mercoledì 8 aprile 2026

la salvezza di aka

«fin dove vuoi arrivare?»

«fin dove le mie guide mi conducono benevole»


a ogni romanzo di ursula k. le guin che leggo, il mio amore per lei cresce. le sue storie, il suo modo di scrivere e soprattutto quello di costruire mondi e le umanità che li abitano sono diventati ormai rifugi mentali sicuri e confortevoli in cui estraniarsi dalla realtà, lasciare spazio e tempo al cervello di pensare, ragionare, riflettere, imparare e tirare un momento il fiato.

ne la salvezza di aka, ultimo romanzo del ciclo dell'ecumene (ma non l'ultimo di questa collana di ristampe - che non ha seguito l'ordine originale dei libri - in cui è già uscito da qualche giorno anche la città delle illusioni), ritroviamo tutti i temi cari all'autrice: l'esplorazione di mondi e delle loro civiltà, l'anticolonialismo, la ribellione verso le leggi ingiuste, la critica al capitalismo.
leggere questo libro mi ha fatto tornare indietro agli anni dell'università, allo studio dell'antropologia culturale, al piacere di scoprire sistemi di pensiero altri rispetto al proprio e di scoprire nell'alterità qualcosa di sé. che è quello che succede a sutty, osservatrice dell'ecumene e protagonista del racconto.

il mondo di origine di sutty è il pianeta terra - che, a beneficio di chi non ha molta confidenza con l'universo dell'ecumene, non è il mondo originario dell'umanità ma una colonia hainiana - travolto dal fanatismo religioso unista, che ha messo al bando con violenza ogni idea contraria al pensiero dominante.
studiosa di storia e linguistica, e inviata su aka, a sutty è stato affidato il difficilissimo compito di osservare e studiare un'altra cultura praticamente cancellata: se sulla terra unismo è stato sinonimo di distruzione sistematica di ogni religione altra, ma anche di ogni idea non conforme all'ideologia imposta, su aka il totalitarismo si basa su una secolarità assoluta, un rifiuto categorico di ogni religione e spiritualità e, più in generale, di tutto ciò che è considerato retrogrado e improduttivo.
nei fatti, il nuovo stato-azienda ha completamente bandito il passato.
non soltanto sono stati eliminati i vecchi libri e la scrittura stessa, considerata portatrice di idee reazionarie, ma anche il modo di parlare e di vivere dellə abitanti sono stati piegati al nuovo obiettivo di creare dellə cittadinə che si limitino ai loro ruoli essenziali di produttorə e consumatorə (produttorə e consumatorə di un certo tipo di prodotti che corrisponde all'ideale consumistico promosso dallo stato-azienda di aka, quindi anche il rapporto con la creazione e l'utilizzo degli oggetti è cambiato drasticamente), in un'esaltazione fondamentalista del progresso economico.

giunta alla sua destinazione ufficiale, sutty si rende conto di quanto le sue competenze siano inadeguate: cosa può fare una storica immersa in una civiltà che ha deciso di rinnegare la sua storia? cosa può indagare una linguista con un popolo che ha trasformato repentinamente e attraverso un'imposizione dall'alto la sua lingua?
quello che sembra un fallimento annunciato però si trasforma in una grande opportunità: contrariamente a ogni aspettativa, sutty riceve il permesso di esplorare un'altra zona del pianeta.
okzat-ozkat era un luogo sicuro dove vivere, sicuro in modo patetico. era una povera cittadina di provincia, trascinata nella scia tumultuosa del progresso akano, ma abbastanza arretrata da conservare ancora resti sbrindellati del vecchio modo di vivere, dell'antica civiltà.
in questo villaggio tra le montagne, lontano dalle città e dalle imposizioni del nuovo sistema, sutty diventa immediatamente ospite e amica dell'anziana iziezi e del suo giovane nipote, akidan. vivendo con loro, seguendolə nelle diverse attività della giornata e incontrando altre persone (come lə maz, sorta di guide spirituali e non, depositarə della conoscenza), poco a poco sutty inizia a scoprire la realtà precedente e a intravedere il complesso - e ovviamente nascosto - sistema di preservazione della cultura originaria di aka.
la resistenza alla cancellazione della memoria si lega profondamente alla conservazione non soltanto del suo passato ma anche, e soprattutto, a una prospettiva sulla realtà denominata la narrazione, un sistema di pensiero che si avvicina alle idee di religione e filosofia ma che è, in realtà, ancora più ampio.
qualunque cosa fosse, quello che stava cercando di scoprire, di apprendere, non era una religione con un credo e un libro sacro. non si occupava di fede. tutti i suoi libri erano sacri. non si poteva definire con simboli e idee, per quanto i suoi simboli e le sue idee fossero bellissimi, abbondanti, interessanti. e non si chiamava "foresta", sebbene a volte la chiamassero così, né "montagna", sebbene a volte la chiamassero così, ma perlopiù, a quanto le risultava, era chiamata "la narrazione".
il passato che lə abitanti di okzat-ozkat cercano di difendere non è semplicemente qualcosa che era e che ormai non è più, ma è la base necessaria affinché possa ancora esistere la loro stessa identità e il loro futuro.
«noi non siamo fuori dal mondo, yoz. lo sai? noi siamo il mondo. siamo la sua lingua. così noi viviamo e il mondo vive. capisci? se non diciamo le parole, cosa c'è nel nostro mondo?»
una buona parte del romanzo diventa, a questo punto, una sorta di diario di campo di sutty, in cui al resoconto dei fatti si affiancano appunti, ragionamenti e dubbi su quello che pian piano la studiosa scopre. e se state pensando che una cosa così sia noiosa, siete completamente fuori strada. in queste pagine le guin trasforma un momento di stasi in un vero e proprio viaggio in profondità nella comprensione di aka, di conoscenza del suo passato attraverso tutto ciò che lə suə abitanti sono riuscitə a salvare: miti, storie, memorie, poesie.
e questo momento è, per sutty, fondamentale per il viaggio - letteralmente inteso - successivo verso la vetta del silong, l'enorme montagna che domina il villaggio, alla scoperta del cuore segreto di aka e del suo rapporto complesso con la civiltà hainiana e con la terra.

senza scendere troppo nei dettagli della trama, è in questo rapporto che le guin racconta l'atroce realtà che sottende al colonialismo. se c'è una violenza palese ed evidente nella presa di possesso di uno spazio da parte dei coloni - tanto negli immaginari fantascientifici quanto nella nostra storia e, purtroppo ancora, nel nostro presente - c'è un'altra forma di sopraffazione e annichilimento che è quella del pensiero: chi si impossessa della terra, degli spazi, delle risorse, chi annienta ecosistemi, animali e esseri umani per i propri scopi, allo stesso tempo cancella memorie, idee, credenze, religioni, valori, parole, poesie, identità, interazioni tra esseri viventi e ecosistema le cui radici si perdono in quel passato che il nuovo dominatore presente deve rimuovere per costruire il suo futuro.

è questo il filo su cui scorre la storia de la salvezza di aka, e non è un caso che proprio questo romanzo chiuda il ciclo dell'ecumene, una lunga serie di storie di colonizzatorə e colonizzatə, di incontri e scontri su mondi differenti, di infinite possibilità in cui l'umanità può declinarsi una volta innestata su un nuovo mondo.

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