lunedì 19 agosto 2019

sunny

questa è la nostra base. gli adulti non ci possono entrare. prova a chiudere gli occhi e pensa un posto dove vorresti andare.
puoi andare dove più ti piace.

siamo in giappone, sono gli anni '70 e i bambini non sono tutti uguali.
ci sono i figli di casa, amati e coccolati dai loro genitori, e ci sono bambini che dai loro genitori invece sono stati traditi, abbandonati, trascurati.

taiyo matsumoto ci racconta uno spaccato crudo e poetico della quotidianità dell'istituto horikoshi, una casa famiglia in cui hanno trovato posto alcuni di questi piccoli reietti, condividendo timori, sogni, speranze e fantasie a occhi aperti.
l'istituto è nulla più che una vecchia casa tradizionale di periferia, il venerdì si prepara il bento per tutti, la tv si può guardare solo per due ore a settimana, si fanno i turni per il bagno, qualche commissione, si studia tutti insieme, e le crocchette di patate sono onnipresenti nel menù della cena.
fuori c'è un piccolo stagno con le carpe e sopratutto c'è la sunny, una vecchia nissan ormai ridotta a un rottame in cui però possono entrare solo i bambini.
dentro la sunny, se chiudi gli occhi, puoi andare dove vuoi: sei, l'ultimo arrivato, sa a memoria la strada che lo riporterebbe a casa; haruo, che ormai ha tutti i capelli bianchi, immagina di essere un gangster in fuga o un pilota o chissà cos'altro. è un bullo e fa di tutto per diventare un vero duro, ma non va da nessuna parte senza il suo barattolo di crema nivea da sniffare per acquietare il suo senso di solitudine.
kenji usa la sunny per nascondere le riviste porno e fumarsi qualche sigaretta di nascosto. è troppo grande ormai per fantasticare, a lui e a sua sorella asako basta solo stare il più lontano possibile da quell'alcolizzato di loro padre, mentre kiiko e megumu entrano nella sunny con le loro bambole, ma giocano a essere già adulte, sembrano tanto sicure quanto sono segretamente scosse da una miriade di sentimenti contrastanti.
e junsuke con naso perennemente smoccolante, la sua casa (non è un ombrello!) e le unghie sempre troppo lunghe perché solo sua mamma può tagliarle, solo lei che lo aspetta in ospedale con la sua brutta malattia.
e c'è taro, l'enorme, morbido, goffo, strano taro, che passa le giornate cantando in giardino e giocando con il piccolo sho-chan.


nessun patetismo o pietismo, nessun dramma lacrimevole né stupidi siparietti comici: come se fosse uno di loro, matsumoto racconta le giornate di questi bambini, tace le paure che non sanno tradurre in parole, le speranze che trattengono in fondo agli occhi, osserva e riporta sulla carta, pagina dopo pagina, il mondo così come è per loro: un mondo bellissimo e crudele, spaventoso ma da scoprire, da conquistare, in cui crescere in fretta per recuperare tutta quella felicità che si sentono rubare dalla vita.
un po' si torna bambini, un po' si è costretti a cercare di comprendere un modo di fare, di pensare che non ci appartiene più.
sunny scava dentro di noi - e no, non è necessario essere stato un bambino abbandonato per comprendere i piccoli protagonisti della storia - rimesta in quel che ci è rimasto della nostra infanzia, le nostre paure e ossessioni e sogni e convinzioni, ci commuove, ci emoziona, ci svela un universo ormai lontanissimo che pure un tempo ci era appartenuto e che per qualche fugace momento possiamo tornare a sfiorare.


nonostante sia in italia ormai da circa sei anni, sunny ha avuto molto meno successo di quel che merita, probabilmente per i disegni che a primo impatto possono risultare troppo strani, persino sgradevoli al pubblico abituato all'estetica manga più classica.
il segno di matsumoto è sporco, disordinato, fin troppo espressivo e proprio per questo bellissimo e unico, proprio per questo i suoi disegni riescono a rendere sunny un manga ancor più imperdibile.

a distanza di sei anni dalla sua prima pubblicazione in italia, adesso che il manga di nicchia (cioè semplicemente quello stampato in volumi più grandi e inutilmente costosi) comincia a essere sdoganato e un sacco di lettori iniziano ad apprezzare storie e disegni lontani da quelli che vent'anni di manga commerciali ci hanno educato ad amare, j-pop farebbe bene a rilanciare questo gioiellino ed evitare che finisca nel dimenticatoio.

lunedì 12 agosto 2019

la fortezza ~ vol. 1

la fortezza significa più di mille morti al mese. è un'azienda florida. ci si arriva indossando la propria migliore armatura, carichi di armi preziose e oggetti magici, credendosi eroi. si massacra sommariamente uno o due mostri e poi quando gli avversari si fanno più forti, inevitabilmente ci si fa ammazzare. e l'oro rubato nelle prime sale si accumula nelle seguenti, assieme alle armi e agli averi portati con sé.
sì, signori delegati del personale, i nostri clienti sono dei polli che si credono eroi e questa è la nostra forza: clienti infervorati, affari assicurati.

eccola insomma la fortezza: non solo un castello inespugnabile abitato da ogni possibile specie di mostri, un labirinto di corridoi, sotterranei, stanze, trabocchetti e tutta una serie di sfide per ogni valoroso eroe che intenda conquistarla, ma anche un perfetto macchinario accumula-ricchezze per il suo guardiano, che a ogni tentato attacco aumenta sempre di più la sua grandezza.
economica, si intende (il guardiano è in realtà piuttosto piccolino).

la serie, creata da lewis trondhein e joann sfar nel 1998 - che aveva visto pubblicati alcuni episodi in italia all'inizio degli anni duemila - può sembrare a prima vista una ridicolizzazione dei topoi fantasy per eccellenza ma, come è ovvio aspettarsi da due nomi del genere, riesce a essere molto di più.

il giorno in cui dei loschi tizi incappucciati arrivano alla fortezza e chiedono al guardiano di venderla a loro, herbert, un nobile papero decaduto, antitesi esatta del valoroso ed eroico combattente, si ritrova per una serie di equivoci a presentarsi come il guerriero che difenderà la fortezza dalle pretese - non troppo oneste - dei prepotenti acquirenti. ad accompagnarlo in questa avventura e in altre situazioni al limite dell'assurdo ci sarà marvin, un sauro brutto&cattivo, temibile guerriero che dispensa botte da orbi e fini perle di saggezza, seppur spesso e volentieri bloccato dal suo codice morale fin troppo restrittivo.

zongo!

nei primi sei episodi raccolti in questo volume sfar, trondheim e boulet destrutturano e ricostruiscono la materia fantasy più classica per dar vita a una serie impossibile da definire semplicemente comica. ai due protagonisti si affiancano una moltitudine di personaggi - mostri, maghi, draghi, principesse, duchi, eccetera - per raccontare le loro storie (ogni racconto sembra quasi una quest da gioco di ruolo) stravolgendo ogni canone, divertendo e sorprendendo di continuo il lettore, che si ritrova, forse per la prima volta, a tifare per tutte quelle strane creature che fino a ora nei dungeon erano solo carne da macello per aumentare i propri punti exp e collezionare oggetti rari.

in origine, la fortezza doveva essere una serie di ben trecento episodi, numerati da -100 a 200, ma nel 2014 gli autori hanno sospeso la pubblicazione al 36° episodio.
ogni centinaio di episodi doveva raccontare la storia principale, il prequel e infine il sequel, ma in realtà le storie esistenti non sono state pubblicate seguendo quest'ordine, ragione per la quale nemmeno in francia esiste un'edizione completa in volumi (quella bao è la prima in assoluto).

l'edizione italiana dunque è stata ordinata - con la partecipazione degli autori - in questo modo:
la fortezza volume 1 (2019)zenit episodi da 1 a 6 (di sfar, trondheim e boulet).
• la fortezza volume 2 (2019)il crepuscolo della fortezza da 101 a 103 più mostri della fortezza 3 e 4, per completare la storia dell’armageddon del livello 103. (di sfar, andreas, blanquet).
• la fortezza volume 3 (2020)l’alba dei tempi da -99 a -97, più mostri della fortezza 5, 7 e 8 (per completare i livelli -97, -90 e -85), più l’alba dei tempi -84 e -83. (di christophe blain, vermot-desroches, blutch, carlos nine).
• la fortezza volume 4 (2020)mostri della fortezza 1, 2, 6 e da 9 a 12 (di mazan, jc menu, yoann, killoferr, bézian, stanislas e keramidas).
• la fortezza volume 5 (2021)il crepuscolo della fortezza da 104 a 106, 110 e 111 (di kerascoët, obion, alfred e mazan).
• la fortezza volume 6 (2021)parata alla fortezza da 1 a 5 (una serie di manu larcenet, che si colloca tra gli episodi 1 e 2 di zenit. sono storie umoristiche con herbert e marvin, i protagonisti della serie zenit).
[le informazioni sulla struttura dell'edizione italiana - e altre informazioni - vengono da qui]

la guida, a inizio volume, per orientarsi tra i capitoli e le diverse saghe

personalmente, nonostante continui ostinatamente a non considerarmi una fan del fantasy (ammetto che le ultime letture mi stanno facendo ricredere molto su questa cosa, ma ognuno di noi ha bisogno di certezze) ho trovato questo primo volume assolutamente geniale, ma d'altro canto da firme del genere non è che le mie aspettative fossero basse.
non vedo l'ora di continuare a leggere i prossimi episodi anche se probabilmente quelli che più vorrei avere tra le mani ora sono quelli finali di manu larcenet (e toccherà aspettare davvero un bel po'!).

lunedì 5 agosto 2019

i fantasmi di darwin

al posto di quello che per quattordici anni era stato il mio volto, c'era un altro volto, quello di un giovane sconosciuto.
gli occhi di quell'uomo, la sua incolta zazzera selvaggia di capelli neri, il naso camuso e gli zigomi alti, le carnose labbra aborigene separate da un bianco, sfavillante accenno di dentatura, il suo sguardo sprezzante sensuale enigmatico; oh se gli sguardi potessero uccidere, se gli sguardi...
gli occhi, gli occhi scuri.
il mio visitatore.

l'undici settembre millenovecentottantuno fitzroy foster compie quattordici anni.
alle prime luci dell'alba, prima di alzarsi dal letto, si masturba per la prima volta nella sua vita, pensando alla sua ragazza, camilla wood.
poi scende giù, dove lo attende tutta la famiglia, con i regali e gli abbracci, pronti a festeggiare.
suo padre, appassionato di fotografia, ha una polaroid istantanea con la quale immortala la scena.
da questo preciso attimo la vita di fitzroy cambia drasticamente: nella foto, in ogni foto scattata da quel momento in poi, invece del volto di roy c'è la faccia di un perfetto sconosciuto, un ragazzo, forse un aborigeno, un selvaggio vissuto chissà quanti decenni prima, a chissà quanti chilometri di distanza.

inizia per roy un periodo, lungo anni, di reclusione: niente più scuola, amici, niente più camilla, niente di niente. roy non diventerà lo strano esemplare da analizzare e studiare di un team di medici e scienziati incuriositi dalla sua strana condizione e per di più, impossibilitato ad avere dei documenti d'identità con una fotografia aggiornata, uscire di casa - viaggiare! - diventa assolutamente impossibile.
isolato e chiuso in casa, destinato a una vita nell'ombra seppur circondato dall'amore e dalle cure della sua famiglia, roy viene letteralmente salvato da camilla: negli anni in cui sono stati lontani lei non ha smesso di pensare a lui e all'uomo che le era stato mostrato in quella foto fatale, ha studiato, ottenuto brillanti risultati e iniziato una ricerca sulla possibilità che esista una connessione tra memoria e biologia, che il passato non si lasci immortalare solo dalle macchine fotografiche, che non sia registrabile solo dai documenti e dai racconti, ma che rimanga fisicamente, generazione dopo generazione, intrappolato nei geni umani, pronto a mostrarsi e a raccontarsi.

insieme a camilla, roy comincerà - tra mille difficoltà, momenti di folle felicità e altri di totale tristezza e profondo sconforto - un viaggio a ritroso nel tempo, scavando nel passato della sua famiglia, andando alla ricerca dei suoi avi e delle loro storie, scoprendo atrocità che mai avrebbe immaginato.

attraverso la vita di roy ariel dorfman ci racconta l'orrore degli zoo umani (le esposizioni etnologiche di cui l'europa tutta non finirà mai di vergognarsi), parchi di tortura - e di divertimento dall'altra parte - in cui intere famiglie aborigene, rapite e deportate dalla loro terra, venivano usate come attrazione e spettacolo per gli occhi dei bianchi, civili e progrediti europei.

i fantasmi di darwin è un romanzo difficile da incasellare in un genere ben definito: realismo magico, realtà storica, surrealismo, giallo, racconto di formazione, thriller, c'è tanto tra queste pagine, c'è la vicenda appassionante e quasi kafkiana di un ragazzo che perde la sua identità e fa di tutto per riprendersela e c'è la denuncia di una società autoproclamatasi superiore che sotto l'egida del progresso e della civilizzazione ha commesso delitti atroci e inimmaginabili, ha offeso e schiacciato la dignità e la vita di centinaia, migliaia di persone solo perché diverse e in quanto tali considerate inferiori.
un romanzo che si lascia divorare in un paio di giorni, che non lascia tregua e che altrettanto ferocemente divora le nostre convinzioni, le nostre certezze, la nostra impropria autopercezione.

la storia di roy, per quanto fantasiosa possa essere, diventa però pretesto non solo per raccontare il nostro passato di colonizzatori brutali ma sopratutto per farci guardare con un po' più di consapevolezza al nostro presente e a quello che rischia di essere il nostro futuro: davvero crediamo di essere meglio di chi appena due secoli fa vendeva esseri umani e pagava il biglietto per vederli umiliare, soffrire e morire? siamo davvero sicuri che non ci sia più nessuno a credere che loro siano diversi da noi?

mercoledì 31 luglio 2019

commenti randomici a letture randomiche (68)

se la sai ascoltare, la città bisbiglia storie. nello scricchiolio delle assi di legno. nei refoli di vento tra gli alberi. nello sciabordio di acqua sotto ai ponti.
dopo fiori di biscotto e henshin, la collana aiken di bao publishing si arricchisce di un altro volume antologico, i doni di edo, questa volta ambientato nell'antica capitale giapponese, edo appunto, destinata poi a diventare - nella seconda metà dell'800 - tokyo.
koichi masahara con queste brevi nove storie ci lascia intravedere un periodo storico fortemente tradizionalista, quello di un paese chiuso al resto del mondo, in cui le vite dei suoi abitanti sono plasmate da regole e usanze impossibili da aggirare.
eppure, per quanto lontane queste vite di quasi cinque secoli fa possano essere, per quanto diversa sia la cultura del giappone feudale dalla nostra, masahara riesce a farci sentire vicini i giovani uomini protagonisti delle sue storie.
sono brevi scorci di vita quotidiana in cui a quei valori che non riusciamo a comprendere del tutto si intrecciano affetti, sogni e desideri che non vengono trasformati dal tempo e dallo spazio.

ammetto di non essere una grande appassionata di storie ambientate nel giappone del passato, di non subire il fascino dei racconti di samurai e geishe, ma questo volume, così delicato e per nulla didascalico, così ricco di vita quotidiana e di sentimenti ed emozioni universali, mi ha piacevolmente sorpresa.
quell'immagine di mio padre che i miei occhi non percepivano ora riesco a vederla attraverso gli occhi di tutti.
e così mi sono reso conto che mi attende più avanti, da molto tempo. fermo in quell'istante, ad aspettarmi per sempre, sulla terra.
ecco perché ci andrò.
continua anche donsei mansion, sempre per la collana aiken di bao. questo secondo volume serve quasi ad allargare la storia, a mostrarci più nel dettaglio il mondo di mitsu.
continuiamo a conoscere gli abitanti dell'anello, le storie di chi vive nei tre livelli di questa colonia orbitante intorno alla terra, e sopratutto quelle dei nuovi colleghi di mitsu, gli altri lavavetri, un tempo compagni di suo padre, scomparso da tempo.
è un'assenza-presenza la sua, resta nei racconti dei suoi vecchi amici, nei loro aneddoti e ricordi, ed è sempre più presente nell'immaginario di mitsu: più passa il tempo, più lui è certo che riuscirà a scendere sulla terra ormai proibita, a incontrare suo padre e a scoprire qualcosa di più di quel mondo che un tempo apparteneva alle persone e che adesso è visibile solo da lontano.
è un secondo volume che forse aggiunge poco alla trama strettamente intesa ma che ci lascia avvicinare ancora di più alla vita nell'anello e che aumenta le aspettative sul proseguimento della storia.