvia vanni sono riuscite a tratteggiare un ritratto quasi magico di sylvia beach e del suo negozio, hanno reso la sua forza, la sua tenacia e la sua passione, ma anche le sue fragilità e debolezze, tutto quello che, insomma, la rende umana e reale. e hanno riportato in vita l'atmosfera da salotto letterario di quegli anni straordinari - nel bene e nel male - animato dai nomi più celebri della letteratura moderna.


sylvia beach - insieme a girl juice, tutta sola al centro della terra e la stagione delle piogge - fa parte dell'iniziativa #lefumettistesileggono che dedica il mese di marzo alle autrici: fumettiste che raccontano le opere di altre fumettiste (trovate tutti i contenuti cliccando sull'hashtag o sulla pagina instagram di bao publishing), che si leggono e si sostengono e che sostengono il fumetto scritto e disegnato da donne in un mondo che non solo pensa che i fumetti siano cose da maschi ma, soprattutto, in cui il gender gap nell'ambito lavorativo - anche quello culturale - continua ad avere un impatto fortissimo e a svalutare l'impegno e il talento delle autrici donne.

martedì 19 marzo 2024

una stanza tutta per gli altri

voglio ballare, capisci? ballare e divertirmi fino a cadere morta per terra. sono stanca di tutti questi libri, di tutto questo silenzio, di tutte queste pulizie.
cover una stanza tutta per gli altri

questo libro nasce da una finzione, una bugia svelata solo alla fine. alicia giménez-bartlett racconta di aver trovato, grazie a una collezionista inglese, il diario di nelly boxall, una delle domestiche di virginia woolf, quella che lavorò per lei per circa diciotto anni.
il diario di nelly, in realtà, non esiste.
nella finzione letteraria, giménez-bartlett sostiene di voler utilizzare il documento per scrivere un romanzo sul rapporto tra la nota scrittrice e le sue domestiche e così una stanza tutta per gli altri alterna le pagine del diario di nelly - che l'autrice sostiene di aver corretto e reso più piacevoli alla lettura - scene che compongono il romanzo stesso, narrate in terza persona, che si incastrano con la viva voce di nelly e le pagine di quello che potremmo definire una sorta di diario di campo di giménez-bartlett stessa, in cui annota le sue considerazioni sullo scritto di nelly, i confronti con i diari di virginia woolf a proposito degli stessi eventi e altri appunti interessanti per contestualizzare quello che stiamo leggendo: notazioni di carattere storico sull'inghilterra del primo dopoguerra, sulla condizione della working class e, in particolare, delle ragazze a servizio.

se pure così sembra tutto molto confuso e poco scorrevole, una stanza tutta per gli altri si è rivelato un romanzo che, nonostante la struttura decisamente particolare, mi ha conquistata immediatamente. mi sono immediatamente affezionata a nelly e a lottie - l'altra domestica che lavora per un lungo periodo con nelly a servizio per virginia woolf - ho preso le loro parti nelle contese con la padrona, ho sentito farsi miei i loro desideri e le loro paure. il diario di nelly mi ha trascinata in quel mondo fatto di una povertà che non è solo economica ma soprattutto relazionale, una sorta di gabbia in cui le ragazze che svolgevano il lavoro di domestiche non rinunciavano al loro orgoglio, al loro carattere e ai loro sogni. primo fra tutti, quello di avere, un giorno, una stanza tutta per sé, per citare woolf, un posto in cui sentirsi finalmente a casa.

il merito è soprattutto di nelly, personaggia interessantissima e molto ben caratterizzata, e della voce che emerge dalle pagine del suo diario. nonostante sia solo una cameriera, come ripete lei stessa più volte, nelly è una ragazza spigliata e intelligente, affascinata - almeno all'inizio - dalla sua padrona. virginia woolf è una donna anticonformista, un'intellettuale le cui idee - e in qualche modo anche la cui vita stessa - sfidano le consuetudini, rasentando spesso lo scandalo.
eppure, con il passare del tempo, l'entusiasmo di nelly - e, insieme, il nostro - va scemando sempre di più: virginia woolf diventa, in queste pagine, l'emblema di quel femminismo bianco e borghese che nasconde come polvere sotto il tappeto le donne povere, le donne non istruite, le donne non inserite in un certo tipo di società, le donne che desiderano qualcosa di diverso da quello che vuole lei. virginia istilla nella mente di nelly, ad esempio, l'odio verso il matrimonio: sposarsi è il primo passo verso una vita alle dipendenze di un marito prima e dei figli poi, una vita logorante nel corpo e nell'anima in cui ogni momento è dedicato alla famiglia, in cui non esiste un attimo per sé.
considerazione affascinante, certo, e con cui potremmo anche essere d'accordo, ma che non offre alcuna alternativa a tutte quelle donne che non appartengono al suo stesso ceto sociale se non, appunto, quella di lavorare a servizio: non serva di un marito e dei figli ma serva di altrə padronə, sempre pronta a obbedire, sempre rinchiusa tra una cucina e una cameretta che non le appartengono nemmeno, sommersa dai lavori domestici che, spesso e volentieri, si moltiplicano all'arrivo di ospiti inattesə, ognunə con i suoi capricci da soddisfare. una vita di duro lavoro che, in casa wollf, si somma a un'atmosfera cupa, quasi angosciante, scandita dai malesseri di virginia, dalla tristezza di leonard e dal silenzio necessario alla creazione letteraria.

l'anticonformismo di virginia woolf e del circolo di bloomsbury diventa presto, agli occhi di nelly, poco più di un vezzo da ricchə, un'attitudine sciocca e infantile di volersi distinguere dal resto della gente per il puro gusto di farlo. gente che parla ad alta voce di sesso, che cambia amante senza remore, che cresce lə figliə con un'educazione strampalata, che scrive libri, dipinge quadri e indossa abiti spesso al limite del ridicolo ma che poi non esita un momento nel trattare lə domestichə con crudele snobismo. anticonformismo, sì, ma purché sia comodo; egualità sì, ma senza respirare la puzza della classe operaia; femminismo, sì, ma senza rivolgersi davvero a tutte le donne.

sullo sfondo, intravediamo un'inghilterra schiacciata dalla guerra prima e da una ripresa lentissima dopo, quasi inesistente, un'inghilterra in cui idee come quelle di woolf hanno poca attinenza con il reale: la vita matrimoniale è realmente una prigione ma alle donne non viene concesso altro se non scegliersi il tipo di gabbia che desiderano e a chi concedere le chiavi, se una padrona che le ignora, una che le controlla ossessivamente, un datore di lavoro schiavista, un marito strafottente, una suocera crudele. le donne, se non godono di un patrimonio familiare solido o un titolo, non hanno alcuna scelta, alcun diritto, alcuna possibilità di cambiare la propria vita, né hanno alleate, neppure tra le più illuminate e combattive. resta, dunque, solo quello spazio - fragile e precario - ritagliato nelle case altrui, nelle vite altrui, in cui condurre un'esistenza che non si realizza mai pienamente.

una stanza tutta per gli altri invita a sovvertire i luoghi comuni, a riconsiderare i propri miti così come i propri valori, a cambiare punto di vista.
soprattutto, spiega che non si può parlare di femminismo, di diritti, di giustizia continuando a dimenticare la lotta di classe perché è lì, nelle discrepanze economiche e sociali, che si concentra l'origine di ogni ingiustizia, di ogni discriminazione e marginalizzazione.

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sabato 16 marzo 2024

mermaid melody - pichi pichi pitch - vol. 1


io odio scrivere stroncature e cerco sempre di non lasciarmi trascinare dai miei gusti personali quando qualcosa non mi piace, provo a valutare quello che leggo da un punto di vista oggettivo perché credo che comunque sia giusto rispettare sempre il lavoro creativo di chi scrive e disegna.
ma ci sono dei casi in cui questa cosa è impossibile e mermaid melody pichi pichi pitch è uno di questi. mi sono avvicinata al manga perché all'epoca in cui era famoso non guardai l'anime e non conoscevo la storia se non mooolto vagamente. il manga mi sembrava un modo interessante di recuperare un titolo che in tantə paragonano a sailor moon (ed è stato questa la cosa che più mi ha fatto venire voglia di leggerlo).
il punto è che, forse per la prima volta in vita mia, non sono riuscita a finire di leggere nemmeno il primo volumetto.

la storia è estremamente caotica e troppo veloce, non si riesce a capire cosa succede e perché. lə personaggə sono piattissimə, praticamente poco più che stereotipi (e, in effetti, un po' sembrano delle caricature di quellə di sailor moon) e i disegni sono una copia non troppo ben riuscita di un mix tra quelli di arina tanemura e gals, disegni che non riescono a rendere l'idea di personaggə vivə che si muovono in uno spazio e interagiscono tra loro ma che si limitano a essere una serie di pin-up collegate in qualche modo tra loro in una sequenza.
ma non è neppure questa la parte peggiore, quello che mi ha davvero infastidita è il modo in cui viene esasperato ed esaltato un certo tipo di amore romantico e, di conseguenza, un certo tipo di comportamenti maschili e femminili estremamente tossici.
la protagonista è una bambina di dodici anni - graficamente estremamente e orrendamente sessualizzata - il cui unico interesse sembrerebbe essere questo amore totale e sconfinato per un ragazzo (più o meno suo coetaneo). tutto gira intorno al desiderio di stare con lui mentre altre cose che dovrebbero essere fondamentali per una ragazzina come l'amicizia, la famiglia, la scuola, i sogni per il proprio futuro, eccetera, semplicemente non ci sono. anche l'essere una sirena principessa che lotta contro creature malvagie per salvare il pianeta sembra essere un dettaglio trascurabile perché tutto è focalizzato su questo amore totalizzante.
i rapporti con le altre figure femminili sono tutti improntati alla rivalità, in un continuo farsi dispetti mentre si coltiva un'amicizia estremamente superficiale e il rapporto con il ragazzo-dei-sogni è così tossico da poter finire in un manuale del tipo scappa a gambe levate da qualsiasi uomo somigli a questo. la violenza e gli abusi del protagonista maschile su quella femminile (che sono continui e anche abbastanza gravi, normalizzando l'idea che il consenso non esiste e che se lei dice no in realtà vuole dire sì) vengono romanticizzati in modo stucchevole e il fatto che si parli di adolescenti poco più che bambinə rende tutto ancora più spaventoso.

assolutamente bocciatissimo! capisco l'effetto nostalgia per chi guardava l'anime però certe narrazioni tremendamente tossiche, a prescindere dalla qualità della narrazione e dei disegni, soprattutto quando sono destinate a un pubblico di ragazzine giovanissime, credo che siano fin troppo pericolose e che contribuiscano a sostenere quel sistema violento e misogino che da anni stiamo cercando di smantellare, un pezzetto di consapevolezza alla volta. sembrerà esagerato ma sono convinta che l'educazione al rispetto e ai rapporti sani passa anche - e, forse, soprattutto - per le storie che si propongono.

giovedì 14 marzo 2024

tokyo alien bros.

 il tè, se lo si beve da soli, ha un sapore più delicato, come se gli mancasse qualcosa...


ogni volta che proviamo a creare, immaginandolo, l'altro da noi, non facciamo che interrogarci su ciò che siamo per provare a scoprire quello che, senza filtri e distorsioni, forse non riusciremmo a cogliere.

nell'alieno riversiamo paure - come nel caso di tutte quelle storie in cui creature provenienti dallo spazio, con cui abbiamo difficoltà di comunicazione più o meno importanti, arrivano sul nostro pianeta per conquistarlo, schiavizzarci o annientarci - o speranze - l'altro tipo di alieni che abbiamo immaginato, quelli che provano a comprenderci e a farsi comprendere da noi, senza alcuna intenzione bellica - ma, in ogni caso, si tratta di schemi che abbiamo imparato a riconoscere nel nostro mondo, che fanno parte della nostra esperienza di e con gli esseri umani.
è come se non potessimo fare altro che rispecchiarci in ogni altra possibile forma di esistenza o, più egocentricamente, come se ogni altra possibile forma di esistenza non possa essere se non adattabile a quegli schemi - sia biologici sia culturali - che ci appartengono.

insomma, nonostante già solo sul nostro pianeta ci siano miliardi di forme di vita differenti, quando la nostra immaginazione crea lə alienə, lo fa a nostra immagine e somiglianza.
e, come accennavo all'inizio, nell'indagare le ragioni del contatto, cerca le risposte a tutto quello che non ha il coraggio di chiedere all'umanità: immaginiamo alienə schiavistə e colonizzatorə perché siamo statə - e continuiamo a essere - schiavistə e colonizzatorə a nostra volta, lə immaginiamo curiosə e desiderosə di esplorare nuovi mondi perché siamo statə - e continuiamo a essere - affascinatə dall'ignoto e mossə dall'urgenza della conoscenza.

oppure, ed è questo il centro di tokyo alien bros. di keigo shinzo (autore di hirayasumi, di cui ho parlato qui e qui), proviamo a chiederci cosa farebbero delle creature estranee al nostro modo di vivere se si ritrovassero sul nostro pianeta alle prese con la nostra quotidianità, con le nostre abitudini, le nostre leggi, le nostre regole e con tutto quello che diamo per scontato. proviamo, insomma, a vederci dal di fuori, a mettere i nostri panni addosso a qualcun altrə per vedere come se la cava.

la storia di tokyo alien bros. è quella di fuyunosuke e natsutaru tanaka, due fratelli provenienti da un altro pianeta in missione sulla terra per capire se il nostro mondo è adatto a un'eventuale colonizzazione da parte della loro specie.
i due riescono a cambiare le loro sembianze a piacimento e ad assumere un aspetto umano e, a parte un grave problema di intolleranza al sale, pare che riescano a gestire abbastanza bene la loro permanenza qui sulla terra.
almeno, dal loro punto di vista.


fuyunosuke, che è arrivato per primo, si è in qualche modo ambientato. il suo bell'aspetto e il carattere solare e amichevole gli permettono di mimetizzarsi tra gli esseri umani abbastanza facilmente. tra lə amicə è considerato un tipo un po' strambo ma simpatico che ha un sacco di successo con le ragazze. inoltre, per adattarsi alla vita da essere umano e per provare a capire le diverse forme di relazioni e legami che questi creano tra loro e con le altre specie, fuyunosuke vive con due gatti e un cane.
l'arrivo di natsutaru non crea eccessivo scompiglio nella vita di fuyunosuke che, anzi, è in qualche modo entusiasta di poter condividere le sue esperienze con il fratello.
natsutaru però, dal canto suo, è molto meno propenso ad adattarsi al pianeta e allə suə abitanti. questo mondo gli sembra assurdo e assurdə sono lə suə abitanti con cui, inizialmente, natsutaru non riesce minimamente a legare.
i due fratelli sembrano gli opposti in ogni cosa, soprattutto nelle loro relazioni con le creature terrestri, umanə in particolare. ma piano piano qualcosa inizia a cambiare in natsutaru, un po' grazie agli interventi di fuyunosuke, un po' grazie agli animali domestici con cui si è abituato a convivere.


nonostante fuyunosuke sia riuscito ad ambientarsi bene, la sua è più una sorta di mimetizzazione esteriore che una vera e propria comprensione e incorporazione delle regole umane. fuyunosuke resta fuyunosuke, per quanto bravo possa essere a leggere i desideri degli esseri umani e a soddisfarli. natsutaru, invece, cambia radicalmente, imparando a riconoscere dentro di sé sentimenti mai presi in considerazione prima.
e se il mondo mette davanti ai due fratelli i suoi aspetti più ripugnanti e deprimenti, dà anche loro la possibilità di scoprire la reale bellezza dei legami: quello che lega natsutaru al suo cane - puzzolente ma caldo - e ai suoi gatti, quello che lega i due fratelli in modo indissolubile da sempre.

alienə o no, quale che sia il mondo in cui abbiamo vissuto, quale che sia la storia che ci ha fatti arrivare a questo presente, nessunə di noi è realmente privo di connessioni, legami, affetti. e, a prescindere dalla nostra forma, dalla nostra identità e dai nostri desideri e obiettivi, quegli affetti sono quello che ci rende davvero ciò che siamo.

venerdì 8 marzo 2024

gateball park

«che cosa se ne fa di tutti questi spazzolini, dottore? terrà un incontro sull'igiene orale?»
«li porto in regalo al gb»
«di solito si portano dei dolcetti...»
«appunto per questo»

il gateball è uno sport inventato in giappone dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947, che si ispira al croquet, divenuto velocemente molto popolare. può giocare chiunque, indipendentemente dall'età e dal sesso. e in effetti il cast di personaggə di gateball park di natsume ono è ampio e variegato: dieci persone diversissime tra loro accomunate dalla passione per il gateball che si incontrano ogni giorno - dal lunedì al sabato, dalle 8:00 del mattino alle 11:30 - per allenarsi insieme.
o meglio, per stare insieme, per staccare dalla routine quotidiana del lavoro, per prendersi una pausa dagli impegni familiari o, per chi è già in pensione o non è ancora abbastanza grande da iniziare la scuola, semplicemente per riempire le proprie giornate.

gli allenamenti diventano un po' una scusa per mangiare insieme - ed è per questo che il dottor takuzo, dentista fin troppo rigoroso nel suo lavoro, va alle riunioni portandosi dietro spazzolini per tuttə - per chiacchierare, persino per innamorarsi! il parco degli allenamenti di gateball diventa il teatro di scontri e incontri, di amicizie, di simpatie e di antipatie, insomma di quella che è la vita quando persone così diverse tra loro decidono di ritrovarsi tutte insieme ogni giorno e di mescolare le proprie quotidianità.
c'è, ad esempio, matsuko che, nonostante la paura di ingrassare, cucina ogni giorno per la squadra e assaggia tutto quello che portano anche lə altrə, come i dolcetti di saotome, una signora di mezza età che sembra essere un'eterna adolescente. saotome ha una cotta per nishi, pacato pensionato che si fa notare poco sul campo ma che cambia completamente carattere quando scopre l'hobby del giardinaggio. e poi c'è la giovane michi, una vera e propria promessa del gateball tanto quanto la piccolissima sora, una bimbetta deliziosa tutta occhioni che ha appena iniziato l'asilo e che ha la stoffa per diventare una vera campionessa.

gateball park è un fumetto leggero e rilassante, lontano anni luce da not simple, più simile ad altre opere dell'autrice come, ad esempio, la quinta camera. uno slice of life in cui la vita di provincia è la vera protagonista, dove i momenti personali della vita di ognunə si susseguono come perle di una collana, contrapponendosi e completandosi a vicenda.


lo stile dei disegni è quello secco, veloce, espressivo e cartoonoso tipico di ono, che abbiamo già avuto modo di apprezzare più volte, perfetto per caratterizzare ciascun personaggə, per tratteggiare la sua personalità unica e inconfondibile.

una lettura godibile e leggera per quanto, personalmente, apprezzi i lavori più drammatici di questa autrice ma che sicuramente piacerà allə fan di natsume ono e allə appassionatə di slice of life.

giovedì 7 marzo 2024

le diecimila porte di january

quando avevo sette anni, trovai una porta. forse dovrei usare la maiuscola, così capirete che non sto parlando di una porta da giardino o di una porta normale che si apre invariabilmente su una cucina con le piastrelle bianche o un armadio a muro. [...]
ma sapete comunque come sono le porte, no? perché ci sono diecimila storie su diecimila porte, e noi le conosciamo bene quanto i nostri nomi. porte che conducono alla terra delle fate, al valhalla, ad atlantide e a lemuria, al paradiso e all'inferno, in tutte le direzioni verso cui una bussola non potrebbe mai guidarvi, verso l'altrove. mio padre, che è un vero studioso e non una semplice ragazzina con una penna e una serie di cose da dire, lo spiega molto meglio: "se trattiamo le storie come siti archeologici e rimuoviamo con grande cura la polvere dai vari strati che le rivestono, scopriamo che a un certo livello c'è sempre una porta. un punto che separa il qui e il lì, noi e loro, l'ordinario e il magico. ed è proprio nei momenti in cui le porte di aprono e in cui le cose fluiscono tra i mondi che nascono le storie".

c'è stato un momento, nella vita di january, in cui potevano accadere cose meravigliose.
quando aveva sette anni, un giorno si trovava in campagna. lì, tra l'erba, aveva trovato una porta. a rigor di logica dall'altro lato avrebbe dovuto esserci ancora la campagna, la stessa campagna, lo stesso prato. invece january aveva attraversato la porta e aveva trovato un altro mondo odoroso di mare e sole, aveva visto una città luminosa in lontananza, aveva raccolto una moneta da terra. january avrebbe potuto continuare a sognare di quello e di altri diecimila mondi straordinari, avrebbe potuto immaginare di viaggiare per questo e per altri mondi e vivere avventure straordinarie, magari in compagnia di julian, suo padre, l'esploratore.
c'è stato quel momento e poi, a un certo punto, non c'è stato più. perché dopo aver raccontato della porta il signor locke le ha ordinato di smettere di fantasticare, di rincorrere sogni impossibili. le ha detto che era arrivata l'ora di crescere, di comportarsi da adulta, di tenere la testa lontana dalle nuvole e di restare composta dentro i vestiti inamidati. dopo un po', january aveva dimenticato la porta e la città sul mare.
però aveva continuato a tenere la moneta solo per sé.

january scaller ha sempre vissuto con il signor locke, che lei ricordi.
mentre suo padre julian girava il mondo per scoprire tesori fantastici e spedirli al suo mentore, lei rimaneva a villa locke, una magione enorme piena di artefatti provenienti da tutto il mondo, oggetti incredibili ammucchiati in una sala dopo l'altra, una collezione di ciò che l'ingegno e l'abilità umane sono - e sono state - in grado di progettare e costruire così vasta e ricca da far invidia a quasi ogni museo. non lasciatevi ingannare, però: locke e gli altri membri della società archeologica del new england, di cui locke è presidente, non sono molto più che razziatori e tombaroli.

siamo all'alba del novecento e, proprio come insegna la storia dell'archeologia e dell'antropologia, la fascinazione per le culture altre si traduceva, già da più di un secolo, in un continuo razziare pezzi da collezione in giro per il mondo, soprattutto dalle civiltà cosiddette selvagge, che suscitavano nellə nobili e intellettuali europeə e nordamericanə una curiosità che nulla aveva a che fare con il desiderio di conoscenza.
per questo il pezzo più speciale della collezione di locke sembra essere proprio lei, january, la bambina dalla pelle scura, di una tonalità rossastra che appartiene solo a lei e a suo padre julian, una bambina come forse non ne esistono altre al mondo.
una vera rarità, degna di un collezionista di prim'ordine.

ma, appunto, january è solo una bambina.
il signor locke è l'unica persona che si sia mai presa cura di lei mentre julian esplorava il mondo in cerca di reperti da mandargli, lasciando sua figlia sola a sognare di viaggi e avventure in terre lontane. villa locke è tutto il mondo di january e, anche se locke le proibisce di perdersi nelle sue fantasie, january sa che le vuole bene e che, segretamente, è lui il misterioso benefattore che le lascia nascosti in un baule piccoli tesori di ogni tipo. chi altri mai potrebbe essere?
ogni tanto, january trova in quel baule nella stanza dedicata all'antico egitto oggetti speciali, lasciati lì perché lei li scopra. ed è lì, infatti, che january trova un giorno un libro misterioso, il cui titolo, un po' scolorito, recita le diecim por. 
sembrerebbe proprio strano che uno come locke le faccia un regalo del genere: sotto l'aspetto di un trattato scientifico, il libretto parla di porte speciali che, una volta attraversate, portano ad altri mondi, ad altre realtà. e averlo trovato significa per january iniziare un viaggio non solo a ritroso verso le sue origini ma anche una scoperta del presente in cui vive e, soprattutto, delle sue straordinarie capacità di attraversatrice di mondi.

al di là della storia, che è troppo bella e appassionante perché io ve la rovini abbozzandone qua la trama, ne le diecimila porte di january ho trovato così tanti temi interessanti che in qualche momento di egocentrismo esagerato, ho pensato che questo libro fosse stato scritto proprio per me.
january e locke incarnano perfettamente la dinamica di disequilibrio di potere che c'è tra le persone bipoc e quelle bianche, tra le donne e gli uomini, tra lə poverə e lə ricchə, tra lə più giovani e lə più anzianə. january e locke sono i due antipodi, i due fronti opposti, quale che sia il campo di battaglia.
ma january è anche una persona capace di sognare, di immaginare, di lasciarsi sorprendere dalla fantasia così come dalla realtà, là dove locke è terrorizzato da tutto ciò che sfugge al suo stretto controllo.
per january, le porte tra i mondi sono i posti dove nascono le storie perché lei sa che le storie nascono dall'incontro con l'altro e con l'altrove, sa che non può esserci che stagnazione e inevitabile decadenza senza contaminazione di idee, di scoperte, di sangue e di carne. january sa che senza il cambiamento ogni cosa è destinata a deperire, ad accartocciarsi su sé stessa fino a implodere. e mentre january lotta per aprire passaggi, per attraversarli, per cercare il suo passato e il suo futuro, locke insegue una stabilità che alimenta il suo potere su tutto il resto, chiudendo, tagliando fuori dalla realtà tutto ciò che minaccia il suo eterno presente.

avevo amato tantissimo le streghe in eterno, dopo questa lettura prometto di tenere sempre d'occhio alix e. harrow, sperando di trovare ancora protagoniste come quelle che ci ha già permesso di incontrare, ragazze e donne che non hanno paura di attraversare i confini, di alzare la testa, di prendere in mano la loro vita e portarla verso gli orizzonti che decidono di raggiungere.

~★~

piccolo aneddoto che potete saltare tranquillamente:
un giorno di ottobre 2022 ho visto questo libro sugli scaffali di una libreria mentre ero lì con una delle persone peggiori che abbia mai incontrato in vita mia (però all'epoca non avevo capito questa cosa). ero contentissima di averlo trovato finalmente in edizione economica, volevo prenderlo assolutamente e stavo per farlo, quando mi sono sentita dire "veramente leggi queste cose?" con sufficienza e disprezzo. mi sono sentita stupida, umiliata. avevo già il libro in mano, pronta ad andare alla cassa, ma l'ho riposato lì dov'era.
l'ho comprato poi molti mesi dopo e l'ho letto qualche settimana fa. non soltanto mi è piaciuto tantissimo ma mi è sembrato che mi avesse restituito un pezzetto di me, quello che quella persona orribile era riuscita in qualche modo a togliermi - in questa e in tantissime altre occasioni.
ed è una bella coincidenza che sia proprio un libro così ad avere un valore, per me, così importante e personale. un libro che racconta la storia di una ragazza a cui avevano detto di smetterla di fantasticare di quello che non esiste e di cominciare a interessarsi solo di cose serie.
january disobbedisce e anche io ho capito che non lascerò mai più lo spazio a chi vuole togliermi qualcosa, per quanto frivolo e sciocco possa sembrare (ma che poi, frivolo e sciocco non è).

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lunedì 4 marzo 2024

romantic killer

tada-daaaaan!
congratulazioni!
sei stata scelta, anzu hoshino!

il regno della magia è nei guai per colpa della bassa natalità nel mondo umano, soprattutto in giappone. la capacità dellə bambinə di credere nella magia è una fonte di energia fondamentale per il regno che, al momento, si trova in un momento di forte crisi: senza poter fare magie per lə bambinə, cosa dovrebbero fare lə maghə? così, è stato approvato un progetto per dare un'impennata alle nascite, un progetto che prevede il coinvolgimento di persone poco interessate all'amore, troppo prese dal lavoro o dagli hobby che sono destinate con altissima probabilità a rimanere sole come cani in futuro! [cit.] e tra queste c'è anzu hoshino, una ragazza che preferisce stare a casa a giocare ai videogiochi invece che uscire con le amiche e magari conoscere qualche ragazzo, che trangugia cioccolata senza curarsi di diventare tutta ciccia e brufoli [cit., soprattutto per quellə attempatə come me che ricordano certe orride pubblicità] e che dedica ogni briciola d'amore che riesce a provare a momohiki, il suo gatto.


occorre stravolgere la vita di anzu e farle scoprire le gioie dell'amore prima che sia troppo tardi. a portare avanti questa missione sarà riri, unə magə del mondo magico (che somiglia a una patata), che usa metodi... diciamo un po' estremi! finché non si innamorerà, le requisisce giochi, cioccolato e momohiki, così da evitare ogni distrazione. non solo, riri fa in modo che anzu si ritrovi accanto ragazzi bellissimi - che in giappone vengono chiamati ikemen, che planet manga ha inspiegabilmente deciso di tradurre con figaccioni, termine che credo sia stato usato per l'ultima volta nel 1993 a domenica in - e in situazioni che sembrano uscite dai più banali tra gli shoujo manga.
nel giro di un paio di giorni dall'incontro con riri, anzu si ritrova prima a vivere da sola (suo padre viene trasferito a lavorare all'estero e sua mamma lo segue portandosi dietro momohiki, lasciando la figlia sola in casa senza pensarci due volte) e poi a offrire ospitalità a kazuki, un ragazzo bellissimo - modello bello e tenebroso - che frequenta la sua scuola e che viene travolto da una serie di catastrofi per colpa di riri, che fa di tutto per creare situazioni imbarazzanti tra lui e anzu.
per aumentare le possibilità di successo, riri complica le cose: alla porta di anzu si presenta junta, un altro ragazzo bellissimo - modello dolce e solare - che dice di essere un vecchio amico delle elementari di cui lei, però non ha memoria. infine, perché con un osso duro come anzu che non vuole cedere all'amore a nessun costo, riri mette in campo hijiri - modello principe della scuola - un ragazzino bello, ricco e viziato convinto che chiunque, e quindi anche anzu, debba cadere ai suoi piedi.


la storia è un susseguirsi di situazioni e cliché da shoujo che sarebbero il sogno di ogni adolescente, che scatenerebbero il batticuore persino in un frigorifero ma contro cui anzu si oppone strenuamente - con risultati a dir poco comici - convinta che non sarà certo la magia - ne la minaccia di non riavere più momohiki, il cioccolato o i videogiochi - a farle cambiare idea sull'amore!
ma pian piano il tono inizia a cambiare: è vero che riri è unə magə (il suo genere è indefinito e nel corso della storia assume sia l'aspetto di una ragazza che di un ragazzo) ma non è onnipotente e non può creare dal nulla persone, relazioni o sentimenti. il suo lavoro consiste semplicemente nel dare una spintarella al destino quando serve per aumentare le possibilità di incontri che ci sarebbero stati comunque, anche senza il suo intervento. le personalità e le storie dei tre ikemen (non userò quella parola con la f) iniziano a farsi più definite e realistiche, in particolar modo quella di junta e di kazuki di cui, nell'ultimo volume, viene rivelato il passato e il trauma che sta alla base del suo cercare di sfuggire le donne e l'amore.
nel frattempo, anzu cambia e cresce anche se non lo fa nella direzione che vorrebbe riri: certo, l'impossibilità di passare tutto il suo tempo libero attaccata a una console con momohiki in braccio a mangiare snack significa più occasioni di stare insieme ad altra gente, ma invece che trasformare ogni situazione in una scenetta da rossore sulle guance e fiori sullo sfondo, anzu impara a capire le persone che ha di fronte, a conoscere chi sono davvero, andando oltre apparenze e stereotipi.

romantic killer è una delle commedie antiromantiche più divertenti che abbia mai letto (e che abbia mai visto, mesi fa ho trovato l'anime su netflix e ve lo straconsiglio, è molto fedele al manga), una storia che distrugge certi meccanismi narrativi tipici delle storie d'amore mettendone in luce le forzature e le assurdità ma che al contempo sa raccontare l'amore meglio di tante altre opere che rientrano in pieno nel canone romantico.


il rapporto che si crea tra anzu e kazuki, junta, hijiri e, soprattutto, riri, è la dimostrazione che l'amore romantico non è l'unica né la più importante tra le forme che questo sentimento può assumere e che, anzi, spesso è solo il frutto di una narrazione che abbiamo introiettato fin dall'infanzia, una visione che crea gerarchie tra i legami e gli affetti, che a volte giustifica forme di violenza più o meno nascoste, che ci costringe in relazioni precostituite a prescindere da quello che siamo e che desideriamo. anzu distrugge il romanticismo, certo, ma riesce a esaltare l'amore nella sua forma più pura e luminosa.
e, per il calo demografico, ci sarà tempo per pensarci un po' più in là.


l'edizione planet manga non è malaccio ma no, non somiglia affatto al mock-up che trovate online. il prezzo dei volumi è un po' alto, è vero, ma il manga è interamente a colori ed è stampato molto bene, su carta spessa e un po' lucida che rende benissimo. il problema sono le sovracopertine e il box: le prime sono di carta troppo leggera e piegate un po' male, cosa non gravissima non fosse che la scatola che hanno creato è talmente stretta che per riuscire a tirare fuori i volumetti e, peggio ancora, per rimetterli dentro, vi ritroverete a invocare divinità teriomorfe varie più e più volte. peccato perché sarebbe bastato un pizzico di cura in più per avere un box più comodo e anche più carino dal punto di vista estetico.

venerdì 1 marzo 2024

l'enciclopedia delle fate di emily wilde

in questo scritto intendo fornire una descrizione fedele delle mie attività quotidiane sul campo atte a documentare una sottospecie enigmatica del popolo fatato detta "i nascosti". questo diario adempie a due scopi: aiutarmi a ricordare tutto per quando giungerà il momento di compilare il resoconto formale sulla ricerca sul campo e fornire un punto di partenza per gli studiosi che verranno dopo di me, qualora io dovessi essere catturata dal popolo fatato.

l'enciclopedia delle fate di emily wilde è stato uno dei romanzi che ho letto con più piacere negli ultimi mesi, una lettura leggera e confortevole che mi ha appassionata tantissimo e che ho praticamente divorato, soprattutto per merito della protagonista e del suo modo di raccontare le vicende.

siamo a inizio novecento a hrafnsvik, uno sperduto paesino sull'isola di ljosland, al largo della norvegia. emily wilde, in compagnia del suo gigantesco cane nero di nome shadow, un cucciolone dall'aspetto un po' spaventoso ma buono come il pane, ha affrontato cinque giorni di viaggio dalla ben più comoda londra per terminare la sua ricerca e concludere il lavoro più importante della sua vita: compilare un'enciclopedia del popolo fatato.
emily è, infatti, una stimatissima driadologa dell'università di cambridge ma, per quanto raccolga successi e porti avanti i suoi progetti, la vita in accademia non è molto facile per le donne, nemmeno nei libri fantasy.
dotata di scarsissimo senso pratico, emily è più preoccupata che il professor bambleby - collega che lei, per usare un eufemismo, mal sopporta - si intrometta ancora una volta nel suo lavoro (o che, peggio ancora, se ne appropri, mettendola in ombra) - che di sopravvivere lontana dalle comodità a cui è abituata.
certo, non è la prima volta che si trova sul campo a fare ricerca, ma la spoglia e gelida casetta che le è stata assegnata e, soprattutto, la legna per alimentare il camino, si svelano presto essere più problematici di quanto non avesse considerato.
emily è una ricercatrice brillante, dotata di intuito, con una preparazione impeccabile e una capacità di memorizzare le informazioni e recuperarle quando serve a dir poco invidiabile. eppure, quando deve occuparsi delle piccole - e grandi - incombenze della vita quotidiana o provare a capire i sentimenti delle altre persone, allora emily rivela tutta la sua imbranataggine.

tutto quello che succede dall'arrivo a hrafnsvik in poi viene annotato con precisione e dovizia di particolari da emily nel suo diario di campo, dalle riflessioni più strettamente personali - come, ad esempio, il disagio che prova quando si trova a relazionarsi con lə abitanti locali o le osservazioni non troppo lusinghiere su bambleby - a quelle legate alla sua ricerca: l'osservazione del territorio, le tracce della presenza del popolo fatato, l'equilibrio tra i nascosti e la gente del villaggio, i rapporti che riesce a instaurare con una delle piccole creature, un esserino che ribattezza poe, per via della pelle di corvo che indossa al loro primo incontro.
ma la vera svolta del suo viaggio di ricerca è merito proprio di bambleby: si potrebbe pensare a un vecchio professore barbuto e arrogante e invece bambleby - che arriva a hrafnsvik come un tornado non soltanto per gli isolani ma soprattutto per emily - stravolge, in meglio, ogni cosa: fa amicizia facilmente con lə abitanti del villaggio - in particolar modo con le abitanti del villaggio, specie se giovani e carine, trasforma la casetta un po' miseranda di emily in un rifugio accogliente, dispensa consigli alla sua collega e inizia ad accompagnarla durante le sue esplorazioni dando sfoggio del suo metodo di lavoro... diciamo poco scientifico.
e se da un lato emily non lo sopporta, dall'altro... beh, che ci sia una forte componente romantica in questo romanzo non è un segreto, e bambleby è giovane, bello e dotato di un fascino irresistibile a cui, poco alla volta, cede anche la nostra driadologa.

quindi, da un lato c'è una storia d'amore che nasce, dall'altro la ricerca di emily si trasforma presto in un'avventura in cui il nostro mondo e il regno fatato si alternano sullo sfondo e le vicende delle creature dell'una e dell'altra parte si legano indissolubilmente, trascinando emily - che oltre a essere una grandissima studiosa è anche materialmente incapace di voltare le spalle a qualcunə in difficoltà - e, di conseguenza bambleby, in avventure che vanno ben oltre la ricerca accademica (ma che, di certo, danno una spinta non indifferente al suo lavoro), tra fanciulle scomparse, bambini scambiati e re crudeli...

mi è piaciuto molto il punto di vista che heather fawcett è riuscita a creare lasciando raccontare tutto a emily tramite il suo diario di campo perché, nonostante voglia mantenere un tono accademico ed essere precisa nei suoi appunti, emily non può fare a meno di parlare delle cose che, anche inconsciamente le stanno a cuore. mentre si preoccupa di come la vedono lə abitanti di hrafnsvik o mentre scopre il segreto di bambleby, l'immagine della studiosa tutta d'un pezzo si sgretola per rivelarci una emily che nemmeno lei stessa conosce, una donna che è un po' una frana a capire i suoi sentimenti ma non per questo li mette a tacere.

l'enciclopedia delle fate di emily wilde è un fantasy/romance (è un romantasy? non sono brava con le etichette!) molto carino e godibilissimo in cui l'equilibrio tra la realtà come la conosciamo e la magia funziona bene e in cui è facilissimo affezionarsi allə personaggə, anche a quellə secondariə.
spero che esca presto il secondo romanzo - emily wilde's map of the otherlands - a cui, se non ho capito male, dovrebbe poi seguire un terzo e conclusivo capitolo.