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mercoledì 29 marzo 2023

il canto di penelope

"da quando sono morta - da quando ho raggiunto questa condizione di senzaossa, senzalabbra, senzapetto - ho imparato cose che avrei preferito non sapere, come succede se si origlia dietro le finestre o si aprono le lettere degli altri. credete che vi piacerebbe leggere nelle menti? ripensateci."

è morta penelope, da millenni ormai, e può finalmente raccontare la sua storia senza più temere gli dèi. può raccontare la sua storia e quella delle sue dodici ancelle predilette - amiche, quasi figlie - la loro vita miserabile, la loro morte ingiusta.

la rabbia di penelope si è ormai spenta in qualche modo, ma in fondo lei non ha mai pensato che avrebbe potuto esprimerla. forse non ha mai pensato che fosse lecito neppure provarla.
penelope ha sempre interpretato il suo ruolo, rassegnata all'idea di non poter mai essere nulla di più di quello che le era toccato di essere: una figlia non amata, una principessa non desiderata, una moglie abbandonata e tradita.
penelope piange e piange e piange, consolandosi solo di non aver causato le tante tragedie scaturite dalla bellezza della cugina elena.
penelope piange e sceglie di credere alle bugie su odisseo: dèi crudeli, maghe, sirene. sceglie di ignorare le storie in cui lui è poco più di un frequentatore di bordelli o un irresponsabile comandate che lascia morire i suoi uomini. penelope sceglie la versione della storia che meno la addolora, l'unica che le permette di sopportare l'arroganza e la prepotenza maschile che fin dal primo momento l'ha condannata a una vita triste. il padre che voleva affogarla, il marito che per dieci anni ha preferito una vita di avventure a lei, il figlio che la accusa di sperperare le sue ricchezze e i pretendenti che la deridono, che si approfittano e stuprano le sue ancelle.

ecco, le sue ancelle. dodici - numero mistico - poco più che bambine, cresciute con amore da penelope, destinate fin da prima della loro nascita a una vita di servitù e di passiva accettazione del volere del padrone. a quel padrone, che punisce con la morte per il loro essere state vittime indifese, margaret atwood, insieme con penelope, organizza un processo dando finalmente alle dodici assassinate la possibilità di parlare.
il canto delle ancelle scandisce il racconto di penelope, è un canto che prepara, anticipa e replica all'infinito l'orribile scena della loro uccisione, un canto che chiede giustizia per quella crudeltà ingiustificabile che mai venne espiata da odisseo.
adesso, morte anche loro, non concedono pace all'anima dell'eroe, perseguitandolo vita dopo vita, reincarnazione dopo reincarnazione.

penelope, invece, resta sé stessa: non dimenticherà quello che è stato e non ha voglia di conoscere altro. ha visto abbastanza da non desiderare una nuova esistenza.
il canto di penelope è un romanzo rabbioso che però non alza mai la voce, non concede mai ai suoi personaggi di liberarsi troppo dalle parole che li hanno raccontati millenni fa e questo è, probabilmente, il suo punto di forza. non serve snaturare penelope e odisseo, basta semplicemente far raccontare la stessa, identica storia a una donna: lei sarà capace di dar voce a tutti i silenzi che neppure il più grande dei poeti ha saputo cantare.

post pubblicato in origine su instagram.

giovedì 7 novembre 2019

i testamenti

una donna ribelle era ancora peggio di un uomo ribelle, perché i ribelli diventavano traditori, mentre le ribelli diventavano adultere.

ultimamente va di moda urlare in preda al panico ogni qual volta viene annunciato il sequel di qualcosa, di accusare gli autori di essere solo degli approfittatori in cerca di soldi facili che svendono l'opera originale per qualche miserabile zero in più sul loro conto in banca.
io faccio parte di quella fetta di fandom che invece, quando trova qualcosa che le piace, ne vuole ancora, così - anche se sto scrivendo questo post tardissimo - ho festeggiato l'annuncio di un secondo libro, trentatré anni dopo la pubblicazione de il racconto dell'ancella, dedicato al mondo di gilead e ho preso i testamenti subito appena uscito, divorandolo in meno di due giorni.

*attenzione! tutto ciò che segue potrebbe contenere piccoli spoiler su il racconto dell'ancella (ok, è uscito 33 anni fa ma con gli spoilerfobici non si sa mai) e sulle tre stagioni della serie hbo. nulla di fondamentale, ma... siete avvisati*

se ricordate, ne il racconto dell'ancella tutta la storia, narrata in prima persona da june/offred, viene presentata come una sorta di diario, un documento ritrovato molto tempo dopo la caduta di gilead e letto e analizzato da una nuova umanità che si interroga per comprendere quella civiltà scomparsa. quindi che gilead sia destinato a scomparire lo sapevamo già più o meno dall'85, ma quello che margaret atwood non ci aveva spiegato era come fosse successo: tra la fine della storia di june - che originariamente terminava all'interno di un furgone e ci lasciava con il dubbio di cosa le era successo poi - e i commenti degli archeologi alla fine del suo diario in effetti non c'era nulla.
negli ultimi tempi, lo saprete benissimo, la seguitissima, riuscitissima e premiatissima serie tv (no, non c'è nulla di lento nella terza stagione, non è rambo, ci sono delle donne sottomesse da una società di folli violenti che cercano di mettere in piedi una rete clandestina di resistenza senza farsi scoprire e impiccare in dieci minuti) ha cominciato a riempire quel vuoto con la seconda e la terza stagione (aspettiamo che arrivi presto la quarta) ed è proprio a quest'ultima che si ricollega i testamenti.
intendiamoci, potreste tranquillamente leggerlo anche senza mai aver visto la serie, ma credo che leggerlo dopo il finale della terza stagione sia decisamente più soddisfacente che passare dal primo libro a questo, anzi potrei tranquillamente dire che questo libro mi è sembrato un regalo pieno d'amore a tutti i fan della serie tv, credo che la atwood la apprezzi tanto quanto noi e il suo contributo a realizzare gli episodi dalla seconda stagione in poi la rende a tutti gli effetti parte della storia e non un semplice adattamento.

i testamenti è il titolo più azzeccato che si sarebbe potuto scegliere per questo libro. la storia infatti ci viene raccontata attraverso tre documenti: due sono trascrizioni di testimonianze di due ragazze agnes, figlia di uno dei comandanti di gilead, privata troppo presto dell'amore di una mamma che, nonostante non fosse davvero sua madre, la amava davvero, e daisy, una giovane canadese che si ritroverà suo malgrado invischiata nelle vicende di quel paese orribile che guarda con sgomento dal di fuori. la terza voce, il testamento vero e proprio, è quello di uno dei personaggi più amati e odiati al contempo, sicuramente uno dei più riusciti della serie, ovvero quello di zia lydia.
man mano che la vicenda va avanti si comprende meglio il collegamento tra queste tre figure che sembrano così lontane tra loro, un legame voluto dal destino e non soltanto.
e sopratutto, attraverso le loro voci e sopratutto quella di zia lydia, si comprenderà cosa ha portato gilead, nonostante il sistema perverso e quasi perfetto che lo regola, alla sua disfatta.

ma, come d'altronde era già successo per il primo romanzo e per la serie tv, è sopratutto il contesto a colpire. fino ad adesso abbiamo per lo più osservato la distopia totalitarista di gilead dal punto di vista delle ancelle, ma nelle due ultime stagioni della serie cominciava a essere inevitabile chiedersi cosa succede ai bambini nati a gilead o a quelli troppo piccoli per ricordare il mondo prima della sua fondazione, sopratutto alle bambine. la figura di agnes è fondamentale per riportarci quel misto di orrore e incredulità che ci aveva suscitato all'inizio il romanzo degli anni '80, per spiegarci il modo in cui le ragazze vengono cresciute - e la cosa più spaventosa è rendersi conto di come sia solo un'iperbole dell'educazione che oggi subiscono molte bambine - con un' abbondante dose di terrorismo psicologico sulla sessualità, una visione distorta dell'amore, e sopratutto di loro stesse.
queste ragazzine non riescono a capirlo ma è tremendamente palese: gilead è il mondo creato da uomini che non solo odiano le donne, ma che ne sono terrorizzati, che hanno bisogno di sottometterle, umiliarle, distruggerle perché sanno che senza la prevaricazione non avrebbero neanche una briciola di quel potere che tanto li fa grandi. non c'è nessun vero amore per dio, nessuna voglia di salvare l'umanità dall'estinzione, è solo odio. banale, stupido, penoso odio. e se vi sembra assurdo, fatevi un giro su quegli orribili siti frequentati da incel e altri pericolosi folli simili e vi renderete conto di quanto la realtà sia oscenamente simile alla fantasia.

il racconto di zia lydia poi, oltre a raccontare la sua storia - tremenda e bellissima come tutte quelle a cui la atwood ci ha abituato fino a ora con la saga di gilead - svela poco a poco il marciume di una società che si vanta giusta e rispettosa di dio ma che è poco più di una carogna putrescente.
il ruolo di zia lydia non è solo importante ma assolutamente essenziale: è stata fin da subito molto più di una crudele addestratrice di ancelle, molto più di una guardiana, di una maestra. l'abbiamo vista più volte in atteggiamenti inaspettatamente dolci, come se riuscisse ancora a emergere una parte di lei che gilead non era riuscito a distruggere, qui sarà lucida, spietata, calcolatrice ma anche fondamentale e risolutiva. non aggiungo altro.

su tutte e tre le figure aleggia il fantasma di baby nicole, la bimba di june portata fuori da gilead, il cui ricordo rimane ancora - i testamenti si svolge una quindicina di anni dopo i fatti narrati nel primo libro e nella serie tv - quasi come un feticcio da usare per accusare di crudeltà il mondo esterno, colpevole di aver rapito una neonata. e ovviamente, si intravede l'ombra di june, una presenza silenziosa ma importante, in tutta la vicenda, come se rimanesse al bordo del nostro campo visivo a sorriderci con quell'espressione incredibile a cui elisabeth moss ci ha abituati.

questo libro non solo non tradisce le aspettative, non solo è un ottimo seguito del primo romanzo ma lo è anche della serie tv, risparmia le ripetizioni e funziona benissimo anche, come ho già detto più su, per chi non ha seguito la versione di hbo, aumenta anzi l'hype per la quarta stagione e si rivela una lettura emozionante, coinvolgente e sconvolgente, regalandoci le stesse emozioni che ormai siamo abituati ad associare a questo mondo, così ferocemente assurdo e così spaventosamente plausibile, creato dalla atwood.

probabilmente questo mio post su i testamenti arriva tardi, probabilmente ne avete già sentito parlare tanto, ma se non l'avete ancora letto - o peggio ancora, non avete ancora letto/visto nulla tra libri e serie tv (a proposito, qui, un paio di anni fa, scrivevo le mie primissime impressioni sull'inizio della serie) - è arrivato il momento di rimediare.