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venerdì 2 gennaio 2026

gomìtolo 2 ~ dicembre 2025


al netto dei numeri, delle statistiche e dei risultati (che tristezza che è poi stare sempre a guardare il rendimento di tutto, pure delle cose che si fanno per diletto o per passione e non per lavoro. dovremmo smetterla, dovremmo ricominciare a condividere le cose per il puro gusto di farlo e di parlarne con lə altrə, ritornando a goderci il nostro - poco - tempo libero invece di trasformarlo nell'ennesimo spazio in cui dobbiamo performare) sono davvero contenta di avere a disposizione questo spazio, di uscire sempre di più dalle dinamiche dei sarà-possibile-peggiorare-ancora? social, di scrivere qualcosa di diverso di quello che di solito faccio qui.

dicembre è il mio mese (invernale) preferito, è il mese del claccaday e di natale, delle luci, degli alberi decorati e dei regali. lo so che il natale è tipo il tempio del capitalismo e che buona parte dell'internet che non è occupata dai video dei gattini è piena di meme su quanto faccia schifo il cenone i parenti (spoiler: credetemi, anche se è tradizione e se poi la nonna ci resta male, potete rifiutarvi) ma non ci posso far nulla, a me continua a piacere. e mi piace ancora di più adesso che "natale" vuol dire tornare a casa e stare in famiglia per un sacco di giorni (meme a parte, si può scegliere cosa ci fa stare bene e fare proprio quella cosa lì. magari dirlo fa meno engagement del video dove imitate la zia che vi chiede quando scodellate un paio di pargoli, però ecco.)
così ho passato l'ultima parte di dicembre a coccolare olivia e ruffola, a lanciare elastici e palline, leggere libri e fumetti, a fare qualche passeggiata vicino al mare, e a guardare qualche film seduta su un divano vero. e, ovviamente, ho approfittato del tempo libero per scrivere, qui e sul blog audace, dove prossimamente leggerete un'intervista che non avrei mai sperato di fare

a dicembre, però, ho letto meno di quanto sperassi. ho letto soprattutto un mucchio di fumetti (alcuni per l'intervista di cui sopra) e pochi libri. ultimamente mi sono ritrovata a iniziare un sacco di romanzi che non riuscivano a prendermi, che ho abbandonato con un segnalibro in mezzo e che probabilmente proverò a riprendere più in là (è un metodo che di solito funziona. alcuni libri non sono davvero brutti, semplicemente arrivano al momento sbagliato).
però, tra le cose che ho letto, ne ho lette un sacco davvero belle, altre un po' meno. e quindi, finalmente, ecco il riassuntone:

foto fatta così perché ci tenevo a immortalare quell'angolino bellissimo di camera mia

tra le ultime letture prima di lasciare la mia cameretta tardoadolescenziale di bologna ci sono il secondo volume de il volume del tempo e la female man.
con questa serie di solvej balle ho un rapporto decisamente strano. da un lato trovo che sia una delle cose più noiose mai lette, in cui succede talmente poco che più che una trama sembra una soluzione omeopatica. dall'altro, questo nulla è scritto in un modo che mi trattiene e mi fa divorare le pagine una dopo l'altra. non che sia uno stile particolarmente bello, assolutamente, però il fluire dei pensieri della protagonista, e soprattutto il fatto che sia così ridondante a volte, ha su di me un effetto quasi ipnotico. e comunque voglio assolutamente capire perché e come questa tipa si è ritrovata bloccata dentro un diciotto novembre e non riesca a venirne fuori.
ovviamente, il secondo volume finisce proprio nell'unico momento in cui finalmente stava per succedere qualcosa, ma ho il terzo già pronto nello scaffale-dei-libri-da-leggere.

la female man, invece, mi aspettava da più di un anno e finalmente è arrivato il suo momento. si può classificare come fantascienza giusto perché si parla di dimensioni parallele ma per il resto è tutto un meraviglioso delirio femminista, un sogno a occhi aperti furioso, incazzatissimo in cui joanna russ costruisce un mondo utopico abitato da sole donne - whileaway - e distrugge ogni possibile stereotipo di genere, le aspettative sulle donne, l'idea di famiglia patriarcale come dovere a cui assolvere. a raccontare sono quattro donne, quattro possibili versioni della stessa donna (in un passaggio illuminato, russ spiega molto chiaramente ed esplicitamente che poco importano le caratteristiche genetiche proprie di un individuo, quello che fa veramente una persona è il contesto culturale-economico-politico-ambientale in cui vive e il ruolo sociale che si ha in questo contesto) le cui voci spesso si sovrappongono fino a rendersi irriconoscibili. la female man non è un libro facile da leggere, non ha una trama lineare né uno stile particolarmente amichevole nei confronti dellə lettorə (e nonostante questo la traduzione di oriana palusci scorre che è una meraviglia), e va benissimo così, ché di libri facili è pieno il mondo. scritto negli anni '70, la female man resta più che attuale anche oggi, è un romanzo potente, carico di una rabbia che dovremmo ritrovare ogni giorno.

comprare fumetti online e mandarli a casa giù è un ottimo modo per
avere più regali da aprire a natale

a proposito di donne e di femminismo, ho approfittato degli sconti di novembre per recuperare questi tre titoli di una delle mie autrici preferite di sempre, la meravigliosa silvia ziche.
penso di ricordarmi i suoi fumetti praticamente da sempre, di esserci cresciuta e di aver forgiato buona parte del significato di ironia e umorismo proprio grazie alle sue storie, prima su topolino e poi su tutti i libri che ha pubblicato in questi anni.
nuove prove tecniche di megalomania è una critica geniale non tanto ai social network in sé ma all'uso che ne facciamo. da leggere dopo aver rispolverato il precedente prove tecniche di megalomania per capire quanto disastroso sia il declino culturale e sociale a cui l'uso sconsiderato delle nuove tecnologie ci sta portando. e non chiedo scusa se sembro una vecchia babbiona che non sa stare al passo con i tempi, il punto non è questo. e non è nemmeno questo il luogo e il momento per fare una megafilippica su questi argomenti, per cui leggetevi i fumetti che spiegano tutto molto bene.
... e noi dove eravamo? e l'allegra vita della quota rosa sono, invece, due meravigliosi esempi di come si possano affrontare discorsi anche molto seri e politicamente impegnati in modo leggero e comprensibile a lettorə di qualunque età. nel primo, lucrezia incontra le sue antenate e ripercorre la storia delle conquiste femministe per arrivare a fare propria l'idea che non si può avere una solida visione del futuro né tantomeno la forza di continuare a lottare per tutto quello che sarà senza una consapevolezza del passato e delle lotte già portate avanti e delle vittorie ottenute.
e sempre lucrezia è la protagonista de l'allegra vita della quota rosa, un geniale compendio di storie velocissime e vignette taglienti che fanno a pezzi tutta la banale idiozia degli stereotipi di genere e del maschilismo imperante.
consigliatissimi a chiunque, soprattutto allə più giovani e a chi sta iniziando ora ad interessarsi di femminismo e questioni di genere.


per questo claccaday ho ricevuto tantissimi fumetti ma al momento (anche per questioni meramente logistiche) sono riuscita a leggere soltanto forget me not, la mia prima volta con un libro di loputyn (di cui ho sempre apprezzato l'eleganza dei disegni). è stato davvero una sorpresa, non mi sarei mai aspettata che mi piacesse così tanto!
la storia di veronica, strega che vive in una casetta tra le montagne in compagnia dell'asinello burro (che ha conquistato il mio cuore fin dal primo istante ) e di un paio di galline, potrebbe sembrare quasi una storia triste, di perdita e di rinuncia. e invece a me è sembrata una storia di liberazione e di riconquista, una storia che scavalca l'idea che l'unica felicità possibile è quella che si divide con un'altra persona (possibilmente del sesso opposto, meglio ancora se sotto il sacrosanto vincolo del matrimonio), che supera l'idea che non si possa guarire dalla sofferenza di un lutto, che ciò che ci fa felici oggi ci debba fare felici per sempre, che non ci siano più nuovi orizzonti da scoprire.
forget me not parla di traumi da affrontare e da risolvere e dell'amore che non è per forza la vita di coppia, è cura e condivisione, è amicizia e incontro.
pagina dopo pagina, questa storia mi ha commossa davvero e mi ha fatto riflettere su quanto immaginare la felicità in un solo e unico modo non faccia altro che impedirci di trovare la vera forma che la felicità ha per ciascunə di noi. e che abbiamo bisogno della cocciutaggine di un asinello per andare avanti e avanti fino a che non la incontriamo.


non so più inquadrare lindsey drager perché tanto mi era piaciuto l'archivio dei finali alternativi quanto mi ha deluso perdute le figlie. mi è sembrato quasi di leggere l'abbozzo di due storie diverse, o meglio di due versioni della stessa storia, come se l'autrice non fosse del tutto sicura di cosa raccontare e di come farlo. un'opera che gira su sé stessa senza trovare una direzione precisa, piena di immagini e significati forzati. ci sono sinceramente rimasta male perché ero sicura che mi sarebbe piaciuto un sacco, e invece. non so nemmeno come parlarne!


che emozione questo libretto, che malinconia leggere conversazione su tiresia e sentire risuonare in mente la voce di camilleri! un monologo scritto e interpretato a teatro dal maestro, e trasmesso in tv nel 2019 che all'epoca mi aveva emozionato tantissimo. sentire la voce di camilleri che racconta la storia di questo indovino cieco che per un capriccio degli dei aveva avuto corpo sia di uomo sia di donna, che aveva vissuto innumerevoli vite in epoche diverse, che era stato raccontato più e più volte come simbolo di saggezza o di menzogna, era un po' come sentirsi consegnare il suo personale testamento, l'amore per il teatro, per le storie e per chi quelle storie le abita e le rende indimenticabili.
quella di camilleri, più che un'interpretazione, sembra quasi un'incarnazione - entrambi ciechi, entrambi narratori, uno di futuri e uno di finzioni - una delle tante vite di tiresia in cui, finalmente, è lui stesso a parlare e a svelare la verità sulla sua vita.


e, ovviamente, ho visto l'ultima stagione di stranger things. fino al penultimo episodio mi è pure piaciuta, nonostante abbia difetti a palate (tra i quali, ricordiamo, un paio di attori platealmente filosionisti - motivo per cui si consigliava e si consiglia ancora di non guardarlo su netflix. piratə sì, amicə di chi massacra bambinə mai), ma il finale è stato veramente pessimo.
senza troppi spoiler: se fosse durato circa la metà, sarebbe stato pure accettabile, ma l'ultima ora poteva benissimo essere uno spin-off per dare il contentino allə fan, non il vero finale della serie. un po' come lost e poi game of thrones, questa serie aveva tantissime potenzialità che però sono state sprecate proprio alla fine. il problema è che fino a che si scriveranno storie per far contento il pubblico, sarà sempre una roba così. lə autorə dovrebbero avere qualcosa da dire a prescindere dalle eventuali critiche, a prescindere dalle logiche commerciali, non fare fanfiction con lə loro stessə personaggə. è questa la (mia) vera nostalgia dell'epoca pre-internet.
amen, aspettiamo la prossima serie evento sapendo che comunque alla fine ci lamenteremo.

ruffola ha molto apprezzato il regalo che ha portato babbo natale

alla fine di tutto questo, bisogna fare i conti con questo cambio di data. ad essere sincera, per me il capodanno vero è sempre quello tra agosto e settembre, è in quel momento lì che sento la fine di qualcosa e che mi sento davvero pronta a ricominciare. però ok, seguo il calendario.
in questi ultimi giorni, come voi, ho visto milioni di classifiche e best of e wrapped vari in ogni dove ma io non ne ho per niente voglia (e poi odio le classifiche in quanto tali, anche perché spesso è impossibile accostare due opere diversissime tra loro e provare a decidere qual è la migliore), ma vi lascio un elenco dei post - su claccalegge e sul blog audace - dove ho scritto delle cose più belle lette in questo anno appena concluso:
e quindi vi auguro, anzi ci auguro un 2026 pieno zeppo di bei libri e bei fumetti, di letture davvero stimolanti, emozionanti e intelligenti, di belle persone con cui parlarne. ma soprattutto, quello che mi auguro di tutto cuore è che il mondo rinsavisca, che questo spaventoso ritorno al potere del fascismo globale abbia un freno e una fine, che si riesca a porre fine al genocidio in palestina e a tornare a rispettare davvero il diritto internazionale.
continuiamo a parlarne, a scriverne, a tenere viva l'attenzione su quello che succede a gaza e nei territori palestinesi occupati, parliamo di tutto quello che non va e che possiamo cambiare, anche solo un minuscolo pezzettino alla volta (se volete fare qualcosa per la causa palestinese ma non sapete cosa, un'ottima idea è iniziare da qui).

bonus: foto-cartolina da vicino casa


lunedì 22 giugno 2015

le avventure di topalbano

per leggere un'espressione come grandissima camurria sulle pagine di una storia di topolino bisognava aspettare un miracolo. oppure che francesco artibani creasse un alter-ego con le grecchie granni (cit.) del commissario più famoso della letteratura italiana.

le avventure di topalbano sono state raccolte in un volumone cartonato della serie limited de luxe edition e presentate in anteprima all'etna comics (quale posto migliore?). le storie sono due, entrambe scritte da francesco artibani - la prima con la supervisione diretta del maestro andrea camilleri - e disegnate rispettivamente da giorgio cavazzano e giampaolo soldati.

come vuole la tradizione delle parodie disney, anche questa volta non ci si è limitati a far recitare ai personaggi i ruoli di una precisa storia, ma ci si è lasciati ispirare dall'opera originale creando qualcosa di completamente nuovo. addirittura per queste storie, si è deciso di non far impersonare il commissario montalbano (qui trovate la lista di tutti i romanzi a lui dedicati, che sono ovviamente consigliatissimi dalla sottoscritta!) da topolino o da un altro personaggio, ma si è scelto di creare un nuovo personaggio, salvo topalbano per l'appunto, che richiama graficamente - orecchie a parte - l'attore luca zingaretti che interpreta il commissario ormai da anni nella serie di bellissimi film a lui dedicati (vedeteli se non li conoscete, tanto li replicano a tempesta, di solito il lunedì su rai 1) e caratterialmente al montalbano di film e romanzi: u tintu carattiri non gli manca di certo. stessa sorte è toccata ai personaggi più importanti della serie: così ninì cardillo è il dottor mimì augello, giuseppe strazio sarebbe l'ispettore fazio (con la sua straziante passione per i dati anagrafici!), catarella diventa quaquarella (mantenendo il bruttissimo vizio di aprire troppo violentemente le porte!) e lidia... è livia!


la prima storia è stata, come si diceva, scritta con la supervisione diretta del maestro camilleri, il quale racconta, in una postfazione presente nel volume, sia del suo amore infantile per la banda disney, sia del fatto che topalbano è il primo fumetto realizzato ispirato alla sua opera ma non il primo proposto! le storie qui pubblicate sono le prime che camilleri ha accettato dopo aver rifiutato tante trasposizioni a fumetti della sua serie, che a suo parere in qualche modo tradivano l'immagine che ogni lettore si era fatto delle vicende dei romanzi (mentre con queste si è divertito tanto! gran bel colpaccio artibani...).
il motivo penso che sia proprio nella natura delle storie: non sono rifacimenti di episodi della serie originale di montalbano ma racconti assolutamente nuovi, ambientati uno in sicilia e uno in america, che si ispirano alle atmosfere e ai personaggi del poliziesco, lasciando però intatto lo spirito delle storie più classiche di topolino.

esperimento riuscitissimo che non solo non tradisce la natura di nessuno dei due personaggi, ma crea un più che credibile what if: non c'è risposta migliore alla domanda come sarebbe se il detective topolino incontrasse il commissario montalbano?

domenica 14 dicembre 2014

commenti randomici a letture randomiche (4 - e un po' di altra fuffa)

daniel pennac a me piace un sacco. daniel pennac che scrive un libro per bambini che parla di cagnolini coraggiosi poi non ne parliamo. abbaiare stanca è una lettura semplice semplice ma schietta e a volte amara: il cane è il protagonista e la sua storia è simile a quella di tanti altri cuccioli. si salva dall'affogamento, dalla vita in discarica, dal canile, dagli incidenti in autostrada, tutto per trovare una padrona da "addestrare". ma anche allora le cose non saranno troppo facili...
incontra cani saggi e persone dal cuore gentile, a...mici particolarissimi, ma ha anche modo di conoscere la cattiveria e il terrore vero.
è consigliato a tutti. ma sopratutto ai bambini che non hanno ben chiara la differenza tra un pupazzo e un cane vero.

mi sono anche sciroppata, con indicibile piacere, un bel libro di camilleri uscito un paio di mesi fa. anche con camilleri è amore vero, ed è anche cosa di famiglia, visto che è mamma l'appassionata che compra tutti i libri (e io leggo a scrocco!).

morte in mare aperto è formato da otto storie che raccontano le indagini di un montalbano giovane e un po' meno amaro di quello che conoscevo. come al solito, camilleri fa ridere e commuovere.
non so com'è leggere i suoi libri per un non siciliano, visto il suo stile e l'uso quasi esclusivo del dialetto, ma io lo adoro anche per questo.

sabato scorso, come vi avevo accennato qui, c'è stata la presentazione de i guardiani della luce di nino giordano da alastor altroquando. a parte il piacere di incontrare di nuovo nino (per chi non lo conoscesse, è uno scialo assoluto!) ho scoperto che questo romanzo è il primo di una quadrilogia! bene bene, sono contenta di sapere che le avventure di gabriele carlo e marco non finiranno così presto...
prima o poi arriva la recensione, giuro!

e a proposito di palermo e fatti miei di cui non frega a nessuno, uno dei motivi per cui sono sparita di nuovo da un po' è che siamo riusciti a organizzare la nostra mostra fotografica ombre e luci alla feltrinelli! non è stata proprio facilissima, ma nonostante i casini organizzativi e le lotte contro il tempo, ce l'abbiamo fatta! sono priatissima come non si può dire e anche tanto orgogliosa, per cui se passate a palermo, andate a farci un giro che ne vale la pena! la mostra sarà visitabile fino al sette gennaio!

domenica 8 giugno 2014

6 giugno - andrea camilleri a una marina di libri alla gam di palermo

dunque, è il momento di un piccolo resoconto di una marina di libri, il festival dell'editoria indipendente che da cinque anni si svolge qui a palermo. a dire il vero è la prima volta che partecipo, quindi direi che la gioia è stata doppia... e c'è stata anche qualche piccola delusione, devo ammetterlo.

insomma, vado a una fiera del libro, in un posto pieno zeppo di libri che le brave feltrinelli e mondadori varie neanche provano a tenere sugli scaffali e credevo che sarei uscita con lo zaino pieno di roba e il portafogli vuoto. e invece, miracoli dei miracoli, buona parte dei soldini sono rimasti lì dov'erano.






girellando tra i banchetti degli editori, ho trovato un sacco dei libri che stavano nella mia lista desideri, avrei voluto prenderne qualcuno ma, cosa che reputo assurda considerando la situazione, nessuna delle case editrici che mi interessavano faceva sconti.
niente sconti.
a una fiera.
ma perché? puntualmente ogni volta che chiedevo se sui libri che mi interessavano c'era uno sconto venivo accolta da sguardi sconvolti come se avessi chiesto se per caso mi potevano preparare un panino al prosciutto. insomma, dovreste darmi un buon motivo di comprare direttamente dall'editore e di portarmi i libri in giro nello zaino invece di ordinarli su amazon e ibs dove li pago meno e me li portano fin dentro casa, con tanto di corriere gentile che mi augura buona lettura (essì, ormai siamo amici io e i vari signori di sda e bartolini). niente sconti, neanche un centesimo, per iperborea, minimum fax, marcos y marcos, sellerio... insomma è stato veramente deludente. dovreste coccolarli un po' di più i vostri lettori, cari miei, invece di lamentarvi di amazon e compagnia bella. però c'erano un sacco di titoli belli sui banchetti, chi aveva il portafogli meno in crisi del mio di certo non poteva lamentarsi della qualità dei libri portati in fiera!
molte case editrici, che io purtroppo non conosco, invece gli sconti li facevano, ma il casino di gente incredibile che c'era lì per camilleri e che mi spintonava da una parte all'altra mi hanno impedito di curiosare tra titoli di cui non sapevo nulla e, insomma, alla fine mi sono arresa.

abbiamo approfittato del fatto che la galleria fosse aperta e abbiamo fatto un giretto, rinfrescandoci gli occhi con i quadri bellissimi di francesco lo jacono e poca altra roba che - lo so che sono una cazzo di snob o magari una che non ne capisce niente nonostante tutto - vale la pena di guardare alla gam, e siamo tornati giù al chiostro, dove si era scatenato l'inferno per un angolino di prato dove poggiare le terga, visto che di sedie manco a parlarne, erano già tutte più che occupate.
alla fine abbiamo trovato un posticino a lato del palco, dove si poteva intravedere abbastanza discretamente e sentire molto bene. di fare quel mezzo metro necessario a passare davanti al palco e fare due foto, neanche a parlarne, i palermitani sono molto gelosi dei posti che hanno conquistato e io non avevo voglia di farmi sbranare, oltretutto la mia cara carlotta ha deciso di abbandonarmi quasi sul finire della presentazione, e le foto con il cellulare che abbiamo provato a fare sono così inguardabili che lasciamo stare.


ora, io andrea camilleri l'ho sempre visto in tv, nella sua brava poltroncina, e il suo modo brillante di parlare non fanno più di tanto pensare che ci troviamo davanti a un signore che sfiora i novanta. quindi vederlo arrivare accompagnato e sostenuto a braccio è stata una scena davvero tenera e un po' insolita: insomma, dietro tutta quell'arguzia, quel senso dell'umorismo incredibile, la meravigliosa capacità di saper usare le parole e i tempi giusti, sempre, c'è un nonnino con il bastone. e, magari sono scema io, ma mi ha fatto un sacco di tenerezza.
camilleri è fantastico da leggere ma ancora di più sentirlo parlare. c'è da imparare molto dalla sua voce, dal modo in cui racconta, in cui sceglie con facilità e senza alcuna faciloneria le parole giuste per ogni cosa, la calma sopratutto, quella che ormai è così difficile da sentire. è sempre lui, fa ridere e fa riflettere, eleva la nostra lingua (del siciliano parlo, quello dei sudici, come dice lui contrapponendoci con tutt'altro che senso di inferiorità ai nordici) a quello che merita di essere non fossimo tanto sputtanati dai tanti e tristi luoghi comuni e sugli stupidi pregiudizi nei confronti del dialetto.


in un'ora il maestro ha raccontato un po' del suo nuovo libro, un altro che si aggiunge alla lunga lista dei romanzi di montalbano, qualche aneddoto che ci ha felicemente fatti sganasciare (le giustificatissime voglie omicide verso chi ora mettere il formaggio sulla pasta con le vongole, scrittori americani dai nomi impronunciabili che si scoprono di origini siciliane e che parlano un dialetto impeccabile) e l'immancabile filosofia del tampasiamento (o tambasiare come dice lui).
in una sola parola è stato meraviglioso. e adesso non vedo l'ora di sottrarre il suo nuovo romanzo a mamma e svaccarmi a leggerlo!

ah, poi sì, un paio di cosine però le ho comprate (l'entusiasmo per camilleri quasi mi stava facendo scordare) ovvero l'immancabile siculopedia, il libro tratto da siculopedia.it, una geniale raccolta di definizioni e delucidazioni sulla strana razza sicula e un piccolo libretto della dickinson, scelto, lo ammetto, più che altro per il packaging a forma di pacco postale.