venerdì 20 luglio 2018

la linea del fronte ~ una rocambolesca avventura di vincent van gogh

- il presidente è stato molto netto... la sua missione è andare al fronte e fargli avere dei quadri che rappresentino l' "anima della guerra" così lui saprà qual è la realtà sul campo...
dice che solo un artista saprà mostrargli la realtà celata sotto le apparenze...
- non ha torto la vecchia volpe... ma perché io?
- toulouse-lautrec non avrebbe la forza fisica necessaria...

per quale assurdo motivo i soldati scappano dal fronte, disertano e rischiano di essere fucilati? perché non assolvono con onore e gioia al loro compito di eroi e salvatori della patria, versando il loro sangue per il bene del paese?
è questo ciò su cui si interrogano i generali dell'esercito francese durante la prima guerra mondiale: cosa spinge così tanti soldati ad abbandonare le trincee e fuggire dalla battaglia?
c'è un solo modo per saperlo e no, andare sul luogo non è assolutamente contemplato, sono dei generali dopotutto, non dei semplici soldati, sono quelli che danno gli ordini, preferibilmente lontano dai combattimenti.
la vera soluzione è ingaggiare un artista che sappia mostrare la vera essenza della guerra, quello che terrorizza così tanto i soldati. non delle semplici scene di esplosioni e morti ammazzati, per carità! serve qualcuno che sappia andare oltre, che riesca a cogliere l'anima degli scontri: solo così il problema si potrà capire e, di conseguenza, risolvere.
e chi meglio di vincent van gogh?
ok, lo so, vi state facendo i conti e van gogh dovrebbe stare sottoterra da una ventina d'anni ma no, vi hanno ingannato: nel 1890 van gogh non è morto, e a dirla tutta, non si è nemmeno tagliato un orecchio, si trattava solo di sviare l'attenzione da una missione fallita (e per fortuna, altrimenti non avremmo mai conosciuto il cubismo) proprio per causa sua. adesso per vincent è arrivato il momento di riscattarsi, di dimostrare il suo valore.
e preferibilmente di smettere di usare tutto quel giallo.


inizia così per il nostro pittore e per il generale morillon, incaricato di seguirlo e di sorvegliare che effettivamente porti a termine la sua missione, il viaggio verso il fronte, un viaggio attraverso gli orrori della guerra, attraverso una verità che travalica ogni realtà: il campo di battaglia diventa un luogo dove le regole cambiano, dove il più razionale degli uomini comincia a credere a segnali che altrove bollerebbe come sciocche superstizioni e che davvero qui diventano qualcosa di più.
la guerra genera una realtà tutta sua, da vita a mostri impossibili da immaginare, fa nascere una nuova pietà che si alimenta di crudeltà e sangue.
la morte perde il suo aspetto poetico e romantico, si allontana dall'ideale dell'eroe che si immola per la patria e riacquista il suo vero volto, quello tumefatto e dilaniato, gli occhi sbarrati dall'orrore e dalla pazzia della paura. morillon respira per la prima volta la puzza del sangue e del terrore, quello che non riesce ad arrivare agli altri generali incipriati attraverso le tele di van gogh.
e se la tematica principale de la linea del fronte è quella della critica antimilitarista, dello sterile poetare sull'orrore da parte di chi non l'ha mai conosciuto, manu larcenet sceglie van gogh per disquisire - sempre con la sua ironia irriverente e senza freni - anche di arte: lontano dai salotti e dall'ammirazione del pubblico, vincent è un artista che vuole far scoppiare la sua angoscia in faccia al mondo, senza accontentare nessuno con idilliache colazioni sull'erba o consolanti donne nude, un artista sparito agli occhi del mondo proprio per aver volontariamente fallito una missione contro i cubisti, che crede nell'arte come espressione forte, intensa, personale e autonoma dal potere costituito.

così come nel primo volume de le avventure rocambolesche (tempo da cani), anche qui si ride e si piange, e spesso lo si fa nello stesso momento. larcenet coglie a piene mani le assurde contraddizioni del mondo, il comico che nasce dalla disperazione e dal dolore, il riso che si sovrappone alle lacrime, uno e l'altro legati indissolubilmente, ed entrambi espressione di una realtà che spesso supera qualsiasi immaginato surrealismo, una realtà nella quale la più improbabile delle spiegazioni diviene comunque più plausibile dell'assurda crudeltà dell'animo umano.

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