venerdì 12 maggio 2017

challenger

sono le 11:38 del 28 gennaio 1986, a cape canaveral, in florida. lo space shuttle challenger inizia il countdown per il decollo. dalla sua partenza passeranno settantatré secondi prima che un guasto ne causi l'esplosione e la morte di tutto l'equipaggio.


all'inizio della lettura di challenger è impossibile non trovarsi spaesati. settantatré racconti brevi, che a una prima impressione sembrano collegati solo dal contesto spazio-tempo in cui avvengono ma che lentamente cominciano a collegarsi tra loro, dando la sensazione al lettore di risvegliarsi nel bel mezzo della tela di un ragno, un intricato sistema di collegamenti, anche impensabili, che si annodano, si sfiorano, si intrecciano formando un complesso, caotico eppure inevitabile e fatale disegno.
in quei minuti che precedono e seguono la tragedia del challenger, nei dintorni di miami vivono, muoiono, si nascondono, sognano, si amano, si feriscono, cacciano, sono cacciati, si perdono, pensano, imprecano, si disperano, sorridono di felicità uomini, donne, bambini, cani, mostri, persino computer e una ranocchia di ceramica.
le loro storie dilatano il tempo della narrazione all'infinito, così come all'infinito si ripete sugli schermi l'esplosione del challenger, l'assurda nuvola di fumo e ceneri apparsa nel cielo all'improvviso, contraria a ogni aspettativa e ogni logica, con i suoi strani tentacoli bianchi, l'esplosione che disvela la fallacia delle aspirazioni e delle speranze, l'immagine vera e reale, senza giochi di parole o metafore, di un sogno che si infrange.

si passa da un capitolo all'altro come dando forma a un puzzle di cui ancora non si ha bene la visione d'insieme, un dettaglio qui per comprendere un evento già letto prima, un protagonista già incontrato sullo sfondo di un altro racconto: nell'assurda, drammatica giornata di quel gennaio di più di trent'anni fa ci si erge a guardare miami dall'alto, a metà strada tra il challenger - già esploso o ancora in volo - e le strade, le case, il mare, le fogne, i bar, accompagniamo i personaggi per pochi minuti della loro vita, i più importanti o quelli insignificanti, uguali a tanti altri già passati o che passeranno, entriamo nei loro ricordi e nei loro pensieri,
ci ritroviamo a pensare insieme a loro sul significato di tutto questo, aggiungiamo il risultato di quella somma di variabili che solo da lassù possiamo indovinare, osserviamo da un luogo privilegiato il modo in cui un piccolo evento, una scelta banale, un incidente determini un cambiamento drastico e irreversibile nella vita di tanti altri e ne usciamo con l'unica consapevolezza che non esiste alcun fine all'esistenza che vada oltre l'esistenza stessa, niente oltre l'incomprensibile discernimento tra ciò che è e ciò che è rimasto solo una possibilità.

quello di guillem lópez è qualcosa di impossibile da incasellare in alcun genere, completamente fuori dagli schemi, un ibrido tra romanzo e raccolta di racconti, scritto senza continuità tra spietatezza ed emotività, tra cronaca e introspezione. ogni racconto è introdotto da una piccola illustrazione di sonny partipilo, una sorta di introduzione visiva al racconto stesso, e tradotto (è il primo romanzo non italiano per eris edizioni) da francesca bianchi.
ed è una delle cose più belle che possiate leggere (lo dico spesso per i libri di eris, ma questa volta sono davvero volati in alto sopra l'asticella).

mercoledì 10 maggio 2017

commenti randomici a letture randomiche (34)

tre nuove serie iniziate in due giorni.
qualcuno dovrebbe fermarmi!

dopo anni di soli shoujo manga - e qualche seinen - ho finalmente scoperto uno shounen, mi sembra un miracolo! ho letto il primo numero di noragami, lasciandomi convincere dal grande entusiasmo al suo annuncio e da un protagonista abbastanza singolare, oltre che da uno stile grafico abbastanza sulle mie corde (insomma, mancano le tipe con le tette gigantesche, che mi hanno sempre messo un po' di inquietudine), e mi è piaciuto un sacco, non mi lasciavo convincere da un fumetto del genere dai tempi di inuyasha!

protagonista della vicenda è yato, un dio tanto sconosciuto da essere costretto a mettere annunci in giro per strada - e persino nei bagni delle scuole! - per fare proselitismo.
yato offre il suo aiuto contro gli ayakashi - mostri invisibili agli umani ma causa di buona parte dei loro problemi - in cambio di una moneta da cinque yen, sognando di diventare famoso, amato e pieno di fedeli, a chi è così tanto disperato da riuscire a vedere il suo numero di telefono.
il primo episodio, che sembra più un episodio pilota, lo vede intento a risolvere i problemi di una ragazzina bullizzata dai suoi compagni di classe.
inizialmente yato è accompagnato da hanki, una ragazza - evidentemente non umana - che può trasformarsi in una specie di coltello con cui yato combatte gli ayakashi, ma dopo il primo caso hanki, stufa del caratteraccio di yato, decide di licenziarsi.
rimasto senza armi, yato si ritrova ancora più in difficoltà di prima. eppure, nonostante il suo desiderio di compiere gesta gloriose che gli diano fama e successo, accetta di aiutare un bimbo che ha chiesto il suo aiuto per ritrovare il suo gattino. durante questa missione (lo ammetto, è stata la storia del gattino a farmi innamorare completamente di questa serie), conoscerà hiyori, una ragazza che, a causa di un incidente, riesce a separare l'anima dal corpo e, per via di questo suo particolare status tra vita e morte, a vedere di ayakashi. il problema di hiyori però è che non può entrare e uscire dal suo corpo a piacimento, anzi, non riesce proprio a controllarsi, e per questo chiede a yato di aiutarla.
a completare la squadra alla fine di questo primo volume, sarà yukine, lo spirito di un ragazzino che yato prende come sua nuova arma, ma che, plausibilmente a causa della sua giovane età - è un adolescente! un piccolo maleducato adolescente ribelle! - non sembra molto condiscendente con yato.

ho cercato di raccontare il meno possibile della storia, anche se da quello che ho visto sia l'anime che il manga sono molto famosi, ma in ogni caso vorrei evitare il più possibile gli spoiler.
quello che mi ha convinto, oltre a una trama forse non originalissima ma comunque ben architettata e a un ritmo ferratissimo, è stato proprio il protagonista: nonostante sia un dio, seppur sconosciuto e senza mezzi e nonostante passi buona parte del tempo a mostrarsi come un arrogantello desideroso solo di essere adorato da più gente possibile, yato si impegna davvero per risolvere i problemi di chi si rivolge a lui, e si preoccupa sinceramente per gli altri (anche per i gattini! ). sarà che ho un debole io per gli tsundere, ma non mi capita spesso di affezionarmi così tanto a un personaggio fin da subito, quindi datemi immediatamente il secondo volume!
ah, per onor di cronaca, la serie è attualmente sospesa al diciottesimo volume per problemi di salute di una delle due autrici. al momento, considerato che ci vorrà almeno un anno e mezzo per arrivare a leggere il numero diciotto, non mi sembra ci sia troppo da allarmarsi, mi auguro che - quale dei due sia - si riprenda presto.

una delle due serie che invece non avevo preventivato di cominciare e invece poi mi ha fatto cedere una volta viste in edicola è stata i mille colori dell'amore, di ai minase. dopo la noia tremenda di namida usagi, avevo pensato di non cascarci più con lei, e infatti ho saltato con tranquillità dolce primo amore, salvo poi pentirmene dopo aver letto un sacco di commenti positivi in merito.
credo però che avrei dovuto lasciare anche questo al suo posto, perché mi ha già delusa un sacco al primo volumetto.
la trama sembrava promettere bene: due ragazzini si conoscono su un'isola, si innamorano ma si perdono di vista. anni dopo si rincontrano per caso: cosa succederà?
beh, in questo primo volume succede poco e niente, e quel poco fa venire voglia di lanciare tutto per aria e passare a una lettura successiva. in buona sostanza, lui fa finta di non riconoscerla, non si sa ancora per quale motivo, lei invece piagnucola tutto il tempo senza chiedere a lui il motivo di questo assurdo comportamento.
più i soliti cliché del tipo ragazzo che cerca di abbordare la protagonista mentre l'eroe interviene o la protagonista fa amicizia con una ragazza che inizialmente non le ispirava troppa fiducia.
insomma, veramente ma veramente noioso. non so se è colpa dell'inizio un po' troppo lento, colpa mia che sono partita già piena di pregiudizi (ma che l'ho comprato a fare? giuro che non so proprio cosa rispondere), colpa dei disegni che mi sembrano sempre un po' troppo rigidi e ripetitivi... insomma non ho nessuna voglia di sapere come andrà avanti, anzi, la mia copia sta già su bookmooch (se vi interessa, il mio profilo è questo).

la seconda serie che pensavo di skippare invece era honey, un manga che partiva malissimo con una trama pessima: lei si ritrova a dire sì alla proposta di matrimonio di un ragazzo che non conosce e le sembra un delinquente. il problema è che questa non è la trama, ma quello che succede in circa un paio di pagine.
un enorme malinteso dunque, diciamo che a essere pessima non è tanto la trama, quanto il modo in cui il manga è stato presentato. ed è un peccato visto che invece in giappone ha avuto un sacco di successo, aggiudicandosi anche una trasposizione cinematografica prevista per il prossimo anno.
effettivamente nao, la protagonista, si sente davvero rivolgere una proposta di matrimonio da onise, un ragazzo dall'aspetto spaventoso (cioè, il concetto di spaventoso in uno shoujo manga è: tizio carino con i capelli tinti e qualche orecchino. povere giapponesi...), ed effettivamente all'inizio è così spaventata che accetta.
ma ci vuole pochissimo a rendersi conto che in realtà onise è più buono del pane, e che le pessime voci che girano su di lui sono colpa del suo aspetto un po' fuori dall'ordinario.
così, il fidanzamento forzato viene interrotto senza troppi problemi e nao accetta la proposta di onise di rimanere buoni amici, rivelando al ragazzo - che continua a essere innamorato di lei - di provare dei sentimenti per so, il fratello di sua mamma che l'ha cresciuta da quando i suoi genitori sono morti.
ovviamente nao viene immediatamente messa in disparte per via della sua amicizia con un tipo la cui unica colpa è non avere i capelli neri (ma davvero sono così esagerati i giapponesi?), e quando bisognerà formare i gruppi per una gita scolastica, ai due si uniranno yashiro, una ragazza bellissima e apatica come poche cose al mondo, per nulla interessata ad avere degli amici (e quindi in perfetta sintonia con gli esclusi della scuola) e - in modo decisamente meno spontaneo! - misaki, compagno di classe di onise, bellissimo anche lui ma con un carattere veramente pessimo.

i personaggi, anche se un po' stereotipati, sembrano abbastanza interessanti, ma sopratutto onise è adorabile, l'esatto contrario del bello e stronzo che ho sempre odiato. i disegni sono carini e molto espressivi e il fatto di contare solo otto volumetti fa ben sperare, quanto meno si può essere abbastanza sicuri di non doversi sorbire inutili allungamenti di brodaglia.

oltre a iniziare roba nuova, ho continuato quella vecchia, ovviamente. in attesa del settimo volume, ho recuperato il quinto e il sesto di amami lo stesso, che continua a divertirmi un sacco.
visto che sono usciti da un po', non penso sia un problema fare qualche spoiler, anche perché finalmente michiko ha fatto la prima cosa saggia dopo un sacco di cosmiche minchiate e in qualche modo devo pur sfogarmi!

piena di dubbi sul comportamento di mogami, che si fa sempre più insistente circa il matrimonio, decide di farsi aiutare da kurosawa a capire se sta per infilarsi nell'ennesimo guaio.
l'atteggiamento accusatorio del capo sembra non scalfire minimamente mogami ma lascia michiko ancora più insicura di prima, fino a che lei non decide di ridare l'anello a mogami e annullare il fidanzamento.
ovviamente scoprirà solo dopo che il ragazzo aveva tanta premura di sposarsi solo per tranquillizzare i genitori malati e preoccupati di lasciare il figlio da solo, ma in fondo non era giusto arrivare all'altare con un uomo che non amava solo per vivere tranquilla... o invece sì?
mentre i suoi genitori, sconsolati dall'idea che a trent'anni michiko sia ancora zitella, la assillano perché si sposi al più presto o accetti di prendere parte a incontri organizzati, scopriamo qualcosa di più su kurosawa e il suo amore non ricambiato per haruko, che è la promessa sposa di niente poco di meno che suo fratello maggiore, un tizio dall'aria per nulla seria che però si svela essere una persona non solo molto responsabile, ma anche premuroso e gentile verso il fratello minore.

tutto è bene quel che finisce bene, e per i nostri due protagonisti invece finisce tutto malissimo: michiko è di nuovo sola e minacciata di ritrovarsi sposata per forza a un uomo che nemmeno le piace (questo o i genitori le negheranno ogni aiuto economico fino alla fine dei suoi giorni) e kurosawa ha definitivamente detto addio al suo grande amore.
soli e sconsolati, mentre il destino fa incontrare mogami e akira - i due scaricati - in una romantica atmosfera natalizia, michiko si ritrova tanto disperata da fare a kurosawa la più impensabile delle proposte...

mi rendo conto che ormai questo post è un papiro esagerato, ma visto che siamo in ballo, balliamo.
sta finalmente per terminare il fiore millenario, dopo tanta fatica e sacrifici a-ki, adesso in possesso dello stemma completo che la legittima sovrana di a, si ritrova a un passo dalla battaglia decisiva contro do-hi, la donna che le ha distrutto la vita, ucciso la madre e il padre, usurpato il suo regno e che l'ha costretta a passare tanto tempo lontana dal suo paese.
a-ki è determinata e risoluta, ha un esercito e il re di so dalla sua parte, eppure non riesce a tenere da parte i suoi sentimenti per hakusei. da un lato la voglia di stare con lui per sempre, di essere una donna qualunque, di non avere la responsabilità di un intero paese sulle sue spalle e poter decidere liberamente di stare con l'uomo che ha sempre amato, dall'altra la consapevolezza che hakusei è costantemente in pericolo accanto a lei, e che l'unico modo per proteggerlo è allontanarlo.
mi duole ammetterlo perché sono veramente affezionata a questi personaggi e alla storia, ma sta rallentando un po' troppo, ed è un peccato, considerando che manca poco alla fine e nessuno si sarebbe offeso per un volumetto in meno,
i tentennamenti di a-ki durano da troppo tempo e questo continuo rimandare la sua decisione in merito al rapporto con hakusei non fa che tenermi in ansia su quello che sarà il finale, che temo sempre più possa riservarci lacrime a profusione...

lunedì 8 maggio 2017

the handmaid's tale

mi rammarico sempre di non essere mai aggiornata sulle serie tv, non ne seguo molte e questa cosa mi fa sempre sentire tagliata fuori dal mondo.
invece in questi giorni ho recuperato subito i quattro episodi fino ad adesso usciti di the handmaid's tale, serie ispirata all'omonimo romanzo di margareth atwood che io non conoscevo fino a quando, qualche tempo fa, non si è cominciato a parlare della serie tv, e che, manco a dirlo, non riesco a trovare da nessunissima parte (anzi, se lo trovate in qualche strano sito dell'usato fatemi sapere, anche se voci di corridoio parlano di una ristampa prevista per questa estate).
per ovvie ragioni non starò qui a fare parallelismi tra serie tv e romanzo, ma credo proprio che questa serie si meriti qualche parola perché è una delle cose più interessanti - e terrificanti - del momento.


ambientato in un presente distopico (in realtà, considerando che il romanzo è stato scritto a metà degli anni '80, dovrei parlare di futuro, ma è ambientato esattamente nei nostri anni), the handmaid's tale ci racconta di un'umanità che si ritrova a dover fronteggiare il più inimmaginabile dei problemi: uno spaventoso calo della fertilità e delle nascite e un'altissima mortalità infantile.
gli stati uniti d'america non esistono più, al loro posto è sorta la società di gilead: nessuna democrazia, nessun diritto. il potere è in mano a un gruppo - non ancora meglio identificato - di estremisti religiosi (plausibilmente la atwood si è lasciata ispirare dai totalitarismi di stampo islamico del vicino oriente, ma forse oggi con le dittature e i fanatismi religiosi stiamo messi anche peggio), e a farne le spese peggiori, ovviamente, sono le donne, il bersaglio preferito delle religioni, di qualsiasi dio si parli.
lentamente e  poco per volta le donne hanno perso ogni diritto: licenziamenti in massa, conti correnti bloccati, autonomia e indipendenza economica, la sicurezza di camminare da sole per strada, e poi hanno perso il controllo su loro stesse, sono state strappate alle loro famiglie, ai loro mariti, ai loro figli e sono diventate - quando non sono state subito mandate in qualche colonia a ripulire rifiuti tossici e radioattive, condannate a morire in modo atroce - o serve o ancelle - o mogli - nelle case dei comandanti, uomini potenti e fedeli al nuovo regime.

alle serve, o meglio alle marta - in riferimento presumibilmente alla marta del vangelo, che si occupava di pulire e spazzare mentre gesù parlava e la sorella maria si era fermata ad ascoltare - sono affidati i lavori domestici ma alle ancelle, le donne giovani e fertili, tocca il ruolo peggiore.
rifacendosi al passaggio biblico in cui rachele, moglie di giacobbe, non riuscendo ad avere figli, offre al marito la sua schiava affinché sia lei a partorire il loro erede, così le ancelle vengono affidate ai comandanti e alle loro mogli, perché siano l'utero con le gambe per le donne sterili (ovviamente, la sterilità maschile non viene neppure presa in considerazione, la colpa è solo ed esclusivamente delle donne).


la storia è raccontata da offred (letteralmente of fred - di fred - dal nome del suo comandante, il vero nome, espressione dell'identità e dell'umanità di ognuna di loro, è proibito), un'ancella. la sua storia si intreccia ai continui flashback che ci spiegano un po' come si è potuti arrivare a questa assurda situazione: all'inizio la vediamo in macchina con suo marito e sua figlia mentre cercano di fuggire, ma evidentemente il tentativo non andrà a buon fine.

le scene violente non mancano, ma non è solo questo a rendere spaventoso il racconto di offred.
già da prima di diventare un'ancella la vediamo, con la sua amica moira, assistere impotente e incredula a una serie di piccoli cambiamenti che sfoceranno nella follia più assoluta: gli insulti osceni al bar, il suo conto bancario accessibile solo per suo marito, il licenziamento, la paura alle manifestazioni. e poi il centro ri-educativo per le ancelle, quei discorsi spaventosi sul ruolo delle donne, la loro nuova condizione di non-umani, di madri-o-nulla, una visione perversa del sesso visto solo come necessario alla riproduzione. e poi qualcosa a cui siamo già abbastanza abituati ma che spaventa nella sua rappresentazione senza mezzi termini: la colpevolizzazione delle vittime di stupro, l'intolleranza verso l'omosessualità.

quello che rende the handmaid's tale una serie terrificante infatti non è solo la continua atmosfera claustrofobica e senza speranza, né la violenza fisica o psicologica, ma l'agghiacciante sensazione di già visto, come se fosse un'esasperazione di quello che è la nostra realtà.
se ci pensate anche solo un attimo, la storia di offred non è poi nulla di più che la versione ipersaturata della storia delle donne di oggi: lo stupro è colpa delle donne che provocano gli uomini? ce l'abbiamo. una donna che non è madre non è una vera donna? ce l'abbiamo. il sesso è un dovere coniugale e in quanto tale ha come fine la riproduzione (altrimenti sei solo una troia)? ce l'abbiamo. le lesbiche (e i gay) sono considerati abomini che offendono dio e gli uomini? ce l'abbiamo. le donne hanno più difficoltà a trovare lavoro, vengono licenziate più facilmente e guadagnano meno? ce l'abbiamo.
esagerate tutto questo, ingranditelo, portatelo avanti giustificando ogni volta, e avrete il mondo di offred.
e non è difficile immaginarcelo un mondo così, noi che siamo tanto abituati a sentire ogni giorno di donne uccise dai raptus di gelosia (la prova che dio non esiste è che nessuno degli idioti giornalisti che scrive puttanate simili è mai stato fulminato), a leggere annunci di lavoro che richiedono ragazze non sposate o fidanzate (la maternità, si sa, non è un diritto, o almeno non lo è se lavori), a non scandalizzarci se un ministro della salute invoglia a figliare e a farlo da giovani, dando la colpa delle scarse nascite al fatto che le donne vogliono fare quello che storicamente hanno sempre fatto gli uomini, come studiare e lavorare (ve lo giuro, era nel bando del fertility day. l'ho riletto almeno cento volte per essere sicura di non aver letto male io), a non arrabbiarci per gli insulti tremendi rivolti alle donne solo in quanto donne (e fattela una risata! "cagna" te lo dico per ridere! su su!), abituati fino a non farci caso alla sessualizzazione e oggettificazione del corpo femminile in qualsiasi contesto e a tutte le età (guardate una qualsiasi pubblicità e molto probabilmente troverete una donna seminuda e - se le fotografano anche il volto - con l'espressione vuota o al massimo ammiccante), ai processi che assolvono gli stupratori e a chi parla di ragazzate.


le attrici sono assolutamente bravissime e molte delle emozioni dei personaggi sono affidate quasi esclusivamente agli sguardi, l'unico modo ancora non controllabile di esprimere qualcosa, tutta la loro interiorità e psicologia è affidata alle espressioni, ai gesti e ai silenzi, e anche da loro è partita la speranza che questa serie possa in qualche modo smuovere le coscienze sopratutto delle nuove generazioni.
la serie, e lo dico nonostante io sia tutto fuorché una critica cinematografica, è di altissima qualità: ottima recitazione, bellissima regia, perfetto l'uso delle musiche, ottima fotografia, meravigliosa la tecnica narrativa che alterna il passato e il presente della protagonista.
insomma, fatevi coraggio (e ne serve tanto) e guardate questa serie perché merita tantissimo.

sabato 6 maggio 2017

anteprima "fernando senza effe" e intervista a giulia oberholtzer

fernando è un normalissimo bimbo di otto anni, che vive la sua vita normale in una normalissima casa e frequenta una normalissima scuola.
la sua vita procede senza grosse sorprese e senza disagi fino al giorno in cui, durante una lezione di musica a scuola, un incidente un po' strambo gli fa perdere la lettera effe!
da quel giorno per fernando, ormai ernando, riuscire a farsi capire dagli altri diventa un problema, la matrice di un sacco di problemi che inizieranno a destabilizzare la sua vita ormai non proprio più tanto normale.

il racconto di giulia oberholtzer, designer e grafica romana, prende spunto da una tastiera rotta ed è il suo primo lavoro dedicato ai bambini. fernando senza effe è ancora disponibile in preordine su bookabook, il sito di editoria in crowdfunding sul quale ha già avuto un enorme successo.

ma lascio che sia proprio giulia a raccontarci qualcosa in più del suo fernando! buona lettura!


ciao giulia e benvenuta su claccalegge!
ci racconti come è nata l'idea di scrivere fernando senza effe?
Il racconto è nato da una banalissima casualità: la perdita della lettera f dalla tastiera del computer portatile con cui lavoravo allora. Da lì sono nate incomprensioni, doppi sensi, tante risate e poi anche Fernando.

che cosa rappresenta la "f" perduta?
Nel momento in cui Fernando perde la effe, il mondo non è più perfetto. In un attimo si ritrova nel mondo imperfetto dei grandi. Non è facile, e si sente solo, addirittura scappa di casa. Ma gli basterà molto poco però per capire che non è l’unico ad essere diverso, e che diverso non significa necessariamente sbagliato, e che sbagliato per uno può significare giusto per qualcun altro…

i bulletti, le interrogazioni in geografia e il minestrone: l'infanzia, vista adesso, sembra un periodo tutto rose e fiori, ma in effetti c'era di che disperarsi anche allora! per raccontare la storia di fernando ti sei rifatta ai ricordi della tua infanzia o hai un bimbo-modello (o bimba)? 
A casa mia era diverso. Non era una casa normale di una famiglia normale, no. Da noi l’originalità era un valore, che andava ricercato e raggiunto (a volte anche in maniera un po’ forzata). La sera si leggevano libri di bambini che vivevano sugli alberi, all’asilo ero il capo della banda (erano gli anni '90 e di bande se ne sentiva parlare in continuazione nei tg) e facevo a gara per le note di demerito (a chi ne aveva di più). Ero anche allergica all’amore. Crescendo le cose cambiano, si impara a percepire molte più sfumature, ci capitano delle cose, ci sensibilizziamo su certi aspetti…


hai dedicato questo racconto senza f al "fernando in ognuno di noi", ma se provi a immaginare IL tuo lettore, come te lo immagini?
Un racconto sulla diversità può riguardare chiunque, per questo immagino un pubblico trasversale: per esempio mio nonno se ne era innamorato, mi chiedeva prima di Fernando, poi si interessava a me… E non è solo un racconto sul valore del diverso, ma parla anche di anticonformismo e di rottura delle regole, di un approccio ludico e divertente ad una cosa seria, come può essere la lettura, come tante altre situazioni della vita.

tu sei una designer e una grafica, e adesso anche una scrittrice e illustratrice di racconti per bambini: come cambia il modo di lavorare tra quando ti rivolgi a un pubblico adulto e quando invece crei per i più piccini?
Il lavoro per i bambini è più libero, è un viaggio senza freni in una dimensione fantastica, onirica, per questo motivo diventa più intimo ed emotivo, mentre il lavoro per gli adulti è più tecnico, strategico, razionale e vincolato. Rappresentano entrambi due aspetti importanti: lo ying e lo yang della creatività!

che nuovi progetti hai dopo fernando senza effe? scriverai altre storie per l'infanzia?
Fernando senza Effe è l’inizio di un cammino, spero lungo, nel modo dell’illustrazione, dell’infanzia, e non solo. Nel cassetto del mio comodino c’è già racchiuso un altro piccolo tesoro intitolato “Aurora e la tigrona”, la storia di una bambina e del suo lato sensibile, che aspetta di essere scoperto. 

grazie mille per il tuo tempo, un abbraccio e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti! ♥

giovedì 4 maggio 2017

coffee shoujo manga tag

ahhh, finalmente un meme! adoro questo genere di cose, mi permettono di cianciare gratuitamente su tante cose tutte in una volta e di fare un sacco di scemenze inutili con photoshop che mi  riportano tanto ai bei vecchi tempi di splinder, ma sopratutto di passare ore e ore a rimuginare sui titoli da scegliere per le risposte! insomma, mi diverto un sacco.
il coffee shoujo manga tag  l'ho trovato su dipendenza da shoujo e my millenium puzzle e - meme sugli shoujo manga! - non potevo non farlo (e non perdere tempo a pasticciare su photoshop), quindi grazie mille alle ragazze per l'idea, e se lo fate anche voi ditemelo che sono curiosa di leggere le vostre risposte!



nero ~ uno shoujo intenso, difficile da digerire
ecco, solitamente evito i manga che si preannunciano troppo pesanti, sopratutto quelle storie che promettono protagoniste vessate, sfigate e perseguitate da tutto e tutti. mi mettono ansia e depressione e, visto che solitamente preferisco rilassarmi quando leggo, evito. anche perché so che poi al 90% si scade nel vittimismo e mi incazzo ancora di più.
ma all'inizio della mia carriera da lettrice di shoujo, oltre a essere meno selettiva, ero anche meno informata, non avevo nemmeno internet e delle trame dei fumetti ne sapevo qualcosa solo per il passaparola o per quel poco che scrivevano nelle introduzioni dei volumetti. così ho preso, e amato tantissimo, robe come mars, le situazioni di lui e lei, fruits basket o la principessa splendente.
tutti titoli che adoro anche a distanza di anni, ma sono dei veri macigni: abusi, famiglie disastrate, genitori con grossi problemi psicologici, violenza, suicidi, omicidi, maledizioni, amori negati eccetera.
però, almeno per questi quattro titoli, la componente tragico-sfigata si affianca a trame molto ben articolate e personaggi stupendi, quindi anche se c'è un po' (tanto) angst, sono tra i miei preferiti di sempre.

caffè macchiato ~ uno shoujo superfamoso che hai apprezzato
sono davvero tanti in questa categoria, dai must come cortili del cuore o marmalade boy, a quelli un po' meno noti per i non addetti, come proteggi la mia terra, ma famosissimi tra i lettori, però credo che la superstar del genere, il titolo conosciuto anche da chi forse non ha mai tenuto in mano un altro manga in vita sua, sia ovviamente nana, di cui ho parlato un sacco di volte (qui, qui, qui, qui, qui e qui) e che amo alla follia.
e che sì, continuo a credere che prima o poi la yazawa lo concluderà.

cioccolata calda ~ shoujo preferito per bambini
non ho tantissimi manga di questo tipo, o se ne ho, non ho idea di quale sia il target di riferimento, infatti ho dovuto controllare il target di quello che avevo in mente - il giocattolo dei bambini - e devo dire che avevo indovinato.
a riprova del fatto che "per bambini" non è sinonimo di "stupido" o "superficiale", il giocattolo dei bambini è un manga che, partendo da toni più allegri e scanzonati, arriva a momenti molto profondi e drammatici, e tocca temi difficili.
probabilmente una roba del genere, fuori dal giappone, non sarebbe mai stata pubblicata su un magazine che ha per riferimento bambine tra gli otto e i quattordici anni, ma io mi tengo buona la loro definizione.
piuttosto, dovrei decidermi a rileggerlo.

espresso doppio ~ uno shoujo che ti ha tenuta incollata alle pagine
un'altra domanda alla quale potrei rispondere con una lista infinita, però stavolta la faccio breve  e mi gioco un titolo in corso - così ne approfitto per spammarlo ancora un po' - ovvero quella ultramegacicciofigata che è himitsu (di cui ho parlato qui, qui e qui).
ogni volume racconta uno o due casi di omicidi spietatissimi e del particolare processo investigativo usato per risolverli, ma vi assicuro che l'idea che questo manga bellissimo sia in mano a goen e che non si sa mai quando arriverà il prossimo numero rende tutto ancora più adrenalinico.

latte macchiato ~ uno shoujo lungo e pesante
con ventisei volumi in italia e ventotto in patria, arrivare a te se non si merita in assoluto il titolo di shoujo più lungo (c'è sicuramente di peggio e mi sono sempre assicurata di evitare questa roba il più possibile), penso che si possa tranquillamente aggiudicare quello di pesante.
il problema di questo manga non è che ci sono momenti drammatici, violenti, deprimenti o che so io. ma negli ultimi tempi la trama si va annacquando sempre di più, succedono sempre meno cose e tutto si fa sempre più noioso.
anche se ormai, dopo tutto questo tempo, non lo droppo neanche per soldi. e poi, inutile fingere, mi sono affezionata ai personaggi e, nonostante sia lentissima, anche alla storia. ma aspetto l'annuncio del finale come una delle notizie più importanti della mia vita!

starbucks ~ uno shoujo che vedi ovunque
orange. davvero, sembra che questo shoujo sia piaciuto a tutti, lo trovo spammato spesso sulle pagine facebook, e credo che l'abbiano letto praticamente tutti.
e ovviamente l'ho letto anche io (e ne ho parlato qui). però non è tra i miei preferiti, anzi non mi ha sconfiferato poi così tanto. magari ci faccio caso anche per questo.

caffetteria hipster ~ consiglia uno shoujo sconosciuto
sono troppo hipster per sapere cosa è sconosciuto e cosa no, però credo che un buon titolo un po' troppo snobbato sia banana fish. che non sembra, ma è uno shoujo. ed è anche tanto bello.
anche hanakimi sembra un po' caduto nel dimenticatoio, ed è un peccato perché anche lui merita. anche se con il nuovo trend di planet di ripubblicare i titoli dynit potrebbe tornare in fumetteria a breve.

il solito ~ uno shoujo che hai comprato sapendo che ti sarebbe piaciuto
qui sono veramente troppi, solitamente ci prendo abbastanza su quello che compro, quindi potrei dire tutti i manga di maki usami o quelli di io sakisaka, o quelli di ai yazawa o di tante altre autrici che mi piacciono, ma se proprio devo fare una scelta - tralasciando quelli di cui ho già scritto su - scelgo natsume degli spiriti, un manga che adoro e che conoscevo un po' già dalla serie anime, quindi l'acquisto è stato assolutamente a colpo sicuro, anche se il manga mi è piaciuto ancora di più dell'anime.

ops! per errore ti hanno portato un decaffeinato! ~ uno shoujo da cui ti aspettavi di più
anche qui è difficile sceglierne solo uno, ad esempio di recente ho droppato shooting star lens, che sembrava tanto carino invece... ma siccome di solito i titoli che mi deludono li scambio o li rivendo, non me ne ricordo poi tantissimi. ne leggo e ne ho letti veramente tantissimi! forse una delle delusioni massime rimane per il momento dreamin' sun, di cui ho recuperato i primi sei volumi e che pensavo fosse un capolavoro, per come se ne parlava in giro. invece l'ho trovato un po' noioso e scialbino. probabilmente dovrei recuperare gli ultimi volumi, magari la parte migliore è alla fine, però continuo a rimandare da secoli, dando la precedenza a roba che mi ispira di più.

la miscela perfetta ~ lo shoujo che per te rappresenta la perfezione
questa è veramente ma veramente difficile.
il vero problema è che, per quanto un sacco di cliché si ripetano in un sacco di storie, gli shoujo più belli che ho letto sono assolutamente unici ed è difficile farne una classifica o scegliere i migliori.
fruits basket ad esempio credo sia un capolavoro, e ne ho parlato su, ma anche le situazioni di lui e lei - e ho parlato su anche di questo - è uno shoujo manga perfetto, e, sebbene entrambi rientrino nella categoria shoujo scolastici, sebbene in entrambi ci siano situazioni familiari assurde e pessime, sono diversissimi tra loro. il più perfetto? non saprei proprio dirlo. poi ci sono storie più leggere e divertenti che sono dei must have assoluti, come lovely complex, ci sono gli shoujo che rientrano nel filone majokko come sugar sugar rune o full moon che sono adorabili nel loro genere, i fantasy come fushigi yuugi o angel sanctuary... o quelli ambientati fuori dalla scuola, come quell'assoluto capolavoro che è nana! l'ho già detto che lo adoro? insomma, è davvero difficilissimo rispondere, e allora molto più semplicemente vi rimando a questo vecchio post e a questo qui!

e per concludere in bellezza ho voluto aggiungere un'altra categoria, l'ho messa ad hoc per un titolo che ho odiato tantissimo e che mi ha fatto più volte l'effetto del caffè salato:

ho confuso il barattolo del sale con quello dello zucchero ~ uno shoujo... bleah!
di roba che non mi è piaciuta e poi ho rivenduto o ho conservato in scatoloni e armadi ce n'è tanta, ma una delle più abominevoli letture di sempre risale a poco tempo fa ed è i love you suzuki-kun. partiamo dal concetto che di certo buona parte degli shoujo manga non è esattamente un manifesto del femminismo e che spesso e volentieri certe spiacevolissime situazioni sono fatte passare per romantiche, ma i love you suzuki-kun mi ha davvero irritata oltre ogni limite, è un continuo di stereotipi ridicoli e disgustosi, tipo: a lui piace lei ma a lei non piace lui. lui allora insiste per anni e anni, la bacia e la palpa senza consenso e le dice cose del genere prima o poi sarai mia, fino a che lei non cede. o lui che perdona lei che ha fatto sesso con un altro prima di lui, che l'accetta anche se non è più pura. o il fatto che il più grande sogno delle ragazze, nonostante abbiano dei talenti e delle passioni - ad esempio la protagonista è un'attrice - è il matrimonio, si fotta tutto il resto.
insomma, questo shoujo l'ho trovato non solo orribile, ma anche pericoloso, perché insegnare che violenza, abusi, stalking e umiliazione siano atti di romanticismo la vedo una delle cose peggiori del mondo. sono felicissima di essere riuscita a liberarmene.