domenica 30 luglio 2023

sirene

"c'era chi credeva che le sirene fossero una mutazione genetica, un'evoluzione dei dugonghi o lamantini quasi estinti, per fronteggiare un mondo da cui l'essere umano era destinato a sparire. altre creature, suboceaniche, avrebbero dominato la terra.
altri sostenevano che era normale scoprire specie sconosciute, visto che l'uomo era ormai in grado di abitare il fondo dei mari e degli oceani, anche se ci volevano molti soldi per farlo. specie nuove, o forse antichissime, come le meravigliose sirene crudeli"

non so bene cosa mi aspettassi da questo libro, un racconto leggero, un fantasy post-apocalittico, questo sì, ma comunque pensavo si trattasse più che altro di un romanzo da svago. e invece.
di solito non mi piace fare spoiler ma questo libro (che è uscito per la prima volta nel 2007, quindi ok, qualche spoiler ci può stare) necessita di un'analisi che per forza di cosa deve toccare alcuni punti della trama.

a voler incasellare sirene di laura pugno, potrei definirlo un romanzo transfemminista antispecista. in quel transfemminista ci sta dentro anche la questione ambientale e la critica a un sistema economico basato su sfruttamento/accumulazione e ci potrebbe stare anche l'antispecismo, ma credo che proprio questo aspetto vada sottolineato in modo chiaro.

il mondo di sirene abita un futuro non si sa quanto lontano (ma si teme non eccessivamente), un futuro doloroso in cui l'umanità cerca di sopravvivere su una terra quasi del tutto inabitabile: l'atmosfera è mutata e non riesce più a proteggere gli esseri umani dai raggi solari e adesso, quella stella che era stata il motivo del successo della nostra esistenza, si è fatta portatrice di morte. il cancro nero è una malattia orribile e crudele che colpisce chiunque si esponga ai raggi solari anche per poco tempo. la pelle si annerisce come in una sorta di autocombustione, gli organi collassano e in poco tempo tutto il derma si stacca per lasciar posto a una pelle nuova, candida e delicata che preannuncia cecità e morte.
chi è sopravvissutə vive a underwater, un'immensa città subacquea dove il potere è tutto nelle mani della yakuza, che gestisce le poche risorse rimaste in un pianeta che prova in ogni modo a scuotersi l'umanità di dosso.
ma prima di colonizzare l'ambiente sottomarino, l'umanità ha scoperto l'esistenza delle sirene. non sono passati molti anni da allora e samuel, il protagonista della storia (uno dei protagonisti che ho più odiato in assoluto in tutta la mia storia di lettrice) era solo un bambino quando queste creature si sono palesate per la prima volta, venendo a morire in massa sulle spiagge. le femmine della specie somigliano alle sirene della mitologia, hanno corpi metà da donna e metà da pesce, ma la loro umanità si esaurisce qui: i volti sono teriomorfi e non c'è alcuna possibilità di comunicazione con gli esseri umani. i maschi, invece, somigliano a quelli che una volta furono i dugonghi, non hanno nulla in comune con la razza umana.
fin da subito, le sirene sono state oggetto della cupidigia degli uomini (maschile non sovraesteso), che ne hanno fatto inizialmente trofei di lusso, imbalsamando i cadaveri, per poi iniziare a catturare esemplari vivi, trasformandoli in cibo o oggetti di piacere.
"carne di mare", le sirene si pongono a metà strada tra donne e animali proprio attraverso lo sguardo maschile: come femmine, vengono stuprate, chiuse nei bordelli per ricchi gangster, legate con forza perché - come è abitudine della specie - dopo l'accoppiamento non divorino il maschio; come animali, sono ammassate in allevamenti crudeli, costrette a riprodursi, a ingrassare e poi destinate al macello.
samuel - orfano di entrambi i genitori e cresciuto dalla yakuza - è sempre rimasto in basso nella piramide sociale e la sua vita gira intorno all'allevamento delle sirene: controlla le vasche in cui vengono ammucchiate, soprattutto nei giorni della monta, quando i maschi di sirena vengono introdotti nelle vasche, si accoppiano e vengono dilaniati dalle femmine subito dopo. la loro carne non è commestibile e il loro valore è praticamente nullo, e gli allevatori osservano la carneficina dopo l'accoppiamento spesso con compiacimento. è qui che inizia la storia: durante uno di questi incontri tra maschi e femmine di sirena, samuel si immerge nella vasca per stuprare una sirena, lanciandole tra le fauci al momento opportuno un maschio narcotizzato che plachi il furore omicida della femmina al posto suo.
è una scena - è la prima scena - che sconvolge. l'atto della monta è in tutto e per tutto uno stupro, un accoppiamento dettato unicamente dal potere che samuel - maschio e umano - ha sulla femmina di sirena.

il leit motiv della sopraffazione maschile sul femminile (e degli esseri umani sulle sirene) segue tutta la narrazione, e si esplicita non soltanto nell'allevamento delle sirene - e più avanti nella storia di mia, l'ibrido nata dalla violenza a inizio della storia - ma anche nella vicenda dei due personaggi femminili umani della storia: sadako e ivy.
la prima è la donna di samuel. mi è impossibile usare un'altra espressione perché il rapporto tra lə due non è di amore né spontaneo. sadako, figlia illegittima di uno yakuza, fin da bambina è stata venduta a uomini di potere. marchiata a fuoco sulla schiena, come una bestia da allevamento, per ricordare a chi appartenesse, passata tra le mani di uomini orribili e violenti, diventata uno scarto per il troppo utilizzo, viene donata a samuel, con cui inizia a vivere quella che viene difficile definire una storia d'amore. samuel è, in modo malato e perverso, innamorato di lei ma quali siano i sentimenti di sadako non ci è dato sapere, per lei è probabilmente solo rassegnazione e sopravvivenza. è annullata come persona ed esiste come solo come proprietà. l'unica cosa che rende sadako più che un oggetto è il suo amore per le sirene, la sua convinzione che siano creature da venerare e non da uccidere e il dolore che prova per il lavoro di samuel (che è letteralmente un macellaio), che dal canto suo - ed è anche per questo che sarebbe assurdo parlare di amore - continua imperterrito ad uccidere. sadako morirà di cancro nero e samuel rimarrà ferito dalla sua scomparsa, pur non cambiando di una virgola il suo modo di vivere.
ivy è la seconda vittima di samuel e degli uomini: ex partner del leader del movimento per la liberazione delle sirene, viene avvicinata da samuel a cui è stato ordinato di sedurla e carpire i segreti dell'organizzazione. anche lei è orripilata dal modo in cui le sirene vengono trattate e anche lei le considera creature venerabili. il momento in cui samuel la costringe a mangiarne la carne e a inscenare un rapporto sessuale con una di loro all'interno di un bordello gestito dalla yakuza, sotto gli sguardi divertiti di altri uomini, è un'altra scena difficile da digerire.
e poi c'è mia: samuel stupra sua madre per poi mandarla senza remore al macello ed è pronto a uccidere la piccola se dovesse rivelarsi una prova della sua disubbidienza alla yakuza. quando decide di liberarla, non lo fa certo per amore paterno, ma solo come atto di ribellione che si traduce nell'arroganza di volersi fare salvatore di una creatura più forte e più resistente di lui. che samuel non la consideri sua figlia è chiaro perché violenta anche lei, palesandosi - insieme agli altri uomini - come il vero "animale" della storia, nel senso di creatura incapace di seguire delle norme morali ma trascinata unicamente dai bisogni e dai desideri del momento, accecata da un istinto perverso e crudele che però non mira alla prosecuzione della specie ma al mantenimento del potere.

in questo mondo distopico e angosciante, le femmine - umane e sirene - sono letteralmente pezzi di carne. vengono vendute, usate, mangiate, costrette a soddisfare il desiderio di potere di uomini che, davanti all'apocalisse in corso, non riescono a pensare ad altro che a sé stessi.
le sirene non servono - nella struttura narrativa - solo a esplicitare il sistema patriarcale e misogino di underwater ma sono un simbolo di denuncia verso lo sfruttamento animale: non esistono quasi più sirene selvatiche, tutte quelle ancora in vita (lo sterminio dura circa vent'anni, meno di una generazione umana) nascono e muoiono all'interno dei macelli o dei bordelli, costrette a velocizzare i loro ritmi metabolici per crescere più in fretta e soddisfare più in fretta gli appetiti sessuali e non dei loro carnefici. separate dalle loro figlie dopo appena due giorni, private della libertà, instupidite da trattamenti ormonali che servono a renderle docili e remissive - l'autrice fa spesso riferimento alla loro somiglianza con le vacche, creature che da secoli sfruttiamo, rinchiudiamo, torturiamo e uccidiamo per quello che ormai non è più un bisogno ma solo un capriccio.
e poi ancora, o forse è qualcosa che leggo solo io, c'è la denuncia all'incapacità - persino nei periodi più difficili, mortiferi - di cooperare. competizione, sopraffazione, prepotenza, sfruttamento, accumulo di risorse per pochi mentre la massa muore: il mondo per come lo conosciamo riproduce sé stesso fino all'esasperazione, senza provare a sopravvivere grazie al mutuo aiuto.

in sirene c'è così tanto che si arriva a fine lettura con rabbia e con un macigno sul petto e sulla coscienza. l'apocalisse non è un incidente, è colpa degli umani che hanno distrutto l'ecosistema del pianeta, sterminato popolazioni animali e non, e cambiato l'atmosfera. la fine delle società statali per come le conosciamo, porta a una sopraffazione dei forti/maschi/umani sullə deboli/femmine/animali che perpetua uno schema sociale tristemente attuale e lo esaspera, liberandolo da ogni costrizione morale o giuridica. underwater, la città costruita sotto il mare, ricalca il modello coloniale in cui ci si appropria dei territori dellə altrə distruggendoli e ricostruendoli a proprio vantaggio.

solo alla fine ci è concesso un attimo di respiro, o forse più un sospiro: mia riesce a fuggire, a liberarsi dagli esseri umani, a far nascere in mare aperto sua figlia. è una scena di speranza ma anche di vendetta: nella fuga, trascina con sé il cadavere di samuel - tradito dal suo amico, punito dalla yakuza, privato di tutto e ucciso dal cancro nero - che rimane con lei sul fondo del mare come un oggetto, come un pezzo di carne da divorare prima di iniziare una nuova vita. una vita selvaggia, pericolosa forse, ma libera.

lunedì 19 giugno 2023

ninnole e nannole ~ un podcast sulle fiabe e i retelling - intervista ad angela bernardoni

fiaba: racconto popolare fantastico.
in queste tre parole c'è tutto, il nostro immaginario, le nostre radici, i ricordi dell'infanzia. c'è la tradizione delle nostre regioni e c'è lo stupore di ritrovare le stesse storie in posti lontanissimi nel mondo. c'è tutto il materiale a cui attingiamo non solo per inventare ma anche per trovare un senso alle nostre esistenze, per metterle in ordine, nel bene e nel male.

oggi sul blog parliamo con angela bernardoni di "ninnole e nannole", il suo podcast - in arrivo da settembre - che parlerà di fiabe, tradizioni e retelling.

buona lettura!
il pacchettino promozionale che angela ha distribuito a maggio al salone del libro di torino
(c'erano anche delle caramelle che però non sono sopravvissute fino alla foto)

ciao angela e benvenuta su claccalegge!
parliamo del tuo ultimo - anzi, penultimo - progetto: il podcast ninnole e nannole. per prima cosa: che cosa sono le ninnole e nannole?
► Ciao Claudia! Grazie per l'invito, sono molto felice di essere qui e di parlare per la prima volta di questo nuovo progetto.
"ninnole e nannole" è un'espressione colloquiale della zona in cui sono nata e cresciuta; nel dialetto della Toscana di mare da cui vengo, star fra ninnole e nannole significava perder tempo in cose di poca utilità, trastullarsi con balocchi e storielle da bambine e bambini. 
Ti dirò che trovare il nome giusto per questo podcast è stata la parte più impegnativa, finora, ma alla fine ho deciso di riappropriarmi di queste ninnole e di queste nannole, per cercare di scacciare il solito pregiudizio sulle robe da bambinə che colpisce chiunque legga letteratura fantastica.
anche il logo rimanda ai tuoi luoghi d'origine, la conchiglia, che però è anche una chiocciola, una spirale... insomma, c'è un bel po' di simbologia fin da subito
► In maniera totalmente istintiva, ancora prima di aver deciso il nome sapevo che l'oggetto simbolo di questo progetto sarebbe stata la conchiglia. Per il mare, per la casa che ci si porta sulle spalle ovunque si vada, ma anche per richiamare la collana di Ursula ne La Sirenetta, che è il luogo in cui viene custodita la voce di Ariel. E credo che le fiabe siano uno scrigno di voci che non sempre hanno avuto l'opportunità di farsi sentire, fino a oggi.
e come le conchiglie, potremmo dire che le fiabe sono cose piccole che rimandano a realtà più grandi (mi viene in mente le streghe in eterno che abbiamo letto insieme per il tuo gdl), no? come mai hai deciso di parlare proprio di fiabe?
► Sì, giusto! Diciamo che negli ultimi anni ho lavorato in un ambiente pieno di bambinə e mi è capitato spesso di leggere o raccontare a braccio storie e fiabe, riflettendo su quelli che sono gli archetipi più radicati in queste narrazioni che ci accompagnano praticamente dalla nascita della civiltà, andando a braccetto e a volte condividendo pattern narrativi con le mitologie del mondo. Ho iniziato così, per curiosità ad accumulare saggi e raccolte sulle fiabe, che sono il mattone iniziale del lavoro di studio che portando avanti per il podcast; dall'altra parte, considerando le fiabe uno specchio della società in cui sono raccontate, uno strumento per comprendere i valori, le aspirazioni e le lotte di un determinato luogo e tempo, ho iniziato ad avvicinarmi ai retelling più attuali, per capire punti di vicinanza e di rottura tra la vecchia tradizione e le nuove narrazioni.
nel podcast quindi ascolteremo fiabe "tradizionali" e versioni più moderne?
► Vorrei mantenere un approccio filologico, confrontando il più possibile le fonti per partire dal passato e arrivare alle versioni attuali, ma già so che sarà difficile contenere il caos dentro di me - se avete ascoltato qualche episodio di Reading Wildlife sapete a cosa mi riferisco. Ogni episodio sarà dedicato a una fiaba o a un mito diverso, ho cercato di evitare uno sguardo totalmente eurocentrico, seppure la mia ricerca sia limitata dalle lingue che conosco e dal profondo desiderio di non appropriarmi di storie che non mi appartengono. 
ci puoi anticipare qualcosina sulle prime storie che ascolteremo?
► La prima stagione, che inizierà a settembre, sarà composta da sei episodi più uno special natalizio - in onore della tradizione di Doctor Who - e la prima fiaba che analizzerò sarà Cenerentola. Anche questa è stata una decisione non ragionata, affidata al caso, ma che mi sembra ottima per rompere il ghiaccio, per iniziare subito a ragionare sul ruolo della donna - della principessa, ma anche della matrigna - in queste narrazioni che ancora stentano a vedere le figure femminili tridimensionali - e questo succede spesso anche nei retelling.
le fiabe, in effetti, sono ricche di figure e situazioni stereotipate, come se in qualche modo i personaggi avessero ripreso un po' il ruolo che era delle divinità, quello di - correggimi se sbaglio - incarnare dei tipi umani ben definiti. secondo te sono ancora utili oggi figure di questo tipo per lə bambinə che ascoltano le loro storie per la prima volta?
► Sicuramente queste narrazioni vanno a toccare le parti più profonde del nostro essere - la paura, il desiderio, la vendetta, la fame - e quelle emozioni principali che lə bambinə in età prescolare devono scoprire e imparare a gestire. Tuttavia la fiaba, anche quella considerata più da bambinə è sempre narrata da una persona adulta, è sempre mediata dalla scala dei valori dellə adultə. Allə bambinə non interessa la morale, lo scopo didattico, loro vogliono divertirsi, e spaventarsi, le altre sovrastrutture - dire a una bambina a cui si è appena raccontato la storia di Cenerentola che anche lei da grande diventerà una magnifica principessa, dire a un bambino grasso di stare attento che se lo trova la strega di Hansel & Gretel lo mette in forno - ce le mettono le persone che quelle storie le raccontano.
beh, c'è anche da dire che moltə adultə hanno storpiato il significato di tante favole e le hanno riadattate a un sistema di valori completamente diverso da quello originario, vedi quello che dici tu su hansel e gretel (che credo sia più una roba tipo: non fidarti di chi ti vizia troppo). non è che magari oltre ai retelling dovremmo provare a recuperare anche i significati più antichi - e più saggi probabilmente - nascosti nelle favole? a beneficio non solo dellə bambinə.
► Sappiamo tuttə che la disneyzzazione delle fiabe ha portato zucchero, cannella e ogni cosa è bella anche dove l'intento originale dellə autorə era diverso - penso alla Sirenetta di Andersen, ma anche a Frozen - ma allo stesso tempo dobbiamo tener conto che l'infanzia per come la intendiamo noi è un concetto relativamente recente e che quando i Grimm raccoglievano le loro storie in giro per la foresta nera, il passaggio dallo status di bambinə a quello di adultə era più rapido e quasi senza fermate intermedie. 
Una cosa che mi piace molto delle fiabe è che ci sono, e sono di tuttə: in momenti diversi della vita si possono apprezzare le stucchevolezze disneyane, la saggezza cupa delle versioni originali, le nuove voci che riescono a prendere la parola con i retelling.
direi che ci sono tutte le premesse per aspettarsi un podcast interessantissimo! e a proposito, parliamo proprio del podcast: quanto durerà in media una puntata? c'è una struttura sempre uguale per tutti gli episodi? e dove potremmo ascoltarlo?
► La durata media dell'episodio sarà di quarantacinque minuti e vorrei aprire ogni puntata parlando delle origini della fiaba, delle versioni di quell'archetipo che si sono susseguite nel tempo e nello spazio, per poi analizzarne gli elementi cardine e concludere consigliando alcuni dei retelling più interessanti, facendo riferimento anche al mercato anglofono.
Per il momento potete trovare un trailer introduttivo e fatto in casa su Spotify (qui!) che sarà la piattaforma di riferimento, ma potrete trovarlo ovunque si ascoltino i podcast. 
Il progetto è stato lanciato lo scorso mese durante il Salone del Libro di Torino assieme a un crowdfunding su ko-fi con lo scopo di permettermi di dedicare più tempo possibile a questo progetto e di confezionare un prodotto professionale.
restiamo in attesa allora che esca la prima puntata, intanto buon lavoro e grazie mille per averci raccontato un po' di ninnole e nannole! ❤️
► Grazie a te per le bellissime domande e se qualcunə vuole saperne di più, mi trovate su IG @ninnoleenannole.
E ricordatevi che la fiaba, come la poesia, è di chi gli serve

mercoledì 17 maggio 2023

l'espropriazione

"tutto sembrava richiamare la sensazione che si prova a volte a letto, nell'interzona tra veglia e sonno, quando per un attimo ci sembra di cadere e il corpo reagisce con uno spasmo. è stato come provare quella sensazione per diverse decine di secondi, forse addirittura minuti. so solo che è durato molto più del solito, nell'ordine delle centinaia di volte di più. la persistenza di quella sensazione ne ha cambiato la sostanza. quando succede nel dormiveglia l'esperienza è velocissima ed è seguita immediatamente da una scarica di adrenalina, a volte le due cose, la sensazione di precipitare e la scarica di adrenalina, sono talmente vicine nel tempo da risultare indistinguibili. invece la sensazione di caduta si è protratta, e nel protrarsi è diventata meno verticale, meno acuta. è stato come allontanarmi da me stesso e dal mio corpo, ma senza uscirne, è stato come allungarmi a fisarmonica, estendermi. come se qualcuno o qualcosa mi avesse diffuso"


metti una giornata di merda: la tua ragazza, anzi la tua ex ragazza, ti ha mollato e ne ha approfittato per farti un ritratto non troppo lusinghiero e poi hai passato due ore a piangere seduto al tavolino di un bar a scarabocchiare propositi per il futuro, anche se tanto sai benissimo che non li terrai mai davvero in considerazione.
metti anche che, nella suddetta giornata di merda, incontri una persona che non vedi da anni. e che questo incontro ti riporta alla mente chi eri un sacco di tempo fa, quando andavi al liceo e facevi il cretino per sentirti grande.
fino a qui è uno scenario abbastanza plausibile per un sacco di ipotetici tu. con piccole variazioni, una giornata di merda simile potrebbe succedere a chiunque, magari è già successa a un sacco di gente, magari proprio a te che stai leggendo e ti stai chiedendo dov'è che voglio andare a parare (a parte questa brutta cosa di mettere il dito nella piaga e ricordarti giornate di merda. scusami, giuro che non lo farò più).

però da qui in poi le cose iniziano a prendere una piega inaspettata.
ci sono degli eventi che immaginiamo come plausibili, altri come poco probabili e altri come praticamente impossibili.
il fantastico - è questo quello che, alla quinta uscita, ci hanno insegnato i tardigradi - è quell'elemento che arriva a toglierci da sotto i piedi il terreno delle nostre certezze, rimescola tutte le carte in tavola e stravolge i significati di plausibile, poco probabile e praticamente impossibile.
lo scenario che fino a poco fa poteva adattarsi a un sacco di storie e a un sacco di protagonisti si fa sempre più specifico ed esclusivo perché la persona che appare all'improvviso, quella reminiscenza in carne e ossa di un passato lontano, è carla.
carla potrebbe sembrare anche lei una ragazza come tante altre. eppure.

al liceo, ricorda il nostro anonimo protagonista, carla era una ragazza un po' strana. legava poco con lə compagnə anche se - a dispetto del suo look da dark - era una ragazza per nulla aggressiva. era brava nello studio e non faceva nulla per mettersi in mostra. lui aveva anche pensato di avere una cotta per lei ma invece della solita agitazione euforica tipica delle sue esperienze di innamoramento, con carla si sentiva a disagio in un modo strano, un modo mai sperimentato prima: sentivo una cosa al petto, come se la cassa toracica dovesse spostarsi in avanti da un momento all'altro tirando con sé la pelle. molto sgradevole. e quindi, ai tempi, non era mai successo nulla di memorabile, a parte una solenne umiliazione (strameritata) di cui si ricorda ancora.

ma adesso, sulla banchina e poi dentro un vagone del treno occupato solo da loro due, le cose cambiano. quel viaggio è solo l'inizio di una delle esperienze più assurde e fuori dall'ordinario che gli siano capitate, e che probabilmente gli capiteranno mai.
in qualche modo, la presenza di carla - o una sua qualche abilità che non sempre riesce a controllare - causa a chi le sta accanto un'alterazione di coscienza e di percezione di sé in rapporto all'ambiente che va oltre le scarse conoscenze in materia di sostanze psicotrope del protagonista.
in questo stato, a metà strada tra il panico e l'irrequietezza, carla lo conduce a casa sua dove altri due ospiti - un ragazzo che crede di non essere bravo con le parole e una donna che si è liberata dall'asfissiante attenzione del marito per il suo passato - gli racconteranno gli effetti che carla ha su di loro e soprattutto i motivi che li spingono a sottoporsi ancora e ancora a questo strano trattamento.
nel frattempo, il corpo e la mente del nostro anonimo e ormai sempre più distaccato dalla realtà protagonista, sembrano non riuscire più a rispondere correttamente al suo desiderio di tornare alla normalità di sempre.

con l'espropriazione, caro gervasi declina il fantastico in un mondo che si dispiega all'interno dei suoi personaggi, decostruendo e reinventando il concetto stesso di io, di identità, di percezione, di limiti tra una soggettività e le altre. per il protagonista è letteralmente un viaggio dentro il proprio sé e dentro quello degli altri, una perdita e riacquisizione della propria specifica individualità che funziona come una giostra impazzita e che lo fa sentire estraneo al suo stesso mente-corpo.

venerdì 12 maggio 2023

le streghe in eterno

"le streghe non esistono, ma un tempo esistevano [...] un tempo le streghe erano libere come corvi e impavide come volpi, perché la magia ardeva abbagliante e loro erano le padrone della notte. ma poi giunsero la peste e le epurazioni. i draghi vennero uccisi e le streghe date alle fiamme e i padroni della notte divennero uomini con torce e crocifissi. la stregoneria non è del tutto scomparsa, ovviamente. [...] il predicatore dalle nostre parti dice che la caccia alle streghe è stata la volontà di dio. dice che le donne sono peccatrici per natura e che in loro le arti magiche finiscono inevitabilmente per corrompersi e marcire, come con la prima strega, eva, che avvelenò il giardino dell'eden e condannò l'umanità, e come con le figlie delle sue figlie che hanno avvelenato il mondo con la peste. dice che le cacce hanno purificato la terra e ci hanno condotti nell'era delle mitragliatrici e dei battelli a vapore, e che gli indiani e gli africani dovrebbero ringraziarci in ginocchio per averli liberati dalle loro magie barbariche. nonna mags diceva che erano tutte cretinate, e che la cattiveria è come la bellezza: sta nell'occhio di chi guarda. diceva che la vera stregoneria era solo una conversazione con quel cuore che batte, e che richiede tre cose: la volontà di ascoltarla, le parole da rivolgerle e i mezzi per liberarla nel mondo. [...] le streghe non esistono ancora. ma esisteranno."

era necessaria una citazione iniziale così lunga perché questo libro mi ha conquistata completamente già nelle prime pagine e poi, andando avanti con un racconto che di pagine ne riempie quasi seicento, non ha fatto che convincermi sempre di più.

protagoniste della storia sono tre sorelle: juniper, la prima voce narrante della storia, la più giovane delle tre, selvaggia, carica di odio e risentimento. sua madre è morta dandola alla luce e lasciandola in balia di un padre mostruoso, un essere crudele e violento che non ha fatto altro che tormentare, picchiare e rovinare la vita a lei e alle sue sorelle. agnes, la seconda, bellissima e affascinante, e bella, la maggiore, saggia e dedita allo studio (soprattutto della stregoneria e della sua storia), sono riuscite a fuggire da quella casa e da quel padre orribile ma non sono riuscite a portare juniper - all'epoca solo una bambina - con loro. adesso, a distanza di sette anni, tutte e tre si ritrovano nella città (fittizia, così come il 1893 in cui è ambientato il libro è una sorta di anno parallelo a quello della nostra realtà) di new salem, sorta a qualche decina di chilometri dalle rovine di old salem, teatro di violenze e orrori e roghi di streghe.

la stregoneria non è affatto ben vista anche in un momento storico in cui le donne iniziano le loro battaglie per il diritto al voto: sono però lotte da signore, lontane dal mondo crudele delle donne comuni, di quelle che si avvelenano in fabbrica per pochi spiccioli, di quelle che cercano riparo dalle botte dei mariti e provano a far sopravvivere lə loro figlə.
tre sorelle, sette anni di distanza, un incantesimo pronunciato a metà che in qualche modo le unisce e le fa ritrovare ai piedi di una torre apparsa dal nulla, un luogo magico che dà l'avvio a tutta la storia e che spingerà bella, agnes e juniper a recuperare l'antica saggezza, quella stregoneria che non è mai andata perduta, che è rimasta custodita lì dove gli uomini non si sprecano a cercarla: favole e filastrocche, ninnenanne e qualche proverbio, ricami e libri da donne. sparse tra migliaia di altre parole, le conoscenze si sono tramandate di madre in figlia, di nonna in nipote fino a quando per le tre sorelle eastwood si palesa non solo la possibilità ma anche la necessità di recuperare la magia.

la magia è qui intesa come un potere proprio delle donne - per quanto ne esista anche una versione maschile - per proteggere sé stesse e le proprie sorelle da un mondo che le considera insieme nemiche e vittime. rinsaldando gli antichi legami troncati un tempo dalle bugie, dalle violenze e dagli inganni del padre, bella, agnes e juniper creeranno una nuova sorellanza di donne stanche di subire soprusi da ogni angolo della società in cui vivono, ingaggiando una vera e propria "guerra civile" con l'autorità istituita e incarnata dalla perfida figura di gideon hill, aspirante sindaco nonché difensore di una morale bigotta e maschilista.

nonostante la forte tematica femminista della solidarietà, della sorellanza e del reciproco aiuto tra donne, le cose non sono mai nettamente bianche o nere: non tutte le donne sono alleate e non tutti gli uomini sono nemici. se alcune preferiscono tutelarsi tenendosi lontane dalla sorellanza per proteggere sé stesse e i loro figli, almeno due figure maschili si pongono come compagni di lotta, come august lee, praticante di quella magia maschile di cui sopra e da subito innamorato (e leale e solidale) di agnes, o come il signor blackwell, il vecchio bilbiotecario amico di bella.

le streghe in eterno è un romanzo carico di rabbia, quella rabbia che serve a costruire, a riparare torti e sanare ferite, non quella distruttiva e terrorizzata dei cacciatori di streghe. la storia è intervallate da favole e incantesimi che sembrano filastrocche, impreziosendosi e arricchendosi come un diario, come un grimorio, come una storia che riesce a salvare dall'oblio altre storie e altre parole.
mi sono piaciuti moltissimo poi i riferimenti alla triplice figura femminile incarnata dagli archetipi della vecchia, della madre e della fanciulla. alix e. harrow li rilegge dandogli un'interpretazione lontana da quella modellata da e per lo sguardo maschile che di solito queste parole richiama:
"le fanciulle dovrebbero essere creature dolci e tenere che intrecciano corone di margherite e si trasformano in alberi di alloro piuttosto che sopportare la perdita dell'innocenza, ma la fanciulla non è niente di tutto questo. è quella impetuosa, ferina, la strega che vive libera nei boschi selvaggi. è la sirena e la selkie, la vergine e la valchiria; artemide e atena. è la ragazzina con il cappuccetto rosso che non scappa dal lupo, ma cammina al suo fianco, inoltrandosi nel bosco"
e ancora:
"le madri dovrebbero essere creature deboli e piagnucolose, donne che mettono al mondo i figli e scivolano tranquille verso la morte, ma la madre non è niente di tutto questo. è quella coraggiosa, quella crudele, la strega che ha barattato la stanza del parto con il campo di battaglia, la cucina con il coltello. è boudicca la sanguinaria, è era la senza cuore, la madre che è diventata un mostro"
e infine:
"le donne anziane dovrebbero essere confuse e troppo affettuose, nonne distratte che viziano i figli e hanno sempre la zuppa sul fuoco, ma la vecchia non è nulla di tutto ciò. è quella astuta, quella che sa tutto, la strega troppo saggia che conosce le parole di ogni maledizione e gli ingredienti di ogni veleno. è baba jaga e black anna; è la fata malvagia che dispensa maledizioni invece che doni per i battesimi"
sono archetipi di donne forti e combattive che non conoscono la violenza fine a sé stessa, che non la praticano per prepotenza ma per difesa e per riappropriarsi degli spazi perduti, delle integrità sottratte. è questa necessità di guerra che percorre tutto il libro, una guerra sostenuta dall'amore - quello romantico, quello materno, quello per sé stesse - che permea tutto il racconto e lo rende molto più di un semplice romanzo fantasy. le streghe in eterno è un racconto di lotta e di rivalsa, di orgoglio e potere ritrovato, di sete di conoscenza e di giustizia.
ed è uno dei libri più affascinanti che mi è capitato di leggere negli ultimi mesi.