Visualizzazione post con etichetta edizioni e/o. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta edizioni e/o. Mostra tutti i post

venerdì 30 maggio 2025

commenti randomici a letture randomiche (91)

la pila dei libri presi al salone mi tenta moltissimo, e mi tenta moltissimo quella dei libri che mi sono portata su da casa l'ultima volta che sono tornata. e in generale, mi tenta qualsiasi libro sia ancora negli scaffali dei libri-da-leggere. mi sento ancora frastornata da un sacco di cose e faccio fatica a scrivere, vorrei solo stare ore e ore e ore a letto abbracciata al mio pupazzo preferito a leggere.
ma, allo stesso tempo, la pila dei libri-che-ho-letto-e-di-cui-voglio-parlare cresce e mi guarda malissimo. quindi provo a raccontarvi un po' delle mie ultime letture mentre ricarico le batterie quel che basta per affrontare un po' di idee che ho per il blog...

 la mappa dell'altrove di emily wilde 
bisognerebbe essere dei veri idioti per sposare una creatura fatata. sono poche le storie in cui un'unione di questo tipo va a finire bene, mentre ce ne sono migliaia che si concludono con la pazzia o una morte atroce e prematura.
ovviamente sono anche sempre cosciente di quanto sia ridicolo che un re delle fate abbia chiesto a me di sposarlo.

qualche settimana fa è uscito il secondo libro dedicato al mondo di emily wilde, la miglior driadologa in circolazione nonostante il suo carattere scontroso e la sua scarsa capacità di attenersi alle norme sociali. e ammetto che è proprio per questo - ma non solo - che la cara emily e i suoi diari mi erano mancati.
emily wilde è un po’ la personificazione del cliché dellə scienziatə fuori dal mondo, ferratissimə nel suo campo ma in estrema difficoltà quando si tratta di gestire i rapporti interpersonali o curare il proprio aspetto quel tanto che basta a evitare sguardi indagatori e giudicanti. nonostante sia, appunto, un po’ un cliché, emily è molto più di una macchietta o di una maschera da teatro: heather fawcett è riuscita a sviluppare tanto bene la sua personaggia da renderla a tutto tondo, un mix ben dosato di goffaggine, intelligenza ed erudizione (in merito al mondo delle fate, ovvio).
 
la mappa dell’altrove di emily wilde è il libro-di-mezzo della serie e un po’ si avverte questo suo ruolo di connettore tra il primo romanzo, che ha gettato le basi per costruire questo mondo a metà strada tra il cozy fantasy e il light academia (eh, visto che brava che sono che inizio a imparare i nomi dei vari sottogeneri?), e il capitolo conclusivo (che la sottoscritta non vede l’ora di leggere).
molte situazioni, infatti, restano un po’ sospese ed è chiaro che ci stanno preparando al finale della storia, ma comunque resta un romanzo estremamente godibile, anche se forse un pelino meno del primo.
inevitabilmente in questo post ci saranno degli spoiler sul primo libro.
 
oltre alla nostra protagonista, al suo wannabe-promesso-sposo wendell bambleby, e al mio adoratissimo shadow, il grosso cagnolone nero che accompagna emily nelle sue avventure e che è, in realtà, un gramo, compaiono due personaggə nuovə: il professor rose, driadologo della vecchia guardia, con cui emily ingaggia - o viene ingaggiata in - schermaglie circa i loro metodi di ricerca (estremamente differenti), e infine ariadne, la giovane, immatura e entusiasticamente affascinata dal popolo fatato, nipote di emily.
 
ne la mappa dell’altrove di emily wilde la missione che porta avanti la trama del racconto diventa triplice: ufficialmente la nostra driadologa, che ha ormai raggiunto una certa notorietà ed è ufficialmente una professoressa a cambridge, sta compilando il suo atlante delle porte che conducono al mondo delle fate. meno ufficialmente sta indagando, insieme a bambleby, per ritrovare la porta che lo conduca al suo regno, la silva lupi, e gli permetta di riottenere il trono che gli è stato usurpato dalla sua matrigna, che è riuscita a “lanciare” su di lui una maledizione che sembra non lasciare scampo e che terrorizza emily.
per riuscirci, hanno seguito le impronte di danielle de gray, studiosa scomparsa misteriosamente da decenni, forse smarrita in un qualche regno fatato, che aveva teorizzato l'esistenza di uno snodo, cioè di una porta capace di collegare contemporaneamente il nostro mondo e diversi mondi fatati, sulle alpi austriache.
 
ai temi della ricerca e dell’indagine sui misteri, si accosta inevitabilmente quello della storia d’amore tra emily e bambleby che, grazie al cielo, heather fawcett sintetizza in poche pagine sparse qua e là, risparmiandoci i dettagli, mentre il grosso delle loro interazioni mantiene il tono più leggero del primo libro. anche il fatto che lə comprimariə di emily siano tre ripartisce in qualche modo lo sviluppo della sua personaggia: il suo lato romantico, che cresce all’intensificarsi e chiarirsi dei suoi sentimenti verso bambleby; la emily-studiosa che diventa sempre più sicura di sé e del suo metodo di ricerca attraverso il confronto con il professor rose; e infine il rapporto con ariadne che sembra essersi unita alla spedizione per permettere a emily di crescere come persona, di diventare un’adulta capace di prendersi cura dellə altrə e di imparare a gestire le relazioni interpersonali - cosa in cui non ha mai raggiunto risultati eccellenti…

la storia, quindi, procede con un ritmo serratissimo: ci sono misteri da risolvere, un re delle fate da salvare, creature magiche mai incontrate prima, porte fatate da attraversare, regni incantati e pericolosi da esplorare e una domanda fondamentale - mi vuoi sposare? - a cui rispondere. nonostante sia chiaramente percepibile la doppia tensione che lega questo romanzo da un lato al primo libro e dall'altro al capitolo conclusivo, la mappa dell'altrove di emily wilde è una lettura molto piacevole, un romanzo che fa divertire, commuovere e che spesso ci lascia con il fiato sospeso per diverse pagine.

 suoni ancestrali 
d'improvviso fu colta dall'angoscia. e se il pubblico ci rimanesse male? per renderlo storia, il mito avrebbe dovuto necessariamente essere messo a nudo. [...] altro che un onore! quella faccenda era un tranello, forse il peggior progetto della sua vita. le sarebbe toccato adattare il mito alla storia, far corrispondere i canti ai risultati degli scavi. un inferno, pensò. trovava infatti intollerabile che le fantasie distorcessero la realtà storica. i morgondi erano troppo amati.

la cosa che mi ha attirata di più verso suoni ancestrali era la strana commistione di archeologia e storia e fantastico, che poi si è svelato essere più distopico che fantasy in senso stretto.
ammetto subito che non è stato uno dei miei best of del momento ma mi è piaciuto abbastanza da farmi venire voglia di recuperare il primo romanzo di perrine tripier (le guerre preziose), soprattutto per le doti stilistiche che l'autrice ha dimostrato e che sono state, probabilmente, la cosa che mi ha stupita di più durante la lettura.

il punto del romanzo è: in che modo possiamo utilizzare la nostra capacità di scoprire il passato? a cosa serve guardarci alle spalle e imparare a conoscere chi siamo statə? le risposte si possono riassumere in due atteggiamenti contrapposti. il primo è quello più critico, quello cioè che tiene conto tanto della grandezza e dei successi dellə nostrə antenatə quanto dei loro errori, così da riconoscerli, riscattarli e sapere come evitare di commetterli di nuovo (cosa che, a guardare le cronache dell'ultimo anno e mezzo, pare solo una bella ma irrealizzabile utopia). il secondo atteggiamento è quello più facile e immediatamente soddisfacente: prendere dal passato solo quello che ci fa comodo e usarlo a nostro vantaggio, per propagandare un'idea di noi tanto magnificente quanto falsa.

in un non meglio precisato impero, un evento fortuito permette di scoprire una città antichissima, risalente forse all'epoca dei morgondi, i leggendari antenati dell'imperatore e del suo popolo. questa profusione di maschili non è frutto di una distrazione: i morgondi sono stati valorosi guerrieri, navigatori e cacciatori di balene, tutti rigorosamente maschi. è degli eroi morgondi che parlano le favole, non di eroine, di cacciatrici o navigatrici.
a sovrintendere gli scavi, però, è una donna, la storica martabea che, da un giorno all'altro, si vede accordare dal capriccioso, volubile e spesso ridicolo imperatore un favore dopo l'altro: una casa sontuosa, un autista privato, abiti lussuosi, feste esclusive. in cambio, l'imperatore non chiede altro che poter inserire qualche frase scritta di suo pugno nei bollettini che martabea deve compilare regolarmente per tenere a bada il popolo, costretto a pagare nuove tasse per finanziare i lavori. che sarà mai, in fondo?

la civiltà morgonda svela meraviglie a ogni sacco di sabbia scavato via: architetture colossali e raffinatissime, cimiteri mitici, statue di pregevolissima fattura, straordinari strumenti a fiato e un intero immaginario epico da cui l'impero tutto può attingere. è questo quello che vuole l'imperatore: una nuova mitologia che diventi il fondamento legittimo del suo potere, un legame diretto - storico e genetico - con quella popolazione così progredita e valorosa, che riversi su di lui la stessa grandezza che quelle rovine riescono a riecheggiare dal passato.

ma dove sono le donne morgonde?
rispondere a questa domanda significa aprire un armadio in cui è conservato ben più di uno scheletro. e martabea sarà posta davanti alla scelta più importante non solo della sua carriera di accademica ma del suo essere al mondo come persona oltre che come donna.

la cosa più notevole durante la lettura è stata, per me, il repentino cambio di tono. inizialmente la penna di perrin è elegantissima, aulica, quasi stucchevole. la scrittura si arriccia su sé stessa in volute barocche, inanella immagini evocative una dopo l'altra, sceglie le parole con infinita cura perché tutto sia bello. poi, nel momento in cui il proseguire dei lavori di scavo toglie la maschera alla realtà, la penna si impiglia in testimonianze così sconvolgenti e inaspettate da diventare incapace dei primi virtuosismi. la lingua diventa asciutta, veloce, schietta anche a costo di ferire. e ferisce, moltissimo.
la realtà si fa brutale e chiede una scelta: ammettere l'errore del presente e quello del passato e pagare per entrambi, o lasciare che questi continuino a essere reiterati, nascondendo sotto al tappeto la polvere e gli orrori.

il finale è stato spiazzante. e disperante.
leggete questo libro a vostro rischio e pericolo.
e poi arrabbiatevi.

 il lungo viaggio 
la galassia è regolata da leggi. la gravità, i cicli vitali di stelle e sistemi planetari, le particelle subatomiche; tutti seguono delle leggi. conosciamo le condizioni esatte che porteranno alla formazione di una nana rossa, o una cometa, o un buco nero. perché allora non possiamo ammettere che l'universo segua leggi altrettanto rigide anche per quanto riguarda la biologia? abbiamo scoperto la vita solo su pianeti e lune di dimensioni simili, che occupavano una ristretta fascia di orbite intorno a stelle adatte. se ci siamo evoluti tutti su pianeti affini, perché il fatto che abbiamo seguito cammini evolutivi simili dovrebbe sorprenderci?

la bellezza di questo libro è inversamente proporzionale a quella della copertina, che fa schifo. insomma, è meraviglioso .
ho conosciuto becky chambers con un salmo per il robot/un salmo per l'universo e me ne sono innamorata follemente. i suoi libri - compreso questo - hanno un'intelligenza, una sensibilità, una poesia e uno humor rari, che sinceramente non avrei mai pensato di trovare in associazione alla parola fantascienza. so che è un bias cognitivo che dovrei abbandonare (anzi, direi che dopo aver letto becky chambers ho iniziato a farlo), ma da un romanzo sci-fi mi aspetto sempre almeno un certo livello di tensione e azione che qui, anche quando c'è, si risolve velocemente, lasciando spazio a tutto il resto.
non che il lungo viaggio non sia un romanzo d'evasione, lo è, vuole esserlo e ci riesce benissimo, ma mi ha permesso di evadere in un modo tutto suo.

la storia inizia nel momento in cui rosemary harper, una giovanissima archivista, viene assunta sulla wayfarer, una nave attrezzata per aprire wormhole nell'universo e garantire un sistema di spostamenti veloci sempre più funzionale all'interno della comunità galattica. per rosemary non si tratta semplicemente di un nuovo lavoro, la wayfarer rappresenta per lei la possibilità di lasciarsi alle spalle la sua vecchia vita e tutto il dolore che le ha causato.
rosemary è un'umana, nata e cresciuta su marte, pianeta che gli esseri umani hanno colonizzato dopo che la terra è diventata praticamente inabitabile, e avventurarsi nello spazio significa anche entrare a contatto con specie differenti dalla sua. la differenza non è mai semplicemente una questione d'aspetto o di fisiologia. specie differenti di sapiens si sono sviluppate nell'universo in modi estremamente lontani uno dall'altro, nonostante le condizioni fisico-chimiche dei pianeti d'origine fossero simili.
corpi differenti con funzioni, abilità e necessità differenti significano anche culture e storie differenti che comportano abitudini, modi di pensare e di agire differenti, persino universi emotivi differenti.

l'attenzione che chambers dedica a ogni personaggiə mi ha fatto venire in mente la capacità che ha avuto ursula k. le guin di raccontare le società e gli individui che hanno popolato i suoi romanzi, il modo in cui ha ricostruito dietro ciascunə di loro intere culture, con un'attenzione antropologica puntuale e un'ottica anticolonialista che non si è mai abbandonata all'etnocentrismo.
chambers ha colto pienamente la lezione di le guin, ed è per questo che il lungo viaggio è un romanzo tanto straordinario.

per questo e per tutte quelle belle qualità che animano lə personaggə e che solitamente racchiudiamo nel termine umanità ma che mai come in questo contesto diventa un termine specista. pensiamo che la gentilezza, l'altruismo, la buona volontà, il coraggio, la rettitudine morale eccetera siano cose che appartengono solo a noi, che soltanto noi siamo riusciti a codificare un sistema etico degno di questo nome, a darci delle regole e a seguirle (o meno). chambers ci dice che non è così. che altre creature diverse da noi possono creare altri sistemi etici diversi, in varia misura, dal nostro ed essere comunque delle belle persone. belle persone che riescono a stare bene insieme, nonostante le loro differenze o forse proprio in virtù di quelle differenze, perché ognuna di loro ha qualcosa da dare alle altre, ognuna di loro può mostrare le cose da un punto di vista inedito e impensabile. e spesso, cambiare prospettiva è la migliore delle soluzioni che abbiamo per affrontare i momenti difficili e superare gli ostacoli.

se dovete scegliere un solo titolo tra questi tre, scegliete il lungo viaggio (il cui titolo avrebbe dovuto essere il lungo viaggio verso un piccolo pianeta arrabbiato ma... ok, non aggiungo altro sull'editore).
in realtà, anche se funziona benissimo come stand-alone, è il primo di una serie di cinque romanzi (va bene, non è vero che non aggiungo altro sull'editore) ma in italia sono arrivati solo i primi due (la pubblicazione si è interrotta cinque anni fa e dubito fortemente che vedremo il seguito, a meno che qualche altra casa editrice non recupererà i diritti, cosa che spero fortemente).

mercoledì 20 novembre 2024

nel paese delle donne selvagge

quelli che vedono gli altri come mostri non si accorgono che i mostri ricambiano lo sguardo e osservano con molta attenzione. gli individui che si ritengono superiori agli altri non sono in grado di rendersi conto che anche loro possono essere valutati e giudicati.

donne potenti, spaventose, furiose. donne assetate di vendetta, capaci di mutare forma e di tessere ogni sorta di inganni. donne di cui il folklore - e il teatro - giapponese trabocca: fantasmi e kitsune e demoni pronte a stravolgere la vita delle loro vittime... o di quelli che furono un tempo i loro carnefici.
matsuda aoko pesca a piena mani dal ricco repertorio nipponico di storie popolari, leggende, credenze, letteratura e drammaturgia per consegnarci un'antologia di racconti che è riuscita a sorprendermi e conquistarmi perché mi ha dato esattamente quello che per anni ho desiderato leggere sulle varie figure mitologiche femminili: una prospettiva diversa che ne ribaltasse il giudizio morale vecchio di secoli per mostrarle non più come mostri da temere, scacciare o annientare, ma come creature forti che rivendicano semplicemente il loro posto nel mondo.

le storie di nel paese delle donne selvagge si intrecciano più e più volte attorno a un fulcro centrale che è un ragazzo un po' ingenuo, immune al fascino di queste donne straordinarie o al terrore che provocano. shigeru è un personaggio quasi sbiadito, una figura praticamente anonima la cui presenza non fa che sottolineare la straordinarietà delle figure femminili protagoniste dei racconti.
shigeru è il punto di intersezione dei racconti ma è anche il centro politico dello spazio in cui vivono le protagoniste delle storie e lo è per un solo, banale ma fondamentale motivo: shigeru è un uomo e, in quanto tale, nonostante la sua mancanza di eccezionalità gli è permesso occupare uno spazio molto meno marginale di quello che abitano le donne.
ma più che shigeru, il vero trait d'union tra le storie lo fa il tono femminista: che si tratti di un potenziale poltergeist animata dalla gelosia o di una donna che riconosce il suo lato selvaggio nei peli che le ricoprono il corpo, di una fantasma che scopre la libertà nella sua nuova esistenza post-mortem o di un'anziana signora che si accorge solo adesso della sua vera natura e della bellezza della libertà dalle imposizioni di genere, matsuda aoko dà a tutte le sue protagoniste la possibilità di riflettere sui temi fondamentali del discorso femminista: le relazioni uomo/donna, il matrimonio, la maternità, le costrizioni sociali in merito alla cura del proprio corpo e del proprio aspetto, il ruolo femminile negli ambienti di lavoro, il giudizio sui corpi - femminili - che si discostano dagli standard morfologici ed estetici.
volendo trovare un solo, unico tema omnicomprensivo sarebbe quello della donna come soggetto attivo e consapevole, della donna che sceglie di autodeterminarsi e di tirarsi fuori da un sistema oppressivo e patriarcale come quello giapponese, la donna che fino a questo momento era stata svuotata della sua umanità e riconvertita in figura orrorifica da storia del terrore, che prende parola, racconta sé stessa e - attraverso la sua parola - riprende possesso della legittimità della propria esistenza.

è cosa nota che gli uomini che temono le donne - che hanno paura del loro non volersi sottomettere, del loro reclamare il diritto ad avere un ruolo che non sia solo quello di moglie obbediente e madre sacrificata al bene dellə figlə -  risolvono disumanizzandole e mostrificandole, le trasformano, cioè, in qualcosa di innaturale e incomprensibile, qualcosa che si può distruggere senza remore. che siano gorgoni o kitsune, la deformazione fisica attribuita nei miti a queste figure si accompagna a quella dei loro intenti: non più un comprensibile e profondamente umano desiderio di esistere secondo la propria natura, ma un'irrazionale ferocia, una crudeltà senza scopo. gli attacchi di queste donne non-più-umane o mai-state-umane sono impossibili da capire e da giustificare e questo non si traduce in un'incapacità di cambiare prospettiva da parte della voce narrante (sempre patriarcale e maschiocentrica) dei miti, ma nell'assurdità dell'essenza stessa di queste figure.
matsuda aoko conosce bene questo processo, ed è per questo che lo fa suo e lo stravolge completamente, ribaltando quella traduzione e riconsegnando quelle figure folkloristiche alla loro umanità.

chi, fino ad adesso, era stata raccontata da altri (maschile voluto) e aveva avuto un ruolo da antagonista, qui diventa la personaggia principale, protagonista della sua storia e della sua vita: le donne di aoko sono capaci di prendere spunto dal quotidiano - a volte anche da eventi piccoli e banali, a volte da qualcosa che è poco più di una sensazione - per riflettere non soltanto sulla loro condizione, ma su quella di tutte le donne - 
perché il mondo funzionava così? la società era ingiusta! spesso gli uomini erano costretti a fingere di essere in grado di fare cose che non erano in grado di fare, mentre le donne dovevano far finta di essere incapaci di fare cose che in realtà sapevano fare. che assurdità! nel corso dei decenni e dei secoli quante donne si erano viste tarpare le ali e non avevano potuto manifestare il loro talento? e quanti uomini, invece, si erano visti attribuire come per magia qualità che non possedevano e poteri che non meritavano?
- per poi ribellarsi a tutto quello che tarpa loro le ali, che soffoca i loro talenti e annichilisce i loro desideri. contro tutto quello che è sempre stato così, le donne escono dai miti per riappropriarsi della realtà.

venerdì 7 settembre 2018

commenti randomici a letture randomiche (58)

l'estate è agli sgoccioli e il caldo pazzesco delle ultime settimane è finalmente finito, cosa che mi ha permesso di accendere finalmente il pc almeno un paio di volte a settimana senza perdere tre chili in sudore e svenire rovinosamente.
l'estate poi dovrebbe essere il mese delle letture folli, di giornate passate tra letto e divano con una pila di libri e fumetti davanti, eppure non sono riuscita a leggere tantissimo, colpa anche degli ultimi esami di questo primo anno d'università che mi stanno prosciugando un sacco di tempo (e che mi fanno altalenare tra che grandiosa idea che ho avuto a tornare a studiare, mi piace un sacco quello che sto facendo e ommioddio ma perché sono tornata a infognarmi in questa roba? salvatemi!). però qualche cosina l'ho letta, sono riuscita a vedere qualche serie - o almeno a cominciarle - e insomma, così male poi non è andata.

aspetto con ansia la seconda metà di settembre (e un po' di pacchetti che spero di poter aprire quando tornerò dall'esame, per festeggiare o per consolarmi) quando tutto questo sarà finalmente un ricordo e potrò ricominciare a svaccarmi sul letto con una pila di fumetti accanto senza sentirmi in colpa (cosa che durerà poco, lo so, ma sicuramente sarà meglio di adesso).
in ogni caso, anche se dovrei stare sui libri a prepararmi, avevo così tanto bisogno di tornare qui a scribacchiare di libri, fumetti e tutto il resto.
in realtà questo è più un post frankestein, scritto nei vari ritagli di tempo e non ho idea di quando lo leggerete... ma ci si prova, sempre, ad andare avanti! anche perché dopo l'esame ho voglia di ripartire in quarta con un sacco di letture bellissime!

cominciamo con kids with guns, che ho recuperato all'arf mesi fa dopo una lunghissima attesa autoimposta per poter avere una dedica sul libro da capitan artiglio.
in molti avevano dubitato del risultato di questo mega mix di cowboy, alieni e dinosauri, ma a me la cosa è parsa subito una figata e in effetti lo è: c'è tantissima cultura pop anni '90 in questo fumetto e sarà perché in fondo sono stati gli anni della mia infanzia e adolescenza, a me tutto ciò piace tantissimo.
manca il numero 1 in copertina, ma kids with guns è il primo volume di una trilogia che si preannuncia fantastica, piena d'azione, di bei personaggi, di misteri e sopratutto ambientata in un mondo pericoloso e violento ma meravigliosamente affascinante.

tre fratelli, dan, duke e dave doolin, sono dei fuorilegge ricercati sulle cui teste pende un'abbondante taglia dopo una rapina finita male. al loro incontro nel saloon di yuco - un caro vecchio amico di cui sanno di potersi fidare - il più giovane dei tre, dave, si presenta però con una bambina che ha adottato come sua figlia. è una ragazzina strana, non dice una parola da quando dave l'ha trovata e presa con sé, un paio di settimane prima.
certo, non è il massimo per dei ricercati occuparsi anche di una marmocchia, ma dave non ha intenzione di abbandonarla ancora una volta. e non potrebbe fare scelta migliore, perché il caro vecchio amico yuco, in barba alla loro fiducia, li ha traditi e venduti allo sceriffo e se riuscirà a salvarsi - apparentemente solo lui riesce a farsela franca - sarà proprio grazie all'abilità di pistolera della misteriosa ragazzina.
in fuga e dopo aver scoperto di possedere un incredibile e misterioso potere, dave affida la bambina senza nome a un'amica, meeme, che vive nella città più vicina.
mentre prosegue la fuga di dave e si intreccia con alcuni flashback sul suo passato e sull'incontro con sua "figlia", la ragazzina senza nome si allena - e con grande successo - come pistolera con l'aiuto di meeme, non sapendo che è già diventata famosa come kid with guns, che su di lei pende una taglia e che, a dirla tutta, essere dei famosi pistoleri in un mondo del genere non è esattamente una passeggiata.

i disegni sono davvero spettacolari, semplicissimi ma d'effetto, sopratutto quando compaiono i dinosauri che i cowboy usano come cavalcature. il mondo creato da capitan artiglio stupisce ad ogni pagina e per quanto assurdo possa essere, questo giovanissimo autore ha saputo renderlo coerente e realistico oltre ogni logica aspettativa.
la storia è lineare e questo primo volume si conclude con un "continua..." che ricorda tanto gli anime che ci tenevano incollati alla tv una ventina d'anni fa, ma è appassionante e si fa leggere con avidità dalla prima all'ultima delle 200 e passa delle tavole.
probabilmente l'avrete già recuperato, ma in caso contrario fatelo assolutamente!

e a proposito di mondi fantastici e trilogie, ho letto il primo romanzo della serie l'attraversaspecchi, fidanzati dell'inverno. ammetto che il paragone con harry potter e i libri di philip pullman mi avevano entusiasmata tanto quanto quello con twilight mi aveva terrorizzata, ma grazie a dio non ci sono ragazzine che si innamorano di maschi glitterati e stalker.
anzi.
la protagonista della storia, ofelia, è tutto fuorché una da sospiri d'amore e romanticherie, vorrebbe continuare a occuparsi del museo della sua immensa famiglia, ricco di cimeli che lei, oltre a custodire con cura, sa leggere semplicemente toccandoli, ripercorrendo la loro storia e quella di chi li ha posseduti o solo sfiorati, ed è capace di attraversare gli specchi, spostandosi da un luogo a un altro grazie a loro. solo che un bel giorno, si ritrova fidanzata a uno sconosciuto proveniente da un'altra arca - a quanto pare, nel mondo (o nel tempo) di ofelia, la terra si è sbriciolata in vari pezzi, le arche appunto, ognuna con il proprio sistema di leggi, il proprio clima e le proprie famiglie - e sa che sarà presto costretta ad allontanarsi da tutto ciò che le è caro per seguire il suo nuovo marito. senza troppi strepiti e capricci, ofelia decide che obbedirà a quanto le viene chiesto, ma che non si innamorerà mai di thorn - il suo alto, ossuto e freddo promesso sposo - né consumerà il matrimonio o metterà al mondo i suoi eredi.
ma ben lontano da indugiare nelle dinamiche amorose dei due, fidanzati dell'inverno è - a dispetto del titolo forse - il racconto delle avventure di ofelia a chiardiluna, un posto governato da miraggi - una famiglia in grado di creare illusioni di ogni sorta - e dalla crudeltà di una corte elegante e cortese solo all'apparenza. sa fin da subito che la sua unione con thorn non è ben vista in quanto thorn non è ben visto: figlio illegittimo che ha infangato il buon nome della famiglia e che in tanti vorrebbero morto, a cominciare dai suoi fratellastri.
la piccola, timida, ingenua e poco ambiziosa ofelia crescerà durante il suo soggiorno forzato a chiardiluna, scoprendo un mondo di inganni, intrighi e miserabili crudeltà senza mai perdere se stessa, rimanendo fedele ai suoi principi e scoprendosi capace di una forza d'animo che non avrebbe mai saputo di avere altrimenti.
il rapporto con thorn rimane quasi tutto il tempo in secondo piano, ma probabilmente nei prossimi capitoli della serie - il secondo libro uscirà a gennaio - le cose cominceranno a cambiare. anche se in ogni caso non è certo l'aspetto romantico quello che più trascina in questo romanzo, quanto la crescita di ofelia e sopratutto gli intrighi di palazzo e l'aspetto più fantasy della vicenda, in cui abbondano magie, illusioni e poteri fantastici.

un altro libro che mi è piaciuto tantissimo e che ho letto però un po' di tempo fa è ti scriverò prima del confine, questo sì, romantico, ma di quelle cose che sono romantiche davvero, che ti riempiono il cuore mentre le leggi e ti lasciano un po' di dolcezza e malinconia.
la vicenda è quella di m***o, nato per la seconda volta dopo il fatto.
ecco, non fatevi spaventare se inizialmente vi sembrerà di non capire bene di cosa si sta parlando perché le risposte arriveranno poco a poco, e succederà grazie a giulia, la ragazza ricoverata nella stessa clinica di m***o.
lei non parla, ed è questo il motivo per cui sta in clinica, al massimo scrive o disegna, ma vuole conoscere la storia di m***o, capire se è davvero un eroe - come dicono alcuni - o un pazzo sfrenato - come dicono altri - o se forse è un po' entrambe le cose.
m***o, nonostante dopo il fatto sia un bel po' ammaccato e dolorante, non perde occasione di stare con giulia, di raccontarle la storia stando alle sue regole - niente bugie e niente nomi (leggerete solo quello di giulia per tutto il libro), cercando nel frattempo di carpire qualcosa di lei, di questa ragazzina misteriosa e silenziosa che passa il tempo da sola nella sua stanza e che è così interessata alla sua vita, al suo primo amore, a.j., e a tutti quelli che sono seguiti, alle sue passioni e sopratutto a come si è trovato in mezzo a una biondina, un cappello verde, un sacco di pallottole e poi in pasto alla stampa di tutto il paese e alle chiacchiere di - letteralmente - tutti.
ti scriverò prima del confine è un po' una storia d'amore e un po' uno spunto di riflessione su quella che è la fama e la notorietà oggi, quel morboso bisogno di sapere tutto del personaggio di turno, di curiosare in ogni angolo della sua vita, di sviscerare i perché che stanno dietro un gesto che trasforma un nessuno in qualcuno. almeno per un po'.
ben lontano dall'essere smielato, diego barbera conquista non soltanto con la vicenda di m***o che si svela poco a poco - in realtà noi siamo gli unici a non sapere, almeno per un bel pezzo, cosa diamine sia il fatto - ma anche per il suo stile e per i suoi personaggi brillanti, capaci di strapparci ben più di un sorriso anche in un ambiente mesto come le stanze di un ospedale, di emozionarci anche se non conosciamo neppure i loro nomi e di farci inevitabilmente commuovere.
(ah, lo so che l'ho già detto e che forse sembra una cosa stupida, ma la collana dieciquindici di casasirio è bellissima, questi microlibrettini realmente tascabili con le loro copertine minimali mi piacciono da impazzire!)

ho poi recuperato i numeri di linus pubblicati da maggio, ovvero da quando la direzione è passata in mano a igort.
era da secoli che volevo iniziare a leggere linus, ma avevo sempre paura di trovarmi con qualcosa a metà, di sentirmi una specie di intrusa. la spinta mi è arrivata sia dal cambio repentino che ha trasformato il numero di maggio in una sorta di nuovo numero uno, sia - e lo so che sono cose brutte e non si fa così - dai tanti commenti indignati su facebook di gente che lanciava insulti contro quella che era diventata una rivista hipster da intellettualoidi.
quando qualcuno usa intellettuale come insulto, c'è sicuramente qualcosa che non va nei suoi giudizi, quindi ho deciso di recuperare i primi nuovi numeri.
insomma, io non lo so se sono un'hipster intellettualoide e magari anche un po' snob, ma devo ammettere che - a parte i gekiga (niente, non c'è verso che questa roba mi piaccia, la trovo morbosa e deprimente, perdonate la mia incapacità di capire l'arte che si cela in queste opere) mi è piaciuto moltissimo, è stata una delle letture migliori delle sere di caldo infernale, interessante e leggera, mi sono piaciuti gli articoli, i racconti, le strisce a fumetti - quelle che conoscevo già, che fa sempre piacere rileggere, come calvin & hobbes o i peanuts, e quelle che non avevo letto - praticamente tutto.
mi è piaciuto così tanto che mi sono abbonata per i prossimi dodici mesi e so che in qualsiasi momento mi andrà di leggere qualcosa di veloce e piacevole, saprò cosa pescare dall'immancabile pila sul comodino.

comunque, ammetto che le pause studio sono state più che altro all'insegna di netflix: dopo ore passate sui libri, la voglia di leggere - e la capacità di farlo - è veramente poca.
ovviamente, ho visto disincanto, la serie di cui praticamente parla chiunque da un mese a questa parte, quindi vi risparmio riassunti eccetera.
ho letto tantissime critiche a questa serie, tutte sul tono eh, non c'entra niente con i simpson e futurama e quindi: premetto che non sono mai stata una grande fan dei simpson e di futurama, ho visto sempre e solo episodi sparsi e quindi non ho un'idea ben precisa del tono delle due serie, e futurama è quella che conosco meno ma che ho sempre apprezzato di più, non ho mai amato troppo l'umorismo dei simpson.
indubbiamente, lo stile è quello. certe gag potrebbero tranquillamente avere per protagonisti i cittadini di springfield (con qualche rutto in meno) o quelli di futurama, gag che strappano sorrisini sforzati e nulla di più.
d'altro canto, il fatto che la serie sia prodotta da netflix ha permesso due cose: momenti non troppo adatti ai bambini, alcuni decisamente splatter che credo mi avrebbero profondamente turbato l'anima quando tornavo da scuola e beccavo i simpson in tv, ma che adesso sono riuscita ad apprezzare e sopratutto la possibilità di vedere una serie non infinita e con una discreta trama orizzontale, che si infittisce sopratutto nell'ultima parte della serie e crea un discreto hype in attesa della seconda stagione.
insomma, disincanto non è nulla di imperdibile e fondamentale, nonostante il gran parlare che se ne è fatto - giustamente - prima della sua messa in onda, ma si fa guardare con piacere e se arrivate a finirla sicuramente non farete altro che aspettare il proseguimento.

la vera droga del momento - e lo dico con una punta di vergogna perché sono sempre in ritardo su queste cose - è adventure time. ho iniziato a guardarlo, dopo millenni che mi dicevo di farlo, proprio perché netflix ha reso disponibili le prime tre stagioni, e nel giro di un paio di settimane sono quasi arrivata a vedere tutti gli episodi disponibili fino ad ora (e sono in panico perché so che dovrò smanettare parecchio per vedere tutte le altre puntate, che non mi perderei per niente al mondo, quindi sarebbe bellissimo se netflix rendesse disponibili tutte le altre, su forza, mi manca poco ormai per finire la terza!).
a parte un momento di straniamento nelle prime puntate, dovuto sopratutto all'assurdità di certe situazioni e ancor più al fatto che non c'è nessuno spiegone né introduzione, si comincia in medias res, chi c'è c'è, e man mano che sono andata avanti con la visione e che ho cominciato a capire un po' di più dei personaggi e del regno di ooo, adventure time è diventata la mia fissazione quotidiana e il mio momento di svago.
ormai passo il (poco) tempo libero a cercare online il primo numero della collection a fumetti (anzi, se per caso vi capita di vederla online o in fumetteria, vi prego, scrivetemi subito!) perché ho bisogno di recuperare tutte le storie che mi sono persa. sono completamente innamorata persa di questa serie e di tutti i suoi stranissimi e adorabili personaggi!

tornerò presto a scrivere e spero in modo un po' più regolare (anche perché peggio di così...), intanto raccontatemi delle vostre letture e scoperte dell'estate! (e incrociate le dita per i miei esami!)

sabato 17 marzo 2018

reincarnation blues

“vai” disse ma’. “combatti il male. fallo in maniera perfetta. poi torna e vedremo cosa si può fare”. 
stronzate, pensò milo. 
ma andò. in fin dei conti, era reduce da un mezzo milione di lunedì mattina.

novemilanovecentonovantacinque vite.
davvero niente male, anzi, questo fa di milo una delle anime più antiche e sagge del mondo: uomo, donna, etero, gay, animale, insetto, pianta, ricco, povero, criminale, saggio, eroe, milo è stato tutto questo e anche di più. certo, non sono state tutte facilissime, vivere non è sempre una passeggiata ma sicuramente è più affascinante di quello che rischia: ha solo cinque vite per raggiungere la perfezione, il nirvana, il tutto o come vogliate chiamarlo, ma se non riesce a diventare un'anima illuminata svanirà nel nulla cosmico e fine dei giochi.
milo in realtà preferirebbe continuare a vivere, magari in modo imperfetto, ma continuare a sentire, emozionarsi, arrabbiarsi, innamorarsi, essere una persona in carne e ossa, fallace e destinata alla morte, ma viva, reale, tangibile, dotata di una sua identità.
e gli va anche bene continuare a morire, visto che solo così può passare un po' di tempo con suzie, la donna che ama da ottomila anni.
in ogni caso, al grande boa dell'universo gliene frega veramente poco di quali siano i desideri di milo o di chiunque altro, il tempo stringe e milo assolutamente inventarsi qualcosa...

michael poore arriva per la prima volta in italia con reincarnation blues - che è in realtà il suo secondo romanzo, ci auguriamo adesso di poter leggere al più presto anche il primo - e, a mio modestissimo e non troppo elegante avviso - fa il botto fin dalle primissime pagine: ironico, irriverente, profondo, delicato, sarcastico, cruento, comico, romantico, lo stile di poore è un caleidoscopio di toni, e se già una vita riesce a offrire un'immensa varietà di situazioni e sensazioni, figuratevi cosa succede in diecimila esistenze vissute nei posti e nei tempi più disparati dell'universo.

la storia va avanti e indietro nel tempo, nel passato più remoto - come quando milo ha vissuto come discepolo del buddha - o nel futuro meno auspicabile, quello in cui la terra non esiste più, l'umanità vive su enormi astronavi-continente, i beni essenziali sono gestiti da cartelli senza scrupoli e la giustizia è più sommaria che mai - come quando, ragazzino prodigio, si ritrova incarcerato per un crimine che non ha commesso, costretto a sopportare inenarrabili e orrendi soprusi, diventa una sorta di messia per gli altri criminali.
poore è geniale nell'immaginare futuri distopici che sanno regalare una buona dose di ansia e brividi lungo la schiena, divertentissimo a sdrammatizzare e desacralizzare il passato - in alcuni momenti mi ha ricordato l'atmofera de il vangelo secondo biff - ma, abilmente mescolato a tutto questo, affronta in modo interessante dilemmi esistenziali, problemi etici e spirituali e quell'ancor più grande casino che è l'amore.

cover dell'edizione originale... ammetto che invidio un po' gli anglofoni!

reincarnation blues è un romanzo che è difficile incasellare in una qualche categoria: racconto di formazione, romanzo umoristico, distopico, romantico, fantascientifico, forse anche filosofico e spirituale, è un po' tutto questo ma è anche molto di più, una lettura appassionante e divertente che mi ha tenuta incollata dalla prima all'ultima pagina, che non mi ha annoiata un solo secondo e che ha superato tutte le aspettative.
se vi sono piaciuti i romanzi di christopher moore e adam douglas, mi sa che avete trovato il vostro prossimo libro preferito.

mercoledì 17 gennaio 2018

we are family

erano secoli che un libro non mi appassionava al punto tale da finirlo in una giornata, facendomi passare tutto il giorno a leggere, lontana da pc, telefono, e - ugh, questo non è buono - libri universitari.
we are family mi aspettava da mesi, forse più di un anno, tranquillo nello scaffale dei libri da leggere, e poi - perché i libri fanno sempre così - a un certo punto ha deciso che era arrivato il momento giusto. si è messo in mostra e mi ha rapita per tutto il giorno.


protagonisti della storia sono i componenti della famiglia santamaria: la mamma agnese, casalinga abilissima nella preparazione di ciambelloni al cioccolato e bella come, anzi di più, la principessa grace, il papà mario elvis, conducente di autobus in attesa di pilotare astronavi, appassionato di elvis a cui - merito dei capelli sapientemente acconciati - somiglia, nonna concetta, sempre preoccupata delle vicende digestive dei nipoti, la figlia maggiore, vittoria, che nonostante le buone intenzioni ha una tremenda attitudine con gli animali domestici e almerico detto al, un genio assoluto di quasi quattro anni - all'inizio della storia - capace di leggere e scrivere e fare operazioni matematiche già difficili per bambini più grandi di lui, voce narrante della storia e unica possibile salvezza del mondo, ma, e si scoprirà presto, in serie difficoltà quando si tratta di relazionarsi con gli altri o semplicemente di non mandare a fuoco la casa.

dagli anni settanta fino ai tempi recenti, al racconta la storia della sua famiglia, la più bella e felice del mondo, e attraverso i santamaria, la storia dell'italia, vista dagli occhi attenti, critici e ingenui di un bambino speciale, capace di compiere disastri stratosferici o di trovare le migliori soluzioni ai problemi.
un bambino che cresce, matura ma lo fa a modo suo, non rimanendo un piagnone attaccato alla sottana di mamma, immaturo affetto da una qualche sindrome di peter pan incapace di prendersi le sue responsabilità, ma capace sempre di mantenere quella curiosità e quello stupore per ogni cosa tipici dei bambini, di quelli che ancora non si sono arresi al grigiore del mondo, alla noia, ai valori sbagliati.
al diventa un adulto che sa ancora pensare alle ore di gioco come alle più importanti della giornata, sa dare agli affetti più importanza di qualsiasi sciocco status symbol da grandi, sa continuare a sognare senza mai lasciarsi schiacciare dal peso delle cose più futili.

i santamaria sono una famiglia né povera né ricca, ma un evento inatteso, e per al incomprensibile, mina improvvisamente la loro fragile stabilità. così, il sogno della casa promessa, alla cui ricerca i santamaria dedicano le loro felici domeniche, viene ridimensionato sempre di più, tra un trasloco e l'altro in attesa che lei si riveli finalmente.
al non è un bambino facile nè lo è la vita precaria e indecisa che agnese e mario elvis affrontano ogni giorno, ma agli occhi del piccolo genio nulla al mondo può eguagliare i suoi magnifici genitori e nulla è più bello, nonostante si ritrovino infine nella più improbabile e meno auspicabile delle abitazioni, di stare insieme.
all'annuncio del viaggio di nozze, rimandato da fin troppi anni, al sa che è arrivato il momento tanto atteso, quello in cui potrà finalmente preparare la più bella delle sorprese per i suoi.

inutile fare spoiler sulla trama, che è perfetta, divertente e commovente, ma bisogna sottolineare il talento di fabio bartolomei: raccontando la storia dal punto di vista di un bambino speciale, ci regala una visione del mondo come se ogni cosa fosse più vera, autentica, brillante e sincera.
dietro l'entusiasmo di al si celano tristezze e sconfitte, le piccole miserie quotidiane e l'immenso, eroico sforzo di combattere ogni negatività e godersi appieno la gioia di stare insieme, di volersi bene, di essere una famiglia.
e così è difficile lasciar scegliere alle nostre emozioni che strada prendere, se quella delle risate che inevitabilmente la logica perfettamente folle di al ci strappa o le lacrime per tutto quello che lui registra ma non riesce a decifrare, a comprendere fino in fondo, capace però di riuscire nell'impossibile: salvare, se non tutto il mondo, almeno la parte più importante.

mercoledì 15 novembre 2017

commenti randomici a letture randomiche (46)

un sacco di randomicità a questo giro, nel disperato tentativo di darvi qualche consiglio sulla base delle millemila cose che ho letto ultimamente...

cominciamo da un libro che ho finito di leggere più di un mese fa, un romanzo che avevo desiderato tantissimo per anni e che poi, al finale, mi ha lasciata con un po' di amaro in bocca.
hugo e rose di bridget foley da all'inizio tutte le promesse per essere un folle viaggio in un mondo fantastico, lontano dalle noie della vita da cui rose, la protagonista, si sente sopraffatta.
da quando ha sei anni, dopo un incidente in bicicletta che la lascia in uno stato comatoso per diversi giorni, rose sogna ogni notte un'isola meravigliosa, dove la sabbia è rosa, dove vivono creature spaventose che solo lei è hugo - l'unico altro abitante umano dell'isola oltre a lei - possono sconfiggere, per liberare tutti gli altri, che sono prigionieri di un palazzo che rimane sempre fisso all'orizzonte, per quanto si provi a raggiungerlo.
sull'isola, rose è sempre giovane, bella, forte, coraggiosa: l'esatto contrario della donna un po' appesantita dall'età e da una vita di scarse soddisfazioni.
l'amore della sua vita, suo marito e padre dei suoi figli, con il passare del tempo, si è andato trasformando in un uomo più devoto alla carriera che alla passione, e l'arrivo di tre figli ha significato la necessità di una sicurezza economica da un lato, e dall'altro una presenza genitoriale fissa. rose ha dovuto rinunciare a qualsiasi ambizione nella sua vita per crescere i suoi figli, e la sua esistenza è un incubo fatto di routine da mamma e casalinga. l'unico momento in cui si sente felice, è con hugo, sull'isola dei suoi sogni.
ma un giorno, per puro caso, ecco che hugo si materializza davanti a lei in carne e ossa: più vecchio e meno atletico che nei suoi sogni, hugo è il solitario impiegato di un fast food, come lei imbottigliato in una vita che è l'opposto di quella che vive ogni notte sull'isola.
da questo momento, tutto prende a sconvolgersi per rose: la presenza reale di hugo rende i suoi sogni qualcosa di più di semplici sogni, e la sua vita qualcosa di molto più complesso di quella di una semplice casalinga che ama perdersi nelle sue fantasie.
senza spoilerare troppo, speravo che alla fine rose riuscisse a riscattarsi da quel ruolo che le va così stretto, riuscisse a trovare un posto suo, senza doversi intendere solo come mamma di o moglie di.
mi è parso che alla fine all'autrice mancasse il coraggio di dire che chiunque può prendersi spazio e tempo per sé, anche fuori dal mondo fantastico dell'immaginazione o dei sogni.
sicuramente però qualcuno con un'indole più realistica della mia saprà apprezzarlo di più...
insomma, poteva essere sicuramente meglio, ma merita una lettura, se vi capita di trovarlo in giro dategli una possibilità!

passando ai fumetti, ho continuato la lettura di moon girl e devil dinosaur, che si conferma una lettura carina, divertente, piacevole e un po' più infantile rispetto a ms. marvel (chiedo perdono, ma sono le uniche due serie marvel che seguo, non saprei fare altri paragoni).
in questo secondo volume (della ristampa in cartonato) la nostra giovanissima eroina si trasforma definitivamente come inumana ma... non è cambiato nulla rispetto a prima.
o almeno così sembra, fino a quando, senza che abbia modo di controllare nulla di tutto questo, non si ritrova nel corpo di devil dinosaur e viceversa.
se la sua vita sociale non era già il massimo, dopo aver cominciato a comportarsi come un lucertolone aggressivo e un po' scemo, per lunella sembra essere arrivata la fine.
a complicare le cose, arriva un giovane kree, mel-varr, dallo spazio che si è messo in testa di impressionare suo padre portandogli un inumano come prigioniero, a testimonianza del suo valore.
e qual è l'inumano in circolazione meno minaccioso e pericoloso? secondo il suo computer è proprio moon girl!
ma anche a quest'età cupido gioca brutti scherzi e mel-varr si prenderà una mega cotta proprio per quella che il destino le ha assegnato come acerrima nemica.
voi ve la immaginate lunella a fare li occhi dolci a un ragazzino venuto dallo spazio?
beh, neanche lei.
questo volume mi ha dato l'impressione di essere una lunga - per quanto divertente - digressione. spero che con il prossimo la storia si sviluppi un po' di più, ma in ogni caso se vi è piaciuto ms. marvel fossi in voi gli darei una possibilità.

se invece, come me, ve lo eravate persi la prima volta (e anche la seconda) adesso non avete proprio più scuse per non leggere ranma ½!
la storia - che è tipo una delle cose più folli e divertenti mai scritte - di ranma saotome, che si trasforma in ragazza quando si bagna di acqua fredda e torna ragazzo con l'acqua calda e del suo fidanzamento fuori da ogni canone con akane tendo e di tutti gli assurdi personaggi che ruotano attorno a loro, la conosciamo tutti, quindi spendo due parole sull'edizione, che credo sia assolutamente perfetta: il formato è quello dei manga un po' più grandicelli (è uguale ad arte), ma è cicciotto il doppio e costa poco più di un manga da libreria (sette eurozzi di copertina, che diventano meno se lo prendete online o se la vostra fumetteria fa sconti).
molto carino anche l'effetto di alternanza lucido/opaco sulla copertina: secondo me star comics qui ha fatto un lavoro con i controfiocchi.
io desideravo collezionare questa serie praticamente da quando andavo al liceo, e per un motivo o per un altro non ci sono mai riuscita, quindi questa nuova edizione mi ha resa iperfelice e mi ha regalato un paio di ore di matte risate.

altra novità (beh, questa volta nuova davvero) che vi straconsiglio di provare è arte, un seinen parecchio particolare, ambientato nella firenze rinascimentale, e che segue le vicende di una giovane nobile visceralmente innamorata della pittura e intenzionata a diventare un'artista.
arte (ok, davvero. si chiama arte. è una roba ridicola e assurda in una storia che per tutto il resto ha un buon livello di verosimiglianza e plausibilità) si ritrova però orfana del padre e alla mercé di una madre che più che insensibile potremmo definirla estremamente pratica: brucia tutti i suoi disegni e le ricorda che il destino di una donna si compie solo nel matrimonio.
furiosa e decisa a non arrendersi, arte chiede a tutte le botteghe di pittori della città di prenderla come apprendista, vedendosi rifiutata e sbeffeggiata proprio perché donna.
l'unico che la mette alla prova è un burbero e affascinante pittore di nome leo (leonardo? leone? leo e basta?), incuriosito da tanta caparbietà che spinge arte a tagliarsi di netto i capelli sulla pubblica piazza, circondata da gente che non la prende sul serio. e anche se riconosce qualche potenzialità nei disegni della giovane, persino leo inizialmente è tentato di vedere in lei solo i capricci di una viziatella che non ha mai dovuto faticare per ottenere qualcosa. ma per arte, dipingere non è solo una passione, ma il modo di affermarsi come essere umano e non sottostare a una cultura che la vuole silenziosa e sottomessa agli ordini di un marito che non ha neppure il diritto di scegliersi.
inizia così questa strana convivenza, tra un uomo amareggiato dalle fatiche della vita e una giovane ingenua piena di speranze, sullo sfondo di una firenze divisa tra la rigidezza delle regole e la voglia di essere curiosa, creativa e rivoluzionaria.
non so quanto possa essere storicamente attendibile, ma di certo questo primo numero è stato  parecchio appassionante e io non vedo già l'ora di continuare a seguire le vicende (che dureranno ancora un po', visto che la serie in giappone è arrivata al settimo volume ed è ancora in corso) di questa strana coppia.

e per chiudere in bellezza, c'è lo straconsigliatissimo magritte - questa non è una biografia, del duo campi e zabus, originariamente pubblicato in francia e portato qui in italia dai tipi di coconino press, dedicato ovviamente al pittore surrealista forse più famoso del mondo.
come dice il sottotitolo stesso, questa non è una biografia di magritte, ma un viaggio - ovviamente surreale - di un uomo intrappolato in un cappello attraverso i misteri dell'arte.
infatti, il buon charles singullier, uomo integerrimo, si è permesso il capriccio di comprare una bombetta, un po' vezzosa e fuori moda, al mercato delle pulci, ma una volta messa in testa non riesce più a togliersela.
ma non si tratta di un cappello qualsiasi, forse un po' troppo stretto: è proprio una delle bombette appartenute al celebre pittore belga, non solo caratteristico capo d'abbigliamento ma simbolo reiterato in molti dei suoi quadri.
ma di tutto questo al povero singullier poco importa, lui vuole solo togliersi quel buffo cappello e affrontare la sua imminente promozione: solo che per farlo dovrà svelare il mistero dell'arte di magritte, attraversando come in un sogno i mondi delle sue opere - di cui riviviamo alcune delle più famose e iconiche - e rubando qualche scena alla sua vita privata, mondi che giocano con charles e con noi distorcendo la realtà e annichilendo ogni certezza a beneficio di un mondo immaginifico in cui l'assurdo e la fantasia la fanno da padrone.

domenica 30 novembre 2014

commenti randomici a letture randomiche (3)

ci sono libri che promettono benissimo e poi... de l'atelier dei miracoli, di valérie tong cuong ad esempio salverei solo la copertina. e magari l'idea di base. per il resto, è un romanzo deludentissimo, più una bozza di racconto che un racconto vero e proprio.
tutto gira attorno a tre persone, ognuna con un trauma alle spalle, ognuna al punto critico della propria esistenza, e a un quarto individuo che ha creato un'istituzione per salvare le persone che per un motivo o per l'altro si trovano in difficoltà. tutto poi è raccontato in modo frettoloso e un po' superficiale, accelerando al massimo alla fine, concludendosi in modo tanto affrettato che...
bah, davvero, lasciate perdere questo libro.

stesso senso di perdita di tempo me l'ha dato dire mai e altri racconti di david foster wallace, tre racconti che - a me che non sono allittrata, come si dice dalle mie parti - mi suonano più come un voglio essere alternativo e grottesco e sconvolgente a tutti i costi senza riuscirci poi più di tanto. sinceramente mi ha annoiata e in alcuni punti anche disturbata. che ci posso fare? evidentemente la letteratura troppo fuori dagli schemi non la capisco. mea culpa.

mi consola soltanto che entrambi i libri li ho ricevuti in scambio e quindi almeno non ho dovuto piangere sul denaro mal speso...

invece grande gioia, gaudio e tripudio per un gioiellino assoluto che mi ha messo voglia di recuperare quanto prima tutto il resto della produzione del suo autore e di non leggere altro per mesi è l'amore invisibile, di eric-emmanuel schmitt.
anche questo è un libro di racconti, uno più bello e toccante dell'altro. (toccante non nel senso di commozione alla pubblicità della pasta barilla, eh...)
i cinque racconti di questo volume sono collegati tutti dall'amore, certo, ma da quel tipo di amore che spesso deve essere taciuto, nascosto, agli altri e a noi stessi, l'amore che in qualche modo ferisce, forse addirittura offende la morale comune, l'amore che deve rimanere invisibile.
così due uomini vivono la loro storia d'amore senza dar troppo nell'occhio, amando un ragazzino che per una serie di circostanze, iniziano a considerare come il figlio che non hanno mai avuto e che non potranno mai avere; un anziano medico dal carattere difficile, sembra amare più il suo cane che il resto dell'umanità, creando un legame così intenso con l'animale da arrivare a conseguenze che agli occhi del resto del mondo non potranno mai che sembrare insensate e pazze; un uomo sposa la vedova di un compositore che quasi idolatra, vivendo una vita a tre, con la nuova moglie e il suo defunto marito; una donna è profondamente legata al figlio di sua sorella, un ragazzino amabile e fragile, mentre non riesce a legarsi a suo figlio se non quando ormai è troppo tardi, e anche in quel momento il suo amore materno è deviato e pericoloso; infine una coppia distrutta dalla paura di non saper amare un bambino handicappato, si ritrova a rimpiangere un aborto davanti a una forma di felicità che non credeva possibile.
non voglio dire di più su questo libro, so che sono stata davvero lapidaria rispetto ai miei soliti sbrodolamenti, ma è talmente bello che va letto e assaporato pienamente, parola per parola, mistero per mistero. assolutamente.

venerdì 7 novembre 2014

la libreria del buon romanzo

la libreria del buon romanzo è un quasi-bel racconto, ok, ma uno di quelli che per quanto possano essere carini non è riuscito a coinvolgermi più di tanto. non sono neanche sicura di averne capito il perché... cioè sì, ma andiamo con ordine.

è un giallo ma abbastanza sui generis da farmelo leggere. nel senso che il fatto che sia un giallo non è la parte fondamentale. tutto ruota attorno alla nascita e alla storia particolarissima della libreria al buon romanzo, fortemente voluta e finanziata da francesca, una donna tanto bella e ricca quanto colta, e realizzata nei fatti con l'aiuto di ivan, già libraio e avido lettore.

la libreria al buon romanzo ha come unico scopo quello di essere una libreria di sola narrativa e della migliore narrativa in circolazione. niente romanzetti da due soldi, niente successoni del momento, niente che non valga la pena leggere. la scelta dei titoli viene compiuta attraverso un sistema abbastanza macchinoso: viene istituito un comitato di otto scrittori, i quali non si conoscono tra loro e hanno l'obbligo di mantenere il segreto circa il loro ruolo nella libreria. questi scrittori dovranno indicare quali sono per loro i romanzi fondamentali da tenere in libreria, catalogo che verrà allargato anche da ivan e francesca e man mano anche dai clienti.
l'iniziale successo, condito da articoli entusiasti sui giornali e in tv, il profitto economico eccetera immancabilmente si trasforma nelle prime critiche: quanto è legittimo scegliere quali romanzi sì e quali no? ecco il nodo della questione, sul quale si ritorna più e più volte durante tutto il racconto senza dare una vera risposta. personalmente, credo che non ci sia nulla di così strano in una libreria indipendente che decide di vendere dei libri e di non venderne altri (che peraltro permette ai clienti di ordinare). tutto potrebbe risolversi qui, e invece no, perché proprio sulla legittimità o meno di questa scelta si scatena un putiferio di proporzioni bibliche: dai giornali, agli attacchi su internet, lettere anonime, cartelloni affissi per strada fino all'apertura di altre due librerie concorrenti sulla stessa strada e ben tre attentati agli scrittori del non più tanto segreto comitato.

quello che mi ha poco convinto del libro in buona sostanza è proprio la forzatura del voler trasformare la storia di una libreria - che poi tutti i libri che vengono citati, visto che si millanta un così forte amore per il buon romanzo, far venire un briciolo di voglia di leggerli... due righe sui romanzi anziché sulle vicende da giallo, un po' più di spazio alle storie dei personaggi, avrebbero reso questo romanzo decisamente più affascinante - in un giallo, dove per forza ci devono essere dei cattivi spinti da insane motivazioni a fare del male.
peccato. potenzialmente un libro carino ma se ne doveva - a mio modestissimo avviso - fare qualcosa di diverso. insomma, bastava non farne un giallo, è quello che stona, risulta abbastanza forzato.

venerdì 27 gennaio 2012

medea (voci) - di christa wolf


medea è il primo romanzo che ho letto (un paio di anni fa) di christa wolf, e che rileggo (cosa non troppo frequente per me) molto volentieri in questi giorni.

posso dire che assoluta certezza che è uno dei libri più belli che mi siano passati tra le mani.
la figura di medea, o almeno la sua rappresentazione classica e più nota mi ha sempre affascinata, anzi a dispetto delle sue colpe, ha sempre suscitato in me una sorta di ammirazione. medea la terribile, medea la coraggiosa, medea la ribelle.
il libro, come suggerisce il sottotitolo voci, si divide in capitoli ognuno dedicato alla voce di uno dei personaggi. medea, giasone, agameda, acamante, glauce, leuco, si alternano e a volte tornano a raccontare la storia di una donna speciale e incompresa, testimone di tante atrocità, unica additata come colpevole, unica innocente, unica vittima.
la wolf in questo libro tenta di riscattare medea dal ruolo di traditrice, fratricida e infanticida, e con lei di riscattare la colchide e in senso largo i popoli barbari proprio da quell'accusa di barbarie, arretratezza, e negatività in generale rispetto alla splendente razionale grecia.

attenzione! anticipazioni sulla trama!


nella versione euripidea, medea, folle d'amore per giasone, tradisce il padre, uccide il fratello salito con lei sull'argo e rallenta gli inseguitori gettandone in mare il corpo fatto a pezzi. rinnegata da giasone, che la abbandona per sposare la figlia del re creonte, glauce, uccide la rivale e poi i figli, per vendicarsi del torto subito dall'uomo che l'ha oltraggiata.

ma è davvero questa la reale medea? medea la saggia, colei che cura, può trasformarsi in una folle assassina solo per gelosia? solo per un uomo come giasone?
poco plausibile pare così la storia, già fonti antecedenti a euripide raccontano i fatti in modo diverso, sopratutto parlano del fatto che medea tentò di salvare i suoi figli prima di essere esiliata. e poco plausibile pare anche alla wolf, che un poeta greco, pagato per scrivere quella tragedia, non lo facesse se non per decantare le lodi della sua civiltà e sminuire le altre per migliorare la propria nel confronto.
barbari, violenti e assassini, rozzi incivili dalle tradizioni inumane, ecco come sono gli uomini, e sopratutto le donne, fuori dalla grecia.
medea e le donne della colchide sono troppo orgogliose, si atteggiano in modo provocante, trattano gli uomini, e lo sa bene giasone, con sufficienza. giasone, cosa ti aspettavi da medea? che una donna come lei, saggia e potente, davvero perdesse la testa per un goffo burattino come te?
giasone che si sorprende dell'indipendenza di medea, della sua ostentata sensualità, della sua mancanza di quel pudore tanto conveniente a cui sono addestrate le donne greche. medea non china gli occhi a terra, medea cammina con passo sicuro, medea non muore per lui, gli si concede ma mai è pienamente sua.
medea fugge dalla colchide non per amore, ma per terrore. per odio contro il padre che è il vero traditore nei confronti delle tradizioni, nei confronti della sua famiglia e del suo paese.
fugge dopo aver conosciuto l'orrore della sorte toccata al povero fratello, il bello e giovane apsirto, vittima innocente dei sotterfugi del padre, vile e senza scrupoli, apsirto ucciso barbaramente a posto del re nel rituale antico in cui il re viene fatto a pezzi e la sua carte sparsa nella terra per renderla fertile. il re lo pone al suo posto, agnello martirizzato a simboleggiare ciò che non è, per salvare la vita al vecchio più che per garantire un futuro prospero al paese. fugge in un paese che spera più civile, un paese in cui si augura di non vedere versato il sangue degli uomini sgozzati e fatti a pezzi come tori sugli altari sacrificali.
agameda, la sua assistente, la sua allieva migliore, come gli altri, non mira che alla sua distruzione, troppo grande è l'invidia e il desiderio di vedere annientata chi le suscita tanto rispetto, per poterne prendere il posto. l'accuserà di aver spiato la regina merope, di averla seguita in un corridoio segreto del palazzo. neanche lei sa cosa ha messo in luce, quale tabù ha profanato.
quello che medea scopre seguendo i passi dell'orgogliosa regina di corinto è un segreto grande e terribile come quello che credeva di essersi lasciata alle spalle in colchide.
l'orrore è anche qui, nella civilissima grecia, un orrore velato sapientemente e nascosto dietro la convinzione della superiorità ellena. la città ha fondamento sopra un misfatto
davvero giasone, sei convinto che il suo civilissimo popolo non compia sacrifici umani per ingraziarsi gli dei?
quello che medea scopre nei sotterranei del palazzo è lo scheletro piccolo e fragile di un bambino. una bambina per la precisione, la figlia di creonte, ifinoe, uccisa per volere dello stesso re per aiutarlo a conservare il suo potere.

è bellissimo il personaggio che la wolf ci propone, così come è terribile, e plausibilmente più vera della versione euripidea, la storia di corinto da un lato e della colchide dall'altro. del tutto diverse da quelle a cui la tragedia greca ci ha abituato.
d'altra parte, quale sia il vero messaggio dell'opera euripidea è tanto chiaro che non è poi tanto difficile pensare che sia stata scritta ad hoc per permettere al popolo greco di giustificarsi le atrocità commesse di nascosto, di innalzarsi sopra le altre culture rinnegando le stesse usanze che condanna: noi siamo i migliori, siamo i giusti, siamo quelli che non si piegano alle superstizioni delle antiche religione, siamo i civili, siamo diversi da loro, inferiori nella loro ignoranza e credulità, nella loro società male organizzata.
christa wolf esaspera ed esplicita l'inganno e ne approfitta anche per criticare la cultura patriarcale, che ama definirsi più civile di quella precedente, ma che in realtà commette atrocità di livello ancora peggiore, perché dettate dalla sete di potere e non dall'antica saggezza perduta. 
medea qui è l'emblema del matriarcato destinato a soccombere, è l'ultima donna libera, l'ultima che non sarà sottomessa, è la barbara su cui ricadranno tutte le colpe, è il farmacos che cacciato dalla città si addosserà il male di due popoli, le loro atrocità passate, presenti e future, non avrà nessuna speranza neppure per i figli, morti per colpa di essere i suoi figli, è l'ultima scintilla di un fuoco antico, spento per sempre, annegato in un mare di brutalità velata di raziocinio.
senza contare che christa wolf è sicuramente una che sa tenere la penna in mano e sa usarla molto meglio di certi strittoruncoli da strapazzo. se state a condividere le citazioni di fabio volo su facebook è già poco probabile che abbiate letto fino a qui, ma vi avverto che non è roba per voi. o magari potete iniziare davvero a capire cosa fa qualcuno che scrive quando sa farlo.
nonostante non sia scritto per il teatro, le voci dei personaggi di medea possono benissimo essere recitate da degli attori, ma credo proprio che preferisco leggere e lasciare che parlino dentro la mia testa, che i loro pensieri, come torrenti in piena, scorrano mischiandosi ai miei, diventando miei.
la wolf riesce a rendere la storia molto appassionante fino a farla divenire quasi un'esperienza vivibile dal lettore, alla prima lettura graffia, alla seconda lascia un velo di amarezza.