mercoledì 13 marzo 2019

il muretto

ora so che tutto è fragile. d'altra parte è l'unica certezza che ho. e comincio a non sopportare più le persone che si sforzano di essere ragionevoli.

l'adolescenza: il più grande calderone di storie che possa esistere.
possiamo crescere ma non ce ne libereremo veramente mai, e anche se ormai i tredici, i quattordici anni li abbiamo superati da un pezzo, continuare a leggere storie di ragazzini che ci ricordano come eravamo, come abbiamo rischiato di essere, come non abbiamo avuto il coraggio di diventare, è inevitabile.
e inevitabilmente queste storie continuano a emozionarci, sarà che siamo la generazione degli eterni tardoadolescenti, sarà che crescere è sempre più difficile, sarà che in fondo un po' ci piace aggrapparci da vent'anni sempre agli stessi pensieri, ci fa sentire un po' più a casa, un po' più lontani da quel mondo di adulti in cui - e non ditemi che parlo solo per me - non abbiamo alcuna fretta di vivere.

sia come sia, pensavo che il muretto mi avrebbe coinvolta molto meno di quanto in realtà non sia riuscito a fare. pensavo che da over trenta i drammi adolescenziali non mi avrebbero più toccata, li avrei guardati con la condiscendenza che usiamo quando pensiamo di essere superiori a qualcosa, di averla già passata, di esserne usciti e di poter dire oh beh dai, non è poi questa gran tragedia.
l'adolescenza è una tragedia, una battaglia che si è destinati a perdere, che ti lascia addosso le cicatrici che non cancellerai mai.
ad alcuni poi tocca combattere le battaglie più feroci, tocca fare i conti in fretta con quello che succede quando il mondo dell'infanzia si sgretola velocissimo davanti ai tuoi occhi, esplode sotto il frastuono delle bombe e ti lascia davanti le macerie squallide della vita adulta, la loro grettezza, la loro fragilità nascosta da un moralismo di cartone, finta come le scenografie di un teatro da due soldi.


rosie si ritrova così da un giorno all'altro: sua mamma è scappata con il suo amante, l'ha abbandonata senza pensarci due volte, suo padre non c'è mai, impegnato a rincorrere la sua carriera e ad allontanarsi dal rancore per la moglie.
tra queste due assenze e circondata da un vuoto che non le lascia punti di riferimento, rosie comincia ad assentarsi da scuola, a rintanarsi sotto le coperte o dentro vasche piene di acqua calda, a rifiutare ogni regola: cibo spazzatura a qualsiasi orario, tv sempre accesa, sigarette, alcool.
riempire il tempo, riempire lo spazio, riempire se stessa di qualsiasi cosa pur di non lasciarsi distruggere dall'ansia, dalla paura della solitudine, dell'abbandono, del rifiuto.
giorno dopo giorno tutto rimane uguale a se stesso fino al momento in cui un incontro fortuito non le cambia completamente la vita: jo, un ragazzo con cui dividere le sue paure e scoprire il rock e il punk, con cui rendersi conto che si può vivere fuori da quella società che non le piace e a cui non piace lei, con cui imparare che no, in realtà non è sola.


gli amori adolescenziali non sono forti solo del loro essere per la prima volta, ma hanno in retaggio l'assolutismo dall'infanzia, il senso della necessità di essere in due, di poter tenere qualcuno per mano proprio quando hai più bisogno di non essere solo, quale che sia la direzione che si prende, di andare avanti insieme, verso il baratro forse, ma non da soli.
jo e rosie sono due ragazzini perduti che si sono trovati, cacciati a pedate fuori dall'infanzia, ancora incapaci di entrare senza provarne orrore nel mondo adulto.
hanno costruito il loro mondo, un universo di musica e tenerezza, una realtà privata che non accetta nient'altro se non se stessa.
sono lo specchio della nostra dolcezza e rabbia e fragilità perduta, sono l'esasperazione del dolore di perdersi prima di cominciare ad andare avanti.


e il muretto è una storia che leggi e rileggi, che fa male e consola, che ti trascina in pagine sempre più buie dove però gli sguardi sono teneri e innocenti e ti scaraventa poi in un mondo crudele, pieno di luce, un mondo in cui non puoi più nasconderti, rintanarti, quel mondo in cui devi spazzare via le tue paure, ingoiare le sofferenze. guardare lontano. dritto, davanti a te.

è una storia che ti viene voglia di abbracciarla, di abbracciare tutte le rosie e tutti i jo e quello che eri tu alla loro età e quello che sei anche adesso e prendere tutti per mano, andare avanti, nessuno più da solo. (e sono cose che sembrano sceme a scriverle, ma grazie eris per aver ristampato questo libro e aver dato a chi se l'era perso la possibilità di leggerlo. stiamo sempre a scrivere che piangiamo fiumi di lacrime per ogni cosa e poi non è vero, ma qui mi sono commossa persino io che sono una merda insensibile. davvero, leggetelo tutti)

lunedì 11 marzo 2019

otto ~ l'uomo riscritto

quella notte, in mezzo alla folla riunita su un lago ghiacciato oltre il circolo polare, se qualcuno avesse distolto gli occhi dal cielo avrebbe potuto vedere uno spazio stranamente vuoto.
quel vuoto coincideva con il posto di un uomo. ma quella notte nessuno lo notò.
dall'alto lo si sarebbe potuto vedere. ma bisognava conoscere la storia di quel buco per capire che non lo era. lo spazio vuoto era quello di un uomo; un uomo che era il suo stesso enigma, e che volle risolverlo.

quale tra i più grandi misteri del mondo può risultare più insondabile che quello che riguarda la propria stessa essenza? quale posto dell' universo è più misterioso del proprio io?
siamo riusciti a esplorare i più oscuri e profondi abissi marini, ad inoltrarci nello spazio, raggiungere la luna, conoscere pianeti e stelle lontani anni luce, ma paradossalmente il viaggio più difficile da compiere è quello che ci porta alla conoscenza di noi stessi.
certo è che da sempre gli uomini si sono interrogati sulla loro natura: γνῶθι σαυτόν si leggeva sul tempio di delfi e nel prometeo incatenato oceano suggeriva al titano ribelle di conoscere se stesso per potersi opporre a zeus tiranno. da sempre il ragionamento filosofico e artistico - e poi nel secolo scorso la psicanalisi - lavorano introspettivamente per spiegare chi siamo.
e questo è il fulcro dell'opera di marc-antoine mathieu e di quella del suo otto: se non conosciamo chi siamo, quali sono i perché delle nostre scelte, le radici del nostro pensiero, allora come possiamo essere sicuri di essere davvero liberi e padroni delle nostre azioni?


otto spiegel è un artista molto noto e apprezzato in tutto il mondo, impegnato da anni in una serie di performance incentrate sulla tematica dell'io: specchi che riflettono il suo stesso corpo, lo sdoppiano, lo mettono a nudo in tutta la sua effimera fragilità, ne indagano ciò che non possono mostrare.
a bilbao, durante una delle sue esibizioni, otto sperimenta per la prima volta un vuoto enorme che lo lascia sfinito e in preda alle vertigini: per la sua arte fatta di specchi, riflessi e illusioni è la fine, e lui ne è pienamente consapevole.
disorientato e desideroso di sparire per sempre, pochi giorni dopo gli giunge la notizia della morte dei suoi genitori e dell'eredità che gli hanno lasciato: la loro vecchia casa e un baule.

qui otto scopre registrazioni, appunti, foto e video che testimoniano fedelmente i suoi primi sette anni di vita. in un biglietto, i genitori gli spiegano che lo avevano fatto partecipare a un progetto di ricerca che indagava su come i primi anni di una persona possano influenzare quello che poi diventerà in futuro.
per otto tutto questo materiale ha immediatamente non tanto importanza dal punto di vista scientifico, ma diventa spunto per una nuova ricerca artistica: partendo dall'ultimo giorno, prosegue a ritroso osservando minuziosamente tutto il suo passato, fino alle sue prime ore, fino ai mesi di gestazione, fin dal suo concepimento.
otto si chiude dentro casa, organizza i documenti, che analizza scrupolosamente, in una sorta di enorme scultura concettuale di cui lui stesso è il fulcro.


ma se la ricerca di otto era partita dal voler conoscere il proprio passato per meglio comprendere la sua essenza, il suo scandagliare morbosamente il passato lo intrappola - metaforicamente e non solo - in una gabbia che lo sottrae al presente. l'esistenza di otto si blocca in una parentesi lunga anni, la ricerca delle radici si fa non strumento di comprensione e libertà ma prigione: vecchio, estraneo al mondo, fuori dalla società, dal cielo otto è un buco, l'assenza di chi si è perso provando a cercarsi.

otto - l'uomo riscritto è anche un interessantissimi esperimento grafico: geometrie rigide e precise, riflessi, copie, frattali, bianco e nero che non lasciano spazio al colore, inizio e fine che coincidono e chiudono la storia in una sorta di loop.
non conoscevo marc-antoine mathieu ed è stata una bellissima scoperta, spero davvero che coconino continui a pubblicarne l'opera.

venerdì 8 marzo 2019

soul guide

se un giorno, confusa nella folla di passanti all'improvviso ti accorgessi di me, uno sconosciuto, tu, crederesti mai che stavo aspettando quel momento da tanto tempo?

capita a volte che dopo la morte le anime rimangano ancora sulla terra, che siano ancora legate a qualcosa, a un amore, che non consente loro di lasciare la loro vecchia vita, perché anche se il tempo a disposizione è finito, rimane ancora qualcosa di cui occuparsi.
e che questi siano giovani o vecchi che siano, umani o animali, ad attenderli c'è, da oltre settant'anni, sempre lo stesso uomo: dolce e paziente, con uno sguardo velato di malinconia, yanjing li attende fino a che non saranno pronti a staccarsi da questo mondo per raggiungere qualsiasi cosa ci sia dopo.

soul guide è una raccolta di storie il cui filo conduttore è proprio yanjing, storie di chi resta e per un attimo sfiora una dimensione vicinissima eppure inarrivabile, quella dimensione che appartiene a chi non c'è più ma in qualche modo rimane ancora accanto a chi vuole proteggere.
prenderne consapevolezza è un lampo a volte, un momento di malinconia che gonfia il cuore di chi si rende conto di essere oggetto di un amore così grande da andare oltre il tempo e la morte.

già in reverie golo zhao aveva dato prova di saper fondere realtà quotidiana e fantastico, qui in soul guide intreccia le storie di molti personaggi a quella, che si svela soltanto alla fine, di yanjing, del suo passato e della sua memoria perduta, confusa e ingannata e poi infine ritrovata, e della sua decisione di diventare una guida di anime per ritrovare xiaoguo, la sua fidanzata perduta tanto tempo prima, ai tempi della guerra e mai più ritrovata. per più di settant'anni yanjing la aspetta, sicuro di ritrovarla, per poterle dire che non ha mai smesso un attimo di pensare a lei, di cercarla, neppure dopo la morte.
ma quello che yanjing non sa è che anche xiaoguo l'ha cercato e che, anche se lui non è stato capace di capirlo, lei gli è stata molto più vicina di quanto avesse mai immaginato...


i legami, il confine tra la vita e la morte, l'amore, certo, ma forse il tema più importante del racconto di golo zhao è sopratutto quello del riconoscimento: sentire di avere ancora accanto quella persona che non c'è più, scoprire che è stata proprio lei, e non il caso, a salvarci e proteggerci; ritrovare negli occhi di uno sconosciuto uno sguardo familiare; scoprire che la vita è un mistero più grande di quello che la logica impone e che due anime, per ritrovarsi, sono capaci di compiere cammini lunghissimi, difficili e tortuosi, attratte l'una all'altra senza conoscere i limiti del tempo e dello spazio.

mercoledì 6 marzo 2019

radici ~ vol.3

- vi siete raccontati una storia e avete iniziato a crederci.
- quale storia?
- di poter vivere senza di noi. di non fare più parte della natura.

avevamo lasciato giano intrappolato nel bosco, prigioniero di un groviglio di tralci e radici che lo avevano convinto a raccontare la sua storia.
al suo racconto, mentre i suoi amici - più o meno esattamente definibili come tali - lo stavano cercando - le piante stesse hanno aggiunto le parti mancanti, mostrandoci quello che i suoi compari capo e rocca gli avevano nascosto, la natura reale di quei lavoretti con cui fare soldi facili.

giorgio pandiani nei primi due volumi di radici inizia a mettere sul campo gli elementi di una storia che si rivela nel volume conclusivo più complessa di come poteva sembrare all'inizio, collegando trame e sottotrame, svelando i legami tra i personaggi, i rimandi tra passato e presente.

così, quello che inizialmente sembrava un thriller ecologico a tinte un po' fantasy, diventa sempre di più da un lato il racconto personale della vita di silvio, dall'altro si ingrandisce fino a diventare un messaggio globale che non bisognerebbe mai stancarsi di ripetere.

le visioni di giano lo portano sempre più indietro nel passato e gli rivelano una parte di sé che lui stesso aveva dimenticato: cosa era quando era un bambino, in cosa credeva, cosa chiedeva al mondo e alla vita, come era cresciuto, chi aveva amato e cosa, a un certo punto, ha spezzato tutto, frantumato ogni equilibrio, persino cancellato una parte della sua memoria.
l'errore di cadere completamente preda del proprio orgoglio, di voler per forza distinguere il mondo in bianco o nero: sono le visioni che le piante lo inducono a vedere la realtà in tutte le sue sfumature e a ricordargli che nulla nella vita è o così o niente.
silvio impara a guardare il mondo da altri punti di vista, a non essere più chiuso nel suo risentimento e nella sua rabbia contro tutto e tutti, al punto tale da cancellare persino parte del proprio passato.

in radici non si affronta solo il problema dell'ambiente, del rapporto tra uomo e natura - discusso, quasi a fine della storia, dal punto di vista della natura stessa, cosa che personalmente mi è piaciuta moltissimo: dare alle piante, che solitamente non ne hanno facoltà, la possibilità di parlare e di esprimere il loro parere sul problema che noi umani stiamo creando, da sempre, al mondo - ma anche quello del rapporto con gli altri e con se stessi: accettare le proprie debolezze e comprendere quelle degli altri, rendersi conto che nulla può essere sempre perfetto e prevedibile e che ogni persona è un mondo a sé, che deve essere compreso e accettato senza forzature.

la dedica del terzo volume mi piace un sacco!

con questo ultimo volume giorgio pandiani chiude mirabilmente la sua storia, dando un senso a ogni dettaglio, anche a quelli che nei primi due volumi potevano sembrare superflui: ogni cosa va esattamente al suo posto, ogni filo della trama trova la sua conclusione, nessuno dei personaggi finisce per diventare semplice comparsa.
ognuno ha, in questa vicenda, un suo ruolo preciso ed essenziale, esattamente come in natura, nel bosco e in qualsiasi ecosistema, ogni essere vivente svolge il suo ruolo in armonia con tutto il resto.

se mi era già piaciuto l'inizio di questa storia, adesso che ho la visione d'insieme posso consigliarvela più che caldamente: come dicevo quasi un paio d'anni fa, tra le autoproduzioni si trovano spesso opere qualitativamente di alto livello, che seppure non hanno la visibilità delle vetrine delle librerie e della grande distribuzione in generale, vale la pena fare conoscere affinché raggiungano più lettori possibili. radici è assolutamente una di queste.

nella postfazione poi, giorgio accenna a un nuovo progetto che ha in mente. qualsiasi cosa sia, qui non vediamo l'ora di poterlo leggere!

più info su:

lunedì 4 marzo 2019

commenti randomici a letture randomiche (63)

da lettrice, divido le gioie legate allo shopping libresco in due grandi categorie: la gioia dell'acquistare un titolo il giorno stesso della sua uscita (o di riceverlo a casa se l'ho preordinato online), e quella di recuperare finalmente qualcosa che desideravo da anni e che ancora non mi ero decisa a comprare, sopratutto se poi scopro che il libro (o fumetto, ovvio) che ho preso è una vera figata.

ad esempio, ultimamente - con la scusa delle spillette per i 10 anni di attività di bao publishing - ho iniziato a recuperare rachel rising. ho letto solo il primo numero (il secondo l'ho appena ordinato e inizierò presto le macumbe perché il postino non mi faccia di nuovo aspettare un mese prima di consegnarmelo) e sto già urlando da un paio di giorni che è davvero una figata.
ora, l'idea sarebbe quella di recuperare un volume al mese e continuare la collezione delle spillette, ma la voglia di fare binge reading (oh, come sono giovane e alla moda, uso termini come binge reading...) è veramente tanta che solo la mia perenne mancanza di pecunia potrà fermarmi dalla voglia di prendere tutto il resto della serie insieme.

dunque, terry moore è terry moore, il tizio che ha scritto quella roba meravigliosa che è strangers in paradise e tanto basta a presentarlo.
rachel rising è una serie horror con tutti i crismi: omicidi brutali, apparizioni misteriose, scene ambientate dentro un obitorio, riferimenti a un passato cupo e violento di caccia alle streghe, leggende metropolitane e morti che risorgono. come rachel, che ci regala uno dei migliori incipit di sempre: una agghiacciante - e fenomenale - scena iniziale in cui la vediamo uscire da sotto terra, sporca di fango, confusa e senza alcun ricordo di cosa le sia successo.
ed è proprio su questo che comincia a indagare con l'aiuto della zia johnny e della sua amica jet: chi l'ha uccisa? e per quale motivo? e come diamine fa a essere morta e allo stesso tempo ad andarsene in giro come se niente fosse? e come si collega a questa strana vicenda la storia di zoe, questa piccola, dolce, adorabile bambina con le trecce che nel giro di poche pagine fa fuori tre persone come se niente fosse? e chi è la donna misteriosa che solo rachel e zoe riescono a vedere?
insomma un sacco di domande e il bisogno folle che arrivi presto il prossimo volume.
però rachel rising non è solo un thriller appassionante, la mano di terry moore si sente non solo nel character design (le sue protagoniste si somigliano tantissimo, al punto che è più facile pensare che siano più che altro delle attrici che recitano ogni volta un ruolo diverso nelle varie storie), ma anche nel saper mescolare, come già in strangers in paradise, i momenti più cupi e drammatici con quelli più puramente ironici e con quelle scene in cui i sentimenti dei personaggi, i loro legami, la loro dolcezza vengono fuori con potenza e semplicità.
oltretutto adesso era diventato essenziale recuperare tutto il possibile di questo autore che ha da poco annunciato - oltre a strangers in paradise XXV che arriverà tra pochi mesi in italia - una nuova serie, five years, in cui saranno presenti i personaggi di s.i.p., rachel rising, echo e motor girl. dobbiamo assolutamente essere preparati!

altra nuova serie che ho iniziato qualche tempo fa - e per la quale stavo in attesa da anni - è girl from the other side, un manga che mi aveva fatto perdere la testa già soltanto per i disegni: elegantissimi, delicati, lontani dallo stile ipercartoonoso e più commerciale che ci è più noto quando parliamo di fumetto giapponese.
a metà tra favola gotica e slice of live, girl from the other side racconta della strana e improbabile amicizia tra una bambina di nome shiva e del suo maestro.
i due appartengono a mondi diametralmente opposti e in lotta: l'esterno, abitato da mostri spaventosi, forieri di una misteriosa maledizione che trasforma chiunque tocchino in esseri uguali a loro, e l'interno, il posto dove gli esseri umani si sono rinchiusi, protetti e armati, per sfuggire alla maledizione.
terrorizzati dalle creature oscure che si aggirano per i boschi e dal destino insondabile che attende chiunque venga colpito dal miasma, gli uomini sono diventati spietati e crudeli con chiunque possa rappresentare una minaccia. e shiva, che vive con una di queste creature, è esattamente questo: una minaccia da eliminare prima possibile.
il maestro, preoccupato per la sorte della bambina, si ritrova così a proteggerla dagli esseri umani per i quali lei è diventata un nemico, e da se stesso, per evitare che possa essere contagiata dal suo stesso male e possa trasformarsi senza rimedio.

oltre all'alone di mistero che avvolge tutta la vicenda - cos'è davvero questa maledizione? come è iniziata a propagarsi tra gli uomini? che fine hanno fatto i genitori di shiva? e perché il maestro è l'unica tra queste strane creature che ha così tanto a cuore la bambina? - e che speriamo si possa svelare non troppo velocemente nei prossimi volumi, rimane un sottofondo malinconico e dolceamaro, sopratutto grazie all'atteggiamento protettivo e a volte un po' goffo del maestro nei confronti di shiva.

una serie che parte molto bene (il primo volume ha una conclusione cattivissima, ho una voglia di continuare a leggerlo per scoprire cosa è successo che non so dirlo!) e che si discosta, sopratutto nello stile grafico, dalle solite serie manga trite e ritrite di cui abbiamo letto ogni possibile variante (a dire il vero negli ultimi tempi in ambito nipponico la scelta si sta ampliando tantissimo, però almeno questa serie la si può seguire senza svenarsi spendendo ventordici euro a volume).

quanto alla serie de le avventure rocambolesche di manu larcenet, continuerò a consigliarvela fino allo sfinimento perché sì, questa roba è assolutamente geniale, amo larcenet, voglio qualsiasi cosa abbia mai scritto, pure la lista della spesa (a proposito, se vi va di regalarmi l'integrale di blast basta mandarmi una mail e vi do l'indirizzo eh, oltre alla mia infinita riconoscenza, naturalmente).

questa volta il protagonista è robin hood.
essì, proprio lui, quel gran figo della foresta di sherwood, il ladro che ruba ai più ricchi per dare ai poveri, acerrimo nemico dello sceriffo di nottingham, accompagnato dal fedele amico little john e innamorato della bellissima lady marian.
solo che, fa male dirlo però è così e bisogna prenderne atto, il tempo passa per tutti.
anche per gli eroi.
e molto spesso il tempo che passa è impietoso. a volte è proprio un gran figlio di puttana.

insomma, il nostro ormai è un penoso vecchietto colpito dall'alzheimer e con una fastidiosa propensione a cantare a squarciagola canzoni tremende (non so cosa poteva essere in originale, ma qui è stato reso benissimo, ad esempio, con la notte vola) e a tirare frecce ai turisti.
certo, i turisti non sono proprio dei morti di fame ed è dunque lecito derubarli, ma - si diceva - i tempi cambiano, e quello che un tempo poteva essere un impavido eroe ora è considerato un pericoloso serial killer a cui dare la caccia.
così, mentre la polizia brancola nel buio, lo sceriffo di nottingham - anche lui imbruttito più di prima e incartapecorito - affiancato da un altrettanto rugoso tarzan (scordatevi il bel fustacchione romantico, jane se l'è abbondantemente scordata e preferisce amanti a quattro zampe), danno la caccia furiosamente a quel povero vecchio che per rimettere ordine tra i pensieri è costretto a farsi randellare la testa da little john e a parlare con gli  spiriti della foresta (anche loro piuttosto incattiviti e senza troppi peli sulla lingua).
se tutto questo non bastasse, robin si è messo in testa che prima di morire deve espiare le sue colpe: ma quali saranno mai i peccati del principe dei ladri oltre, ma questo è chiaro, i furti?

con la leggenda di robin hood, larcenet firma la quarta folle, divertentissima, cattivissima biografia immaginata di personaggi famosi, storie che, per quanto inventate di sana pianta, sanno parlare della realtà più di quanto non ci piaccia ammettere.