mercoledì 31 maggio 2023

serial

"a un certo punto hai commesso un errore e io lo troverò.
e te lo conficcherò nel cuore"

torna il mio amatissimo terry moore - autore del mai abbastanza consigliato strangers in paradise e altre cose belle come motor girl, rachel rising, s.i.p. 25 anni dopo, eccetera - con serial, una storia interamente dedicata a zoe, la bambina immortale di undici anni tanto carina quanto letale che abbiamo già incontrato proprio in rachel rising e poi in s.i.p. 25 anni dopo e in five years.
ritrovare lə stessə personaggə in storie diverse, vederlə interagire insieme, vivere nuove avventure e affrontare nuove sfide è una delle cose che mi piacciono di più delle opere di moore, è un modo per non salutare troppo presto quellə che, a dirla tutta, sono anche più che semplici personaggə di fumetti: sono persone vere e proprie a cui ci si affeziona e non si vorrebbe lasciarlə mai. non so se succede anche all'autore ma, di sicuro, per me è una gioia ogni volta.

la trama è semplice ed è letteralmente cucita addosso alla personaggia di zoe (è vero che ogni storia è perfettamente leggibile a sé, ma più approfondite la conoscenza del terryverso e più entrerete nelle storie) quando una serial killer uccide la sua amica jill, zoe non ha nemmeno un attimo di esitazione. la troverà e la ucciderà.
serial è una storia dove lə buonə lasciano tutta la scena allə cattivə e dove il limite tra vittima e carnefice si fa sottile, confuso e inafferrabile. perché le cose non sono mai tutte bianche o tutte nere, perché il male non ha soltanto un volto, perché il dolore sa condurre tanto all'annichilimento quanto alla ferocia e alla vendetta.
ancora una volta, moore ci regala una storia straordinaria e continua a espandere il terryverse lasciando aperta la possibilità che la storia vada avanti e si intrecci (o almeno, io spero tanto che succeda!) a quelle dellə altrə personaggə delle sue opere.

post pubblicato in origine su instagram.

domenica 28 maggio 2023

niente di umano

"ognuno ricorda con precisione dove si trovava e cosa stava facendo quando tutto è cominciato. [...] la frattura con la realtà era stata tanto profonda che dimenticare il momento in cui era avvenuta era impossibile"


lo squarcio, uno strappo violento nel tessuto del reale che separa nettamente il prima e il dopo. in mezzo, un nulla bianco e luminoso che per un attimo acceca ma dopo restituisce a chiunque la vista, anche a chi si era rassegnato, come levi, a non poterla mai più avere.
un assottigliamento tra le dimensioni, spera nina, che possa riavvicinarci a chi non c'è più.
perché mentre il mondo cambiava, lei seppelliva suo zio noah, bruciando di dolore e di rabbia per aver perso per sempre quell'uomo che le raccontava le storie e che aveva gli occhi così simili ai suoi.
l'abisso oscuro di una tomba e quello luminoso da cui arrivano - o si rivelano - le bestie, creature impossibili, chimere mitologiche che sconvolgono ogni possibile tassonomia. inavvicinabili, incomprensibili, proprio come déi, e come déi incarnati e rivelati, ispiratori di un proliferare di nuovi culti, nuove fedi, nuove preghiere.
in questa sorta di anticamera dell'apocalisse, tra manticore e nuove chiese, nina e levi cercano, ognunə a suo modo, una risposta.
e se, invece che a rivelare qualche inimmaginabile verità, i mostri fossero giunti ad ascoltare?
niente di umano racconta come, nel sovvertimento di ogni certezza, le storie rimangono come àncore sicure, porti ospitali e fermi in cui sfuggire alle tempeste.

post pubblicato in origine su instagram.

giovedì 25 maggio 2023

la sera, il giorno e la notte

«da grande voglio diventare una scrittrice», dissi.
«ah sì?», fece mia zia. «be', bello, ma devi anche trovarti un lavoro».
«sarà scrivere il mio lavoro», dissi.
«puoi scrivere quando ti pare. è bello come hobby. ma devi guadagnarti da vivere».
«come scrittrice».
«non dire scemenze».
«sono seria».
«tesoro... i neg*i non possono fare gli scrittori».
«perché no?»
«perché è così e basta».
«sì che possono!»
diventavo categorica quando non avevo idea di cosa stessi parlando. in ben tredici anni non avevo mai letto una singola parola stampata che fosse stata scritta da un nero. mia zia era una donna adulta. ne sapeva più di me. e se avesse avuto ragione?

per fortuna, la zia non aveva ragione e octavia e. butler è diventata una scrittrice. donna. nera. che scrive fantasy e fantascienza. roba da non crederci, roba che quasi quasi sembra impossibile come i mondi fantastici in cui vivono le sue storie. eppure.
la sera, il giorno e la notte è una raccolta di racconti che esplorano realtà immaginate: uomini incinti, messi davanti, fin da ragazzi, alla durezza della vita e alla sofferenza; malattie genetiche che ci pongono questioni filosofiche sulla nostra essenza, sulla nostra capacità e possibilità di decidere chi siamo; storie d'incesto ispirate dal più sacro dei libri; mondi senza più linguaggio in cui le parole terrorizzano; lavori alienanti che riducono gli esseri umani al peggio delle loro possibilità; convivenze impossibili con nuovi colonizzatori; donne a cui è data la possibilità di essere dio, per una volta. in mezzo ci sono due articoli/racconti sulla scrittura, sulle difficoltà della carriera di scrittrice (donna, nera), sull'ossessione per il racconto, due articoli che suonano anche loro quasi come espressione di una realtà fuori dall'esperienza comune e dal buon senso.

butler riesce, in ciascuno di questi racconti, a trascinare lə lettorə dentro la storia e il sistema-mondo che ha immaginato fin dall'inizio e lo fa non spiegandoci come funziona quel sistema-mondo, quali sono le sue regole e i meccanismi che si creano ma semplicemente mostrandocelo, lasciandoci scoprire un dettaglio alla volta una realtà a noi estranea attraverso le voci dellə personaggə e le loro vicende. è un metodo che ci fa immergere completamente nella storia e che finisce per farci immaginare all'interno di quella realtà, dandoci la possibilità di metterci nei panni dellə personaggə e di immaginare il nostro comportamento in quelle situazioni.
tutto questo significa riflettere, ogni volta, su contesti, ambienti, sistemi di relazioni e reazioni etiche/morali a cui non avremmo mai pensato: un esercizio che non è mai fine a sé stesso ma che potrei definire una vera e propria palestra di consapevolezza e autocoscienza.

post pubblicato in origine su instagram.

mercoledì 17 maggio 2023

l'espropriazione

"tutto sembrava richiamare la sensazione che si prova a volte a letto, nell'interzona tra veglia e sonno, quando per un attimo ci sembra di cadere e il corpo reagisce con uno spasmo. è stato come provare quella sensazione per diverse decine di secondi, forse addirittura minuti. so solo che è durato molto più del solito, nell'ordine delle centinaia di volte di più. la persistenza di quella sensazione ne ha cambiato la sostanza. quando succede nel dormiveglia l'esperienza è velocissima ed è seguita immediatamente da una scarica di adrenalina, a volte le due cose, la sensazione di precipitare e la scarica di adrenalina, sono talmente vicine nel tempo da risultare indistinguibili. invece la sensazione di caduta si è protratta, e nel protrarsi è diventata meno verticale, meno acuta. è stato come allontanarmi da me stesso e dal mio corpo, ma senza uscirne, è stato come allungarmi a fisarmonica, estendermi. come se qualcuno o qualcosa mi avesse diffuso"


metti una giornata di merda: la tua ragazza, anzi la tua ex ragazza, ti ha mollato e ne ha approfittato per farti un ritratto non troppo lusinghiero e poi hai passato due ore a piangere seduto al tavolino di un bar a scarabocchiare propositi per il futuro, anche se tanto sai benissimo che non li terrai mai davvero in considerazione.
metti anche che, nella suddetta giornata di merda, incontri una persona che non vedi da anni. e che questo incontro ti riporta alla mente chi eri un sacco di tempo fa, quando andavi al liceo e facevi il cretino per sentirti grande.
fino a qui è uno scenario abbastanza plausibile per un sacco di ipotetici tu. con piccole variazioni, una giornata di merda simile potrebbe succedere a chiunque, magari è già successa a un sacco di gente, magari proprio a te che stai leggendo e ti stai chiedendo dov'è che voglio andare a parare (a parte questa brutta cosa di mettere il dito nella piaga e ricordarti giornate di merda. scusami, giuro che non lo farò più).

però da qui in poi le cose iniziano a prendere una piega inaspettata.
ci sono degli eventi che immaginiamo come plausibili, altri come poco probabili e altri come praticamente impossibili.
il fantastico - è questo quello che, alla quinta uscita, ci hanno insegnato i tardigradi - è quell'elemento che arriva a toglierci da sotto i piedi il terreno delle nostre certezze, rimescola tutte le carte in tavola e stravolge i significati di plausibile, poco probabile e praticamente impossibile.
lo scenario che fino a poco fa poteva adattarsi a un sacco di storie e a un sacco di protagonisti si fa sempre più specifico ed esclusivo perché la persona che appare all'improvviso, quella reminiscenza in carne e ossa di un passato lontano, è carla.
carla potrebbe sembrare anche lei una ragazza come tante altre. eppure.

al liceo, ricorda il nostro anonimo protagonista, carla era una ragazza un po' strana. legava poco con lə compagnə anche se - a dispetto del suo look da dark - era una ragazza per nulla aggressiva. era brava nello studio e non faceva nulla per mettersi in mostra. lui aveva anche pensato di avere una cotta per lei ma invece della solita agitazione euforica tipica delle sue esperienze di innamoramento, con carla si sentiva a disagio in un modo strano, un modo mai sperimentato prima: sentivo una cosa al petto, come se la cassa toracica dovesse spostarsi in avanti da un momento all'altro tirando con sé la pelle. molto sgradevole. e quindi, ai tempi, non era mai successo nulla di memorabile, a parte una solenne umiliazione (strameritata) di cui si ricorda ancora.

ma adesso, sulla banchina e poi dentro un vagone del treno occupato solo da loro due, le cose cambiano. quel viaggio è solo l'inizio di una delle esperienze più assurde e fuori dall'ordinario che gli siano capitate, e che probabilmente gli capiteranno mai.
in qualche modo, la presenza di carla - o una sua qualche abilità che non sempre riesce a controllare - causa a chi le sta accanto un'alterazione di coscienza e di percezione di sé in rapporto all'ambiente che va oltre le scarse conoscenze in materia di sostanze psicotrope del protagonista.
in questo stato, a metà strada tra il panico e l'irrequietezza, carla lo conduce a casa sua dove altri due ospiti - un ragazzo che crede di non essere bravo con le parole e una donna che si è liberata dall'asfissiante attenzione del marito per il suo passato - gli racconteranno gli effetti che carla ha su di loro e soprattutto i motivi che li spingono a sottoporsi ancora e ancora a questo strano trattamento.
nel frattempo, il corpo e la mente del nostro anonimo e ormai sempre più distaccato dalla realtà protagonista, sembrano non riuscire più a rispondere correttamente al suo desiderio di tornare alla normalità di sempre.

con l'espropriazione, caro gervasi declina il fantastico in un mondo che si dispiega all'interno dei suoi personaggi, decostruendo e reinventando il concetto stesso di io, di identità, di percezione, di limiti tra una soggettività e le altre. per il protagonista è letteralmente un viaggio dentro il proprio sé e dentro quello degli altri, una perdita e riacquisizione della propria specifica individualità che funziona come una giostra impazzita e che lo fa sentire estraneo al suo stesso mente-corpo.

venerdì 12 maggio 2023

le streghe in eterno

"le streghe non esistono, ma un tempo esistevano [...] un tempo le streghe erano libere come corvi e impavide come volpi, perché la magia ardeva abbagliante e loro erano le padrone della notte. ma poi giunsero la peste e le epurazioni. i draghi vennero uccisi e le streghe date alle fiamme e i padroni della notte divennero uomini con torce e crocifissi. la stregoneria non è del tutto scomparsa, ovviamente. [...] il predicatore dalle nostre parti dice che la caccia alle streghe è stata la volontà di dio. dice che le donne sono peccatrici per natura e che in loro le arti magiche finiscono inevitabilmente per corrompersi e marcire, come con la prima strega, eva, che avvelenò il giardino dell'eden e condannò l'umanità, e come con le figlie delle sue figlie che hanno avvelenato il mondo con la peste. dice che le cacce hanno purificato la terra e ci hanno condotti nell'era delle mitragliatrici e dei battelli a vapore, e che gli indiani e gli africani dovrebbero ringraziarci in ginocchio per averli liberati dalle loro magie barbariche. nonna mags diceva che erano tutte cretinate, e che la cattiveria è come la bellezza: sta nell'occhio di chi guarda. diceva che la vera stregoneria era solo una conversazione con quel cuore che batte, e che richiede tre cose: la volontà di ascoltarla, le parole da rivolgerle e i mezzi per liberarla nel mondo. [...] le streghe non esistono ancora. ma esisteranno."

era necessaria una citazione iniziale così lunga perché questo libro mi ha conquistata completamente già nelle prime pagine e poi, andando avanti con un racconto che di pagine ne riempie quasi seicento, non ha fatto che convincermi sempre di più.

protagoniste della storia sono tre sorelle: juniper, la prima voce narrante della storia, la più giovane delle tre, selvaggia, carica di odio e risentimento. sua madre è morta dandola alla luce e lasciandola in balia di un padre mostruoso, un essere crudele e violento che non ha fatto altro che tormentare, picchiare e rovinare la vita a lei e alle sue sorelle. agnes, la seconda, bellissima e affascinante, e bella, la maggiore, saggia e dedita allo studio (soprattutto della stregoneria e della sua storia), sono riuscite a fuggire da quella casa e da quel padre orribile ma non sono riuscite a portare juniper - all'epoca solo una bambina - con loro. adesso, a distanza di sette anni, tutte e tre si ritrovano nella città (fittizia, così come il 1893 in cui è ambientato il libro è una sorta di anno parallelo a quello della nostra realtà) di new salem, sorta a qualche decina di chilometri dalle rovine di old salem, teatro di violenze e orrori e roghi di streghe.

la stregoneria non è affatto ben vista anche in un momento storico in cui le donne iniziano le loro battaglie per il diritto al voto: sono però lotte da signore, lontane dal mondo crudele delle donne comuni, di quelle che si avvelenano in fabbrica per pochi spiccioli, di quelle che cercano riparo dalle botte dei mariti e provano a far sopravvivere lə loro figlə.
tre sorelle, sette anni di distanza, un incantesimo pronunciato a metà che in qualche modo le unisce e le fa ritrovare ai piedi di una torre apparsa dal nulla, un luogo magico che dà l'avvio a tutta la storia e che spingerà bella, agnes e juniper a recuperare l'antica saggezza, quella stregoneria che non è mai andata perduta, che è rimasta custodita lì dove gli uomini non si sprecano a cercarla: favole e filastrocche, ninnenanne e qualche proverbio, ricami e libri da donne. sparse tra migliaia di altre parole, le conoscenze si sono tramandate di madre in figlia, di nonna in nipote fino a quando per le tre sorelle eastwood si palesa non solo la possibilità ma anche la necessità di recuperare la magia.

la magia è qui intesa come un potere proprio delle donne - per quanto ne esista anche una versione maschile - per proteggere sé stesse e le proprie sorelle da un mondo che le considera insieme nemiche e vittime. rinsaldando gli antichi legami troncati un tempo dalle bugie, dalle violenze e dagli inganni del padre, bella, agnes e juniper creeranno una nuova sorellanza di donne stanche di subire soprusi da ogni angolo della società in cui vivono, ingaggiando una vera e propria "guerra civile" con l'autorità istituita e incarnata dalla perfida figura di gideon hill, aspirante sindaco nonché difensore di una morale bigotta e maschilista.

nonostante la forte tematica femminista della solidarietà, della sorellanza e del reciproco aiuto tra donne, le cose non sono mai nettamente bianche o nere: non tutte le donne sono alleate e non tutti gli uomini sono nemici. se alcune preferiscono tutelarsi tenendosi lontane dalla sorellanza per proteggere sé stesse e i loro figli, almeno due figure maschili si pongono come compagni di lotta, come august lee, praticante di quella magia maschile di cui sopra e da subito innamorato (e leale e solidale) di agnes, o come il signor blackwell, il vecchio bilbiotecario amico di bella.

le streghe in eterno è un romanzo carico di rabbia, quella rabbia che serve a costruire, a riparare torti e sanare ferite, non quella distruttiva e terrorizzata dei cacciatori di streghe. la storia è intervallate da favole e incantesimi che sembrano filastrocche, impreziosendosi e arricchendosi come un diario, come un grimorio, come una storia che riesce a salvare dall'oblio altre storie e altre parole.
mi sono piaciuti moltissimo poi i riferimenti alla triplice figura femminile incarnata dagli archetipi della vecchia, della madre e della fanciulla. alix e. harrow li rilegge dandogli un'interpretazione lontana da quella modellata da e per lo sguardo maschile che di solito queste parole richiama:
"le fanciulle dovrebbero essere creature dolci e tenere che intrecciano corone di margherite e si trasformano in alberi di alloro piuttosto che sopportare la perdita dell'innocenza, ma la fanciulla non è niente di tutto questo. è quella impetuosa, ferina, la strega che vive libera nei boschi selvaggi. è la sirena e la selkie, la vergine e la valchiria; artemide e atena. è la ragazzina con il cappuccetto rosso che non scappa dal lupo, ma cammina al suo fianco, inoltrandosi nel bosco"
e ancora:
"le madri dovrebbero essere creature deboli e piagnucolose, donne che mettono al mondo i figli e scivolano tranquille verso la morte, ma la madre non è niente di tutto questo. è quella coraggiosa, quella crudele, la strega che ha barattato la stanza del parto con il campo di battaglia, la cucina con il coltello. è boudicca la sanguinaria, è era la senza cuore, la madre che è diventata un mostro"
e infine:
"le donne anziane dovrebbero essere confuse e troppo affettuose, nonne distratte che viziano i figli e hanno sempre la zuppa sul fuoco, ma la vecchia non è nulla di tutto ciò. è quella astuta, quella che sa tutto, la strega troppo saggia che conosce le parole di ogni maledizione e gli ingredienti di ogni veleno. è baba jaga e black anna; è la fata malvagia che dispensa maledizioni invece che doni per i battesimi"
sono archetipi di donne forti e combattive che non conoscono la violenza fine a sé stessa, che non la praticano per prepotenza ma per difesa e per riappropriarsi degli spazi perduti, delle integrità sottratte. è questa necessità di guerra che percorre tutto il libro, una guerra sostenuta dall'amore - quello romantico, quello materno, quello per sé stesse - che permea tutto il racconto e lo rende molto più di un semplice romanzo fantasy. le streghe in eterno è un racconto di lotta e di rivalsa, di orgoglio e potere ritrovato, di sete di conoscenza e di giustizia.
ed è uno dei libri più affascinanti che mi è capitato di leggere negli ultimi mesi.

lunedì 8 maggio 2023

the second goldfish

«sono dei piccoli tesori, perciò li tengo da parte. un giorno riaprirò questa scatola e sarò travolta da un fiume di ricordi e nostalgia. già non vedo l'ora»
«davvero? mi riesce difficile immagino che degli oggetti che ti sono già praticamente indifferenti ora ti daranno gioia in futuro»
«a volte sei troppo saggio»

quando leggo le storie di panpanya ci ritrovo dentro un sacco di me, di solito nelle cose che sembrano più stupide. dico stupide perché mi sono un po' troppo abituata a etichettare le cose come dovrei fare secondo il metro di giudizio comune, adattandomi a quelle che sono le aspettative che la società ha su di me. leggere panpanya, vagare insieme alla bambina senza nome e vivere le sue avventure assurde, mi riporta sempre a provare quella meraviglia, quello stupore per il mondo e le sue stranezze che dovrebbe essere prerogativa dellə bambinə e invece, per fortuna, certa letteratura è ancora in grado di farci provare.

post pubblicato in origine su instagram.

martedì 2 maggio 2023

il mare del settimo giorno

"tutti quei luoghi comuni sul conoscere qualcuno da una settimana ma avere la sensazione di essere amici da una vita si applicano a questa situazione. è tutto diverso da qualsiasi altra amicizia abbia mai avuto, e mi piace."

duncan e owen hanno quindici anni, quel periodo della vita in cui il mondo è un casino incomprensibile se non un vero e proprio nemico e la propria piccola realtà è il mondo intero. non so se esiste un periodo della vita più spaventoso e più bello insieme: non sapere ancora cosa si è fa paura ma la possibilità di poter diventare qualsiasi cosa è entusiasmante, ci si sente dentro un potenziale infinito eppure basta così poco per credersi distruttə.
e questo è quello che più o meno sta succedendo a duncan: tutto sta cambiando a una velocità straordinaria e lui è sicuro di non riuscire a stare dietro a questa realtà impazzita e l'idea che il suo gruppo di amici si stia sgretolando, che tutto stia cambiando e che l'età adulta sia a un passo dietro l'angolo lo fa sentire perso e spaventato. ormai da un anno ha iniziato a soffrire di depressione ma non è riuscito a dirlo ai suoi amici di sempre, neppure a lorenzo, che conosce fin da quando erano bambini. duncan ha paura che possa essere la goccia che fa traboccare il vaso, l'ultima ragione utile a distruggere completamente il loro rapporto.
gli altri crescono, c'è chi sta con una ragazza (ah, quanta paura fanno a quell'età l'amore e il sesso, ah, quanto non cambia poi tanto con il passare del tempo) e chi passa le ore in palestra, di certo ormai i videogiochi e le serie tv di fantascienza non interessano più nessuno se non lui. duncan si sente invischiato in sé stesso, incapace di crescere e di cambiare seguendo gli altri.
ma quando incontra owen, tutto comincia a cambiare.
owen non è come gli altri ragazzi. a dire il vero, è difficile capire chi sia davvero owen, è difficile dire persino se riesca a capirlo lui stesso. l'unica cosa certa è che con lui, duncan riesce a non sentirsi a disagio, è capace di essere sé stesso.
è incredibile come il tempo sia una variante così poco significativa nell'amicizia: qualcuno che conosci da pochi giorni diventa improvvisamente la persona con cui riesci a vivere meglio mentre gli amici di una vita sono dei veri e propri estranei.

quello che duncan non sa di owen però è che, da quando è morto suo padre, la vita del ragazzo si è scissa: da un lato il mondo reale, quello delle frasi fatte degli adulti e delle parole che costruiscono una realtà forse bella da pensare ma diversa da quella che ricorda, e dall'altra parte un mondo in cui gli spiriti dei morti sono una faccenda reale, in cui bisogna che le anime giungano sane e salve verso il mare del settimo giorno per trovare finalmente la pace. lì owen ha una missione da compiere e un nemico - forse - da sconfiggere.

i due mondi si intersecano per tutto il romanzo e le storie si intrecciano mentre il legame tra duncan e owen si fa sempre più stretto, i drammi adolescenziali del gruppo e della sorella di duncan, emily, vanno inesorabilmente avanti stravolgendo le loro esistenze.
come se non bastasse, le amiche di emily, con cui avrebbe dovuto partecipare a un talent organizzato nella scuola, hanno deciso di mollarla e duncan vuole riuscire ad aiutare la sorella a realizzare il suo desiderio di esibirsi (piccola pausa per sottolineare una cosa che ho apprezzato moltissimo: emily è una ragazzina disabile che usa la sedia a rotelle ma neanche una volta il suo personaggio viene reso in modo pietistico o innalzato sul podio da eroe per questo. può anche succedere che, se leggete con poca attenzione, non facciate nemmeno troppo caso alla sua sedia a rotelle fino alla fine. grazie david owen per questo personaggio così meravigliosamente disabile e normale).

nelle parole di duncan e owen - che si alternano nel mondo reale come voci narranti - c'è un universo intero: il valore dell'amicizia, la difficoltà di affrontare un lutto - propriamente tale o metaforico che sia - e quella di ricalcare l'immagine che lə altrə hanno di te, la gioia di incontrare un'anima affine e lo sconcerto di scoprire quanto sia facile crescere seguendo strade differenti, allontanarsi e forse perdersi.

non so com'è leggere il mare del settimo giorno a quindici anni, però so che da qualche parte è rimasto un pezzetto della me quindicenne (che probabilmente non se ne andrà mai via) che si è sentita coccolata e consolata da questa storia e che ha trovato due amici in duncan e owen. perché sì, è vero che ci sono racconti pensati per un certo tipo di lettorə ma è vero soprattutto che una bella storia è capace di toccare le corde giuste nell'animo di chiunque e che certi personaggi restano indimenticabili, poco importa che età hanno, dove vivono e quanto sono capaci di resistere al cibo troppo piccante.
quindi, fatevi un favore: per qualche pomeriggio tornate adolescenti e regalatevi questo romanzo.