lunedì 22 luglio 2019

unastoria

se il diciottenne si alzasse di colpo una notte.
si alzasse
ed allo specchio si vedesse per magia per maledizione con la faccia con la pelle dei suoi futuri cinquantanni, morirebbe, vomiterebbe.
ma invece, ma invece, scivolando secondo dopo secondo, per anni e poi decenni, sempre distratto da altro
un giorno, non più diciottenne ello si alzerà.
andrà nello specchio nel bagno e si vedrà trovandosi mica male per quel momento, di colpo, una notte.
mica male. mica male, penserà.
malevola tanto è la natura, quanto amorevolmente protettiva è la nostra cecità.

il centesimo post di questo blog.
avevo pensato di festeggiare il traguardo scrivendo un bel post su un bel libro, uno di quelli che devo per forza consigliare a tutti, ma proprio a tutti, a costo di tirarglielo dritto in testa. un bel post. un bel libro. uno dei miei autori preferiti. chi meglio di gipi?
ma mi sono messa da sola in un angolo, mi sono messa nei guai.
perché, seriamente, è fin troppo difficile scrivere di un libro come questo.
probabilmente la scrivo troppo spesso questa frase e per lo più - lo ammetto - è per pigrizia più che per vera difficoltà. anche se a volte penso di essere davvero incapace di fare quello che provo a fare da così tanto tempo. a volte penso che dovrei darci un taglio e lasciare che sia la gente davvero brava a mettersi davanti a una tastiera a consigliare letture.
ma anche se non sono brava a me piace lo stesso. quindi amen.
mi piace ma vorrei avere la capacità di farvi correre in libreria a cercare un libro come questo perché se prima di leggerlo avessi saputo quanto era bello, sarei corsa anche io in libreria a cercarne una copia immediatamente.
ho sempre pensato che non è tanto il cosa racconti ma come lo racconti.
e gipi mi fa innamorare a ogni libro proprio per questo: il cosa, in fondo, è poca cosa. nello specifico: uno scrittore che improvvisamente diventa schizofrenico e - in parallelo - la storia del suo bisnonno, soldato ai tempi della grande guerra.
giuro, tutto qui.
lo scrittore ha una famiglia un po' del cazzo, ma forse hanno anche ragione loro, forse davvero si sentono messi da parte a beneficio del suo lavoro. il soldato si ritrova a un passo dalla morte, in una trincea, col nemico vicino e un compagno ferito al suo fianco.

il punto è che ci sono persone che con le parole - e con i disegni e con i colori - fanno magie: prendono una storia - unastoria appunto è il titolo di questo libro - e la trasformano in qualcosa di enorme. ci mettono dentro tutto. letteralmente tutto. la vita, l'universo e tutto quanto, tipo.
(scusami douglas, immagino che ti sarai rotto le scatole della gente che ti cita in continuazione)

il tempo che passa e si mangia la tua faccia e la risputa masticata e ammaccata, il tempo che passa e si mangia i tuoi affetti e li risputa masticati e ammaccati, un po' di più ogni volta che dai, vengo la prossima settimana e oggi ho da fare. il tempo che passa così lentamente che non ce ne accorgiamo, distratti da tutto il resto, dal passato, dalle storie, dal lavoro, dai pensieri, senza fare attenzione a cosa diventiamo nel frattempo, cosa facciamo, cosa ignoriamo, cosa dimentichiamo, che idea ci facciamo degli altri - non hai mai pianto tu.
sembro una scema che scrive cose a caso, lo dicevo, non sono brava, è solo un pezzetto delle sensazioni che ho pensato dopo aver letto questo libro.
sensazioni più che pensieri, sì, un mucchio di roba che non serve dargli davvero un nome perché te le senti all'altezza della pancia, dentro lo stomaco, incastrate sotto al cuore a spingere bene e scombinare i battiti.

ogni volta che chiudo un libro di gipi mi viene voglia di andarlo ad abbracciare.
oh, non mi permetterei mai tanta confidenza eh, è che mi sentirei cretina a dirgli non sai quanto mi sia piaciuto quello che ho letto, mi ha commossa, davvero, è stato quasi sconcertante, sopratutto perché non saprei rispondere se mi chiedesse cosa mi è piaciuto nello specifico. serve un modo per comunicare il rimescolio emozionale post lettura. chiuso il libro sono riuscita a dire solo cristodio. e poi basta per una decina di minuti, ho continuato ad andare avanti e indietro con le pagine, a riguardare le tavole che mi erano piaciute di più. non sarebbe carino scrivere solo questo a gipi né a voi. e quindi vi beccate il pippone inutile.
insomma, unastoria è un libro bellissimo, imprescindibile. non fosse il centesimo (qualcuno in più credo) che vi consiglio di leggere, sarebbe il primo.

giovedì 18 luglio 2019

dogmadrome

questo gioco è stato una manna dal cielo. è più di quanto potevamo chiedere.

è facilissimo scambiare dogmadrome - opera prima di lorenzo mò, uno dei giovani talenti scovati dai tipi di eris edizioni - per una celebrazione dell'immaginario nerd, che pure tanto è stata sdoganata negli ultimi anni (sopratutto dopo the big bang theory e stranger things) al punto tale da diventare ormai la norma, non più quella roba da sfigati che fino a qualche anno fa ci premuravamo quasi di nascondere.
ma dogmadrome è molto di più, pur inserendosi perfettamente in quel filone che non si limita a celebrare ma a mostrare che nell'espressione cultura nerd il termine cultura non è mai stato usato a caso.

l'impressione di leggere una classica avventura fantasy svanisce subito e ci rendiamo immediatamente conto di assistere a una partita di un gioco di ruolo: tre amici, nei classici ruoli di mago, guerriero e ladro, e l'invisibile ma onnipresente e onnisciente master, si ritrovano nel più canonico dei mondi immaginari, una sequela di topoi da gdr fantasy - castelli, dungeon, nemici da affrontare, missioni da compiere e relativi premi da vincere.
per quanto vivida possa essere l'immaginazione di ognuno però, è evidente che questo gioco è estremamente realistico: non vediamo neppure una volta un tavolo, un dado, una scheda personaggio, niente. il mondo si materializza, vivido e reale, seguendo fedelmente la narrazione del master, almeno fino a che qualcosa non comincia ad andare storto...

lungi da me la voglia di fare spoiler perché sarebbe a dir poco da stronzi rovinarvi la lettura di una storia così appassionante (appassionante non rende bene, direi più che altro che è una vera megafigata), come accennavo sopra, dogmadrome è molto di più di una storia carina e divertente che cavalca la moda del nerd-tuttosommatofigo-simpatico-e-intelligente, ponendo le basi per una riflessione interessante e dovuta sul nostro rapporto con il mondo immaginifico delle realtà narrate, a prescindere dal loro mezzo.


probabilmente tutti abbiamo immaginato - o desiderato - ritrovarci in una realtà simile a quella di un romanzo, di un film, di un videogioco, di un fumetto, di quello che vi pare. ci siamo immaginati nei panni dei personaggi o abbiamo fantasticato sulle possibilità di interagire con loro.
avventure entusiasmanti, grandi amori, creature straordinarie, paesaggi fantastici, per non parlare della possibilità di avere poteri magici o di sovvertire in qualche altro modo la fisica: chi non manderebbe all'aria la grigia, monotona e poco soddisfacente quotidianità per questo? (spoiler: io firmo subito)
in fondo credo che non ci sia una migliore descrizione - e più abusato luogo comune - di nerd se non questa.
ma a quale costo? cosa siamo disposti a perdere per vivere in un mondo che per quanto possiamo sentire nostro non ci apparterrà veramente mai? davvero saremmo capaci di dire addio a tutto quello che conosciamo, per sempre, pur di diventare parte di una storia?
e sopratutto, dove sta il limite tra il normale e sano - al massimo un po' infantile - fantasticare e il ben più preoccupate stato di totale incapacità di gestire la propria esistenza? fino a che punto va bene rifugiarsi nelle storie e quand'è che diventa sociopatia?
mi sta venendo l'ansia. la smetto.

lorenzo mò ha scritto un libro che parla di quattro ragazzini che giocano di ruolo e mi ha riempito la testa di dubbi esistenziali sul rapporto che abbiamo (sì, ci infilo anche voi che se passate a leggere queste righe qualcosa in comune dobbiamo pur avercela e probabilmente è che ci piacciono - e tanto - i fumetti e le storie in generale) con quella dimensione gigantesca, nebulosa e affascinante che si crea  a un soffio dalla nostra realtà ogni volta che una storia comincia a essere raccontata.
credo che questo sia un ottimo risultato: una storia che ti lascia solo sognare a occhi aperti è una buona storia, ma una che ti frigge il cervello per giorni e giorni e ti suggerisce un approccio più profondo e ragionato non soltanto all'immaginario pop, ma al rapporto stesso che abbiamo con la realtà e la fantasia, è una storia grandiosa.

martedì 2 luglio 2019

il principe e la sarta

- possiamo aiutarci a vicenda.
- tu manterrai il mio segreto e continuerai a confezionare abiti bellissimi per me...

- ... e magari diventerò una grande stilista.

- affare fatto.


parigi, inizio ventesimo secolo: la città è in subbuglio per la festa del sedicesimo compleanno di sebastian, principe ereditario del belgio.
come nelle migliori favole, è stato organizzato un ballo per permettere al giovane di conoscere la sua futura sposa, e tutte le ragazze della città fanno a gara per chi di loro indosserà il vestito più bello. beh, tutte tranne una, lady sophia, ben poco interessata a principi e matrimoni, figuriamoci ai vestiti da signorina per bene. la sua richiesta, decisamente fuori dall'ordinario, incontra per caso il talento della giovane frances, una ragazza che lavora come cucitrice in un anonimo atelier.
rendilo terrificante. che mi faccia sembrare la sposa del diavolo.
ed è esattamente così che sophia arriva al ballo, suscitando lo sconcerto di buona parte della sala, l'ira di sua madre e le reazioni dei giornali, che rischiano di far fallire l'atelier in cui lavora.

proprio mentre si sta sorbendo una delle migliori lavate di capo della storia, frances viene letteralmente salvata da un misterioso cliente che, affascinato dal vestito di frances, la vuole come sarta personale. come perdere un'occasione del genere? lasciare un lavoro noioso per mettersi al servizio di una qualche facoltosa nobildonna affascinata dalla sua creatività, far indossare i suoi abiti a qualcuno che li mostrerà alla créme di parigi... chi rifiuterebbe?

giunta a destinazione il giorno dopo, dopo mille precauzioni, frances scopre che la cliente che immaginava è in realtà il cliente, anzi, è proprio il principe sebastian. 

da anni sebastian nasconde il suo segreto: adora vestirsi con abiti femminili, anzi è proprio con quegli abiti addosso che si sente davvero se stesso. ma cosa direbbero i suoi sudditi di lui? cosa direbbe suo padre? un uomo che si veste da donna? un 
principe, il futuro re, che si veste da donna?
terrorizzato all'idea di creare uno scandalo e ancor di più di deludere la sua famiglia, sebastian viene subito rassicurato da frances.
a lei non importa che lui sia un lui, quello che le interessa è sapere che ha stile, ha gusto e ne capisce di moda molto più di quanto non facciano gli altri che ha incontrato fino a ora. lei creerà finalmente degli abiti fuori dall'ordinario, mostrerà a tutti il suo talento di stilista e lui potrà indossare qualcosa che davvero lo rappresenti, molto più di quanto non possa fare quello che rubacchia dall'armadio della regina.
nel giro di poco tempo quella che inizia come una collaborazione di lavoro diventa una solida amicizia: nei panni di lady cristallia, sebastian si mostra a parigi suscitando ammirazione e affascinando tutti per il suo stile fuori dall'ordinario, mentre frances inizia a vedere all'orizzonte la possibilità di diventare finalmente famosa per le sue creazioni... ma si sa che le bugie hanno le gambe corte e reggere questa doppia vita diventa sempre più complicato... 

il principe e la sarta è una bellissima storia di amicizia, d'amore, di lealtà, di coraggio e di crescita, una favola moderna in cui jen wang riesce a creare climax narrativi inaspettati e colpi di scena impensabili pur raccontando la vicenda, a tratti prevedibile, di due adolescenti che si incontrano per caso e decidono di sostenersi l'un l'altra per realizzare i propri sogni e desideri, legando sempre di più le loro esistenze e i loro sentimenti.

lo stile cartoonoso da una parte e la caratterizzazione dei personaggi - giovani ma determinati a inseguire i loro sogni, ponendosi come unico limite il rispetto dell'altro - dall'altra, sono due degli elementi che hanno contribuito al successo internazionale di questo titolo (l'edizione in lingua inglese è dello scorso anno), ma quello che ha fatto breccia nel cuore di tutti è forse proprio la capacità di questa storia di rompere ogni stereotipo: lui non è il fiero, virile e spavaldo principe azzurro sull'immancabile cavallo bianco che fa innamorare di sé sconosciute al primo sorriso sfavillante, lei non è la povera fanciulla in attesa di essere salvata e di diventare la moglie di qualcuno.


la forza di sebastian è nella sua sensibilità alla bellezza e nella sua ricerca di sentimenti che vadano oltre gli interessi politici sottesi ai matrimoni tra nobili, quella di frances sta nella sua volontà di definirsi non in relazione a qualcun'altro ma di impegnarsi per mostrare al mondo quanto può nascondersi in un'anonima, piccola sartina di periferia.
entrambi meravigliano, stupiscono e finiscono per accaparrarsi tutto il nostro affetto, e ci insegnano che non c'è nulla al mondo per cui lottare se non per la realizzazione dei nostri sogni, e che il modo migliore per farlo è farlo insieme.

mercoledì 26 giugno 2019

book blog tour "melvina" V tappa ~ recensione

a volte mi sento così insignificante. come se non avessi il controllo della mia vita... 
mamma e papà non capiscono, con tutti i loro progetti.... non chiedono mai la mia opinione. 
non sono un pacco postale da spostare qua e là! se fossi grande gliene direi quattro...

tutti, ma proprio tutti, quando eravamo piccoli abbiamo pensato almeno una volta che sarebbe stato bellissimo crescere, diventare grandi e far finalmente valere le proprie opinioni davanti a quegli adulti che ci guardavano con condiscendenza e scarsa considerazione di quello che ci passava nella testa.
era insopportabile che qualcuno prendesse decisioni per noi senza neppure chiederci un parere, avremmo dato ogni cosa per poter ribaltare la situazione e poter finalmente scegliere da noi cosa fare e cosa non fare.
davvero, ogni cosa. avremmo rinunciato alla nostra infanzia, sicuro.
ma ne sarebbe valsa la pena? facile rispondere con il senno di poi ma la piccola melvina, protagonista di questo fantastico esordio di rachele aragno a metà tra favola e racconto di formazione, non è ancora arrivata all'età in cui preghi che qualcuno si accolli la responsabilità della scelta al posto tuo, sopratutto per poi poterti lamentare quando le cose non vanno come speravi (mia piccola amica, tu non sai quanto possa essere malsano e soddisfacente!).

insomma, eccola melvina: è arrabbiata perché ancora una volta nessuno la ascolta, nemmeno ottavio - il suo gatto - che noncurante della padroncina e dei suoi rimproveri si arrampica sui tetti e si fa inseguire fin dentro la finestra di un altro appartamento.
situazione senza dubbio imbarazzante quella di trovarsi in casa di sconosciuti cercando di riacchiappare il proprio gatto, ma la scena che si apre agli occhi di melvina è sconcertante a tal punto da farle perdere subito la voglia di sgridare ottavio: un vecchietto con la barba di nome otto, una volpe, una civetta e una puzzola vestiti di tutto punto la stanno aspettando per il tè.
e se non fosse già abbastanza strano così, i quattro strani personaggi svelano a melvina che lei possiede un grande potere e che grazie al suo aiuto saranno finalmente in grado di sconfiggere il malvagio malcape.

otto racconta a melvina di essere in realtà un bambino imprigionato nel corpo di un adulto proprio per colpa del suo desiderio di crescere: approfittando della rabbia del bambino, malcape l'ha privato dell'infanzia. compreso il suo errore, otto vuole ritornare indietro e sopratutto fermare malcape dall'approfittare delle fragilità delle creature che incontra per far loro del male.
inizia così un viaggio fantastico in un mondo fiabesco - ambientazione perfetta per gli acquerelli di rachele e per il suo stile cartoonoso da libro di illustrazioni per bambini che l'ha resa così famosa e amata su internet già da prima di questo esordio - che poco ha da invidiare a quello che alice trova cadendo nella tana del bianconiglio: i poteri di melvina ma sopratutto il suo coraggio e la sua determinazione saranno fondamentali per superare le prove che la condurranno infine proprio davanti al crudele mago...

curiosi di sapere come andrà a finire?
continuate a leggere il post per scoprire come partecipare al giveaway e per conoscere gli altri blogger e vlogger che hanno raccontato e racconteranno il loro viaggio insieme a melvina.

intanto io spero proprio che rachele e melvina, che si tengono compagnia da ormai tanto tempo, torneranno a raccontarci le loro storie!


ed ecco tutte le informazioni sul blog tour dedicato a melvina che attraverso recensioni e interviste vi permetteranno di conoscere qualcosa di più sul romanzo d'esordio di rachele aragno e magari di accaparrarvi qualche premio.
c'è tempo per partecipare al giveaway dal 17 giugno al 2 luglio, poi saranno estratti 3 vincitori o vincitrici tra i partecipanti.

ognuno/a di loro vincerà:
- 1 copia di melvina
- 1 spilla a tema melvina realizzata da rachele aragno

le regole del giveaway per partecipare e poter vincere sono:

- mettere mi piace alla pagina facebook bao publishing
- diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti
- commentare le tappe del blog tour
- compilare il form con i dati (per il givaway)
- condividere il blogtour sui social

17 giugno ~ everpop ~ intervista all'autrice e annuncio giveaway

19 giugno ~ fairy with hobbit feet ~ videorecensione

21 giugno ~ chibi is the way ~ videorecensione

24 giugno ~ lunalovebook ~ videorecensione

26 giugno ~ a clacca piace leggere ~ recensione

28 giugno ~ il filo di arianna ~ videoecensione

1 luglio ~ reading can save us ~ videorecensione


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