venerdì 13 novembre 2020

il libro della polvere ~ il regno segreto

"la vera domanda" pensò, è: "l'universo è vivo o morto?"
da qualche parte nella palude, in lontananza, le giunse il verso di un gufo.
lyra si ritrovò a chiedersi: "che significa?" e subito le venne in mente l'inevitabile risposta di talbot: non significa niente.
qualche anno prima, a oxford, aveva incontrato il daimon di una strega durante una piccola avventura che era culminata con la convinzione che, a saperla leggere, ogni cosa ha un suo significato. allora l'universo le era sembrato una creatura viva. c'erano messaggi ovunque, bastava saperli cogliere. una cosa banale come il verso di un gufo nelle profondità di una palude sarebbe stata carica di significato.
aveva avuto torto, allora a sentirsi in quel modo? o era stata immatura, ingenua, sentimentale?

quasi due anni fa scrivevo questo mega papirone presa dall'entusiasmo del ritorno di lyra e del suo mondo. la belle sauvage era stato annunciato e atteso con tutti i crismi, come si conviene al ritorno, dopo tanti anni, di una saga tanto amata, il che mi aveva dato modo di rileggere la prima trilogia e prepararmi all'inizio di questa nuova trilogia.
il regno segreto invece è uscito non solo in ritardo, ma praticamente quasi senza nessuna pubblicità, io stessa, che ho una sorta di ossessione per questa saga (e nonostante questo no, non sono ancora riuscita a vedere la serie), l'ho scoperto un paio di giorni prima e solo per caso. pessimo lavoro, salani, pessimo. e soprattutto, per quale diamine di motivo the secret commonwealth non è diventato la comunità segreta? non mi fisso mai sulle traduzioni dei titoli, anche quando sono assurde e orribili, capisco che la loro funzione principale è quella di far vendere il libro, ma stavolta - e leggendo il libro si capisce benissimo perché - sarebbe stato davvero importante. immagino che la parola regno in un fantasy piaccia molto di più ma... (sì ok, il titolo italiano di questo libro riprende la traduzione italiana - il regno segreto - di the secret commonwealth or an essay on the nature and action of the subterranean (and for the most part) invisible people heretofore going under the names of fauns and fairies, or the like, among the low country scots as described by those who have second sight, e però)

ok, andiamo al succo: la belle sauvage era stato un bel libro, il regno segreto è una roba stramegafichissima, all'altezza de la bussola d'oro non fosse per una cosa che mi ha quasi portata alle lacrime: non si conclude. il finale della storia sarà nel terzo libro e per il momento non sono riuscita a trovare nessuna notizia (anzi, se sapete qualcosa, ditemela!) né sulla data di pubblicazione, né sul titolo, né sulla trama. certo è che, viste le premesse che si sono aperte in questo secondo capitolo, rischiamo di trovarci tra le mani un finale strepitoso.

philip pullman in questo libro mette tantissimi elementi in gioco, primo tra tutti il rapporto tra lyra e pantalaimon: li troviamo, fin dalle prime righe, in contrasto, arrabbiati, feriti, incapaci di un vero dialogo. è stato parecchio sconvolgente, bisogna ammetterlo. il rapporto con i daimon sembrava una delle cose più inataccabili dell'universo, in questo capitolo de il libro della polvere invece pullman ci costringe ad aprire gli occhi e accorgerci che è molto più complesso di quello che si poteva immaginare, svelandoci segreti sconcertanti e per certi versi raccapriccianti (sui quali non dirò nulla, è stato davvero uno shock leggere alcune cose, non voglio spoilerarvi nulla).
capaci di separarsi già dal loro viaggio nel regno dei morti, la storia si apre con una scena che riporta all'inizio de la bussola d'oro: assolutamente per caso, pan si ritrova testimone di un brutale omicidio di quello che si scoprirà essere uno scienziato alle prese con lo studio di un particolare tipo di rose che crescono solo in un qualche sperduto posto in oriente. certo, un botanico non sembrerebbe una persona così pericolosa da meritare una fine del genere, ma è proprio sulle rose, anzi per la precisione sull'olio che si può estrarre da un particolare tipo di rosa e sulle sue capacità in relazione alla polvere, che si avvolge - in modo meravigliosamente intricato - tutta la trama del romanzo.

recuperati i documenti del povero botanico prima che finiscano nelle mani sbagliate - il magisterium, ovviamente - lyra e pan sono ormai nuovamente invischiati in un mistero molto più grande di loro, una storia cominciata vent'anni prima, fin dai primi mesi di vita di lyra, e forse prima ancora.
da questo momento in poi il ritmo si farà sempre più frenetico e veloce, e da oxford, la narrazione si sposterà velocemente in europa e poi ancora più a est, verso l'oriente.

tornano in scena un sacco di personaggi di queste oscure materie e de il libro della polvere, ognuno con la sua complessa ma ben strutturata ragnatela di legami, che anzi si fanno sempre più chiari man mano si va avanti nella narrazione, si aggiungono personaggi nuovi, la cui apparizione più o meno breve non è mai insignificante, ma sopratutto torna un intero universo, quel mondo così ben costruito e articolato che fin dalle prime pagine del primo romanzo è stato forse il più grande punto di forza della saga.

questa volta però pullman sembra spingersi oltre e tocca, con infinita delicatezza e senza rischiare di far sembrare tutto fuori luogo, argomenti nuovi, più adulti, in accordo anche con la lyra ormai vent'enne che incontriamo qui.
il primo è proprio il cambiamento di lyra: ormai adulta, sembra aver perso quella capacità di immaginare, di inventare storie - e anche bugie, che era stato il suo grande talento da bambina. è una lyra un po' ingrigita, una dei tanti suoi coetanei affascinati da un paio di libri che fanno del cinismo e dello scetticismo il loro vessillo, che negano ogni qualsivoglia tipo di realtà che possa andare oltre la mera razionalità, arrivando addirittura a negare l'esistenza stessa dei daimon, spiegandoli come una sorta di allucinazione. è proprio questo a rovinare il legame già fragile tra lyra e pantalaimon: lui è rimasto quello che è sempre stato, e vedere lyra ridotta così è qualcosa che non riesce a sopportare.

viaggiando, lyra scopre realtà che non avrebbe mai pensato possibili a oxford: pullman reinterpreta in chiave fantasy - e a volte nemmeno troppo - alcuni dei grandi orrori del nostro mondo, dalla disperazione dei migranti e dei profughi, all'infinita povertà che spinge gli esseri umani alle azioni più degradanti pur di riuscire a sopravvivere, fino alle rivendicazioni di quella che potrebbe essere una qualsiasi ragazza che viaggia da sola e che vuole riuscire a farlo senza vivere nel costante timore di un'aggressione (svolta femminista che poteva essere gestita meglio, in certi passaggi si nota troppo la differenza del punto di vista tra autore/maschio e protagonista/femmina, sicuramente pullman ha cercato di essere più empatico possibile ma suona comunque troppo artefatto. ma, considerato che si tratta di un breve episodio, non è nulla di troppo grave).
come dicevo, i toni restano comunque accettabili anche per un pubblico giovane (tocca dire così ma sinceramente mi urta moltissimo questa continua volontà di trattare i ragazzini come se fossero degli idioti incapaci di capire come funziona il mondo prima del vent'anni, ma amen) e ai lettori più adulti - che forse sono di più, considerato che molti erano ragazzini ai tempi di queste oscure materie - non viene affatto facile leggere tra le righe e trarne le dovute conclusioni.
anche se non si schiera apertamente, pullman lascia intendere quali sono le sue posizioni in merito, e per questo gli vogliamo anche più bene di prima.

il regno segreto è dunque il racconto di un viaggio, anzi di tanti viaggi che sembra debbano portare tutti a un'identica meta: pan cerca il modo di restituire a lyra la sua capacità di immaginare, lyra cerca di scoprire la realtà dietro i molti misteri che ha improvvisamente cominciato a scoprire, entrambi vogliono ricucire il loro rapporto e tornare a essere quello che erano. gli altri personaggi intanto sono tutti attirati - con buone o cattive intenzioni - nell'orbita di lyra e di pan. le bussole di tutti puntano a oriente, in un luogo misterioso e per qualche motivo spaventoso noto come l'hotel blu o città della luna.

questo sarà sicuramente lo scenario - almeno quello iniziale - dell'ultimo capitolo de il libro della polvere. non ci resta che aspettare e sperare che pullman (e salani sopratutto!) non ci costringano a un'attesa troppo lunga.

lunedì 9 novembre 2020

scheletri

il modo più scontato di ammazzare qualcuno è chiuderlo dentro uno spazio senz'aria.
coi mostridentro invece funziona al contrario.
più ne parli, più entra l'aria. più c'è ricircolo. e i mostri soffrono perché sono creature molto freddolose.
se invece li covi, li tieni al caldo, senza far entrare nessuno... crescono.
e possono crescere tantissimo fino a occupare ogni parte di te.
[...] quindi uno dice vabbe' ma allora parlane, no? che sei stupido?
però oh, io certe cose non le riuscivo a dire.

in un modo o nell'altro, qualunque cosa decida di raccontare, zerocalcare è uno di quei pochi autori che non si limita a farmi pensare che sa creare empatia con i lettori: sa proprio arrivare a toccare quei punti nascosti e vulnerabili e farti un male cane. e poi ti consola facendoti capire che non sei affatto un fiocco di neve unico e speciale, che certa merda è molto più comune e banale di quanto avresti mai immaginato, che, almeno nella sfiga, non sei solo.
e ci riesce benissimo anche 'sta volta, nonostante scheletri sia stato presentato come un thriller e l'inizio della storia non rimandi esattamente - almeno mi auguro - a qualcosa di così tanto comune:

(scusate ma non riuscivo a riassumerla meglio di così)

ecco, insomma, la storia inizia così: con il ritrovamento di un po' più di mezzo dito davanti la porta di casa e un lungo flashback che ci riporta ai tempi in cui il giovane zerocalcare portava senza imbarazzo una cresta rossa e fingeva di frequentare l'università, passando invece le mattinate a fare avanti e indietro in metropolitana, incapace di spiegare a sua madre, ai suoi amici, a chiunque altro l'insopportabile senso di inadeguatezza che gli rendeva fisicamente impossibile andare a lezione.
è in metro, mentre ingoia mostri che cercano di soffocarlo e impara a memoria le facce dei soliti pendolari, che incontra arloc (sì, ovvio che fa riferimento a capitan harlock di matsumoto), un ragazzino più piccolo con cui, nonostante ogni aspettativa, stringe un'amicizia che stravolgerà parecchi equilibri a casa e nella sua comitiva, i cui strascichi continueranno a farsi sentire per anni.


scheletri è diviso in due grossi blocchi narrativi, quello dei fatti del 2002 e quello del 2020, il buco in mezzo si sente poco perché è facile collocarci in mezzo tutta la produzione di zerocalcare da la profezia dell'armadillo a macerie prime.
il 2002 è l'anno dell'incontro con arloc appunto, quello in cui il giovane calcare pensa di poter diventare una sorta di guida per questo sedicenne dalla vita sgangherata, lasciandosi in realtà trascinare dagli eventi molto più di quanto avrebbe voluto ammettere.
il 2020 è quello del zerocalcare di adesso, quello che nonostante il successo e la quasi-vita-da-adulto continua a sentirsi fuori fase rispetto ai suoi coetanei, quello delle paranoie e degli accolli, quello che crede che i suoi scheletri nell'armadio siano giganteschi e poi si rende conto di quanto possano essere enormemente grandi quelli che ha sempre avuto sotto gli occhi e non è mai riuscito a vedere davvero.



un thriller dicevamo, ma soprattutto un libro-di-zerocalcare, con tutto quello a cui ci ha abituati: la sua ironia in primo luogo, che rende davvero difficile collocare questo thriller in mezzo a tutti gli altri mai stati scritti, il rebibbiacentrismo, i personaggi secondari che ormai conosciamo tanto bene, quel mix di invenzione e autobiografia che caratterizza le sue storie da sempre.
scheletri è qualcosa di diverso ma non troppo: zerocalcare è bravo a rendere le sue storie riconoscibili da ogni punto di vista senza dare mai l'impressione di qualcosa di già visto, di noioso.
qui, forse più che altrove, c'è la realtà nuda e cruda della strada: i ragazzini sbandati, la violenza e la droga sono argomenti che già erano stati toccati, a volte anche solo sfiorati, ma qua diventano i temi principali della vicenda.

in attesa di a babbo morto (due libri di zerocalcare in due mesi circa è uno dei pochi-ma-buoni motivi personali per ringraziare del lockdown) scheletri finisce tra i miei preferiti di zerocalcare, forse a pari merito con macerie prime (terzo posto dopo kobane calling e dimentica il mio nome), almeno per il livello di angoscia esistenziale da post trent'anni che è riuscito a mettermi.

grazie miché, non mi fai mai sentire troppo sola

mercoledì 21 ottobre 2020

mao ~ vol.1

 una volta io sono morta.

gioia, gaudio e tripudio! è tornata rumiko takahashi!
il primo volume della sua nuova serie, mao (che è arrivato al sesto volumetto in giappone, quindi almeno per un po' possiamo evitarci lunghe attese tra un numero e l'altro), mi fa tornare in mente - cosa che rinne non era riuscito a fare - i tempi e sopratutto l'emozione dei primi volumetti di inuyasha.
per certi aspetti le due storie sono simili: nanoka, una studentessa dell'era moderna, attraversa fortuitamente un passaggio che la porta indietro all'era taisho, ma in un mondo in cui, oltre agli esseri umani, esistono creature sovrannaturali.
una di queste è mao, un onmyoji che da quasi un millennio è alla ricerca di un potentissimo spirito che lo ha maledetto e che forse è in qualche modo collegato anche a nanoka.

tornata nel suo mondo, nanoka si rende conto di avere dei poteri sovrumani, proprio lei che è sempre stata debole e scarsissima negli sport. oltretutto, nonostante la cosa le sia ancora incomprensibile, mao le ha detto che in realtà lei è un'ayakashi, e le somiglianze tra loro e i loro poteri sono molte più di quelle che nanoka si sarebbe immaginata. qualcosa, durante l'incidente che ha subito da bambina e nel quale sono morti i suoi genitori, sembra averla legata per sempre a questa dimensione.
in che modo e soprattutto perché è ancora da scoprire.


ragazza umana, ragazzo (almeno nell'aspetto) con poteri sovrannaturali, l'aiutante piccolo e buffo, creature da folklore tradizionale più o meno maligne, il cattivo di turno da sconfiggere, il passaggio in un epoca diversa, la scoperta della protagonista di avere un passato oscuro che la rende speciale: i tratti in comune con le opere precedenti della takahashi ci sono tutti, anche l'atmosfera e il ritmo serratissimo della narrazione riporta ai primi episodi di inuyasha eppure, nonostante il senso rassicurante di essere nella solita comfort zone a cui la takahashi ci ha abituato, mao sembra promettere qualcosa di diverso. e forse possiamo incrociare le dita e sperare di trovarci davanti a qualche sorpresa nei prossimi numeri.
i toni cambiano, distaccandosi tantissimo da rinne e in parte anche da inuyasha, si fanno più seri e compassati, l'aspetto horrorifico è più cupo e maturo, mancano i siparietti comici e gli screzi tra i protagonisti (dio ti ringrazio) che sono stati fino a ora uno degli elementi chiave delle opere della takahashi.

lo stile dei disegni è riconoscibilissimo e non è molto diverso, persino il character design dei personaggi non varia molto (i capelli di mao ricordano in modo imbarazzante quelli di inuyasha, e nanoka ricorda un po' akane) ma tutto sembra vagamente più armonioso ed elegante rispetto al tratto di qualche anno fa, probabilmente anche per adattarsi al tono più maturo dell'opera.
i due protagonisti sono ben caratterizzati già da subito e la storia potrebbe svilupparsi in modo interessante, senza che il senso di già visto diventi troppo pesante e resti invece come una sorta di marchio di fabbrica.

come tutte le opere della principessa dei manga, non c'è nulla di troppo sorprendente, ma credo che ai fan piaccia proprio questo (o almeno, a me!): ritrovarsi in situazioni già familiari, con personaggi che si ha già la sensazione di conoscere e lasciarsi condurre attraverso gli eventi, senza chiedere nulla di più di qualche piacevole ora di svago in compagnia di storie che - ripetitive quanto volete - funzionano.

leggiucchiando su siti vari ho visto che è stata presentata come una storia romantica tra due ragazzi appartenenti a mondi diversi, ma di romanticismo in questo numero nemmeno l'ombra. speriamo di evitarci l'abusatissimo cliché della coppia che non dichiara i propri sentimenti fino alla fine, forse il peggiore tra i leitmotiv della takahashi.

mercoledì 7 ottobre 2020

la terra, il cielo, i corvi

ci sono un italiano, un russo e un tedesco. non si conoscono, non si piacciono, non si capiscono. d'accordo: il tedesco sa qualche parola di italiano e l'italiano qualcosa di russo. ma non si vogliono capire, questo è il punto. e sono costretti a passare del tempo fianco a fianco. una compagnia de mal tra' insema, proprio. 
sembra l'inizio di una barzelletta, no?
peccato che non fa ridere per niente.


teresa radice e stefano turconi sono tra quegli autori che fin dal momento in cui viene annunciato che stanno lavorando a un nuovo libro scatenano grandissime aspettative, aspettative che fino ad adesso sono sempre state soddisfatte.
spoiler: anche questa volta.
c’è da dire che nel marzo del 1943 i monasteri delle isole solovetskij, sul mar bianco, non erano già più un gulag, ma una base militare. rinchiudevano però alcuni prigionieri di guerra, scelti tra i più giovani e in forze da diversi campi sparsi per il paese. portati lì per scavar fossati e costruire baracche e fortificazioni. e uno di questi ero io.
inizia così questo nuovo racconto - dopo il porto proibito, non stancarti di andare, tosca dei boschi e le ragazze del pillar - aprendosi su un tramonto gelido in una distesa desolata di neve, costellata di qualche albero e di un grosso campo militare, circondato da mura e torri di avvistamento.
era già da qualche mese che sul loro account instagram (la casa senza nord, che è spesso pieno di belle anteprime) avevamo avuto modo di dare un'occhiata a questi paesaggi, così diversi da quelli caldi e colorati dei loro ultimi lavori, ma i disegni di stefano turconi (e i colori!) riescono a stupire tantissimo ogni volta che si apre un loro nuovo libro.


tra i prigionieri della base ci sono due uomini intenzionati a darsi alla fuga: werner volker, fuchs (volpe, più per i capelli rossi che per la furbizia) per gli amici, qualora ne avesse qualcuno, un tedesco grande grosso e rude, e antonio limonta, un giovane fante italiano che decide subito di approfittare della fuga di fuchs, sicuro che, se proprio deve attraversare la steppa gelida, è meglio farlo con una compagnia, seppur pessima, che da solo. ed è merito di limonta se a loro si aggiunge ivàn pavlovič mostovskij, vanja per far prima, una guardia russa che si evita una pallottola di fuchs solo grazie all'intervento - un po' per buon cuore, un po' per interesse - dell'italiano.

e so che fame e rabbia, se si è soli, portano alla disperazione.
ma, se condivisi, sono carburante che incendia il mondo.

il testo mescola russo, tedesco e italiano senza nessuna traduzione a margine o altro: alcuni baloon sono praticamente incomprensibili (a meno che voi non parliate tedesco o russo, ovvio) e per quanto fastidioso possa sembrare all'inizio (in realtà i dialoghi sono strutturati in modo da rendere abbastanza comprensibile tutto), l'effetto rende perfettamente la situazione: tre uomini che si ritrovano insieme di controvoglia e hanno davvero pochissima voglia di perdersi in chiacchiere, quello che conta è portare a casa la pelle. e poi, in realtà, sarebbero nemici: vanja potrebbe salvarsi dall'accusa di tradimento solo se consegna i due prigionieri, ma anche lui vorrebbe solo tornare a casa, dal padre morente e dalla fidanzata. limonta torna col pensiero ogni volta che può alla sua terra e al suo passato e fuchs... fuchs parla poco ma la realtà della guerra ha chiaramente sgretolato ogni sua certezza, lasciandogli dentro solo macerie.


quarta protagonista, silenziosa, invisibile ma costantemente presente è la guerra: il conflitto che li ha strappati dalla loro terra, dalle famiglie, dagli amici, dagli amori e li ha messi su fronti diversi, la stessa guerra che fa rischiare la vita ai contadini che nonostante il pericolo li accolgono e li sfamano, quella che fa sospirare di paura e speranza chi aspetta il ritorno di qualcuno, quella che ha deciso che loro tre siano prima nemici e poi compagni, che si ritrovino - sperduti in mezzo al nulla - un po' a guardarsi le spalle uno dall'altro, un po' a proteggersi. quella guerra che li porterà a svelare aspetti di sé che forse non avrebbero mai immaginato di avere, o che semplicemente non volevano ammettere.

non me ne è mai fregato granché di convincere altri a pensarla come me... ma adesso vorrei davvero alleggerirgli il carico, dirgli che la salvezza, a parer mio, non è essere fedeli alle forme, ma imparare a liberarsene.
dirgli che mescolarsi è la vera rivoluzione.

la terra, il cielo, i corvi è una storia diversa sotto tanti aspetti dalle precedenti di radice-turconi, credo sopratutto per il rapporto lettore/personaggi, che questa volta si instaura più lentamente: sentiamo i pensieri di limonta ma non quelli degli altri due, anzi, di loro non capiamo neppure le parole. e anche l'unico di cui possiamo cogliere i pensieri racconta solo quello che vuole raccontare, decide lui cosa svelarci, come e quando. è una storia che invece di andare avanti sembra spuntare da sotto una coltre di neve che si scioglie, lasciandosi intravedere a tratti, lasciandosi intuire un pezzo alla volta, mostrandosi interamente solo alla fine.
una storia che chiede pazienza e fiducia, che ti conduce, proprio come succede ai tre protagonisti, lungo un sentiero che non sai dove porta.

e se non c'erano confini per aria, perché dovevano essercene in terra? se l'aria era libera, doveva esserlo anche la terra.
e dovevo esserlo anche io.
libero di scegliere cosa fare della mia vita, come spenderla. senza muri, reti, frontiere decise da altri.



una storia bellissima raccontata e disegnata in modo magistrale, come sempre.
e come sempre una storia che si apre a tantissime riflessioni: alla guerra che rende gli uomini crudeli, alla crudeltà che lascia spazio alla fratellanza, alla fratellanza che trasformarsi in eroismo, all'eroismo semplice dei piccoli gesti di gentilezza, ai piccoli gesti di gentilezza che rivoltano l'esistenza come un calzino e sono capaci di ritrovare la vita persino lì dove sembrava non essercene più.

giovedì 1 ottobre 2020

intervista a re-belle edizioni

se seguite l'account instagram di re-belle box la notizia non è più una novità già da un paio di settimane, ma da gennaio in libreria e fumetteria inizieremo a trovare i primi titoli di una nuova casa editrice e per festeggiare l'evento e cercare di scoprirne un po' di più, ho invitato rebelle edizioni a fare due chiacchiere.
buona lettura!


ciao ragazze, grazie per aver accettato questa chiacchierata e benvenuti su claccalegge!
► Ciao Claudia e ciao a tutti. Grazie a te per averci invitati! Sono Annamaria, uno dei fondatori di Re-Belle Box e Re-Belle Edizioni.
a beneficio di chi non vi conosce ancora: re-belle è un progetto che nasce come qualcosa di diverso eppure abbastanza vicino al mondo dell’editoria, non storie ma box tematiche che contengono gadget realizzati da creative, makers e illustratrici. nelle box spesso, insieme a oggetti delle tipologie più svariate, ci sono stati dei libri: romanzi, libri di illustrazioni, manuali eccetera. adesso avete annunciato la creazione di una casa editrice tutta vostra, da cosa nasce questa idea?
► L’idea di mettere su una casa editrice tutta nostra ci girava in testa da sempre, da molto prima di Re-Belle Box. Io vengo proprio dal mondo editoriale, lavoro da più di 10 anni come art director per diversi editori italiani, e nel team Re-Belle abbiamo tutti una smisurata passione per la lettura e l’illustrazione. 
Far nascere una casa editrice “vera”, che crede e investe negli autori e nelle storie che intende pubblicare, però, non è facile. Il nostro sembrava un sogno destinato a restare in un cassetto. Poi è arrivata Re-Belle Box: nato un po’ per gioco, grazie a tanta passione, impegno e lavoro ci è improvvisamente esploso tra le mani e ci ha portati anche a Lucca 2019 con un evento legato al nostro primo piccolo progetto editoriale, insieme a Loputyn (Jessica Cioffi). L’evento ha riscosso grandissimo successo ed è lì che abbiamo cominciato a pensarci seriamente! Abbiamo lavorato un anno intero dietro le quinte per cercare di iniziare le cose nel modo migliore possibile, ed ora siamo qui :)
loputyn a lucca 2019

re-belle è un progetto tutto al femminile, come si legge sul vostro sito creato dalle donne per le donne, anche la casa editrice seguirà questa linea? non temete che in qualche modo i vostri titoli possano essere etichettati come roba da femmine e quindi – sappiamo quanto certi stereotipi siano duri a morire – meno validi?

► Mi fa molto piacere che tu mi abbia fatto questa domanda, perché è una riflessione che abbiamo affrontato anche noi e su cui abbiamo ragionato a lungo. 
Abbiamo scelto di lasciare traccia di Rebelle nel nome e nel logo perché se siamo arrivati fino a qui lo dobbiamo non solo al nostro impegno, ma anche e soprattutto alla community fatta prevalentemente di donne che ci ha supportato.
Re-Belle è un progetto tutto al femminile, ma la casa editrice non seguirà questa linea specifica. Le scelte saranno dettate dalla passione e la voglia di condividere i fumetti e le storie che più ci piacciono con più persone possibili. Il modo di proporre i titoli sarà improntato sull’onestà verso il lettore, cercheremo di raccontare quasi tutto ciò che succede dietro le quinte, tramite i social, a chi speriamo vorrà credere nei nostri progetti.
abbiamo visto sulla pagina instagram del di re-belle edizioni che sono stati firmati i primi contratti e che presto annuncerete i primi titoli. ci anticipate qualcosa?
► Abbiamo annunciato il nostro primo titolo “Le Figlie di Ys” di M.T. Anderson e Jo Rioux: un bellissimo fantasy dai toni dark. La rivisitazione di una famosa leggenda bretone, due sorelle, una città da proteggere, magia, misteri e le incredibili tavole di Jo sono gli ingredienti di questo piccolo gioiello uscito in America per 01 First Seconds e in Francia. Saremo noi a portarlo qui in Italia a Gennaio, ma abbiamo in cantiere altre meraviglie per il 2021.
cover italiana de le figlie di ys, primo titolo di rebelle edizioni

il vostro progetto è nato ed è cresciuto sul web e i social hanno avuto un ruolo molto importante, soprattutto instagram. ma instagram e i social in generale sono un’ottima vetrina anche per gli autori di webcomic oltre che per gli illustratori.
c’è qualche titolo che potrebbe essere pubblicato da voi o qualche disegnatore/disegnatrice con cui vi piacerebbe iniziare una collaborazione?
► Due delle autrici con cui stiamo collaborando le abbiamo proprio “scovate” tramite instagram ;)
i libri di re-belle saranno opere di autori esordienti create apposta per la casa editrice, o pensate anche di portare in italia titoli già pubblicati all’estero?
► Tra le prossime pubblicazioni ci sarà un altro titolo già pubblicato all’estero e due opere create da autori e autrici italiane apposta per noi e con noi. Ti anticipo un nome a cui teniamo molto: Brian Freschi, che sta lavorando ad una storia bellissima e davvero sorprendente. Per chi la sta scrivendo, però, non possiamo ancora svelarlo. :P
brian freschi, che conosciamo molto bene per le sue collaborazioni
con
manticora autoproduzioni e bao publishing, ritratto da ilaria urbinati

uscendo per un momento dai panni dell’editore, quali sono i vostri libri/fumetti/autori/illustratori preferiti?

► Io spazio davvero in tutti i generi: dai comics americani, alle graphic italiane, passando per i manga giapponesi. 
Tra i miei autori preferiti ci sono il duo Barbucci/Canepa.
i vostri titoli saranno in vendita solo con le box o verranno distribuiti nelle librerie?
► Non saranno inseriti nelle box: si potranno acquistare sul nostro sito, in libreria e fumetteria.
parte del ricavato della vendita delle box va a sostegno di associazioni che tutelano i diritti delle donne (qui tutti i progetti sostenuti fino a ora): sarà così anche per i libri? e ci sarà spazio per le storie di donne che hanno combattuto per i loro diritti o per libri che tratteranno queste tematiche (magari anche destinati a un pubblico più giovane)?
► Al momento non è previsto, dipende da come andranno le prime pubblicazioni. Produrre un libro è davvero un investimento enorme e il mercato editoriale molto difficile, soprattutto per un editore appena nato. Ci sarà, però, sicuramente spazio per storie di donne e tematiche più importanti.
quest’anno molte fiere di fumetto sono saltate o sono state spostate (come un po’ tutte le manifestazioni culturali, purtroppo), c’è comunque la possibilità di incontrarvi da qualche parte?
► Inizialmente, avevamo programmato di “debuttare” proprio a Lucca Comics di quest’anno. Speriamo di riuscire ad organizzare comunque degli eventi in libreria per far incontrare lettori e autori.
grazie mille per tutto quello che ci avete raccontato e imboccallupo per il vostro progetto!
► Grazie a te e a chi ha letto fino a qui: evviva il lupo! :D

un paio di tavole originali de le figlie di ys in anteprima

contatti:

lunedì 28 settembre 2020

cinque anni

abbiamo cinque anni.
cinque anni prima che quella dannata bomba venga completata. cinque anni prima che la testino. cinque anni prima che lilith veda finalmente esaudito il suo desiderio... fermare il tapis roulant dell'umanità e scendere.
[...]
non è giusto.
ma la vita non promette giustizia.
e nemmeno un domani.


in echo annie trotter aveva inconsapevolmente trovato il modo di costruire una bomba così potente da distruggere l'intero universo e julie martin, con l'aiuto della detective ivy raven, era riuscita a renderla inoffensiva.
in strangers in paradise XXV lilith - uno dei personaggi di rachel rising - aveva trovato il modo di riportare il progetto alla luce per riuscire a fare l'unica cosa che le è sempre stato impossibile: morire.
e portare con lei tutta l'odiatissima stirpe di eva.
katchoo, forse la più amata delle protagoniste di strangers in paradise, aveva cercato - coinvolta da tambi baker - di sventare la minaccia ma alla fine l'unico risultato ottenuto era stato quello di riuscire a ritagliarsi un angolo sicuro per lei, francine e le loro figlie per evitare il momento peggiore, non quello dell'esplosione - quello non sarebbe stato evitabile - ma quello in cui la notizia si sarebbe diffusa scatenando il panico in tutto il pianeta.
e con il panico, tutta l'imprevedibile e rabbiosa follia di chi sa di non avere più tempo.

cinque anni riunisce tutte le ragazze delle opere di moore, katchoo, francine, tambi e casey (strangers in paradise), rachel, zoe e lilith (rachel rising), julie e ivy (echo), sam (motor girl) per cercare di fermare l'apocalisse, continuando il racconto là dove si era fermato in strangers in paradise XXV, che era stato, più che un semplice sequel, lo snodo fondamentale in cui tutte le storie scritte da moore fino a ora si incontravano e si connettevano tra loro e una sorta di preludio alla conclusione di tutto.


in cinque anni la bomba phi verrà costruita e testata. nonostante alcuni scienziati e l'esercito pensino di poterla controllare, non c'è alcun modo di farlo: non serve lanciare la bomba contro qualcuno, basta provare a capire come funziona per distruggere tutto. ma proprio tutto.
va sempre allo stesso modo: dai all'umanità una scoperta straordinaria e la userà nel modo più stupido e dannoso possibile, è questo il principio base che rende cinque anni - nonostante i suoi toni fantascientifici e a tratti sovrannaturali - tremendamente plausibile e realistico.
questo e i personaggi di moore: che si tratti di ragazzine assassine immortali, macchine da guerra o mamme goffe e affettuose, le ragazze delle sue opere sembrano sempre qualcosa di più che personaggi creati dal nulla, sembrano persone reali che hanno vissuto storie reali e che abbiano affidato a moore il compito di raccontarle a tutti gli altri.

dalla russia all'america le ragazze di moore saranno impegnate in un unico obiettivo: convincere gli scienziati (con eserciti e governi lo sa anche un pollo che è solo fiato sprecato) a non produrre e non testare la bomba.


come ci ha già abituati in tutte le sue opere precedenti, moore condisce quello che può definirsi un thriller a tutti gli effetti di elementi sovrannaturali, romantici, comici, tragici e malinconici, cosa naturale visti i personaggi: nessuno è una macchietta unidimensionale, nemmeno quella statua di marmo e acciaio di tambi baker o quella pazza sfrenata di zoe ed è qui che sta la forza maggiore di cinque anni e di tutte le altre storie, non tanto nella trama, intesa come mera successione degli eventi, che in fondo può riassumersi in poche righe, ma nel modo in cui i personaggi si muovono, pensano, reagiscono ai vari contesti, si relazionano tra loro, ognuno in modo coerente col proprio carattere, ognuno capace di essere molto più che qualcosa di inventato.
continuo a ripetere la stessa cosa da sempre ma ne sono sempre più convinta: non è tanto quello che racconti ma come lo racconti a fare di un libro un buon libro.

non so se cinque anni metterà definitivamente fine (no, non è un finale aperto, tranquilli) alla storia di katchoo, francine e tutte le altre, se moore creerà dei personaggi nuovi, se dopo riproporrà altri crossover o chissà cosa, ma so che potrebbero continuare a raccontarci le loro storie all'infinito e che non saranno mai noiose o "inutili". il mondo che moore ha creato può ancora essere esplorato in tantissime direzioni e io non vedo l'ora di leggere la prossima storia.

(se non avete ancora letto nulla di moore penitenziagite e cominciate a recuperare tutto, se volete informazioni in più su claccalegge ho scritto due robe su strangers in paradise, sip kids, rachel rising, motor girl e strangers in paradise - 25 anni dopo)

lunedì 21 settembre 2020

a panda piace l'avventura

"se nostalgia ti stringe un nodo alla gola al ricordo dei tuoi nonni, se ansia ti ha abbracciato tanto forte da impedirti di fare respiri profondi, se curiosità ti ha spinto a compiere gesti folli, se creatività e pigrizia si danno spesso battaglia nella tua testa, se i problemi si presentano sempre senza essere invitati, o se almeno una volta hai visto in faccia paura e panico, be', questa avventura non è solo la mia, ma anche la tua. quindi, per favore, dammi la mano e parti con me, che certi viaggi sono più belli se non si affrontano da soli, ma insieme." 
panda

il giorno del suo compleanno (il 22 maggio, lo dice bene anche il furgone-didascalia) panda riceve un pacco e l'informazione che è appena diventato adulto. la seconda è un po' uno schifo, ma il pacco contiene un pennino. beh, wow, direte voi, e invece.
con l'aiuto di curiosità e del dottor mano, si scopre presto che il pennino può trasformare la realtà e che è un regalo del nonno di panda, scomparso chissà dove.
insieme al pennino, il nonno ha lasciato a panda delle istruzioni molto chiare: disegna su un aeroplanino di carta una freccia, lancialo e seguilo, ti condurrà verso la più importante delle avventure.

bevilacqua inizia la storia in modo scanzonato (a volte ricorda l'umorismo facile alla rat-man) gioca col lettore rompendo la parete che divide chi legge e chi viene letto, con i personaggi che a volte sono consapevoli del loro essere parte di un fumetto, fa un mucchio di citazioni da nerd e quasi non si capisce dove voglia andare a parare, ma in realtà è tutto un costruire un mondo, il mondo di carta in cui vive panda, illustrarcelo, dare i riferimenti per il viaggio che sta per cominciare, cesellare i personaggi e il loro passato per farci comprendere meglio il loro ruolo nel presente, darci insomma le basi per riuscire a seguire le fila della trama che sta per prendere il via. ci sta un po' a decollare, ma quando parte...
d'altronde se la storia non segue un percorso semplice e lineare è perché in fondo nessuna storia, nessuna vita, è semplice e lineare: crescere - che è quello che il nonno sta cercando con questo viaggio di insegnare a panda - è la cosa più complicata, difficile e avventurosa possibile. e non è di certo né semplice né lineare.

nel mondo di carta le emozioni e le sensazioni sono entità vere e proprie: non solo curiosità e ansia, i primi due compagni di panda - oltre a godfrey, uccellino azzurro che ricorda tanto il logo di twitter, parla per hashtag e ha un'insana tendenza alla cleptomania - ma anche ozio e le sue figlie creatività e pigrizia, e poi panico, paura, idea, rabbia, tempo, sono tutti personaggi reali che panda incontrerà nel suo viaggio e che lo aiuteranno - o lo intralceranno - insieme ai suoi amici di sempre, a sconfiggere il cattivo della storia, mr. sicri, e a comprendere il perché della sua avventura, in una sequenza serratissima di scontri, quest da gdr, incontri inaspettati, rivelazioni, momenti comici e altri inaspettatamente drammatici.

con ironia e irriverenza giacomo bevilacqua scrive e disegna (con l'aiuto di fabiana mascolo ai colori, che ha fatto un lavorone, dando al mondo di panda delle atmosfere e dei paesaggi bellissimi - sopratutto nelle tavole dello scontro tra rabbia e pando, niente spoiler ma è stato uno dei momenti più belli e intensi e non riuscirei a immaginare un effetto simile senza quei colori) un racconto che è tutto una metafora, una sorta di mito nerd e citazionista sul crescere, sul superare le proprie paure, saper affrontare i problemi, imparare ad accettare il passato, a vivere nel presente e a guardare verso il futuro senza (troppa) paura e senza lasciarsi sopraffare dall'ansia (la sua migliore amica, e non solo la sua!). un racconto fantastico e metaforico in cui piano piano ci lascia scorgere la realtà, una realtà che, se sai raccontarla bene, riesce a sembrare meno terribile di quello che è.
perché in fondo, nonostante le scimmie erotomani e gli uccellini strafottenti, a me questo libro sembra dire una cosa semplicissima da capire e difficilissima da mettere in pratica: che se le cose brutte della vita le accetti invece di combatterci contro e nasconderle sotto il tappeto, ti sanno mostrare il loro lato più dolce e bello, che quello che ti capita può non piacerti ma non puoi evitarlo, e allora tanto vale cercare di capirlo e di tirarne fuori il meglio perché come dice il nonno - che è saggio come tutti i nonni - non esistono scorciatoie.

mercoledì 9 settembre 2020

kids with guns 3 ~ coda

 i figli dovrebbero avere sogni diversi da quelli dei propri genitori.


non avrei voluto tenere questo volume come soprammobile per mesi*, ma volevo avere il tempo di rileggere i primi due prima di cominciarlo perché a distanza di un paio di anni dal primo avevo dimenticato troppe cose per poter seguire la trama per bene.
finalmente il momento è giunto, e finalmente posso scrivere uno dei miei esaustivi ed elegantissimi commenti che certamente vi erano mancati: questa serie è una figata, dalla prima all'ultima pagina.

dunque, ricapitolando: i tre fratelli dan, dave e duke doolin s'incontrano per decidere come recuperare il bottino di una precedente rapina e per parlare dei poteri che hanno ereditato dal padre bill la morte doolin, capo spietato del mucchio selvaggio.
poteri che gli permettono di sfangarla in svariate occasioni e che creano non pochi problemi, sopratutto a dave (che però, proprio grazie alle sue capacità, è riuscito a trovare e adottare la bambina-senza-nome), il quale scopre, viaggiando in una dimensione parallela che si trova all'interno della sua stessa mente, l'origine di questi poteri, il loro collegamento con l'antico popolo xyantu, come bill ne è venuto in possesso e come intende utilizzarli, rischiando però la distruzione di tutto il pianeta.
separati, dan abbandona la sua ferocia, ottiene l'immortalità e si dedica alla ricostruzione di xandria, ultima città a resistere ai tentativi di bill di dominare l'intera valle.
duke invece si ritrova suo malgrado a prendere il posto di bill alla guida del mucchio selvaggio.

insomma, dopo tutto questo, dopo il crescendo dei primi due capitoli e dopo la bella e tragica parentesi del secondo volume che si era soffermato un po' di più su la bambina-senza-nome, la narrazione si fa ancora più serrata e chiude - forse un po' frettolosamente ma senza perdere di vista nessuno - le vicende dei vari personaggi, principali e secondari, concentrandosi però sempre di più sull'incontro/scontro tra i  fratelli doolin e la battaglia tra loro e il mucchio selvaggio che sulla bambina-senza-nome, che perde un po' il suo ruolo di protagonista.


difficile dire altro senza fare troppi spoiler ma un paio di considerazioni indolori ce le possiamo concedere: l'unica pecca - a mio modestissimo avviso - è proprio la vicenda della bambina-senza-nome, liquidata in poche battute, pochissime, che annullano qualsiasi speranza di conoscere qualcosa in più del suo passato. anzi, a dirla tutta, l'idea che questo passato non ci sia sembra essere stata la cosa più improvvisata e meno studiata di tutta la trama, e mi è dispiaciuto molto perché lei è un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi, mi sarebbe piaciuto molto se la sua storia fosse stata approfondita.
dan, dave e duke sono invece personaggi molto ben riusciti, che senza pipponi e sproloqui compiono un bel percorso di crescita e cambiamento durante tutta la vicenda, restando coerenti anche nel caso eclatante di dan.
a proposito dei kids with guns del titolo: qui quasi non se ne vedono, ma credo che sia meno insensato di come sembri, sopratutto dopo le parole di dave ti prometto che presto non dovremo più combattere. in kids with guns tribe c'è stato il vero momento di crescita della bambina-senza-nome, quello in cui ha finalmente capito che la vita e la morte sono molto più di un gioco di abilità con la pistola.
adesso è libera di essere semplicemente una bambina.
il finale, seppur velocissimo, l'ho trovato perfetto e, se mi concedete il minispoiler, penso che questo happy ending sia stata la migliore soluzione possibile per chiudere la vicenda, ché il mio più grande terrore per tutta la lettura era di trovarmi davanti a un finale aperto e poco coraggioso. e invece. in un mondo così duro e spietato sembrava difficile poter vedere fratelli riunirsi, coppie abbracciarsi, bambini smarriti trovare una famiglia, ma proprio perché tanto difficile tutto ciò era assolutamente necessario.

ovviamente l'ambientazione paleo-fantasy-alien-western resta il tratto distintivo più originale e distintivo di tutta la saga, sopratutto per la grandissima capacità di prendere elementi di generi tanto lontani e diversi tra loro e fonderli in un'ambientazione coerente che funziona in ogni suo aspetto.


* so, caro lettore, che la cosa è molto poco interessante, ma se vuoi saperne qualcosa in più vai a questo post, in cui sproloquio di fatti miei e di libri (che però, almeno loro, sono molto interessanti)

domenica 6 settembre 2020

commenti randomici a letture randomiche (73) + fuffa bonus

la cosa più bella di avere un blog molto poco serio come è questo è che posso anche fare un post come questo qui che state leggendo.

dunque, sono (quasi) sparita per mesi, e non è la cosa più saggia da fare quando si gestisce uno spazio online di qualsiasi tipo, lo so, ma non ho velleità da guru o influencer o quello che vi pare e, come dicevo sopra, questo blog non ha mai avuto alcuna pretesa di essere qualcosa di serio, per cui amen, so che prima mi leggevate forse in dieci e ora immagino di non arrivare a più di tre persone, ma anche se non ci fosse nessuno dall'altra parte andrebbe bene lo stesso.
gli ultimi mesi, dal periodo del lockdown fino a ora, sono stati stranissimi: sono successe un sacco di cose eppure in un certo senso, se non mi fermo a pensarci troppo, sembra essere stato un lunghissimo periodo di nulla.

a inizio maggio camilla è stata male e se n'è andata in meno di una settimana.
sono stati giorni tremendi, ricordo che prima che iniziasse tutto stavo preparando una mega-lista di libri letti durante la quarantena, volevo fare una cosa da bookblogger seria e poi invece ho mandato tutto all'aria. avrei volentieri dato fuoco all'intero universo, figuriamoci al blog, ai libri, ai commenti, a internet a tutte queste str cose.
esattamente un mese dopo mia mamma ha salvato da sotto una macchina una gattina, olivia, che nel giro di un paio di giorni ci ha convinti a tenerla in casa e da allora alterna momenti in cui ce ne fa pentire amaramente ad altri in cui è adorabile.
poi c'è stata la sfilza di esami, un sacco di esami da gennaio fino a giugno, la laurea a luglio e due giorni dopo ho ripreso a studiare per l'esame di ammissione alla magistrale. praticamente in questo 2020 non ho fatto molto altro a parte preparare esami.
insomma, potrei parlare di un sacco di libri, ma sono abbastanza sicura che dei millemila manuali studiati pochi potrebbero interessarvi e su ancora di meno avrei qualcosa da dire che mi eviterebbe la chiusura del blog.
in realtà sono riuscita a leggere anche qualche altra cosa, sopratutto negli ultimi tempi, ma invece di mettermi qui davanti al pc ho scribacchiato qualcosa al cellulare e ho pubblicato tutto su instagram, quindi, per dare senso a questo post e renderlo un po' meno inutile, copincollerò tutto.

ah! mercoledì esce un altro post, su kids with guns - coda, una delle pochissime letture a fumetti di questo periodo. poi chissà.
la mia settimana di vacanze è terminata e sta per cominciare (per certi versi spero che stia per cominciare) un periodo frenetico che mi lascerà veramente poco tempo per dedicarmi al blog, ma non escludo di continuare con questa cosa dei commenti su instagram (a proposito, se vi va mi trovate qui).

di seguito un po' di fuffa su alcuni titoli che vi straconsiglio di leggere se non l'avete ancora fatto. non sono novità (a proposito di novità, ho finito la saga dell'attraversaspecchi e ho capito che queste robe fantasy tardoadolescenziali non fanno decisamente per me) ma per fortuna - anche se ormai sembra che sia un po' così - i libri non passano mai di moda.

incantatrice. maga. strega. seduttrice. crudele. disperatamente innamorata. alla circe di omero resta poco, così come poco è concesso alle tante figure femminili dell'iliade e dell'odissea. belle, fedeli, buone o meno che siano, non hanno altro ruolo, altro spazio se non quel poco che orbita attorno ai protagonisti maschili. nulla che ci stupisce più di tanto, ma fa sempre piacere quando - anche dopo secoli di distanza - qualche autore (anzi, autrice) dedica loro l'attenzione che meritano, come donne e come personaggi letterari, cariche di storie da raccontare. dopo medea e cassandra di christa wolf (che restano sempre tra i miei romanzi preferiti), madeline miller riprende la figura di circe, le dà voce, le permette di raccontare la sua storia e di svelare i dettagli meno noti dei miti più conosciuti. la riflessione sulla natura divina e umana, sulla stupida crudeltà degli dei, sugli eroi, su odisseo in particolare - la sua vera essenza che omero lascia intravedere tra le lodi e che qui si esplicita ribaltandone l'immagine gloriosa e stereotipata - sono il contorno (bellissimo e fondamentale) della vicenda della figlia del sole. non c'è alcuna vuota crudeltà in circe, solo l'enorme capacità di cogliere quella altrui e distillarne, a seconda dei casi, pena, vendetta, compassione, punizione. una storia antica di millenni che rivela che, in fondo, i dolori, le gioie, le lotte e le ambizioni delle donne restano in fondo sempre uguali. e che riuscire a somigliare il più possibile a se stesse e a rendere il mondo un po' più simile a quello che si desidera è, anche nel più impensabile dei casi, la cosa più importante per cui lottare.

il potere si fonda sui crimini di cui non può ammettere le colpe, si nutre di meschinità e inganni per restare saldo, annichilisce chi vi si oppone e ne sfregia la memoria. christa wolf inventa meno di quello che sembra, si rifà a fonti precedenti a euripide per vendicare medea e con lei i popoli sottomessi e distrutti in nome di una civiltà superiore. la sua medea è una tragedia di orrori troppo grandi perché più di una voce per volta possa narrarli.


(questo in realtà è stato una rilettura. una delle tante che ho fatto di questo libro che, come scrivevo mentre parlavo di circe, resta tra i miei preferiti. anzi, devo proprio a circe la voglia di rileggerlo)


e quindi è successo che mi sono innamorata di jack london. faccio sempre questa scemenza di skippare i classici per anni e anni e poi ci casco dentro e mi chiedo perché non mi ci sono tuffata prima. perché sono scema, ma non è questo il punto. martin eden mi ha fatto compagnia durante l'ultima parte della triennale e mi ha fatto più male di quanto vorrei ammettere: un uomo, martin eden, che rinuncia a quello che è - libero, forte, pieno di storie e pronto a viverne altre - che accecato da un amore assurdamente idealizzato si fa volontariamente prigioniero in un sistema malato che misura il valore di un uomo dal contenuto delle sue tasche. martin è convinto che prima o poi il suo genio, sarà riconosciuto, che potrà far parte di quel mondo elegante, delicato e intellettuale a cui appartiene lei, ruth, una donna in realtà meschina e mediocre, frustrata dalla sua morale bigotta, che martin non riesce a capire se non troppo tardi. il suo ingenuo idealismo, la sua intelligenza priva di consapevolezza del reale diventano l'arma che gli si rivolta contro. riuscire a guardare finalmente sotto la doratura che la ricopre la bella e raffinata borghesia che tanto lo affascina, gli fa scoprire l'immensa grettezza con cui la mediocrità affama lo straordinario e lo trascina nel fango. doloroso e illuminante, è stato un ottimo modo di conoscere uno scrittore che avevo sempre associato ai racconti d'avventura per ragazzi.
il vagabondo delle stelle ha completamente sradicato questo stupido pregiudizio. ho preso questo libro senza neppure leggere la trama (a proposito dell'essere scema di cui prima), mi sono trovata scaraventata nelle carceri americane di inizio '900, luoghi orribili (quale carcere non lo è?) in cui non è offesa soltanto la libertà e la dignità dei detenuti, ma in cui il significato stesso di umanità si perde totalmente. le privazioni, le torture, il potere di pestare, ferire, umiliare è in mano di stupidi - stupidi pagati dalle nostre tasse perché possano piegare altri uomini, london lo sottolinea più volte.
darrell standing, protagonista e narratore, detenuto e più volte sottoposto a tortura, alterna al racconto della sua esistenza attuale - in carcere, in isolamento, torturato e in attesa di essere impiccato per crimini praticamente inesistenti - quello delle sue vite passate: spezzato e distrutto il suo corpo, la materia che compone darrell standing, il suo spirito riesce a recuperare la coscienza di tutte sue esperienze precedenti. anche qui la mediocre stupida crudeltà tenta in ogni modo di distruggere i migliori ma, nonostante il prevedibile tragico finale, la possibilità che ha darrell standing di far uscire le sue memorie dalle mura del carcere e di raccontare al mondo le sue vite passate, di spiegare che nulla può distruggere il suo spirito che torna e ritorna fin dall'alba dei tempi, in qualche modo lascia un po' meno amareggiati che dopo "martin eden". rubo una frase dalla postfazione: dunque se lo spirito o la vita non sono contenuti nella materia, dove li si può trovare? la risposta è chiara: nelle storie. e quindi continuiamo a raccontare, continuiamo ad ascoltare.

lunedì 29 giugno 2020

il cubo dei mille mondi

quando ricorderai chi sei e da dove provieni, lascia alle spalle il tuo passato!

un giovane che ha perso la memoria sul suo passato, un oggetto misterioso e potentissimo che gli permette di viaggiare in una dimensione fantastica, una setta di cattivi e un gruppo di aiutanti che lo aiuteranno a ricordare la sua storia e a riportare la pace.
bisogna ammettere che gli elementi fondamentali della storia di lufio non sono il massimo dell'originalità, ma il cubo dei mille mondi funziona perché è un bel frullato di cliché fantasy, ambientazioni curatissime (appassionati di archeologia, credetemi, ci sono un paio di pagine in cui vi piacerebbe davvero molto entrare), personaggi ben caratterizzati, avventura, intricate vicende familiari, scontri magici e anche una love story (probabilmente l'elemento che mi aspettavo meno e che mi ha piacevolmente sorpreso di più) molto tenera, che non ci spiace mai.


alexander è il perfetto protagonista per un racconto fantasy: timido, anonimo, anche un po' sfigato, passa la giornata in un archivio a ordinare scartoffie e la parte più emozionante della sua esistenza sono i suoi sogni, strani incubi che non riesce a interpretare in alcun modo ma che sa essere per qualche ragione importanti.
a scuoterlo dal suo tran-tran quotidiano ci pensa una consegna inaspettata effettuata dal più inaspettato dei corrieri. alex infatti sembrerebbe soffrire di prosopagnosia, cioè non riesce a distinguere i volti delle persone, per lui sono tutti uguali, simili a dei burattini di legno senza lineamenti, tutti tranne la ragazza che consegna il pacco con il cubo. non solo è diversa dagli altri ma sembra conoscere alex, nonostante quello che gli dice per lui non ha affatto senso.
mentre sistema gli oggetti appena ricevuti trova il cubo, una roba anonima e scialba che sembra risvegliarsi improvvisamente al contatto con alex e che lo catapulta in un posto sconosciuto, assurdo e pericoloso, una dimensione inequivocabilmente diversa dalla londra in cui ha sempre vissuto.

che il cubo sia importante lo scopre subito e a sue spese: catturato proprio per colpa sua, deve però a questo strano oggetto la possibilità di non farsi stritolare dalle prime guardie che incontra.
prigioniero, confuso e disorientato, incontra ellie, che da questo momento in poi lo aiuterà a sfuggire alla setta dei mille occhi - i tizi grossi brutti e cattivi che stanno cercando il cubo per usarne il potere - a orientarsi ad alazashea - il mondo in cui alex è stato catapultato e che è tenuto sotto scacco dai tizi di cui sopra - e sopratutto a cercare di scoprire qual è il suo ruolo e cosa può fare per questo mondo dominato e terrorizzato dal maestro, il capo della setta.

ellie - dalla pagina fb di lufio

cliché dicevamo, ma ben orchestrati. il cubo dei mille mondi è un buon esordio, che forse pecca un po' di ingenuità ma che trasuda entusiasmo e passione, perfetto per gli amanti del fantasy e per i lettori più giovani, forse a volte troppo veloce, forse troppa carne al fuoco ma con una buona storia, alcuni colpi di scena prevedibili, altri molto meno, dei personaggi a cui ci si affeziona subito e un mondo così ben articolato da permettere di continuare a scrivere prequel e sequel per darci la possibilità di conoscerlo meglio.
nota di merito per i disegni che sono pazzeschi, ci sono tavole che andrebbero stampate su fogli giganteschi per poter godere di tutti i dettagli e anche il design dei personaggi è interessantissimo e originale.
e bravi anche i tipi di bao che continuano a proporci nuovi giovani autori ricchi di talento.

venerdì 24 aprile 2020

il tesoro del cigno nero

il cigno nero non è una nave un realtà, bensì una leggenda, un mito. il sogno di ogni cacciatore di tesori da secoli: trovare un galeone con il tesoro ancora intatto.


nel 1995 il governo spagnolo si ritrova invischiato in un complicato caso giudiziario con una società americana di ricerca e recupero di reperti sottomarini: oggetto della contesa è il ritrovamento e il recupero - non certo compiuto con metodi ortodossi - del tesoro, praticamente intatto, del galeone, di cui gli americani si rifiutano di fornire i dettagli sull'identità.
all'epoca dei fatti guillermo corral è direttore generale del ministero della cultura del regno di spagna ed è proprio in virtù della sua conoscenza dei fatti dall'interno che si fa co-autore insieme a paco roca di questa storia, diversa nei toni da quelle più intimiste e quotidiane a cui il fumettista spagnolo ci ha abituati ma che mantiene comunque il suo tratto inconfondibile, nei disegni come nella regia.

la storia de il tesoro del cigno nero, per quanto ispirata a fatti reali, si allontana però dalla realtà e cambia nomi, date e personaggi e si fa finzione narrativa, diventando - da cronaca - un thriller internazionale: nel 2007 il giovane - e alquanto impacciato - diplomatico álex ventura appena assunto al ministero della cultura si ritrova catapultato nella diatriba con la ithaca, società americana di recupero relitti sottomarini capitanata da frank stern, un appassionato di antropologia senza scrupoli.

al di là della vicenda, che si sviluppa tutta attraverso processi, indagini, speculazioni, intrighi e tutti i vari ingredienti necessari a farne un thriller, il contributo di paco roca è tutto nella resa dei personaggi: il tono non cala mai, la narrazione non si prende una pausa eppure riusciamo a conoscere tutti gli attori della storia.

nonostante si trovi a gestire una trama diversa da quelle a cui ci ha abituati, roca non perde i suoi tratti più distintivi: la linea chiara innanzitutto, la gabbia semplice e regolare che si concede pochissime tavole libere, una regia che dilata i tempi (e farlo in una storia di questo genere poteva anche essere un rischio ma funziona benissimo), ma sopratutto la caratterizzazione veloce, precisa, immediata dei personaggi, subito così umani e veri da riuscire a farli entrare in empatia con il lettore e permettergli di tornare, almeno per qualche momento, alle emozioni dei suoi lavori precedenti.

la vicenda storica a cui il fumetto si ispira, quello dell'affondamento della merced, è narrata al centro del volume, una sezione che si finge, con l'uso di fondi avorio e illustrazioni dai colori seppiati, quasi come un antico documento a sé stante, espediente molto ben riuscito a cui si rimprovera solo la scelta del carattere troppo moderno e pulito delle didascalie.

dopo rughe e la casa, probabilmente ci si aspetta una storia del genere da un autore come paco roca, ma ci si mette pochissimo a ricredersi: la trama, nonostante alcune lunghe spiegazioni e i flashback, funziona benissimo, la narrazione segue tempi serrati ma mai troppo veloci, e in definitiva ci si ritrova all'ultima pagina di una storia d'avventura che ha il suo valore aggiunto proprio nelle grandi capacità di narratore che è roca.

nota di merito: la copertina mi ha stupita, è riuscita nell'effetto sorpresa tipico di quando di un libro arrivi finalmente alla parte in cui capisci perché è stato scelto proprio quel titolo, in questo caso alla fine ho capito perché è stata scelta proprio quella illustrazione.

(il libro sarà in vendita a partire dal 21 maggio)