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mercoledì 7 agosto 2024

sirene

Mo dheirfiú.
Irlandese.
Mia sorella.
Com’era possibile che avesse sognato in una lingua straniera?
Una lingua che non aveva mai letto, mai sentito?

l'ultima lettura bolognese prima delle ferie e del rientro a casa è stata sirene di emilia hart, autrice di weyward che mi era piaciuto tantissimo. anche questa volta, non è di certo un capolavoro della letteratura ma un romanzo capace di darmi esattamente quello di cui avevo bisogno (e cosa si cerca nei libri se non questo?): sorellanza e solidarietà femminile, resistenza, lotta, scoperta di sé.

come in weyward, anche qui la storia si articola su piani temporali differenti.
2019 - australia: lucy si risveglia in camera di ben, ha le mani strette intorno al suo collo e sta quasi per strangolarlo. è confusa, non ricorda di come è arrivata lì ma ricorda benissimo cosa lui le ha fatto, come ha distrutto la fiducia che lei gli aveva concesso, i suoi sentimenti per lui e, soprattutto, come ha fatto a pezzi la sua reputazione e probabilmente il suo futuro. lucy sa che la sua carriera universitaria, il corso di giornalismo che ha sognato fin da bambina sono gravemente a rischio, sia per quello che ha subito sia per quella reazione incontrollata e totalmente inconsapevole.
in preda al panico e senza che nessuna delle sue amiche - né delle altre persone del campus, tutor e insegnanti compresə - sia dalla sua parte, lucy decide di scappare da sua sorella jess.
sono anni ormai che jess la ignora. il loro rapporto è sempre stato strano: lucy ha sempre adorato sua sorella maggiore, quella donna sempre sicura di sé, libera, indipendente, che è riuscita a fare della sua arte tutta la sua vita e che adesso è una pittrice famosa e apprezzata. ma, allo stesso tempo, è sempre rimasta ferita dal modo in cui jess l'ha tenuta lontana, aumentando sempre di più - e sempre inspiegabilmente - le distanze tra loro due.
adesso, jess abita a comber bay, in una vecchia casa squallida e sporca a strapiombo sul mare. comber bay è tristemente famosa per essere stata teatro di antichi naufragi e, più di recente, di misteriose sparizioni di uomini che, se pure all'apparenza sembravano persone comuni, nascondevano un'indole perversa e criminale.

lucy arriva a casa di jess e però jess non c'è. è sparita, senza portarsi dietro il cellulare e senza la sua auto. e mancano pochissimi giorni all'inaugurazione della sua mostra. ci sono, però, i quadri di jess, dipinti che raccontano una storia particolare: due donne che si tengono per mano davanti a una nave vecchia di due secoli, davanti a un mare in tempesta. lucy non dovrebbe conoscere quella storia eppure l'ha sognata. ha sognato quelle donne e ha sognato il mare ambiguo, che terrorizza e, al contempo, dà rifugio e speranza. lucy, proprio come jess, soffre di una rara malattia alla pelle - l'orticaria acquagenica - una condizione che ha sempre tenuto entrambe le sorelle lontane dall'acqua che per loro è come un veleno, capace di produrre sui loro corpi arrossamenti, lesioni e croste. eppure, lucy è sempre stata attratta inconsciamente dall'acqua e sospetta che anche jess - che ha vissuto in passato episodi di sonnambulismo come quello che hanno portato lucy quasi a strangolare ben - abbia provato lo stesso desiderio. adesso che è lì, nella casa deserta di sua sorella, senza alcun indizio su cosa sia successo a jess e con mille domande a cui dare risposta, lucy inizia a frugare (con un bel carico di sensi di colpa) tra le cose di jess...

ottocento - irlanda: una sfilza di prigioniere colpevoli di reati minori attende di essere imbarcata su una nave diretta in australia, in una colonia per detenute. tra queste, mary ed eliza si tengono per mano in attesa del loro nuovo destino, la polena a forma di sirena che incombe su di loro, il mare fino ad adesso sconosciuto che sembra una minaccia, una distesa infinita di acqua nera che le dividerà per sempre dal loro amato padre, che quando erano bambine ha portato via la loro madre e che minaccia di scorticare la loro pelle che non tollera di essere bagnata. proprio come quella di lucy e jess.
nella stiva della nave, tra lacrime, paura, escrementi e il puzzo delle donne rinchiuse per mesi e mesi, mary ed eliza iniziano a scoprire cambiamenti impossibili nei loro corpi, mentre stringono legami impensabili con le altre prigioniere, donne piegate dalla violenza e dal giudizio degli uomini.
la loro storia si fonde con la storia di comber bay, con le leggende che spaventano lə turistə e chi indaga sulle misteriose sparizioni e, soprattutto, con i sogni di lucy e jess...

anni '80 - australia: una giovane jess ci racconta la sua quotidianità dal suo diario, la vita a comber bay con i suoi genitori, la scoperta della pittura e dell'amore, di quello vero, inventato con goffaggine insieme al suo migliore amico, e quello che di amore non ha nulla, la maschera dietro cui si nasconde un mostro perverso e violento che, nonostante tutto, non riesce a spezzarla, ma che cambia irrimediabilmente la sua vita. e poi il richiamo del mare che arriva nel sonno, insieme ai sogni di due sorelle rinchiuse nel ventre di una nave, il canto delle sirene, la pelle che si ribella all'acqua, la storia misteriosa di una neonata abbandonata in una grotta a strapiombo sulle onde...

emilia hart costruisce la sua storia aggiungendo frammenti, indizi, echi e risonanze, scene che insieme raccontano una lunga, ininterrotta storia che attraversa i secoli e che vede protagoniste donne che non si arrendono alle violenze e ai soprusi, donne che si stringono per mano e che si difendono davanti a chi vuole spezzarle, piegarle, umiliarle, distruggerle. donne bellissime e mostruose e feroci, libere dalle prigioni di bellezza e obbedienza, libere dal silenzio imposto, donne che non intendono più accusare il colpo e tenere lo sguardo fisso in terra.

come era stato per weyward, la lettura di sirene è consolatoria e liberatoria allo stesso tempo, cura e dà forza e speranza. emilia hart racconta l'idea di sorellanza senza inutili retoriche fini a sé stesse e ci dona spazi di immaginazione e di costruzione di nuove realtà che scardinano il sistema patriarcale e oppressivo in cui, da sempre, tutte, in ogni angolo del pianeta, ci ritroviamo a ereditare, vivere, ricordare e soprattutto combattere le stesse ingiustizie.

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venerdì 26 gennaio 2024

le streghe di manningtree

il suo nome di battesimo è anne, ma tutti la chiamano "la beldam west". le si addice, poiché è un appellativo ingombrante e malvagio: sembra il nome di un deserto biblico su cui dio ha fatto cadere una pioggia di meteoriti. beldam. "belle" è una parola francese che significa "bella" (e bella mia madre non è , anche se dicono che un tempo lo sia stata). e "dam" come "damned", "dannata". un concetto che mi guardo bene dallo sceverare.

le streghe di manningtree, romanzo d'esordio di a.k. blakemore, è uno dei libri letti a fine dell'anno scorso insieme alla coven di lettura* dedicata alle streghe, appunto. e forse, tra gli ultimi che abbiamo scelto di leggere, è uno di quelli che mi hanno lasciato il sapore più sciapo in bocca.

la storia si rifà alle reali persecuzioni contro le streghe nell'inghilterra del XVII secolo. per la precisione, siamo nel 1643 quando inizia la vicenda, a manningtree, una piccola cittadina dell'essex da cui la guerra ha portato via tutti gli uomini, lasciando le donne a macerarsi - e a macerare i loro piccoli odi personali, acuiti dalla fame e dai sacrifici che tempi simili impongono - da sole in paese.
le più vecchie, le più povere, quelle non ancora sposate e, in generale, chiunque si faccia notare troppo, diventa facilmente mira della antipatie altrui. e la beldam west è una che si fa notare decisamente troppo e su cui circolano, sottovoce, pettegolezzi circa la sua non proprio integerrima condotta morale.
rebecca, voce narrante della storia, è la sua unica figlia. e, almeno all'inizio del romanzo, prova odio e disprezzo per quella madre così fuori dalle righe. là dove la beldam west si lascia andare all'alcol e alle cattive compagnie, rebecca cerca di essere una ragazza modello: instancabile lavoratrice, modesta, pudica, devota e studiosa (di catechismo, ovviamente, non fatevi strane idee). studiare, soprattutto, è una delle cose che preferisce perché il suo insegnante è lo scrivano john edes, per cui bella nutre un amore puro e innocente.

in poche parole, rebecca è un'insopportabile bacchettona bigotta il cui virginale candore e la convinzione di peccare a ogni respiro che fa risultano stancanti in breve tempo.
ho passato tutta la prima parte del libro a sperare che prima o poi sua madre prendesse il suo posto.
la svolta, tanto nella trama quanto nella noiosissima esistenza di rebecca, arriva insieme a matthew hopkins, l'inquisitore.
e quando arriva l'inquisitore, improvvisamente le donne - soprattutto quelle più povere, vecchie e sole - iniziano a diventare streghe. o a vedere il diavolo nei posti più impensabili, come accade a rebecca, e a convincersi di esserlo.

matthew hopkins è un uomo orribile e odioso, ha una mente perversa e malvagia che riversa quella stessa malvagità su chiunque si posi il suo sguardo. hopkins vede il peccato in tuttə tranne che in sé stesso e - cosa che non ci sorprende affatto - mette subito gli occhi addosso a rebecca e a sua madre, tra le altre. l'evento che scatenerà l'inferno per le donne di manningtree è una strana febbre che coglie un bambino. da questo momento il paese si anima di dicerie su streghe, maledizioni, invidia e sortilegi.
dai primi pettegolezzi alle prigioni fredde e umide il passo è brevissimo.
buona parte del libro è dedicata proprio ai lunghi anni tra le prime accuse fino alla fine del processo a diverse donne, tra cui, ovviamente, ci sono anche rebecca e sua madre.
alla ragazza serve patire sulla propria pelle tutta quella crudeltà, quell'orrore, quell'odio per cominciare a schiarirsi la mente su dio e gli uomini e per cambiare, pian piano e con cautela, idea su sua madre.

quello che mi ha convinta meno di questo libro - che vanta un bello stile di scrittura, soprattutto se vi piacciono i toni un po' barocchi - è proprio la protagonista. sicuramente, rebecca è figlia del suo tempo ed è la più probabile rappresentazione di una giovanissima popolana dell'inghilterra del '600, istruita il minimo indispensabile e cresciuta in un ambiente intriso di puritanesimo.
però - proprio come si diceva nel gruppo - adesso avremmo bisogno di personagge che non siano sempre e solo vittime, anche a costo di essere meno coerenti con il contesto storico (d'altronde, si parla di romanzi, non di saggi), e di una visione dell'essere strega che possa sottolineare il potere, la conoscenza, la forza e l'indipendenza delle donne che hanno sfidato un certo modo di pensare e non quello di chi ha cercato, a tutti i costi, di conformarvisi.
insomma, non è un brutto libro, anzi, è molto appassionante, però sarebbe bello riuscire a leggere qualcosa di diverso (ad esempio, qualcosa di più simile a le streghe in eterno).

* per tutte le info sulla coven vi rimando alla pagina instagram della sua fondatrice.

lunedì 14 agosto 2023

weyward

"mi tennero lì dentro per dieci giorni. dieci giorni e solo il fetore della mia carne a farmi compagnia. neanche un ratto mi degnò della sua presenza. non c'era nulla che potesse attirarlo; non mi avevano portato niente da mangiare, soltanto birra. dei passo. poi il cigolio del metallo mentre il catenaccio veniva rimosso. la luce mi ferì gli occhi. per un attimo gli uomini sulla soglia scintillarono, come se non fossero di questo mondo, come se fossero venuti a portarmi via. gli uomini dell'accusatore. erano venuti per portarmi a processo"

alcune storie sono un rifugio, smettono di essere solo parole e diventano letteralmente un posto in cui poter respirare, pensare, capire, guarire le proprie ferite e prepararsi a cambiare. la storia di altha inizia nella disperazione di una cella, una storia che attraversa secoli e diventa rifugio e salvezza per due delle sue antenate, violent e kate. le vite di queste tre donne si intrecciano e si influenzano rievocando, nel corso del tempo, lo stesso dolore e lo stesso desiderio di libertà.
nel 2019, kate fugge via da londra e da un fidanzato violento e possessivo che la sta distruggendo nel corpo e nell'anima. a legarla a lui ormai c'è solo la paura e il pensiero ossessivo di meritare quel dolore, quell'umiliazione e quell'annientamento per una colpa che kate continua ad attribuirsi da quando era bambina. la sua destinazione è un piccolo cottage di campagna, lontano dalla città e immerso nella natura, quella che kate si è obbligata a tenere fuori dalla sua vita ormai da troppo tempo. il cottage è un lascito della sua prozia violet, per lei praticamente un'estranea che però, adesso, è diventata la sua salvatrice.

nel 1942 violet ha sedici anni e un amore sconfinato per gli alberi, gli insetti, la natura in ogni suo aspetto e forma, un amore che nessun altro ha né comprende, un amore che - violet lo sa - la lega al suo passato e alle sue origini. sogna di diventare una biologa o un'entomologa, vorrebbe studiare ma questo è permesso solo a suo fratello graham. sua madre è morta quando lei era troppo piccola per poterne conservare il ricordo e tutta la sua esistenza è trascorsa all'ombra di suo padre, un uomo insensibile e crudele che vorrebbe ridurla a una bambola ben educata a suo servizio, un dono da offrire a un altro uomo quando sarà il momento opportuno. mentre prova a scoprire qualcosa di più su sua madre e sul nome wayward, violet porterà alla luce un passato molto più tragico e doloroso di quanto avrebbe mai immaginato.

nel 1619, altha viene accusata di stregoneria e dell'omicidio di un fattore, marito quella che un tempo fu la sua migliore amica, grace. imprigionata e processata come strega, nei suoi giorni di terrore e vuoto, altha riporta alla mente i ricordi di sua madre, i suoi insegnamenti, il legame con la natura e la capacità di curare, e i ricordi di grace, l'affetto che le legava e che è scomparso per colpa dell'odio che gli uomini hanno seminato tra le donne per spezzare i loro legami e indebolire la loro forza.
uomini crudeli, violenti, uomini che picchiano e umiliano, uomini che stupr*no, uomini che conoscono solo il desiderio di possedere e piegare donne più forti di loro. la loro presenza è il leit motif che accompagna le storie di altha, violet e kate, tutte e tre a un passo dall'annientamento, tutte e tre capaci di risollevarsi e di lottare grazie ai legami con la natura e con le loro antenate, madri vicine e lontane, sorelle, amiche, zie, donne che, raccontandosi storie e tramandandosi conoscenza e saggezza, intessono l'una la salvezza dell'altra.

weyward è un libro che ti costringe a leggere una pagina dopo l'altra, che ti trascina dentro le storie e le vite delle tre protagoniste, facendoti sentire le loro emozioni - dolore, sorpresa, desiderio di rivalsa e di libertà - con una forza che a volte toglie il fiato.
il linguaggio è semplice e diretto, mai banale anche quando non riesce a farsi poesia, a concedersi un momento per assaporare le parole, non è mai troppo ricercato ma riesce comunque ad arrivare con forza fin dentro le ossa. sono parole che trasmettono l'urgenza di raccontare una storia che si riverbera nel tempo, quella delle donne weyward, ma anche quella di tutte le donne che hanno lottato e sofferto per trovare sé stesse così che possa essere faro e guida per le donne che lottano e cercano ancora.

post pubblicato in origine su instagram.

mercoledì 10 marzo 2021

piranesi

«adesso dimmi. che cosa ricordi?»
«che cosa ricordo?» ho domandato, confuso.
«sì».
«come domanda manca di specificità», ho commentato.
«ciononostante» ha detto, «cerca di rispondere».
«be'» ho cominciato, «suppongo che la risposta sia ogni cosa. io ricordo ogni cosa».

la casa è il mondo e il mondo è tutto nella casa. i saloni inferiori sono invasi dal mare e quelli superiori imbottiti di nuvole, tutti sono meravigliosamente adornati di statue, migliaia di statue. e uccelli e pesci, coralli, alghe, frutti di mare. nella casa riposano le ossa di tredici persone, tra i suoi saloni si muovono solo piranesi e l'altro.
tutte le memorie della casa sono affidate ai diari di piranesi, l'uomo che ha sempre vissuto qui, l'amato figlio della casa. piranesi ricorda tutti i saloni visitati, tutte le statue incontrate, conosce i ritmi delle maree, sa prevedere le inondazioni, parla con gli uccelli, incontra due volte a settimane l'altro per discutere insieme di come riuscire a raggiungere la conoscenza e soprattutto segna meticolosamente nei suoi diari tutto quello che succede.
piranesi ama la casa e sa che la casa ama lui, che lo protegge e gli fornisce quello che gli serve per vivere, è felice di poter ammirare la sua bellezza e godere della sua benevolenza ed è grato che l'altro, l'unico essere umano oltre lui, sia suo amico.
ma qualcosa nel meccanismo perfetto della realtà di piranesi, sembra essersi inceppato: i suoi ricordi e i suoi diari sembrano non combaciare, le parole dell'altro iniziano a confonderlo e per di più una misteriosa e pericolosa sedicesima persona sembra stia per far visita alla casa...

qualsiasi altra cosa vogliate scoprire su questo libro, cercatela tra le sue pagine, perché la bellezza - enorme! - di piranesi è soprattutto nel modo in cui susanna clarke ha deciso di svelare i misteri della casa e dei suoi abitanti. all'inizio non si può che avvertire una sensazione di stordimento e disorientamento, le domande si rincorrono velocissime, bisogna fare dei momenti di pausa per assimilare tutto e cercare di ambientarsi il minimo indispensabile nei saloni della casa, tutto sembra un sogno, anzi un incubo inquietante, un mondo labirintico e solitario che nasconde una realtà incomprensibile e sfuggente, spaventosa come un'ombra percepibile appena al bordo del nostro campo visivo, pronta a sparire appena proviamo a metterla a fuoco.
lentamente piranesi comincia a sbrogliare la matassa di misteri, ancora più intricata e labirintica dei saloni della sua casa trovando, a ogni risposta, nuove domande.

di piranesi ho letto un'infinità di lodi e avevo aspettative altissime, eppure sapevo che cercare di scoprirne di più sarebbe significato rovinarmi la lettura, quindi ho iniziato a leggere senza sapere nulla di più (anzi, qualcosa in meno!) di quanto vi ho detto e ha funzionato: non sono riuscita a chiudere il libro fino a che non sono arrivata all'ultima pagina, mi sono lasciata incantare da una narrazione praticamente perfetta, da un intreccio magistrale e da un personaggio e un mondo che non credo dimenticherò facilmente.
se è ancora presto per decidere quale sarà il libro più bello di quest'anno, piranesi sicuramente ha il suo posto prenotato sul podio.

ps: devo fare un appunto però, anche se - per un sacco di motivi, ma diciamo principalmente per non fare spoiler - sarò molto vaga e l'appunto potrà essere capito solo da chi ha letto il libro: va bene che è un fantasy, va bene la sospensione dell'incredulità, però aca.b

martedì 5 gennaio 2021

il viaggio di halla

si potrebbe verificare che a nessuna principessa sia mai stato chiesto se voleva essere salvata e portata via da un massacratore di draghi, verso un destino (senza dubbio) peggiore della morte.

c'era una volta un re, e insieme al re c'erano una regina e una piccola principessa.
la principessa, come tutte le principesse, avrebbe aspettato di raggiungere l'età da marito e poi avrebbe sposato un principe e sarebbero vissuti insieme per sempre felici e contenti.
e la storia sarebbe finita così.
però, alla prematura morte della regina, il re decide di risposarsi, e - da brava matrigna cattiva - la nuova consorte decide che la principessina deve sparire.
il re, a cui della figlia importa in fondo poco, accontenta la nuova regina e decide di sbarazzarsi della piccola.
venendo a conoscenza delle intenzioni del poco amorevole regale genitore, la balia, esperta di magia e capace di trasformarsi in un'orsa, decide di portare via la piccola dal castello, e di crescerla tra gli orsi, lontana dalla crudeltà degli umani.
comincia così il viaggio di halla, scritto da naomi mitchison, pubblicato per la prima volta nel 1952 e giunto in italia solo da qualche mese, una storia che non dimostra affatto i suoi quasi settant'anni, capace di affascinare come una fiaba antica ma di stupire per la sua modernità nello stravolgere i topoi del genere, sovvertendo i più classici luoghi comuni e il rassicurante buon senso.
all'arrivo del primo inverno gli orsi capiscono che halla non può sopravvivere al letargo, così come loro non possono rinunciarvi, per questo viene affidata ai draghi, cresce con loro e diventa una di loro: immune al fuoco, affascinata dai tesori, piena di odio e disprezzo per gli eroi, stupidi e crudeli, che senza alcuna ragione uccidono i draghi e sperperano le loro ricchezze.
il giorno in cui, proprio per colpa degli eroi, halla perde la sua famiglia di draghi, viene posta da odino in persona davanti a una scelta: continuare a vivere come un drago, accumulando tesori al buio di una caverna, o viaggiare, per scoprire il mondo e se stessa.

viaggia leggera.
questo è il consiglio di odino a halla.
sicuramente viaggiava leggera naomi mitchison che settant'anni fa, ben prima del femminismo 2.0, prima dei movimenti degli anni '70 e '80, prima che l'ecologismo divenisse una moda, faceva nascere dalla sua penna una bambina che se si era alleggerita da qualcosa, quel qualcosa erano le imposizioni sociali che avrebbero deciso per lei - in quanto femmina e in quanto nobile - cosa avrebbe dovuto fare della sua vita, come avrebbe dovuto agire, come pensare, cosa desiderare.
libera e selvaggia come un'orsa, potente come un drago, halla scardina con poche, semplici parole concetti che sembrerebbero inscalfibili: così eroi e mostri invertono i loro ruoli, crudeli e insensati i primi, vittime innocenti i secondi; così gli esseri umani si mostrano come sovvertitori dell'ordine naturale delle cose, prepotenti verso chiunque altro, pensano di fare giustizia uccidendo chi mangia le loro pecore (non lo fanno forse anche loro?); così la nobiltà di un re svanisce davanti all'idea di lasciare morire una bambina e un'umile balia rischia tutto per salvarla.
i principi e gli eroi credono che le principesse non desiderino che essere salvate e diventare loro spose, ma se invece preferissero persino la morte? più volte mitchison allude alle violenze e ai soprusi che le donne - ricche o povere, nobili o umili che siano - subiscono per mano degli uomini, senza distinzioni tra principi e predoni. e che differenza c'è tra una prigioniera di guerra, data in sposa a uno dei nemici, e una principessa costretta a passare la vita con qualcuno solo perché ha ucciso un drago?
halla stessa, cresciuta come orsa e come drago, lontana dai racconti di romantici incontri e matrimoni eterni, sceglie per sé un destino diverso, perché una ragazza può decidere di viaggiare per il mondo, conoscere gli altri, capire se stessa ed essere libera di diventare quello che vuole.

lunedì 18 luglio 2016

commenti randomici a letture randomiche (17)

fa così caldo che il post randomico questa volta si limita a due soli libri, i fumetti rimarranno a decantare sulla scrivania ancora un pochino.

uno dei libri che più ero impaziente di leggere mi ha lasciato dentro come un macigno.
è ruggine, racconta la storia di una vecchietta e del suo gatto ferro. ruggine è il soprannome della vecchia signora, gina, così attaccata alla sua bestiola come la ruggine al ferro.
le premesse erano buone, e di certo non posso dire che sia un brutto libro, o che sia scritto male, anzi.
ma la storia è così triste, così penosa da farti stare male.
non serve molto per rendersi conto di cosa siamo diventati, basta guardare le notizie: mariti, fidanzati, ex fidanzati uccidono le mogli, fidanzate, ex fidanzate, o le costringono a vivere vite orribili, ragazzine stuprate e poi accusate di essersela cercata (questa cosa mi fa così incazzare che aprirei volentieri un ombrello nel culo di chiunque lo dice, giusto per fargli capire cosa vuol dire, per poi dirgli eh, ma te la sei cercata), ragazzini che per passare il tempo uccidono povere bestie e mettono i video su internet, razzismo in ogni dove, l'odio per chiunque sia diverso, i pregiudizi verso i gay, la glorificazione dei propri reati e l'esaltazione della meschinità.
ora, non so voi, ma quando leggo un libro cerco di scappare a tutto questo. voglio, anche solo per poche ore, anche solo tra le pagine, un mondo diverso. un posto in cui la gentilezza, l'onestà, il rispetto, la giustizia, il riscatto esistono. ruggine non è uno di questi libri. è reale, crudo, vero, eppure fin troppo pessimista, fin troppo disperato. è tremendo.
gina è una vittima, ha sofferto dolori così atroci da non poterli neppure nominare, è sola, e odiata in quanto vittima, in quanto anziana, in quando diversa, in quanto donna. è considerata una vecchia strega.
mi ha fatto male leggere questo libro, assistere impotente alla sua storia.
non è brutto questo libro, no, ma decisamente non fa per me. mi metterà tristezza anche solo vederne la copertina da adesso in poi, mi aspettavo qualcosa di meno pesante, forse a tratti un po' comico, un po' sulla scia de la fantastica storia dell'ottantunenne investito dal camioncino del latte. e invece niente, il mio intuito ha toppato alla stragrande.

un libro che invece mi è piaciuto parecchio, e che ho preso a scatola chiusa, è purgatorio di tomás eloy martínez, che ho letto un sacco di tempo fa, e del quale, per un motivo o per un altro, non ero ancora riuscita a scrivere nulla qui.
simón cardoso era morto da trent'anni quando emilia dupuy, sua moglie, lo incontrò all'ora di pranzo nella saletta di trudy tuesday.
quando un libro comincia così, tu cosa puoi fare? niente, devi continuare a leggerlo, fino alla fine.
e così si comincia a scoprire la storia di emilia e della sua famiglia: lei così pura, ingenua, innamorata di simón, protetta - suo malgrado - dal suo nome, lei piena di speranza per il futuro, lei così fuori dai luoghi comuni che la vogliono casalinga, moglie e madre, lei con il suo lavoro, lo stesso di simón. e dietro di lei il padre, il signor dupuy, alleato di un regime oppressivo, padre freddo e lontano che guarda la figlia dall'alto, giudicandola senza mai provare a capirla, senza mai mettersi nei suoi panni, lui che gli unici panni che sa indossare sono quelli dei vincitori, dei prepotenti.
la storia di emilia, dalla breve felicità del matrimonio alla lunga sofferenza per quel marito sparito, desaparecido, dopo un interrogatorio e mai più tornato, quel marito che tanti hanno visto morto e che però lei sa essere vivo, quel marito per cui, per trent'anni, ha mantenuto la speranza, la certezza, di ritrovare. e che infatti ritrova, per caso, in un ristorante.
da quel momento, avanti e indietro tra i ricordi del passato, tra i momenti felici con il marito e quelli amari trascorsi in seno alla famiglia, con un padre violento e opportunista, una madre infelice e malata e una sorella incapace di guardare oltre la punta del proprio naso, la storia di emilia prende pian piano forma. martínez non ci restituisce solo il ritratto di una donna, ma, attraverso di lei, quello di un'argentina piagata e distrutta da una dittatura feroce, dal tremendo fenomeno dei desaparecidos.
un romanzo potente, forte, lirico e bellissimo.

martedì 14 giugno 2016

sesso, amore e croccantini

ci sono volte in cui uno fa qualcosa di sbagliato e invece pensa di agire per il meglio. e poi impara a sue spese che non tutto va valutato con il proprio metro di giudizio.
è questa la situazione in cui si trova la protagonista e narratrice di sesso, amore e croccantini (scritto da flavia borelli e edito da fazi editore), la storia catastrofica, comica, e a dirla tutta un po' romantica, di una donna che pensava che sterilizzare i gatti fosse una cosa crudele.


cosa fai quando non ne puoi più dell'imperituro calore della tua gatta, una bella panterina affusolata e bisognosa di amorose attenzioni? ti fai dare in comodato d'uso un bel micione di campagna, un maschione in grado di placare le voglie della micia e il suo desiderio di maternità.
così la padrona (che brutta parola!) di micioara, una donna di mezz'età, la tipica zitellona con gatta che ha rinunciato a cercare l'amore, si fa portare a casa giuda, un gattone imponente e focoso per far compiere il miracolo e regalare alla sua gatta una nidiata di gattini.

ai due basta però un solo giorno per divorare tonnellate di croccantini, far impazzire mezzo palazzo tra urla e rumore di cocci rotti e riempire la casa della suddetta signora del particolare e non esattamente gradevole odore di pipì in ogni dove.

se due gatti impazziti e assatanati non bastano a far crollare i nervi dell'abitante umana di casa, sono pronti a collaborare: la madre della suddetta, con le sue odiose telefonate in cui non manca di sottolineare il suo disaccordo circa la coabitazione tra figlia e gatti, i vicini stanchi dei rumori da terza guerra mondiale e gli amici, che tra una telefonata e l'altra, sono giunti a teorizzare che se giuda riuscisse davvero a far rimanere incinta micioara, il triste incantesimo anti-uomo che grava sulla padrona (che brutta parola!) della micia si spezzerebbe finalmente...
sarà, ma arrivati a sera, l'unica cosa che si è ricavato dalla giornata è: una casa distrutta e puzzolente come una cloaca, il rischio di farsi denunciare dai vicini e il colpo di fulmine per un micione che, dopo tutte le sue prodezze erotiche, si è messo a sonnecchiare sul letto che fino ad adesso era stato diviso solo da micioara e dalla sua padrona umana.

almeno fino a che qualcuno non suona il campanello...
vuoi vedere che alla fine gli amici c'avevano preso? vuoi vedere che giuda è riuscito a compiere più di un miracolo?

narrato in prima persona in un ininterrotto flusso di pensieri, dialoghi, parolacce, disperazione alla vista degli spruzzi di pipì ovunque, ricordi di momenti passati, felici e no, in questo romanzo rocambolesco, divertente e pieno di parolacce e d'amore (quello per i gatti oltre che quello tra gatti!) si ride tanto, si fa il tifo per micioara, per la sua a volte insopportabile padrona, per il buon giuda e sopratutto si spera che alla fine l'umana abitante di casa si renda conto che in fondo, per i gatti, il sesso è molto meno divertente che per gli uomini.

insomma, se vi piacciono i gatti, leggete questo libro (spoiler! evidenziare per leggere: sì, alla fine micioara, giuda e il piccolo frutto del loro amore vengono sterilizzati. io ero così nervosa per questa idiozia che è contro natura sterilizzare i gatti, stavo per abbandonare il libro. ho continuato a leggere solo dopo essermi spoilerata il finale.), e sopratutto ricordatevi che i gatti domestici - e quelli di colonia se ne gestite una - vanno sterilizzati, tutti, maschi e femmine, per evitargli inutili sofferenze, malattie, tumori e per evitare a voi di vivere in una casa aromatizzata alla pipì di gatto, che è una delle cose più puzzolenti del mondo.
e per evitare a intere cucciolate di nascere in strada per morire sotto una macchina, per il poco cibo, uccise da qualche gatto maschio desideroso di attenzioni, avvelenate eccetera eccetera.
se desiderate un cucciolo, adottate uno dei tanti che si trovano per strada, nei rifugi, tra le mani dei volontari stanchi delle mille emergenze: farete un regalo a loro, evitandogli di morire in un box di un gattile o sotto le ruote di una macchina, e sopratutto lo farete a voi stessi.

è scientificamente provato che vivere con un gatto rende le giornate più divertenti e coccolose. ecco sua maestà camilla intenta a darvi una dimostrazione.

e, visto che siamo in tema animaletti, vi invito a partecipare, fino al 18 giugno, all'evento unanuvola per occhi randagi, che ci sta permettendo di dare un piccolo aiuto a delle meravigliose ragazze che si dedicano con amore assoluto a un sacco di pelosetti in difficoltà!

venerdì 6 giugno 2014

stoner

ho comprato stoner a dicembre e l'ho letto pochi giorni fa. l'ho lasciato sullo scaffale per mesi, guardandolo con timore. dopo anni di recensioni entusiastiche e commenti positivissimi, avevo seriamente paura di leggerlo. in fondo, sapevo che stoner è un romanzo che parla della vita comune di un uomo comune. avevo paura che non mi sarebbe piaciuto come agli altri perché non sarei riuscita a capire cosa ci fosse di tanto meraviglioso in una cosa del genere.
insomma, poi il coraggio di leggerlo l'ho trovato.
e posso dire che stoner è davvero la meraviglia di cui tutti parlano. ed è una cosa incredibile. la storia banalissima di un uomo banalissimo, niente di più che un normale professore universitario, appassionante come poca roba sia mai stata scritta. che poi non è neanche che la vita del povero william stoner sia resa qualcosa di diverso da quella che è. forse, semplicemente, qualsiasi storia, anche la meno interessante, se raccontata bene diventa qualcosa.

seguiamo la storia di william stoner fin dalla sua infanzia, trascorsa senza meriti particolari né nulla di cui vergognarsi nella fattoria di famiglia. è un bambino di poche parole e pretese, lavora, va a scuola, fa i compiti e tira avanti. fino a che qualcuno non consiglia ai suoi genitori di mandarlo all'università, ad agraria, perché di certo imparerà qualcosa di utile per tirare fuori dalla vecchia testarda terra degli stoner qualcosa in più di quanto non riesca a fare il lavoro di suo padre. eppure, arrivato all'università, il giovane stoner ci metterà poco a capire che la terra non fa per lui, innamorandosi perdutamente della letteratura, deciderà di continuare a studiare anche dopo i quattro anni previsti, deludendo i suoi genitori ma per la prima volta (e forse per l'unica) imponendo un suo desiderio al fiume in piena degli eventi che sembra trascinarlo via con sé.
stoner ci metterà poco a emergere come giovane professore, ma la sua vita sociale sarà sempre circoscritta a pochissimi intimi. si sposa presto, all'arrivo del primo sconcertante amore, quello per edith, bellissima, che accetta di diventare sua moglie pur non amandolo, e nonostante la promessa fatta, non cercherà mai di essere una buona moglie.
mentre lentamente stoner colleziona i suoi piccoli successi all'università, edith si impegna a rovinare la sua vita privata, persino dopo la nascita di grace, la loro unica figlia, che verrà così tanto vessata dall'atteggiamento materno, da rovinare presto la sua vita con un matrimonio sbagliato tanto quanto quello che l'ha generata.
il personaggio di edith è per quanto mi riguarda meritevole di un horror psicologico. è assolutamente pazza, fa tutto quello che fa esclusivamente per rovinare la vita di suo marito, arrivando persino a distruggere psicologicamente sua figlia.
i libri e lo studio saranno per stoner l'unica gioia effettiva, mentre edith si rivela un errore fin dalla prima notte di nozze, grace viene brutalmente allontanata dal padre, e l'unico amore che riesce a sfiorare per un po' gli viene ingiustamente sottratto dalla meschinità del perbenismo dell'ambiente universitario, anche se bisogna pur dire che stoner non prova neanche a sacrificare la sua triste stabilità nel tentativo di perdere la donna che ama.

mentre la storia del mondo impazza tra guerre mondiali, crisi economiche e rivoluzioni, stoner continua le sue lezioni segnate da qualche scaramuccia dalla quale non si fa piegare, dai suoi studenti che anno dopo anno gli passano sotto gli occhi ed entrano ed escono dalla memoria. il mondo si stravolge e lui rimane a sguazzare nel campus, tra la meschina cattiveria di edith e la mediocre stabilità della sua carriera universitaria, minata da ingiuste e miserabili vessazioni. giunto quasi al termine dell'insegnamento, alle soglie della pensione, stoner scopre di avere un tumore, che in pochi giorni dal ritiro dalle aule del campus lo farà spegnere, solo, con un libro tra le mani, il suo libro che ora non gli apparteneva più, tra la tristezza di chi muore solo in silenzio e la meraviglia di un uomo che per tutta la vita ha goduto, fino all'ultimo, della gioia immensa dello studio e dell'apprendimento.

questo è più meno quello che mi è piaciuto da morire di stoner: nonostante tutto quello che accade nel mondo intero e nella sua stessa casa, nonostante la sua carriera, william stoner rimane sempre, costantemente sé stesso, a vent'anni come a cinquanta è un uomo innamorato della letteratura, dei libri, della sensazione che si avverte quando ci si immerge da soli per la prima volta tra delle pagine scritte e se ne trae qualcosa che ci arricchisce, ci sorprende, ci completa per un attimo per poi di nuovo spingerci alla ricerca di altro.
ci sono frasi, sparse per il libro, che arrivano al cervello come proiettili. forse è anche per le meravigliose considerazioni con cui william stoner condisce la sua esistenza che mi è piaciuto un sacco. per qualcuno stoner è un anti-eroe, per me la particella anti non ha alcun significato. stoner è l'eroe del suo mondo e questo basta a giustificare e a sopportare tutto.

insomma, magari questa recensione fa schifo. ma leggete stoner. è un capolavoro.

venerdì 8 giugno 2012

sono solo un gatto, il meraviglioso mago di oz, love button 2


eccomi qui! sono tornata con un po' di roba nuova di cui parlarvi!

ieri mi è arrivato il primo dei quattro libri che ho vinto a marzo in un gioco organizzato da 10 righe dai libri: sono solo un gatto di helda siersch, un bel racconto di quelli che si leggono tutti d'un fiato e che infatti l'ho finito questa notte stessa. la storia è raccontata da ulisse, un gatto rosso protagonista della vicenda ed eroe per caso. adottato da milly, la sua bella rossa la chiama, una costumista che vive a roma, quando era appena un micino di pochi giorni, ulisse impara ad essere un gatto di casa e a convivere con la sua padrona poco per volta, raccontandoci delle strane fissazioni di milly, come quella storia inspiegabile che non si graffiano le poltrone o che non si portano le prede uccise in casa, con un umorismo sottile e un'ironia che non manca mai di rubare un mezzo sorriso. egocentrico e assoluto come solo i gatti sanno essere, ulisse fa amicizia con il cane di boris, il vicino incomprensibilmente piace tanto a milly, e, nelle sue fughe notturne, con i gatti di ponte milvio. tra i randagi di roma c'è grossa agitazione perché gli umani vogliono chiudere il mercato del pesce e se così fosse i gatti di strada rimarrebbero senza il loro abituale banchetto notturno tra i rifiuti del mercato. indovinate chi, senza quasi volerlo, riuscirà a risolvere il problema dei mici di ponte milvio?
sono solo un gatto è un racconto semplice e senza nessuna pretesa. niente spocchioserie da "io sì che capisco gli animali" come solo una donna che davvero li ama saprebbe fare. attraverso le parole di ulisse, senza retorica inutile né morale da due soldi, il pensiero va ai randagini di tutte le città. brutti e mal nutriti, spesso costretti a vivere per strada senza dei rifugi dove poter stare sicuri di non finire spiaccicati sotto le macchine, senza nessun controllo sulle nascite e spesso senza nessuno che si occupi neanche di lasciargli un po' di cibo, eppure sempre orgogliosi e maestosi come solo i gatti sanno essere. un libro di certo non eccelso, scritto in modo un po' banale, dove il protagonista la fa da padrone e tutti gli altri personaggi sono soltanto i satelliti che gli ruotano attorno per dare un po' di senso alla storia, ma che non potrà non piacere agli amanti degli animali, e sopratutto dei gatti (beh, anche dei cani... leggere per capire!). personalmente mi sentirei di consigliarlo sopratutto ai lettori più giovani, penso che il rispetto per gli animali vada appreso e compreso prima possibile, e non riesco a immaginare nessun ragazzino di dieci anni che non guarderebbe i gatti di strada con più rispetto e ammirazione dopo questa lettura.
se si è beccato soltanto tre stelline su anobii è esclusivamente per il modo un po' troppo semplice in cui è scritto. per la storia, e per la simpatia di ulisse, ne avrebbe prese cinque!
compralo su amazon!!!

il giorno prima invece, nel mio riuscitissimo giro di shopping, in mezzo ai miei acquisti squisitamente femminili e frivoli (una borsa e una palette di ombretti della sleek, la snapshot per chi dovesse interessarsi anche di make up, l'ultima palettina rimasta da sephora! che c... fortuna!) sono finiti anche love button 2 e il meraviglioso mago di oz! ♥
cominciamo dal secondo. il fumettaro mi ha detto che è già un po' meno facile da reperire... ma dico, è uscito da pochissimo! poi ci si lamenta che certa roba rimane di nicchia. se ne stampate 20 copie, quanta gente volete che lo legga? in ogni caso, 22 euro (eh sì, mi ha fatto lo sconto...) spesi benissimo. un'edizione molto molto moooolto bella e curata che sinceramente non mi sarei aspettata da panini. o magari fanno brutti solo i manga? è un bel cartonato pesante, con le pagine a colori patinate e una stampa assolutamente ottima. il fumetto segue per filo e per segno la storia originale di baum, senza aggiungere né togliere niente... almeno per quello che io ricordo del libro! correggetemi se sbaglio! in ogni caso, l'adattamento è tanto ben realizzato che la storia si segue anche se non si conosce il libro. anzi, forse anche meglio. ma non mi aspettavo nulla di meno. fantastici i disegni di young, pupazzosissimi ed espressivi, i personaggi sono molto ben caratterizzati dal punto di vista grafico, bellissimi i paesaggi e le architettura e tutto il resto. la colorazione digitale non è per nulla pesante come spesso fanno gli americani, anzi fa molto colorazione manuale e mi piace tanto tanto!
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e dulcis in fundo love button 2! posso essere sincera? mi sono fregata da sola! cioè, ero sicura di aver letto in scansione soltanto il primo volume, invece più o meno ricordavo anche questo, e plausibilmente anche il prossimo! ma che scema che sono!!! in ogni caso, occhio agli spoiler!
proprio mentre i nostri due piccioncini stanno finalmente per cominciare a godersi un po' di pace e felicità, arriva quella stronza della sorella di nina che tenta di farsi il di lei ragazzo, senza che però lui ceda alla di lei sorella.
in tutto questo la nostra lei continua a essere incredibilmente tonta e a non rendersi conto né di quanto sia vipera la sorella, né delle cacchiate che si trova a fare e che fanno imbestialire koga. comincia però a imparanoiarsi e a fare la cazzata che devasterà il rapporto tra i due nel prossimo numero, quando la cara mammina le annuncia di averle preso un professore privato e che costui è niente pocodimenoché l'ex vicino di casa e prima cotta. convinta che koga si sarebbe incacchiato nero non gli dice nulla, lui prima si incacchia, poi si rende conto che lei è idiota completa e si fa una grassa risata. il professorino invece, che li becca a tubare, mi sa che riderà meno e farà meno ridere anche la nostra fanciullina. insomma prevedo lacrime e sangue. ma non ce la faccio ad aspettare ancora!