mercoledì 15 giugno 2016

come quando eravamo piccoli

pietro è uno sceneggiatore. è italiano, è andato in america, ha scritto una serie tv e ha avuto successo, ma pian piano la trama inizia a sfuggirgli di mano, le situazioni si evolvono in modi che non poteva prevedere, i personaggi non agiscono più come lui credeva all'inizio. bella rogna, per uno sceneggiatore.
figuriamoci se poi la stessa cosa accade alla vita, quella vera. perdere il controllo della situazione, così, in un batter d'occhio, tu pensi che tutto vada come deve andare, hai le tue certezze, le tue comode abitudini, e poi, a un certo punto, così, qualcosa cambia. e cambiando, crea un effetto a valanga che travolge tutto, che sconquassa l'esistenza e ti lascia come dopo un terremoto, tra le macerie di una vita che, pur volendo, non puoi più vivere.


insomma, sophie, la ragazza di pietro, nonché attrice protagonista della sua serie, l'ha lasciato. e le cose belle hanno smesso di accadere.
e per pietro l'unica soluzione è tornare dall'altra parte del mondo, rifugiarsi per un po' da rebecca, la sorella minore, la sua migliore amica, trovare un punto fermo, un appoggio, qualcosa che possa farlo sentire meglio. una sorta di ritorno alle origini per ritrovare sé stesso. e sopratutto, per cominciare a capire che ogni tanto bisogna smetterla di far piani e progetti e lasciarsi sorprendere dalla vita.
vita che, come sempre, nel momento in cui cominci a biasimare perché pensi abbia smesso di sorprenderti - almeno in positivo - ti fa un bello scherzo, rimescola le carte in tavola e ne aggiunge una nuova.
cosa ci vorrebbe adesso a lasciarsi coinvolgere, dimenticare i dolori del passato, aprirsi al presente e guardare al futuro? beh, ci vorrebbe quello che manca a pietro. la capacità di voler rischiare e vedere se ci si riesce a rubare qualche ora di felicità al destino, all'esistenza, alla sfiga, a quello che chiamalo come vuoi, ma te lo senti fiatare sul collo.

jacopo paliaga e french carlomagno firmano il loro primo romanzo per bao publishing, ma sono già noti in rete per il webcomic - che vi consiglio di leggere - aqualung.
personalmente, ho deciso che volevo bene a jacopo paliaga quando ho letto il nome del suo cane e mi piacciono moltissimo i disegni di french carlomagno, i volti spigolosi, squadrati e molto espressivi, le linee pulite e veloci, e mi piace come entrambi abbiano reso il racconto così simile allo storyboard cinematografico.
insomma, magari non so dirvelo bene, ma sembra proprio di guardare un film. o un episodio di una serie tv, la regia delle tavole è perfetta per farci entrare al meglio nell'atmosfera, i colori e le luci sono sempre azzeccati, i personaggi inquadrati sempre nel modo migliore a seconda della situazione, ci sono sequenze di vignette, piccole, strette, veloci, in cui il racconto si sofferma su movimenti impercettibili: una faccia che si apre in un sorriso, due volti che si avvicinano prima di un bacio, uno sguardo imbarazzato che non sa su cosa fermarsi.

ve la ricordate la canzone che dice che la vita non è un film? beh, non è detto. leggete come quando eravamo piccoli e vi ricrederete.

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