martedì 31 gennaio 2017

Seta ~ Alessandro Baricco & Rebecca Dautremer

Alessandro Baricco, scrittore eclettico, sceneggiatore e regista, è un po' così: lo si ama o lo si odia.
La critica stessa si è spesso scagliata contro di lui, sia come persona che come professionista, eppure è innegabile il successo che la maggior parte dei suoi scritti ha avuto. Basti pensare a titoli come Castelli di rabbia e Oceano mare, per esempio, e rendersi conto di quanto spessore possa esservi nelle sue opere. Io personalmente mi approcciai al suo stile anni or sono, leggendo per la prima volta Novecento, un monologo teatrale da cui sarà tratta l'opera cinematografica di Tornatore dal titolo altisonante: La leggenda del pianista sull'oceano.
Ovviamente anche per me vale la regola di cui all'inizio, tant'è vero che ho apprezzato moltissimo i suoi primi romanzi, per poi abbandonarlo alla sua carriera senza lasciarmi tangere più di tanto. Si sa, non sono un tipo affatto facile, in quanto a gusti.

Questo preambolo l'ho ritenuto necessario, poiché si parlerà di Seta, suo terzo romanzo  edito, all'epoca (1996), da Rizzoli e dal 2008 in poi da Feltrinelli, la quale ha dato alla luce tre edizioni differenti. In particolare mi soffermerò sull'edizione di novembre 2016, inserita nella collana "I Narratori".


Tale edizione, voluminosa e robusta (cosa che crea un contrasto strano con il titolo e, in seguito, anche con la storia narrata), curata in ogni minima parte, è impreziosita per mano di Rebecca Dautremer, che, oltre ad aver illustrato la copertina e la sovraccoperta (si apre fino a diventare un poster), ha realizzato un'ingente serie di illustrazioni inserite all'interno del volume per tutto l'arco narrativo.

Hervé Joncour, commerciante francese di bachi da seta dei primi dell'ottocento, è costretto ad avventurarsi in un pericoloso e lungo viaggio alla volta del Giappone per costruire una rotta commerciale divenuta necessaria dopo un'epidemia che ha reso i bachi europei inservibili. Contro ogni aspettativa, dovuta al fatto che in quel periodo il Giappone avesse chiuso le frontiere e che conservasse uno status esotico che incuteva anche timore, H.J. riesce nella sua impresa, regalando al suo piccolo paesino d'origine una prosperità mai conosciuta prima. Da lì all'intraprendere ulteriori viaggi il passo è breve: in essi si avrà a che fare con la distanza, con gli amori, con gli affari più o meno proficui e con una cultura millenaria tanto diversa da quella cui noi e Joncour stesso siamo stati abituati.

Al di là della trama, mi soffermerei più sugli aspetti stilistici, proprio perché risultano singolari: così come il titolo suggerisce, il racconto mantiene per tutta la sua durata la stessa consistenza della seta, una leggerezza ed una piacevolezza senza eguali, che ci sfiora ora con una frase, poi con un personaggio, infine con una scelta. Tutto sembra ovattato, come in una bolla di vuoto, e non si può far altro che lasciarsi trasportare da questa sensazione ricorrente. La storia mantiene un ritmo narrativo veloce e lento allo stesso tempo, costruendo bene una sorta di atmosfera orientaleggiante attorno al lettore, che viene sferzato a tratti dalle illustrazioni, efficaci e ben posizionate, che presentano uno stile e una bellezza considerevoli, marchio di fabbrica della Dautremer, appunto.


Un romanzo breve, essenziale, con parole flebili e nomi dal suono dolce.
A tutti gli effetti, per gli amanti del genere e non, diventa sicuramente un pezzo che non può mancare negli scaffali migliori della propria libreria. E se dopo la lettura sentirete per un po' cantare uccelli tutt'intorno a voi, non date la colpa a me.
Buona lettura.

R.

venerdì 27 gennaio 2017

alla conquista della luna ~ book blog tour


siamo quasi alla fine del nostro viaggio con emilio salgari, alla conquista della luna, la penultima tappa tocca a me e... come al solito non so nemmeno da dove cominciare!
e dunque comincio con una confessione: io salgari non l'avevo mai letto. anzi l'avevo proprio snobbato e avevo anche un po' di paura quando ho deciso di acquistare questo libro - che è stato pubblicato da cliquot grazie al successo del crowdfunding che ha permesso di rendere possibile questa antologia - di trovarmi davanti qualcosa di troppo... antico, se non addirittura vecchio.
però i ragazzi di cliquot mi ispirano parecchia fiducia e visto l'entusiasmo con cui hanno puntato su alla conquista della luna ho deciso di provarci.

ve l'ho mai detto che sono bravissima anche nei ripensamenti?
non avrei potuto scegliere un libro che mi avrebbe sorpreso più di questo. (e giuro che non snobberò mai più salgari!)

copertina del libro e una foto che mi è stata ispirata da claudia di girodelmondoattraversoilibri
alla conquista della luna raccoglie alcuni racconti già editi di salgari tra il 1894 e il 1905, tra i quali anche ovviamente quello che da il titolo alla raccolta, ed è arricchito da una dettagliata e curata prefazione di felice pozzo, studioso dell'opera di salgari, fondamentale per chi, come me, si ritrova per la prima volta davanti a un'opera di proto-fantascienza.

una delle illustrazioni realizzate per l'edizione deluxe del libro

limiti da superare
nonostante i racconti abbiano ambientazioni e protagonisti differenti tra loro, in tutti e sei è possibile ritrovare due tematiche fondamentali e comuni: la prima, quella più lampante, è lo scontro tra l'uomo, desideroso di superare i propri limiti, di spingersi oltre, di dominare la natura e, di conseguenza, la natura che si impone come forza invincibile e indomabile, che seppure da ai coraggiosi che tentano di piegarla la parvenza di un successo, subito riconferma la propria superiorità.
rifacendomi a quanto dice pozzo nella prefazione, c'è, in questi racconti, da un lato una profonda sfiducia nelle capacità scientifiche umane e nel progresso tecnologico, ma dall'altro, quasi come una speranza celata più per buon senso che per rassegnazione, l'immaginazione che si fa scoperta, conquista, coraggioso e fiducioso innalzamento dell'uomo e delle sue capacità, volto a rendersi libero - un giorno forse troppo lontano nel tempo - dalle limitazioni fisiche naturalmente imposte.
salgari, se forse non si fida troppo della tecnologia del suo secolo, è un positivista illuminato che pone la scienza come unica risposta, rifuggendo da ogni forma di superstizione o di creduloneria.

lo scontro uomo-natura è quasi titanico: gli eroi dei racconti di salgari sono, metaforicamente, dei giganti, anzi dei titani in senso stretto, degli aspiranti prometeo che sognano la possibilità di aprire nuove strade al genere umano, di condurlo lungo il sentiero del progresso e di renderlo libero dalla piccolezza cui è costretto a soggiacere nei confronti delle leggi fisiche e della spaventosa, crudele grandezza del mondo e dei suoi misteri.

salgari ci pone però, dopo questo scontro, davanti alla seconda tematica presente pressoché in tutti i racconti, ovvero la follia: l'uomo che tenta la sfida, che si pone un passo otre al limite invalicabile, che va oltre il suo stesso essere uomo, esce dallo scontro non solo sconfitto, ma turbato e provato così fortemente nel profondo da aver perso la ragione, privo persino di quel bene, l'intelletto, che lo rendeva, se non pari alla natura, almeno superiore all'animale.
noi vogliamo tentare, con quella novella forza, d'innalzarci senza posa fino a uscire dall'orbita della terra e cadere sulla luna o su qualche altro astro, ciò che io e il mio amico crediamo possibile.
favole dal futuro
non avevo mai sentito parlare di proto-fantascienza prima di leggere alla conquista della luna, ma le fantasie salgariane mi hanno affascinata particolarmente, proprio per la loro doppia essenza di futuristiche e passate al contempo.
è trascorso più di un secolo da quando salgari immaginava la sua macchina volante che avrebbe permesso a due uomini di toccare il suolo lunare, e le descrizioni dei marchingegni inventati dai protagonisti di questi racconti ci strappano un sorriso per la loro ingenua semplicità, almeno quanto ci stupiscono per la straordinaria capacità di anticipare, seppur solo come frutti di fantasticherie letterarie, quei traguardi che sono ancora oggi considerati pietre miliari nella storia del progresso, come, appunto, la conquista della luna, di cui lui parla nel 1904, appena sessantacinque anni prima dell'allunaggio.
quella di salgari non si può che definire fantascienza, per quanto oggi ci appaiono infantilistiche alcune soluzioni da lui adottate e forse un po' sbrigative le sue spiegazioni, ma è una fantascienza che ha più il sapore delle favole, con quel gusto particolare per la narrazione, le emozioni e anche una sorta di messaggio morale, di insegnamento, se preferite.

ed è una fantascienza che a noi lettori dei non-più-primi anni duemila, abituati a un immaginario fantascientifico che si preoccupa di essere il più possibile verosimile e credibile,prendendo spesso spunto da ipotesi e fatti scientificamente accreditati, non può che costringerci alla sospensione dell'incredulità e ci risucchia all'interno di viaggi fantastici, narrati con emozione e passione, dagli abissi profondi fino agli spazi inesplorati.

il segnalibro creato per il crowdfunding con una bozza dell'illustrazione di copertina
il viaggio con salgari è iniziato su il giro del mondo attraverso i libri, una banda di cefali e si concluderà tra pochi giorni su il mondo urla attraverso la porta!

mercoledì 25 gennaio 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXVIII

ormai il sottotitolo di questa non-rubrica dovrebbe essere: roba di cui non riesco a scrivere un papiro ma di cui voglio parlarvi lo stesso (ma sopratutto voglio mettere un po' d'ordine sulla scrivania che la pila delle cose da recensire è vergognosa). però mi sembra veramente troppo lungo, quindi lasciamo perdere.

continuano nel terzo volume di amami lo stesso le improbabili disavventure di michiko che adesso si ritrova con due lavori e... due uomini che le causano un po' di batticuore. il primo lo conosciamo già ed è il suo ex-capo. diciamocela tutta, sarebbe praticamente l'uomo perfetto se solo non fosse innamorato di un'altra, perché è innamorato della non-più-misteriosa haruko, giusto?
d'altro canto lei è veramente una donna bella e affascinante, non certo come michiro che ha una collezione di mutandoni antisesso in perfetto stile bridget jones e mangia bistecche senza alcuna grazia.
gelosa, arrabbiata e ormai quasi rassegnata a non conoscere mai le gioie del vero amore, michiko conosce nel suo nuovo ufficio mogami, un ragazzo così perfetto che sembra uscito da un romanzo: bello, giovane, con un lavoro, generoso, romantico, educato, carino e sopratutto interessato a lei, e in modo molto serio!
praticamente, sembra essere avvenuto il miracolo, la felicità tanto rincorsa sembra essere arrivata, un futuro radioso e pieno di gioia sembra brillare davanti agli occhi di michiro... ma davvero vuole togliersi dalla mente kurosawa? e davvero è innamorata è innamorata di mogami?
basta davvero un bel ragazzo che ti fa la corte in modo galante per essere felice?
per fortuna non bisognerà aspettare tanto per scoprirlo, anche perché questo manga, che sembrava una mezza scemenza dalle premesse, si rivela di volumetto in volumetto sempre più coinvolgente!

ho finalmente divorato dov'è finita audrey?, che mia mamma mi aveva regalato per il compleanno. e mi è piaciuto veramente tantissimo, non so se serve dirlo, perché si sa che io adoro sophie kinsella. in questo romanzo la protagonista è parecchio più giovane delle solite protagoniste dei racconti della kinsella e la tematica è un po' più seria di quelle a cui ci ha abituate con i love shopping, eppure è sempre la solita, adorabile, divertentissima e mai banale sophie kinsella.
audrey è una ragazzina di quattordici anni, ha una famiglia un po' strampalata in cui tra la mamma dipendente dagli articoli del daily mail, il papà perennemente perso nei suoi pensieri, frank, il fratello maggiore, videogiocatore accanito - e per questo in perenne lotta con la mamma - e felix, il fratellino più piccolo, che... beh, ha quattro anni e tanto basta, e le è successo qualcosa che l'ha fatta stare male a lungo. ancora adesso indossa continuamente gli occhiali neri, non esce da casa e la sola idea di parlare con qualcuno che non faccia parte della sua famiglia la fa stare male.
almeno fino a che linus, un amico - decisamente molto carino - di frank, non comincia a parlare con lei, a farla riabituare pian piano alla presenza e all'affetto degli altri, fino a che...
dov'è finita audrey è un romanzo che racconta in modo divertente, allegro e spensierato, ma comunque intelligente la tragedia del bullismo, della difficoltà dei ragazzini - e delle loro famiglie - a ricominciare a vivere in modo normale e sereno, a superare i traumi e ricominciare a ritrovare sé stessi.
fin da quando è stato pubblicato in italia - da qualche annetto ormai - lo tenevo d'occhio, perché so che posso fidarmi ciecamente di sophie kinsella, ma nonostante le aspettative già alte la lettura mi ha piacevolmente sorpresa.
straconsigliatissimo!

meno convincente invece se una notte d'inverno un narratore, un fumetto che - perfettamente in linea con il pensiero di italo calvino - per raccontare la vita dello scrittore, ci conduce in un viaggio tra le sue opere. l'idea di partenza è ottima e, unita al fatto che si trattava di italo calvino, è stata il motivo per cui ho deciso di acquistarlo.
molto meno ottima è la resa dell'idea.
in buona sostanza, se una notte d'inverno un narratore riprende la struttura di se una notte d'inverno un viaggiatore, raccontandoci di un lettore e una lettrice che, provando a leggere la biografia di calvino, si ritrovano, esattamente come accade nel libro, a leggere stralci di altre storie, che però in questo caso sono appunto alcune tra le opere più note di italo calvino.
oltre a perdersi la geniale intuizione di se una notte d'inverno un viaggiatore, tutto scritto in seconda persona, perché ovviamente qui lettore e lettrice sono due personaggi della storia, li vediamo agire nelle vignette, pagina dopo pagina, e non noi che leggiamo, non c'è nulla che riesca a creare una qualche sorta di valore aggiunto alle opere che cita.
cosa non facile, certo, visto che si tratta di capolavori assoluti, ma se proprio vuoi cimentarti con un autore di questo tipo è ovvio che poi ci si aspetti un risultato di un certo tipo.
anche i disegni li ho trovati poco piacevoli, in alcuni casi - come nella citazione a i sentieri dei nidi di ragno - persino sgradevoli (o, per essere più spietatamente sincera, brutti).

insomma, ero davvero gasatissima all'idea di leggere un fumetto su calvino e mi sono ritrovata con un prodotto non all'altezza né delle aspettative e meno che mai delle opere che cita, troppo pedissequo nel rifarsi ai romanzi e ai racconti di calvino, senza aggiungere nulla, senza reinterpretarli in alcun modo - se non con il cambio del mezzo, da prosa a fumetto - tanto da risultare noioso e, per me che ho sempre adorato calvino, quasi fastidioso.

peccato, una gran bella occasione totalmente sprecata.

alla fine mi sono consolata con il terzo volume di ms. marvel - cotta, che è bellissimo, esattamente come i primi due. le storie raccolte in questo cartonato sono tre: nella prima, loki innamorato, la nostra kamala incontrerà niente poco di meno che il più cazzeggione tra gli dei di asgard: loki, mandato sulla terra nella speranza che la smetta di combinare disastri, riesce a rendere un disastro la festa di san valentino del liceo, alla quale kamala non aveva il permesso di partecipare ma... nessuno ha detto che ms. marvel non avrebbe potuto, giusto?
il secondo racconto, cotta, è il più serio tra i tre: incontriamo, insieme a kamala, che è costretta dai suoi, kamran, anche lui di origini pakistane, anche lui nerd e appassionato di videogiochi.
oltre che parecchio carino, è un tipo intelligente, con cui è piacevole parlare.
ed ha un sacco di cose in comune con kamala.
sembra perfetto, vero?
a kamala toccherà riflettere su parecchie cose: l'amore innanzitutto, certo, ma anche, ancora una volta, i suoi poteri - da una parte - e la sua famiglia con tutte le sue regole e le sue aspettative - dall'altra. e poi le delusioni, i tradimenti, la consapevolezza di aver sbagliato, quelle cose che ti colpiscono quando sei una supereroina ma sopratutto quelle che ti tocca sopportare come qualsiasi altra adolescente del mondo. quelle, e la consapevolezza che però non sei sola ad affrontarle.
la solita meravigliosa capacità di questa serie di rendere un fumetto supereroistico qualcosa di più.
l'ultima storia, l'animator, fa in realtà parte della serie s.h.i.e.l.d. - e il non conoscere tutto il resto mi ha reso la lettura un pelino più complicata - ma la protagonista indiscussa è sempre ms marvel, con i suoi incredibili poteri. una storia divertente anche se velocissima e forse inizialmente un po' confusionaria.
ah, sì: bellissimi i disegni di tutte e tre le storie. ma proprio belli belli. e io che pensavo di non apprezzare lo stile americano-da-fumetti-di-supereroi.
ci sono anche delle pin up niente male, tra cui una di noelle stevenson (l'autrice di nimona e lumberjanes) e una di pascal campion (seguite la sua pagina, ne vale la pena!)

lunedì 23 gennaio 2017

Golem

Sono sempre io, non sono andato via.
Sono cresciuto con l'idea che una lunga assenza non sempre si carichi di connotati negativi, bensì diventa una sorta di panacea, un modo come un altro per prendersi il tempo necessario e focalizzarsi - nel nostro caso - nella ricerca di qualcosa cui valga la pena spendere parole, un titolo che meriti quelle parole e che possa solleticare intellettualmente a tal punto da dire finalmente.

Tralasciando il colpo di coda mal riuscito e a tratti penoso, entrerei nel merito della questione, senza indugiare oltre se non per dirvi di mettervi comodi ed aprire la mente per apprezzare appieno l'opera che oggi propongo.


Golem di Lorenzo Ceccotti (in arte LRNZ) edito da Bao publishing alla fine del 2014, si presenta come un fumetto distopico ma paurosamente plausibile, che racchiude in sé una satira ben fatta su una società capitalistica quale la nostra, in un contesto decisamente estremista in cui gli ingranaggi politici e sociali devono lasciare il posto al potere consolidato dei grandi mercati e di un'oligarchia che mira al controllo mondiale sfruttando tutte le innovazioni tecnologiche e nanotecnologiche che solo un'ambientazione piuttosto cyber punk può darci.


2030. Anno non molto lontano.
L'Italia fa parte dell'Eurasia, controllata da quattro potenti multinazionali che  coprono ogni aspetto della vita dell'individuo, facendo dello pseudo (moneta unica) il fulcro cui l'intera società non può sottrarsi. Sebbene il progresso tecnologico abbia raggiunto livelli molto alti, tanto da poter offrire servizi su misura a chiunque disponga degli pseudo necessari, la felicità non è una conquista, ma si viene a configurare come oppio per il popolo. La Roma di Golem è un luogo in cui ci si ciba senza sapere cosa sia il dover cucinare, si viene avvisati tempestivamente se il dentifricio è in esaurimento, si può cambiare il proprio aspetto guardando in anteprima il risultato su uno specchio, si può avere accesso a tante e troppe grottesche innovazioni e, non per ultimo, si è costantemente connessi in rete tramite aggeggi di ultima generazione. Il governo stesso è un'estensione di questo dominio, quasi a farne da garante, e le forze dell'ordine hanno il compito infame di controllarne l'operato tosto che proteggere i cittadini e lo Stato. Una repubblica fondata su una parvenza di serenità, insomma.

In questo scenario, Steno Critone, figlio di un noto scienziato scomparso in circostanze a lui sconosciute, si ritroverà ad essere pedina fondamentale in un annoso scontro tra le forze dell'ordine e gli shorai, gruppo terroristico che utilizza le nanotech per condurre la propria battaglia contro l'ottuso mondo globalizzato e che continua a vivere isolato in un ottica di autosostentamento e autoproduzione di beni.
Cos'è quindi il Golem così come da titolo? Dovrei raccontare troppo.
Invece, non sto molto a sciorinarvi sulla trama, ma posso ben dire che sia un connubio ben fatto di azione e storia, con una caratterizzazione meticolosa dei personaggi e un modus narrandi che ne rende davvero piacevole la lettura.

Non da meno risulta lo stile grafico adottato da LRNZ: ogni tavola rappresenta una ben congegnata rappresentazione del mondo creato dall'autore, perfetta in ogni singola parte. Più precisamente, è proprio la presenza spasmodica dei loghi (creati da Ceccotti, buon grafico) delle quattro multinazionali, che ci mostra in maniera decisa quale sia il peso delle stesse all'interno dell'ambientazione; sono proprio i colori saturi a creare quell'atmosfera di strana serenità che caratterizza lo stato psicosociale della Roma scelta nel romanzo; è questo continuo scambio, quasi una crasi, di stile orientale e occidentale che rende il modo in cui la vicenda è narrata quasi poetica.

Eppure, al di là della trama, quest'opera colpisce più per il suo substrato colmo di simbolismo a più livelli, come se fosse un continuo rebus*. Esso si cela in qualsiasi ambito della narrazione, a partire dai nomi scelti (ogni personaggio, soprattutto gli shorai, presentano un nome con etimologia greca che ne descrive una caratteristica fisica, psicologica o, semplicemente, caratteriale), passando per la colorazione opposta scelta per i personaggi principali (Steno presenta colori che ricordano l'alba, mentre Rosabella rappresenta più il tramonto), intersecandosi con le ricorrenti grafiche, come dicevo, delle "avvolgenti" Zibò, Nanonine, Yoko e Serinus, senza dimenticare le innumerevoli chicche inserite qua e là, lungo l'arco narrativo, e che io, ad oggi, non sono ancora riuscito a numerare.


Questa complessità di informazioni, forniteci a livello più o meno conscio, ci rende però chiaro quanto potente sia l'opera in sé, godibile in prima lettura, ma che necessita di continue riletture per carpirne la ricchezza concettuale dei contenuti, quali il rapporto tra uomo e Stato, tra tecnologia e natura, tra libero arbitrio e responsabilità sociale, nonché il controllo delle masse e la necessità di ribellione, l'uso della tecnologia come strumento di opposizione e, allo stesso tempo, di oppressione al fine di preservare il Capitalismo come unica strada, e, per ultimo ma non ultimo, la ricerca spasmodica della Verità come rimedio ad un istinto sempre più autodistruttivo della società.

Insomma, cervellotico al punto giusto, come piace a me.
Cervellotico al punto giusto, come spero piaccia anche a voi.

R.

* se il volume non sembra abbastanza, bisogna tenere in considerazione il fatto che è stata creata un' app gratuita che permette di rilevare tutti gli elementi multimediali nascosti sapientemente nel web dall'autore, a completamento dell'esperienza e dell'affresco socio-narrativo della storia. Dateci un'occhiata qui e qui e, come direbbe clacca, flashatevi tanto.

venerdì 20 gennaio 2017

il celestiale bibendum

se dovessi dare un premio per il fumetto di cui riesco meno facilmente a dire tutto quello che ne vorrei dire, allora il celestiale bibendum sarebbe al primo posto.
sapevo che da nicolas de crécy non avrei dovuto aspettarmi niente di meno di qualcosa di geniale e assurdo al contempo, ma per quanto io provi a immaginare qualcosa di assurdo e geniale, non riesco neanche ad avvicinarmi a quanto viene narrato nelle pagine di questo libro.
proverò a raccontarvi un po' la storia di diego, e proverò a parlarvi di tutto quello che c'è ne il celestiale bibendum oltre la storia. o almeno quello che ho visto io.


diego a new york-sur-loire
diego è giovane, ingenuo, puro: il ritratto perfetto di tutto quello che di buono può esserci al mondo. e ovviamente, il suo arrivo a new york-sur-loire non passa inosservato: fin dal primo momento in cui mette piede - se di piedi si può parlare, dato che diego è una foca - nella città, tempio del consumismo sfrenato e del capitalismo feroce, diego diviene preda della classe dei pedagoghi, buffi, o meglio grotteschi, uomini che hanno deciso, insieme al presidente stesso, che faranno di lui il prossimo premio nobel per l'amore.
dei pedagoghi e di qualcuno che cerca di attentare alla sua vita.
chi meglio di lui può essere il simbolo dell'amore puro e totale? chi meglio di lui può aspirare al titolo che viene dato solo una volta ogni 100 anni?
ma diego deve essere istruito e preparato, deve diventare perfetto e i pedagoghi non gli danno quasi un attimo di respiro. l'unica sua distrazione è un cane che incontra per caso e che diventa subito suo amico e guida nella grande, spaventosa città.
l'obbiettivo dei pedagoghi di far vincere a diego il nobel sembra facilmente raggiungibile, diego è assolutamente il candidato ideale, se non ci si mettessero in mezzo non solo i cani, pronti a scatenare una rivoluzione e rivendicare il loro ruolo, più fondamentale per l'esistenza della città di quanto non sia immaginabile, ma anche il diavolo in persona, che ovviamente non intende accettare alcun tipo di vittoria del bene, vuole ostacolare l'ascesa di diego.

da qui in poi, è necessario, state attenti agli spoiler!


professori, diavoli e cani
la storia può sembrare semplice e lineare raccontata così, e se da un certo punto di vista potrebbe anche esserlo, perché in fondo la trama è grossomodo questa, dall'altro non lo è affatto. ed è questa la prima contraddizione, emblema di un racconto in cui tutto è contraddizione di sé stesso.

i personaggi di crécy sono totalmente assurdi, privi di un vero scopo, tutti in balia di eventi che forse neanche capiscono a fondo e che di certo non sono in grado di gestire: a cominciare proprio da diego, protagonista di una storia in cui non agisce, nemmeno parla, e solo un paio di volte riusciamo a leggere i suoi pensieri.
sballottato a destra e a sinistra, usato, o ambito, come mezzo per raggiungere i propri obiettivi non solo dalla classe di pedagoghi e dal presidente, ma anche, come vedremo più avanti, dal popolo canino e da quello infernale.

altra figura surreale è quella del professor lombax, o meglio della di lui testa, sopravvissuta a un terribile incidente, che prova a tenersi stretto il suo ruolo di narratore e la sua vita, o le sue vite, o quel che è, perdendo e ritrovando più volte entrambi.
anche lui, come i suoi esimi colleghi - a metà tra dotti insegnanti e clown grotteschi - emblema di una cultura vuota che, per quanto provi a innalzarsi e nobilitarsi in qualche modo, non può che svelare penosamente la propria vacuità, già da quando parla di diego, che, sostiene, nonostante sembri stargli a cuore, «deve essere famoso, prima di essere intelligente», già da quando, nonostante in quanto testa bloccata a guardare passare il vento per anni, vuole arrogarsi di narrare vicende che nemmeno conosce.

la città è onnipresente enorme e spaventosa, ammasso di palazzi e macchine che risucchiano spazio e vita per rigurgitarli come prodotti spacciati per bisogni fondamentali, una trappola in cui, se da un lato si producono ingrassanti dolciumi, vede proprio di fronte una fabbrica di automobili, necessarie a far spostare consumatori ormai ingrassati. male e cura dei suoi stessi abitanti che frulla continuamente in un perverso meccanismo di produzione - guadagno - consumo.
una città di merda - letteralmente - che crécy pone come metafora di una critica sociale/politica/economica di stampo, chiaramente, marxista.
i mostruosi e grotteschi abitanti di new york-sur-loire sono lo specchio della loro orribile esistenza, per la quale diego non sarebbe che l'ennesimo balocco con cui distrarsi per qualche tempo, l'ennesima effige vacua di un mondo in cui la felicità a poco prezzo è distribuita ai contribuenti e agli elettori dal presidente un uomo ancora più mostruoso vestito in rosso, come un abito da cardinale, personificazione assoluta del concetto stesso di capitalismo, il cui corpo è fatto da minuscoli omini la cui esistenza, coesione e obbedienza gli permette di restare in vita.

due sono i nemici da cui new york-sur-loire deve guardarsi le spalle: il diavolo e i cani. il primo è in realtà una figura quasi comica: chi pensa al diavolo immagina il male incarnato, qualcosa di enorme, imponente e spaventoso, mentre il satana di crécy è una creatura piccola, tracagnotta, con la faccia buffa che arriva quasi a far tenerezza se non addirittura pena.
circondato da diavoli stupidi come il male stesso, l'unico scopo di satana è far sì che l'amore, il bene, non trionfi mai, in alcun modo, non importa se si tratta solo di una trovata pubblicitaria come le altre: diego la foca deve essere fermato, corrotto, sporcato, reso inadeguato a ricevere l'ambito - anche se non da lui - premio.
satana è - e mai espressione fu più adeguata - nulla di più di un povero diavolo, costretto a sopportare la cieca idiozia dei demoni infernali nonché l'astuzia delle creature che vuole piegare; è l'espressione più penosamente riuscita della pochezza del male fine a sé stesso, caricatura di sé e, per contrapposizione, di un dio assente e silenzioso.
ed è ancora più penoso se messo in confronto con quello che è il mondo che lui spera di dominare: appare davvero poca cosa il suo obiettivo di seminare il male - ma quale male poi? cosa vorrebbe ottenere in concreto? - davanti alla perversione del sistema sociale, politico ed economico della città.

ultimi, ma non per importanza, i cani, fautori - o aspiranti tali - della rivoluzione per il riconoscimento dei loro meriti: oppressi e trattati da cani (mi chiedo se crécy l'abbia fatto apposta a fare in modo che si possano fare tutti questi stupidi giochi di parole) dagli uomini, i cani conoscono la vera storia di new york-sur-loire, il modo in cui divenne la grande città che è ora, il modo in cui cominciò l'evoluzione non solo della città ma dei suoi cittadini, una storia in cui i cani ebbero molti meriti, praticamente fondamentali, che però sono ormai stati dimenticati da tutti tranne che da loro, ma sopratutto una storia che svela come gli uomini non siano che discendenti di bestie, creature che hanno pagato il prezzo della loro evoluzione allontanandosi volutamente dalla natura e asservendosi al potere di chi produce un benessere fittizio all'interno delle stesse fabbriche che li sfruttano. unica prova della veridicità della loro storia sarebbe proprio quel peter minuit - vivo o morto che sia, e se morto, allora quel che resta della sua anima in quel che sia l'inferno che gli è toccato in sorte - che avrebbe fondato la città.
anche loro, e ci ricolleghiamo alla questione delle contraddizioni, condannando gli uomini per essere diventati qualcosa di diverso da quello che erano, al contempo aspirano a poterli raggiungere.


la narrazione
prima di andare avanti, mi tocca fare una sorta di digressione, o meglio - perché in realtà non ci spostiamo poi di tanto - di inciso: buona parte de il celestiale bibendum, oltre alla storia di diego, o di quello che accade a diego, è dedicata alla questione della narrazione.
inizialmente la lotta per il ruolo di narratore è tra il professor lombax, come dicevo su, e il diavolo stesso. narrare la storia non è semplicemente raccontarla, per i personaggi di crécy, ma divenire parte della storia, della realtà stessa e in qualche modo controllarla e plasmarla (motivo per cui è così importante per i due ottenere il ruolo di narratore).
ma quando il diavolo riesce a entrare effettivamente nella storia, quando si ritrova faccia a faccia con i cani, convinto di aver ottenuto il suo scopo, di avere finalmente la possibilità di riempire il mondo di montagne di merda, si ritrova anche davanti all'evidente quanto sconcertante realtà che la realtà stessa è decisamente peggio di quanto lui stesso avrebbe potuto immaginare. una realtà in cui il suo potere, qui dove non sono disposti a credere a lui come al signore assoluto del male, così come le sue ambizioni, è praticamente nullo. ai cani non importa del diavolo e lui non ha alcun potere su di essi. non c'è spazio per il puro concetto a new york-sur-loire, non c'è spazio per l'assoluto, nemmeno se questo è satana.

in ogni caso, la storia, ma anche quello che c'è oltre e che proverò in qualche modo ad analizzare non sono che una parte di quello che è il celestiale bibendum, perché non c'è alcuna possibilità di riassumere la trama o di fare considerazioni sui messaggi di crécy senza leggere e sopratutto guardare la sua opera, perché ogni segno, ogni espressione sui volti dei personaggi, ogni paesaggio, ogni cambio di stile grafico, di tecnica, di luci, di colore, racconta tanto quanto fanno le parole.

il celestiale bibendum
le prime simbologie sono abbastanza chiare e immediate da trovare e da comprendere: crécy fa una feroce quanto divertente e splendidamente orchestrata satira contro tutti i poteri forti della nostra società: la città-trappola metafora del consumismo e del capitalismo, un satana piccolo e buffo, emblema della stupidità del male, l'allontanamento tra uomini e cani come esempio stesso del rifiuto da parte dell'umanità del proprio legame con la natura a beneficio di un mondo di fabbriche e bisogni fittizi, i professori come simbolo di una cultura sempre più vuota e fine a sé stessa, il presidente come simbolo di una politica più tesa all'interesse personale che a quello del popolo, che invece sfrutta fino al midollo e tiene buono con dolcetti e spettacoli da due soldi.

ma allora cos'è il bibendum del titolo?
non sono riuscita a fare il collegamento fino a che non ho cercato la parola su google. da lì, rifacendomi a una sorta di leggenda - secondo la quale durante un viaggio di mesi, su un misterioso mercantile delle gomme bianche, aiutate dal calore della nave e dagli agenti atmosferici, si fusero insieme dando vita a un messia moderno di una nuova era, ridotto a un volume di vuoto imprigionato nel grasso - raccontata nel corso della storia dal professor lombax, sono riuscita a capire e a ricollegare tutti gli elementi di questo assurdo puzzle.


nunc est bibendum si leggeva in un poster pubblicitario del 1898 dell'allora neonata marca francese di pneumatici francese michelin. la frase, che vuol dire "che ora si beva/ora bisogna bere" è tratta da un verso di orazio, ma ora non ci importa questo, tanto il fatto che bibendum divenne in francia il nome di quell'omino di gomma bianca (non qui dove è più comunemente noto come omino michelin. il che giustificherebbe anche che io non abbia fatto subito il collegamento).
bibendum è quell'omino rotondo, messia di una nuova era, ovvero effige del consumismo di cui new york-sur-loire è la capitale, e il celestiale bibendum - il bibendum venuto dal cielo - altri non è che diego: bianco, rotondo, grasso come l'omino di pneumatici, buono e puro come una creatura divina, celestiale.
qui si chiude in qualche modo il cerchio e si ricollegano tutte le ricerche dei vari personaggi: diego come creatura di pura bontà a cui si contrappone il diavolo; diego come immagine stessa della cultura consumistica, fortemente voluto dal presidente; diego come sosia di peter minuit, il fondatore della città, diego uguale a quel primo uomo il cui aspetto è ancora quello di una bestia, la prova vivente delle ragioni dei cani.

mercoledì 18 gennaio 2017

your name (romanzo)

ogni tanto, la mattina, appena sveglia mi capita di ritrovarmi a piangere, senza sapere perché.

esce oggi per j-pop il romanzo di makoto shinkai, your name, forse più conosciuto per l'omonimo film, di cui lo stesso shinkai è il regista, che arriverà in itala solo per tre giorni la prossima settimana (il 23, 24 e 25 gennaio, qui trovate l'elenco delle sale in cui sarà proiettato il film).

come spiega l'autore, è difficile dire se sia il film tratto dal romanzo o il romanzo tratto dal film, poiché i lavori delle due opere sono stati svolti - più o meno - in concomitanza, e toccherà aspettare ancora un po' per capire quali saranno effettivamente le differenze tra l'uno e l'altro.
certo è che questo romanzo è incredibilmente appassionante, per quanto non sia certo un capolavoro della letteratura, ed è un buon inizio per prepararsi alla visione del film (anche se, ovviamente, ci saranno rivelazioni sulla trama, quindi decidete voi se aspettare di vedere prima il film e poi leggere il libro o viceversa, ma vi assicuro che una volta iniziato a leggere il romanzo, sarà difficile fermarsi).
sempre secondo quanto riporta l'autore, nella versione cartacea la vicenda viene narrata solo dai due protagonisti, mentre nel film, la storia è raccontata da un punto di vista esterno, quindi in qualche modo, le due opere si completano a vicenda.

l'enorme successo in patria del film e del romanzo mi hanno incuriosita tantissimo, e visto che ho avuto la fortuna di poter leggere il romanzo in anteprima, per presentarlo oggi qui sul blog, ne ho approfittato e me lo sono sciroppata praticamente tutto d'un fiato.



sicuramente, avrete già visto il trailer del film, per cui grossomodo conoscete la trama: taki è un ragazzo di tokyo, ha tanti amici, un carattere un po' imprevedibile e lavora part time in un ristorante. mitsuha invece abita in una cittadina rurale, uno di quei piccoli centri in cui tutti conoscono tutto di tutti, insieme alla nonna, che è una sacerdotessa shintoista, e alla sorellina yotsuha, che come lei è una miko del tempio. il sogno di mitsuha è quello di riuscire ad andare via dalla sua città e trasferirsi nella grande tokyo, per riuscire finalmente a staccarsi dalla vita di provincia che le va decisamente stretta.

a un certo punto, inaspettatamente, a entrambi inizia a succedere qualcosa di strano, anzi di assolutamente folle: si svegliano la mattina trovandosi a vivere la vita uno dell'altra, scambiandosi letteralmente i corpi.
da principio la situazione è quasi da panico: un corpo completamente diverso, una vita diversa, gente sconosciuta che non capisce come sia possibile che taki/mitsuha si comporti in modo tanto strano, ma sopratutto, ai due non rimane alcun ricordo delle esperienze vissute passando da un corpo all'altro, solo quale vaga reminiscenza, più che altro come la sensazione di aver fatto un sogno strano, molto realistico, di cui però non riescono a ricordare i dettagli fondamentali.
pian piano, entrambi troveranno il modo per comunicare, per ricordare qualcosa di più della loro vita "dall'altra parte", per spiegarsi cosa sta succedendo e per cercare di non stravolgersi troppo le esistenze.
e se per matsuha e taki, inizialmente, lo scambio sembrava solo un modo per poter staccare dalla loro solita vita e provare esperienze completamente nuove, piano piano questa situazione al limite dell'assurdo inizierà a farli conoscere sempre più a fondo e a provare un affetto sincero uno per l'altra.
con il passare del tempo, sembra che pian piano si cominci a trovare un equilibrio, eppure, quando le coscienze di entrambi sono nei corpi legittimi, i due non riescono comunque a telefonarsi, per quanto ci provino, per potersi finalmente incontrare in modo più "normale".
il rapporto che si crea tra matsuha e taki è quanto di più strano si possa immaginare: non si sono mai incontrati, ma sono n grado di entrare letteralmente una nel corpo dell'altro, si conoscono in modo molto più intimo di quanto possa permettere qualsiasi tipo di amicizia perché ognuno dei due vive la vita dell'altro, eppure per loro sembra impossibile riuscire a stare faccia a faccia...
ma perché proprio a loro due sta succedendo tutto questo? cos'è che li lega? e cosa può creare un legame tanto forte tra due persone che non si sono mai viste e che vivono vite così diverse?
le risposte, e molto altro, nel libro ci sono tutte, ma io non voglio spoilerarvi nulla, quindi abbiate pazienza e aspettate di leggerlo!
corpi, ricordi e sentimenti sono legati in modo indissolubile.
your name mi era apparso, dopo le prime informazioni, una storia d'amore adolescenziale che partiva da un presupposto originale come quello dello scambio di corpi, ma che manteneva comunque un tono abbastanza leggero, mentre invece la lettura del romanzo mi ha svelato una trama in realtà molto più complessa e articolata di quanto mi sarei aspettata, con elementi che a me personalmente piacciono da impazzire (sopratutto quelli che hanno a che fare con viaggi temporali e i paradossi che ne derivano, quel miscuglio tra fantascienza e misticismo, qualcosa che, se un po' mi aveva colpita ai tempi di orange, e al contempo delusa per come questi temi erano stati trattati, adesso mi ha fatto entusiasmare tantissimo) un'ottima resa dei personaggi e sopratutto quel nonsocché che ti tiene attaccato alle pagine fino all'ultimo momento, che ti fa subito entrare letteralmente nella storia, che ti fa affezionare ai protagonisti già dopo poche pagine, che diverte e commuove (e anche tanto! ho quasi pianto alla fine del romanzo, non voglio nemmeno immaginare come mi ridurrò in sala... sigh).

certo, lo dicevo anche prima, non è certo uno dei massimi esempi di letteratura contemporanea, non per l'idea - che secondo me è geniale - quanto per lo stile che è molto semplice e che in parecchi casi sembra più una sceneggiatura che un romanzo vero e proprio.
ma forse anche questo - l'assenza di descrizioni e digressioni di vario genere - ha contribuito a rendere la lettura da un lato più leggera, dall'altro più coinvolgente, senza lasciare mai un attimo che il ritmo si allenti o peggio ancora, che arrivi il momento in cui ci si annoia e si posa il libro per passare a fare altro.
è un modo di narrare semplice ma allo stesso tempo accattivante e, in effetti, è facile andare con la mente alle immagini del film che si sono già viste, immaginare i personaggi e gli scenari, lasciar scorrere nella mente le immagini raccontate come se fossero dei fotogrammi.

che andiate o meno al cinema a vedere il film, che l'abbiate già visto, che aspettiate l'uscita in dvd, non perdetevi questo romanzo!

lunedì 16 gennaio 2017

lackadaisy ~ vol. 2 ♣

sono passati otto anni dal primo volume, sei circa da quando lo lessi io (e ne parlai qui) e finalmente lackadaisy è tornato!
ricominciano, esattamente da dove si erano interrotte, le avventure di miss mitsy, di rocky, freackle, ivy, viktor e tutti quanti, e si uniscono nuovi, affascinanti e quanto mai pericolosi, personaggi.

copertina italiana dell'edizione renoir comics

per chi non conoscesse lackadaisy, siamo in america durante gli anni '20, in pieno proibizionismo. e si sa bene che, come ogni proibizione che si rispetti, non c'è nulla di meglio che aggirarla, possibilmente in modo illecito, ed è esattamente attorno a questo che girano gli affari di mitsy e rocky, la prima impegnata a gestire un'attività lasciatale in eredità dal defunto marito, il secondo come fattorino tuttofare, scavezzacollo e combinaguai.

non voglio fare spoiler perché la storia è diventata ormai parecchio avvincente e io non sono così sadica da togliervi il piacere della lettura, per cui cercherò di raccontarvi qualcosa senza svelarvi troppo.
il tono di questo volume è decisamente più cupo del primo, e finalmente riusciamo ad andare più a fondo nella vicenda, ci addentriamo sempre di più in un mondo in cui gli affari legati al commercio illegale di alcolici si mischiano a crimini ben più gravi e a storie segrete che forse non dovrebbero mai venire alla luce, scoprendo qualcosa di più sul passato dei personaggi e sui loro rapporti: mitsy e il suo passato di musicista, una vita ormai lontanissima da quella della malinconica e fredda donna d'affari che è adesso, il suo rapporto con zib, uno dei musicisti del lackadaisy e i segreti che condivide con lo spietato mordecai lasciano intendere che non sappiamo poi tanto di questa raffinata ed elegante signora. così come ancora tanto c'è da scoprire sul passato di viktor e di tutti quelli che atlas, il defunto marito di mitsy, ha assoldato e dei quali ha conquistato una fiducia e un rispetto che vanno oltre la sua morte, storie di cui qui si accenna quel tanto che basta per lasciarci intendere i fatti senza dilungarsi in modo noioso, e tali da far rimanere comunque il lettore curioso di continuare a leggere la storia e da farlo affezionare sempre di più a tutti i personaggi.
persino rocky, nonostante la sua aria da pazzo sfrenato, capace di ridere anche quando è sul punto di fare la peggiore delle fini immaginabili, nasconde qualcosa di cui non riesce neppure a parlare con chiarezza, un segreto condiviso con il cugino freackle.

e mentre mitsy cerca in tutti i modi, leciti o meno, moralmente accettabili o meno, di salvare il lackadaisy e tutto quello che rimane del suo passato, dei suoi ricordi e della sua vita, il cerchio si allarga, fino a raggiungere un imbalsamatore sperduto in un enorme campo di grano e una strana organizzazione di criminali senza alcun freno, qualcosa che sembra rimanere in fragile equilibrio tra un circo e una setta religiosa, nella quale sembra sia stato accolto il più spietato dei killer.

mordecai e i fratelli savoy (fonte: lackadaisycats.com)

nonostante nemmeno qui manchino dei momenti in cui è impossibile non lasciarsi scappare un sorriso, sopratutto a proposito delle abitudini e delle ossessioni di alcuni personaggi, quei piccoli particolari che ci rendono adorabili in fin dei conti anche i peggiori farabutti, l'atmosfera è cambiata parecchio, aggiungendo uno spessore notevole alla trama e sopratutto ai personaggi, dei quali riusciamo pian piano a comprendere e giustificare degli atteggiamenti che nel primo volume parevano forzati.

anche dal punto di vista grafico il segno di tracy butler, già più che notevole, si affina parecchio e si perfeziona moltissimo nella colorazione: l'ultima metà del volume presenta tavole con gabbie meno rigide, personaggi più espressivi e dai movimenti più fluidi e naturali e una padronanza della tecnica pittorica - in digitale, ovviamente - a dir poco stupefacente.
sopratutto, nell'ultima parte, al seppia che fino ad adesso aveva caratterizzato lackadaisy, si cominciano ad aggiungere timidamente altri colori, rossi, blu e verdi che sottolineano alcuni particolari nelle scene e regalano alle tavole atmosfere incredibilmente suggestive.

come nel primo volume, alla fine della storia ci sono bozzetti e illustrazioni (e no, tracy butler non è solo bravissima a disegnare gatti, è bravissima a disegnare e basta!) e una piccola intervista all'autrice, con alcune scenette da fuori onda che mi hanno fatto sbellicare (quella di mordecai mi ha tolto ogni parvenza di dignità), ma rispetto al primo volume la qualità editoriale è molto più alta (il volume ha la copertina rigida, gli interni sono dei bellissimi collage di foto, articoli di giornale e oggetti d'epoca e anche le pagine sono un po' più numerose di quelle del primo volume. insomma, il prezzo è salito, ma ne vale la pena), per cui credo proprio che se non avete ancora letto lackadaisy sia arrivato il momento di rimediare (oltretutto anche la nuova edizione del primo volume è in cartonato, quindi se non l'avete ancora potete evitare di tenere in libreria due formati differenti, visto che l'edizione che posseggo io è in brossura).

una meravigliosa gallery dei personaggi (fonte: lackadaisycats.com)

io non seguo la pubblicazione online (sì, lackadaisy è un webcomic), ma ho letto che il ritmo è sempre lo stesso. lento.
possiamo solo sperare di non dover attendere altri otto anni prima di leggere il prossimo volume, ma in ogni caso, credo proprio che l'attesa sarebbe più che ripagata.

venerdì 13 gennaio 2017

cosa c'è nella mia wishlist - parte VI

anno nuovo, rosicamenti nuovi? manco per niente.
continuo ad avere gli stessi titoli da mesi, se non anni, nella mia wishlist, qualcuno lo tolgo, qualcun altro (molti di più) lo aggiungo.
però da sto mese qui sul blog c'abbiamo anche il bannerino - che così sembra una cosa più seria - che ho già prontamente inserito in tutti i vecchi post.


quello delle wishlist è un male infinito che mai nessuno riuscirà a debellare, e oltretutto questo mese mi sento quasi in colpa a fare una lista del genere, visto che tra quello che ho comprato e quello che ho ricevuto in un paio di mesi ci potrei riempire un piccolo scaffale (sono indecente, lo so ).
ma voglio iniziare l'anno con le buone, vecchie, sane abitudini, tipo lamentarmi e desiderare più roba di quanta non riesca a leggerne.
per questa volta vi propino solo cinque sei titoli, intanto se vi va, potete ritrovare la prima, seconda, terza, quarta e quinta parte, e volendo anche il post dedicato alle uscite desiderabili a lucca.
prima o poi farò un elenco di quanto sono riuscita a recuperare di tutto questo.
ma non ora.

questo mese, visto che non ho ancora organizzato una lista delle prossime uscite che voglio, mi butto sulle cose che sono già uscite e mi sono persa e comunque le voglio un sacco.


a cominciare da due uscite disney/giunti, traduzioni italiane di due disney/glénat, robe che avrei preso in francese, sulle quali ho sbavato parecchio quando le ho viste alla feltrinelli e che non ho capito perché (non è vero, lo so perché, primo: perché non sono ancora diventata ricca sfondata, secondo: perché non c'ho più spazio e terzo: perché, come dicevo, c'ho ancora un mucchio di roba da leggere, per cui ogni volta che acchiappavo i volumi per portarli in cassa, poi mi sentivo in colpa e li riposavo).
comunque, una misteriosa melodia e mickey's craziest adventures sono due libri che mi ispirano tantissimo e che avrò, è solo questione di tempo.


tagliare le nuvole col naso non è un acquisto fondamentale. almeno, io tendo a mettere in secondo piano, per così dire, i libri che non raccontano storie. sono una brutta persona, lo so, ma nonostante tutto, questo qui è un titolo che voglio tanto, sopratutto perché il primo di ella frances sanders, lost in translation (di cui ho scritto qualcosa qui), mi era piaciuto parecchio.
e poi perché sembra davvero divertente, io adoro i modi di dire strani!


perché non ce l'ho ancora? non lo so, giuro che non lo so.
anubi è uno di quei libri di cui parlano tutti, che ha vinto premi, che piace a tutti e che io non ho mai letto. e questa cosa mi fa incavolare, giuro.
che poi, ogni volta che va così, ho sempre paura di leggerlo e scoprire che non mi piace. e poi mi viene il dubbio che magari sono cretina e non c'ho capito niente. però lo voglio. però. però.
insomma, entro in loop e non mi so decidere mai.


anche frida - operetta amorale a fumetti l'avevo preso un paio di volte e stavo per portarlo in cassa alla feltrinelli. e poi invece l'ho posato.
il problema è che lo voglio perché mi piace frida kahlo e mi piacciono i disegni di vanna vinci, ma spesso le storie di questa autrice non mi hanno mai del tutto convinta, quindi temo  che poi magari non mi piacerebbe più di tanto, e siccome non costa esattamente poco, niente, continuo a rimandare.


è iniziata la nuova serie di monster allergy, uno dei miei fumetti preferiti di quando ero giovine, è uscito domulacrum, ero contentissima della notizia e ancora non l'ho preso. perché? perché non sono più giovine, sono una rincoglionita e mi scordo di comprarlo. giuro.
riempio un sacco di carrelli di libri, tolgo, aggiungo, modifico e non ci metto questo.
si può essere così? beh, pare di sì.
aiutatemi.

giovedì 12 gennaio 2017

charles

è vero che un grande autore rimane vivo nella sua opera, ma nel caso di charles alessandro tota ha immaginato qualcosa di più, ovvero che il più famoso poeta francese, charles baudelaire sia veramente ancora vivo. e, come dice lui, sta bene. ed è a bari.


charles è vivo e fuma insieme a noi avrebbe potuto essere il sottotitolo se l'autore avesse avuto il mio stesso pessimo gusto e cattivo senso dell'umorismo. ma grazie al cielo, alessandro tota è a un altro livello.

siamo alla fine degli anni '90 e claudio, un ragazzo che come tanti gira dentro la feltrinelli comprando molti meno libri di quelli che sfoglia, incontra charles, arrivato lì non si sa bene come né da dove. quello che è chiaro come il sole è che si tratta davvero di charles baudelaire, e che il poeta ha un carattere veramente pessimo.
l'incontro con un gruppo di punk di periferia, tra canne e vino da due soldi, è come la scintilla di un innamoramento: charles si inserisce subito nel gruppo, fa amicizia con tutti i ragazzi, tra chi lo osanna, chi lo ammira e chi semplicemente non ha idea di chi sia, e si ritrova perfettamente con quello spirito che se un tempo si poteva definire spleen, oggi è meglio noto come scazzo esistenziale tardoadolescenziale.

avere un poeta come baudelaire nel gruppo, dovrebbe fare di lui automaticamente la guida totale e suprema, ma charles sa dispensare consigli non tanto come un maestro, ma come un compagno e un amico, adeguandosi allo stile dei ragazzi fino a indossare giacche punk piene di spillette e toppe, dando consigli sull'amore e l'amicizia a quel branco di frastornati confusi più dalla vita che dall'hashish.


realizzato in nei carnet dell'autore, charles potrebbe essere tutta una metafora sulla necessità di una giuda che sappia parlarci nel modo giusto al momento giusto (cosa di meglio di un poeta maudit per dei paratossici da panchinetta pubblica?), o un modo per farci ricordare che buona parte di quelli adesso riconosciuti come grandi poeti e illustri geni, hanno passato anni della loro vita a farsi dare del paratossico.
ma molto più semplicemente tota approfitta dell'improbabile visita di baudelaire a bari per raccontare in modo semplice e perfetto di quelle cose che forse sembrano piccole, ma che, se dedichiamo loro le giuste parole, sono in realtà le dimensioni fondamentali della nostra stessa esistenza: l'amicizia, l'amore, la vita, l'ispirazione, la bellezza.
charles si legge senza farsi troppe domande, senza pensare che è assurdo che un poeta morto decenni e decenni fa stia a chiacchierare con dei wannabe punk di bari, lasciandosi incantare dalle sue parole e dai disegni freschi, immediati ed espressivi di alessandro tota, in attesa, magari, dell'incontro che riuscirà a trasformare in poesia anche la nostra vita.

mercoledì 11 gennaio 2017

commenti randomici a letture randomiche - parte XXVII

adoro questa non-rubrica perché riesco a sfoltire di parecchio la lista delle cose di cui vorrei parlare sul blog di tanto ogni volta.
a questo giro, volevo spendere qualche parola sugli ultimi manga che ho comprato prima della fine dell'anno, in attesa di tornare in fumetteria a fare incetta di roba nuova!

lo scorso mese mi sono data ai recuperi e oltre a kuragehime - di cui qui non ho mai parlato e al quale dedicherò un megapost non appena la serie sarà conclusa (quando mai lo sarà) - ho preso liselotte 3 e 4. mi spiace pensare che questa serie sia interrotta, mi piace molto, e temo che il prossimo numero, al momento l'ultimo, lascerà in sospeso molte cose.

la vita di liselotte si fa ancora più complicata, visto che per colpa di una strega non troppo amichevole, engetsu si ritrova privo di tutti i ricordi che lo legano a liselotte: il suo atteggiamento cambia, diventa quasi freddo e per nulla gentile, ma per la ragazza engetsu è così importante da sopportare tutto e sperare che, pian piano, tra loro si creerà qualcosa di nuovo e bello da ricordare e che li terrà legati di nuovo come prima.

liselotte, nonostante sembri una calamita di tutte le sfighe possibili e anche di quelle più implausibili, continua a essere sempre ottimista e allegra. ha preso bene il cambiamento di engetsu, si è quasi sacrificata senza battere ciglio per lui e adesso ha deciso di accogliere in casa due streghe, mirte e hilde, che non se la passano troppo bene nella foresta per colpa di altre streghe, più potenti e meno gentili.

nel frattempo si infittisce il mistero legato alla potente strega vertelinde: hilde sa che vertelinde non è
più tra i vivi, eppure sia engetsu che yomi affermano di essere stati creati da lei...
e anche richard, il fratello di liselotte, sembra non essersi ancora rassegnato alla perdita della sorella, benché il colpevole del suo esilio sia proprio lui.

nel frattempo, mentre nella casa di liselotte, nonostante tutto, si continua a vivere in allegria, nel villaggio vicino il nome di vertelinde continua a creare scompigli, e conosciamo nuovi personaggi, come il signor ervin o il famiglio sui, un altro membro della strana famiglia di vertelinde.

continuano i flashback sul passato di liselotte, su enrich e richard, il mistero su engetsu e la sua vera natura, da quando è diventato qualcosa di diverso da un essere umano, si fa sempre più intricato, così come i rapporti tra i personaggi.

non ci resta che aspettare il prossimo volume per sperare di capire qualcosa in più, e poi iniziare a sperare che la takaya concluda al più presto la storia, svelandoci ogni mistero.

nuovi sviluppi anche per i miei due gemelli preferiti, aoi e akane di romantica clock!
il settimo volume è tutto incentrato sulle questioni di cuore e, visto che non posso fare altrimenti, fate attenzione agli spoiler se non l'avete ancora letto.
shin e akane hanno finalmente pronunciato le fatidiche parole e si sono finalmente messi insieme. anche i loro obiettivi sembrano farsi più vicini: shin ha vinto il suo concorso di pasticceria e akane migliora sempre di più a scuola, vedendo farsi più concreta la possibilità di seguire aoi nel nuovo istituto.
lo strano rapporto tra aoi e karin finalmente si sblocca e le paure della ragazza, il suo timore che aoi non sia davvero interessato a stare con lei, svaniscono con un bacio e un po' di rassicurazioni.

insomma, sembra che tutto stia andando per il verso giusto, ma qualcosa non va in akane: prima sviene all'improvviso per strada, facendosi soccorrere da un anziana signora con la quale stringerà amicizia, e nonostante la sua apparente tranquillità, l'episodio si rivela più grave di quanto si potesse immaginare. alla fine dell'ultimo episodio, mentre ancora i lividi della caduta non sono del tutto scomparsi, si ritroverà a perdere sangue dal naso...
cara yoko maki, non ho idea di cosa tu abbia in mente, ma non osare rovinare il lieto fine che mi aspetto da questa serie o verrò a prenderti a schiaffi fino in giappone!

atmosfere molto più allegre e fancazziste nel secondo volume di amami lo stesso, che conferma le buone impressioni del primo:è una serie divertente, quasi comica, che non vuole prendersi sul serio ma solo far svagare e distrarre il lettore, proponendo personaggi tanto assurdi da essere al limite dell'improbabile.

avevamo lasciato michiko davanti a una nuova speranza per il suo futuro: un lavoro, un alloggio e sopratutto la rottura con un non-fidanzato che si approfittava della sua ingenuità per spillarle soldi.
certo, per avere tutto questo deve sopportare il suo ex capo, kurosawa, e la cosa non le va poi più di tanto giù, nonostante lui le abbia praticamente salvato la vita (e la dignità).
man mano che passano i giorni, michiko inizia sempre più a smaltire l'astio che prova per kurosawa, e comincia a prestare attenzione ai lati del suo carattere a cui prima non badava.
complice una chiacchierata con la ex di kurosawa e un cuscino a forma di bistecca, il patatrac è servito! michiko, che nonostante abbia ormai trentanni e sia completamente inesperta in faccende amorose, si è presa una cotta per kurosawa, il suo ex capo e il suo attuale datore di lavoro.
la situazione è già parecchio imbarazzante, ma se ci si aggiunge che a quanto pare kurosawa è a sua volta innamorato di una donna che michiko non conosce, e che si ritrova ancora una volta a intervenire a favore di michiko, per insegnarle a non farsi mettere i piedi in testa al nuovo posto di lavoro che ha trovato... insomma, l'unica cosa che potrebbe salvare un po' la faccia di michiko sarebbe scavarsi una buca e sparire sottoterra. oppure continuare a tenere segreti i suoi sentimenti.
ce la farà? non ne sono sicura, ma ho assolutamente bisogno del terzo numero!

e per concludere, due parole sul diciasettesimo volume di natsume degli spiriti, il primo, fino ad adesso, che, devo ammetterlo, mi ha un po' annoiata.
le storie di questi episodi sono un po' troppo filler, più del solito, la trama principale è completamente bloccata qui e anche i personaggi secondari a cui sono più affezionata (taki e tanuma, ma anche reiko, anche se si tratta di flashback) sono stati messi da parte.
la prima storia è quella più carina, anche se un po' sottotono rispetto al solito. come già successo, natsume si ritrova invischiato in una storia d'amore tra uno yokai e un'umana, che in questo caso però sono molto più tonti di quanto si potrebbe credere.
è un episodio meno malinconico e più scanzonato di quelli che di solito natsume si trova a vivere, carino e piacevole, ma nulla di troppo memorabile.
la seconda è una storia dai toni decisamente più leggeri, in cui natsume, per seguire nyanko-sensei, si ritrova, suo malgrado, a partecipare a una strana festa tra yokai. un intermezzo divertente e piacevole, ma anche qui, nulla di fondamentale, anche se fa piacere rivedere alcuni yokai che non apparivano da un po'.
l'ultimo episodio riguarda invece natori, il suo passato e il momento in cui ha deciso di diventare un esorcista. da giovane è decisamente meno sicuro di sé di quanto non lo sia adesso che ha incontrato natsume. fin da quel periodo i contrasti tra lui e matoba sono più che evidenti, e buona parte della storia si basa proprio su questo e sui diversi modi di intendere il ruolo degli esorcisti. l'idea era buona, ma la storia è un po' troppo lenta e... beh, devo ammettere che mi ha un po' annoiata. spero di rifarmi con il prossimo volume, anche se ci sarà parecchio da aspettare.

martedì 10 gennaio 2017

to be read - gennaio

anno nuovo, rubrica nuova!


sono un po' in ritardo, lo ammetto, ma l'idea mi è venuta all'improvviso due sere fa e volevo iniziare prima possibile...
ho pensato di pubblicare qui sul blog, ogni primo del mese, la mia to be read list.

ora, io non sono il tipo da to do list e cose simili.
mi mettono ansia e mi fanno sentire inadeguata, perché spesso non faccio quello che scrivo, faccio altre millemila cose ma poi mi sento sempre in colpa perché non sono riuscita a fare tutto.
e allora, questa tbr perché? masochismo?
beh, in realtà no. o almeno non del tutto.
in primo luogo, ho pensato di farlo perché mi piace l'idea che a inizio mese ci sia una sorta di preview degli articoli che farò sul blog (in questo caso, troverete nella foto un libro che ho già recensito), e poi sopratutto perché ultimamente, sopratutto con i romanzi, sono diventata una lettrice un po' pigra. quindi se provo a prefissarmi degli obiettivi, magari riesco anche a raggiungerli.

come ogni volta che inizio un progetto a lungo termine, mi auguro sempre di riuscire a portarlo a termine... tiratemi le orecchie se non trovate la prossima tbr a inizio febbraio!

in ogni caso, ecco qui la mia tbr di gennaio!


dunque, lackadaisy mi era stato spedito dopo lucca, si era sperso ed è poi miracolosamente arrivato un paio di giorni fa. non vedo l'ora di leggerlo, sono anni che aspetto questo secondo volume!
di ti prego, rispondi ne ho in realtà già parlato (qui), ma mi andava di includerlo nella foto ugualmente, mentre di charles (che in realtà è di ale) leggerete domani un post qui sul blog!
asterios polyp l'ho recuperato a novembre, insieme a un altro paio di titoli coconino (cosmo e abc), ma non sono ancora riuscita a leggerlo, vorrei farlo con un po' di calma, cosa che in questo periodo manca parecchio (vi spiegherò non appena sarò abbastanza al riparo dalla sfiga parlarne), mentre il celestiale bibendum, alla conquista della luna e se una notte d'inverno un narratore li avevo presi io a dicembre, ma anche quelli non sono riuscita ancora a leggerli.
dov'è audrey? è stato uno dei tanti regali di compleanno, e, visto che amo follemente la kinsella, ho una voglia matta di leggerlo, preferibilmente sotto le coperte e con un pacco di biscotti vicino (anche se prima cederò il posto a tutti quei titoli che per un motivo o per un altro devo recensire con più urgenza), mentre come svanire completamente risale anche lui a dicembre, arrivato assolutamente per caso in un mese che è stato così pieno di nuovi acquisti e regali che non ho nemmeno avuto il tempo di curiosarlo per bene.

non ho idea se riuscirò a finire tutto in tempo, se riuscirò a parlare di tutto in tempo, ma di certo, almeno da adesso sono più invogliata a farlo! voi fate il tifo per me!
e voi? quali sono le vostre letture in programma?
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