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giovedì 30 aprile 2026

gomìtolo 6 ~ aprile 2026

è finito aprile e non si è chiuso occhio.


settimana dopo settimana, mese dopo mese, la sensazione è sempre quella di averla sfangata per un pelo e di avere giusto qualche ora per riprendere fiato perché poi ricomincia. come cazzo facciamo a vivere così?
leggo e guardo storie perché ci trovo dentro tutta l'umanità che non riesco a trovare nel resto di questo pezzetto di mondo che, suo malgrado, mi ospita.
il mese scorso scrivevo della nostalgia del futuro che non avremo mai, ma anche il presente non è che sia proprio messo benissimo. a volte mi dico che mi manca stare al sud, poi temo che in realtà quello che mi manca è avere vent'anni e pensare che tutto sembrava facile, e invece.
dissociamo. dissociamo tutto, in ogni situazione, continuamente.

i social continuano a farci vedere crimini di guerra - ancora bambinə, ancora giornalistə, ancora donne e uomini massacratə dal peggiore regime che si sia mai appropriato del termine democrazia - violenza, odio e squallore, intervallando lo spettacolo con qualche sponsorizzata che ci ricorda che l'estate è alle porte e che dovremmo dimagrire, perché col cazzo che possiamo starcene in spiaggia a rilassarci, tocca performare anche lì, che ormai abbiamo una certa età e se non trovi qualcuno che ti piglia, qual è il tuo piano b?
un cane e due gatti. almeno.
questo, a dire il vero, è sempre stato il piano a.
se mi dice culo, anche un vaso di pomodorini sul balcone.


a proposito di democrazia, ad aprile qui a bologna c'è stata una cosa molto bella, che è il festival dell'antropologia. ho seguito meno incontri di quelli che avrei voluto, ma sono riuscita a esserci a quello in cui si parlava di genova. se vi basta leggere genova per capire, allora non serve dire altro.

se non vi basta, non è questo il posto in cui fare una lezione di storia e, soprattutto, non sono io la persona adatta, scusatemi. però internet ha una buona memoria e si trova ancora un sacco di roba in giro, tipo questo articolo di wu ming che io continuo a spammare ovunque da tipo quattordici anni ormai.
si parlava di genova e di tutto quello che a genova abbiamo perso. del fatto che sì, avevamo ragione noi, lo vediamo ogni giorno, ma avere ragione non è sempre una cosa positiva. avrei preferito ci fossimo sbagliatə.
si parlava di cosa sono stati quei giorni di luglio di venticinque anni fa a genova, e si parlava di cosa vuol dire democrazia - ecco, visto? non mi stavo perdendo - che non è soltanto siamo in una democrazia perché votiamo.
democrazia è quella cosa per cui i diritti di tuttə sono difesi e i crimini sono definiti come tali non per reprimerci ma per tutelarci. e invece, giunti ormai al quinto decreto sicurezza di questo governo, indovinate in che direzione stiamo andando? e indovinate perché ci ostiniamo a chiamare amico e democratico il regime di cui sopra?
lo capite che non possiamo smettere di stare costantemente in ansia, vero? e che quest'ansia deve trasformarsi in azione e diventare qualcosa di utile, vero?

intanto, oltre a qualche goccina di tanto in tanto, cerco di metterci tutte le storie che posso, perché, come dicevo sopra, o così oppure non lo so.
e quindi, ecco il riassunto delle cose che ho letto/guardato questo mese. molto meno di quello che avrei voluto, ma sempre meglio di niente.
e qualche riga inutile per far quadrare questa mia bruttissima idea di mettere le immagini piccine così, ai bordi della pagina, che mi piace, mi ricorda com'era il blog tanto tanto taaaanto tempo fa ma combina un sacco di casini con l'html che non so risolvere, ma ecco, ci siamo.


contrariamente alle mie aspettative sono riuscita a trovare meno uno all'alba, il primo volume della nuova stagione di pkna - che non è più pkna ma pkeda, pk early days adventures - che mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca. sicuramente, ma non era difficile, mi è piaciuto più di esperimento abominio, ma credo che la cosa migliore di tutto sia il modo in cui è stato sfruttato il fattore nostalgia.
già soltanto avere un nuovo spillatino come quelli che leggevo da ragazzina è stato emozionante (avremo più emozioni forti che non siano rimpianto e nostalgia?) anche se la storia è solo un pretesto per far arrivare questo volumetto sugli scaffali delle fumetterie (con i tempi e le modalità di panini, ovvio) e farlo finire nelle mani dellə quarantennə che speravano un ritorno dei bei tempi andati.

trent'anni fa gli evroniani attaccavano paperopoli durante una serata di gala del cast di una delle telenovelas (ebbene sì, si chiamavano così) più amate, l'indimenticabile patemi (chissà se torre, vendruscolo e ciarrapico hanno preso ispirazione da qui per occhi del cuore), e scatenavano il terrore sul tetto di quella ducklair tower che sarebbe poi diventata il cuore di tutta pkna. quel momento stravolgeva non soltanto la vita di paperino, ma anche quella di noi lettorə. paperinik, prima vendicatore mascherato, poi giustiziere notturno armato di stivaletti a molla e altri trabiccoli ideati dal genio di quartiere archimede, si ritrovava invischiato in un conflitto che andava ben oltre i confini di paperopoli, con un nemico che era ben altra cosa rispetto ai soliti ladruncoli del calisota: un impero alieno che distruggeva mondi senza pietà, spinto solo dalla sua fama insaziabile.
adesso sisti e sciarrone, due tra i nomi storici delle vecchie serie, riavvolgono il nastro quel tanto che basta a farci scoprire l'antefatto di quei momenti storici, ma il risultato è abbastanza dubbio.
mentre i bassotti progettano l'ennesimo colpo ai danni di paperone, evron scopre che soldi e soap opera catalizzano una quantità di emozioni decisamente appetitose (lo sappiamo tuttə che gli evroniani sono vampiri emozionali, no?), così da spingerlo a scegliere la terra come prossimo obiettivo.

il problema è che il tono della storia è molto più vicino a topolino che a pkna, totalmente fuori fuoco rispetto a quell'atmosfera più cupa, seria e adulta che ci aveva tanto fattə innamorare nel '96. questi evroniani non fanno paura a nessunə, questa paperopoli è troppo solare, pop e colorata per differenziarsi da quella che conosciamo da qualsiasi altra storia di paperi che possiamo leggere ogni settimana su topolino.
insomma, la forma è quella di pk, la sostanza no.
la domanda, a questo punto, è: se non si riesce - non si vuole? - tornare alle atmosfere e ai temi che hanno fatto di pkna il capolavoro che è stato, ha davvero senso continuare un'operazione che ha come target un pubblico che non può davvero accontentarsi di qualsiasi-cosa-sia-questa-cosa-qui?
lo scopriremo a ottobre. intanto, l'unica cosa che resta è tanta insoddisfazione e una storia che si dimentica dieci minuti dopo aver chiuso il volumetto.


a proposito di nostalgia, c'è un'altra cosa negli ultimi mesi che mi fa tornare in mente i ricordi d'infanzia, di quando tornavo a casa e trovavo la mia copia - all'epoca era topolino - incellophanata vicino alla cassetta delle lettere. adesso è la fine del mondo. se non vivete su marte, ne avrete sicuramente sentito parlare. altrimenti, male per voi. però si recupera qui, e ne vale un sacco la pena.
è la rivista a fumetti de il manifesto ed è diretta da quel genio di maicol & mirko ed è piena di roba bella e bellissima (e altra che a me piace un po' meno, ma va bene lo stesso), di fumetti a puntate di gente bravissima come, appunto, maicol & mirco, zerocalcare, kalina muhova, blu, bruno bozzetto, dottor pira, zuzu, alice socal, altan, e un sacco di altrə.
niente pubblicità, solo storie a fumetti a puntate. che in un mondo di sponsorizzate e bingewatching sanno quasi di fantascienza, o sono un po' la madeleine proustiana di un pezzetto della nostra generazione.
insomma, negli ultimi tempi, tornare a casa e trovare la copia - mezzo sgualcita, grazie postinə - ad aspettarmi è stato consolatorio e bello, e ormai l'appuntamento con alcune storie (io non avrei mai creduto che mi si sarebbe stretto il cuore per uno scarafaggio di nome sandro, e invece) è uno dei momenti migliori di ogni mese.
vorrei che tuttə volessero bene a progetti belli come questi, vorrei che ce ne fossero di più di cose così: storie a fumetti schiaffate dentro a riviste spiegazzate che non fanno bella mostra in libreria, che non sono troppo instagrammabili, ma che sono belle e basta.


di solito ho la maledizione degli urania, per cui li prendo e poi li lascio ammuffire in libreria per anni. love, death and robots, invece, l'ho letto in tempi abbastanza brevi e mi è piaciuto. è una raccolta di racconti e, ovviamente, non mi sono piaciuti tutti e non tutti allo stesso modo. alcuni sono davvero notevoli, altri carini, altri si possono tranquillamente definire uno spreco di carta, ma devo ammettere che la proporzione tra le tre cose è abbastanza equilibrata.
senza andare troppo nel dettaglio, posso dire che le storie che parlano di guerra, invasioni e robe del genere sono noiose e spesso anche inutili, non lasciano niente, non immaginano niente che non sappiamo già, semplicemente cambiano lo sfondo ma mettono in scena sempre la stessa storia, che ormai ha poco da insegnarci. quale che sia il pianeta su cui esplode una bomba, il risultato è sempre morte e distruzione. a che serve immaginare un futuro in cui siamo capaci di attraversare l'universo, di incontrare altre forme di vita, di mettere piede su altri mondi se poi dobbiamo trasformare tutto questo nello scenario della più stupida delle cose che l'umanità ha inventato e che fa dal giorno dopo in cui è comparsa? insomma, se fantascienza deve essere immaginiamo astronavi da guerra e armi che fanno boom più forte e più lontano, allora non è la fantascienza che mi interessa.
ci sono, invece, racconti che nascono da premesse più affascinanti e che indagano altri temi: da esperimenti di bioingegneria estrema - una di queste è anche una delle storie più interessanti dal punto di vista strettamente letterario di questa antologia - all'incontro sempre molto affascinante tra antiche credenze e tecnologie futuristiche, dalla possibilità di arrivare a forme di consapevolezza e coscienza che superano i limiti umani, fino alle più classiche storie di speculative fiction di cui, personalmente, non credo di riuscire a stancarmi tanto facilmente.
una raccolta non perfetta ma notevole, se vi capita di trovarla in giro, recuperatela.


sono uscite due serie anime che aspettavo tantissimo, e cioè witch hat atelier e mao.
ma ve lo ricordate quando atelier of the witch hat lo leggevamo in quattro? beh, evvivachebello, il mondo ha scoperto quanto è bella questa serie e io - che non ho mai avuto quella voglia snob di farmi piacere solo le cose che non piacciono a nessuno - non potrei essere più contenta.
non ho la serie qui con me a bologna e quindi non riesco a fare un confronto diretto, ma mi sembra che l'anime stia seguendo molto fedelmente il manga sia nella storia, sia - e chiaramente è qui il motivo del suo successo - nella resa visiva. i pregi dell'opera di kamome shirahama sono sicuramente il sistema magico innovativo e coerente - la magia non è qualcosa che solo pochə elettə possiedono dalla nascita, ma si può imparare - personaggə ben strutturatə e una trama appassionante, ma anche e soprattutto uno stile grafico elegantissimo e riconoscibile, tanto nel tratto quanto nel design di ogni singolo elemento della storia, dallə personaggə agli oggetti, dalle ambientazioni all'abbigliamento. e lo studio bug films è riuscito nel miracolo di restituire quella ricercatezza e raffinatezza anche nella versione animata.
insomma, se non l'avete ancora iniziato, è arrivato il momento.

invece, mao. allora, seriamente: è chiaro che questa serie la leggiamo soltanto perché a) ci manca un sacco inuyasha e mao, in qualche modo, riprende moltissimi elementi di quella serie e b) perché vogliamo bene a rumiko takahashi e se lei scrive qualcosa, noi la leggiamo.
il fatto che sia uscito l'anime è, per me, un modo per fare il riassunto del manga che ha due enormi difetti: il primo è che, anche se la trama è lineare - ragazza del presente finisce in una versione alternativa del passato dove esistono i demoni e incontra un ragazzo mezzo umano alla ricerca del demone che lo ha maledetto (vi ricorda qualcosa?) - è strapiena di sottotrame e filler veri e propri che allungano il brodo inutilmente. il secondo è che il ritmo della pubblicazione è lento, e ogni volta che esce un volumetto nuovo mi ci vuole un po' per ricordarmi chi è chi e cosa sta succedendo.
quindi, seguire l'anime mi aiuta a fare un po' il punto della situazione e, spero, andando più avanti mi aiuterà a ricordare lə personaggə secondariə e le loro storie.
ma, a parte questo, bisogna ammettere che non è male, anzi. ovviamente, essendo molto più recente di inuyasha, l'animazione è migliore e il ritmo degli episodi è più veloce. ma, esattamente come per il manga, manca qualcosa. non so bene cosa, forse il fatto che somigli così tanto ad inuyasha e che però, nel tentativo di essere un'opera più matura, non riesce a essere emozionale come inuyasha. non si ride e non si piange, e lə personaggə stessə sembrano non provare davvero nessuna emozione, quasi fossero attorə che recitano svogliatamente. e, fino a ora, l'anime mi sta dando le stesse sensazioni.
ma continuerò a seguire sia il manga, sia l'anime perché non riesco a rinunciare a rumiko takahashi (ai tempi ho persino guardato quell'immane porcheria che è yashahime, immaginate come sto messa).


ed è anche iniziato the testaments, il sequel di the handmaid's tale, tratto dall'omonimo romanzo che ho letto a suo tempo (ne ho anche parlato qui) ma di cui non mi ricordo assolutamente niente (oltretutto ce l'ho giù a casa, quindi non riesco nemmeno a darci una rilettura).

the handmaid's tale iniziava raccontando un regime giovane che cercava di stabilizzare le sue istituzioni, e lo faceva attraverso lo sguardo di june, una donna a cui gilead aveva tolto ogni cosa - libertà, indipendenza, autodeterminazione, amore, famiglia, amicizia, lavoro, tutto - e aveva costretto in un ruolo che contraddiceva tutto quello che era stata la sua vita fino a quel momento. ribellarsi e cercare di riportare tutto alla normalità era, se non l'unica possibilità, una delle più plausibili.

the testaments, invece, si apre su un mondo che ha trovato il suo equilibrio e nel quale la nuova generazione di donne (e di uomini) non ha metro di paragone con la realtà precedente al colpo di stato dei comandanti. vive, da sempre (o comunque da abbastanza da non aver altri ricordi), nell'unica realtà che conosce, una realtà che non lascia spazio ad alternative, neppure immaginate.
protagoniste sono due ragazze: agnes (sì, proprio lei), privilegiata figlia di un comandante, la cui educazione è sempre e solo stata orientata all'unico obiettivo che una ragazza come lei può avere, cioè quello di diventare una moglie perfetta. accanto a lei, daisy, una pearl girl, cioè una di quelle ragazze cresciute fuori gilead e convertite - più o meno volontariamente - al regime.
in questa serie, quindi, gli elementi distopici si uniscono inestricabilmente a quelli del romanzo di formazione. ma è una formazione obbligata, costretta nell'unica direzione che gilead offre alle donne, e che di certo non contempla la possibilità di una rivoluzione.
ma cos'è l'adolescenza a gilead? cosa significa vivere una trasformazione tanto profonda e difficile in una società in cui l'età di mezzo tra l'infanzia e la maturità dura giusto il tempo in cui un corpo femminile viene immesso nel mercato matrimoniale e scelto?

fino a ora la storia procede con relativa lentezza e senza grossi colpi di scena, ma la violenza a gilead è così intrinsecamente presente in ogni aspetto della quotidianità da non essere immediatamente riconoscibile in quanto tale.
può sembrare una serie che non ha molto da aggiungere a the handmaid's tale, ma io credo che invece stia dando degli spunti interessanti, soprattutto sul concetto di educazione (sarà deformazione professionale, ma la clacca-antropologa è molto felice di entrare all'interno del sistema formativo di una realtà come quella di gilead). insomma, per me è promossa, non soltanto per la storia, il world building, la solita regia e fotografia eccellenti, ma anche per la bravura dellə attorə, in particolare delle ragazze che interpretano agnes, daisy e le altre.


ho iniziato a vedere l'uomo nell'alto castello, la serie tv tratta dal romanzo di philip k. dick (che no, non ho ancora letto ma lo recupererò assolutamente) e mi sta letteralmente consumando il cervello.
la premessa di questa storia credo la conosciamo tuttə: come sarebbe il mondo se i nazisti avessero vinto la seconda guerra mondiale? beh, facile, sarebbe una merda.
eppure, vedere questa possibilità declinata nel quotidiano - per la precisione dei non-stati-uniti degli anni '60 - è, soprattutto all'inizio, davvero scioccante: aquile e svastiche che adornano una new york cupa, grigia, visivamente e fattivamente oppressa.
come in ogni paese occupato, dietro la facciata più o meno solida dell'obbedienza si cela una qualche forma di resistenza. qui, una rete si intreccia tra la parte sotto il controllo del reich e quella dominata dal giappone (sì, c'era anche l'italia tra le potenze dell'asse, eppure nella storia non viene mai neppure nominata. dà una certa soddisfazione vedere che manco nelle ucronie i fasci hanno mai contato un cazzo) per portare a un misterioso uomo-nell'alto-castello dei filmati ancora più misteriosi che mostrano la storia per come la conosciamo noi ma che è un'assurda fantasia per lə personaggə del racconto, cioè quella in cui la guerra è stata vinta dagli alleati. ma da dove vengono queste pellicole? come sono state prodotte? da chi? e a quale scopo?

la cosa che mi sta divertendo di più è leggere vecchi commenti di gente stupita del fatto che empatizza con personaggə oggettivamente orribili come lə nazistə, commenti che non fanno altro che supportare la tesi per cui ci stiamo completamente disabituano a pensare la complessità della realtà e quella delle persone (il che porta, a cascata, a un sacco di problemi nel gestire le relazioni. ma questi sono gli argomenti che preferisco trattare con la psicologa).
è vero, ci sono personaggə eticamente orripilanti in questa serie che, allo stesso tempo, hanno sentimenti nobilissimi per le proprie famiglie e, più in generale, per le persone che amano. e le due cose coesistono e non entrano in contraddizione perché sono parte dello stesso sistema morale che ha mosso - e continua a muovere - questo tipo di personaggə. non c'è nulla di contraddittorio nel ripudiare le loro idee politiche e la loro etica e, allo stesso tempo, partecipare emotivamente alle loro tragedie personali, non è quello che ci deve preoccupare. dovrebbe preoccuparci il non riuscire a problematizzare la schizofrenia del sistema di valori che questa gente ha creato e di cui si è nutrita, a cominciare dall'istituzionalizzazione della disumanizzazione dell'altro e, a monte, della definizione così netta e implacabile dell'alterità.

è uscita qualche anno fa e volevo recuperarla da tempo, ma rimandavo perché ero sicura che mi sarei persa a vederla. e infatti, mi sono persa. sono infognata malissimo, non farò altro fino a che non arriverò alla fine della serie.
addio.


per la precisione, l'uomo nell'alto castello ho iniziato a guardarla la sera del 25 aprile, il mio primo 25 aprile qui a bologna (che ogni anno finivo per stare sempre da un'altra parte), e penso sia stata la parte nerd del mio inconscio a portarmi a iniziarla perché non ne posso più di sentire e leggere sempre polemiche inutili su questa giornata che dovrebbe essere di festa per tuttə e che invece, puntualmente, il peggio di questo paese cerca sempre di sporcare.
il punto è che vorrei davvero che quelle teste di merda finissero in una realtà alternativa in cui le cose sono andate come sognano. anche solo per qualche settimana, giusto il tempo di rendersi conto di quanto miserabile sia continuare, ottantun anni dopo, a rimpiangere il peggior schifo della nostra storia.


e per chiudere in bellezza questo post - che è iniziato in modo triste e arrabbiato, scusate - questo mese sul blog audace sono uscite tre interviste che avevo fatto qualche tempo fa e di cui sono molto felice, e tutte e tre fanno parte di non è una questione di genere, un dossier dedicato alle donne (e in generale alle soggettività non-maschie-cis-etero) che lavorano nel mondo del fumetto. il consiglio è di leggerlo tutto, ma comunque le tre interviste sono a matilde sali, annamaria di matteo e silvia ziche.

mercoledì 28 febbraio 2024

dieci manga (forse) non troppo conosciuti ma che mi piacciono molto e vi consiglio

visto che uno dei post più letti di questo blog è questo qui, ho pensato di fare di nuovo una cosa simile, prendendo in considerazione titoli abbastanza recenti che dovreste riuscire a trovare facilmente in libreria/fumetteria.
non è una classifica, perché i titoli che vi propongo mi piacciono tutti e non mi va di metterli in competizione tra loro, ma un elenco di manga in corso di pubblicazione che vedo poco nella mia bolla (anche se la mia bolla social ormai è ridotta a instagram, con tutti i limiti che conosciamo bene) che vi consiglio di leggere (se non li leggete già, in quel caso parliamone!).

 atelier of witch hat 

atelier of witch hat è una delle serie più interessanti e lente che sto seguendo. l'attesa tra l'uscita di un volume e quello successivo è a dir poco snervante - è uscito da poco il dodicesimo volume e il primo è arrivato in italia a maggio del 2019! - però vale la pena leggerlo perché il mondo immaginato da kamome shirahama è davvero molto interessante.
la protagonista della storia è coco, una bambina che sogna di diventare una strega ma sa che non potrà mai realizzare il suo desiderio perché può diventare strega - o mago - solo chi nasce con la capacità di compiere magie e incantesimi.
o almeno, questo è quello che viene raccontato a chi non pratica la magia...
coco scopre la verità per caso, ritrovandosi a sbirciare il mago qifrey proprio mentre crea un incantesimo e... beh, i diritti di nascita hanno in realtà ben poco peso!
il problema è che coco non avrebbe mai dovuto scoprire il segreto dei maghi e delle streghe. per tirarla fuori dai guai, qifrey decide di prenderla come sua allieva e farla diventare una vera strega. da questo momento in poi, la vita di coco cambia completamente e lo studio della magia le permette non soltanto di avvicinarsi al suo sogno ma anche di capire chi è davvero e quali sono i suoi desideri mentre, nel frattempo, intorno a lei si creano legami di amicizia con altrə aspiranti maghə e lə pericolosə tesa larga cospirano per riportare nel mondo le antiche magie proibite.
atelier of witch hat è una storia appassionante ambientata in un mondo costruito con cura e attenzione ai dettagli, una storia che sa miscelare bene alcuni elementi quasi da slice of life e altri puramente fantasy. inoltre, credo sia uno dei fumetti con i disegni più belli che io abbia mai letto (e ne ho letti quintali!). straconsigliato!
(stato in patria: 13 volumi, in corso di pubblicazione)

i diari della speziale

ho snobbato per un sacco di tempo i diari della speziale per poi recuperare i primi dieci volumi in un colpo solo (dio benedica vinted e lo preservi in salute). ero un po' scettica, anzi, a dirla tutta avevo deciso di leggerlo solo per dire ah! io l'avevo detto! e invece mi sono ritrovata a divorare tutti i volumetti in un paio di giorni (sì, mi lascio ossessionare facilmente) e adesso posso dire che è tra le mie serie preferite. probabilmente il problema di un sacco di serie è che vengono presentate malissimo, evidenziando alcuni aspetti che non sono poi così importanti per la trama e omettendone altri (io, ad esempio, mi aspettavo qualcosa di completamente diverso da questa serie qui, una roba molto più drammatica e piena di fan-service fastidioso. e invece).
avevo in mente di dedicargli un post più lungo appena riesco a mettermi in pari con le uscite, ovvero, appena riesco a leggere il dodicesimo volumetto, ma intanto posso dire alcune cose: i diari della speziale è una serie strutturata a episodi che corrispondono, grossomodo, alle indagini che maomao - la protagonista - affronta e ai misteri che risolve. la storia è ambientata quasi completamente all'interno del palazzo imperiale in cui lavora la giovane maomao, dopo essere stata rapita. il suo talento di erborista - e di investigatrice - viene riconosciuto quasi subito, soprattutto dal nobile renshi, così maomao, ufficialmente ancella di una delle consorti dell'imperatore, fa spesso e volentieri coppia con renshi - un uomo bellissimo al cui fascino maomao è totalmente immune - per svelare misteri e crimini a corte. è divertente e appassionante seguire i ragionamenti della ragazza che, dietro la promessa di un qualche premio, si barcamena tra gelosie, tentati omicidi, veleni e segreti, e adoro la coppia renshi/maomao, un duetto che fino ad adesso ha saputo sfuggire a parecchi cliché romantici ma che funziona benissimo (sì, sono salita su questa ship già da un pezzo!). so che di recente è uscito l'anime, devo recuperarlo, mentre le light novel originali mi ispirano molto meno...
in ogni caso, se vi piacciono le ambientazioni storiche, le non-coppiette, le protagoniste strambe (ma così strambe da avvelenarsi da sole perché si emozionano a scoprire l'effetto che fa!) e l'atmosfera un po' da sherlock holmes, allora questa è la serie che fa per voi.
(stato in patria: 12 volumi, in corso di pubblicazione)

 frieren - oltre la fine del viaggio 

probabilmente, adesso che è uscito l'anime, frieren è diventato più noto, però ecco in due righe la trama: la storia di frieren, un'elfa maga, inizia lì dove solitamente le altre storie finiscono. il gruppo di avventurierə di cui faceva parte ha terminato il suo viaggio e portato a termine la sua missione, ovvero sconfiggere il re demone.
cosa resta adesso? beh, poco o nulla ma, per un elfa come frieren, la cui vita dura da decine e decine di anni, restano i ricordi dei suoi compagni - himmel, l'eroe, eisen, il nano guerriero e heiter, un sacerdote un po' sui generis - del viaggio e delle avventure vissute insieme.
sembrerebbe che adesso che tutto è finito non ci sia più nulla capace di emozionarla ma frieren scopre presto che lei non è la sola ad aver superato la fine della storia e a essere entrata dritta dentro un nuovo racconto. anche se il re demone è stato sconfitto, la minaccia non è cessata e nuovə compagnə sono prontə ad accompagnarla in un'altra avventura.
la trama del manga si sviluppa tra i flashback - soprattutto nei primi volumi - dell'elfa e il suo presente, tra i ricordi dei vecchi compagni e della sua maestra e le nuove sfide che le si propongono davanti mentre noi lettorə ricomponiamo il puzzle della sua lunga vita e impariamo ogni volta su di lei e sulle sue strane ossessioni - come il collezionare grimori pressoché inutili.
frieren si pone senza ombra di dubbio nel filone dell'high fantasy classico, con le sue razze umanoidi, i demoni, gli eroi, la magia eccetera, eppure lo fa usando impianti narrativi molto meno abusati, focalizzandosi tantissimo su una profonda caratterizzazione e sull'interiorità dellə personaggə, senza sottrarre attenzione ai momenti in cui l'azione si fa più serrata.
anche per questa serie la serializzazione è un po' lenta, però ne vale davvero la pena!
(stato in patria: 12 volumi, in corso di pubblicazione)

 hirayasumi 

la scoperta più recente tra i titoli in elenco, hirayasumi è uno slice of life praticamente da manuale: hiroto - un freeter quasi trentenne - e sua cugina natsumi - diciottenne appena iscritta all'accademia di belle arti - vivono insieme in una sgangherata casetta a tokyo che hiroto ha ereditato da una vecchietta che l'aveva, in qualche modo, adottato. intorno a loro si sviluppano e si intrecciano legami, relazioni, sogni e storie di vita, con un ritmo lento che relega la frenesia della metropoli sullo sfondo.
mi piace un sacco anche che lə personaggə siano tuttə in quella fascia d'età (18/30 anni) in cui pochi anni sembrano segnare differenze enormi, ma in cui poi, in fin dei conti, ci si scopre più simili di quanto la società non ci costringa a crederci (io sostengo che la tardoadolescenza a volte dura fino ai quaranta e oltre. e, oserei dire, per fortuna!)
insomma, siamo solo al terzo volumetto (e bisognerà incrociare le dita perché la serie riprenda presto) ma io sono già innamoratissima di tuttə lə personaggə, e vorrei continuare a leggere le loro storie ancora e ancora e ancora!
ne ho parlato anche qui!
(stato in patria: 6 volumi, in pausa)

 insomniacs after school 

ogni volta che ho tra le mani un nuovo volume di insomniacs after school finisco per mettere in pausa qualsiasi altra lettura per divorarlo immediatamente. credo di aver sviluppato un attaccamento morboso per ganta e soprattutto per magari (per non parlare di two, il gatto!).
anche questo è un po' uno slice of life e un po' una commedia (?) romantica scolastica. la loro amicizia inizia per caso quando ganta, che soffre di insonnia cronica, prova a rifugiarsi nel vecchio club di astronomia della scuola per schiacciare un pisolino e lì trova magari, addormentata dentro un armadietto rovesciato per terra. anche magari fa fatica ad addormentarsi la notte e il club diventa presto la loro base segreta. ovviamente, la scuola non può permettere di lasciare due studentə a dormire indisturbati in un'aula dismessa così ganta e magari decidono di rimettere in piedi il club e iniziano ad appassionarsi di osservazione e fotografia astronomica.
portando avanti i progetti per il club, ganta e magari si avvicinano sempre di più, aprendosi completamente uno all'altra, raccontandosi le storie della loro vita, le loro paure e i loro sogni e, nel frattempo, cresce anche il sentimento che li lega, che si trasforma pian piano da amicizia ad amore.
ganta e magari sono di una tenerezza infinita.
in molte storie i traumi e le difficoltà incontrate nel periodo dell'infanzia diventano il background ideale per dar vita a personaggə problematicə, arrabbiatə, con cui è impossibile creare rapporti di fiducia. magari e ganta, invece, hanno saputo trarre dai loro problemi la forza e la sensibilità per diventare più empatichə e gentili e, raccontandosi e parlando del loro passato senza rabbia né autocommiserazione, hanno creato un legame straordinario.
insomma, adoro questə due e spero per loro il più felice degli happy ending!
(stato in patria: 14 volumi, conclusa)

 the king's beast 

altro titolo su cui ero molto scettica all'inizio e che invece mi sta piacendo moltissimo è the king's beast. è ambientato nello stesso universo di dawn of the arcana (ovviamente, anche questo di rei toma, pubblicato in italia tra il 2012 e il 2013 da flashbook), un mondo in cui esistono lə aijin, creature ibride metà umane e metà bestie, dotate di forza e poteri sovrumani. nonostante questo, lə aijin sono disprezzatə e relegatə ai margini della società, sfruttatə come soldati o come prostitute.
la protagonista della storia è rangetsu, costretta a fingersi un ragazzo per diventare il servitore personale del principe tenyou e scoprire le cause della morte di suo fratello gemello sogetsu, che aveva ricoperto precedentemente il suo stesso ruolo.
prevedibilmente, tenyou si rivela essere un uomo per nulla violento e sinceramente addolorato per la perdita di sogetsu. tra lui e rangetsu si crea velocemente un rapporto che va molto oltre quello padrone-servo: tenyou non disprezza lə aijin e, anzi, si affeziona velocemente a rangetsu che, dal canto suo, inizia a nutrire rispetto e forse-qualcosa-di-più per il principe.
la situazione ragazza che si finge un ragazzo mentre gli altri forse lo sanno ma fanno finta di niente è gestita molto bene e mi ricorda una vecchia serie che resta una delle mie preferite di sempre, hanakimi (pubblicata in italia da dynit tra il 2006 e il 2008). inoltre, rangetsu e tenyou sono una coppia adorabile, ognunə che cerca di difendere e sostenere l'altrə al meglio delle sue possibilità, senza nessun disequilibrio nonostante le differenze di classe.
(stato in patria: 14 volumi, in corso di pubblicazione)

 nuvole a nord-ovest 

i paesaggi selvaggi dell'islanda, un ragazzo giapponese che sa parlare con gli oggetti (soprattutto con le automobili) e che, invece di frequentare un qualche liceo, lavora come una specie di detective privato: ecco in brevissimo la trama di nuvole a nord-ovest.
kei, il nostro protagonista, vive con un nonno che non somiglia affatto agli amabili vecchini dei manga: è un uomo incredibilmente affascinante e ancora capace di far breccia nei cuori di tante donne - così come suo nipote, che però sembra essere molto meno capace del nonno di gestire questo genere di cose.
e se da un lato inizia a delinearsi una love-story, quello che rende nuvole a nord-ovest un titolo molto interessante (nel caso l'islanda e il parlare con le macchine non vi bastasse) è il passato di kei e soprattutto di suo fratello minore michitaka, scappato dal giappone per raggiungere kei in islanda.
kei di solito si occupa di indagare su casi di poco conto: qualche oggetto scomparso o qualcunə che decide di fuggire senza troppa convinzione.
ma con michitaka non sembra essere così facile perché quel ragazzo bellissimo con il volto da angelo sembra inquietantemente legato alla sparizione dellə ziə, e chi lo ha incontrato negli ultimi tempi traccia un ritratto di michitaka che kei non riesce a riconoscere. chi è davvero suo fratello? cosa ha fatto? e, soprattutto, perché?
anche qui, la pubblicazione è lentissima e l'attesa tra un volume e l'altro è esasperante, ma aki irie ci ricompensa ogni volta con le sue tavole meravigliose e allora va bene così. aspetteremo.
(stato in patria: 7 volumi, in corso di pubblicazione)

 i quattro fratelli yuzuki 

i quattro fratelli yuzuki è, secondo me, il più dolce (nel senso proprio di puccioso) tra i titoli che ho messo in questa lista. personalmente, adoro questa serie! è uno slice of life che segue la storia di quattro fratelli, appunto, che da un paio di anni hanno perso i genitori e che adesso vivono insieme, supportandosi e sostenendosi a vicenda nonostante le differenze d'età: il maggiore è hayato, che è diventato un po' il genitore dei tre più piccoli. hayato è un ragazzo gentile e responsabile ma sembra che l'essere dovuto crescere troppo in fretta, per gestire la casa e i fratellini, l'abbia reso un po' fuori dal mondo e ingenuo. il secondogenito è mikoto, così calmo da sembrare quasi glaciale, in realtà ha un debole per il fratello più piccolo, il terzogenito minato, che è il più irrequieto dei quattro. e infine, gakuto, il più piccolo, che sembra un giovanissimo vecchio saggio! attorno a loro ruotano le storie di compagnə di scuola, amicə e vicinə di casa.
la cosa che apprezzo di più di questa serie, considerato il fatto che è rivolta a un pubblico molto giovane, è la capacità di essere una sorta di educazione sentimentale per adolescenti, di saper parlare di sentimenti, emozioni e relazioni tenendo sempre saldi alcuni principi fondamentali che difficilmente trovavano spazio negli shoujo di una decina di anni fa.
c'è un fortissimo senso di rispetto dell'altrə, dei suoi desideri e delle inclinazioni, ci sono messaggi sfacciatamente femministi e antiageisti che rendono questa serie molto più profonda e interessante di quanto non sembrerebbe a una prima occhiata.
(stato in patria: 15 volumi, in corso di pubblicazione)

 yasha 

ho un po' barato per inserire questo titolo qui perché volevo scegliere solo titoli in corso ma mancano pochi giorni all'uscita dell'ultimo volume di yasha... però ho letto solo i primi tre volumi e sto aspettando il sesto per rileggere tutto da capo e arrivare alla fine, perché la storia è un po' intricata e le uscite così dilazionate sono un po' un problema per la mia memoria.
aspettavo da anni che qualcuno pubblicasse questo titolo e sono felicissima che sia finalmente giunto anche qui da noi. yasha è uno shoujo lontano anni luce dagli shoujo più tipici, sia per tematiche che per lo stile dei disegni. è un thriller fantascientifico e un po' distopico che ha per protagonisti due fratelli gemelli, sei e rin, generati in laboratorio, poi separati e cresciuti sviluppando le loro doti straordinarie e sovrumane. alle loro spalle, trama un'organizzazione che non soltanto è responsabile della loro nascita ma, nell'ombra, si dedica a esperimenti di eugenetica e pianifica lo sterminio di tutta quella stragrande maggioranza di umanità che viene considerata indesiderata perché povera, troppo debole, razzializzata, eccetera. nulla di troppo lontano dalla nostra realtà, dunque.
proprio in virtù del loro passato e delle loro storie personali, sei e rin si ritrovano schierati uno contro l'altro e sembra che il destino dell'umanità dipenda proprio da come si svilupperà il rapporto tra loro due...
insomma, io lo adoro perché ci sono un sacco di cose che mi piacciono - l'atmosfera distopica, la tematica fantascientifica, lo scontro tra gemelli, la lotta contro le egemonie, eccetera - e perché la trama ha un ritmo densissimo anche se, come accennavo sopra, è difficile leggerlo con le uscite così lontane una dall'altra. però ormai manca pochissimo per riuscire a sciropparsi tutto in un colpo solo!

(stato in patria: 6 volumi, conclusa)

 yona - la principessa scarlatta 

la pubblicazione di yona - la principessa scarlatta prosegue ormai da più di cinque anni qui in italia e io non mi sono ancora stancata di leggere questa storia, pur avendo superato il quarantesimo volume. qualcosa dovrà pur significare! yona è uno shoujo fantasy ambientato in un medioevo giapponese alternativo in cui esistono i draghi ma dove - aspetto purtroppo molto più simile alla realtà che conosciamo - i diversi paesi si fanno le guerre per espandere il proprio territorio e guadagnare potere.
la storia di yona, la principessa protagonista, inizia quando suo padre, il re il (sì, questo nome genera un sacco di confusione) del regno di koka viene ucciso per permettere a suwon - il cugino di yona, di cui lei è innamorata da sempre - di prendere il suo posto. yona si ritrova così catapultata dagli agi di corte a una vita fatta di espedienti per sopravvivere, protetta inizialmente solo da hak, la bestia del fulmine, sua guardia del corpo e ex-generale di koka. prestissimo, yona riesce a risvegliare i quattro draghi, quattro combattenti formidabili che secondo la leggenda dovrebbero la loro fedeltà solo al discendente del drago rosso, l'unico legittimo sovrano di koka, ma che adesso si mettono immediatamente al suo servizio. decisa a vendicare la morte di suo padre e a riprendere il controllo del suo regno, yona inizia un viaggio ricco di avventure - anche romantiche! - e si trasforma da giovane principessa viziata in una assennata, giusta e coraggiosa regina, sostenuta dai draghi della leggenda e pronta a governare.
l'arco narrativo attuale, quello della guerra contro il regno del kai, sta andando avanti un po' troppo per le lunghe, ma credo che sarà l'ultima parentesi narrativa prima del finale (che mi auguro arrivi intorno al 50° volumetto, cosa che, al ritmo attuale, significherebbe almeno altri tre/quattro anni di pubblicazione) e comunque, nonostante questo allungamento della trama, yona resta secondo me una delle migliori saghe fantasy shoujo degli ultimi anni.
(stato in patria: 43 volumi, in corso di pubblicazione)

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lunedì 10 giugno 2019

commenti randomici a letture randomiche (67)

questa sessione estiva la sto prendendo veramente malissimo, alterno momenti di panico a momenti di panico in cui non riesco a studiare e altri momenti di panico in cui il fatto di non riuscire a studiare mi fa aumentare l'ansia. probabilmente è tutto normale.
un valido rimedio allo stress ovviamente vede la deliberata strafottenza degli impegni unita all'ottimistica volontà di rimandare a dopodomani quello che ho già rimandato a domani e alla lettura di un po' di fumetti che continuano a minare la mia incolumità organizzandosi - in modo totalmente incontrollabile dalla mia volontà - in pile traballanti e pericolosamente vicine al mio letto.

tra le tante (ma non tantissime, almeno non tutte quelle che vorrei) letture di questo periodo ho tirato fuori quattro titoli che mi sono piaciuti moltissimo e che ci tenevo a consigliarvi prima di chiudermi nella mia cameretta a ripetere millemila volte gli appunti e i riassunti preparati per gli esami.

la stanza è un regalo temporaneo di mio padre. la stanza mi appartiene fino a quando non combino qualche guaio. questa è la regola del regalo temporaneo.
innanzitutto questa è la stanza di gipi. non so bene come faccia, non so assolutamente spiegarlo, ma qualsiasi cosa racconti, gipi riesce a incantare fin dalla prima vignetta, a trascinarti completamente nella storia.
e una cosa che potrebbe essere riassunta da chiunque altro (tipo me, che non so assolutamente rispondere ogni maledettissima volta che mi chiedete di cosa parla questo libro?) come eh, ci sono dei ragazzini un po' sfigati, uno sembra scemo totale, che suonano in una specie di magazzino prestato dal padre di uno di loro ma poi fanno una cazzata e il padre gli proibisce di continuare a suonare lì ma poi comunque si sistema tutto, insomma leggitelo, mica di posso dire tutto io, no? la racconta lui e diventa una storia bellissima. giuro.

questa è la stanza. inizia così, aprendo una porta sgangherata su uno stanzone improbabile, uno spazio al momento inutilizzato, accanto all'allevamento di cani di cui si occupa il padre di giuliano: lui e i suoi amici staranno qui a suonare, a patto che non facciano guai.
quello stanzone li catapulta al livello gruppo che fa le prove e che magari potrebbe davvero farcela, un bel po' di gradini sopra rispetto a quattro ragazzini sfigati che suonicchiano nelle loro camerette. e sembra che una possibilità, una botta di fortuna con la c maiuscola, possa davvero arrivare, solo che il karma - o la sfiga - ci mette un secondo a infilare un bastone tra le ruote e portarli tutti e quattro a fare una cazzata cosmica, con tutta la beata e stupida innocenza adolescenziale condita dall'arroganza di chi è convinto di non poter essere scoperto.
perduta la stanza, perduta la musica, toccherebbe perdere per sempre quel modo di guardare il mondo che a sedici anni ti fa vivere di assoluti intoccabili.
toccherebbe perdere la convinzione che il mondo lo puoi prendere e rivoltare come un calzino, che la tua musica possa cambiare la tua vita e quella di tutti quelli che ti ascolteranno, che ti possa salvare dal destino grigio e squallido che ti attende, che ti possa tirare fuori dal presente con tutte le sue cosmiche rotture di coglioni, le famiglie sgangherate, gli obblighi a cui obbedire.
però quando ti sbattono in faccia la realtà delle cose, puoi scegliere: crescere, diventare uno di quegli adulti tristi e squallidi che ti hanno detto che la realtà non è quella che credi tu, oppure rimanere lì, a tenerti stretto i tuoi sogni, le tue certezze, e rimandare ancora un po' il grigiume.
e aprire un'altra porta.
la maggior parte delle persone pensa che van gogh sia stata una persona triste, pazza e malinconica. leggendo le lettere emerge una persona solare che amava la vita e ciò che lo circondava.
ogni volta che sento parlare di van gogh mi viene in mente quella battuta tristissima che recita più o meno così: odio quelli che straparlano di mozart senza aver visto nemmeno uno dei suoi quadri.
van gogh è uno di quegli artisti che sono diventati delle icone, dei personaggi della cultura popolare, quasi delle leggende metropolitane.
come dice ernesto anderle nell'introduzione di questo libretto bellissimo che è vincent van love, van gogh viene spessissimo considerato un uomo cupo, triste, uno di cui raccontare che fosse stato un pazzo furioso capace di mozzarsi un orecchio e spararsi un colpo nella pancia. e a nessuno viene mai il dubbio di come sia possibile conciliare una figura simile con i dipinti meravigliosi che ci ha lasciato.
certo, non ha vissuto la più facile e felici delle esistenze e certo non è stata la più equilibrata delle persone che abbiano camminato su questo pianeta, ma credo che quello che lo faceva davvero soffrire fosse più la solitudine in cui il suo modo straordinario di vedere la realtà - una realtà luminosa, che esplode di colori e di vita - lo costringeva che non una sua naturale predisposizione alla malinconia.

ho aspettato per anni questo libro, l'ho desiderato dalla prima volta in cui mi sono imbattuta nella pagina facebook in cui ernesto ha iniziato a raccogliere le sue illustrazioni ispirate alle lettere che vincent scriveva, sopratutto al fratello theo. questa edizione di becco giallo, oltre alle illustrazioni che probabilmente conoscete già, raccoglie delle pagine di fumetto inedite che raccontano la storia di van gogh attraverso i momenti più importanti e decisivi della sua vita: l'infanzia, i suoi primi tempi come predicatore, i suoi amori, la breve e intensa amicizia con gaugin, la difficoltà a essere riconosciuto come artista, la miseria economica, la solitudine. interessantissima la versione di anderle sulla morte del pittore, che mi ha fatto venire alla mente quel film bellissimo che è loving vincent (se non l'avete ancora fatto, guardatelo assolutamente). è un libro a metà tra fumetto e raccolta di illustrazioni, si legge in poco tempo ma rimane impresso nella memoria e in un pezzettino di cuore.

sai, in notti come queste, ai miei tempi, potevi parlare con la luna e questa ti rispondeva.il mondo di oggi è così silenzioso...
estis è un tizio strano, un senzatetto che vive in un campo di girasoli e a cui basta qualcosa da bere o da fumare per iniziare a raccontare ai suoi ascoltatori storie e profezie.
ha tante storie da raccontare lui, tante realtà da rivelare, perché è un satiro della corte del dio pan. o meglio, lo è stato: da secoli ormai è costretto a vagare sulla terra tra i mortali per colpa di artemide.
colpito da una freccia della dea, estis si risveglia in un mondo in cui gli antichi dei non esistono più, sostituiti dall'unico dio cristiano. ripudiato, emarginato, privato di quasi tutti i suoi poteri, lontano dalla quello che poteva chiamare casa, l'incontro fortuito con un fantasma lo condurrà da un'altra divinità, ecate, sorella di artemide e selene.
ecate, per ringraziarlo di aver aiutato un fantasma a raggiungerla, sospende la maledizione di artemide e promette a estis che se aiuterà selene a incontrare il suo amore per l'ultima volta la sua maledizione sarà sciolta e potrà tornare a vivere accanto a dioniso.
inizia così per estis, il dio vagabondo del titolo, il viaggio verso il mondo degli inferi in compagnia di un vecchio professore appassionato di mitologia e di un fantasma desideroso di riscattare una vita vissuta senza onore.
fabrizio dori crea per la strana compagnia di viaggiatori un mondo onirico, quasi lisergico, in cui si mischiano l'antico e il moderno, il divino e il reale, la bellezza e la miseria della vita, un mondo che si mostra attraverso il percorso dei personaggi e si racconta attraverso le loro storie.
lo stile di disegno di dori è letteralmente incantevole, probabilmente la cosa che più mi ha attirata di questo volume insieme all'aspetto mitico della storia.
il mondo trabocca di magia che arricchisce le nostre vite. è un prodigio estremamente utile e indispensabile. eppure il suo funzionamento è sconosciuto...solamente i maghi possono usare la magia. i normali esseri umani possono soltanto limitarsi a godere dei suoi benefici e gli è impossibile diventare a loro volta maghi.
atelier of witch hat mi ha conquistata da subito, da quando ho visto la copertina per la prima volta, prima ancora che venisse annunciato da planet manga. diciamolo subito: i disegni sono assolutamente straordinari, molto al di sopra del livello della maggior parte dei manga, qualcosa che paragonerei solamente alle opere di kaoru mori o aki irie. uno stile elegantissimo, niente retini, cura straordinaria dei dettagli, che però sa concedersi qualche elemento cartoonesco tipico del fumetto giapponese.

la storia, per quanto non brilli per originalità, è comunque appassionante e narrata con cura e senza fretta: la giovane coco, affascinata da sempre dalla magia, incontra per caso qifrey, un giovane mago e scopre il reale funzionamento delle arti magiche: le magie non vengono lanciate o recitate, ma disegnate. così le viene in mente che molti anni prima un tipo strano con una maschera spaventosa a forma di occhio, le vendette un libro con delle strane figure, dell'inchiostro e una bacchetta penna.
coco si improvvisa apprendista stregone e inizia a pasticciare con l'inchiostro e le figure: lancia un incantesimo da cui qifrey riesce a salvarla, ma che colpisce però sua madre.
qifrey dovrebbe cancellare la memoria della bambina, ma lei è l'unica capace di riconoscere l'incantesimo che aveva disegnato per poterlo così annullare e salvare la donna rimasta pietrificata.
così coco, scoperto che non serve nessun potere innato per essere mago, ma solo tanto studio e dedizione, diventa ufficialmente un'apprendista di qifrey: adesso dovrà confrontarsi non solo con le sue capacità e la sua forza di volontà, ma anche con le sue nuove compagne, e non tutte sembrano esattamente molto amichevoli...

il vecchio adagio impegnati con tutte le tue forze per raggiungere i tuoi scopi e potrai diventare chi vuoi funziona sempre, almeno con la sottoscritta. sinceramente, anche dopo aver letto qualche lamentela su questo primo volume, a detta di alcuni troppo lento e troppo prevedibile, l'ho trovato davvero delizioso: mi sono piaciuti i personaggi, l'ambientazione e - come dicevo - moltissimo i disegni.
non credo che una buona storia la faccia solamente l'elemento innovativo, anzi, sono convinta che qualsiasi storia, per quanto banale possa sembrare, diventi avvincente se raccontata nel modo giusto. questo primo volume mi ha convinta moltissimo e non vedo l'ora di proseguire nella lettura.