questa è la mia tortura: oscillare tra una festa bellissima in un giardino incantato ed essere falena svuotata, che si è spinta troppo vicino alle luci del party.
a volte, nell'ipersaturo mercato editoriale dove tutto somiglia a qualcosa, arriva un libro che non fa eco a niente e che è impossibile da collocare nello scaffale giusto.
anatomia di me è un memoir, un libro di poesia, un diario illustrato, una riflessione profonda sulla salute mentale in chiave politica e antipsichiatrica. è una testimonianza preziosa per lə studiosə sociali che si occupano di medicalizzazione e di pratiche della biomedicina e psichiatria occidentale ed è un abbraccio per chi vive con una diagnosi psichiatrica e - soprattutto per colpa di quelle pratiche - si sente solə.
scritto e disegnato nel corso di anni, anatomia di me è nato come diario personale, uno spazio in cui cercarsi e cercare il senso del proprio percorso dal momento della diagnosi: disturbo borderline e disturbo bipolare.
la diagnosi di una patologia è, per quasi tuttə, il punto di svolta nella vita: da un lato dà significato e risposte a quello che prima non si riusciva a nominare o comprendere, dall'altro si incide addosso come un'etichetta, rinchiude in una definizione da cui poi è difficile tirarsi fuori.
ci si dice ok, ora so perché sono così, ma perché sono così? e la risposta è impossibile da trovare perché, semplicemente, non esiste.
anatomia vuol dire, letteralmente, tagliare attraverso, dissezionare. ed è questo quello che mel fa in questo libro, attraverso le immagini e la poesia.
disegni e parole - tracciati i primi e scritte le seconde a penna, direttamente sul foglio, senza la rete di sicurezza di una bozza a matita prima - danno forma all'inconcepibile e all'innominabile, restituiscono alla realtà esterna un mondo interno in cui, dice l'autrice, si può viaggiare. una geografia del proprio io che deve essere esplorata, mappata e, infine, compresa.
questo luogo-essenza è il territorio dell'autoanalisi tanto quanto quello della medicalizzazione. mel viaggia e racconta, come un'esploratrice che compila un coscienzioso rendiconto di un paesaggio mai visto prima e, insieme, parla dell'ambivalenza della cura, come terapia che placa i momenti di maggior sofferenza e come imposizione e reificazione dellə paziente. tutta la sua esperienza, per come emerge dal libro, è estenuante oscillazione: tra stati d'animo di estrema intensità, tra accettazione e rifiuto degli interventi medici, tra lo scorrere velocissimo di emozioni estenuanti e la trattazione calma e competente della diagnosi, tra una disperazione inconsolabile e una luminosa volontà di guardare avanti.
leggere anatomia di me non è facile. poco importa se ci si riesce a riconoscere o no nelle visioni oniriche e asfissianti delle pagine illustrate o nella forza sconcertante delle parole che non fanno mai sconti né ingentiliscono la realtà.
carne viva - che doveva essere il titolo per come era stato pensato all'origine - è quella che vediamo e tocchiamo a ogni pagina. è un corpo privo di pelle, della più elementare delle difese, messo a nudo che chiede di essere guardato, riconosciuto e accolto, prima di tuttə da sé stesso.
in un orizzonte culturale, medico e letterario che relega la narrazione in merito alla salute mentale sul ripiano più alto degli scaffali riservati allə specialistə e allə addettə ai lavori - o al massimo a caregiver o familiari di persone con diagnosi - un libro come questo apre lo spazio alle voci di chi la diagnosi la vive sulla propria pelle. ancora una volta, il personale smette di essere testimonianza di una specifica storia per farsi esperienza politica e collettiva, strumento di conoscenza, consapevolezza e terapia per chiunque - e da qualsiasi prospettiva - abbia bisogno di conoscere.
di questo libro incredibile ne ho parlato anche con mel in un'intervista (bellissima) che leggerete prestissimo sul blog audace! stay tuned.


