venerdì 15 giugno 2018

il mondo degli insetti

ogni tanto mi viene in mente qualcosa all'improvviso.
mi capita spesso.


leggere il mondo degli insetti di akino kondoh fa sentire un po' come quando entra luce dalla finestra mentre stiamo ancora dormendo, ci arriva sugli occhi, ci sveglia ma non del tutto: il nostro cervello impazzisce dietro ricordi e sogni ma il nostro corpo sembra impigliato tra le lenzuola incapace di seguirlo. entriamo in un mondo con regole nuove, viviamo situazioni strane, assurde, impossibili ma le accettiamo completamente come se non ci fosse nulla di più normale.

è questo quello che questo libro riesce a fare, storia dopo storia: dare vita a piccoli mondi-momento surreali, sfumando e confondendo il confine che c'è tra la realtà e il sogno, tra l'adesso e il ricordo.
le protagoniste, che sono spesso alter-ego dell'autrice, si ritrovano spesso sole in spazi che si trasformano, in luoghi onirici che improvvisamente prendono vita e diventano loro stessi comprimari del racconto, in cui le parole - che nell'edizione italiana sono state lasciate come in originale - costituiscono forme decorative o funzionali, interpretano suoni o movimenti, si trasformano in cornice di una singola vignetta e aiutano a scandire lo spazio e il tempo del racconto.
nel mondo di akino kondoh tagliarsi le unghie diventa un modo per scavare nella propria memoria, aprire un cassetto può essere l'inizio di un viaggio incredibile in una dimensione più ampia del nostro universo, e gli eventi - anche quelli più banali - si rincorrono in un susseguirsi di coincidenze sempre uguali, come se ci fossero regole misteriose e sconosciute a scandire l'esistenza.

visivamente potentissimo e a tratti allucinato, il mondo degli insetti gioca tutto proprio sulle immagini, sui giochi di pattern ripetuti ossessivamente, sugli spazi che si annullano e ricreano senza tener conto delle regole fisiche, e sulla contrapposizione tra la frenesia grafica e la calma dei racconti, di quella voce narrante che sembra sussurrare lentamente tra la fessura quasi invisibile che separa sogno e veglia poche, ammalianti, parole, a volte tenere e malinconiche, a volte inquietanti, che trasformano il quotidiano in un paesaggio quasi metafisico. sono racconti in cui si scivola dentro quasi in stato di ipnosi, la prova che manga non è necessariamente sinonimo di fumetto commerciale e che anzi un tratto quasi classico - come quello di questi racconti - può sposarsi alla perfezione con la sperimentazione narrativa.

fonte: akinokondoh.com

un bel modo di inaugurare la nuova collana dedicata al fumetto di nicchia giapponese, doku, che vede alla direzione alcune vecchie conoscenze (come livio tallini e paolo la marca, oltre al fumettista vincenzo filosa) che sono già garanzia del livello qualitativo che manterrà la collana (già disponibile la fidanzata di minami, mentre io non vedo l'ora che esca utsubora, titolo che vorrei leggere da eoni), e che - a differenza di gekiga - si occuperà di manga d'autore contemporaneo.
piccola nota all'edizione: avevo il timore che la doppia cover potesse essere fragile e rovinarsi già durante la lettura, invece il volume è resistentissimo, oltre che molto elegante. complimenti a coconino per la bella novità, sono curiosissima di conoscere i prossimi titoli!

martedì 12 giugno 2018

macerie prime ~ sei mesi dopo

lì non dovrebbe esserci nessuna casa.
è isolata.
lontana dall'insediamento.
è pericoloso.
stanno sbagliando tutto.

che questo libro sia la seconda parte di una storia, ambientato - e pubblicato - sei mesi dopo la prima parte (di cui, se vi volete rinfrescare la memoria, ho parlato qui), lo sapete già. e se non lo sapevate, ve lo spiega zerocalcare fin dal principio, sta tutto nella seconda di copertina (quella in cui di solito non c'è mai niente). e insomma, si chiama macerie prime - sei mesi dopo, qualcosa vorrà pur dire.

sei mesi fa avevamo lasciato zerocalcare-personaggio e i suoi amici divisi dopo la lite che si era creata a proposito di un bando regionale che, se vinto, avrebbe potuto cambiare le loro vite.
zerocalcare aveva anche perso il suo armadillo, soppiantato dallo strafottente e menefreghista panda, ed era diventato meno paranoico ma decisamente stronzo, secco era in attesa di una sentenza che gli sarebbe potuta costare il posto di lavoro, katja e deprecabile stavano in crisi nera, cinghiale stava per diventare padre e sarah era gonfia di veleno per via di quell'infinita attesa della svolta che le avrebbe permesso di vivere la vita che voleva.
ora, trascorsi questi sei mesi senza contatti, la situazione non sembra poi migliorata di molto, se non che la cinghialotta è nata e il risultato del bando sta per arrivare, insieme alla sentenza di secco.
è in questo momento che il gruppo si riunisce, un gruppo di gente con i nervi tesi, sulla difensiva, imbruttita da tonnellate di cazzi amari e problemi che la vita ti scarica addosso come fossero frigoriferi per strada in piena notte, con assoluto menefreghismo e nessun rimorso, un microcosmo distrutto e sparato in orbita in uno spazio fatto di vuoti insormontabili. sono lì, tesi come corde di violino, pronto a esplodere di gioia, tutti pieni di speranze per questo bando che se lo vinciamo finalmente la vita potrebbe cambiare, finalmente potrei realizzare quel sogno, finalmente smetterei di vivere sempre in un costante e disperato status di precarietà, senza nemmeno avere il coraggio di ipotizzare quello che sarà se va tutto male.
all'appello manca solo giuliacometti, che sembra sparita nel nulla e alla quale, a dirla francamente, nessuno ha il tempo di pensare.

nel frattempo, qualcosa sta succedendo anche in quella dimensione parallela in cui vivono i mostri che creiamo con le nostre azioni e le nostre scelte, un mondo fatto di macerie e paure, di baracche misere, un mondo in cui tutto sembra tornato a una condizione brutale e animalesca in cui l'unica cosa che conta è mettersi al riparo e cercare di superare una giornata alla volta (se vi sembra una roba familiare, tranquilli, non è paranoia, non siete esagerati, è proprio così).
i mostri diventano sempre più forti, fanno male, strappano a qualcuno un pezzo dal petto, uno di quei tanti pezzi di cui, anche se non lo sappiamo, siamo fatti, quelli che si tengono insieme con lo sputo.

zerocalcare mette in scena tutti i suoi cavalli di battaglia, tutto quello che lo ha reso una specie di simbolo della nostra generazione: l'amicizia, lo spirito di sacrificio, l'onestà, l'abnegazione, tutto quel carico di valori presi dai cartoni animati degli anni '80, valori che abbiamo tradito e continuiamo a tradire, facendoci buttare fumo negli occhi, piegandoci a chi ci vuole vedere scannarci tra di noi anziché fare fronte comune e lottare insieme per i diritti di tutti, a chi ci vuole sempre più disperati, sempre più divisi, sempre più incattiviti, rancorosi e rabbiosi.
ed è una rabbia che ci sta tutta in una generazione cresciuta con l'idea che l'impegno e la perseveranza ti avrebbero portato a un futuro felice e che ora si vede trascinata da uno stage sottopagato all'altro, una rabbia che l'unico che ti può spiegare che non serve a meno che nulla è il più improbabile dei maestri, quello che hai sempre definito un cazzone senza speranza e che forse per questo il callo a non avere speranza ce l'ha fatto al punto tale che sa analizzare tutto con freddezza e lucidità, e può insegnarti che forse in fondo, anche se non si può negare che siamo nella merda fino al collo e il livello non fa che alzarsi, forse l'unica cosa che conta è che quella rabbia devi indirizzarla nel verso giusto, devi usarla per andare avanti e non peggiorare le cose.

macerie prime - sei mesi dopo a me ha fatto male come se fossero usciti venti tizi grossi e cattivi dalle pagine e m'avessero preso a calci e pugni.
perché zerocalcare c'ha questa capacità bellissima e tremenda di saper descrivere esattamente quella che è la situazione della nostra generazione, di saperne parlare facendo finta di essere leggero ma andando a beccare esattamente i punti deboli di un sistema che ci ha ridotti a essere quelli che riescono a campare bene se non ci pensano troppo, nella migliore delle ipotesi.
è un libro che sa far ridere, come sempre, che diverte, ma che sopratutto ti lascia un attimo - e anche di più - fermo a ragionare su quello che ci sta succedendo, un libro che mette al centro di tutto il più importante di quei valori che anni e anni di ken il guerriero e i cavalieri dello zodiaco e buona parte della produzione animata di ormai quasi 30 anni fa ci ha insegnato: l'amicizia. quel legame che ti tiene saldo alle persone importanti che fanno della tua vita qualcosa di più di un disperato tentativo di sopravvivenza, quelle persone che sono la tua rete di sicurezza, il tuo porto sicuro, la tua squadra.
lezione numero uno: non si scappa dalle cose feroci
lezione numero due: le cose feroci si possono colpire
lezione numero tre: se puoi abbi cura di chi ti sta vicino
questo è un libro forse più serio e severo dei precedenti, che lascia l'amaro in bocca ma che sa farti accettare che se le cose non sono andate come sognavamo, in fondo è anche normale, può succedere, succede a tanti e quello che conta, a questo punto, è continuare ad andare avanti, ricalcolare il percorso e continuare la strada con accanto quelli a cui vogliamo bene.
e se già zerocalcare un po' ce lo immaginavamo amico nostro, vicino alla nostra realtà, capace di capirci e di parlarci di quello che siamo, adesso forse lo è ancora un po' di più.

giovedì 7 giugno 2018

commenti randomici a letture randomiche (55) ~ speciale arf! parte I

e finalmente riesco a trovare un po' di tempo per mettermi davanti a una tastiera!
da quando sono tornata dall'arf è stato difficile persino organizzarmi per uno shampoo, tra esami e una micetta piccolina che un'amica ha salvato, che ho provato a stallare e che ha fatto impazzire camilla, trasformandola in un demonio peggio del solito (a proposito, la gattina cerca casa, se vi va almeno di aiutarmi a condividere il suo appello, cliccate qui )


e dunque, dicevamo: l'arf!
non sono una grande frequentatrice di fiere e questo è solo il secondo anno in cui riesco ad andarci, ma posso dire con assoluta certezza che amo follemente questa fiera, nonostante il caldo, nonostante lo stato pietoso in cui si riducono i miei piedi ogni volta, nonostante la stanchezza.
i pregi dell'arf sono tanti, ma quello che amo di più in assoluto è il clima da siamo una grande famiglia che si respira, gli spazi non esageratamente grandi, e sopratutto la centralità totale del fumetto, senza tutta quella fuffa - che so che piace tanto ma io personalmente odio - di bancarellame, cosplay, sigle di cartoni animati, giochi da tavolo eccetera.
una fiera di fumetto in cui si parla di fumetto.
sembra banale, ma non lo è affatto.

(se vi va di ascoltare un po' di deliri in merito all'arf, sopratutto circa l'elezione del maschio arFa, qui trovate il podcast della puntata di bande dessinnée su radiosonar.net, a cui ha partecipato - con infinita gioia ed emozione - anche la sottoscritta!)

e poi ogni anno è bello rivedere gli amici che stanno sparsi un po' in giro per l'italia e incontrare faccia a faccia gli autori di cui leggo i fumetti e che stalkero (ebbene sì) sui social 
quest'anno sopratutto un sacco di cuori e amore per carla di tararabundidee, per la sua compagnia, ospitalità, per avermi fatto partecipare alla sua trasmissione, per la pasta senza glutine e per i cerotti che hanno salvato i miei micromignolini   


sono riuscita a moderare il mio impulso dilapidatorio e a limitare gli acquisti ai desiderata sopratutto tra le autoproduzioni, facendo un'eccezione per quei libri che volevo avere autografati e dei quali infatti avevo rimandato l'acquisto.
come dicevo prima, il ritmo di questi giorni è stato folle e frenetico, e sono riuscita a leggere di più a roma che qui a palermo... ma dalla prossima settimana spero di potermi prendere un po' di tempo al giorno da dedicare a fumetti e blog, comincia a mancarmi troppo tutto questo!

intanto ne approfitto per parlarvi delle prime letture, prima tra tutti malerba di lorenza de luca, una delle autrici del gruppo manticora, alle prese con il suo primo monografico.
malerba è un libretto bellissimo, stesso formato del precedente nessuno ci farà entrare, nato da un progetto personale sviluppato in occasione di inktober.
malerba è una sorta di erbario narrativo ma anche - in puro spirito manticora - un prontuario per ogni aspirante avvelenatore (sì però non fatelo) o un libretto di avvertenze per erbivori voraci. una raccolta di storie, miti, leggende e aneddoti su alcune deliziose piantine che possono condurvi a sgradevoli inconvenienti o magari direttamente dentro una bella bara di mogano tirato a lucido, meravigliosamente illustrate da disegni a metà tra pin-up e erbario vero e proprio.
dal suo esordio con l'antologia sindrome, lo stile grafico di lorenza è evoluto tantissimo, acquistando eleganza e naturalezza, sia con le matite che - e questo è un ottimo esempio - con gli inchiostri.
non perdetevelo assolutamente! e no, non avete bisogno di aspettare la prossima fiera per recuperarlo perché lo trovate in vendita anche qui (magari insieme alle immancabili spillette del disagio, che servono sempre)

lettura velocissima e piacevolissima è stata quella del nuovo libro di giacomo bevilacqua (che, insieme a zerocalcare, mi ha fatto ridere fino alle lacrime durante la presentazione di caldaje - che trovate qui), a panda piace... questo nuovo libro qui, una raccolta di vignette a colori dedicata ai dieci anni di panda (queste ricorrenze mi fanno sentire vecchia da morire, io c'ho pure la maglietta di panda, comprata all'epoca dei primi fumettini!) e che, come è stato definito da giacomo durante la presentazione, è un po' un libro da aprire a caso in un momento grigio per ritrovare un attimo di felicità. roba frikkettona ha risposto zerocalcare, ma a me le cose frikkettone piacciono, panda mi piace e mi piace un sacco questo libro qui, che in effetti è bello da tenere a portata di mano e farsi sorprendere di tanto in tanto.
e a proposito di cose che mi piacciono, mi sorprendono e mi fanno felice, giacomo conosceva già claccalegge! niè, sono cose belle assai queste!

poi ho approfittato della presenza dello stand di renbooks non solo per importunare nino (ciao nino! ) ma anche per recuperare finalmente city and gender di julie maroh, autrice del bellissimo il blu è un colore caldo.
è un libretto che rischia di passare inosservato, per il piccolo formato e per la copertina semplicissima, quasi monocroma, ma le sei storie brevi al suo interno colpiscono come una mazzata in piena faccia. in pieno paesaggio urbano, nello spazio che è quello in cui viviamo ogni giorno, julie maroh cattura momenti di comune e quotidiano sessismo, senza esasperare o celare nulla di quello che potremmo osservare in qualsiasi strada di qualsiasi città del nostro tanto civile e moderno mondo.
il diverso atteggiamento della gente nei confronti di un ragazzo o una ragazza, la quotidiana, assillante discriminazione nei confronti dei transessuali, il maschilismo e machismo imperante, l'ipersessualizzazione e oggettificazione dei corpi femminili che tapezzano in manifesti enormi ogni angolo del nostro paesaggio quotidiano, al punto che quasi non li notiamo più.
la città senza nome delle pagine di city and gender è una qualsiasi delle nostre metropoli, è una qualsiasi delle nostre piccole cittadine di provincia ma è sopratutto una qualsiasi delle nostre città mentali: un luogo creato per organizzare dividendo, per ordinare in base a discriminanti, per tenere tutto a suo posto, in contenitori preformati dove poco importa se stai troppo stretto, uno spazio che si rifà a un pensiero e un pensiero che si sviluppa traendo spunto dallo spazio.
pochissime pagine affilate come rasoi per aprire gli occhi su una realtà che ha un bisogno tremendo di buttare a terra ogni muro e barriera e farci sentire tutti, senza distinzioni, semplicemente esseri umani.

continuate a seguire il blog e la pagina perché la prossima settimana spero di riuscire a parlarvi di un sacco di altre cose bellissime!

lunedì 28 maggio 2018

cronache ribelli: l'antologia di cannibali e re ~ presentazione campagna di crowdfunding e intervista

che i social siano spesso e volentieri forieri del peggior livello di degrado della società di oggi è una delle opinioni più usate e abusate degli ultimi anni, ma se girellate bene - o semplicemente se avete fortuna - riuscite a imbattervi in qualcosa di bello, utile, intelligente e prezioso.
è quello che è successo a me qualche tempo fa con - tra le altre - la pagina di cannibali e re - un progetto, per citare gli autori, di rinnovamento della narrazione storica.
una pagina che si insinua tra quelle di gattini teneri, make up artist o aspiranti tali e cagnolini tonti con la forza delle storie che racconta, quelle degli ultimi, dei dimenticati, delle persone piccole che hanno contribuito a fare grande la nostra storia.
gli articoli sono brevi, concisi ed essenziali, densi e pregnanti, spesso emozionanti e coinvolgenti, capaci di restituire il lato più umano a quelle vicende che vengono spesso e volentieri limitate a qualche data e luogo in un manuale di scuola - quando va bene - e sempre importanti per la loro volontà di sottrarre all'oblio le storie di uomini e donne che ci hanno resi quello che siamo, nel bene o nel male.


da qualche tempo, come speravo già da un po' che accadesse, hanno deciso di raccogliere i loro articoli in una antologia cartacea - cronache ribelli - che è possibile finanziare su indiegogo, e tra i mille impegni che questa campagna comporta, sopratutto con le presentazioni del libro in giro per l'italia, sono riusciti a ritagliare un po' di tempo per noi

buona lettura!

salve ragazzi, grazie mille per aver accettato questo invito e benvenuti su claccalegge!
chi c'è dietro la pagina di cannibali e re? e come nasce il vostro progetto?
Grazie mille Clacca per averci proposto questa intervista! Cannibali e Re nasce nella primavera del 2016 dall'incontro di un gruppo di ragazzi con una formazione storica o storico-politologica. Ci muoveva - e ci muove ancora - un interesse verso la storia e soprattutto verso un certo modo di fare e narrare la storia. Ad oggi siamo in tre a gestire la pagina, ma ci rivolgiamo sempre a chi ci legge con una voce unica. Vogliamo che il progetto sia infatti estraneo ad ogni possibile personalizzazione: ecco perché - al netto di rarissime eccezioni - non abbiamo mai firmato post o commenti.
i vostri articoli danno voce a personaggi storici ed eventi spesso considerati di secondo piano sui libri di storia, che a volte vengono appena accennati se non del tutto ignorati.
oltretutto, siamo ormai abituati a intendere l'informazione e la conoscenza come qualcosa di estremamente vasta, facile da ottenere, ma superficiale e veloce, quando addirittura non esatta o volutamente falsa.
qual è il ruolo di un progetto come il vostro in questo panorama?
Il nostro ruolo è - in sintesi - restituire una voce ed una dignità a chi la storia l’ha sempre subita. Per una ragione molto semplice: è la nostra storia. Perché se la maggior parte di noi fosse nata in uno dei periodi storici da noi affrontati non sarebbe stato un capo di stato, un generale o un grande politico ma, al contrario, un fornaio, un operaio, un minatore. Vogliamo parlare della storia della gente, della storia dei molti e non dei pochi. Allo stesso tempo, vogliamo fare in modo che tutti possano essere in grado di appassionarsi alle nostre storie. Sia per il motivo appena specificato, sia per l’utilizzo di un linguaggio semplice ed allo stesso tempo emozionante, distante dalla forma spesso arida utilizzato in ambito editoriale ed accademico. Abbiamo spesso ricevuto messaggi di persone che non si erano mai interessate alla storia - ritenendola noiosa e superflua - che invece seguono la pagina con passione ed entusiasmo. E’ per noi una grande soddisfazione.
parliamo del vostro libro, cronache ribelli: io - e come me tantissimi altri - ci abbiamo sperato a lungo, ma cosa vi ha fatto decidere che era arrivato il momento di mettere nero su bianco quello che finora è stato affidato al web?
Ci abbiamo sempre pensato, a dire il vero, ma i numerosissimi messaggi di sostegno, l’apprezzamento per il nostro lavoro e gli inviti “espliciti” a passare dal social alla carta stampata hanno giocato un ruolo fondamentale. Oltretutto volevamo continuare un percorso che - sì - era nato sulla pagina ma che era necessario far “migrare” altrove al fine di coinvolgere più persone possibili col nostro approccio alla storia ed alla storiografia. Non è stato semplice, ovviamente. Non ci saremmo mai accontentati di pubblicare una raccolta dei nostri migliori post e pubblicare così un libro. Volevamo pubblicare qualcosa che riprendesse i contenuti della pagina ma che spingesse il nostro lavoro ancora oltre dal punto di vista dei contenuti, della grafica e della forma. Ecco come è nato Cronache Ribelli.
gli articoli che saranno presenti nel libro sono quelli che abbiamo letto già online o sono stati riarrangiati per la pubblicazione? e con che criterio sono stati scelti quelli che avete deciso di inserire in questa (speriamo prima di una lunga serie) antologia?
L’Almanacco si compone di circa 100 inediti e circa 150 post pubblicati sulla pagina ma riarrangiati per la pubblicazione. Il criterio si può trovare implicito nel nome dell’Almanacco: Cronache Ribelli. La ribellione intesa come lotta contro ogni tipo di oppressione su base politica, razziale, sessuale. 250 storie dedicate a chi ha lottato per sé e per chi gli stava accanto. Storie di persone che hanno reso il mondo un posto migliore, che non hanno subito in silenzio, che non hanno accettato passivamente la realtà che li circondava.

cosa vi ha fatto decidere di affidare le sorti di questa edizione al crowdfunding e all'autopubblicazione e non a una più "classica" pubblicazione editoriale?
Si tratta sempre di conservare la coerenza dei nostri obiettivi nel momento in cui ci si espone al di fuori del social. Se portiamo avanti una certa visione della storia lo facciamo in antitesi con un mondo editoriale che ha spesso e volentieri svilito la materia e l’ha confinata all’interesse degli addetti ai lavori ed a pochi altri. Un atteggiamento comune a molti dei grandi editori italiani, purtroppo. Nel voler dare il via ad una nostra componente “editoriale”, dunque, non potevamo non affidarci a chi ci ha sempre seguito. Il crowdfunding è la scelta più naturale per chi, come noi, vuole muoversi dal basso, in maniera partecipata e con un piccolo contributo da parte di tutti. 
oltre alle storie, il libro contiene 12 illustrazioni: chi sono gli artisti coinvolti?
le illustrazioni sono state tutte realizzate da Aurora Stano, bravissima illustratrice perugina formatasi all’Accademia delle Belle Arti di Perugia che ha dato vita a 12 storie in maniera coinvolgente ed allo stesso tempo originale. Abbiamo tentato di distribuire bene le illustrazioni per coprire diversi periodi storici, tematiche ed aree geografiche. Non nascondiamo che, alla luce del risultato, pensiamo di aver fatto la scelta giusta e ringraziamo ancora Aurora per l’eccellente lavoro svolto!
facebook non è esattamente noto per essere uno degli ambienti culturalmente più elevati del web, nonostante alcune meritevoli iniziative come le vostre: quanto è difficile gestire una pagina come cannibali e re su un social così poco settorializzato?
Il punto è riuscire a creare una comunità centrata su alcuni valori fondamentali e che riesca a promuovere il dialogo. Per noi non è stato certo facile. Abbiamo sempre preso posizioni nette e questo ha portato a molti attacchi frontali se non ad insulti ed illazioni varie. Non le abbiamo mai tollerate, e dopo un periodo di stabilizzazione abbiamo riscontrato sempre più di rado problemi simili. Il risultato si vede quando, in occasione di post polemici spesso fini a se stessi, sono gli stessi utenti che intervengono e la situazione sfocia di rado in “risse” telematiche. Pensiamo sia il frutto della costanza che abbiamo avuto nel seguire i commenti e le discussioni sotto ogni singolo post.
nei vostri articoli è facile intuire un'ideologia politica e etica, che è molto precisa e non lascia spazio indulgenze e a errori di interpretazione, cosa che può essere apprezzata ma che, sopratutto negli ultimi tempi e sopratutto su canali di comunicazione come facebook, non è sempre ben vista. come vedete questa sorta di "allergia" nei confronti già a partire dal termine stesso "ideologia"?
Lo ripetiamo spesso e non ci stancheremo mai di farlo. La neutralità è quasi inesistente in questo mondo. Nella Storia, possiamo anche rimuovere il quasi. Nella stessa scelta di cosa raccontare e di cosa tralasciare ci si schiera con decisione. Noi, in questo particolare momento storico, sentiamo di doverci schierare. Siamo dalla parte degli ultimi, degli oppressi, di chi ha sempre subito per i più svariati motivi. E’ questa la nostra ideologia. E’ la voglia di far capire, a chi ci legge, e che la risposta a molti problemi del nostro mondo sta nella solidarietà verso è chi nella nostra stessa condizione, anche se in un altro luogo del mondo; che le divisioni non devono e non possono essere fatte su basi di nazionalità e cittadinanza, e che tali divisioni sono invece state sfruttate sempre dai pochi contro i molti. La nostra ideologia non è altro che una lettura dei nostri tempi tramite la storia. 
tornando al libro: avete in programma eventi, presentazioni, letture, incontri? possiamo sperare di incontrarvi in giro per il paese o di potervi seguire in streaming?
dopo l’evento di apertura del 22 aprile a Perugia stiamo portando avanti una serie di presentazioni in Umbria e, a partire dai prossimi giorni, ci sposteremo in diverse regioni italiane. Quindi sì, saremo più che contenti di incontrarvi di persona da Trento a Gela! Ovviamente vi terremo informati sulle pagine. Ma abbiamo già previsto diversi eventi in Lombardia, a Firenze, Bologna e Roma, nelle Marche ed a breve definiremo una serie di eventi al Sud tra Campania, Basilicata, Puglia e Calabria (e Sicilia nei prossimi mesi).
in bocca al lupo per il vostro progetto (ricordo che i lettori possono partecipare al crowdfundig qui) e grazie mille per la vostra compagnia!
Grazie mille di cuore a te per averci ospitato, e come sempre lunga vita al lupo!
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