lunedì 6 giugno 2022

le buone maniere

per quanto tempo... per quanti anni si può vivere nel terrore?
l'indifferente! l'indifferente ti chiederà di quale terrore stai parlando. il codardo non ascolterà la tua domanda, ti risponderà parlando delle previsioni meteo. il padrone ti dirà che non hai niente da temere, fino a quando avrà lui, in un cassetto, le chiavi delle tue catene. catene che usa per il tuo bene... per proteggerti a suo dire. per anni! fino a quando, ormai logoro, ti sarai dimenticato sia delle catene sia della chiave.

una nave che sta per schiantarsi contro un muro (sì, esatto, un muro) e una festa di pensionamento in cui l'atmosfera di forzata allegria non riesce a nascondere la qualità malsana dei rapporti tra i partecipanti.
ecco il biglietto da visita di le buone maniere, il nuovo libro (ancora una volta edito da bao publishing) in cui daniel cuello continua a raccontare quel mondo cupo e cinico con poche, sparute, scintille di speranza qua e là che avevamo già esplorato in residenza arcadia e mercedes.

teo è appena diventato il principale dell'ufficio 84 che è il palcoscenico in cui si svolge buona parte del racconto, un ufficio senza nome, solo un numeretto, in cui una ricca selezione di infelici revisiona, taglia, corregge e censura pubblicazioni di ogni tipo: nell'ufficio entrano romanzi, poesie, canzoni, persino libri di preghiere ed escono testi conformi all'ideologia del partito. non c'è nessuna specificazione circa questo onnipresente, tentacolare partito: è il partito, fuori di questo non esiste nulla, nessuna opposizione, nessun altro partito, nessun'altra idea, niente.
senza perdersi in spiegoni di sorta, cuello ci regala il ritratto di un'umanità gretta, troppo impegnata a preoccuparsi dell'ortodossia di ogni suo più piccolo gesto e pensiero per riuscire a dare più che un'occhiata di sfuggita all'altro, anche quando questo altro è il proprio vicino di scrivania, un'umanità solitaria e terrorizzata dalla vita stessa su cui grava costantemente il peso del giudizio e della punizione, incapace di empatizzare e schiava della burocrazia. un'umanità che non sa nemmeno rendersi conto di come la realtà, pezzo per pezzo, viene risucchiata nel buco nero della censura e dell'oblio.

fuori dall'ufficio, lontano da qualche parte, c'è una quale informe e inconoscibile opposizione, una libertà pericolosa e rischiosa, irraggiungibile se non a costo di perdere la tranquilla, solida, confortevole schiavitù quotidiana in cui teo e gli altri vivono.
a metà strada tra qui-al-sicuro e là-qualsiasi-cosa-sia, c'è zia nora, un'agguerrita vecchina che tenta disperatamente di aprire gli occhi del nipote teo, di risvegliare la sua coscienza che lui tiene a bada con sonniferi e tranquillanti, incapace di accettare almeno qualche ora di sonno che lo sottragga dai rimpianti e dai traumi di una vita.


cuello non racconta tutto, non spiega ogni stranezza del mondo in cui ci lascia emergere, piuttosto evoca, attraverso delle distorsioni disturbanti la realtà che ci aspetta se solo lasciamo che ce la spingano sotto le scarpe mentre facciamo finta di non vedere.
ricollegandosi alle due opere precedenti (più residenza arcadia, ma i fan di mercedes potranno godersi una specie di piccolo cameo) cuello tenta ancora una volta di mostrarci le aberrazioni della nostra società, le meschinità che oliano quel bel congegno che chiamiamo civiltà evoluta.

ci vuole un coraggio enorme per mettere da parte le buone maniere, iniziare a mettere in dubbio quello in cui abbiamo sempre creduto e pensare finalmente con la nostra testa, arrivando finalmente a comprendere la differenza tra quello-che-è-sempre-stato-e-sempre-sarà e quello che è giusto, perché il futuro possa essere finalmente, a qualsiasi costo, qualcosa di inaspettato ma sicuramente migliore.

martedì 31 maggio 2022

costellazioni familiari

non saprei come spiegarvelo. non so come farvi capire quello che mi sta succedendo. le parole che conosco non sono sufficienti a descrivere questa sensazione. ma non voglio neanche che prendiate la mia esperienza per uno dei deliri mistici di quella gente, quelli che hanno detto di avermi visto e di avermi parlato. questo non ha niente a che vedere con una teofania. assomiglia piuttosto alla vertigine, a quella nausea esistenziale che ti scatena la paura dell'altezza, ma non è solo questo. è più simile a uno svenimento ma piacevole.


a circa un anno di distanza da la porta del cielo, torna ana llurba in libreria, sempre per eris edizioni e sempre con la traduzione di francesca bianchi, con un'antologia di racconti dal titolo costellazioni familiari, arricchito dalle illustrazioni di darkam.

tredici racconti che si inseriscono in quel filone che l'autrice definisce (durante la presentazione del libro alla libreria modo infoshop di bologna) nuovo gotico latino-americano, un genere letterario che mette insieme realismo magico, ingredienti cupi e crudeli e atmosfere in bilico tra il sogno e la realtà, a cui ana llurba aggiunge elementi di ispirazione autobiografica e femminista: protagoniste di quasi tutti i racconti sono infatti donne, donne raccontate nella loro corporeità e nella loro spiritualità, una corporeità e una spiritualità che non vogliono rendere conto alla morale comune e che finalmente si riprendono lo spazio che è sempre stato loro negato.
le immagini fondamentali sono quelle del corpo che si trasforma e quelle di un nuovo modo di intendere il fantastico. narrare attraverso le esperienze dei corpi è un modo di fare politica, soprattutto in una terra come l'argentina, paese d'origine dell'antrice, che ha conosciuto il dolore della dittatura e della violenza politica e che ha visto la risposta, tra gli altri, dei movimenti femministi.
c'è, fortissima, la volontà di cambiare il ruolo sociale dei corpi come corpi che siamo e non come corpi che abbiamo.

due racconti però - la cosa più simile alla felicità e nazareth - sembrano distanziarsi un po' dalle tematiche comuni al libro grazie alle loro eccezionali protagoniste: una cassa automatica di un supermercato nel primo e maria, la madre di gesù, nel secondo.
dico sembrano perché anche qui ana llurba riesce a dare a due personaggi - emblema dell'inanimato una e simbolo di spiritualità l'altro - una forte, sorprendente corporeità e umanità.


la sua scrittura è molto più ricca e articolata di quanto non appaia a una lettura superficiale e francesca bianchi è stata bravissima a rendere in italiano questa complessità, permettendoci di entrare in atmosfere che disorientano lə lettorə, lasciandolə a chiedersi quanto di quello che sta leggendo sia reale e quanto invece esista solo nella fantasia dei personaggi o dell'autrice, un labirinto di significati e significanti che si dipana su più livelli e dentro cui perdersi diventa un'esperienza straniante e meravigliosa.

la maggior parte dei racconti si concentra sui corpi che si trasformano: che si tratti di adolescenti alle prese con gli sconvolgimenti della pubertà o di una neomamma che sta cercando di abituarsi alla sua nuova vita, il corpo-che-cambia diventa l'origine di un moto centrifugo che si espande in tutto il contesto, travolge la realtà intorno e la disturba, lacerando i confini dell'ordinario e sconfinando in un misticismo che diventa terreno fertile per quelle atmosfere ambigue che ana llurba ci ha dimostrato tanto di amare.

le costellazioni familiari del titolo non hanno nulla a che vedere con l'approccio terapeutico omonimo ma vengono dal titolo di uno dei racconti del volume, forse quello più mistico e contemporaneamente carnale di tutto il libro e anche quello che l'autrice ha scelto come più rappresentativo (e anche l'illustrazione di darkam, sopra mostrata per intero, per questo racconto è stata scelta per la copertina).

i racconti sono arricchiti dalle illustrazioni di darkam (autrice per progetto stigma/eris edizioni di dietro agli occhi) che è perfettamente riuscita a comunicare il legame indissolubile tra corpo e spirito, reale e onirico, sacro e profano, tutte dualità che ana llurba ha fuso tra loro creando nuove categorie su cui si regge il suo universo narrativo.

dediche di ana llurba e darkam sulla mia copia di costellazioni familiari

durante la presentazione del libro, ana llurba ha accennato al suo ultimo lavoro, un romanzo scritto durante la pandemia, e non possiamo che aspettarci che eris lo porti da noi prima possibile: visto il livello dei suoi primi due lavori, direi che qualsiasi altra cosa dovesse arrivare in libreria non si può che prenderla immediatamente a scatola chiusa, sicurə che anche questa volta sarà un capolavoro.

giovedì 26 maggio 2022

boy meets maria

⚠️​ TW : RAPE*

dì la verità. se un maschio o una femmina? quale delle due?


il primo giorno di liceo taiga hirosawa incontra la ragazza dei suoi sogni e si innamora perdutamente.
esuberante, ingenuo, carico di energie e di voglia di fare, incurante delle conseguenze delle sue azioni, taiga incarna lo stereotipo perfetto del ragazzo superficiale che insegue da anni il sogno di diventare forte e coraggioso come gli eroi dei film e dei cartoni animati che amava da bambino.
perfettamente in linea con questo personaggio, dopo aver visto maria ballare per lo spettacolo del club di teatro - in cui taiga sogna di entrare, immaginandosi già come un grande attore nonostante la sua totale inesperienza - corre dalla ragazza a dichiararsi.
e si becca non solo un clamoroso, quanto auspicabile, due di picche, ma scopre che maria in realtà è un ragazzo (e il suo nome, in realtà, è arima).
ecco, probabilmente chiunque altro al suo posto sarebbe sprofondato sottoterra per l'imbarazzo di essere stato respinto pubblicamente o di aver scambiato un ragazzo per una ragazza ma, nella sua disarmante ingenuità, taiga non solo non si arrende, ma cerca di fare di tutto per diventare meno superficiale e piacere ad arima. a lui poco importa che sia maria o arima, che sia una donna o un uomo.

inizia così una storia che poco ha a che fare con la commedia romantica che ci eravamo immaginati all'inizio, una storia drammatica che tocca tematiche profonde e importanti, prima tra tutte quella del non binarismo e dell'identità di genere. alternando la narrazione principale con dei flashback che si rifanno al passato dei due protagonisti, peyo mette in scena un racconto emozionante e molto forte.
sia arima che taiga hanno vissuto dei traumi enormi da bambini che hanno formato il tipo di ragazzi che sono diventati oggi, ognuno di loro ha reagito a suo modo, ognuno di loro ha messo da parte un pezzetto di sé per sopravvivere alla sofferenza.


leggendo la storia di arima e taiga mi sono trovata in balia di emozioni contrastanti ma ho sperimentato un coinvolgimento fortissimo che non mi aspettavo affatto.
peyo è stato molto bravo a gestire la narrazione di una storia così complessa e delicata e se pure ogni tanto c'è qualche ingenuità tecnica nel racconto credo sia dovuta alla necessità di stipare una vicenda tanto complessa in poche pagine: alcuni passaggi sono in effetti un po' troppo veloci e repentini ma taiga e arima sono così tanto sinceri con le loro emozioni da permettere al lettorə di seguire la loro storia senza problemi e senza mai ridursi a macchiette.
anzi, è proprio andando avanti con il racconto che i due protagonisti acquisiscono spessore narrativo, che diventano pian piano personaggi a tutto tondo capaci di rendere ogni azione coerente con quello che sono e quello che sono stati ed è proprio questo a reggere tutta l'impalcatura narrativa e a coinvolgere così tanto il lettorə.

i due sono uno l'opposto dell'altro.
arima è stato cresciuto da sua madre come una bambina ma è un ragazzo, e questo l'ha portato a vivere un conflitto interiore da sempre e a non riuscire a trovare la sua vera identità. taiga invece sembra aver pianificato la sua essenza a tavolino fin da bambino e a quell'immagine si è rifatto per tutta la sua vita.
sembrerebbe impossibile che due persone così diverse possano riuscire ad andare d'accordo e invece ognuno diventa il punto di riferimento dell'altro. in qualche modo si completano: la complessità di arima permette a taiga di scoprire di più su se stesso e la capacità di taiga di accettare arima a prescindere da ogni sorta di etichetta consente a lui di rendersi conto che non deve necessariamente incasellarsi in un qualche rigido schema per essere accettato dagli altri.



man mano che si va avanti nella storia arima si ammorbidisce nei confronti di taiga e davanti alla sua trasparenza, allegria e sincerità riesce finalmente ad affrontare il suo trauma, aprendosi poco a poco  non tanto rispetto agli altri quanto verso quella parte di sé che ha tenuto relegata in un angolo fin dall'infanzia e ha cercato di dimenticare.
anche taiga finalmente riesce ad accettare di essere molto più che il semplicione casinista che vuol far credere, liberando tutto quello che nella sua vita aveva sempre ignorato per non permettergli di ferirlo.
insieme i due ragazzi crescono, affrontano dolorosamente il loro passato e si sostengono a vicenda in un percorso che sembra quello di una rinascita, l'accettazione di un nuovo sé più complesso e articolato di quanto prima riuscivano ad accettare.

i disegni di peyo sono eleganti, delicati ma forti ed espressivi, il suo tratto si adatta sia alle scene più buffe e divertenti che a quelle più cupe e angoscianti. riesce a dare una fortissima presenza scenica ai suoi personaggi - tutti molto ben caratterizzati anche graficamente - e il modo in cui i loro volti esprimono le loro emozioni dà alla storia quel tocco in più per renderla ancora più forte e toccante.
boy meets maria è stato davvero una sorpresa, una storia che mi ha fatta uscire un po' dalla mia confort zone e mi ha dato modo di riflettere sulla questione del non binarismo attraverso una storia che - altalenando momenti drammatici e altri più leggeri e quasi comici - credo riesca a trattare con sensibilità e intelligenza l'argomento.


* ho preferito fin da subito, anche se ciò significa fare uno spoiler, segnalare che c'è una scena davvero molto pesante nella storia. è vero che star comics ha segnalato sia in copertina che sul retro che ci sono delle scene forti adatte a un pubblico maggiorenne, ma credo che sia bene segnalare esplicitamente contenuti di questo genere (in questo caso la scena di uno stupro) che vanno molto oltre la semplice necessità di evitare che finiscano sotto gli occhi di lettorə molto giovani. argomenti così delicati possono ferire anche chi ha più di diciotto anni ed è giusto che ogni potenziale lettorə sia avvisato in modo chiaro prima di cominciare a leggere.
dovendo scegliere, ho preferito tutelare la sensibilità dei lettorə anche a costo di spoilerare qualcosa (cosa che odio e cerco sempre di evitare), spero che comprenderete la mia scelta.

lunedì 16 maggio 2022

avrai i miei occhi

 «non sappiamo nulla della vita delle cose»


un qualche inverno in una milano di un imprecisato - ma spaventosamente facile da immaginare - futuro.
nigredo e olivia iniziano la loro indagine su un gruppo di cadaveri di donne abbandonate alla periferia dei campi industriali.
ma di quell'indagine né nigredo né olivia capiscono davvero il perché: nessuno reclamerà mai giustizia per quelle donne perché non sono donne. sono cavie, sono cose.
le cose non hanno una famiglia, una vita, le cose sono solo cose e in quanto tale si usano, si buttano via quando si rompono.
le cose non hanno bisogno di giustizia.

si apre così avrai i miei occhi di nicoletta vallorani, pubblicato da zona 42 a inizio del 2020, un romanzo che sfugge alle etichette e mette insieme fantascienza, distopia, thriller, femminismo, lotta di classe e uno stile letterario che i puristi della buona letteratura troverebbero troppo raffinato per un romanzo di genere.
narrato tutto in seconda persona - olivia che si rivolge costantemente a nigredo e che in qualche modo segue tutta la vicenda attraverso il suo sguardo - avrai i miei occhi racconta la segregazione sociale di una milano in cui non esiste più nessuna comunità, una città lacerata da mura insormontabili che la smembrano e la indeboliscono e dove l'aria è asfissiata da un onnipresente pulviscolo dorato.
vagabondi, reietti, orfani, straccioni, malati e mutilati. la periferia di una città non è solo i suoi quartieri marginali rispetto al centro, è fatta anche di uomini e donne che si trovano ai margini dell'umanità stessa. la popolazione è ridotta a un'accozzaglia di sopravvissuti, ognuno di loro preoccupato solo di strappare un altro giorno all'inevitabile, ognuno di loro solo, aggrappato - per mero calcolo o per sincera amicizia - a una rete di persone troppo fragile e sparuta per poter essere una vera comunità.
su tutto aleggia un potere senza volto, stretto nelle mani di pochi, inavvicinabili, arroganti e impuniti ricchi che spendono tutte le loro energie nella ricerca di piaceri sempre più estremi e crudeli.
ai cittadini di serie a e a quelli di serie b si affianca tutta una popolazione di non-persone: cloni, cavie, esperimenti effettuati in nome del benessere collettivo che sono stati poi riadattati a ben altro tipo di scopo, quando ormai era troppo tardi per rendersi conto che espressioni come benessere e collettività erano state svuotate di significato.
molte di queste non-persone, molte di queste cose, quasi tutte, sono donne.
tutte uguali, anonime, giovani, bellissime, violate, uccise, distrutte.
donne che però non vengono considerate tali, donne i cui corpi è lecito devastare in ogni modo possibile perché ritenuti poco più che oggetti, contenitori privi di contenuto, carne senza anima.
l'indagine di olivia e nigredo solleverà uno dopo l'altro i veli che coprono una realtà spaventosa, un mondo in cui il potere dato dal denaro riesce a ottenere ogni cosa e in cui la più grande scoperta medica della storia viene pervertita trasformandosi in uno strumento di tortura nelle mani di pochi.

la distopia creata da nicoletta vallorani mette in scena, esasperandoli, temi che continuano a essere al centro delle nostre riflessioni, dalla disumanizzazione e reificazione dell'altro, quella necessità di tracciare una linea precisa che divida noi e loro, processo fondamentale per ripulirci la coscienza ogni volta che contro quell'altro scateniamo la nostra violenza, alla possibilità della scienza di manipolare i corpi, di agire sulla sofferenza, sulla malattia e sulla morte stessa, continuando a superare ogni sorta di ostacolo etico in nome del bene comune, senza immaginare - o voler immaginare - il rovescio della medaglia.

avrai i miei occhi è un romanzo crudo, doloroso, a volte anche ostico - le spiegazioni arrivano tardi e la seconda persona singolare rende confusi alcuni passaggi - eppure magnetico e appassionante.
è una di quelle storie in cui ci si cala presto nei panni dei personaggi e ci si ritrova a vivere nelle loro stesse atmosfere e a condividere i loro sogni e le loro lotte.