venerdì 4 maggio 2018

la mia cosa preferita sono i mostri

un mostro buono a volte spaventa qualcuno perché ha un aspetto strano, o ha le zanne...
è qualcosa che va oltre il suo controllo...
ma ai mostri cattivi importa solo di avere il controllo...
vogliono che tutto il mondo abbia paura così che siano loro a comandare...

la mia cosa preferita sono i mostri è l'opera prima di emil ferris, un esordio incredibile - per citare lo strillone di copertina - da ogni punto di vista, sia per la complessità e lunghezza della storia (emil sta già lavorando alla seconda parte), sia per lo stile grafico - lo vedete già dalla copertina, ma basta sfogliare anche velocemente il volume per rimanere incantati e perdersi qua e la tra le pagine - e un po' anche per la storia strettamente personale di emil e di come sia arrivata, da illustratrice e designer, a disegnare il suo primo fumetto (incredibile quasi quanto la sua opera: nel 2001 una puntura di zanzara la paralizzò e la costrinse ad abbandonare i suoi progetti del periodo. non cedendo alla tentazione di lasciarsi abbattere, emil trovò comunque il modo di fare arte, dando vita a questo libro, diventato nel giro di pochi anni un caso editoriale a livello internazionale).

l'aspetto grafico è notevolissimo, ma è anche funzionale alla storia stessa: quello che abbiamo in mano infatti, non è solo un fumetto, un racconto di formazione, un giallo a tinte horror, la testimonianza dei difficili anni '60/'70 in un'america tumultuosa, ma sopratutto è il diario della protagonista di questa storia, karen reyes, nel bel mezzo della tremenda transizione da bambina ad adolescente, impantanata in un mondo che non le piace nemmeno un po'.
ecco perché le pagine simulano quelle dei quadernoni da scuola ed ecco perché la scelta di disegnare con biro e pennarelli colorati, proprio come farebbe una ragazzina come karen (e qui bisogna anche riconoscere la bravura di bao publishing a riadattare in italiano non solo i testi, ma anche titoli ed elementi grafici vari senza tradire lo stile originale).

se essere una dodicenne femmina a cui i racconti horror piacciono più delle riviste che insegnano la sublime arte del come essere alla moda e acchiappare il ragazzo più carino della scuola non fosse sufficiente, karen fa parte di una delle tante minoranze etniche che in quel periodo in america non passavano certo inosservate: sua mamma ha sangue irlandese e degli indiani d'america, suo papà e messicano, ma in fondo lei spera di potersi trasformare in un mostro, una di quelle creature incredibili che popolano i film e i racconti che tanto le piacciono, così lontani dalla sua realtà, dal suo mondo che non fa che svelarsi sempre un po' più brutto a ogni giorno che passa.


il racconto di karen prende il via il giorno in cui la bellissima e un po' strana vicina di casa, anka silverman, viene trovata morta in circostanze misteriose. karen non è affatto convinta che si tratti di suicidio come dicono, e così si improvvisa detective - con tanto di cappello e impermeabile - per scoprire qualcosa di più. la riscoperta del passato di anka si intreccia con il presente di karen e i mostri che incontreremo sono ben più spaventosi di quelli grotteschi ma forse un po' infantili delle copertine dei fumetti horror che karen colleziona e ricopia sui suoi quaderni.
anka è una superstite di un'infanzia tremenda prima e degli orrori del nazismo poi, una donna che dopo aver scampato la morte in un'infinità di occasioni è rimasta vittima di un proiettile sparato chissà da chi e perché, e karen è solo una bambina che cerca di scappare alle imposizioni ingiustificate di un mondo che non le piace rifugiandosi tra creature fantastiche.

emil ferris simula con riuscitissima efficacia il filtro ingenuo e immaturo che è il modo in cui karen guarda e vive il mondo: così come non sa portare rancore per un'amica che si allontana da lei e la bullizza con le altre compagne di scuola, incentra tutta la sua piccola vita nel microcosmo della famiglia che è per lei tutto ciò di cui ha bisogno, con un affetto smisurato per sua mamma, nonostante tutte le sue assurde superstizioni e per deeze, suo fratello maggiore, del quale non sa riconoscere i difetti né vedere i pensieri e ricordi che lo tormentano, ma che vede come una sorta di guida e al quale riconosce il merito di averle trasmesso l'amore per il disegno e l'arte.

anche se non ne è consapevole, karen scopre poco per volta che i veri mostri sono ovunque, si nascondono in un nastro registrato o in un referto medico, dietro le parole piene di odio o nelle risate cattive verso chi è diverso, ed è per riuscire a sopravvivere e a sconfiggerli che si disegna - perché è così che vuole essere - come una sorta di lupo mannaro in divenire, un misto tra la bambina che è e il temibile spaventoso mostro che vorrebbe diventare, un mostro grande, grosso e temibile per tenere lontano tutto ciò che potrebbe distruggere la sua felicità, la sua famiglia, la sua infanzia.

non è difficile capire perché la mia cosa preferita sono i mostri sia diventato un caso editoriale in così poco tempo: è un opera profonda, complessa e originale che sa assestare un paio di cazzotti proprio dove fa più male e poi metterci sopra un buon antidolorifico.
in attesa che emil ferris completi il secondo libro non perdetevi per nulla al mondo questo qui!

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