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giovedì 22 marzo 2018

la spaventosa paura di épiphanie frayeur

- ma io non voglio dimenticare me stessa voglio solo dimenticare la mia paura.
- perché?
- m'impedisce di andare avanti.
- e dove diavolo vorrebbe andare?


épiphanie è una bambina di otto anni e mezzo (a otto anni e mezzo è fondamentale specificare che sono e mezzo) e anche la sua paura ha otto anni e mezzo.
sono nate insieme épiphanie e la sua paura, una paura enorme e nera e spaventosa, che la segue, letteralmente, come un'ombra. anzi, potremmo tranquillamente dire che ombra e paura sono la stessa cosa, e che épiphanie non ha soltanto paura della sua ombra, più che altro ha paura di tutto e la paura/ombra lo sa benissimo e sa come deve comportarsi ogni volta.
ma prima o poi di questa paura bisogna pur liberarsene, e così épiphanie inizia il suo viaggio in un bosco misterioso, in cui una guida - che ha perso la sua serietà e la sua gravità - galleggiando come un palloncino le indica la strada per lo studio del dottor psyche, il cervellotico specialista che le consiglia una terapia, qualcosa per curarsi perché, è evidente a tutti ormai, la paura di épiphanie è una malattia a tutti gli effetti.
ne la spaventosa paura di épiphanie frayeur il viaggio continua in un tempo e uno spazio irreali come quelli di un sogno, e continuano gli incontri: prima un parrucchiere dall'anatomia bizzarra come un incubo, che tenta di domare i capelli di épiphanie che per colpa della sua costante paura stanno sempre ritti in testa e non hanno alcuna intenzione di farsi domare, poi un donchisciottesco cavaliere errante, senza macchia e senza paura, che salva le fanciulle in ambasce per condurle verso il sole e lontano da ciò che le spaventa, infine un portentoso circo, pieno di ogni sorta di meravigliosa stranezza, con un coraggioso domatore che propone a épiphanie di domare lo strano, terrificante mostro che si porta dietro proprio come se fosse una fiera selvaggia e pericolosa, e una buffa, piccola indovina non troppo brava a scrutare nel futuro...


séverine gauthier, che aveva già sceneggiato l'uomo montagna, scrive una favola per piccoli e grandi, una sorta di alice nel paese delle meraviglie, in cui una bambina compie un viaggio in un mondo incredibile, incontra creature assurde e alla fine impara la più importante delle lezioni: puoi affidarti a chi vuoi, puoi provare a lasciare che siano gli altri a risolvere il tuo problema, ma la paura va affrontata, capita e in qualche modo accettata, non puoi semplicemente sperare che prima o poi sparisca.
clément lefèvre mette su carta questo mondo incredibile con un tratto dolce e rotondo, tingendolo dei colori freddi e cupi della paura e del bosco e di quelli caldi, luminosi e rassicuranti del sole al tramonto, dando ai personaggi aspetti quasi caricaturali e giocando col bianco del foglio, annullando spesso la griglia tipica del fumetto per realizzare pagine quasi da libro illustrato.

come tutti i bei libri per bambini, la spaventosa paura di épiphanie frayeur è capace di colpire anche i più grandi e di farsi leggere a più livelli: un'avventura nel fitto di un bosco misterioso e incantato, o un viaggio fino alle profondità del nostro animo.

lunedì 6 febbraio 2017

l'uomo montagna

non posso portarti con me stavolta, ragazzo mio.
è il mio ultimo viaggio.


è arrivato il momento per il nonno di compiere il suo ultimo viaggio. sulle sue spalle ci sono montagne ormai troppo grandi per essere spostate ancora. il viaggio del nonno non sarà lunghissimo, non può fare tanta strada, ma di certo questo viaggio deve farlo da solo.
per lui è l'ultimo, ma per il suo nipotino, quello che lo riporterà dal nonno, sarà la prima volta che viaggerà da solo.

questa è la premessa al breve, bellissimo, delicato e dolce racconto di séverine gauthier, illustrato da amélie fléchais, l'uomo montagna, il racconto di un viaggio fantastico, a volte difficile, a volte pericoloso, ma che permetterà al piccolo protagonista di conoscere un po' del mondo e un po' di sé stesso.


il bambino, il futuro uomo montagna del titolo, si è messo in cerca del vento più forte, il vento così forte da riuscire a sollevare le montagne che il nonno porta sulle spalle per permettergli di ricominciare a viaggiare. è il primo viaggio tutto suo, eppure durante il tragitto, incontrerà creature gentili che gli sveleranno come, anche con un compagno che condivide un tratto del nostro viaggio, si possa continuare a essere soli, e di come essere soli non sia per forza qualcosa di negativo.

quello di gauthier e fléchais è un mondo in cui tutto è animato e ogni essere vivente può insegnare agli altri qualcosa di importante, e dagli altri può imparare: il grande e possente albero che conosce il significato di appartenenza e casa, i sassi che sanno come godersi al massimo un viaggio bellissimo anche se breve, gli stambecchi che sanno superare le avversità e rendere confortevole anche la più fredda e pericolosa delle montagne, il vento, che scopre per la prima volta di poter fare qualcosa di più che soffiare e piegare gli altri.

nonostante sia un libro per bambini, e nonostante ci si possa limitare - se di limite si vuol parlare - a godere delle ricchissime e dettagliatissime illustrazioni di amélie fléchais, dal tratto originalissimo ed espressivo, arricchito da una colorazione tanto delicata quanto suggestiva, pagine piene di dettagli, curatissime, che illustrano con grande consapevolezza un mondo molto ben articolato, e della storia di séverine gauthier, con la sua aria un po' da vecchia fiaba, l'uomo montagna - come fanno in fondo tutti i bei libri per bambini - nasconde riflessioni importanti su valori fondamentali: affrontare la scomparsa di chi persone a noi care, imparare a vivere soli ma senza rifiutare l'aiuto di nessuno, accettare con gratitudine la buona compagnia senza smettere di impegnarsi con le proprie forze, imparare la bellezza dell'andare e quella del ritornare, conoscere le proprie origini e saper sentire la propria appartenenza non come un mero dato geografico, ma come un legame dell'anima.


amélie fléchais la conoscevo solo di nome e avevo visto qua e là alcuni suoi lavori, e già con quelli mi aveva conquistata (anche se devo ancora recuperare il suo lupetto rosso e il sentiero smarrito), mentre séverine gauthier mi era completamente sconosciuta, ma entrambe hanno dimostrato di essere capaci di dar vita a opere non solo visivamente stupende, di creare mondi suggestivi e fantastici e personaggi indimenticabili, ma anche di saper riempire questo universo a prima vista infantile e delicato, di significati profondi e importanti, come dicevo, di sapere cioè - e credo non ci sia cosa più difficile - scrivere davvero letteratura per l'infanzia, creare storie che sanno parlare con semplicità e dolcezza della vita in tutti i suoi aspetti, senza alcuna insopportabile morale ma anzi con onestà, anche degli argomenti più difficili.

non fatevi ingannare dalle poche pagine di questo libro e concedetegli una possibilità: vi ritroverete incantati a leggerlo e rileggerlo più volte.