venerdì 7 settembre 2018

commenti randomici a letture randomiche (58)

l'estate è agli sgoccioli e il caldo pazzesco delle ultime settimane è finalmente finito, cosa che mi ha permesso di accendere finalmente il pc almeno un paio di volte a settimana senza perdere tre chili in sudore e svenire rovinosamente.
l'estate poi dovrebbe essere il mese delle letture folli, di giornate passate tra letto e divano con una pila di libri e fumetti davanti, eppure non sono riuscita a leggere tantissimo, colpa anche degli ultimi esami di questo primo anno d'università che mi stanno prosciugando un sacco di tempo (e che mi fanno altalenare tra che grandiosa idea che ho avuto a tornare a studiare, mi piace un sacco quello che sto facendo e ommioddio ma perché sono tornata a infognarmi in questa roba? salvatemi!). però qualche cosina l'ho letta, sono riuscita a vedere qualche serie - o almeno a cominciarle - e insomma, così male poi non è andata.

aspetto con ansia la seconda metà di settembre (e un po' di pacchetti che spero di poter aprire quando tornerò dall'esame, per festeggiare o per consolarmi) quando tutto questo sarà finalmente un ricordo e potrò ricominciare a svaccarmi sul letto con una pila di fumetti accanto senza sentirmi in colpa (cosa che durerà poco, lo so, ma sicuramente sarà meglio di adesso).
in ogni caso, anche se dovrei stare sui libri a prepararmi, avevo così tanto bisogno di tornare qui a scribacchiare di libri, fumetti e tutto il resto.
in realtà questo è più un post frankestein, scritto nei vari ritagli di tempo e non ho idea di quando lo leggerete... ma ci si prova, sempre, ad andare avanti! anche perché dopo l'esame ho voglia di ripartire in quarta con un sacco di letture bellissime!

cominciamo con kids with guns, che ho recuperato all'arf mesi fa dopo una lunghissima attesa autoimposta per poter avere una dedica sul libro da capitan artiglio.
in molti avevano dubitato del risultato di questo mega mix di cowboy, alieni e dinosauri, ma a me la cosa è parsa subito una figata e in effetti lo è: c'è tantissima cultura pop anni '90 in questo fumetto e sarà perché in fondo sono stati gli anni della mia infanzia e adolescenza, a me tutto ciò piace tantissimo.
manca il numero 1 in copertina, ma kids with guns è il primo volume di una trilogia che si preannuncia fantastica, piena d'azione, di bei personaggi, di misteri e sopratutto ambientata in un mondo pericoloso e violento ma meravigliosamente affascinante.

tre fratelli, dan, duke e dave doolin, sono dei fuorilegge ricercati sulle cui teste pende un'abbondante taglia dopo una rapina finita male. al loro incontro nel saloon di yuco - un caro vecchio amico di cui sanno di potersi fidare - il più giovane dei tre, dave, si presenta però con una bambina che ha adottato come sua figlia. è una ragazzina strana, non dice una parola da quando dave l'ha trovata e presa con sé, un paio di settimane prima.
certo, non è il massimo per dei ricercati occuparsi anche di una marmocchia, ma dave non ha intenzione di abbandonarla ancora una volta. e non potrebbe fare scelta migliore, perché il caro vecchio amico yuco, in barba alla loro fiducia, li ha traditi e venduti allo sceriffo e se riuscirà a salvarsi - apparentemente solo lui riesce a farsela franca - sarà proprio grazie all'abilità di pistolera della misteriosa ragazzina.
in fuga e dopo aver scoperto di possedere un incredibile e misterioso potere, dave affida la bambina senza nome a un'amica, meeme, che vive nella città più vicina.
mentre prosegue la fuga di dave e si intreccia con alcuni flashback sul suo passato e sull'incontro con sua "figlia", la ragazzina senza nome si allena - e con grande successo - come pistolera con l'aiuto di meeme, non sapendo che è già diventata famosa come kid with guns, che su di lei pende una taglia e che, a dirla tutta, essere dei famosi pistoleri in un mondo del genere non è esattamente una passeggiata.

i disegni sono davvero spettacolari, semplicissimi ma d'effetto, sopratutto quando compaiono i dinosauri che i cowboy usano come cavalcature. il mondo creato da capitan artiglio stupisce ad ogni pagina e per quanto assurdo possa essere, questo giovanissimo autore ha saputo renderlo coerente e realistico oltre ogni logica aspettativa.
la storia è lineare e questo primo volume si conclude con un "continua..." che ricorda tanto gli anime che ci tenevano incollati alla tv una ventina d'anni fa, ma è appassionante e si fa leggere con avidità dalla prima all'ultima delle 200 e passa delle tavole.
probabilmente l'avrete già recuperato, ma in caso contrario fatelo assolutamente!

e a proposito di mondi fantastici e trilogie, ho letto il primo romanzo della serie l'attraversaspecchi, fidanzati dell'inverno. ammetto che il paragone con harry potter e i libri di philip pullman mi avevano entusiasmata tanto quanto quello con twilight mi aveva terrorizzata, ma grazie a dio non ci sono ragazzine che si innamorano di maschi glitterati e stalker.
anzi.
la protagonista della storia, ofelia, è tutto fuorché una da sospiri d'amore e romanticherie, vorrebbe continuare a occuparsi del museo della sua immensa famiglia, ricco di cimeli che lei, oltre a custodire con cura, sa leggere semplicemente toccandoli, ripercorrendo la loro storia e quella di chi li ha posseduti o solo sfiorati, ed è capace di attraversare gli specchi, spostandosi da un luogo a un altro grazie a loro. solo che un bel giorno, si ritrova fidanzata a uno sconosciuto proveniente da un'altra arca - a quanto pare, nel mondo (o nel tempo) di ofelia, la terra si è sbriciolata in vari pezzi, le arche appunto, ognuna con il proprio sistema di leggi, il proprio clima e le proprie famiglie - e sa che sarà presto costretta ad allontanarsi da tutto ciò che le è caro per seguire il suo nuovo marito. senza troppi strepiti e capricci, ofelia decide che obbedirà a quanto le viene chiesto, ma che non si innamorerà mai di thorn - il suo alto, ossuto e freddo promesso sposo - né consumerà il matrimonio o metterà al mondo i suoi eredi.
ma ben lontano da indugiare nelle dinamiche amorose dei due, fidanzati dell'inverno è - a dispetto del titolo forse - il racconto delle avventure di ofelia a chiardiluna, un posto governato da miraggi - una famiglia in grado di creare illusioni di ogni sorta - e dalla crudeltà di una corte elegante e cortese solo all'apparenza. sa fin da subito che la sua unione con thorn non è ben vista in quanto thorn non è ben visto: figlio illegittimo che ha infangato il buon nome della famiglia e che in tanti vorrebbero morto, a cominciare dai suoi fratellastri.
la piccola, timida, ingenua e poco ambiziosa ofelia crescerà durante il suo soggiorno forzato a chiardiluna, scoprendo un mondo di inganni, intrighi e miserabili crudeltà senza mai perdere se stessa, rimanendo fedele ai suoi principi e scoprendosi capace di una forza d'animo che non avrebbe mai saputo di avere altrimenti.
il rapporto con thorn rimane quasi tutto il tempo in secondo piano, ma probabilmente nei prossimi capitoli della serie - il secondo libro uscirà a gennaio - le cose cominceranno a cambiare. anche se in ogni caso non è certo l'aspetto romantico quello che più trascina in questo romanzo, quanto la crescita di ofelia e sopratutto gli intrighi di palazzo e l'aspetto più fantasy della vicenda, in cui abbondano magie, illusioni e poteri fantastici.

un altro libro che mi è piaciuto tantissimo e che ho letto però un po' di tempo fa è ti scriverò prima del confine, questo sì, romantico, ma di quelle cose che sono romantiche davvero, che ti riempiono il cuore mentre le leggi e ti lasciano un po' di dolcezza e malinconia.
la vicenda è quella di m***o, nato per la seconda volta dopo il fatto.
ecco, non fatevi spaventare se inizialmente vi sembrerà di non capire bene di cosa si sta parlando perché le risposte arriveranno poco a poco, e succederà grazie a giulia, la ragazza ricoverata nella stessa clinica di m***o.
lei non parla, ed è questo il motivo per cui sta in clinica, al massimo scrive o disegna, ma vuole conoscere la storia di m***o, capire se è davvero un eroe - come dicono alcuni - o un pazzo sfrenato - come dicono altri - o se forse è un po' entrambe le cose.
m***o, nonostante dopo il fatto sia un bel po' ammaccato e dolorante, non perde occasione di stare con giulia, di raccontarle la storia stando alle sue regole - niente bugie e niente nomi (leggerete solo quello di giulia per tutto il libro), cercando nel frattempo di carpire qualcosa di lei, di questa ragazzina misteriosa e silenziosa che passa il tempo da sola nella sua stanza e che è così interessata alla sua vita, al suo primo amore, a.j., e a tutti quelli che sono seguiti, alle sue passioni e sopratutto a come si è trovato in mezzo a una biondina, un cappello verde, un sacco di pallottole e poi in pasto alla stampa di tutto il paese e alle chiacchiere di - letteralmente - tutti.
ti scriverò prima del confine è un po' una storia d'amore e un po' uno spunto di riflessione su quella che è la fama e la notorietà oggi, quel morboso bisogno di sapere tutto del personaggio di turno, di curiosare in ogni angolo della sua vita, di sviscerare i perché che stanno dietro un gesto che trasforma un nessuno in qualcuno. almeno per un po'.
ben lontano dall'essere smielato, diego barbera conquista non soltanto con la vicenda di m***o che si svela poco a poco - in realtà noi siamo gli unici a non sapere, almeno per un bel pezzo, cosa diamine sia il fatto - ma anche per il suo stile e per i suoi personaggi brillanti, capaci di strapparci ben più di un sorriso anche in un ambiente mesto come le stanze di un ospedale, di emozionarci anche se non conosciamo neppure i loro nomi e di farci inevitabilmente commuovere.
(ah, lo so che l'ho già detto e che forse sembra una cosa stupida, ma la collana dieciquindici di casasirio è bellissima, questi microlibrettini realmente tascabili con le loro copertine minimali mi piacciono da impazzire!)

ho poi recuperato i numeri di linus pubblicati da maggio, ovvero da quando la direzione è passata in mano a igort.
era da secoli che volevo iniziare a leggere linus, ma avevo sempre paura di trovarmi con qualcosa a metà, di sentirmi una specie di intrusa. la spinta mi è arrivata sia dal cambio repentino che ha trasformato il numero di maggio in una sorta di nuovo numero uno, sia - e lo so che sono cose brutte e non si fa così - dai tanti commenti indignati su facebook di gente che lanciava insulti contro quella che era diventata una rivista hipster da intellettualoidi.
quando qualcuno usa intellettuale come insulto, c'è sicuramente qualcosa che non va nei suoi giudizi, quindi ho deciso di recuperare i primi nuovi numeri.
insomma, io non lo so se sono un'hipster intellettualoide e magari anche un po' snob, ma devo ammettere che - a parte i gekiga (niente, non c'è verso che questa roba mi piaccia, la trovo morbosa e deprimente, perdonate la mia incapacità di capire l'arte che si cela in queste opere) mi è piaciuto moltissimo, è stata una delle letture migliori delle sere di caldo infernale, interessante e leggera, mi sono piaciuti gli articoli, i racconti, le strisce a fumetti - quelle che conoscevo già, che fa sempre piacere rileggere, come calvin & hobbes o i peanuts, e quelle che non avevo letto - praticamente tutto.
mi è piaciuto così tanto che mi sono abbonata per i prossimi dodici mesi e so che in qualsiasi momento mi andrà di leggere qualcosa di veloce e piacevole, saprò cosa pescare dall'immancabile pila sul comodino.

comunque, ammetto che le pause studio sono state più che altro all'insegna di netflix: dopo ore passate sui libri, la voglia di leggere - e la capacità di farlo - è veramente poca.
ovviamente, ho visto disincanto, la serie di cui praticamente parla chiunque da un mese a questa parte, quindi vi risparmio riassunti eccetera.
ho letto tantissime critiche a questa serie, tutte sul tono eh, non c'entra niente con i simpson e futurama e quindi: premetto che non sono mai stata una grande fan dei simpson e di futurama, ho visto sempre e solo episodi sparsi e quindi non ho un'idea ben precisa del tono delle due serie, e futurama è quella che conosco meno ma che ho sempre apprezzato di più, non ho mai amato troppo l'umorismo dei simpson.
indubbiamente, lo stile è quello. certe gag potrebbero tranquillamente avere per protagonisti i cittadini di springfield (con qualche rutto in meno) o quelli di futurama, gag che strappano sorrisini sforzati e nulla di più.
d'altro canto, il fatto che la serie sia prodotta da netflix ha permesso due cose: momenti non troppo adatti ai bambini, alcuni decisamente splatter che credo mi avrebbero profondamente turbato l'anima quando tornavo da scuola e beccavo i simpson in tv, ma che adesso sono riuscita ad apprezzare e sopratutto la possibilità di vedere una serie non infinita e con una discreta trama orizzontale, che si infittisce sopratutto nell'ultima parte della serie e crea un discreto hype in attesa della seconda stagione.
insomma, disincanto non è nulla di imperdibile e fondamentale, nonostante il gran parlare che se ne è fatto - giustamente - prima della sua messa in onda, ma si fa guardare con piacere e se arrivate a finirla sicuramente non farete altro che aspettare il proseguimento.

la vera droga del momento - e lo dico con una punta di vergogna perché sono sempre in ritardo su queste cose - è adventure time. ho iniziato a guardarlo, dopo millenni che mi dicevo di farlo, proprio perché netflix ha reso disponibili le prime tre stagioni, e nel giro di un paio di settimane sono quasi arrivata a vedere tutti gli episodi disponibili fino ad ora (e sono in panico perché so che dovrò smanettare parecchio per vedere tutte le altre puntate, che non mi perderei per niente al mondo, quindi sarebbe bellissimo se netflix rendesse disponibili tutte le altre, su forza, mi manca poco ormai per finire la terza!).
a parte un momento di straniamento nelle prime puntate, dovuto sopratutto all'assurdità di certe situazioni e ancor più al fatto che non c'è nessuno spiegone né introduzione, si comincia in medias res, chi c'è c'è, e man mano che sono andata avanti con la visione e che ho cominciato a capire un po' di più dei personaggi e del regno di ooo, adventure time è diventata la mia fissazione quotidiana e il mio momento di svago.
ormai passo il (poco) tempo libero a cercare online il primo numero della collection a fumetti (anzi, se per caso vi capita di vederla online o in fumetteria, vi prego, scrivetemi subito!) perché ho bisogno di recuperare tutte le storie che mi sono persa. sono completamente innamorata persa di questa serie e di tutti i suoi stranissimi e adorabili personaggi!

tornerò presto a scrivere e spero in modo un po' più regolare (anche perché peggio di così...), intanto raccontatemi delle vostre letture e scoperte dell'estate! (e incrociate le dita per i miei esami!)

martedì 4 settembre 2018

le ceneri della fenice – the fade

sperando che voi siate meno incasinati di me in questo periodo, e che riusciate a leggere qualcosa (a contrario di me che trovo pochissimo tempo per le mie letture, meno ancora per il blog) vi segnalo la nuova autoproduzione di jane fade merrick, le ceneri della fenice – the fade, in occasione del giveaway che trovate nel suo profilo instagram (qui!)

dal comunicato stampa:

Trama:Fade è una ventiquattrenne che vive per strada fra i disagi e i pericoli di una metropoli che ingoia chiunque non tenga il passo con il suo ritmo, con l'unica compagnia di un paio di rollerblade malandati con i quali tenta la fuga dalla sua stessa realtà e un coltello da cucina che brandisce contro chiunque rappresenti un pericolo.
Per una serie di coincidenze, che poi coincidenze si scopriranno non essere, incontra un bambino dallo sguardo stralunato e i capelli tinti di rosa che comincia a seguirla dappertutto nel vano tentativo di stringere amicizia con lei. Il ragazzino si presenterà come Jag e, dopo averla messa alle strette, le proporrà di partire insieme a lui per raggiungere una delle band più popolari del pianeta: i Momuth - di cui è fan sfegatato - per diventare il loro finanziatore maggioritario. Con stupore della ragazza, il moccioso mostrerà di avere mezzi e liquidità per attuare il suo strambo piano. Arrivati a destinazione incontreranno Nef, leader della band, il quale entrerà a far parte di un gioco più grande di lui.
“Le Ceneri della Fenice – The Fade” si impernia sull'aspetto introspettivo dei personaggi e i loro modi diametralmente opposti di confrontarsi con se stessi per relazionarsi col mondo circostante. La forzata coesistenza dei tre protagonisti li spingerà ad affrontare una diversa visione della realtà, a rivedere le proprie radicate convinzioni e a reagire di conseguenza.
Si toccano temi quali la vita, la morte, le difficoltà all'uniformarsi alle regole societarie, la consapevolezza delle proprie scelte e la volontà di portarle a termine. 
Personaggi:Fade - Età: 24Il suo vero nome è Jane Merrick ma questo nessuno lo sa. Se ne va in giro per la città su dei rollerblade malandati, rubando per sopravvivere e portando con sé un coltello da cucina per minacciare chiunque provi ad avvicinarla. Scontrosa e sfuggente, le è stato affibbiato il soprannome "The Fade".
Spesso si accrocca una ridicola acconciatura a metà strada fra il punk e il freak, che la gente trova utile per avvistarla da lontano e cambiare strada. Sulla gamba sinistra una spettrale cicatrice le ricorda ogni giorno chi è e perché si trovi in quelle condizioni.
Incontrerà Jag, ragazzino petulante che le metterà sottosopra la vita.
Jag - Età: 10Il suo vero nome è Nathan Obraz, ma si presenta a tutti col nome di Jag.
Iperattivo e petulante come dovrebbe concernere a un moccioso della sua età, se non fosse che se ne va in giro con i capelli tinti di rosa, un camice da scienziato in miniatura e un sorriso da psicopatico stampato sul volto. Nonostante la sua giovane età, ha ben chiari gli obiettivi nella sua vita, purtroppo questi prevedono lo stravolgimento delle vite altrui solo per soddisfare i suoi primordiali capricci di bambino.
Nef - Età: 34Nome completo Neffen Shaw. Componente di una band musicale di fama planetaria conosciuta con il nome di Momuht e, come tale, se la tira da morire. Si incasina l'esistenza per un messaggio lasciato su internet da ubriaco, un messaggio talmente strambo che non si sarebbe mai aspettato che qualcuno lo potesse aver letto e decifrato. Si dovrà ricredere il giorno in cui Jag e Fade entreranno con prepotenza nella sua vita, ritrovandosi a dover gestire un bambino con manie di onnipotenza e un'ingestibile stramba sui roller. Praticamente non capirà niente di cosa sta accadendo fino alla fine del romanzo.
MomuhtLa band di Nef è composta da esseri di specie faunistica senziente e si chiamano rispettivamente Ted, Joanna e Jess. 
 

Ted è il chitarrista e colui che compone gran parte delle canzoni, è emo da far schifo, con perenne ciuffo spiaccicato davanti alla faccia che sembra che l'abbia leccato una mucca, è in continuo conflitto verbale con Nef causa opposte visuali di vita, viene sgridato in continuazione. Però è bravo a suonare. Ha una tresca segreta, ma non troppo, con Joanna.
Joanna è la cantante. Piccola e grintosa, vagamente goth nel look, ama tutto quello che è riferito alla cultura giapponese (in altre parole il cibo e i cartoni animati), per questo le è stato appioppoato il soprannome di Sushi. Sta sempre appiccicata allo smartphone per messaggiare, ma quando canta lo fa per bene.
Jess è il batterista spilungone. Ha un'ego smisurato (persino più di quello di Nef), è sboccato e dice chiaramente quello che pensa in faccia (e la maggior parte delle volte ciò che pensa è offensivo). Anche se ha il ritmo nel sangue, ha un debole per la musica classica. 
 

L'autrice:Jane Fade Merrick è lo pseudonimo che usa l'autrice nel tentativo di rimanere anonima.
Scrittrice per diletto, crede nel self-publishing come reale mezzo di pubblicazione, non come mero ripiego alle case editrici tradizionali. 
Dove trovarloGratis e completo: Wattpad
Cartaceo e ebook: Youcanprint, Feltrinelli, Amazon, IBS

mercoledì 8 agosto 2018

snotgirl vol. 1

avere tra le mani un nuovo albo di bryan lee o' malley avrebbe dovuto farmi impazzire di gioia... e invece sto rimpiangendo tantissimo quello che snotgirl avrebbe potuto essere e che invece non è.
non è certo un fumetto pessimo, ovvio, ma non è quello che ci sarebbe aspettati da chi ha firmato seconds, alla deriva o scott pilgrim.


partiamo da principio: la snotgirl (ragazza-moccio) del titolo è l'amatissima e seguitissima fashion blogger lottie person, una star tra le influencer di moda, una ragazza che trascorre la sua vita tra abiti griffati, pomeriggi di spettegolamento con le amiche e serate in feste esclusive, circondata dal meglio della società e con un numero di follower da diva del cinema.
o almeno, questo è quello che traspare dall'immagine che lottie - e poi le sue varie manager - ha creato per sé stessa, un'immagine tanto bella quanto vuota, che nasconde una ragazza fragile, priva di rapporti amicali degni di nota, in grandi difficoltà con l'altro sesso e alle prese con una tremenda allergia che la fa smoccolare (da qui il titolo) praticamente al contatto con qualsiasi cosa.

ora, da o' malley ci si sarebbe aspettato qualcosa di più ironico, quel non so che che avrebbe reso lottie in qualche modo simpatica ai lettori, ci avrebbe fatto interessare alla sua vita, e ci avrebbe fatto sembrare meno stomachevole il lucciocoso mondo fashion degli appassionati di moda all'epoca di instagram, vederla insomma come un'adorabile stronzetta.
il personaggio sfigato, irascibile, casinista, sbagliato ma simpatico è una sorta di certezza nel mondo dei fumetti: chi è che non ama paperino?
e anche o' malley ha dato prova di saper creare personaggi così: in fondo, scott pilgrim non era che un ragazzino sfigato e un po' nullafacente che cercava disperatamente di conquistare una ragazza, e in seconds assistiamo ai disperati tentativi di una cuoca di rimettere a posto la sua vita ingerendo funghetti magici, eppure entrambi avevano quel pizzico di non so che per cui non potevamo non volergli bene fin da subito. sono quel tipo di personaggio a cui sorridi mentre pensi è davvero insopportabile.
ecco, lottie person è invece uno di quei personaggi che ti strappa lo stesso pensiero più o meno ogni tre vignette, ma non ti fa sorridere nemmeno una volta. per tutta la lettura ho avuto la sensazione che se le stesse precise identiche scene le avesse disegnate o' malley, con il suo stile più pupazzoso ed espressivo, snotgirl avrebbe potuto essere un capolavoro.
i disegni invece sono realizzati da leslie hung, e sono sicuramente d'effetto, certamente perfetti per sottolineare la bellezza dei personaggi ma lontani anni luce sull'impatto emotivo che riuscivano a dare - ad esempio - gli sguardi di ramona.
allo stesso modo, lo sbrillucicoso mondo delle influencer di moda è semplicemente presentato per quello che, come fosse un reportage, senza neppure un briciolo di sarcasmo nei confronti delle assurdità che ci regala questa società tutta basata sull'apparire, su like, follower e compagnia cantante.

lottie disegnata da o' malley ci fa rimpiangere quello che snotgirl sarebbe potuto essere...

insomma, c'è un po' di delusione perché in fondo snotgirl in questo primo volume dimostra di avere anche tanti punti di forza, sopratutto nella trama, che assume fin da subito i toni del thriller.
proprio mentre lottie si rende conto sempre di più di quanto superficiali e false siano le sue amiche - che l'hanno appena bidonata - incontra caroline, una ragazza bellissima che ha appena cominciato a scrivere il suo blog di moda e che ammette subito di essere una fan di lottie, dalla quale ha preso spunto per iniziare la sua carriera.
per lottie è quasi un colpo di fulmine: caroline non è solo bellissima, ma sembra poter diventare l'amica che ha sempre sperato di incontrare, così simile a lei, così simpatica e sincera.
passa pochissimo perché le due escano insieme una sera - e per lottie non è affatto facile sentirsi a proprio agio, nonostante faccia di tutto per essere disinvolta - ma le cose non vanno come sperato.
colta da un attacco di allergia, lottie si chiude disperata in bagno (ecco, anche questa cosa di vivere l'allergia come se fosse chissà quale insormontabile tragedia mi ha un po' infastidita) e caroline, venuta a cercarla, scivola su una delle sue pastiglie battendo rovinosamente la testa a terra e lasciando schizzi di sangue ovunque.
sconvolta e in preda ai sensi di colpa, lottie scappa e inizia a vivere giorni tormentati in cui si aspetta di essere arrestata per omicidio, fino al momento in cui caroline non si rifà viva e sembra che non ricordi niente dell'accaduto.
nel frattempo, non solo la sua dottoressa - quella che sa della sua terribile allergia - è scomparsa per lasciare il posto a un nuovo medico un po' viscido, ma anche il suo ex, il grande e unico amore della sua vita e la sua nuova ragazza, charlene - che è la sua ex stagista - le danno da pensare, presentandosi praticamente ovunque lei vada, continuando ad aprire una ferita in realtà mai chiusa.
e charlene sembra proprio essere una pericolosa stalker: lottie se la ritrova costantemente in mezzo ai piedi, ha conquistato il suo ex, compra i suoi vestiti, ha persino la biancheria firmata della collezione di lottie! praticamente la sua vita quasi-perfetta è totalmente sconvolta da un turbinare di situazioni fuori controllo.

sopratutto sul finale la storia si fa più appassionante (le ultime tavole poi sono davvero inquietanti) e coinvolgente, diventando in tutto e per tutto un vero e proprio thriller, e - almeno personalmente - portandomi a voler andare avanti a leggere la storia di lottie, sperando che, come lascia intuire questo primo volume, più va avanti e meglio diventa.
e voi? avete provato il primo volume? che ne pensate?

lunedì 6 agosto 2018

mercurio loi

è il 1826 a roma, la città è praticamente governata dalle rigide leggi del papa, costretta al coprifuoco di notte, quando tra le sue strade si aggirano e si nascondono pericolosi assassini, sette misteriose e uomini mascherati. ed è qui che mercurio loi si diletta nelle sue indagini insieme al suo allievo, amico e aiutante ottone.


gli eroi sono tutti giovani e belli diceva una bella canzone di qualche tempo fa, ma mercurio loi è ben lontano dalla caratterizzazione tipica dell'eroe: il nostro è un professore di storia, decisamente non più così giovane, sicuramente mai stato bello; un uomo che a volte non disdegna menar le mani ma la cui vera forza non sta nei muscoli ma nell'intelligenza e nell'arguzia, nella capacità di incuriosirsi e stupirsi quasi infantile che gli permette una visione libera da stereotipi, ordini costituiti e luoghi comuni, capace di osservare il mondo nella sua vera essenza.

mercurio entra in scena nel primo numero - dopo una lunga introduzione lasciata alle parole del suo fedele maggiordomo ercole, a ottone e ai silenzi del colonnello belforte - legato a testa in giù in una misteriosa stanza sotterranea, a un passo dal trovare la morte per mano di una delle molte sette che si contendono il potere negli angoli più oscuri della capitale: il rimando a corto maltese è palese, a sottolineare non solo la natura fuori dagli schemi del personaggio, ma anche quello che sarà il livello della serie e il suo target di riferimento.
mercurio loi è un prodotto quasi fuori contesto sugli scaffali di un'edicola, mira a un pubblico più adulto, attento e con una buona cultura fumettistica alle spalle, l'esatto opposto del lettore occasionale a cui forse potrebbe far più gola un qualsiasi volumetto dedicato all'indagatore dell'incubo, e in quest'ottica la nuova edizione in cartonati da libreria è forse più la consona al contenuto.

l'azione c'è, sopratutto nei primi volumi, ma le storie dello storico romano sono quanto di più lontano potreste immaginare dal frenetico avvicendarsi di scontri e scazzottate, investigazioni, casi da risolvere, criminali da catturare, anzi! sopratutto negli ultimi volumi viene quasi a mancare l'aspetto più strettamente avventuroso della vicenda per concentrare tutto su alcune di quelle che sono le caratteristiche che fanno di mercurio loi una lettura imprescindibile: alle corse a perdifiato si sostituiscono le passeggiate per le strade di roma, percorsi senza meta stabiliti di volta in volta da un dettaglio, un profumo, uno sguardo, una stranezza da cui lasciarsi catturare e guidare. piuttosto che rifugiarsi nel classico schema buoni vs cattivi - e certo che qui i cattivi non mancano - alessandro bilotta lascia al professor loi la possibilità di meditare, ragionare, discutere, porsi domande e cercare risposte sulla realtà che lo circonda, sulla natura stessa dell'essere umano, sulla complessa e contraddittoria società che nel XIX secolo abita roma.


serie poco commerciale, forse non apprezzabile da tutti, le storie di mercurio loi, dicevo, non sono adatte a chi non ha almeno un po' di esperienza con la letteratura disegnata, pena correre il rischio di non capire alcune intuizioni geniali, momenti riuscitissimi di metanarrazione, realtà che il mezzo-fumetto permette di esprimere alla perfezione - come ad esempio nell'episodio il cuoco mascherato, l'espediente usato per lasciarci comprendere il tipo di sensazioni legate al cibo, o ne l'uomo orizzontale la rotazione delle tavole che si adattano alla scena, o più di tutti il bellissimo  a passeggio per roma, una storia a bivi dai risvolti imprevedibili che esaspera la partecipazione del lettore alla storia.

e che si tratti di un lavoro che nulla ha a che vedere con il dover buttare qualcosa in pasto ai lettori ogni mese si è visto anche dal passaggio da mensile a bimestrale (a partire dal 9° volume), necessario per mantenere alto il livello di una serie che, nonostante il formato da edicola, poco ha da invidiare ai graphic novel da libreria. tra le tante, fondamentale l'uso del colore che non si limita certo a rendere giusto più piacevoli le tavole allo sguardo ma meglio definisce, di volta in volta, l'atmosfera di ogni scena.


nato da un fortunato numero della collana le storie (che io personalmente mi sono persa ma di cui aspetto l'arrivo della nuova edizione cartonata da un giorno all'altro), mercurio loi è già giunto - forse in barba alle prime impressioni, ma il traguardo è più che meritato - al 12° volume (il prossimo in uscita a settembre) e sembra raccogliere sempre più consensi, successo non così scontato in un periodo in cui sembra che le serie in edicola siano costantemente sotto minaccia di chiusura.
e io personalmente, mi auguro che possa continuare per tutto il tempo che il suo autore desidera perché ogni volume è un vero e proprio capolavoro e a leggere cose così non si può che star bene.

una menzione extra meritano le bellissime copertine di manuele fior, qui le prime dodici:



per concludere, devo un ringraziamento a gli audaci che, mese dopo mese, con i loro articoli dettagliatissimi e sempre pieni di ottimi consigli, mi hanno convinta a recuperare questa serie!

giovedì 2 agosto 2018

utsubora

chi ha rivolto per primo la parola all'altro? non me lo ricordo. quello che so è che lei era di una bellezza sconvolgente.
poi, senza un minimo di esitazione o errore, aveva puntato dritto a me.
e aveva raggiunto il suo obiettivo.

mizorogi shun è uno scrittore di successo, un uomo di mezza età elegante e rispettato per il suo lavoro, apprezzato per il suo stile e per le sue storie sensuali e decadenti, nonostante la sua vita tranquilla e morigerata, quasi esemplare, divisa solo con una giovane nipote che ospita in casa per permetterle più agevolmente di seguire un corso di studi. come capita almeno una volta nella vita a ogni artista, ha attraversato un periodo di crisi creativa, ma ne è appena brillantemente uscito grazie al successo ottenuto con il primo capitolo del suo nuovo romanzo, utsubora. i suoi fan sono entusiasti: lo stile del maestro sembra sia finalmente tornato agli antichi splendori.

ma l'esistenza monotona di mizorogi viene improvvisamente sconvolta da una telefonata della polizia: è stato ritrovato il cadavere di una giovane ragazza che si è lanciata da un palazzo. non ha con sé documenti o altro che possa aiutare a risalire alla sua identità, solo un cellulare che contiene il numero dello scrittore e quello di un'altra ragazza che dice di essere la sorella gemella della vittima.
convocato all'obitorio per il riconoscimento del cadavere - che dovrebbe essere quello di aki fujino - mizorogi non riesce a identificarlo con certezza, l'unica parte del corpo rimasta intatta sono le gambe, ma l'incontro con sakura miki, la gemella di aki, non lascerebbe adito a dubbi: escluso il taglio di capelli, le due sono assolutamente identiche, quasi in modo inquietante.

benché non ci è dato di leggere i romani di mizorogi, sembra che lo scrittore sia stato catapultato proprio all'interno di uno dei suoi racconti: il misterioso - e al momento immotivato - suicidio di una ragazza giovanissima e di sconvolgente bellezza, l'apparire improvviso della sua gemella, il loro legame con un uomo che sembra nascondere, sotto l'apparente morigeratezza, parecchi segreti, e poi la sparizione di un'altra ragazza il cui nome ricorda moltissimo quello di aki, i drammi di un giovane poliziotto inseguito dai ricordi del passato e il rapporto, sempre più stretto, tra la nipote di mizorogi e l'editor che si occupa della pubblicazione di utsubora, il romanzo che sembra essere la chiave di volta che tiene in piedi la complessa struttura della vicenda.


con utsubora - che si concluderà nel secondo volume, in uscita in italia a ottobre - asumiko nakamura realizza un thriller elegante che lascia spazio a un raffinato e mai esagerato erotismo, carico di misteri che si esplicitano più nei giochi di sguardi e nelle parole non dette che negli eventi stessi.
il tratto è raffinatissimo, le figure femminili sottili e allungate, occhi grandi e magnetici, nessun indugio su riempitivi inutili: quasi tutto è ridotto all'essenziale, al gioco di contrasti nettissimi tra bianco e nero, alle linee pulite e regolari senza traccia di sbavatura che amplificano l'atmosfera di mistero legata alle due gemelle, proprio come esemplare, freddo e senza errori è l'intreccio della storia, un sommarsi di misteri che si moltiplicano come in un gioco di specchi, svelando a ogni diversa angolazione un dettaglio in più, senza lasciar capire se sarà quello decisivo per risolvere gli enigmi scatenati dalla morte di aki, o se si tratterà dell'ennesimo inganno.