questo gomìtolo esce in ritardissimo ma va bene lo stesso. d'altro canto, cosa non è in ritardo nelle nostre (nella mia) vite?
sto ancora cercando di capire come sono arrivata a metà di questo anno, anche se sto ancora a confondermi e a scrivere le date con l'ultima cifra sbagliata. le giornate sono interminabili e le settimane volano, tutto è un delirio e io non riesco mai a fare tutto quello che vorrei.
una delle cose più consolatorie di questo mese è stato che un po' di persone mi hanno detto che conoscono e seguono il blog, e persino che ce ne sono altre che lo seguono anche se non ci siamo mai incontrate. bello, sono felice. però se siete tra queste, ogni tanto lasciatelo un messaggino, un commento, un qualche segno di vita, ché pensare di scrivere messaggi in bottiglia che forse non arriveranno mai su nessuna spiaggia non è proprio il massimo.
questa cosa di gomìtolo era iniziata perché non ne potevo più dei social.
non è cambiato niente e, anzi, negli ultimi giorni stanno impazzando delle polemiche così stupide e feroci che reggo tutto ancora meno. sapete di che parlo, no? della questione due spicci e del fatto che non-si-sa-chi ha scritto dei messaggi anonimi per sputtanare uno dei pochissimi personaggi pubblici di questo paese per cui personalmente nutro una stima immane a livello umano.
o, come mi è stato detto, che mitizzo.
boh, forse lo faccio. abbiamo tuttə bisogno di un qualche punto di riferimento, no?
quello che mi urta di tutta questa storia è che l'unica cosa che viene fuori da una protesta fatta così, con i messaggini anonimi su instagram, è che lə animatorə della serie - coinvoltə o meno nella protesta, fa nulla visto che chi ha scritto non c'ha messo il nome e ha parlato con toni generici - c'hanno fatto la figura di chi non sa come si organizza uno sciopero e con chi ci si interfaccia, zerocalcare s'è preso una vagonata di merda assolutamente immeritata e persone orripilanti come g4sp4rri (lo scrivo così perché altrimenti mi fa un po' impressione, scusatemi, sono una persona sensibile in fondo) hanno avuto sponda per fare le loro solite porcherie - tipo parlare di diritti del lavoro quando l'anno scorso vi convincevano che non si doveva andare a votare per il referendum sul lavoro, ve lo ricordate?
altra merda sta venendo a galla, tipo i nomi di chi sta a capo delle case di produzione eccetera, che guardacasochil'avrebbemaidetto si ricollegano a un certo partito di un certo - ugh - senatore, e secondo me questa storia tirerà giù a valanga un sacco di porcherie. e, o succede che viene fuori che michele rech è il più grande attore vivente e negli ultimi quindici anni c'ha preso per il culo interpretando un personaggio che non è, oppure si dovrà fare la fila per chiedergli scusa.
se conoscete qualche sito che accetta scommesse fatemi sapere, che io di certezze ne ho poche ma su questa cosa saprei dove puntare.
intanto, due spicci l'ho vista, è bellissima come sempre e come sempre m'ha commosso e fatto a pezzettini il cuore. perché io sono così, piango per le cose di zerocalcare e per i video dei cagnolini felici. e perché da la profezia dell'armadillo in poi, poche cose m'hanno fatto sentire non-sola come i fumetti e, dopo, le serie sue.
(ma tu vedi se mi doveva toccare di mitizzare un maschio bianco cis etero. almeno abbiamo scoperto che è canaro, mi danno l'attenuante)
comunque, di questa storia ne ho parlato con un po' più di diplomazia qui insieme al sommo audace. (però mi dovevo sfogare. almeno lo faccio negli spazi miei)
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| sono una fangirl |
altra cosa importante di maggio è che c'è stato il salone del libro di torino, che ci sono andata, che ho visto pochissime persone e che con quelle pochissime persone ci sono stata bene.
grazie a eris che è sempre famiglia ♥, dove incontro sempre gente straordinaria come mel (qui due parole sul suo libro ma tra qualche giorno esce un'intervista pazzesca sul blog audace) e eugenia erba, e che mi ha permesso di respirare la stessa aria di agustina bazterrica. grazie a chi mi accoglie al suo stand sempre con parole bellissime (sì riccardo-di-diabolo, parlo di te ♥), grazie a chi non mi ha fatto perdere in autobus e mi ha fatto squattare una sedia allo stand di zona42 (ciao vargas).
che dire? il salone è sempre un delirio, fa caldo, non si respira e si finisce per comprare un botto di roba che boh, chissà quando la leggo. quest'anno, però, in questa categoria rientra un solo acquisto per me, sto imparando a contenermi.
ad essere sincera ho girato il meno possibile proprio per evitare di fare danni e un po' perché tra stanchezza e alcuni momenti di presa-a-male è andata così. ci sono state persone a cui avrei voluto presentarmi e invece poi ho fatto dietrofront, e altre con cui invece sono riuscita a parlare (ciao maicol & mirco, è stato bellissimo conoscerti ma le prossime magliette falle anche piccole che pure a me piacciono i tuoi disegni, mica solo a quellə grandə).
amen. magari il prossimo anno va meglio, chi lo sa.
questo mese ho letto di più ma c'ho meno voglia di scrivere.
volevo parlarvi di due libri, di uno poi ci farò una recensione fatta per bene, promesso, dell'altro vi dico adesso.
crescere, la guerra è uno dei miei acquisti (niente bookhaul o foto acquisti, smettiamola con questi contenuti dove ostentiamo cosa compriamo, soprattutto dopo il post su quanto siamo anticapitalistə) fatti a torino ma non al salone - finalmente sono riuscita a farmi un girettino tra le bancarelle sotto ai portici che vedevo sempre nelle foto dellə altrə e rosicavo - e mi ha fatto compagnia durante un altro viaggio verso torino (ve lo dico dopo).
è un poema che a leggerlo si sente la voce di francesca mannocchi direttamente nelle orecchie, quel suo modo di raccontare le cose con lucidità e pacatezza e fermezza (ecco, anche lei è un'altra che mi fa commuovere e piangere di rabbia). racconta la guerra cantando chi la guerra l'ha vissuta, la vive.
sulla quarta di copertina si legge una scrittura che attraversa la guerra non tanto come evento, bensì come condizione del corpo, della memoria, ed è davvero così. poco importano le date e le coordinate, quello che resta è la storia di chi cerca di restare un essere umano lì dove le condizioni per esserlo cessano di esistere. si cantano i corpi ma anche le case abbandonate e distrutte, il doversi separare da tutte quelle cose quotidiane, banali forse ma fondamentali per costruire una quotidianità, per mettere insieme la propria storia.
la guerra come cancellazione di quel sommare momento a momento per costruirsi una vita, per arrivare alla fine ad avere una memoria. la poesia come uno spintone, una forza che ci fa fare un passo avanti per sfondare la cornice e imparare a guardare un paio di occhi alla volta, una vita alla volta, cos'è la guerra fuori dal linguaggio chirurgico di chi la racconta senza averla mai vissuta, di chi ne fa numeri e statistiche.
l'orrore è questa cosa qui, questo distruggere l'umanità dellə altrə mentre sfiguriamo la nostra.
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| parlo troppo, gesticolo di più |
e poi, dicevo, a torino ci sono tornata due settimane dopo il salone, grazie all'associazione binaria che ha ospitato me e gresa a parlare - ancora, dopo tre anni - di decostruzione antiabilista.
parlare ho parlato tanto, come faccio sempre. se mettessi insieme tutte le cose che ho detto in questi anni, magari ci scrivevamo altri due libri.
però, sinceramente, la cosa più bella che questo librino qui mi ha dato è stata l'andare in giro a parlare con persone che magari non incontrerò mai più ma con cui abbiamo per un attimo costruito qualcosa insieme, in posti dove forse non tornerò mai più ma che almeno una volta ho attraversato.
e, se mai capiterà qui qualcunə che quel libro l'ha letto o ci ha ascoltate parlarne da qualche parte, grazie per averci dato la tua attenzione, è sempre bellissimo ♥.
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| foto bonus: a ravenna andavano di moda le papere |






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