mercoledì 25 settembre 2019

ramo

non fraintendete. non è me che sta piangendo. non sono io che le manco.
per lei non sono altro che una comparsa fastidiosa.
una comparsa che le ha distrutto la vita.
perché sono responsabile della morte della persona che lei amava.

è almeno dagli anni '90 (ve lo ricordate casper?) che abbiamo smesso di aver paura dei fantasmi, anzi abbiamo imparato a vederli come figure romantiche e malinconiche, sospese in un limbo tra la vita e la morte, legate a un mondo che ormai non gli appartiene più per il rimorso di non aver fatto in tempo a concludere qualcosa di fondamentale: un sogno mai realizzato, un progetto non portato a termine o semplicemente un sentimento non confessato.
ed è proprio sui sentimenti che silvia vanni articola la sua storia, che è in realtà quella di ramo, il fantasma di un ragazzo che fino a pochi giorni prima si chiamava omar e suonava il pianoforte in una piccola, elegante sala da té.
ancora presente nel mondo ma invisibile a tutti, desideroso di rimediare ai suoi errori ma incapace di interagire con i vivi, ramo racconta a noi la sua storia: la ragazza che piange, distrutta dal lutto si chiama altea ed è la ragazza di cui è innamorato, ma quelle lacrime non sono per ramo, ma per il suo ragazzo, della cui morte ramo si dice colpevole.

bisogna ammettere che l'inizio è spiazzante: non sappiamo esattamente cosa sia successo, ci ritroviamo catapultati nella vita di altea, nella casa che divideva col suo ragazzo, tra gli scatoloni con gli oggetti che la famiglia di lui ha chiesto indietro come ricordo, bloccata dal dolore, spaesata, disorientata, confusa ma costretta a reagire al più presto per trovare un lavoro e un appartamento più adatto a lei, con l'unica compagnia di rugola, una gattona soffice e coccolosa che non solo fa di tutto per tirarla su di morale, ma è anche l'unica che riesce a vedere ramo.


ramo trascorre le giornate al suo fianco, invisibile ma premuroso, dolce, attento, e nel frattempo ci racconta - attraverso una serie di flashback - di come lui e altea si sono incontrati, di come si è innamorato di lei e del modo in cui quella che poteva essere la trama perfetta per una commedia d'amore da guardare rigorosamente in tv, in pigiama e sparandosi un'intera vaschetta di gelato al cioccolato e panna (bridget jones insegna), si è trasformata in una tragedia.

ovviamente non intendo spoilerarvi nulla di questa storia, state tranquilli, anche perché merita di essere assaporata e compresa pagina dopo pagina.

speravo da anni in una collaborazione tra bao publishing e silvia vanni, che seguo da tantissimo tempo e di cui ho sempre adorato lo stile di disegno morbido e dolcissimo, ed ero sicura che insieme avrebbero dato vita a una storia bellissima e indimenticabile, e manco a dirlo le mie speranze erano ben riposte (chiedo perdono per la mia mancanza di modestia, ma bisogna ammettere che ci prendo quasi sempre).
ramo è esattamente un racconto bellissimo e indimenticabile in cui silvia vanni ha saputo toccare con  leggerezza (quella di cui parlava calvino, che nulla ha a che vedere con la superficialità) temi importanti, delicati e difficili, primo fra tutti l'elaborazione del lutto.


dicevo che non volevo spoilerarvi nulla ma ci tengo a dirvi di non spaventarvi se quello che ho scritto vi ha fatto credere che questo sia un libro triste e disperato, nulla di più falso! c'è un messaggio fondamentale in questa storia, non una morale (grazie al cielo) ma una spinta verso la speranza: il dolore non si può ingannare, aggirare, ignorare, la sofferenza è inevitabile e nulla può ridarci quello che abbiamo perso ma c'è un tempo per piangere e uno per reagire, un tempo per riconoscere i propri errori e uno per porvi rimedio.
grazie silvia per averci raccontato questa storia

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