Visualizzazione post con etichetta salani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta salani. Mostra tutti i post

venerdì 13 novembre 2020

il libro della polvere ~ il regno segreto

"la vera domanda" pensò, è: "l'universo è vivo o morto?"
da qualche parte nella palude, in lontananza, le giunse il verso di un gufo.
lyra si ritrovò a chiedersi: "che significa?" e subito le venne in mente l'inevitabile risposta di talbot: non significa niente.
qualche anno prima, a oxford, aveva incontrato il daimon di una strega durante una piccola avventura che era culminata con la convinzione che, a saperla leggere, ogni cosa ha un suo significato. allora l'universo le era sembrato una creatura viva. c'erano messaggi ovunque, bastava saperli cogliere. una cosa banale come il verso di un gufo nelle profondità di una palude sarebbe stata carica di significato.
aveva avuto torto, allora a sentirsi in quel modo? o era stata immatura, ingenua, sentimentale?

quasi due anni fa scrivevo questo mega papirone presa dall'entusiasmo del ritorno di lyra e del suo mondo. la belle sauvage era stato annunciato e atteso con tutti i crismi, come si conviene al ritorno, dopo tanti anni, di una saga tanto amata, il che mi aveva dato modo di rileggere la prima trilogia e prepararmi all'inizio di questa nuova trilogia.
il regno segreto invece è uscito non solo in ritardo, ma praticamente quasi senza nessuna pubblicità, io stessa, che ho una sorta di ossessione per questa saga (e nonostante questo no, non sono ancora riuscita a vedere la serie), l'ho scoperto un paio di giorni prima e solo per caso. pessimo lavoro, salani, pessimo. e soprattutto, per quale diamine di motivo the secret commonwealth non è diventato la comunità segreta? non mi fisso mai sulle traduzioni dei titoli, anche quando sono assurde e orribili, capisco che la loro funzione principale è quella di far vendere il libro, ma stavolta - e leggendo il libro si capisce benissimo perché - sarebbe stato davvero importante. immagino che la parola regno in un fantasy piaccia molto di più ma... (sì ok, il titolo italiano di questo libro riprende la traduzione italiana - il regno segreto - di the secret commonwealth or an essay on the nature and action of the subterranean (and for the most part) invisible people heretofore going under the names of fauns and fairies, or the like, among the low country scots as described by those who have second sight, e però)

ok, andiamo al succo: la belle sauvage era stato un bel libro, il regno segreto è una roba stramegafichissima, all'altezza de la bussola d'oro non fosse per una cosa che mi ha quasi portata alle lacrime: non si conclude. il finale della storia sarà nel terzo libro e per il momento non sono riuscita a trovare nessuna notizia (anzi, se sapete qualcosa, ditemela!) né sulla data di pubblicazione, né sul titolo, né sulla trama. certo è che, viste le premesse che si sono aperte in questo secondo capitolo, rischiamo di trovarci tra le mani un finale strepitoso.

philip pullman in questo libro mette tantissimi elementi in gioco, primo tra tutti il rapporto tra lyra e pantalaimon: li troviamo, fin dalle prime righe, in contrasto, arrabbiati, feriti, incapaci di un vero dialogo. è stato parecchio sconvolgente, bisogna ammetterlo. il rapporto con i daimon sembrava una delle cose più inataccabili dell'universo, in questo capitolo de il libro della polvere invece pullman ci costringe ad aprire gli occhi e accorgerci che è molto più complesso di quello che si poteva immaginare, svelandoci segreti sconcertanti e per certi versi raccapriccianti (sui quali non dirò nulla, è stato davvero uno shock leggere alcune cose, non voglio spoilerarvi nulla).
capaci di separarsi già dal loro viaggio nel regno dei morti, la storia si apre con una scena che riporta all'inizio de la bussola d'oro: assolutamente per caso, pan si ritrova testimone di un brutale omicidio di quello che si scoprirà essere uno scienziato alle prese con lo studio di un particolare tipo di rose che crescono solo in un qualche sperduto posto in oriente. certo, un botanico non sembrerebbe una persona così pericolosa da meritare una fine del genere, ma è proprio sulle rose, anzi per la precisione sull'olio che si può estrarre da un particolare tipo di rosa e sulle sue capacità in relazione alla polvere, che si avvolge - in modo meravigliosamente intricato - tutta la trama del romanzo.

recuperati i documenti del povero botanico prima che finiscano nelle mani sbagliate - il magisterium, ovviamente - lyra e pan sono ormai nuovamente invischiati in un mistero molto più grande di loro, una storia cominciata vent'anni prima, fin dai primi mesi di vita di lyra, e forse prima ancora.
da questo momento in poi il ritmo si farà sempre più frenetico e veloce, e da oxford, la narrazione si sposterà velocemente in europa e poi ancora più a est, verso l'oriente.

tornano in scena un sacco di personaggi di queste oscure materie e de il libro della polvere, ognuno con la sua complessa ma ben strutturata ragnatela di legami, che anzi si fanno sempre più chiari man mano si va avanti nella narrazione, si aggiungono personaggi nuovi, la cui apparizione più o meno breve non è mai insignificante, ma sopratutto torna un intero universo, quel mondo così ben costruito e articolato che fin dalle prime pagine del primo romanzo è stato forse il più grande punto di forza della saga.

questa volta però pullman sembra spingersi oltre e tocca, con infinita delicatezza e senza rischiare di far sembrare tutto fuori luogo, argomenti nuovi, più adulti, in accordo anche con la lyra ormai vent'enne che incontriamo qui.
il primo è proprio il cambiamento di lyra: ormai adulta, sembra aver perso quella capacità di immaginare, di inventare storie - e anche bugie, che era stato il suo grande talento da bambina. è una lyra un po' ingrigita, una dei tanti suoi coetanei affascinati da un paio di libri che fanno del cinismo e dello scetticismo il loro vessillo, che negano ogni qualsivoglia tipo di realtà che possa andare oltre la mera razionalità, arrivando addirittura a negare l'esistenza stessa dei daimon, spiegandoli come una sorta di allucinazione. è proprio questo a rovinare il legame già fragile tra lyra e pantalaimon: lui è rimasto quello che è sempre stato, e vedere lyra ridotta così è qualcosa che non riesce a sopportare.

viaggiando, lyra scopre realtà che non avrebbe mai pensato possibili a oxford: pullman reinterpreta in chiave fantasy - e a volte nemmeno troppo - alcuni dei grandi orrori del nostro mondo, dalla disperazione dei migranti e dei profughi, all'infinita povertà che spinge gli esseri umani alle azioni più degradanti pur di riuscire a sopravvivere, fino alle rivendicazioni di quella che potrebbe essere una qualsiasi ragazza che viaggia da sola e che vuole riuscire a farlo senza vivere nel costante timore di un'aggressione (svolta femminista che poteva essere gestita meglio, in certi passaggi si nota troppo la differenza del punto di vista tra autore/maschio e protagonista/femmina, sicuramente pullman ha cercato di essere più empatico possibile ma suona comunque troppo artefatto. ma, considerato che si tratta di un breve episodio, non è nulla di troppo grave).
come dicevo, i toni restano comunque accettabili anche per un pubblico giovane (tocca dire così ma sinceramente mi urta moltissimo questa continua volontà di trattare i ragazzini come se fossero degli idioti incapaci di capire come funziona il mondo prima del vent'anni, ma amen) e ai lettori più adulti - che forse sono di più, considerato che molti erano ragazzini ai tempi di queste oscure materie - non viene affatto facile leggere tra le righe e trarne le dovute conclusioni.
anche se non si schiera apertamente, pullman lascia intendere quali sono le sue posizioni in merito, e per questo gli vogliamo anche più bene di prima.

il regno segreto è dunque il racconto di un viaggio, anzi di tanti viaggi che sembra debbano portare tutti a un'identica meta: pan cerca il modo di restituire a lyra la sua capacità di immaginare, lyra cerca di scoprire la realtà dietro i molti misteri che ha improvvisamente cominciato a scoprire, entrambi vogliono ricucire il loro rapporto e tornare a essere quello che erano. gli altri personaggi intanto sono tutti attirati - con buone o cattive intenzioni - nell'orbita di lyra e di pan. le bussole di tutti puntano a oriente, in un luogo misterioso e per qualche motivo spaventoso noto come l'hotel blu o città della luna.

questo sarà sicuramente lo scenario - almeno quello iniziale - dell'ultimo capitolo de il libro della polvere. non ci resta che aspettare e sperare che pullman (e salani sopratutto!) non ci costringano a un'attesa troppo lunga.

venerdì 17 novembre 2017

il libro della polvere ~ la belle sauvage

diciassette anni dopo aver voltato l'ultima pagina de il cannocchiale d'ambra con gli occhi pieni di lacrime e il cuore che tamburellava come un matto, ritorniamo ancora una volta nel mondo di lyra, una decina d'anni prima dell'inizio della trilogia queste oscure materie.
il libro della polvere - la belle sauvage è infatti il primo capitolo di una nuova trilogia di philip pullman, un prequel alla storia che già conosciamo che però l'autore stesso preferisce definire equel, una sorta di storia parallela alle vicende già narrate, che andranno a completare il quadro di un mondo così vasto e complesso in cui speravamo da sempre di poter tornare.

the golden compass ~ © 25kartinok@deviantart
ma prima di questo nuovo romanzo, tocca tornare indietro, almeno per spiegare l'entusiasmo che nei giorni prima e dopo l'uscita de il libro della polvere ha pervaso i social. sicuramente è una saga meno conosciuta di quella di harry potter, ma - al pari del maghetto di hogwarts - è riuscita ad arricchire il termine fantasy di nuove sfumature di significato, a diventare una pietra importante non solo di quel genere ma anche della letteratura per ragazzi e della letteratura tutta: queste oscure materie è un capolavoro che unisce da un lato personaggi indimenticabili, avventure straordinarie e mondi meravigliosi e dall'altro mette in campo una profonda riflessione filosofica e morale su - niente di meno che - il rapporto tra umanità e divino, dando una stangata definitiva a chi pensa ancora che scrivere per ragazzi significhi parlare di sciocchezze e di farlo in modo sciocco.

proverò a raccontarvi un po' della storia, stando attenta a non fare spoiler, quindi leggete senza paura questa prima parte.

queste oscure materie ~ la bussola d'oro, la lama sottile, il cannocchiale d'ambra

la storia di lyra inizia in un armadio del jordan college, in una oxford molto simile alla nostra, un po' più steampunk, in cui ogni persona ha con sé un compagno che nasce e muore con lei, il daimon, quello spirito divino e demoniaco che socrate sentiva di avere dentro di sé fin da fanciullo. se nella grecia antica il daimon era una creatura a metà strada tra l'umano e il divino, e serviva a mettere in contatto queste due realtà, nel mondo di lyra assume senza mezzi termini un ruolo molto vicino a quello di animo, la parte spirituale, cosciente e morale che tutti sentiamo di avere ma che non possiamo immaginarci: pullman da alla nostra interiorità un aspetto fisico, lo immagina come una creatura dalle sembianze animali legato alla sua persona, o meglio, parte di quella stessa persona. durante i primi anni di vita, il daimon può cambiare vita, ma quando la persona a cui è legato inizia a crescere, e precisamente quando inizia a entrare nell'adolescenza, prende una forma stabile, che in qualche modo è indicativa del carattere del suo essere umano.
il legame tra uomo e daimon è indissolubile e assoluto, e la presenza di daimon è quello che fa dell'animale uomo un essere umano, una creatura più elevata di una semplice scimmia senza troppi peli. e quello che sembra solo un dettaglio fantasy diventerà via via uno dei punti più importanti della vicenda.
ma che ci fa lyra, una monella di undici anni che passa le sue giornate in strada insieme al suo amico roger a capeggiare bande di bambini contro altre bande di bambini, quasi sempre sporca e arruffata, orfana e - nonostante sia ospite da sempre di uno dei più importanti college del mondo - decisamente poco istruita, tanto nelle questioni filosofiche e scientifiche che nelle regole basilari della buona educazione?
la risposta sta nell'evento che si prepara proprio fuori a quell'armadio: uno dei più importanti esploratori d'inghilterra, suo zio lord asriel, è appena tornato dal nord con delle scoperte eccezionali e lyra, che non ha alcun diritto di esserne messa a conoscenza, non ha alcuna intenzione di lasciarsi scappare l'opportunità. eppure, nonostante stia facendo qualcosa che le è proibito, si ritrova a salvare la vita a quello zio, tanto potente e coraggioso quanto burbero e poco affettuoso, e a fare la spia per lui: le scoperte di lord asriel sulla polvere - un'entità misteriosa a lyra quanto a noi, ma non evidentemente ai maestri e agli accademici del jordan - hanno a quanto pare un valore tanto grande da essere pericoloso. nonostante tutto, tentato omicidio compreso, lord asriel ottiene il finanziamento richiesto e riparte per il nord, a continuare i suoi studi.
ma a lyra inizialmente interessa poco della polvere, sopratutto perché tra i bambini di oxford iniziano a circolare voci spaventose circa gli ingoiatori, uomini che rapiscono e fanno sparire i bambini, probabilmente per mangiarli. tutto sembra un gioco, fino a che roger non sparisce e i gyziani - un popolo nomale dedito sopratutto alla navigazione e al commercio - non cominciano davvero a preoccuparsi, stanchi di vedere i loro figli sparire.
nel frattempo lyra subisce il fascino della signora coulter: bellissima, aggraziata, colta, elegante, affascinante. non si può resistere a una signora così e quando lei chiede di potersi prendere cura di lyra, la bambina è felice oltre ogni dire, anche se il vecchio maestro del jordan college sembra metterla in guardia quando, prima di partire per quella nuova vita, le consegna un oggetto misterioso ma di grande valore, che lyra deve tenere segreto a tutti.
i primi giorni con la signora coulter sembrano il paradiso in terra, dalla monella sporca di fango, lyra si vede trasformata - con garbo e gentilezza - in una signorina di alta classe, circondata dal lusso e dall'eleganza, in un'atmosfera quasi opposta a quella schietta ed essenziale del college dove è cresciuta. persino il pensiero per roger, che tanto l'ha tenuta in ansia, sembra affievolirsi. ma dietro le apparenze, si cela qualcosa di tremendo, qualcosa che collega la signora coulter agli ingoiatori...
scappata e rifugiatasi dai gyziani, lyra viene riconosciuta dagli anziani come la bambina indicata in un'antica profezia delle streghe, e viene accettata la sua proposta di partecipare a una spedizione alla ricerca dei bambini scomparsi, verso il freddo nord, dove pian piano le doti nascoste di lyra verranno fuori, e la piccola monella bugiarda imparerà a leggere l'aletiometro, la bussola d'oro del titolo, affidatogli dal maestro del jordan, che l'aiuterà numerose volte e si rivelerà presto appassionata, coraggiosa e fedele, nonostante le numerose prove che il viaggio le riserverà.

questo, in pochissime parole, il succo del primo dei tre volumi (non spoilero a beneficio di chi non ha ancora letto la prima trilogia che, anzi, invito a recuperare al più presto), che agli esaltanti momenti d'azione, tra battaglie, viaggi, streghe volanti e orsi corazzati, pone accanto il germe del dubbio sull'effettiva natura della polvere.
la fine de la bussola d'oro apre letteralmente le porte su un altro mondo, o meglio su un ponte che da su infiniti altri mondi: e in uno di questi, che è il nostro, troviamo will, un ragazzino di tredici anni che sarà il protagonista insieme a lyra delle vicende narrate nella seconda e terza parte della trilogia.
iniziamo a scoprire qualcosa su will nel secondo volume, la lama sottile: al contrario di lyra, è un ragazzino maturo e coscienzioso che si occupa da quando era molto piccolo di sua madre, una donna buona ma affetta da qualche disturbo psicologico, malata di paura in qualche modo, e che sogna di ritrovare suo padre, un valoroso esploratore scomparso in circostanze misteriose in antartide quando lui era ancora molto piccolo.
degli uomini però stanno cercando di rubare dei documenti che sua madre custodisce con cura da quando il padre è sparito, e, quando entrano in piena notte a casa sua, nel tentativo di proteggerli, will causa la morte di uno di loro.
spaventato, lascia sua madre da una signora di fiducia per far sì che possa prendersene cura in sua assenza, e si prepara a girovagare per la città, senza avere le idee troppo chiare su cosa fare.
qui, attirato da un gatto che gli ricorda la sua, scopre per puro caso una finestra sospesa nell'aria, attraversando la quale si arriva in un mondo simile al suo eppure completamente diverso.
stanco e spaventato, will non si pone troppe domande e ne approfitta per rifugiarsi lontano dagli uomini che, è sicuro, gli danno la caccia.
il mondo in cui si trova sembra completamente disabitato, ma qui incontra per la prima volta lyra, giunta attraverso il ponte che lord asriel era riuscito ad aprire tra i mondi alla fine del primo libro.
l'amicizia tra i due nasce più per necessità all'inizio, ma si consolida quando iniziano a capire come quello strano mondo sia collegato alle loro vicende: a cittagazze - il nome della città in cui si trovano - non è che mancano gli abitanti, semplicemente se ne sono andati via durante una infestazione di spettri, creature spaventose e invisibili ai bambini, che svuotano letteralmente gli adulti da ogni sentimento o emozione, lasciandoli come vuoti gusti apatici senza più interesse per nulla. a raccontare queste cose a will e lyra sono infatti proprio dei bambini, in attesa che i genitori tornino.
l'unica speranza che hanno i bambini è che quando diventeranno adulti possano impossessarsi del coltello che allontana gli spiriti. lo stesso che vuole un uomo crudele che ha sottratto con l'inganno l'aletiometro a lyra e che ha promesso di ridarglielo in cambio di questa strana arma.
così, durante lo scontro per impossessarsene, will rimane ferito, perdendo due dita, ma si svela essere il portatore del coltello voluto dal destino.
non si tratta ovviamente di un coltello qualsiasi, ma di una lama sottile oltre ogni immaginazione capace di ferire gli spettri e sopratutto di aprire finestre tra i mondi.
le ricerche dei due vanno avanti: will è interessato a trovare a ogni costo suo padre e lyra a parlare con un qualche accademico del mondo di will - o scienziato come li chiama lui - per scoprire qualcosa in più sulla polvere, sul suo legame con i diamon, i bambini e gli adulti.
è così, guidata dall'aletiometro, che incontra la dottoressa mary malone, che, senza sapere nulla della polvere, sta studiando delle particelle dal comportamento e dalla funzione incomprensibile: particelle che non rispondono a nessuna legge fisica ma che sembrano in qualche modo dotate di coscienza.
l'incontro con lyra è ovviamente motivo di shock, ma la sincerità della bambina le fa capire che quello che sta studiando è un fenomeno reale e molto più importante di quanto pensa.
alla fine, dopo il solito seguito di avventure mozzafiato e momenti di ansia, personaggi straordinari e momenti commoventi, will riuscirà - anche se per poco - a incontrare suo padre, ma nel frattempo, qualcuno rapirà lyra...

anche per il secondo volume ho cercato di limitare gli spoiler, cosa non facilissima perché i colpi di scena sono tanti ed è bello gustarseli tutti, ma entriamo finalmente nel terzo e ultimo capitolo della serie, il cannocchiale d'ambra, in cui tutti i personaggi più importanti fanno ritorno e in cui finalmente il ruolo di lyra, quello definito dalla profezia di cui parlano le streghe, viene chiarito.
questo terzo libro è un capitolo finale più che soddisfacente: come in caleidoscopio seguiamo le vicende di lyra e will, che si ritrovano a viaggiare fino al mondo dei morti, ma anche quelle di mary malone, che scopre in un mondo incredibile abitato da animali stranissimi ma molto intelligenti e socievoli, che si sono evoluti in simbiosi con un particolare tipo di albero, o quelle di lord astriel, che si prepara alla più folle, feroce e antica delle battaglie.
se da un lato l'aspetto avventuroso del libro ci regala momenti carichi di tensione, durante i quali è impossibile staccare gli occhi dalle pagine, dall'altro in questo terzo volume si svelano finalmente le risposte alle tante domande che ci erano state posti fin dall'inizio della serie: qual è la vera natura della polvere? e perché reagisce in modo così particolare con gli esseri umani? e perché lyra ha un ruolo così importante per il destino dell'umanità?

tutto questo in qualche modo ci consola di un finale che personalmente mi ha fatto il cuore a pezzettini: non si possono cambiare le regole dei mondi, non si può scegliere di essere felici se questo vuol dire fare del male a tanta altra gente, ma si può comunque fare tutto il possibile per rendere la vita - in qualsiasi universo questa venga vissuta - migliore per tutti: più giusta, più vera, più libera.

lyra & will ~ © meabhd@redbubble

il mistero della polvere

se questa trilogia ha avuto il successo e l'importanza incredibile che da anni la rende una delle storie fantasy forse più importanti, il merito non è solo della trama avvincente e dei personaggi che rimangono indimenticabili anche dopo tutto questo tempo, ma è anche merito delle tematiche più o meno nascoste che pullman affronta per mezzo della storia.
*attenzione! spoiler!*
d'altronde, fin da subito pullman ha dichiarato di essersi ispirato a una di quelle opere che con infinito coraggio - sopratutto se la contestualizziamo nell'epoca in cui venne scritta - sfidano i luoghi comuni e i dogmi della più importante religione dell'occidente, se non del mondo: il paradiso perduto di john milton, il meraviglioso poema che nel '600 mise in discussione la figura di satana, ritraendolo con parole indimenticabili e presentandolo come un eroe quasi epico, in grado di sfidare l'autorità ingiustamente imposta, quella di colui che solo il tuono ha reso più potente.
se milton poneva l'accento sulla lotta tra angeli caduti e dio - e successivamente sulla tentazione e la caduta degli uomini, strumento della vendetta di satana contro il dio creatore che agli angeli aveva preferito l'imperfetta caducità umana - pullman riallaccia le fila del discorso, mettendo al centro della sua opera il tema della consapevolezza e della conoscenza, l'errore primigenio di quella donna che volle essere capace come dio di conoscere e distinguere il bene dal male, proprio attraverso la polvere, un elemento a metà strada tra fisico e metafisico, che è causa e conseguenza di quella perdita di innocenza ma anche del pensiero, dell'intelligenza, della creatività, della fantasia, delle infinite capacità umane, usate a volte per il bene, altre per il male: la possibilità di capire, di scegliere, di decidere cosa essere e per cosa consacrare la propria esistenza.
attorno a questo girano le due fazioni che si combattono nel libro: da un lato la chiesa liberticida, capeggiata dalla signora coulter, che vorrebbe distruggere questo legame tra umanità e polvere, per ripiombare nella pura inconsapevolezza, nell'incapacità animale di affidarsi al libero arbitrio, di sbagliare per preservare la propria anima dalla tentazione del peccato, dall'altra le streghe, gli accademici e tutto il popolo di pensatori liberi che accompagnano lyra nel compimento del proprio destino, la nuova eva che porterà il suo adamo, come la prima volta, alla tentazione che attraverso l'amore si fa consapevolezza di sé, dell'altro, del mondo intero, e più ancora alla creazione non più di un regno, ma di una repubblica - più giusta, più partecipativa, più libera - dei cieli.

il ritorno nel mondo dei daimon: il libro della polvere ~ la belle sauvage


come dicevo all'inizio del post, diciasette anni dopo la fine dell'ultimo libro della trilogia, torniamo finalmente nel mondo di lyra, incontrando la nostra eroina quando ancora non ha che pochi mesi.
il libro della polvere ~ la belle sauvage si colloca infatti una decina di anni prima del nostro incontro con lyra nell'armadio del jordan college, e il vero protagonista della vicenda questa volta non è lei ma malcom poltstead, un ragazzo di undici anni buono, generoso e con un fortissimo senso del dovere, figlio dei locandieri del the trout, un piccolo locale vicino a oxford proprio a ridosso del tamigi, sul quale, con la sua canoa - la belle sauvage appunto - malcom si sposta per lavoretti e commissioni, tra la locanda e il vicino monastero.
insieme a lui lavora anche alice, di poco più grande e con un pessimo carattere.
la vita di malcom procede tranquilla tra la scuola e il lavoro, e il ragazzo non ha grandi ambizioni o rimpianti se non il sogno di poter studiare più di quanto il lavoro non gli consentirebbe, ma nonostante questo non immagina nemmeno di ribellarsi ai suoi e comprende la loro necessità di avere anche lui a lavorare alla locanda.
al monastero, malcom aiuta nei piccoli lavori domestici ed è molto legato all'anziana suor fenella, una donna buona e semplice, dedita principalmente alla cucina.
l'atmosfera al convento - e di conseguenza alla vicina locanda - inizia ad elettrizzarsi alla notizia che una bambina di pochi mesi, la figlia di lord astriel, nobile in rovina, sia custodita proprio da quelle monache. nello stesso periodo, mentre è a pesca, malcom scorge un uomo in cerca di un qualche oggetto perduto nell'erba, poco dopo costretto a scappare ma catturato, maltrattato e minacciato da uomini poco affidabili. pochi giorni dopo, malcom scoprirà che quell'uomo è stato assassinato.
intanto, è stato proprio lui a trovare l'oggetto perduto da quel poveretto, una ghianda artificiale che contiene al suo interno un messaggio incomprensibile per malcom, qualcosa a proposito di una misteriosa polvere.
scoperta l'identità di malcom e il suo legame con l'uomo ucciso, la dottoressa hanna relf va a trovarlo alla locanda e lo convince poi ad andare a trovarla a casa, per parlare della ghianda e del mistero a essa legato.
la dottoressa relf, che lavora come aletiometrista per conto dell'università di oxford, è in realtà una spia dell'oakley street, un'organizzazione segreta che lavora contro il magisterium della chiesa, per prevenire ed evitare la sua violenta prevaricazione sul popolo e sulla libertà stessa.
affascinato dalla cultura e dal ruolo della dottoressa, e lei dall'innocenza e l'onestà di lui, malcom e la relf diventano collaboratori e amici: lui la aiuterà riportando quanto sente di interessante - con la promessa di non cacciarsi nei guai - alla locanda e al monastero, lei gli presterà i libri della sua biblioteca e lo aiuterà a capire quello che a scuola non gli insegnano.
tutto sembrerebbe andare al meglio, nonostante la presenza nei dintorni del trout e del monastero di un uomo pericoloso con un daimon spaventoso, fino a quando non si verifica l'alluvione prevista dai gyziani e ignorata da tutta la popolazione: è solo grazie a malcom se, insieme ad alice, riesce a mettere in salvo la piccola lyra, che già alla sua età è preda del magisterium, per qualche misterioso motivo...

il primo volume di questa nuova trilogia ci rivela non solo il modo in cui lyra è arrivata lì dove l'abbiamo trovata la prima volta, ma ci regala parecchi flash sul passato di alcuni personaggi (farder coram ad esempio, o le streghe) e sopratutto ci permette di conoscere l'inizio dell'accanimento degli studiosi, del magisterium e di tutti quelli che vi si oppongono, sulla polvere: prima di scoprire cosa possa essere veramente, in che modo influisce sugli esseri umani e sul mondo, la polvere è da subito stata oggetto di interesse nonché il motore di una guerra sotterranea, fatta di spie, di uccisioni e di lotte nell'ombra, tra il mondo religioso e quello laico, tra la volontà di opprimere e mettere a tacere la realtà e quella di comprenderla e donarla a tutta l'umanità.

da brava fan della prima serie di romanzi ho adorato questo libro,  con il suo ritmo frenetico e nonostante la funzione di introduzione a tutto quello che verrà (e a quello che abbiamo già letto), che vanno un po' a scapito di nuove informazioni sulla vicenda.
l'effetto nostalgia poi ha giocato tutto a vantaggio di pullman: tornare a leggere di daimon, della polvere, ritrovare lyra e pantalaimon, anche se così piccoli, è stato incredibilmente emozionante.
non vedo l'ora di leggere i prossimi, ma intanto non posso che consigliarvi di recuperare tutti i titoli già usciti, e di leggerli nell'ordine di pubblicazione (e magari di leggere anche paradiso perduto, che io ho scoperto proprio grazie ai romanzi di pullman e che è di una bellezza infinita!).

oltretutto - tempo di vacche grasse per noi fan a quanto pare - è prevista una serie tv dedicata alla prima trilogia, cosa che dovrebbe riscattare il film (non ebbe molto successo sopratutto per via dei tantissimi tagli necessari a condensare tutta la storia in poco tempo). non si sa quando dovrebbe andare in onda, ma seguite claccalegge per rimanere aggiornati!

--------------------------------------------------------------------------------

da pochi giorni è attivo il canale telegram di claccalegge, seguitelo per rimanere sempre aggiornati sui nuovi articoli del blog! (niente spam fastidioso, promesso!)

martedì 16 agosto 2016

il labirinto dei libri sognanti

e ho fatto fuori anche il secondo libro ambientato a librandia (del primo, per chi se lo fosse perso, ho parlato qui), bellissimo, appassionante e... inconcludente.
già.
prima di iniziare il commentino vero e proprio vi avviso: il libro non finisce. o meglio, sì, finisce, ma il finale è talmente brusco che necessita, come spiega l'autore stesso a fine volume, di una continuazione.
moers, continuando a spacciarsi per il traduttore di ildefonso de sventramitis, afferma infatti di aver diviso in due parti, di cui il labirinto dei libri sognanti è il primo volume, l'opera originale.
come dicevo nel post dedicato a la città dei libri sognanti, in effetti pare (dico pare perché non so il tedesco e mi sono arrangiata con il traduttore online per capire cosa c'è scritto sul sito ufficiale dell'autore) che un terzo libro sia in lavorazione, ma non ho idea a quando risalga questa notizia né so adesso se il libro è stato veramente terminato (direi di no, visto che non esiste nemmeno in tedesco, a meno che io non sia riuscita a trovarlo e invece c'è eccome).
bisognerebbe chiedere delucidazioni direttamente all'editore, ma non conoscendo il tedesco blabla, manderò una mail a salani, l'editore italiano di moers, non appena finisco questo post.
se per caso qualcuno che parla tedesco passa da qui e si vuol prendere la briga di scrivere all'editore e/o all'autore e magari anche riferirci l'eventuale risposta, io ne sarei incredibilmente grata .


sono passati duecento anni circa da quando un ancora giovane e sconosciuto ildefonso de sventramitis lasciava librandia in preda a un incendio che l'avrebbe quasi completamente distrutta. nel corso di due secoli, dopo aver raggiunto il successo in tutta la zamonia, il nostro vermicchione si ritrova alle soglie della maturità: famosissimo e veneratissimo, allo sventramitis non resta che riconoscere che ormai, viziato dalla troppa gloria, ha perso l'unza, scrive roba che non arriva minimamente ai primi fasti e vive più di adulazioni per quello che è stato che di riconoscimenti per quello che è adesso.
come era successo duecento anni prima, anche adesso sarà una lettera a spingerlo a partire, ma questa volta non si tratta di un capolavoro di immane bellezza, bensì di uno scritto così noioso e illeggibile che... sembra proprio scritto da lui! finalmente consapevole di come sia riuscito ad arenarsi intellettualmente, ildefonso de sventramitis si prepara al suo ritorno a librandia, per ritrovare l'unza e sopratutto svelare il mistero dietro il piccolo, brevissimo e sibillino post scriptum: il re delle ombre è tornato.

come nel primo libro, il viaggio a librandia, vissuto insieme al protagonista, è avvincente e appassionante, ricco di scoperte a ogni angolo. non mancano nemmeno i momenti nostalgia, quelli in cui incontriamo di nuovo i personaggi che ildefoso, e noi con lui, aveva lasciato duecento anni prima: inazea, lo sbircio e il vermicchione che si è riscattato dal cimitero dei poeti, senza contare alcune... sorprese che non ho voglia di spoilerare!
la scoperta più interessante è sicuramente quella del pupazzismo, ovvero del teatro fatto con pupazzi, burattini e marionette. ma non aspettatevi il solito teatrino per bambini, siamo pur sempre a librandia, e ci sarà parecchio da stupirsi, da conoscere, da meravigliarsi... e ci saranno sempre abbastanza guai in cui cacciarsi.

però, per quanto il ritmo sia serrato come sempre, le vicende interessanti, lo stile avvincente, arrivare alla fine e non avere subito un terzo libro tra le mani è una vera e propria assoluta tragedia.
e quindi? che fare? leggerlo o non leggerlo?
io vi consiglierei di recuperare i romanzi di walter moers in ordine di pubblicazione, cominciando da le tredici vite e mezzo del capitano orso blu e di andare avanti seguendo la lista che ho scritto qui. già a metà del primo romanzo vi innamorerete tanto di questo scrittore da riuscire a superare lo scoglio dell'attesa di un nuovo capitolo dedicato a librandia, ve l'assicuro!
io di sicuro vi aggiornerò non appena (se) salani mi darà una risposta, intanto ho fatto qualche piccolo progresso e ho scoperto che in autunno uscirà un nuovo libro die insel der tausend leuchttürme, che dovrebbe tradursi con l'isola dei mille fari e che esiste - in tedesco - un librone tipo enciclopedia su zamonia (potete vederlo qui). salani ci dirà anche se arriveranno questi titoli in italiano? boh, speriamo.
in ogni caso, se non avete mai letto nulla di moers, avete davvero tanto da recuperare!

lunedì 8 agosto 2016

la città dei libri sognanti

sono più o meno miracolosamente riuscita a non sciogliermi.
questi giorni sono insopportabili e non solo per il caldo, sembra che l'universo cospiri contro di me per non farmi riuscire a fare nulla di costruttivo: non riesco a portare a termine nessun progetto, non riesco neanche a mettermi davanti al pc senza ridurmi a saltellare da una pagina all'altra senza un vero obiettivo e senza concludere nulla, ritrovandomi alle quattro del mattino a leggere trame di film o descrizioni di malattie su wikipedia. senza ovviamente ricordare come sia riuscita ad arrivarci.
l'unica cosa che mi riesce di fare è leggere. sto leggendo un sacco di libri in questi mesi, cosa che non facevo più da parecchio tempo. un mese fa - circa, ma non fidatevi, io non ho assolutamente il senso del tempo, non capisco quando passano dieci minuti o una settimana - ho comprato, tra gli altri, l'unico libro di walter moers che non avevo recuperato ancora.
sempre ricordandovi che non riesco a capire quanto tempo passi, penso di poter dire con buona certezza che ho letto i libri di moers durante il periodo del ginnasio/liceo, quindi i primi anni duemila. il libro che ho recuperato è il labirinto dei libri sognanti, sequel de la città dei libri sognanti.
manco a dirlo, appena ho iniziato a leggere le prime pagine mi sono resa conto che non mi ricordavo nulla del libro precedente. così l'ho tirato fuori dalla libreria e mi ci sono letteralmente tuffata dentro.


sì perché quando leggi un libro di walter moers non è che leggi un libro, ti ritrovi più che altro a compiere insieme ai suoi protagonisti viaggi incredibile nell'altrettanto incredibile - e meraviglioso - mondo di zamonia. il primo libro che lessi, le tredici vite e mezzo del capitano orso blu (che rileggerò perché qui non ne ho mai parlato e voglio farlo assolutamente), mi trascinò talmente tanto dentro la storia che finii di leggerlo tutto in una sola giornata, praticamente me lo portavo dietro pure quando andavo a fare pipì. non puoi staccare gli occhi una volta che cominci a leggere.

moers è un genio assoluto per quello che mi riguarda. ha creato zamonia, un mondo in cui tutto è possibile tranne la noia, ha dato vita a personaggi indimenticabili e tanto vero quanto improbabili, ha creato uno stile tutto suo, un modo di scrivere che rende la lettura dei suoi racconti un'esperienza unica. la scrittura di moers è un vero e proprio monumento alla fantasia e all'arte di raccontare storie.
è stato ghettizzato nel reparto letteratura per ragazzi ma, fatevi un favore, non fate caso alle etichettature, non perdetevelo.

la città dei libri sognanti è il quarto romanzo ambientato a zamonia, ma niente paura, anche se non avete letto i tre precedenti (le tredici vite e mezzo del capitano orso blu, ensel e krete e rumo e i prodigi dell'oscurità) non avrete comunque nessuna difficoltà a seguire la trama. anzi, forse la sorpresa di trovarvi a zamonia sarà ancora più grande.

in questo libro, moers si firma come traduttore dallo zamonico e illustratore dei primi due capitoli della biografia in venticinque volumi, diario di viaggio di un dinosauro sentimentale, di ildefonso de' sventramitis, autore e voce narrante - ovviamente - della storia.

ancora giovanissimo, ad appena settant'anni circa, ildefonso de' sventramitis si ritrova al capezzale del suo padrino poetico, danzelot lo spaccasillabe, ormai morente. il vecchio vermicchione lascia allo sventramitis un manoscritto di così rara bellezza da averlo indotto a fermarsi dopo il primo libro, sicuro di non poter scrivere abbastanza bene, e chiede al suo giovane pupillo di recarsi a libraria, dove lo stesso danzelot aveva mandato il talentuosissimo scrittore, per cercare quell'individuo di cui danzelot non conosce nemmeno il nome.
senza più il suo padrino poetico e con una disponibilità economica parecchio ridotta, ma con il più sensazionale manoscritto di tutti i tempi in tasca e con la voglia di realizzare l'ultimo desiderio di danzelot, il giovane e ancora sconosciuto (*) ildefonso parte da forte vermicchio, quella che fino ad adesso era stata la sua casa (forte vermicchio è la patria di tutti i vermicchioni, ovviamente) per recarsi a librandia.

librandia è la città più strana che possiate immaginare, il più pericoloso dei paradisi per chiunque ami la letteratura e i libri: tutto, a librandia, si basa sul mercato dei libri, sulla lettura, sulla scrittura, sull'editoria eccetera: la città è piena di botteghe di antiquariato libresco, di editori, di agenti letterari, ma anche di tipografie, di cartiere, e a essere più precisi anche i ristoranti, gli alberghi, le trattorie, tutto insomma, si presenta rimandando sempre al mondo dei libri.
spaesato e senza nessuna traccia da seguire, ildefonso conoscerà alcuni personaggi singolari, che saranno fondamentali per lo svolgersi della vicenda: giromilò lo sbircio e inazea anazazi, un tenebrone (i tenebroni sono creature intelligentissime dotate di più cervelli che pensano meglio immersi nell'oscurità) e una shokkia (una bruttissimissima razza di streghe capaci di fare predizioni, ma non sono mai prese troppo sul serio), entrambi antiquari ed entrambi per nulla interessati a dare una mano al nostro vermicchione. e poi claudio ariarpista, un cinghialoide che, nonostante non sappia valutare il valore di un'opera, fa l'agente letterario. e infine - almeno per il momento - phistomephel smeik, uno squalombrico, estimatore di libri e proprietario della più grande, ricca e preziosa biblioteca di librandia.
nonché la fonte di tutti i guai di ildefonso de' sventramitis: letto il manoscritto che il giovane vermicchione gli ha mostrato per cercare di rintracciarne l'autore, il perfido, viscido e odiosissimo smeik, dopo aver rivelato i suoi piani folli e malvagi (che prevedono un mercato libresco saturo di prodotti di bassa qualità e per questo vendibili. non so se vi ricorda qualcosa...), avvelena il nostro e lo sperde nelle profondità del terribile labirinto delle catacombe di librandia, un luogo pericolosissimo, pieno di mostri leggendari e creature abominevoli, regno dei cacciatori di libri, loschi figuri pronti a tutto pur di mettere le mani su qualche tomo raro e ben quotato.
se state pensando eh ma clacca sei una stronza, ci hai spoilerato tutto così, state tranquilli: questo è solo l'inizio! avrete modo di seguire il giovane sventramitis per il viaggio più assurdo e pieno di pericoli che possiate immaginare, un viaggio in cui incontrerete personaggi indimenticabili come i librovori tremendi e colofonio lucorumido, scoprirete leggende spaventose, come quella sul re delle ombre e imparerete che a zamonia i libri possono davvero essere pericolosi!
e, tranquilli, non vi ho spoilerato proprio nulla di più di quello che potete trovare in giro cercando qualche informazione sul libro (non andate su wikipedia che lì sì che è pieno di spoiler!)
insomma, in questo romanzo ci sono così tante idee, e tutte così geniali, che qualsiasi altro autore le avrebbe usate per scrivere almeno sei romanzi diversi. ma non moers. lui sembra avere la mente così piena da dover immediatamente buttarle sulla pagina. per dirla alla sventramitis, è davvero toccato dall'unza! e il lettore non può fare altro che rimanerne incantato e seguire la vicenda dalla prima all'ultima pagina.

meravigliose le illustrazioni (qui sotto un ritratto dello sventramitis duecento anni dopo l'avventura narrata ne la città dei libri sognanti), sempre opera dell'autore che in germania è famoso anche come autore di fumetti, mentre qui in italia non abbiamo mai visto nulla di questa parte della sua opera. ed è davvero un peccato!


(*) è noto a chiunque conosca i romanzi di moers che ildefonso de' sventramitis è uno dei più grandi, importanti, conosciuti e apprezzati - nonché prolifici - scrittori di tutta zamonia.

un piccolo ps: sul sito zamonien.de, il sito ufficiale dello scrittore dedicato ai romanzi ambientati a zamonia, mi sembra di capire (è tutto in tedesco, quindi mi affido a google translator, per quanto inaffidabile sia) che sia in corso d'opera un romanzo che potremmo tranquillamente collocare come terzo capitolo della saga di librandia, ovvero il castello dei libri sognanti.
girellando su internet ho trovato pochissime informazioni e tutte risalenti allo scorso anno, per cui credo ci sarà parecchio da aspettare prima di tornare a leggere qualcosa di nuovo.
nel frattempo, vi invito a recuperare i romanzi pubblicati in italia (tutti da salani), promettendomi di rileggerli tutti e parlarvene anche qui:
- le tredici vite e mezzo del capitano orso blu
- ensel e krete, una storia di zamonia
- rumo e i prodigi dell'oscurità
- la città dei libri sognanti
- l'accalappiastreghe
- il labirinto dei libri sognanti
e il libro non-zamonico, folle viaggio nella notte.

mercoledì 13 aprile 2016

commenti randomici a letture randomiche (14)

tantissima bella roba di cui parlare, ergo tantissima felicità & profonda disperazione per lo spazio in libreria che sta sparendo non so come e peggio ancora non so come fare.

in primo luogo a pasqua ho ricevuto (beh sì, sono una donna fortunata io! ) il desideratissimo crescere, che palle!, la prima raccolta pubblicata in italiano di sarah andersen.
seguivo già da tempo la sua pagina fb e quella di una fan italiana che si occupa di tradurre le vignette, quindi conoscevo già buona parte del materiale presente nel libro, ecco perché lo desideravo tanto!
sarah andersen ha centrato in pieno il bersaglio: la sua protagonista è l'immagine perfetta della ragazza un po' nerd, non troppo bella, agli antipodi dello stereotipo della giovane donna femminile e sensuale, incasinata, pigra, con un pessimo gusto per i vestiti e un coniglio per amico.
è impossibile non riconoscersi in lei almeno in una delle vignette, praticamente si può dire che la anderson ha colto un mondo completamente diverso, e forse finora nascosto, intenzionalmente o meno, della realtà delle ragazze di oggi: la timidezza cronica, la scarsissima voglia di far vita sociale, la passione per telefilm, fumetti, film e tutto quello che fino ad adesso era stato di proprietà dei nerd occhialuti e rigorosamente maschi, il disinteresse per la moda e la totale mancanza di pudore - ed era ora! - quando si parla di mestruazioni, chili di troppo e peli superflui.
finalmente una serie di vignette sulle giovani donne divertente ma mai stupida, in cui è facile riconoscersi ma senza luoghi comuni offensivi, volgari e/o sessisti. le scenette fanno ridere, sono brillanti, forse esagerate ma senza ombra di dubbio veritiere!
consigliato, sopratutto alle ragazze. intanto io ho bisogno di un'altra decina di raccolte così!

dal megaordine su libraccio di pochi giorni fa ho già dato fondo a due desideratissimi titoli, il primo è un ottantaduenne, un gatto e una fantastica vacanza, il sequel di la fantastica storia dell'ottantunenne investito dal camioncino del latte. nel primo romanzo mi ero così tanto affezionata a frank e a bibì che ero davvero felicissima di aver scoperto che la loro storia continuava in un altro libro. perché di certo qui non si parla di alta letteratura e non è certo il romanzo della vita di nessuno.
ma j.b. morrison ha creato un personaggio tanto realistico e comune che non si può non sentirlo vicino in qualche modo, come se fosse il nonno un po' strambo a cui fare una telefonata al giorno per essere sicuri che non abbia combinato nulla di pericoloso.
dopo l'incidente con il lattaio e la conseguente rinascita di frank a opera - inconsapevole - di kelly natale, altri incredibili sconvolgimenti stanno per segnare la vita dell'ormai ottantaduenne e del suo fedele quanto scurrile gatto.
dalla piovosa inghilterra, frank volerà fino a los angeles da beth, sua figlia, alla quale il destino ha giocato il brutto scherzo di mandargli la vita in frantumi, regalandole una separazione e una brutta malattia proprio nello stesso momento.
da bravo padre, frank la raggiungerà non appena possibile, portandosi dietro bibì e rinunciando alla sua vecchia casa da pensionato solitario.
in america, insieme a beth e laura, vivrà giorni da padre e nonno, finalmente con la sua famiglia, con le persone che ama di più al mondo... non senza cacciarsi nei guai!
ne avevo letto pareri abbastanza negativi, invece questo romanzo mi è piaciuto parecchio, forse più del primo. mi ha lasciato la voglia di continuare a leggere le avventure di frank, di accompagnarlo ancora per tanti anni e tanti romanzi!

il secondo libro recuperato sul libraccio ha lavato una macchia enorme nella mia storia di lettrice, che quasi mi duole ammettere: ho recuperato adesso, dopo e anni e anni, le fiabe di beda il bardo. l'ho cercato per un po', poi mi ero arresa visti i prezzi della vecchia edizione, tutti, ovviamente maggiorati, e vista l'orribile copertina della nuova edizione. adesso posso dire che a completare la mia collezione di harry potter mancano solo gli illustrati!
non c'è moltissimo da dire su questo libro in effetti.
sono favole sul modello di quelle dei fratelli grimm o altre favole popolari, rivisitate però in chiave magica, ovvero, là dove solitamente maghi e streghe erano antagoniste di eroi e eroine umane (o babbane), qui sono i protagonisti, e la magia non è solo fonte di malefici e incantesimi di cui liberarsi, ma diventa, se ben usata, un mezzo per aiutare, curare, guarire gli altri.
insomma, cambiano i personaggi e cambia il ruolo della magia, ma non cambiano quelli che sono sempre stati gli insegnamenti delle favole: l'altruismo, la bontà d'animo, la generosità, la modestia e la lealtà vincono; gli arroganti, cattivi e superbi finiscono sempre con il vedersela brutta.
molto carina l'idea di aggiungere i commenti di silente e le note dell'autrice per spiegare al meglio a noi poveri babbani parole, modi di dire eccetera.
insomma, fondamentale per i fan di harry potter (e chi non lo è?), ma come libro in sé se ne può tranquillamente fare a meno.

martedì 29 marzo 2016

l'evoluzione di calpurnia

è il 1899, siamo in texas e calpurnia tate è una bambina di undici anni, ha sei fratelli, una madre un po' troppo opprimente, un padre impegnatissimo con il suo lavoro e un nonno misterioso e un po' spaventoso. calpurnia non riesce a sopportare l'idea di tenere capelli e vestiti lunghi d'estate, quando l'afa è insopportabile, detesta suonare il piano e ancor di più il cucito, il ricamo, le lezioni di cucina e tutte quelle cose che sua mamma ritiene fondamentali per una signorina di buona famiglia.


callie è la tipica bambina intelligente, ribelle, monella ma adorabile, una di quelle che riempivano i classici della nostra infanzia, anche se il suo racconto è molto recente, ed è veramente un graditissimo e inaspettato ritorno a quell'età felice per chi ha amato quei racconti, per chi aveva un debole per joe march, anna dai capelli rossi, pippi calzelunghe e tutte le altre indimenticabili, vere eroine.
durante l'estate, calpurnia, aiutata dal taccuino regalatole dal fratello maggiore harry, in cui lei annota tutto quello che osserva, scopre che gli animali, gli insetti, la natura tutta è misteriosa e apparentemente inspiegabile, ma che con un po' di pazienza, attenzione e dedizione, si può venire a capo dei misteri che regolano la vita frenetica tra il fiume e il giardino: perché le cavallette verdi sono più piccole di quelle gialle? resasi conto dell'enorme quantità di segreti da svelare, calpurnia si fa coraggio e inizia ad avvicinarsi al nonno, confidandogli le sue osservazioni e le sue scoperte.
nonostante l'iniziale sorpresa che sia proprio l'unica nipote femmina a mostrarsi così interessata degli argomenti che lo appassionano da anni, il nonno è abbastanza di ampie vedute per prendere subito calpurnia come sua allieva: comincia a parlarle di darwin e dei suoi studi, le insegna tutto quello che può per farla appassionare alla scienza, si sconvolge di quanto poco impari a scuola, dove più che altro le viene lavato il cervello affinché diventi una brava moglie&mamma in futuro, e la porta con se nelle sue scampagnate alla ricerca di esemplari di studio e la fa lavorare con lui nello sgangherato laboratorio dove si dedica, tra le altre, al tentativo di distillare un liquore dalle noci pecan.

ma alle gite spensierate con il nonno, al sogno di diventare una naturalista, alle innocenti ribellioni di calpurnia si infila a forza, sempre più prepotente, la sua vita futura, quella che la vede senza alcuna possibilità di scampo stretta in un corsetto, sposata a un uomo a cui dovrà preparare da mangiare e a cui dovrà partorire un esercito di figli. il momento in cui calpurnia si rende conto che per quanto lei sogni di andare all'università, di diventare una scienziata, tutto questo è impossibile per lei, che non è diversa dalle altre, anzi è esattamente una ragazza come le altre, lì ci sentiamo crollare con lei.
calpurnia è una femminista senza saperlo, o meglio, è una bambina intelligente e ingenua, tanto da non accettare - e nemmeno riuscire a capire fino in fondo - perché non può decidere del suo destino da sola, perché il suo futuro deve dipendere dal suo essere una femmina.
l'accostamento ai suoi fratelli poi, anche quelli più piccoli di lei, rendono il suo sentirsi - ed essere - "diversa" dalle altre ragazze ancora più forte: sono i maschietti di casa tate quelli più coinvolti dalle vicende sentimentali, sono loro quelli più emotivi, quelli più fragili.
calpurnia non è una ragazza speciale, almeno non lo è nella misura in cui non è più intelligente o più capace delle sue coetanee né dei suoi fratelli. il suo essere fuori dal coro è tutto nella non accettazione passiva del le cose stanno così e basta: i suoi più grandi pregi sono la curiosità e l'apertura mentale, stimolati dal nonno con le sue lezioni sul mondo animale e vegetale, ma anche la sua capacità di non arrendersi e di non farsi buttare giù dalle delusioni.
proprio per tutto questo calpurnia risulta essere un personaggio tanto vero e vivo da farci affezionare a lei e alla sua storia.

l'evoluzione di calpurnia non ha un vero e proprio finale, anzi, proprio all'alba del nuovo secolo, come calpurnia, ci sentiamo carichi di fiducia e speranza per il futuro, pieni, come lei, di voglia di fare per vedere realizzati i nostri sogni.
la storia, al momento, continua in un secondo libro, il mondo curioso di calpurnia, che inizia esattamente dove finisce il primo.
non ho ancora avuto la possibilità di leggerlo, ma spero di potermi rifare al più presto!

martedì 23 febbraio 2016

storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà

luis sepúlveda lo conosciamo tutti, credo. il prolificissimo - e bravissimo - autore cileno, oltre che romanzi e racconti per adulti (tra i miei preferiti diario di un killer sentimentale e il vecchio che leggeva romanzi d'amore), è da qualche anno noto al grande pubblico anche per i suoi lavori dedicati a un pubblico più giovane.
in realtà, il suo primo romanzo per bambini/ragazzi, è del 1996, ed è l'ultramegacicciofamosissimo storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, che io lessi più o meno in quegli anni e che è stato, insieme a il piccolo principe e quando hitler rubò il coniglio rosa, uno dei miei "romanzi per bambini" preferiti.
la storia del gatto zorba e della gabbianella fortunata è stata - ed è - un successone mondiale, come si è detto, e la cosa è stata - ed è - ampiamente meritata: zorba sopratutto, è uno di quei personaggi che ti rimangono dentro anche dopo anni e anni. è un tranquillo micione di casa che improvvisamente si trova a dover promettere a una povera gabbiana morente (per via del petrolio che l'ha completamente ricoperta), di prendersi cura del suo uovo e di insegnare al suo piccolo a volare, quando sarà tempo.
nonostante le oggettive difficoltà - come farebbe mai un gatto a insegnare a un pulcino di gabbiano a volare? - zorba mantiene le promesse, e tra lui e la gabbianella, nasce un'amicizia vera, profonda, che supera le differenze tra i due animali, va oltre gli istinti - un gatto è un predatore e un pulcino è la sua preda perfetta - e, da lealtà e rispetto della parola data, si trasforma in affetto sincero.
sedici anni e quattordici pubblicazioni dopo, nel 2012 arriva in italia storia di un gatto e del topo che diventò suo amico, di cui taaanto tempo fa avevo parlato qui. altro successone e questa volta dopo solo un anno arriva storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza, forse quello che ho apprezzato meno tra tutti i libri della serie storia di qualcuno che fa qualcosa. protagonista della storia è una lumachina che cerca risposte ad alcune domande che nessun altra lumaca si è mai neanche posta: perché le lumache non hanno ciascuna il proprio nome? perché vivono tutte nello stesso posto? perché non provano a esplorare il resto del mondo? la lumachina ribelle decide così di partire da sola per trovare tutte le verità di cui ha bisogno, ma durante il suo viaggio non troverà solo le risposte che cercava, ma scoprirà anche una tremenda minaccia che grava su tutte le sue compagne.
solo chi, accanto a lei, accetta di allontanarsi per una volta dal comodo e sicuro "si è sempre fatto così", riesce a salvarsi.
se gli altri due titoli erano stati entrambi (e sarà la stessa cosa per quello successivo, che è quello che di cui in origine volevo parlare, ma mi sono dilungata tanto, scusate) sull'amicizia tra razze diverse, sull'affetto che supera ogni difficoltà e se ne frega dei luoghi comuni e degli stupidi commentuncoli degli altri (cose che dovrebbero essere insegnate e spiegate per bene nelle scuole, anche in modo più esplicito se così le nostre piccole promesse del futuro non riescono a capirlo e ci riempiono i giornali di ragazzini suicidi stanchi di farsi bullare), questo invece invita a riflettere principalmente su sé stessi, sulla propria storia, sulle proprie abilità, caratteristiche, capacità; insegna a capire la propria unicità e a saper contare sulle proprie qualità. una versione un po' più romanzata del più spiccio un pesce si sentirà sempre un idiota se lo valutiamo in base alla sua capacità di andare in bicicletta.

di tutti i libri che avevo ricevuto per il claccaday, l'ultimo che mi mancava da leggere era proprio storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà. ho avuto seriamente paura ad affrontare questo romanzo perché ero certa che mi avrebbe commossa oltre ogni limite imposto dalla decenza (parrebbe che se alla soglia dei trenta ti metti a piangere per qualche film con hugh grant, la società ti comprenderà, perdonerà la tua debolezza e ti confiderà peraltro che no, non sei sola. se ti commuovi per un libro per bambini *leggere le ultime tre parole con aria di disprezzo e poi tornare a sfogliare eva tremila* che parla di un cagnetto e di un ragazzino, beh, sei davvero inqualificabile).


ammetto una cosa prima di cominciare: le tanto temute lacrime non sono giunte e per un motivo ben preciso, e cioè che qui non si gioca sul sentimentalismo spiccio. non avrei potuto essere più grata a nessuno se non a sepúlveda per aver descritto in modo tanto bello e reale la bellezza del legame tra un cane e un ragazzo, senza scadere in melensaggini.

la storia del cucciolo inizia sulla neve, quando cade dalla borsa dell'uomo che lo sta portando chissà dove e rischia di morire congelato. era un cucciolo amato dagli uomini, che dicevano sarebbe diventato un bel cane, ma sulla neve, un cucciolo senza mamma non ha possibilità di sopravvivere.
viene salvato dal giaguaro e cresciuto fino al momento in cui la sua mamma adottiva non lo riporta tra i mapuche, tra la gente della terra. qui, il cucciolo salvato dal giaguaro, viene accolto come un dono tra i tanti doni della terra, e cresce accanto al suo fratellino umano, un cucciolo anche lui, di nome aukamañ - condor libero. al cucciolo che ha dimostrato lealtà a monwen, la vita, non ha ceduto al comodo invito di lakonn, la morte, [...] si chiamerà aufman, che [...] significa leale e fedele.
la vita con i mapuche e con aukamañ è quanto di meglio potesse sperare un cucciolo sperduto sulla neve: aufman vive proprio come se fosse il fratello di aukamañ, è amato e coccolato dai mapuche, un popolo gentile che sa che la natura si rallegra per la loro presenza, e l'unica cosa che chiede è che i suoi portenti vengano nominati con belle parole, con amore.
purtroppo, si sa come vanno le cose. si sa chi è più forte tra gli uomini che vivono in armonia con la natura e quelli che sanno solo contare i soldi nelle loro tasche, e per i mapuche, come per aufman, le cose non saranno per nulla facili...

illustrazioni di simona mulazzani

non voglio spoilerare il resto della storia, perché merita davvero una lettura. è un libro che consiglierei a tutti, ma proprio tutti, senza prestare troppa attenzione alla dicitura età consigliata.
dicevo, mancano le melensaggini, ma tutta la vicenda ha il tono delle antiche leggende, delle storie che i vecchi anziani raccontano ai bambini che sanno ancora emozionarsi per le parole. ha l'aria del racconto attorno al fuoco, la poesia della favola della buonanotte, la forza degli insegnamenti che sanno dare solo gli eroi con le loro gesta, il loro coraggio e il loro immenso amore.
per me è diventato subito un librettino prezioso, uno di quelli che va dritto dritto tra i miei tesori, quelle cose da cui non potrei più separarmi.