venerdì 26 maggio 2017

stranger things

sto piano piano cominciando a smettere di sentirmi fuori dal mondo, ho recuperato tutte le prime sei stagioni del trono di spade (alle prime ammazzatine chiudevo gli occhi dietro il primo peluche che beccavo in giro, dopo un po' ho cominciato a non battere ciglio) e mentre impreco nell'attesa della settima stagione, mi sono finalmente convinta a fare l'abbonamento a netflix e vedere finalmente stranger things.
insomma, sto sempre più scivolando in un universo in cui il problema di non avere una vita sociale diventa facilmente risolvibile e non credo di volerne uscire troppo presto.
e ok, so di avere milioni di libri e fumetti di cui parlarvi, ma volevo per forza scrivere due parole su questa serie perché - scusate tutto l'entusiasmo, ma è la prima volta che guardo qualcosa che viene etichettato come horror, anche se so che è taaanto blando, ma a me è bastato, grazie - mi è piaciuta da matti e mi ha lasciata tutta fangirlante ed emozionata e desiderosa di vedere subito il seguito, di comprarmi una maglietta con il logo sopra e di scriverne qui, spalando valanghe di esaltazione.


ok. penso che tutto il mondo abbia detto e ripetuto milioni di volte che buona parte del successo di questa serie sia dovuto all'effetto nostalgia per via dei tantissimi riferimenti ai film e alla cultura nerd degli anni '80, quindi non lo ripeterò.
ma non credo che il punto sia solo quello. i miei ricordi partono più o meno dagli anni '90 (oh, come mi sento giovane adesso!) e non ho mai giocato una partita di dungeons and dragons (oh, come mi sento poco nerd adesso!), e non ho mai visto nemmeno tutti i film che vengono citati in tutti gli articoli su stranger things (oh, mi sento proprio una persona orribile adesso!), eppure giuro che mi sono divertita da morire lo stesso, perché i riferimenti agli anni '80 ci sono, ovvio, ma sono rivisitati in un'ottica  molto moderna, il che significa sopratutto niente filler e niente tempi morti, niente di quella lentezza tipica della roba anni '80 che a me fa diventare pazza.

stranger things vince sopratutto per l'estrema semplicità della storia e dell'ambientazione: in una piccola cittadina americana (quelle in cui tutti conoscono tutti e tutti si fanno gli affari di tutti), hawkins, un ragazzino di dodici anni, will, sparisce in circostanze misteriose.
contemporaneamente, in circostanze altrettanto misteriose, compare undici, una ragazzina dal passato oscuro.
da qui cominciano a dipanarsi trame e sottotrame strettamente collegate tra loro, che man mano si andrà avanti nella storia convergeranno verso un unico punto, divise principalmente in tre filoni: quello degli adulti, quello degli adolescenti e quello dei bambini.
la scomparsa di will e l'arrivo di undici portano presto alla consapevolezza che si tratti di qualcosa di più di semplici fughe o rapimenti: cose strane, spaventose e inspiegabili iniziano ad accadere, e tutte sembrano, in qualche modo, condurre nella stessa direzione...


è assolutamente inutile stare a farvi il riassuntone della trama, perché di certo avete già visto stranger things prima di me o, se ancora non vi siete fatti convincere, spoilerarvi sarebbe veramente una pessima idea, quindi parliamo di altro.
ci sono, oltre ai richiami agli anni '80 e l'effetto nostalgia, almeno altri quattro aspetti che secondo me hanno reso questa serie così amata e popolare: in primo luogo i personaggi, che nonostante il poco tempo concesso loro (la serie è più che altro un "film lungo otto ore", come hanno dichiarato i creatori, i fratelli duffer) sono riusciti a far emergere le loro personalità.
certo, i ruoli sono un po' stereotipati, nel senso che è facile incasellarli in categorie ben precise (la madre angosciata, il poliziotto che se ne frega delle regole, gli amici fidati, il ragazzo chiuso e senza amici, la ragazza sciocca e pronta a cacciarsi nei guai eccetera), ma nonostante questo sia l'interpretazione degli attori sia la sceneggiatura hanno permesso a tutti di svilupparsi e emanciparsi di tanto dalla definizione di personaggio-macchietta, da quello che è semplicemente il loro ruolo, per diventare persone che si comportano in modo coerente al contesto.

il secondo punto di forza, come accennavo sopra, è la semplicità della storia, il che non vuol dire che la trama sia banale e senza sorprese (anzi!), ma che, dato l'imput (scomparsa di will - comparsa di undici) tutti gli ingranaggi iniziano a muoversi in modo perfetto, non si perde mai, nemmeno per un attimo, l'interesse per quello che succede, quale che sia il filone - bambini/adolescenti/adulti - che stiamo seguendo, non c'è nemmeno un attimo di fuffa, niente filler, niente di evitabile.


e poi c'è undici. undici è un personaggio straordinario, uno di quelli su cui potrebbero fare ancora altre ventordici stagioni, tirarci fuori spin-off, libri, fumetti blabla e continueresti a volerne ancora.
a metà strada tra le orfanelle (?) sfigate di nipponica memoria (ma vi ricordate i traumi degli anime di quando eravamo bambini?) e gli x-men, la natura di undici è da scoprire puntata dopo puntata, perché è un personaggio che si svela poco per volta, lasciando vivo l'interesse nei suoi confronti e che anzi ci lascia pieni di domande alla fine.

l'ultima grande e importantissima protagonista di questa avventura infine è l'amicizia fortissima e indissolubile tra mike, dustin, lucas, will e undici, quell'amicizia che ti fa uscire in bici di notte nel bosco per cercare il tuo amico scomparso, quella che ti fa mantenere i segreti a ogni costo, quella che si basa su passioni e interessi comuni (i quattro ragazzi sono tutti dei piccoli adorabili nerd in erba, e undici è quello che ogni ragazzino nerd sognerebbe incontrare), quella dei giuramenti con lo sputo, quell'amicizia pura e assoluta che ogni volta che ci pensi ti fa venire i lucciconi agli occhi.

insomma, stranger things è la perfetta fusione di tutto quello che si vorrebbe trovare in una serie: una trama appassionante, ottima regia e sceneggiatura, paura e tensione al punto giusto (nota, per chi come me si fa un sacco di paranoie a guardare roba di paura: ok, c'è qualche scena un po' ugh, ma è guardabilissimo. sul serio, niente di vomitevole, niente che vi farà venire gli incubi la notte. al massimo tenete un peluche vicino mentre lo guardate, e via), personaggi adorabili (i bambini sono davvero stupendi, ho rivalutato i dodicenni per la prima volta in vita mia), una bella ambientazione e un sacco di citazioni e rimandi a quella che - più o meno - è stata la nostra infanzia. trovatemi un solo motivo per non guardare questa serie. ah, a ottobre esce la seconda stagione!

2 commenti:

  1. Non è il rimando agli anni '80 che ci ha flashati ma allo SPIRITO degli anni '80, che è una cosa diversa.
    Stranger Things piace perché inserisce, come direbbe Stephen King, l'elemento horror nel quotidiano e non parla di eroi ma di persone normali costrette ad affrontare l'incomprensibile, soprattutto parla di bambini. Come nei migliori film anni '80 (I Goonies, Scuola di mostri, solo per citarne un paio) non prende in giro gli spettatori perché innanzitutto prende sul serio i ragazzini protagonisti, restituendoli reali, immersi in un contesto ben definito (spesso poco felice e dove di solito gli adulti non sono utilissimi...)e, soprattutto, non offre consolazione né happy end: può accadere tutto a tutti, anche e soprattutto nel corso di un'avventura. Non come ora, dove si edulcora ogni cosa e dove bisogna offrire spiegoni e consolazione al pubblico.
    Insomma, Stranger Things, al netto delle citazioni, è un prodotto onesto. Ed è per questo che parla anche a chi non bazzica horror :)

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    1. ecco perché non scrivo mai di cose che non siano su carta, non sono capace XD hai detto tutto tu, ed è esattamente così (per quanto io non sia ferrata sui film degli anni '80), in ogni caso sì, "onesto" è la definizione migliore che si poteva dare, e io l'ho adorato totalmente!

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