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lunedì 25 gennaio 2021

commenti randomici a letture randomiche (75)

mi sono proposta di finire di leggere tutti i fumetti comprati a dicembre prima di ripartire e di riuscire a scrivere almeno un commentino per ciascuno, un po' per tenere in vita il blog, un po' per non impazzire tra convalescenza, studio e lockdown.
quindi vi beccate un altro post di roba randomica ma bella, fatene buon uso.

peppino impastato - un giullare contro la mafia


questo era uno di quei titoli che desideravo da tantissimo ed era difficile da trovare (ma perché i libri belli non li ristampano mai abbastanza?), sono riuscita a recuperarlo grazie alla collana visioni (per chi si fosse perso il post precedente, sul sito di primaedicola riuscite ancora a trovarli).

marco rizzo e lelio bonaccorso hanno fatto un gran bel lavoro, ricostruendo la vita e le lotte di peppino impastato, giullare per il suo programma onda pazza su radio aut in cui ridicolizzava e allo stesso tempo accusava i mafiosi di zona, le espropriazioni dei campi per la costruzione dell'aeroporto di punta raisi e dell'autostrada, il traffico di droga e il connubio con i politici locali.
la storia di peppino impastato è nota, certo, il film i cento passi - ormai più di vent'anni fa! - l'ha fatta conoscere a tutti, ma certe storie vanno raccontate più e più volte, perché non vadano mai dimenticate. rizzo e bonaccorso hanno potuto - a differenza di quanto è stato fatto nel film - inserire anche gli avvenimenti più recenti, risalenti ai primi 2000, con il processo terminato poi con la condanna all'ergastolo di tano badalamenti come mandante del delitto.

oltre alla storia a fumetti, che salta avanti e indietro tra l'infanzia e gli anni di militanza, il lavoro alla radio e i cortei per strada, il clima di omertà e violenza e che si conclude senza mezzi termini, mostrando tutta la brutalità di cui la mafia è stata capace (non solo in questo caso), sono interessantissime la postfazione di rizzo, in cui viene spiegato l'uso delle fonti e la scelta di quali momenti scegliere per la narrazione della storia di peppino e la cronologia relativa alla sua vicenda, in cui vengono meglio spiegate le battaglie per cui si è speso, i punti ancora oscuri (ad esempio sulla morte del padre o la coincidenza con il delitto moro), e gli eventi più recenti, dal processo per depistaggio nei confronti dei carabinieri che liquidarono fin da subito la morte di peppino come il suicidio di un terrorista, impedendo, fino a oggi, di conoscere i nomi degli esecutori del delitto, fino all'inizio dei lavori (dell'inizio dell'anno scorso) per trasformare il casolare dove peppino venne ucciso in un luogo della memoria.

nonostante il tono da reportage, rizzo e bonaccorso hanno saputo restituire da un lato l'energia e la passione di un ragazzo che ha lottato con ogni mezzo contro la devastazione della sua terra da parte di quella stessa gente con cui era cresciuto, dall'altro l'emozione drammatica del crescendo silenzioso della programmazione e della messa in atto di un omicidio orribile e lo sdegno per come si tentò fin da subito di gettare fango sul nome e sulle azioni di peppino impastato.
proprio per questo è importante continuare a ricordare chi era davvero e cosa ha fatto e come si è cercato, con l'appoggio delle forze dell'ordine in primo luogo, di farcelo dimenticare.

un oceano d'amore


in un piccolo villaggio bretone c'è una piccola casetta vicino al mare e in questa piccola casetta vivono da tanti anni un pescatore piccolissimo e la sua corpulente e premurosa moglie.
ogni giorno, prima dell'alba, il piccolo pescatore mangia l'omelette preparata dalla sua consorte e scende al porto, dove lo aspetta la sua piccola barca e il suo giovane collega. solo che questa volta, invece di pescare, è lui a finire nella rete di un immenso peschereccio, e quando al tramonto non ritorna, sua moglie, preoccupatissima vede tornare solo il suo collega su un gommone di salvataggio, decide di partire, di lasciare casa per la prima volta nella sua vita, e andare a cercarlo, dando il via a una serie di situazioni assurde e divertenti che portano a un lieto fine tenerissimo che non delude nessuno.

grégory panaccione è bravissimo a disegnare storie mute e lasciare ai volti dei personaggi il compito di raccontare tutta la vicenda, che sia il viso stanco di un vecchio, minuscolo pescatore perso in mezzo al mare in compagnia di un gabbiano un po' disastrato o quello tondo e tenero di una moglie disposta a tutto pur di ritrovare la sua dolce metà, capace di stupire con la sua cucina e i suoi centrini.
wilfred lupano scrive una storia d'amore che sembra una ma sono due: quella di una vecchia coppia che si ama nonostante gli anni e la routine di tutti i giorni, capace di tutto pur di rincontrarsi e quella dell'amore per il mare, ormai ridotto a una desolata discarica di spazzatura, un mare da curare e salvare, a ogni costo.

un oceano d'amore è un libro di cui volevo scrivere da tempo e non mi venivano mai le parole giuste, nemmeno sta volta però in qualche modo ce l'ho fatta. è un libro bellissimo, fidatevi.

giant days voll. 6/7



ero strasicura che questa doppia uscita significasse che la serie si concludesse ma... direi di no.
giant days è la mia sitcom cartacea preferita, adoro le sue atmosfere tardoadolescenziali e le sue battute da segnare sul taccuino e rivendermele alla migliore occasione e adoro il senso di spaesamento pre-vent'anni che mi fa sentire terribilmente vecchia e terribilmente immatura (ma comunque in buona compagnia).
in questi due volumi succede di tutto, tra amori che iniziano, che finiscono, che ricominciano (?), nuovi lavori, rapporti strani con le famiglie e con i coinquilini, succede sopratutto che susan, esther e daisy provano disperatamente a crescere, a diventare adulte e si rendono conto che non è così facile. aspetto il momento in cui si renderanno conto che non ne vale assolutamente la pena.
cercherò di capire se la serie continua e se bd ha intenzione di dropparla o meno, spero vivamente di no... in caso sarà l'ennesima serie da continuare in inglese e l'ennesimo motivo per arrendersi a questa lingua barbara.

lunedì 10 giugno 2019

commenti randomici a letture randomiche (67)

questa sessione estiva la sto prendendo veramente malissimo, alterno momenti di panico a momenti di panico in cui non riesco a studiare e altri momenti di panico in cui il fatto di non riuscire a studiare mi fa aumentare l'ansia. probabilmente è tutto normale.
un valido rimedio allo stress ovviamente vede la deliberata strafottenza degli impegni unita all'ottimistica volontà di rimandare a dopodomani quello che ho già rimandato a domani e alla lettura di un po' di fumetti che continuano a minare la mia incolumità organizzandosi - in modo totalmente incontrollabile dalla mia volontà - in pile traballanti e pericolosamente vicine al mio letto.

tra le tante (ma non tantissime, almeno non tutte quelle che vorrei) letture di questo periodo ho tirato fuori quattro titoli che mi sono piaciuti moltissimo e che ci tenevo a consigliarvi prima di chiudermi nella mia cameretta a ripetere millemila volte gli appunti e i riassunti preparati per gli esami.

la stanza è un regalo temporaneo di mio padre. la stanza mi appartiene fino a quando non combino qualche guaio. questa è la regola del regalo temporaneo.
innanzitutto questa è la stanza di gipi. non so bene come faccia, non so assolutamente spiegarlo, ma qualsiasi cosa racconti, gipi riesce a incantare fin dalla prima vignetta, a trascinarti completamente nella storia.
e una cosa che potrebbe essere riassunta da chiunque altro (tipo me, che non so assolutamente rispondere ogni maledettissima volta che mi chiedete di cosa parla questo libro?) come eh, ci sono dei ragazzini un po' sfigati, uno sembra scemo totale, che suonano in una specie di magazzino prestato dal padre di uno di loro ma poi fanno una cazzata e il padre gli proibisce di continuare a suonare lì ma poi comunque si sistema tutto, insomma leggitelo, mica di posso dire tutto io, no? la racconta lui e diventa una storia bellissima. giuro.

questa è la stanza. inizia così, aprendo una porta sgangherata su uno stanzone improbabile, uno spazio al momento inutilizzato, accanto all'allevamento di cani di cui si occupa il padre di giuliano: lui e i suoi amici staranno qui a suonare, a patto che non facciano guai.
quello stanzone li catapulta al livello gruppo che fa le prove e che magari potrebbe davvero farcela, un bel po' di gradini sopra rispetto a quattro ragazzini sfigati che suonicchiano nelle loro camerette. e sembra che una possibilità, una botta di fortuna con la c maiuscola, possa davvero arrivare, solo che il karma - o la sfiga - ci mette un secondo a infilare un bastone tra le ruote e portarli tutti e quattro a fare una cazzata cosmica, con tutta la beata e stupida innocenza adolescenziale condita dall'arroganza di chi è convinto di non poter essere scoperto.
perduta la stanza, perduta la musica, toccherebbe perdere per sempre quel modo di guardare il mondo che a sedici anni ti fa vivere di assoluti intoccabili.
toccherebbe perdere la convinzione che il mondo lo puoi prendere e rivoltare come un calzino, che la tua musica possa cambiare la tua vita e quella di tutti quelli che ti ascolteranno, che ti possa salvare dal destino grigio e squallido che ti attende, che ti possa tirare fuori dal presente con tutte le sue cosmiche rotture di coglioni, le famiglie sgangherate, gli obblighi a cui obbedire.
però quando ti sbattono in faccia la realtà delle cose, puoi scegliere: crescere, diventare uno di quegli adulti tristi e squallidi che ti hanno detto che la realtà non è quella che credi tu, oppure rimanere lì, a tenerti stretto i tuoi sogni, le tue certezze, e rimandare ancora un po' il grigiume.
e aprire un'altra porta.
la maggior parte delle persone pensa che van gogh sia stata una persona triste, pazza e malinconica. leggendo le lettere emerge una persona solare che amava la vita e ciò che lo circondava.
ogni volta che sento parlare di van gogh mi viene in mente quella battuta tristissima che recita più o meno così: odio quelli che straparlano di mozart senza aver visto nemmeno uno dei suoi quadri.
van gogh è uno di quegli artisti che sono diventati delle icone, dei personaggi della cultura popolare, quasi delle leggende metropolitane.
come dice ernesto anderle nell'introduzione di questo libretto bellissimo che è vincent van love, van gogh viene spessissimo considerato un uomo cupo, triste, uno di cui raccontare che fosse stato un pazzo furioso capace di mozzarsi un orecchio e spararsi un colpo nella pancia. e a nessuno viene mai il dubbio di come sia possibile conciliare una figura simile con i dipinti meravigliosi che ci ha lasciato.
certo, non ha vissuto la più facile e felici delle esistenze e certo non è stata la più equilibrata delle persone che abbiano camminato su questo pianeta, ma credo che quello che lo faceva davvero soffrire fosse più la solitudine in cui il suo modo straordinario di vedere la realtà - una realtà luminosa, che esplode di colori e di vita - lo costringeva che non una sua naturale predisposizione alla malinconia.

ho aspettato per anni questo libro, l'ho desiderato dalla prima volta in cui mi sono imbattuta nella pagina facebook in cui ernesto ha iniziato a raccogliere le sue illustrazioni ispirate alle lettere che vincent scriveva, sopratutto al fratello theo. questa edizione di becco giallo, oltre alle illustrazioni che probabilmente conoscete già, raccoglie delle pagine di fumetto inedite che raccontano la storia di van gogh attraverso i momenti più importanti e decisivi della sua vita: l'infanzia, i suoi primi tempi come predicatore, i suoi amori, la breve e intensa amicizia con gaugin, la difficoltà a essere riconosciuto come artista, la miseria economica, la solitudine. interessantissima la versione di anderle sulla morte del pittore, che mi ha fatto venire alla mente quel film bellissimo che è loving vincent (se non l'avete ancora fatto, guardatelo assolutamente). è un libro a metà tra fumetto e raccolta di illustrazioni, si legge in poco tempo ma rimane impresso nella memoria e in un pezzettino di cuore.

sai, in notti come queste, ai miei tempi, potevi parlare con la luna e questa ti rispondeva.il mondo di oggi è così silenzioso...
estis è un tizio strano, un senzatetto che vive in un campo di girasoli e a cui basta qualcosa da bere o da fumare per iniziare a raccontare ai suoi ascoltatori storie e profezie.
ha tante storie da raccontare lui, tante realtà da rivelare, perché è un satiro della corte del dio pan. o meglio, lo è stato: da secoli ormai è costretto a vagare sulla terra tra i mortali per colpa di artemide.
colpito da una freccia della dea, estis si risveglia in un mondo in cui gli antichi dei non esistono più, sostituiti dall'unico dio cristiano. ripudiato, emarginato, privato di quasi tutti i suoi poteri, lontano dalla quello che poteva chiamare casa, l'incontro fortuito con un fantasma lo condurrà da un'altra divinità, ecate, sorella di artemide e selene.
ecate, per ringraziarlo di aver aiutato un fantasma a raggiungerla, sospende la maledizione di artemide e promette a estis che se aiuterà selene a incontrare il suo amore per l'ultima volta la sua maledizione sarà sciolta e potrà tornare a vivere accanto a dioniso.
inizia così per estis, il dio vagabondo del titolo, il viaggio verso il mondo degli inferi in compagnia di un vecchio professore appassionato di mitologia e di un fantasma desideroso di riscattare una vita vissuta senza onore.
fabrizio dori crea per la strana compagnia di viaggiatori un mondo onirico, quasi lisergico, in cui si mischiano l'antico e il moderno, il divino e il reale, la bellezza e la miseria della vita, un mondo che si mostra attraverso il percorso dei personaggi e si racconta attraverso le loro storie.
lo stile di disegno di dori è letteralmente incantevole, probabilmente la cosa che più mi ha attirata di questo volume insieme all'aspetto mitico della storia.
il mondo trabocca di magia che arricchisce le nostre vite. è un prodigio estremamente utile e indispensabile. eppure il suo funzionamento è sconosciuto...solamente i maghi possono usare la magia. i normali esseri umani possono soltanto limitarsi a godere dei suoi benefici e gli è impossibile diventare a loro volta maghi.
atelier of witch hat mi ha conquistata da subito, da quando ho visto la copertina per la prima volta, prima ancora che venisse annunciato da planet manga. diciamolo subito: i disegni sono assolutamente straordinari, molto al di sopra del livello della maggior parte dei manga, qualcosa che paragonerei solamente alle opere di kaoru mori o aki irie. uno stile elegantissimo, niente retini, cura straordinaria dei dettagli, che però sa concedersi qualche elemento cartoonesco tipico del fumetto giapponese.

la storia, per quanto non brilli per originalità, è comunque appassionante e narrata con cura e senza fretta: la giovane coco, affascinata da sempre dalla magia, incontra per caso qifrey, un giovane mago e scopre il reale funzionamento delle arti magiche: le magie non vengono lanciate o recitate, ma disegnate. così le viene in mente che molti anni prima un tipo strano con una maschera spaventosa a forma di occhio, le vendette un libro con delle strane figure, dell'inchiostro e una bacchetta penna.
coco si improvvisa apprendista stregone e inizia a pasticciare con l'inchiostro e le figure: lancia un incantesimo da cui qifrey riesce a salvarla, ma che colpisce però sua madre.
qifrey dovrebbe cancellare la memoria della bambina, ma lei è l'unica capace di riconoscere l'incantesimo che aveva disegnato per poterlo così annullare e salvare la donna rimasta pietrificata.
così coco, scoperto che non serve nessun potere innato per essere mago, ma solo tanto studio e dedizione, diventa ufficialmente un'apprendista di qifrey: adesso dovrà confrontarsi non solo con le sue capacità e la sua forza di volontà, ma anche con le sue nuove compagne, e non tutte sembrano esattamente molto amichevoli...

il vecchio adagio impegnati con tutte le tue forze per raggiungere i tuoi scopi e potrai diventare chi vuoi funziona sempre, almeno con la sottoscritta. sinceramente, anche dopo aver letto qualche lamentela su questo primo volume, a detta di alcuni troppo lento e troppo prevedibile, l'ho trovato davvero delizioso: mi sono piaciuti i personaggi, l'ambientazione e - come dicevo - moltissimo i disegni.
non credo che una buona storia la faccia solamente l'elemento innovativo, anzi, sono convinta che qualsiasi storia, per quanto banale possa sembrare, diventi avvincente se raccontata nel modo giusto. questo primo volume mi ha convinta moltissimo e non vedo l'ora di proseguire nella lettura.

lunedì 13 maggio 2019

raymond carver ~ una storia

ho vissuto tante vite diverse, più o meno tutte infelici. ogni fallimento era una vita. non erano vite sbagliate. erano tutte praticate con speranza.

ho sempre un rapporto strano con gli autori molto amati, quelli di cui tutti parlano quasi come se fossero degli esseri mitologici: da un lato mi viene la curiosità di capire il perché di tutto questo entusiasmo, dall'altro sono sempre un po' restia a leggere i loro libri, mi fanno antipatia in qualche modo, sopratutto quelli la cui storia personale, il loro personaggio è tenuto in conto quanto - se non più - delle cose che hanno scritto.

con carver è sempre stato così: ogni volta che ho provato a cercare informazioni sui suoi libri, ho trovato più roba su di lui che su quello che ha scritto, e questa cosa mi ha tenuta lontana per anni dai suoi racconti, ho giusto letto una raccolta di cui non ho praticamente memoria, ricordo solo che in qualche modo la trovai piuttosto deludente, non riuscivo minimamente a provare lo stesso entusiasmo che avevo colto in giro tra le recensioni che avevo letto.
dopo quell'esperienza l'ho completamente accantonato, non ho cercato di approfondire, di continuare a capire cosa potesse avere uno scrittore così di tanto speciale da essere così famoso e amato.

ammetto che però queste situazioni mi fanno sentire un po' come un paria tra i lettori, come se fossi quella che è troppo stupida per capire quello che è chiaro a tutti gli altri.
così quando valentina grande mi ha parlato del suo fumetto dedicato a carver ho subito pensato che potesse essere finalmente la volta buona per conoscere e capire un autore così importante e per me così sconosciuto.

raymond carver - una storia è una biografia, certo, ma è lontano anni luce dalle biografie noiose e prevedibili che cominciano dall'infanzia del personaggio in questione e lo presentano come un prescelto dalle muse e dal destino, dritto e sicuro sul suo cammino costellato di successi e di ostacoli abilmente superati (cosa che, diciamocelo, è assolutamente insopportabile).

quasi trentanove anni, un matrimonio a un passo dal fallimento e un grosso problema con l'alcool. raymond ha già pubblicato e la sua attività di scrittore è riuscito a regalargli qualche soddisfazione ma nulla con cui poter pagare l'affitto e le bollette. sta diventando vecchio e il futuro sembra sempre meno gravido di possibilità, meno incerto e più deprimente di quanto avrebbe immaginato una decina di anni prima.
la vita sembrava aver preso la piega giusta: si era sposato giovanissimo con una ragazza che amava, aveva avuto due bambini, vinto alcuni premi letterari, certo, ma tirare a campare diventava sempre più difficile e tra lavoro e famiglia il tempo per scrivere mancava costantemente. l'alcool era diventato il suo rifugio e presto si era trasformato in uno dei tanti problemi, anzi, nella causa prima dei suoi problemi: con sua moglie, con i suoi figli e con il suo sogno di diventare uno scrittore.

così adesso, a un passo dal suo trentanovesimo compleanno, raymond decide di allontanarsi da tutto, di prendersi il tempo per provare a smettere di bere e di riuscire a scrivere davvero. ha trovato una casa in cui vivere da solo e un gruppo di aiuto per alcolisti.
devi dare una possibilità al ragazzo che ha passato la notte a leggere poetry. al bambino che si è fatto spedire un racconto da sua madre. a quel poveraccio che scriveva a macchina nel garage.
la storia di carver è fatta di presente e di ricordi, momenti significativi nel bene e nel male, quei momenti che lo hanno reso quello che è adesso: un passato non troppo facile, comune a tanti, da cui cercava di scappare attraverso la lettura e la scrittura. una vita fatta di impegno, di sogni e di speranze, che si sono andate a scontrare con la più triste e ingiusta delle verità: a volte, anche se sei bravo, capace, dotato di talento, intelligente, non è detto che riesci a emergere, è facile sbagliare ma non è facile recuperare se non hai qualcuno accanto che è disposto a credere in te e a darti fiducia e sopratutto la spinta che ti serve per riuscire a fare finalmente quel passo avanti.
è il suo momento di attesa nell'acqua calma, in una pozza di ristagno.
le trote si trovano dove l'acqua ristagna. si stancano a resistere tutto il tempo alla corrente, specie se sono ferite. allora, vanno in acque calme e restano in attesa, si ossigenano e aspettano il nutrimento. aspettano qualcosa che le aiuti a sopravvivere. aspettano un miracolo.
a carver a un certo punto, questo succede. arriva la persona giusta che sblocca la sua esistenza, succede quel qualcosa che gli fa riacquistare fiducia, che riesce a tirarlo fuori da quella che, a conti fatti, è solo un enorme mucchio di sfiga che gli è sempre stato addosso.
perché in fondo è quella la vera discriminante, la sfiga, quella che ti fa nascere da un padre alcolizzato, che ti vuole povero e costretto ad arrabattarti come puoi per far soldi e tirar su la tua di famiglia, quella che non ti mette davanti alla persona giusta al momento giusto.
si dice che la geografia conti più del merito e purtroppo è vero. e anche quando hai il culo di non nascere nella parte del mondo sbagliata, non è detto che tu sia nato col conto corrente giusto.

valentina grande riesce a raccontare la storia di carver con il giusto distacco: non è un eroe che lotta contro le ingiustizie della vita, non è una vittima da compatire, è solo un uomo che cerca di rimediare ai suoi errori e che prova a realizzare i suoi sogni, un po' come tutti. tra le pagine, disegnate da valerio pastore in una tricromia che si concede solo di rado tocchi di giallo, con uno stile realistico e adulto che si sposa perfettamente con la narrazione, ho finalmente trovato lo spunto giusto per capire carver: non un mito né un eroe ma un uomo che ha inseguito e raggiunto il suo sogno, tardi forse, ma meglio che non arrivarci mai. adesso ho un ottimo motivo per riprovare a leggere i suoi racconti e di certo lo farò con una consapevolezza tutta nuova.

venerdì 17 marzo 2017

commenti randomici a letture randomiche (31)

marzo 2017 sarà ricordato come il mese della sfiga, dell'influenza e dei malesseri. anzi, ad essere precisi, credo proprio che qualcuno mi abbia fatto una macumba, perché ok i malesseri stagionali, ma non ho mai avuto un'influenza così infame e duratura.
ma siccome si sa, io sono una personcina ottimista, ho approfittato di questi giorni di solitudine (stai lontana che mi contagi!) e noia per lavoricchiare e leggere tutto quello che il mal di testa semiperenne mi ha consentito di leggere, ovvero non tutto quello che avrei voluto ma abbastanza da poter tornare a fare un post di randomica fuffosità.

il più fuffoso e adorabile dei libri letti di recente è ovviamente la seconda raccolta di vignette di sarah anderson, un grosso morbidoso bozzolo felice, dove continuano le avventure dell'alter-sarah tra paranoie, scazzi sovrumani, maglioni rubati, lotte senza speranza con il proprio utero e sociopatia portata fino al limite massimo.
come nel primo volume, si tratta di episodi brevissimi, in media di quattro/cinque vignette ciascuno, che raccontano momenti quotidiani della vita da tutto-vi-prego-ma-non-chiedetemi-di-essere-davvero-un'adulta, filtrati dallo sguardo della protagonista/autrice, capace di rendere le situazioni più banali un capolavoro di comicità tragica.
le vignette di sarah anderson, quando non ti piegano in due dalle risate, ti fanno inevitabilmente esclamare ehi, ma quella sono io! e se non vi è mai capitato di pensare questa cosa nemmeno una volta, allora molto probabilmente non conoscete nemmeno sarah anderson, né il suo libro, né la sua pagina facebook (e sicuramente non siete qui a leggere questo post) perché siete troppo impegnati da cose tipo - ugh! - vivere la vita vera.
mollate tutto, recuperate questo libro (e anche crescere che palle!), raggomitolatevi sotto una coperta con una mega felpa addosso e una pizza accanto ed eccovi risolti tutti i problemi, anche quelli a cui non avete ancora pensato.

ma in realtà noi millennials (ho scoperto l'esistenza di questa definizione da poco e mi ha gasato, era da tanto che non trovavo un gruppo in cui inserirmi, e qui, per forza di cose, ci rientro appieno, quindi ora faccio come i bambini che imparano parole nuove e le usano ogni volta che possono farlo) abbiamo tanti modi di convivere con la vita, l'universo e tutto quanto (cit.), cosa che diventa incredibilmente più complessa se vi capita di nascere femmine.
pénélope bagieu ci racconta in una sorta di diario a fumetti - la mia vita è assolutamente affascinante - la sua storia che, anche qui, è un po' lo specchio di una generazione, una generazione che davanti al no future dei punk degli anni ottanta si fa matte risate mentre cerca di sopravvivere tra stage, contratti a tempo determinato, le aspettative su cosa dovrebbe essere/fare/dire una ragazza perbene, lo shopping compulsivo (è uno dei mali più diffusi a quanto pare, consolatevi), famiglia, fidanzato, amiche, colleghi e incontri fortuiti per strada.
un po' come in joséphine, pénélope bagieu disegna piccoli momenti quotidiani per mostrare le contraddizioni, le assurdità e le isteriche convenzioni di una società tutta basata sulla forma più che sulla sostanza.
e vi ricordo che lo trovate nel pack promo sul sito di hop edizioni (qui), quindi proprio non avete scuse per rimandare ancora l'appuntamento con questa autrice!

in ultimo due parole le voglio spendere per il trentunesimo episodio di monster allergy, domulacrum, che poi sarebbe il primo della nuova serie.
da un lato mi ha entusiasmata rivedere i vecchi personaggi di una serie di quando ero ragazzina, ritrovarli cresciuti e però di nuovo alle prese con quel mondo fatto di mostri, domatori, rifugiatori e misteri, di nuovo in missione, insieme zick ed elena, proprio come ai vecchi tempi.
dall'altro lato mi è sembrato che tutto spingesse un po' troppo sul tasto nostalgia, che fosse tutta una bella, affascinante, ben strutturata trappola per i vecchi lettori che non volevano lasciar andare i personaggi di una serie amata, che però, in fondo, non sono più quelli di un tempo: mi sono chiesta parecchie volte, durante la lettura, ma se io non fossi stata una fan della vecchia serie, questa storia qui mi sarebbe piaciuta lo stesso? e boh, mi sa proprio di no.

va bene che è il primo episodio di una nuova serie, che in qualche modo doveva collegare quello che è stato fino ad ora con quello che sarà, va bene che è scontato che i primi episodi sono sempre un po' introduttivi e quindi ci sta che non appassionino poi più di tanto, va bene che io ormai non sono più quella che ero quando leggevo monster allergy (che però i vecchi volumi mi gasano ancora come ai tempi), però questo mi è sembrato un po' moscio rispetto a prima, e i nuovi zick e elena, così cresciuti, mi stanno meno simpatici di quello che erano all'inizio, quando erano solo due bimbetti casinisti e buffi.
è stato un po' come se quello fosse andato via per sempre, rimpiazzato da qualcosa che - magari perché i cambiamenti all'inizio non piacciono mai a nessuno - non riesce a reggere il confronto.
non so esattamente cosa, forse semplicemente non è stato abbastanza divertente e un po' troppo affrettato: in effetti, a fine lettura, la sensazione è che questo primo episodio può tranquillamente anche essere l'ultimo, non mette nessuna voglia di sapere cosa succederà dopo, e non mi sembra proprio il massimo per iniziare.
come se questo domulacrum fosse un modo molto garbato e anche un po' timido di dire a noi trentenni allora che si fa? volete continuare a leggere le storie di zick ed elena? pensateci con calma, eh, ormai non è più il tempo di passare ogni giorno in edicola a chiedere se è uscito il nuovo numero.
e d'altra parte, un volumino che costa un accidenti perché wow è cartonato! e wow lo trovi solo in libreria, mica in edicola come ai vecchi tempi quando eri ancora un bimbetto! a chi dovrebbe essere destinato se non ai vecchi nostalgici?

e quindi sì, sono una vecchia nostalgica che voleva tornare ai bei tempi andati in cui leggevo le storie di un ragazzino allergico ai mostri e della sua amica buffa e simpatica e che per farlo è dovuta scendere a patti, accollandosi un ragazzino che non tiene più l'inalatore in mano una vignetta sì e una no, l'amica buffa che ora è una strafiga, i mostri che quasi non ci sono, niente sfruscio, i cattivi che dove diamine sono finiti i pirati fantasmi e tutte quelle altre cose spaventosamente fighe? e un volumino cartonato che costa quasi quindici euro perché ormai gli spillatini sono da sfigati e noi vogliamo solo i graphic novel in bella mostra alla feltrinelli.
delusa? beh, mentirei se dicessi di no. ma mentirei pure se dicessi che non mi frega niente di sapere come andrà avanti la storia (ma con calma, e sopratutto che mai e poi mai zick ed elena finiscano insieme o ritorno a credere che la serie sia finita con il ventinovesimo episodio, altro che la nuova trilogia non esiste), so che al prossimo numero cincischierò un po' e poi cederò di nuovo, anche se per me questa roba non è - almeno non è ancora - monster allergy.
consigliato? solo se vi avanzano quindici euro e volete soffrire un po' anche voi.

mercoledì 25 gennaio 2017

commenti randomici a letture randomiche (28)

ormai il sottotitolo di questa non-rubrica dovrebbe essere: roba di cui non riesco a scrivere un papiro ma di cui voglio parlarvi lo stesso (ma sopratutto voglio mettere un po' d'ordine sulla scrivania che la pila delle cose da recensire è vergognosa). però mi sembra veramente troppo lungo, quindi lasciamo perdere.

continuano nel terzo volume di amami lo stesso le improbabili disavventure di michiko che adesso si ritrova con due lavori e... due uomini che le causano un po' di batticuore. il primo lo conosciamo già ed è il suo ex-capo. diciamocela tutta, sarebbe praticamente l'uomo perfetto se solo non fosse innamorato di un'altra, perché è innamorato della non-più-misteriosa haruko, giusto?
d'altro canto lei è veramente una donna bella e affascinante, non certo come michiro che ha una collezione di mutandoni antisesso in perfetto stile bridget jones e mangia bistecche senza alcuna grazia.
gelosa, arrabbiata e ormai quasi rassegnata a non conoscere mai le gioie del vero amore, michiko conosce nel suo nuovo ufficio mogami, un ragazzo così perfetto che sembra uscito da un romanzo: bello, giovane, con un lavoro, generoso, romantico, educato, carino e sopratutto interessato a lei, e in modo molto serio!
praticamente, sembra essere avvenuto il miracolo, la felicità tanto rincorsa sembra essere arrivata, un futuro radioso e pieno di gioia sembra brillare davanti agli occhi di michiro... ma davvero vuole togliersi dalla mente kurosawa? e davvero è innamorata è innamorata di mogami?
basta davvero un bel ragazzo che ti fa la corte in modo galante per essere felice?
per fortuna non bisognerà aspettare tanto per scoprirlo, anche perché questo manga, che sembrava una mezza scemenza dalle premesse, si rivela di volumetto in volumetto sempre più coinvolgente!

ho finalmente divorato dov'è finita audrey?, che mia mamma mi aveva regalato per il compleanno. e mi è piaciuto veramente tantissimo, non so se serve dirlo, perché si sa che io adoro sophie kinsella. in questo romanzo la protagonista è parecchio più giovane delle solite protagoniste dei racconti della kinsella e la tematica è un po' più seria di quelle a cui ci ha abituate con i love shopping, eppure è sempre la solita, adorabile, divertentissima e mai banale sophie kinsella.
audrey è una ragazzina di quattordici anni, ha una famiglia un po' strampalata in cui tra la mamma dipendente dagli articoli del daily mail, il papà perennemente perso nei suoi pensieri, frank, il fratello maggiore, videogiocatore accanito - e per questo in perenne lotta con la mamma - e felix, il fratellino più piccolo, che... beh, ha quattro anni e tanto basta, e le è successo qualcosa che l'ha fatta stare male a lungo. ancora adesso indossa continuamente gli occhiali neri, non esce da casa e la sola idea di parlare con qualcuno che non faccia parte della sua famiglia la fa stare male.
almeno fino a che linus, un amico - decisamente molto carino - di frank, non comincia a parlare con lei, a farla riabituare pian piano alla presenza e all'affetto degli altri, fino a che...
dov'è finita audrey è un romanzo che racconta in modo divertente, allegro e spensierato, ma comunque intelligente la tragedia del bullismo, della difficoltà dei ragazzini - e delle loro famiglie - a ricominciare a vivere in modo normale e sereno, a superare i traumi e ricominciare a ritrovare sé stessi.
fin da quando è stato pubblicato in italia - da qualche annetto ormai - lo tenevo d'occhio, perché so che posso fidarmi ciecamente di sophie kinsella, ma nonostante le aspettative già alte la lettura mi ha piacevolmente sorpresa.
straconsigliatissimo!

meno convincente invece se una notte d'inverno un narratore, un fumetto che - perfettamente in linea con il pensiero di italo calvino - per raccontare la vita dello scrittore, ci conduce in un viaggio tra le sue opere. l'idea di partenza è ottima e, unita al fatto che si trattava di italo calvino, è stata il motivo per cui ho deciso di acquistarlo.
molto meno ottima è la resa dell'idea.
in buona sostanza, se una notte d'inverno un narratore riprende la struttura di se una notte d'inverno un viaggiatore, raccontandoci di un lettore e una lettrice che, provando a leggere la biografia di calvino, si ritrovano, esattamente come accade nel libro, a leggere stralci di altre storie, che però in questo caso sono appunto alcune tra le opere più note di italo calvino.
oltre a perdersi la geniale intuizione di se una notte d'inverno un viaggiatore, tutto scritto in seconda persona, perché ovviamente qui lettore e lettrice sono due personaggi della storia, li vediamo agire nelle vignette, pagina dopo pagina, e non noi che leggiamo, non c'è nulla che riesca a creare una qualche sorta di valore aggiunto alle opere che cita.
cosa non facile, certo, visto che si tratta di capolavori assoluti, ma se proprio vuoi cimentarti con un autore di questo tipo è ovvio che poi ci si aspetti un risultato di un certo tipo.
anche i disegni li ho trovati poco piacevoli, in alcuni casi - come nella citazione a i sentieri dei nidi di ragno - persino sgradevoli (o, per essere più spietatamente sincera, brutti).

insomma, ero davvero gasatissima all'idea di leggere un fumetto su calvino e mi sono ritrovata con un prodotto non all'altezza né delle aspettative e meno che mai delle opere che cita, troppo pedissequo nel rifarsi ai romanzi e ai racconti di calvino, senza aggiungere nulla, senza reinterpretarli in alcun modo - se non con il cambio del mezzo, da prosa a fumetto - tanto da risultare noioso e, per me che ho sempre adorato calvino, quasi fastidioso.

peccato, una gran bella occasione totalmente sprecata.

alla fine mi sono consolata con il terzo volume di ms. marvel - cotta, che è bellissimo, esattamente come i primi due. le storie raccolte in questo cartonato sono tre: nella prima, loki innamorato, la nostra kamala incontrerà niente poco di meno che il più cazzeggione tra gli dei di asgard: loki, mandato sulla terra nella speranza che la smetta di combinare disastri, riesce a rendere un disastro la festa di san valentino del liceo, alla quale kamala non aveva il permesso di partecipare ma... nessuno ha detto che ms. marvel non avrebbe potuto, giusto?
il secondo racconto, cotta, è il più serio tra i tre: incontriamo, insieme a kamala, che è costretta dai suoi, kamran, anche lui di origini pakistane, anche lui nerd e appassionato di videogiochi.
oltre che parecchio carino, è un tipo intelligente, con cui è piacevole parlare.
ed ha un sacco di cose in comune con kamala.
sembra perfetto, vero?
a kamala toccherà riflettere su parecchie cose: l'amore innanzitutto, certo, ma anche, ancora una volta, i suoi poteri - da una parte - e la sua famiglia con tutte le sue regole e le sue aspettative - dall'altra. e poi le delusioni, i tradimenti, la consapevolezza di aver sbagliato, quelle cose che ti colpiscono quando sei una supereroina ma sopratutto quelle che ti tocca sopportare come qualsiasi altra adolescente del mondo. quelle, e la consapevolezza che però non sei sola ad affrontarle.
la solita meravigliosa capacità di questa serie di rendere un fumetto supereroistico qualcosa di più.
l'ultima storia, l'animator, fa in realtà parte della serie s.h.i.e.l.d. - e il non conoscere tutto il resto mi ha reso la lettura un pelino più complicata - ma la protagonista indiscussa è sempre ms marvel, con i suoi incredibili poteri. una storia divertente anche se velocissima e forse inizialmente un po' confusionaria.
ah, sì: bellissimi i disegni di tutte e tre le storie. ma proprio belli belli. e io che pensavo di non apprezzare lo stile americano-da-fumetti-di-supereroi.
ci sono anche delle pin up niente male, tra cui una di noelle stevenson (l'autrice di nimona e lumberjanes) e una di pascal campion (seguite la sua pagina, ne vale la pena!)