venerdì 28 settembre 2018

il flagello di dio ~ un'avventura rocambolesca di attila l'unno

- se ho fatto bene i conti, una volta presa la beauce, il mondo intero sarà vostro.
- che strano... la prospettiva dovrebbe riempirmi di gioia... come quando ho ucciso il mio primo gattino a colpi di martello... e invece no, non sento assolutamente niente...

l'obiettivo di un conquistatore è, per l'appunto, conquistare, e l'obiettivo del più grande conquistatore è fare suo tutto il mondo. ed è quello che succede nel 451 quando attila l'unno conquista l'ultima regione che mancava a completare il suo gigantesco impero, costruito con guerre, saccheggi, torture, uccisioni e stupri.
ma adesso che il suo sogno di gloria si è avverato, il grande (ugh) e potente attila si sente divorato dalla noia, dalla frustrazione e dalla depressione: che barbaro è un barbaro che non ha più nulla da depredare? cos'altro fare se non è rimasto nulla da conquistare? se non c'è più nessuno da uccidere, impalare, stuprare, scorticare? e che senso avrebbe riconquistare quello che si ha già?

amareggiato e ormai privo di uno scopo, attila abbandona i suoi uomini per mettersi alla prova contro il più grande e potente dei nemici: il suo nuovo obiettivo, scopertosi ormai immortale e dunque incapace di porre fine alla sua insopportabilmente noiosa e vuota esistenza, è uccidere dio stesso, quel dio che gli ha concesso la gloria ma che non gli permette di godere dei suoi successi.


certo, forse senza larcenet difficilmente ci saremmo immaginati un attila un po' filosofo, impegnato a interrogarsi sui grandi problemi che attanagliano l'umanità: ho conquistato il mondo ma non ho imparato niente. il più potente uomo sulla terra, circondato dall'armonia di un mondo finalmente libero dalla sua violenza adesso non sa più riconoscersi in una realtà che lo vede incapace di agire. costretto, come punizione alla sua crudeltà, a rimanere per sempre in vita ma eternamente preda della noia e dell'inadeguatezza, ad attila non rimarrà che volgere la sua rabbia nei confronti di dio, del mondo, della vita stessa, di qualsiasi cosa insomma, tranne che verso se stesso e verso la sua coscienza, incapace di comprendere che l'unico colpevole del suo enorme male di vivere non è altri che lui e la sua scelta di votare alla violenza più sfrenata la sua esistenza.

lasciando questa volta il compito di disegnare le tavole a daniel casanave - il cui tratto somiglia moltissimo a quello degli altri volumi della serie, dedicati a freud e van gogh - manu larcenet prosegue con il flagello di dio le sue biografie caustiche e ironiche che continuano a immaginare e reinventare i grandi personaggi della storia per raccontarci il disagio stesso di essere umani, con tutti i nostri sbagli, l'arroganza, la mancanza di giudizio, le nostre piccolezze e miserie.

nonostante le aspettative, con attila si riesce - sopratutto rispetto al secondo volume, quello dedicato a van gogh - a lasciarci sfuggire qualche risata in più, per quanto paradossale possa sembrare: eppure è proprio in quello scivolare nel ridicolo che si concretizza l'inferno in terra per il grande conquistatore che, giunto all'apice del suo successo, crolla inaspettatamente in un baratro di nulla, il nulla che - sembra dire larcenet - aspetta chiunque dedichi tutte le sue energie alla distruzione.

ancora una volta, larcenet prende il bersaglio in pieno: questa serie si conferma ancora una volta un esempio perfetto di comicità, riflessione e intelligenza. chapeau.

mercoledì 26 settembre 2018

harrow county

io non sono come hester. io non mi comporto come lei. e nemmeno morirò come lei.

harrow county è un tranquillo villaggio di provincia, con i suoi contadini e i suoi allevatori, gente per bene che vive la sua vita in modo modesto e tranquillo.
ad harrow county c'è una ragazza che tra poco compirà diciotto anni. è dolce e ingenua come una bambina, si chiama emmy, ha sempre vissuto nella sua fattoria sola con suo padre, svolgendo i suoi compiti senza mai lamentarsi. non ha grandi ambizioni e sa che la sua vita trascorrerà tranquilla come è sempre stato. sa che i boschi intorno a lei nascondono spiriti e creature spaventose, ma c'è solo una cosa che la inquieta: la grande quercia ammuffita che intravede dalla sua finestra. quell'albero le trasmette paura, sembra che quasi le parli che le racconti qualcosa, anche se non sa bene cosa.
quello che emmy non sa ancora è che poco prima della sua nascita a quella quercia venne impiccata  e bruciata hester, una donna le cui arti inizialmente avevano salvato, anzi creato harrow county, ma che con il passare del tempo gli altri abitanti avevano iniziato a temere e odiare.
emmy non lo sa, ma hester è la cosa che più assomiglia a una madre per lei, e il potere della strega è pronto a risvegliarsi adesso che lei sta per diventare adulta.

emmy è allo scuro di tutto e se non avesse trovato il più improbabile degli alleati, adesso il suo paese, i suoi amici, il suo stesso padre!, l'avrebbero linciata proprio come fecero con hester.
ritrovarsi improvvisamente dotata di un potere sconosciuto, scoprirsi figlia di una strega, conoscere la realtà del suo piccolo villaggio, essere odiata, minacciata e quasi uccisa per qualcosa che non sa nemmeno di essere... nonostante tutto questo, emmy sa bene cos'è: una ragazza buona, che non ha mai neppure pensato di fare del male a qualcuno, una ragazza che ama il posto dove è nata e che vuole continuare a viverci come ha sempre fatto. emmy sarà pure una strega, ma è profondamente buona. se hester aveva usato il suo potere per scopi malvagi, emmy non farà nulla del genere, ma vuole continuare ad essere accettata come fino ad adesso è sempre stato.

ecco come comincia - senza fare troppi spoiler - la storia avvincente e agghiacciante di harrow county, serie horror di cullen bunn e tyler crook, una storia che parte da tanti luoghi comuni (la scoperta di poteri sovrannaturali, il legame con un passato sconosciuto, alleati e tradimenti insospettabili) ma che poi inventa un binario tutto suo: non c'è nessun nemico da sconfiggere, nessun cammino irto di prove da affrontare, nessun obiettivo finale. ci sono solo sprazzi di un passato inquietante da riscoprire, come pezzi di un puzzle da collegare e un mondo che si credeva conosciuto e sicuro che è invece pronto a svelare misteri su misteri, una famiglia da conoscere, minacce da sventare.

l'orrore è ovunque, nascosto tra le pieghe del quotidiano, dietro un angolo che fino a un momento
prima avremmo definito conosciuto e familiare. non  c'è il classico e probabilmente abusato scontro tra cristianesimo e paganesimo, anzi, al primo non se ne fa neppure menzione, come se la realtà di harrow county fosse quella di un mondo parallelo in cui nessuno ha mai smesso di credere alle forze della natura, agli spiriti, ai mostri, a tutto quell'incredibile pantheon leggendario che tira harrow county fuori da un'epoca ben precisa, collocandola in uno spazio completamente fantastico in cui ogni cosa è possibile.

fondamentale, nella resa dell'atmosfera, l'uso degli acquerelli: il volto pallido di emmy e le sue guance arrossate, il volto così difficile da associare a quello di una strega, l'umido della carne sfatta e del fango, le sfumature del bosco, della terra, delle foglie, di una materialità della natura che è essa stessa protagonista della storia.

al quarto volume, non si sa ancora dove il destino condurrà emmy e gli abitati di harrow county, ma personalmente non vedo l'ora di continuare a inoltrarmi nella vicenda e scoprire quali altri orrori aspettano questo tranquillo villaggio.

l'edizione italiana di renoir comics raccoglie, oltre agli episodi della storia, anche un interessante apparato a fine di ogni volume fatto di schizzi, disegni preparatori, sceneggiature e note degli autori, perfetti per immergersi ancora di più nella storia e per conoscere tutto il lavoro preparatorio a ogni ciclo narrativo.

lunedì 24 settembre 2018

il guardiano della diga ~ vol. 1

accetto il mio ruolo di muro che allontana la nebbia dalla città.
una città a cui non appartengo.
loro sono dei sopravvissuti e hanno bisogno di me.
anche se l'hanno dimenticato.

alle premiazioni degli oscar del 2015 venne presentato un corto animato dal titolo the dam keeper, firmato da due nomi noti nel mondo dell'animazione, robert kondo e daisuke "dice" tsutsumi, conosciuti sopratutto per il loro far parte della squadra pixar. il corto ebbe notevole successo (in quel periodo lo vedevo praticamente ovunque sui social) e fummo in tanti ad innamorarci di quel dolcissimo maialino protagonista della storia e del suo mondo delicato e fragile.


da qualche giorno è disponibile il primo volume della serie a fumetti (saranno tre volumi in totale) che ha avuto origine proprio da quel corto, il guardiano della diga, edito da bao publishing, scritto e disegnato dagli stessi robert kondo e dice tsutsumi, che riprende la storia di quel maialino, dei suoi amici, della sua città - la valle dell'aurora - e della diga che la protegge dalla misteriosa e pericolosa nebbia nera che viene dall'esterno.

già orfano di madre, il maialino è rimasto completamente solo a prendersi cura della diga da quando suo padre è sparito via nella nebbia, la misteriosa presenza oscura che minaccia costantemente la valle dell'aurora e che ha segnato, più di ogni altra, la vita del nuovo giovane guardiano.
il maialino è in realtà l'eroe silenzioso della valle: nessuno sembra fare caso all'importanza del suo lavoro, eppure tutto dipende proprio dal suo lavoro. l'unica a tenerlo presente è la sua amica volpe, l'unica con cui va d'accordo: il maialino non è affatto popolare a scuola, anzi, spesso viene schernito, isolato, ignorato. volpe invece riesce a essere amica di tutti, anche di hippo, uno dei bulli che non perdono occasione di dare addosso al giovane guardiano.
quella del maialino è una vita triste e solitaria, ossessionata dalla nebbia e dalla paura di impazzire, esattamente come successo a suo padre.


ma adesso sta succedendo qualcosa di strano, le ondate di nebbia - che si comporta proprio come se fosse un oceano - non rispettano più i soliti tempi, passa sempre più tempo tra un'onda e l'altra, e la potenza diventa sempre maggiore. ora si riesce a vedere la desolazione che colpisce tutto ciò che sta fuori dalla diga: alberi morti, terreno spoglio, oscurità, silenzio. è come guardare la morte in faccia: gli abitanti della valle lo sanno, nulla esiste più al di fuori della diga e questo sembra essere il destino della valle dell'aurora quando un'ondata più potente di quanto il maialino potesse immaginare travolge la diga e lascia i tre sperduti in un territorio che non conoscono, lontani da casa, da tutto quello che conoscono e che credevano di conoscere: hanno pochi giorni per ritornare alla valle dell'aurora prima che torni la nebbia.

la storia del fumetto a un certo punto si allontana da quella del corto per prendere una strada completamente diversa, più profonda e oscura.
non è più soltanto la nebbia il nemico da combattere, ma la paura della follia; non è più il non essere accettato dagli altri, ma dimenticarsi la propria stessa essenza; non è più il confine certo e sicuro della valle dell'aurora, ma un mondo più vasto e sconosciuto, pieno di ostacoli e pericoli, pieno di gente mai vista prima, pieno di domande e forse di risposte.


i disegni, i colori, le luci sono quelli che hanno reso così popolare il corto animato: paesaggi bellissimi e personaggi dolci e infantili, con l'aggiunta di un'atmosfera a tratti oscura e inquietante.

probabilmente questo libro è già da mettere nella lista delle migliori pubblicazioni del 2018 quindi non perdetevelo per nulla al mondo!

venerdì 21 settembre 2018

jugband blues

dicono che la sua sorgente si sia consumata ma che sottopelle stia bruciando...
dicono che talvolta, mentre suona, si riescano ancora ad intravedere sprazzi del suo genio più puro. altre volte, invece, sembra sprofondare in un abisso scuro e limaccioso.

se gli anni '60 e '70 sono stati quelli del cambiamento, di una musica nuova, della scoperta dell'lsd e di una nuova concezione di mistica e di esplorazione di sé, allora a incarnare meglio di ogni altro questo cambiamento furono i pink floyd, e se questa associazione ha un motivo di essere si deve all'uomo che nel 1965 li fondò, quasi per caso, sostituendo uno dei componenti di un gruppo musicale di studenti di architettura a londra. da lì in poi, come si suol dire, è storia.

ma jugband blues è un'altra storia, quella di un artista straordinario e della sua lenta e inesorabile discesa verso un abisso fatto di droghe, di follia e di una solitudine ben nascosta dietro il caos di gente che gli orbita intorno.

affascinato fin da bambino dalla musica dei pink floyd, matteo regattin ripercorre la storia di syd barret scansando i luoghi comuni dell'artista geniale e maledetto, viaggiando tra la sua musica e i racconti di chi l'aveva incontrato, percorrendo le strade della sua vita, visitando i posti in cui era vissuto, scrivendo una biografia che ha poco di documentaristico, che non si limita a un elenco di date e nomi di città e testimonianze, ma che spazia in visioni oniriche e lisergiche, figure da favola e mondi impossibili che si sovrappongono alla realtà, proprio - forse - come fu per syd.

la scena d'apertura del racconto sembra un'epifania mistica da epica mitologica: un viaggio fino alle porte dell'alba, una musica che conduce dritto fino a un gigantesco dio pan, la divinità che soprassiede a ogni aspetto della realtà e dell'irrealtà, signore di tutte le cose, personificazione della conoscenza assoluta di tutto ciò che esiste: questo sarà da adesso in poi il ruolo della musica e della vita stessa, una continua tensione verso l'assoluto, l'esplorazione di una dimensione più grande di quella sperimentabile ed esprimibile.
da qui l'ascesa velocissima, il successo della sua musica e del suo personaggio stesso e poi l'altrettanto repentina fine, la follia che si impossessa della sua mente e che lo fa sempre più allontanare dagli altri, dal mondo, chiuso sempre di più in se stesso, in una realtà impenetrabile dall'esterno.


le tavole di simone perazzone sono scure come la penombra del dormiveglia, i disegni oscillano tra il realismo e l'onirico del mondo di syd, dalle vignette piccole, veloci, che affollano una singola pagina, alle splash page che sembrano allungarsi anche oltre i confini del sogno a cui neppure il bianco e nero sa rubare il senso di colori saturi e impossibili.

jugband blues salterà forse più facilmente all'occhio dei fan del gruppo inglese, ma per i meno esperti è un buon modo per scoprire quello che c'è dietro la musica di uno dei gruppi più famosi e amati dello scorso secolo.

mercoledì 19 settembre 2018

cinque fumetti da non perdere a treviso comic book festival

tra le poche gioie di quest'ultima parte dell'anno per me non ci sarà il tcbf, fiera che mi è piaciuta tantissimo l'anno scorso ma questa volta non sono riuscita a organizzarmi in tempo con i biglietti dell'aereo e quindi amen.
ma se riuscite ad andarci ci sono cinque novità che vi consiglio assolutamente di non perdere (cioè, in realtà se andassi lì non penso che prenderei meno di una ventina di titoli, però ho cercato di fare una lista un po' meno compulsiva e più ragionata)

abigail - elena triolo (manticora autoproduzioni)
il secondo capitolo della trilogia dedicata ai veleni, iniziata con malerba, a opera della new entry nel team manticora, elena triolo (già autrice per hop! edizioni, su claccalegge abbiamo parlato de il re delle fate edito da bd edizioni).

tempo da lupi - lorenzo palloni (mammaiuto)
come per il gruppo manticora, con mammaiuto vale un po' la stessa regola: prendiamo tutto a scatola chiusa, tanto di certo non sbagliamo.
il terzo volume della collana due punti (dopo falene e ovetto) vede di nuovo storia e disegni di lorenzo palloni.
non so altro, solo che lo voglio assolutamente.


il tramonto del sea breeze - vittoria moretta (coconino press)
poche cose mi incuriosiscono più degli esordi di nuovi autori italiani, e dalle pochissime anteprime che ho visto di questo titolo so che non vedo l'ora di leggerlo e di parlarvene.
coconino nella presentazione parla di destino, amore e fiamme: che altro ci serve?

rustle - anna ferrari, paolo maini, giovanni guida, caterina ferrante, adriano turtulici (noise press)
anna è una delle mie disegnatrici preferite, paolo ha sceneggiato a sort of fairy tale (qui, qui e qui), non mi serve sapere altro di questo titolo per sapere che non vedo l'ora di leggerlo!

stella di mare - giulio macaione (bao publishing)
anche qui, basta leggere il nome sopra il titolo per lanciare in aria i soldi e scappare con una copia di questo libro.
giulio è bravissimo, scrive storie che sanno incantare, divertire, commuovere e a volte inquietare, disegna in modo meraviglioso e da vita a personaggi che rimangono a lungo nei cuori dei lettori (ofelia ). se a questo sommiamo la bellezza dei paesaggi di cefalù, la luce dorata del mare e il fascino misterioso delle sirene... insomma, cosa volete ancora?

lunedì 17 settembre 2018

commenti randomici a letture randomiche (59)

rieccomi finalmente, sopravvissuta alla fine della sessione estiva che non è finita esattamente come speravo ma meno peggio di quello che temevo.
piano piano sto cercando di riprendere il ritmo di letture e recensioni, quindi se inizialmente andrò un po' a singhiozzo perdonatemi.

finalmente, dopo anni in cui avevo perso ogni speranza, ho letto la conclusione di nina stardust, grazie al cofanetto uscito da pochissimo che raccoglie tutti e quattro i volumi.
il primo volume, quando uscì anni fa, mi aveva lasciata un po'... così.
ma in effetti nina stardust bisogna leggerlo tutto di seguito perché solo alla fine si trova il senso di tutta l'opera, e nonostante all'inizio sembri un po' sconclusionato e cazzeggione - e un po' lo è davvero - sa essere a suo modo molto più interessante di quanto non sembrerebbe.
la storia è in realtà quella di hoshikuzu, un robot abbandonato in mezzo a un mucchio di rifiuti, trovato da una ragazza di nome nina che accetta di prenderlo con sé.
nina è allegra, energica, scanzonata, non ha paura di niente, né di infrangere le regole né di farsi rimproverare per aver disubbidito, nemmeno dell'enorme channa spaziale - un gigantesco pesce volante - che minaccia la città.
decide di diventare la maestra di hoshizuku, scappa con un altro uomo - taihei - il giorno del suo matrimonio, si fa regalare una stella e la trasforma in un'isola capace di rimanere sospesa, una sorta di eden privato dove spende la sua vita con taihei e hoshizuku.
la sua storia si conclude alla fine del primo numero, o almeno così sembra: tutto quello che ha vissuto accanto a hoshizuku è rimasto della sua memoria e fino a che il robot avrà delle batterie per alimentarsi, il suo ricordo non morirà mai.
e questo è l'obiettivo di hoshizuku: riuscire a non spegnersi e a mantenere vivo il ricordo di nina e di tutto quello che le ha insegnato.
ma c'è tanto altro nella sua memoria, informazioni preziose che più di mille anni dopo saranno fondamentali per riuscire a salvare una bambina, la sua famiglia e tutta l'umanità.

nina stardust è un manga surreale, a tratti confusionario, che mischia comicità, fantasy e fantascienza, ma che sa regalare momenti dolci e malinconici, nascondendo nella frenesia degli eventi riflessioni sorprendenti e inaspettate sull'amore e sulla memoria.
consigliatissimo!

altra sorpresa graditissima è stata i sette figli del drago, una raccolta di racconti in cui creature fantastiche come draghi, sirene, lupi mannari e divinità vivono fianco a fianco agli esseri umani.
che si tratti di realtà vicinissime alla nostra o di regni lontani nel passato, la presenza di queste creature influenza la vita degli uomini in modo imprescindibile, cambiando le sorti di una guerra o sconvolgendo la vita di una bambina tanto diligente quanto ansiosa, diventando il pretesto per compiere una vendetta o per meditare sull'importanza della vita e del rispetto per il diverso.
impossibile non pensare alle tante raccolte di storie brevi di rumiko takahashi durante la lettura, a cui questa raccolta deve molto senza perdere però la propria identità e originalità.
nonostante sia classificabile come fantasy, il tono intimo e spesso pacato delle storie lo rende una lettura consigliabile sopratutto a chi preferisce gli slice of life alle frenetiche avventure tipiche del genere fantastico.

lucy - la speranza invece è esattamente il capolavoro che mi aspettavo di leggere, sopratutto per i disegni di livello incredibile di tanino liberatore.

la lucy protagonista della storia è - o almeno potrebbe essere - a.l. 288-1, il famosissimo esemplare di australopithecus afarensis scoperto in etiopia nel 1974, che deve il suo nome alla famosissima lucy in the sky with diamond e che ci riporta indietro di più di tre milioni di anni, ai tempi di quelli che, in qualche modo, furono i nostri primissimi antenati, creature dai corpi animaleschi, forti, selvaggi e dalle menti in cui già si accendono le scintille della curiosità, della compassione, di quella che definiamo - con immensa arroganza - umanità.
così patrick norbert racconta la paura dell'ignoto, le brutali leggi della natura e l'incontro di due esemplari rimasti soli, lontani dai loro rispettivi clan - lei, smarritasi durante un incendio, lui cacciato dopo aver lottato e perso contro il capo branco - diversi tra loro, inizialmente diffidenti e incapaci persino di intendersi, incuriositi e affascinati, pronti a fare fronte comune contro i pericoli della foresta per proteggere se stessi e un cucciolo appena nato, ma sopratutto capaci di superare le barriere della paura e dell'abitudine, di saper inventare un nuovo modo di vivere insieme, di creare un nuovo futuro.
i disegni di tanino liberatore non sono solo incredibile virtuosismo tecnico, ma rendono tanto l'animalesca brutalità dei corpi quanto l'umanissima gamma di espressioni negli sguardi di questi scimmioni che inconsapevolmente stanno contribuendo alla storia della nostra evoluzione, sguardi curiosi, pieni di voglia di conoscere, imparare e capire.
straconsigliato a chiunque voglia leggere una bella storia, imperdibile per gli appassionati di preistoria e per tutti quelli che ogni tanto si perdono a fantasticare e immaginare cosa eravamo prima di perdere una massiccia quantità di pelo.

cambiando ancora completamente genere, continuo a consigliarvi ms. marvel, che siate degli amanti o meno del genere supereroistico, poco importa, perché kamala khan è una di quelle protagoniste che ti rimangono dentro e a ogni volume è un po' come incontrare un'amica e sentirsi raccontare cosa le è successo negli ultimi tempi.
e quando sei un adolescente incasina e ms. marvel, di cose da raccontare ce ne sono parecchie.
come sempre, anche se le vicende sono quelle di un'adolescente un po' nerd che si è scoperta un'inumana capace di cambiare le sue dimensioni e dotata di una forza straordinaria, i temi sono universali, propri del nostro tempo e della nostra generazione: la partecipazione attiva alla vita politica attraverso il voto, il bullismo, le discriminazioni sociali, gli aspetti negativi di internet e del nostro essere sempre connessi, ormai quasi privi di una sfera intima e privata.
e mentre, con una forza d'animo e una saggezza degni di ogni adolescente  che vive di assoluti, ms. marvel riesce ancora una volta a salvare la sua città, il suo amico bruno - in condizioni critiche dopo l'incidente degli ultimi episodi - si è trasferito in wakanda, a un passo da pantera nera, a cercare un modo per riprendere in mano la sua vita e a ricordarmi che dovrei recuperare un bel po' di film dell'universo marvel per cercare di rimanere almeno un po' al passo con le storie.

ultimissimo consiglio è una serie animata, over the garden wall, che magari - come sempre - sono l'ultima ad aver visto, ma ci provo comunque.
composta di soli dieci episodi di circa 12 minuti ciascuno e disponibile su netflix, è una variante molto ben riuscita della classica favola in cui dei bambini si perdono nel bosco e devono superare delle prove per poter ritrovare la strada di casa.
un fantasy pensato per i più piccoli ma apprezzabilissimo anche da un pubblico più adulto che sa leggerne più agevolmente i toni più cupi e i momenti ironici, con dei bei disegni, una bella animazione e una storia che sa regalare più di una sorpresa, mischiando gli elementi tipici delle fiabe - uccellini parlanti, animaletti canterini e mostri inquietanti compresi - a momenti un po' surreali, inquietanti, a volte malinconici a volte completamente assurdi.

guardandolo ho pensato più volte che sarebbe stato un fumetto perfetto e poi ho scoperto che in effetti la versione a fumetti esiste già.
inutile dire che li vorrei tantissimo.

venerdì 7 settembre 2018

commenti randomici a letture randomiche (58)

l'estate è agli sgoccioli e il caldo pazzesco delle ultime settimane è finalmente finito, cosa che mi ha permesso di accendere finalmente il pc almeno un paio di volte a settimana senza perdere tre chili in sudore e svenire rovinosamente.
l'estate poi dovrebbe essere il mese delle letture folli, di giornate passate tra letto e divano con una pila di libri e fumetti davanti, eppure non sono riuscita a leggere tantissimo, colpa anche degli ultimi esami di questo primo anno d'università che mi stanno prosciugando un sacco di tempo (e che mi fanno altalenare tra che grandiosa idea che ho avuto a tornare a studiare, mi piace un sacco quello che sto facendo e ommioddio ma perché sono tornata a infognarmi in questa roba? salvatemi!). però qualche cosina l'ho letta, sono riuscita a vedere qualche serie - o almeno a cominciarle - e insomma, così male poi non è andata.

aspetto con ansia la seconda metà di settembre (e un po' di pacchetti che spero di poter aprire quando tornerò dall'esame, per festeggiare o per consolarmi) quando tutto questo sarà finalmente un ricordo e potrò ricominciare a svaccarmi sul letto con una pila di fumetti accanto senza sentirmi in colpa (cosa che durerà poco, lo so, ma sicuramente sarà meglio di adesso).
in ogni caso, anche se dovrei stare sui libri a prepararmi, avevo così tanto bisogno di tornare qui a scribacchiare di libri, fumetti e tutto il resto.
in realtà questo è più un post frankestein, scritto nei vari ritagli di tempo e non ho idea di quando lo leggerete... ma ci si prova, sempre, ad andare avanti! anche perché dopo l'esame ho voglia di ripartire in quarta con un sacco di letture bellissime!

cominciamo con kids with guns, che ho recuperato all'arf mesi fa dopo una lunghissima attesa autoimposta per poter avere una dedica sul libro da capitan artiglio.
in molti avevano dubitato del risultato di questo mega mix di cowboy, alieni e dinosauri, ma a me la cosa è parsa subito una figata e in effetti lo è: c'è tantissima cultura pop anni '90 in questo fumetto e sarà perché in fondo sono stati gli anni della mia infanzia e adolescenza, a me tutto ciò piace tantissimo.
manca il numero 1 in copertina, ma kids with guns è il primo volume di una trilogia che si preannuncia fantastica, piena d'azione, di bei personaggi, di misteri e sopratutto ambientata in un mondo pericoloso e violento ma meravigliosamente affascinante.

tre fratelli, dan, duke e dave doolin, sono dei fuorilegge ricercati sulle cui teste pende un'abbondante taglia dopo una rapina finita male. al loro incontro nel saloon di yuco - un caro vecchio amico di cui sanno di potersi fidare - il più giovane dei tre, dave, si presenta però con una bambina che ha adottato come sua figlia. è una ragazzina strana, non dice una parola da quando dave l'ha trovata e presa con sé, un paio di settimane prima.
certo, non è il massimo per dei ricercati occuparsi anche di una marmocchia, ma dave non ha intenzione di abbandonarla ancora una volta. e non potrebbe fare scelta migliore, perché il caro vecchio amico yuco, in barba alla loro fiducia, li ha traditi e venduti allo sceriffo e se riuscirà a salvarsi - apparentemente solo lui riesce a farsela franca - sarà proprio grazie all'abilità di pistolera della misteriosa ragazzina.
in fuga e dopo aver scoperto di possedere un incredibile e misterioso potere, dave affida la bambina senza nome a un'amica, meeme, che vive nella città più vicina.
mentre prosegue la fuga di dave e si intreccia con alcuni flashback sul suo passato e sull'incontro con sua "figlia", la ragazzina senza nome si allena - e con grande successo - come pistolera con l'aiuto di meeme, non sapendo che è già diventata famosa come kid with guns, che su di lei pende una taglia e che, a dirla tutta, essere dei famosi pistoleri in un mondo del genere non è esattamente una passeggiata.

i disegni sono davvero spettacolari, semplicissimi ma d'effetto, sopratutto quando compaiono i dinosauri che i cowboy usano come cavalcature. il mondo creato da capitan artiglio stupisce ad ogni pagina e per quanto assurdo possa essere, questo giovanissimo autore ha saputo renderlo coerente e realistico oltre ogni logica aspettativa.
la storia è lineare e questo primo volume si conclude con un "continua..." che ricorda tanto gli anime che ci tenevano incollati alla tv una ventina d'anni fa, ma è appassionante e si fa leggere con avidità dalla prima all'ultima delle 200 e passa delle tavole.
probabilmente l'avrete già recuperato, ma in caso contrario fatelo assolutamente!

e a proposito di mondi fantastici e trilogie, ho letto il primo romanzo della serie l'attraversaspecchi, fidanzati dell'inverno. ammetto che il paragone con harry potter e i libri di philip pullman mi avevano entusiasmata tanto quanto quello con twilight mi aveva terrorizzata, ma grazie a dio non ci sono ragazzine che si innamorano di maschi glitterati e stalker.
anzi.
la protagonista della storia, ofelia, è tutto fuorché una da sospiri d'amore e romanticherie, vorrebbe continuare a occuparsi del museo della sua immensa famiglia, ricco di cimeli che lei, oltre a custodire con cura, sa leggere semplicemente toccandoli, ripercorrendo la loro storia e quella di chi li ha posseduti o solo sfiorati, ed è capace di attraversare gli specchi, spostandosi da un luogo a un altro grazie a loro. solo che un bel giorno, si ritrova fidanzata a uno sconosciuto proveniente da un'altra arca - a quanto pare, nel mondo (o nel tempo) di ofelia, la terra si è sbriciolata in vari pezzi, le arche appunto, ognuna con il proprio sistema di leggi, il proprio clima e le proprie famiglie - e sa che sarà presto costretta ad allontanarsi da tutto ciò che le è caro per seguire il suo nuovo marito. senza troppi strepiti e capricci, ofelia decide che obbedirà a quanto le viene chiesto, ma che non si innamorerà mai di thorn - il suo alto, ossuto e freddo promesso sposo - né consumerà il matrimonio o metterà al mondo i suoi eredi.
ma ben lontano da indugiare nelle dinamiche amorose dei due, fidanzati dell'inverno è - a dispetto del titolo forse - il racconto delle avventure di ofelia a chiardiluna, un posto governato da miraggi - una famiglia in grado di creare illusioni di ogni sorta - e dalla crudeltà di una corte elegante e cortese solo all'apparenza. sa fin da subito che la sua unione con thorn non è ben vista in quanto thorn non è ben visto: figlio illegittimo che ha infangato il buon nome della famiglia e che in tanti vorrebbero morto, a cominciare dai suoi fratellastri.
la piccola, timida, ingenua e poco ambiziosa ofelia crescerà durante il suo soggiorno forzato a chiardiluna, scoprendo un mondo di inganni, intrighi e miserabili crudeltà senza mai perdere se stessa, rimanendo fedele ai suoi principi e scoprendosi capace di una forza d'animo che non avrebbe mai saputo di avere altrimenti.
il rapporto con thorn rimane quasi tutto il tempo in secondo piano, ma probabilmente nei prossimi capitoli della serie - il secondo libro uscirà a gennaio - le cose cominceranno a cambiare. anche se in ogni caso non è certo l'aspetto romantico quello che più trascina in questo romanzo, quanto la crescita di ofelia e sopratutto gli intrighi di palazzo e l'aspetto più fantasy della vicenda, in cui abbondano magie, illusioni e poteri fantastici.

un altro libro che mi è piaciuto tantissimo e che ho letto però un po' di tempo fa è ti scriverò prima del confine, questo sì, romantico, ma di quelle cose che sono romantiche davvero, che ti riempiono il cuore mentre le leggi e ti lasciano un po' di dolcezza e malinconia.
la vicenda è quella di m***o, nato per la seconda volta dopo il fatto.
ecco, non fatevi spaventare se inizialmente vi sembrerà di non capire bene di cosa si sta parlando perché le risposte arriveranno poco a poco, e succederà grazie a giulia, la ragazza ricoverata nella stessa clinica di m***o.
lei non parla, ed è questo il motivo per cui sta in clinica, al massimo scrive o disegna, ma vuole conoscere la storia di m***o, capire se è davvero un eroe - come dicono alcuni - o un pazzo sfrenato - come dicono altri - o se forse è un po' entrambe le cose.
m***o, nonostante dopo il fatto sia un bel po' ammaccato e dolorante, non perde occasione di stare con giulia, di raccontarle la storia stando alle sue regole - niente bugie e niente nomi (leggerete solo quello di giulia per tutto il libro), cercando nel frattempo di carpire qualcosa di lei, di questa ragazzina misteriosa e silenziosa che passa il tempo da sola nella sua stanza e che è così interessata alla sua vita, al suo primo amore, a.j., e a tutti quelli che sono seguiti, alle sue passioni e sopratutto a come si è trovato in mezzo a una biondina, un cappello verde, un sacco di pallottole e poi in pasto alla stampa di tutto il paese e alle chiacchiere di - letteralmente - tutti.
ti scriverò prima del confine è un po' una storia d'amore e un po' uno spunto di riflessione su quella che è la fama e la notorietà oggi, quel morboso bisogno di sapere tutto del personaggio di turno, di curiosare in ogni angolo della sua vita, di sviscerare i perché che stanno dietro un gesto che trasforma un nessuno in qualcuno. almeno per un po'.
ben lontano dall'essere smielato, diego barbera conquista non soltanto con la vicenda di m***o che si svela poco a poco - in realtà noi siamo gli unici a non sapere, almeno per un bel pezzo, cosa diamine sia il fatto - ma anche per il suo stile e per i suoi personaggi brillanti, capaci di strapparci ben più di un sorriso anche in un ambiente mesto come le stanze di un ospedale, di emozionarci anche se non conosciamo neppure i loro nomi e di farci inevitabilmente commuovere.
(ah, lo so che l'ho già detto e che forse sembra una cosa stupida, ma la collana dieciquindici di casasirio è bellissima, questi microlibrettini realmente tascabili con le loro copertine minimali mi piacciono da impazzire!)

ho poi recuperato i numeri di linus pubblicati da maggio, ovvero da quando la direzione è passata in mano a igort.
era da secoli che volevo iniziare a leggere linus, ma avevo sempre paura di trovarmi con qualcosa a metà, di sentirmi una specie di intrusa. la spinta mi è arrivata sia dal cambio repentino che ha trasformato il numero di maggio in una sorta di nuovo numero uno, sia - e lo so che sono cose brutte e non si fa così - dai tanti commenti indignati su facebook di gente che lanciava insulti contro quella che era diventata una rivista hipster da intellettualoidi.
quando qualcuno usa intellettuale come insulto, c'è sicuramente qualcosa che non va nei suoi giudizi, quindi ho deciso di recuperare i primi nuovi numeri.
insomma, io non lo so se sono un'hipster intellettualoide e magari anche un po' snob, ma devo ammettere che - a parte i gekiga (niente, non c'è verso che questa roba mi piaccia, la trovo morbosa e deprimente, perdonate la mia incapacità di capire l'arte che si cela in queste opere) mi è piaciuto moltissimo, è stata una delle letture migliori delle sere di caldo infernale, interessante e leggera, mi sono piaciuti gli articoli, i racconti, le strisce a fumetti - quelle che conoscevo già, che fa sempre piacere rileggere, come calvin & hobbes o i peanuts, e quelle che non avevo letto - praticamente tutto.
mi è piaciuto così tanto che mi sono abbonata per i prossimi dodici mesi e so che in qualsiasi momento mi andrà di leggere qualcosa di veloce e piacevole, saprò cosa pescare dall'immancabile pila sul comodino.

comunque, ammetto che le pause studio sono state più che altro all'insegna di netflix: dopo ore passate sui libri, la voglia di leggere - e la capacità di farlo - è veramente poca.
ovviamente, ho visto disincanto, la serie di cui praticamente parla chiunque da un mese a questa parte, quindi vi risparmio riassunti eccetera.
ho letto tantissime critiche a questa serie, tutte sul tono eh, non c'entra niente con i simpson e futurama e quindi: premetto che non sono mai stata una grande fan dei simpson e di futurama, ho visto sempre e solo episodi sparsi e quindi non ho un'idea ben precisa del tono delle due serie, e futurama è quella che conosco meno ma che ho sempre apprezzato di più, non ho mai amato troppo l'umorismo dei simpson.
indubbiamente, lo stile è quello. certe gag potrebbero tranquillamente avere per protagonisti i cittadini di springfield (con qualche rutto in meno) o quelli di futurama, gag che strappano sorrisini sforzati e nulla di più.
d'altro canto, il fatto che la serie sia prodotta da netflix ha permesso due cose: momenti non troppo adatti ai bambini, alcuni decisamente splatter che credo mi avrebbero profondamente turbato l'anima quando tornavo da scuola e beccavo i simpson in tv, ma che adesso sono riuscita ad apprezzare e sopratutto la possibilità di vedere una serie non infinita e con una discreta trama orizzontale, che si infittisce sopratutto nell'ultima parte della serie e crea un discreto hype in attesa della seconda stagione.
insomma, disincanto non è nulla di imperdibile e fondamentale, nonostante il gran parlare che se ne è fatto - giustamente - prima della sua messa in onda, ma si fa guardare con piacere e se arrivate a finirla sicuramente non farete altro che aspettare il proseguimento.

la vera droga del momento - e lo dico con una punta di vergogna perché sono sempre in ritardo su queste cose - è adventure time. ho iniziato a guardarlo, dopo millenni che mi dicevo di farlo, proprio perché netflix ha reso disponibili le prime tre stagioni, e nel giro di un paio di settimane sono quasi arrivata a vedere tutti gli episodi disponibili fino ad ora (e sono in panico perché so che dovrò smanettare parecchio per vedere tutte le altre puntate, che non mi perderei per niente al mondo, quindi sarebbe bellissimo se netflix rendesse disponibili tutte le altre, su forza, mi manca poco ormai per finire la terza!).
a parte un momento di straniamento nelle prime puntate, dovuto sopratutto all'assurdità di certe situazioni e ancor più al fatto che non c'è nessuno spiegone né introduzione, si comincia in medias res, chi c'è c'è, e man mano che sono andata avanti con la visione e che ho cominciato a capire un po' di più dei personaggi e del regno di ooo, adventure time è diventata la mia fissazione quotidiana e il mio momento di svago.
ormai passo il (poco) tempo libero a cercare online il primo numero della collection a fumetti (anzi, se per caso vi capita di vederla online o in fumetteria, vi prego, scrivetemi subito!) perché ho bisogno di recuperare tutte le storie che mi sono persa. sono completamente innamorata persa di questa serie e di tutti i suoi stranissimi e adorabili personaggi!

tornerò presto a scrivere e spero in modo un po' più regolare (anche perché peggio di così...), intanto raccontatemi delle vostre letture e scoperte dell'estate! (e incrociate le dita per i miei esami!)

martedì 4 settembre 2018

le ceneri della fenice – the fade

sperando che voi siate meno incasinati di me in questo periodo, e che riusciate a leggere qualcosa (a contrario di me che trovo pochissimo tempo per le mie letture, meno ancora per il blog) vi segnalo la nuova autoproduzione di jane fade merrickle ceneri della fenice – the fade, in occasione del giveaway che trovate nel suo profilo instagram (qui!)

dal comunicato stampa:

Trama:Fade è una ventiquattrenne che vive per strada fra i disagi e i pericoli di una metropoli che ingoia chiunque non tenga il passo con il suo ritmo, con l'unica compagnia di un paio di rollerblade malandati con i quali tenta la fuga dalla sua stessa realtà e un coltello da cucina che brandisce contro chiunque rappresenti un pericolo.
Per una serie di coincidenze, che poi coincidenze si scopriranno non essere, incontra un bambino dallo sguardo stralunato e i capelli tinti di rosa che comincia a seguirla dappertutto nel vano tentativo di stringere amicizia con lei. Il ragazzino si presenterà come Jag e, dopo averla messa alle strette, le proporrà di partire insieme a lui per raggiungere una delle band più popolari del pianeta: i Momuth - di cui è fan sfegatato - per diventare il loro finanziatore maggioritario. Con stupore della ragazza, il moccioso mostrerà di avere mezzi e liquidità per attuare il suo strambo piano. Arrivati a destinazione incontreranno Nef, leader della band, il quale entrerà a far parte di un gioco più grande di lui.
“Le Ceneri della Fenice – The Fade” si impernia sull'aspetto introspettivo dei personaggi e i loro modi diametralmente opposti di confrontarsi con se stessi per relazionarsi col mondo circostante. La forzata coesistenza dei tre protagonisti li spingerà ad affrontare una diversa visione della realtà, a rivedere le proprie radicate convinzioni e a reagire di conseguenza.
Si toccano temi quali la vita, la morte, le difficoltà all'uniformarsi alle regole societarie, la consapevolezza delle proprie scelte e la volontà di portarle a termine. 
Personaggi:Fade - Età: 24Il suo vero nome è Jane Merrick ma questo nessuno lo sa. Se ne va in giro per la città su dei rollerblade malandati, rubando per sopravvivere e portando con sé un coltello da cucina per minacciare chiunque provi ad avvicinarla. Scontrosa e sfuggente, le è stato affibbiato il soprannome "The Fade".
Spesso si accrocca una ridicola acconciatura a metà strada fra il punk e il freak, che la gente trova utile per avvistarla da lontano e cambiare strada. Sulla gamba sinistra una spettrale cicatrice le ricorda ogni giorno chi è e perché si trovi in quelle condizioni.
Incontrerà Jag, ragazzino petulante che le metterà sottosopra la vita.
Jag - Età: 10Il suo vero nome è Nathan Obraz, ma si presenta a tutti col nome di Jag.
Iperattivo e petulante come dovrebbe concernere a un moccioso della sua età, se non fosse che se ne va in giro con i capelli tinti di rosa, un camice da scienziato in miniatura e un sorriso da psicopatico stampato sul volto. Nonostante la sua giovane età, ha ben chiari gli obiettivi nella sua vita, purtroppo questi prevedono lo stravolgimento delle vite altrui solo per soddisfare i suoi primordiali capricci di bambino.
Nef - Età: 34Nome completo Neffen Shaw. Componente di una band musicale di fama planetaria conosciuta con il nome di Momuht e, come tale, se la tira da morire. Si incasina l'esistenza per un messaggio lasciato su internet da ubriaco, un messaggio talmente strambo che non si sarebbe mai aspettato che qualcuno lo potesse aver letto e decifrato. Si dovrà ricredere il giorno in cui Jag e Fade entreranno con prepotenza nella sua vita, ritrovandosi a dover gestire un bambino con manie di onnipotenza e un'ingestibile stramba sui roller. Praticamente non capirà niente di cosa sta accadendo fino alla fine del romanzo.
MomuhtLa band di Nef è composta da esseri di specie faunistica senziente e si chiamano rispettivamente Ted, Joanna e Jess. 
 

Ted è il chitarrista e colui che compone gran parte delle canzoni, è emo da far schifo, con perenne ciuffo spiaccicato davanti alla faccia che sembra che l'abbia leccato una mucca, è in continuo conflitto verbale con Nef causa opposte visuali di vita, viene sgridato in continuazione. Però è bravo a suonare. Ha una tresca segreta, ma non troppo, con Joanna.
Joanna è la cantante. Piccola e grintosa, vagamente goth nel look, ama tutto quello che è riferito alla cultura giapponese (in altre parole il cibo e i cartoni animati), per questo le è stato appioppoato il soprannome di Sushi. Sta sempre appiccicata allo smartphone per messaggiare, ma quando canta lo fa per bene.
Jess è il batterista spilungone. Ha un'ego smisurato (persino più di quello di Nef), è sboccato e dice chiaramente quello che pensa in faccia (e la maggior parte delle volte ciò che pensa è offensivo). Anche se ha il ritmo nel sangue, ha un debole per la musica classica. 
 

L'autrice:Jane Fade Merrick è lo pseudonimo che usa l'autrice nel tentativo di rimanere anonima.
Scrittrice per diletto, crede nel self-publishing come reale mezzo di pubblicazione, non come mero ripiego alle case editrici tradizionali. 
Dove trovarloGratis e completo: Wattpad
Cartaceo e ebook: Youcanprint, Feltrinelli, Amazon, IBS