quando invece si parla di shoujo o tutto il resto di cui sopra, ci si riferisce a un altro tipo di classificazione che qui in italia è difficile da afferrare semplicemente perché non esiste. infatti la distinzione tra shoujo, shounen eccetera si basa esclusivamente sulle riviste che ospitano gli episodi dei vari manga e sul loro target.
in giappone una determinata rivista contenitore è destinata a un determinato pubblico. quindi gli shoujo per le ragazzine, josei per le giovani donne, shounen per i maschietti, seinen per i lettori più adulti. necessariamente le storie che vi vengono pubblicate vengono scritte per essere apprezzate per quella specifica fascia di lettori, ecco perché ricorrono degli elementi canonici in alcune serie che le rendono immediatamente classificabili anche da noi, dove i manga arrivano direttamente in monografico.

dopo questa piccola, arrogante introduzione, che ritengo necessaria dato che dopo tanti anni (quanti sono? una trentina almeno?) che in italia si leggono manga come fossero
topolino molto spesso il concetto non è chiaro, andiamo al sodo.
banana fish è uno shoujo fuori dal comune. un manga fuori dal comune. un fumetto fuori dal comune. principalmente per il suo altissimo livello narrativo che è di molto al di sopra della media di quello che normalmente passa il convento. ragion per cui è stato così poco apprezzato ed è diventato uno di quei simboli di intellettualismo nerd (concedetemi il termine) nonché uno dei baluardi dei veri intenditori blabla. plausibilmente il suo scarso successo si deve sopratutto, a mio modestissimo avviso, a) al periodo in cui è stato pubblicato (dieci anni fa, periodo in cui ci si stava ancora barcamenando in un universo letterario abbastanza nuovo, di cui facevano parte, come pezzi forti, titoli decisamente più facili e commerciali, aiutati sopratutto dalle versioni animate) b) al prezzo alto per quel periodo (4,50€/5,00€ quando ranma te lo tiravano in testa a un euro al volumetto), c) alla pessima pubblicità e alla scarsissima attrattiva della copertina, che pare quella di un giallo da spiaggia da quattro soldi. chiunque abbia scelto quella font spero possa giustificarsi spiegandoci che al periodo faceva uso di allucinogeni, d) allo stile di disegno abbastanza fuori dal comune che forse ha allontanato non pochi lettori abituati al fatto che nei manga gli occhi occupano almeno una parte del viso, altrimenti che minchia è? tex?
nella cerchia di chi non lo comprò all'epoca mi ci metto pure io. a mia discolpa posso dire che dieci anni fa avevo appena iniziato a leggere manga, non avevo ancora un computer in casa e non ricordo neanche di aver mai visto un volumetto di banana fish in fumetteria. venni a sapere molto dopo della pubblicazione di questo manga, tramite il solito forum, ma già era difficile recuperare i volumetti e poi ero decisamente una bimbominkia di quindici anni che leggeva ccsakura. perdonate e poi sparatemi, per citare uno che l'aveva capita a pieno la situazione.
ultima premessa. mai mi è venuto così difficile scrivere un post come questa volta. parlare di banana fish è quasi impossibile senza cadere nel banale. ci provo, ma perdonate se non sarò all'altezza.
la storia di
banana fish si svolge nell'america degli anni '80, ma in realtà prende il via poco più di dieci anni prima in vietnam: un soldato sotto effetto di uno strano allucinogeno spara all'impazzata sui compagni ripetendo soltanto due parole senza significato apparente, ossia quel
banana fish che da il nome alla serie.
a distanza di dodici anni da quel giorno, un giovane boss di una band di ragazzini, ash linx, si ritrova davanti un uomo che, ferito da un colpo di pistola e ormai in punto di morte, gli da un piccolo contenitore e gli indica un indirizzo, chiedendogli di cercare banana fish.
ash è un personaggio semplicemente indimenticabile. se all'inizio potrebbe sembrare giusto il capo di una piccola banda di ragazzi di strada, si rivela uno di quei protagonisti da film d'azione americano a cui chuck norris potrebbe tranquillamente fare una sega: bellissimo, abilissimo nei combattimenti, leader carismatico, dotato di un q.i. di oltre 200. ash si ritrova invischiato in uno dei più grandi intrighi di mafia della storia.
*attenzione agli spoiler*
le parole
banana fish sono le uniche che il fratello di ash, ridotto in stato vegetativo da dopo la guerra in vietnam, riesce a pronunciare. cercando di svelare il mistero che si lega dietro la follia di suo fratello, ash si mette sulla pista di questo misterioso personaggio che risponde al nome di banana fish. dietro l'omicidio, compiuto dai suoi stessi ragazzi, ci sta una sua vecchia conoscenza, uno dei più potenti capi mafia americani, dino goldzine, ai tempi suo addestratore e carnefice e adesso interessato ad ash per farne il suo legittimo successore, un uomo crudele e senza scurpoli, che oltre ai soliti traffici di droga e armi, si dilettava anche nei giri di prostituzione minorile, vendendo ragazzini di strada come ash anche a influenti e famosi uomini politici.
si ritrovano coinvolti nella vicenda anche max lobo, un giornalista che ai tempi era compagno d'armi del fratello di ash, e il suo amico shunichi ibe con il suo giovanissimo assistente eiji okumura, che si trovano in america per un servizio sulle band giovanili della malavita americana.
eiji e ash, diversi praticamente come il giorno e la notte, si ritroveranno ben presto legati da un legame forte oltre ogni immaginazione. nonostante ash sia dichiaratamente gay e i personaggi femminili nella storia siano praticamente inesistenti (ce n'è sono... tre?) scordatevi le scenette smielate da shounen-ai o i culetti al vento da yaoi. non c'è posto per il romanticismo da due soldi in banana fish, né per le scenette da autocompiacimento. chi sperava in batticuori e bacini tra bei ragazzi ha sbagliato titolo.
il rapporto tra i due ragazzi va al di là dell'amicizia, dell'amore, della lealtà, dell'ammirazione, del rispetto. ash vede in eiji la purezza che lui non ha mai avuto neanche da bambino e vorrebbe far di tutto per non macchiarla, ed eiji vuole far di tutto per salvare ash dal mondo di violenza feroce che vuole sbranarlo e distruggerlo.
il sesso è nudo e crudo, molto spesso esclusivamente uno dei tanti modi per fare violenza su qualcuno.
gli eventi si susseguono senza un attimo di tregua, entrano in gioco nuovi personaggi, come gli indimenticabili yue lung e blanca, e si scopre la vera identità di
banana fish. non è una persona, come si voleva far credere all'inizio, ma una potentissima droga, sintetizzata per sbaglio da alcuni - all'epoca - studenti universitari, che riduce chi l'assume in uno stato tale per cui il soggetto drogato può essere controllato e costretto a fare qualsiasi cosa da chi lo controlla.
la trama si sviluppa a ritmo serratissimo, in un continuo braccio di ferro tra dino goldzine e ash mentre nel frattempo all'intreccio si vanno aggiungendo le storie degli altri personaggi: il passato della casata lee, il rapporto tra eiji e ash, la storia di max lobo e del fratello di ash, intrighi politici, macchinazioni, trappole, sparatorie, inseguimenti e chi più ne ha più ne metta.
il merito più grande però di questo manga è, a mio
modestissimo parere, riuscire a conciliare l'azione frenetica a un'attenta introspezione psicologica dei personaggi e sopratutto alla creazione di un background per ciascuno capace di renderli tutti figure a tutto tondo e non semplici macchiette.

tutti sono, nella loro specifica straordinarietà, assolutamente realistici e plausibili. tutti vengono da un passato terribile e tutti mirano a una qualche redenzione. nati nel sangue, non possono che continuare il loro percorso nella violenza fino alla propria personale salvezza. yue lung è, in questo senso, un personaggio di una bellezza rara, una creatura nata dalla mente di un tragediografo greco e finita per sbaglio in una storia di qualche secolo più tardi.
nonostante ash sia inverosibilmente figo, i racconti sul suo passato rendono credibile ogni cosa. ash non è così per volontà dello spirito santo o per una fortunata disposizione delle stelle al momento della sua nascita, e questo ci tengo a sottolinearlo perché la pelle dura di ash è stata una delle critiche più forti fatte a questo manga.
dopo aver vissuto un'infanzia come la sua, o veniva fuori un demone come ash, o uno zombie ebete incapace persino di pronunciare parola. la straordinaria forza d'animo di questo giovane ha creato una figura magnifica e terrificante al contempo.
il complesso sistema di rapporti tra i vari interpreti di questo dramma è perfettamente realistico e funzionale: odio, amore, tradimenti, amicizia, lealtà, tutto contribuisce a far muovere gli eventi, in una spirale continua che arriva all'ineluttabile e per nulla deludente finale. nulla poteva essere diverso da quello che è stato. non mi è mai capitato di leggere una storia così "perfetta". in
banana fish non c'è neanche una virgola da cambiare, nessuna incoerenza, nessuna perdita di senso o di tensione.
dal punto di vista puramente grafico, il tratto un po' troppo anonimo dei primi volumetti prende carattere con l'andare avanti del racconto.
personalmente ritengo lo stile di disegno perfetto per la storia e in generale molto elegante e personale. espressivo e funzionale come deve essere il disegno in un fumetto, il tratto della yoshida sarebbe perfetto anche in un'affiche vecchio stile.
regia, composizione delle tavole, gestione degli spazi grafici e dei tempi assolutamente perfetti. dieci e lode.
in definitiva qui sì, c'è da urlare al capolavoro. se ve lo siete persi, recuperatelo. a qualsiasi costo.