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sabato 7 febbraio 2026

gomìtolo 3 ~ gennaio 2026


che fine ha fatto tutto l'entusiasmo che avevo a dicembre? gennaio dovrebbe essere il mese della ripartenza, per me invece sono stati giorni di mosceria e metereopatia, di arrancamento mentale, di sopravvivenza a risparmio energetico.

ho letto tantissimo ma non sono riuscita a scrivere nulla, e non perché le letture siano state poco interessanti. ho evitato di forzarmi a fare qualcosa che non mi andava - anche perché, in realtà, mi sono forzata a fare qualsiasi cosa, avrei solo voluto farmi la tana e aspettare l'arrivo della primavera - ma mi sono promessa di usare questo spazio per non perdere del tutto traccia delle ultime cose che.

in realtà la mia testa non fa che vagare, piena di disgusto per tutto quello che mi arriva ogni giorno dai social. le notizie di questi ultimi giorni raggiungono un livello di orrore tale che sfido qualsiasi regista o scrittorə di horror a pensare a qualcosa che possa quantomeno eguagliarle.
e sui social la nostra esistenza, con tutte le sue piccolezze, va avanti in tutto questo: bombardamenti e accuse di violenze inenarrabili rivolte alle persone più schifosamente potenti del pianeta in mezzo a video di gattini, ai nostri selfie, ai libri che leggiamo.
è vero che cedere spazio non è mai una reazione costruttiva, ma credo che quello spazio dovremmo occuparlo con consapevolezza, e che però non sempre ci riusciamo.
l'idea di usare sempre meno i social (se non per la ricondivisione di notizie), di cui ho già parlato in questa specie di rubrica, continua a essere fondamentale per me, ed è per questo che voglio usare il più possibile il blog per parlare delle cose che mi piacciono e che voglio condividere (sono ripetitiva? beh sì. scusatemi.) anche quando la mia testa è così incasinata e il mio morale così a terra.

e dunque, ecco qui - in ritardo - un po' di cose-di-gennaio.


innanzitutto vi invito a recuperare la recensione dell'ultimo libro di zerocalcarenel nido di serpenti, che ho pubblicato sul blog audace e che parla della vicenda - per cui dovrebbe esserci uno scandalo enorme che invece non c'è, di maja t., che proprio in questi giorni è statə condannatə a otto anni di carcere con l'accusa di aver pestato dei neonazisti (quel tipo di cose per cui dovrebbero darti una medaglia, e invece). sul manifesto trovate una bella intervista a maja t., leggetela!


prima di tornare a bologna ho anche letto la casa disabitata di charlotte riddell, preso anni fa durante non ricordo più quale festival. tralasciamo la trama, che non ha elementi particolarmente sorprendenti, anzi: la vicenda ruota intorno a una casa che si vuole infestata e a un mistero che viene indagato dal protagonista/narratore, il classico giovanotto un po' spiantato ma ricco di buoni sentimenti e di caparbietà, soprattutto perché in gioco potrebbe esserci la mano di una bellissima - timida, pudica, leggiadra, amabile, eccetera - ereditiera.
la cosa che più ho amato di questo libro è che mi ha ricordato che questa cosa dello show-don't-tell è una moda tremendamente recente e che, come tutte le mode - sperando nella bontà della sorte - passerà e noi potremo finalmente goderci ancora dei libri scritti da chi sa scrivere e non soltanto fare telecronache da stadio (ogni riferimento all'odio profondo provato per il re strega - iniziato e abbandonato, come merita qualsiasi storia sì accattivante ma completamente priva di contesto e di strumenti che permettano al lettore di capire cosa straminchia stia succedendo - è assolutamente volontario e carico di risentimento).


ho anche finalmente letto doris lessing, autrice che volevo leggere da tantissimo tempo ma - mi succede con tuttə lə scrittorə che hanno pubblicato valanghe di cose - non sapevo da dove iniziare.
il quinto figlio non è stato propriamente scelto, me lo sono ritrovato qualche mese fa in una di quelle promo due libri XX€ e l'ho preso (insieme a un amico a cui ho suggerito un libro di saramago, che ha apprezzato molto).
è stata una lettura abbastanza angosciante e quindi apprezzatissima (non so perché per ora più un libro mi angoscia e più mi piace, forse dovrei tornare dalla psicologa), che ho divorato in un solo giorno.
la storia è quella di una famiglia tradizionale che-più-tradizionale-non-si-può, una coppietta che non vede l'ora di riprodursi e sfornare una squadra di mocciosi. e in effetti, le prime quattro volte va tutto a meraviglia - nonostante un fastidio che si fa sempre più malcelato da parte dellə nonnə, costretti a dare sostegno tanto economico quanto pratico a figliə e nipotə - e le creature che nascono sono bambinə perfettə, roseə, paffutə, con gli occhioni pieni di gioia, amore e speranza.
ma giuntə alla quinta gravidanza, l'idillio si spezza. e da quel momento in poi, il piccolo paradiso che avevano sognato e iniziato a costruire, si sgretola irrimediabilmente.
l'aspetto migliore del romanzo è, secondo me, la mancanza di risposte chiare e idee più o meno preconfezionate. entriamo molto nella mente di una madre che, prima, sogna una valanga di bambinə e che descrive la gravidanza e la maternità come la migliore delle esperienze possibili. la stessa madre sarà capace di pensieri orribili - non letteralmente orribili, in realtà, ma molto lontani dagli stereotipi che abbiamo introiettato circa le donne e il rapporto con lə figliə - e il quinto figlio, visto attraverso i suoi occhi, appare come un mostro inquietante.
in questo romanzo tutto sommato anche abbastanza breve, lessing distrugge i preconcetti sulla maternità, tanto dal lato di chi la reputa un'esperienza imprescindibile per le donne, tanto per chi la rifiuta. la distanza tra la perfetta famiglia dei sogni e la tragedia di una progenie indesiderabile è poco più che un soffio, uno scherzo del caso, una possibilità incontrollabile e del tutto indipendente da speranze, sogni e ambizioni.


altro recuperone, di tutt'altro genere, è stato il cuore di thomas (sempre sia lodato vinted), una delle opere più note di moto hagio, mangaka il cui lavoro - insieme alle altre del gruppo '24 - è stato fondamentale per la definizione del canone shoujo come lo conosciamo adesso, e per tutto lo straordinario percorso di esplorazione dei generi che ha caratterizzato l'ultimo mezzo secolo del fumetto per ragazze.
insomma, una lettura che per me era dettata soprattutto dalla voglia di conoscere qualcosa di storico, di fondante del genere stesso, più che per un vero e proprio interesse per l'opera in sé - che, spoilerone, non mi ha entusiasmata più di tanto.
al netto della mia scarsa fascinazione per il melodrammatico, va riconosciuto il ruolo di opere così apertamente sentimentali - nel senso di indagine realistica e senza filtri dei sentimenti umani, anche di quelli più oscuri e meno accettati da società rigide soprattutto se insiti nelle giovani donne, creature da tenere il più possibile sotto controllo e dentro determinati schemi.
se lo guardo da questo punto di vista, più razionale e indirizzato verso la comprensione dello shoujo come movimento culturale fondamentale per la formazione delle ragazze giapponesi prima e di quelle di mezzo mondo poi, allora posso capire perfettamente lo straordinario valore di opere come questa.
il motivo per cui a me non batte il cuore leggendo storie così, è che sono ormai una vecchia bacucca. e non ci possiamo fare nulla, purtroppo per me.


molto meno significativo da un punto di vista oggettivo, ma più easy nei toni - e che quindi mi è piaciuto di più - è stato your letter di hyeon a cho. avevo un pregiudizio enorme su questo manwha che non so nemmeno spiegarmi, una sorta di antipatia a pelle che me l'ha fatto tenere su uno scaffale per più di un anno ma che alla fine mi ha sorpreso.
mentre il filo della storia è retto da una sorta di caccia al tesoro, il tema di fondo è quello del bullismo e della possibilità di creare rapporti profondi e sinceri solo nel momento in cui si abbassano le difese e ci si mostra con sincerità e senza paura.
sicuramente pensato per un pubblico giovane, è stato apprezzato anche dalla vecchia bacucca di cui sopra, quindi recuperatelo - e magari, se conoscete lettorə in piena crisi adolescenziale, regalatelo.

foto pigra (mi devo arrampicare per recuperare i volumi in alto) ~
ma volevo anche immortalare il mio pothos resuscitato e il mio quadretto

ammetto che ho snobbato per un bel po' di tempo ping pong di taiyo matsumoto perché gli spokon mi annoiano come poche altre cose al mondo (tipo lo sport). ma è taiyo matsumoto e quindi ho approfittato del fatto che un mio amico non sapeva cosa regalarmi per il claccaday e l'ho dirottato su questo.
ok, sono stata scema perché è davvero - ma davvero! - un capolavoro. scusa se ho dubitato di te, matsumoto sensei!
i due protagonisti - smile e peko - sono appassionati amici fin dai tempi dell'infanzia ed entrambi sono appassionati di ping pong. anzi, è proprio il ping pong a far nascere il loro legame e a consolidarlo nel corso degli anni, facendoli diventare due giovani promesse di questo sport e portandoli all'inevitabile scontro finale.
tra allenamenti e gare, smile e peko incarnano nei due modi diametralmente opposti tutti gli elementi tipici degli spokon: il rapporto con il proprio talento innato, la perseveranza negli allenamenti, l'ambizione, lo spirito di competitività, la crescita personale, eccetera. ma quello che rende ping pong un titolo straordinario nell'immenso panorama delle storie sportive è lo stile grafico di matsumoto, che raggiunge vette altissime. regia, composizione delle tavole, padronanza del segno, tutto si armonizza alla perfezione e riesce a restituire la tensione e la velocità degli incontri.
semplicemente meraviglioso


tornando a moto hagio, ho recuperato marginal (grazie anonimo amico che me l'hai trovato su vinted) che ho apprezzato molto di più rispetto a il cuore di thomas. marginal è uno sci-fi le cui atmosfere mi hanno ricordato moltissimo la principessa splendente per le tematiche legate al controllo bioingegneristico dei corpi, anche se la trama è completamente differente. siamo sulla terra, in un futuro non lontanissimo e post-apocalittico in cui sopravvive una popolazione quasi esclusivamente maschile e un'unica donna-madre venerata quasi come una divinità. ovviamente, ci sono forse esterne alla piccola comunità in cui si svolge la storia, e il mistero che le avvolge scatena i fatti da cui poi prende avvio la trama, che è troppo lunga e complessa per poterla riassumere qui, ma volevo segnarmi un'osservazione secondo me interessante, e cioè che marginal prova - forse senza averne l'intenzione - la natura squisitamente culturale del patriarcato, totalmente scevra da qualsiasi fondamento biologico: in questa società di soli uomini, infatti, le dinamiche di squilibrio dei poteri tipiche delle culture misogine si ripropongono a discapito dei ragazzi più giovani.
lo so che è assurdo dover ribadire nel 2026 che non c'è alcuna differenza di valore tra maschi e femmine legata a una qualche idiozia parascientifica, ma le ultime notizie che arrivano da questo ridicolo paese ci dicono che non è così. e dunque, grazia hagio sensei per averlo spiegato così bene.


non sono stata al bologna nerd ma ho approfittato del fatto che ci andasse la mia coinquilina per recuperare velocissimamente olympia, ultima autoproduzione di giulio macaione.
fun fact: la mia tesi di triennale in accademia era proprio dedicata all'olympia di manet. ma sono aneddoti che non importano a nessunə, quindi parliamo di questo fumettino qui che è molto più interessante. macaione riprende alcune tematiche del discorso intorno all'opera di manet - l'assertività dell'espressione del viso di victorine meurent, il suo doppio ruolo di artista-soggetto e modella-oggetto, il soggetto non metaforico né didascalico dell'opera, eccetera - e ci costruisce intorno una storia che viaggia sui due binari della realtà e dell'immaginazione e che si gioca tutta nella distanza carica di tensione erotica tra un pittore, che vuole reinterpretare l'olympia, e un modello che non conosce l'opera originale. il dialogo tra loro riprende la tensione tra soggetto rappresentante e soggetto rappresentato, tra l'intento espressivo di chi è osservato e l'interpretazione di quella stessa espressione da parte di chi osserva, un incontro-scontro che si sublima in un sogno erotico a occhi aperti forse condiviso, capace di scardinare gli equilibri di potere inizialmente stabiliti.
poche pagine ma estremamente affascinanti sia per la bravura di affrontare in modo chiaro, sintetico e lucido quello che in un libro di critica d'arte avrebbe richiesto pagine e pagine di sbrodolamenti, sia per l'eleganza delle scene più esplicite, ottime da schiaffare sotto gli occhi di chi, ancora, finge di ignorare la differenza tra erotismo e pornografia.


ho recuperato su vinted i quattro volumini di clover delle clamp, che avevo letto non so più quanti anni fa (probabilmente una ventina) e... non ricordavo affatto che fosse così bello e sperimentale! ovviamente, è una di quelle cose belle che clamp fanno e non finiscono. per la precisione, clover pare essere stato abbandonato proprio a livello embrionale, privo non soltanto di una conclusione ma anche di un vero e proprio sviluppo. almeno, da un punto di vista canonico. facendoci del male (perché, se la mia teoria è accettabile, allora il finale è tristissimo e disperato), possiamo anche considerarla come un'opera completa ma con una struttura molto particolare: il primo volume conclude una storia iniziata prima, che viene riproposta come una sequenza di flashback via via sempre più lontani nel tempo nel corso degli altri capitoli. un'espansione della trama non tanto verticale - dall'inizio alla fine, insomma - ma orizzontale, una dilatazione del tempo-racconto che si focalizza più sullə personaggə che sulla vicenda.
accettando il fatto che non sapremo mai se la trama originale prevedeva altro, possiamo goderci tutto il resto, ovvero una costruzione dello spazio estremamente minimalista e surreale, con lə personaggə che si spostano spesso in enormi campiture bianche, costumi e oggetti il cui design è un interessantissima commistione di steam punk e puro decorativismo, con quei riferimenti alla natura piegati alla necessità ornamentale che fa un po' liberty, e una scansione delle tavole che rende clover vicino a qualcosa che potrebbe essere più una poesia - o una canzone - a fumetti più che una vera e propria narrazione.
a distanza di così tanti anni - e dopo aver accettato l'idea che le clamp non sono mai sinonimo di sicurezza per noi lettorə - posso dire che secondo me si meriterebbe una bella ripubblicazione, a beneficio di chi, ai tempi, se l'era perso (altrimenti, cercate su vinted che si trova abbastanza facilmente).


da dicembre sto seguendo il bellissimo corso di letteratura umoristica della mia amica valentina presti danisi che mi sta aprendo un mondo - e mi sta facendo aggiungere libri su libri alla wishlist e agli scaffali. tra questi, ho letto il cornetto acustico di leonora carrington che vince a pieno titolo il primo premio per il libro più assurdo-et-geniale dell'anno anche se siamo solo a febbraio.
è un po' difficile parlare di questo libro perché nella sua geniale assurdità è totalmente spiazzante: si inizia con una vecchietta quasi centenaria con grossissimi problemi di udito, un paio di gatti, una gallina e un cornetto acustico ricevuto in dono dalla sua strampalata amica, e si finisce - letteralmente - alla fine del mondo, passando per suore dedite a rituali pagani, cavalieri alla ricerca del santo graal, divinità mai dimenticate, e dolcetti avvelenati (non sono spoiler, questi pochi elementi non dicono molto nel modo meraviglioso in cui si incastrano tra loro). a tutto questo si aggiunge uno stile brillante e alcune frasi che meriterebbero di diventare dei poster.
insomma, se non lo conoscete leggetelo (e seguite valentina e i suoi corsi perché meritano tanto!)


e poi ovviamente ho visto la prima parte della nuova stagione di bridgerton e la scena in cui la regina chiede a penelope di raccontarle gli ultimi pettegolezzi in stile lady whistledown, battendo le mani e lanciando urletti isterici, riassume perfettamente le mie reazioni a questi primi episodi, strapieni di cliché. l'avevo scritto tempo fa, bridgerton ha un posticino speciale nel mio cuore sia perché i romanzi mi sono stati di conforto in un periodo di stress tremendo - e leggere quelle storie così perfette e zuccherose era l'unico momento in cui potevo rilassarmi un po' - sia perché è forse la serie in cui ho visto le migliori rappresentazioni di corpi disabili e in generale non conformi di cui abbia memoria. bridgerton è un'utopia al quadrato non soltanto perché ci sono uomini (bellissimi) scritti da donne, con tutti i benefici che questo comporta, ma anche perché persone bipoc/queer/disabili e altre identità convivono in una società non marginalizzante, giudicante ed escludente (almeno su questi parametri). ovvio che resta la questione di classe - si parla dell'alta società e si fa una grandissima distinzione tra chi appartiene alla nobiltà e chi no, e anzi questa stagione ragiona quasi esclusivamente su questo - e un intrinseco maschilismo su cui si fonda tutta la questione del mercato matrimoniale, ma vedere personaggə non conformi rappresentatə da attorə non conformi mi rincuora moltissimo.
il lavoro di adattamento che è stato fatto in questo senso partendo dai libri - che sono molto più banali nel senso di chi viene rappresentato e come - è la dimostrazione che no, non sempre la coerenza con l'opera originale paga e che, anzi, un buon adattamento è quello capace di aggiungere valore a opere originali che altrimenti rimarrebbero prodotti poco o nulla rilevanti.


foto bonus: ragazza che legge, pablo picasso 1938. una delle poche foto fatte alla mostra impressionismo e oltre, al museo dell'ara pacis di roma lo scorso weekend.
un po' per giustificare il ritardo di questo post, un po', soprattutto, perché qui ci stava proprio bene.

mercoledì 28 agosto 2024

commenti randomici a letture randomiche (87)

qualche considerazione sulle ultime letture di queste settimane di vacanza benedette, che sono un po' volate, come volano tutti i momenti piacevoli, tra pomeriggi di letture e coccole con le micie e mattine al mare e altre mille cose.
sono abbastanza carica da tornare su e ricominciare? non ne ho idea. ma so che eventualmente i libri saranno sempre molto d'aiuto.

 il glicine rampicante e altri racconti gotico-femministi 
john è un medico, e forse (certo, non lo direi ad anima viva, ma questa è carta morta e un gran sollievo per la mia psiche) forse questo è uno dei motivi per cui non migliori più in fretta.
vedete, lui non crede che io sia malata!
e una che ci può fare?
se un medico di grande fama, e che per giunta è anche tuo marito, assicura ad amici e parenti che una temporanea depressione nervosa - una leggera tendenza isterica - non è davvero niente di che - una che ci può fare?
anche mio fratello è medico, anche lui di grande fama, e dice la stessa cosa.
quindi prendo fosfato e fosfiti - di qualsiasi cosa si tratti - e ricostituenti, e faccio gite, sto all'aria aperta, faccio esercizio fisico, e mi è stato proibito di "lavorare" finché non mi sarò ripresa.
personalmente, non concordo con le loro idee.
personalmente, credo che un lavoro che mi sia congeniale, che mi dia entusiasmo e novità, mi farebbe bene.
ma una che ci può fare?

la carta da parati gialla è il racconto più famoso di charlotte perkins gilman, scrittrice ed economista femminista vissuta tra la seconda metà dell'ottocento e l'inizio del novecento, quello da cui è tratto il brano qui sopra. è un racconto che, come gli altri di questa raccolta, si fa mezzo di espressione delle rivendicazioni delle donne in un periodo in cui gli uomini controllavano, giudicavano e regolamentavano ogni aspetto della loro esistenza.
la carta da parati gialla è quella che riveste la camera dove una donna è confinata dal marito medico a seguito di una depressione post-partum. l'illustre luminare è convinto che il riposo assoluto, lontano da tutto e da tuttə possa aiutarla a stare meglio. ovviamente, l'isolamento e il divieto di dedicarsi a qualsiasi tipo di attività - soprattutto quelle intellettuali - porterà la donna a impazzire lentamente, fino a convincersi che un'altra donna viva intrappolata dietro i disegni dell'orribile carta da parati che riveste le mura della sua camera, metafora perfetta della sua condizione e di quella di tutte le altre donne della sua epoca.
fantasmi, streghe, atmosfere inquietanti e oniriche sono gli elementi chiave di questi racconti, e se da un lato si accordano a un certo gusto per il gotico, dall'altro si fanno metafora della condizione femminile: donne come fantasmi, presenze fuggevoli e mero oggetto di desiderio ma anche creature pericolose e spaventose. donne streghe, capaci di piegare la realtà ai loro desideri ma solo fino a un certo punto; donne che diventano uomini e iniziano a guardare il mondo con occhi diversi; donne schiave dell'essere mogli, madri, padrone di casa, oberate dalla mattina al tramonto, responsabili di tutto e padrone di niente.
tra i racconti, in questa raccolta sono presenti anche alcune poesie che parlano dell'ansia della vita di ogni giorno, delle costrizioni delle convenzioni sociali e del desiderio di sfuggirvi, costruendo realtà nuove, nuovi spazi di libertà e uguaglianza.

una lettura sicuramente piacevole, vista la qualità dei racconti, ma anche amara: i desideri, le speranze e le denunce di charlotte perkins gilman riecheggiano anche oggi, diverse nella forma ma troppo simili nella sostanza. nonostante i decenni che ci separano da queste storie, le personagge che le abitano continuano a parlarci della nostra vita.

 la strana storia dell'isola panorama 
a prima vista si potrebbe pensare che si tratti soltanto di un enorme parco, ma alcuni vi indovinano un qualche progetto stravagante dietro, o ancora avvertono qualcosa di artistico. al contempo, tuttavia, non possono fare a meno di venire scossi da un brivido, come se la zona traboccasse di un profondo rancore, di un terrore palpabile.
a dire il vero, a tale riguardo gira una storia, per quanto incredibile. una strana storia che per le persone vicine alla famiglia komoda è un segreto di pulcinella, ma la cui parte cruciale è nota solo a due persone. se vorrete credere al mio racconto e se lo ascolterete fino alla fine per quanto assurdo vi possa sembrare, sono pronto a svelarvi questo segreto.

erano anni e anni che mi dicevo che prima o poi avrei letto la strana storia dell'isola panorama, ma mi ci è voluto il consiglio di valentina per decidermi. è una storia strana per davvero quella di hitomi hirosuke - che diventa presto "il fu hitomi hirosuke" - un uomo complesso, perversamente intelligente, affascinato da mille cose ma ossessionato da una soltanto: costruire un paradiso artificiale, piegare la natura secondo la sua personale idea di bellezza per trasformare la vita in opera d'arte. il più grosso ostacolo alla realizzazione del suo sogno è, ovviamente, il costo spropositato che un'idea del genere richiederebbe. hirosuke tira a campare provando, con scarso successo, a pubblicare romanzi e racconti, senza mai riuscire ad affermarsi come scrittore.
è proprio perché non può realmente mettere in pratica la sua idea che quel sogno diventa, pian piano, un chiodo fisso, un'ossessione per la quale hirosuke rinuncerebbe a qualsiasi cosa.
così un giorno, quando gli si presenta l'occasione della vita - anche se all'inizio tentenna di fronte all'audace follia dei suoi propositi - hirosuke la coglie al volo.
viene a sapere che il giovane, potente e ricchissimo capofamiglia dei komoda, genzaburo, suo ex compagno di università, è morto improvvisamente per un attacco epilettico.
per tutti gli anni dell'università, hirosuke si è sentito ripetere quanto fosse la spaventosa la somiglianza con komoda, due gocce d'acqua, quasi indistinguibili.
l'idea che nasce in un attimo nella sua mente è semplice: inscenare il proprio suicidio, smettere di esistere come hitomi hirosuke e prendere il posto di genzaburo, sfruttando soprattutto la credenza che molto spesso gli attacchi epilettici portassero a una morte solo apparente.
idea semplice ma terribile, in cui hirosuke mette tutto il suo ingegno senza rimpianti né crisi di coscienza. nei panni di un komoda letteralmente risorto dalla tomba, non soltanto sa carpire tutte le informazioni utili a convincere chiunque - la famiglia, i dipendenti e persino chiyoko, la moglie di genzaburo - della sua storia e della sua nuova identità, ma riesce in poco tempo a creare, sulla vicina isola di okinoshima, una sorprendente varietà di panorami, scenari sospesi tra il sogno e l'incubo, carichi di una bellezza malsana e folle: tunnel sottomarini, foreste che sembrano infinite, scalinate altissime, sculture viventi e straordinarie coreografie messe in scena da deliziose ballerine nude che popolano le vedute dell'isola.

essere riuscito a ingannare i komoda, a mettere le mani sul loro patrimonio per realizzare il suo sogno e a costruire l'isola, però, non può bastare. quello che un tempo era hirosuke è terrorizzato all'idea di perdere tutto ciò che ha ottenuto, e quando chiyoko inizia a nutrire dei sospetti...

la trama, di per sé, è ben congegnata e, anche se a volte abbastanza prevedibile, la lettura è appassionante e piacevole perché edogawa ranpo non soltanto ha un bello stile - e la traduzione di alberto zanonato gli rende perfettamente giustizia - ma soprattutto perché riesce a farci sentire e comprendere i pensieri di hirosuke, i suoi desideri, il suo modo di agire folle, perverso e, al tempo stesso, freddo e lucido.
hirosuke è mosso dalla sua ossessione al punto di piegare ogni azione al progetto dell'isola panorama, e la sua idea blasfema di arte distorce ogni sua creazione, dando alla bellezza di ogni paesaggio una sfumatura spaventosa e inattesa, appesantendo le atmosfere, rendendole macabre e insane, come sogni dentro cui si celano incubi.
si avverte, per tutto il tempo, la presenza di qualcosa di inquietante dietro l'eleganza esasperata degli scenari dell'isola, così come si avverte la follia di hirosuke dietro la sua formidabile capacità di realizzare l'impossibile grazie al suo ingegno sconfinato. leggendo, resta quel pizzicorio dietro il collo, quel brivido costante di raccapriccio e piacere, dato soprattutto dall'equilibrio perfetto tra le immagini che il racconto suggerisce, a volte meravigliose, l'attimo dopo agghiaccianti.
edogawa ranpo, tenendo fede al suo nom de plume, omaggia i racconti di edgar alla poe e la letteratura gotica occidentale con un racconto che è, però, molto più che una semplice rivisitazione di stili e schemi narrativi. la strana storia dell'isola panorama sa condensare in poche pagine un'atmosfera elegantissima e decadente e squisitamente orientale, permettendoci di immergerci totalmente in un giappone tanto affascinante quanto pericoloso.