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lunedì 9 marzo 2026

vergini ~ la folle storia della verginità

di fatto, una vergine è una donna senza uomo. e come recitava uno slogan dei primi tempi dell' mlf: «una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta»

ormai sono anni che si fanno ricerche e si discute sul fatto che i maschi della gen z siano molto più conservatori e reazionari non soltanto delle loro coetanee femmine ma anche degli uomini delle generazioni precedenti. è una tendenza spaventosa, che va a braccetto con il proliferare di criminali misogini che spargono odio sul web, tra social e podcast, che mira principalmente alle donne e non solo.

è un panorama desolante e preoccupante, che si innesta magnificamente - no, non sto divagando, tutto è strettamente collegato quando parliamo di derive sociali e politica - nella svolta fascistoide che interessa un po' il mondo tutto e che ci sta trascinando verso futuri sempre meno auspicabili.
e poiché tutto è collegato, non possiamo che attenzionare ogni prodotto culturale, a maggior ragione quelli che scelgono di parlare ai target più giovani, che cerca di resistere e di decostruire i peggiori stereotipi che certi aspetti della nostra (in senso globale) cultura si trascina dietro, come - tornando alla misoginia di cui sopra - quelli legati alla verginità, ovviamente intesa come esclusivamente femminile!, argomento tra i preferiti di chi non sa bene nemmeno come è fatta una vulva ma che sentenzia sui diritti sessuali e riproduttivi delle donne.

vergini - la folle storia della verginità è firmato da élise thiébaut, scrittrice, giornalista, editrice, sceneggiatrice e membro dell'associazione avocats sans frontières france, che da anni dedica il suo lavoro ai diritti delle donne, e disegnato da elléa bird, fumettista di lyon che mette insieme nelle sue opere l'amore per il romanzo gotico e per il crime all'impegno femminista.

il risultato è un mix tra memoir e saggio che passa per i ricordi e le esperienze personali di thiébaut e per le sue ricerche storiche e antropologiche su uno dei temi che più hanno ossessionato l'umanità fin dai tempi più antichi in quasi ogni parte del mondo. quello di verginità, ci ricorda thiébaut, è un concetto estremamente ampio: nell'antica grecia le dee vergini non erano tali perché non avevano rapporti sessuali - anzi! - ma perché erano libere dal matrimonio e dalla maternità; le vestali, sacerdotesse romane consacrate a vesta, godevano di un rispetto e un ruolo politico precluso alle altre donne e a volte prolungavano i voti anche dopo il periodo richiesto dalla dea proprio per mantenere il loro status. vergine per eccellenza è maria, la madre di gesù, che dalle antiche dee che difendevano la propria indipendenza sembra aver ereditato davvero poco ma che pure rimane come riflesso sbiadito di una concezione di femminile più sfaccettato di quello che il cristianesimo ci ha raccontato.


ma la verginità non è, come sappiamo bene, un'idea che si perde tra miti antichi e storie di passati più che remoti. ripensando alla sua adolescenza e giovinezza - e facendoci ripensare all'idea post-sessantottina di libertà sessuale come sinonimo di attività sessuale, preferibilmente promiscua e sfrenata - le autrici ci raccontano l'ansia di affrancarsi da quella verginità che era vissuta come l'àncora alla condizione di eterne bambine inesperte del mondo.

fisicamente parlando, la verginità è testimoniata da una minuscola membrana, l'imene, che stringe (non chiude!) l'orifizio vaginale. l'ossessione (maschile) per questo tessuto ha dettato per secoli un controllo morboso sul corpo delle donne (da parte degli uomini), controllo che si è poi regolamentato con l'istituzione del matrimonio e che corre parallelo al bisogno (maschile, anche questo) di avere la certezza sulla legittimità degli eredi (soprattutto di quelli maschi...).
thiébaut e bird spiegano con didascalica chiarezza cos'è davvero l'imene, come può variare da donna a donna, come può anche non esserci, come può non lacerarsi durante i rapporti sessuali e rimanere intatto fino al momento del parto, smontando idee che sarebbe davvero assurdo pensare di avere ancora oggi e che invece...

ma religione, storia e biologia non sono tutto. questa storia è la folle storia della verginità, ed è folle perché piena di contraddizioni, di regole stabilite come fosse un gioco - un gioco che è costato tanta, troppa sofferenza - di associazioni tra caratteristiche fisiche, comportamenti e valore morale totalmente arbitrarie.
la thiébaut ragazzina e quella adulta parlano insieme senza salire in cattedra a propinarci una lezione, ma viaggiano tra ricordi, aneddoti, credenze, ricerca e cultura pop - da giovanna d'arco a britney spears - per riprendere il controllo del discorso sul corpo femminile e restituirlo alle donne per quello che è davvero - un mucchio confuso di idee fisiologicamente errate e mistificate che serve solo a opprimere - e per iniziare ad affrontarlo con consapevolezza e meritata leggerezza.

vincitore del prix des droits des femmes «coup de cœur» al salon littéraire des deux rives 2024 e del prix bonnes mines du meilleur album 2024 al salon bédécines, vergini - la folle storia della verginità arriva in libreria domani, 10 marzo.

domenica 15 febbraio 2026

otaku vampire's love bite 1

chi mai potrebbe non essere contento quando è circondato dalle cose che ama?



ho preso il primo volume di otaku vampire's love bite perché ricordo che, ai tempi, mi era piaciuto molto kamisama kiss (di cui non ricordo quasi nulla se non, appunto, che era stata una lettura piacevole e leggera).
questa nuova opera di julietta suzuki è una simpatica cazzata che mi ha messa di buon umore, un po' come fa ogni volta kaiju girl caramelise. certo, non è poi così rincuorante pensare di aver bisogno di cose scemocarine per trovare un momento di serenità mentale, soprattutto dopo aver creduto per anni e anni che la letteratura doveva servire a scuotere e far pensare. cosa direbbe la me adolescente della me quasi-quarantenne? probabilmente sarebbe depressa e sconfortata ma, ehi, è così un po' per tuttə quellə della mia generazione, credo. non che consoli, ma almeno non devo accollarmene la totalità della colpa.

hina alucard, la protagonista, è - facile da intuire - una vampira che, dopo decenni di noia, ha iniziato ad appassionarsi alla cultura pop giapponese e, in particolare, a un anime dal titolo vampire cross. cioè, più che "in particolare" direi "esclusivamente": hina è letteralmente ossessionata da vampire cross e da mao, uno dei personaggi secondari della serie (che, oltretutto, è un cacciatore di vampiri!), al punto da convincere il suo apprensivo padre a lasciarla andare a vivere in giappone per poter vivere una piena e totalizzante vita da otaku. passa le sue giornate a guardare e riguardare gli episodi, a parlarne online con altrə appassionatə e a collezionare gadget. sicuramente non il più sano degli hobby ma per hina diventa il primo spiraglio di realtà oltre la sua camera e la sua vita solitaria. fino a ora, infatti, non ha mai avuto interazioni di alcun tipo, nemmeno con gli esseri umani. in quanto vampira, avrebbe dovuto azzannarne qualcunə o anche scegliere un partner umano da cui succhiare sangue, ma hina si è sempre rifiutata di atteggiarsi in modo così barbaro e ha sempre preferito bere il sangue dalle sacche sterili usate per le trasfusioni.

arrivata in giappone, alla gioia data dalla possibilità di nerdeggiare liberamente - ovviamente, essere una vampira e avere un padre vampiro ha dei notevoli vantaggi economici - si aggiunge la strana amicizia che nasce con kyuta amanatsu, il suo vicino di casa che non solo è identico a mao, ma ha anche un "profumino delizioso", che attira hina ma anche lə altrə vampirə.
tra hina e amanatsu si crea un rapporto strano a metà strada tra l'amicizia e il reciproco supporto di cui sono amanatsu sembra essere pienamente consapevole: hina può proteggerlo dallə vampirə mentre lui, in qualche modo, la protegge dalla sua stessa spaventosa ingenuità.

il tono di questo primo volume è leggero e spesso comico - in modo molto scemo - anche se il tema principale, quello della solitudine che non si è scelta ma che ci si ritrova a sperimentare,  e che ci spinge a vivere in mondi fittizi e immaginari dove trovare conforto, è abbastanza pesante e triste.
la cosa migliore, forse, di questo inizio è che funziona bene come introduzione alla storia ma non si limita a questo, siamo già pienamente dentro lo svolgersi degli eventi e iniziamo a capire la direzione che prenderà l'evoluzione dellə personaggə e il rapporto tra loro.

un primo volume carino, che funziona, diverte e, sotto la parte più caciarona, un po' commuove.
julietta suzuki me l'ha fatta di nuovo!

venerdì 26 luglio 2024

suzume

i portali esistono indisturbati in tutti quei luoghi di cui nessuno ha più memoria. il nostro compito è preservare il ricordo di tali luoghi e vegliare si di loro.


una ragazza incontra un ragazzo.
un incipit così può dare vita a miliardi di storie, milioni di miliardi di possibilità narrative e immaginifiche.
una ragazza incontra un ragazzo e decide di seguirlo.
makoto shinkai prende il via dal più banale degli incipit e con suzume costruisce un racconto che lega insieme nella stessa trama alcuni temi chiave della cultura - pop e non - giapponese: l'importanza dei ricordi, la fragile bellezza del presente, le responsabilità che abbiamo nei confronti del futuro, il bisogno di essere accettatə e amatə.

il manga, disponibile in box per star comics, è la fedelissima trasposizione del film di animazione uscito nel 2022 (e disponibile su netflix): sulla strada per andare a scuola, suzume incontra sota, un ragazzo sconosciuto, diretto verso delle vecchie rovine. poco dopo, dalla finestra della sua aula, suzume vede qualcosa di inspiegabile, un gigantesco verme di oscurità che punta proprio nella direzione delle rovine. sentendosi in qualche modo responsabile perché è l'unica capace di scorgere il mostro, suzume inforca di nuovo la bicicletta e corre per salvare quel ragazzo senza sapere che sta per iniziare un lungo viaggio, un'avventura tra i mondi per salvare l'umanità, chiudendo i portali che separano il nostro mondo dall'altrove, un luogo senza tempo al di là della vita stessa.


come accade già con altrə personaggə di shinkai, suzume si ritrova a dover svolgere un compito enorme, a portare sulle sue spalle una gigantesca responsabilità - deve letteralmente salvare il mondo e, allo stesso tempo, proteggere la persona che ama - ma non è di certo una supereroina, anzi! la nostra protagonista è un'adolescente come tantə, è una ragazza che si trascina dietro i traumi irrisolti della sua infanzia, fatta di dolore e perdita. e il viaggio con sota culminerà proprio nel luogo in cui tutto è iniziato per lei, un luogo liminale dove passato e futuro si incontrano determinando un nuovo presenze di speranza e consolazione.


inutile dire che il mio personaggio preferito è statə, per tutto il tempo, daijin, il non-gatto che sembra la causa della crisi dei portali. daijin è uno spirito capriccioso che pensa e agisce al di fuori della morale umana e che per questo può sembrare l'antagonista della storia: il suo compito è fare da pietra di volta - in completa ed eterna solitudine - ai portali, per tenerli bloccati ed evitare che il verme possa uscire e scatenarsi nel mondo reale.
nonostante il suo potere, daijin è però una creatura dolce desiderosa di amore e di affetto, proprio come chiunque altro. quando suzume, senza conoscere la sua natura, è gentile con ləi, daijin rifiuta il suo compito e spera di poter rimanere al fianco della ragazza, ribellandosi alle sue responsabilità e scatenando il caos.

e, a essere sincera, tra un adorabile micetto parlante e un tizio sconosciuto, avrei compiuto scelte molto diverse da quelle di suzume...

daijin in un frame del film

sabato 18 maggio 2024

commenti randomici a letture randomiche (83)

tra i modi più inoffensivi di declinare il mio essere totalmente irresponsabile c'è la mia capacità di lanciarmi su nuove serie nonostante ne stia già seguendo in numero spropositato (a mia discolpa posso dire che alcune sono quasi alla fine!) e così negli ultimi tempi ho letto tre nuovi numeri uno che mi sono piaciuti molto e che vi consiglio (così diventate irresponsabili pure voi e mi sento meno sola e meno in colpa).

 kaiju girl caramelise 


uno shoujo manca tutto cuoricini e lucine + i kaiju (ovvero i giganteschi mostri teriomorfi della fantascienza giapponese, tipo godzilla) sembrerebbe un'accoppiata implausibile ma invece funziona!
kuroe, la protagonista di kaiju girl caramelise, oltre a essere un'adorabile studentessa del liceo in divisa da marinaretta e occhioni luccicosi, convive da sempre con una strana sindrome che la fa trasformare in kaiju ogni volta che prova delle forti emozioni.
a volte una mano che si trasforma in artiglio, altre volte delle grosse scaglie che appaiono sulla sua schiena o una coda che spunta a tradimento da sotto la gonna, il corpo di kuroe esprime i suoi sentimenti in modo tanto sincero quanto bizzarro.
ovviamente, nel corso degli anni kuroe si è trovata più e più volte a essere additata come mostro dallə amicə e compagnə di classe, ragion per cui cerca di passare più tempo possibile da sola e di non dare troppo nell'occhio per tenere al sicuro il suo segreto.
un piano ineccepibile nella sua semplicità, non fosse che arata, il classico compagno di classe bello, dolce e gentile che piace a tutte, decide di diventare suo amico, scatenando inevitabilmente un turbinio di emozioni che farà trasformare kuroe, per la prima volta, in un gigantesco kaiju, scatenando il panico in tutta la città.
ora, se questo fosse uno shoujo un po' più standard, kuroe dovrebbe riuscire a conquistare il cuore di arata nonostante la sua strana condizione di ragazza-kaiju e magari dover affrontare una rivale carinissima... ma qui tutto è abbastanza assurdo che, invece della rivale in amore, c'è una carinissima ragazza di nome manatsu che ha una passione smodata - e anche abbastanza cringe - per i kaiju, convinta che kuroe sia una sorta di miko del lucertolone...
insomma, c'è un po' tutto l'immaginario rosa e mieloso da shoujo scolastico rimescolato insieme a un po' di fantascienza e di commedia umoristica.
un ottimo primo volume che fa venire voglia di continuare la lettura, assolutamente promosso! grazie mille ad angela e a silvia per avermelo consigliato!

 tales of reincarnation in maydare 


prendi una mattina qualsiasi, in una scuola qualsiasi. prendi una ragazza di nome kazuha, una protagonista qualsiasi da shoujo manga; airi, la sua migliore amica e tooru, il ragazzo che piace a entrambe. prendi la scena di una dichiarazione sul terrazzo della scuola. sembra l'inizio di una delle millemila commedie scolastiche che hai già letto centinaia di volte. però, dopo appena qualche pagina, ti ritrovi ad assistere al brutale assassinio di tuttə e tre lə personaggə. dunque, la storia è finita?
no, perché subito dopo ti ritrovi in un mondo fantastico, a maydare, terra di magia e incanto dove streghe e maghi controllano la realtà e il loro potere domina ogni cosa. makia, la protagonista, ha esattamente lo stesso aspetto della ragazza che avevi visto correre sul tetto verso la morte qualche pagina prima, e così thor, un ex schiavo capace di usare la magia, somiglia in tutto e per tutto al ragazzo di cui lei era innamorata.
la loro storia, nonostante l'ambientazione sia stata stravolta, sembra essere legata indissolubilmente a quella di kazuha e tooru e a quella di un'antica strega leggendaria che un tempo governava con crudeltà maydare...
questo primo volumetto di tales of reincarination in maydare è fortemente introduttivo, ci presenta lə personaggə e il loro mondo, a volte in modo troppo didascalico, eppure l'idea di questi piani di esistenza collegati è parecchio interessante e sono davvero curiosa di andare avanti con la lettura!

 jinbocho sisters 


fantascienza, fantasy e adesso un bello slice of life ambientato nel quartiere delle librerie di tokyo e disegnato (e scritto) niente poco di meno che da kei toume (grazie al cielo, almeno per questa volta scampata dalle grinfie di rw) jinbocho sisters è uno di quei fumetti di cui basta la copertina a convincermi.
potremmo dire che è semplicemente la storia di tre sorelle - ichika, tsugumi e minoru karakida - che si ritrovano a ereditare una vecchia libreria di libri usati e che decidono di proseguire l'attività di famiglia, portando avanti la loro vita quotidiana. ma gli slice of life non sono mai semplicemente qualcosa: ogni volta si tratta di entrare nelle vite dellə personaggə, scoprire un po' alla volta il loro passato, i loro sogni, le relazioni che lə legano, seguire il corso degli eventi in cui ogni piccola azione ha il suo enorme significato.
l'inizio forse si dilunga in qualche spiegone di troppo ma a kei toume posso perdonare ogni cosa, soprattutto perché quella tranquilla vecchia libreria - una piccola, affollatissima libreria piena di testi antichi, più o meno rari, praticamente il sogno di ogni appassionatə lettorə! - di famiglia sembra nascondere qualcosa di prezioso, qualcosa su cui il bel vicino di casa delle tre sorelle sembra aver messo gli occhi...
anche questo ve lo straconsiglio

sabato 16 marzo 2024

mermaid melody - pichi pichi pitch - vol. 1


io odio scrivere stroncature e cerco sempre di non lasciarmi trascinare dai miei gusti personali quando qualcosa non mi piace, provo a valutare quello che leggo da un punto di vista oggettivo perché credo che comunque sia giusto rispettare sempre il lavoro creativo di chi scrive e disegna.
ma ci sono dei casi in cui questa cosa è impossibile e mermaid melody pichi pichi pitch è uno di questi. mi sono avvicinata al manga perché all'epoca in cui era famoso non guardai l'anime e non conoscevo la storia se non mooolto vagamente. il manga mi sembrava un modo interessante di recuperare un titolo che in tantə paragonano a sailor moon (ed è stato questa la cosa che più mi ha fatto venire voglia di leggerlo).
il punto è che, forse per la prima volta in vita mia, non sono riuscita a finire di leggere nemmeno il primo volumetto.

la storia è estremamente caotica e troppo veloce, non si riesce a capire cosa succede e perché. lə personaggə sono piattissimə, praticamente poco più che stereotipi (e, in effetti, un po' sembrano delle caricature di quellə di sailor moon) e i disegni sono una copia non troppo ben riuscita di un mix tra quelli di arina tanemura e gals, disegni che non riescono a rendere l'idea di personaggə vivə che si muovono in uno spazio e interagiscono tra loro ma che si limitano a essere una serie di pin-up collegate in qualche modo tra loro in una sequenza.
ma non è neppure questa la parte peggiore, quello che mi ha davvero infastidita è il modo in cui viene esasperato ed esaltato un certo tipo di amore romantico e, di conseguenza, un certo tipo di comportamenti maschili e femminili estremamente tossici.
la protagonista è una bambina di dodici anni - graficamente estremamente e orrendamente sessualizzata - il cui unico interesse sembrerebbe essere questo amore totale e sconfinato per un ragazzo (più o meno suo coetaneo). tutto gira intorno al desiderio di stare con lui mentre altre cose che dovrebbero essere fondamentali per una ragazzina come l'amicizia, la famiglia, la scuola, i sogni per il proprio futuro, eccetera, semplicemente non ci sono. anche l'essere una sirena principessa che lotta contro creature malvagie per salvare il pianeta sembra essere un dettaglio trascurabile perché tutto è focalizzato su questo amore totalizzante.
i rapporti con le altre figure femminili sono tutti improntati alla rivalità, in un continuo farsi dispetti mentre si coltiva un'amicizia estremamente superficiale e il rapporto con il ragazzo-dei-sogni è così tossico da poter finire in un manuale del tipo scappa a gambe levate da qualsiasi uomo somigli a questo. la violenza e gli abusi del protagonista maschile su quella femminile (che sono continui e anche abbastanza gravi, normalizzando l'idea che il consenso non esiste e che se lei dice no in realtà vuole dire sì) vengono romanticizzati in modo stucchevole e il fatto che si parli di adolescenti poco più che bambinə rende tutto ancora più spaventoso.

assolutamente bocciatissimo! capisco l'effetto nostalgia per chi guardava l'anime però certe narrazioni tremendamente tossiche, a prescindere dalla qualità della narrazione e dei disegni, soprattutto quando sono destinate a un pubblico di ragazzine giovanissime, credo che siano fin troppo pericolose e che contribuiscano a sostenere quel sistema violento e misogino che da anni stiamo cercando di smantellare, un pezzetto di consapevolezza alla volta. sembrerà esagerato ma sono convinta che l'educazione al rispetto e ai rapporti sani passa anche - e, forse, soprattutto - per le storie che si propongono.

giovedì 14 dicembre 2023

commenti randomici a letture randomiche (80)

dopo più di due anni dall'ultimo post di commenti randomici a letture randomiche, recupero la non-rubrica del blog per lasciarvi qualche parere veloce su alcune delle ultime letture. questa volta ci sono due volumi unici - uno che ho adorato e uno che non mi è piaciuto affatto - e il primo volume di una serie che non vedo l'ora di continuare a leggere.

goodbye eri


cominciamo da quello più difficile.
so che quello che sto per scrivere va in direzione contraria alla maggioranza dei commenti che si trovano in giro. ho letto tantissimi pareri positivi e pieni di entusiasmo su tatsuki fujimoto e sulle sue opere (che, oltretutto, sono state spinte tantissimo dall'editore italiano e hanno ricevuto diversi premi in giappone) e, sinceramente, non riesco ancora a capirne il perché.
avevo letto anche look back prima, e non mi era piaciuto per niente. ho provato a dare un'altra occasione a fujimoto, mi sembrava doveroso vista la sua fama, ma stavolta è andata anche peggio. goodbye eri mi ha dato lo stesso fastidio di un film recitato male o di un racconto scritto solo per svolgere un compitino. insomma, mi aspettavo una roba straziante ed emotivamente potente e invece mi sono ritrovata a leggere quello che potrei definire solo come un esperimento sull'uso della regia che non mi ha convita del tutto. ma quello che mi ha davvero delusa è la distanza siderale che ho sentito tra me e lə personaggə e le loro storie. una madre affida a suo figlio un cellulare e il compito di riprenderla per più tempo possibile, perché ha scoperto di essere malata e di stare per morire. yuta gira ore e ore di video ma alla fine non riesce ad accontentare la madre fino alla fine e non trova il coraggio di assistere - e filmare - il momento della sua morte, come lei aveva chiesto.
yuta monta i video e ne fa un film che proietta a scuola, all'inizio delle superiori: è il disastro, viene insultato e deriso così tanto da fargli scegliere il suicidio. a salvarlo però, proprio in extremis, è eri, una ragazza appassionata di film, l'unica colpita dal suo lavoro presentato a scuola. per mesi e mesi, eri fa vedere dei film a yuta, con lo scopo di fargli capire come funziona il linguaggio cinematografico così che il suo prossimo film sia un successo. e il film successivo sarà proprio su eri che, come sua madre, sta per morire.
detta così, è una roba da piangere dalla prima all'ultima pagina ma, nonostante tutto, non mi ha trasmesso una sola, singola emozione. ho trovato i personaggi piatti oltre ogni tollerabilità e anche la scelta di regia di usare sempre lo stesso formato orizzontale per le vignette - per rendere l'inquadratura fatta con il cellulare - dopo un po' mi ha stancata.
non colpevolizzo neanche troppo la scelta di star comics di presentarlo come l'autore rivelazione dell'anno, non credo che se avessi avuto aspettative meno alte sarei riuscita ad apprezzare qualcosa di questo volume.

fish society


allo stesso modo, non mi spiego perché unə autorə come panpanya sia passatə così tanto in sordina nonostante le sue opere - queste sì! - siano, secondo me, degli esperimenti di narrativa surreale validissimi, letteratura d'evasione stricto sensu. fish society è, al momento, l'ultimo volume uscito (di panpanya ne ho parlato già qui e qui), un'altra bella raccolta di venti storie in cui la protagonista, la bambina senza nome, continua a vivere avventure sospese tra la realtà e il sogno immersa in paesaggi di provincia caleidoscopici e mutevoli, accompagnata da creature inverosimili e sempre innamorata del cibo.
la penna di panpanya funziona come un microscopio capace di svelare le minuscole meraviglie della realtà, il suo è uno sguardo attentissimo ai dettagli e liberi da pregiudizi e luoghi comuni, sempre capace di cogliere lo stupore in ogni angolo.


stando a baka-updates, fino a ora star comics ha pubblicato tutte le raccolte di racconti di panpanya a eccezione di ashizuri suizokukan (tradotto come ashizuri aquarium o feet scraping aquarium), pubblicato in giappone nel 2013, quindi un anno prima di an invitation from a crab, e mokei no machi, uscito in patria nel 2022 (qui sopra le cover originali). spero tantissimo di riuscire a leggere al più presto anche questi due titoli!

hirayasumi ~ vol. 1


so che questa non è la prima opera di keigo shinzo che arriva in italia ma tokyo alien bros e holiday junction hanno un costo improponibile (continuo a cercarli tra l'usato, se li trovate/vendete fatemi un fischio!) e randagi non mi sembrava troppo nelle mie corde. hirayasumi, invece, mi sembrava perfetto come primo approccio e, in effetti, è stata una lettura piacevolissima che non vedo l'ora di continuare!

protagonista della storia è hiroto, un freeter ventinovenne che prende la vita così come viene, giorno dopo giorno, con allegria e leggerezza. proprio per il suo carattere solare e spensierato, tempo prima aveva stretto amicizia con una vecchietta dall'atteggiamento burbero ma dal cuore d'oro. senza una famiglia sua, la vecchia signora aveva praticamente adottato hiroto e alla fine aveva deciso di lasciare a lui la sua piccola, sgangherata casetta.
dopo poco tempo di vita nella sua nuova casa - che ha accettato con affetto, riconoscenza ma anche tanta malinconia - da hiroto arriva sua cugina minore natsumi, diciottenne giunta a tokyo per frequentare l'accademia di belle arti. natsumi ha poco dell'allegria e dell'atteggiamento leggero di hiroto e iniziare una nuova vita in mezzo a gente sconosciuta le causa tantissime ansie, ha paura di rimanere senza amicə ma ancor di più di essere giudicata per il suo sogno segreto di diventare una mangaka. eppure, nonostante le differenze, lə due cuginə sembrano formare una bella squadra con hiroto che aiuta natsumi a prendere le cose più alla leggera e natsumi che prova a fargli tenere la testa ben piantata sulle spalle.
l'atmosfera da slice of life e lo scenario della casetta un po' retrò mi riportano alle vibes da maison ikkoku: storie di vita quotidiana, personaggə un po' sopra le righe e un approccio alla vita più lento di quello che ci si aspetterebbe da una metropoli come tokyo. praticamente, il tipo ideale di manga-coccola che adoro!

giovedì 23 novembre 2023

demon slayer - another story

«devi accogliere le fiamme nel tuo cuore, quelle fiamme che inceneriscono i demoni malvagi e illuminano gentilmente gli umani. devi accogliere nel tuo cuore fiamme come quelle del sole»

demon slayer è una di quelle serie per cui provo sempre un po' di nostalgia, una di quelle che vorrei non finissero mai, che continuasse a raccontarmi la vita dellə suə personaggə ancora e ancora e ancora.
ovviamente, quindi, non potevo perdermi questo spin-off - demon slayer - another story - che racconta la storia di due dei miei personaggi preferiti della serie, giyu tomioka, la colonna dell'acqua, e sopratutto kyojuro rengoku, la colonna del fuoco.
si tratta, in realtà, di una sorta di fanfiction ufficiale scritta e disegnata da ryoji hirano, ispirata dall'opera principale di koyoharu gotouge che ha supervisionato la stesura delle storie di questo volumetto dando, quando necessario, i suoi suggerimenti sullo sviluppo delle trame e dellə personaggə.
il risultato è molto buono (l'unica parte del volume che non mi è piaciuta molto è quella finale, in cui sono raccolte alcune brevi strisce comiche che riprendono i fatti della storia originale), sicuramente apprezzabilissimo dallə fan di demon slayer.

la prima storia è dedicata a tomioka, inviato in un piccolo villaggio del nord per indagare sullo sterminio di una famiglia. qui incontra shinobu, in viaggio per raccogliere erbe medicinali, che si rivelerà un valido aiuto per le sue ricerche. nel villaggio, intanto, lə abitanti danno la colpa della tragedia a un orso selvatico ma il comportamento di yae, l'unica sopravvissuta della famiglia e unica erede dei matagi (i cacciatori - tutti uomini con la sola eccezione di yae - di orsi e cervi durante la stagione invernale), lascia presagire che la verità sia un'altra e che la ragazza sappia più di quanto non voglia ammettere...

il secondo racconto ruota intorno a rengoku, alla sua amicizia con kanroji e allo scontro con una delle lune demoniache, la prova che gli permette di diventare una colonna della squadra ammazzademoni. rivedere rengoku, ritrovare il suo carattere solare e determinato, scoprire di più sul suo passato è stato enormemente emozionante e, se nella prima storia si sentiva l'influenza dell'incontro con tanjiro su tomioka, qui i brevi flashforward di quello che sarà poi nello scontro raccontato nel capitolo del treno mugen strappano inevitabilmente qualche lacrimuccia allə lettorə.

in sintesi, demon slayer - another story è un volumetto molto carino che strizza più di una volta l'occhio ai fan dell'opera di gotouge e che regala qualche momento in più in compagnia di due dellə personaggə forse più amati della serie.

domenica 10 settembre 2023

demon slayer

«nezuko non mangia le persone! non le permetterò di ferire nessuno e la farò sicuramente tornare un essere umano! la guarirò a ogni costo, lo giuro!»

all'inizio del XX secolo, in un giappone alternativo e fantastico, la vita degli esseri umani è minacciata dai demoni, creature di cui si cerca di tacere l'esistenza per non scatenare il panico, combattute da decine di anni da un'organizzazione mai ufficialmente riconosciuta. qui inizia, tra sangue e neve, la storia di tanjiro e nezuko kamado.

figliə di una famiglia povera, orfanə di padre e con altrə quattro tra fratelli e sorelle minorə, lə due si impegnano al massimo delle loro possibilità per sostenere la loro famiglia, nezuko prendendosi cura dellə più piccolə insieme a sua madre e tanjiro vendendo carbone nei villaggi vicini. ed è proprio una notte in cui il ragazzo è rimasto bloccato al villaggio da una tempesta dopo aver lavorato tutto il giorno, che la sua famiglia viene sterminata da quello che si svelerà essere un demone. tra tuttə, sopravvive solo nezuko che però è stata trasformata anche lei in un demone.
la trasformazione di nezuko sembra però aver risparmiato almeno in parte la sua umanità e, all'incontro con giyu tomioka - cacciatore di demoni, colonna dell'acqua della squadra ammazzademoni venuto a indagare sulla sorte della famiglia kamado e a uccidere nezuko -  tanjiro riuscirà a convincerlo dell'unicità del destino della sorella e a ottenere la sua salvezza.
venuto a conoscenza dell'esistenza dei demoni e della squadra di cacciatori che li combatte con delle katane forgiate da un acciaio raro e speciale, le nichirinto ("spada del sole"), tanjiro decide di diventare uno di loro e di trovare una cura per salvare nezuko e farla tornare umana. il suo allenamento con il maestro urokodari - che era stato maestro di giyu e di moltə altrə spadaccinə - sarà lungo e durissimo, ma gli permetterà di sostenere e superare l'esame per entrare nella squadra. da questo momento la trama della storia diventerà sempre più complessa: tanjiro e nezuko incontreranno amicə e compagnə, impareranno a conoscere le colonne della squadra ammazzademoni, si scontreranno con mostri sempre più forti dalle abilità sorprendenti, e scopriranno la storia e l'origine dei demoni, fino a risalire al più potente, crudele e pericoloso, muzan kibutsuji.

sarà anche pieno di ingenuità ma ho amato tantissimo demon slayer, sia il manga che l'anime.
poteva essere una storia di vendette e invece è stata una storia sui legami e sulle famiglie, quelle in cui si nasce e quelle che si incontrano e si scelgono. poteva essere una storia piena di violenza ed egocentrismo e invece è stata una storia sulla capacità di perdonare il lato più meschino di chi fa del male, qualche che sia il motivo per cui è portatə a farlo. poteva essere una storia incentrata sull'eroe invincibile invece è stata una storia sull'importanza di essere una squadra, di aiutarsi e supportarsi a vicenda. poteva essere una storia di rabbia e disperazione e invece è una storia che racconta che è possibile coltivare la speranza e la gentilezza anche nelle situazioni peggiori in cui qualcunə può ritrovarsi.
mi è piaciuto un sacco, in questo senso, il cambiamento di atmosfera che c'è tra la prima e l'ultima copertina del manga, la drammaticità negli sguardi di tanjiro e nezuko avvolti dal buio che si scioglie poi in un saluto luminoso e solare alla fine, una scena senza armi in cui le ferite sono già cicatrizzate, ricordi di una battaglia ormai vinta, i loro volti aperti a un futuro senza minacce.


ho amato tantissimo tuttə lə personaggə e il modo in cui, nello svelare il loro passato, anche quellə che inizialmente sembravano solo delle macchiette diventano più verə.
la cosa più bella, secondo me, di tutte le loro storie è che quello che si diventa, a un certo punto, dipende dalle scelte che si compiono: nel passato di tuttə c'è un dolore, a volte immenso, a volte più piccolo, ma non è mai una gara a chi soffre di più, non ci sono giudizi di valore sulla sofferenza, non ci sono pregiudizi sulla sensibilità che ognunə ha. è come ognunə sceglie di rispondere a quel dolore che fa la differenza tra chi vive per distruggere e chi per salvare.
è una questione di scelta, non di destino. e si può scegliere ancora, anche quando sembra essere troppo tardi.

post pubblicato in origine su instagram.

lunedì 8 maggio 2023

the second goldfish

«sono dei piccoli tesori, perciò li tengo da parte. un giorno riaprirò questa scatola e sarò travolta da un fiume di ricordi e nostalgia. già non vedo l'ora»
«davvero? mi riesce difficile immagino che degli oggetti che ti sono già praticamente indifferenti ora ti daranno gioia in futuro»
«a volte sei troppo saggio»

quando leggo le storie di panpanya ci ritrovo dentro un sacco di me, di solito nelle cose che sembrano più stupide. dico stupide perché mi sono un po' troppo abituata a etichettare le cose come dovrei fare secondo il metro di giudizio comune, adattandomi a quelle che sono le aspettative che la società ha su di me. leggere panpanya, vagare insieme alla bambina senza nome e vivere le sue avventure assurde, mi riporta sempre a provare quella meraviglia, quello stupore per il mondo e le sue stranezze che dovrebbe essere prerogativa dellə bambinə e invece, per fortuna, certa letteratura è ancora in grado di farci provare.

post pubblicato in origine su instagram.

sabato 29 aprile 2023

ranking of kings vol. 1

"principe, ti hanno preso ancora in giro? sta' tranquillo, tu sei un bambino forte. riuscirai a superare tante brutte cose e dovrai diventare il re migliore del mondo.
promettimelo"


c'era una volta un principe. era piccolo, sordo e debole. eppure suo padre era un gigante, un eroe, un re forte e vigoroso, e anche sua madre era stata una donna forzuta e coraggiosa, chissà perché lui era nato così...

c'era una volta un pricipe e c'è ancora e questa è la sua storia.
il suo nome è bojji, figlio primogenito del valoroso re bosse ed erede al trono. il popolo però non si fida di lui, crede che bojji non abbia le qualità giuste per diventare un sovrano e spera che un giorno, alla morte del re, la corona passi al secondogenito daida, il fratellastro di bojji. in tanti si approfittano della debolezza del principe e il povero bojji torna spesso a palazzo con addosso solo le mutande, derubato, umiliato e deriso. anche il primo incontro con kage - l'ultimo superstite della tribù delle ombre - finisce così, ma il prepotente ladruncolo deve ricredersi subito: quel bambino non piange e non si compatisce, non ha paura perché sa che un giorno diventerà il re più forte del mondo. ha promesso che sarebbe stato così e non ha alcuna intenzione di mancare alla sua parola.

una tavola del manga

è così che comincia ranking of kings, appena sbarcato in italia grazie a star comics e arrivato intanto al suo sedicesimo volumetto in giappone.
i disegni di sousuke toka che a prima vista sembrano un po' infantili (guardateli attentamente e scoprirete un lavoro di character design non indifferente) e l'inizio quasi favolistico nascondono quella che si rivela fin da subito una storia molto più profonda ed emozionante di quanto non avremmo immaginato.
la forza di questo primo numero sta tutta nella caratterizzazione dei personaggi che, oltre le apparenze, svelano storie a volte anche drammatiche - come ad esempio nel caso di kage - e caratteri che non sono affatto macchiettistici come si potrebbe pensare dopo poche pagine.
ranking of kings è insomma un manga che, pagina dopo pagina, sorprende l* lettor* rivelando di possedere una trama molto ben articolata e dei personaggi tridimensionali e sfaccettati, realistici nelle loro contraddizioni, segreti e sogni.

la cosa che più mi aveva attirata era soprattutto la presenza di un protagonista disabile. bojji è sordo, piccolo, ha a malapena la forza di sollevare una spada giocattolo ma la sua storia è raccontata senza alcun "eppure": è un bambino sicuro di sé ed entusiasta, crede nelle sue capacità di essere degno della promessa fatta a sua madre anni prima, è certo che riuscirà a diventare forte e tutto questo non "nonostante la sua disabilità" ma semplicemente perché è bojji. non c'è alcun pietismo nei suoi confronti né autocommiserazione, la disabilità non è un ostacolo da superare come vuole una certa retorica abilista che tarda a passare di moda, ma una caratteristica come le altre.
bojji sviluppa, ad esempio, una capacità di combattere diversa da quella normativamente intesa come corretta ma comunque funzionale a vincere ed è capace di comprendere gli altri molto più di quanto chiunque crederebbe.
bojji non è sciocco né ingenuo, semplicemente sa di avere un corpo con delle abilità non standard e si comporta di conseguenza, cercando da solo i suoi punti di forza senza piegarsi all'autocommiserazione nemmeno una volta.

bojji in una scena dell'anime

l'amicizia che stringe con kage - che a sua volta ha un passato doloroso e traumatico, forse uno dei momenti più toccanti della storia - è profonda e sincera e sembra proprio che cambierà presto la vita di entrambi.

ranking of kings si è rivelato (imho) una vera sorpresa ed è entrato a pieno titolo tra i miei manga preferiti e mi spiace molto che, nonostante l'abbondanza di materiale disponibile in giappone, star comics abbia deciso di renderlo bimestrale.

lunedì 11 luglio 2022

1984

la psicopolizia mi troverà. verranno a prendermi di notte e sparirò come tanti altri. sarò cancellato, vaporizzato... la mia stessa esistenza verrà negata. mi fucileranno.
fa lo stesso.
abbasso il grande fratello.


mettersi alla prova con un capolavoro come 1984 di george orwell non è certo un'impresa facile, eppure jean-christophe derrien e rémi torregrossa sono riusciti perfettamente nell'intento.

1984 - il cui titolo provvisorio fu l'ultimo uomo in europa, espressione poi ripresa in uno dei passaggi più salienti della narrazione - è uno dei romanzi distopici più conosciuti e citati al mondo, ma se qualcuno dovesse ancora essere convinto che il grande fratello sia solo un programma di pessimo gusto, ecco la trama a grandi linee:
winston smith vive a londra e lavora per il partito nel dipartimento archivi del ministero della verità. il suo compito è cancellare e alterare qualsiasi documento del passato per far sì che corrisponda al presente. è il 1984 - forse - quando winston inizia a tenere un diario in cui appunta i suoi pensieri e in cui sfoga il suo odio per il grande fratello, il cui sguardo onnipresente e onnisciente controlla e conosce tutto.


il mondo di winston ha conosciuto la guerra nucleare ed è adesso diviso in tre giganteschi superstati: oceania, eurasia e estasia. il governo del suo paese, l'oceania, è controllato dal grande fratello, entità quasi mitologica che governa ogni cosa: ogni azione, ogni pensiero, ogni ricordo, persino ogni sentimento. i tre superstati sono perennemente in guerra - la propaganda a volte sostiene che l'oceania è sempre stata alleata dell'eurasia e in guerra con l'estasia, a volte il contrario - e questo richiede ovviamente sacrifici alla popolazione che non è semplicemente costretta a una vita di stenti e privazioni, ma deve anche attenersi a una precisa ortodossia che prevede un totale asservimento al partito nelle azioni come nei pensieri: basta pochissimo a tradirsi, una strana espressione del volto, una parola sbagliata pronunciata nel sonno o detta con leggerezza mentre si parla con qualcuno possono essere indice di uno psicoreato (un crimine commesso con il pensiero, non con le parole o con le azioni, e quindi incontrollabile molto spesso da chi lo compie ma mai dal grande fratello), punibile con la morte.
consapevole che la sua esistenza è appesa a un filo sottilissimo e che il solo mettere silenziosamente in dubbio quando proclamato dalla propaganda ufficiale lo porterà presto alla morte, winston abbandona pian piano tutte le precauzioni che metteva in atto per cercare di passare inosservato, preso dall'urgenza - e dalla consapevolezza che questo sia possibile - di trovare una via di fuga da questa esistenza inumana.
affascinato da una giovane donna della lega antisesso (ovviamente, amore e attrazione sono proibiti da grande fratello, è accettato solo il matrimonio solo a fini procreativi finché la scienza non troverà modi alternativi per generare nuove vite) per la quale prova all'inizio sentimenti contrastanti, e convinto che uno dei suoi superiori faccia in realtà parte di una confraternita che mira a rovesciare il potere, winston vive un breve periodo in cui rinnega il grande fratello e tutto ciò che il governo gli impone.
pensa liberamente, ama liberamente, vive liberamente.
almeno, fin quando il partito gli consentirà di farlo.


l'opera di derrien e torregrossa è molto fedele e rispettosa dell'originale, la trama è sì snellita ma non è stato eliminato nulla di fondamentale e in generale un po' dell'atmosfera si perde più che altro per la velocità di lettura consentita dal mezzo fumetto, decisamente maggiore di quella che permette il romanzo.
lo stile dei disegni, realistico e attento ai dettagli, è perfetto per rendere al meglio il contesto in cui si svolge la vicenda: le tavole in bianco e nero ricordano le atmosfere cupe e desaturate del film nineteen eighty-four (in italiano orwell 1984) di michael radford (anche questo, ottimo adattamento del romanzo, vi consiglio di recuperarlo) e aiutano a rendere quel senso di disperata oppressione in cui nulla è lasciato libero di esistere al di fuori della volontà del grande fratello e del partito.

una scena del film nineteen eighty-four

tra le pagine si affastellano i corpi dei membri del partito, corpi controllati e ammaestrati a eseguire nulla di più che i compiti che il partito chiede loro, incasellati in uffici piccoli come cubicoli e incastrati uno accanto all'altro come celle di un alveare o nei lunghi tavoli delle mense, tutti con gli stessi vestiti, con la stessa folle devozione al grande fratello negli occhi, tutti circospetti e pronti a denunciare chiunque al minimo segno di allontanamento dall'ortodossia.
fuori, ai margini della società e della concezione stessa di essere umani, i prolet vivono nella miseria più totale, abbrutiti dalle malattia e dalla povertà, tenuti buoni da intrattenimento di infima categoria e considerati poco più che bestie. sono loro, dice winston, gli unici che potrebbero unirsi e rovesciare questo governo assurdo, ma sono privi della capacità di pensare, di organizzarsi, di reagire. semplicemente, sopravvivono.


l'unica fuga possibile da tutto questo squallore angosciante è julia: dietro il suo aspetto di fedelissima del partito e membro della lega antisesso - motivo per cui winston inizialmente la odia - julia è una ribelle che si è riappropriata del suo corpo e della libertà di usarlo per amare chi vuole, contro le severe regole di castità volute dal partito.
seduce winston con un bigliettino e una fuga tra le campagne fuori dal centro abitato, un angolo di sterpaglie senza controlli dove la monocromia lascia spazio ai primi tenui, timidi colori.
insieme a lei, winston riscopre la sua parte più umana: pensa, ama, sceglie. si riappropria dello spazio che il regime del grande fratello ha tolto a lui e a ogni altro essere umano, ma commette l'enorme errore di credere di poter sfuggire al controllo e al giudizio del partito: nulla è davvero esente dallo sguardo del grande fratello che costantemente guarda e ascolta e sembra quasi poter leggere i pensieri di chiunque.

(si tratta di una storia pubblicata nel 1948, quindi non so quanto possa essere sensato questo alert, ma comunque: spoiler sul finale)
proprio quando lui e julia sono certi di poter prendere parte alla rivoluzione, ecco che gli artigli del partito si chiudono su di loro, separandoli e portandoli nel ministero dell'amore, luogo di torture e condizionamento mentale da cui winston uscirà - dopo aver tradito julia e aver scoperto che non esiste alcuna ribellione, i nemici del partito e la loro propaganda, tutto è opera del partito stesso - annientato nel corpo e nello spirito e finalmente capace di amare totalmente il grande fratello.
il finale del fumetto è più fedele a quello del libro di quanto non lo sia quello del film: come nel romanzo, il sorriso di sincera felicità di winston è la campana a lutto che segna la morte dell'ultimo uomo d'europa.

1984 è quindi un'ottima trasposizione dell'opera originale (che resta comunque un capolavoro irraggiungibile e di cui il fumetto restituisce solo in parte il senso di ansia e oppressione) consigliatissima sia ai fan del romanzo di orwell sia a chi non l'ha mai letto e vuole averne un assaggio. 

giovedì 26 maggio 2022

boy meets maria

⚠️​ TW : RAPE*

dì la verità. se un maschio o una femmina? quale delle due?


il primo giorno di liceo taiga hirosawa incontra la ragazza dei suoi sogni e si innamora perdutamente.
esuberante, ingenuo, carico di energie e di voglia di fare, incurante delle conseguenze delle sue azioni, taiga incarna lo stereotipo perfetto del ragazzo superficiale che insegue da anni il sogno di diventare forte e coraggioso come gli eroi dei film e dei cartoni animati che amava da bambino.
perfettamente in linea con questo personaggio, dopo aver visto maria ballare per lo spettacolo del club di teatro - in cui taiga sogna di entrare, immaginandosi già come un grande attore nonostante la sua totale inesperienza - corre dalla ragazza a dichiararsi.
e si becca non solo un clamoroso, quanto auspicabile, due di picche, ma scopre che maria in realtà è un ragazzo (e il suo nome, in realtà, è arima).
ecco, probabilmente chiunque altro al suo posto sarebbe sprofondato sottoterra per l'imbarazzo di essere stato respinto pubblicamente o di aver scambiato un ragazzo per una ragazza ma, nella sua disarmante ingenuità, taiga non solo non si arrende, ma cerca di fare di tutto per diventare meno superficiale e piacere ad arima. a lui poco importa che sia maria o arima, che sia una donna o un uomo.

inizia così una storia che poco ha a che fare con la commedia romantica che ci eravamo immaginati all'inizio, una storia drammatica che tocca tematiche profonde e importanti, prima tra tutte quella del non binarismo e dell'identità di genere. alternando la narrazione principale con dei flashback che si rifanno al passato dei due protagonisti, peyo mette in scena un racconto emozionante e molto forte.
sia arima che taiga hanno vissuto dei traumi enormi da bambini che hanno formato il tipo di ragazzi che sono diventati oggi, ognuno di loro ha reagito a suo modo, ognuno di loro ha messo da parte un pezzetto di sé per sopravvivere alla sofferenza.


leggendo la storia di arima e taiga mi sono trovata in balia di emozioni contrastanti ma ho sperimentato un coinvolgimento fortissimo che non mi aspettavo affatto.
peyo è stato molto bravo a gestire la narrazione di una storia così complessa e delicata e se pure ogni tanto c'è qualche ingenuità tecnica nel racconto credo sia dovuta alla necessità di stipare una vicenda tanto complessa in poche pagine: alcuni passaggi sono in effetti un po' troppo veloci e repentini ma taiga e arima sono così tanto sinceri con le loro emozioni da permettere al lettorə di seguire la loro storia senza problemi e senza mai ridursi a macchiette.
anzi, è proprio andando avanti con il racconto che i due protagonisti acquisiscono spessore narrativo, che diventano pian piano personaggi a tutto tondo capaci di rendere ogni azione coerente con quello che sono e quello che sono stati ed è proprio questo a reggere tutta l'impalcatura narrativa e a coinvolgere così tanto il lettorə.

i due sono uno l'opposto dell'altro.
arima è stato cresciuto da sua madre come una bambina ma è un ragazzo, e questo l'ha portato a vivere un conflitto interiore da sempre e a non riuscire a trovare la sua vera identità. taiga invece sembra aver pianificato la sua essenza a tavolino fin da bambino e a quell'immagine si è rifatto per tutta la sua vita.
sembrerebbe impossibile che due persone così diverse possano riuscire ad andare d'accordo e invece ognuno diventa il punto di riferimento dell'altro. in qualche modo si completano: la complessità di arima permette a taiga di scoprire di più su se stesso e la capacità di taiga di accettare arima a prescindere da ogni sorta di etichetta consente a lui di rendersi conto che non deve necessariamente incasellarsi in un qualche rigido schema per essere accettato dagli altri.



man mano che si va avanti nella storia arima si ammorbidisce nei confronti di taiga e davanti alla sua trasparenza, allegria e sincerità riesce finalmente ad affrontare il suo trauma, aprendosi poco a poco  non tanto rispetto agli altri quanto verso quella parte di sé che ha tenuto relegata in un angolo fin dall'infanzia e ha cercato di dimenticare.
anche taiga finalmente riesce ad accettare di essere molto più che il semplicione casinista che vuol far credere, liberando tutto quello che nella sua vita aveva sempre ignorato per non permettergli di ferirlo.
insieme i due ragazzi crescono, affrontano dolorosamente il loro passato e si sostengono a vicenda in un percorso che sembra quello di una rinascita, l'accettazione di un nuovo sé più complesso e articolato di quanto prima riuscivano ad accettare.

i disegni di peyo sono eleganti, delicati ma forti ed espressivi, il suo tratto si adatta sia alle scene più buffe e divertenti che a quelle più cupe e angoscianti. riesce a dare una fortissima presenza scenica ai suoi personaggi - tutti molto ben caratterizzati anche graficamente - e il modo in cui i loro volti esprimono le loro emozioni dà alla storia quel tocco in più per renderla ancora più forte e toccante.
boy meets maria è stato davvero una sorpresa, una storia che mi ha fatta uscire un po' dalla mia confort zone e mi ha dato modo di riflettere sulla questione del non binarismo attraverso una storia che - altalenando momenti drammatici e altri più leggeri e quasi comici - credo riesca a trattare con sensibilità e intelligenza l'argomento.


* ho preferito fin da subito, anche se ciò significa fare uno spoiler, segnalare che c'è una scena davvero molto pesante nella storia. è vero che star comics ha segnalato sia in copertina che sul retro che ci sono delle scene forti adatte a un pubblico maggiorenne, ma credo che sia bene segnalare esplicitamente contenuti di questo genere (in questo caso la scena di uno stupro) che vanno molto oltre la semplice necessità di evitare che finiscano sotto gli occhi di lettorə molto giovani. argomenti così delicati possono ferire anche chi ha più di diciotto anni ed è giusto che ogni potenziale lettorə sia avvisato in modo chiaro prima di cominciare a leggere.
dovendo scegliere, ho preferito tutelare la sensibilità dei lettorə anche a costo di spoilerare qualcosa (cosa che odio e cerco sempre di evitare), spero che comprenderete la mia scelta.

venerdì 4 giugno 2021

commenti randomici a letture randomiche (78)

torna la non-rubrica meno attesa del web, i miei commenti su cose lette ultimamente, qualche riga in più di quelle che scriverei su instagram ma che comunque messe qui mi fanno sembrare tutto meno perso nella marea di contenuti usa e getta (sì, lo so, per ora sono monotona con questa storia, che poi a me piacciono pure i bookstagrammer e compagnia, però il blog è il blog, o forse sono solo io che sono vecchia e nostalgica e non riesco ad evolvermi e a lasciarmi indietro le vecchie abitudini)

un altro mondo

questo libro l'ho scoperto per caso, ho letto un post di non-ricordo-chi (vedi che poi alla fine i social sono belli e utili?) che ne diceva un gran bene e si lamentava del fatto che fosse difficile da trovare.
quando sento di un libro bello ma difficile da trovare il mio cervello non fa in tempo a elaborare l'informazione che sto già a cercarlo su qualche sito di vendita libri usati e simili.
il punto non è questo comunque, il punto è che questo libro meriterebbe in effetti una ristampa perché anche se non è la lettura imperdibile per antonomasia, è comunque un romanzo che si fa leggere con molto piacere (anche se, per pietà, nel caso di una ristampa fatelo con una copertina decente perché questa è una delle peggiori che ho mai visto dopo quelle degli harmony).

mi tolgo subito un sassolino: la forma del diario, attraverso cui è narrata la vicenda, è la cosa che mi è piaciuta meno, anche se dà la possibilità alla protagonista di scrivere emozioni, pensieri, riflessioni eccetera.
un altro mondo è un romanzo di formazione con delle sfumature di fantasy che quasi non influiscono sulla realtà ma che sono determinanti per la vicenda di mori, voce narrante e protagonista della storia.
l'evento più importante della storia di mori però accade prima che inizi il diario e scopriamo dettagli su quanto successo solo poco alla volta, espediente narrativo molto interessante che rende ancora più appassionante la lettura e fa sopportare meglio alcuni passaggi davvero lenti.
tutto quello che viene narrato è quindi il modo in cui mori cresce e si adatta alla nuova vita che inizia proprio in quel momento passato di cui inizialmente non sappiamo nulla: fuggita dalla madre - che lei stessa definisce una strega e alla quale dà colpa della tragedia che l'ha colpita - viene iscritta dal padre e soprattutto dalle tre sorelle di lui in un collegio femminile nel quale fa difficoltà ad ambientarsi, anche per via di una menomazione fisica che la costringe a camminare con un bastone.
senza delle vere amiche e con una famiglia disastrata, mori trova conforto nei libri: divora una quantità spaventosa di romanzi, principalmente di fantascienza e fantasy (armatevi di block notes durante la lettura per segnarvi titoli e autori da scoprire o approfondire, a mori piace moltissimo parlare delle sue letture), scopre il meraviglioso mondo delle biblioteche e dei gruppi di lettura, dove conosce finalmente qualcuno a cui legarsi, la sua karras (sì, devo leggere vonnegut assolutamente).
ma mori crede anche nella magia, anzi sa che esiste: conosce le fate, sa fare incantesimi, sa che sua madre sa usarla e in modo malvagio. l'elemento magico è sottile ma fondamentale nella vita di mori, che è pure cosciente del fatto che per quasi tutti gli altri non sia così.
in certi momenti questo tema è un po' ambiguo e il fatto che la struttura sia quella del diario aumenta questa sensazione: la magia esiste davvero? o mori è semplicemente condizionata da un trauma troppo difficile da sopportare per una ragazzina della sua età e usa la magia come spiegazione per le cose che non sa spiegarsi altrimenti (ad esempio, è convinta che il gruppo di lettura sia nato grazie a un suo incantesimo, ma non potrebbe semplicemente essere un modo per rimproverarsi di non riuscire a stringere dei rapporti di amicizia, di piacere agli altri senza l'aiuto di forze sovrannaturali?)

il finale è un po' affrettato e mi è dispiaciuto moltissimo perché quello che succede in realtà è un evento importantissimo e sarebbe stato molto meglio riuscire a dargli il giusto spazio nella narrazione, ma ciò non toglie che il romanzo di jo walton resta un bel racconto di formazione, non perfetto ma emozionante: mori riesce a superare un'enorme tragedia, a riprendere in mano la sua vita, a curare le sue passioni e a formare l'adulta che sarà. le ultime righe, bellissime, mi hanno quasi fatto piangere come una fontana.

non è facile trovarlo in giro, ma se vi capita chiudete un occhio sulla copertina e dategli una possibilità.


mickey e l'oceano perduto

mickey e l'oceano scomparso è il primo volume di questa collana in cui panini stamperà storie disney del mercato francese, qualche altro titolo era già apparso per giunti negli scorsi anni (io voglio tantissimo recuperarli, mi sembrano molto interessanti, anche più di questo) ma adesso pare ci sarà una certa continuità editoriale... ma sempre di panini si parla, quindi chi lo sa.

questo non è malissimo come esordio di una nuova collana, una storia che non si allontana troppo dai canoni disney ma che riesce abbastanza bene a innovare i personaggi, adattandoli perfettamente al contesto della narrazione, un contesto un po' steampunk un po' quasi da fantasy grazie al lavoro incredibile di silvio camboni che ha curato i disegni e ai colori di gaspard yvan e jessica bodart (l'aspetto visivo è il vero punto di forza del volume, davvero spettacolare).
la trama, sceneggiata da denis-pierre filippi, è il punto più debole soprattutto perché risente moltissimo del numero risicato di pagine a disposizione per cui alcuni colpi di scena e eventi davvero fondamentali vengono risolti in modo frettoloso e poco convincente.

resta insomma una buona lettura, non siamo ai livelli delle storie di casty ma è comunque una spanna sopra molte storie di topolino (che poi io non lo leggo da anni quindi non so, ma negli ultimi tempi mi aveva stancato abbastanza...), confido molto nelle prossime uscite!

the poetry of ran

un bel cofanetto con due volumi di grande formato, bei disegni un po' wannabeberserk, un po' di fan service e tutta la fuffa fantasy che potete immaginare.
the poetry of ran è una miniserie perfetta per gli amanti del genere, la storia di tolue, una cantastorie che aspira a restare nella memoria del suo paese e di un guerriero, ran, che fin dall'infanzia si è caricato dell'onere di sconfiggere i karma, mostri terrificanti che seminano morte e terrore nei vari regni.
sconfiggere un karma però non da solo onore e riconoscenza, ma costringe chi li uccide ad assorbire tutta la loro impurità e attirare su di sé il disprezzo della gente.
fin dal loro primo incontro tolue decide di seguire ran, questo strano guerriero tanto abile in combattimento quanto incapace di relazionarsi normalmente con gli altri e nel corso del viaggio scopre la storia dei figli dell'impurità, e del loro maestro, un tempo un valoroso guerriero, ora a sua volta trasformato in un terrificante mostro...

di certo non è un capolavoro ma è breve, veloce, pieno d'azione e senza troppe pretese: una lettura leggera e piacevole per gli amanti del genere mostri&spadeimprobabili.