un gomìtolo sudato.
ho trascorso gli ultimi giorni di giugno - quelli della mega ondata di calore, per intenderci - giù a casa. e quando sono giù a casa, oltre a fare cose molto belle e sane come stare con oli e ruffi e andare a mare, faccio una cosa ipertossica che a bologna mi risparmio, e cioè ascolto i telegiornali.
e mi chiedo come sia possibile che non ci sia una rivolta armata ogni giorno dopo pranzo, perché a sentire non tanto il cosa ma il come si parla delle cose che succedono, a me un po' di voglia viene.
nonostante il caldo e la mia totale mancanza del phisique du role.
caldo completamente anomalo a cui certi vecchi di merda a cui ci ostiniamo ad affidare alcune delle cariche istituzionali più importanti ci dicono che ci dobbiamo abituare, che tipo ai caraibi ci vivono sempre con queste temperature.
almeno dichiarateli cerebralmente morti questi qui, sarebbe comunque un modo per provare a trovare una giustificazione alle stronzate che vomitano ogni giorno nella totale mancanza di attinenza alla realtà in cui vivono.
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| tramonto sul mare per alleggerire un po' il tono lagnoso di questo post |
intanto, noi viviamo un incubo delirante in cui un attimo dopo aver non-parlato della crisi climatica - che, si sa, questo caldo assurdo è evidentemente mandato da una qualche divinità (che se fosse vero ci si potrebbe almeno interrogare su che cazzo abbiamo fatto di tanto sbagliato per meritarcelo) - si racconta dell'ennesimo raduno di motociclette, di frecce tricolori che sfrecciano nei nostri bellissimi roventi cieli, di turismo di massa, e di guerre, tantissime guerre che continuiamo a finanziare mentre strappiamo qualche altro albero e creiamo l'ennesimo mostro di cemento dove mettere dei condizionatori per non sentire caldo (pagando l'ingresso). insomma, di tutta quella merda che, a un livello o a un altro, contribuisce a inquinare e peggiorare il nostro clima. però, mi raccomando, quando prendete la granita per rinfrescarvi, assicuratevi che la cannuccia si di carta, così la potete riciclare. e soprattutto ricordatevi di bere, mangiare la frutta, non andare a correre sotto il sole alle tre del pomeriggio (raga, sul serio, non fatelo. meglio avere la panza che schiattare come cretinə su un marciapiede).
pare che ci sia da scherzare e invece no, ho veramente voglia di andare ad accendere un cero a santa rosalia e chiedere che mi faccia arrivare a ottobre sana e salva, perché la consapevolezza che questa sarà l'estate più fresca del resto della mia vita mi mette un'ansia terribile e una certa dose di insicurezza sulla sensatezza di pianificare cose da qui a due mesi.
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| olivia suggerisce di infilarsi in una scatola e non pensarci più |
comunque, in questi giorni di vacanze palermitane ho letto poco e niente, perché sono stata a mare o a schiumare da qualche altra parte, per fortuna quasi sempre in compagnia o con il cervello troppo sfatto per riuscire a elaborare un qualche tipo di pensiero. per dire, ho iniziato a vedere la terza stagione di house of dragon e dopo mezz'ora che cercavo di ricordare chi era chi e che cazzo era successo fino a ora, ho abbandonato ogni buon proposito e ho rimandato a quando le mie capacità mentali saranno un po' meno devastate.
(edit: in realtà ho recuperato le prime due puntate a inizio luglio, ma questo post è in ritardo e quindi niente, lascio anche il pezzo di sopra).
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| ruffola, invece, è dell'idea che peace was never an option. io mi trovo d'accordo. |
lagnanze a parte: ecco quello che ho letto, visto e fatto questo mese.
la targhetta "sconti" in libreria mi ha convinta a prendere la lucina di antonio moresco e grégory panaccione, che puntavo da un sacco di tempo (e che non avevo ancora preso perché costa mezzo rene). mi aspettavo un libro bello e ho trovato un libro bellissimo, una storia che mi ha davvero fatto sentire una stretta al cuore.
il racconto inizia con un vecchio uomo che ha deciso di ritirarsi in montagna e vivere da solo i suoi ultimi anni, tra le incombenze quotidiane e la meraviglia della natura che non conosce la presenza umana. panaccione disegna vignette che sembrano suonare del cinguettio degli uccelli, da cui viene fuori la luce dei tramonti e delle albe e il profumo del verde del bosco. senza sprecare parole, siamo lì, circondatə di una bellezza quasi straziante a inghiottire il dolceamaro di una solitudine scelta perché non resta altro da scegliere.
giorno dopo giorno, tutto si ripete, sempre differente e sempre uguale a sé stesso. l'unica cosa che dà al vecchio qualcosa da pensare è una lucina che ogni sera si accende dall'altra parte dei monti, rivelando la presenza di una casa, di una vita. la lucina è l'appuntamento fisso di ogni sera e la domanda che lo segue tutto il giorno: chi è che vive lì, in un vecchio borgo abbandonato, solə proprio come fa lui?
il centro del racconto è l'incontro di due solitudini speculari una all'altra, sospese in quello spazio che riempie il vuoto tra la vita e la morte.
bellobellobellobellissimo, recuperatelo se potete!
la bugia - e come l'abbiamo raccontata di tommi parish è uno dei libri che ho preso al salone del libro e che è scampata alla triste sorte che di solito tocca a tutti i miei libri, cioè di rimanere secoli sugli scaffali prima che io li legga. la storia ruota attorno a una di quelle esperienze che prima o poi capita di vivere a tuttə e cioè quella roba straniante che succede quando incontri una persona che non vedi da anni, che un tempo era tua amica, che pensavi di conoscere bene e che invece ora non solo ti sembra una perfetta sconosciuta, ma anche mette in dubbio tutto quello che credevi di sapere su di lei.
tutto si gioca nell'incontro e nel dialogo tra due vecchiə amicə, ma è un incontro - e un dialogo - incapace di tradursi in quelle idee (forse pure troppo retoriche) di vicinanza e connessione. dietro le parole di clearly e tim ci sono bugie, omissioni e rivelazioni ormai troppo lontane nel tempo per poter essere confidenze, e quella cosa che dovrebbe essere un modo per avvicinarsi diventa un vuoto che lə allontana sempre di più uno dall'altra.
in mezzo alla loro storia leggiamo insieme a clearly un fumetto che lei trova per caso mentre è con tim, una storia in bianco e nero che racconta la storia dell'amore tra una spogliarellista e un suo cliente, in cui lo squallore svela l'illusione - la bugia, se preferite, o una delle tante bugie - e porta finalmente a una triste presa di coscienza.
con uno stile grafico davvero interessante, fatto di corpi giganteschi e teste piccole, di linee e colori che fanno molto più che trascrivere la realtà, parish mette in scena il rapporto malsano che abbiamo con la sessualità - nostra e dellə altrə - e con le aspettative di genere. ma soprattutto ci mette davanti alla fatica che facciamo a empatizzare davvero con l'altrə, finendo per preferire una bugia a una scomoda e a volte deludente verità.
al salone ho preso un altro bel libro edito da diabolo edizioni che è genitori gonfiabili, di cui ho parlato sul blog audace.
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| dalle facce dellə altrə o stavo dicendo qualcosa di estremamente serio, oppure era una cazzata colossale. non mi ricordo. |
questa foto la metto perché quando faccio qualcosa che mi piace, mi piace anche avere un ricordo tangibile di quei momenti - anche se, in effetti, questa foto è digitale e di tangibile non c'è nulla. maledetto progresso che ci hai privato degli album di foto (sì, lo so che si può fare e l'ho anche fatto per un po'. però è una di quelle buone abitudini che è facile perdere. è da quasi un anno che mi riprometto di stampare un botto di foto e rimettere mano all'album).
insomma, qui stavamo a parlare del fatto che parlare è una cosa che facciamo senza pensarci troppo, e che invece dovremmo pensare un attimo alle parole che diciamo - magari prima di dirle - perché a volte facciamo male (a volte senza volere, a volte volendo eccome. per me è più grave la prima, comunque, perché l'odio lo capisco pure, ma il nascondersi dietro un eh ma non c'ho pensato mi fa davvero girare il culo). non si può più dire niente - titolo dell'incontro ma anche tra i leitmotiv peggiori di questi anni - eppure si dice quasi sempre troppo e quasi sempre a sproposito.
per me, fino a qualche tempo fa, era perfettamente normale pesare esattamente ogni termine e scegliere tra i possibili sinonimi con consapevolezza. poi ho scoperto che non è esattamente una pratica comune e popolare. e niente, non c'è un finale a questa storia. solo un po' di sgomento.
il finale dell'incontro, invece, è che mi ha permesso di conoscere delle belle persone e che mi sono accorta che avere le mie amiche lì con me e per me - che non capita spesso perché queste cose finisco sempre per farle in posti in cui non conosco quasi nessuno - è una cosa ipermega confortante, di cui non sapevo di aver bisogno ♥
a proposito di sgomento e del bisogno-che-di-solito-non-ascolto di avere qualcunə accanto, ho visto la voce di hind rajab, film che ha aperto sotto le stelle del cinema a bologna e che sono riuscita a guardare proprio perché ero insieme allə miə amicə e a qualche altro centinaio di persone. da sola non avevo avuto il coraggio, anche se la storia di hind rajab me la ricordo con dolore e orrore e rabbia dai giorni in cui è successa realmente.
è stato commovente, sì, ma mi ha fatto anche paura vedere che la mia reazione è stata molto più misurata rispetto a quella dellə altrə e molto più misurata rispetto a quella che io stessa pensavo avrei avuto.
e non lo so che effetto mi ha fatto guardare da quasi mille giorni foto e video di gente, di bambinə, di neonatə uccisə, massacratə, fattə a pezzi. continuo a provare rabbia e odio e voglia di vendetta, sì, eppure - e mi odio e mi sento in colpa per questo - non sento più l'orrore alla vita del sangue e delle ferite e dei cadaveri. e mi chiedo: se questa cosa è successa a me, che guardo e ascolto tutto attraverso il filtro dello schermo del mio cellulare, cosa sta succedendo alle anime di chi sta lì e vede e sente e annusa tutto direttamente?
dire che il genocidio di palestina è la morte dell'umanità non è retorica. è reale. e dovrebbe terrorizzarci e farci fare molto, molto di più di quello che stiamo facendo. e se non ci riusciamo credo che sia non per inerzia individuale o per incapacità collettiva, ma perché governi da un lato e stampa dall'altro hanno fatto e continuano a fare di tutto per deprimerci - letteralmente - e toglierci anche voglia e speranza.
facciamo che non gliela diamo vinta.
continuando a saltare di palo in frasca, torniamo a palermo.
i giorni che ho passato a casa ho letto solo cose da comfort zone: un paio di volumi del mio fumetto-copertina-di-linus che è i quattro fratelli yuzuki - ok, lo ammetto, a volte è fin troppo dolce, anche stucchevole, però mi fa lo stesso effetto di un barattolo di non-nutella ma senza il mal di pancia - frieren, che rimane uno dei miei fantasy preferiti di sempre (e però questo volume ha un finale che mi ha quasi fatta urlare dai nervi!), favole per psicoterapeuti di maicol & mirco, che ho recuperato con gli sconti bao (insieme a un altro fumetto che ho lasciato a casa e leggerò ad agosto, perché le librerie a bologna sono poche, micrognose e strapiene), e - dopo chissà quanti anni dall'ultima volta - ho riletto persepolis e mi sono accorta che, come fanno tutti i grandi classici, ogni volta che lo rileggo è capace di parlare alla me che sono in quel preciso momento della mia vita. ci riesce da quasi vent'anni e sono sicura che continuerà a farlo anche tra altri venti e altri venti ancora.
ah, e poi c'è mao. che non so perché mi ostino a leggere.
e sempre a palermo (vedi claudia che non ti puoi lamentare che a palermo non succede mai niente?) sono riuscita a partecipare a quest'incontro qua. ad ascoltare dal vivo francesca albanese che è una delle persone che più ammiro, che ha fatto e continua a fare cose straordinarie per mantenere viva l'attenzione della gente sul genocidio di palestina.
il discorso, che si è intrecciato perfettamente con quello di nino di matteo, è stato così illuminante che per un paio d'ore la mia fiducia nel futuro è stata davvero rinvigorita, ho proprio provato sollievo. perché sentire parlare così di diritto, di legge, di giustizia e quindi della possibilità di vivere una vita dignitosa e bella, è qualcosa che dà speranza e voglia di fare per migliorare.
ma soprattutto dà la forza di scrollarsi di dosso il chiacchiericcio quotidiano pieno zeppo di meschinità e squallore su cui sembra si debbano a tutti i costi concentrare i discorsi di ogni giorno - online e non.
non so fare un riassunto di tutto - ma qui trovate il video integrale dell'incontro, guardatelo che ne vale la pena.
concludo con questa foto di oli e ruffi ♥ che mi sembra la metafora perfetta del mio sentire attuale: un'immensa voglia di stare svaccata da qualche parte a pisolare.










