mercoledì 21 ottobre 2015

La distanza

La storia di un viaggio per la Sicilia, un trio improvvisato e una storia d'amore che fa da sottofondo a tutta la narrazione: ecco cosa è, in poche parole, La distanza.

*Attenzione: possibili spoiler!*
Nicola, in vista dei sui trent'anni, pensa di raggiungere Carla - la sua ragazza -  a Londra. Il piano è semplice: attraversare la Sicilia, fermarsi a Castelbuono per assistere all'Ypsigrock festival ed infine dirigersi verso l'aeroporto di Palermo per prendere il volo diretto in Inghilterra. Il giorno dopo aver programmato tutto, in un negozio di dischi underground, conosce Francesca, una ragazza spezzina in vacanza, che si offrirà di accompagnarlo lungo tutto il viaggio. Nicola si troverà a condurre Francesca e Charlotte (un'amica francese) alla scoperta di posti e gusti nuovi nel siracusano, fino a che scoprirà di essere stato abbandonato, presso l'ostello in cui alloggiavano, dopo un litigio  tra le due ragazze. Costretto a riprendere i suoi passi affidandosi al servizio di trasporto siciliano, subirà la sfuriata di Carla, che era all'oscuro di tutto, e si prometterà di discuterne non appena l'avrebbe raggiunta. Durante l'Ypsigrock festival, Nicola incontrerà inaspettatamente Francesca che, una volta scusatasi, lo accompagnerà all'aeroporto. Quest'ultima parte del viaggio sarà quella più intensa per lui, in quanto rifletterà molto sulla sua condizione e su come gli eventi abbiano giocato un ruolo chiave nel rendergli chiaro cosa volesse.
*fine spoiler*

Partendo dal presupposto che fatti ed eventi "banali" possano costituire una buona storia, ciò non significa che qualsiasi fatto e qualsiasi evento siano degni di essere raccontati. Nonostante ciò, può risultare cruciale il modo in cui questi eventi siano raccontati e il perché li si raccontano.

Se l'intento di Colapesce e Baronciani è quello di raccontare l'amore a distanza, il modo in cui esso viene vissuto insieme ai suoi alti e bassi, con le ansie e le preoccupazioni, con la sua dose di fiducia reciproca costantemente messa alla prova dal non avere un contatto visivo con il partner, o quello di far rivivere le atmosfere, i colori, i suoni, gli odori che rendono la Sicilia la terra unica ed inconfondibile che è, allora no, a mio avviso non ci sono riusciti del tutto.

L'idea che sta alla base di questo graphic novel è, senza dubbio, potenzialmente ottima. Eppure, ciò che viene fuori tra le pagine è un'estrema leggerezza che, dopo le diverse riletture, mi ha fatto pensare che quest'opera possa lasciare l'amaro in bocca e un pizzico di delusione, considerate le alte aspettative coltivate dal clamore che si è brevemente diffuso in rete.

Ad una lettura attenta, ci si rende conto di come non venga proposta né una rappresentazione stereotipata di un luogo e neppure una sua autentica descrizione; allo stesso modo, i personaggi appaiono privi di spessore psicologico e non rappresentano neppure un modello che possa far pensare alla volontà di una più complessa analisi sociologica e culturale. I luoghi visitati durante il viaggio e persino gli eventi principali sui quali si basa l'intreccio (la fidanzata lontana o l'Ypsigrock festival, ad esempio) risultano appena abbozzati, quasi non avessero una vera e propria importanza. L'atteggiamento stesso dei vari personaggi lascia qualche perplessità: Nicola si atteggia all'inizio da ragazzo spiantato, si definisce, forse in maniera puerile, in vacanza forzata, eppure non sembra esattamente così in difficoltà (chi frequenta negozi di dischi e lp, o progetta viaggi in Inghilterra, dubito abbia una vera e propria carenza economica tale da non poter pagare il biglietto di un pullman), sembrerebbe più il tipico trentenne che si lamenta della sua condizione senza cercare più di tanto di cambiarla, visto che, a quanto pare, non è poi una condizione così invivibile; Francesca e Charlotte hanno un atteggiamento costantemente ambiguo che non rende chiaro quale sia il rapporto tra loro e quale sia l'interesse che nutrono nei confronti di Nicola, apparendo come due semplici turiste, le tipiche turiste per le quali vacanza significa fine delle regole e spensieratezza senza freni, che mostrano una leggerezza tale da non porsi alcun problema sul cosa stia succedendo e restando in balia degli eventi (caratteristica in comune con Nicola), salvo poi tormentarsi con rimorsi di coscienza quando ormai è troppo tardi.

Se volessimo un'ulteriore prova di quell'estrema leggerezza di cui accennavo, basterebbe riflettere sulle vicende raccontate e porsi delle domande sulla plausibilità di ciò che accade. In particolare, dato per assodato che la storia non ha un corrispettivo simbolico, quanto è plausibile che una ragazza in vacanza, dopo pochi scambi di parole con un ragazzo a lei sconosciuto, possa proporre un passaggio sulla propria auto lasciando che quello stesso ragazzo la guidi verso non si sa dove? E quanto è plausibile che un ragazzo, dopo pochi scambi di parole, accetti che una ragazza a lui sconosciuta gli dia un passaggio per attraversare la Sicilia, senza porsi il minimo problema? In entrambi i casi nessuno dei due avrebbe potuto dare certezza all'altro circa la loro buonafede, eppure, questa fiducia reciproca basata sul nulla appare imprescindibile, come se non potesse essere altro che così (soltanto Nicola sembrerà cadere dalle nuvole quando si ritroverà abbandonato in un ostello e, come non bastasse, a piedi e lontano da dove vorrebbe essere in quel momento).

La struttura della trama, però, sembra avere qualcosa di particolare: è come se argomento principale e argomento secondario (la distanza dalla fidanzata e il viaggio per la sicilia) si scambiassero ruolo lungo il corso della narrazione. In particolare, il corpo dell'opera è riempito soltanto dal viaggio e non si parla più della "distanza", che viene solamente accennata tramite un paio di sms che Carla invia a Nicola. Solo alla fine l'argomento si ripresenta in maniera chiara e con tutto il suo fardello di dubbi. In qualche modo è come se l'amore a distanza creasse un rapporto così labile che, senza accorgersene, si riesce anche a sostituirlo senza troppa fatica anche con un incontro casuale, o almeno è quello che viene fuori dalla narrazione.

Discorso a parte merita lo stile grafico che, a mio avviso, rimane il punto di forza di questo graphic
novel. Le figure, così come anche i luoghi proposti, vengono presentate con un taglio fotografico e non cinematografico, ed è come se tutta la vicenda fosse scattata velocemente, senza badar molto all'inquadratura, proprio come farebbe un turista: il personaggio è fondamentale, è centrale; i luoghi appaiono solo come sfondo accessorio, accennati. Si viene a creare, dunque, uno stile di narrazione  che ricorda un po' la struttura di un album fotografico, rotto però dall'utilizzo di uno schema libero da gabbie, in cui le vignette sembrano inseguirsi senza un'ordine prestabilito. Anche qui l'idea è buona, ma, personalmente, trovo scomodo e antiestetico il dover leggere o guardare una vignetta divisa proprio dalla rilegatura.
Sebbene lo stile mi piaccia molto, ritengo che la colorazione scelta, per quanto sia affine all'autore, non sia adatta a presentare la Sicilia: i toni pastello, che tendono al grigio, sono molto lontani dai colori caldi e saturi delle estati siciliane. Tutto sommato, però, mi piace l'effetto frame che si viene a creare con questo contrasto tra le vignette statiche e il viaggio che viene raccontato.

Sfogliando le pagine si nota anche un'ulteriore elemento che è, a mio avviso, quello più interessante. Sto parlando delle citazioni letterarie e musicali a tema scelte e proposte, tra cui anche dello stesso Goethe:

L'Italia senza la sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto... La purezza de contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l'unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra... Chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita.

Questa ed altre citazioni alzano il livello di quanto scritto, per quanto non sempre siano adatte e inerenti alla narrazione.

Ad ogni modo, tenendo conto di quanto sinora detto, considerata l'opera nella sua interezza, non posso dire altro che, a mio avviso, essa si colloca al di sotto delle aspettative, sebbene sia comunque un tentativo letterario non di poco conto. Di certo, resta pur vero che spesso è proprio il marasma pubblicitario a creare o distruggere quelle aspettative che, se non fossero così nutrite prima della lettura, permetterebbero di apprezzare un'opera per come è davvero e non per come si è sentito che fosse.

R.

4 commenti:

  1. sparo il primo commento io!
    sono completamente d'accordo con ryv: la sicilia rappresentata qui è meno sicilia di quanto non riesca ad esserlo una qualsiasi cartolina (almeno le cartoline hanno il merito di saperci azzeccare con i colori e con gli scenari rappresentativi di un posto) e la cosa, da siciliana, mi turba un po', ma arriva a turbarmi molto di più quando leggo che questo libro è osannato come un perfetto esempio di viaggio in sicilia. beh, se non avete idea di cosa si stia parlando, sì, magari ci potete anche credere.
    i personaggi sono assolutamente piatti, banali, praticamente inesistenti. sul loro atteggiamento, a parte dire che è davvero penoso, non credo di poter aggiungere altro a quello che è stato già scritto sopra.

    aggiungerei solo una cosa, della quale io e ryv abbiamo già parlato, e sulla quale eravamo d'accordo.
    le citazioni. ma secondo quale logica sono state scelte? perché hanno la parola sicilia da qualche parte? ok. la roba che hanno inserito, di altri autori, è davvero bellissima. e direi! ma non ha assolutamente niente a che vedere con la storiellina che hanno raccontato loro.
    prendiamo goethe, che ryv ha citato nel post: la meravigliosa bellezza della luce e dei paesaggi siciliani. ora non per essere rompipalle, eh, baronciani avrà pure uno stile favoloso (e a me piace infatti), ma davvero, quei colorini smorti e tristi dovrebbero essere qualcosa che chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita? ma io non credo proprio! quei colori ci sono in sicilia a febbraio, quando piove. da siciliana, una roba del genere mi fa ridere e anche un po' incazzare. ma vabbé.
    poi, citazione, bellissima, di una canzone, bellissima, di rosa balistreri. ecco. lì ci sta come la statua di cristo compagnone dentro notre dame. terra ca nun senti è una poesia terribile, fortissima, arrabbiata, amara, appassionata di una sicilia tanto crudele quanto amata. è potente oltre ogni limite, ascoltatela e vi verranno i brividi, v'arrizzeranno i carni, come si dice qui. cosa c'entra con la squallida storia di tre ragazzetti in vacanza che non sanno neanche avere la decenza di tenersi i vestiti addosso quando serve?

    quello che mi è sembrato, di tutta questa storia, è che se la distanza ha avuto il successo che ha avuto lo deve all'importanza dei nomi degli autori e dell'editore, alla furbata di mettere dentro un libro banale qualcosa di meraviglioso pescato da altre parti, per costruire una storia raccontata senza passione e descrivere un paesaggio che non hanno saputo capire fino in fondo.
    mi spiace, perché ovviamente anche per me le aspettative erano alte, però davvero, una delusione del genere non mi capitava da tantissimo.

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  2. Non conoscevo questo titolo nè ho mai letto nulla degli autori, ma non penso proprio che vorrei recuperarlo. La trama mi dice davvero pochissimo e anche lo stile grafico non fa per me >_< ma a giuficare dalla recensione, mi sa che non mi sto perdendo niente di che!

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    Risposte
    1. no, te lo assicuro, non ne vale la pena...

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    2. è stata una grossa delusione, non posso dire il contrario... ^^

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