giovedì 30 giugno 2016

book blog tour "la principessa spaventapasseri" V tappa ~ l'autore all'opera: sketch esclusivo!

si conclude qui il book blog tour organizzato da bao publishing e dedicato a la principessa spaventapasseri di federico rossi edrighi.
sono davvero felice di aver fatto parte di questo progetto, per cui grazie mille alla casa editrice e grazie a chi ha seguito tutte le altre tappe ed è giunto fin qui


prima di presentarvi l'autore all'opera e lo sketch che si aggiudicherà il fortunello vincitore del giveaway (qui trovate tutte le regole per partecipare), volevo spendere due paroline veloci veloci su questo libro che mi è piaciuto parecchio.

cioè, più che mi è piaciuto parecchio, direi che questo libro spacca.
è un bel fantasy adolescenziale pieno zeppo di tutta quella roba che mi piace dei racconti fantasy e di quelli adolescenziali, escludendo le parti noiose e sbrodolose.
abbiamo una protagonista, morrigan moore, che piace dalla prima apparizione, l'incarnazione dell'adolescente tipo, spigolosa nell'aspetto e nel carattere, lingua tagliente, risposta pronta, capacità di odiare qualsivoglia novità (sopratutto se imposta), di dare il via alle amicizie in un batter d'occhi, in perenne e amorevole lotta con la madre e il fratello. ovviamente ribelle, ovviamente pronta a qualsiasi cosa pur di fare quello che ritiene sia giusto, altrettanto ovviamente, non così stupida da non saper cambiare idea quando serve. praticamente, la summa di tutto quello che pur di tornare a quell'età a volte darei via un rene, altre volte vi prego no, una volta basta e avanza. e poi lei ha anche un nome fichissimo. e, cosa non troppo comune in questo tipo di storie, è una ragazza, di quelle che non aspettano il cavaliere di turno per togliersi d'impiccio.
coinvolta nel classico trasferimento voluto da tutta la famiglia tranne che dalla nostra protagonista teen-ager in uno sperduto paesino della campagna inglese, morrigan incontra fin da subito una sua coetanea con cui stringe amicizia e una vecchia vedova sulla quale circolano voci poco raccomandabili.
e poi c'è la lotta tra bene e male, creature fantastiche tirate fuori da una vecchia e sconosciuta leggenda - che narra di come il malvagio e temibile re dei corvi possa essere sconfitto solo dal principe spaventapasseri - che arrivano a sconvolgere la vita di morrigan proprio nel momento in cui si era rassegnata a morire di noia.

è il tipico libro che una volta iniziato a leggere non potete più fermarvi prima di arrivare alla fine, quindi scegliete un posto comodo dove iniziarlo, altrimenti vi ritrovate come me, che mi ero seduta un attimo a terra per far giocare camilla, mi sono detta massì, diamoci un'occhiata veloce e non ho più idea di quanto sia durato quell'attimo, ma di certo il mio fondoschiena non ne ha giovato.

mentre ordinate la vostra copia e aspettate il corriere, o mentre preparate riti propiziatori per farvi estrarre come vincitori, godetevi il video in cui federico disegna lo sketch che andrà al fortunello che vincerà il giveaway, insieme a una copia del libro.
e subito dopo, trovate una micro-intervista, focalizzata - ovviamente - sul suo lavoro di disegnatore.


ciao federico, benvenuto su claccalegge e grazie mille per la tua disponibilità! inizio con una domanda a bruciapelo: quando e come hai deciso di far diventare la tua passione per il disegno un lavoro vero e proprio?
Ciao! Sarei tentato di dare l'ovvia risposta "l'ho deciso fin da quando ero piccolo", ma è raro che le idee che si hanno da bambini sul proprio futuro sopravvivano più avanti nel tempo. In realtà mi ha aiutato molto il fatto che alcuni fra i miei migliori amici siano anche fra i più importanti e abili fumettisti attivi in Italia (fra quelli più di vecchia data citerei Mauro Uzzeo, Giovanni Masi e Roberto Recchioni), anzitutto perché la vicinanza con altri autori mi è stata fondamentale per mantenere vivo l'interesse per questa professione. Inoltre, grazie a Mauro che necessitava di collaboratori fidati sono entrato prima nel campo dell'animazione, esperienza che mi è utile ancora oggi, e in seguito Roberto mi ha proposto di lavorare sulla ben nota serie sua e di Lorenzo Bartoli John Doe, e su Dylan Dog poi.
Così se qualcuno vuole parlare di nepotismo, può agevolmente farlo già dopo la prima risposta. Via il dente, via il dolore!
tu sei un autore molto poliedrico, hai lavorato a progetti molto diversi tra loro: qual è il tipo di storie che ti piace di più disegnare?
Quelle che hanno qualcosa da dire! Più una storia "comunica", più è "viva", più è divertente da disegnare. Se una storia si riduce in pratica a una sequenza di eventi o "figate" trovo anche più difficile immergermici, e alla lunga il rischio di impantanarmici aumenta quindi di conseguenza.
ci racconti come nasce graficamente un personaggio? lo crei in funzione del suo ruolo nella storia, oppure il suo modo di comportarsi deriva dal carattere che gli dai quando lo disegni per la prima volta?
Direi decisamente la prima. Giacché per me il fumetto è anzitutto un racconto, trovo più naturale che i personaggi si modellino sul racconto che viceversa (naturalmente parlo sempre in termini grafici). Ciò è vero anche in modo indiretto: il carattere di un personaggio in genere è importante quanto il suo ruolo attivo all'interno di una storia, quindi in genere è anche la sua personalità a influenzarne l'aspetto. Ovvio che non ogni singolo aspetto di un personaggio debba essere inerente o funzionale alla trama, anzi alcuni dettagli apparentemente fini a se stessi possono contribuire in modo molto interessante a definirlo maggiormente. O a renderlo più iconico, il che di certo non guasta: basti pensare a quanto l'aspetto estetico di personaggi come John Constantine o Dylan Dog, per esempio, contribuiscano a renderli memorabili.
quali sono gli strumenti e le tecniche che preferisci per disegnare?
Sono anni ormai che lavoro esclusivamente al computer, Clip Studio Paint e tavoletta grafica. Il digitale è il metodo ottimale per come imposto il mio lavoro, visto che punto più all'immediatezza espressiva che al "bel segno".
preferisci disegnare "a memoria" o usare dei modelli (foto, burattini, smorfie allo specchio ecc.)?
Dipende molto da cosa devo disegnare. Per i personaggi tendo ad andare prevalentemente a occhio, soprattutto per quel che concerne espressività e recitazione, al massimo utilizzando immagini di riferimento qualora servissero acconciature o abiti particolari. Per gli sfondi invece mi avvalgo in modo massiccio di riferimenti fotografici e anche modelli in 3D. Non ho alcuna remora a utilizzare qualunque mezzo trovi necessario per disegnare ciò che mi serve. Ammiro e invidio i disegnatori che riescono, grazie a talento, pratica a dedizione, a imparare a disegnare pressoché a memoria ciò che vogliono, ma il mio modus operandi consiste in sostanza nell'arrivare al risultato nel modo più rapido ed efficiente possibile.
quando disegni una tavola, qual è la parte che preferisci e quale quella che invece trovi più difficile o magari noiosa?
La recitazione dei personaggi è la parte che trovo più "facile", probabilmente anche a causa dei miei trascorsi nell'animazione. Gli sfondi mi divertono molto meno, ma essendo l'ambiente una fra le cose che più contribuiscono a rendere "vera" una storia, non mi faccio scrupoli a inserire elementi che magari possono mettermi in difficoltà anche nelle storie che scrivo per essere disegnate da me, se sono necessari o funzionali a ciò che intendo raccontare.
ci sono dei disegnatori ai quali ti ispiri maggiormente?
Fra i più importanti citerei Jamie Hewlett (il creatore grafico di Tank Girl e dei Gorillaz), Kevin O'Neill (disegnatore, fra le altre cose, della Lega degli Straordinari Gentlemen) e Guy Davis (uno dei disegnatori principali di B.P.R.D.). Ovviamente non sono gli unici disegnatori che amo, ma sono sicuramente fra quelli che "guardo" di più.
qual è il personaggio che ti è piaciuto di più disegnare ne la principessa spaventapasseri?
Probabilmente proprio Morrigan, la protagonista. Ma in realtà non è un caso: essendo il personaggio che di gran lunga compare di più nel fumetto (a memoria, credo sia assente in non più di tre o quattro tavole) l'ho modellata graficamente anche in funzione di quanto avrei trovato facile/divertente disegnarla. È uno sporco trucco, ma d'altra parte non mi sono mai vantato di lavorare in modo onesto.
sai già che aspetto avrà il protagonista del tuo prossimo lavoro? (ovviamente è un modo per carpire informazioni sui tuoi progetti futuri senza dare troppo nell'occhio)
Ho in mente tre o quattro spunti attualmente in fase di sviluppo, ma vista la mia passione per storie di carattere soprannaturale, o in cui il soprannaturale gioca un ruolo importante, è altamente probabile che avrà un aspetto fuori dall'ordinario. Ne La Principessa Spaventapasseri la protagonista è una ragazzina normale calata in un contesto anomalo, penso che nelle mie prossime storie anche i personaggi principali saranno graficamente molto adeguati a un simile contesto.
che consiglio daresti a chi sta iniziando o vorrebbe iniziare la sua carriera da fumettista o da illustratore?
Indipendentemente se si intende scrivere o disegnare, la cosa principale è farlo TANTO. Questo è un lavoro molto competitivo, e non intendo solo per la concorrenza (la qualità media degli sceneggiatori e dei disegnatori sta clamorosamente salendo, il che è una cosa altamente positiva), ma anche per il fatto che, più si produce, più è facile farsi notare. E del resto, se è qualcosa che tratti coi ritmi di un hobby, è evidente che il fumetto non è qualcosa che intendi davvero fare per lavoro.
beh... complimenti per il tuo lavoro e inboccallupo per tutto quello che verrà! mi sa che con morrigan ti sei fatto una buona fetta di nuovi lettori! ti ringrazio tantissimo per il tempo che ci hai dedicato, a presto!
Grazie a te!

per chi se li fosse perso, ecco il riepilogo dei post precedenti:
I tappa ~ la fenice book: anteprima e annuncio givaway
II tappa ~ il colore dei libri: intervista a federico rossi edrighi
III tappa ~ read vlog and repeat: videorecensione
IV tappa ~ ever pop: approfondimento sui personaggi

mercoledì 29 giugno 2016

commenti randomici a letture randomiche (16)

era da un po' che non facevo questa cosa dei commenti randomici, eh?
a questo giro ci sono un paio di titoli che aumentano la randomicità dei commenti che leggerete, anche se le mie letture attuali sono state ancora più randomiche di quello che sembra, ma ci saranno, e ci sono stati, post più dettagliati per tutto il resto.

cominciamo con il settimo e conclusivo volumino de il mondo di ran, di aki irie.
che tanto volumino poi non è, a dirla tutta. è un albo più cicciotto dei precedenti e costa un euro in più degli ultimi volumi (se non ricordo male). insomma, 7,50€. c'è rimasto male pure il mio fumettaro quando ha fatto il conto, figuriamoci io.
in ogni caso, il mondo di ran è terminato, finalmente, nonostante la pessima gestione da parte di j-pop. non mi sembra ancora vero, pur avendolo già letto.
penso che chi segue la serie lo abbia già letto, ma in ogni caso io ve lo dico: *attenzione agli spoiler!*
dopo gli eventi narrati nel penultimo volume (di cui ho parlato qui) e dopo un sonno lungo un mese per recuperare l'energia, ran si risveglia in un mondo in cui non c'è più otaro.
il dolore di una strega come ran può essere pericoloso, e infatti il suo pianto diventa il pianto di una città intera, un fiume che scende da migliaia di occhi e che rischia di consumare chiunque.
l'ultima volta che ho parlato di questo fumetto, ho detto che speravo in un happy ending. e c'è stato, grazie al piccolo hibi, compagno di scuola e amico di ran, che con il suo affetto, il suo amore di non-più-bambino che le permettono di andare avanti, di elaborare il dolore per la perdita e di riuscire ad andare avanti.
grazie a tutti quei personaggi, che in un modo o nell'altro, hanno accompagnato ran nel suo percorso di crescita.
è stato commovente questo volumetto finale, in cui il passato, che leggiamo in alcuni capitoli extra, e il futuro, quando ran è ormai finalmente grande ed è diventata zia, si intrecciano, regalandoci la storia non solo nella nostra protagonista, ma di tutte le persone che le sono vicine e che le vogliono bene.
nessuno è un'isola e il mondo di ran mi sembra una storia perfetta per esprimere al meglio questo concetto. la famiglia, gli amici, i rivali, gli amori, chi non c'è più e chi invece compie i primi passi nel mondo, tutti fanno parte della nostra storia, ci rendono quelli che siamo.
ran è il centro di una fitta rete di relazioni, un prisma in cui l'amore degli altri si riflette facendolo brillare sempre di più. non esiste una magia per diventare grandi in un istante. giorno dopo giorno bisogna vivere bene. è questa la magia per diventare grandi.
*fine spoiler*
se qualcuno aspettava la conclusione di questa serie per recuperarla, è arrivato il momento giusto. se poi qualcuno l'ha snobbato per un qualsiasi motivo, non importa quale, è arrivato il momento di cambiare idea e di recuperare uno dei migliori fumetti degli ultimi tempi.

quando vi ho parlato di ms. marvel vi ho rivelato di non aver mai letto marvel. ammetto che questa cosa mi ha sempre fatta rosicare tanto, e spesso e volentieri mi sono trovata a impazzire cercando su google qualche informazione, qualche guida per iniziare a leggere i fumetti marvel senza dover recuperare la produzione degli ultimi quarant'anni.
mi sono poi ritrovata su una pagina fb (marvel italia) di cui ho contattato l'amministratore per chiedere una mano e cercare di capire cosa mi conveniva recuperare, e tra i vari consigli mi ha segnalato il primo volume della nuova collana dedicata agli x-men.
non dovevo forse prenderlo come un segno del destino? io mi decido finalmente a recuperare qualcosa e in fumetteria iniziano un sacco di nuove collane, pensate proprio - anche - per chi non ha mai letto marvel. perfetto, mi dico, mentre aspetto di recuperare un po' di vecchia roba, proviamo questo qui, gli straordinari x-men #1 - un mondo contro. promette bene.
manco a dirlo non è stata una lettura facilissima, ci sono riferimenti a fatti passati, che si rifanno, per fortuna, a una miniserie che potrei recuperare abbastanza tranquillamente, ma ci sono anche riferimenti a un mucchio di altra roba che potrei approfondire in qualche altra testata, anche quelle appena ri-cominciate.
diciamo che più che una lettura è stata una lista della spesa.
non è stato facile nemmeno approcciarsi al modo di raccontare, di disegnare le scene, tutte velocissime e ultradinamiche. però in qualche modo mi è piaciuto, mi hanno intrigato i personaggi anche se non ho trovato quelli che conoscevo e ho incontrato altri di cui invece non avevo mai sentito parlare. insomma, leggere questo fumetto mi ha messo una voglia matta di esplorare il più possibile l'universo marvel e sopratutto "imparare a leggere" questo tipo di fumetti, completamente diversi da quelli che leggo di solito.

e poi gioia, gaudio e tripudio! finalmente, dopo ere geologiche di attesa, è arrivato tra le mie mani il tredicesimo volume di yotsuba&! uno dei miei fumetti preferiti di sempre, snobbatissimo nel nostro bel (?) paese, ma per fortuna edito da yen press in inglese. certo, non riesco a divorarlo in dieci minuti come farei se fosse in italiano, ma forse meglio così, sopratutto visto che non ho idea di quanto dovremo aspettare prima di poter avere il prossimo numero.
la struttura è quella a cui siamo già abituati, episodi brevi della vita quotidiana di yotsuba, una bambina tanto piccola quanto entusiasta del mondo e delle sorprese che riserva ogni giorno.
questa volta a dare una scossa alla vita di tutti i giorni di yotsuba, di suo padre e delle sue vicine di casa è l'arrivo della nonna, una nonna non troppo coccolosa, ok, ma che sa rendere divertente anche la cosa più noiosa.
quello che mi piace da morire di questo fumetto è la sua capacità di trascinarti in un mondo altro, una sorta di universo parallelo in cui puoi per un po' scordarti di tutto quello che rende la vita pesante, noiosa, grigia. yotsuba è un tornado di energia, di entusiasmo, di curiosità e - diciamolo - di carineria a cui è impossibile resistere.
a leggere yotsuba&! si diventa un po' più felici.

vi ho ammorbati parecchio con il mio entusiasmo per l'edizione di quest anno di una marina di libri, quindi mi sembra il minimo spendere qui due parole per macanudo - una pioggia di idee, che poi sarebbe il sesto volume, pubblicato da la nuova frontiera.
il formato è lo stesso usato da double shot per i precedenti volumi, quindi in libreria non si nota tantissimo il cambio di editore, ma anche se fosse, fottesega, quello che conta è poter leggere di nuovo liniers e poter sperare, senza sentirsi idioti, che la pubblicazione delle storie continui.
come per gli altri volumi (di cui avevo parlato qui, qui e qui), si sprecano poesia, bellezza, umorismo, surrealismo, sensibilità, intelligenza. praticamente tutto quello che uno vorrebbe trovare dentro qualsiasi mucchio di carta rilegato, macanudo ce l'ha. i personaggi sono indimenticabili, ognuno con il suo leit motif, ognuno con la sua personalità e le sue fissazioni. il mio preferito rimane fellini, ovvio (mamma mia se sono banale), con enriqueta e madriaga, ma ho un tuffo al cuore a ogni striscia dedicata al robot sensibile, e amo smodatamente folletti e pinguini. io non so se qualcuno ancora non conosca questa meraviglia, ma eventualmente recuperate almeno questo volume (quelli pubblicati da double shot risultano disponibili su amazon, ma non è importante leggerli tutti o leggerli in ordine, quindi potete cominciare pure da questo).

visto che poi questo post è in lavorazione da più di due settimane, ma viene posticipato di giorno in giorno per dare la precedenza a recensioni più serie (?), nel frattempo ho recuperato anche doctor strange #1 - un mondo bizzarro, che mi aveva incuriosito tempo fa in fumetteria e che poi orlando di fumetti di carta mi aveva praticamente convinta a provare (grazie!).
come dicevo qualche riga più su, sono proprio una novellina in campo marvel, e questo doctor strange non lo conoscevo proprio. cioè ci sono personaggi marvel che vuoi o non vuoi conosci. pure mia madre, che detesta il genere supereroistico sa chi è spiderman e magari le è capitato di vedere xavier facendo zapping e beccando qualche film mentre io mi dispero perché non seguo le programmazioni in tv. io ne conoscevo qualcunino in più, ma lui proprio no. e forse è proprio questo che mi ha incuriosito, oltre alla parola strange, che mi frega fin dai tempi di emily, a tutto quel giallo (manco fossi un moscerino), mettiamoci pure il vestiario da metallaro kitsch che fa invidia ai manowar, la magia e i disegni bellissimi e folli delle prime pagine. ed ecco una clacca cotta a puntino.
l'incipit è piuttosto veloce e asciutto, una pagina per riassumere tutto: stephen strange era un chirurgo, un incidente d'auto gli distrugge i nervi e causa danni permanenti alle mani. comincia così a girare il mondo per trovare una soluzione al suo problema, invece incontra l'antico (chiunque egli sia) che lo rende un potente mago oscuro. e bum! eccoci in pieno scontro contro una mandria di mostri divora anima in una splash page che sembra uscita da un trip in acido (non mi sono mai fatta di acido, lo ammetto, ma penso che sia un paragone plausibile).
l'andamento della storia è velocissimo, nemmeno 70 pagine per dirci che qualcosa di molto molto strano sta succedendo a questo mondo, che siamo tutti in pericolo e che al caro doctor strange tocca darsi da fare. in ancor meno parole mi è piaciuto un sacco, ancora di più di x-men (ma non quanto ms. marvel!) e non vedo l'ora di acchiappare il prossimo volumino.

lunedì 27 giugno 2016

la repubblica del catch

ve lo assicuro dall'alto dei miei centotrentasei centimentri: essere piccoli e buffi non è il massimo in una società in cui l'immagine conta.
a mario, il protagonista di questo meravigliosamente folle romanzo, la repubblica del catch, è andata anche peggio: non è solo piccolissimo e buffo, ma vive nella repubblica del catch, un posto in cui chi conta non è solo bello ma anche grosso e forte. e già va male così.
mario è dolce, è buono, un po' goffo ed è un disastro con le donne. non diventerà mai un campione sul ring, ma vende pianoforti e la cosa lo fa felice anche se non sa suonare, però il problema non si pone, dato che il suo amico pinguino - che, certo, non è un grande oratore - suona per lui. e mario fa parte della famiglia mafiosa più potente della repubblica del catch, la famiglia che controlla e comanda tutti i lottatori di catch della repubblica.
la famiglia che lo odia e lo vuole morto.


convocato dalla sua famiglia per portare a termine una missione-trappola che lo avrebbe finalmente tolto dai piedi, e scampato per miracolo a morte certa, mario si ritrova a fare, volente o nolente, amicizia con delle creature dall'aspetto grottesco che abitano la fabbrica in cui è riuscito a rifugiarsi: il ciclista fallito, principessa e parrucca. i tre, affascinati dalla musica del pinguino, giunto letteralmente a cavallo del suo pianoforte in soccorso dell'amico, aiuteranno, nei modi più impensabili, mario a lottare contro la sua famiglia e a riprendersi il negozio di pianoforti, trasformato, prima ancora di avere conferma della sua morte, in un negozio di slot machines e affini.

in un continuo contrapporsi di figure diversissime tra loro - il piccolo inetto mario e il superuomo ares, i fantasmi (che ricordano gli yokai della cultura giapponese) e i mafiosi lottatori di catch, il reale e il surreale, la cruda violenza e la dolcezza - la vicenda si svolge velocissima, tra fughe, inseguimenti e battaglie, senza togliere il tempo ai momenti più poetici: le surreali e bellissime vignette dedicate al pinguino pianista (che mi hanno incantata a lungo, molte meriterebbero di essere riprodotte come poster, di quelli che metti accanto al letto e guardi prima di addormentarti), i discorsi di mario sull'amore e la famiglia, la lealtà dei fantasmi, uniti sotto la stessa bandiera della sconfitta e della debolezza, i segreti inconfessabili dei personaggi più spietati.
nicolas de crécy però non premia nessuno: i più forti come i più deboli, tutti sono destinati a uscire sconfitti da questa battaglia, per il troppo orgoglio, per non saper superare la propria natura. tutti tranne, forse, bérénice, la donna di cui mario è innamorato, che sembra riuscire a tirarsi fuori dal suo ruolo, avere un attimo in cui tentenna, sembra volersi rifiutare di esercitare quella violenza che è insieme la sua essenza e l'unico valore che riesce a riconoscere.


realizzato originariamente per il mercato giapponese e serializzato sulla rivista seinen ultra jump, la repubblica del catch unisce il ritmo incalzante e irrefrenabile dei manga d'azione al lirismo del fumetto d'autore. un risultato praticamente perfetto, che riesce a rendere questo libro apprezzabile da lettori dai gusti più disparati.

mercoledì 22 giugno 2016

l'altra figlia

mai sottovalutare un libro di poche pagine. mai.
l'altra figlia pensavo di sciropparmelo in un paio di ore, sapevo pure cosa mi aspettava, avevo leggiucchiato qualche informazione sul contenuto, che vuoi che sia, se potevo preparare un esame in due giorni, sai che ci metto a leggere questo.
invece mi ha accompagnata per più di una settimana. l'ho letto a smozzichi perché ti obbliga a chiuderlo, e lasciarti rimasticare quella passione immensa che accompagna tutto il testo per ore.


annie ernaux scrive una lunga lettera a una sorella che non ha mai conosciuto, nata e morta prima che lei venisse al mondo, nascosta dalle parole e dai ricordi.
è in una domenica di sole, durante il gioco spensierato, che alle sue orecchie arrivano le parole della madre, dirette a un'altra donna, le parole che svelano il segreto. è in quella domenica che per la prima volta sente parlare dell'altra figlia, di quella che non c'è più. sa che non doveva ascoltare, sa che gli adulti parlano davanti ai bambini come se loro non potesse sentire o, peggio, non potessero capire, si sente quasi in colpa e in dovere di far finta di non aver sentito. ma non può tornare indietro, adesso sa.
da quel momento, nella sua vita ordinaria, fatta di quelle esperienze comuni a buona parte del mondo occidentale, rimarrà lo spettro di quell'assenza.

non è tanto la nostalgia di qualcosa di mai vissuto, di una conoscenza impossibile, quanto la consapevolezza di quel dolore che i suoi genitori conservano in silenzio, e che lei non può condividere né lenire in alcun modo.
la scoperta di questo segreto, e l'abitudine a mantenerlo tale, pesa su tutta la sua esistenza, la plasma inesorabilmente, la rende quella che è.
io non scrivo perché tu sei morta. tu sei morta perché io possa scrivere, fa una grande differenza.
il rapporto con i genitori cambia alla luce dell'assenza della sorella, un'assenza che colma ogni spazio e ogni istante. il dolore di quella perdita che li lega lasciando lei fuori. sente negli occhi della madre quasi una sorta di stupore, forse a volte di disgusto, di fronte al suo corpo che cresce e si fa corpo di donna. impossibile vincere la battaglia contro il ricordo di un'eterna bambina, resa sacra dalla sua stessa scomparsa, una bambina che non sbaglia mai, che mai merita una punizione, semplicemente perché non esiste.
è in lei un costante senso di colpa, un non sentirsi all'altezza di ciò che non è e ha in questo suo non essere la forza schiacciante che assicura l'amore smisurato e senza remore. è il senso di colpa di essere e di poter essere solo in virtù di ciò che non è più, una vita realizzata in cambio di una vita stroncata prematuramente.
sono venuta al mondo perché tu sei morta e ti ho sostituita.
questo dolore di cui si sente circondata non è mai riuscita a verificarlo, non ha mai provato a parlarne, non ha mai cercato di conoscere la sorella attraverso i racconti di chi era riuscito a conoscerla. tutta la sua esistenza sembra ruotare attorno a questo unico punto fisso, un vero e proprio centro di gravità che risucchia come un buco nero qualsiasi pensiero, e da questa ossessione non vuole liberarsi, continuando ad affidarsi a sensazioni al limite della paranoia.

straziante e poetico, crudo e senza nessuna volontà di omettere nulla, senza risparmiarsi alcuna sofferenza, l'altra figlia è un racconto profondo, toccante, intenso e struggente. e annie ernaux scrive come se non ci potessero essere altre parole per dire quello che dice: ogni frase, anche la più lapidaria, riesce a essere perfetta come una lama che affonda nella carne senza che coli una sola goccia di sangue.
leggetelo anche se vi farete del male, ne vale la pena.

lunedì 20 giugno 2016

resoconto (e un po' di fuffa) di una marina di libri 2016

domenica scorsa si è conclusa la bellissima, riuscitissima, meravigliosa e chi più ne ha più ne metta una marina di libri. io non so se ero più felice o più orgogliosa, o semplicemente incredula, fatto sta che non mi era capitato di partecipare a un festival così qui nella mia città. a dirla tutta, non ho mai visto un festival così bello da nessuna parte.
città che, per quanto alcune piccole librerie si sforzino e per quando si tenti di spingere qualche iniziativa culturale, rimane, ai miei occhi, una fossa in cui prima dei libri e dei festival letterari, viene altro (sì, sto cercando di non essere troppo brutale, ma vorrei scrivere di peggio). eppure, per quattro giorni, l'ingresso dell'orto botanico sembrava un vero e proprio portale dimensionale, la porta per qualcosa altro dalla palermo di ogni giorno, quella città che, per volere di pochi, sembra condannata a rinunciare alla sua bellezza.

la copertina della pagina fb di una marina di libri dopo la conclusione del festival

che è stato un successo non lo dico solo io, fin dal primo giorno, girando tra gli stand, ci si rendeva conto che questa edizione non era affatto come le altre volte. molti più editori, moltissimi visitatori, più diecimila libri venduti (almeno secondo la repubblica, ma mi auguro che i dati siano reali), un'atmosfera bellissima di festa e sopratutto di amore per i libri.


il primo giorno siamo arrivati anche prima dell'orario ufficiale di apertura, per goderci il più possibile lo spettacolo prima che arrivasse la folla.
un giardino bellissimo e un sacco di libri. cosa volete di più?





tutti e quattro i giorni sono stati strapieni di eventi interessantissimi, anche se ammetto che non ho partecipato a molti e in alcuni di quelli a cui sono stata, non mi è riuscito di fare una foto decente.
in compenso, ho ascoltato smozzicate della presentazione del nuovo libro di simonetta agnello horbny, libro che desidero follemente ma non sono riuscita a prendere (e neanche a tirar fuori una foto decente), ho scoperto giuseppe culicchia, un autore geniale e divertentissimo di cui non ho mai letto niente, ma spero di rimediare, ho visto de gregori, beccato proprio fuori la porta del bagno mentre aspettava di salire sul palco (ale li ha fatto una foto uno po' sgranata ma bella, fingendosi sordo ai richiami della sicurezza. scusate eh, ma non è che lo incontro ogni giorno de gregori fuori dal bagno), imperdibile roberto lipari, che ha presentato il suo libro con simone riccobono facendo praticamente uno spettacolo che ha fatto ridere con le lacrime una marina di gente.
dulcis in fundo, ho finalmente conosciuto carlo sperduti, che non solo mi ha autografato l'autografabile e mi ha portato apposta uno dei suoi libri. memorabile il reading che, a voler giocare con le parole, suonava più o meno così: sperduti all'ombra del ficus. (da qualche parte sulla pagina facebook ho condiviso alcuni video del reading, se ve lo siete perso, dateci un'occhiata).
al reading è seguito momento alcolico allo stand gorillico.






vorrei ringraziare tanta gente, che non so nemmeno se passerà qui, ma io la mia buona intenzione ce la metto. innanzitutto grazie mille a valeria di gorilla edizioni, per la simpatia, la gentilezza e l'interpretazione dei sogni di fred astaire, e per aver accettato di buon grado che passassimo ore allo stand, e a carlo, per la simpatia, le dediche in dislessichese, le cose inutili, e le chiacchiere. a fabio, che sono stata felicissima di incontrare dopo tanto tempo, a chiara de l'orma, per l'altra figlia, l'entusiasmo e le indicazioni sugli eventi da non perderci. a anna e gli altri ragazzi di modus vivendi che gestivano i banchetto di e/o, nne e fazi, per le chiacchiere e i consigli libreschi, al ragazzo di cui non so il nome dello stand della sur per avermi suggerito santa evita e per la borsetta azzurra, alla ragazza - perdonate, la prossima volta vi chiedo il nome! - de la nuova frontiera, che ha coperto ale mentre tentava di farmi un regalo a sorpresa, ai ragazzi di clichy per i figli della polvere e i mega-sconti di fine fiera, alla signora dello stand di barta per i consigli e, anche qui, le chiacchiere, e a chiara per il bellissimo disegno sulla mia copia di proibito dormire.
insomma, va bene il posto fichissimo, va bene i libri meravigliosi, ma se non fosse stato per tutta questa bella gente sarebbe stata una mezza noia.


ammetto che quattro giorni in cui abbiamo macinato chilometri e chilometri, passando e ripassando da uno stand all'altro, approfittando per girellare un po' all'interno dell'orto botanico, sono stati stancanti, ma ci tornerei pure domani se potessi.

il mio augurio è che il prossimo anno gli organizzatori riescano di nuovo a far svolgere il festival all'orto botanico, non si poteva scegliere un posto migliore a palermo: parlando terra-terra, l'orto botanico è l'unico posto in cui, con tutte quelle piante, non si moriva dal caldo. e poi è bellissimo. ma l'ho detto tipo mille volte. e mi auguro che ci siano ancora più editori di quest anno (mancavano un po' i fumetti, praticamente c'era solo tunué).



se tutto questo non fosse stato abbastanza, il giorno dopo la chiusura del festival è arrivata una notizia fantastica: si realizzerà a palermo la prima biblioteca dell'editoria indipendente, gestita dal coworking neu [nòi] spazio al lavoro. per tutte le informazioni in merito, vi rimando qui.

e adesso... cominciamo a smaltire la pila di libri acquistati e regalati e a fare il countdown per la prossima estate! se avete in programma un viaggio in sicilia e vi piacciono i libri, io vi consiglio di tenere d'occhio il sito di una marina di libri (e ovviamente claccalegge e la pagina facebook!) per prenotare il volo nei giorni giusti.