lunedì 9 settembre 2019

futura nostalgia ~ vol. 1

la sai una cosa?
la nostalgia mi travolgerà quando mi ricorderò di questo preciso istante.

non so se vi ricordate la vostra adolescenza.
beh, non è proprio il periodo migliore della vita di una persona, anzi è il periodo più emotivamente devastante nella vita di un essere umano e a dirla tutta non mi piace troppo ritornarci con la memoria.
una delle cose che però ricordo più nitidamente della mia è che ero certa che tutto quello che sarebbe venuto dopo non sarebbe valso abbastanza, che nessuna emozione avrebbe potuto superare quelle che vivevo allora. pensarci adesso mi fa quasi sorridere di tenerezza, perché in parte era una fesseria cosmica in parte no, ma davvero, vorrei dire alla me stessa di allora che non era poi così importante.
futura nostalgia è il nome perfetto che potrei dare adesso a quella continua sensazione di stretta al cuore e allo stomaco che mi prendeva ogni volta che percepivo di vivere qualcosa di importante, qualcosa che però non sarei riuscita a trattenere abbastanza, che avrei perso.
la prima volta che le cose finiscono, sembra che non possano riaccadere mai più. quindicenni che state leggendo questo post (ammesso che i quindicenni leggano ancora i blog, non ne sono sicura), tranquilli, non è così.
quando ho letto la frase che marie pronuncia a un certo punto della storia, sono tornata esattamente a quel magone, e mi è toccato dire, ancora una volta, che per quanto tony sandoval possa creare storie che scivolano spesso in ambientazioni fantastiche o sopranaturali, riesce comunque a rendere in maniera più che realistica i suoi giovanissimi protagonisti.


marie è un' adolescente come tante (non fosse che è disegnata da sandoval e quindi è bellissima, così come è incantevole e inquietante tutto il mondo in cui si muove), sospesa a metà tra il suo essere ancora una bambina e la voglia di scoprire cosa le riserva il mondo degli adulti. ha una cotta per iggy e diventare amica di una rana parlante decisamente scurrile non la stranisce più di tanto.
ma se alice scivolava giù nella tana del bianconiglio e si trovava di colpo in un mondo nuovo e assurdo, marie cambia scenario gradatamente: il fantastico prende possesso della realtà all'inizio poco per volta, come in un sogno in cui ci troviamo in un posto che conosciamo benissimo e che però comincia a cambiare fino a diventare improvvisamente alla fine qualcosa di completamente diverso, lasciandoci disorientati, incapaci persino di ricordare quando è iniziato tutto quanto.

tra rane e insetti parlanti, personaggi misteriosi seduti su nuvole scure e minacciose e strane punture di insetto, il futuro comincia a svelarsi agli occhi di marie e non promette nulla di buono: qualcosa sta per cambiare la sua vita e quella di tutta la città, entra ed esce dai sogni di marie, appesta la realtà intorno a lei, sconvolge le menti e trasforma quello che poteva sembrare un tranquillo romanzo di formazione dalle sfumature un po' oniriche in una sorta di horror survival.


nemmeno a dirlo, tony sandoval ha fatto centro anche stavolta. aspettiamo con il fiato il prossimo volume! (in totale saranno cinque, il primo in libreria dal 12 settembre)

giovedì 29 agosto 2019

la lega degli straordinari gentlemen ~ vol.1

perché l'inghilterra sopravviva il suo lavoro è vitale. ci si dedichi con vigore e senza indugio, che le ombre del secolo già si allungano e il suo cocchio è quasi giunto.

da un paio di mesi è disponibile la nuova edizione de la lega degli straordinari gentlemen, scritto da alan moore, disegnato da kevin o'neil e sempre pubblicata da bao publishing, ottima occasione per chi, come me, se lo fece scappare ai tempi della sua prima uscita.
(conforto subito chi invece ha i volumi della precedente edizione: l'ultimo volume, tempesta, uscirà in entrambi i formati, sia quello della prima edizione che di questa da poco iniziata, quindi non rischiate di ritrovarvi una collezione incompleta o con formati diversi)

dicevo, de la lega degli straordinari gentlemen ho sentito parlare tanto e con grande entusiasmo per anni, e leggendo il primo volume ho capito cosa rende questi racconti così amati da un pubblico di lettori tanto eterogeneo: da un lato è un libro che gronda avventura e azione, ricco di personaggi indimenticabili e pieno zeppo di momenti che lasciano col fiato sospeso, dall'altro è così ricco di citazioni letterarie che gli appassionati di classici d'avventura dovranno ingurgitare litri di camomilla per rilassarsi e riuscire a godersi la storia.
la signorina mina murray, ad esempio, ormai ex moglie di jonathan harker, l'abbiamo già incontrata in dracula di bram stoker, allan quatermair (io l'ho sentito nominare qui per la prima volta, e in effetti pare non sia molto conosciuto in italia) è il protagonista di una serie di romanzi dello scrittore inglese henry rider haggard, ormai invecchiato e consumato dall'oppio, il capitano nemo è ovviamente il comandante del nautilus di le 20.000 leghe sotto i mari di verne, il dottor jekyll e la sua controparte - mr. hyde - nati dalla penna di stevenson sono noti pure ai sassi, mentre io non sapevo che l'uomo invisibile si chiamasse hawley griffin e che fosse stato creato dallo scrittore herbert george wells.
ecco il nostro gruppo di protagonisti, loro malgrado insieme, chiamati a combattere contro un villain all'altezza dei loro nomi: chi meglio di james moriarty, l'acerrimo nemico di sherlock holmes?
a loro si aggiungono un sacco di personaggi minori e comprimari impossibili da riconoscere tutti (e francamente farlo sarebbe più un gioco che una vera necessità).


ora, nonostante la quantità spaventosa di citazioni le storie di questa strana squadra di supereroi - una sorta di avengers in salsa letteraria e steampunk - sono godibilissime anche se non avete mai letto nessuno dei romanzi di cui prima, anzi, non c'è alcun particolare rimando di trama ad altre opere, moore immagina i suoi personaggi fuori dai romanzi di origine, slegati dal loro contesto originale e inseriti completamente in questa nuova storia: qui, assoldati dai servizi segreti britannici, dovranno sventare un piano tremendo che mette in pericolo l'intera londra, sopravvivendo a una lunga serie di combattimenti e di intrighi.

di sicuro non è una lettura semplice e leggera: l'azione non si ferma un momento, i dialoghi sono serrati e i disegni di o'neill (perdonatemi, ma il suo stile a me non piace affatto) sono così ricchi che ci si stanca fisicamente a star dietro a tutto, per cui la scansione in capitoli funziona benissimo per non arrivare a fine volume stremati.
quanto all'edizione, non saprei fare un confronto con quella vecchia, ma questo volume è all'altezza degli standard qualitativi a cui bao ci ha abituati.

lunedì 26 agosto 2019

the artist

quando le faine si radunano nella profonda baviera per suonare i loro pittoreschi corni, i falchi dell'arabia rifiutano gli ordini dei loro padroni e le volpi di lipsia si raccolgono per una danza di accoppiamento divinatoria, il mondo sta per ricevere un nuovo artista.
nel momento in cui nasce un artista, degli scienziati britannici subito individuano un fenomeno atipico noto col nome di "sospiro dell'universo".
per una frazione di secondo, viene misurata un'onda dalla frequenza particolarmente alta (che pare sia anche la causa del singhiozzo nell'uomo). questa scoperta insignificante segna sicuramente l'esistenza di un artista. appena l'embrione si schiude, il giovane artista è pronto per assorbire la tristezza del mondo.

eccolo, l'artista.
un gracile, spelacchiato, debole, quasi miserabile uccellino. puoi intravedergli le costole sotto le piume, puoi leggere la sua anima tormentata nei suoi occhi sgranati.
è un po' come noi comuni mortali, lì a cercare di tenere in equilibrio la sua vita tra il comico e il drammatico, a svicolare dal vuoto grottesco dell'apparenza per trovare il suo posto nel mondo, impegnato a lasciare una traccia significativa, densa, unica, immortale del suo passaggio, e magari, nel frattempo, a sopravvivere all'ordinario grigiore delle incombenze quotidiane.
perennemente sull'orlo di una crisi di nervi o pronto ad abbandonarsi a un attacco di panico, l'artista è costretto a subire vernissage banali per fare colpo su un certo critico d'arte o sopportare le umilianti richieste di amorevoli parenti che non vedono l'ora di abbellire il loro bagno con uno dei suoi disegni.
ci prova lui, l'artista, a vivere come una persona normale, ma non sa trattenersi davanti a un negozio di belle arti, non sa smettere di tremare davanti alle scadenze incombenti, non sa riprendersi dagli insuccessi.

anna haifisch arriva per la prima volta in italia grazie ad eris edizioni con il suo the artist (che sarà in libreria da domani 27 agosto), volume che raccoglie le tavole dell'omonima serie apparsa a puntate su vice e che quindi mantiene una struttura divisa in piccoli capitoli autoconclusivi, tessere di un mosaico che ci mostrano l'esistenza di questo essere fuori dall'ordinario.


con ironia crudele, un tratto tremolante e incerto - perfetto per raccontare la vita incerta e tremolante dell'artista - anna haifisch racconta il mondo dell'arte contemporanea, un circo di istallazioni assurde, di critici volubili e collezionisti da corteggiare, un mondo in cui quello più fuori luogo sembra essere proprio colui che dovrebbe esserne invece protagonista, il povero artista alla ricerca di comprensione e apprezzamento (e magari di clienti).


per tirare un sospiro di sollievo tra una disavventura e l'altra del povero pennuto (con il quale molti, anche non-artisti, si troveranno a sodalizzare dopo poche pagine) provate a cogliere tutti i riferimenti che la haifisch ha disegnato: all'inizio di ognuno dei mini-capitoli del libro una copertina-illustrazione riprende alcune icone artistiche tra le più famose e disparate, dal viandante sul mare di nebbia alla cuccia di snoopy, da la danza di matisse alle performance di marina abramovic.

lunedì 19 agosto 2019

sunny

questa è la nostra base. gli adulti non ci possono entrare. prova a chiudere gli occhi e pensa un posto dove vorresti andare.
puoi andare dove più ti piace.

siamo in giappone, sono gli anni '70 e i bambini non sono tutti uguali.
ci sono i figli di casa, amati e coccolati dai loro genitori, e ci sono bambini che dai loro genitori invece sono stati traditi, abbandonati, trascurati.

taiyo matsumoto ci racconta uno spaccato crudo e poetico della quotidianità dell'istituto horikoshi, una casa famiglia in cui hanno trovato posto alcuni di questi piccoli reietti, condividendo timori, sogni, speranze e fantasie a occhi aperti.
l'istituto è nulla più che una vecchia casa tradizionale di periferia, il venerdì si prepara il bento per tutti, la tv si può guardare solo per due ore a settimana, si fanno i turni per il bagno, qualche commissione, si studia tutti insieme, e le crocchette di patate sono onnipresenti nel menù della cena.
fuori c'è un piccolo stagno con le carpe e sopratutto c'è la sunny, una vecchia nissan ormai ridotta a un rottame in cui però possono entrare solo i bambini.
dentro la sunny, se chiudi gli occhi, puoi andare dove vuoi: sei, l'ultimo arrivato, sa a memoria la strada che lo riporterebbe a casa; haruo, che ormai ha tutti i capelli bianchi, immagina di essere un gangster in fuga o un pilota o chissà cos'altro. è un bullo e fa di tutto per diventare un vero duro, ma non va da nessuna parte senza il suo barattolo di crema nivea da sniffare per acquietare il suo senso di solitudine.
kenji usa la sunny per nascondere le riviste porno e fumarsi qualche sigaretta di nascosto. è troppo grande ormai per fantasticare, a lui e a sua sorella asako basta solo stare il più lontano possibile da quell'alcolizzato di loro padre, mentre kiiko e megumu entrano nella sunny con le loro bambole, ma giocano a essere già adulte, sembrano tanto sicure quanto sono segretamente scosse da una miriade di sentimenti contrastanti.
e junsuke con naso perennemente smoccolante, la sua casa (non è un ombrello!) e le unghie sempre troppo lunghe perché solo sua mamma può tagliarle, solo lei che lo aspetta in ospedale con la sua brutta malattia.
e c'è taro, l'enorme, morbido, goffo, strano taro, che passa le giornate cantando in giardino e giocando con il piccolo sho-chan.


nessun patetismo o pietismo, nessun dramma lacrimevole né stupidi siparietti comici: come se fosse uno di loro, matsumoto racconta le giornate di questi bambini, tace le paure che non sanno tradurre in parole, le speranze che trattengono in fondo agli occhi, osserva e riporta sulla carta, pagina dopo pagina, il mondo così come è per loro: un mondo bellissimo e crudele, spaventoso ma da scoprire, da conquistare, in cui crescere in fretta per recuperare tutta quella felicità che si sentono rubare dalla vita.
un po' si torna bambini, un po' si è costretti a cercare di comprendere un modo di fare, di pensare che non ci appartiene più.
sunny scava dentro di noi - e no, non è necessario essere stato un bambino abbandonato per comprendere i piccoli protagonisti della storia - rimesta in quel che ci è rimasto della nostra infanzia, le nostre paure e ossessioni e sogni e convinzioni, ci commuove, ci emoziona, ci svela un universo ormai lontanissimo che pure un tempo ci era appartenuto e che per qualche fugace momento possiamo tornare a sfiorare.


nonostante sia in italia ormai da circa sei anni, sunny ha avuto molto meno successo di quel che merita, probabilmente per i disegni che a primo impatto possono risultare troppo strani, persino sgradevoli al pubblico abituato all'estetica manga più classica.
il segno di matsumoto è sporco, disordinato, fin troppo espressivo e proprio per questo bellissimo e unico, proprio per questo i suoi disegni riescono a rendere sunny un manga ancor più imperdibile.

a distanza di sei anni dalla sua prima pubblicazione in italia, adesso che il manga di nicchia (cioè semplicemente quello stampato in volumi più grandi e inutilmente costosi) comincia a essere sdoganato e un sacco di lettori iniziano ad apprezzare storie e disegni lontani da quelli che vent'anni di manga commerciali ci hanno educato ad amare, j-pop farebbe bene a rilanciare questo gioiellino ed evitare che finisca nel dimenticatoio.