venerdì 26 maggio 2017

stranger things

sto piano piano cominciando a smettere di sentirmi fuori dal mondo, ho recuperato tutte le prime sei stagioni del trono di spade (alle prime ammazzatine chiudevo gli occhi dietro il primo peluche che beccavo in giro, dopo un po' ho cominciato a non battere ciglio) e mentre impreco nell'attesa della settima stagione, mi sono finalmente convinta a fare l'abbonamento a netflix e vedere finalmente stranger things.
insomma, sto sempre più scivolando in un universo in cui il problema di non avere una vita sociale diventa facilmente risolvibile e non credo di volerne uscire troppo presto.
e ok, so di avere milioni di libri e fumetti di cui parlarvi, ma volevo per forza scrivere due parole su questa serie perché - scusate tutto l'entusiasmo, ma è la prima volta che guardo qualcosa che viene etichettato come horror, anche se so che è taaanto blando, ma a me è bastato, grazie - mi è piaciuta da matti e mi ha lasciata tutta fangirlante ed emozionata e desiderosa di vedere subito il seguito, di comprarmi una maglietta con il logo sopra e di scriverne qui, spalando valanghe di esaltazione.


ok. penso che tutto il mondo abbia detto e ripetuto milioni di volte che buona parte del successo di questa serie sia dovuto all'effetto nostalgia per via dei tantissimi riferimenti ai film e alla cultura nerd degli anni '80, quindi non lo ripeterò.
ma non credo che il punto sia solo quello. i miei ricordi partono più o meno dagli anni '90 (oh, come mi sento giovane adesso!) e non ho mai giocato una partita di dungeons and dragons (oh, come mi sento poco nerd adesso!), e non ho mai visto nemmeno tutti i film che vengono citati in tutti gli articoli su stranger things (oh, mi sento proprio una persona orribile adesso!), eppure giuro che mi sono divertita da morire lo stesso, perché i riferimenti agli anni '80 ci sono, ovvio, ma sono rivisitati in un'ottica  molto moderna, il che significa sopratutto niente filler e niente tempi morti, niente di quella lentezza tipica della roba anni '80 che a me fa diventare pazza.

stranger things vince sopratutto per l'estrema semplicità della storia e dell'ambientazione: in una piccola cittadina americana (quelle in cui tutti conoscono tutti e tutti si fanno gli affari di tutti), hawkins, un ragazzino di dodici anni, will, sparisce in circostanze misteriose.
contemporaneamente, in circostanze altrettanto misteriose, compare undici, una ragazzina dal passato oscuro.
da qui cominciano a dipanarsi trame e sottotrame strettamente collegate tra loro, che man mano si andrà avanti nella storia convergeranno verso un unico punto, divise principalmente in tre filoni: quello degli adulti, quello degli adolescenti e quello dei bambini.
la scomparsa di will e l'arrivo di undici portano presto alla consapevolezza che si tratti di qualcosa di più di semplici fughe o rapimenti: cose strane, spaventose e inspiegabili iniziano ad accadere, e tutte sembrano, in qualche modo, condurre nella stessa direzione...


è assolutamente inutile stare a farvi il riassuntone della trama, perché di certo avete già visto stranger things prima di me o, se ancora non vi siete fatti convincere, spoilerarvi sarebbe veramente una pessima idea, quindi parliamo di altro.
ci sono, oltre ai richiami agli anni '80 e l'effetto nostalgia, almeno altri quattro aspetti che secondo me hanno reso questa serie così amata e popolare: in primo luogo i personaggi, che nonostante il poco tempo concesso loro (la serie è più che altro un "film lungo otto ore", come hanno dichiarato i creatori, i fratelli duffer) sono riusciti a far emergere le loro personalità.
certo, i ruoli sono un po' stereotipati, nel senso che è facile incasellarli in categorie ben precise (la madre angosciata, il poliziotto che se ne frega delle regole, gli amici fidati, il ragazzo chiuso e senza amici, la ragazza sciocca e pronta a cacciarsi nei guai eccetera), ma nonostante questo sia l'interpretazione degli attori sia la sceneggiatura hanno permesso a tutti di svilupparsi e emanciparsi di tanto dalla definizione di personaggio-macchietta, da quello che è semplicemente il loro ruolo, per diventare persone che si comportano in modo coerente al contesto.

il secondo punto di forza, come accennavo sopra, è la semplicità della storia, il che non vuol dire che la trama sia banale e senza sorprese (anzi!), ma che, dato l'imput (scomparsa di will - comparsa di undici) tutti gli ingranaggi iniziano a muoversi in modo perfetto, non si perde mai, nemmeno per un attimo, l'interesse per quello che succede, quale che sia il filone - bambini/adolescenti/adulti - che stiamo seguendo, non c'è nemmeno un attimo di fuffa, niente filler, niente di evitabile.


e poi c'è undici. undici è un personaggio straordinario, uno di quelli su cui potrebbero fare ancora altre ventordici stagioni, tirarci fuori spin-off, libri, fumetti blabla e continueresti a volerne ancora.
a metà strada tra le orfanelle (?) sfigate di nipponica memoria (ma vi ricordate i traumi degli anime di quando eravamo bambini?) e gli x-men, la natura di undici è da scoprire puntata dopo puntata, perché è un personaggio che si svela poco per volta, lasciando vivo l'interesse nei suoi confronti e che anzi ci lascia pieni di domande alla fine.

l'ultima grande e importantissima protagonista di questa avventura infine è l'amicizia fortissima e indissolubile tra mike, dustin, lucas, will e undici, quell'amicizia che ti fa uscire in bici di notte nel bosco per cercare il tuo amico scomparso, quella che ti fa mantenere i segreti a ogni costo, quella che si basa su passioni e interessi comuni (i quattro ragazzi sono tutti dei piccoli adorabili nerd in erba, e undici è quello che ogni ragazzino nerd sognerebbe incontrare), quella dei giuramenti con lo sputo, quell'amicizia pura e assoluta che ogni volta che ci pensi ti fa venire i lucciconi agli occhi.

insomma, stranger things è la perfetta fusione di tutto quello che si vorrebbe trovare in una serie: una trama appassionante, ottima regia e sceneggiatura, paura e tensione al punto giusto (nota, per chi come me si fa un sacco di paranoie a guardare roba di paura: ok, c'è qualche scena un po' ugh, ma è guardabilissimo. sul serio, niente di vomitevole, niente che vi farà venire gli incubi la notte. al massimo tenete un peluche vicino mentre lo guardate, e via), personaggi adorabili (i bambini sono davvero stupendi, ho rivalutato i dodicenni per la prima volta in vita mia), una bella ambientazione e un sacco di citazioni e rimandi a quella che - più o meno - è stata la nostra infanzia. trovatemi un solo motivo per non guardare questa serie. ah, a ottobre esce la seconda stagione!

mercoledì 24 maggio 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXXV

solitamente in questa non-rubrica ciancio di letture brevi, faccio resoconto degli ultimi manga usciti eccetera. questa volta invece ho deciso di accorpare i commenti su tre serie che ho letto ultimamente, così da non avere più alcuna scusa e smetterla una buona volta di rimandare.

per prima cosa, con time stranger kyoko sono quasi riuscita a completare la collezione di tutte le opere della tanemura uscite in italia, mi mancano solo ion e ogni nostro venerdì (che ho già prenotato. ragazzi, mi raccomando, se lo trovate da qualche parte a un prezzo decente fatemi sapere!)
la tanemura si conferma perfetta per gli shoujo manga fantasy, un po' meno per le storie troppo brevi.
andiamo con ordine: la time stranger del titolo è kyoko, principessa della terra del trentesimo secolo. nonostante sia di sangue nobile, kyoko si finge una normale studentessa delle superiori per poter vivere una vita tranquilla e uguale a quella dei suoi amici, ma quando si vede costretta a salire al trono, per paura di perdere l'affetto dei suoi compagni di classe, accetta un patto proposto proprio dal re: se riuscirà a riportare in vita sua sorella gemella ui - che dorme un sonno profondo dal momento della loro nascita - allora sarà ui a sedere sul trono, e lei potrà continuare la sua vita.
come tutte le protagoniste della tanemura, kyoko è una ragazza forte e determinata, e non si farà ripetere due volte la stessa proposta, accettando di diventare una time stranger e di trovare tutti gli altri stranger (dodici in totale, lei compresa) per riuscire a salvare ui, con l'aiuto delle sue fedeli guardie del corpo e amici d'infanzia, hizuki e sakataki.
la trama non sembrerebbe troppo complessa così, ma per una serie di soli tre volumini la tanemura ha messo davvero tanta - troppa! - carne sul fuoco, rendendo tutto decisamente troppo veloce. diciamo che con il doppio delle pagine a disposizione time stranger kyoko sarebbe stato davvero un bellissimo fantasy, mentre così lo consiglierei solo ai fan della tanemura.
il problema è che alla vicenda di kyoko e ui, si affiancano le storie - anche piuttosto complesse - degli altri stranger, e che spesso la scoperta di uno stranger avviene tanto velocemente che si perde un po' il pathos, sopratutto negli ultimi capitoli, dove sembra si sia maggiormente premuto sull'acceleratore.
a me personalmente, nonostante questi difetti, è piaciuto, per cui vi consiglio di dargli una possibilità, magari cercandolo in scambio o tre l'usato. spero proprio che la tanemura disegni al più presto un altro fantasy, magari senza tutta questa fretta!

di tutt'altro genere è invece one week friends, di cui tempo fa avevo parlato dell'anime.
si tratta di una delle storie meno avventurose e più tenere di sempre, ma rischia di diventare noioso, quindi a meno che non abbiate voglia di leggere qualcosa di mooolto leggero e rilassante, passate oltre.
un bel giorno, yuki decide di chiedere alla sua compagna di classe kaori di diventare sua amica. la ragazza, a parte essere un po' imbarazzata per la richiesta un po' goffa, ringrazia gentilmente, si dice gentile per la proposta ma... purtroppo non può proprio accettare.
il motivo è che ogni lunedì i suoi ricordi legati agli amici si resettano completamente, e che quindi ogni lunedì yuki verrà dimenticato, insieme a tutto quello che lo riguarda.
nonostante lo spaesamento, yuki si dice pronto a tutto, continuerà a chiedere a kaori di diventare suo amico ogni lunedì, la aiuterà a superare il suo problema, di mostrarsi agli altri per quella che è senza doversi fingere fretta e antipatica per allontanarli e magari a recuperare la memoria.
la storia va avanti senza troppa fretta, ai due protagonisti si aggiungono presto altri personaggi, e le vicende sono molto semplici, nulla di più che tranquilli episodi di vita quotidiana tra scuola, compiti, esami e pranzi sul terrazzo, mentre kaori, con l'aiuto dei suoi nuovi amici e del suo diario, pian piano inizierà a ricordare qualcosa...
buona parte di one week friends è strutturato a strisce, micro scenette di quattro vignette, mentre le parti in cui la trama va veramente avanti, il layout delle tavole è più simile a quello dei manga a ci siamo abituati. la storia è semplice e gradevole, ma il vero punto di forza della storia è la sua estrema dolcezza: i personaggi sono adorabili, sia graficamente sia come modo di fare, sembra che tutto sia spolverato di zucchero a velo, ma - per quanto possa sembrarvi impossibile - non è affatto melenso.
io l'ho trovato adorabile, una lettura piacevole e per nulla impegnativa, ma diciamo che a non leggerlo non ci perdete moltissimo, quindi ve lo consiglierei solo se siete dei fan sfegatati delle cose kawaii.

per concludere, ho trovato (beh, più che altro ho recuperato!) uno shoujo (altro che orange!) che finisce davvero tra i top del genere: una stella cadente in pieno giorno è stata la sorpresona del millennio!
non tanto per il soggetto in sé, che è pure abbastanza banale - una ragazza di campagna di trasferisce a tokyo, farà nuove amicizie e scoprirà l'amore, ci saranno gelosie, dichiarazioni, rifiuti, rimpianti e blabla - quanto per il modo in cui i soliti cliché per una volta vengono messi da parte e l'autrice (mika yamamori, di cui sta per uscire un nuovo manga per star comics, tsubaki-chou lonely planet) scrive una storia divertente e leggera ma molto più realistica e matura di buona parte degli shoujo che ci ritroviamo tra le mani: i rapporti tra i personaggi si sviluppano in modo naturale e mai forzato, i ruoli canonici del genere sono molto meno rigidi, le scelte vengono prese con un po' più di maturità e sopratutto la protagonista, invece di massacrarsi di seghe mentali, parla con gli altri per evitare incomprensioni!!! ohhh! ma allora anche i giapponesi sono capaci di essere chiari e comprensibili!

suzume, la protagonista, è una ragazza come tante, ma è forte e decisa, non si perde in inutili rossori e pudori al limite del ridicolo, sa affrontare i propri sentimenti e quelli degli altri, sa essere un'amica leale e fedele e riesce nel più difficile delle missioni per le protagoniste degli shoujo manga: capire che amare qualcuno e starci insieme non è semplicemente un susseguirsi di palpitazioni, farfalle nello stomaco e ansie, ma molto più semplicemente stare insieme e stare bene. cosa diamine vi ci voleva, benedette donne che cercate di spiegare la vita alle adolescenti, cosa??? voglio solo manga così da adesso in poi!
non voglio assolutamente fare spoiler, ma se volete parlarne scrivetemi tranquillamente quando volete (c'è la pagina dei contatti proprio per questo!) ma lasciatemi dire che non potete assolutamente rinunciare a questo titolo!

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ok, questo post aspettava un momento "vuoto" per essere pubblicato... in realtà mentre leggete dovrei già essere a roma per l'arf festival! se siete da quelle parti fatevi sentire, scrivetemi una mail (la trovate tra i contatti) perché a volte non arrivano le notifiche dei messaggini sulla pagina!
spero di inondare instagram e facebook di foto, quindi se non siete al festival, seguitemi lì!


lunedì 22 maggio 2017

radici ~ vol. 1 & 2

un'erbaccia è una pianta che cresce dove l'uomo non vuole.


giano ha 31 anni, pessimi amici, una ex fidanzata e un brutto nuovo lavoro. molto brutto.
ed è stato rapito in circostanze misteriose da qualcuno che si rifiuta di mostrarsi, legato da qualche parte al buio e costretto a raccontare la sua storia.
questo è l'inizio di radici, scritto e disegnato da giorgio pandiani, un fumetto che sa destreggiarsi tra il thriller e il fantasy ecologista, che rapisce l'attenzione fin da subito e che pian piano, tra il racconto di giano e quello che avviene a chi lo sta cercando, svela crimini e misteri.

incapace di trovare il suo posto nella società, lontano dalla sua famiglia, amareggiato dagli affetti persi, giano si è ritrovato quasi senza rendersene conto all'interno di una piccola gang di delinquenti, l'ultimo arrivato che in quanto tale non sa nemmeno bene cosa siano i lavoretti che svolge con i suoi amici e che gli permettono di tirare in qualche modo avanti. è questo che racconta ai misteriosi rapitori silvio - giano - gianoli che dapprima lo costringono a farlo ma che poi finiranno con l'ascoltare una sorta di confessione liberatoria, che permette al ragazzo di fare il punto della questione: strani incidenti, strade distrutte da qualcosa nel sottosuolo, rami che chiudono tunnel e intrappolano auto. qualcosa sta succedendo e questo qualcosa in qualche modo è collegato a lui e alle sue strane, assurde visioni, alla presa di coscienza della sua responsabilità per quei crimini in cui ostinatamente non ammette con sé stesso di essere partecipe.


giorgio pandiani mette in scena il numero esatto dei personaggi necessari allo svolgimento della storia: capo, rocca e fari, i colleghi di giano, tutti con il loro passato più o meno difficile e il loro presente di piccoli e grandi crimini; sara, la ex fidanzata di giano, il suo legame con il passato e diana, la ragazza che lo conosce per caso e sembra cominciare a interessarsi a lui e alla sua scomparsa, e sopratutto de luca, il poliziotto protagonista dell'angosciante prologo, che si ostina a portare avanti le indagini su qualcosa di troppo grande e scomodo, qualcosa che nessuno, né buonicattivi, hanno intenzione di portare alla luce. la narrazione così si concentra a ritmo serrato sulla vicenda, rallentando giusto il tempo di conoscere un po' meglio i suoi protagonisti, avvolgendosi a spirale attorno ai ricordi di silvio, avanti e indietro lungo il corso degli eventi, si sposta dalla sua buia prigione all'esterno in cui amici - e nemici - lo stanno cercando.

il tratto si affina molto dall'inizio del primo volume alla fine del secondo: le vignette sono tutte dense di forti contrasti tra bianco e nero, senza mezzitoni se non nelle scene delle visioni di giano, le linee sono essenziali, buona parte del gioco visivo lo fanno l'alternanza di luci e ombre, ma i personaggi e i luoghi sono tutti molto ben dettagliati e riconoscibili e i volti espressivi: grafica e narrazione giocano insieme per creare una storia appassionante che sa rispettare i tempi tra i momenti di maggior tensione e quelli più calmi e sa coinvolgere il lettore, portandolo a una verità - per quanto surreale - che diventa sempre più accettabile.

alla questione ecologica della storia si affianca coerentemente una realizzazione ecosostenibile dei volumi cartacei (radici è disponibile anche in digitale, trovate tutte le informazioni sul sito dell'autore)  che sono stampati su carta riciclata con inchiostri a cera e fonti rinnovabili. e che sono anche molto belli da vedere e da toccare.

come spesso accade, tra le autoproduzioni non è difficile trovare opere di alta qualità e radici secondo me è una di queste, merita assolutamente che la recuperiate prima possibile. per gli aggiornamenti vi consiglio la pagina facebook dedicata all'opera.

venerdì 19 maggio 2017

book blog tour "residenza arcadia" VII tappa ~ intervista a daniel cuello

siamo all'ultima tappa del blogtour organizzato da bao publishing e dedicato a residenza arcadia di daniel cuello, e concludiamo in bellezza in compagnia di daniel che ci ha concesso un'interessante (e divertente!) intervista.

in fondo al post trovate tutte le informazioni utili per partecipare al giveaway e vincere una copia del libro e il vostro ritratto realizzato in digitale (oh, a me piacerebbe assai vedermi cuellizzata!)


pensavate di trovare subito l'intervista e ciao, che ho fretta?
scordatevelo proprio, residenza arcadia è un libro che meriterebbe svariate ore di chiacchiere, preferibilmente in buona compagnia, umana e alcolica, ma non potendovi invitare tutti per una birra rimediamo qui.

sicuramente daniel cuello lo conoscete tutti, sui social è famoso da tempo (ne parliamo meglio poi insieme a lui) e l'annuncio di residenza arcadia è stato fonte di tantissimo hype.
le aspettative erano alte ma daniel ha saputo scrivere e disegnare qualcosa che le ha superate di gran lunga, tirando fuori dal cappello un libro che mischia, al suo ben noto umorismo, qualcosa di più serio e cupo. poteva essere una semplice storia di demenze senili e fissazioni da che ci vuoi fare è l'età, invece a un certo punto, senza avvisare nessuno, la storia vira bruscamente e sembra tirare al povero, ingenuo lettore un poderoso cazzotto in pieno stomaco.

l'azione si svolge tutta all'interno della residenza arcadia che da il titolo al romanzo, uno stabile elegante abitato da alcuni adorabili vecchini. in seguito a un incidente, uno degli appartamenti rimane sfitto, ma solo per il tempo necessario affinché arrivi la notizia che dei nuovi vicini stanno per affittarlo. è un attimo perché si scateni il putiferio: noi quelli non li vogliamo qui!
questo è il grido di battaglia con cui tutti gli inquilini del palazzo appianano antipatie e dissapori vecchi di anni e anni e si alleano insieme per impedire che quelli diventino i loro nuovi vicini.
tra una rampa di scale e l'altra, si svelano antichi ricordi e vecchi dolori, mentre scopriamo le nuove fissazioni dei rugosi abitanti del palazzo: chi passa il tempo a fare foto da pubblicare online, chi si sente costantemente in pericolo proprio per colpa di quelle foto, chi riceve della posta piuttosto bizzarra e chi non vede l'ora di farsi gli affari degli altri.
poco per volta ci rendiamo conto che la residenza arcadia e i suoi abitanti non si trovano nella nostra epoca, ma in una sorta di futuro prossimo in odore di distopia, in un paese che non conosce elezioni e che è regolato da un regime militare che rimarrà quasi sempre poco più che un'ombra sfuggente, al limite estremo del nostro campo visivo...

residenza arcadia lo leggerete ridendo, sconvolgendovi, tirando su col naso per non mettervi a piangere e magari provando a pensare alle cose in modo diverso da come fate sempre.


ciao daniel, benvenuto su claccalegge e grazie mille per la tua disponibilità!
tu sei molto famoso su internet e sopratutto sui social come vignettista e illustratore, come hai vissuto questa tua prima trasformazione "ufficiale" in autore completo?
Ciao Claudia e a tutti quelli che leggono! ;) Penso che si dovrebbe riconsiderare il concetto di autore che pubblica online. Il supporto sul quale si pubblica non determina la completezza o meno di un autore. Io ad esempio disegnavo storie (lunghe e brevi) e vignette da molto prima di approdare sui social. Internet è solo un mezzo, con opportunità e difficoltà come ogni altro canale.
la storia di residenza arcadia è molto particolare e ha degli sviluppi inaspettati. da cosa è nata l'idea che ne sta alla base?
Penso sia un po' la risposta all'attuale clima internazionale. In Europa si sono riversate tantissime persone in cerca di una vita migliore e questo ha scatenato molta paura, discriminazione e intolleranza. Ma io non volevo parlare di "quel" diverso, o meglio, volevo che il diverso fosse più ampio, più universale, e per farlo dovevo concentrarmi su chi al contrario si sente dal "lato" giusto. Le cause cambiano, ma la reazione è sempre la stessa.
ci racconti come sono nati i personaggi di questo romanzo? il loro aspetto e/o il loro carattere, sono stati ispirati da qualcuno che conosci? (non glielo riveleremo, promesso)
Alcuni sì, sono ispirati a persone realmente esistenti, anche se solo alla lontana. Mi piace "rubare" le persone che vedo in giro o quelle di cui sento parlare. Se vedo un personaggio buffo per strada WHOOM preso, me lo porto a casa. Altri personaggi, invece, li ho inventati di sana pianta, c'è sempre bisogno di entrambe le cose, realtà e immaginazione.

a proposito dei vecchietti di residenza arcadia, nonostante la loro venerdanda età, anche loro si ritrovano spesso a smanettare con gli smartphone, sopratutto emilio, con la sua ossessione per la condivisione di foto. questo, inevitabilmente, mi riporta alle tue vignette che raccontano - in modo geniale ed esilarante - la nostra dipendenza dai social e, di conseguenza, l'alienazione dalla vera socializzazione, che sono temi che mi pare ti siano cari.
tralasciando le scontate ed abusate critiche in merito ai buongiornissimo kaffè e tutto il resto, quanto hanno influito i social, e tutto quello che ne deriva, sulla tua carriera?
Beh sì, tanto, indubbiamente. Come dicevo prima, i social sono un mezzo, nel mio caso li ho usati non solo per divertimento personale, ma anche per farmi pubblicità. La cosa che più mi piace è l'integrazione con la gente che mi segue. Cerco di rispondere a tutti i commenti, anche solo con un emoji, ma sono sempre indietro. Dovrei chiedere a Morandi di darmi una mano :D
i protagonisti di questo libro sono tutti piuttosto attempati, ma già altre volte hai usato questi adorabili (ugh) e grinzosi vecchietti nelle tue vignette (ogni volta che penso a quella sugli sconti rido da sola), ma perché proprio i vecchietti?
Non c'è un vero e proprio motivo, non a livello consapevole almeno. Ricordo di aver sempre disegnato vecchietti, mi piace riempire di linee i volti che disegno. Poi inevitabilmente quelle linee diventano rughe. Se conosci uno psicologo chiediglielo, help!
questa domanda è difficile perché è molto a rischio spoiler, ma quando ho visto i tuoi soldati, ho subito pensato che fossero visivamente un mix tra alien (la testa è più piccolina, ok) e i soldati dell'isis di kobane calling. questa sorta di sintesi grafica – di cui è chiaro il significato – è stata immediata? sono nati così, spaventose ombre tutte uguali, o avevi altre idee in mente?
No no, è stata una cosa che ho voluto fin da subito. Volevo che queste figure fossero semplici, come dici tu, ma al tempo stesso minacciose. Indefinite, come molte parti della storia. Il rischio spoiler è grande, sì, mi fermo qui.
residenza arcadia inizia con quel tono leggero e divertente a cui ci hai fatto abituare, ma dopo un po' il registro cambia completamente ed è immediato spostarlo dalla casella "commedia" a quella "drammatico". insomma, ci hai svelato un daniel cuello che non ci si aspettava e che mi ha piacevolmente sorpreso. ma ti è mai venuto il dubbio che i tuoi fan, quelli che ti seguono su facebook e twitter, avrebbero potuto anche reagire male a questo cambiamento?
No, non era una cosa che mi spaventava. Sicuramente molti si aspettavano una storia più leggera, e qualcuno ci sarà pure rimasto male. Ma io in realtà volevo proprio far coesistere le due cose. Volevo dimostrare che sì, posso fare vignette comiche fini a se stesse, ma posso anche sviluppare storie più serie, pur mantenendo lo stile ironico e grottesco per cui sono conosciuto.
(fonte)

preferisci disegnare "a memoria" o usare dei modelli (foto, cartoline, burattini, smorfie allo specchio ecc.)?
Di solito vado a memoria, il mio stile me lo permette. Però ogni tanto ci sono delle situazioni in cui mi torna utile anche avere un modello (ho un sacco di foto delle mie mani che impugnano tazze, fogli o che mi grattano la testa... ahhh i selfie che meraviglia).
quando disegni una tavola, qual è la parte che preferisci e quale quella che invece trovi più difficile o magari noiosa?
La parte più difficile è sicuramente la matita, quando il foglio è bianco. Ci posso litigare per ore. Poi passo ai colori ed è la parte più noiosa. Forse perché più ripetitiva. E poi passo alle ombre, quello è amore puro, le ombre sono fondamentali per me.
chi legge residenza arcadia senza conoscerti plausibilmente non immagina che è la prima volta che sceneggi una storia così lunga (non ci credo nemmeno io!). hai mai pensato di lavorare anche solo come sceneggiatore? e se sì, a chi ti piacerebbe affidare il ruolo di disegnatore/disegnatrice?
In realtà non c'ho mai pensato. Ho sempre lavorato da solo occupandomi di testi e disegni. Sarebbe molto difficile per me delegare il disegno a qualcun altro, non perché non mi fidi delle capacità altrui, è pieno di disegnatori mostruosamente bravi là fuori, ma solo perché non saprei bene come farlo. Dovrebbero avere molta pazienza per capire le mie indicazioni (certe volte non mi capisco nemmeno io).
non è la prima volta che lavori con un editore (penso che devo assolutamente recuperare i dizionari delle serie tv, mannaggia), ma questa volta hai dovuto affidare a bao publishing una storia lunga che, come dicevamo prima, è completamente una tua creazione. come è stato lavorare con bao?
Ho mandato loro delle proposte, brevi soggetti da 2/3 paragrafi l'uno che a loro sono piaciuti. Una volta accordatici sul soggetto più interessante, ho iniziato a lavorarci. Mi hanno lasciato molta libertà, e non è una cosa scontata. Mi è piaciuta la loro professionalità e serietà, e anche queste non sono cose scontate.

che consiglio daresti a chi sta iniziando o vorrebbe iniziare la sua carriera da fumettista, vignettista o illustratore?
Farsi un mazzo tanto! E non arrendersi. Io tuttora lotto contro le "avversità" della vita, come chiunque (il Beluga magico) ma c'ho una testa tremendamente dura e non ho mai voluto lasciarmi alle spalle questo sogno. E il Beluga me ne ha portata tanta di roba, eh.
quali sono i tuoi prossimi progetti? ovviamente noi adesso ci aspettiamo una cascata di fumetti, ma siamo curiosi di sapere anche se ci sarà qualcosa di nuovo a cui lavorerai come illustratore.
Tanta roba :) c'ho la testa intasata. Ma preferisco far riposare un po' quelle idee, voglio essere sicuro di ogni passaggio prima di partire subito con qualcosa di definitivo.
ti ringrazio tantissimo per il tempo che ci hai dedicato e, oltre ai complimenti per il libro, ti lascio un mega imboccallupo per tutto quello che verrà! 
Grazie mille a te! Viva il lupo!

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