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venerdì 13 gennaio 2023

wolfwalkers - il popolo dei lupi

perché vuoi essere un'umana? essere un lupo è molto meglio. ti farò vedere.

la foresta è per antonomasia il luogo delle scoperte, delle rivelazioni e delle metamorfosi. è il luogo misterioso in cui forze antiche e potenti ci permettono di guardare dentro noi stessə per capire chi siamo, qual è il nostro posto nell'ordine delle cose e, soprattutto, qual è la parte giusta da cui scegliere di schierarci. 

è quello che accade a robyn, giovanissima cacciatrice inglese, trapiantata in irlanda al seguito del padre per servire il lord protettore, un uomo crudele e bigotto che vuole imporre la propria idea di ordine, distruggendo la foresta e sterminando i lupi, per lui l'incarnazione assoluta di ogni male.
disobbedendo agli ordini, robyn si inoltra nella foresta e qui conosce mebh, la più incredibile delle creature: una wolfwalker, ragazza di giorno, lupo di notte, libera e selvaggia.
l'amicizia improbabile con mebh le permette di avere un nuovo punto di vista su quello che prima dava per scontato, di rivalutare quello che credeva giusto o sbagliato, di trovare insomma una nuova versione di sé stessa: non più una cacciatrice ma anche lei una wolfwalker, capace, adesso, di comprendere il mondo come farebbe un lupo, come una creatura libera dai condizionamenti che si affida ai propri istinti, in grado di gioire della bellezza della natura invece di continuare a temere tutto ciò che non riesce a comprendere.

wolfwalkers è la trasposizione cartacea dell'omonimo film del 2020, una trasposizione molto più riuscita di quella fatta per brendan e il segreto di kells (anche questo basato sul film di tomm moore e ross stewart). sam sattin ha riadattato la sceneggiatura del film facendone un graphic novel coerente e ben strutturato che si lascia leggere anche da chi non ha mai visto il film e che ha una sua precisa autonomia.

la trama segue passo passo quella del film (risultando, a mio avviso, in alcune parti anche più comprensibile del suo corrispettivo animato) ma a farla da padrone è lo stile - a dir poco meraviglioso - dei disegni, trasformati e riadattati da fotogrammi a tavole, senza perdere nulla della loro bellezza originaria: la struttura della gabbia si adatta alle necessità della narrazione, le vignette si allargano o si restringono, si susseguono con un dinamismo che restituisce tutto il valore dell'opera cinematografica senza dimenticare che il medium è diverso e senza, quindi, tradirne la nuova natura.

il risultato è un fumetto visivamente spettacolare - come ci ha abituato moore con i suoi film - che racconta una storia d'amicizia e di ribellione, una favola che è un inno alla natura e alla libertà selvaggia, un libro da sfogliare più e più volte per immergersi ogni volta nella natura magica dell'irlanda di questi autori visionari che hanno saputo dare una nuova vita al folklore irlandese.


a marzo di quest'anno è prevista l'uscita dell'adattamento di song of the sea che speriamo possa arrivare entro l'anno per renoir perché, visto l'ottimo lavoro (anche dal punto di vista della cartotecnica) fatto con questo volume, le aspettative sono altissime!

lunedì 26 dicembre 2022

l'esiliato

nonostante noi, essendo donne, non brandiamo ferro affilato o lucenti lame, i nostri modi sono altrettanto efficaci, sebbene molto più sottili...

islanda, seconda metà del X secolo. un uomo torna a casa dopo sette anni di esilio. il suo nome è hallstein thordsson, la colpa che ha espiato è la morte del suo amico d'infanzia hrafn ragnarsson. in questi sette anni però la sua spada e le sue mani si sono macchiate del sangue di molti altri uomini: ha combattuto in guerre che non erano le sue, ha ucciso nemici che non conosceva, ha trovato compagni che ha imparato a conoscere.
nel passato di hallstein c'è tutto quello che il nostro immaginario associa alla parola vichingo. ma nel suo presente c'è molto di più: c'è il desiderio di tornare a casa, di stare con la sua famiglia, di vivere una vita pacifica nella terra dei suoi avi. una vita pacifica e anonima, una vita di nulla.
ma le norne, le vecchie che filano il destino di dei e mortali, hanno altro in serbo per lui.


durante gli anni dell'esilio, suo padre thord è morto e solveig - seconda moglie di thord e madre del piccolo ottar - ha mandato avanti la casa da sola, badando a sé stessa e al figlio e tenendo a bada le pretese di einar ragnarsson, uno dei fratelli di hrafn, che vuole sposarla per mettere legittimamente le mani sui terreni che thord ha lasciato in eredità alla donna e, soprattutto, per privarne definitivamente hallstein, in una sorta di vendetta per il fratello.
una famiglia a metà, intrighi meschini e nessun perdono per quanto successo sette anni prima: ecco cosa dona l'irlanda ad hallstein al suo ritorno.
ma se einar vuole semplicemente sottrargli la terra di suo padre - ed è pronto a ogni bassezza per ottenere quello che vuole, vigdis ragnarsson ha altri piani per hallstein. la sua sarà una vendetta che non si cura degli affari degli uomini e che non ha bisogno di loro per compiersi, una vendetta per un delitto che nessun maschio ha mai ritenuto tale.


l'esiliato, ci tiene a sottolineare erik kriek, non è una storia vera.
ma è una storia che si ispira a una tradizione letteraria ricchissima, nata in una delle terre più inospitali d'europa e sopravvissuta per secoli, a cui kriek si è appassionato fin da ragazzo. attingendo a storie e leggende - oltre ai titoli suggeriti dall'autore stesso a fine volume vi consiglio anche la saga di vigdis di sigrid undset, pubblicato qualche anno fa da utopia editore, di cui ho scritto qualcosa qui - kriek mette in scena un dramma dai toni epici, ambientato in una terra feroce, resa splendidamente con un uso del colore quasi cinematografico, un blu-bianco-nero che da forma a mare-cielo-rocce e che tinge degli stessi colori anche gli uomini e le loro vite, a cui si aggiunge il rosso sanguigno dei ricordi e dei fantasmi di hallstein, il colore dei suoi peccati e dei suoi rimorsi che infiamma e confonde la realtà.

(e due righe voglio spenderle anche per dirvi che eris ha confezionato un libro con i fiocchi, pagine grandi che rendono giustizia alla bellezza delle tavole e una sovracoperta-poster che viene voglia di comprare un doppione per poterlo appendere da qualche parte)

martedì 25 gennaio 2022

naufraghi

mi fido delle persone che parlano sempre delle loro passioni, dei loro sogni. vedo onestà in loro.

madrid e barcellona, 1981 e 1991, i colori caldi e confortevoli dei ricordi e quelli freddi e tristi del presente. naufraghi gioca tutta la narrazione in un'altalena che fa avanti e indietro per dieci anni, dal primo all'ultimo incontro tra alejandra e julio, salta tutto quello che c'è in mezzo perché lì, in mezzo, loro due non ci sono.

la storia comincia a madrid negli anni '80: una ragazza introversa, innamorata dei libri, che prova a leggere le storie delle persone nei loro volti invece di ascoltarle dalle loro voci. alejandra vive correndo di rifugio in rifugio, che sia camera sua, le pagine di un racconto, una lezione all'università, la caffetteria della sua prima amica in questa città dove è arrivata poco più che bambina e che con il tempo è diventata sua. sola, con una madre con cui non riesce ad avere un vero rapporto e un padre assente, ha solo ramona accanto a lei, ramona e i libri.
ma tutto questo comincia a non bastarle, sente che sta cercando qualcuno, e quel qualcuno sta dall'altra parte delle pagine di una fanzine: una lettrice che sogna il mare perduto della sua infanzia come può non innamorarsi quando incontra lo scrittore che quel mare riesce a portarlo fuori dall'immaginazione, fino alle strade di madrid?
alejandra incontra julio e la loro storia sembra venire fuori dalle pagine di un libro, lei pensa di poterlo leggere proprio come fa con le storie che ama. julio parla con sincerità del suo amore per il mare e le storie e una persona così deve essere per forza qualcuno di cui fidarsi.
alejandra ha trovato un altro rifugio.


ma a barcellona, dieci anni dopo, julio non è uno scrittore, né un marinaio.
e non c'è alejandra con lui.
la sua vita è lontana anni luce dalla poesia dei naufraghi protagonisti delle sue storie, lontana anni luce dai suoi sogni di letterato ai tempi dell'università. la vita ora è l'azienda, il lavoro, una compagna, l'idea dei figli, il freddo tran tran quotidiano che ha tolto ogni legittimità alle fantasie dei vent'anni.
chiunque fosse prima, forse non esiste più, è un'altra persona, vive un'altra vita... almeno fino al momento in cui, per caso, non incontra di nuovo per strada alejandra.
e come era stato dieci anni prima, julio è costretto a fare i conti con i suoi desideri ma soprattutto con la sua capacità di raggiungerli.


naufraghi è la storia nostalgica, triste, dell'amore senza equilibrio, di un non detto che ha cambiato per sempre i colori al mondo e non consente perdono neanche dopo dieci anni.
nonostante qualche dialogo troppo forzatamente poetico e poco realistico, naufraghi è una bella lettura, una storia che ha nella struttura a flashback e nel finale - lieto sì, ma per nulla forzato né prevedibile - il suo punto di forza.

venerdì 24 aprile 2020

il tesoro del cigno nero

il cigno nero non è una nave un realtà, bensì una leggenda, un mito. il sogno di ogni cacciatore di tesori da secoli: trovare un galeone con il tesoro ancora intatto.


nel 1995 il governo spagnolo si ritrova invischiato in un complicato caso giudiziario con una società americana di ricerca e recupero di reperti sottomarini: oggetto della contesa è il ritrovamento e il recupero - non certo compiuto con metodi ortodossi - del tesoro, praticamente intatto, del galeone, di cui gli americani si rifiutano di fornire i dettagli sull'identità.
all'epoca dei fatti guillermo corral è direttore generale del ministero della cultura del regno di spagna ed è proprio in virtù della sua conoscenza dei fatti dall'interno che si fa co-autore insieme a paco roca di questa storia, diversa nei toni da quelle più intimiste e quotidiane a cui il fumettista spagnolo ci ha abituati ma che mantiene comunque il suo tratto inconfondibile, nei disegni come nella regia.

la storia de il tesoro del cigno nero, per quanto ispirata a fatti reali, si allontana però dalla realtà e cambia nomi, date e personaggi e si fa finzione narrativa, diventando - da cronaca - un thriller internazionale: nel 2007 il giovane - e alquanto impacciato - diplomatico álex ventura appena assunto al ministero della cultura si ritrova catapultato nella diatriba con la ithaca, società americana di recupero relitti sottomarini capitanata da frank stern, un appassionato di antropologia senza scrupoli.

al di là della vicenda, che si sviluppa tutta attraverso processi, indagini, speculazioni, intrighi e tutti i vari ingredienti necessari a farne un thriller, il contributo di paco roca è tutto nella resa dei personaggi: il tono non cala mai, la narrazione non si prende una pausa eppure riusciamo a conoscere tutti gli attori della storia.

nonostante si trovi a gestire una trama diversa da quelle a cui ci ha abituati, roca non perde i suoi tratti più distintivi: la linea chiara innanzitutto, la gabbia semplice e regolare che si concede pochissime tavole libere, una regia che dilata i tempi (e farlo in una storia di questo genere poteva anche essere un rischio ma funziona benissimo), ma sopratutto la caratterizzazione veloce, precisa, immediata dei personaggi, subito così umani e veri da riuscire a farli entrare in empatia con il lettore e permettergli di tornare, almeno per qualche momento, alle emozioni dei suoi lavori precedenti.

la vicenda storica a cui il fumetto si ispira, quello dell'affondamento della merced, è narrata al centro del volume, una sezione che si finge, con l'uso di fondi avorio e illustrazioni dai colori seppiati, quasi come un antico documento a sé stante, espediente molto ben riuscito a cui si rimprovera solo la scelta del carattere troppo moderno e pulito delle didascalie.

dopo rughe e la casa, probabilmente ci si aspetta una storia del genere da un autore come paco roca, ma ci si mette pochissimo a ricredersi: la trama, nonostante alcune lunghe spiegazioni e i flashback, funziona benissimo, la narrazione segue tempi serrati ma mai troppo veloci, e in definitiva ci si ritrova all'ultima pagina di una storia d'avventura che ha il suo valore aggiunto proprio nelle grandi capacità di narratore che è roca.

nota di merito: la copertina mi ha stupita, è riuscita nell'effetto sorpresa tipico di quando di un libro arrivi finalmente alla parte in cui capisci perché è stato scelto proprio quel titolo, in questo caso alla fine ho capito perché è stata scelta proprio quella illustrazione.

(il libro sarà in vendita a partire dal 21 maggio)

lunedì 26 agosto 2019

the artist

quando le faine si radunano nella profonda baviera per suonare i loro pittoreschi corni, i falchi dell'arabia rifiutano gli ordini dei loro padroni e le volpi di lipsia si raccolgono per una danza di accoppiamento divinatoria, il mondo sta per ricevere un nuovo artista.
nel momento in cui nasce un artista, degli scienziati britannici subito individuano un fenomeno atipico noto col nome di "sospiro dell'universo".
per una frazione di secondo, viene misurata un'onda dalla frequenza particolarmente alta (che pare sia anche la causa del singhiozzo nell'uomo). questa scoperta insignificante segna sicuramente l'esistenza di un artista. appena l'embrione si schiude, il giovane artista è pronto per assorbire la tristezza del mondo.

eccolo, l'artista.
un gracile, spelacchiato, debole, quasi miserabile uccellino. puoi intravedergli le costole sotto le piume, puoi leggere la sua anima tormentata nei suoi occhi sgranati.
è un po' come noi comuni mortali, lì a cercare di tenere in equilibrio la sua vita tra il comico e il drammatico, a svicolare dal vuoto grottesco dell'apparenza per trovare il suo posto nel mondo, impegnato a lasciare una traccia significativa, densa, unica, immortale del suo passaggio, e magari, nel frattempo, a sopravvivere all'ordinario grigiore delle incombenze quotidiane.
perennemente sull'orlo di una crisi di nervi o pronto ad abbandonarsi a un attacco di panico, l'artista è costretto a subire vernissage banali per fare colpo su un certo critico d'arte o sopportare le umilianti richieste di amorevoli parenti che non vedono l'ora di abbellire il loro bagno con uno dei suoi disegni.
ci prova lui, l'artista, a vivere come una persona normale, ma non sa trattenersi davanti a un negozio di belle arti, non sa smettere di tremare davanti alle scadenze incombenti, non sa riprendersi dagli insuccessi.

anna haifisch arriva per la prima volta in italia grazie ad eris edizioni con il suo the artist (che sarà in libreria da domani 27 agosto), volume che raccoglie le tavole dell'omonima serie apparsa a puntate su vice e che quindi mantiene una struttura divisa in piccoli capitoli autoconclusivi, tessere di un mosaico che ci mostrano l'esistenza di questo essere fuori dall'ordinario.


con ironia crudele, un tratto tremolante e incerto - perfetto per raccontare la vita incerta e tremolante dell'artista - anna haifisch racconta il mondo dell'arte contemporanea, un circo di istallazioni assurde, di critici volubili e collezionisti da corteggiare, un mondo in cui quello più fuori luogo sembra essere proprio colui che dovrebbe esserne invece protagonista, il povero artista alla ricerca di comprensione e apprezzamento (e magari di clienti).


per tirare un sospiro di sollievo tra una disavventura e l'altra del povero pennuto (con il quale molti, anche non-artisti, si troveranno a sodalizzare dopo poche pagine) provate a cogliere tutti i riferimenti che la haifisch ha disegnato: all'inizio di ognuno dei mini-capitoli del libro una copertina-illustrazione riprende alcune icone artistiche tra le più famose e disparate, dal viandante sul mare di nebbia alla cuccia di snoopy, da la danza di matisse alle performance di marina abramovic.

venerdì 16 febbraio 2018

insecto


una perfetta famiglia borghese, ricca e per bene, una madre preoccupata di avere abbastanza roba interessante da raccontare alle amiche, un padre assente, gli hobby da ricchi.
lucas e lea sono fratelli, quasi coetanei: 15 e 16 anni. sono soli in un mondo assurdo, pieni di una sfrenata rabbia adolescenziale nei confronti della loro penosa famiglia, delle apparenze e di tutto il resto.


inizia tutto quasi per gioco, guardare dal buco della serratura e sapersi guardati, senza darlo troppo a vedere.
i dialoghi sono ridotti al minimo perché la passione tra loro due si alimenta di silenzi e sguardi di sottecchi che si soffermano maniacalmente sugli stessi particolari: bocca, mani, occhi, collo, gambe, pancia, seni.
nelle tavole di maria llovet i corpi diventano pezzi di carne carica di sensualità fino a scoppiare, frammenti di immagini rubati in un lampo che rimangono impressi come marchi sotto le retine, fotografie mentali di una sorta di catalogo erotico.
il gioco va avanti tra sguardi e carezze nascoste, in una continua sfida alla morale e al buon senso.
ti piaccio così tanto?
tra i due la passione esplode con ferocia in una casa sempre vuota, e il sesso sembra a volte un rimedio a quel senso di abbandono ineluttabile, una solitudine che fa più male di ogni violazione a qualsivoglia perversione.
maria llovet disegna i due fratelli così simili tra loro che a sembra si fondano insieme e nell'altro riescano finalmente ad amare se stessi, a trovare un rifugio al loro mal di vivere, a tirar fuori una rabbia che è mancanza d'amore e trasmutarla in un amore rabbioso e passionale, perverso, carnale, possessivo e totalitario.
è un mondo che esclude tutti non per vergogna ma per necessità quello di lea e lucas, un mondo sbagliato e dislessico che è quello che è e non intende preoccuparsi di cambiare.
la dislessia cui fa riferimento il titolo (insecto/incesto) si rispecchia anche nel loro rapporto che confonde e scambia i ruoli come se non ci fosse per loro altro modo possibile di amare, con quel senso di disperata immanenza dei quindici anni.
insecto è il racconto di sguardi rubati, di momenti fuggevoli che rimangono nella memoria, che annullano qualsiasi possibile linea temporale, un dilatarsi di un presente immobile e senza fine in cui l'arco è sempre teso al massimo e la freccia è sempre sul punto di prendere il volo. impossibile non farsi coinvolgere dall'urgenza e dal silenzio, impossibile non leggere dietro lo sgarbo di una così sfacciata violazione alle norme e di una così sfrenata carnalità la purezza di un sentimento assoluto e totale.

troppo facile parlare di benpensanti e scandali, insecto se ne frega degli arrovellamenti della morale (se mi inginocchiassi e fingessi di pregare, cosa chiederei a dio?), mette da parte la razionalità, bandisce le parole e si concentra sulle pulsioni che nascono da dietro lo stomaco, spostando il bersaglio dall'incesto all'atto ancora più perverso del rifugiarsi su un palcoscenico a mettere in scena una vita finta in cambio di qualche applauso, mentre dietro la maschera tutto appassisce e si decompone in silenzio, svelandosi solo quando ormai di quella perfezione non rimangono che ossa e brandelli di carne già consumata.
cosa ci fa più orrore? di cosa dovremmo davvero vergognarci?


sensuale, passionale, scevro da ogni banale retorica, il romanzo di maria llovet colpisce dritto al centro di quell'istintualità animalesca che, per quanto soffocata e nascosta, nessuno può mettere a tacere, riuscendo sorprendentemente a trattare un tema tanto scomodo senza banalizzarlo e distorcerlo con la lente curva di una qualche bigotta morale o volgare morbosità, rendendo giustizia a un sentimento che ha il coraggio dell'onesta e della disperazione.

lunedì 29 gennaio 2018

come sopravvivere nel grande nord

luke healy nell'introduzione a come sopravvivere nel grande nord ci racconta:
stefansson era convito che la sopravvivenza nell'estremo nord - ancora più a nord dei villaggi inuit che aveva visitato - fosse non solo possibile, ma facile.


cita poi le parole dell'avventuriere in cui, con immenso ottimismo, viene spiegato quanto effettivamente tale assunto sia vero, che il nord è pieno di risorse e quindi perfettamente vivibile anche per chi non ha una grande formazione.
seguono tre sequenze, di due pagine ciascuna:
- nella prima, un uomo incoraggia un suo compagno, evidentemente malato, chiamandolo capitano. il capitano tossisce sangue e cade dalla slitta su cui è disteso, finendo sulla neve a fissare il cielo.
- nella seconda, una donna torna a un minuscolo accampamento perso nel nulla dei ghiacci e della neve. ha catturato un uccello, pasto che dividerà con la sua gatta, quando si accorge di un orso polare proprio fuori dalla sua tenda.
- nella terza, un uomo è sdraiato sul divano, con in mano una bottiglia e la faccia di chi non è riuscito ad annegarci dentro il suo dolore. il telefono squilla, attacca la segreteria ma lui non risponde.

nelle due pagine successive, un'immensa notte stellata viene colorata da un'aurora boreale - la stessa della copertina - divisa in tre parti nette, verde, gialla e magenta, tre strisce di luce ondulanti, sature di colore, una al fianco dell'altra.


come le luci di questa aurora boreale, tre sono le storie che luke healy racconta, tutte in qualche modo collegata alla figura di stefansson - figura che poco ci mette a diventare poco più che un'ingombrante presenza quasi mitologica: quella del capitano bartlett e di kataktovic, il primo capitano della nave salpata dall'alaska nel 1913 verso l'artico, la prima organizzata per provare la teoria di stefansson, il secondo uno degli inuit che partecipano alla spedizione sopratutto in virtù della loro conoscenza del territorio e della loro esperienza tra i ghiacci.
la nave che stefansson, con il suo inguaribile e pericoloso ottimismo aveva giudicata perfetta per questo viaggio, si rivela presto inadatta agli sforzi che la attendono, e presto l'equipaggio dovrà fare i conti con gli imprevisti e i rischi che stefansson non aveva neppure provato a calcolare.


la seconda storia è quella di ada blackjack, donna inuit disperata dal tremendo stato di salute del figlio che non ha i mezzi per curare. siamo nel 1921 e stefansson ha organizzato la sua seconda spedizione verso il nord. necessaria, tra l'equipaggio, è la presenza di una sarta.
ada accetta il lavoro, benché preoccupata all'idea di allontanarsi dal bambino per un intero anno. la speranza è di poterlo portare in un ospedale in grado di curare la sua malattia.
anche questa spedizione non andrà per il verso giusto e anche qui stefansson non è che una presenza invisibile.

le due missioni, il capitano bartlett, ada blackjack e i disastri cui andarono incontro sono realmente esistiti, a differenza della terza storia, frutto della fantasia di healy, una traccia che in qualche modo collega non solo i personaggi vissuti circa un secolo prima di lui, ma che - senza forzature - chiarisce il concetto stesso del termine sopravvivenza.


in quarta di copertina: lottare per vivere, tra i ghiacci, tra le convenzioni borghesi, tra le dolorose scelte obbligate [...]. per capire il significato di quel riferimento alle convenzioni borghesi dobbiamo proprio scoprire terza storia.
protagonista è il professor barnaby, uomo decisamente poco avventuroso e per nulla affine allo spirito del rude uomo di mare o della madre disposta a sacrificarsi per il bene di suo figlio.
barnaby si è improvvisamente trovato con la carriera e la reputazione appesa a un filo: da tempo ha una relazione con uno studente, cosa che ovviamente è inammissibile in un campus universitario, e adesso che il suo segreto è venuto a galla, è stato allontanato dall'insegnamento.
gli si prospetta un lungo e vuoto anno sabbatico: senza amici, senza più un compagno, compagno, il giorno che lascia il suo ufficio scopre una targhetta che gli permette di scoprire che quella stanza era già stata  occupata in precedenza da vilhjalmur stefansson, esploratore famoso per la sua irresponsabile teoria sulla sopravvivenza nel nord.
solo e senza nessun impegno e con la complicità dell'amichevole bibliotecaria del campus, barnaby si immerge nella lettura dei diari e dei resoconti delle spedizioni organizzate da stefansson, scoprendo le difficoltà che gli equipaggi hanno subito nel più inospitale dei luoghi del pianeta, trovando, ormai troppo tardi, il rimedio a molti dei loro problemi e, questo con una tempistica migliore, un'alternativa al suo.

healy è un narratore nascosto che non forza mai la narrazione per collegare le tre storie e che esprime il suo punto di vista freddo e quasi asettico in una scansione narrativa precisa e rigorosa - tavole tutte uguali scandite da griglie regolari - che dedica quasi sempre lo stesso intervallo di pagine alle tre storie che si alternano durante la lettura e per ognuna sceglie una palette cromatica irreale e simbolica, dando a ognuna un colore dominante, i tre che ci aveva già mostrato nella sua aurora boreale a inizio del racconto.

come sopravvivere nel grande nord è un dramma collettivo senza esserlo, che si stempera non solo nell'atteggiamento di un narratore assente che affida la narrazione solo ai fatti e ai dialoghi, senza mai entrare nella testa e tra i pensieri dei suoi personaggi, ma anche nella distanza temporale e spaziale dei racconti che, ognuno a suo modo, raccontano l'inarrestabile e istintiva capacità degli esseri umani di voler sopravvivere anche nella più difficile delle situazioni, siano i ghiacci polari di inizio secolo scorso o l'amarezza della solitudine di un uomo dei nostri giorni.

venerdì 1 dicembre 2017

book blog tour "berlino 2.0" V tappa ~ intervista ad alberto madrigal

berlino è la libertà a discapito della realtà

margot si è trasferita a berlino carica di sogni e speranze, e in questa città le sembra che ogni possibilità sia effettivamente vera e pronta a farsi prendere al volo proprio da lei.
berlino è una città viva, piena di arte e di giovani che lavorano realizzando quello che desideravano, è facile trovare lavoro, anche per chi, come lei, vorrebbe farlo nell'ambito culturale...
ma davvero è tutto così facile? come è possibile che berlino sia un'isola felice in un europa in cui il lavoro è sempre più un miraggio, sopratutto per i più giovani?
la risposta è talmente facile che continuerete a non pensarci fino a che non leggerete questo libro.

berlino 2.0 è la nuova versione di una germania che era già stata l'ambita meta di chi era alla disperata ricerca di lavoro, è una berlino riconfezionata ad hoc per i ragazzi che da tutta europa partono cercando il loro futuro, con qualcosa di meglio però che una valigia di cartone, ed è un libro che, senza esagerare mai con i toni, con una pacatezza che accorda perfettamente testo e disegno, racconta con lucidità una generazione allo sbaraglio in un mondo completamente pazzo.

oggi c'è alberto madrigal con noi a chiacchierare un po' su questo libro, che ha disegnato insieme a mathilde ramadier, che si è invece occupata della sceneggiatura.

buona lettura! (alla fine dell'intervista le regole per partecipare al giveaway)


ciao alberto e benvenuto su claccalegge!
ci racconti come vi siete incontrati tu e mathilde ramadier e come avete deciso di raccontare la storia di margot, la protagonista di berlino 2.0?
Ci siamo conosciuti qualche anno fa in una social network di artisti a Berlino (Artconnect Berlin). All’epoca Mathilde stava scrivendo il suo primo fumetto (Rêves Syncopés, Dargaud 2013) e mi ha chiesto informazioni pratiche di come lavoravo io. Siamo diventati amici, mi ha detto che voleva scrivere una storia su Berlino e qualche anno dopo mi ha proposto di disegnarla, visto che l’avevo già fatto nel mio primo libro.
questo libro è un po' come il finale di una trilogia che era iniziata con un lavoro vero, però è anche il primo che non scrivi da solo. come mai questa volta hai deciso di realizzare una storia a quattro mani?
Dopo aver fatto due libri come autore unico ero sicuro di non voler disegnare storie scritte da altri. Per me, disegni e parole vanno molto legate. Quando Mathilde mi ha proposto di fare il libro insieme ero pronto a rispondere di no, ma pensandoci bene, ho capito che potevo prenderlo come una cosa diversa. Potevo fare il regista con i disegni, decidere come raccontare la storia, ma senza preoccuparmi di essa. Per fare questo, comunque, mi serviva libertà assoluta nella narrazione. Non riesco a disegnare se lo sceneggiatore mi dà ogni dettaglio de come dev’essere costruita la pagina, ma con Mathilde non è stato un problema. Lei ha scritto i dialoghi e mi ha detto i luoghi quando erano importanti per il senso della scena. Per il resto, ero libero di scegliere quante vignette usare.
il tema principale delle tue storie è il lavoro, che poi credo sia un po' l'ossessione di tutta la nostra generazione, e infatti di quella generazione racconti nei tuoi libri. nel tuo primo graphic novel, un lavoro vero, c'è una sorta di paradosso perché in effetti tu hai scritto un fumetto in cui racconti quanto sia difficile lavorare come artista e considerarlo un lavoro, appunto, vero. ma mentre disegnavi e scrivevi, come hai superato questa contraddizione?
L’ho superata fino a un certo punto.
Da un lato ho capito che questo è quello che volevo fare nella vita ed essendo un’attività che ha bisogno di molto tempo, 1-2 anni per libro, l’unico modo è prendendolo come un lavoro, scrivendo e disegnando anche quando di voglia non ne ho. Se lo facessi ogni tanto per divertimento, non finirei mai un libro completo.
Dall’altra parte, è difficile pensare che sia un lavoro “vero” quando non ti fa guadagnare abbastanza soldi per campare. Il primo libro mi è servito per ragionare su questi temi, che come dici tu, sono diventati una mia ossessione. Ma quando ho finito il libro ho capito che l’importante non erano i soldi ma la voglia di raccontare storie e disegnarle.
in berlino 2.0 la città più che un'ambientazione per le azioni dei personaggi, è protagonista con le sue promesse a volte disattese e le sue contraddizioni. fino a un paio di generazioni fa - sopratutto per i siciliani come me - la germania era quasi una sorta di terra promessa, dal tuo punto di vista come la vedi adesso? davvero è così tanto uguale agli altri paesi europei, con i giovani in crisi, il lavoro che non conosce diritti, eccetera?
Non saprei risponderti. Nel senso che, la storia che racconta Mathilde non è quella che io personalmente ho trovato qui, anche se ne ho sentito parlare da altre persone. Io mi trovo in una situazione particolare in cui lavoro da solo, addirittura per altri paesi, quindi non ho un contatto diretto con il mondo lavorativo in Germania. L’unica volta è stata alcuni anni fa, quando ho lavorato in una startup di videogiochi e ho avuto un'esperienza molto positiva. Ora mi rendo conto che sicuramente sono stato fortunato.
La storia di Berlino 2.0 fa vedere il contrasto tra esperienze diverse a quelle che racconto nei miei primi libri, e per questo motivo era interessante concludere la trilogia con questa storia. 
sul tuo blog negli ultimi tempi abbiamo letto storie che hanno un tono diverso da quello di questi libri, più allegro se mi passi il termine. pensi che svilupperai il racconto della tua storia e quella della tua famiglia in un libro? o comunque, hai nuovi progetti in mente?
Di solito quando lavoro a un libro vengono fuori dei temi di cui sono preoccupato senza rendermene conto. Forse è un modo di digerirgli in qualche modo.
Invece il blog nasce da situazioni buffe che non vedo l’ora di raccontare per fare sorridere a qualcuno che ho in mente nel momento della scrittura. Se poi la storia viene bene, succede questa cosa magica per cui più persone si riconoscono.
A me piacerebbe molto se un giorno tutte quelle storie del blog fossero raccolte in un libro, perché hanno un filo conduttore che racconta la mia vita in questi anni.
Se invece la tua domanda è se svilupperei un libro della mia storia e quella della mia famiglia che non c’entra con il blog, non lo so. Da un lato mi sento molto comodo scrivendo usando la autobiografia come base, ma mi spaventa l’idea di far vedere troppo su delle persone che mi stanno attorno. Quando fai una storia, i personaggi, pur nascendo da persone vere, vengono cambiati per assecondare il racconto. Questo lo sai tu che scrivi, ma non è facile da accettare da chi lo legge e conosce quelle persone.
A parte questo, ora sono nella fase di scrittura di un nuovo fumetto che finalmente (spero), non parla del lavoro. :)
ti ringrazio per averci dedicato il tuo tempo, in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti! a presto! 
Grazie a te, è stato un piacere!
per partecipare e poter vincere bisogna:
- mettere mi piace alla pagina facebook bao publishing
- diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti
- commentare tutte le tappe del blog tour
- condividere il blogtour sui social
- compilare il form con i dati (per il givaway)
- il giveaway  termina il4 dicembre!

ed ecco tutte le tappe del blog tour!
22 novembre fangirl in love with books ~ videorecensione e annuncio giveaway
24 novembre i bookanieri ~ recensione
27 novembre oh ma che ansia ~ videorecensione
29 novembre la tana del booklover ~ recensione
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mercoledì 20 settembre 2017

quello che mi sta succedendo

quello che mi è successo è che ho iniziato a leggere questo libro - su cui avevo aspettative altissime e quindi stavo un po' in ansia da e se non mi piace? mi hanno detto tutti che è meraviglioso, non è che poi sono una cretina insensibile io? - e dopo un paio di pagine ho dovuto chiudere tutto. posarlo. respirare. rileggerlo. chiuderlo ancora, andare avanti, tornare indietro, leggere e rileggere le stesse frasi, divorando parola per parola, rigirarmele in bocca, farle mia, lasciarle piombare nello stomaco e far sconquassare le budella centimetro per centimetro.
questo è quello che si perde quando non si legge: l'emozione e le assurde reazioni fisiche dell'innamoramento.


quello che mi sta succedendo è il primo romanzo di miguel brieva, autore spagnolo che vanta un lungo curriculum, tra collaborazioni con pubblicazioni varie, riviste da lui fondate e dirette, progetti di animazione e illustrazione, e il gruppo musicale las buenas noches.
un artista poliedrico e impegnato, e quello che mi sta succedendo è non solo lo specchio perfetto di una generazione - la nostra - ma anche di una mente critica, creativa e capace di un'analisi molto più lucida di quanto il leitmotiv della storia non voglia lasciare intendere.

protagonista e voce narrante è victor, ex bambino che parlava con le pietre, attuale ultratrentenne geologo e disoccupato, alle prese con la depressione, una psicologa pagata poco, pasticche che non vuole prendere, un diario che non leggerà mai nessuno e allucinazioni se non fastidiose quantomeno invadenti.
come tanti trentenni di oggi sicuramente pensa che la laurea stampata di morbida carta pretagliata sarebbe stata più utile visto l'unico utilizzo che se ne riesce a trarre, passa da un lavoretto insoddisfacente e mal pagato a un altro lavoretto insoddisfacente e mal pagato, trascorre le giornate con altri giovani intraperdenti (no, non è un refuso) nel piccolo parco del quartiere, a fumare canne e cercare un modo per trascinare al guinzaglio una vita difficile come un mulo che non vuole saperne di andare avanti. le reazioni di questi ragazzi sono tanto interessanti quanto variegate: da chi si rifugia nello sballo perenne, chi si perde nella depressione e passa giorni e giorni interi a letto, a chi si arrangia a moderno robinson crusoe, come se il mondo là fuori fosse naufragato e soltanto noi sperduti nella nostra piccola isola senza nome, fossimo gli unici sopravvissuti.

siamo noi gli inesistenti e implausibili lettori dei suoi diari e deliri, nella paradossale situazione di lettori fuori dalle pagine e di disoccupati disillusi e disperati come victor, dentro e fuori la sua storia allo stesso momento. ed è a noi soltanto - gli uomini invisibili, in quanto tali, non contano, giusto? - che victor rivela l'esistenza delle sue allucinazioni, facendocele vedere e sentire come se fossimo lui, lasciandoci confondere realtà e fantasia in un delirio sempre più grande, in cui i sogni e le alterazioni schizoidi del reale sono in effetti più ragionevoli del reale stesso.

le allucinazioni di victor sono emblematiche e significative, a partire da aparicio - un pupazzetto dall'aspetto tenero e rassicurante ma un gran figlio di puttana dentro, incarnazione del concetto stesso di consumismo e capitalismo - e continuando con le apparizioni nei riflessi, (spoiler, evidenziate per leggere), prima un uomo di neanderthal, poi pian piano qualcuno si aggiunge fino a diventare una folla, donne con bambini, vecchi, gente abbigliata di costumi tipici scomparsi, la grande massa dei perdenti, degli sconfitti, degli schiacciati, di tutti quelli a cui, con prepotenza e violenza, è stato negato il futuro, proprio come victor, distrutto da una società che lo tratta come uno scarto non necessario al fine di un'evoluzione più economica che sociale. un'immagine potente e densa come poche, mi ha davvero fatto accapponare la pelle.

non manca ovviamente lo scontro generazionale, anche questo sintomo di un sistema malato che non vede oltre la punta del proprio naso e che per questo prima o poi crolla sotto il suo stesso peso, inteso sopratutto nell'ottica (cito la frase di un'amica che penso renda perfettamente l'idea) che un cazzo in culo agli altri è un fuscello di paglia, anzi, il suono di un violino, per via della totale mancanza di empatia e di interesse di chi ha vissuto di certezze, ha insegnato il valore di quelle certezze, ha costruito un modello sociale, culturale ed economico basato su quelle certezze e ora pretende che chi ha perso tutto si arrangi, e che per favore lo faccia in silenzio e con il sorriso sulle labbra. e di fretta anche, grazie.

quello che mi sta succedendo comincia quindi come il diario - imposto come terapia psicologica - di un ragazzo depresso e allucinato per farsi via via cronaca di un mondo impazzito e cannibale, grottesco e persino più irrazionale di un ficus che discute di filosofia in una sala d'attesa.
e - come dicevo all'inizio del mio personalissimo entusiasmato delirio - nella costante ed esponenziale perdita di contatto con quella realtà che siamo abituati a pensare, con il pretesto dell'allucinazione e del disagio psicologico, si delinea finalmente in modo chiaro e sincero, tutta l'incoerenza e la follia della verità dei nostri tempi e del nostro mondo.

compratene una copia da leggere, da amare, da rileggere e rifletterci sopra fino a farvi passare il sonno e una da sbattere più volte in faccia a chi continua a sostenere che i fumetti sono uno stupido passatempo per ragazzini pigri.

lunedì 11 settembre 2017

commenti randomici a letture randomiche (41)

direi che il blocco del lettore - almeno con i fumetti - mi è definitivamente passato. il prossimo passo è riuscire a finire almeno un romanzo o un libro di racconti (ne ho iniziati almeno quattro o cinque), ma intanto mi sento già più tranquilla.
non riuscire a leggere mi mette ansia: io sono una che legge, se non leggo, chi sono?
comunque, continuo a far fuori un po' di roba dalle pile che avevo accumulato e continuo - vi prego fermatemi! - a recuperare roba nuova. poi, ora che ci sono gli sconti bao e bd, ho preso un paio (ma proprio poche, giuro!) di titoli che volevo da un sacco di tempo (beh, uno è una novità, però vale lo stesso), ma vi farò vedere tutto il malloppo quando arrivano gli ultimi due acquisti, così ne approfitto pure per fare la tbr di settembre.

in realtà i titoli che dovrei mettere qui sono tantissimi, quindi penso che dividerò il post in più parti, così evito di esasperarvi con papiri infiniti.

visto che mi sento un po' orfana di ms. marvel (quando esce il quarto volume? quando???) mi sono buttata senza pensarci troppo su moon girl e devil dinosaur. in realtà, fin dal momento in cui era stata annunciata, me ne ero innamorata: una ragazzina geniale e un dinosauro gigantesco. come facevo a rimanere impassibile?
per l'ennesima volta il mio fiuto ci ha preso.
ammetto di non amare troppo i fumetti pieni di supereroi in tutina che scazzottano il nemico di turno, con le loro virili mascelle squadrate e i fiumi di testosterone che scorrono per tutte le pagine, quindi sono felicissima di queste nuove serie che marvel sta proponendo, che hanno per protagoniste ragazzine come quelle che potremmo incontrare per strada (o - anagrafe permettendo - potremmo essere), che riescono a essere delle eroine pur non dimenticando la loro vita ordinaria.
in questo (e nello stile di disegno molto cartoonoso ed espressivo), moon girl e devil dinosaur mi ha ricordato molto ms. marvel, ed è stato uno dei motivi per cui mi è piaciuto un sacco.
lunella lafayette ha nove anni, è un genio e vorrebbe riuscire a cambiare il mondo in cui vive, un mondo minacciato da esperimenti fatti migliaia di anni prima da un popolo alieno che hanno reso inumani alcuni... umani e che ora stanno, per mezzo delle nebbie terrigene, risvegliando queste mutazioni. ha scoperto di essere lei stessa una potenziale inumana e non ha alcuna intenzione di diventare qualcosa che non è, ma per farlo ha bisogno di un proiettore omni-onda kree, roba che certo non si trova al supermercato vicino casa.
la scuola l'annoia e gli amici non le interessano più di tanto, il suo unico e vero obiettivo è evitare la trasformazione, nonostante il suo strano modo di comportarsi, di passare il tempo a inventare aggeggi assurdi mettano i suoi genitori in un comprensibile stato di ansia.
contravvenendo a qualsiasi regola, lunella non solo ha costruito un enorme laboratorio segreto sotterraneo, ma esce spesso di notte alla ricerca del proiettore kree fin quando... beh, ne trova uno proprio vicino casa. tutto sarebbe perfettamente risolto, non fosse che in qualche modo assurdo, dalla preistoria arrivano degli uomini violenti (e decisamente ipertricotici) che vogliono sottrarre il proiettore e un dinosauro (!) rosso che da loro la caccia e che in qualche modo sembra legato a lunella, che - passato il primo ragionevole momento di panico - capisce che il lucertolone vuole aiutarla a impadronirsi di nuovo dell'oggetto che potrà salvarla dal suo destino misterioso e men che mai desiderato: insieme faranno squadra, diventando moon girl (mai nome fu più azzeccato), con tutti i suoi assurdi attrezzi, stivaletti a molla compresi che fanno tanto paperinik, e devil dinosaur (che poi devil non è affatto cattivo, anzi, è un tenero cucciolone dagli occhi dolci, ma è il suo nome e ci possiamo fare ben poco).
ho, come sempre (o quasi), cercato di non spoilerare nulla perché questi primi sei episodi sono appassionanti e divertenti più di quanto qualsiasi riassuntone potrebbe mai farvi realizzare, e vale la pena scoprire tutti i dettagli della trama leggendoli, senza rovinare sorprese e colpi di scena.
se avete apprezzato ms. marvel con kamala khan (di cui su claccalegge abbiamo parlato qui, qui e qui), allora mi sa che questo non potrà che piacervi da morire. preparatevi però a desiderare il secondo numero così fortemente da farvi venire l'orticaria, il finale è davvero da sadici!

altra uscita recente - recuperata come dicevo prima in occasione degli sconti - è giant days 2 (del primo volume ne avevo parlato qui), in cui continuano le vicende universitarie, o meglio da campus universitario, di susan, daisy ed esther.
tra esami completamente dimenticati, vecchi rancori, nuovi amori e fiamme che si riaccendono, le nostre tre sono costrette a barcamenarsi in situazioni assurde che non possono che strapparci una risata e che fanno tanto sit-com nonostante il tempo passato sul divano sia poco.
esther dovrà fare i conti con le più improbabili lezioni di recupero della sua vita e con una cotta sbagliata ma che più sbagliata non si può, a susan toccherà rispolverare una vecchia lite, cacciandosi in un guaio gigantesco, mentre dovrà riuscire a tenere nascosto alle amiche un rapporto che teme possa farle soffrire, mentre la dolce e ingenua daisy continuerà a interrogarsi su se stessa e sul suo primo amore fiorito e appassito così brevemente da non averle dato neppure il tempo di capire davvero cosa desidera, ma nonostante tutto le tre amiche peggio assortite della storia riusciranno a mantenere saldo il loro rapporto almeno tanto quanto noi rimaniamo saldi  alle pagine, aspettando le loro prossime avventure.
in questo volume la disegnatrice max sarin si affianca a lissa treiman, realizzando gli ultimi due capitoli: la differenza all'inizio è un po' spiazzante, ma man mano che si va avanti nella lettura - bastano poche pagine a dire il vero - il tratto si fa più morbido e più simile a quello della treiman.
il consiglio è di recuperare assolutamente questa serie, sopratutto adesso che potete approfittare degli sconti!

cambiando completamente atmosfera, volevo consigliarvi due libri decisamente più cupi: il primo è da altrove e altri racconti, edito da eris edizioni, un rifacimento a fumetti di alcune storie di h.p. lovecraft a opera di erik kriek.
ora, tocca ammettere che non ho mai letto nulla di lovecraft e che l'horror non rientra affatto tra i miei generi preferiti, ma questo libro mi ha coinvolta e affascinata (e un po' inorridita, ma altrimenti che horror sarebbe?) dalla prima all'ultima storia.
cinque racconti, alcuni brevissimi altri un po' più lunghi, in cui non solo orrore e mistero sono indiscutibilmente i veri protagonisti, ma che kriek ha saputo rendere meravigliosamente con dei disegni dettagliatissimi, a volte molto eleganti, altre - quando serve - a dir poco grotteschi, calando gli inconsapevoli personaggi dei racconti in un'atmosfera sinistra e nebbiosa, carica di quell'umidità e di quell'odore di stantio che non lascia presagire mai nulla di buono, e trascinando con loro anche il lettore.
il primo racconto - forse quello più inquietante per me - è un lungo monologo, una lenta presa di coscienza di un protagonista - l'estraneo del titolo - che vedremo solo riflesso in uno specchio alla fine della storia e con cui inevitabilmente ci identifichiamo per tutta la lettura: dove si trova? e perché si trova lì? cosa è successo prima di quel momento? chi è? e cosa succederà dopo? non c'è alcuna possibilità di rispondere a queste domande, tutto il racconto è l'esempio perfetto dell'espressione paura dell'ignoto, di quello che non si conosce e non ci è dato conoscere, immerso nel buio assoluto, nel silenzio squarciato di tanto in tanto da luci accecanti che si fanno largo a forza tra gli inchiostri nerissimi e fangosi del disegnatore olandese. assolutamente terrificante e ansiogeno, e forse proprio per la brevità della storia e per la scarsa presenza del fattore soprannaturale, ancora più sconvolgente delle storie successive.
se siete amanti del genere non può mancarvi, ma se sono riuscita ad apprezzarlo io, che ho il terrore assoluto di qualsiasi storia anche solo vagamente spaventosa, penso proprio che difficilmente qualcuno potrà non godersi la lettura.

poi c'è gli amari consigli di nicolò pellizzon, un autore che mi piace tantissimo anche se ammetto di non riuscire sempre a seguirlo e a capirlo, però sinceramente non mi importa e vado avanti a godermi le belle sensazioni che mi da.

la storia, brevissimamente e senza troppi spoiler, è questa: sara ha finito da poco l'università, e come tanti altri, saltella da un lavoretto triste e per nulla appagante all'altro, in attesa che la ruota giri e che qualcosa di più dignitoso appaia all'orizzonte anche per lei, ingannando l'attesa in un cinemino che il pomeriggio trasmette b-movie prevalentemente horror.
se state pensando ehi, ma sono io, sappiate che siamo svariate migliaia, ma il punto non è questo, ma che sara ha da sempre delle visioni di creature quasi infernali, mostruose e spaventose che la mettono in guardia da una presunta apocalisse che sta per compiersi e che dipende dalle sue scelte e dalle sue azioni.
non troppo rincuorante e ad essere sincera, io cambierei genere di film, ma non è questo il punto.
cosa le resta da fare? seguire quelle voci, credere che siano reali, che possano salvarla, o affidarsi allo psicologo, alle medicine e al buon senso?

il peggio di questo fumetto - così ci togliamo subito il dente - è che non ha un vero e proprio finale.
non nel senso che il finale è aperto, ma proprio che sembrerebbe che la storia debba continuare un un fantomatico atto secondo che non esiste.
la cosa migliore è che non cambia assolutamente nulla che un finale propriamente detto ci sia oppure no, perché nell'assoluta irrazionalità della storia - tra demoni alati facce gigantesche e frasi ermetiche dal sapore esoterico - l'unica cosa che si avvicina alla vita reale è proprio questa: la vita non ha un senso, non ha un punto di arrivo o, peggio, una morale come nelle favole. l'esistenza è solo un lungo flusso di cose che accadono e che solo a volte e non troppo a lungo sono collegate tra loro. poi, si può più o meno arbitrariamente chiamarle storie, dargli un punto di inizio e una fine, ma non è realistico, e lo sappiamo benissimo.
è un po' come guardare per qualche giorno la vita di sara e poi volgere lo sguardo da un'altra parte. però per quel po' che si scorge, vale la pena.

il tratto di pellizzon è di quelli che si odiano o si amano, e io lo amo alla follia, sopratutto per il suo modo unico di rendere la stessa figura elegante e grottesca al contempo, di saper delineare figure flessuose con un tratto pesante e quasi grezzo, di rendere vivi ed espressivi i giganteschi, quasi alieni, occhi neri e senza luce dei suoi personaggi, senza parlare delle spettacolari splash page in cui le visioni di sara turbinano, si sovrappongono, annullano lo spazio e il tempo e ci fanno precipitare in una dimensione in cui nessuna regola è più valida.
una meravigliosa follia che non posso che consigliarvi.

a metà strada tra il fumetto e l'illustrazione, vi consiglio fortissimamente di recuperare nomi, cosi, animali di fabio magnasciutti, edito da barta.
un volume corposo (di cui ho adorato l'impaginazione, che fa godere appieno delle immagini senza lasciare che si perdano nella piega della rilegatura) ricco di vignette che sanno mischiare con un'intelligenza sconfinata grazia, ironia, poesia e un'abbondante dose di veleno.
magnasciutti gioca non solo con le parole, ma con le manie, le mode e spesso l'orrore dei nostri giorni, senza risparmiare nessuno e sempre senza perdere un colpo, senza scadere nel banale o peggio che mai nel volgare.
a ogni vignetta si rimane spiazzati: che faccio ora? rido? piango? mi arrabbio? e decidere è impossibile, così ci si può solo complimentare con il genio di questo autore che ho scoperto per caso e di cui mi sono innamorata immediatamente.

mercoledì 29 marzo 2017

the wicked + the divine 1

ogni novant'anni dodici dei si incarnano in altrettanti ragazzi.  
vengono amati. vengono odiati. 
nel giro di due anni sono tutti morti. 
sta succedendo ora. 
sta succedendo di nuovo.


beh, ammettiamo che l'idea di divinità che si incarnano in esseri umani non è esattamente la più originale e innovativa, anzi, è una delle storie più di moda degli ultimi duemila anni, ma kieron gillen e jamie mckelvie hanno saputo aggiungere una chiave decisamente nuova, partendo dalla questione chi, oggi, è amato o odiato follemente da milioni di persone?
che domande, le popstar ovviamente.
ed ecco qui l'ambientazione per the wicked + the divine: dodici divinità incarnate in dodici belle, giovani e famose popstar.


the wicked + the divine non si prefigura affatto come una storia semplice: oltre all'ovvia domanda perché ogni novant'anni dodici divinità dovrebbero reincarnarsi in dodici ragazzini? ci sono dodici personaggi di cui scrivere le storie, analizzarne la psicologia, capire come reagiscono a questo loro assurdo destino, quali sono i rapporti tra loro e come si relazionano con il resto del mondo.
di tutto questo, nel primo volume, c'è veramente poco.
insomma sì, c'è un difetto in questo volume, e tanto vale togliersi subito il dente: di trama ce n'è poca e niente.
l'attenzione si concentra sopratutto su laura, una fan sfegatata di buona parte delle divinità che incontreremo in queste prime pagine, uno dei personaggi - almeno al momento - più insulsi che si potrebbero immaginare. laura è una fan, e, come ogni fan, vorrebbe poter somigliare ai suoi idoli. tutto qui. non usereste molte altre parole per descriverla.
ed è una fan fortunata, visto che si ritrova a conoscere da vicino alcuni dei suoi idoli, trovandosi coinvolta però, come testimone di un omicidio di cui viene accusata lucifero, che in questa reincarnazione è una bella ragazza un po' androgina che somiglia un sacco a david bowie.
lucifero si professa innocente e laura vuole provare a scoprire chi, tra gli altri dei, è realmente colpevole di quanto accaduto.
il resto della storia serve a introdurci gli altri personaggi: amaterasu, bellissima e un po' frikkettona, sakhmet, una dea-gatto che ricorda parecchio rihanna, morrigan e baphomet, due tizi che sembrano usciti da una band visual-key con una passione per il gothic, baal, un rapper che - da bravo rapper - ha un debole per l'eccesso e il cattivo gusto e ananke, la più vecchia delle divinità, quella che sembra essere il fulcro immobile di tutto questo lungo processo di reincarnazioni e morti, il personaggio fino ad ora più misterioso ed affascinante.

quindi poco e niente su tutto quello che vorremo sapere, solo tanta carne al fuoco da far invidia a una pasquetta palermitana, ma in compenso il background di quella che sarà la vicenda è ben descritto: divinità/star adolescenti e capricciose, adorate da stuoli di fan in un contesto che più glamrock di così diventa jem e le holograms, nessuna reticenza a mostrare scene di violenza e, già in questi primi capitoli, colpi di scena a gogò.
siamo solo all'introduzione praticamente, ma le premesse per una storia intricata e appassionante ci sono tutte, quindi... buona lettura e buona ansia fino al prossimo volume!

lunedì 27 febbraio 2017

commenti randomici a letture randomiche (29)

e dunque, ci risiamo con il post riassuntone!
in questi tempi ho letto un sacco di belle cose, dividerò tutto in due/tre post di questo genere perché è davvero troppa roba. non riesco a trovare facilmente il tempo per scrivere qui, mi riduco spesso a tarda notte, ma ci tengo a scrivere due righe su questi titoli, perché meritano tutti.

il primo è soppy, la raccolta di vignette e illustrazioni di philippa rice uscita pochi giorni fa per bd edizioni. puntavo questo volumino già da mesi, l'avevo trovato in inglese ed ero tentata di prenderlo, ma per fortuna l'annuncio di bd è arrivato per tempo.
in soppy l'autrice racconta con estrema semplicità (anche i disegni sono molto semplici, tutti realizzati in nero, rosso e bianco, lineari ma espressivi, sintetici ma con una grande attenzione ai dettagli, il che rende questo libretto molto interessante dal punto di vista strettamente visivo), ma grande efficacia, la vita di coppia, i momenti quotidiani vissuti insieme alla persona che si ama.
sono quelle scene di ogni giorno, quei momenti anche forse banali che si riempiono di significato in virtù dell'affetto profondo e sincero che lega due persone.
così, dai primi momenti insieme, fino a quando si decide di convivere, philippa rice racconta la storia sua e di luke, il suo ragazzo, che è un po' la storia di tutti. è facile riconoscersi in almeno una di queste pagine: stendere il bucato, girare per librerie, accoccolarsi sul divano a leggere un libro, montare una - immancabile - libreria ikea o guardare i fuochi d'artificio insieme in mezzo alla folla. questi momenti diventano preziosi, da immortalare e ricordare, perché, anche se non succede niente, sono proprio questi che, tutti insieme, raccontano una storia d'amore. in fondo, come leggiamo sulla quarta di copertina, il vero amore non è solo nei grandi gesti romantici.
soppy è un libretto dolce, che sa far sorridere, che più che farsi leggere si lascia sfogliare, una pagina dopo l'altra, che più che raccontare qualcosa di nuovo, ci da modo di rivivere la nostra storia, di poter dire a qualcuno ehi guarda, questo sei tu! fai proprio così!.
a me è arrivato per san valentino, momento perfettamente in tema con l'atmosfera del libretto, ma, fossi in voi, non aspetterei il prossimo febbraio per recuperarlo.

cambiando completamente genere, passiamo ad abraxas, una raccolta di racconti sia già editi in varie riviste e antologie, sia inediti di nicolò pellizzon.
di pellizzon avevo letto solo la storia del dylan dog color fest a cui ha partecipato qualche mese fa, ma il suo modo di disegnare, le sue atmosfere un po' cupe e un po' mistiche mi attraevano già da parecchio tempo.
attraverso vari racconti, tutti un po' surreali e onirici, pellizzon racconta del piccolo nulla che ognuno di noi ha dentro di sé, quel qualcosa che, proprio sotto il nostro cuore, si nutre delle nostre gioie, delle passioni, della stessa vita. un piccolo nulla personale, collegato a quello di tutti gli altri, una parte di un grande nulla: il grande nulla è stato dio da vivo. e anche da morto.
non aspettatevi i classici racconti in cui la trama segue percorsi semplici e lineari, anzi: le storie di abraxas sono oscure e misteriose, e proprio in questo sta il loro fascino.
pellizzon ci fa addentrare di qualche passo in un universo misterioso, magico e pericoloso, a tratti macabro ma sempre fatalmente attraente, elegante e sensuale anche quando grottesco, illustrato in modo meraviglioso dal suo stile unico, pieno di neri densi e pesanti, linee sinuose e personaggi affascinanti.
a me piacciono da matti questo genere di atmosfere, per cui non posso fare altro che consigliarvi di andare qui e recuperare questa piccola antologia autoprodotta.

per ultimo, il secondo volume di paper girls.
non so proprio come parlarvene, ho finito di leggerlo e ho pensato cosa-cazzo-ho-letto!
se il primo mi aveva conquistata, con questo posso tranquillamente inserire paper girls nell'empireo dei fumetti-che-non-potete-proprio-perdervi.
sopravvissute al più terrificante halloween di sempre, le nostre si ritrovano catapultate nel futuro, un terrificante 2016 in cui erin incontrerà una sé stessa quarantenne che non ricorda nulla di quello che lei sta vivendo. insieme alle sue amiche, andrà alla ricerca di kj, scomparsa durante il salto temporale.
il futuro non è dei più rosei, le entità che le minacciano sono arrivate anche qui, e se pure la erin del futuro riuscirà ad aiutarle, ci sono più pericoli di quanto non si possa immaginare.
le quattro ragazze, che in fondo dovevano solo consegnare dei giornali, si sono ormai rese conto di essere al centro di una battaglia senza esclusione di colpi, una lotta generazione nel senso più letterale del termine - adolescenti contro adulti - la cui origine e il cui scopo sono ancora misteriosi. oh, e non sono certo solo questi i misteri da chiarire, eh. sto cercando di non spoilerare troppo, ma vorrei proprio poterne parlare con chi l'ha letto per ascoltare qualche teoria, esporre le mie e fare congetture sui prossimi episodi. oh, se vi va scrivetemi, eh! il finale di questo volume mi ha lasciata con il fiato corto. ho bisogno di andare avanti prima possibile, intanto voi fidatevi e recuperate entrambi i volumi finora usciti, del primo ho già parlato qui.