lunedì 12 ottobre 2015

l'importante è finire

da poco sono arrivate, a chi le ha preordinate nel lontano aprile, le copie di l'importante è finire, uno dei primi lavori di flavia biondi, antecedente al suo barba di perle.

si sa, quando si ha davanti un'opera degli inizi, spesso si teme di imbattersi in qualcosa di troppo immaturo, e magari lo si compra con una buona dose di scetticismo e spesso solo per affetto nei confronti dell'autore.
ma quando si parla di una come flavia biondi, beh, il rischio non si corre. prima di ogni cosa, posso solo dire che è l'importante è finire è un gioiellino. e che se non l'avete preordinato nel lontano aprile, provate comunque a reperirlo, perché ne vale davvero la pena.

i due protagonisti della storia sono diana ed edo, una giovane coppia in crisi: lui ha abbandonato la carriera di pittore per diventare un tatuatore (nonostante, stranamente, non abbia neanche un tatuaggio) mentre lei ha appena iniziato a lavorare come illustratrice per bambini.
proprio da quando diana ha cominciato questo nuovo lavoro, i rapporti tra lei ed edo hanno preso a farsi difficili e tesi, manca il dialogo e comincia a scarseggiare persino l'amore.
nella mente di edo inizia a farsi strada l'idea che diana abbia un altro, ma per uno come lui, che si allontana da quelli che con disprezzo chiama froci persino se li incrocia per strada, accettare l'idea che diana possa avere una relazione con una donna è assolutamente impensabile. eppure...

in questa storia sono presenti i temi cari a flavia che abbiamo già trovato nelle altre opere pubblicate da renbooks: l'accettazione di sé e della propria sessualità e la conseguente difficoltà di rapportarsi con gli altri.
un ragazzo che si chiede perché la sua donna sia diventata omosessuale, sentendosi ancora più frustrato che se fosse stato tradito con un altro uomo, una ragazza che si interroga su cosa le sta succedendo, su quale sia la sua vera natura, su cosa cambia quando si ama un'altra donna.
c'è una frase, bellissima, che dice così: ma è davvero così importante saperlo (se si è gay n.d.a.)? non puoi semplicemente limitarti a stare con chi ami?
ecco, sono queste le cose che mi spiazzano quando leggo un fumetto di flavia. le parole arrivano dritte al cuore e si conficcano come frecce, e da lì non te le scolli più.

dopo le loro litigate, edo e diana compaiono nudi, in un nulla pieno di neve candida. è una rappresentazione perfetta di come ci si sente quando qualcuno che si ama ti fa del male: senza nessuna protezione, senza nessuno schermo né rifugio, ad accusare i colpi. neanche se avesse usato pagine e pagine per descrivere le loro emozioni, sarebbe riuscita a esprimere meglio qualcosa di così difficile.

graficamente un po' acerbo, lo stile di flavia è comunque riconoscibilissimo, e sempre molto espressivo, e nella parte conclusiva della storia è già molto più simile a quello che poi vedremo in barba di perle, l'orgoglio di leone e i suoi altri lavori.
anche se la storia rientra pienamente nella tematica lgbt, gli spunti di riflessione sono, come sempre, universali: l'amore quando finisce, quando si deve dire addio o quando si è costretti ad ascoltarlo, l'amore quando nasce e non riusciamo ad accettarlo, l'incapacità di dare ascolto ai nostri desideri più di quando non diamo ascolto a quello che le regole ci dicono di desiderare. siamo creature complicate, difficili, che spesso, per paura di ferirsi e di ferire, riescono a far ancora più male di quello che vorrebbero evitare. ma siamo sopratutto creature che, in un modo o nell'altro, dopo il dolore, la confusione e tutto il resto, riescono a rimettersi in sesto e diventare più forti di prima. e quindi se la vita e l'amore sono i due massimi casini dell'universo, una speranza di essere felici l'abbiamo comunque.

comunque, anche se mi ha portato a sproloquiare (cosa che faccio spesso quando leggo qualcosa di così coinvolgente e bello), questo libro è pura poesia. quindi abbiatelo!

ps. magari voi lo sapevate già, ma l'importante è finire è il titolo di una canzone di mina del 1975, perfetta colonna sonora della storia di diana ed edo, entrambi appassionati delle dive della canzone italiana.

venerdì 9 ottobre 2015

rere hello 1 e shooting star lens 1

ma che cosina deliziosa che è questo manga! avevo voglia di uno shoujo carino, non eccessivamente smieloso e con una protagonista simpatica e... ta dah! questo primo numero di rere hello ha tutti i requisiti (e poi costa poco ed esce in edicola, cosa per me fondamentale, visto che odio follemente fare una sorta di viaggio della speranza per raggiungere la fumetteria e poi per lo più trovare poco e niente di quello che cerco).
ririko hayakawa è una liceale infaticabile e molto premurosa. avendo perso la madre quando era molto piccola, vive con il padre che lavora come "tuttofare" e i guai in casa non sono mai abbastanza. un giorno, nel sostituire il genitore nella sua attività, si ritrova alla porta di minato suo, un ragazzo ricco e viziato che ha appena cominciato a vivere da solo. non le sarà facile rassettare la sua casa e preparargli da mangiare... ma nonostante le premesse lui finirà per diventare una persona di cui non potrà più fare a meno!
dalla descrizione in quarta di copertina, mi aveva un po' ricordato toradora, ovviamente con un inversione dei ruoli maschile/femminile... ma in realtà la vicenda, anche se parte da spunti simili, si sviluppa subito in modo diverso.
ririko incontra in realtà minato prima dell'appuntamento di lavoro che il ragazzo aveva preso con suo padre: si accorge di lui mentre offre una caramella a una signora con la tosse in metropolitana. e ovviamente non può non far caso al suo atteggiamento gentile e cortese.
eppure, poche ore dopo, si ritrova davanti a qualcuno di completamente diverso: capriccioso, ricco, viziato, eppure lasciato solo dalla sua famiglia (si accenna a un padre e a un litigio) e incapace di badare a se stesso.
ovviamente a questo primo incontro ne seguiranno altri, casuali e non, e ci vorrà molto poco a creare un rapporto d'amicizia tra i due... anche se, siamo pur sempre tra le pagine di uno shoujo manga!, minato sembra abbastanza cotto! e la cara ririko non solo non se n'è accorta, ma l'ha pure preso come confidente per quella che sembrava una sbandata e invece... e alla fine del volume c'è una scena da urletto isterico che mi ha parecchio consolata della fine di a un passo da te!
non vi racconto altro, niente spoiler perché è davvero una lettura piacevole e consigliatissima!

shooting star lens invece è il titolo (tra quelli di cui avevo chiesto consiglio sulla pagina fb di claccalegge) più bistrattato, poverino. ma ho deciso di provarlo lo stesso (a parte che mi sembrava carino, ma poi sulla copertina ci sono praticamente tutti i miei colori preferiti... e quindi niente, non ce la facevo proprio a lasciarlo lì) e il mio sesto senso c'ha azzeccato in pieno, visto che è stata una lettura piacevole. non è il fumetto dell'anno, anzi, ma se siete appassionate/i del genere io vi direi di provarlo, già soltanto perché potete tranquillamente leggere solo questo primo volume ed essere più che soddisfatti... sembra quasi un autoconclusivo!
mettiamo subito le mani avanti: questa è la prima opera pubblicata in monografico dall'autrice, come dice lei stessa nei vari free talks, e si nota tutta la freschezza (per non dire l'acerbità!) e l'ingenuità di un'opera prima. di certo alcuni disegni sono un po'... noncuranti dell'anatomia (ma da qui a dire che son brutti ce ne vuole! a me personalmente piacciono, li trovo molto teneri) e la storia è abbastanza semplice e lineare. a me è piaciuto proprio per questo: è la tipica storia d'amore tra adolescenti, senza nulla di più che tutto il classico turbinare di sentimenti e sfarfalleggi nello stomaco del caso.
*attenzione agli spoiler!*
almeno in questo primo numero ci evitiamo triangoli e gelosie: la protagonista, risa, è una ragazzina incuriosita dall'amore, che guarda le sue amiche - tutte fidanzate - e desidera essere come loro, senza invidie o acidità varie. l'incontro/scontro con yugure, il tipico più bello della scuola, comincia a scatenare una serie di batticuori e da il via a una catena di eventi che nel giro di poco porteranno i due a innamorarsi e mettersi insieme. lui non è il classico bello-e-bastardo, personaggio che di solito mi sta un po' sulle scatole, e quello che succede a entrambi è davvero di una dolcezza disarmante. anche il rapporto di risa con le sue amiche mi è piaciuto, si vede che si vogliono bene davvero e che la loro amicizia è qualcosa di importante; dare spazio all'amicizia, oltre che all'amore, è una cosa che apprezzo tanto in uno shoujo.
non voglio dire troppo sulla storia, ma come accennavo prima, questo volumetto può tranquillamente essere letto da solo, per cui se vi incuriosisce ma non siete sicuri di voler continuare la storia, prendetelo lo stesso. arrivati alla fine non sentirete di certo il rosicamento di dover leggere immediatamente il secondo volume! però se si mantiene così, secondo me vale la pena andare avanti...

mercoledì 7 ottobre 2015

dolci tenebre

ommioddio.
cos'è questo libro!

ho passato mesi e mesi a sfogliarne le prime pagine in libreria perché non volevo spoilerarmi nulla per una volta, avevo troppa voglia di leggerlo per bene, senza anticiparmi nulla.
avevo trovato recensioni e commenti, ne avevo parlottato con chi l'aveva letto, e ho riscontrato pareri sempre contrastanti: a chi è piaciuto tantissimo e chi invece è rimasto deluso o troppo sconcertato. manco a dirlo, la mia curiosità è cresciuta in modo devastante, e appena ho avuto la possibilità (grazie millefoglie ) l'ho divorato in piena notte.
e bam! posso dirlo adesso: questo libro è un capolavoro! mi aspettavo qualcosa di bello, ma non pensavo sarebbe stato così tanto bello!!!

a prima occhiata, dolci tenebre sembra una favola dai toni macabri, piccole creature buffe e simpatiche che abitano il cadavere di una bambina morta nel bosco.
lo stile grafico altalena tra quello pupazzoso e stilizzato delle scene in cui compaiono gli esserini minuscoli di cui sopra, e quello realistico e dettagliato dedicato alla bambina e non solo...
ma c'è molto, molto di più.
io e il misterioso recensore c'abbiamo messo tanto, ne abbiamo parlato parecchio e abbiamo cercato di scrivere al meglio tutto quello che siamo riusciti a tirar fuori da queste pagine, dopo ore passate ad analizzare (in senso strettissimo!) vignetta per vignetta: per spiegarvi la nostra interpretazione del racconto, dobbiamo per forza di cose, tirare fuori un casino di spoiler. quindi se non avete letto il libro, passate oltre e tornate dopo. intanto solo una cosa: fatevelo prestare, leggetelo di nascosto in libreria, fate come volete. ma leggetelo.

dunque. siete pronti? *spoiler come se piovesse!*

uno strano, piccolo mondo



le prime pagine segnano l'inizio di una vicenda a dir poco sconcertante. la nostra protagonista, che poi scopriremo si chiama aurore (e questo è un dettaglio molto importante) si ritrova in dolce compagnia - sorseggia cioccolata con il principe hector - quando il luogo in cui si trovano, qualunque esso sia (non c'è alcuna descrizione dell'ambiente, lo sfondo è semplicemente bianco) inizia a essere invaso da una strana e abbastanza disgustosa sostanza molliccia di color rosa violaceo.
aurore e i suoi amici scappano fuori, si ritrovano sotto la pioggia. e hanno appena abbandonato il cadavere di una bambina, sdraiato in quello che sembra un piccolo bosco. un corpo gigantesco rispetto a loro, che sono piccoli come insetti.
le creaturine sembrano spaesate, come se fossero state abbandonate, stordite e in qualche modo impaurite. ma se, per quanto strano possa sembrare, è chiaro cosa è successo, non è facile capire chi sono questi piccoli esseri...


simbologia delle creaturine
posto che questi piccoli esseri non possono essere reali, diamo per assodato che simboleggino qualcosa e che questo qualcosa sia, ovviamente, collegato alla bambina ormai morta, poiché è dal suo cadavere che sono usciti.
le piccole strane creature rappresentano, ognuna a suo modo, aspetti tipici della personalità infantile: la curiosità spesso crudele nei confronti degli animali e degli insetti (il bimbo che tortura la coccinella), la mancanza di consapevolezza del poter causare dolore, la paura di essere diversi e di non sentirsi accettati e la conseguente remissività nei confronti di chi viene reputato migliore, e nel frattempo il bisogno di riconoscersi con qualcuno ancora più debole (timothée), l'egocentrismo, la mancanza della lealtà nei confronti degli amici e la superficialità dei rapporti interpersonali, interessanti solo quando l'amico è qualcuno cui è opportuno e utile stare accanto (plim), l'incapacità di dominare gli istinti (la bambina gigantesca sempre affamata), la scoperta del pudore (la bambina che mentre pesta qualcosa in un mortaio si ritrova a osservare il sesso di hector), la paura di essere traditi da chi ispirava fiducia (la bimba del sogno).
se si voleva distruggere l'ideale di innocenza e purezza dell'infanzia, qui ci si è riuscito appieno: una sorta di signore delle mosche, reso ancora più disturbante dalla delicatezza del tratto e dei colori.

aurore, zélie, jane: tre figure-chiave



tra tutte le piccole creature, aurore, zélie e jane spiccano per la rilevanza che hanno nella storia: aurore, l'eroina della storia, è sempre la più lucida e saggia, è quella che cerca di mantenere salda la situazione, comportandosi un po' da capo, senza però opprimere nessuno, occupandosi della gestione del cibo ad esempio, cercando di aiutare chi ha bisogno di una mano, senza lasciarsi troppo trascinare dai giochi crudeli degli altri, dalle loro crisi di nervi o dalla loro indifferenza alla situazione. almeno fino a che non entra in scena zélie, che possiamo tranquillamente definire la nemesi di aurore, che riuscirà ad angariarla al punto di farle perdere (anche se per poco) il controllo.

zélie è crudele, narcisista, egoista, ha la mania del comando e nessun interesse per i morti che ha sulla coscienza. se aurore si preoccupa di mandare avanti e reggere la piccola comunità, zélie cerca in tutti i modi di costruire una corte di servitori sciocchi che la acclamano e la riveriscono, senza mettere mai in dubbio nessuna sua decisione. fa del male per il puro gusto di farlo, senza alcun sentimento e plausibilmente senza interesse, se non quando sposa hector solo per sottrarlo ad aurore. alla fine sarà scontro aperto tra le due quando zélie riuscirà, non sappiamo come, a far fuori jane, unica amica rimasta ad aurore.

jane è la più misteriosa, silenziosa ed adulta delle tre. appare per poco e parla ancora meno, viene ammirata da aurore per i suoi modi di fare maturi e sicuri.
loro tre però non sono semplicemente simboli del comportamento infantile genericamente inteso, come abbiamo visto per gli altri personaggetti, ma hanno con l'aurore-bambina un rapporto molto più profondo.

volendo andare a scomodare freud - e wikipedia, che i ricordi del liceo di dieci anni fa sono andati a farsi friggere - possiamo associare le tre creature di cui sopra.
l'Io, per definizione, è la parte della psiche che gestisce l'essere in rapporto agli altri e all'ambiente, che insomma presiede al controllo e al rapporto con la realtà. è la parte che media tra l'Es e il Super-Io, che abbraccia conscio e inconscio. è - secondo quanto detto sopra - rappresentato da aurore.
l'Es è la parte della nostra psiche più istintiva, governa le pulsioni erotiche, l'aggressività, l'istinto di auto-conservazione o quello di distruzione (e auto-distruzione) e se ne frega delle convenzioni sociali e della moralità. e oserei dire che è un modo perfetto per descrivere zélie.
infine il Super-Io è, sempre nella teoria freudiana, la parte della psiche che fa propri i codici comportamentali e le regole apprese, che cerca di frenare l'Es e che dialoga con l'Io per cercare di soddisfare le richieste istintive nel migliore dei modi. fondamentalmente si tratta di una sorta di ideale cui l'Io tende costantemente per emanciparsi dall'istintività. ovviamente questo ruolo non può che essere assegnato che a jane.

ipotesi sulla storia di aurore
cercare di dare una spiegazione alle piccole creature venute fuori dal corpo di aurore non è stato facilissimo, ma neanche impossibile.
quella che veramente ci ha fatto dannare è stata la domanda cosa è successo alla bambina nel bosco? perché non è poi tanto normale che ci sia un cadavere di una bimba in un bosco, abbandonato così a decomporsi per circa un anno (è reso molto evidente l'avvicendarsi delle quattro stagioni), senza che nessuno la cerchi, la seppellisca.
oltretutto, guardando e riguardando le scene in cui si vede e intravede il cadaverino, non ci sono ferite evidenti, né segni di incidenti o maltrattamenti, né macchie di sangue sull'erba o sui vestiti.
ma allora come è morta la bambina? è stata uccisa? e perché si trova nel bosco?

ci sono tre elementi che portano tutti nella stessa direzione: il sogno di una delle piccole creature, il misterioso uomo e alcuni oggetti nella sua casa, l'ossimoro presente nel titolo.

nel sogno, aurore-bambina appare sola, addormentata nel bosco. qualcosa a un certo punto la sveglia, lei si guarda intorno e in alto. poi si alza e va, da qualche parte. ovviamente si tratta solo di un sogno, e di un sogno che, a ben pensarci, non è mica così spaventoso da giustificare il terrore della piccola creatura che l' ha sognato.
ma se la parte più orribile del sogno fosse stata omessa? se la paura, o magari il senso di colpa per essersi fidata e il dolore di essere stata tradita, fossero così forti e grandi da venire rimossi?
se il sogno fosse in realtà un ricordo, se la bambina guardando in alto non vedesse solo gli alberi e il cielo come vediamo noi? c'è una vignetta dove si vede chiaramente che sta guardando qualcosa o più plausibilmente qualcuno più grande di lei, che le sta parlando.

e c'è un uomo di cui non sappiamo nulla, un uomo povero, a giudicare dai vestiti e dalla minuscola casetta in cui vive solo. un uomo che per qualche misterioso motivo, nella sua piccola abitazione piena di mozziconi di sigarette, bottiglie e lattine, insieme agli strani marchingegni che costruisce o ripara, tiene una bambola rotta.
come collegare i due? di certo l'uomo non è il padre di aurore: la bimba è vestita con abitini nuovi e plausibilmente costosi, ha uno zainetto da scuola ed è immediato pensare che provenga da una famiglia benestante.
nella casetta non c'è nessuna traccia della presenza, anche lontana nel tempo, di altri abitanti oltre all'uomo. solo una bambola. ma il letto è singolo, il mobilio è essenziale, non ci sono giochi, vestitini, libri, la cucina è ridotta a un solo fornello con un bancone di legno che funge da tavolo da lavoro quanto, plausibilmente, da tavolo per pranzare. un ambiente in cui certo non è cresciuta una bambina elegante come aurore, con i suoi bei capelli biondi e la gonnellina pulita.
un incontro casuale dei due? difficile da pensare, perché come detto, il cadavere non presenta ferite di alcun tipo, e non si potrebbe giustificare la presenza della bambola a casa dell'uomo, unico elemento che lo collega direttamente alla bambina.

il titolo contiene un ossimoro che, nel momento in cui capiamo il significato, inizia a farci venire la pelle d'oca. non so se avete mai sentito parlare della sindrome di stoccolma.
è una particolare condizione psicologica che interessa le vittime di violenza, fisica, verbale o psicologica, che porta a provare affetto, ammirazione e a volte amore totale nei confronti del proprio carnefice, e che si verifica sopratutto nei casi di rapimento (prende il nome proprio da un caso di rapimento avvenuto a stoccolma). una situazione terribile, il rapimento, magari la reclusione in un posto buio, le tenebre, eppure un sentimento di fiducia e forse d'amore, un dolce moto dell'animo.
se questa possibilità vi pare assurda, allora è l'aurore piccina, quella che abbiamo identificato con l'Io (non sono così ferrata in psicologia, ma ho leggiucchiato delle cose giusto per capire meglio se questa teoria funzionava, e in effetti, secondo freud, l'Io è la parte della mente che, nelle situazioni di pericolo o dolore, affronta la parte più consistente dello stress, e che può reagire, nel contesto di un rapimento, rendendosi dipendente, affettivamente oltre che fisicamente, dal rapitore, arrivando appunto, fino ad innamorarsene) che conferma tutto, nel sentirsi a casa quando arriva nella capanna dell'uomo, quando dice che le piace il suo odore, quando alla fine, lo chiama il suo dolce principe. (qui, jane, il super-io, invece non sopporta il posto in cui si trova, rimane solo per necessità, trova l'odore dell'uomo sgradevole e cerca di evitarlo, ritenendolo pericoloso.)

questi piccoli dettagli ci hanno permesso di capire cosa rappresenta, di completare il ragionamento che vorrebbe svelare la simbologia delle tre figure e anche, di conseguenza, di teorizzare meglio la storia dell'aurore reale. alla fine possiamo dunque supporre che la scena iniziale della storia non sia che il tragico epilogo di un rapimento finito male.

ps. ovviamente né io né il misterioso recensore siamo psicologi/psichiatri, abbiamo basato questa analisi della storia su nozioni scolastiche e altre facilmente reperibili in rete, per cui perdonate eventuali carenze e/o imprecisioni.
*fine spoiler*


insomma, per quanto mi abbia turbato, e anche tanto, mi è piaciuto, l'ho trovato un capolavoro agghiacciante e disturbante oltre ogni aspettativa, ma anche molto intelligente e mai fine a sé stesso, mai gratuito nella sua brutalità.
è in ogni caso un'opera molto più complessa di quella che appare, e spero proprio che con questa nostra teoria, io e ryv siamo riusciti a cogliere quello che lo sceneggiatore voleva lasciar intendere. se l'intento era solo di far perdere ore di sonno ai lettori, beh, obbiettivo raggiunto!
se lo recupererete, fate un bel sospiro prima di cominciare e sappiate che vi farà davvero male.

Postfazione di Ryv
Inutile dire che ho vegliato una notte intera pur di venire a capo di questa sorta di enigma e non posso esimermi dal sottolineare ogni singola parola della nostra clacca. Doveva essere un post a quattro mani, ma ho ben pensato di lasciare fosse lei a scriverlo, sia per il suo stile che, come vedete, è meno tedioso del mio (e considerato l'argomento avrei potuto lasciarmi prendere la mano), sia per dare uniformità al contenuto. Ciò non toglie sia stata una faticaccia che - ad essere sincero - rifarei.
Dolci Tenebre mi è entrato nel cuore, lo considero riuscitissimo e, sembra stupido, ma vorrei complimentarmi e confrontarmi con lo sceneggiatore in persona (Lo contatteremo, vero clacca!?)
Aggiornate le vostre wishlist.

lunedì 5 ottobre 2015

miss hall - vol 2


è passato davvero poco tempo da quando ho letto il primo, e il secondo volume di miss hall è servito a conquistarmi completamente! i disegni sono ancora più belli e la storia si sta facendo parecchio interessante! se non l'avete ancora letto, andate direttamente a fine post, dove trovate il link per acquistare i volumetti!

nel primo volume (di cui ho parlato qui) avevamo lasciato la nostra emily alle prese con l'arruolamento del fratello lawrence, con il quale ha da sempre un forte  rapporto d'amicizia e di affetto, e i primi, inconfessabili batticuori per il giovane capitano knight, il quale, oltretutto, è un superiore di lawrence.
nel frattempo, avevamo anche conosciuto james, il ritratto perfetto del bravo ragazzo, così sincero e spontaneo con gli amici quanto imbranato nelle questioni sentimentali...

in questo secondo capitolo il triangolo di malintesi e sentimenti non svelati per un po' lascerà il posto a una vicenda molto più drammatica, ma a tirarci su il morale saranno gli sviluppi inattesissimi tra emily e il capitano knight! quest'uomo mi ha spiazzata davvero...
insomma, che i due si piacciano ormai è abbastanza certo... adesso posso solo rosicare come una pazza fino all'uscita del terzo capitolo!

per chi non andrà a lucca (e non ha la fortuna che ho io di abitare nella stessa città dell'autrice... eheh!), vi segnalo lo shop online dove poter acquistare i primi due volumi di miss hall! buona lettura!

giovedì 1 ottobre 2015

inside out

sono anni che la pixar ci fa emozionare con i suoi film, con storie che rimangono indimenticabili anche dopo tanto tempo. tra risate e lacrime, da quasi vent'anni produce film bellissimi che restano nel cuore, dal primo toy story, ha creato un universo incredibile, dove ogni cosa è possibile, dove i giocattoli hanno sentimenti, le macchine non hanno bisogno di piloti e i topi possono realizzare i loro sogni più impensabili: un mondo in cui sono le emozioni, dei protagonisti delle storie e degli spettatori, a farla da padrone.


con inside out, la pixar ha fatto il botto, realizzando un film in cui le emozioni sono personificate e sono il vero protagonista della storia.
di questo film se n'è parlato ovunque fino alla nausea e ormai anche i muri conoscono la vicenda: una ragazzina di undici anni, riley, vede stravolgere la sua vita per colpa di un trasloco non troppo ben accettato. vivrà in una nuova casa, andrà in una nuova scuola, si farà dei nuovi amici.
ma le cose non vanno affatto come sperato, e tutto sembra molto più difficile di quanto sembra...


come già detto, la vera protagonista della storia non è tanto riley, quanto le sue emozioni: gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto, sono loro l'elemento principale della vicenda, e quando gioia e tristezza, in seguito a un incidente, si trovano lontane dal centro di controllo di riley, per la bambina tutto diventa più difficile. rimangono solo rabbia, paura e disgusto, e in questo stato rapportarsi con gli altri e adattarsi alla sua nuova vita per riley diventa praticamente impossibile.
il che corrisponde a quella che potrebbe essere la fase difficile di qualsiasi adolescente del mondo: un periodo in cui ci si arrabbia per niente, ci si sente spaventati dalle novità e insicuri e si perdono i punti saldi dell'infanzia, come i vecchi amici o i genitori.
accanto alle vicende di riley, seguiamo il viaggio di gioia e tristezza, una sorta di gran tour della mente e dello spirito della ragazzina, fatto di ricordi ed emozioni ad essi legati; un viaggio importante che permetterà a gioia di comprendere che la vita non è solo risate e allegria, ma che anche i momenti più tristi possono essere importanti e preziosi.

inside out è stato definito un inno alla tristezza, o forse è più una lezione sulla malinconia e sull'importanza di saper accettare il dolore e le difficoltà e farli diventare parte integrante di noi e della nostra storia personale, imparando a creare, con le emozioni più pure e intense, tipiche dei primi anni di vita, un nuovo modo di sentire, di comprendere e di relazionarsi con il mondo e con le nostre vicende.


fin dalle anteprime proiettate in mezzo mondo, inside out è stato accolto come un capolavoro, e in effetti è difficile parlarne in altri termini: un' ambientazione visionaria e spettacolare che ci mostra la mente come un complicato ma organizzatissimo labirinto tra immaginazione, sogno, subconscio e pensiero cosciente, che affascina grandi e piccini, per raccontare quella che, in fondo, è la storia di chiunque: l'incredibile forza di questo film sta proprio nella capacità di coinvolgere emotivamente gli spettatori, perché tutti, in una scena o in un'altra, sono riusciti a rispecchiarsi in quello che succede, e sopratutto in quello che sente riley.

ci si commuove tanto con questo film, ma si ride forse ancora di più: le cinque emozioni protagoniste ci regalano un sacco di siparietti comici, sorprendono con le loro trovate (i giornali di rabbia mi hanno fatta morire!) e rendono la storia più leggera e movimentata.


una menzione se la merita anche il corto che precede il film, lava. ho letto un sacco di cattiverie su questo mini-musical e non mi sento di condividerne neanche una. certo è che la traduzione italiana della canzone dei due vulcani fa perdere il gioco di parole tra love e lava, ma penso che rimanga comunque godibilissimo, nonostante la canzoncina rimbalzi in testa a distanza di giorni (e chi ha visto inside out sa anche a chi dare la colpa di questi tormentoni mentali di cui non ci si riesce a liberare!). se non avete ancora sentito la versione in inglese della canzone, fatelo (si trova su youtube), perché è davvero molto più coerente e sensata.