mercoledì 25 novembre 2015

commenti randomici a letture randomiche (9)

ho così tanta roba di cui devo assolutamente parlarvi che mi sono dovuta fare una lista per non entrare in paranoia. il problema è che adesso entro in paranoia ogni volta che vedo la lista. quindi, per cercare di smaltire un po' di roba, ho pensato di ricorrere alla mia non-rubrica randomica. poche parole e un sacco di fuffa, come al solito.


cominciamo da uno shoujo uscito da pochissimo, romantica clock, che ha catturato il mio cuoricino di shoujoaddicted fin dalla copertina tutta rosa e carina. anche se il modo in cui planet ha reso il titolo mi fa oggettivamente pena, anche se è mooolto simile a quella originale.

ma vabbè.
protagonisti della storia sono due gemelli, lui, aoi, è un tipo un po' strano, isolato dal resto del mondo, ama molto gli animali ed è un genio. lei, akane, è esattamente il contrario di suo fratello: popolare, casinista, piena di amici, bravissima negli sport ma una frana a scuola.
tra i due non scorre buon sangue, o meglio, akane detesta suo fratello per essere sempre stato il più bravo: in quanto gemelli, i genitori, i parenti, gli insegnanti, tutti insomma, si sono sempre sentiti in dovere di far paragoni tra i due, lodando aoi per la sua intelligenza e rimproverando akane per i suoi cattivi voti.
adesso, nel pieno dell'adolescenza, tra i due sembra possa cominciare a esserci un rapporto nuovo. aoi ha ripreso ad andare a scuola - ovviamente la stessa di akane - proprio perché lei gli ha chiesto di farlo, uscendo dalla stanza in cui praticamente vive rinchiuso da anni.
ma aoi non sembra affatto il tipo da avercela con la sorella che chiaramente non lo sopporta, e anche se non perde il suo ruolo di primo-in-tutto-quello-che-fa, sembra davvero molto ben intenzionato verso akane, per non dire che è il fratello che chiunque desidera. e sotto sotto anche akane gli vuol bene...
questo primo numero è molto introduttivo, presenta i personaggi al meglio e getta le basi per una serie che potrebbe essere davvero carina e interessante, nonostante sia già arrivata all'ottavo volume e sia ancora in corso. io di sicuro continuerò a leggerla, mi sono affezionata ai due gemelli fin da subito e non vedo l'ora di scoprire cosa ha in serbo il futuro per loro due!

altro titolo che mi ha colpita positivamente è i fuochi della sera, di giopota, del quale avevo già accennato a proposito de i guardiani della luce (è l'autore della copertina e delle illustrazioni interne).
diciamo subito una cosa: giopota disegna meravigliosamente e già solo per la copertina e le illustrazioni interne - sopratutto l'ultima, io la amo! giopota, se per caso leggi qui, ti prego, fai stampare almeno delle cartoline di quel disegno, voglio appenderlo in camera è bellissimo! - vale la pena di avere questo librettino.
librettino che raccoglie quattro storie brevissime, tutte legate da un sottile filo comune che è quello della solitudine.
impossibile raccontare di cosa parlano senza fare spoiler, ma un paio di cose mi tocca dirle: marino è la storia visivamente più bella, e anche quella più poetica. fa male che duri solo quattro pagine, sarebbe fantastico se prima o poi diventasse un racconto un po' più lungo. mentre i mostri mi ha lasciata un po' turbata, tocca tematiche davvero troppo pesanti e liquida la questione con troppa leggerezza. molto bella anche le stelle dentro, la storia che chiude la raccolta, anche questa molto poetica, infine la prima storia, elio nel buio, mi sembra molto sull'onda de i guardiani della luce, è un inizio carino e intrigante per un fantasy. in definitiva un libretto interessante per conoscere un artista davvero molto promettente.

a proposito di giopota: prossimamente uscirà per bao publishing un anno senza te, scritto da luca vanzella e illustrato da giopota. io non me lo perdo per nulla al mondo. se nell'attesa volete piangere, qui trovate gennaio.

per chiudere in bellezza, due paroline veloci veloci su shani, il sidequel di lumina che era stato presentato a lucca quest'anno e che io sono riuscita a recuperare qualche giorno dopo al games academy di palermo, sulla quale non mi pronuncio neppure, ma che ha il pregio (l'unico credo...) di portare roba non troppo reperibile in giro.
questo dedicato a shani è un piccolo spillatino, come oggetto lontano anni luce dal volumone extralussuoso di lumina, una storia breve scritta e disegnata da tre giovanissimi autori della scuola del fumetto di milano e palermo: maurizio carnago alla sceneggiatura, disegni di paola amormino e colore di lorenzo lanfranconi, il tutto ovviamente su soggetto di linda cavallini ed emanuele tenderini, creatori della serie originale.
la protagonista di questa storia è - ovviamente - shani, che avevamo incontrato già nell'ultimissima pagina di lumina, e qui è coinvolta proprio nella disavventura che la porta ad apparire nella storia principale.
gli haloi come shani sono una delle tante popolazioni che abitano lumina e che, in virtù della loro capacità di stringere un forte legame con la natura del loro pianeta, hanno il compito di controllare il suo stato di deterioramento attraverso i totem e con l'aiuto dei fruff, buffe, dolci ma potentissime entità composte esclusivamente di energia. ma shani è anche, oltre che un'apprendista controllore, una gran casinista e anche un po' una spaccona, e in questo volumino veniamo a sapere come è riuscita a perdere il suo prezioso fruff.
più di metà dell'albo è fatto di interviste, schede, approfondimenti eccetera.
insomma, vero è che costa pochissimo, ma se non avete letto lumina e non avete intenzione di farlo, allora è assolutamente inutile acquistarlo. per chi invece ha letto il numero zero o ha intenzione di entrare in questo universo che si prospetta davvero vastissimo, allora è più che consigliata la lettura (e poi a me shani sta davvero simpatica, senza parlare di fruff che è semplicemente adorabile!)

e e e... mi rimane ancora da scrivere su altri volumetti acquistati a lucca! argh! spero di riuscire a mantenere il ritmo... intanto cercate di convincere voi il misterioso recensore a rimettersi al lavoro anche lui, la lista delle sue recensioni raccoglie titoli bellissimissimi!

lunedì 23 novembre 2015

la generazione

abbandonare il paesello in cui si è nati e cresciuti, sparire da casa dopo un litigio con tuo padre, non avere più contatti con la tua famiglia per anni, tutto per inseguire il tuo grande amore.
e se poi quell'amore finisce? e se non hai più modo di continuare a vivere solo? allora devi tornare, anche se tornare significa convivere con la nonna e tre zie impiccione...


è uscito da pochissimo il nuovo libro di flavia biondi, la generazione, ma io ho avuto la fortuna di poterlo leggere in anticipo (grazie ♥) e di poterci ragionare un po' su. perché rispetto ai suoi lavori precedenti, questo nuovo romanzo mi ha un po' sorpresa, ho dovuto aspettare di digerirlo per bene per poterne parlare. questa volta è stato impossibile un commento di pancia.
anche se rimangono i temi tanto cari a flavia - l'accettazione di sé, i rapporti con gli altri - qui si fa un passo avanti, l'universo narrativo si allarga dalla coppia (avevamo santo e davide in barba di perle, thomas e leone ne l'orgoglio di leone e diana ed edo in l'importante è finire) all'intera famiglia di matteo: le sue zie, sua nonna, sua cugina, suo padre: tutti legati da grandi incomprensioni e una punta di rimorso, ma anche da un profondo, silenzioso affetto.

matteo è un ragazzo chiuso, barricato in sé stesso, spaventato dall'essere giudicato e ancor di più disprezzato dagli altri. ha sempre temuto il dialogo tanto da rifiutarlo, così, quando è praticamente fuggito a milano dal suo amore, non ha nemmeno chiarito con suo padre, convinto che lui non lo avrebbe accettato.
adesso che l'amore è finito, si ritrova a convivere con le sue zie, ognuna, a sua volta con il suo carico di orgoglio, e con la cugina, sara, incinta di una bambina. pian piano, matteo inizierà a rendere la sua permanenza forzata a casa della nonna più tollerabile, proprio grazie a sara: parlare con lei, ascoltare i racconti di quello che era la sua famiglia prima che lui nascesse, durante la sua infanzia, cominceranno ad aprirgli gli occhi su tante cose alle quali non aveva mai neppure pensato. adesso, capire gli altri e capire sé stesso, sarà il vero modo per crescere, per diventare un adulto a tutti gli effetti.

quanto è facile pensare di essere sempre i soli a soffrire? quanto spesso ci convinciamo che per le altre generazioni, quelle che ci hanno preceduto, tutto sia stato più semplice, più lineare, come se chi ci ha cresciuto non abbia mai potuto amare, soffrire, sbagliare o compiere atti di incredibile coraggio? quanto spesso diamo per scontato che gli altri stiano solo lì per giudicarci, quando invece vorrebbero magari solo che fossimo disposti a spiegare, a raccontare?

non voglio fare spoiler perché la generazione è un libro bellissimo, però devo dirlo: flavia mi ha sorpresa ed emozionata. lo fa ogni volta, ogni volta in modo diverso, ogni volta soffermandosi su qualcosa sulla quale forse non riflettiamo mai abbastanza; e questa volta lo fa con una storia dolceamara di una famiglia, che non è un essere unico e indistinto, ma un insieme di persone e delle loro storie, dei loro sbagli, delle loro paure, delle incomprensioni e dell'infinito amore con cui, anche a volte in modo silenzioso, hanno saputo crescere la generazione successiva.

venerdì 20 novembre 2015

lost in translation

le parole sono la cosa più bella e incredibile del mondo.
suoni che traducono concetti che traducono cose, azioni, pensieri. ci permettono di esprimere i nostri pensieri, di raccontare storie, di dar forma ai nostri sentimenti, e ovviamente sono il mezzo che abbiamo per capire gli altri. per me è davvero la cosa più bella che potessimo inventarci, è quasi come se fosse una magia.
ma forse la cosa più bella è che spostandoci da una parte all'altra del mondo, il modo di esprimere concetti cambia al punto tale che certe parole non esistono che in certe lingue, parole che non sapevamo potessero esistere, ma potrebbero darci la possibilità di esprimere quei sentimenti indefiniti che spesso non sappiamo raccontare.
il libro di ella frances sanders, lost in translation, è dedicato proprio a queste parole.


ogni parola di cui sanders ci racconta la storia è accompagnata da una bellissima illustrazione realizzata sempre dalla stessa autrice.

io ho desiderato questo libretto dal primo momento in cui ne ho visto la foto in giro su internet e - cosa rarissima per me - l'ho avuto il giorno stesso in cui è uscito, è stato un regalo e un souvenir dell'ultimo viaggio, e tra le pagine, in mezzo alle altre parole, c'è virtualmente anche quella che descrive l'emozione di girare per posti bellissimi ed estranei insieme alla persona che ami sentendo che con quella mano nella tua mano appartieni a ogni posto.

ma a parte i miei deliri romantici, ho scelto cinque parole dal libro, che mi piacciono tantissimo.
c'è samar, che è arabo, e traduce il perdersi nei racconti fino a tarda notte, senza rendersi conto del tempo che passa. non sapevo che potesse esserci una parola per una cosa tanto deliziosa, ma io adoro chiacchierare di notte fino allo sfinimento. lo adora meno chi mi deve sopportare...
komorebi, che in giapponese è la luce del sole che filtra tra le foglie degli alberi e gurfa, che in arabo è la quantità di acqua che si può tenere nel palmo di una mano: queste due parole si riferiscono a qualcosa di piccolo, di - forse - trascurabile. ma mi piace l'idea che anche qualcosa di così piccolo abbia una parola tutta per sé, è un bel modo di fare attenzione alle piccole cose e di rendere loro l'attenzione che meritano.
poi c'è ya'abournee, che sempre in arabo (urge leggere autori arabi, chi inventa delle parole così belle deve scrivere storie bellissime), indica la speranza, un po' macabra ma molto romantica, di morire prima della persona che ami, perché sai che non potresti sopportare la sua mancanza. parlare di morte alla persona che ami è forse un po' tabù, sopratutto quando si è giovani, ma questo è un sentimento che mi appartiene, e trovare un modo così perfetto per descriverlo mi ha un po' sorpresa.
per tornare allegri, c'è tsundoku, e qui i colpevoli siamo tanti! per i giapponesi questa parola indica un libro acquistato e non letto, solitamente impilato sopra ad altri libri non letti. possiamo però giustificarci che è la nostra scorta di storie per le situazioni di emergenza... di certo questo libro qui non ne farebbe parte, si divora in poco tempo e si risfoglia poi con piacere più e più volte.


ps. lost in translation aspettava di avere un post tutto per sé da circa un mese, ma l'attesa è valsa, me lo sono conservata proprio per oggi perché questo è il seicentesimo post su claccalegge! ci voleva qualcosa di bello per festeggiare, no?

mercoledì 18 novembre 2015

disney definitive collection ~ darkenblot

avevo iniziato qui a parlare della collana disney definitive collection, con fantomius, questa volta tocca a darkenblot, serie ideata da casty e lorenzo pastrovicchio. e già questo dovrebbe bastare a convincervi a recuperare il due volumi usciti fino ad adesso.


da una prima idea di pastrovicchio di rimodernare e rendere ancora più temibile uno dei più pericolosi avversari di topolino, è stata successivamente creata da casty l'ambientazione perfetta per le due saghe di darkenblot: avangard city, la città più all'avanguardia del mondo, piena di robot, sistemi di trasporto sospesi in aria, ed edifici dall'aria futuristica. qui si è rifugiato macchianera, evaso per l'ennesima volta, per riuscire ad architettare l'ennesimo, complessissimo piano per la conquista del potere, e della città.
topolino, che vi si ritrova in seguito a uno scalo forzato dell'aereo su cui viaggiava, si ritroverà ad indagare sul perché i robot hanno smesso di obbedire alle leggi della robotica (sì, sono proprio quelle di asimov: 1- un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno, 2 - un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla prima legge, 3 - un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la prima o con la seconda legge) e si ritroverà faccia a faccia con macchianera e con il suo darkenblot, un potente robot/esoscheletro che darà parecchio filo da torcere al nostro eroe.

alle tre storie della prima saga, pubblicate sul numero 2 della collana definitive collection, si aggiungono altre quattro storie, che formano la seconda saga di darkenblot, ristampate del volume 6 della collana (che al momento è infatti il numero più cicciotto, nonostante il prezzo sia lo stesso degli altri volumi)


il genere robotico/avveniristico non è mai stato il mio preferito, ma due autori come casty e pastrovicchio non si possono assolutamente perdere: del primo ho iniziato ad amare gli intrecci delle storie non su topolino ma attraverso le varie ristampe, e posso dire che il suo topolino e le avventure in cui si ritrova, mi piacciono da morire, sono davvero storie meritevoli; pastrovicchio l'ho sempre adorato, dai tempi di pkna, e queste storie sono quanto di più simile al vecchio, glorioso pikappa, si potesse fare con i topi: ultracattivi, atmosfere dark che fanno un po' blade runner, robottoni e ipertecnologia. non ci sono i  viaggi nel tempo, e topolino non ha il mantello, ok, però secondo me se vi piace pk dovreste dare un'occhiata anche a darkenblot.

come accennavo sopra, al momento la serie si compone solo di sette episodi, tutti ristampati in questi due volumi della definitive collection. quindi, seguendo il calendario delle uscite, ad aprile o si anticipa il terzo volume di pippo reporter (ne parlerò tra due settimane! vi anticipo solo che al momento è la mia serie preferita ♥) oppure cominceranno le ristampe di una nuova saga (io accendo i ceri per doubleduck!)

*** gli altri post sulla serie:
fantomius - il ladro gentiluomo

lunedì 16 novembre 2015

il canto delle stelle

a un sacco di serie di fumetti tocca di ricevere pareri diametralmente opposti in quel gran marasma che è internet, con buona pace di chi si dispera cercando di capire se qualcosa vale la pena recuperarla oppure no.
io, ad esempio, ho ignorato il canto delle stelle per anni, visto che per anni ho sempre letto in giro che non è all'altezza di furuba, che è una mezza cagata.
quindi, visto che alla fine la serie l'ho recuperata e letta, mi sembrava giusto chiarire un po' in merito, a beneficio di chi ancora non sa decidersi a riguardo.
in effetti, di certo il canto delle stelle non è all'altezza di furuba, e non sarebbe poi tanto facile, visto che furuba è davvero un capolavoro, ma non è nemmeno mezza cagata, anzi, secondo me è una serie molto carina, che di certo però poteva svilupparsi meglio...

la trama è abbastanza banale: sakuya vive senza i genitori, in casa del suo scontroso cugino, lavora e va a scuola. ha un passato triste (se avete letto furuba sapete che con "passato triste" si intende una situazione disastrosa al limite della follia che solo la takaya potrebbe immaginare) che però non la scoraggia. sakuya sorride ogni giorno, si impegna in quello che fa, ha degli amici che le vogliono bene, è presidentessa dell'assurdo club gli amanti delle stelle: in pratica vive una vita normale come una ragazza normale. almeno fino al giorno del suo compleanno quando incontra chihiro. il ragazzo si è presentato a kanade come fidanzato di sakuya, mentre lei pensa che lui sia un amico del cugino. solo dopo i due scoprono che chihiro è un perfetto sconosciuto, ma sakuya è già mezza cotta: sconosciuto o no, le è bastato chiacchierare un po' con chihiro per rendersi conto che quel ragazzo riesce a comprenderla meglio di chiunque altro.
anche se sembra sparito, chihiro tornerà prestissimo nella vita di sakuya iscrivendosi nella stessa sua stessa scuola.
da questo momento la vita di sakuya e dei suoi amici, la psicotica ricchissima hijiri e il buon yuri, comincerà a subire parecchi scossoni emotivi, sopratutto a causa dell'atteggiamento di chihiro: dopo svariati numeri a chiedersi se non sia bipolare o abbia un gemello malvagio, ecco arrivare la spiegazione (tragicissima, ovvio) al suo modo di agire nei confronti di sakuya.

se i cliché da shoujo manga ci sono tutti, come sempre natsuki takaya allarga il concetto di amore anche agli affetti familiari e ai rapporti di amicizia, e lo fa con la sua solita dose di eventi e ricordi drammatici ai danni dei personaggi (non se ne salva uno, giuro, è peggio di una casa famiglia per minori abusati): genitori orribili che trattano i figli in modo devastante è il leitmotif della storia, senza contare i fraintendimenti, le incomprensioni non risolte, i tentativi di suicidio e un sacco di altre amenità.
c'è però, anche qui come in furuba, una cosa che mi piace tantissimo: la volontà di non arrendersi al dolore, alla solitudine, alla tristezza. chi è ferito torna a sorridere per vedere altri sorrisi intorno a sé, chi vorrebbe disperarsi, non perde la speranza, chi ha conosciuto l'odio e l'indifferenza, non smette di essere gentile e onesto. questo messaggio, retorico quanto volete, poco mi importa, è stato il motivo per cui ho adorato questa storia. c'è tantissima dolcezza e speranza e un sacco di altre belle cose tra le pagine de il canto delle stelle, tutta roba che ai cinici criticoni potrebbe non andar giù, ma io sono già stanca di vedere cinismo e grigiore dappertutto. quindi se vi va di inzuppare qualche fazzolettino di lacrimoni di commozione, prego, questo è il fumetto che fa per voi.