mercoledì 8 agosto 2018

snotgirl vol. 1

avere tra le mani un nuovo albo di bryan lee o' malley avrebbe dovuto farmi impazzire di gioia... e invece sto rimpiangendo tantissimo quello che snotgirl avrebbe potuto essere e che invece non è.
non è certo un fumetto pessimo, ovvio, ma non è quello che ci sarebbe aspettati da chi ha firmato seconds, alla deriva o scott pilgrim.


partiamo da principio: la snotgirl (ragazza-moccio) del titolo è l'amatissima e seguitissima fashion blogger lottie person, una star tra le influencer di moda, una ragazza che trascorre la sua vita tra abiti griffati, pomeriggi di spettegolamento con le amiche e serate in feste esclusive, circondata dal meglio della società e con un numero di follower da diva del cinema.
o almeno, questo è quello che traspare dall'immagine che lottie - e poi le sue varie manager - ha creato per sé stessa, un'immagine tanto bella quanto vuota, che nasconde una ragazza fragile, priva di rapporti amicali degni di nota, in grandi difficoltà con l'altro sesso e alle prese con una tremenda allergia che la fa smoccolare (da qui il titolo) praticamente al contatto con qualsiasi cosa.

ora, da o' malley ci si sarebbe aspettato qualcosa di più ironico, quel non so che che avrebbe reso lottie in qualche modo simpatica ai lettori, ci avrebbe fatto interessare alla sua vita, e ci avrebbe fatto sembrare meno stomachevole il lucciocoso mondo fashion degli appassionati di moda all'epoca di instagram, vederla insomma come un'adorabile stronzetta.
il personaggio sfigato, irascibile, casinista, sbagliato ma simpatico è una sorta di certezza nel mondo dei fumetti: chi è che non ama paperino?
e anche o' malley ha dato prova di saper creare personaggi così: in fondo, scott pilgrim non era che un ragazzino sfigato e un po' nullafacente che cercava disperatamente di conquistare una ragazza, e in seconds assistiamo ai disperati tentativi di una cuoca di rimettere a posto la sua vita ingerendo funghetti magici, eppure entrambi avevano quel pizzico di non so che per cui non potevamo non volergli bene fin da subito. sono quel tipo di personaggio a cui sorridi mentre pensi è davvero insopportabile.
ecco, lottie person è invece uno di quei personaggi che ti strappa lo stesso pensiero più o meno ogni tre vignette, ma non ti fa sorridere nemmeno una volta. per tutta la lettura ho avuto la sensazione che se le stesse precise identiche scene le avesse disegnate o' malley, con il suo stile più pupazzoso ed espressivo, snotgirl avrebbe potuto essere un capolavoro.
i disegni invece sono realizzati da leslie hung, e sono sicuramente d'effetto, certamente perfetti per sottolineare la bellezza dei personaggi ma lontani anni luce sull'impatto emotivo che riuscivano a dare - ad esempio - gli sguardi di ramona.
allo stesso modo, lo sbrillucicoso mondo delle influencer di moda è semplicemente presentato per quello che, come fosse un reportage, senza neppure un briciolo di sarcasmo nei confronti delle assurdità che ci regala questa società tutta basata sull'apparire, su like, follower e compagnia cantante.

lottie disegnata da o' malley ci fa rimpiangere quello che snotgirl sarebbe potuto essere...

insomma, c'è un po' di delusione perché in fondo snotgirl in questo primo volume dimostra di avere anche tanti punti di forza, sopratutto nella trama, che assume fin da subito i toni del thriller.
proprio mentre lottie si rende conto sempre di più di quanto superficiali e false siano le sue amiche - che l'hanno appena bidonata - incontra caroline, una ragazza bellissima che ha appena cominciato a scrivere il suo blog di moda e che ammette subito di essere una fan di lottie, dalla quale ha preso spunto per iniziare la sua carriera.
per lottie è quasi un colpo di fulmine: caroline non è solo bellissima, ma sembra poter diventare l'amica che ha sempre sperato di incontrare, così simile a lei, così simpatica e sincera.
passa pochissimo perché le due escano insieme una sera - e per lottie non è affatto facile sentirsi a proprio agio, nonostante faccia di tutto per essere disinvolta - ma le cose non vanno come sperato.
colta da un attacco di allergia, lottie si chiude disperata in bagno (ecco, anche questa cosa di vivere l'allergia come se fosse chissà quale insormontabile tragedia mi ha un po' infastidita) e caroline, venuta a cercarla, scivola su una delle sue pastiglie battendo rovinosamente la testa a terra e lasciando schizzi di sangue ovunque.
sconvolta e in preda ai sensi di colpa, lottie scappa e inizia a vivere giorni tormentati in cui si aspetta di essere arrestata per omicidio, fino al momento in cui caroline non si rifà viva e sembra che non ricordi niente dell'accaduto.
nel frattempo, non solo la sua dottoressa - quella che sa della sua terribile allergia - è scomparsa per lasciare il posto a un nuovo medico un po' viscido, ma anche il suo ex, il grande e unico amore della sua vita e la sua nuova ragazza, charlene - che è la sua ex stagista - le danno da pensare, presentandosi praticamente ovunque lei vada, continuando ad aprire una ferita in realtà mai chiusa.
e charlene sembra proprio essere una pericolosa stalker: lottie se la ritrova costantemente in mezzo ai piedi, ha conquistato il suo ex, compra i suoi vestiti, ha persino la biancheria firmata della collezione di lottie! praticamente la sua vita quasi-perfetta è totalmente sconvolta da un turbinare di situazioni fuori controllo.

sopratutto sul finale la storia si fa più appassionante (le ultime tavole poi sono davvero inquietanti) e coinvolgente, diventando in tutto e per tutto un vero e proprio thriller, e - almeno personalmente - portandomi a voler andare avanti a leggere la storia di lottie, sperando che, come lascia intuire questo primo volume, più va avanti e meglio diventa.
e voi? avete provato il primo volume? che ne pensate?

lunedì 6 agosto 2018

mercurio loi

è il 1826 a roma, la città è praticamente governata dalle rigide leggi del papa, costretta al coprifuoco di notte, quando tra le sue strade si aggirano e si nascondono pericolosi assassini, sette misteriose e uomini mascherati. ed è qui che mercurio loi si diletta nelle sue indagini insieme al suo allievo, amico e aiutante ottone.


gli eroi sono tutti giovani e belli diceva una bella canzone di qualche tempo fa, ma mercurio loi è ben lontano dalla caratterizzazione tipica dell'eroe: il nostro è un professore di storia, decisamente non più così giovane, sicuramente mai stato bello; un uomo che a volte non disdegna menar le mani ma la cui vera forza non sta nei muscoli ma nell'intelligenza e nell'arguzia, nella capacità di incuriosirsi e stupirsi quasi infantile che gli permette una visione libera da stereotipi, ordini costituiti e luoghi comuni, capace di osservare il mondo nella sua vera essenza.

mercurio entra in scena nel primo numero - dopo una lunga introduzione lasciata alle parole del suo fedele maggiordomo ercole, a ottone e ai silenzi del colonnello belforte - legato a testa in giù in una misteriosa stanza sotterranea, a un passo dal trovare la morte per mano di una delle molte sette che si contendono il potere negli angoli più oscuri della capitale: il rimando a corto maltese è palese, a sottolineare non solo la natura fuori dagli schemi del personaggio, ma anche quello che sarà il livello della serie e il suo target di riferimento.
mercurio loi è un prodotto quasi fuori contesto sugli scaffali di un'edicola, mira a un pubblico più adulto, attento e con una buona cultura fumettistica alle spalle, l'esatto opposto del lettore occasionale a cui forse potrebbe far più gola un qualsiasi volumetto dedicato all'indagatore dell'incubo, e in quest'ottica la nuova edizione in cartonati da libreria è forse più la consona al contenuto.

l'azione c'è, sopratutto nei primi volumi, ma le storie dello storico romano sono quanto di più lontano potreste immaginare dal frenetico avvicendarsi di scontri e scazzottate, investigazioni, casi da risolvere, criminali da catturare, anzi! sopratutto negli ultimi volumi viene quasi a mancare l'aspetto più strettamente avventuroso della vicenda per concentrare tutto su alcune di quelle che sono le caratteristiche che fanno di mercurio loi una lettura imprescindibile: alle corse a perdifiato si sostituiscono le passeggiate per le strade di roma, percorsi senza meta stabiliti di volta in volta da un dettaglio, un profumo, uno sguardo, una stranezza da cui lasciarsi catturare e guidare. piuttosto che rifugiarsi nel classico schema buoni vs cattivi - e certo che qui i cattivi non mancano - alessandro bilotta lascia al professor loi la possibilità di meditare, ragionare, discutere, porsi domande e cercare risposte sulla realtà che lo circonda, sulla natura stessa dell'essere umano, sulla complessa e contraddittoria società che nel XIX secolo abita roma.


serie poco commerciale, forse non apprezzabile da tutti, le storie di mercurio loi, dicevo, non sono adatte a chi non ha almeno un po' di esperienza con la letteratura disegnata, pena correre il rischio di non capire alcune intuizioni geniali, momenti riuscitissimi di metanarrazione, realtà che il mezzo-fumetto permette di esprimere alla perfezione - come ad esempio nell'episodio il cuoco mascherato, l'espediente usato per lasciarci comprendere il tipo di sensazioni legate al cibo, o ne l'uomo orizzontale la rotazione delle tavole che si adattano alla scena, o più di tutti il bellissimo  a passeggio per roma, una storia a bivi dai risvolti imprevedibili che esaspera la partecipazione del lettore alla storia.

e che si tratti di un lavoro che nulla ha a che vedere con il dover buttare qualcosa in pasto ai lettori ogni mese si è visto anche dal passaggio da mensile a bimestrale (a partire dal 9° volume), necessario per mantenere alto il livello di una serie che, nonostante il formato da edicola, poco ha da invidiare ai graphic novel da libreria. tra le tante, fondamentale l'uso del colore che non si limita certo a rendere giusto più piacevoli le tavole allo sguardo ma meglio definisce, di volta in volta, l'atmosfera di ogni scena.


nato da un fortunato numero della collana le storie (che io personalmente mi sono persa ma di cui aspetto l'arrivo della nuova edizione cartonata da un giorno all'altro), mercurio loi è già giunto - forse in barba alle prime impressioni, ma il traguardo è più che meritato - al 12° volume (il prossimo in uscita a settembre) e sembra raccogliere sempre più consensi, successo non così scontato in un periodo in cui sembra che le serie in edicola siano costantemente sotto minaccia di chiusura.
e io personalmente, mi auguro che possa continuare per tutto il tempo che il suo autore desidera perché ogni volume è un vero e proprio capolavoro e a leggere cose così non si può che star bene.

una menzione extra meritano le bellissime copertine di manuele fior, qui le prime dodici:



per concludere, devo un ringraziamento a gli audaci che, mese dopo mese, con i loro articoli dettagliatissimi e sempre pieni di ottimi consigli, mi hanno convinta a recuperare questa serie!

giovedì 2 agosto 2018

utsubora

chi ha rivolto per primo la parola all'altro? non me lo ricordo. quello che so è che lei era di una bellezza sconvolgente.
poi, senza un minimo di esitazione o errore, aveva puntato dritto a me.
e aveva raggiunto il suo obiettivo.

mizorogi shun è uno scrittore di successo, un uomo di mezza età elegante e rispettato per il suo lavoro, apprezzato per il suo stile e per le sue storie sensuali e decadenti, nonostante la sua vita tranquilla e morigerata, quasi esemplare, divisa solo con una giovane nipote che ospita in casa per permetterle più agevolmente di seguire un corso di studi. come capita almeno una volta nella vita a ogni artista, ha attraversato un periodo di crisi creativa, ma ne è appena brillantemente uscito grazie al successo ottenuto con il primo capitolo del suo nuovo romanzo, utsubora. i suoi fan sono entusiasti: lo stile del maestro sembra sia finalmente tornato agli antichi splendori.

ma l'esistenza monotona di mizorogi viene improvvisamente sconvolta da una telefonata della polizia: è stato ritrovato il cadavere di una giovane ragazza che si è lanciata da un palazzo. non ha con sé documenti o altro che possa aiutare a risalire alla sua identità, solo un cellulare che contiene il numero dello scrittore e quello di un'altra ragazza che dice di essere la sorella gemella della vittima.
convocato all'obitorio per il riconoscimento del cadavere - che dovrebbe essere quello di aki fujino - mizorogi non riesce a identificarlo con certezza, l'unica parte del corpo rimasta intatta sono le gambe, ma l'incontro con sakura miki, la gemella di aki, non lascerebbe adito a dubbi: escluso il taglio di capelli, le due sono assolutamente identiche, quasi in modo inquietante.

benché non ci è dato di leggere i romani di mizorogi, sembra che lo scrittore sia stato catapultato proprio all'interno di uno dei suoi racconti: il misterioso - e al momento immotivato - suicidio di una ragazza giovanissima e di sconvolgente bellezza, l'apparire improvviso della sua gemella, il loro legame con un uomo che sembra nascondere, sotto l'apparente morigeratezza, parecchi segreti, e poi la sparizione di un'altra ragazza il cui nome ricorda moltissimo quello di aki, i drammi di un giovane poliziotto inseguito dai ricordi del passato e il rapporto, sempre più stretto, tra la nipote di mizorogi e l'editor che si occupa della pubblicazione di utsubora, il romanzo che sembra essere la chiave di volta che tiene in piedi la complessa struttura della vicenda.


con utsubora - che si concluderà nel secondo volume, in uscita in italia a ottobre - asumiko nakamura realizza un thriller elegante che lascia spazio a un raffinato e mai esagerato erotismo, carico di misteri che si esplicitano più nei giochi di sguardi e nelle parole non dette che negli eventi stessi.
il tratto è raffinatissimo, le figure femminili sottili e allungate, occhi grandi e magnetici, nessun indugio su riempitivi inutili: quasi tutto è ridotto all'essenziale, al gioco di contrasti nettissimi tra bianco e nero, alle linee pulite e regolari senza traccia di sbavatura che amplificano l'atmosfera di mistero legata alle due gemelle, proprio come esemplare, freddo e senza errori è l'intreccio della storia, un sommarsi di misteri che si moltiplicano come in un gioco di specchi, svelando a ogni diversa angolazione un dettaglio in più, senza lasciar capire se sarà quello decisivo per risolvere gli enigmi scatenati dalla morte di aki, o se si tratterà dell'ennesimo inganno.

martedì 31 luglio 2018

night bus

mi trovavo in un luogo sconosciuto, e da lì cominciò un viaggio inaspettato.

una ragazza sta tornando a casa su un treno affollato, è già buio fuori e lei approfitta del viaggio per ritornare con la mente ai ricordi del suo passato, fino a quando, intrappolata nella calca, viene costretta a scendere dal treno e non riesce a risalire.
sembrerebbe la fine del viaggio, invece è proprio adesso che comincia, a bordo dell'autobus notturno, il night bus del titolo.
la ragazza in realtà è abbastanza vicina a casa, non dovrebbe volerci molto ad arrivare, ma dal momento in cui decide di salire sul quell'autobus tempo e spazio iniziano a dilatarsi, come un organismo che respira e a ogni soffio la realtà, il ricordo, il sogno, i racconti, l'immaginazione si mischiano sempre di più, come i colori che creano una fantasia marmorizzata e che vengono miscelati sempre più finemente fino a che diventa impossibile seguire i segni da un capo all'altro senza che l'occhio si perda nella trama.

così, nella notte, l'autobus viaggia per luoghi che sembrano familiari eppure hanno qualcosa di differente, in cui il tempo si dilata in un lunghissimo attimo presente, tra case in cui abitano uomini pesce, racconti d'avventure infantili, insetti che possono cambiare il destino di un intero paese, ragazzi gatto che sanno compiere quasi delle magie, esseri vestiti di bianco, apparizioni di ufo e animali leggendari e tutto questo, come in sogno, viene vissuto con uno stupore leggero, che non si pone interrogativi e che si limita a guardare incantato, proprio come si scruta la strada dal finestrino di un autobus, sovrappensiero. non c'è alcuna consapevolezza della condizione onirica che la protagonista vive, nulla la turba nonostante le mille stranezze - a volte anche inquietanti - a cui assiste e probabilmente è questa imperturbabilità che all'inizio della seconda metà del volume lascia il lettore confuso e stordito, costretto a rallentare il ritmo della lettura, a tornare indietro, soffermarsi sui particolari, cercare di ricostruire un senso in quello che sta leggendo.


è nella parte conclusiva del racconto che zuo ma mette in ordine tutti i tasselli e ricompone una realtà che ci aveva mostrato riflessa in uno specchio deformante, chiudendo il racconto in modo agrodolce, malinconico e inaspettato, con una serie di inquadrature che ci fanno balenare in mente tutte le risposte alle domande che ci eravamo posti accompagnando la ragazza dell'autobus notturno nel suo strano viaggio, aprendo solo alla fine lo scrigno e lasciandoci scoprire l'entità di questo piccolo tesoro.
probabilmente, dei tre titoli della collana dedicata al fumetto cinese di bao (dopo i racconti dei vicoletti e reverie) questo è il libro meno accattivante dal punto di vista dei disegni, sicuramente più sporchi e meno immediatamente apprezzabili a una rapida occhiata in libreria, ma non lasciatevi condizionare, dategli una possibilità e lasciatevi sorprendere dal viaggio.