mercoledì 17 gennaio 2018

we are family

erano secoli che un libro non mi appassionava al punto tale da finirlo in una giornata, facendomi passare tutto il giorno a leggere, lontana da pc, telefono, e - ugh, questo non è buono - libri universitari.
we are family mi aspettava da mesi, forse più di un anno, tranquillo nello scaffale dei libri da leggere, e poi - perché i libri fanno sempre così - a un certo punto ha deciso che era arrivato il momento giusto. si è messo in mostra e mi ha rapita per tutto il giorno.


protagonisti della storia sono i componenti della famiglia santamaria: la mamma agnese, casalinga abilissima nella preparazione di ciambelloni al cioccolato e bella come, anzi di più, la principessa grace, il papà mario elvis, conducente di autobus in attesa di pilotare astronavi, appassionato di elvis a cui - merito dei capelli sapientemente acconciati - somiglia, nonna concetta, sempre preoccupata delle vicende digestive dei nipoti, la figlia maggiore, vittoria, che nonostante le buone intenzioni ha una tremenda attitudine con gli animali domestici e almerico detto al, un genio assoluto di quasi quattro anni - all'inizio della storia - capace di leggere e scrivere e fare operazioni matematiche già difficili per bambini più grandi di lui, voce narrante della storia e unica possibile salvezza del mondo, ma, e si scoprirà presto, in serie difficoltà quando si tratta di relazionarsi con gli altri o semplicemente di non mandare a fuoco la casa.

dagli anni settanta fino ai tempi recenti, al racconta la storia della sua famiglia, la più bella e felice del mondo, e attraverso i santamaria, la storia dell'italia, vista dagli occhi attenti, critici e ingenui di un bambino speciale, capace di compiere disastri stratosferici o di trovare le migliori soluzioni ai problemi.
un bambino che cresce, matura ma lo fa a modo suo, non rimanendo un piagnone attaccato alla sottana di mamma, immaturo affetto da una qualche sindrome di peter pan incapace di prendersi le sue responsabilità, ma capace sempre di mantenere quella curiosità e quello stupore per ogni cosa tipici dei bambini, di quelli che ancora non si sono arresi al grigiore del mondo, alla noia, ai valori sbagliati.
al diventa un adulto che sa ancora pensare alle ore di gioco come alle più importanti della giornata, sa dare agli affetti più importanza di qualsiasi sciocco status symbol da grandi, sa continuare a sognare senza mai lasciarsi schiacciare dal peso delle cose più futili.

i santamaria sono una famiglia né povera né ricca, ma un evento inatteso, e per al incomprensibile, mina improvvisamente la loro fragile stabilità. così, il sogno della casa promessa, alla cui ricerca i santamaria dedicano le loro felici domeniche, viene ridimensionato sempre di più, tra un trasloco e l'altro in attesa che lei si riveli finalmente.
al non è un bambino facile nè lo è la vita precaria e indecisa che agnese e mario elvis affrontano ogni giorno, ma agli occhi del piccolo genio nulla al mondo può eguagliare i suoi magnifici genitori e nulla è più bello, nonostante si ritrovino infine nella più improbabile e meno auspicabile delle abitazioni, di stare insieme.
all'annuncio del viaggio di nozze, rimandato da fin troppi anni, al sa che è arrivato il momento tanto atteso, quello in cui potrà finalmente preparare la più bella delle sorprese per i suoi.

inutile fare spoiler sulla trama, che è perfetta, divertente e commovente, ma bisogna sottolineare il talento di fabio bartolomei: raccontando la storia dal punto di vista di un bambino speciale, ci regala una visione del mondo come se ogni cosa fosse più vera, autentica, brillante e sincera.
dietro l'entusiasmo di al si celano tristezze e sconfitte, le piccole miserie quotidiane e l'immenso, eroico sforzo di combattere ogni negatività e godersi appieno la gioia di stare insieme, di volersi bene, di essere una famiglia.
e così è difficile lasciar scegliere alle nostre emozioni che strada prendere, se quella delle risate che inevitabilmente la logica perfettamente folle di al ci strappa o le lacrime per tutto quello che lui registra ma non riesce a decifrare, a comprendere fino in fondo, capace però di riuscire nell'impossibile: salvare, se non tutto il mondo, almeno la parte più importante.

lunedì 15 gennaio 2018

commenti randomici a letture randomiche - XLV

ed eccoci di nuovo pronti a un altro carico di randomicità! un sacco di robe fichissime (e una un po'... meh) che non dovete assolutamente perdervi!

so che tsubaki-cho lonely planet non sta piacendo a troppa gente, anche se francamente non riesco a capirne il motivo, sopratutto dopo aver letto il quinto volume. dopo il viaggio a kyoto e i dispetti di kaneishi - che ha ovviamente capito tutto subito su come vanno davvero le cose tra i due piccioncini - akatsuki comincia a comportarsi in maniera sempre più strana con fumi, esattamente come farebbe un ragazzino timido e impacciato che non vuole far capire alla persona che gli piace che è un po' cotto.
fumi continua nel suo intento di non svelargli i suoi sentimenti, sicura che non saranno ricambiati, ma una sera, durante un giro tra le bancarelle di una festa e sotto ai fuochi d'artificio, non riesce a tenere più la bocca chiusa e confessa i suoi sentimenti ad akatsuki, che risponde con la prontezza di un comodino. a salvare la situazione arriva - stile deus ex machina - la sua amica yo, che capito l'imbarazzo dell'amica, la invita a casa sua per qualche giorno.
e noi possiamo finalmente curiosare un po' nel passato del maestro akatsuki, scoprendo che fin da ragazzo era impacciato, timido e incapace con le ragazze, e che sono state parecchie quelle che come fumi si sono prese una cotta per lui. insomma, akatsuki è sempre stato negato con le ragazze, ogni volta che provava ad iniziare una relazione, quella finiva inevitabilmente male, e quando si è accorto che fumi si è innamorata di lui, ha scelto inizialmente di evitare l'ennesimo fallimento.
ma qualcosa è finalmente cambiato in lui e finalmente... (no, davvero, all'ultima pagina io mi sono quasi messa a gridare!)

cambiando genere, mi sono decisa finalmente a leggere nomen omen ~ total eclipse of the heart, avevo letto troppi commenti positivi in giro per continuare a farmi infastidire dall'orribile verde neon della copertina.
e, fidatevi, ho fatto davvero benissimo!
protagonista della vicenda è becky kumar, newyorkese neo-ventunenne con un meraviglioso taglio di capelli, nerd e affetta da acromatopsia - cioè non riesce assolutamente a percepire i colori, cosa che solo all'inizio sembrerà una fuffata inutile, ma poi avrà il suo meraviglioso senso - reduce da poco da un incidente stradale in cui è morto il suo migliore amico.
la storia comincia proprio il giorno del suo ventunesimo compleanno in occasione del quale, per cercare di tirarla un po' su di morale, le sue due mamme (apprezzatissima l'idea di farci vedere una famiglia così affiata, alla faccia di chi continua a non accettare l'idea di coppie omosessuali con figli) e i suoi amici le organizzano una festa.
niente di eccezionale, se non fosse che proprio in quest'occasione la vita di becky cambia completamente.
visioni, sicuramente, tutto è troppo assurdo per essere vero: un essere gigantesco, in qualche modo umanoide, le strappa letteralmente il cuore dal petto.
beh, non troppo letteralmente, visto che dopo poco si risveglia, stordita e confusa, ma viva. no?
anche i suoi amici hanno visto qualcosa di strano, uno scontro spaventoso tra ragazzi in apparenza umani ma capaci di cose decisamente fuori dal comune.
cosa sta succedendo?
questa è una fiaba, signorina kumar, non c'è spazio per ospedali, genitori e polizia, ci sei solo tu, che cerchi di salvarti da sola perché non puoi fidarti di nessuno. lo capirai molto presto.
il giorno dopo tutto sembra come al solito, ma ci vorrà poco di scoprire che un equilibrio nascosto ma fondamentale è stato spezzato e che lei, viva ma davvero senza più il suo cuore, ha in realtà un potere enorme che la rende una delle streghe più potenti che si ricordino.
il velo tra questo mondo e quello si è squarciato e ora a becky toccherà muoversi da una parte all'altra della realtà per salvare se stessa.
e e e... niente altri spoiler, ma bisogna dire effettivamente jacopo camagni e marco b. bucci hanno davvero fatto un lavoro pazzesco, che al di là degli strilloni pubblicistici è una vera rivoluzione nel fantasy nostrano a fumetti: un urban fantasy ben orchestrato con una protagonista che piace e convince dalla prima pagina, un mondo complesso e funzionante in cui far muovere i personaggi, a cui si accompagnano non solo dei disegni tremendamente affascinanti, ma uno stile di colorazione che, accordandosi con la strana patologia di becky, ricrea un effetto unico, tra bianco/nero e colori, tra tavole estremamente grafiche e sequenze più pittoriche.
vabbè, fidatevi, non perdetevelo assolutamente!

un po' (molto) meno entusiasmo per il nuovo monster allergy. a parte che continuo a detestare l'idea di questo formato cartonato che, in pratica, ha le stesse pagine dei volumini della vecchia serie, solo che costa tipo sette volte tanto. ah, e mancano le rubriche.
ah, è la mia copia aveva le pagine ancora incollate, ho dovuto staccarle io. niente di grave, ma per quasi quindici euro almeno separare i fogli...
poi ammetto che non riesco assolutamente ad apprezzare zick ed elena così cresciuti. non sono di base contro i sequel, anzi, ma mi sembra che questo nuovo monster allergy sia molto poco monster allergy, sottotono rispetto alla vecchia serie.
paradossalmente, mi sembra che i toni siano più infantili adesso che nei primi volumi, come se la crescita dei personaggi sia stata esclusivamente fisica, anzi, come se avessero perso quelle caratteristiche per cui ci piacevano tanto: zick sembra un ragazzetto scemo e irresponsabile e elena ha perso la sua aria cazzuta di bambina fuori dagli schemi.
insomma, sono diventati due tipi qualsiasi, solo capaci di vedere i mostri. ma monster allergy non era questo. sigh.
ma nonostante tutto, continuo a provarci, anche con aspettative pari a zero, spinta più dall'affetto che nutro tutt'ora per quello che era m.a. che di scoprire qualcosa di nuovo.
ne la valle dei bombi elena e zick, oltre a scoprire per la prima volta la valle del titolo, quella in cui nascono - e rinascono - i bombi, creature che - bava a parte - farebbero tenerezza a qualsiasi cuore di marmo del mondo. la valle dei bombi è un posto quasi incantato, paradisiaco, di colori tenui e ingenua bontà. eppure, nonostante l'atmosfera zuccherosa, il perfido sinistro (quasi) riesce - e qui bisogna ammettere che non me l'aspettavo - nel modo più improbabile a mettere a segno uno dei piani più crudeli di sempre che - meno a sorpresa - zick ed elena riescono a sventare.
la minaccia rimane, aleggia sul prossimo volume ma, ripeto, il massimo che è riuscita a tirarmi fuori è stato uno sbadiglio un po' meno pesante degli altri.
peccato che stia andando così (e no, non è che sono io che sono invecchiata e non mi emoziono più, i vecchi numeri continuo a trovarli sempre strepitosi, mi auguro che prima o poi si riesca a tornare a quei livelli)

fantastico come sempre invece il nuovo volume di lumberjanes serie che - scusate se mi ripeto sempre sulle stesse cose - continuo a considerare tra le migliori che sto seguendo.
la squadra delle nostre tipe toste è impegnatissima a superare la prova per ottenere un nuovo distintivo, il non ti s-cordar di me, è chi meglio del capogruppo capitan karen, vero lupo di mare (non avete idea quanto lo sia!) può aiutarle?
ma karen ha un problema, uno di quei problemi che nel campo delle lumberjanes ti sbattono in faccia una realtà fatta di creature leggendarie e magiche.
un gruppo di selkie ha rubato la sua barca per vendicarsi del furto della pelle di una di loro, che non riesce più a tornare alla loro forma originaria (le selkie sono un tipo di metamorfo, appaiono come delle foche, ma possono diventare umane togliendosi la loro pelle. ovviamente, per il processo inverso, hanno bisogno di indossarla di nuovo), ma karen sostiene il contrario, e nonostante la barca non sia poi tanto lontana dalla costa, è impossibile raggiungerla per via dei terribili mulinelli che le selkie - ma loro sostengono di no - hanno creato.
insomma, un bel pasticcio e chi meglio di un gruppo di amiche superaffiatate e abituate a ogni sorta di magica stranezza può risolvere il problema?
tra creature che cambiano aspetto, portali magici, dimensioni parallele, barche fuori controllo, fraintendimenti, tempeste e idee tremendamente pericolose (del tipo bambini non fatelo a casa) jo, april, mal, molly e ripley vivranno un'avventura indimenticabile fatta di scelte coraggiose e - ovviamente - amicizia al massimo!

stratosferico anche il terzo volume di paper girls, che vede le quattro ragazze addette alla consegna dei giornali catapultate in un non meglio precisato passato preistorico.
riescono finalmente a ritrovare kj ma devono affrontare l'ennesimo, imprevedibile nemico: tre uomini giganteschi, orribili e crudeli, tre padri di un unico bimbo a cui stanno dando la caccia.
e nonostante non siano le sole a spostarsi nel tempo, i guai non sono ancora finiti e non è ancora arrivato il tempo delle risposte.
né sui viaggi temporali, né su quello che il futuro le riserva, quel futuro che ha svelato a mac che non ne ha molto davanti a sé e quello che ha mostrato a kj immagini che non riesce a spiegarsi, e che la rendono più inquieta persino delle nuove, inaspettate trasformazioni del suo corpo.

questo terzo volume è pieno zeppo di azione e violenza ma anche di quel sentimento di solidarietà che spinge sei donne provenienti da mondi - e tempi - lontanissimi tra loro a salvarsi a vicenda, in barba a qualsiasi legge fisica ci si possa raccomandare di non infrangere. e ancora una volta, il finale ci regala mesi (speriamo pochi!) di hype in attesa di un nuovo volume, e magari, di qualche spiegazione in più.

venerdì 12 gennaio 2018

my cup of tea 2017

potevamo farcele mancare? ovvio che no.


anche quest'anno (come per il 20132015 e 2016) è arrivato il momento di my cup of tea, il premio ideato da yue lung di say adieu to yue:
"Questo premio è nato quattro anni fa, con lo scopo di celebrare non l'opera più bella dell'anno di riferimento - sarebbe troppo scontato - ma piuttosto, quella che più vi ha sorpreso, contro ogni aspettativa e pregiudizio. Per opera intendo qualsiasi cosa: fumetto, serie tv, film, libro, e quant'altro. Ad esempio: volete dare la tazzina ad un blog? Ad un cosmetico? Ad una ricetta? Potete farlo! E potete fare anche premiazioni multiple, per ogni tipologia (quindi un film, una serie tv e così via). Non ci sono scadenze."
io mi gioco di nuovo le stesse categorie dello scorso anno (tranne una, per la quale proprio non riuscivo a trovare nulla), e mi aggrego all'invito a partecipare!

 • graphic novel • 


non mi aspettavo che non mi piacesse, questo no, ma ero comunque convinta che sarebbe stato un libro un po' tanto per bambini, di quelli che insomma non osano troppo e magari concludono con la lezioncina. e invece supersorda! non è niente di tutto questo: è divertente e sincero (che poi è quello che dovrebbero essere tutti i libri per bambini) non si risparmia mai nulla, è un racconto intimo, a tratti doloroso, a volte buffo, ma incredibilmente vero.
se ve l'eravate perso, è giunto il momento di rimediare.

 • libri • 


inizialmente non mi ci vedevo a lasciarmi conquistare da un libro di salgari, avevo sempre associato questo autore a quei classici per ragazzi che un po' mi stavano sulle scatole quando ero bambina, sembrava che fossero gli unici libri che si potessero leggere e apprezzare a quell'età.
anche qui, mi sono ricreduta subito: i racconti de alla conquista della luna mi sono piaciuti parecchio, forse proprio per il loro carattere così vintage, per le loro ingenuità d'altri tempi, per il romanticismo nascosto dietro quelle avventure che volevano a ogni costo stupire per la loro modernità e che ora sembrano tanto antiquate.
eppure c'è un lavoro di ingegnosa fantasia incredibile in ogni storia.

ho iniziato a rivalutare i classici per ragazzi

 • manga • 


ammetto che ancora prima di portare in cassa il cane che guarda le stelle ero convintissima che non avrei nemmeno finito di leggerlo, che lo avrei odiato, che mi avrebbe fatto stare troppo male. sapevo più o meno come sarebbe andata a finire la storia e non ero affatto sicura di poterlo sopportare. ho fatto la coda per pagare indecisa se posarlo di nuovo sullo scaffale e andare via, però poi lo gnomo nella mia testa che mi fa scegliere i libri giusti mi ha convinta che non era il caso, così mi sono potuta ricredere: questo manga vi farà piangere un sacco, questo sì, ma ne vale la pena.
fidatevi anche voi degli gnomi nella vostra testa.

 • autoproduzioni • 


partendo dal presupposto che gli autoprodotti, per forza di cosa, prima di comprarli sai più o meno cosa aspettarti, pure quest'anno cambio un po' la regola per questa categoria e ci metto laika, di studio rebigo, del quale non avevo mai letto nulla e che è stato una bellissima - anche se un po' malinconica e dolorosa - sorpresa. 

 • film • 


non è che mi aspettavo che smetto quando voglio fosse un film brutto, solo che me lo immaginavo più come la classica commedia italiana che va bene giusto quando non c'hai di meglio da fare e passi la serata sul divano. invece è una figata immane. mi è piaciuto un po' meno il secondo, mentre il terzo devo ancora vederlo...

 • serie tv • 


immagino già le vostre matte risate ma calma. andiamo con ordine.
sapevo che game of thrones è tipo la serie più amata degli ultimi tempi, sapevo pure che l'ambientazione e i personaggi mi sarebbero piaciuti un sacco ma avevo paura che fosse troppo violento per i miei gusti, quindi non avevo nessuna voglia di farmi venire gli incubi per colpa di una serie tv.
lo scorso anno, prima dell'estate, mi sono lasciata convincere da ale a guardarlo, a patto che mi dicesse quando chiudere gli occhi per evitarmi le scene più indigeribili e dopo qualche puntata non sono più riuscita a staccare gli occhi dallo schermo.
ho anche quasi superato l'ansia da scene disgustose, anche se le peggiori, lo ammetto, le ho evitate facendomi scudo con qualche pupazzo costretto (poverino) a subirsele a posto mio.
inutile dire che ormai faccio parte dell'enorme schiera di fan.

 • extra • 


volevo dedicare la parte extra a qualcosa di fashion, ma il mio lato styloso è morto quando andavo all'asilo e mi piacevano i mega grembiuli con gli animaletti ricamati sopra, quindi ho pensato bene di destinarla all'altra mia grande passione: la pasta!
che ovviamente da mesi non riesco più a mangiare a meno che non sia biologica o senza glutine (no, non sono celiaca e sì, lo so che devo andare da un medico, ma ho prenotato la visita ad agosto e mi tocca aspettare ancora fino a fine febbraio, poi scopriremo cos'è che ho), quindi mi sono dovuta dare alle sperimentazioni di robe che prima non tenevo assolutamente in conto, tra cui la pasta di farina di lenticchie che a prima vista mi faceva quasi impressione ma che si è rivelata essere buonissima. ora sono tipo una tossica che sbava tra gli scaffali del supermercato alla ricerca di un pacchetto che non costi quanto un rene.

mercoledì 10 gennaio 2018

la casa tellier

che le porte della casa si aprano.
benvenuti.
nel 1881 viene pubblicato per la prima volta il racconto la maison tellier nell'omonima raccolta di guy de maupassant, riproposto lo scorso novembre da iacopo vecchio nella nuova collana cahiers di hop edizioni.

proprio come un cahier di schizzi d'artista, la casa tellier è un albo di grande formato in cui la storia prende vita attraverso acquerelli delicati che spesso citano e reinterpretano grandi capolavori dell'arte impressionista e post impressionista dei contemporanei di maupassant.

un bar aux folie bergère - édouard manet - 1881/1882
la casa tellier del titolo è il nome della casa d'appuntamenti aperta da madame con l'aiuto di suoi marito, ormai scomparso da tempo, a fécamp, in normandia, e ospita cinque ragazze, ognuna con un carattere ben preciso, tutte incarnazioni di tipi femminili pronti a soddisfare qualsiasi gusto e richiesta: una tipica bellezza dei campi o una ragazza piccola e morbida, sguaiata e sempre disposta a ridere, una maliziosa bruna proveniente da marsiglia o le raffinati banconiste nei loro abiti sgargianti.
madme, nonostante la vedovanza e l'età che le ha già imbiancato la chioma, gestisce la casa senza vergogna, anzi, svolge il suo lavoro come se fosse un impiego qualsiasi, come farebbe una sarta o una locandiera: appiana le baruffe tra le ragazze, mantiene tra loro quiete e concordia, le protegge da commenti sgraditi e maleducati e la sera apre le porte della casa tellier ai ricchi avventori.
ed è proprio quando casa tellier viene trovata chiusa senza preavviso, che tra gli uomini di fécamp, contrariati dal non potersi concedere il loro svago preferito e preoccupati per il destino della casa, che si scatenano risse e baruffe, alimentate tanto dalla frustrazione quanto dall'alcool.

ma la casa tellier non è stata requisita dalla polizia né chiusa dall'ufficio igiene: in un biglietto appeso sulla porta madame spiega di essersi allontanata per un breve viaggio in occasione della comunione della nipote di madame, la piccola e dolce costance.
l'incontro con la bambina, ingenua e pura come un giglio, e l'atmosfera sacra della cerimonia religiosa insieme alla presenza delle cinque prostitute, provocheranno il più inatteso degli effetti non solo in chiesa, ma anche a fécamp al loro ritorno, chiudendo un racconto che sfida la morale comune proponendo un ideale di purezza e bontà fuori dagli schemi.

madame

riprendendo il tema della contrapposizione tra sacro e profano, tanto antico eppure mai passato di moda - come testimonia la citazione a bocca di rosa della quarta di copertina - del racconto di maupassant, iacopo vecchio confeziona una storia squisita nella sua semplicità, resa ancor più elegante dal tratto sensuale che contraddistingue le ragazze di madame e dai colori ricchi e brillanti degli ambienti della casa, o di quelli più tenui della spiaggia in cui le sei donne danno occasione di dipingere una scena di grande effetto.
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