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martedì 9 gennaio 2024

il focolare è una bestia affamata

avrei potuto passare il natale nel mio appartamento, io e i ragazzi ci saremmo scambiati i regali sotto un alberello di plastica, poi avremmo visto un film, avremmo fatto un gioco da tavolo. invece sono qui, trascinato nell'incubo di mia sorella.

ci siamo appena liberatə del natale, dell'incubo dei regali e dei pranzi e delle cene e dei parenti ed ecco che vi ci ritrascino insieme ad angelo maria perongini perché il suo il focolorare è una bestia affamata (nuovo tardigrado, anche questa volta a cura di valentina presti danisi) non si limita soltanto a ricordarci di quanto le riunioni di famiglia durante le feste possano essere gradevoli come una carie il venerdì sera, anzi!
ammetto che quando ho iniziato a leggere questo brevissimo romanzo ero parecchio scettica: abbiamo scritto romanzi e racconti, girato film, photoshoppato meme e articolato lamentele sempre più divertenti (o sempre più drammatiche) su quanto possa essere pesante questo periodo quindi, mi chiedevo, cosa c'è di così fantastico da far entrare nella collana tardigradi un racconto che parla proprio del natale in famiglia? però angelo fa questa cosa che piano piano ti trascina in una sorta di incubo allucinato...
c'è qualcosa qui che riesce a essere allo stesso tempo come dovrebbe essere eppure fuori posto. come quando guardi la tua stanza in uno specchio.
lando aveva programmato di passare il natale insieme allə amicə, una serata tranquilla nel suo appartamento, con tanto di alberello plasticoso, scambio di regali, cenetta, film e partita a qualche gioco da tavolo. però come fare a dire no a vivi, a sua sorella, e alla sua richiesta di passare il natale con loro, con la mamma che sta sempre peggio e - assicura - senza il resto dell'orrido parentame?
come fare a deludere tuttə, a deludere la mamma che ormai vive in un mondo che si è costruita dentro la sua testa, a deludere vivi che ha rinunciato a tutto pur di accudirla, di non farla finire in una casa di riposo? e, soprattutto, come fare a mettere a tacere i sensi di colpa da figlio che è andato via, che si è fatto una vita fuori, lontano da casa e dalla vischiosa malinconia che custodisce al suo interno, quel grumo di ricordi sbiaditi, fagocitati dalla realtà di un presente disperante che non lascia spazio a qualche sogno per il futuro?
lando accetta, a malincuore, e torna a casa, con la promessa che saranno solo loro, lui, vivi, la mamma e il papà, una placida vigilia in famiglia a ricostruire il presepe della loro famiglia sgangherata e ormai spezzata. niente ziə, niente cuginə, nessunə se non loro. e invece.

il suono del campanello, in il focolare è una bestia affamata, funziona come le trombe degli angeli che annunciano l'apocalisse. è un abbaiare cupo o un urlo lancinante che scatena paura e angoscia e non soltanto perché annuncia l'arrivo del resto della famiglia, aragosta compresa.
fermiamoci un attimo qui: tuttə, o quasi, ci ritroviamo con qualche parente imbarazzante.
lo zio fascista, la zia omofoba, la cugina che non smette di giudicare vestiti, acconciature e girovita altrui... ovviamente, nella famiglia di lando il bestiario si presenta al completo, un meme vivente, il peggio della società piccolo-borghese incarnato in un quintetto che sembra uscito dal catalogo degli orrori natalizi. e insieme a loro c'è l'aragosta, il cibo del ricatto, il pegno da pagare per non essere semplici ospitə, per non sentirsi scrocconə, per ripagarsi il diritto di essere presenti.

così, tra i commenti - diciamo - inopportuni sulla vita privata di lando e vivi e le uscite infelici della mamma, la cena si trasforma velocemente in un perfetto disastro, condita dal sugo che la piccola neve, progenie della cugina (lei, sì, con una vita privata ben realizzata e come si conviene), fa schizzare sui vestiti di tuttə. ed è per neve che viene organizzata la consueta recita dell'arrivo di babbo natale, lo zio camuffato che esce di nascosto per poi suonare il campanello, lasciare alla bambina il sacco con i regali e tornare velocemente a indossare di nuovo i suoi panni, per non turbare i sogni infantili della piccola peste.
momento idilliaco che segna - ancor più del primo scampanellio - l'inizio della tragedia.

perché può esserci molto di peggio che una cena spiacevole con lə parenti, molto di peggio che dei commenti inopportuni, dei parenti mezzo fasci.
ad esempio, può succedere che una bambina svanisca nel nulla.
e che la sua sparizione inneschi un processo a catena in cui lentamente la realtà si ripiega su sé stessa, ridefinendosi e, allo stesso tempo, risignificando episodi sepolti in profondità nella memoria di lando e nella coscienza di vivi...

il focolare è una bestia affamata è un racconto che mi ha davvero sorpresa e incantata, mi ha trascinata in un vortice fatto di bugie, rimorsi e colpe, di realtà distorte e rivelazioni. un esordio, quello di perongini, davvero stupefacente!

lunedì 7 agosto 2023

lady lava

"daki le ha insegnato che eliminare tutte le domande è sbagliato, che la rabbia va modellata sui tempi. che i tempi, appunto, esistono e cambiano di continuo. forse c'è un margine di miglioramento, non solo una fine del mondo. la fine del mondo, finché ci sarà della rabbia in giro, non arriverà mai. lei in cambio spera di averle mostrato che la furia può anche trovare una pace assoluta. che rimproverarsi per ciò che si è non serve a niente."

a parte che mi tatuerei un paio di frasi da questa citazione, lady lava, ultimo tardigrado uscito qualche settimana fa, conferma l'altissima qualità della collana di narrativa fantastica breve di eris edizioni (in cui c'è pure l'esperto zampino di valentina presti danisi, cosa che non si dice mai abbastanza).
il fantastico che mi piace è quello che, immaginando e fantasticando, racconta la realtà, il nostro presente o il futuro che potrebbe aspettarci proprio dietro l'angolo, subito dopo le catastrofi che ogni giorno cercano di raccontarci come normalità.

e in questo futuro probabile, diletta crudeli racconta una storia, a metà tra la fiaba e il thriller, che si svolge sotto un sole feroce, che brucia le cose e fa perdere la ragione. quello di lady lava è un mondo in cui i cibi sono ormai prodotti sinteticamente, in cui ci si chiede che sapore avevano, una volta, le cose, in cui gli animali sono quasi del tutto estinti e gli esseri umani vivono sotto scudi protettivi che schermano il calore mortifero del sole. in questo mondo, daki sembra l'unica a non maledire il caldo e i raggi solari, a non scappare da loro ma anzi a cercarli con avidità da lucertola.
a tenerla ancorata al mondo, c'è kaska, una ragazzina come lei, con cui daki intreccia un rapporto di amore e odio, un'amica che a volte sembra una madre e che, proprio come una madre, per quanto amore possa provare, non riesce mai veramente a comprenderla. hanno appena finito la scuola universitaria e l'estate che dovrebbe prepararle a una vita nuova trascorre lenta, quasi immobile, come se invece nulla potesse cambiare mai, tra chili di ghiaccioli e notizie che girano su profile (una sorta di megasocial/mondo virtuale). è dalla rete che daki e kaska vengono a sapere degli efferati omicidi attribuiti a una creatura feroce e inumana, fatta di fuoco e fiamme, lady lava.

e mentre daki prova a scoprire di più sul "mostro" che terrorizza tutti e affascina lei, la storia inizia a saltare avanti e indietro nel tempo: scopriamo che lava, insieme a neve, ragno, radice e folgore, sono creature di un tempo lontano, un passato ormai dimenticato in cui loro, come personificazioni della natura selvaggia, si ritrovano a lottare per la loro stessa sopravvivenza, contro il più pericoloso dei nemici, l'essere umano.
è nel presente di daki che la storia di lady lava si intreccia con la sua. daki e lava sono creature che nulla potrebbero avere in comune se non l'odio per chi stravolge il mondo, i suoi paesaggi, i suoi equilibri disperatamente aggrappatə a un'idea di sopravvivenza che non prova neppure a immaginare il cambiamento e la convivenza con lə altrə, una sopravvivenza che tiene conto delle forze naturali solo per cercare il modo di piegarle e annientarle.

le loro storie, superando la barriera del tempo, arrivano a fondersi l'una nell'altra in un finale drammatico e in qualche modo catartico che mi ha sinceramente sorpresa.

post pubblicato in origine su instagram.

mercoledì 17 maggio 2023

l'espropriazione

"tutto sembrava richiamare la sensazione che si prova a volte a letto, nell'interzona tra veglia e sonno, quando per un attimo ci sembra di cadere e il corpo reagisce con uno spasmo. è stato come provare quella sensazione per diverse decine di secondi, forse addirittura minuti. so solo che è durato molto più del solito, nell'ordine delle centinaia di volte di più. la persistenza di quella sensazione ne ha cambiato la sostanza. quando succede nel dormiveglia l'esperienza è velocissima ed è seguita immediatamente da una scarica di adrenalina, a volte le due cose, la sensazione di precipitare e la scarica di adrenalina, sono talmente vicine nel tempo da risultare indistinguibili. invece la sensazione di caduta si è protratta, e nel protrarsi è diventata meno verticale, meno acuta. è stato come allontanarmi da me stesso e dal mio corpo, ma senza uscirne, è stato come allungarmi a fisarmonica, estendermi. come se qualcuno o qualcosa mi avesse diffuso"


metti una giornata di merda: la tua ragazza, anzi la tua ex ragazza, ti ha mollato e ne ha approfittato per farti un ritratto non troppo lusinghiero e poi hai passato due ore a piangere seduto al tavolino di un bar a scarabocchiare propositi per il futuro, anche se tanto sai benissimo che non li terrai mai davvero in considerazione.
metti anche che, nella suddetta giornata di merda, incontri una persona che non vedi da anni. e che questo incontro ti riporta alla mente chi eri un sacco di tempo fa, quando andavi al liceo e facevi il cretino per sentirti grande.
fino a qui è uno scenario abbastanza plausibile per un sacco di ipotetici tu. con piccole variazioni, una giornata di merda simile potrebbe succedere a chiunque, magari è già successa a un sacco di gente, magari proprio a te che stai leggendo e ti stai chiedendo dov'è che voglio andare a parare (a parte questa brutta cosa di mettere il dito nella piaga e ricordarti giornate di merda. scusami, giuro che non lo farò più).

però da qui in poi le cose iniziano a prendere una piega inaspettata.
ci sono degli eventi che immaginiamo come plausibili, altri come poco probabili e altri come praticamente impossibili.
il fantastico - è questo quello che, alla quinta uscita, ci hanno insegnato i tardigradi - è quell'elemento che arriva a toglierci da sotto i piedi il terreno delle nostre certezze, rimescola tutte le carte in tavola e stravolge i significati di plausibile, poco probabile e praticamente impossibile.
lo scenario che fino a poco fa poteva adattarsi a un sacco di storie e a un sacco di protagonisti si fa sempre più specifico ed esclusivo perché la persona che appare all'improvviso, quella reminiscenza in carne e ossa di un passato lontano, è carla.
carla potrebbe sembrare anche lei una ragazza come tante altre. eppure.

al liceo, ricorda il nostro anonimo protagonista, carla era una ragazza un po' strana. legava poco con lə compagnə anche se - a dispetto del suo look da dark - era una ragazza per nulla aggressiva. era brava nello studio e non faceva nulla per mettersi in mostra. lui aveva anche pensato di avere una cotta per lei ma invece della solita agitazione euforica tipica delle sue esperienze di innamoramento, con carla si sentiva a disagio in un modo strano, un modo mai sperimentato prima: sentivo una cosa al petto, come se la cassa toracica dovesse spostarsi in avanti da un momento all'altro tirando con sé la pelle. molto sgradevole. e quindi, ai tempi, non era mai successo nulla di memorabile, a parte una solenne umiliazione (strameritata) di cui si ricorda ancora.

ma adesso, sulla banchina e poi dentro un vagone del treno occupato solo da loro due, le cose cambiano. quel viaggio è solo l'inizio di una delle esperienze più assurde e fuori dall'ordinario che gli siano capitate, e che probabilmente gli capiteranno mai.
in qualche modo, la presenza di carla - o una sua qualche abilità che non sempre riesce a controllare - causa a chi le sta accanto un'alterazione di coscienza e di percezione di sé in rapporto all'ambiente che va oltre le scarse conoscenze in materia di sostanze psicotrope del protagonista.
in questo stato, a metà strada tra il panico e l'irrequietezza, carla lo conduce a casa sua dove altri due ospiti - un ragazzo che crede di non essere bravo con le parole e una donna che si è liberata dall'asfissiante attenzione del marito per il suo passato - gli racconteranno gli effetti che carla ha su di loro e soprattutto i motivi che li spingono a sottoporsi ancora e ancora a questo strano trattamento.
nel frattempo, il corpo e la mente del nostro anonimo e ormai sempre più distaccato dalla realtà protagonista, sembrano non riuscire più a rispondere correttamente al suo desiderio di tornare alla normalità di sempre.

con l'espropriazione, caro gervasi declina il fantastico in un mondo che si dispiega all'interno dei suoi personaggi, decostruendo e reinventando il concetto stesso di io, di identità, di percezione, di limiti tra una soggettività e le altre. per il protagonista è letteralmente un viaggio dentro il proprio sé e dentro quello degli altri, una perdita e riacquisizione della propria specifica individualità che funziona come una giostra impazzita e che lo fa sentire estraneo al suo stesso mente-corpo.

mercoledì 26 aprile 2023

qualcuno dovrà pensare ai rettili

"a rovellana, piccolo comune di circa trecento anime della campagna vercellese, un'ordinanza comunale ha stabilito che i non residenti del comune devono fare domanda al sindaco per entrare nel territorio comunale."


accade così, per caso, leggiucchiando tra le pagine di un giornale locale, che nicoli scopre di rovellana e del suo pass e, con la testa piena di domande su come può funzionare una comunità sigillata nei confronti del mondo esterno in un sistema-mondo che si fonda sullo scambio e la libera circolazione dei beni come delle informazioni, decide di richiederne uno per scrivere un articolo su questo paese.

oggi chiusa per decreto, rovellana è stata una piccola ma autosufficiente comunità contadina prima e industriale poi. in seguito, come in tanti altri piccoli paesi, la fine dell'epoca d'oro dell'industrializzazione, la delocalizzazione delle imprese e la globalizzazione dei mercati hanno distrutto l'identità del paese e dellə suə abitanti. non sanno più chi sono, non sanno più qual è il loro posto.
perdere la propria identità genera paura e la paura è solo l'anticamera della chiusura e della violenza: «c'è un gran bisogno di riscoprire le nostre radici [...] e di eliminare chi ci vuol fare dimenticare chi siamo».
se non si riesce più a definire la propria appartenenza - «i sogni dei rovellanesi erano prima sogni di contadini, poi sono divenuti sogni operai. loro appartenevano a quel mondo e sognavano di quel mondo. [...] i rovellanesi non sono più nulla. quali sono i loro sogni?» - il modo più facile per tornare a riconoscersi è unirsi contro qualcunə.
essere dalla stessa parte della barricata contro lo stesso nemico è il modo più facile, primitivo e per questo universale e facile da accettare, di sentirsi parte di qualcosa.
e chi dovrebbe essere il nemico di rovellana? un generalizzato e fumoso straniero, indefinito e indefinibile ma sicuramente criminale da cui i rovellanesi devono difendersi: ecco il motivo del pass, misura probabilmente esagerata e criticabile ma, a quanto pare, necessaria. ma come si fa a convincere un intero paese a credere in qualcosa che non esiste?

con il suo pass valido tre giorni, nicoli ci fa conoscere - attraverso i suoi occhi e il suo tono da inchiesta giornalistica - rovellana. l'atmosfera è fin da subito angosciante e straniante, e ciascuno sembra interpretare un ruolo ben definito, come se si attenesse a un copione già scritto: martin, il sindaco, accogliente e in qualche modo amichevole; rughini, unico medico del paese; piangrano, assessore con la faccia da sceriffo di vecchie pellicole scolorite e nicoli, il giornalista ficcanaso da tenere sotto controllo.
letteralmente sotto controllo, ventiquattr'ore su ventiquattro, guidato e informato di rovellana, della sua storia e della sua particolare soluzione alla criminalità dai tre autoeletti ciceroni. in qualche modo però, nicoli riesce a sfuggire dall'ossessiva presenza delle sue guide che amano ribattere sempre sugli stessi argomenti ma svicolano ad alcune domande - ad esempio, perché tutti quei campi da tennis? - e arriva a un pelo dall'angosciante mistero di rovellana, un mistero fatto di capannoni sperduti in mezzo alla campagna, spari a vuoto e... rettili.

qualcuno dovrà pensare ai rettili è una distopia nostrana, impernata su quelle paure che conosciamo bene perché ne siamo circondatə ogni giorno, sul senso di smarrimento davanti a un mondo troppo veloce che non ci concede di stare al passo. rovellana incarna il senso di sfiducia nelle istituzioni nel peggiore dei modi possibili, reiterando i sistemi più sbagliati di quel mondo che ci fa sentire abbandonatə e costantemente in pericolo e che per questo si cerca di chiudere fuori.
walter comoglio ha immaginato una cittadina tanto strana e impensabile da essere tremendamente possibile. e questo è il fantastico che ci piace di più, quello capace di mostrarci al meglio chi siamo e, soprattutto, chi stiamo diventando.

lunedì 27 marzo 2023

i tardigradi: intervista a eris edizioni

“tutta la letteratura è fantastica” (jorge luis borges)
il logo della collana disegnato da bart salvemini

lo scorso autunno esordiva la nuova collana di eris edizioni i tardigradi – biblioteca del fantastico, una collana di racconti lunghi in piccolo formato (realmente tascabile) che spaziano dal fantasy al weird alla sci-fi e a tutte le possibili declinazioni dell’immaginifico.
dopo i primi tre titoli – “creature dell’assenza” di gloria bernareggi e sephira riva, “un allegro nichilismo cosmico” di alessandro sesto e “corpo” di silvio valpreda – di cui abbiamo parlato qui, è stato annunciato in questi giorni il quarto tardigrado “qualcuno dovrà pensare ai rettili” di walter comoglio. approfittiamo dell’occasione per farci una chiacchierata con le ragazze e i ragazzi di eris per scoprire qualcosa di più di questa nuova collana. buona lettura!

ciao ragazzə e bentornatə su claccalegge! partiamo da una considerazione: i racconti, almeno in italia, non sono esattamente la forma narrativa più amata. o, pare, non lo erano fino a qualche tempo fa: negli ultimi anni, oltre ai tardigradi, sono spuntate sui nostri scaffali diverse collane di racconti lunghi o novellette, come dicono i bookblogger fighi. cosa è cambiato negli ultimi tempi per far rivalutare così tanto la narrazione breve?
► Crediamo che la forma racconto sia una forma amata, non bisogna confondere i gusti di chi legge con le scelte del mercato. In parte è stata lentamente dismessa dall’industria editoriale per puntare su volumi sempre più lunghi e più complessi (e spesso con un certo prezzo) perché è questo che cerca “la clientela” di riferimento di un pezzo di editoria. Ma nella realtà, da un punto di vista storico, molti autori classici hanno scelto questa forma, come Kafka, Bulgakov, Melville, e allo stesso tempo, seppure un po’ odiate, le raccolte di racconti non hanno mai lasciato le librerie.
In diverse realtà abbiamo avuto la stessa intuizione nello stesso momento: ridare a questa forma narrativa una sua dignità propria, offrendo a chi legge la possibilità di esplorare tramite la forma breve singoli immaginari (ma gli immaginari comprendono mondi). Contemporaneamente la forma breve può andare incontro a diverse esigenze di disponibilità di tempo, di tasche, di possibilità/capacità di concentrazione. Abbiamo vite complesse, con tempistiche complesse e budget non proprio illimitati. Questo almeno per noi è un elemento che non può essere dimenticato.
Ogni realtà, con le sue specifiche, ha voluto dare importanza a questa forma, spesso legandola al macrogenere del fantastico, con diverse declinazioni, e ogni realtà editoriale seguendo la sua identità, in modo lineare ci verrebbe da dire, e siamo davvero felici che Eris non sia sola in questo viaggio, ci sentiamo davvero in ottima compagnia e seguiamo con curiosità le altre collane.
Per noi questa collana è anche figlia di un macro ragionamento, che affonda le sue radici in collane storiche e controculturali come i Millelire di Stampa Alternativa. Come primo passo ci ha fatto immaginare e poi creare la collana BookBlock, che è di saggistica breve, ora con i Tardigradi ci affacciamo alla narrativa breve, proseguendo il percorso nel weird e nel fantastico intrapreso con la nostra collana di narrativa Atropo (romanzi e raccolte di racconti), che è illustrata. E ti possiamo spoilerare che presto ci saranno news anche legate al fumetto e alla forma breve. Ci sembra importante che ogni persona possa esplorare, sia come autor* che come lettor*, tutte le diverse forme narrative.
altra considerazione: sembra che ultimamente il fantastico, in ogni sua declinazione, stia vivendo una nuova età dell’oro. la narrativa occidentale eurocentrica si trascina da almeno un paio di secoli il peso del verismo/naturalismo, adesso invece sembra che tutti stiano riscoprendo il fascino delle realtà immaginate, delle atmosfere oniriche, dei mondi alternativi, di tutto ciò che la fantasia riesce a creare: un modo di intendere la narrazione molto meno “nostro”. si potrebbe vedere come una sorta di decolonizzazione (finalmente) della narrativa?
► Ci piacerebbe rispondere di sì, ma non abbiamo tutto questo ottimismo. Crediamo che sia più un discorso di ibridazione, almeno per quanto riguarda l'Italia. Sicuramente c’è anche un’apertura in questo senso, ma da un certo punto di vista il mondo letterario italiano, anche se ci sono autori storici del Novecento di importanza fondamentale che hanno sempre affondato con piacere le mani nel mondo del fantastico, ha sempre un po’ snobbato il fantastico. Se guardiamo i principali premi letterari e i titoli in classifica, sì, sembra che il realismo non se ne sia mai andato. Tra drammi familiari borghesi, saghe di famiglia, romanzi storici o di impegno e di denuncia, magari autobiografici, il fantastico non ha mai avuto abbastanza spazio sugli scaffali principali. Ora sembra che finalmente abbia trovato il suo spazio. Non sappiamo se per un cambio di gusto del pubblico o la contaminazione con altre forme narrative e di intrattenimento come serie tv e videogiochi. Sicuramente c’è stata una storicizzazione del fantastico proveniente da altri paesi e fortunatamente non solo dal mondo anglofono e forse di fianco a certi nomi storici finalmente ci si apre anche al nuovo. Soprattutto si sta capendo che dentro il fantastico (e il fantastico può essere tutto: non solo weird, fantascienza, fantasy, horror) invece c’è tanta realtà, tante riflessioni e spesso anche impegno e critica sociale. È un macro genere che è stato tacciato di disimpegno in quanto “letteratura di evasione” oppure di basso e popolare, una bella visione classista. Ma sappiamo invece benissimo quante tematiche contiene oggi: ambiente ed ecologia, transfemminismo, lotte per i diritti civili, chiaramente percorsi decoloniali, identitari per molti soggetti in situazioni di marginalità, antispecismo, anticlassismo. Tutto questo è sicuramente un ulteriore passo per decolonizzare finalmente la narrativa, ma anche per aprirsi all'impossibile, all’imprevedibile. E aprire la propria mente: anche perché qualsiasi cosa, prima di poterla fare, bisogna riuscire a immaginarla.
a proposito di decolonizzazione: ci saranno autrici e autori stranieri (magari non occidentali) nella collana tardigradi?
► Per ora no, l'idea è proprio di creare una galleria di immaginari che affondano le loro radici nel qui e ora, e quindi vogliamo dare spazio a persone che creano e immaginano storie a partire da questo specifico contesto sociale, territoriale. Inoltre, in un mercato editoriale chiaramente un po’ esterofilo soprattutto nel fantastico, una collana di questo tipo è un’ottima possibilità per far conoscere tante voci diverse. Speriamo che la forma breve aiuti a esplorare il fantastico italiano, non solo quello proposto da noi ma da tutte le realtà editoriali che se ne stanno occupando.
la copertina del quarto tardigrado!

i primi tre titoli – “creature dell’assenza”, “un allegro nichilismo cosmico” e “corpo” – sono, per tematiche, stili e atmosfere, molto diverse tra loro: come sono stati scelti questi racconti? e cosa ci aspetta tra le prossime uscite?
► È sempre difficile spiegare cosa cerchiamo, ma hai descritto perfettamente il lavoro che vogliamo fare. Il fantastico si può declinare in infiniti modi e ci piacerebbe offrire una carrellata di tutto quello che può essere. Per questo abbiamo scelto di aggiungere al nome della collana, I Tardigradi, la dicitura: Nuova Biblioteca del Fantastico.
In un testo cerchiamo una visione autoriale forte, una fusione totale tra l’elemento fantastico e la narrazione, ma anche un senso di ricerca e di scoperta, di stupore, l’inconsueto. Si deve sentire la rielaborazione personale e intima di chi l’ha scritto, il suo sguardo. A volte ci sono racconti che hanno un meccanismo narrativo e uno stile perfetti, ma che dopo che li leggi, ti rendi conto che potrebbero essere stati scritti da mille persone diverse, anche se parlo di racconti che di per sé funzionano. Noi cerchiamo l’opposto, un’elaborazione che ci faccia sentire la presenza, unica, di chi l’ha scritto.
Possiamo fare qualche spoiler sulle nostre scelte: abbiamo da poco annunciato come primo autore del 2023 Walter Comoglio. Il secondo titolo sarà di Caro Gervasi (super spoiler!): nel suo racconto l’elemento fantastico è semplice e contenuto e contemporaneamente imprescindibile, ogni volta che lo leggiamo troviamo nuove implicazioni e chiavi di lettura, un’elaborazione particolarissima, una situazione potenzialmente claustrofobica ma anche senza confini, apertissima, che parla di individualità e di collettività allo stesso tempo, l’esempio perfetto di quello che stiamo cercando.
L’ultimissima anticipazione riguarda il terzo Tardigrado dell’anno, che dovremmo presentare in anteprima durante il Salone del libro di Torino. È scritto da una persona che collabora con un’altra delle case editrici che in questo momento si stanno occupando davvero bene di fantastico. Per noi questa cosa è emblematica di come un certo tipo di editoria indipendente vive di collaborazioni e di sinergie, non di rivalità. È una cosa davvero bella e importante che in qualche modo testimonia una volontà comune di portare avanti le cose fianco a fianco, ogni realtà nel suo modo peculiare, ma creando davvero una mappa di esplorazione comune che si arricchisce del lavoro di ogni soggettività.
è interessante anche la grafica di questa collana: la copertina bianca che lascia intravedere l’illustrazione di copertina (che in realtà è un’illustrazione di quarta di copertina) e anche tra le illustratrici e gli illustratori – elena mistrello, stefano zattera e tommygun – c’è molta eterogeneità. come vengono scelti le artiste e gli artisti con cui lavorate e perché avete scelto di mettere l’illustrazione solo sul retro del libro?
► Complicato. Abbiamo lavorato tantissimo alla scelta della grafica e alla fine, anche se poi chi lo prende in mano non ci fa caso, per noi c’è tutto un discorso concettuale.
Il fronte della copertina è bianco, con le solite scritte: nome dell* autor* e titolo. Ma le scritte sono “bucate”, per cui dentro si vede l’illustrazione che invece è appunto presente grande nel retro della copertina, dove è accompagnata da una sinossi brevissima. L’occhio vede la scritta e allo stesso tempo cerca di leggere sia la scritta che l’illustrazione che c’è dentro, e quindi andare oltre, guardare al di là, che poi è quello che fa il fantastico.
Inoltre le illustrazioni di solito sono sul fronte della copertina, non nel retro, ed è un altro modo per cambiare il punto di vista, stravolgere l’ordinario e aprirsi all’inconsueto. Scegliendo questa veste grafica abbiamo anche superato il discorso gerarchico tra immagine e parola che spesso, non sempre, vuole che nelle copertine l’illustrazione sia di servizio al testo e non viceversa. Chi prende in mano il libro e lo gira per leggere la “solita” quarta, si ritrova davanti un’immagine, che non ci dovrebbe essere, o almeno non in quel modo. E allo stesso tempo un’immagine può comunicare tantissime informazioni, colpire in modo diverso la nostra immaginazione. E forse ci può far entrare molto più facilmente nel mood del racconto. Poi chiaro, abbiamo voluto mantenere una sinossi, ma davvero al minimo, perché molto di quello che normalmente c’è in una sinossi, non scritto, c’è già proprio nell’illustrazione. 
E scegliere chi farà l’illustrazione è un gioco magico incredibile che anche noi non ci spieghiamo: intuizione, conoscenza delle poetiche, dei segni, il giusto miscuglio tra riflessione, caso e voglia di giocare a incrociare universi creativi diversi.
il formato rimanda inevitabilmente alla collana bookblock, vostro grande successo che somiglia tantissimo nel formato ai tardigradi benché i contenuti – i bookblock, per chi avesse passato gli ultimi anni sulla luna, sono una collana di saggi pop su un’infinità di argomenti – siano così diversi. i risultati ottenuti con questa collana di mini-saggi hanno influito sulla decisione di dar vita ai tardigradi?
► In realtà sì e no. Il breve ce lo abbiamo sempre avuto dentro, prima ancora che come casa editrice proprio come persone che leggono.
Entrambe le collane nascono dalle stesse riflessioni. Ma contemporaneamente aver fatto i BookBlock e da poco i BookBlock+  (ovvero sempre saggi brevi ma un po’ più lunghi dei BB classici) ci ha aiutato a immaginare come potesse essere questa collana. Alla fine c’è sempre voglia di variare, per chi scrive, per chi legge e anche per chi ci lavora. È bello lavorare all’editing di un romanzo per due anni, come è successo con il romanzo Palude di Uduvicio Atanagi che è di 500 pagine, ma allo stesso tempo è bello e stimolante lavorare sul breve, trovargli un corpo cartaceo, dargli spazio, farlo girare. Con il breve anche noi esploriamo un sacco di voci e narrazioni diverse. Ci sono cose che hanno bisogno di 60 pagine e altre di 500, per noi è importante che ci siano tutte e due (e tutte le possibilità in mezzo).
grazie mille per la vostra compagnia! mille imboccallupo come sempre per tutti i vostri progetti, qui si aspettano con trepidazione le prossime uscite tardigrade!
► Ciao e a presto!

martedì 15 novembre 2022

i tardigradi - nuova biblioteca del fantastico ~ "creature dell'assenza", "un allegro nichilismo cosmico", "corpo"

 • creature dell'assenza • 
la bambina dondolava le gambe, toccando lievemente con gli alluci la superficie gelida del mare. gli isolani la chiamavano jadranka, come il mare adriatico. sapevano, in qualche misura, che il suo vero nome era un altro; ma non lo pronunciavano. jadranka era (anche) una bambina. sapeva far saltare i sassi piatti e lucidi sulla cresta dell'onda e guardarli disegnare ombre bizzarre sul fondale trasparente. cercava stelle comete nel cielo di agosto e chiocciole nella terra rossa. quando il giorno fosse nuovamente sorto, i suoi giochi sarebbero riprendi da dove dove erano stati interrotti, come se non se ne fosse mai allontanata.

è arrivata l'estate e la guerra ormai è finita da un anno.
è il 1996, siamo in croazia, a preko, un piccolo paesino che si bagna i piedi nel mare e cerca di curarsi le ferite dopo il conflitto.
la pace è arrivata da troppo poco tempo perché il dolore si sia assopito e la vecchia petra sa che ognuno ha i suoi morti da piangere. a lei, la guerra ha restituito suo marito joso e non le ha tolto nessun figlio.
eppure anche lei ha perso una persona cara, la vecchia suocera che negli anni era diventata come una seconda madre e che adesso ha lasciato nella sua vita un'enorme assenza.
petra pensa al dolore degli altri e tiene nascosto il suo, certa che nessuno la capirebbe. si sente isolata, sente un vuoto nella quotidianità eppure i giorni passano uno dopo l'altro, come se al resto del mondo non importasse nulla, fino al giorno in cui non arriva marina, la giovane nipote di petra e joso, anche lei viva dopo il conflitto, anche lei con una voragine che le squarcia cuore e memoria e il bisogno di colmarla.
è per loro che appare jadranka, una bambina misteriosa che bambina in realtà non è e non è neppure un fantasma: jadranka è la materializzazione del bisogno di riempire quei vuoti che sono rimasti nell'animo di chi ha perso qualcuno, una consolazione nata dal bisogno a cui non bisogna affidarsi troppo a lungo per non perdere il contatto con la realtà.
jadranka aiuta come sa petra e marina a guarire dal loro dolore, lo fa con l'aria innocente di chi è nato dalla sofferenza ma da quella sofferenza è immune, di chi non sembra neppure conoscerla, proprio come la bambina di cui ha le sembianze.
ma sta a loro due, zia e nipote, e al rapporto che piano piano sapranno costruire imparare ad accettare la perdita e trovare il modo di andare avanti, e di farlo insieme, finalmente non più sole.

creature dell'assenza è un racconto dolce e malinconico come un tramonto di fine estate, una storia che parla con delicatezza dell'affrontare il dolore, di saperlo condividere con gli altri e imparare ad accettarlo senza farsene sopraffare.
il mare, i paesaggi della croazia e la sua storia, le case sopravvissute alla guerra e abitate da gente semplice e di buon cuore si tingono di un realismo magico appena accennato, che si riflette in alcuni tratti teriomorfi dei personaggi, dettagli appena percepibili delle loro morfologie e impersonato ancor di più da jadranka e da altre creature come lei, nate dalle assenze che non riusciamo ad aspettare, generate dal bisogno di consolazione che ognuno ha davanti a eventi disastrosi come la guerra.
gloria bernareggi e sephira riva danno vita a una storia che sa mettere insieme realtà e immaginazione, leggera come una carezza ma mai superficiale, con uno stile attento che condensa in meno di ottanta pagine il dramma e la rinascita di due donne.

 • un allegro nichilismo cosmico • 
ero in casa che non facevo nulla quando mi telefonò daria per dire che era da andrea e chiedere se volevo raggiungerli per un kebab. dal tono sembrava seccata, le chiesi che avesse e lei rispose che andrea era un deficiente.

è tornato alessandro sesto e io non potevo essere più felice! un allegro nichilismo cosmico è un racconto divertentissimo, una storia in cui fantastico potrebbe esserci o forse no, chi lo sa? e soprattutto, a chi importa davvero?
nicolas è un trentenne nullafacente e cazzeggione che passa la sua esistenza a ciondolare tra un lavoretto precario e una serata con gli amici di sempre, daria e andrea.
è durante una di queste serate che andrea racconta di un incontro quantomeno bizzarro avvenuto il giorno prima. era a una mostra d'arte quando un uomo lo aveva avvicinato e dopo le prime chiacchiere gli aveva confessato di essere stato quasi rapito da alcune persone che si dichiaravano agenti segreti americani che operavano per il bene dell'umanità e che dovevano portarlo con loro a washington perché, a detta loro, lui era un ipnotizzatore e bisognava che loro controllassero le sue capacità per evitare che, tramite l'ipnosi, potesse controllare gli uomini più potenti del mondo e cambiare il destino dell'umanità a suo piacimento. lo sconosciuto, alla fine, sosteneva di essere davvero un ipnotizzatore e di essere riuscito a sfuggire proprio grazie alle sue doti ma andrea non era troppo sicuro di potergli credere. daria è fermamente convinta che l'amico sia un idiota mentre nicolas pensa solo che andrea sia stato vittima di un mitomane parecchio convincente.
eppure, nel giro di pochi giorni, nicolas si ritrova invischiato in un gioco aggrovigliatissimo tra l'ipnotizzatore inseguito e gli ipnotizzati (forse) inseguitori, in cui forse potrebbe salvare il mondo da un pericolosissimo individuo dotato di poteri straordinari o forse è solo vittima di una mandria di complottisti che hanno passato troppo tempo su internet a leggiucchiare robe strane sui siti sbagliati.

il racconto di sesto è esattamente quello-che-immaginavo-alessandro-sesto-poteva-scrivere-se-avesse-scritto-una-roba-fantastica, una storia divertente e così assurda da essere assolutamente plausibile. mi sono dovuta fermare almeno un paio di volte per ridere immaginando alcune scene paradossali! dei tre primi tardigradi, un allegro nichilismo cosmico è quello che mi sento di consigliare di più anche a chi non ama particolarmente il genere fantastico (e a chi rimpiange ancora gorilla sapiens).

 • corpo • 
si trattava esclusivamente di un piccolo ritardo. forse centesimi di secondo. un tempo quasi non misurabile, e poi c'era, è ovvio, la questione dell'odore. o meglio della sua mancanza.
il resto era identico a ciò che era stato quando era un essere umano.

il terzo tardigrado rappresenta una delle declinazioni meno rosee del fantastico, l'incontro tra biologia e tecnologia che si fa inquietante quando i presupposti etici su cui tale incontro si basa sono così lontani dalla nostra esperienza da non essere mai stati abbastanza discussi, pensati, neppure immaginati. corpo è quasi un episodio di black mirror. disturbante fin dall'inizio, silvio valpreda ci accompagna, seguendo i pensieri della protagonista, in una spirale discendente di angoscia, ossessione e paranoia.
alessandra e il suo compagno hanno avuto un incidente in moto. un incidente letale.
miracolosamente però, alessandra ne è uscita praticamente illesa e, per salvare il suo compagno, ha deciso di autorizzare il trasferimento della sua coscienza in un corpo artificiale.
adesso lui è ancora lui, in tutto e per tutto o quasi. alessandra non gli ha mai detto la verità e lui non sembra neppure sospettare cosa sia successo realmente ma lei è ossessionata non solo dal fatto che quel corpo non sia più lo stesso che amava ma, soprattutto, inizia a temere - e poi a essere praticamente certa - che la stessa cosa sia successa a lei, che qualcuno abbia deciso, mentre era in bilico tra la vita e la morte, di impiantare la sua coscienza in un corpo sintetico, un corpo uguale quasi interamente a quello che aveva e che, ne è sempre più sicura, è andato distrutto nell'incidente.
inizia quindi una sorta di discesa nell'ossessiva analisi di quel corpo così difficile da riconoscere eppure così identico a quello che era prima, al punto di non poter dimostrare nulla.
i pensieri di alessandra iniziano ad arrotolarsi su loro stessi, ad andare oltre la mera storia dell'incidente: cambiare involucro cambia davvero quelli che siamo? cambia le relazioni che abbiamo con gli altri? il corpo è davvero solo qualcosa di materiale dentro cui risediamo o siamo quella carne, quel sangue, quelle ossa? cos'è lui adesso? è un essere umano come prima? e lei? e cosa ne è dei corpi originali nel momento in cui la coscienza è spostata in un simulacro e non può quindi essere celebrata alcuna morte?
se il corpo si può cambiare, spostando la propria essenza dentro un contenitore artificiale così simile a un corpo vero da essere irriconoscibile nella sua artificiosità, allora cosa resta dell'essere umano?

corpo è il più claustrofobico dei tre racconti, una sorta di thriller fantascientifico in cui siamo letteralmente nella mente della protagonista e leggiamo la storia attraverso la lente distorta dei suoi pensieri. anche qui, lo stile e la brevità contribuiscono a far funzionare il racconto, gli danno forza e costringono il lettore a seguire tutto da un'unica, angosciata prospettiva.

 • i tardigradi • 

i primi tre tardigradi hanno dimostrato che fantastico è più di un semplice genere, è qualcosa che può assumere significati diversi, può essere interpretato da ogni autrice e autore secondo la propria sensibilità, è qualcosa che può divertirci o consolarci o angosciarci. se l'intento era quello di mostrare quanto profonda e multiforme sia la fantasia, eris sembra essere riuscita benissimo fin dall'inizio.
aspettiamo con ansia i prossimi titoli!