venerdì 21 settembre 2018

jugband blues

dicono che la sua sorgente si sia consumata ma che sottopelle stia bruciando...
dicono che talvolta, mentre suona, si riescano ancora ad intravedere sprazzi del suo genio più puro. altre volte, invece, sembra sprofondare in un abisso scuro e limaccioso.

se gli anni '60 e '70 sono stati quelli del cambiamento, di una musica nuova, della scoperta dell'lsd e di una nuova concezione di mistica e di esplorazione di sé, allora a incarnare meglio di ogni altro questo cambiamento furono i pink floyd, e se questa associazione ha un motivo di essere si deve all'uomo che nel 1965 li fondò, quasi per caso, sostituendo uno dei componenti di un gruppo musicale di studenti di architettura a londra. da lì in poi, come si suol dire, è storia.

ma jugband blues è un'altra storia, quella di un artista straordinario e della sua lenta e inesorabile discesa verso un abisso fatto di droghe, di follia e di una solitudine ben nascosta dietro il caos di gente che gli orbita intorno.

affascinato fin da bambino dalla musica dei pink floyd, matteo regattin ripercorre la storia di syd barret scansando i luoghi comuni dell'artista geniale e maledetto, viaggiando tra la sua musica e i racconti di chi l'aveva incontrato, percorrendo le strade della sua vita, visitando i posti in cui era vissuto, scrivendo una biografia che ha poco di documentaristico, che non si limita a un elenco di date e nomi di città e testimonianze, ma che spazia in visioni oniriche e lisergiche, figure da favola e mondi impossibili che si sovrappongono alla realtà, proprio - forse - come fu per syd.

la scena d'apertura del racconto sembra un'epifania mistica da epica mitologica: un viaggio fino alle porte dell'alba, una musica che conduce dritto fino a un gigantesco dio pan, la divinità che soprassiede a ogni aspetto della realtà e dell'irrealtà, signore di tutte le cose, personificazione della conoscenza assoluta di tutto ciò che esiste: questo sarà da adesso in poi il ruolo della musica e della vita stessa, una continua tensione verso l'assoluto, l'esplorazione di una dimensione più grande di quella sperimentabile ed esprimibile.
da qui l'ascesa velocissima, il successo della sua musica e del suo personaggio stesso e poi l'altrettanto repentina fine, la follia che si impossessa della sua mente e che lo fa sempre più allontanare dagli altri, dal mondo, chiuso sempre di più in se stesso, in una realtà impenetrabile dall'esterno.


le tavole di simone perazzone sono scure come la penombra del dormiveglia, i disegni oscillano tra il realismo e l'onirico del mondo di syd, dalle vignette piccole, veloci, che affollano una singola pagina, alle splash page che sembrano allungarsi anche oltre i confini del sogno a cui neppure il bianco e nero sa rubare il senso di colori saturi e impossibili.

jugband blues salterà forse più facilmente all'occhio dei fan del gruppo inglese, ma per i meno esperti è un buon modo per scoprire quello che c'è dietro la musica di uno dei gruppi più famosi e amati dello scorso secolo.

mercoledì 19 settembre 2018

cinque fumetti da non perdere a treviso comic book festival

tra le poche gioie di quest'ultima parte dell'anno per me non ci sarà il tcbf, fiera che mi è piaciuta tantissimo l'anno scorso ma questa volta non sono riuscita a organizzarmi in tempo con i biglietti dell'aereo e quindi amen.
ma se riuscite ad andarci ci sono cinque novità che vi consiglio assolutamente di non perdere (cioè, in realtà se andassi lì non penso che prenderei meno di una ventina di titoli, però ho cercato di fare una lista un po' meno compulsiva e più ragionata)

abigail - elena triolo (manticora autoproduzioni)
il secondo capitolo della trilogia dedicata ai veleni, iniziata con malerba, a opera della new entry nel team manticora, elena triolo (già autrice per hop! edizioni, su claccalegge abbiamo parlato de il re delle fate edito da bd edizioni).

tempo da lupi - lorenzo palloni (mammaiuto)
come per il gruppo manticora, con mammaiuto vale un po' la stessa regola: prendiamo tutto a scatola chiusa, tanto di certo non sbagliamo.
il terzo volume della collana due punti (dopo falene e ovetto) vede di nuovo storia e disegni di lorenzo palloni.
non so altro, solo che lo voglio assolutamente.


il tramonto del sea breeze - vittoria moretta (coconino press)
poche cose mi incuriosiscono più degli esordi di nuovi autori italiani, e dalle pochissime anteprime che ho visto di questo titolo so che non vedo l'ora di leggerlo e di parlarvene.
coconino nella presentazione parla di destino, amore e fiamme: che altro ci serve?

rustle - anna ferrari, paolo maini, giovanni guida, caterina ferrante, adriano turtulici (noise press)
anna è una delle mie disegnatrici preferite, paolo ha sceneggiato a sort of fairy tale (qui, qui e qui), non mi serve sapere altro di questo titolo per sapere che non vedo l'ora di leggerlo!

stella di mare - giulio macaione (bao publishing)
anche qui, basta leggere il nome sopra il titolo per lanciare in aria i soldi e scappare con una copia di questo libro.
giulio è bravissimo, scrive storie che sanno incantare, divertire, commuovere e a volte inquietare, disegna in modo meraviglioso e da vita a personaggi che rimangono a lungo nei cuori dei lettori (ofelia ). se a questo sommiamo la bellezza dei paesaggi di cefalù, la luce dorata del mare e il fascino misterioso delle sirene... insomma, cosa volete ancora?

lunedì 17 settembre 2018

commenti randomici a letture randomiche (59)

rieccomi finalmente, sopravvissuta alla fine della sessione estiva che non è finita esattamente come speravo ma meno peggio di quello che temevo.
piano piano sto cercando di riprendere il ritmo di letture e recensioni, quindi se inizialmente andrò un po' a singhiozzo perdonatemi.

finalmente, dopo anni in cui avevo perso ogni speranza, ho letto la conclusione di nina stardust, grazie al cofanetto uscito da pochissimo che raccoglie tutti e quattro i volumi.
il primo volume, quando uscì anni fa, mi aveva lasciata un po'... così.
ma in effetti nina stardust bisogna leggerlo tutto di seguito perché solo alla fine si trova il senso di tutta l'opera, e nonostante all'inizio sembri un po' sconclusionato e cazzeggione - e un po' lo è davvero - sa essere a suo modo molto più interessante di quanto non sembrerebbe.
la storia è in realtà quella di hoshikuzu, un robot abbandonato in mezzo a un mucchio di rifiuti, trovato da una ragazza di nome nina che accetta di prenderlo con sé.
nina è allegra, energica, scanzonata, non ha paura di niente, né di infrangere le regole né di farsi rimproverare per aver disubbidito, nemmeno dell'enorme channa spaziale - un gigantesco pesce volante - che minaccia la città.
decide di diventare la maestra di hoshizuku, scappa con un altro uomo - taihei - il giorno del suo matrimonio, si fa regalare una stella e la trasforma in un'isola capace di rimanere sospesa, una sorta di eden privato dove spende la sua vita con taihei e hoshizuku.
la sua storia si conclude alla fine del primo numero, o almeno così sembra: tutto quello che ha vissuto accanto a hoshizuku è rimasto della sua memoria e fino a che il robot avrà delle batterie per alimentarsi, il suo ricordo non morirà mai.
e questo è l'obiettivo di hoshizuku: riuscire a non spegnersi e a mantenere vivo il ricordo di nina e di tutto quello che le ha insegnato.
ma c'è tanto altro nella sua memoria, informazioni preziose che più di mille anni dopo saranno fondamentali per riuscire a salvare una bambina, la sua famiglia e tutta l'umanità.

nina stardust è un manga surreale, a tratti confusionario, che mischia comicità, fantasy e fantascienza, ma che sa regalare momenti dolci e malinconici, nascondendo nella frenesia degli eventi riflessioni sorprendenti e inaspettate sull'amore e sulla memoria.
consigliatissimo!

altra sorpresa graditissima è stata i sette figli del drago, una raccolta di racconti in cui creature fantastiche come draghi, sirene, lupi mannari e divinità vivono fianco a fianco agli esseri umani.
che si tratti di realtà vicinissime alla nostra o di regni lontani nel passato, la presenza di queste creature influenza la vita degli uomini in modo imprescindibile, cambiando le sorti di una guerra o sconvolgendo la vita di una bambina tanto diligente quanto ansiosa, diventando il pretesto per compiere una vendetta o per meditare sull'importanza della vita e del rispetto per il diverso.
impossibile non pensare alle tante raccolte di storie brevi di rumiko takahashi durante la lettura, a cui questa raccolta deve molto senza perdere però la propria identità e originalità.
nonostante sia classificabile come fantasy, il tono intimo e spesso pacato delle storie lo rende una lettura consigliabile sopratutto a chi preferisce gli slice of life alle frenetiche avventure tipiche del genere fantastico.

lucy - la speranza invece è esattamente il capolavoro che mi aspettavo di leggere, sopratutto per i disegni di livello incredibile di tanino liberatore.

la lucy protagonista della storia è - o almeno potrebbe essere - a.l. 288-1, il famosissimo esemplare di australopithecus afarensis scoperto in etiopia nel 1974, che deve il suo nome alla famosissima lucy in the sky with diamond e che ci riporta indietro di più di tre milioni di anni, ai tempi di quelli che, in qualche modo, furono i nostri primissimi antenati, creature dai corpi animaleschi, forti, selvaggi e dalle menti in cui già si accendono le scintille della curiosità, della compassione, di quella che definiamo - con immensa arroganza - umanità.
così patrick norbert racconta la paura dell'ignoto, le brutali leggi della natura e l'incontro di due esemplari rimasti soli, lontani dai loro rispettivi clan - lei, smarritasi durante un incendio, lui cacciato dopo aver lottato e perso contro il capo branco - diversi tra loro, inizialmente diffidenti e incapaci persino di intendersi, incuriositi e affascinati, pronti a fare fronte comune contro i pericoli della foresta per proteggere se stessi e un cucciolo appena nato, ma sopratutto capaci di superare le barriere della paura e dell'abitudine, di saper inventare un nuovo modo di vivere insieme, di creare un nuovo futuro.
i disegni di tanino liberatore non sono solo incredibile virtuosismo tecnico, ma rendono tanto l'animalesca brutalità dei corpi quanto l'umanissima gamma di espressioni negli sguardi di questi scimmioni che inconsapevolmente stanno contribuendo alla storia della nostra evoluzione, sguardi curiosi, pieni di voglia di conoscere, imparare e capire.
straconsigliato a chiunque voglia leggere una bella storia, imperdibile per gli appassionati di preistoria e per tutti quelli che ogni tanto si perdono a fantasticare e immaginare cosa eravamo prima di perdere una massiccia quantità di pelo.

cambiando ancora completamente genere, continuo a consigliarvi ms. marvel, che siate degli amanti o meno del genere supereroistico, poco importa, perché kamala khan è una di quelle protagoniste che ti rimangono dentro e a ogni volume è un po' come incontrare un'amica e sentirsi raccontare cosa le è successo negli ultimi tempi.
e quando sei un adolescente incasina e ms. marvel, di cose da raccontare ce ne sono parecchie.
come sempre, anche se le vicende sono quelle di un'adolescente un po' nerd che si è scoperta un'inumana capace di cambiare le sue dimensioni e dotata di una forza straordinaria, i temi sono universali, propri del nostro tempo e della nostra generazione: la partecipazione attiva alla vita politica attraverso il voto, il bullismo, le discriminazioni sociali, gli aspetti negativi di internet e del nostro essere sempre connessi, ormai quasi privi di una sfera intima e privata.
e mentre, con una forza d'animo e una saggezza degni di ogni adolescente  che vive di assoluti, ms. marvel riesce ancora una volta a salvare la sua città, il suo amico bruno - in condizioni critiche dopo l'incidente degli ultimi episodi - si è trasferito in wakanda, a un passo da pantera nera, a cercare un modo per riprendere in mano la sua vita e a ricordarmi che dovrei recuperare un bel po' di film dell'universo marvel per cercare di rimanere almeno un po' al passo con le storie.

ultimissimo consiglio è una serie animata, over the garden wall, che magari - come sempre - sono l'ultima ad aver visto, ma ci provo comunque.
composta di soli dieci episodi di circa 12 minuti ciascuno e disponibile su netflix, è una variante molto ben riuscita della classica favola in cui dei bambini si perdono nel bosco e devono superare delle prove per poter ritrovare la strada di casa.
un fantasy pensato per i più piccoli ma apprezzabilissimo anche da un pubblico più adulto che sa leggerne più agevolmente i toni più cupi e i momenti ironici, con dei bei disegni, una bella animazione e una storia che sa regalare più di una sorpresa, mischiando gli elementi tipici delle fiabe - uccellini parlanti, animaletti canterini e mostri inquietanti compresi - a momenti un po' surreali, inquietanti, a volte malinconici a volte completamente assurdi.

guardandolo ho pensato più volte che sarebbe stato un fumetto perfetto e poi ho scoperto che in effetti la versione a fumetti esiste già.
inutile dire che li vorrei tantissimo.

venerdì 7 settembre 2018

commenti randomici a letture randomiche (58)

l'estate è agli sgoccioli e il caldo pazzesco delle ultime settimane è finalmente finito, cosa che mi ha permesso di accendere finalmente il pc almeno un paio di volte a settimana senza perdere tre chili in sudore e svenire rovinosamente.
l'estate poi dovrebbe essere il mese delle letture folli, di giornate passate tra letto e divano con una pila di libri e fumetti davanti, eppure non sono riuscita a leggere tantissimo, colpa anche degli ultimi esami di questo primo anno d'università che mi stanno prosciugando un sacco di tempo (e che mi fanno altalenare tra che grandiosa idea che ho avuto a tornare a studiare, mi piace un sacco quello che sto facendo e ommioddio ma perché sono tornata a infognarmi in questa roba? salvatemi!). però qualche cosina l'ho letta, sono riuscita a vedere qualche serie - o almeno a cominciarle - e insomma, così male poi non è andata.

aspetto con ansia la seconda metà di settembre (e un po' di pacchetti che spero di poter aprire quando tornerò dall'esame, per festeggiare o per consolarmi) quando tutto questo sarà finalmente un ricordo e potrò ricominciare a svaccarmi sul letto con una pila di fumetti accanto senza sentirmi in colpa (cosa che durerà poco, lo so, ma sicuramente sarà meglio di adesso).
in ogni caso, anche se dovrei stare sui libri a prepararmi, avevo così tanto bisogno di tornare qui a scribacchiare di libri, fumetti e tutto il resto.
in realtà questo è più un post frankestein, scritto nei vari ritagli di tempo e non ho idea di quando lo leggerete... ma ci si prova, sempre, ad andare avanti! anche perché dopo l'esame ho voglia di ripartire in quarta con un sacco di letture bellissime!

cominciamo con kids with guns, che ho recuperato all'arf mesi fa dopo una lunghissima attesa autoimposta per poter avere una dedica sul libro da capitan artiglio.
in molti avevano dubitato del risultato di questo mega mix di cowboy, alieni e dinosauri, ma a me la cosa è parsa subito una figata e in effetti lo è: c'è tantissima cultura pop anni '90 in questo fumetto e sarà perché in fondo sono stati gli anni della mia infanzia e adolescenza, a me tutto ciò piace tantissimo.
manca il numero 1 in copertina, ma kids with guns è il primo volume di una trilogia che si preannuncia fantastica, piena d'azione, di bei personaggi, di misteri e sopratutto ambientata in un mondo pericoloso e violento ma meravigliosamente affascinante.

tre fratelli, dan, duke e dave doolin, sono dei fuorilegge ricercati sulle cui teste pende un'abbondante taglia dopo una rapina finita male. al loro incontro nel saloon di yuco - un caro vecchio amico di cui sanno di potersi fidare - il più giovane dei tre, dave, si presenta però con una bambina che ha adottato come sua figlia. è una ragazzina strana, non dice una parola da quando dave l'ha trovata e presa con sé, un paio di settimane prima.
certo, non è il massimo per dei ricercati occuparsi anche di una marmocchia, ma dave non ha intenzione di abbandonarla ancora una volta. e non potrebbe fare scelta migliore, perché il caro vecchio amico yuco, in barba alla loro fiducia, li ha traditi e venduti allo sceriffo e se riuscirà a salvarsi - apparentemente solo lui riesce a farsela franca - sarà proprio grazie all'abilità di pistolera della misteriosa ragazzina.
in fuga e dopo aver scoperto di possedere un incredibile e misterioso potere, dave affida la bambina senza nome a un'amica, meeme, che vive nella città più vicina.
mentre prosegue la fuga di dave e si intreccia con alcuni flashback sul suo passato e sull'incontro con sua "figlia", la ragazzina senza nome si allena - e con grande successo - come pistolera con l'aiuto di meeme, non sapendo che è già diventata famosa come kid with guns, che su di lei pende una taglia e che, a dirla tutta, essere dei famosi pistoleri in un mondo del genere non è esattamente una passeggiata.

i disegni sono davvero spettacolari, semplicissimi ma d'effetto, sopratutto quando compaiono i dinosauri che i cowboy usano come cavalcature. il mondo creato da capitan artiglio stupisce ad ogni pagina e per quanto assurdo possa essere, questo giovanissimo autore ha saputo renderlo coerente e realistico oltre ogni logica aspettativa.
la storia è lineare e questo primo volume si conclude con un "continua..." che ricorda tanto gli anime che ci tenevano incollati alla tv una ventina d'anni fa, ma è appassionante e si fa leggere con avidità dalla prima all'ultima delle 200 e passa delle tavole.
probabilmente l'avrete già recuperato, ma in caso contrario fatelo assolutamente!

e a proposito di mondi fantastici e trilogie, ho letto il primo romanzo della serie l'attraversaspecchi, fidanzati dell'inverno. ammetto che il paragone con harry potter e i libri di philip pullman mi avevano entusiasmata tanto quanto quello con twilight mi aveva terrorizzata, ma grazie a dio non ci sono ragazzine che si innamorano di maschi glitterati e stalker.
anzi.
la protagonista della storia, ofelia, è tutto fuorché una da sospiri d'amore e romanticherie, vorrebbe continuare a occuparsi del museo della sua immensa famiglia, ricco di cimeli che lei, oltre a custodire con cura, sa leggere semplicemente toccandoli, ripercorrendo la loro storia e quella di chi li ha posseduti o solo sfiorati, ed è capace di attraversare gli specchi, spostandosi da un luogo a un altro grazie a loro. solo che un bel giorno, si ritrova fidanzata a uno sconosciuto proveniente da un'altra arca - a quanto pare, nel mondo (o nel tempo) di ofelia, la terra si è sbriciolata in vari pezzi, le arche appunto, ognuna con il proprio sistema di leggi, il proprio clima e le proprie famiglie - e sa che sarà presto costretta ad allontanarsi da tutto ciò che le è caro per seguire il suo nuovo marito. senza troppi strepiti e capricci, ofelia decide che obbedirà a quanto le viene chiesto, ma che non si innamorerà mai di thorn - il suo alto, ossuto e freddo promesso sposo - né consumerà il matrimonio o metterà al mondo i suoi eredi.
ma ben lontano da indugiare nelle dinamiche amorose dei due, fidanzati dell'inverno è - a dispetto del titolo forse - il racconto delle avventure di ofelia a chiardiluna, un posto governato da miraggi - una famiglia in grado di creare illusioni di ogni sorta - e dalla crudeltà di una corte elegante e cortese solo all'apparenza. sa fin da subito che la sua unione con thorn non è ben vista in quanto thorn non è ben visto: figlio illegittimo che ha infangato il buon nome della famiglia e che in tanti vorrebbero morto, a cominciare dai suoi fratellastri.
la piccola, timida, ingenua e poco ambiziosa ofelia crescerà durante il suo soggiorno forzato a chiardiluna, scoprendo un mondo di inganni, intrighi e miserabili crudeltà senza mai perdere se stessa, rimanendo fedele ai suoi principi e scoprendosi capace di una forza d'animo che non avrebbe mai saputo di avere altrimenti.
il rapporto con thorn rimane quasi tutto il tempo in secondo piano, ma probabilmente nei prossimi capitoli della serie - il secondo libro uscirà a gennaio - le cose cominceranno a cambiare. anche se in ogni caso non è certo l'aspetto romantico quello che più trascina in questo romanzo, quanto la crescita di ofelia e sopratutto gli intrighi di palazzo e l'aspetto più fantasy della vicenda, in cui abbondano magie, illusioni e poteri fantastici.

un altro libro che mi è piaciuto tantissimo e che ho letto però un po' di tempo fa è ti scriverò prima del confine, questo sì, romantico, ma di quelle cose che sono romantiche davvero, che ti riempiono il cuore mentre le leggi e ti lasciano un po' di dolcezza e malinconia.
la vicenda è quella di m***o, nato per la seconda volta dopo il fatto.
ecco, non fatevi spaventare se inizialmente vi sembrerà di non capire bene di cosa si sta parlando perché le risposte arriveranno poco a poco, e succederà grazie a giulia, la ragazza ricoverata nella stessa clinica di m***o.
lei non parla, ed è questo il motivo per cui sta in clinica, al massimo scrive o disegna, ma vuole conoscere la storia di m***o, capire se è davvero un eroe - come dicono alcuni - o un pazzo sfrenato - come dicono altri - o se forse è un po' entrambe le cose.
m***o, nonostante dopo il fatto sia un bel po' ammaccato e dolorante, non perde occasione di stare con giulia, di raccontarle la storia stando alle sue regole - niente bugie e niente nomi (leggerete solo quello di giulia per tutto il libro), cercando nel frattempo di carpire qualcosa di lei, di questa ragazzina misteriosa e silenziosa che passa il tempo da sola nella sua stanza e che è così interessata alla sua vita, al suo primo amore, a.j., e a tutti quelli che sono seguiti, alle sue passioni e sopratutto a come si è trovato in mezzo a una biondina, un cappello verde, un sacco di pallottole e poi in pasto alla stampa di tutto il paese e alle chiacchiere di - letteralmente - tutti.
ti scriverò prima del confine è un po' una storia d'amore e un po' uno spunto di riflessione su quella che è la fama e la notorietà oggi, quel morboso bisogno di sapere tutto del personaggio di turno, di curiosare in ogni angolo della sua vita, di sviscerare i perché che stanno dietro un gesto che trasforma un nessuno in qualcuno. almeno per un po'.
ben lontano dall'essere smielato, diego barbera conquista non soltanto con la vicenda di m***o che si svela poco a poco - in realtà noi siamo gli unici a non sapere, almeno per un bel pezzo, cosa diamine sia il fatto - ma anche per il suo stile e per i suoi personaggi brillanti, capaci di strapparci ben più di un sorriso anche in un ambiente mesto come le stanze di un ospedale, di emozionarci anche se non conosciamo neppure i loro nomi e di farci inevitabilmente commuovere.
(ah, lo so che l'ho già detto e che forse sembra una cosa stupida, ma la collana dieciquindici di casasirio è bellissima, questi microlibrettini realmente tascabili con le loro copertine minimali mi piacciono da impazzire!)

ho poi recuperato i numeri di linus pubblicati da maggio, ovvero da quando la direzione è passata in mano a igort.
era da secoli che volevo iniziare a leggere linus, ma avevo sempre paura di trovarmi con qualcosa a metà, di sentirmi una specie di intrusa. la spinta mi è arrivata sia dal cambio repentino che ha trasformato il numero di maggio in una sorta di nuovo numero uno, sia - e lo so che sono cose brutte e non si fa così - dai tanti commenti indignati su facebook di gente che lanciava insulti contro quella che era diventata una rivista hipster da intellettualoidi.
quando qualcuno usa intellettuale come insulto, c'è sicuramente qualcosa che non va nei suoi giudizi, quindi ho deciso di recuperare i primi nuovi numeri.
insomma, io non lo so se sono un'hipster intellettualoide e magari anche un po' snob, ma devo ammettere che - a parte i gekiga (niente, non c'è verso che questa roba mi piaccia, la trovo morbosa e deprimente, perdonate la mia incapacità di capire l'arte che si cela in queste opere) mi è piaciuto moltissimo, è stata una delle letture migliori delle sere di caldo infernale, interessante e leggera, mi sono piaciuti gli articoli, i racconti, le strisce a fumetti - quelle che conoscevo già, che fa sempre piacere rileggere, come calvin & hobbes o i peanuts, e quelle che non avevo letto - praticamente tutto.
mi è piaciuto così tanto che mi sono abbonata per i prossimi dodici mesi e so che in qualsiasi momento mi andrà di leggere qualcosa di veloce e piacevole, saprò cosa pescare dall'immancabile pila sul comodino.

comunque, ammetto che le pause studio sono state più che altro all'insegna di netflix: dopo ore passate sui libri, la voglia di leggere - e la capacità di farlo - è veramente poca.
ovviamente, ho visto disincanto, la serie di cui praticamente parla chiunque da un mese a questa parte, quindi vi risparmio riassunti eccetera.
ho letto tantissime critiche a questa serie, tutte sul tono eh, non c'entra niente con i simpson e futurama e quindi: premetto che non sono mai stata una grande fan dei simpson e di futurama, ho visto sempre e solo episodi sparsi e quindi non ho un'idea ben precisa del tono delle due serie, e futurama è quella che conosco meno ma che ho sempre apprezzato di più, non ho mai amato troppo l'umorismo dei simpson.
indubbiamente, lo stile è quello. certe gag potrebbero tranquillamente avere per protagonisti i cittadini di springfield (con qualche rutto in meno) o quelli di futurama, gag che strappano sorrisini sforzati e nulla di più.
d'altro canto, il fatto che la serie sia prodotta da netflix ha permesso due cose: momenti non troppo adatti ai bambini, alcuni decisamente splatter che credo mi avrebbero profondamente turbato l'anima quando tornavo da scuola e beccavo i simpson in tv, ma che adesso sono riuscita ad apprezzare e sopratutto la possibilità di vedere una serie non infinita e con una discreta trama orizzontale, che si infittisce sopratutto nell'ultima parte della serie e crea un discreto hype in attesa della seconda stagione.
insomma, disincanto non è nulla di imperdibile e fondamentale, nonostante il gran parlare che se ne è fatto - giustamente - prima della sua messa in onda, ma si fa guardare con piacere e se arrivate a finirla sicuramente non farete altro che aspettare il proseguimento.

la vera droga del momento - e lo dico con una punta di vergogna perché sono sempre in ritardo su queste cose - è adventure time. ho iniziato a guardarlo, dopo millenni che mi dicevo di farlo, proprio perché netflix ha reso disponibili le prime tre stagioni, e nel giro di un paio di settimane sono quasi arrivata a vedere tutti gli episodi disponibili fino ad ora (e sono in panico perché so che dovrò smanettare parecchio per vedere tutte le altre puntate, che non mi perderei per niente al mondo, quindi sarebbe bellissimo se netflix rendesse disponibili tutte le altre, su forza, mi manca poco ormai per finire la terza!).
a parte un momento di straniamento nelle prime puntate, dovuto sopratutto all'assurdità di certe situazioni e ancor più al fatto che non c'è nessuno spiegone né introduzione, si comincia in medias res, chi c'è c'è, e man mano che sono andata avanti con la visione e che ho cominciato a capire un po' di più dei personaggi e del regno di ooo, adventure time è diventata la mia fissazione quotidiana e il mio momento di svago.
ormai passo il (poco) tempo libero a cercare online il primo numero della collection a fumetti (anzi, se per caso vi capita di vederla online o in fumetteria, vi prego, scrivetemi subito!) perché ho bisogno di recuperare tutte le storie che mi sono persa. sono completamente innamorata persa di questa serie e di tutti i suoi stranissimi e adorabili personaggi!

tornerò presto a scrivere e spero in modo un po' più regolare (anche perché peggio di così...), intanto raccontatemi delle vostre letture e scoperte dell'estate! (e incrociate le dita per i miei esami!)