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lunedì 1 dicembre 2025

gomìtolo 1 ~ novembre 2025


gomìtolo nasce da un insieme di ragioni che, nomen omen, si ingarbugliano tra loro fino a formare un unico malloppo di cose che, così come sono adesso, aggiungono alle mie giornate una punta d'amaro affatto necessaria.

la prima è che a me l'internet di adesso non piace. non mi piacciono i social e più passa il tempo e meno mi piacciono. ormai uso solo instagram e qui non vedo quasi mai quello che voglio vedere, solo un mucchio di pubblicità, video scicquacervello e inutilità varie. il proliferare di spazzatura fatta con l'ai ha peggiorato tutto ulteriormente, e mi passa la voglia di condividere cose su questa che però vorrei condividere. inoltre, so benissimo che quello che fotografo e scrivo viene penalizzato da un algoritmo che predilige contenuti che - in un modo o nell'altro - monetizzano, quindi ogni volta so che sto parlando contro un muro. un muro peraltro molto brutto.

la seconda è che ho poco tempo libero e quel poco lo passo più a leggere/guardare cose che a scrivere (anche perché scrivo già per lavoro, quando stacco vorrei staccare davvero) e così mi ritrovo con un sacco di libri e fumetti (e altre cose) di cui vorrei parlare, ma poche energie per fare delle recensioni soddisfacenti. accumulo pile di volumi che lo-lascio-qui-così-mi-ricordo-di-scriverne e post-it di promemoria attaccati allo specchio, e insieme crescono vaghi sensi di colpa perché non riesco a tenere il passo neppure con me stessa.

la terza ragione è che quando avevo sperimentato la newsletter mi era piaciuta l'idea di raccogliere le cose di un intero mese in un post, però anche substack non riesco a mandarlo giù, mi fa sentire in gabbia e in dovere di dimostrare qualcosa tanto quanto - se non di più di - instagram. avevo iniziato - ormai quasi vent'anni fa - a scrivere di quello che leggevo perché mi piaceva farlo e mi piaceva poi raggiungere qualcunə con cui parlarne.
adesso è tutto un ma quanti mi seguono? quanti like? quanti hanno cliccato il link nella storia? e quanti si sono iscritti? e quanti hanno ricondiviso? numeri su numeri, che diventano ancora più squallidi se inseriti in un certo tipo di dinamiche proprie dei social per cui ci si rimpallano i contenuti sempre e solo tra le solite persone "amiche" che lo fanno per un'"amicizia" che spesso e volentieri si traduce in un do ut des volto a far aumentare i (propri) numeri di cui sopra.
dinamiche di cui sono stufa marcia.

e siccome si torna sempre dove si è stati bene, "tornare" su claccalegge mi è sembrata l'idea migliore. ritagliarmi qui, in questo posto solo mio senza algoritmi e stronzate varie, un post al mese dove cianciare di tutto quello che non trova spazio nei post più classici di questo blog, che ovviamente continueranno a esserci.

quindi gomìtolo sarà l'erede di commenti randomici a letture randomiche, ma con dentro qualcosa di più. non so nemmeno io bene cosa. e andrà online più o meno una volta al mese, ma senza scocciare nessunə via mail, senza chiedere like, condivisioni eccetera.
i commenti, invece, quelli qui sul blog alla vecchia maniera, mi fanno sempre molto piacere. quindi se vi va...

ammetto di non essermi arresa, di sognare che spazi così siano, e saranno, l'ultimo baluardo dell'internet come spazio di condivisione - quella vera - e scoperta lontano dalla melma social e dall'infimo livello dei contenuti generati con l'intelligenza artificiale.
se succederà, io sarò pronta. altrimenti, questo rimarrà un piccolo, minuscolo frammento di resistenza a tutto quello che sta avvelenando sempre di più uno strumento che avrebbe potuto aprire la strada all'utopia e invece è diventato la discarica del peggio dell'espressione umana.

e quindi, iniziamo a sgomitolare un po' di cose di questo novembre grigio, freddo e sfiancante.

ah, non ve l'ho detto ancora: gomìtolo si fa con le foto.
perché è vero che non mi piace instagram, ma è anche vero che mi piace un sacco fare le fotografie.
i due uccellini quasi-uguali-ma-non-troppo sono una fortunata coincidenza per questo libro.

parliamo di libri ~ tra le ultime letture notevoli (che in realtà risale a ottobre ma visto che questa rubrica nasce oggi, va bene ripescare un po' più indietro nel tempo) c'è sicuramente lizzie della cara shirley jackson (e mi sono appena resa conto, con orrore, che qui sul blog non ho mai scritto niente sui suoi libri! argh!).
credo che, insieme a ubik, sia stato il libro più divertente che abbia letto quest'anno. in lizzie shirley jackson più che raccontare una storia, ci invita a prendere posto davanti a un palcoscenico: qui un'anima si infila in un prisma e, tra mal di testa e insonnia, si scompone e diventa una serie di personnagge che si contendono il corpo, il ruolo, lo status e persino le amicizie della povera, originaria, elisabeth.
non credo che esista un romanzo in cui il sono in lotta con me stessə sia mai stato espresso meglio.
e poi, shirley jackson scrive da dio.

la cosa più bella dei minilibri è che te li puoi portare in giro facilmente

ho finalmente trovato il coraggio di iniziare a leggere sempre la valle di nostra signora ursula k. le guin, libro che mi spaventa non tanto per la sua mole ma per il contenuto. ne parlerò più avanti, quando l'avrò finito, ma intanto vi dico qualcosa di questi due minilibri qui.
la mole di sempre la valle non mi spaventa ma sicuro non lo rende agevole da portarsi in giro e da leggere in autobus, e siccome non mi piegherò mai agli ebook, che aborro e continuerò ad aborrire per sempre, ho deciso di alternare la lettura con qualcosa di più maneggevole.

così, in questi giorni ho letto questi due minilibri che aspettavano da millenni sul mio scaffale.
il castello di crowley di elisabeth gaskell mi è piaciuto da matti. l'autrice racconta la storia della famiglia crowley così - ci dice - come le è stata raccontata proprio dal custode di quel castello ormai in rovina, sperduto nelle campagne del sussex. la storia è quella del vecchio crowley, della sua bellissima e svenuturata figlia theresa e della sua nutrice victorine, di origini francesi come la compianta lady crowley. victorine, che ha badato a theresa fin dai suoi primi giorni, ha per la sua diletta un amore che sfocia nell'ossessione, e non c'è un suo solo desiderio che la vecchia nutrice non è disposta a esaudire. espresso o meno che sia. ed è questo amore malato il motore di tutta la vicenda, il perno attorno cui ruota una spirale destinata a sprofondare nei più oscuri recessi dell'animo umano e a trascinare con sé ogni dono del destino.

il rifugio di grazia deledda, invece, ha avuto in sorte la peggior cura possibile dall'editore che l'ha pubblicato. semplicemente: non c'entra quasi nulla con quello che potete leggere sulla quarta di copertina (e, in realtà, è anche più bello e più profondo di come l'hanno presentato).
è, invece, un racconto tutto incentrato sulla dicotomia inconciliabile tra l'amore egoistico, che punta al soddisfacimento di ogni proprio desiderio, e l'amore romantico, che se pure non sempre conduce a una vita felice, appaga quantomeno il bisogno umano di amare ed essere amatə davvero, fosse anche solo per un giorno.
tornando alla sinossi dell'editore, la prima cosa che ho pensato è che abbiano cercato di presentare questo racconto come qualcosa di più leggero e catchy, più vendibile insomma. ed è triste che ogni cosa, anche quella che non è necessariamente pensata per finire sul booktok (fenomeno di cui riconosco i pregi, tra i quali quello innegabile di aver fatto scoprire i libri a un sacco di ragazzə, ma anche i difetti, e cioè l'aver contribuito a un appiattimento brutale dell'offerta editoriale negli ultimi anni) debba essere banalizzata solo per poter acchiappare qualche lettorə distrattə in più.
almeno chi li fa, i libri, dovrebbe trattarli con un po' più di rispetto.

prima o poi doveva succedere - in foto solo dal volume 14 in poi perché i primi tredici al momento stanno giù a palermo
(e probabilmente ci resteranno, per ovvi motivi di spazio)

cambiando genere di letture, in queste settimane ho iniziato il recuperone di one piece. non averlo mai letto (e non aver mai visto l'anime) era una lacuna gigantesca e vergognosa nella mia seppur mediocre cultura fumettistica, ma soprattutto ammetto che ad accendere la scintilla del desiderio di leggerlo è stato vedere sventolare la bandiera con il jolly roger di monkey d. rufy in diverse manifestazioni.
non essendo una grandissima amante delle storie d'avventura e di viaggio, non avevo mai pensato che mi sarei interessata a one piece, ma allo stesso tempo ho un debole per i pirati e per quello che hanno sempre significato: la guerra dichiarata ai poteri costituiti, allo status quo, all'oppressione dei più forti sui più deboli, alle prepotenze mascherate da leggi.
e più leggevo che moltissimə fan del manga dichiaravano di apprezzarlo proprio perché incarna questi principi, più mi convincevo che dovevo recuperarlo.

pirati che ci ricordano che non esistono poteri buoni

ovviamente, parlare della storia non avrebbe senso - soprattutto adesso che sono indietro di svariati lustri rispetto a chi la segue fin dal principio - ma volevo dire due cose: la prima è che one piece è un manga divertentissimo e scritto davvero bene, uno di quelli che ha dei personaggi di cui ti innamori alla prima vignetta e un ritmo che ti cattura e ti tiene incollatə alle pagine volumetto dopo volumetto (infatti ne ho circa altri venti da leggere oltre questi qui in foto, bisogna tenere una buona scorta in casa).
e la seconda è che davvero c'è tanta bella roba dentro: non soltanto l'accettazione entusiastica dellə diversə e dellə emarginatə, ma soprattutto c'è l'idea che si possa lottare con ogni mezzo per i propri sogni e i proprio ideali contro l'autorità, l'ingiustizia, la corruzione, la prepotenza, il potere in ogni sua declinazione.

fino ad adesso mi hai convinta, caro eiichiro oda. non vedo l'ora di andare avanti.

un po' di ultime letture e i miei pupazzi bellissimi

non parlo quasi mai delle serie che seguo, però in questo spazio c'è modo di rimediare. qui, in realtà, c'è anche un primo numero, the fragrant flower blooms with dignity (che è un titolo un po' di merda, diciamolo), e comincio proprio da questo qui. mi sono sciroppata tutta la prima stagione dell'anime con un entusiasmo che si è andato sempre più afflosciando man mano che andavo avanti. mi sono detta che era colpa dei ritmi propri di una trasposizione animata - francamente lentissima - e che però la storia di fondo meritava una seconda possibilità. the fragrant flower blooms with dignity inizia un po' come una versione più tenerina di toradora (mammamia quanto mi piace toradora!), lui, rintaro, è praticamente uguale a ryuji, stessa aria da cattivone e stesso cuore d'oro. lei, kaoruku, è una taiga bruna a cui manca tutto quello che rende taiga adorabile, ma resta comunque carina. bonus: si piacciono da subito e non cercano di nasconderlo troppo. almeno, ci siamo evitatə tutta l'odiosa manfrina del non posso accettare i miei sentimenti nemmeno davanti a me stessə. mi era piaciuta moltissimo anche l'attenzione allə personaggə secondariə, non fosse per subaru e il suo mega trauma, in realtà del tutto inconsistente, buono solo a dimostrarsi odiosa per buona parte della prima stagione dell'anime.
insomma, pregi e difetti che, nel momento in cui ci si libera dall'obbligo di dover seguire i tempi insopportabilmente lunghi dell'anime, si tengono abbastanza in equilibrio da voler dare una possibilità al manga. vedremo come va avanti.

pensavo che non avrei mai visto il numero 9 di hirayasumi e invece, eccolo qui. non so perché, ero convinta che la serie fosse in hiatus... hirayasumi è uno di quei manga in cui grossomodo non succede nulla, ma la quotidianità dellə personaggə è raccontata così bene che ti fa pensare a quante cose memorabili ci accadano continuamente senza che ce ne rendiamo conto. e a me, che sotto sotto sono un cuoricino di burro, questo genere di storie mi emoziona.
a volte penso che gli slice of life siano il tipo di storie perfette per chi vuole scappare dalla solitudine, perché aprono a un mondo in cui ci si può immergere completamente, un mondo fatto di vite semplici e tremendamente vere. forse è un po' triste o forse è soltanto straordinariamente bello. decidete voi.

natsume degli spiriti è ormai incagliato da secoli lontano dalla sua trama verticale, quella legata al libro dei nomi, alla nonna reiko, al rapporto tra natsume e madara/nyanko-sensei, e continua a riavvolgersi su sé stesso in una sfilza di episodi sempre molto carini e sempre molto dimenticabili, tra mille personaggə che continuano a recitare il loro ruolo ma che non approfondiamo mai davvero. in ogni caso, nonostante io sia perfettamente consapevole di tutti i suoi difetti, resta una delle mie serie preferite, soprattutto negli episodi che mettono in scena il difficile rapporto che si viene a creare tra yokai e esseri umani, creature diverse nel profondo, che vivono in due mondi paralleli che solo in alcuni punti si sfiorano e che, comunque, riescono a creare dei legami così profondi da essere struggenti - per chi li vive e per chi li legge.
da un certo punto di vista, spero che la sua serializzazione continui ancora a lungo, da un altro vorrei proprio che yuki midorikawa la smettesse di divagare e tornasse a focalizzarsi su quello che era il nucleo principale della storia.

scattino in alto per kaiju girl caramelise che con questo ottavo volume, invece, riesce a portare avanti la storia in un modo che, all'inizio, non mi sarei mai aspettata. spica aoki è riuscita a presentarci una storia in cui una ragazza molto carina si trasformava in un grosso lucertolone in stile gozilla quando non riusciva a tenere a bada le emozioni, ed è finita per mettere in scena una storia fantasy fatta di isole sconosciute e creature sovrumane accanto a dellə personaggə che scardinano completamente quella rigida gerarchia di sentimenti a cui lo shoujo manga ci aveva abituatə - amore romantico uber alles!
il tono leggero e lə personaggə a volte un po' assurdə - un circo di non conformità assolutamente meraviglioso! - non riescono a smorzare la sensazione di vedere cuoricini rosa luminosi tra le pagine e a me tutto questo piace da impazzire. e mi piace anche non riuscire assolutamente a immaginare cosa succederà nei prossimi capitoli.

si torna sempre dove si è stati bene (cioè nei libri di turconi&radice)

per lucca c&g è uscito ávila, il nuovo fumetto della coppia di autorə del mio cuore, teresa radice e stefano turconi, e ho avuto modo di recuperarlo a una presentazione qui a bologna (a cui sono arrivata tardissimo - grazie per questi cantieri o v u n q u e che trasformano un tempo di percorrenza di 15 minuti in un viaggio di un'ora e mezza, è bellissimo, soprattutto la mattina per andare a lavoro) e di farmelo anche dedicare (segue foto).
ávila è un po' una classica storia di stregoneria: donne troppo colte, intelligenti e meravigliose per essere sopportate dagli uomini (soprattutto quelli di chiesa, strana coincidenza che torna spesso in racconti anche diversi) che si ritrovano a lottare tutta la vita semplicemente per poter essere sé stesse e per stare accanto a chi amano. separata da piccolissima da sua madre, ávila passa tutta l'adolescenza a cercarla, in compagnia di un personaggio decisamente bizzarro che è (quasi) sempre con lei.
viaggi, incontri, coincidenze, racconti nel racconto, il meglio e il peggio di quello che gli esseri umani possono essere e, per non farci mancare nulla, anche qualche meraviglioso riferimento visivo a opere d'arte dello stesso periodo storico (alzi la mano chi, a un certo punto, ha urlato "la lattaia!").

come ho detto, io ho un debole per turconi&radice (sul blog trovate degli articoli su viola giramondo, il porto proibito, orlando curioso vol. 1 e 2, non stancarti di andare, pippo reporter, tosca dei boschi, la terra, il cielo, i corvi, le ragazze del pillar vol. 1 e 2) e per il modo in cui raccontano e disegnano le loro storie, per lə personaggə che creano - che hanno sempre un po' quel retrogusto "disney" che non saprei definire in altro modo. sono storie che mi danno emozioni simili a quelle che si provano a guardare le foglie illuminate dal sole, per intenderci.
unica cosa che mi ha un po' fatto storcere il naso con ávila è stato il finale (spoiler - se volete leggere tocca evidenziare il testo - ma perché le mamme più buone e belle e dolci e affettuose devono morire? e perché devono farlo proprio quando riescono a trovare la felicità e a tornare con chi amano? va bene l'influsso disney, però a volte anche meno, un lieto fine totale qui sarebbe stato perfetto)

mi emoziona sempre un sacco guardare la gente - brava - che disegna e che con qualche movimento di penna, così preciso e sicuro, riesce a
far nascere dal nulla una cosa così bella (sì, ovvio che è anche invidia)

tra le ultime letture, poi, c'è stato l'ultimo numero di fangirl. non mi voglio dilungare troppo perché il finale mi è piaciuto ma avrei voluto che fosse un po' meno aperto, che andasse un pelino più avanti. perché immagino che poi tutto vada per il meglio, però oltre che immaginarlo, avrei voluto leggerlo. adesso mi tocca assolutamente leggere il libro, che mi aspetta pazientemente da quando ho letto il primo volume dell'adattamento a fumetti...


sono riuscita finalmente a recuperare paperino e la regina fuori tempo, una raccolta con le storie più recenti - scritte da bruno enna e disegnate da giada perissinotto - dedicate a paperino e reginella, credo l'unica ship per me davvero importante, che mi porto dentro da sempre (sì, mi spiace, a me paperina sta antipatica, ho sempre fatto il tifo per la sovrana di pacificus). in questa storia paperino e reginella sembrano incontrarsi per l'ultima volta - oddio, spero di no! - e tagliare definitivamente il legame che lega l'uno all'altra, sopravvissuto ad avventure, viaggi nello spazio e nel tempo e a ogni sorta di condizionamento psichico e cancellazione della memoria.
i disegni di giada perissimotto sono meravigliosi e reginella rivisitata in questo stile a metà strada tra disney e manga è, se possibile, ancora più adorabile del solito. l'unica critica è che si parla del legame tra lei e paperino come di "amicizia" e "affetto", quando è chiaro pure alle pietre che la loro è la storia d'amore più bella e drammatica di tutte quelle mai apparse su topolino e altre testate affini.
odierò sempre e per sempre la politica del per carità di dio, non turbiamo lə bambinə con la storia di unə personaggiə che si innamora di qualcunə che non è lə suə fidanzatə di sempre.
sigh. .

ho bisogno di un poster con questa illustrazione, è troppo bella ♥

e, per chiudere con i fumetti, vi segnalo l'intervista a štěpánka jislová che ho fatto per gli audaci. vi consiglio di leggerla perché stretta al cuore è un fumetto davvero bellissimo e profondo. mentre lo leggevo, mi sono ritrovata così tante volte in tante frasi che mi è venuto voglia di abbracciarlo. o lanciarlo contro un muro e poi raccoglierlo a abbracciarlo.


intanto, continuo il mio rewatch - che va un po' a rilento perché il tempo libero è sempre meno di quello che vorrei - di my little pony ~ friendship is magic. sono arrivata all'inizio della terza stagione e lo amo esattamente tanto quanto l'ho amato la prima volta che l'ho visto.
in realtà non sono mai riuscita ad arrivare alla fine, mi sono fermata (non ricordo neppure perché) da qualche parte durante la sesta stagione.

e sto continuando a guardare la seconda stagione di fionna and cake, che adoro al punto tale che ho messo la sigla come suoneria del telefono (se mi chiamate e non rispondo subito è perché mi piace troppo per interromperla per rispondere). e mi piace un sacco anche non poter bingewatcharla, che si traduce in un non dover bingewatcharla. come siamo riusciti a iniziare a pensare persino il guardare le serie tv come qualcosa che deve essere performativo?

l'inizio di uno dei momenti più felici della settimana

altre due cose, forse molto banali, ma ci tenevo a scriverle, perché per quanto piccolo sia lo spazio a cui affidiamo le nostre parole, e per quanto piccolə sia chi le scrive, è importante evitare che quello che pensiamo venga fagocitato da una realtà sempre più incattivita e distopica (e penso anche che sia meglio scriverlo dove gli algoritmi e le censure dei social possano fare poco).

l'8 ottobre scorso israele ha accettato formalmente la richiesta di cessate il fuoco ma da allora a oggi ha attaccato quasi 500 volte, tra bombardamenti, droni e cecchini (a gaza, ma anche in cisgiordania e in libano), ha ucciso più di trecento persone - tra cui, come sempre, moltissimə bambinə - ma è riuscito nel suo intento di silenziare ancora di più il genocidio in atto ormai da più di due anni. i conteggi peggiori - e probabilmente più verosimili - parlano di centinaia di migliaia di morti, mentre migliaia di persone sono scomparse, anche perché intere famiglie sono state letteralmente cancellate e non resta neppure a denunciare le uccisioni.
e allora, almeno questo no. se non possiamo fare altro, almeno scriviamo ovunque quello che sta succedendo. non restiamo in silenzio mentre ci chiedono di far finta di nulla, mentre anzi costringono una città a vivere una giornata di assedio militare - come è successo qui a bologna per una partita di basket (!) - per compiacere questi assassini maledetti, mentre fanno di tutto perché i loro uffici stampa facciano girare notizie inutili solo per distrarci.
non distraiamoci. non giriamoci dall'altra parte.

foto di qualche manifestazione fa

la seconda cosa è che il 25 novembre è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, tutto un fiorire di scarpe e sciarpe e altra roba rossa, e bei (spesso anche bruttissimi) discorsi. sappiamo come il governo sta gestendo questo problema epocale - cioè, non sta gestendo niente, perché ai fascisti la violenza piace troppo per poterla arginare - ma volevo concentrarmi su una cosa: le donne disabili non esistono nemmeno simbolicamente in queste iniziative. tacchi alti (rossi) e scale (rosse) raccontano solo un tipo di corpo, mentre tutti gli altri vengono ancora una volta cancellati, rimossi, invisibilizzati. eppure, le donne disabili sono più esposte al rischio di violenza - e sono più spesso vittime di violenza nei fatti. sono meno libere di denunciare e meno credute quando lo fanno.
non facciamoci insegnare dagli spazi istituzionali come dobbiamo raccontare le lotte perché a loro non importa nulla. lasciamo in pace quella povera vernice scarlatta e iniziamo a sensibilizzare davvero sulla violenza che tutte (questa volta sì, ha senso scriverlo) le donne subiscono.

olivia e ruffola insieme

e per chiudere con un tono un po' meno cupo, vi lascio una foto arrivata da casa per immortalare un momento agognato da più di due anni: i miei amori finalmente una accanto all'altra! ♥ ♥ ♥ è una fotografia così bella che non potevo non pubblicarla anche qui!

è venuto fuori un papiro ma non mi sento di dovermi scusare, anzi. novembre è sempre un mese infinito, quest'anno mi è sembrato ancora più lungo e pesante (e, ancora, non riesco ad abituarmi all'inverno qui a bologna. il freddo mi uccide e, dopo un po', non vedere il mare neppure per un momento né da lontano, fa mancare l'aria). e quindi avevo bisogno di mettere giù da qualche parte almeno le cose più belle (e quelle più importanti, almeno un po').

se siete arrivatə fino a qui - anche saltellando da un paragrafo all'altro - grazie! avete passato del tempo su internet e non su una piattaforma social, l'universo è un po' migliore anche per merito vostro (e io sono molto felice). se vogliamo alzare ancora un po' di più l'asticella, lasciatemi un commento qui sotto, anche solo una domanda, un consiglio, un "ciao clacca!", un cuoricino, quello che vi pare.
tiriamoci fuori tuttə dalla prigione social, ricominciamo a chiacchierare delle cose che ci piacciono - e se non possiamo farlo insieme davanti a un tè, facciamolo fuori dal peggio dell'online.

ciao, ci si rilegge alla prossima recensione e al prossimo gomìtolo!

mercoledì 23 febbraio 2022

le ragazze del pillar ~ vol. 2

"meglio regnare all'inferno che servire in paradiso."
(john milton, paradise lost)


tornano le ragazze del pillar di teresa radice e stefano turconi, personaggi secondari de il porto proibito, a cui i due autori hanno dedicato un'intera serie di spin-off.
ritorniamo a respirare l'aria familiare del pillar to post, con le sue stanze eleganti e i suoi corridoi in cui riecheggiano le risate e i sussurri delle ragazze di plymouth.
come nel primo volume, abbiamo due capitoli, due storie dedicate a due protagoniste: dopo june e lizzie - che abbiamo incontrato un paio di anni fa, ne abbiamo parlato qui - tocca a tess e cinnamon raccontare le loro vicende.

a tess è riservata la storia più lunga: se nel primo volume era apparsa quasi di sfuggita, qui è al centro della scena e la sua vicenda si intreccia con quella del capitano yasser della last chance e in qualche modo anche con nathan e le sue nuove figlie adottive.
tess è al momento il personaggio più complesso, quello in cui le doti di sceneggiatrice di teresa radice sono riuscite forse a emergere di più: è una ragazza misteriosa, che parla poco del proprio passato e ancor meno del futuro, ma che alle speranze di ciò che sarà di aggrappa con le unghie e con i denti, certa che la sua permanenza al pillar to post sarà solo temporanea, come un trampolino da cui poter finalmente spiccare il volo.
pescando a piene mani dalla storia reale, teresa radice mescola insieme le cronache dell'epoca con quelle immaginate dei suoi personaggi, li cala in mezzo alle dispute delle potenze di inghilterra e francia per il controllo delle colonie e carica la loro storia di realismo e un pizzico di amarezza.


la storia di cinnamon è stretta tra un numero minore di tavole ma non pare soffrirne, anzi, la più solare e maliziosa delle professioniste del pillar to post ci lascia finalmente conoscere la sua infanzia: la sua storia inizia dall'altra parte del mondo, nella lontana india, uno dei tanti fili inconsapevoli di far parte di un complesso ricamo, un arazzo di vicende di cui è stata l'ignara protagonista... almeno fino ad adesso, momento in cui il passato viene a bussarle alla porta e forse a stravolgere per sempre il suo presente.

se da un lato i disegni di stefano turconi continuano ad affascinarci con ragazze belle e sensuali e con una cura quasi maniacale per la ricostruzione minuziosissima del mondo marinaresco, militare e civile del XIX secolo, dall'altro teresa radice si conferma come quella che definirei la sceneggiatrice-poetessa del fumetto italiano.
le sue storie sono storie vere, sono vicende di personaggi reali: nonostante l'ambientazione - parliamo pur sempre di prostitute e marinai - non c'è mai nessuno scivolone su facili moralismi o pietismi di sorta e nemmeno l'abbandonarsi voyeristico alla descrizione meticolosa della vita in un bordello (anzi, le scene più pruriginose e quelle più cupe sono quasi sempre lasciate all'immaginazione del lettore, in un atteggiamento che sembra più voler proteggere la privacy dei personaggi che evitare potenziali critiche).
le ragazze del pillar to post e tutti i personaggi che ruotano nella loro orbita vivono le loro esistenze pagina dopo pagina cercando di raggiungere i propri obiettivi e seguire i propri sentimenti senza un qualche scudo magico che le protegga dal commettere errori come chiunque altro. sbagliano, riflettono, tornano indietro sui loro passi, correggono il tiro, vanno avanti, senza che nessun narratore esterno e onnisciente ci suggerisca cosa pensare di loro, lasciandoci semplicemente prendere parte, per qualche momento, delle loro vite.

speriamo di tornare presto alla baia di plymouth, magari dopo il prossimo viaggio che il due radice-turconi ci regalerà lontano dalle camere del pillar to post, perché è bello essere lettori e viaggiatori nelle loro storie, conoscere mondi nuovi, incontrare nuovi sguardi e poi tornare in quel posto in cui tutto è cominciato.

mercoledì 7 ottobre 2020

la terra, il cielo, i corvi

ci sono un italiano, un russo e un tedesco. non si conoscono, non si piacciono, non si capiscono. d'accordo: il tedesco sa qualche parola di italiano e l'italiano qualcosa di russo. ma non si vogliono capire, questo è il punto. e sono costretti a passare del tempo fianco a fianco. una compagnia de mal tra' insema, proprio. 
sembra l'inizio di una barzelletta, no?
peccato che non fa ridere per niente.


teresa radice e stefano turconi sono tra quegli autori che fin dal momento in cui viene annunciato che stanno lavorando a un nuovo libro scatenano grandissime aspettative, aspettative che fino ad adesso sono sempre state soddisfatte.
spoiler: anche questa volta.
c’è da dire che nel marzo del 1943 i monasteri delle isole solovetskij, sul mar bianco, non erano già più un gulag, ma una base militare. rinchiudevano però alcuni prigionieri di guerra, scelti tra i più giovani e in forze da diversi campi sparsi per il paese. portati lì per scavar fossati e costruire baracche e fortificazioni. e uno di questi ero io.
inizia così questo nuovo racconto - dopo il porto proibito, non stancarti di andare, tosca dei boschi e le ragazze del pillar - aprendosi su un tramonto gelido in una distesa desolata di neve, costellata di qualche albero e di un grosso campo militare, circondato da mura e torri di avvistamento.
era già da qualche mese che sul loro account instagram (la casa senza nord, che è spesso pieno di belle anteprime) avevamo avuto modo di dare un'occhiata a questi paesaggi, così diversi da quelli caldi e colorati dei loro ultimi lavori, ma i disegni di stefano turconi (e i colori!) riescono a stupire tantissimo ogni volta che si apre un loro nuovo libro.


tra i prigionieri della base ci sono due uomini intenzionati a darsi alla fuga: werner volker, fuchs (volpe, più per i capelli rossi che per la furbizia) per gli amici, qualora ne avesse qualcuno, un tedesco grande grosso e rude, e antonio limonta, un giovane fante italiano che decide subito di approfittare della fuga di fuchs, sicuro che, se proprio deve attraversare la steppa gelida, è meglio farlo con una compagnia, seppur pessima, che da solo. ed è merito di limonta se a loro si aggiunge ivàn pavlovič mostovskij, vanja per far prima, una guardia russa che si evita una pallottola di fuchs solo grazie all'intervento - un po' per buon cuore, un po' per interesse - dell'italiano.

e so che fame e rabbia, se si è soli, portano alla disperazione.
ma, se condivisi, sono carburante che incendia il mondo.

il testo mescola russo, tedesco e italiano senza nessuna traduzione a margine o altro: alcuni baloon sono praticamente incomprensibili (a meno che voi non parliate tedesco o russo, ovvio) e per quanto fastidioso possa sembrare all'inizio (in realtà i dialoghi sono strutturati in modo da rendere abbastanza comprensibile tutto), l'effetto rende perfettamente la situazione: tre uomini che si ritrovano insieme di controvoglia e hanno davvero pochissima voglia di perdersi in chiacchiere, quello che conta è portare a casa la pelle. e poi, in realtà, sarebbero nemici: vanja potrebbe salvarsi dall'accusa di tradimento solo se consegna i due prigionieri, ma anche lui vorrebbe solo tornare a casa, dal padre morente e dalla fidanzata. limonta torna col pensiero ogni volta che può alla sua terra e al suo passato e fuchs... fuchs parla poco ma la realtà della guerra ha chiaramente sgretolato ogni sua certezza, lasciandogli dentro solo macerie.


quarta protagonista, silenziosa, invisibile ma costantemente presente è la guerra: il conflitto che li ha strappati dalla loro terra, dalle famiglie, dagli amici, dagli amori e li ha messi su fronti diversi, la stessa guerra che fa rischiare la vita ai contadini che nonostante il pericolo li accolgono e li sfamano, quella che fa sospirare di paura e speranza chi aspetta il ritorno di qualcuno, quella che ha deciso che loro tre siano prima nemici e poi compagni, che si ritrovino - sperduti in mezzo al nulla - un po' a guardarsi le spalle uno dall'altro, un po' a proteggersi. quella guerra che li porterà a svelare aspetti di sé che forse non avrebbero mai immaginato di avere, o che semplicemente non volevano ammettere.

non me ne è mai fregato granché di convincere altri a pensarla come me... ma adesso vorrei davvero alleggerirgli il carico, dirgli che la salvezza, a parer mio, non è essere fedeli alle forme, ma imparare a liberarsene.
dirgli che mescolarsi è la vera rivoluzione.

la terra, il cielo, i corvi è una storia diversa sotto tanti aspetti dalle precedenti di radice-turconi, credo sopratutto per il rapporto lettore/personaggi, che questa volta si instaura più lentamente: sentiamo i pensieri di limonta ma non quelli degli altri due, anzi, di loro non capiamo neppure le parole. e anche l'unico di cui possiamo cogliere i pensieri racconta solo quello che vuole raccontare, decide lui cosa svelarci, come e quando. è una storia che invece di andare avanti sembra spuntare da sotto una coltre di neve che si scioglie, lasciandosi intravedere a tratti, lasciandosi intuire un pezzo alla volta, mostrandosi interamente solo alla fine.
una storia che chiede pazienza e fiducia, che ti conduce, proprio come succede ai tre protagonisti, lungo un sentiero che non sai dove porta.

e se non c'erano confini per aria, perché dovevano essercene in terra? se l'aria era libera, doveva esserlo anche la terra.
e dovevo esserlo anche io.
libero di scegliere cosa fare della mia vita, come spenderla. senza muri, reti, frontiere decise da altri.



una storia bellissima raccontata e disegnata in modo magistrale, come sempre.
e come sempre una storia che si apre a tantissime riflessioni: alla guerra che rende gli uomini crudeli, alla crudeltà che lascia spazio alla fratellanza, alla fratellanza che trasformarsi in eroismo, all'eroismo semplice dei piccoli gesti di gentilezza, ai piccoli gesti di gentilezza che rivoltano l'esistenza come un calzino e sono capaci di ritrovare la vita persino lì dove sembrava non essercene più.

mercoledì 11 marzo 2020

le ragazze del pillar ~ vol. 1

va' dai poeti; essi ti parleranno in modo più perfetto delle creature più pure.
(william wordsworth - the prelude - book 12th)

la citazione a inizio post in realtà si trova alla fine della prima delle due storie di questo volume, ma mi è sembrata la frase che meglio racchiude l'anima di questi racconti e forse in generale dei lavori di teresa radice e stefano turconi, che ancora una volta, dopo il porto proibito, viola giramondo, non stancarti di andare, le storie di orlando curioso e tosca dei boschi, sfornano un altro libro che è come un paio di occhiali incantati capaci di mostrare il mondo avvolto da una luce calda e le persone piene di una bontà di fondo che dovremmo imparare a riconoscere anche fuori dalle storie scritte o disegnate che siano.
insomma chi, oltre loro due, poteva far diventare il pillar to post, bordello di alto rango ma pur sempre bordello, una vera casa, anzi una vera famiglia?

avevamo conosciuto già le ragazze del pillar ne il porto proibito ma, chiarisco subito, questo non è un sequel: d'altronde la storia di abel, del capitano nathan e di rebecca ha avuto la sua conclusione e qualsiasi tentativo di continuare a raccontarne sarebbe apparso forzato e fuori luogo.
le ragazze del pillar è più che altro uno spin-off, condivide con il porto proibito l'ambientazione e alcuni personaggi e con noi la nostalgia per plymouth e la gioia di tornare dopo quasi cinque anni.
cambiano però le atmosfere e il primo, chiarissimo segnale, è l'uso del colore invece del bianco e nero del porto. le ragazze del pillar, a dispetto dell'ambientazione, risulta un libro molto più leggero e giocoso del porto.


il pillar to post e le ragazze che lo abitano e che vi lavorano sono la versione migliore di qualsiasi idea possa venirvi in mente se provate a immaginare un bordello dei primi dell'ottocento: non è solo amicizia e complicità quello che c'è tra amy, la nuova tenutaria, june, lizzie e cinnamon, ma è più un senso di sorellanza, un amore che nasce non soltanto dalla convivenza e dalla vicinanza ma dall'aver condiviso gli stessi affetti e gli stessi dolori, e aver ricevuto in dono gli stessi ricordi preziosi.

alle due storie, la prima dedicata a june e a un grosso omone di nome tane, un maori che sogna di tornare alla sua terra, la seconda a lizzie e a un timido e impacciato scienziato, si aggiungono le vicende, ancora appena iniziate, del capitano yasser allali, incaricato di svolgere un incarico ancora misterioso, e di tess, sbarcata a plymouth e desiderosa di tornare in viaggio al più presto per raggiungere suo fratello.


quanto alla bellezza di testi, disegni e atmosfere, chi ha già letto gli altri libri degli autori sa di che si parla, di certo è evidente che non siamo stati i soli a desiderare di tornare a plymouth e le vedute a volo d'uccello sulla città, i colori, gli scorci affollati di gente sono la prova di quanto anche i due autori siano affezionati a quel libro che li ha effettivamente affermati come autori di altissimo livello anche fuori da disney.

aspettiamo le prossime storie del pillar to post che sicuramente ormai arriveranno dopo la terra il cielo e i corvi, prossimo libro bao - dopo la riedizione ampliata di viola giramondo - che dovremmo poter leggere entro l'anno. forse ci vorrà un po'

lunedì 14 gennaio 2019

tosca dei boschi

sono tornata! buon anno nuovo! (meglio tardi che mai, tutte e due)
*inizio premessa noiosa ed evitabile*
che dire... gli ultimi mesi sono stati (e continuerà ancora per un po') un gran casino tra le lezioni che mi hanno costretta a passare giornate intere fuori casa, poi lo studio feroce e disperato per gli esami, poi il pc che ha deciso di impazzire e farsi qualche giorno lontano da casa, e poi l'immancabile crisi del lettore a cui si è aggiunta quella del blogger che si sono miscelate alla stanchezza di stare tutto il giorno sopra ai libri dell'università e che hanno dato vita a una sorta di rifiuto totale verso tutto, fumetti inclusi. o meglio, quasi totale, qualche cosina sono riuscita a leggerla perché, nonostante la stanchezza, il destino avverso, il poco tempo eccetera eccetera, non è facilissimo rinunciare del tutto a qualcosa che si ama.
in realtà, proprio perché leggere fumetti e poi scrivere qui delle cose che leggo è una delle cose che mi piace fare di più, avevo deciso di aspettare di avere il tempo di poter fare tutto con calma e tranquillità, senza fretta, senza dovermi ritagliare qualche momento sparso qua e là giusto perché dovevo. alla fine non ho resistito e ho ceduto al ritaglino di tempo, a rubare qualche quarto d'ora alla preparazione per gli esami perché tutto questo mi mancava troppo, e - così finiamo questa premessa interminabile e un po' rompipalle - ho pensato che per cavarmi dall'imbarazzo del primo post dopo più di un mese non c'era nulla di meglio che l'ultimo libro di una delle mie coppie d'autori preferiti in assoluto.
*fine premessa noiosa ed evitabile*

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protetta  dai grandiosi bastioni, circondata da ogni agio, riverita da uno stuolo di servitori, la piccola lucilla era cresciuta senza conoscere altra vita che quella di corte. e all'età di tredici anni s'era fatta una giovinetta mite e silenziosa: infinitamente ricca e smisuratamente...
... sola.

c'era una volta e c'è ancora è la campanella che richiama l'attenzione, le parole magiche che preparano il terreno a una nuova favola, e poco importa se sai già che alla fine, dopo tante peripezie e prove, l'eroe vincerà e i cattivi se ne fileranno via con la coda tra le gambe: poche cose sanno affascinarci ancora come i racconti di castelli, prodi cavalieri, nobili e gentili fanciulle e poetici cantori.
è così che iniziano le avventure di tosca, alla luce fioca di una candela che illumina la biblioteca di un castello, prigione dorata della giovane lucilla, duchessina di castelguelfo, amante più dei libri e delle storie che raccontano che delle feste affollate a cui la trascina sua madre o delle previsioni di matrimoni ed eredi di cui si bea suo padre.

stretta tra mille premure, obblighi e doveri, annoiata durante l'ennesimo ricevimento, lucilla sogna di vivere avventure fuori dalle mura del suo palazzo, immagina che prima o poi qualcosa arriverà a cambiare la sua vita e spera con tutta se stessa di non doversi accontentare solo del miglior pretendente scelto da suo padre per concludere qualche conveniente alleanza politica.

e come sempre succede nelle favole, il suo sogno di avvera, probabilmente nel più improbabile dei modi, quando un rapinatore a corte, nel bel mezzo della festa, ha alleggerito i nobili di buona parte dei loro gioielli, creando finalmente un po' di scompiglio al solito tran tran e portando il tanto desiderato cambiamento nella vita di lucilla: non si tratta di un ladro qualsiasi, ma di una ragazza (una ragazza!).

un po' come robin hood, tosca ruba ai più ricchi per provvedere ai bisogni dei più poveri, ma agli occhi di lucilla è sopratutto una ragazza libera dalle regole e dall'etichetta, autonoma, indipendente, padrona della sua vita. tosca è l'eroina romantica che ha sempre immaginato, l'incarnazione stessa dei suoi desideri di libertà.

certo, non ci vorrà molto prima che lo scontro tra le due realtà - quella di una ricca duchessina abituata agli agi di palazzo e quella di una ladruncola orfana - apra a lucilla gli occhi sulle verità del mondo, ma la distanza iniziale non impedirà alle due di diventare amiche e di stravolgere non soltanto le loro vite ma anche le sorti della loro città.


ad accompagnare le vicende di tosca e lucilla sono i versi di rinaldo, il timido e romantico fratello di tosca, innamorato della bellezza dei versi di petrarca, dante e cavalcanti (e non soltanto), i colori del bosco, ma anche l'eterna voglia di ribaltare un mondo ingiusto, dominato dalle guerre, dalle prepotenze dei più forti per diritto di nascita, dalla povertà e dalla miseria, la voglia di rendere tutto migliore, recitando una poesia sotto il cielo notturno o lottando per permettere a qualcuno di migliorare un po' la sua esistenza: ognuno a modo suo, tutti insieme per un solo obiettivo.

tosca dei boschi non è solo un racconto di avventura, non è solo una storia dove per una volta è una ragazza a impugnare le armi e un ragazzo a sospirare parole dolci, non è neppure soltanto l'esempio di come si possano superare le vecchie tradizioni per giungere a un mondo più alla misura di tutti, capace di ascoltare i desideri di chiunque e di lasciare aperte la possibilità di realizzarli.
è anche, e forse sopratutto, una lettera d'amore alla letteratura stessa, alla poesia, alle storie, alla capacità che hanno le parole di emozionare, di trascinare in mondi fantastici e al contempo di dar forma alle idee, le idee che sono alla base per realizzare una realtà migliore:
non c'è da scherzare con le storie, sai zaccheo? sono cose potenti. cose che possono dare una svolta a una vita intera.

l'amore per i racconti di teresa e stefano è tutta nel volto dolce, rugoso e felice del vecchio monaco che incontriamo nella prima pagina, intento a scrivere il racconto in cui stiamo per addentrarci, concentrato a dipingere le sue miniature, attento a scegliere le parole giuste per descrivere la bellezza di castelguelfo, del suo borgo, delle campagne e dei borghi che lo circondano, e a rendere giustizia al coraggio di tre ragazzini pronti a stravolgere e a rendere bellissimo il corso della storia.

mercoledì 25 luglio 2018

orlando curioso e il mistero dei calzini spaiati

da quando si è trasferito a vivere qui, l'isola è diventata un posto pieno di sorprese...
... sopratutto per chi ci abita da sempre!
come resistere al fascino delle storie di orlando?
ma crederci? be'... crederci è tutta un'altra faccenda.

è tornato orlando curioso e io sono felice come una bambina davanti al banchetto dello zucchero filato!
teresa radice e stefano turconi ci riportano sulla bellissima isola del monte sbuffone, tra le sue viuzze, le case, le botteghe, tra il profumo dei campi di lavanda e quello che sale dalle finestre delle cucine, tra i pescatori, i gatti innamorati (e mangioni), i bambini che giocano e le anziane signore che intrecciano ceste davanti alla porta di casa.
l'isola di orlando è sempre un idillio, una sorta di paradiso dove persino le stagioni cercano di imitare la più bella di loro, dove l'inverno non è mai troppo pungente e l'estate non esagera col caldo, e adesso che è primavera, tra il profumo dei fiori, l'aria frizzante e la scuola che sta per finire, tutti sono ancora più di buon umore del solito.


eppure presto qualcosa comincia a non andare per il verso giusto.
orlando si rende conto che ogni mattina, appena sveglio, tra i vestiti che aveva preparato la sera prima per andare a scuola, manca uno dei suoi calzini, e piano piano, mattina dopo mattina, sparizione dopo sparizione, non ha più nel cassetto due calzini uguali, così è costretto ad andare in giro con i calzini spaiati.
inizialmente le sue gambette così colorate fanno ridere i suoi compagni almeno tanto quanto le sue bislacche idee su chi possa essere il misterioso ladro di calzini, ma presto i furti si allargano in tutto il paese: grandi e piccoli si ritrovano tutti costretti ad arrangiarsi con calzini di colore diverso e tutti iniziano a dubitare: il ladro potrebbe essere chiunque, quella che credevamo la nostra migliore amica, o il vicino di casa o, perché no?, lo stesso orlando.

saranno anche solo dei calzini, ma basta poco per turbare l'atmosfera di pace dell'isola e orlando, che tanto ama l'atmosfera festosa e cordiale ormai perduta, è deciso a scoprire il mistero che si cela dietro la scomparsa di tutti questi calzini, piazzando la più gustosa delle esche e seguendo poi il ladro nel buio della notte... e scoprendo la più incredibile delle storie e il più improbabile dei furfanti!


come sempre il duo radice&turconi incanta, affascina, incuriosisce e diverte. le storie di orlando sono dedicate a un pubblico di bambini, certo, ma sfido chiunque a non lasciarsi appassionare alle sue avventure e a non perdersi nelle pagine piene di dettagli e di vita, a non seguire il gatto bianco e nero scorrazzare tra una vignetta e l'altra o a non sorridere davanti ai piccioni innamorati sui tetti o a quelle piccole scenette quotidiane cariche di buonumore e affetto fatte di sguardi, abbracci, corse tra i vicoletti e sorrisi.

l'isola di orlando è difficile da lasciare terminata la lettura, ma un po' della sua luce dorata e del suo profumo di mare rimangono a farci compagnia in attesa del prossimo viaggio.
e speriamo di poterci tornare prestissimo!

venerdì 24 novembre 2017

non stancarti di andare

me lo sono rigirato a lungo tra le mani questo libro, non stancarti di andare, atteso con amore e curiosità fin dalle primissime anteprime.
d'altro canto come poteva essere altrimenti? teresa e stefano sono due autori che ti fanno innamorare delle loro storie, dei loro personaggi, del loro modo di raccontare che va oltre le parole e i disegni e che è permeata di tutta la loro passione e del loro affetto.
dopo viola giramondo, dopo il porto proibito, dopo orlando curioso, le aspettative, per questo libro che gli editori che avevano potuto sbirciarlo in anteprima definivano un capolavoro, erano altissime.
e non c'è voluto molto a soddisfarle: la scintilla è scattata subito, già da quella quarta di copertina dove, invece della solita sinossi o degli strilloni di penne autorevoli, c'è quella definizione che ruba spazio alla grammatica e fa posto all'emozione: attendere: infinito del verbo amare, scritta sopra l'immagine di una donna con un pancione gigantesco e l'immancabile maglietta a righe da pirata.
lo rigiro ancora, passo le dita a contare le pagine, a riempirmi di quel consiglio così necessario stampato accanto alle figure di questi due ragazzi che si guardano con infinita dolcezza: non stancarti di andare. tutti avremmo bisogno di qualcuno che ce lo sussurra con un sorriso, e se non c'è, possiamo consolarci ogni volta tornando a questa storia.


la sensazione, fin da subito è strana: mi sono sentita un po' come qualcuno che spia nell'album dei ricordi di qualcuno, che guarda dal buco della serratura, che ruba un'intimità troppo forte per essere solo finzione narrativa: l'affetto tra i personaggi di questo libro, i loro sentimenti, i loro legami sono così veri e profondi e narrati con così tanta sincerità che in qualche modo sembrano parlare proprio con te che stai leggendo. ho avuto bisogno spesso di mettere giù il libro, fermarmi, fare scendere quel groppo di commozione per dirmi che forse esageravo un po' a sentirmi l'unica destinataria di quella storia, che non è davvero così, anche se stefano e teresa questo scherzetto te lo fanno spesso, ti raccontano una storia come se ti guardassero dritto negli occhi e quella storia fosse solo tua.
se non è questo che fa di un narratore un grande narratore, allora non so cos'altro possa essere.

il breve flashback iniziale lo capiremo solo dopo, ma i protagonisti della vicenda li conosciamo quasi subito: iris e ismail, una giovane coppia innamorata e felice, approdata nella casa in cui lei viveva da bambina, rimasta esattamente com'era circa trent'anni prima. sembra l'inizio del più comune degli idilli: la casa dell'infanzia ritrovata, il lavoro tanto desiderato, l'amore perfetto... ma ismail deve partire, tornare per qualche settimana in siria, nella sua città, sistemare le ultime cose prima del trasloco definitivo in italia. è la primavera del 2013, il conflitto siriano è iniziato da circa un anno ma la situazione sembra non troppo pericolosa, non abbastanza per rinunciare a un ritorno.
un mese dopo, o meglio, una luna dopo - il racconto è scandito dalle fasi lunari, che aprono ogni capitolo con una calligrafia in arabo e una citazione presa in prestito a canzoni, poesie, libri eccetera - iris si scopre incinta.
mentre intorno a lei inizia a presentarcisi il caleidoscopio di personaggi che fanno parte della sua vita - zia tiz, amica di sua mamma e ginecologa, ale, l'amica di sempre, janis, la più importante maestra di disegno, che non ha solo saputo riconoscere il suo talento, ma che le ha permesso di sentirti rivelata a se stessa, la sua folle e sboccatissima mamma, con i suoi capelli rossi e i suoi mille impegni - ismail, che in siria sta aiutando a mettere al sicuro da un eventuale espandersi della guerra i reperti di un museo, viene rapito, ed è solo la più inaspettata delle coincidenze a salvarlo.
da questo momento iniziano due viaggi paralleli, due pellegrinaggi che lentamente muovono i loro passi verso un unica meta: l'incontro, l'attesa, la vita, l'amore.
iris, con il suo amore minuscolo nella pancia, in attesa di ismail, inizia pian piano un percorso a ritroso, tra i suoi ricordi e quelli della sua famiglia: l'infanzia di sua madre, la sua giovinezza sregolata, e poi il viaggio in siria con ale, i primi incontri con ismail e con un prete straordinario, padre saul, anima di un monastero universale, tempio di ogni dio, di ogni spiritualità, porto per ogni uomo e ogni donna in cerca di una risposta o semplicemente di un momento di riflessione, di preghiera. la chiesa di saul risuona di tante lingue, conosce i tanti nomi di dio e gli infiniti modi di pregarlo, li mette insieme, non esclude nessuno, apre le braccia a tutti: è lì che l'amore in boccio di ismail e iris è stato riconosciuto, e dal quel prete gigantesco dai capelli rossi e il sorriso gentile è stato benedetto. iris va indietro nel tempo e poi corre avanti, a scrivere le lettere che il suo piccolo leggerà poi qualche anno dopo, a raccontargli dei loro mesi di via in due.
nel frattempo ismail dovrà affrontare il più duro dei viaggi tra ogni sorta di orrore, paura e sofferenza: il viaggio di chi perde ogni diritto, di chi deve riconquistarsi la vita passo dopo passo, di chi deve sopravvivere anche quando lo sconforto prende il sopravvento e l'umanità sembra essere perduta per sempre. vedere i propri compagni morire e incontrare altri prendere il loro posto, con gli occhi assetati di vita, di giustizia, di futuro.

"nel cuore degli uomini"

non stancarti di andare è un racconto corale in cui teresa traccia innumerevoli legami che si dipanano avanti e indietro nel tempo, una struttura complessissima che pure non si ingarbuglia mai, che sa raccontare la storia più difficile, complicata, assurda e incasinata di tutte: quella della vita, degli affetti, dei legami, dei cambiamenti, degli sbagli e del momento in cui si chiede scusa, si ricomincia, ci si ritrova. e lì dove teresa intreccia parole, stefano trova di volta in volta il tratto giusto, il segno esatto per le sue immagini: a volte la delicatezza dei pastelli, altre il segno graffiante di una biro o un pennarello, colori luminosi o campiture nere, primi piani intensissimi o scorci di paesaggio che sanno esprimere la forma sfaccettata e complessa del mondo.

è un libro indimenticabile questo, che ti rimane nel cuore, che ti porta vicino non solo iris e ismail e il loro bambino, non solo la loro storia, non soltanto quel sistema solare di vite e racconti che ruota intorno a loro, ma rimane sopratutto il viaggio di ismail, così simile a quello dei tanti che sbarcano sulle nostre coste: indesiderati, cacciati, odiati.
giochiamo con le loro vite senza neppure provare a conoscerle, senza volerci sporcare l'anima a guardare i loro occhi e assaggiare un granello del loro dolore. raccontare l'esodo dei disperati, il loro viaggio tremendo attraverso il deserto, l'affidare la loro vita a uomini senza scrupoli né coscienza, non era facile. bastava pochissimo per scadere nel patetico, o per raffreddare le emozioni con troppo didascalismo, bastava poco per scivolare nell'orrore e nel grottesco, ma teresa e stefano riescono a farlo nel migliore dei modi possibili: non nascondono nulla ma non cadono mai nel voyerismo fine a se stesso, non si lasciano andare a sterili lagnanze ma non dimenticano il dolore: rispettano la dignità di chi quel viaggio lo compie, quella che ogni volta troppi fanno finta che neppure esista, la dignità che sa sopportare anche la morte ma che non regge l'indifferenza. le pagine di questo viaggio sono bellissime e vere e poetiche e dense di voglia di vivere, di non arrendersi, di non stancarsi di andare.

ho vissuto la lettura di non stancarti di andare come una lunga lettera indirizzata proprio a me: il mistero dell'amore che si fa vita e della vita che si fa viaggio, dei sogni che spingono i piedi lontano, del dolore che insegna ad apprezzare la gioia, della disperazione che si fa fame di speranza.
ed è ricco di riflessioni sul nostro rapporto con dio, qualsiasi nome vogliamo dargli, con la spiritualità, con l'incontro con quel qualcosa di immenso e bello che a volte abbiamo occasione di sperimentare, pure se lontano dalle chiese: un divino che non esclude nessuno, che non si definisce sulla base di un alterità ma su quella della condivisione e della somiglianza, una religione che forse non esiste o forse è l'unica in cui valga la pena credere, quella dell'amore, dell'unione, dell'accoglienza.
la figura di padre saul è forse una delle più riuscite, sicuramente, come poi spiegano gli autori a fine del volume, una delle più sentite: ispirata a paolo dall'oglio, gesuita italiano che negli anni '80 aveva fondato una comunità monastica mista ed ecumenica nel deserto a nord di damasco e che fino alla sua sparizione, nel luglio del 2013, si era davvero dedicato, proprio come il saul del libro, al dialogo interreligioso volto all'accettazione e alla convivenza di fedi diverse, aprendo le sue porte a cristiani, musulmani e visitatori di passaggio.

è difficilissimo raccontare questo libro, io ci ripenso da giorni a come scrivere questo post. mi sono resa conto che è impossibile raccontarlo o meglio, raccontare quello che scuote dentro, come si fa un groppo e dalla gola sale sciogliendosi in lacrime e rimane dentro come un tesoro prezioso.
ho pensato che era meglio provare semplicemente a dire quello che mi ha lasciato, forse in modo un po' confuso e delirante, come confusi e deliranti ci lasciano le cose belle ogni volta che ci toccano.
è più facile dire che è raro trovare un libro così. quindi lasciate perdere tutto quanto e leggetelo.