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domenica 25 settembre 2022

saga 10

ecco come sopravvive un'idea.
cresce e cambia, spesso ben oltre le intenzioni dei suoi creatori.
e, se per essere considerata "buona", deve sopravvivere a chi l'ha avuta, allora direi che ero a metà dell'opera.


la pausa - che doveva durare un anno ma che si è allungata fino a quattro - è finalmente conclusa e possiamo di nuovo tornare a leggere una delle serie più appassionanti, originali e intricate di sempre.
le parole di hazel a inizio volume sembrano avere una doppia chiave di lettura: riprendere la narrazione qualche anno dopo che si era - in modo anche piuttosto sconvolgente (non faccio spoiler nel caso in cui qualcuno passasse da qui senza aver letto i precedenti nove volumi - fortuna sua, se vuole recuperare ora si eviterà quattro anni di astinenza) - interrotta e rincuorare noi lettori che saga continuerà e che brian k. vaughan ha le idee chiare circa la direzione da intraprendere.

sono, appunto, passati circa tre anni dall'ultimo episodio, hazel è cresciuta continuando a vagare per un universo sempre sconvolto dalla guerra e sempre intenzionato a ucciderla: figlia di una soldatessa landfalliana e di un soldato di wrath, entrambi disertori, hazel è l'incarnazione stessa della più pericolosa delle idee, quella che la guerra tra wrath e landfall non è che il motore primo economico e politico dell'intero universo, a beneficio di pochi governanti e - ovviamente - pagata dai mondi e dalle popolazioni più povere.

cover originale del capitolo 57

questa guerra tra due mondi - anzi un mondo, landfall, e la sua luna, wrath - ha trascinato nel conflitto tutto l'universo o quasi, costringendo chiunque a schierarsi da una parte o dall'altra, travolgendo altri pianeti e popolazioni più povere, nascondendo (neanche tanto) gli interessi di chi la guerra la fa dal suo comodo posticino di comando. è in questo universo che una soldatessa di landfall e un soldato di wrath, si conoscono, si innamorano, disertano e generano una figlia: una meraviglia per loro, un abominio per chiunque altro.
hazel, la bambina che potrebbe stravolgere l'assetto politico universale con la sua sola esistenza, è la prova tangibile e viva dell'assurdità di questa guerra. ha le ali di landfall e le corna di wrath, ma soprattutto è la prima a essere nata tra due "razze" che si sono sempre odiate, la testimonianza che l'unione e la pace potrebbe esserci e potrebbe portare a qualcosa di decisamente migliore della guerra. è ancora di più: l'idea - salvifica o oscena - che landfalliani e lunari sono uguali, fanno parte della stessa specie. accettare un'idea come questa significherebbe non semplicisticamente la pace nell'universo ma il crollo di un sistema immenso che collega interi sistemi solari e che trova nella guerra risorse economiche e motivazioni politiche necessarie a mantenersi.

alla storia di hazel e dei suoi genitori - alana e marko - si intrecciano quelle di mercenari assassini, giornalisti, scrittori, principi diseredati, amanti vendicative eccetera, una matassa ordinata di storie, una trama fino a ora gestita in modo brillante da brian k. vaughan e impreziosita dai disegni straordinari di fiona staples, entrambi tornati in questo decimo volume in splendida forma.

questi nuovi cinque capitoli non risentono affatto del salto temporale e anzi riescono a dare qualche risposta ad alcuni dei perché (molti anche abbastanza disperati) che più avevano affollato la mente dei lettori quattro anni fa, alla fine del nono volume, senza però mai scadere nel fanservice.
diceva cechov che se in scena si vede una pistola, allora prima o poi sparerà e vaughan lo sa bene, utilizzando il più macabro dei dettagli con cui poteva riprendere la storia per dare una nuova spinta alla trama e giustificare - da un punto di vista esclusivamente narrativo, perché noi lettori non gli perdoneremo mai quello che ha fatto - il finale del capitolo cinquantaquattro.

cover originale del capitolo 60

vecchie conoscenze e nuovi personaggi si alternano tra le pagine di questo decimo volume in cui neanche una vignetta è sprecata, il livello della narrazione - e quello dei disegni - è altissimo e non c'è nulla di cui unə lettorə portebbe lamentarsi (a esclusione, ovviamente, di quella porzione di fandom che pretende di essere in grado di sostituirsi agli sceneggiatori in ogni serie, semina lamentele in ogni dove e dei quali, personalmente, cerco di ignorare l'esistenza), anzi, il livello di tensione/emozione è quello a cui siamo ormai felicemente abituati e l'hype a fine volume resta altissimo.
anche se il tono della racconto di hazel ci rassicura che la vedremo crescere e che - almeno per quello che riguarda lei - non ci aspettano brutte sorprese e anche se siamo ufficialmente entrati nella seconda parte della storia (vaughan aveva detto che saga si sarebbe concluso con il capitolo 108, ovvero diciannove volumi in totale), questa è l'unica serie in cui mi vengono i brividi ogni volta che sto per girare pagina, un mix di ommioddiononvogliovedere e vogliosaperetuttoadesso.

mancano pochissimi giorni all'uscita del volume in libreria (il 30 settembre per la precisione) e se siete fan della serie vi consiglio di prenderlo immediatamente e di non cedere alla tentazione di sbirciare le ultime pagine! buona lettura!

lunedì 22 ottobre 2018

anteprima ~ il ventesimo grado

[dal comunicato stampa]

“Mi tiene sveglia la paura di annegare nel liquido che ogni giorno riempie un po' di più la cavità che sento appena sotto lo sterno”
“Ha la forma di una nuca poggiata sul cuscino e di mani. Le tue sul volante, la mia sulla tua coscia a stringere dolcemente sopra al ginocchio”

“Il Ventesimo Grado” è il terzo e ultimo volume presente nella “Trilogia dei Veleni” di Manticora Autoproduzioni, chiudendo il cerchio iniziato da “Malerba” di Lorenza de Luca e perseguito da “Abigail – L'incantevole morte della signorina Goldfinch” di Elena Triolo (alias Carote e Cannella). 
In una città piena di anime ma dalla sconfinata solitudine, una ragazza sopporta la routine nel tentativo di divincolarsi da un amore perduto e idealizzato. Ogni luogo è una sfaccettatura del suo rapporto in frantumi e ogni emozione, per quanto distante, un eco di quelle vissute. I minuti, le ore e i giorni scorrono lenti e si insinuano sotto la sua pelle, avvelenandola.
Ma c'è un solo gesto che affonda le radici alla base del suo dolore:
un sasso lanciato sulla superficie di uno specchio d'acqua.
Un sasso che potrebbe rimbalzare in avanti, come affondare inesorabilmente. 
Creato dalla mente di Ilaria Apostoli e con il suo bianco e nero nervoso, sporco e profondo, “Il Ventesimo Grado” è una poesia ad occhi aperti che scava nel dolore e nella perdita di ciascuno di noi. 
Sarà disponibile in anteprima nella Self Area di Lucca Comics & Games 2018 e in seguito disponibile sullo shop online di Manticora dai primi giorni di novembre. 
L'AUTRICE
Dopo qualche anno passato all'Accademia di Belle Arti, decide di dedicarsi alla produzione fumettistica per conto proprio.
È attiva da qualche anno all'interno del collettivo Gravure, per il quale ha lavorato a tre storie brevi. Ha inoltre lavorato con il collettivo La Legione degli Artisti in “Anatomia dell'adolescenza – Omaggi alle opere di Davide Toffolo” e con Manticora, firmando alcune illustrazioni del calendario “Maison LàLà” e una storia all'interno dell'antologia “2053 – Le nuove acque”. 
“Il ventesimo grado” è il suo terzo progetto con la Manticora.
(voi non avete idea di quanto io sia felice ogni volta che arriva l'annuncio di una nuova opera dei manticori! ♥) 

venerdì 30 marzo 2018

il mio amico toby

il mare limpido, la campagna verde e splendente, le mucche (che no, non sono pericolose), un gatto con un orecchio mezzo sbrindellato (il nemico), il bastoncino lanciato da un bambino, i quadri del suo padrone, i cani-femmina (che scarseggiano). e il cibo.
sopratutto il cibo.


non è facilissimo parlare della vita di ogni giorno di toby, cane vattelapesca, non troppo bello e neanche particolarmente intelligente, un adorabile tonto nasone-e-lingua-penzoloni che passa le giornate a esplorare un piccolo pezzetto di mondo lasciandosi travolgere da mille emozioni, sgranando i suoi immensi occhioni buoni davanti a ogni novità, ammirando con devozione infinita il suo padrone, tirando fuori quella faccia devastante da cane in procinto di morire di stenti dopo aver finito il cibo nella sua ciotola perché il toby di grégory panaccione è così realistico e vero che non solo non c'è neppure una singola parola nel libro (i cani non hanno bisogno di parole) ma, sebbene sia solo il disegno di un cane, panaccione lo rende capace di suscitare quello scioglimento immediato di qualsiasi cuore di pietra possa soffermarsi un attimo su queste pagine tanto quanto riesce a fare qualsiasi cane in carne e ossa (e pelo) con i suoi occhi lucidi e la sua testolina piegata di lato con fare dubbioso.
ecco, se avete presente la morsa allo stomaco che vi prende quando guardare un cucciolo e vi sciogliete in urletti isterici e la perdita totale di qualsivoglia forma di serietà e compostezza, allora potete farvi un'idea di quello che proverete a sfogliare le pagine de il mio amico toby.

ingenuo, dolce e fedele, toby diventa un wannabe-pericoloso-cane-da-guardia quando un gatto si avvicina troppo a casa sua, ma il tentativo andato a male di far fuori il nemico porterà a un incontro inaspettato tra due bipedi, un'amicizia insperata e qualcuno in più a cui volere bene.
questa grossomodo la trama (senza spoiler) se proprio vogliamo trovarne una, ma la bellezza di questo libro sta più nei momenti in cui toby è l'assoluto protagonista e ci svela un mondo che non ha bisogno di parole per essere raccontato: un prato è la bellezza di poter correre in mezzo all'erba, una mucca è superare la paura per qualcosa di sconosciuto, qualche ora trascorsa da solo a casa diventa tutto lo sconfortante, grigio, freddo e desolante senso di abbandono che spezza il cuore fino a quasi farlo fermare e il ritorno del proprio padrone è uno scoppio di gioia tale da non riuscire a tenersi fermi.
la noiosa campagna, sempre uguale a se stessa, cambia aspetto in modo sorprendente se la guardiamo con gli occhi puri (ugh, passatemelo per questa volta) di un cagnolino, diventa un turbinare folle di emozioni e sensazioni.


grégory panaccione ci regala la possibilità di trascorrere un po' di tempo guardando il mondo in un modo completamente nuovo, un mondo che non conosce schemi rigidi né definizioni esatte, fluido e luminoso come i suoi acquerelli e magicamente riesce a farci sentire i suoni e gli odori e il calore del sole e il tocco dell'erba e l'irrefrenabile gioia di vivere di un cane tonto e felice.

(il libro sarà disponibile in libreria e online a partire dal 4 aprile!)

venerdì 20 ottobre 2017

2053 - le nuove acque

l'apocalisse, nell'immaginario comune è un evento devastante, di proporzioni enormi, spaventoso, terrificante, certo, ma sappiamo immaginarcelo in un modo ben preciso: una distruzione magari non indolore ma immediata, poche ore di sconvolgimenti e cataclismi, magari un bel coro di trombe divine e un giudizio universale che in quattro e quattr'otto ci mette tutti in riga e ci cancella dalla faccia della terra.
via il dente, via il dolore insomma.
ma non sarà così facile. né così veloce.


16 giugno 2022. domino è un maelström di proporzioni titaniche, uno sconvolgimento che cancella l'oceania e altri paesi del sud est in poche ore. è l'inizio della fine, il primo pezzo che cadendo - proprio come un domino - travolgerà lentamente tutto il resto del mondo.
oggi è il 2053, l'effetto domino è andato avanti inesorabilmente, il nostro pianeta non è più quello che conoscevamo: la sua geografia è stata rivoluzionata da ogni sorta di terremoto e inondazione, ma è sopratutto quello che è successo nelle società che le ha rese irriconoscibili.
come autorizzati da quegli sconvolgimenti naturali, quello scrollarsi da dosso quei fastidiosi, piccoli parassiti a due zampe, gli uomini anziché cercare di salvare il salvabile si sono trasformati sempre più nel proverbiale homo homini lupus: le guerre hanno sconvolto il globo, portando ai pochi sopravvissuti delle catastrofi carestia, pestilenze e governi assolutisti e ingiusti.

la squadra di manticora, a cui -  insieme ai già noti anna ferrari, ivan lodi, lorenza de luca e brian freschi ai testi - si aggiungono per la realizzazione di 2053 - le nuove acque, david ferracci, lonnie bao, albhey longo e ilaria apostoli, ci portano insieme all'esploratore bertram morris a compiere un giro intorno al mondo o a quello che ne resta: inghilterra, russia, italia, india, sri lanka, canada, fino a giungere l'oceano pacifico e poi le ande, ogni pezzetto di pianeta ha la sua tragedia da raccontare, siano le folli decisioni di qualche strana setta, o le tremende conseguenze di azioni militari sbagliate, sembra che ovunque la civiltà sia regredita perdendo qualsiasi sorta di ideale di giustizia, parità o anche solo semplice e istintiva solidarietà: dall'alto della sua mongolfiera bertram, e noi con lui, non può che costatare che da più di trent'anni ormai, l'apocalisse, la fine del mondo, non fa che avanzare inesorabilmente. l'unica cosa che resta è provare a lasciare di tutto questo almeno una storia, una testimonianza, a beneficio delle future generazioni.
se ci saranno.
brian freschi è una sorpresa lettura dopo lettura: persino con un tema tanto usato come quello dello
scenario post apocalisse riesce a dare un taglio innovativo alla storia, ponendoci davanti a qualcosa di inusuale e coinvolgente: non cosa porta al disastro, non cosa rimane del disastro, ma il disastro stesso, nel momento in cui si compie, tra le strade, vicino alla gente che lo sta vivendo, o che meglio sta tentanto di sopravvivergli.
gli episodi, ciascuno dei quali è disegnato da un artista e ci racconta di una precisa area geografica, sono sempre introdotti da una breve cronologia di quel paese, un freddo e preciso elenco di fatti e informazioni che ci permettono di entrare subito nell'atmosfera e al contempo di non sapere cosa troveremo una volta girata la pagina.
scelta che a mio modestissimo avviso funziona perfettamente e che ci aiuta a calarci nei panni del solitario esploratore, pronto a registrare nuovi dati da aggiungere a quelli già noti.

anna ferrari, ivan lodi e lorenza de luca confermano il loro già noto talento, ognuno con il suo stile che - se seguite il gruppo da un po' - continua a migliorarsi e raffinarsi sempre di più, mentre i nuovi autori riescono a integrarsi perfettamente, dando vita insieme a un'antologia in cui ogni disegnatore riesce ad essere se stesso senza rinunciare a creare un tutt'uno armonico che funziona perfettamente.

con questo decimo volume il gruppo manticora sembra che segni una svolta all'interno della sua produzione, perché nonostante 2053 - le nuove acque ricalchi il modello delle passate antologie (ovvero una storia per ogni disegnatore, all'interno di una cornice tematica più ampia), questa volta lascia aperta la possibilità di continuare a indagare questo mondo non troppo lontano dal nostro eppure inimmaginabile e alieno.

il volume sarà presentato come da tradizione a lucca tra circa una decina di giorni (e io sono orgogliosissima di poter dire di averlo letto in anteprima assoluta!), e quest'anno più che mai vi consiglio di assaltare lo stand del gruppo manticora perché questo nuovo lavoro è una bomba pazzesca!

su claccalegge si è parlato anche di:

venerdì 31 marzo 2017

anteprima "colors of lust" e intervista a ornella savarese

vi ricordate che qualche tempo fa vi ho parlato di gimkhana, un fumetto bellissimo, autoprodotto, scritto, disegnato e colorato da una ragazza italiana bravissima?
beh, se volete, potete rinfrescarvi la memoria qui, intanto oggi vi presentiamo in anteprima l'artbook dedicato ai personaggi di gimkhana, colors of lust, una raccolta di illustrazioni un po'piccanti, quindi via i bimbi!


e sì, ho usato il plurale non per manie di grandezza, ma perché ornella ha accettato di dedicarmi un po' di tempo e rispondere a qualche domanda sul suo lavoro e su questo nuovo libro, che troverete in anteprima al napoli comicon e che dal primo aprile sarà disponibile per il preordine (info qui).

buona lettura!

ciao ornella e benvenuta su claccalegge ♥
come hai scoperto di voler diventare una disegnatrice di fumetti?
 A dire il vero non c’è stato un momento preciso in cui ciò è successo. Da bambina, essendo figlia unica, ero molto molto facile alla noia, oltre che abbastanza incapace di socializzare con gli altri ragazzini, perciò mio padre mi sommergeva di fumetti, soprattutto “Topolino” e correlati! Col tempo, leggendo, mi è sorta la curiosità: cosa si prova a FARE fumetti, invece che leggerli e basta? Quindi goffamente a 7 anni cominciai a costruirmi volumetti piegando i fogli A4 e rilegandoli con lo scotch, disegnando storielle di un certo ragazzino, Mistral, che ancora oggi porto nel cuore! Con il tempo raccontare storie attraverso i fumetti è diventata una vera e propria necessità, non farlo mi dava la sensazione di essere chiusa in gabbia, quindi è stato una scoperta graduale e “silenziosa”.
quali sono i tuoi "attrezzi" preferiti quando disegni?
Al momento mi sto approcciando all’inchiostrazione tradizionale a pennello, per cominciare a far pratica al di fuori del digitale! Mi diverte molto sperimentare sempre mezzi nuovi, anche solo per uscire dal famigerato “blocco dell’artista”. Tuttavia il mio strumento preferito è assolutamente la matita; anche se ora non uso il mezzo tradizionale per il fumetto per questioni di praticità, per tutto il resto ricorro sempre a quello che sicuramente è lo strumento più semplice con cui ho iniziato e con cui ho più confidenza! 
ci racconti la genesi di gimkhana?
“Gimkhana” nasce, senza esagerare, per puro caso! Si parla ormai di circa cinque anni fa: dopo un periodo di allontanamento, ero tornata su DeviantART, che avevo precedentemente frequentato molto di più, e non avevo mai disegnato qualcosa con dei personaggi umani. Per riavviare la galleria cominciai a fare delle tavole di prova con questi due giovincelli dispersi (Tyler e Sean), e addirittura era ambientato ai giorni nostri! Dopo che la prima decina di tavole ebbe suscitato (con mia gran sorpresa) dell’interesse, decisi che fosse il caso di darmi una linea da seguire, e così feci! In realtà, non avendo mai studiato arte e fumetto, tutte le tavole seguivano soltanto ciò che avevo appreso leggendo fumetti da piccola. Le nozioni base le avevo intuite da sola, perciò tutto il resto, la narrazione, i personaggi, nascevano e si muovevano sulla sola base del mio istinto da lettrice.
Se all’inizio c’era una sorta di distacco emotivo nei confronti di quello che facevo, all’improvviso non è stato più così! Raccontare questa storia, dare vita a questi personaggi , vedere come le persone ne fossero coinvolte a loro volta,  mi prese così tanto che nel giro di due anni completai i primi tre volumi (molto più brevi rispetto a quelli attuali, ma ci arriverò a breve) , finché … mi fermai. All’improvviso, guardando all’intera prima fase della storia, non le sentii più mie, non soltanto a livello tecnico (in due anni ero cresciuta artisticamente) ma anche narrativo.
La storia non aveva la profondità che volevo avesse, i personaggi neanche. Non erano fin dall’inizio quelli che avevo costruito man mano col tempo; sentivo di aver sbagliato tutto, che avrei dovuto preparare il tutto meglio sin dall’inizio, ma dopotutto mai avrei immaginato di portare avanti questa storia e di affezionarmi a lei. E così, arrivata alle 264 tavole (ricordo ancora il numero da deviantART!) cancellai tutto, e ricominciai da capo! Per l’occasione ho adottato la divisione attuale in quattro volumi , che sono momenti concettuali diversi sebbene parte di un’unica storia, e soprattutto ho cercato di darle una serietà e una profondità differente, ma soprattutto : studiarla.
   Mi piace sempre far presente che “Gimkhana” in realtà sia la testimonianza della mia crescita; quando la rileggerò, più in là, vedrò la mia prima adolescenza nelle 200 pagine scartate, poi il mio primo sforzo nel lavorare sul serio a qualcosa nei primi due volumi, rivedrò alcuni cambiamenti avvenuti in me stessa negli ultimi due volumi e nell’evoluzione dei personaggi, e infine il graduale cambiamento artistico (inevitabile!). Mi piace pensarlo come il mio dialogo indiretto con il lettore, e anche se è un progetto difficilissimo da portare avanti tutto da sola, amo portarlo avanti!
gimkhana ha una trama molto strutturata, la storia si svolge tanto tra le tribù pellerossa che tra i bianchi "civilizzati": che tipo di ricerca c'è dietro la realizzazione di ambientazioni e personaggi così diversi tra loro?
Ammetterò che, paradossalmente, il mio interesse verso il periodo storico e le vicende relative è nato con alcuni studi universitari. Nella primissima versione di Gimkhana a cui ho accennato, non c’era chissà quale ragionato studio; nelle versioni attuali, invece, sto cercando di essere sufficientemente accurata a livello storico (anche se credo sia impossibile esserlo alla perfezione!) Questo interesse lo devo al mio professore di “Storia dell’economia” e “Storia del pensiero economico”, esami grazie ai quali ho approfondito le interessanti dinamiche economiche e sociali del periodo e che sono stati una vera manna dal cielo! È piuttosto complicato, soprattutto perché le tematiche etiche al momento sono scottanti e vanno prese con le pinze, essendo facilmente travisabili; inoltre devo mantenere il giusto equilibrio fra trama “romanzata” e contesto reale, ed è molto difficile. A causa della mancanza di mezzi di ricerca sicuri al cento percento , quando tratto del contesto storico (cosa che accadrà particolarmente nei volumi terzo e quarto) cerco di adottare una prospettiva abbastanza lontana per evitare errori e inaccuratezze, basandomi sulle informazioni certe (poche, ma certe) che riesco a raccogliere da libri e altre fonti! In particolare sui pellerossa sono stata costretta a romanzare più del resto, proprio a causa della vastità e della vaghezza delle notizie, ragione per la quale ho creato una tribù fittizia.
al momento siamo a metà della storia e da domani (in preordine online) e poi al comicon di napoli, sarà possibile acquistare il tuo nuovo lavoro legato all'universo narrativo di gimkhana, colors of lust, un artbook che contiene, oltre agli sketch e alle illustrazioni, anche delle storie brevi... ci racconti qualcosa su questo nuovo lavoro? cosa aggiunge questo libro ai due volumi precedenti? e ci sarà qualche anticipazione di quello che vedremo nei volumi conclusivi? (non so se si capisce, ma sono curiosissima!)
“Colors of lust” nasce dalla mia esigenza insoddisfatta di avere… spazio narrativo infinito!Durante l’avanzare della storia, essendo piena di avvenimenti e sviluppi di trama, non c’è moltissimo tempo per approfondire i rapporti delle coppie presenti; le dinamiche principali si spiegano tranquillamente fra brevi momenti in cui l’attenzione è focalizzata su di loro e poi in sottofondo alle vicende principali, ma sento di non aver comunque spazio sufficiente per parlare di più di loro! A questo problema ho ovviato parzialmente con gli extra narrativi in appendice ai volumi, e ho poi pensato di trasferirli in un artbook separato! È un po’ un esperimento artistico, un po’ una sfida personale verso il tema dell’erotismo, che mi ha sempre bloccata (ah, la timidezza!).Questo libro extra va a spiegare il rapporto delle coppie che abbiamo già conosciuto, quelle che abbiamo soltanto “sfiorato” e quelle che dovremo ancora conoscere; da qui, infatti, qualche anticipazione dei volumi futuri, ma ho fatto ben attenzione a non spoilerare troppo!

il tuo stile è molto personale, e anche se è possibile riconoscere influenze molto diverse tra loro, hai un tratto estremamente originale e riconoscibile. c'è qualche disegnatore/illustratore/fumettista che pensi ti abbia ispirato maggiormente?
Dunque mi è davvero difficile individuare una fonte di ispirazione precisa, dato che in realtà mi sottopongo ad un brainstorming continuo di svariati artisti e tecniche, quindi tendo ad apprendere un po’ di tutto, riadattarlo a me stessa, senza mai voler scadere nel plagio! Tuttavia se dovessi individuare con esattezza degli artisti che non posso fare a meno di seguire e di ammirare, direi che sono Orpheelin (Anne Voitot, un’eccellente artista francese) ed Enrico Marini, anche se ho altri svariati “senpai” che non riuscirei ad elencare!
dicevamo che alla conclusione di gimkhana mancano ancora due volumi, ma hai già in mente qualche progetto per un prossimo lavoro? che tipo di ambientazione di piacerebbe dare a una nuova storia?
A dire il vero in questi anni, riuscendo a concentrarmi solo su un progetto alla volta, sono stata davvero poco “creativa” al di fuori di Gimkhana stesso; tuttavia, recentemente ho sentito il bisogno di distrarmi e mi sono avventurata nella stesura di un altro paio di progetti. Uno è una graphic novel a sfondo LGBT, mentre l’altro è una sorta di enorme fiaba con ambientazione che richiama la cultura e gli usi egizi (o meglio, decisamente ispirata a questi, sebbene in un luogo fittizio, quasi fantasy). Entrambi sono ancora in stato di “scarabocchi su taccuino”, per dirla in maniera molto banale, ma ho intenzione di lavorarci al fine di una pubblicazione editoriale (sperando!).
tu sei una bravissima sceneggiatrice, una bravissima disegnatrice e una bravissima colorista: ma se dovessi lavorare in team con altri autori, quale sarebbe il ruolo a cui non sapresti rinunciare?
È molto difficile decidere! Avendo sempre ricoperto tutti questi ruoli, non ho sviluppato preferenze più per l’uno o l’altro; ma se dovessi scegliere, credo non saprei rinunciare alla parte di colorista. La fase del colore mi rilassa, mi mette continuamente alla prova ed è la parte in cui vedo il disegno prendere davvero vita, quindi credo che non riuscirei a dire di no a un ruolo del genere!
quali sono secondo te i punti di forza dell'autoproduzione? e quale, invece, pensi sia la parte più "scomoda" del dover fare tutto in proprio?
Nell’autoproduzione hai la possibilità di metterti alla prova per davvero, di costruire il tuo progetto, il tuo pubblico, di imparare tantissime cose senza dover necessariamente dipendere da altri. Se i risultati arrivano, puoi darti una bella pacca sulla spalla e dirti “Bravo/a, ce l’hai fatta da solo/a”. Ti fa capire quanto ami davvero il tuo progetto, perché ogni singola cosa che lo riguarda sarà in qualche modo un sacrificio (in termini di tempo, di soldi, di fatica e anche di autostima). Però, esattamente come amplifica la fatica, amplifica anche le soddisfazioni; è un’arma a doppio taglio!
La parte più scomoda è proprio il dover emergere; emergere in un mondo dove tutti fanno tutto, dove purtroppo i social stanno rovinando la concezione del pubblico riguardo il fumetto e l’arte in generale, dove la meritocrazia si fa spazio a fatica. Direi che la parte più scomoda è il trovare la forza di credere in se stessi abbastanza da resistere e perseverare, di affrontare le difficoltà anche meramente pratiche del gestire un progetto da solo. Ma è una bella sfida!
oltre al comicon di napoli, in quali delle prossime fiere potremo incontrarti?
Al momento non ho molte certezze a riguardo, ma ho in programma anche il Lucca Comics & Games 2017! Speriamo bene!
ti ringrazio tantissimo di essere stata in nostra compagnia, ti mando un abbraccio e un mega in bocca al lupo per gimkhana e per tutti i tuoi progetti futuri! ♥

giovedì 9 marzo 2017

misdirection

La misdirection (direzione dell'attenzione) è una sorta di sottofondo costante di ogni buon gioco di prestigio. Essa consiste nella capacità del prestigiatore di attirare l'attenzione del pubblico solo sulle parti del gioco o della scena che egli ritiene opportune, permettendo così di sviare l'attenzione da movimenti e mosse che non devono essere viste e ricordate. In questo modo il pubblico avrà l'impressione di azioni pienamente legittime laddove in realtà sono stati realizzati dei "trucchi".
La
misdirection si produce con lo sguardo, con il tono della voce, con i movimenti e soprattutto con tecniche psicologiche che permettano di far focalizzare l'attenzione del pubblico su ciò che il prestigiatore ritiene opportuno.
(fonte wikipedia)


federica ha tredici anni, passa le giornate delle sue ultime vacanze estive prima dell'ingresso al liceo in vacanza in montagna con i nonni e con il suo smartphone perennemente in mano, lo usa per tenersi in contatto con gli amici e per registrare il suo diario.
e la sera prima, dopo aver passato di nascosto una notte in discoteca con la sua amica noemi, di qualche anno più grande di lei, si risveglia cercandola ma senza riuscire a trovarla da nessuna parte.
inizia così, insieme a un altro ragazzo che come federica e noemi alloggia nello stesso residence per le vacanze, a cercare la sua amica ma senza risultato.
nonostante la sua ansia e la sua preoccupazione per le sorti dell'amica, nessuno in paese, nemmeno la madre di noemi, sembrano preoccupate per quello che potrebbe essere successo, anzi, sembrano fare a gara a chi sa essere più cattivo...

misdirection potrebbe essere un giallo, ma è più un racconto di formazione, la storia di come bastino gli eventi di un solo giorno per far crollare quell'innocenza dei tredici anni, per prenderci per la collottola e buttarci a calci fuori dal nido sicuro dell'infanzia e per farci rendere conto che le cose non sono semplici e sicure come le abbiamo sempre pensate.


lucia biagi non è certo un'esordiente, anzi ha diverse pubblicazioni alle spalle tra autoproduzioni e collaborazioni con diverse case editrici, come illustratrice e fumettista, ma il suo tratto, seppur molto controllato e preciso, mantiene una freschezza quasi naïf che ho apprezzato tantissimo, sopratutto per l'espressività dei personaggi.
l'esperienza si vede tutta invece nella scelta della colorazione, che alterna sapientemente bicromia e monocromia, dando fin dalle primissime pagine uno stile riconoscibile e originale alle tavole e aiutandoci a seguire i passaggi temporali, sia nelle scelte di regia, nei tempi della narrazione, che sa spostarsi sapientemente dal presente ai flashback dell'immediato passato, strutturando al meglio la vicenda e conducendoci, poco per volta insieme a federica, alla scoperta del vero mistero legato alla scomparsa di noemi.

misdirection lo trovate tra pochi giorni - il 14 marzo - in libreria e online, e io vi consiglio di prenotarlo già adesso!

mercoledì 19 ottobre 2016

anteprima: maison là là

sta per arrivare lucca, quindi sta anche per arrivare la nuova pubblicazione del gruppo manticora! ci hanno fatto penare tantissimo prima di dirci di cosa si trattasse, ma finalmente l'arcano è stato svelato! quest'anno a lucca verrà presentato maison là là, un calendario illustrato che riprende un po' le atmosfere di le piccole morti.

ho chiesto ai ragazzi se volevano scrivere qualcosa per presentare il loro nuovo lavoro, e quindi, in esclusiva su claccalegge (uh, sembra fichissimo detto così!) sette blurb dalle penne manticore, per aumentare la vostra curiosità e il vostro... desiderio!

fronte...

"Un calendario con le tette di cui non vergognarsi."
-Ivan-

"Con questo calendario ci sarà da toccarsi... in tutti i sensi!"
-Lorenza-

"Morire non mai stato così sexy."
-Flavia-

"L'anello di congiunzione fra Edward Gorey e Casa Siffredi!"
-Lucrèce-

... e retro!

"A confronto il calendario Pirelli vi sembrerà l'album della comunione!"
-Ilaria-

"La miglior lettura dell'anno secondo Cardinal Bertone. Amazing!"
-Brian-

"Avrei gradito anche dello yaoi..."
-Anna-

nell'attesa di avere questa nuova meraviglia tra le mani, vi faccio il riassuntone di tutti gli articoli qui pubblicati fino ad ora sul gruppo manticora e sui loro lavori! mi raccomando, a lucca passate dal loro stand e recuperate il recuperabile!


venerdì 13 maggio 2016

anteprima: le piccole morti & intervista al gruppo manticora

i manticori stanno tornando con una nuova antologia decisamente diversa (o forse non tanto?) da ciò a cui fino ad adesso ci hanno abituato. all'arf festival di roma, dal 20 al 22 maggio troverete le piccole morti, scritto da brian freschi e disegnato da flavia biondi, ivan lodi, anna ferrari e lorenza de luca.

dal comunicato stampa:
“Una disinibita prostituta dello Zimbabwe. Un ragazzo con un grosso problema alle parti basse. Un fotografo giapponese che prepara una cena indimenticabile. E un vecchio burattinaio sbevazzone che racconta storielle piccanti del settecento. Ad unirli il sentimento più antico della storia. Il desiderio impellente della carne e dell'unione sessuale. La necessità di esprimerla con ogni mezzo. Scelte che diventano tragedie. Il richiamo viscerale dell'amore e quello della morte.”
in attesa di avere tra le mani la mia copia, ho fatto qualche domandina ai ragazzi per conoscere al meglio questo nuovo lavoro... buona lettura!


ciao ragazzi, grazie mille per aver accettato questa cosa che sembra un'intervista. dopo tanto tempo che sul blog parlo di voi ammetto che è emozionante portarvi direttamente qui...

il primo lavoro del collettivo manticora, sindrome, era dedicato a disturbi psicologici, in instrumenta si presentava un mondo distopico in cui il rapporto uomo-macchina non era dei più felici, tenebre è stato un vero e proprio horror, con feral children ci avete presentato gli inquietantissimi bambini selvaggi e qualche mese fa avete ripreso in der krampus una leggenda popolare piuttosto spaventosa. adesso le piccole morti si propone tutto incentrato sull'inscindibile binomio eros e thanatos.
quando come e perché siete passati al lato oscuro?
(Lorenza) In realtà non c'è stato un autentico passaggio al lato oscuro...diciamo piuttosto che ci siamo trovati dentro fin da subito e ci siamo resi conto che l'ambiente era troppo confortevole per uscirne! Come spesso capita le storie che scriviamo riflettono un aspetto della nostra personalità, che in questo caso è la predilizione per i temi disturbanti o morbosi. Per questo motivo sfruttiamo l'autoproduzione per divertirci ed analizzare argomenti che difficilmente porteresti a tavola al pranzo domenicale con i nonni!
brian è il nuovo arrivato nel gruppo manticora. com'è per te sceneggiare storie per disegnatori così diversi tra loro? e com'è per voi disegnatori lavorare su un testo scritto da un'altra persona? (se non sbaglio, fino a feral children non avevate un vero e proprio sceneggiatore nel gruppo)
(Brian) A dire il vero è, senza mezzi termini, un onore avere la possibilità di interfacciarsi con realtà e stili di disegno così agli antipodi. Sono entrato a far parte dello strano mondo del fumetto da meno di due anni e fin dall’inizio il mio primo obbiettivo è stato quello di non limitarmi ad una particolare corrente artistica, ma piuttosto andare in esplorazione di più sfaccettature possibili. È molto stimolante e Manticora è stato il principio di tutto. Sono uno che si annoia facilmente e ho sempre bisogno di azzardare e di cambiare rotta. Questa è forse una delle fortune di essere sceneggiatore: puoi dare vita alle tue storie ogni volta con un tratto visivo diverso. “Le Piccole Morti” è stata per me l’occasione ideale non solo di gettarsi a capofitto in un tema così caratteristico, ma anche di sperimentare e di mettere alla prova me stesso con quattro forme di linguaggio testuale molto distanti fra loro. Quando ho proposto le mie idee ai Manticori, a chi con un genere e a chi con un layout mai affrontati, loro invece di fuggire urlando hanno deciso di prenderla come una sfida, con la giusta dose di curiosità e follia. Anche se sono sicuro che prima o poi mi avveleneranno i maccheroni! In poche parole: mi sono sbellicato, che è l’importante, e sicuramente ci ho guadagnato in esperienza e consapevolezza, che è altrettanto importante. Incontrare questi adorabili sbandati è stata la fortuna più grande!
(Lorenza) Sicuramente lavorare sotto sceneggiatura di un'altra persona è un grandissimo stimolo per qualsiasi disegnatore. Nel caso di Brian siamo stati davvero fortunati perché fin da subito abbiamo capito che era un ragazzo in gamba, con un'ottima capacità di adattarsi alla sensibilità di ciascuno di noi e di lavorare in sinergia per tirare fuori il meglio. 
a chi e come è venuta l'idea per questa nuova antologia?
(Lorenza) Come gran parte delle storie nate sotto lo sguardo benevolente della Manticora non c'è un vero autore dietro, ogni volume ha visto la luce durante un brainstorming collettivo. Anche nel caso delle Piccole Morti lo scenario è stato più o meno lo stesso: serata tranquilla in Tana Manticora, birra, patatine, chiacchiere a briglia sciolta, risate e poi qualcuno che esclama: "Oh, ma vi immaginate di raccontare storie di gente morta facendo sesso?". Da lì a scrivere il fumetto, il passo è breve (più o meno)!
negli ultimi tre anni avete presentato i vostri progetti a lucca c&g, a cadenza annuale. questa volta invece sono passati solo pochi mesi dall'ultima pubblicazione. le piccole morti era già in cantiere e non ci avete detto nulla?
(Lorenza) Subito dopo Lucca Comics abbiamo fatto una riunione per stabilire il piano editoriale del nuovo anno (siamo fumettari, per cui Lucca Comics sancisce il Capodanno dell'anno nel mondo-fumetto :D) e ci siamo detti che sarebbe stato interessante metterci alla prova facendo uscire un volume a primavera. Abbiamo individuato l'ARFestival come l'occasione giusta e ci siamo messi al lavoro, anche se prima di ufficializzare la cosa abbiamo aspettato di avere la certezza di avere un banco nella Self Arf!

come funziona quando iniziate un progetto nuovo? come si sceglie il soggetto collettivo? e come scegliete chi deve disegnare cosa (nel senso, ci sono già i soggetti delle storie e poi vengono affidate ai disegnatori, o si delineano le trame in base allo stile di chi dovrà illustrarle?)
(Lorenza) Prima dell'arrivo di Brian all'interno del gruppo funzionava che una volta individuato il tema principale dell'antologia ciascuno rifletteva su che genere di storia raccontare per interpretarlo. In seguito le cose non sono cambiate più di tanto, si sceglie sempre un tema principale o una linea guida da seguire, dopodicchè lo sceneggiatore propone un soggetto diverso a ciascun disegnatore e se l'idea piace si sviluppa assieme, altrimenti ci si pensa ancora un po' su per trovare la storia che metta d'accordo tutti.
quali sono i prossimi progetti del gruppo manticora?
(Lorenza) Dopo "Le Piccole Morti" stiamo già pensando a cosa proporre per l'edizione 2016 di Lucca C&G. Ancora non abbiamo un'idea definita, ma ci piacerebbe concentrarci su qualcosa di nuovo, trovare una formula che vada un po' oltre la solita antologia che siamo abituati a realizzare! 
e invece quali sono i vostri progetti fuori dalla tana dei manticori?
(Lorenza) Abbiamo tutti i nostri sogni e i nostri progetti nel cassetto! In linea generale ci siamo resi conto che ciascuno di noi sta maturando tantissimo in questi anni e porta avanti il proprio viaggio, per cui è impossibile sapere con certezza cosa ci riserva il domani.
C'è chi ha sempre mille idee per la testa e puoi stare sicura che finito un progetto è subito al lavoro su qualcosa di nuovo, chi ha lasciato il lavoro per inseguire la propria passione, chi naviga a vele spiegate per scrivere una nuova storia, c'è chi sogna una vita placida e senza troppe complicazioni e chi decide di volare dall'altra parte del mondo in cerca di ispirazione.
Insomma, come sempre la risposta migliore ce l'hanno gli anziani, a cui quando chiedi "come va?" loro ti rispondono: "Si tira avanti, che indietro non si può più tornare!"
il caso di instrumenta - spine - tenebre è stato particolare nella vostra produzione: avete realizzato in contemporanea tre titoli anziché un albo unico in cui partecipare tutti. ripeterete l'esperienza (peraltro riuscitissima)
(Lorenza) Quella fu un'occasione per sperimentare un metodo di lavoro diverso, nello specifico abbiamo provato a dividerci in coppie basandoci sulle affinità stilistiche e narrative dei vari autori per provare ad allargare la gamma della nostra offerta con albi più specifici  (il titolo horror, il titolo steampunk/cyberpunk e... Spine!) Sicuramente è stata un'esperienza costruttiva ed interessante, ma difficilmente saremmo in grado di riproporla.
ivan, tu sei un disegnatore che predilige lo stile umoristico. come ti trovi a disegnare storie che hanno tematiche non esattamente comiche? spine è stato uno dei tuoi lavori che ho apprezzato di più, forse proprio perché erano coinvolte meno persone e sei riuscito a esprimerti al meglio o perché la tematica ambientale/animalista ti è più vicina? come riesci a conciliare il tuo stile e quello del gruppo?
(Ivan) Sinceramente non ho una formazione di fumetto alle spalle, quello che so fare l'ho in buona parte appreso lavorando dentro Manticora. Per tale motivo non mi trovo male a lavorare a storie non necessariamente comiche al 100%, diciamo che è un ottimo modo per sperimentare. Riguardo a Spine, semplicemente penso che il volume sia riuscito bene poiché si tratta di una storia abbastanza lunga in cui hanno tempo di comparire vari personaggi interessanti, fa ridere (si spera) ma riserva pure un sacco di mazzate emotive. 
lorenza, per quello che ho visto, tu prediligi il fumetto storico e il fumetto in costume (si può dire?). da cosa viene il tuo interesse per questo genere di ambientazioni? su cosa ti basi per disegnare i personaggi, il loro stile così diverso di volta in volta? e sopratutto, a quando un fumetto tutto tuo?
(Lorenza) Onestamente non sono in grado di stabilire l'origine di questa mia passione...probabilmente devo avere qualche conto in sospeso con qualche mia reincarnazione precedente e adesso sono qui a struggermi per secoli di storia passata che non ho mai vissuto! :D Scherzi a parte, vivo nel presente, ma ho sempre preferito rifugiarmi nel passato o in altri mondi attraverso i fumetti, i libri, il cinema o l'arte, ed è principalmente da essi che traggo ispirazione (da quelli e da quel buco nero di perdizione chiamato Internet).
Per le Piccole Morti, ad esempio, in combutta con Brian ho deciso di ispirarmi liberamente alla sensuale lascivia delle illustrazioni di Venere e Tannhäuser di Aubrey Beardsley, e tutto sommato sono contenta del risultato!
Mi piacerebbe moltissimo realizzare un fumetto tutto mio, ovviamente, ma i tempi non sono ancora maturi...devo prima imparare un po' di auto-disciplina e soprattutto scendere a patti con la scarsa opinione che ho di me stessa! :P
flavia, le tue storie realizzate fuori dalla tana (barba di perle, l'orgoglio di leone, l'importante è finire, la generazione) hanno tematiche completamente diverse da quelle che affronti nelle antologie: sono storie più introspettive e comunque ambientate in contesti più familiari e ordinari.
com'è dividersi tra generi così diversi?
(Flavia) Dividersi è divertente: adoro le storie strane, quelle che sembrano spiate da una serratura. Ho un debole per i temi forti, weird e turbolenti ma, ammetto, che mi trovo più a mio agio nel raccontare storie lunghe, con calma e a "bassa voce". Le antologie di Manticora mi hanno dato la possibilità di lavorare su racconti di poche pagine e mi piace approfittare di questi piccoli spazi gestibili per provare ad sperimentare atmosfere che non avrei il coraggio, ne la bravura, di sostenere in racconto più lungo.
anna, devo confessarti una cosa: per quello che mi riguarda il tuo tratto, particolarissimo, è identificativo delle opere del gruppo manticora, una sorta di colonna portante delle antologie, una di quelle cose a cui non posso rinunciare e che, a inizio lettura, sbircio con estremo piacere pensando ecco, questo è proprio un fumetto dei manticori. me lo chiedo da anni, ma finalmente posso domandarlo anche a te: a quando un progetto solo tuo?
(Anna) Grazie mille Clacca, le tue parole mi hanno davvero molto colpita, sono onorata! :)
Per rispondere alla tua domanda posso dirti che finora non ho avuto modo di dedicarmi ad un progetto interamente mio per vari motivi, primo tra tutti la mancanza di tempo (purtroppo i "lavori veri" full time riducono notevolmente la possibilità di stare seduti al tavolo da disegno). In secondo luogo posso confessare che la particolarità stessa del mio tratto in passato mi ha frenato molto dall'affrontare un progetto personale più esteso. Mi intimoriva avere un segno così diverso che non sapevo gestire e ho sempre avuto difficoltà nell'ideare storie lunghe, quindi non mi sentivo assolutamente in grado di affrontare questa sfida. Le varie antologie manticorine a cui ho partecipato in questi anni sono state un perfetto esercizio di stile e di sperimentazioni, ed è proprio grazie a Manticora che ho acquisito molta più sicurezza nei miei mezzi. L'arrivo di Brian in veste di sceneggiatore è stato infine l'ultimo tassello, mi sono trovata benissimo a lavorare con lui, c'è un sacco di affinità, quindi direi che un progetto disegnato da me e sceneggiato da lui, sia ormai dietro l'angolo!
lazarus, francesco de stena e francesca piscitelli. torneranno in qualche prossima antologia?
(Lorenza) Siamo rimasti in ottimi rapporti con tutti coloro che sono sbocciati sotto l'egida della Manticora, ma ciascuno di loro ha preso la propria strada e a parte saltuarie collaborazioni (disegni-tributo per vari volumi, il supporto "a colori" di Fremo per le copertine) non sappiamo se torneranno in qualche prossima antologia. In ogni caso Manticora è sempre in mutamento, per cui se qualcuno di loro volesse tornare a fare un'incursione autoprodotta la nostra porta è sempre aperta! 
voi fate da sempre fumetti autoprodotti, questo immagino vi abbia permesso di stabilire con i lettori un rapporto molto più diretto e profondo di quanto non sarebbe avvenuto con una casa editrice a fare da tramite. eppure avete sperimentato (penso a flavia e a lorenza, mi auguro di non essermi persa altro) anche il lavoro con gli editori. quali sono i pro e i contro dei due metodi di pubblicazione? e quale preferite?
(Lorenza) Per quello che mi riguarda non ho ancora avuto delle esperienze vere e proprie nel mondo dell'editoria, ma sicuramente fare autoproduzione è stato un metodo utilissimo per capire come funzionano certi meccanismi anche su larga scala. Scrivere, disegnare e stampare un albo interamente realizzato da te e poi provvedere personalmente alla distribuzione girando mezza Italia per le fiere e presentazioni è sicuramente un investimento di tempo e denaro, ma ti dà anche tante soddisfazioni. Il discorso è lo stesso con una casa editrice, con l'unica differenza che nel migliore dei casi c'è un team dietro a lavorare attivamente, il tuo libro ha la probabilità di raggiungere più persone grazie ad una rete di librerie e, si spera, c'è un ritorno economico molto diverso rispetto a quello dell'autoproduzione. Insomma, sono due modi simili di fare la stessa cosa: scrivere storie, pubblicarle e diffonderle il più possibile nel mondo!
ecco, all'inizio ero in panico perché non sapevo cosa dirvi e adesso ho scritto troppo. mi fermo prima di farmi detestare completamente! inboccallupo per l'arf, stracomplimenti per il vostro lavoro (speditemi una copia prima di partire, così sarà per me meno deprimente pensare di essermi persa quest'altra fiera fichissima) baci e abbracci a tutti! e ovviamente grazie mille per aver risposto all'interrogatorio all'intervista! ♥
Grazie a te Clacca, sia per l'intervista che per le tue splendide recensioni. Siamo davvero curiosi di sapere cosa penserai de "Le Piccole Morti"! Un bacio! :D

nell'attesa di avere il fumetto tra le mani, abbiamo un'anteprima di qualche tavola!





mercoledì 9 marzo 2016

intervista a sergio algozzino

conosco sergio da quando avevo, boh?, quindici o sedici anni. lui è una di quelle persone incredibili che riescono a fare così tante cose, e tutte così bene, che un po' mi è rimasto il dubbio che in realtà abbia altri tre gemelli segreti.
palermitano come me, sergio algozzino è famoso come autore unico per titoli come ballata per fabrizio de andré, pioggia d'estate, dieci giorni da beatle, il più recente memorie a 8 bit, ma ha collaborato anche ad altri progetti (monster allergy per citare quello che amo di più, di cui ha colorato diversi episodi, oltre a svariate pubblicazioni con diverse e importanti case editrici italiani con panini, red whale, marvel e bonelli).
insegna alla scuola di fumetto di palermo e dal 2006 gestisce il forum kinart, dove trovare informazioni, consigli, tutorial, lezioni e tutto quello che può servire a chiunque voglia diventare fumettista (o a chi lo è già).
se tutto questo vi sembra già tanto, evidentemente non conoscete il sergio cantante e musicista, che nel corso degli anni si è esibito in tributi a gruppi come queen e beatles, ha cantato e inciso pezzi originali e nel 2012 sul suo canale youtube ha portato avanti il progetto una canzone al giorno. più di recente, nel corso dello scorso anno, ha trasformato il suo memorie a 8 bit in uno spettacolo recitato e cantato in cui ha raccontato la nostalgia di quelli degli anni '80 per quelle che sono state delle vere e proprie icone pop della nostra infanzia, tra videogiochi e sigle dei cartoni animati e anche il canale ha cambiato aspetto e temi, a favore di memorie a 8bit

ad essere sinceri, mi sono sempre un po' intimidita a scrivere dei libri di sergio, ma il suo nuovo progetto, in uscita a maggio per tunué, mi ha incuriosita così tanto che sono finalmente riuscita a superare parte delle mie paranoie, e mi sono decisa a chiedergli finalmente di dedicarmi qualche minuto per parlare del suo lavoro e del prossimo storie di un'attesa, del  quale trovate un paio di immagini in anteprima.
buona lettura!


ciao sergio! grazie mille per aver accettato quest'intervista e benvenuto su claccalegge!
tu fai fumetti da, praticamente, sempre, il tuo stile è cambiato parecchio nel corso del tempo ma rimate molto particolare, praticamente inconfondibile. c'è qualche disegnatore che ti ha ispirato in qualche modo, che più di altri potresti citare come tuo modello?
Sono un grande appassionato di quello che faccio, magari pensereste sia normale, ma c’è chi riesce a fare fumetti senza avere la voglia di voler conoscere tutto sulla loro storia ed evoluzione. Non è che io sia migliore per questo, più semplicemente è un diverso approccio al mezzo. Diciamo che più che fare fumetti perché ho qualche talento particolare ci sono andato al contrario: faccio fumetti perché amo visceralmente i fumetti stessi.
di solito come lavori alle tavole dei tuoi fumetti? usi solo matita, pennino, acquerelli, insomma tecniche definibili "tradizionali" o ti affidi anche a photoshop?
Dipende quello che faccio. Per i miei libri, tendenzialmente faccio tutto a mano, ma in quest’ultimo ho sentito l’esigenza (anche narrativa) di fare una post-produzione per qualche effetto particolare, ma solo in determinate sequenze. Non ho problemi a usare l’una o l’altra tecnica, l’importante è che sia funzionale alla storia. In versione tradizionale, vado di matite, pennarelli e acquarelli, ma non so come potrei fare il prossimo libro!
come nasce un romanzo a fumetti? costruisci prima mentalmente trama e personaggi o li lasci che tutto si sviluppi da se in corso d'opera?
Ho tante idee, e ogni tanto qualcuna mi assale più del dovuto. Così, inizio a svilupparla, e a scrivere la sceneggiatura, che nel mio caso è un vero e proprio storyboard, come se stessi disegnando, ma senza disegni, scrivendo direttamente il testo nelle vignette. Poi, in corso d’opera, disegnando, c’è una certa soglia di imprevedibilità, ma con un margine abbastanza stretto. Mi piacerebbe fosse di più, ma allo stato attuale sono ancora abbastanza scientifico. La parte della scrittura, infatti, è quella che mi soddisfa di più, lì vado a cascata, senza freni. 
e a proposito, parliamo del tuo ultimo lavoro, storie di un'attesa, in uscita tra qualche mese. sembra abbastanza diverso dalle tue opere precedenti, che rimandavano al mondo della musica o a esperienze più autobiografiche.
ci racconti un po' di cosa tratterà?
È un libro su uno stato emozionale molto particolare. Il concetto è molto da Sabato del Villaggio, riadattato a Palermo, che ne è lo scenario incontrastato. Saranno tre storie concatenate, in tre epoche differenti, costruite a ritmo alternato, e ognuna di esse porta alla stessa conclusione, ovvero che siamo tutti più impazienti, più frenetici, e non importa se abbiamo vissuto un’epoca in cui, senza internet e smartphone, si “aspettava” ancora molto, perchè ormai siamo tutti così. Poi ho messo dentro tanti altri elementi che volevo sviluppare prima o poi, con una approfondita ricerca sulla Palermo degli anni 40, e su certe comunità, con certe abitudini. È stato un viaggio bellissimo, con grandi sorprese e straordinarie coincidenze, e ci ho messo tutto me stesso. 
come mai hai scelto proprio la tematica dell'attesa? da dove nascono le storie di cui racconti in questo nuovo progetto?
Altro elemento portante del libro è il gioco degli scacchi. L’idea di tutto nasce prendendo spunto dalle vecchie partite a scacchi per corrispondenza, dove fra tempi di gioco e postali potevano passare mesi prima di muovere un pezzo della scacchiera. Impensabile, ai giorni nostri. Poi, volevo fare qualcosa su Palermo, e mi son trovato improvvisamente fra le mani tre storie che avevano un unico minimo comun denominatore.
lo spettacolo nato da memorie a 8 bit ha avuto un sacco di successo, a me è piaciuto tantissimo, è stato qualcosa di divertente e coinvolgente, diverso da quello che di solito ti capita di trovare in un live in un locale o un teatro. per quanto quest'opera sia diversa dalla precedente, pensi che potresti portarla in giro come è successo con memorie, unendo ancora una volta musica e fumetti?
Ogni libro per me ha una sua vita, indipendente e imprevedibile. Coi libri “musicali (De Andrè e Beatles) ho fatto presentazioni musicate, con Memorie lo spettacolo e i video su Youtube... con questo non vedo nulla di tutto questo, forse sarà la prima volta che parlerò e basta. O forse no.
ti faccio una domanda forse un po' scema, ma mi sono sempre immaginata la classica scena in cui una zia chiede al nipotino "cosa vuoi fare da grande?" e si aspetta la solita risposta tra le classiche l'astronauta, il calciatore, il poliziotto eccetera, magari rimarrebbe un po' stranita da "il fumettista".
hai mai avuto la sensazione che qualcuno reputasse quello del "disegnatore/scrittore di fumetti" un lavoro un po' troppo fuori dal comune?
Sempre, ma sono stato abbastanza fortunato, perché i miei genitori non mi hanno mai preso per pazzo, e mi hanno davvero lasciato credere in questo folle sogno che vivo ancora oggi.
negli ultimi anni il fumetto in italia è stato un po' rivalutato e in qualche modo "nobilitato", sopratutto grazie alla presenza dei graphic novel (e di recente anche i fumetti seriali) in libreria, che li hanno sdoganati anche tra chi qualche tempo prima non avrebbe considerato la lettura di fumetti poco più che un passatempo. è diverso fare fumetto oggi rispetto a dieci, quindici anni fa?
e credi che possa essere cambiato anche un po' il lettore di fumetti in questi ultimi anni, e l'immagine che gli altri, quelli che puntualmente ti prendevano in giro perché quella è roba da bambini, ne hanno?
Fumetti o Graphic Novel, sempre di fumetti si parla. Quando Pratt disegnava Corto Maltese si definiva un “fumettaro”, e chi sono io per atteggiarmi a migliore di lui? Io amo i fumetti, faccio fumetti, uso il termine “libro” solo perché quella è la forma editoriale che prendono, nel mio caso, ma di certo non mi definisco uno “scrittore”, né tanto meno un autore di Graphic Novel, come se fossero qualcosa a parte. Il mercato cambia, cambia sempre. Sinceramente, allo stato attuale, vedo molto più movimento nel versante seriale che nel mio.
la sicilia e particolarmente palermo non sono esattamente rinomati per l'attenzione che si da al fumetto, mi viene immediatamente naturale contrapporre la nostra città a posti come bologna, dove tra case editrici, fiere, laboratori di autoproduzioni eccetera, l'atteggiamento è molto diverso. è pur vero che negli ultimi anni la situazione è cambiata, con la nascita della scuola del fumetto, con le fiere come l'etna comics e quella più recente che si è svolta per la prima volta a palermo lo scorso anno, la nascita di nuove case editrici, di nuovi negozi specializzati, e la "scoperta" di nuovi autori.
come hai vissuto questo cambiamento – se c'è stato davvero e non era solo una mia mancanza di consapevolezza – e come pensi possa cambiare tra qualche anno questo scenario?
Quindici anni fa era davvero un mondo a parte. Ormai, Palermo, e la Sicilia, è ricca di autori di altissimo livello, e non abbiamo nulla da invidiare a nessun altra città in quanto a fermento creativo. Ci frega solo la posizione geografica, ma su quello poco possiamo fare!
tu sei un autore completo, ma se dovessi lavorare in coppia con un altro autore, chi ti piacerebbe che fosse? (anzi ti chiedo due nomi, uno sceneggiatore di cui vorresti illustrare la storia e un disegnatore a cui affidare un tuo racconto)
Anzitutto, mi piacerebbe più scrivere che disegnare. E lo sto facendo. C’è già al lavoro qualcuno per un prossimo libro di cui curerò soltanto la parte scritta. Amo così tanto autori, sia come sceneggiatori che come disegnatori, che sinceramente non saprei dirti. Torno a quello che ho detto prima: per me è la storia che comanda, quindi anzitutto si parte da quella!
forse è un po' troppo presto per una domanda simile, visto che il tuo ultimo lavoro non è ancora stato pubblicato, ma quali sono i programmi (e sogni) per il prossimo futuro?
Vorrei fare sempre di più. Mi sento sempre in difetto. E spero di concretizzare alcune cose a cui tengo molto entro breve... Con la presentazione incredibile che mi hai fatto sembrerà una presa in giro, sarà che il mio modello in questo senso è sempre Osamu Tezuka, che nella vita ha fatto così tanta roba che devo augurarmi di riuscire a farne almeno un decimo!
e e e grazie mille per la tua pazienza e per il tempo che mi hai dedicato! millemila inboccallupo e un abbraccio! ♥ non vedo l'ora di leggere il tuo nuovo libro!

lunedì 27 maggio 2013

anteprima - sorairo flutter

bene, per fortuna ci sono editori gentili e carini che hanno miglior memoria dei lettori e sopratutto che riescono a trovare la risposta alle loro domande prima ancora che le pongano.
insomma, a farla breve, il buon nino giordano mi ha passato su facebook questo link, che adesso giro a voi. è il primo capitolo di sorairo flutter, il manga di okura che uscirà a luglio (tre volumi nel classico formato manga) e che promette davvero bene, sia dalla lettura che da quello che ho trovato in giro in rete.
e poi nino ha perfettamente capito i miei gusti, quindi se lui dice che mi piacerà, io ci scommetto tutto quanto che ha ragione.

questo primo capitolo presenta un po' i protagonisti e ci da qualche idea sull'atmosfera della storia.
dai noshiro si è appena trasferito in una nuova scuola e nonostante all'inizio i suoi compagni non siano troppo entusiasti di un nuovo ragazzo con la faccia un po' da sfigato, riesce subito a fare amicizia e ad integrarsi.
dai noshiro è un ragazzo ingenuo e dolce, cicciotto e muscoloso con un bel paio di occhialoni un po' geek. l'idea che sanada, uno dei ragazzi della classe, mangi da solo ignorato da tutti non gli va per nulla a genio, e - convinto che si tratti di uno dei soliti casi di bullismo - si avvicina subito a lui, con il suo atteggiamento solare e un po' infantile (e quell'aria da cucciolotto grosso ma buono che mi fa diventare scema ♥) per tentare di fare amicizia.
ma sanada non è affatto vittima di bulli! qualche tempo prima un loro compagno di classe aveva trovato nella sua borsa una rivista gay, e da allora tutti lo evitano impauriti dalle sue presunte preferenze sessuali.
con il massimo del candore, noshiro fa una bella lavata di capo agli altri ragazzi, ché non è mica giusto isolare qualcuno solo per degli stupidi pettegolezzi. e quando le reazioni nei confronti di sanada diventano esagerate, ci mette poco a rimboccarsi le maniche e mollare cazzotti come dio comanda.
insomma, un vero e proprio cavaliere. ce ne fossero di uomini come lui!

come reagirà il nostro caro, dolce, ingenuo, piccolo noshiro quando sanada gli dirà che i pettegolezzi su di lui non sono affatto voci infondate, ma verità? per questo ci tocca aspettare ancora un po', e - personalmente - con una buona dose di impazienza.

già da questa anteprima si respira un'aria un po' da shoujo manga: i pensieri di noshiro, a fine volume, sono molto teneri e il modo in cui la vicenda viene raccontata, senza ansie, angosce, maltrattamenti e cupezze varie, danno esattamente quell'aria di luminosità e piacevolezza all'intero racconto.

dai commenti che ho trovato in giro, sorairo flutter è una storia d'amore adolescenziale e di crescita, di introspezione e della difficoltà di riconoscere e capire i propri sentimenti e la propria sessualità. una storia che sembra raccontata con delicatezza ma senza troppe melensaggini, in modo divertente e al contempo profondo.

quando arriva luglio?