venerdì 20 ottobre 2017

2053 - le nuove acque

l'apocalisse, nell'immaginario comune è un evento devastante, di proporzioni enormi, spaventoso, terrificante, certo, ma sappiamo immaginarcelo in un modo ben preciso: una distruzione magari non indolore ma immediata, poche ore di sconvolgimenti e cataclismi, magari un bel coro di trombe divine e un giudizio universale che in quattro e quattr'otto ci mette tutti in riga e ci cancella dalla faccia della terra.
via il dente, via il dolore insomma.
ma non sarà così facile. né così veloce.


16 giugno 2022. domino è un maelström di proporzioni titaniche, uno sconvolgimento che cancella l'oceania e altri paesi del sud est in poche ore. è l'inizio della fine, il primo pezzo che cadendo - proprio come un domino - travolgerà lentamente tutto il resto del mondo.
oggi è il 2053, l'effetto domino è andato avanti inesorabilmente, il nostro pianeta non è più quello che conoscevamo: la sua geografia è stata rivoluzionata da ogni sorta di terremoto e inondazione, ma è sopratutto quello che è successo nelle società che le ha rese irriconoscibili.
come autorizzati da quegli sconvolgimenti naturali, quello scrollarsi da dosso quei fastidiosi, piccoli parassiti a due zampe, gli uomini anziché cercare di salvare il salvabile si sono trasformati sempre più nel proverbiale homo homini lupus: le guerre hanno sconvolto il globo, portando ai pochi sopravvissuti delle catastrofi carestia, pestilenze e governi assolutisti e ingiusti.

la squadra di manticora, a cui -  insieme ai già noti anna ferrari, ivan lodi, lorenza de luca e brian freschi ai testi - si aggiungono per la realizzazione di 2053 - le nuove acque, david ferracci, lonnie bao, albhey longo e ilaria apostoli, ci portano insieme all'esploratore bertram morris a compiere un giro intorno al mondo o a quello che ne resta: inghilterra, russia, italia, india, sri lanka, canada, fino a giungere l'oceano pacifico e poi le ande, ogni pezzetto di pianeta ha la sua tragedia da raccontare, siano le folli decisioni di qualche strana setta, o le tremende conseguenze di azioni militari sbagliate, sembra che ovunque la civiltà sia regredita perdendo qualsiasi sorta di ideale di giustizia, parità o anche solo semplice e istintiva solidarietà: dall'alto della sua mongolfiera bertram, e noi con lui, non può che costatare che da più di trent'anni ormai, l'apocalisse, la fine del mondo, non fa che avanzare inesorabilmente. l'unica cosa che resta è provare a lasciare di tutto questo almeno una storia, una testimonianza, a beneficio delle future generazioni.
se ci saranno.
brian freschi è una sorpresa lettura dopo lettura: persino con un tema tanto usato come quello dello
scenario post apocalisse riesce a dare un taglio innovativo alla storia, ponendoci davanti a qualcosa di inusuale e coinvolgente: non cosa porta al disastro, non cosa rimane del disastro, ma il disastro stesso, nel momento in cui si compie, tra le strade, vicino alla gente che lo sta vivendo, o che meglio sta tentanto di sopravvivergli.
gli episodi, ciascuno dei quali è disegnato da un artista e ci racconta di una precisa area geografica, sono sempre introdotti da una breve cronologia di quel paese, un freddo e preciso elenco di fatti e informazioni che ci permettono di entrare subito nell'atmosfera e al contempo di non sapere cosa troveremo una volta girata la pagina.
scelta che a mio modestissimo avviso funziona perfettamente e che ci aiuta a calarci nei panni del solitario esploratore, pronto a registrare nuovi dati da aggiungere a quelli già noti.

anna ferrari, ivan lodi e lorenza de luca confermano il loro già noto talento, ognuno con il suo stile che - se seguite il gruppo da un po' - continua a migliorarsi e raffinarsi sempre di più, mentre i nuovi autori riescono a integrarsi perfettamente, dando vita insieme a un'antologia in cui ogni disegnatore riesce ad essere se stesso senza rinunciare a creare un tutt'uno armonico che funziona perfettamente.

con questo decimo volume il gruppo manticora sembra che segni una svolta all'interno della sua produzione, perché nonostante 2053 - le nuove acque ricalchi il modello delle passate antologie (ovvero una storia per ogni disegnatore, all'interno di una cornice tematica più ampia), questa volta lascia aperta la possibilità di continuare a indagare questo mondo non troppo lontano dal nostro eppure inimmaginabile e alieno.

il volume sarà presentato come da tradizione a lucca tra circa una decina di giorni (e io sono orgogliosissima di poter dire di averlo letto in anteprima assoluta!), e quest'anno più che mai vi consiglio di assaltare lo stand del gruppo manticora perché questo nuovo lavoro è una bomba pazzesca!

su claccalegge si è parlato anche di:

mercoledì 18 ottobre 2017

commenti randomici a letture randomiche - XLIV

ancora un minestrone di robe, lo so, ma le cose da consigliarvi sono troppe e questa è la soluzione più facile (sopratutto adesso che passo più tempo sopra gli autobus che a casa) per riuscire a parlarvi di tutto.
a questo giro vi racconto di un po' di belle autoproduzioni, recuperate un po' all'arf e un al tcbf, così se andate a lucca sapete cosa non dovete perdervi!

i diari della nuke lo volevo da millenni, e se non avete ancora ceduto all'edizione shockdom (io odio il loro logo arancione orrido che rovina tutte le copertine) vi suggerisco di accappararvi una copia della vecchia edizione autoprodotta allo stand di mammaiuto.
i diari della nuke è effettivamente né più né meno che una sorta di sconclusionato, incasinato, intimo diario di nuke (al secolo claudia razzoli) che mischia ricordi, riflessioni ed esperienze con ironia e sincerità, un po' come una chiacchierata con un'amica davanti a qualche bicchiere di vino ma con i disegni.
dal manuale pratico per scappare di casa al disagio reale (e non figo come sembra quando lo vedi nelle serie tv), ai discorsi cinici e disillusi sull'amore (che, si sa, è da cretini) fino ai suggerimenti su come lasciare qualcuno (e magari pentirsene poi) o a come vivere al meglio una vera solitudine, o ai lavori tristi e poco soddisfacenti che meglio che niente, i diari della nuke sono una panoramica della - non troppo - comune vita di una ex-adolescente-ribelle, che sa farsi una risata anche davanti ai momenti più di merda e insegna a farci prendere la vita con un po' più di leggerezza, che tanto a peggiorare le cose con la tristezza non ci si guadagna nulla.
fossi in voi non me lo perderei (ed è anche un ottimo modo per ingannare l'attesa del cartaceo di ross)

per rimanere ancora un po' in compagnia di mammaiuto, vi consiglio di recuperare anche suomi (che in finlandese vuol dire finlandia) de la came, un altro diario, anche se parecchio diverso da quello della nuke, che racconta il viaggio ad helsinki di un trio di amici, tra l'eccitazione per un mondo completamente alieno a quello di ogni giorno e la malinconia della separazione.
la vicenda infatti ruota attorno all'assunzione a helsinki di tark, fratello dell'autrice e artista da sempre, che finalmente ha realizzato il suo sogno di lavorare come designer in un'azienda che non lo sfrutti brutalmente e lo faccia sentire un po' realizzato.
assieme a lui, per aiutarlo ad ambientarsi in un paese così diverso e affascinante (e freddo, immagino), came e leiba si divertono a fare i turisti per smorzare un po' l'inevitabile tristezza della prossima separazione.
suomi si articola un po' come una cronaca degli eventi, un po' come un quaderno di appunti (su qualsiasi cosa affascini l'autrice, dal design degli oggetti alle architetture, una specie di instagram con i disegni e parecchio senso artistico in più) e un po' come un vero e proprio diario, pieno di riflessioni sull'eterno dilemma tutto italiano del rimango a casa, in questo paese bello e soleggiato a farmi sfruttare con lavori orrendi che non mi merito o vado lontano in un posto che è familiare quanto marte ma finalmente realizzo i miei sogni? o delle più semplici considerazioni sulla natura stessa delle aspirazioni (ma è davvero così strano non avere un sogno ben definito?)
i disegni, seppur sempre riconoscibili e coerenti, cambiano stile a seconda delle situazioni, a volte in bianco e nero, altre a colori, monocromie, pagine ricche di dettagli e altre che sembrano solo un intrecciarsi di illustrazioni e scrittura.
divertente e insieme amaro e disilluso, suomi è schizofrenico come qualsiasi diario testimoni un cambiamento tanto importante. che siate amanti dei viaggio, delle atmosfere del nord europa o semplicemente delle storie disegnate, non fatevelo scappare.

un'altro titolo che se passate a lucca dovete recuperare per forza è un lungo cammino, scritto da samuel daveti e disegnato da lorenzo palloni e francesco rossi.
l'unica attinenza con i due sopra è che anche questo è del collettivo mammaiuto, ma qui abbiamo a che fare con una storia tra il distopico e il fantascientifico, un racconto crudo, forte e bello, e se non vi fidate di me, fidatevi di brandon box, la casa di produzione che ha acquistato i diritti per farne un film.

siamo a parigi, nel 2082. madre, padre e alec, il loro bambino, si mettono in viaggio in aereo per raggiungere - in italia - la nonna. potrebbe essere il più banale degli incipit se non ci fosse fin da subito il sentore che c'è qualcosa di strano tra le montagne che sorvolano.
qualcosa di strano e pericoloso, ma abbastanza lontano da non costituire per alec altro che uno spauracchio nei confronti del quale mostrarsi coraggioso e sbruffone, in quel tipico modo che hanno i bambini di deridere i pericoli di cui non conoscono ancora l'entità.
contemporaneamente, in una casa in male arnese da qualche parte, un uomo prepara il suo fucile e il cavallo, pronto ad andare a caccia di un gruppo di cinghiali appena avvistato.
quasi ad assecondare il desiderio di alec di sfidare quell'oscura minaccia, senza alcuna spiegazione razionale il pilota decide un atterraggio di emergenza proprio tra le montagne.
l'attacco è immediato, feroce e a prima vista immotivato. tutti i passeggeri e l'equipaggio dell'aereo vengono uccisi senza pietà. unico sopravvissuto, grazie all'intervento di ivan, il cacciatore che avevamo intravisto qualche pagina prima, è alec, che si ritroverà, sconvolto, orfano e impaurito, nella casetta di ivan, costretto a scontrarsi con una realtà che in virtù della sua troppo giovane età, aveva fino ad adesso ignorato.

questo è solo l'incipit di una vicenda che dietro la facciata di un futuro da incubo (nemmeno troppo lontano da noi), ci racconta - senza cadere nelle solite e stra abusate retoriche - di un mondo diviso, di frontiere e di ingiustizie sociali, della necessità della sofferenza di molti per il quieto vivere di pochi.
una storia che usa la metafora dell'invenzione narrativa per far riflettere su tematiche molto più attuali di quanto non ci piaccia pensare, e che al contempo racconta un incontro inaspettato, un percorso di crescita difficile e per nulla scontato, di un bambino e di un uomo che dalle ceneri di due solitudini sanno far nascere un affetto sincero e più forte di qualsiasi legame di sangue.

nel buio tra gli alberi ero convinta di averlo già presentato qui sul blog, invece mi sa che avevo giusto scritto un commentino su instagram quando lo lessi, però recuperiamo perché anche questo merita tantissimo e dovete recuperarlo se non l'avete già preso.
è il secondo autoprodotto di giulio macaione dopo la fine dell'estate, abbastanza diverso dagli altri suoi lavori, è una storia brevissima che si ispira molto alle atmosfere di stranger things e che, come la storia di eleven e compagnia, prende il via dalla sparizione di aurora, una bambina di sei anni, in circostanze misteriose.
anche qui, come nel già citato telefilm, le ricerche della polizia non hanno dato i frutti sperati, così un gruppo di ragazzini, tra cui il fratello di aurora, si inoltrano in un bosco tetro e misterioso, in cerca di qualche indizio che possa aiutarli a ritrovare la ragazzina...
l'azione è veloce e si svolge nell'arco di poche ore, ma anche in un così piccolo lasso di tempo, giulio macaione riesce a creare un'atmosfera carica di suspence e di tensione, lasciandoci intravedere ombre che si aggirano, appunto, nel buio tra gli alberi, dando voce alle dicerie che circolano in merito al bosco e alla sparizione di aurora e regalandoci un finale a sorpresa da far rizzare i capelli in testa.

dopo le atmosfere quasi magiche di ofelia, le complesse vicende familiari di basilicò e la malinconia de la fine dell'estate, giulio si cimenta in un thriller dal sapore horror e, come sempre, non delude.

per evitarvi il mega papiro, continuo a parlarvi di autoprodotti la prossima settimana, con un sacco di altri titoli imperdibili!

lunedì 16 ottobre 2017

sacred heart

se pensavate che l'esistenza da trent'enne disoccupato che non sa cosa fare della propria vita mentre il mondo intorno a voi si realizza sia la cosa peggiore che poteva capitarvi, evidentemente vi siete dimenticati quale inferno era l'adolescenza (o magari siete stati tra i pochi adolescenti felici a questo mondo, ma non ci credo nemmeno se fate la croce sul cuore).
ma non c'è problema, leggete sacred heart e ogni cicatrice del vostro animo di ex-brufolosi fuori dal mondo tornerà ad aprirsi e sanguinare rabbiosamente: liz suburbia ha preso il meglio del peggio di quell'era di disagio e frustrazioni e l'ha spremuto in un libro che cambia radicalmente il concetto di teen drama, risparmiandoci i luoghi comuni da commedia e catapultandoci in un mondo assurdo in cui l'apocalisse sembra imminente ma di certo meno interessante del prossimo concerto.


le scritte sui muri, la birra onnipresente, le partite di rugby, ma sopratutto la musica punk, i concerti, le feste, i tagli di capelli assurdi, la macchina guidata da sbronzi, i primi amori, la necessità di essere alternativi - ma tutti allo stesso modo, le sigarette fumate di continuo ovunque, il sesso sui divani, la voglia di guardare sempre gli stessi film mangiando schifezze sul divano insieme al tuo migliore amico. questo è il mondo di sacred heart al primo sguardo, un mondo di adolescenti alla scoperta della vita, una città come tante altre fino a che qualcosa non comincia a diventare un po' troppo inquietante...


protagonista della vicenda è ben, una ragazza tosta che ama andare ai concerti, non regge troppo bene l'acool, ha una cotta per il tizio figo&più-grande, pochi amici, un cane di nome john mcclane, la passione per i tatuaggi, un migliore amico un po' creepy a cui però non può non voler bene e una sorella, empathy, a volte troppo riservata.
ben vive ad alexandria, una città come tante altre, piena di ragazzini che vorrebbero diventare grandi presto senza sapere bene come fare, che poi a dirla tutta, diventare grandi sembra un po' uno schifo, quindi tanto vale non pensarci troppo.
tutto normale fin qui, ma dove sono gli adulti? e i bambini? e i vecchi? dove sono tutti i non-adolescenti di alexandria? e poi chi è che va in giro uccidendo ragazzi da qualche mese a questa parte? e perché sembra che a nessuno importi, come se morire assassinati per strada fosse la cosa più normale del mondo? e ancora, cos'è questa sensazione di qualcosa di imminente e definitivo che sta per arrivare?
ai ragazzi di alexandria non piace troppo pensarci, la vita è troppo bella e forse troppo breve per perdere tempo a torturarsi per quello che non c'è, per quello che forse non ci sarà mai, e chi lo fa non lo ammette forse neppure a se stesso.

gli interrogativi sono tanti, ma liz suburbia mantiene il fuoco fisso sui suoi personaggi, soprattutto su ben, e lascia in secondo piano tutto il resto, tutto quello che a una prima lettura non vedrete nemmeno, salterà fuori alla seconda.
tra un concerto e un omicidio, la vita sregolata ad alexandria continua come se non ci fosse un domani (e potrebbe davvero essere così per quello che ne sappiamo), e i riferimenti a questa catastrofe prossima a succedere sono numerosi e sempre più frequenti verso la fine del libro, che, a dette dell'autrice, sarà solo il primo di una serie di quattro.


sacred heart sa essere molto di più di un fumetto sull'adolescenza e molto di più di un racconto distopico: sa dosare sarcasmo e delicatezza per rappresentare senza pregiudizi ma con infinita lucidità quel continuo altalenare tra entusiasmo e sconforto proprio di quell'età, affiancando uno stile di disegno cartoonesco  ma crudo e realistico - la versione più punk e cattiva di brian l. o'malley - che non risparmia e non elogia nessuno, in perfetto accordo con la colonna sonora (i titoli delle canzoni che i ragazzi ascoltano sono segnati come note) di tutta la storia.


nato come web comic, sacred heart ha riscosso immediatamente successo tanto da essere poi stampato - e prima ancora ridisegnato completamente per uniformare lo stile grafico tra i primi e gli ultimi capitoli e per renderlo adatto alla stampa - da fantagraphics, continuando a stupire e a raggiungere un pubblico sempre più vasto ed entusiasta.
a noi non rimane che ringraziare eris per averci fatto scoprire questa artista straordinaria e sperare che il seguito, che - oltre tutto quello che abbiamo già detto - da alcuni dettagli sparsi qua e là nel primo volume sembra essere davvero promettente, non si faccia attendere per troppo tempo.

domenica 15 ottobre 2017

buon compleanno claccalegge! ♥


sei anni di a clacca piace leggere! ogni anno c'è sempre questo momento imbarazzante in cui non so cosa dire, ho paura di essere stucchevole e di ripetermi ogni volta, ma, perdonatemi, in un modo o nell'altro lo devo fare.
e dunque: scrivere questo blog a volta è un po' stressante, mi ritrovo a cancellare e riscrivere lo stesso post dieci volte, mi stupida perché non riesco a dire quello che vorrei, mi sento in colpa perché non riesco a scrivere in tempo anche quando quel tale libro o fumetto mi è stato dato da qualcuno che mi ha detto fammi sapere cosa ne pensi, ci tengo (che poi cerco di consolarmi pensando che magari è una frase di circostanza e in fondo sticazzi si cosa scrivo io, no?), e mi sento piccola rispetto a quei mega siti fichissimi che pubblicano mille aggiornamenti al giorno, che c'hanno pagine fb stracolme di robe e di like, che fanno in un giorno le visualizzazioni che io posso sperare in un mese.
ma.
è una soddisfazione ogni volta che qualcuno mi dice ah ma io lo conosco il tuo blog (ragà, me l'ha detto tito faraci e stavo tipo morendo, ero di un inquietante porpora in faccia, magari c'è passato giusto dieci secondi, ma mi bastano e m'avanzano), è una soddisfazione quando qualcuno mi scrive che ha letto qualcosa che ho consigliato e gli è piaciuto, è una soddisfazione - ed è la più grande - quando qualcuno che incontro qui per caso poi diventa una persona che fa parte della mia vita vera (quella tra un fumetto e l'altro, occupata per lo più dal grosso sedere di camilla che chiede di essere spazzolato e subito) e quando qualcuno mi fa un complimento sincero su tutto questo

claccalegge (che il titolo per intero è troppo lungo e allora alla fine lo chiamiamo tutti così) è un blog piccolino e non credo diventerà mai qualcosa di più grande (e in questo è coerente con la sua autrice, che a volte mi chiedono se ho perso la mamma e poi ci rimangono male quando guardano bene il mio faccione da vecchia stronza), ma continua a essere una gioia per me e, spero!, un posto dove trovare qualcosa di interessante per voi.

e quest'anno per festeggiare voglio proporvi un esperimento un po' social: scegliete almeno uno (in realtà tutti quelli che volete e quando volete non ci sono scadenze) tra libri e fumetti che avete scoperto da uno dei miei post e pubblicate una foto (un selfie, una foto con il gatto, davanti alla vostra libreria, al parco, sul tavolo accanto alla colazione o alla fagiolata, dove e come vi pare insomma) su instagram (taggando @unanuvola) o su facebook (taggando @claccalegge) o entrambe con l'hastag #consiglidiclacca.
però fatelo davvero o ci faccio la figura della povera stronza, eh!
raccoglierò poi tutte le foto in un album sulla pagina facebook, e sarei davvero felicissima se fossero tante

e mentre aspetto, grazie mille a tutti voi che continuate da anni a seguire questo angolo di entusiastici deliri!

mercoledì 11 ottobre 2017

virginia ~ per aspera ad astra ~ intervista a lorenza tonani

da treviso ho portato un bel bottino, ma vi confido che uno dei libri che mi è piaciuto di più è virginia, la biografia illustrata di virginia woolf, scritta da lorenza tonani e illustrata da lucrèce (che ha, tra le altre cose, collaborato anche con il gruppo manticora per maison là là), che fa parte di un progetto più ampio: la collana per aspera ad astra (attraverso le asperità, fino alle stelle), con la quale hop! edizioni propone biografie di donne straordinarie che hanno, con il loro talento e la loro passione, rivoluzionato il nostro mondo e la nostra storia.


virginia, nonostante (come tutte le opere della collana) sia indirizzato anche a un pubblico giovanissimo, non ci risparmia nulla della storia della celebre scrittrice inglese: lorenza, con uno stile semplice ma appassionante, racconta ogni aspetto della complicata esistenza di virginia woolf, da un lato il suo genio, la sua intelligenza fuori dal comune, la sua caparbietà e la voglia di non essere solo una donna, destinata a un'educazione da moglie devota e madre affettuosa.
ci parla del desiderio di virginia di scrivere e della ricerca continua al fine di migliorarsi come intellettuale, ci descrive la storia della sua famiglia, il dolore della perdita, i legami profondi con alcuni dei suoi fratelli e in particolare con sua sorella vanessa, pittrice e sua grande amica.
fuori dalla cerchia dei parenti, la famiglia di virginia saranno i  circoli che creerà con altri intellettuali del suo periodo, e sopratutto suo marito, con cui contrae un matrimonio fondato - più che sulla passione o sull'interesse - sulla comunanza di idee e sul reciproco rispetto di due individui dediti alle lettere, e legati da un affetto sincero.
virginia ha lo sguardo di una donna forte, sa mettere a tacere chiunque tenti di metterla in difficoltà, non ha paura di come la gente possa giudicarla in quanto donna fuori da ogni schema, ma ha un animo fragile, al contempo così grande e potente che sembra quasi non poter essere contenuto in quel corpo magro e pallido che lucrèce ha saputo rappresentare con incredibile eleganza e malinconia, regalandole i toni delicati di un bosco autunnale.


entrambe, con queste pagine in cui testo e illustrazioni si fondono in un tutto indivisibile e simbiotico, ci consegnano una virginia dagli occhi intelligenti, spalancati su quel mondo che vuole osservare e raccontare, forte abbastanza da rovesciare l'idea stessa di educazione femminile, da superare pregiudizi e cattiverie, da rifiutare le più comuni imposizioni sociali, ma al contempo debole e disperata davanti alle perdite, al dolore, alla paura di non riuscire a raggiungere e superare le proprie ambizioni: un genio rivoluzionario e insieme una donna incline alla tristezza, virginia ci rimane impressa nel cuore per sempre.


insomma, penso sia chiaro che questo libro mi ha entusiasmato tantissimo, non vedo l'ora che escano i prossimi due titoli (sopratutto frida, mi piace moltissimo!), ma spero di riuscire a recuperare anche gli altri già usciti, così da scoprire qualcosa di più su queste donne straordinarie.
intanto vi lascio alle parole di lorenza che ci racconta qualcosa di più su questa collana e sui progetti futuri! buona lettura!

ciao lorenza e benvenuta su claccalegge!
ci racconti la genesi della collana per aspera ad astra?
Buongiorno a te Claudia e ai lettori.
Come spesso mi succede nella progettazione di una collana, parto da un'intuizione, qualcosa che mi colpisce e vedendo la quale inizio a immaginare nuovi scenari. Come sai Hop! è una casa editrice a vocazione "femminile", intendendo con questa espressione non necessariamente rivendicazioni femministe estreme, ma semplicemente una sensibilità a tematiche più vicine alle donne, che le donne possono "raccontare" con particolare attenzione e cura. Nella creazione della collana #Perasperaadastra sono partita guardando Lei. Vivian Maier di Cinzia Ghigliano, pubblicato da Orecchio Acerbo. Ho pensato che avrei voluto raccontare per immagini la storia di un'altra fotografa, Diane Arbus, ma non in 32 pagine, bensì in molte più tavole e con più testo.
Creare insomma una nuova frontiera del picture book, per un pubblico un po' più adulto, dai 12 anni in su, che potesse approfondire la storia del personaggio per testo e immagini. Quello che ne è poi derivato è una collana di picture book per adolescenti che piace agli adulti, i quali considerano questi libri come degli art book da sfogliare e risfogliare per la bellezza delle immagini.
Le illustratrici sono state straordinarie.
ne avevamo già parlato al tcbf, ma vorrei riprendere il discorso anche qui: sulle copertine di questi libri è presente sempre solo il nome dell'illustratrice, mentre il tuo è scritto solo dentro, tra i credits dell'opera. è una scelta sicuramente fuori dal comune, ci spieghi come mai hai preso questa decisione?
Sì, è vero, ma è una diretta conseguenza della scelta editoriale. Come specificato nella quarta di copertina sono vite illustrate. I testi, di cui sono autrice, sono al "servizio" delle immagini che giocano la parte del leone. L'emozione passa attraverso le immagini e, per questo, alla bravura delle illustratrici è riservato il posto d'onore. Ho anche voluto rovesciare un cliché che circolava anni fa: nel caso di biografie romanzate con illustrazioni o in generale di romanzi per ragazzi con illustrazioni, spesso il nome dell'illustratore era citato solo nel colophon o nel frontespizio e il nome dell'autore dei testi in copertina. Avendo rovesciato il rapporto di rilevanza testo/immagini, ho pensato di rovesciare anche quella tradizione.
le donne di cui ci parli vengono da mondi e tempi diversi: attrici, cantanti, scrittrici, stiliste, pittrici... qual è il criterio di selezione che ti ha portato a scegliere proprio loro?
Certo guardando i titoli della collana, può sorgere spontanea la domanda: cosa lega Madonna a Virginia Woolf? La risposta è proprio il #Perasperaadastra. Tutte queste donne sono entrate nella storia per aver portato importanti innovazioni nel loro ambito professionale: Madonna è la prima vera popstar, la Callas ha cambiato il melodramma con la sua interpretazione attoriale drammatica, Audrey Hepburn ha sgominato le pin-up anni Cinquanta nel cinema americano, Virginia Woolf ha cambiato il romanzo sostituendo alla trama le impressioni, Frida Kahlo è stata la pittrice che ha introdotto l'autobiografismo come materia privilegiata, trattandolo con uno stile unico, Coco Chanel ha cambiato il concetto di eleganza. Tutte, tutte indistintamente, hanno avuto un'infanzia minata da fatti davvero tragici, spesso sconosciuti ai più, e, dopo tanta sofferenza, hanno riversato tutto il loro impegno nella realizzazione personale, professionale. Solo con una dedizione costante, indefessa, tra ascese e cadute, sono diventate veri e propri miti. Mi piacerebbe che le tredicenni, le quindicenni, le ragazze insomma, leggessero queste storie e che, proprio guardando queste immagini evocative ed empatiche, si affezionassero a figure tanto esemplari.
e invece come sono state scelte le illustratrici che hanno dato vita volume per volume alle storie che ci racconti?
Forse la parte più bella del mio lavoro, in una casa editrice che raramente pubblica manoscritti che riceve ma che invece costruisce progetti puntando sulla collaborazione con gli illustratori, è proprio cercare le persone giuste al momento giusto. Come già successo per La fine dell'amore. Graphic short stories, progetto per il quale gli autori delle tredici storie erano stati scelti sulla base dell'affinità stile personale/racconto da interpretare, anche in questo caso sono andata a caccia di chi secondo me poteva meglio rappresentare quel particolare personaggio per vocazione, temperamento artistico, formazione. Lucrèce è Virginia, Roberta Zeta è Audrey, Sylvia K è Madonna, Amalia Mora è la Callas. Cambiando i fattori il risultato sarebbe sicuramente cambiato, molto in peggio! Sono molto soddisfatta degli esiti. Parlando con le autrici, poi, ho potuto riscontrare come ognuna, lavorando al personaggio, si sia veramente lasciata coinvolgere dalla storia da rappresentare e dall'essenza di queste figure.
è successo che, al contrario, un'illustratrice ti abbia contattato per realizzare uno di questi libri, magari raccontando di un personaggio che ammirava in modo particolare?
La collana ha portato attenzione alla nostra casa editrice e ricevo diverse proposte di portfolio che sono in qualche modo correlabili al progetto. Ho ricevuto una proposta per un personaggio in particolare, ma ancora non so se mi convince fino in fondo in connesione a questa collana.
Non mancano suggerimenti in rete e richieste del pubblico. Poi bisogna valutare tutta una serie di aspetti, come i numeri complessivi da realizzare per questo progetto (che vorrei infiniti naturalmente), il possibile impatto del personaggio sul pubblico etc.
tu ti occupi, oltre che del coordinamento della collana, anche della scrittura dei testi, ma collabori anche con le illustratrici sulla scelta del mood dei vari volumi (ad esempio la scelta delle palette cromatiche o di quali momenti particolari della vita di queste donne straordinarie rappresentare)?
Per diversi anni sono stata curatrice di mostre d'arte e mi sono abituata a creare percorsi espositivi che avessere un senso compiuto, un fil rouge che legasse le opere nelle diverse sezioni, e a immaginare per la didattica in mostra dei focus su singole opere. Ho allora lavorato, anche in questo caso, alla costruzione delle storie immaginando 40 momenti fondamentali nella vita di queste donne, i momenti da rappresentare, e concependo i testi come didascalie lunghe che servissero a entrare in legame con l'immagine, da leggere a piacere, prima o dopo rispetto al momento in cui lo sguardo si sofferma sui dettagli della tavola. Ho quindi consegnato alle autrici i testi con le 40 tappe da rappresentare.  Le autrici mi hanno fatto le loro proposte, attraverso storyboard o bozze singole, su come intendevano raffigurare quei momenti. Ho lasciato alla loro ispirazione molta libertà, correggendo solo le intenzioni quando mi sembravano troppo lontane dal testo o da quello che secondo me era necessario rappresentare per far comprendere davvero il personaggio in  quella fase della vita. Ma è successo davvero poche volte. Totale libertà invece su scelte cromatiche e organizzazione della palette.
nella collana sono già state pubblicate le biografie di madonna, audrey hepburn, maria callas, virginia woolf e a breve usciranno quelle di frida e coco chanel: sai già quali altri personaggi arricchiranno la collana in futuro? e magari con quali disegnatrici vorresti collaborare?
Non ti svelo tutto ma sicuramente non mancherà la zia Jane (Jane Austen) e mi piacerebbe molto lavorare alla biografia di Marina Abramovic. Tra le illustratrici corteggio Monica Barengo: vedremo perché è molto impegnata in questo periodo. Sto tenendo d'occhio Nadia Sgaramella. 
possiamo dire che, anche se in modi diversi, tutti i titoli di hop! edizioni esplorano una realtà prettamente femminile, a volte con ironia (ad esempio con la trilogia di joséphine), altre volte - ed è questo il caso di per aspera ad astra - in modo più "serio". come definiresti la tua casa editrice nell'ottica di questa rinascita della coscienza femminista nell'epoca di internet e dei social?
Come dicevo in apertura di intervista non è nostra intenzione fare pura rivendicazione di genere. Intendo il "femminile" di Hop! molto più vicino ad alcuni concetti espressi nel saggio di Virginia Woolf Una stanza tutta per sé. La rivendicazione tout court può essere fonte di un'animosità ben lontana dalle nostre corde. Viceversa è innegabile che tra uomini e donne la sensibilità sia diversa e il risultato narrativo anche. In Hop! siamo attente a tematiche che riguardano le donne: che si tratti del make up (e i suoi cliché visti in modo ironico) o di tematiche serie come l'aborto clandestino di Sotto, la violenza contro le donne di 7° Piano e ancora la faticosa affermazione professionale raccontate nella collana #Perasperaadastra, è sempre l'universo femminile che ci piace raccontare. Fatto che non vieta che siano anche autori uomini a lavorare per noi, quando riteniamo che il tema sia meglio affrontabile da un punto di vista maschile. Per esempio nella prossima uscita La Casa Tellier, sulle case chiuse ottocentesche, uno sguardo un po' alla Toulouse Lautrec un po' alla Fabrizio De André, era preferibile.
c'è un personaggio femminile - storico o attuale - più "difficile" di cui vorresti scrivere la storia? ed eventualmente da quale artista ti piacerebbe venisse illustrata la sua biografia?
Sì, ne ho già accennato: Diane Arbus. Il personaggio è difficile. Rimane lì, a bagnomaria. Vedremo. 
so che in questa collana verranno pubblicate solo storie di persone realmente esistite o esistenti, ma se dovessi scegliere di scrivere la biografia di un personaggio inventato, rubato alla letteratura o al cinema (ma anche all'opera, ai fumetti, alle serie tv eccetera) di chi vorresti raccontarci?
Allora... un'idea c'è ma è top secret. Vorrei raccontare un personaggio di una serie TV giocando tra ruolo interpretato e attrice protagonista. Sono strettamente legate. Tempo al tempo e se sarà lo saprai in anteprima.
ti ringrazio tantissimo per il tuo tempo e mentre aspetto con impazienza la biografia di frida (che adoro follemente!) ti faccio tutti gli imboccallupo possibili per questo meraviglioso progetto! ♥
Grazie mille a te!

lunedì 9 ottobre 2017

book blog tour "aiuto! - fratelli" III tappa ~ recensione

terza tappa di questo blog tour organizzato da bao publishing che vi permette di provare a vincere una copia di aiuto! - fratelli, il nuovo libro di isaak friedl e yi yang e il vostro ritratto realizzato appositamente dagli autori.
(definire un mio commentino recensione è una cosa che mi fa un po' spavento e ansia, ma spero di andare bene lo stesso...)


vi ricordo che per partecipare al giveaway dovete:
- mettere mi piace alla pagina facebook bao publishing;
- diventare lettori fissi/seguire i blog/vlog partecipanti (trovate la lista alla fine del post);
- commentare tutte le tappe del blog tour;
- compilare il form con i dati (per il givaway, anche questo in fondo al post);
- condividere il blog tour sui social;

in bocca al lupo a tutti i partecipanti! e state attenti ai cacciatori...


un bosco e quattro cacciatori, l'insensata crudeltà della caccia, un cucciolo d'orso rimasto orfano, i fucili contro denti e artigli, la vendetta, la lotta per rimanere vivi.
questo - e svariati fiumi di sangue - è quello che isaak friedl e yi yang ci avevano presentato nel primo volume di aiuto!, una storia cruda e feroce che senza troppe parole ha saputo parlare di amicizia, di alleanze, ma sopratutto di vita e di morte.

i due autori sono tornati in quel bosco per raccontarci, in un libro - aiuto! - fratelli - che è un po' un prequel e un po' un sequel, tutto quello che ruota attorno a quella tremenda battuta di caccia, riallacciandosi al capitolo finale in cui scopriamo che il padre dei quattro cacciatori, nonostante sia malato e costretto a letto, assistito da un'infermiera e dal suo servile maggiordomo, è pronto a prendersi la sua vendetta.

mentre nel bosco gli animali onorano le ultime vittime dei fucili dei quattro uomini, il padre dei cacciatori è pronto, nella sua casa piena di trofei di caccia, a imbracciare di nuovo le armi, e più che la vendetta sembra spingerlo un incontenibile odio verso qualsiasi creatura non sia un essere umano.
catturati i tre che erano stati i protagonisti del primo volume - il cucciolo di orso, uno scoiattolo e una piccola scimmietta bianca - il vecchio decide di non ucciderli subito, ma di ingabbiarli e portarli con sé in casa. così scopriamo che la sua infermiera, al contrario, è un'amante degli animali, e che di nascosto ha denunciato il suo assistito a un'associazione animalista affinché possa liberare le tre povere bestie. viene organizzato un blitz in quella casa di animali impagliati e altri trofei grotteschi, ma qualcosa va storto, il cacciatore se ne accorge e - durante la colluttazione - riconosce uno degli attivisti. cosa potrà mai legare un uomo feroce e crudele che ama uccidere qualsiasi cosa si muova e uno che spende la sua vita per la tutela delle altre forme di vita?
la risposta è - ovviamente - già nel sottotitolo, ma per spiegarci le differenze tra i due e l'astio che sembrano nutrire uno nei confronti dell'altro, sarà necessario andare oltre la copertina e goderci le spettacolari tavole di yi yang.

alternando pagine piene di quei colori brillanti che avevamo già avuto modo di conoscere a quelle in bianco e nero, i due autori ci raccontano di un'infanzia felice, di una famiglia unita e allegra, piena di amore e di risate, di un padre attento e scherzoso, di una madre affettuosa e dolce e di due fratelli che, nonostante i dispetti e qualche baruffa, si vogliono bene.

se la storia può sembrare fin troppo prevedibile e lineare, il vero punto di forza di aiuto! - fratelli sta nella regia e nella capacità di lasciar crescere la tensione come se una qualche musica angosciante suonasse in sottofondo tra le pagine: osserviamo quei momenti felici, quei ricordi sbiaditi e sentiamo il brivido di qualcosa di terribile pronto a colpirci da un momento all'altro, sconvolgendo e sovvertendo ogni cosa. e il terrore arriva, in una delle sequenze meglio rese che si possano immaginare, lento, inesorabile, crudele e spaventoso, arriva, travolge ogni certezza e ci lascia impotenti, addolorati e sconvolti.
ed è questo il momento che segna la scissione - forse non troppo chiara - tra i due fratelli: da un lato la vendetta cieca e mai appagante del cacciatore - vendetta istillata poi anche nei figli, dall'altro la volontà di segnare un netto confine tra umano e animale, non solo non piegandosi alla violenza, ma anzi allontanandosi da quel mondo di sangue e morte diventando un salvatore.


aiuto! - fratelli è una storia che sa colpire con violenza, che sa farsi dire amara e triste ma che lascia un retrogusto malinconico e dolce, forse perché - già preparati dopo il primo volume - ci feriscono di meno le immagini spesso fin troppo esplicite e cruente.
una perfetta chiusura del cerchio, la risposta a quei tanti perché? che erano sorti spontanei dopo il primo volume, e che nasconde dietro un'apparente semplicità la capacità di lasciarsi comprendere profondamente a livello emotivo e viscerale, perché nulla può esserci di più profondo, emotivo e viscerale di quei sentimenti universali che sono la voglia di difendere chi si ama e l'odio per chi ci ferisce.
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tappe del blog tour:
4 ottobre ~ oh ma che ansia: introduzione al graphic novel e annuncio giveaway
6 ottobre ~ ever pop: intervista all'autore isaak friedl
9 ottobre ~ a clacca piace leggere: recensione
11 ottobre ~ galassia cartacea: videorecensione
13 ottobre ~ agny innocente: videorecensione

a Rafflecopter giveaway

domenica 8 ottobre 2017

commenti randomici a letture randomiche - XLIII

scavando nell'immane casino della mia scrivania, completamente affastellata di cose da leggere, da recensire, quaderni di appunti e un sacco di altra roba, è venuta alla luce una pila di manga di cui avrei dovuto scrivere da circa un mese e di cui mi ero quasi dimenticata.
approfitto quindi di questa domenica di pausa per un recupero randomico e velocissimo che non dovrebbe togliere troppo tempo e spazio alle millemila cose recuperate al tcbf (e ad essere sinceri ho ancora roba presa all'arf che devo recensire... sigh!)

sicuramente conoscete bene la gioia che si prova a concludere una serie, anche quando sappiamo che quei personaggi ci mancheranno dopo. tra i manga di cui vi scrivo oggi ci sono due volumini che concludono le serie, ma di uno possiamo ben sperare nella pubblicazione del sequel, ed ovviamente sto parlando di amami lo stesso, di aya nakahara.
la più goffa e ingenua delle trentenni che possiamo trovare tra le pagine di un fumetto ha finalmente trovato l'amore, i suoi sentimenti per il capo si sono fatti più chiari e - cosa che inizialmente le sembrava più impossibile che imbattersi in un unicorno - lui ricambia in tutto e per tutto.
con che coraggio dirle che noi l'avevamo capito fin dalla prima pagina?
comunque, adesso i due sono i meno stereotipati piccioncini che anni di shoujo manga potevano farci immaginare, ma nonostante tutto, la loro storia sembra destinata ad andare a gonfie vele, e molti dei punti irrisolti del rapporto tra shibata e la sua famiglia vengono alla luce (svelandoci che la goffaggine emotiva può anche essere ereditaria).
cuori a carriolate a parte, come accennavo, la serie - che mi viene da definire come una delle migliori tra quelle (manga) che sto leggendo ultimamente - continua in un sequel attualmente in corso in giappone ma con due soli volumi in attivo, ed è facile immaginare che presto arriverà l'annuncio da planet manga, quindi nonostante la malinconia, possiamo sperare che non sia un addio ma solo un arrivederci.

salutiamo invece i due gemelli di romantica clock e tutti gli altri personaggi con il decimo volumetto della serie, in cui yoko maki dispensa lieto fine per tutti: tutte le coppie che avevamo shippato fin dall'inizio sono finite insieme o hanno consolidato il loro rapporto, ovviamente, e altrettanto ovviamente i problemi di salute di akane si sono risolto al meglio, così che tutti sono riusciti ad iscriversi nella nuova scuola tanto agognata, ma la vera sorpresa è che finalmente si è fatto vivo il padre dei fratelli kajiya è tornato, e invece di prendersi la padellata in faccia che meritava, dopo qualche lacrima è stato riaccolto dalla famiglia a braccia aperte.
sicuramente non troppo brillante - e di certo non divertente come amami lo stesso - in qualche modo però questa serie, che sprizza miele e stelline da tutti i pori, mi è piaciuta parecchio dal primo all'ultimo volume proprio per la sua dolcezza e quell'aria un po' ingenua e infantile che caratterizza tutta la storia. insomma, se non siete troppo allergici alle atmosfere zuccherose, recuperatela perché merita.

c'è poi un'altra serie che sta quasi per concludersi ed è rere hello, arrivata al volumetto numero 10 (l'ultimo, il prossimo, uscirà questo mese) e che infatti si sta preparando per uno di quei calmi e rassicuranti finali tipici del genere.
dopo essere stato costretto a partecipare a un incontro per un matrimonio forzato, minato scopre che la ragazza che doveva incontrare è aoi, la bella giovane di buona - ma decaduta e in miseria - famiglia, nipote di un vecchio amico di famiglia di minato.
ovviamente minato rifiuta di iniziare una relazione con aoi, e tutto potrebbe finire con un bel e vissero tutti felici e contenti (anche aoi, ché non è che se non ti fila il tipo che ti piace a quindici anni non hai più possibilità di essere felice per il resto della tua vita), e invece no, perché dobbiamo per forza renderci infelici e frustrati e nulla più al mondo ci distrugge quanto un amore andato male, così aoi continua con la sua fissazione, fino a quando non scopre che la misteriosa ragazza di minato è la sua amica ririko... e anche lì, invece di fare un passo indietro, continua imperterrita a tentare di rovinare ogni cosa.
e nel frattempo siamo all'inevitabile gita al mare! cliché e cuoricini come se non ci fosse un domani!
ormai manca pochissimo per sapere come finirà, facciamoci coraggio insieme!

lontanissimi dalla conclusione sono invece i prossimi tre titoli.
cominciamo con il grande ritorno di marmalade boy little, di cui ormai si può dire che mi ero dimenticata persino l'esistenza.
la yoshizumi è secondo me la maestra assoluta delle storie d'amore assurde, e qui, i due non-esattamente-fratelli finalmente si sono messi insieme, con tanto di approvazione dei genitori.
ma è la yoshizumi e non possiamo che fare spallucce e goderci la storia, che non prospetta grandi sorprese o colpi di scena. sul finire del volumetto - mentre rikka e saku si trovano a fare una gita improvvisata con yu e miki (i protagonisti del primo marmalade boy, fratellastri anche loro che hanno però coronato il loro sogno d'amore) - rikka incontra un ragazzo dall'apparenza gentile e disponibile. nulla di troppo rilevante se poi non se lo ritrovasse anche a scuola.
mi sa che abbiamo conosciuto il nuovo terzo incomodo...
marmalade boy little sembra solo un'altra versione di marmalade boy, ma io non so resistere proprio al tono da soap opera della yoshizumi, però sappiate che se non sopportate il genere, questo non fa affatto per voi.

altra roba che cola miele fin dal titolo ovviamente è honey di amu meguro, giunto al numero 3 (ma sta per uscire il 4...) che inizialmente non mi ispirava affatto, ma più va avanti più mi coinvolge.
onise, nonostante il suo aspetto poco rassicurante, è riuscito a farsi ricambiare da nao e anche se continua a non essere troppo popolare tra gli altri compagni, può dire di essere felice accanto alla sua ragazza.
presto però un suo compagno di classe, futami, il classico ragazzo bello e simpatico, inizia ad interessarsi a lui, a voler a ogni costo fare amicizia. sembra una bella cosa, ma manco a dirlo presto l'atteggiamento di futami cambia radicalmente, sopratutto nei confronti di nao.
ma in fondo, che shoujo sarebbe senza il tizio che si mette in mezzo dichiarando che porterà via a ogni costo la protagonista dal suo fidanzato?
grazie al cielo ci risparmiamo il quindicenne borioso che cerca di fare l'uomo forte, anzi onise è talmente tanto confuso che per amore di nao potrebbe combinare la peggiore delle scemenze...
niente, adoro questi due ragazzini nonostante siano dei tonti e mi sento sempre più in colpa per aver snobbato questo titolo all'inizio!

per finire, terzo volume di tsubaki-cho lonely planet (di cui credo di aver visto in edicola il quarto volume, ma non sono sicurissima, aggiornatemi se è già uscito!).
so che a molte non sta piacendo perché somiglia tanto a una stella cadente in pieno  giorno, però a me non da troppo fastidio che la storia sia simile... insomma, dopo aver letto shoujo per quindici anni credo di non poter sperare in chissà quali opere originali e innovative, quindi almeno preferisco leggere qualcosa di simile a titoli che mi sono piaciuti!
se questo manga ha un difetto è che è davvero leeento, ma mi piace il fatto che i fumi, la protagonista, si renda conto dei suoi sentimenti poco per volta.
il modo in cui i personaggi cambiano il loro modo di relazionarsi tra loro è perfettamente plausibile e rende la storia più verosimile e interessante. la trama di per sé e banale e questo volume serve solo a farci capire meglio cosa si agita dentro fumi e a lasciare in ombra - per il momento - i sentimenti degli altri personaggi.
praticamente, la parte più interessante della storia è quella psicologica e mika yamamori è bravissima a svelarci poco per volta quello che sentono e desiderano.
anche questo titolo però mi sento di continuare a consigliarlo solo ai fanatici delle love story.

lunedì 2 ottobre 2017

commenti randomici a letture randomiche - XLII

(oggi fate gli auguri al misterioso recensore che fa il compleanno e a me che torno all'università!)
e dunque, eccoci con la prima carrellata di randomicità, direttamente - o quasi - dal tcbf. in questi giorni mi è completamente passato il blocco del lettore, ho ripreso i vecchi ritmi e sto facendo il pieno di bella roba (così magari trovate qualche spunto per dilapidare soldini anche voi)

il primo titolo è stata la mega sorpresa del tcbf. mentre il misterioso recensore si faceva ritrarre da gilbert sulla sua copia de la saggezza delle pietre, io chiacchieravo con i ragazzi di diabolo edizioni, che mi hanno regalato un libro che non conoscevo assolutamente ma che mi è piaciuto parecchio: non piangere di lance hansen è una raccolta di storie legate all'infanzia un po' particolare.
come spiega lui stesso nell'introduzione, il progetto iniziale voleva essere quello di raccontare episodi della sua infanzia, magari anche divertenti e leggeri, un po' come sono sempre le storie che parlano di bambini. ma mentre rivangava i suoi ricordi, hansen si è reso conto che in realtà anche l'infanzia più tranquilla e felice viene sminuita se viene rappresentata da bambini stereotipati, se ci si concentra solo sugli aspetti buffi, sulle monellerie o sui momenti comici.
in effetti, la vita interiore dei bambini - che come dice l'autore, spesso non viene analizzata a fondo - non è poi così semplice, lineare e superficiale, e anche il più tranquillo dei pargoli spesso nasconde pensieri che vanno ben oltre le birbanterie da giornalino di gian burrasca: i bambini si interrogano su tutto, e spesso il dialogo con gli adulti, che hanno il pessimo vizio di liquidare tutto con un sei troppo piccolo per capire, non aiuta a darsi delle risposte.
lontano anni luce dalle noccioline di schulz, dalle contestazioni di mafalda o dalla fantasia sfrenata e solitaria di calvin, protagonista di non piangere è francis, insieme al suo fratellino minore nicky. è un bambino come tanti, e come tanti bambini a volte fa fatica a capire e interpretare il mondo che lo circonda. basta un film o le notizie del tg a istillare la paura e un rimprovero  - unito all'incredibile egocentrismo dei bambini - a fargli credere che ogni cosa brutta che possa accadere sia colpa dei suoi capricci.
con uno sguardo oggettivo e senza filtro di alcun tipo, lance hansen racconta dei primi innamoramenti, della difficoltà di imparare a giudicare gli altri nel modo corretto, della cattiveria infantile e dei sensi di colpa che forse a quell'età sono tra i più forti e distruttivi di tutta la vita, parla di amore fraterno e di amicizia, del confine a volte non troppo netto tra infanzia e adolescenza, dell'impossibilità di capire e di accettare la morte, delle scoperte - spesso scioccanti - sul sesso, sulla cattiveria, sul dolore che portano passo dopo passo all'età adulta.
l'età che vive francis è l'unico momento della vita in cui si è liberi dal cinismo, nel bene e nel male, l'età meravigliosa in cui un pezzo di vetro arrotondato dal mare può essere un tesoro e quella terribile in cui ogni piccola ferita dell'animo ci mette un'infinità di tempo a cicatrizzarsi, senza forse riuscire a chiudersi mai.
una lettura veloce ma che sa ricondurre il lettore ai primi anni, al suo personale libro di ricordi, e che forse può aiutare a conoscere un po' meglio il bambino che siamo stati.

recupero posticipato da secoli - speravo di farmelo autografare dall'autore che doveva essere in fiera ma all'ultimo minuto non è riuscito a essere presente - safari honeymoon di jesse jacobs ed edito da eris edizioni, è stato fino ad adesso il libro più allucinato e allucinante (vabbè, ma con jacobs è tipo ti piace vincere facile?) letto negli ultimi tempi.
lo stile grafico dell'artista canadese è inconfondibile anche per chi ha solo visto qualche disegno, stilizzato, pulito, lineare e geometrico, le vignette sono regolari, quadrate, perfettamente organizzate nella pagina, i colori si limitano a tre - bianco nero e verde - e tutta questa apparente semplicità visiva è il perfetto contrappunto per le follie che lui ama narrare.
in questo breve racconto, una coppia si trova in luna di miele in una giungla feroce e pericolosa, piena di bestie assassine e affamate, di parassiti velenosi e piante tossiche.
aiutati da una guida esperta e attenta, i due tenteranno di godersi il più inusuale dei safari, pronti a portarsi in casa trofei di animali che sfuggono a qualsiasi tipo di catalogazione.
l'immaginazione visionaria di jacobs non si limita solo a forme di vita ibride e in qualche modo grottesche, ma intreccia, con un ritmo che si fa via via più concitato, una storia che trasforma un viaggio emozionante e romantico in un incubo a occhi aperti, in cui è impossibile tirare a indovinare cosa succederà nella pagina seguente.
innamoramento immediato.

per finire, anche se non c'entra nulla con il tcbf ma l'ho recuperato tramite bookmooch qualche tempo fa, volevo consigliarvi assolutamente di recuperare io e te su naboo, di mabel morri, edito la bellezza di otto anni fa da kappa edizioni (ai bei tempi in cui kappa edizioni faceva bei fumetti).
io e te su naboo è il primo romanzo lungo di mabel morri, una storia dolceamara che parla d'amore e di perdite, di manu e di federico, di lei che rimane e di lui che se ne va via all'improvviso, dopo una sera come tante, in un incidente d'auto.
passando dai ricordi al presente, manu racconta di come è nata prima l'amicizia e poi l'amore tra lei e federico, proprio in quel momento in cui da adolescenti improvvisamente ci si rende conto che si sta diventando adulti. nel passato di manu c'è federico, e con lui c'è la sua passione sfrenata per star wars - e il titolo ne è un chiaro riferimento - che condivide con il fratello gemello emiliano, il loro rapporto viscerale e inaccessibile, l'amicizia con diana - la ragazza di emi, la prospettiva di un futuro felice sempre insieme, tra l'ennesima visione dello stesso  film, una partita a yatzee e la vita che continua ad andare avanti spensierata.
nel presente però a posto di tutto questo c'è solo un buco pieno di dolore e disperazione, un senso di impotenza e disorientamento, sentirsi persi, abbandonati, soli, vittime da un lato e dall'altro colpevoli di essere rimasti, ma c'è anche la voglia - e il dovere - di continuare a vivere senza limitarsi a sopravvivere, e tutta la difficoltà di riuscire ad andare avanti.
e la salvezza arriverà all'improvviso, con un incontro tanto inaspettato da farti saltare in aria o una racchetta rubata nella più strana e inspiegabile delle circostanze.
mabel morri ha un tratto straordinario, forte, graffiante e al contempo elegante e quasi fragile e sa regalare ai volti dei suoi personaggi tutto lo spettro di emozioni che ci lascia vivere durante il racconto, miscelando con talento dolcezza e tristezza, allegria e malinconia, affrontando un tema difficile con delicatezza e saggezza.
se come me ve l'eravate  perso, è giunto il momento di rimediare.
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