questo è il racconto delle note a margine prese assistendo allo spettacolo di una guerra dimenticata. nel 1956 la guerra vide l'egitto contrapporsi a una strana alleanza tra gran bretagna, francia e israele; con il contorno di un susseguirsi di incursioni dei guerriglieri palestinesi e delle forze israeliane attraverso i confini di gaza; e le note a mergine... be', come la maggior parte delle note a mergine, finirono in fondo alle pagine della storia, in perenne bilico.la storia può fare a meno delle note a margine. le note a marine quando va bene sono un'opzione; se va male fanno lo sgambetto alla grande narrazione. di tanto in tanto appaiono edizioni più agili e di facile lettura: la storia di scrolla di dosso in un colpo solo un po' di note a margine. e capite bene perché: la storia è sovraccarica. non può fare a meno di produrre pagine ogni ora, ogni attimo. la storia s'ingozza degli episodi più freschi e deglutisce quanto può ciò che è vecchio.
quante volte abbiamo detto che non è iniziata il 7 ottobre (2023)?
questo libro è stato scritto e disegnato nella prima decade del nuovo millennio e racconta - prova a raccontare - eventi che risalgono a circa mezzo secolo prima. eventi che, inesorabilmente, sono difficili da isolare, da non lasciar sovrapporre ad altri: 1948, 1954, 1967, e poi ieri, un mese fa, questa mattina, poche settimane fa...
gaza 1956 - note a margine della storia è un'opera ibrida, tra graphic journalism e social history, la storia, cioè, che non si concentra ai grandi avvenimenti politici ma che si basa sulle fonti orali e che, quindi, indaga il passato dei popoli, della gente comune, di chi quei grandi avvenimenti li ha quasi sempre subiti. ed è anche, ovviamente, il diario di campo di joe sacco durante il suo soggiorno a gaza e la sua ricerca di informazioni, storie e ricordi.
se andiamo a fare una ricerca su quel periodo, scopriamo che nelle cronache ufficiali gaza viene a malapena nominata. quella che è ricordata come la crisi di suez, fu una guerra lampo che coinvolse francia, gran bretagna e israele contro l'egitto, che si ricorda per lo straordinario accordo di interessi tra stati uniti d'america e unione sovietica e per essere stata, in qualche modo, la fine dell'impero britannico.
joe sacco, però, cerca una storia molto più piccola - almeno in senso geografico - dentro questa storia così ampia, ovvero quella di rafah, la piccola cittadina di gaza (che ormai abbiamo sentito nominare migliaia di volte ma che all'epoca della pubblicazione di questo fumetto non era così conosciuta) e del massacro compiuto dall'esercito israeliano ai danni della popolazione palestinese: 111 morti, secondo le stime ufficiali, che pure parlavano - quando non omettevano del tutto la vicenda - di tragico errore.
sappiamo benissimo, ormai da tanto, il significato nascosto di quelle parole, ma sacco, davanti alla carenza di informazioni nei report ufficiali, decide di trovare la verità di quel giorno nelle parole di chi, ancora, ne conserva la viva memoria.
a gaza incontra uomini e donne di ogni età, parla con loro, chiede di quel giorno del novembre 1956.
il ventaglio di risposte che gli si para davanti è dei più complessi e variegati, e bisogna riconoscergli la bravura e la professionalità di riportare - per quanto lui stesso avvisi che ogni storia è inevitabilmente filtrata non soltanto dagli interpreti sul campo, ma anche dal suo lavoro - questo risultato così intricato e mai perfettamente coerente.
raccogliere informazioni sul campo però è difficile, perché è difficile per lə suə testimoni mantenere salda la memoria su un giorno preciso, su un massacro preciso quando ogni giorno porta violenza e uccisioni, quando ogni persona ha visto morire qualcunə della propria famiglia o lə propriə vicinə di casa o lə amicə, quando è scampata lei stessa più volte alla morte, a volte solo per un soffio.
sacco racconta l'impossibilità di ricordare esattamente cosa testimonia ogni cicatrice che si ha sul corpo: questa ferita risale al 1956? o al 1967? o a un altro giorno ancora, uno dei tanti in cui lə palestinesə vengono assassinatə e le loro case rase al suolo?
massacro dopo massacro, distruzione dopo distruzione, morte dopo morte: nei racconti, così come nell'oggettiva realtà dei fatti, non c'è soluzione di continuità e non c'è - anche quando si cerca, anche quando si desidera a ogni costo trovarla - alternativa alla resistenza.
poco alla volta, mettendo a confronto le testimonianze e cercando le sovrapposizioni nei resoconti, sacco riesce a mettere in qualche modo a fuoco il dodici novembre 1956: una violenza immotivata e brutale, ricordi che traboccano di incredulità, di sopportazione e di paura, una violenza che si innesta a quella del presente spesso causando la rabbia dei ragazzi più giovani: perché non parli di oggi? perché pensi a ieri?
ma l'oggi c'è, ed è impossibile da ignorare. sacco è davanti alle ruspe che distruggono le case, per strada accanto al passaggio di un funerale dell'ennesimo ragazzino colpevole di aver tirato una pietra, presente quando rachel corrie viene assassinata atrocemente dall'iof. l'autore non spreca tempo e spazio in didascalie, non aggiunge riflessioni personali e meno che mai giudizi, ma il suo sentire è tanto chiaro quanto lo è una verità innegabile, e cioè che non può esserci alcuna riflessione sul presente né reportage che non tenga conto di più un'occupazione assassina che dura ormai da quasi settant'anni, e che nessun atto di violenza che può essere raccontato dallə cronistə (palestinesə e non) può prescindere dalla conoscenza di tutto ciò che è stato.
la storia della palestina è, prima ancora della storia dei suoi capi, delle date e degli eventi mediaticamente più risonanti, la storia vissuta sulla pelle del popolo palestinese.
e questo popolo è ritratto con un rispettoso realismo tanto nella sua miseria quotidiana, quanto nella forza titanica del suo resistere.
i sottintesi di sacco sono tantissimi, e forse quello che mi ha colpita di più è l'ossessione dellə palestinesə per il conflitto con israele, probabilmente la cosa più facilmente fraintendibile di tutto il libro. c'è una domanda, nascosta tra le righe di una narrazione che non si concede mai un attimo di riposo: cosa resta alla gente se ogni giorno, ogni ora, ogni momento della sua vita è una lotta per la sopravvivenza? il primo crimine tra i tanti imperdonabili commessi da israele è la spoliazione delle aspirazioni, dei sogni, delle speranze e dei progetti di un intero popolo.
gaza 1956 è un'opera che restituisce alla verità un episodio - uno dei tanti - che sarebbe stato, altrimenti, perduto nell'oblio e sotterrato dalle bugie della propaganda. un libro importantissimo per capire un po' di più anche l'abominevole genocidio ancora in corso.


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