lunedì 15 ottobre 2018

kaleido

in un tempo passato, quando ancora gli esseri viventi non avevano un nome, viveva un gigante completamente verde. nessuno riusciva a capire le sue vere intenzioni. a volte gentile e delicato, altre infantile e dispettoso, altre ancora manifestava una crudeltà senza limiti.
incompreso dagli uomini, decise di scappare verso luoghi sconosciuti...

insomma no, questa non è una storia di pirati, anche se in effetti i pirati ci sono, con tanto di vascello e bandiera con un bel teschio sopra. e ci sono le balene, i mostri marini, i tesori, le avventure e quindi sembra una storia di pirati ma, fidatevi, non lo è. non esattamente.

a sfogliare velocemente kaleido, opera prima di davide bart. salvemini, è impossibile non associare lo stile di quest'opera a quella di jess jacobs (in italia sempre per eris edizioni con safari honeymoon, e così conoscerai l'universo e gli dei e crawl space), ma è più in profondità che la similitudine tra i due autori acquista spessore e si fa ancora più importante: kaleido è una raccolta di storie, di avventure, certo, ma è anche il racconto quasi mistico di vicende che si perdono nella notte dei tempi, che ripercorrono i passi di una creatura incompresa dagli uomini, che agisce secondo una logica e una morale impossibile da riconoscere, che in un lungo viaggio per il mondo acquisisce conoscenza e saggezza, una creatura dietro cui però si cela una storia ancora più antica, vecchia come il tempo stesso: la storia stessa della coscienza, del pensiero, o - se proprio vi piace giocare con le parole e vi va di andare a disturbare le mitografie più conosciute della nostra civiltà - del lògos.


non ci sono dèi nella storia di salvemini, quindi il termine teogonia sarebbe impreciso, e il mondo che fa da sfondo è già bello e creato, quindi anche cosmogonia è fuori luogo, però la sensazione è comunque quella di trovarsi davanti a scene dal sapore mitologico che mostrano momenti fondamentali per la storia dell'universo e dell'uomo, allo svelamento di un segreto quasi misterico che è alla base del concetto stesso di conoscenza, di ragione e dunque di umanità.

sembrerebbe impossibile rendere tutto questo in un fumetto iperpop, eppure è proprio quello che è kaleido (ed è qui che si fa fortissima la somiglianza con jacobs, una somiglianza che non ha niente a che fare con la mancanza di originalità, anzi), un turbinare di immagini che affascinano e di storie che si rincorrono, di verità che si compongono e scompongono, che passano veloci sotto i nostri occhi, brillano - proprio come i coriandoli dentro un caleidoscopio - per un momento e tornano a cambiare forma in un gioco infinito.

ancora una volta eris scova talenti e pubblica un'opera di esordio stratosferica. dal canto nostro, vale la pena di tenere d'occhio davide bart. salvemini e di aspettare i suoi prossimi lavori.

giovedì 11 ottobre 2018

il marito di mio fratello

insomma... le cose stanno così.
mio fratello, che non sentivo da dieci anni, cioè da quanto andò via di casa e si trasferì all'estero, si è sposato con un uomo. questo straniero enorme. poi è morto.
come mi devo rapportare con lui...?! con questo cognato che vedo oggi per la prima volta...

avevo letto fin da subito un sacco di pareri positivi su il marito di mio fratello e posso dire di essere felicissima di averlo recuperato perché era veramente da tanto che un fumetto non mi emozionava così tanto e in modo così forte.
gengoroh tagame è un artista famosissimo per la comunità lgbt+ internazionale, forse un po' meno al di fuori, solitamente avvezzo ad altre tematiche (è famoso per le sue opere a tematica bdsm) ma penso si possa tranquillamente dire che con questa storia sia riuscito a parlare al cuore di chiunque, indipendentemente dalle sue scelte, dalla sua storia, dai suoi amori e che sia riuscito a farlo con estrema semplicità, profondità e delicatezza.

inizialmente, la storia prende una piega un po' troppo didascalica: appena giunto in giappone dal canada, mike è ospite di yaichi, fratello del suo defunto marito, e della piccola kana.
le prime pagine sono tutte incentrate sui luoghi comuni tipici in un paese non esattamente aperto alla diversità: mike è straniero - e come tale ha dei modi di fare un po' troppo espansivi per i giapponesi - ed è gay - cosa che anche se non è apertamente osteggiata, ed è legalmente consentita, non è nemmeno completamente accettata, tant'è che in giappone non è consentito il matrimonio omosessuale, né sono legalmente riconosciute le famiglie arcobaleno.

nonostante yaichi sapesse benissimo che il fratello amasse gli uomini e nonostante probabilmente non penserebbe a se stesso come un omofobo, l'imbarazzo iniziale è palese.
a stemperare la tensione è kana: piccola e ingenua, non riesce a trovare nessuna stranezza nel fatto che il fratello di suo papà - del quale ignorava persino l'esistenza - fosse sposato ad un uomo, ed è affascinata più dall'aspetto diverso, da straniero, di mike - che è un gigante dagli occhi chiari, barbuto e pieno di peli, decisamente diverso dalla maggior parte dei giapponesi - ed entusiasta della sua presenza, che turbata dal suo essere gay.
un po' alla volta così, proprio grazie all'entusiasmo e alla sfacciata curiosità di kana e al carattere aperto e affettuoso di mike, l'atmosfera si fa molto più distesa. zio e nipote legano moltissimo, andando a colmare i vuoti delle loro vite: una mamma assente da un lato e un marito scomparso dall'altro, e anche yaichi comincia a sentirsi sempre più a suo agio, fino a che, in pochi giorni, per i tre sembrerà di essere da sempre parte della stessa famiglia, capaci di condividere con gioia i momenti più semplici e banali giorno per giorno.

attraverso gli eventi della vita quotidiana, tagame dà uno spaccato di una società ancora troppo chiusa e retrograda rispetto a tutto ciò che non è conforme a un determinato modello (che certo però non è la sola, non so quanto in italia possiamo sentirci migliori) e al contempo racconta il riavvicinarsi di una famiglia - e di yaichi alla memoria del fratello, che riesce finalmente a vedere con occhi diversi e a comprendere più di quanto non abbia mai fatto - travolta dall'affetto e dalla spontaneità del nuovo arrivato, auspicando insieme a tutti noi un mondo più aperto, più accogliente e comprensivo.

per quanto a volte possa sembrare un po' retorico, il marito di mio fratello sa affrontare con delicatezza temi importanti (non solo quello dell'omosessualità ma anche, ad esempio, quello dell'elaborazione del lutto) e sa arrivare davvero a tutti, mostrando quanto è semplice, immediata e ovvia l'accettazione di chiunque ci sembri diverso perché, a saper guardare appena sotto la superficie, è facile scoprirlo molto più simile a noi di quanto non avremmo immaginato.

martedì 9 ottobre 2018

i sopravvissuti

pur non avendone la veste, questo bel libro è dunque un saggio appassionato sul problema del fascismo economico, istituzione totale e prevaricante di cui diventa, in virtù di un sentimento della realtà potentissimo e felice, uno dei dispacci più convincenti e universalmente accessibili fra quelli in circolazione.
(dalla prefazione di daniele luttazzi)


probabilmente non saprei trovare parole migliori per parlare di questo libro cattivissimo e geniale, ma c'è un motivo se daniele luttazzi è daniele luttazzi e io no.
quindi potete farvi bastare quello che ha scritto lui, oppure armarvi di pazienza e continuare a leggere il mio solito delirio sconclusionato e entusiasta, questa volta particolarmente entusiasta (spero un po' meno sconclusionato) perché i sopravvissuti di hurricane mi ha sorpresa e (s)travolta, a tratti sconcertata, mi ha fatto ridere tantissimo, almeno quanto mi ha fatto amareggiare.
perché, per quanto assurde e grottesche siano le situazioni di questi personaggetti - assurdi e grotteschi anche loro - superata la fase di stupore per quello che si sta leggendo, ci vuole veramente poco a rendersi conto che siamo appena a un passo dall'essere dei sopravvissuti anche noi. anzi, forse qualcosa in meno.

le storie di questo volume, tranne alcuni inediti scritti appositamente per l'edizione di eris, sono state pubblicate a puntate su linus (prima del cambio editoriale che, almeno in questo caso, non so quanto sia stato positivo, ne ironizza anche l'autore nella parte finale), quindi funzionano come delle strisce, o meglio, si concludono quasi sempre in una sola tavola, pur mantenendo una forte coerenza che le lega una all'altra.


in una terra arida, grigia e venefica, in una città in cui troneggiano l'iperrisparmio - tempio del consumismo a basso costo -  e le macellerie di stato - soluzione all'imbarazzante problema della disoccupazione, i personaggetti di hurricane vivono, o meglio sopravvivono, giorno per giorno, cercando di tirare avanti la loro esistenza squallida e inconcludente.
c'è tacchino, che cerca di vendere il suo coinquilino omino alle macellerie dello stato per accaparrarsi un buono pasto, il signor varnelli, che per evitarsi una vita miserevole come la sua ha ben pensato di fare il morto, e suo figlio erminio, che nonostante sia poco più di un bimbetto si sente un ottantacinquenne, pieno di acciacchi e risentimenti. ci sono suore facilmente corruttibili, bambini ricchi e spocchiosi e imprenditori senza scrupoli, coyote anti taccheggio, fidanzate rimediabili facilmente su internet (senza alcuna garanzia però), e tutta una fauna di tremende, incattivite creature vittime di un sistema iperconsumista in cui non si è solo schiavi delle merci ma si rischia di diventare merce (sopra un esempio esaustivo e scioccante che illustra al meglio il concetto).


si ride tantissimo e ci si disgusta altrettanto, e poco c'è da dire se non che hurricane ha colto perfettamente nel segno.
in questo periodo poi, questo libro sembra sempre più attuale, se non - consentitemi il termine - pericolosamente profetico: il livello bassissimo del dibattito politico, le promesse da due soldi che giocano tutto sulla miseria che si crogiola in se stessa, le guerre tra poveri fomentate da chi rimane a ridersela dall'alto, la crescente intolleranza (in italia come in europa, ormai sembra che nemmeno l'espatrio sia più garanzia di una vita migliore), il ritornare indietro sui diritti umani e civili, tutto sembra puntare a un ribasso esponenziale della dignità, dell'umanità (per non parlare della cultura), per lasciarci scorgere all'orizzonte un futuro desolante, grigio, squallido.
speriamo di riuscire a uscire da questo pantano prima di trovarci a vendere i nostri vicini di casa precari in cambio di un piatto di lasagne eterne, e di poter continuare a sfogliare questo libro ridendo, sapendo scampato il pericolo di poterci cadere dentro.

venerdì 5 ottobre 2018

papaya salad

sai, avevo la tua età quando ho mangiato per la prima volta la papaya salad.

elisa è una bambina quando arriva con i suoi genitori a bangkok e dopo un breve viaggio in taxi dall'aeroporto giunge con i suoi genitori a casa degli zii dove scopre la papaya salad e la vita straordinaria dello zio sompong.
non c'è momento migliore per chiacchierare, raccontare e ricordare che quello che si passa insieme seduti attorno a un tavolo, condividendo con i propri cari quei piatti che hanno il sapore di tempi lontani. sembra che il cibo stesso racconti le storie e quella di sompong è una storia lunga e affascinante, una storia che gira attorno al mondo e attraversa l'europa nel suo momento più triste.

sono i primi anni venti, sompong è fin da ragazzo un animo gentile ma determinato. studioso e ambizioso, supera presto il disagio di trovarsi lontano dalla sua famiglia, nella grande città dove è stato mandato per studiare e diventare medico, proprio come sogna suo padre.
ma, nella vita, spesso le cose prendono una piega diversa da quella che ci si sarebbe aspettati, e la scelta di sompong, che ha appena scoperto la sua passione per le lingue, è la prima di una lunga serie di sorprese e deviazioni dal percorso prestabilito.
il giovane decide di arruolarsi per poter continuare a studiare le lingue e sopratutto per viaggiare: ama la sua terra, certo, ma chi non vorrebbe poter vedere il mondo? sompong ha il talento e la perseveranza necessari a realizzare il suo sogno, e nel 1939 riesce a farsi assegnare in europa, in germania per l'esattezza.
ma il vecchio continente e un certo adolf hitler hanno in serbo una brutta sorpresa per lui: in europa è scoppiata la guerra e per il giovane tutto cambia.
prima in italia - dove assisterà all'annuncio dell'entrata in guerra del paese - poi in austria e poi ancora prigioniero degli americani, sompong affronta le avversità con la determinazione di chi, nonostante tutto, continua a inseguire il suo sogno.
durante il suo periodo di prigionia insieme ad altri connazionali, conosce lek, figlia dell'ambasciatore e sua futura compagna di vita.


ogni capitolo inizia presentando uno degli ingredienti della papaya salad, un po' come gli eventi e le scelte di sompong sono gli ingredienti della sua vita: le sue passioni, la sua determinazione e sopratutto la sua capacità di non lasciarsi trascinare dagli eventi che sconvolgono mezzo pianeta arrivano a comporre un'esistenza ricca di sfumature diverse, proprio come la papaya salad sa armonizzare tanti sapori differenti tra loro in un piatto che lega generazioni lontane, passato e presente, oriente e occidente, la storia di uno e la storia di molti.

dopo una lunga carriera di illustratrice, elisa macellari scrive il suo primo graphic novel mettendo tra le pagine non solo il suo talento di disegnatrice, ma anche una storia che funziona come un ponte temporale e spaziale, decisa e al contempo delicata proprio come sompong.

e, giocando con il titolo del racconto, il volume si tinge dei colori dell'ingrediente principale dell'insalata di sompong: verde la copertina - buccia, arancione il taglio delle pagine - polpa.
un libro bellissimo da ogni punto di vista dunque, che porta finalmente una delle più talentuose disegnatrici italiane nel mondo delle nuvolette.
e noi già speriamo che torni prestissimo a stupirci e incantarci con una nuova storia.