finché abbiamo vita, il nemico dovrà temerci.
aspettavo di leggere some desperate glory (tradotto miseramente come l'ultima eroina) di emily tesh praticamente da quando è stato annunciato come il vincitore del premio hugo nel 2024, complice anche il fatto che l'avevo visto girellare nella mia bolla accompagnato da commenti entusiasti.
non è un romanzo perfetto, anzi, ci sono alcune cose parecchio ingenue, ma i punti di forza del mondo che tesh ha creato e soprattutto dellə suə personaggə riescono ad alzare la media così tanto da mettere in ombra tutto quello che poteva essere migliorabile.
il racconto si apre su gaea, l'ultimo avamposto di resistenza umana al majoda, un sasso inospitale sperduto nello spazio, trasformato in colonia. la terra è stata distrutta dai majo e lə pochə superstitə hanno avuto due scelte: collaborare con chi ha sterminato la loro specie o progettare la vendetta. in questi pochi decenni di esistenza, gaea ha sviluppato una cultura totalmente militarista ed estremamente gerarchizzata fondata sull'odio verso i majo, sull'onore e la disciplina. l'unica ambizione possibile, per chi vive qui, è diventare un soldatə capace di ripagare il nemico per l'assassinio del suo pianeta madre. chiunque non sia abbastanza forte, agile, veloce e resistente, può lavorare per il mantenimento delle strutture che reggono in piedi la colonia o, se donna, può partorire futurə soldatə.
kyr è nata qui ed è nata per essere un soldato, una perfetta macchina di morte addestrata fino al midollo per vendicare la sua intera specie. il suo corpo è frutto di incroci che - dopo la perdita delle conoscenze umane in materia di bioingegneria - servono a garantire umani grandi, forti, veloci e resistenti. e obbedienti. ha appena diciassette anni, ma su gaea è grande abbastanza da sapere che sta per ricevere la sua assegnazione, che il suo destino sta per compiersi, che tutta la sua vita fatta di sacrifici e allenamenti avrà finalmente un significato, sicura che sarà mandata nei reparti di combattimento.
ma quando l'illusione crolla e scopre che tutto quello in cui ha sempre creduto l'ha tradita, kyr fa quello che mai avrebbe immaginato.
da questo momento la trama prende un risvolto totalmente inaspettato. la rigida semplicità di gaea, la storia della sua recente fondazione e il suo funzionamento vengono scandagliati, dispiegati e svelati man mano che la vicenda va avanti in modi imprevedibili. e, contemporaneamente, cambia anche kyr.
fin da subito è una personaggia indubbiamente affascinante, anche quando, soprattutto all'inizio, non riusciamo a condividerne le idee. tesh riesce a farci entrare pienamente nel sistema di valori di kyr, nel suo modo di pensare e di vivere, ce la mostra come una persona reale e complessa, capace di mettere in discussione la sua intera esistenza e di compiere scelte radicali.
nel corso della storia, kyr sviluppa un mondo interiore e una morale basandosi esclusivamente sulla sua esperienza e sulla sua capacità di osservazione, che si affina sempre di più. kyr impara ad ascoltarsi, a provare dei sentimenti e a riconoscerli per quello che sono, si libera dei dogmi di gaea e dalle convinzioni che ha incorporato e si dà una nuova forma.
dietro gli universi di some desperate glory, dietro la loro storia e le loro tecnologie, emily tesh racconta un'umanità futura ancora strettamente dipendente da una cultura fortemente gerarchica, patriarcale, machista, razzista e misogina e il messaggio sotteso è chiaro: non può esistere un'ideologia militarista e patriottica (e quindi, diciamolo brutalmente, di destra) che non sia profondamente oppressiva e discriminatoria perché l'una è necessariamente il rovescio dell'altra. tesh racconta un fascismo interpretato in chiave pangalattica che, nonostante l'allargamento fisico e culturale dell'orizzonte in cui si muove, continua a riproporre i leitmotiv che ben conosciamo e che poco hanno, purtroppo, di immaginifico.
ma tesh va oltre e, a un certo punto, facendoci riflettere sull'essenza stessa della saggezza, delle sue decisioni e dei motivi stessi che hanno spinto il majoda a crearla, si interroga sulla natura del potere, di chi lo detiene e di come lo utilizza. la saggezza mira a creare una realtà che è la migliore di quelle possibili - altro concetto che non possiamo che avere ben chiaro, soprattutto nelle sue contraddizioni - ma che inevitabilmente porta al paradosso che qualsiasi migliore-dei-mondi-possibili comporta ingiustizia, violenza e sopraffazione per una parte della realtà. e quindi?
la conclusione c'è, tanto nella storia quanto, auspicabilmente, in chi legge. some desperate glory è un viaggio che si muove, prima ancora che nello spazio, nelle possibilità che ci dà la capacità di comprendere le strutture che abitiamo.

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