«basta con questo fascismo, lo vedete dappertutto».«siete fissati col fascismo».«i veri fascisti sono gli antifascisti».«anche se hanno idee naziste devono poterle esprimere liberamente».queste sono solo alcune delle affermazioni, parafrasate, che hanno riempito (e inquinato) lo spazio della comunicazione negli ultimi anni. frasi che, già da sole, ci dimostrano come, sul piano dell'immaginario, l'antifascismo sia passato da essere un valore condiviso, da essere la religione laica d'europa, a qualcosa di datato, nostalgico e infine a qualcosa di inutile, fine a se stesso. fino a diventare addirittura qualcosa di illegale, di estremo e pericoloso, da mettere al bando, continuamente criminalizzato.
antifascismo illegale è l'instant book che vorrei che fosse ancora più instant degli altri, che ci mettesse poco a diventare anacronistico, a farmi pensare oh ma ti ricordi quando ma che credo sarà uno di quei libri che ci porteremo dietro nei prossimi anni, se non decenni.
probabilmente, a meno che non abbiate passato gli ultimi vent'anni (ma anche trenta) su marte o zone limitrofe, vi sarete accortə che qualcosa non va.
per la precisione, che certe ideologie di destra stiano sempre più venendo a galla (sì, l'immagine che abbiamo in testa è probabilmente la stessa) un po' ovunque, dai casi più spudorati come quelli di america e ungheria, fino ad altri meno chiacchierati ma comunque preoccupanti.
ideologie che si fondano non soltanto sull'erosione - se non proprio sulla negazione - dei diritti civili e sociali, da un lato, e su un costante stato di emergenza sicurezza dall'altro.
ecco, non è che questa cosa sia successa dall'oggi al domani. forse eravamo distrattə, forse eravamo troppo sicurə che certi principi fondanti l'europa stessa non sarebbero mai stati messi in discussione, eppure non è passato nemmeno un secolo dalla fine della seconda guerra mondiale che gli spettri di fascismo e nazismo sono tornati - con forme diverse da quelli storici, certo, ma cosa importa? questo non è un problema di forma, ma di sostanza - e che l'antifascismo in quanto tale abbia iniziato a essere criminalizzato.
in questo libretto - breve, incisivo, senza sbrodolamenti inutili né accademicismi - mattia tombolini raccoglie una serie di interviste e interventi di espertə da varie zone d'europa per provare a guardare con occhio critico e lucido quello che (ci) sta succedendo, evidenziando i collegamenti che mettono insieme fatti di cronaca, tendenze culturali e nuove leggi.
il quadro che emerge è il disvelamento di un meccanismo macroscopico e agghiacciante che spinge sempre più alla deriva l'idea di democrazia per come la conoscevamo e che impoverisce gli ambienti culturali. un meccanismo, oltretutto, che viene percepito come di importanza secondaria a fronte di problematiche più contingenti - quelle legate al lavoro, alla casa e al potere d'acquisto in primo luogo - che pure, ovviamente, vi sono inestricabilmente collegate.
le premesse partono dalla sventurata idea propria dei nostri anni: la considerazione delle idee di stampo fascista come opinioni, in quanto tali adatte ad abitare gli spazi di confronto. quando zerocalcare si rifiutava di partecipare ai festival che ospitavano personaggi evidentemente fascisti c'era poco da questionare: con i fascisti non si parla, non si dividono gli spazi, non si legittimano le loro opinioni.
eppure.
l'abbiamo fatto, abbiamo permesso che la sinistra si arroccasse su ambienti intellettualoidi lontani dalla realtà quotidiana della gente e abbiamo lasciato questo spazio alle destre, che ne hanno approfittato per colonizzare la narrazione del presente con la minaccia - praticamente inventata a tavolino - dell'emergenza sicurezza, e con la distorsione delle tematiche storicamente proprie della sinistra.
questo stato di emergenza sicurezza perpetuo - una contraddizione in termini, quindi - si è tradotto nella criminalizzazione non soltanto di azioni specifiche, ma anche di ideologie e di gruppi di persone. è sulla base di questo che antifa - che, sottolineano praticamente tutte le voci presenti nel testo, non è un gruppo ma un approccio, quindi adottabile da chiunque si riconosca negli ideali antifascisti, a prescindere dalla sua eventuale appartenenza politica e/o militante - viene bollato come pericoloso e antagonista, dagli usa e, di rimando, da buona parte dei paesi europei, ed è sulla base di questo che le azioni, pure pacifiche, di gruppi ecologisti/propalestina/antifascisti, vengono bollate come terroriste e condannate di conseguenza.
paradossalmente, in un'epoca storica più sicura, il numero di fatti che costituiscono reato aumenta, e i nostri sistemi di legge si infarciscono di decreti sicurezza sempre più repressivi.
a questo, si aggiunge il monopolio sempre più spudorato delle informazioni da parte di questa nuova egemonia culturale: dal controllo sui grandi media (basta controllare chi c'è a capo dei grandi gruppi editoriali nostrani e no) a quello dei techbro di destra sui social (guardate come siamo costrettə a scrivere quando parliamo di p4l3st1n4 pur di non farci oscurare i contenuti da chi, d'altro canto, non fa nulla per limitare la diffusione dei contenuti d'odio in rete e, anzi, li alimenta. giusto per fare un esempio). il risultato - unito all'erosione dei sistemi educativi pubblici - è sotto gli occhi di tuttə.
antifascismo illegale non racconta nulla di più di quello che le cronache - per chi era abbastanza attentə - hanno raccontato negli ultimi decenni, ma ha il grandissimo pregio di mostrare il quadro di insieme ripulito dalle millemila distrazioni che l'hanno offuscato, e lo allarga dall'italia al resto del continente, fino, inevitabilmente, all'america trumpiana. il risultato è una lettura lucida, semplice e puntuale di una situazione che dobbiamo immediatamente contrastare e risolvere.

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