domenica 4 marzo 2012

solanin


il futuro. bella domanda. cosa faremo del nostro futuro?
meiko e taneda vivono insieme da un anno, sono fidanzati da sei. si sono laureati, lei adesso lavora come impiegata in una ditta abbastanza anonima e lui fa il grafico part-time. a nessuno di loro due piace il loro lavoro, a nessuno di loro due va bene continuare a immaginarsi così per i prossimi anni.
davvero non c'è modo di scappare alla mediocrità di una vita così? e se si mettessero da parte maturità e responsabilità, se si mollasse tutto, se ci si buttasse a capofitto a correre dietro ai propri sogni?
così meiko abbandona il suo stupido lavoro, i suoi stupidi colleghi e il suo disgustoso capo per passare intere giornate a non far nulla, godendosi la sua libertà senza riuscire a mettere da parte le preoccupazioni e i pensieri, convince taneda a dedicarsi alla musica non più come a un hobby ma a pensarla come un lavoro vero.
una coppia di disoccupati, una coppia all'inseguimento feroce di un sogno. una corsa troppo veloce, una corsa ad occhi bendati dall'amore dai sogni dai pensieri dai progetti dalle promesse dalle lacrime dalle incomprensioni, una corsa che finisce male, che si ferma, che ricomincia.


parlare di solanin è difficile. solanin non è soltanto una storia. solanin è una ballata rock sulla giovinezza, su quegli anni, lunghi o forse troppo brevi, prima di diventare adulti e mandare a puttane tutti i sogni e le speranze. solanin è un racconto che strazia il cuore mettendoci davanti a quello che siamo, regalandoci momenti di poetica malinconia, spiegandoci il fallimento, l'ineluttabile sconfitta che con il tempo dobbiamo in qualche modo imparare a mandare giù. cosa faremo del nostro futuro? la vita sarà sempre così? vivremo sempre in questo stagno di abitudine e squallore? yes, my darling. pesciolino, puoi vedere il sole soltanto se salti fuori dall'acqua, ma non ci provare a lungo o morirai. rimani qui tranquillo a nuotare e non succederà niente. non succede niente. solanin è la storia di tutte le storie, un esempio per non parlare di me o di te. solanin siamo tutti, a correre con le mani protese per afferrare qualcosa per cui valga la pena di.


lo stile di asano è da trenta e lode. la narrazione fila liscia come una barchetta di carta su una pozza tranquilla, la regia è perfetta - scusate ma non ci capisco tantissimo, per quel che so io non riesco a trovargli un difetto - ma sopratutto dal punto di vista grafico è decisamente fuori dagli schemi. nonostante la stilizzazione molto marcata (anche nel senso di personalità del tratto) le figure sono estremamente realistiche, l'anatomia non è, come capita di solito, solo un ricordo lontano e gli sfondi sono realizzati con una precisione quasi fotogratica. alcune tavole sono stranianti e surreali, sopratutto quando tentano di rappresentare spazi e scene tra le più comuni e abituali. i contrasti tra le figure e gli spazi sono così evidenti da risultare inesistenti. tutto è visivamente perfetto. sono disegni che risucchiano dentro al punto che capita di chiedersi cosa cazzo ci facciano fuori tutti quei colori.
leggetelo. prendete fiato. e rileggetelo. ad libitum. riponetelo nello scaffale cose che fanno bene al cuore.
     

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