mercoledì 20 settembre 2017

quello che mi sta succedendo

quello che mi è successo è che ho iniziato a leggere questo libro - su cui avevo aspettative altissime e quindi stavo un po' in ansia da e se non mi piace? mi hanno detto tutti che è meraviglioso, non è che poi sono una cretina insensibile io? - e dopo un paio di pagine ho dovuto chiudere tutto. posarlo. respirare. rileggerlo. chiuderlo ancora, andare avanti, tornare indietro, leggere e rileggere le stesse frasi, divorando parola per parola, rigirarmele in bocca, farle mia, lasciarle piombare nello stomaco e far sconquassare le budella centimetro per centimetro.
questo è quello che si perde quando non si legge: l'emozione e le assurde reazioni fisiche dell'innamoramento.


quello che mi sta succedendo è il primo romanzo di miguel brieva, autore spagnolo che vanta un lungo curriculum, tra collaborazioni con pubblicazioni varie, riviste da lui fondate e dirette, progetti di animazione e illustrazione, e il gruppo musicale las buenas noches.
un artista poliedrico e impegnato, e quello che mi sta succedendo è non solo lo specchio perfetto di una generazione - la nostra - ma anche di una mente critica, creativa e capace di un'analisi molto più lucida di quanto il leitmotiv della storia non voglia lasciare intendere.

protagonista e voce narrante è victor, ex bambino che parlava con le pietre, attuale ultratrentenne geologo e disoccupato, alle prese con la depressione, una psicologa pagata poco, pasticche che non vuole prendere, un diario che non leggerà mai nessuno e allucinazioni se non fastidiose quantomeno invadenti.
come tanti trentenni di oggi sicuramente pensa che la laurea stampata di morbida carta pretagliata sarebbe stata più utile visto l'unico utilizzo che se ne riesce a trarre, passa da un lavoretto insoddisfacente e mal pagato a un altro lavoretto insoddisfacente e mal pagato, trascorre le giornate con altri giovani intraperdenti (no, non è un refuso) nel piccolo parco del quartiere, a fumare canne e cercare un modo per trascinare al guinzaglio una vita difficile come un mulo che non vuole saperne di andare avanti. le reazioni di questi ragazzi sono tanto interessanti quanto variegate: da chi si rifugia nello sballo perenne, chi si perde nella depressione e passa giorni e giorni interi a letto, a chi si arrangia a moderno robinson crusoe, come se il mondo là fuori fosse naufragato e soltanto noi sperduti nella nostra piccola isola senza nome, fossimo gli unici sopravvissuti.

siamo noi gli inesistenti e implausibili lettori dei suoi diari e deliri, nella paradossale situazione di lettori fuori dalle pagine e di disoccupati disillusi e disperati come victor, dentro e fuori la sua storia allo stesso momento. ed è a noi soltanto - gli uomini invisibili, in quanto tali, non contano, giusto? - che victor rivela l'esistenza delle sue allucinazioni, facendocele vedere e sentire come se fossimo lui, lasciandoci confondere realtà e fantasia in un delirio sempre più grande, in cui i sogni e le alterazioni schizoidi del reale sono in effetti più ragionevoli del reale stesso.

le allucinazioni di victor sono emblematiche e significative, a partire da aparicio - un pupazzetto dall'aspetto tenero e rassicurante ma un gran figlio di puttana dentro, incarnazione del concetto stesso di consumismo e capitalismo - e continuando con le apparizioni nei riflessi, (spoiler, evidenziate per leggere), prima un uomo di neanderthal, poi pian piano qualcuno si aggiunge fino a diventare una folla, donne con bambini, vecchi, gente abbigliata di costumi tipici scomparsi, la grande massa dei perdenti, degli sconfitti, degli schiacciati, di tutti quelli a cui, con prepotenza e violenza, è stato negato il futuro, proprio come victor, distrutto da una società che lo tratta come uno scarto non necessario al fine di un'evoluzione più economica che sociale. un'immagine potente e densa come poche, mi ha davvero fatto accapponare la pelle.

non manca ovviamente lo scontro generazionale, anche questo sintomo di un sistema malato che non vede oltre la punta del proprio naso e che per questo prima o poi crolla sotto il suo stesso peso, inteso sopratutto nell'ottica (cito la frase di un'amica che penso renda perfettamente l'idea) che un cazzo in culo agli altri è un fuscello di paglia, anzi, il suono di un violino, per via della totale mancanza di empatia e di interesse di chi ha vissuto di certezze, ha insegnato il valore di quelle certezze, ha costruito un modello sociale, culturale ed economico basato su quelle certezze e ora pretende che chi ha perso tutto si arrangi, e che per favore lo faccia in silenzio e con il sorriso sulle labbra. e di fretta anche, grazie.

quello che mi sta succedendo comincia quindi come il diario - imposto come terapia psicologica - di un ragazzo depresso e allucinato per farsi via via cronaca di un mondo impazzito e cannibale, grottesco e persino più irrazionale di un ficus che discute di filosofia in una sala d'attesa.
e - come dicevo all'inizio del mio personalissimo entusiasmato delirio - nella costante ed esponenziale perdita di contatto con quella realtà che siamo abituati a pensare, con il pretesto dell'allucinazione e del disagio psicologico, si delinea finalmente in modo chiaro e sincero, tutta l'incoerenza e la follia della verità dei nostri tempi e del nostro mondo.

compratene una copia da leggere, da amare, da rileggere e rifletterci sopra fino a farvi passare il sonno e una da sbattere più volte in faccia a chi continua a sostenere che i fumetti sono uno stupido passatempo per ragazzini pigri.

lunedì 11 settembre 2017

commenti randomici a letture randomiche - XLI

direi che il blocco del lettore - almeno con i fumetti - mi è definitivamente passato. il prossimo passo è riuscire a finire almeno un romanzo o un libro di racconti (ne ho iniziati almeno quattro o cinque), ma intanto mi sento già più tranquilla.
non riuscire a leggere mi mette ansia: io sono una che legge, se non leggo, chi sono?
comunque, continuo a far fuori un po' di roba dalle pile che avevo accumulato e continuo - vi prego fermatemi! - a recuperare roba nuova. poi, ora che ci sono gli sconti bao e bd, ho preso un paio (ma proprio poche, giuro!) di titoli che volevo da un sacco di tempo (beh, uno è una novità, però vale lo stesso), ma vi farò vedere tutto il malloppo quando arrivano gli ultimi due acquisti, così ne approfitto pure per fare la tbr di settembre.

in realtà i titoli che dovrei mettere qui sono tantissimi, quindi penso che dividerò il post in più parti, così evito di esasperarvi con papiri infiniti.

visto che mi sento un po' orfana di ms. marvel (quando esce il quarto volume? quando???) mi sono buttata senza pensarci troppo su moon girl e devil dinosaur. in realtà, fin dal momento in cui era stata annunciata, me ne ero innamorata: una ragazzina geniale e un dinosauro gigantesco. come facevo a rimanere impassibile?
per l'ennesima volta il mio fiuto ci ha preso.
ammetto di non amare troppo i fumetti pieni di supereroi in tutina che scazzottano il nemico di turno, con le loro virili mascelle squadrate e i fiumi di testosterone che scorrono per tutte le pagine, quindi sono felicissima di queste nuove serie che marvel sta proponendo, che hanno per protagoniste ragazzine come quelle che potremmo incontrare per strada (o - anagrafe permettendo - potremmo essere), che riescono a essere delle eroine pur non dimenticando la loro vita ordinaria.
in questo (e nello stile di disegno molto cartoonoso ed espressivo), moon girl e devil dinosaur mi ha ricordato molto ms. marvel, ed è stato uno dei motivi per cui mi è piaciuto un sacco.
lunella lafayette ha nove anni, è un genio e vorrebbe riuscire a cambiare il mondo in cui vive, un mondo minacciato da esperimenti fatti migliaia di anni prima da un popolo alieno che hanno reso inumani alcuni... umani e che ora stanno, per mezzo delle nebbie terrigene, risvegliando queste mutazioni. ha scoperto di essere lei stessa una potenziale inumana e non ha alcuna intenzione di diventare qualcosa che non è, ma per farlo ha bisogno di un proiettore omni-onda kree, roba che certo non si trova al supermercato vicino casa.
la scuola l'annoia e gli amici non le interessano più di tanto, il suo unico e vero obiettivo è evitare la trasformazione, nonostante il suo strano modo di comportarsi, di passare il tempo a inventare aggeggi assurdi mettano i suoi genitori in un comprensibile stato di ansia.
contravvenendo a qualsiasi regola, lunella non solo ha costruito un enorme laboratorio segreto sotterraneo, ma esce spesso di notte alla ricerca del proiettore kree fin quando... beh, ne trova uno proprio vicino casa. tutto sarebbe perfettamente risolto, non fosse che in qualche modo assurdo, dalla preistoria arrivano degli uomini violenti (e decisamente ipertricotici) che vogliono sottrarre il proiettore e un dinosauro (!) rosso che da loro la caccia e che in qualche modo sembra legato a lunella, che - passato il primo ragionevole momento di panico - capisce che il lucertolone vuole aiutarla a impadronirsi di nuovo dell'oggetto che potrà salvarla dal suo destino misterioso e men che mai desiderato: insieme faranno squadra, diventando moon girl (mai nome fu più azzeccato), con tutti i suoi assurdi attrezzi, stivaletti a molla compresi che fanno tanto paperinik, e devil dinosaur (che poi devil non è affatto cattivo, anzi, è un tenero cucciolone dagli occhi dolci, ma è il suo nome e ci possiamo fare ben poco).
ho, come sempre (o quasi), cercato di non spoilerare nulla perché questi primi sei episodi sono appassionanti e divertenti più di quanto qualsiasi riassuntone potrebbe mai farvi realizzare, e vale la pena scoprire tutti i dettagli della trama leggendoli, senza rovinare sorprese e colpi di scena.
se avete apprezzato ms. marvel con kamala khan (di cui su claccalegge abbiamo parlato qui, qui e qui), allora mi sa che questo non potrà che piacervi da morire. preparatevi però a desiderare il secondo numero così fortemente da farvi venire l'orticaria, il finale è davvero da sadici!

altra uscita recente - recuperata come dicevo prima in occasione degli sconti - è giant days 2 (del primo volume ne avevo parlato qui), in cui continuano le vicende universitarie, o meglio da campus universitario, di susan, daisy ed esther.
tra esami completamente dimenticati, vecchi rancori, nuovi amori e fiamme che si riaccendono, le nostre tre sono costrette a barcamenarsi in situazioni assurde che non possono che strapparci una risata e che fanno tanto sit-com nonostante il tempo passato sul divano sia poco.
esther dovrà fare i conti con le più improbabili lezioni di recupero della sua vita e con una cotta sbagliata ma che più sbagliata non si può, a susan toccherà rispolverare una vecchia lite, cacciandosi in un guaio gigantesco, mentre dovrà riuscire a tenere nascosto alle amiche un rapporto che teme possa farle soffrire, mentre la dolce e ingenua daisy continuerà a interrogarsi su se stessa e sul suo primo amore fiorito e appassito così brevemente da non averle dato neppure il tempo di capire davvero cosa desidera, ma nonostante tutto le tre amiche peggio assortite della storia riusciranno a mantenere saldo il loro rapporto almeno tanto quanto noi rimaniamo saldi  alle pagine, aspettando le loro prossime avventure.
in questo volume la disegnatrice max sarin si affianca a lissa treiman, realizzando gli ultimi due capitoli: la differenza all'inizio è un po' spiazzante, ma man mano che si va avanti nella lettura - bastano poche pagine a dire il vero - il tratto si fa più morbido e più simile a quello della treiman.
il consiglio è di recuperare assolutamente questa serie, sopratutto adesso che potete approfittare degli sconti!

cambiando completamente atmosfera, volevo consigliarvi due libri decisamente più cupi: il primo è da altrove e altri racconti, edito da eris edizioni, un rifacimento a fumetti di alcune storie di h.p. lovecraft a opera di erik kriek.
ora, tocca ammettere che non ho mai letto nulla di lovecraft e che l'horror non rientra affatto tra i miei generi preferiti, ma questo libro mi ha coinvolta e affascinata (e un po' inorridita, ma altrimenti che horror sarebbe?) dalla prima all'ultima storia.
cinque racconti, alcuni brevissimi altri un po' più lunghi, in cui non solo orrore e mistero sono indiscutibilmente i veri protagonisti, ma che kriek ha saputo rendere meravigliosamente con dei disegni dettagliatissimi, a volte molto eleganti, altre - quando serve - a dir poco grotteschi, calando gli inconsapevoli personaggi dei racconti in un'atmosfera sinistra e nebbiosa, carica di quell'umidità e di quell'odore di stantio che non lascia presagire mai nulla di buono, e trascinando con loro anche il lettore.
il primo racconto - forse quello più inquietante per me - è un lungo monologo, una lenta presa di coscienza di un protagonista - l'estraneo del titolo - che vedremo solo riflesso in uno specchio alla fine della storia e con cui inevitabilmente ci identifichiamo per tutta la lettura: dove si trova? e perché si trova lì? cosa è successo prima di quel momento? chi è? e cosa succederà dopo? non c'è alcuna possibilità di rispondere a queste domande, tutto il racconto è l'esempio perfetto dell'espressione paura dell'ignoto, di quello che non si conosce e non ci è dato conoscere, immerso nel buio assoluto, nel silenzio squarciato di tanto in tanto da luci accecanti che si fanno largo a forza tra gli inchiostri nerissimi e fangosi del disegnatore olandese. assolutamente terrificante e ansiogeno, e forse proprio per la brevità della storia e per la scarsa presenza del fattore soprannaturale, ancora più sconvolgente delle storie successive.
se siete amanti del genere non può mancarvi, ma se sono riuscita ad apprezzarlo io, che ho il terrore assoluto di qualsiasi storia anche solo vagamente spaventosa, penso proprio che difficilmente qualcuno potrà non godersi la lettura.

poi c'è gli amari consigli di nicolò pellizzon, un autore che mi piace tantissimo anche se ammetto di non riuscire sempre a seguirlo e a capirlo, però sinceramente non mi importa e vado avanti a godermi le belle sensazioni che mi da.

la storia, brevissimamente e senza troppi spoiler, è questa: sara ha finito da poco l'università, e come tanti altri, saltella da un lavoretto triste e per nulla appagante all'altro, in attesa che la ruota giri e che qualcosa di più dignitoso appaia all'orizzonte anche per lei, ingannando l'attesa in un cinemino che il pomeriggio trasmette b-movie prevalentemente horror.
se state pensando ehi, ma sono io, sappiate che siamo svariate migliaia, ma il punto non è questo, ma che sara ha da sempre delle visioni di creature quasi infernali, mostruose e spaventose che la mettono in guardia da una presunta apocalisse che sta per compiersi e che dipende dalle sue scelte e dalle sue azioni.
non troppo rincuorante e ad essere sincera, io cambierei genere di film, ma non è questo il punto.
cosa le resta da fare? seguire quelle voci, credere che siano reali, che possano salvarla, o affidarsi allo psicologo, alle medicine e al buon senso?

il peggio di questo fumetto - così ci togliamo subito il dente - è che non ha un vero e proprio finale.
non nel senso che il finale è aperto, ma proprio che sembrerebbe che la storia debba continuare un un fantomatico atto secondo che non esiste.
la cosa migliore è che non cambia assolutamente nulla che un finale propriamente detto ci sia oppure no, perché nell'assoluta irrazionalità della storia - tra demoni alati facce gigantesche e frasi ermetiche dal sapore esoterico - l'unica cosa che si avvicina alla vita reale è proprio questa: la vita non ha un senso, non ha un punto di arrivo o, peggio, una morale come nelle favole. l'esistenza è solo un lungo flusso di cose che accadono e che solo a volte e non troppo a lungo sono collegate tra loro. poi, si può più o meno arbitrariamente chiamarle storie, dargli un punto di inizio e una fine, ma non è realistico, e lo sappiamo benissimo.
è un po' come guardare per qualche giorno la vita di sara e poi volgere lo sguardo da un'altra parte. però per quel po' che si scorge, vale la pena.

il tratto di pellizzon è di quelli che si odiano o si amano, e io lo amo alla follia, sopratutto per il suo modo unico di rendere la stessa figura elegante e grottesca al contempo, di saper delineare figure flessuose con un tratto pesante e quasi grezzo, di rendere vivi ed espressivi i giganteschi, quasi alieni, occhi neri e senza luce dei suoi personaggi, senza parlare delle spettacolari splash page in cui le visioni di sara turbinano, si sovrappongono, annullano lo spazio e il tempo e ci fanno precipitare in una dimensione in cui nessuna regola è più valida.
una meravigliosa follia che non posso che consigliarvi.

a metà strada tra il fumetto e l'illustrazione, vi consiglio fortissimamente di recuperare nomi, cosi, animali di fabio magnasciutti, edito da barta.
un volume corposo (di cui ho adorato l'impaginazione, che fa godere appieno delle immagini senza lasciare che si perdano nella piega della rilegatura) ricco di vignette che sanno mischiare con un'intelligenza sconfinata grazia, ironia, poesia e un'abbondante dose di veleno.
magnasciutti gioca non solo con le parole, ma con le manie, le mode e spesso l'orrore dei nostri giorni, senza risparmiare nessuno e sempre senza perdere un colpo, senza scadere nel banale o peggio che mai nel volgare.
a ogni vignetta si rimane spiazzati: che faccio ora? rido? piango? mi arrabbio? e decidere è impossibile, così ci si può solo complimentare con il genio di questo autore che ho scoperto per caso e di cui mi sono innamorata immediatamente.

mercoledì 6 settembre 2017

campagna di crowdfunding e presentazione di "anima ~ vol.2" di chiara zuliani

vi ricordate di marco, di anima, di hormon, del borgo e di tutti i suoi strani abitanti? (no? siete pessimi. andate qui e qui per rimediare e poi continuate a leggere il post)

insomma, i nostri non-proprio-eroi stanno per tornare nel secondo volume di anima, come sempre scritto e disegnato da chiara zuliani ed edito da tatai lab, come sempre in crowdfunding su indiegogo che è già attivo da poco meno di due giorni e che ha già superato il 70% della cifra prevista per la realizzazione dell'albo! un successo enorme, e d'altra parte per il secondo volume di un fumetto del genere non potevamo aspettarci altro.


dal comunicato stampa:
Cos'è Anima? è un fumetto fantasy che racconta la storia di Marco, un giovane intrappolato in una realtà grigia che, a un tratto, si trova catapultato in una realtà alternativa piena di colori vividi e vivaci: il Borgo, un luogo fantastico, abitato da strane creature, in cui incontra Anima, la cacciatrice di demoni, Hormon, Ranma e molti, moltissimi altri ancora!In questo nuovo volume Marco, Anima, Hormon e tutti gli amici del Borgo dovranno affrontare... un torne di arti marziali, il torneo Gilgamesh!
il primo volume era stato una vera sorpresa, chiara è riuscita a creare un mondo assurdo e affascinante, coloratissimo, divertente eppure incredibilmente verosimile, ed ero impaziente che iniziasse la campagna del secondo,  che ovviamente ho già finanziato!

la cover del volume 2!

vi ricordo che potete scegliere se ritirare il volume a lucca (oh, se ci andate fatemi un fischio, sto cercando un inviato in missione speciale per recuperare un po' di roba tra le autoproduzioni) oppure farvelo spedire a casa insieme a un sacco di altri perk bellissimi!

il risultato del crowdfunding fino a oggi!

lunedì 4 settembre 2017

intervista a linda cavallini e emanuele tenderini

ho riscritto venti volte l'introduzione a questo post perché è difficile presentare così non solo i due autori che ci fanno compagnia oggi, ma anche spiegarvi tutto quello che sta dietro quest'intervista.
ho conosciuto emanunele e linda all'etna comics di due anni fa, ho seguito la loro conferenza su lumina e quella sulla colorazione del volume, ho avuto modo di chiacchierare con loro lì e poi successivamente ci siamo scritti tante volte per cianciare di fumetti (e a volte di gatti), e ho capito fin da subito che sono non soltanto due autori bravissimi, due appassionati di fumetto che nel fumetto ci credono davvero e investono ogni energia nei loro progetti, come autori e come editori, in qualche modo due rivoluzionari, che hanno cambiato completamente il modo di intendere l'editoria, ma anche due persone simpatiche, divertenti e incredibilmente disponibili.
ho una stima enorme per loro due e per il tatai lab, la casa editrice che hanno fondato e che sicuramente - se non è la prima volta che passate da qui - conoscete già bene, e tutto questo mi ha creato una paranoia enorme che mi ha fatto ritardare per ben due anni quest'intervista: ogni volta che provavo a buttare giù le domande avevo paura di tirar fuori qualcosa di banale, di non riuscire a rendere giustizia al loro lavoro, che è completamente fuori dagli schemi.
poi - sarà stata la lunga pausa estiva? - è arrivata l'ispirazione e finalmente ci siamo.
spero che leggendo le prossime righe, oltre a divertirvi, riusciate a scoprire qualcosa di più su una delle realtà editoriali e artistiche che più mi sta a cuore, e se magari non avete ancora letto lumina o gli altri titoli di tatai lab, questa diventi una buona occasione per recuperare!
buona lettura!


ciao lia, ciao emanuele, grazie mille per il vostro tempo e benvenuti su claccalegge!
il vostro lumina detiene parecchi primati – ad esempio è il primo fumetto italiano stampato in esacromia – ed è anche uno dei primi fumetti italiani realizzati in crowdfunding: ci raccontate come avete vissuto l'esperienza della prima raccolta fondi dall'altra parte dello schermo?
Ciao Clacca! Grazie a te per essere sempre così gentile ad ospitarci nelle tue pagine!
Si, Lumina detiene parecchi primati, è un progetto molto importante sotto diversi punti di vista.
Organizzare e realizzare una campagna di crowdfunding non è mai facile, e ancora di più non lo è stato due anni fa quando abbiamo iniziato a concretizzare questa idea sul primo volume.
Come ben immaginerai c’è sempre un po’ di “diffidenza” nei confronti delle nuove possibilità e nei nuovi strumenti (non capiamo perché). Essendo stati i primi a realizzare in Italia una campagna così impegnativa e grande, siamo stati oggetto di molte critiche da parte degli “addetti ai lavori” più scettici. Abbiamo combattuto, praticamente, una “piccola guerra” per imporre la nostra idea e per insegnare al pubblico italiano che una strada alternativa era possibile. Sto parlando di possibilità nuove legate al rapporto tra “produttore” e “pubblico”, la cosiddetta “sharing economy”, un modello di finanziamento che permette di by-passare gli ingranaggi più “vecchi” di un sistema che scricchiola, e arrivare a dei risultati nuovi e straordinari (lumina, come dici tu, è stampato in multicromia, tecnica molto costosa, impossibile da realizzare se non attraverso un crowdfunding, e in più ha anche una colonna sonora originale, registrata con un’orchestra sinfonica macedone, anche questo è un “primato” irraggiungibile se non grazie al supporto dei lettori).
prima ancora del lancio del progetto su indiegogo, come è nato lumina?
Lumina è un progetto nato dalla nostra (di Linda e Emanuele) esigenza di “sfogarci creativamente”. Dopo anni e anni di lavoro su commissione, avevamo capito che c’era la necessità di creare un nostro progetto tecnicamente ambizioso, un libro che raccogliesse in toto il nostro bagaglio visivo e culturale (nell’accezione “pop” del termine) con l’obiettivo di creare un universo di fantascienza che seguisse le nostre “regole” e le nostre “aspettative”. L’impatto grafico e l’intreccio della storia erano gli elementi principali attorno ai quali ruotava la nostra progettazione.
Lumina non doveva essere solamente un libro di “intrattenimento” ma anche l’occasione per noi di metterci alla prova e realizzare qualcosa che ritenevamo impensabile (nell’accezione soprattutto di essere in sole due persone e totalmente indipendenti, senza alcun supporto finanziario e gestionale da parte di un editore).
insieme al primo volume della vostra saga ha visto la luce anche tatai lab, la vostra casa editrice: quando avete cominciato avevate già in mente di inserire in catalogo anche libri di altri autori?
Quando abbiamo pensato e realizzato Lumina, no, non avevamo in mente di allargare la nostra idea anche ad altri autori, tanto meno creare una vera e propria casa editrice, ma c’era da aspettarselo: Linda ed io siamo così, appena intercettiamo un’idea “virtuosa”, che capiamo avere delle forti potenzialità e soprattutto che può essere d’aiuto anche ad altri, non ci pensiamo un secondo.
L’evoluzione in Tatai Lab, quindi, è stata del tutto spontanea e consecutiva. L’entusiasmo nel vedere le reazioni del pubblico al nostro libro ci ha dato il coraggio e la forza di credere che potevamo farcela anche per tanti altri libri e tanti altri giovani disegnatori e così, fortunatamente, è stato!
tornando un attimo a lumina, emanuele ha inventato una nuova tecnica di colorazione – l'hyperflat – per la realizzazione delle tavole: ho provato a spiegarla anche io tempo fa (quando ho parlato del primo volume di lumina qui) ma mi piacerebbe che ci dicessi tu meglio come funziona e sopratutto come sei riuscito a idearla.
Il tutto è nato da un’intuizione che ebbi molti anni fa per la realizzazione di un progetto molto conosciuto: Wondercity. (n.d.c. ohhh! io adoravo wondercity!)Wondercity era una serie a fumetti da “edicola”, usciva un numero nuovo ogni 2 mesi, e le storie avevano i connotati propri dell’estetica “seriale”. Le storie erano scritte da Giovanni Gualdoni e disegnate da Stefano Turconi (e altri disegnatori disneyani), per ciò io e il mio team di coloristi avevamo grosse aspettative sul lavoro cromatico che volevamo realizzare. La mia necessità era quella di creare un prodotto seriale di altissima qualità che avesse, quindi, i “ritmi produttivi” delle uscite da edicola, ma con un forte impatto qualitativo tipico degli albi francesi.
Pensai quindi che, per ciò che riguarda la colorazione, invece di limitarmi a stendere 1 tinta piatta e 1 solo livello di ombreggiatura, raddoppiando quest’ultimo potevo aumentare il “sapore pittorico” delle tavole. E così fu: una tinta piatta di colore per realizzare le parti “in luce”, e 2 livelli di ombreggiatura per evidenziare il “mezzotono” e la parte in ombra. Il passaggio ottico tra i tre colori era molto più morbido che un secco “luce-ombra”.
Da li in avanti tutta la mia produzione fu costellata di progetti (soprattutto per Francia e America) in cui amplificavo questo impatto visivo, che partiva da una tecnica a “tinta piatta” molto secca e grafica, ma arrivava ad un risultato più morbido e pregiato (in quegli anni, dopo un bel po’ che sperimentavo questa tecnica, notai che iniziò a usarla anche Makoto Shinkai per i suoi film dell’epoca (in “5 cm al secondo” potete notare che i personaggi hanno 2 velature di ombra).
Dopo aver conosciuto l’artista contemporaneo Takeshi Murakami e la sua tecnica “super-flat”, decisi di spingermi anche oltre e creare l’”hyperflat” ovvero una tecnica che partiva dalla sovrapposizione di decine e decine di layers di colore che avevano il compito di creare otticamente una “fotografia” sull’inquadratura della vignetta. Mi annoiava che le vignette di un fumetto fossero tutte “a fuoco”, volevo poter creare un effetto “cinematografico” di sfocatura, ma senza utilizzare il filtro “blur” di photoshop (troppo perfetto, artefatto).
Partendo quindi dalle 2 velature di ombra di Wondercity, per ammorbidire otticamente i volumi dei personaggi, capii che aumentando di molto queste velature l’occhio le cominciava a vedere “sfocate”, l’hyperflat è questo: stendo decine di layers, scostati uno dall’altro, ma sempre a tinta piatta (flat), per creare l’impatto ottico di una profondità tridimensionale costruita da un campo focale dell’immagine (hyper), proprio come un “campo visivo” umano.
Ho provato a spiegartelo, ma è più facile “vederlo” che “parlarne” :D
so che lia è un'appassionata di moda e costumi e questo è evidente per l'incredibile ricchezza di dettagli che hanno gli abiti dei vostri personaggi, ma quello che mi incuriosisce ancora di più è scoprire da dove hai preso le idee per le tante stranissime bestione che popolano il pianeta di lumina, alcune sembrano delle chimere mitologiche, altri sembrano quasi dei pokèmon!
Sono molto appassionata anche del regno animale! In natura, sulla Terra intendo, vivono decine di migliaia di creature davvero eccezionali. Sono una varietà infinita, i Pokèmon in confronto sono pochi!
Quando “invento” una creatura, cerco sempre di immaginarmi qualcosa di reale, che possa muoversi, magari respirare, vivere insomma, niente che sembri davvero troppo “alieno”.
Mi interessa che queste specie abbiano una loro struttura semplice e “quotidiana”, perché ecco, osservando la natura terrestre, vedo che la meraviglia è esattamente nel fatto stesso che certe creature esistono. È quel tipo di stupore che mi piacerebbe raggiungere. Da questo punto di vista Final Fantasy è un'ispirazione fortissima.

i primi due volumi di lumina ci hanno presentato un mondo alieno in cui si mischiano alla perfezione design futuristici da film di fantascienza e un background pieno di strane razze e magia degno di una saga fantasy, il tutto riletto in una chiave molto pop che trae ispirazione dallo stile manga e da una fotografia quasi da videogioco. quali sono stati i maggiori riferimenti per la creazione di un universo così complesso?
Il nostro obiettivo era creare un mondo di fantasia, che potesse rimanere agganciato, però, a dei riferimenti reali. Il progetto che più di tutti realizza questa fantastica combinazione è sicuramente Final Fantasy, un mix tra “magia” e “realtà” perfettamente equilibrato e potente.
Avrai notato, per esempio, che ad un certo punto della loro avventura Shani e Kite si ritrovano ad entrare in una sorta di “autogrill”, con supermercato e motel. Ecco, noi ci galvanizziamo letteralmente per questo tipo di elementi qua: sei in un mondo totalmente alieno, a miliardi di anni luce dal pianeta terra, eppure entri in un “combini” per comprare riviste, panini e fragoliquido! Ahha fantastico!
Quindi, si, Final Fantasy, lo capirà molto bene chi ci ha giocato, è il nostro riferimento principale!
c'è qualche personaggio di lumina in cui vi riconoscete particolarmente?
Lia: difficile dirlo, credo di riconoscermi molto in tutti. Per creare personaggi coerenti, abbiamo cercato di analizzare a fondo ogni carattere e cercando di immedesimarci e di immaginare ogni reazione emotiva conseguente agli eventi, filtrata da quel carattere. Partendo da un mio pensiero sarebbe difficile che ne uscisse qualcosa in cui non riconosco un mio ragionamento.
Nessuno di loro è un'esatta trasposizione di me, ma tutti sono l'esatto prodotto del mio pensiero, quindi sono un po' me! 
Manu: Io non mi riconosco in un personaggio in particolare, mi riconosco invece nella totalità dell’”atmosfera”. E’ proprio il “mood” del progetto che fa parte di me in modo molto forte e presente. Quindi mi sento coinvolto e mi riconosco in ogni piccolo pezzettino di storia: sono un po’ Olego, un po’ Nohea, un po’ Kite, un po’ le pietre dei sentieri e le cascate nei boschi.
parlavamo di tatai lab poco fa: in questi anni la vostra casa editrice è cresciuta tanto, avete permesso ad alcuni giovani e talentuosissimi autori di farsi conoscere e di pubblicare le loro opere. vi siete dati una linea guida rigida per la scelta delle opere, o valutate caso per caso, cercando di creare un catalogo più eterogeneo?
Sono praticamente solo due anni che lavoriamo come casa editrice e abbiamo già raggiunto dei traguardi eccezionali! La nostra massima soddisfazione è vedere realizzati, su carta, i sogni dei giovani autori che si avvicinano alla nostra realtà. Ma noi siamo dei “folli”: non seguiamo un percorso troppo chiaro e rigido. Abbiamo, sì, delle proiezioni del nostro lavoro per l’anno in corso, ma l’unica vera regola che seguiamo è: se c’è un libro che vale la pena di produrre, vogliamo produrlo. E attenzione, non sto parlando di progetti con “visibilità”, a noi non interessa nulla dei “like” su Facebook o del seguito più o meno folto che possono avere i nostri autori, noi valutiamo il valore effettivo di un’opera, dalla storia, al disegno al colore, alle intuizioni tecniche e alla ricerca di ogni nostro autore. Non facciamo calcoli di vendite, guadagni, ricavi, costi ecc. Se ci viene presentata un’idea che ci esalta, o se conosciamo un autore che ci stupisce ed entusiasma, ce la mettiamo tutta per realizzare il libro o collaborare con lui/lei. Solo così siamo felici di fare quel che facciamo.
dopo canvas, alpha e anima – e ovviamente lumina – quali sono i prossimi progetti in cantiere per tatai lab?
Ce ne sono alcuni di già annunciati: DEVA, per esempio, delll’esplosiva Martina Batelli. Un’autrice dal segno potente e dinamico, che ha scritto una storia veramente assurda. Prima di conoscere i dettagli del suo progetto, però ti confesso che noi eravamo già rimasti entusiasti da lei stessa. La sua energia, simpatia e talento ci avevano letteralmente conquistati, dovevamo per forza di cose fare qualcosa con lei.
E poi ovviamente c’è GG, il nuovo progetto di Ilaria Gelli e Giacomo Masi. Ilaria è una dea. Una persona tanto buona e umile, con un talento totalmente fuori scala. Abituata ad essere illustratrice le abbiamo supplicato di realizzare un fumetto per noi, perché nella nostra testa sapevamo già come sarebbe venuto, e infatti lei non sta deludendo le nostre aspettative. Ha scritto, assieme a Giacomo, un progetto pazzesco e lo sta disegnando nel suo classico modo SUBLIME.
Poi c’è il ritorno di Lorenzo Lanfranconi nel nostro catalogo con l’evoluzione definitiva e ufficiale del suo primo “test” che era stato ALPHA. Ora torna con un libro di 120 pagine totalmente di environment design, anche lui con una tecnica fuori dal comune, considerando tra l’altro che questi ragazzi, nella maggior parte dei casi, non raggiungono nemmeno i 30 anni di età!
Poi come dici tu si continua con ANIMA di Chiara Zuliani, altro talento proveniente da un altro universo, LUMINA il nostro adorato progettino di cui stiamo iniziando il volume 3, e tanti altri libri che non posso ancora annunciare, di cui uno in particolare, se gli “accordi” vanno in porto, sarà totalmente shockante per il mercato italiano (e internazionale) del fumetto!
fino ad ora avete pubblicato opere di esordienti, ma pubblichereste con l'etichetta tatai lab titoli di autori già editi?
Come ti ho già detto la condizione assolutamente necessaria è che un progetto ci esalti. Ciò non significa pubblicare solamente opere esordienti ma anche si, aprire le porte ad autori già editi e con esperienza. Il nostro “dojo” è aperto a chiunque (ma non parlateci del vostro numero di “followers”, non ci interessa!). 

quali sono secondo voi i pro e i contro di una casa editrice che pubblica con il crowdfunding?
I pro sono tanti e indiscutibilmente riguardano la qualità dei prodotti che si riescono a realizzare. Con un finanziamento pregresso, da parte del pubblico, l’editore ha in mano degli strumenti economici fortissimi con i quali investire in prodotti che altrimenti non avrebbero potuto veder la luce (per questioni di “bilancio”).
Il contro è che il crowdfunding è a tutti gli effetti un modello “faticoso”. Ogni campagna va organizzata in modo molto preciso, seguita dall’inizio alla fine e modificata ed evoluta anche in corsa.  Ciò toglie un po’ di concentrazione dal lavoro vero e proprio sui libri, per cui per quanto sia la spinta finanziaria offerta da questo strumento, siamo di fronte ad un parallelo e contemporaneo “freno” dei tempi di produzione, che rallenta un po’ l’intero catalogo. Siamo ancora piccolini, soffriamo di questa mancanza di “strutturazione”, tuttavia abbiamo dimostrato di essere in grado di produrre libri potenti e di avere un pubblico che segue con assoluto entusiasmo la nostra avventura, facendone parte in prima persona. Non possiamo che essere ottimisti per i prossimi anni!
in questi ultimi anni – complici gli onnipresenti social – il rapporto pubblico-editori e pubblico-autori si è fatto molto più stretto di prima, ma pubblicando opere finanziate in anticipo dai lettori voi – e gli altri autori di tatai lab – immagino viviate qualcosa di ancora più profondo: c'è stato qualche momento in cui avreste voluto mettere più distanza tra voi e i lettori? O in cui semplicemente avreste voluto far affidamento su un team più numeroso (ripenso ai video di impacchettamento dei libri e a quanto non vi invidiassi affatto per tutto quel lavoraccio!)
La nostra fortuna principale è di avere un pubblico di assoluta qualità. Il nostro pubblico rispetta la qualità dei nostri libri. Noi come ti ho detto prima non siamo interessati al numero di “followers” di un autore rispetto all’altro, non siamo imprigionati (paradossalmente, poi, perché il crowdfunding si baserebbe proprio su questo!) nel meccanismo del “Like a tutti i costi”, per cui non siamo costretti ad adottare comportamenti “costruiti” per andare alla ricerca di obbiettivi “virtuali”. Sarebbe così facile essere seguiti da molte persone: basi la tua comunicazione su “flames” o su una produzione sovra-stimata e continuativa di contenuti per forza di cose di “basso profilo”. In questo senso l’algoritmo di facebook si incastrerebbe perfettamente con la tua “previsione di portata” sui post e ti donerebbe visibilità in modo sempre più progressivo.
Ma ciò porterebbe (e lo dico perché lo vedo) ad avere un pubblico troppo “casual”: milioni di utenti, si, ma milioni di utenti che seguono il personaggio e le sparate che fa, e non necessariamente una filosofia peculiare sulla produzione di un messaggio editoriale “profondo”.
Noi siamo il contrario di tutto questo: abbiamo i nostri tempi, lenti, di produzione di “pochi” contenuti ma di altissimo profilo. E il pubblico che si avvicina a noi è un pubblico di persone che hanno bisogno di cercare e scoprire cose nuove, libri ricercati che hanno bisogno dei giusti tempi di produzione. E’ un po’ la differenza tra andare a mangiare all’autogrill e scoprire, invece un agriturismo a km 0 che ti fa assaggiare le prelibatezze di stagione. Ecco, noi siamo l’agriturismo. Pochi posti a sedere, ma una cucina che ti fa vivere un’esperienza personale e unica. Detto questo è impossibile pensare di mettere distanza tra noi e il nostro pubblico. Perché il nostro pubblico ci è necessario, fondamentale: è fatto di persone intelligenti, che amano la scoperta e la cura e quindi di persone che possono concretamente aiutarci a migliorare sempre di più.
Da questa parte della barricata, dal punto di vista organizzativo, si, siamo in pochissimi. Le scatole, per parlare dei crowdfunding, le costruiamo Linda ed io, da soli, tra una tavola di Lumina e l’editing di uno dei nostri altri libri. Ma siamo maniaci della cura. Siamo proprio malati di perfezionismo, e per ora siamo contenti così!
essendo editori (e autori) fuori dagli schemi, avete mai pensato di andare oltre il fumetto, di pubblicare racconti in prosa o – allontanandoci proprio dalla carta stampata – realizzare film animati o videogiochi con l'etichetta tatai lab?
Stiamo cercando di realizzare tutte le idee che citi. Abbiamo proprietà intellettuali che si prestano a qualsiasi trasposizione, di qualcuna stiamo già sviluppando alcune ramificazioni importanti e curiose, ma per ora abbiamo un po’ le “mani legate”, per realizzare certe cose, videogame e film animati fra tutti, servono finanziamenti di una certa entità, irraggiungibili per noi al momento. Però se magari tra i tuoi lettori c’è qualche facoltoso mecenate, saremo sicuramente a disposizione per esporgli le nostre idee! Eheh!
ritornando con i piedi per terra, lumina è un progetto molto ambizioso e ben articolato, ma quando avete cominciato, pensavate già di realizzare una storia così lunga? (se non ricordo male saranno quattro i volumi della storia principale, esclusi gli albetti spin-off)
Assolutamente si! Tutto è già previsto, dall’inizio alla fine. È assolutamente necessario che sia cosi, perché altrimenti non avremo potuto gestire la “tecnica” in modo consapevole e controllato. Non si può “improvvisare”. Quindi, prima di realizzare le tavole vere e proprio abbiamo strutturato l’intero “world-building”, abbiamo steso i soggetti per ogni volume, tutti gli intrecci di trama sono stati pianificati in precedenza, non c’è nulla che non sia stato previsto. Quindi, ci sentiamo dentro una vera e propria botte di ferro! 
ci spifferate qualcosina sul futuro che attende kite e miriam su lumina? e cosa aspetta invece noi lettori?
Non possiamo spifferare nulla. Ti diciamo solo che dal prossimo numero cominceranno a scoppiettare dei colpi di scena che non crederete ai vostri occhi! :D
immaginiamo che avete appena finito di disegnare e colorare l'ultima pagina dell'ultimo volume di lumina: il volume sta per andare in stampa, la storia è finita... e adesso? sei mesi di vacanza o avreste già in mente qualcosa di nuovo?
Haha Vacanza, mai! :D Sappiamo perfettamente cosa succederà nel post-lumina vol. 4. È tutto previsto, abbiamo margine di lavoro ancora per un anno successivo e se le cose dovessero andar bene il progetto non si fermerà li (pur finendo la storia, abbiamo già steso almeno altre due stagioni possibili).
grazie ancora di essere stati con noi, tantissimi complimenti per il vostro incredibile lavoro e un mega abbraccio (e una carezzina a lumi!) a presto!
Grazie infinite a te, ai tuoi lettori e ai nostri lettori! :) È grazie al lavoro tuo e il supporto di tutte le persone che ci seguono che possiamo continuare a immaginare e lavorare su questi mondi straordinari!
Grazie davvero (anche da parte di Lumi!).

per rinfrescarvi la memoria sui titoli di tatai lab, su claccalegge si è parlato di:
lumina: vol. 1 ~ vol. 2
spin off di lumina: shani ~ oleg
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