lunedì 29 giugno 2015

mille tempeste

mi chiamo lisa e colleziono piccole ossa e sassi strani.
mi piace uscire a prendere tutta la bellezza della natura per sfuggire alla quotidianità di casa...

il nuovo libro di tony sandoval, mille tempeste, esce tra pochi giorni, sarà disponibile dal 2 luglio in libreria, ma si poteva acquistare già da giorni sul sito di tunué e quindi ne abbiamo approfittato.
ultimamente ho letto parecchio di questo autore - grazie sopratutto al signor ryv - ma non ho fatto in tempo a scrivere nulla. di sandoval avevo sempre apprezzato lo stile grafico particolarissimo, di cui però non amo i tratti eccessivamente grotteschi a volte.

mille tempeste mi è piaciuto tanto anche perché si è risparmiato scene assurdamente cruente. ma procediamo con ordine.

la protagonista della storia è lisa, una ragazzina che - con molta poca fantasia - vive con una zia che non la capisce fino in fondo e con la quale non è felice. il padre è lontano e sua mamma è sparita in circostanze poco chiare. lisa ha i capelli lunghi e bianchi e un atteggiamento strano: ama passeggiare nei boschi o sulle spiaggie, colleziona ossicina e denti di animali, sassi strani e altri piccoli oggetti.

per questi motivi tra alcuni ragazzi del paese - capeggiati dal cugino di lisa, bruno - non è vista di buon occhio. anzi, diciamo pure che molti pensano che sia una strega. ma la collezione di lisa non è la cosa più strana che la riguarda: la ragazza ha infatti scoperto uno strano passaggio tra due alberi, una sorta di porta che conduce in una dimensione popolata da strane creature e al primo ingresso in questo mondo nuovo, in un bosco, lisa trova un teschio di un animale, forse un caprone, dal quale decide di portar via almeno un dente per la sua collezione.
e quando riesce a staccarlo, qualcosa succede. qualcosa di invisibile e nascosto eppure terribile e pronto a sconvolgere l'ordine delle cose, ed ormai è indissolubilmente legato al destino di lisa, o forse lo era già da molto, molto tempo prima...

se da un lato ci sono creature oscure e infernali, misteri collegati a sigilli e patti demoniaci, dall'altro c'è la storia ordinaria di una ragazzina che cerca di inserirsi in una piccola comunità di ragazzi in un piccolo paese, che cerca di districarsi nell'immenso casino del primo amore e in quello ancora più grande della paura che nasce dall'ignoranza e della stupidità e che diventa violenza.

come in altri lavori di sandoval - mi viene da pensare a oltre il muro - lo stile grafico cambia seguendo l'andare della vicenda, i tratti leggeri e tremolanti di matita diventano linee di inchiostro, le tinte tenui ed acquerellate vengono desaturate e appesantite. questo, come dicevo, è uno degli aspetti che più amo di questo autore. sebbene a primo sguardo, magari durante una sfogliata veloce del volume, possa anche risultare fastidioso, questo cambiare di segno e stile di colorazione ha un suo significato all'interno della storia.

a fine volume sono raccolte delle illustrazioni e bozzetti dell'autore che sono, manco a dirlo, una gioia per gli occhi.

su quello che per me si potrebbe dire per spiegare la storia di lisa ci sarebbe tanto da dire, ma temo di spoilerare e quindi per il momento me ne astengo. ma sono curiosa si confrontarmi con gli altri, per cui aspetto i vostri commenti e poi scrivo tutto...

sabato 27 giugno 2015

la memoria dell'acqua

ho comprato questo volume l'ultimo giorno all'etna comics, un po' per caso, un po' perché l'avrei preso in sconto, un po' perché ero in piena sindrome da acquisto compulsivo. in effetti è stato l'unico dei titoli acquistati del quale non sapessi nulla. insomma, l'ho preso a naso, perché la copertina mi strizzava l'occhio da un po' di tempo.
e ho fatto bene.
l'ho divorato di notte - consiglio per chi vuole leggere di più: l'insonnia aiuta - e avrei voluto che non finisse così velocemente.

la memoria dell'acqua è la memoria dei luoghi e delle persone che li hanno vissuti e continuano a farlo, è leggenda e forse superstizione.

marion si trasferisce con sua mamma in un'isoletta tranquilla, nella vecchia casa che prima apparteneva ai nonni materni. senza ancora amici, marion preferisce esplorare i dintorni e cercare di scoprire qualcosa sul passato del nonno che non ha mai conosciuto.
è una ragazzina curiosa e spericolata, che non ci pensa due volte prima di infilarsi in una grotta (bambini a casa, voi non fatelo!) o di approfittare della bassa marea per andare a esplorare il vecchio faro: proprio lì incontra virgil normann, il vecchio e scontroso guardiano del faro. molti le dicono che il vecchio è pazzo e pericoloso, ma marion non si lascia spaventare, e pian piano metterà insieme i pezzi di un mistero che le sveleranno qualcosa che non avrebbe mai immaginato (e forse neanche noi lettori... di certo non io!)

una storia semplice ma ben narrata, fatta di soleggiate giornate a mare, di cupe e violente tempeste, in cui l'amore tra mamma e figlia è indissolubile ma non è il solo legame che abbraccia marion. alla quotidianità della vita su una piccola isola di pescatori si mescola il fantastico delle vecchie leggende e di misteri tramandati di generazione in generazione.

personalmente mi è piaciuto tantissimo, ma - come per oltre il muro, del quale spero presto leggerete una recensione - lo vedo più adatto a un pubblico adolescente che infantile. mi sfugge un po' il target di tipitondi... in ogni caso dubito ci siano seienni tra i lettori di claccalegge, quindi se vi capita recuperatelo, ne vale la pena.

lunedì 22 giugno 2015

le avventure di topalbano

per leggere un'espressione come grandissima camurria sulle pagine di una storia di topolino bisognava aspettare un miracolo. oppure che francesco artibani creasse un alter-ego con le grecchie granni (cit.) del commissario più famoso della letteratura italiana.

le avventure di topalbano sono state raccolte in un volumone cartonato della serie limited de luxe edition e presentate in anteprima all'etna comics (quale posto migliore?). le storie sono due, entrambe scritte da francesco artibani - la prima con la supervisione diretta del maestro andrea camilleri - e disegnate rispettivamente da giorgio cavazzano e giampaolo soldati.

come vuole la tradizione delle parodie disney, anche questa volta non ci si è limitati a far recitare ai personaggi i ruoli di una precisa storia, ma ci si è lasciati ispirare dall'opera originale creando qualcosa di completamente nuovo. addirittura per queste storie, si è deciso di non far impersonare il commissario montalbano (qui trovate la lista di tutti i romanzi a lui dedicati, che sono ovviamente consigliatissimi dalla sottoscritta!) da topolino o da un altro personaggio, ma si è scelto di creare un nuovo personaggio, salvo topalbano per l'appunto, che richiama graficamente - orecchie a parte - l'attore luca zingaretti che interpreta il commissario ormai da anni nella serie di bellissimi film a lui dedicati (vedeteli se non li conoscete, tanto li replicano a tempesta, di solito il lunedì su rai 1) e caratterialmente al montalbano di film e romanzi: u tintu carattiri non gli manca di certo. stessa sorte è toccata ai personaggi più importanti della serie: così ninì cardillo è il dottor mimì augello, giuseppe strazio sarebbe l'ispettore fazio (con la sua straziante passione per i dati anagrafici!), catarella diventa quaquarella (mantenendo il bruttissimo vizio di aprire troppo violentemente le porte!) e lidia... è livia!


la prima storia è stata, come si diceva, scritta con la supervisione diretta del maestro camilleri, il quale racconta, in una postfazione presente nel volume, sia del suo amore infantile per la banda disney, sia del fatto che topalbano è il primo fumetto realizzato ispirato alla sua opera ma non il primo proposto! le storie qui pubblicate sono le prime che camilleri ha accettato dopo aver rifiutato tante trasposizioni a fumetti della sua serie, che a suo parere in qualche modo tradivano l'immagine che ogni lettore si era fatto delle vicende dei romanzi (mentre con queste si è divertito tanto! gran bel colpaccio artibani...).
il motivo penso che sia proprio nella natura delle storie: non sono rifacimenti di episodi della serie originale di montalbano ma racconti assolutamente nuovi, ambientati uno in sicilia e uno in america, che si ispirano alle atmosfere e ai personaggi del poliziesco, lasciando però intatto lo spirito delle storie più classiche di topolino.

esperimento riuscitissimo che non solo non tradisce la natura di nessuno dei due personaggi, ma crea un più che credibile what if: non c'è risposta migliore alla domanda come sarebbe se il detective topolino incontrasse il commissario montalbano?

venerdì 19 giugno 2015

Tre ombre

A quanto pare la richiesta spassionata di una recensione, da parte mia, si è rivelata una vera e propria trappola: clacca in versione cerbera ringhia gaudente "lasciate ogni speranza o voi ch'entrate", chiudendomi dietro la porta.
Volente o nolente, mi si vedrà un po' di più rispetto all'unica apparizione preventivata! Ahimé!


Questa volta vi parlerò di Tre ombre del francese Cyril Pedrosa e distribuito da Edizioni BD.

Cosa accade quando la propria vita viene sconvolta in maniera drastica da una catastrofe? Quali sono i sentimenti, le emozioni che predominano? Rabbia e delusione o, piuttosto, sconforto e tristezza? Questo graphic novel in bianco e nero ci pone davanti a tutto ciò: Luois, Lise ed il piccolo Joachim vivono in una valle tra le colline, in una terra che, come un'isola, si mostra benevola e pacifica, così come liete e felici sono le loro vite. Il focolare domestico è il fulcro della loro serenità, offrendo sicurezza dalla tempesta, dall'esterno e dagli eventi, che sembrano lontani, tanto lontani da lì. Joachim passa le sue giornate mangiando, giocando e dando una mano al padre nei lavori quotidiani al campo, lanciando spessissimo in aria la sua risata cristallina e innocente.

Ma una sera, quando il piccolo si trova già a letto, fanno capolino in lontananza tre ombre, immobili, quasi fossero alberi. La serenità di quel loro mondo comincia a vacillare ed i due adulti si rendono conto che, di giorno in giorno, quelle figure si fanno più vicine: cominciano a nascere, nei loro cuori, timori e domande inespresse, per paura di riceverne risposte. Il clima comincia a farsi sempre più teso e Lise decide, senza il consenso del marito, di rivolgersi ad una vecchia chiromante tuttofare di loro conoscenza, la quale la mette in guardia sulle tre ombre e la avverte del fatto che loro sono lì per il piccolo Joachim. La collera di Louis sale, al ritorno della moglie e dopo aver saputo dove si fosse recata, conscio del fatto che non avrebbe voluto sapere il parere di quella vecchia pazza, forse anche solo per non dover ammettere che lei avesse ragione e che, in fondo, lui non poteva far nulla.
Esasperato dalla situazione e, non volendosi arrendere al destino che si presentava in questa strana maniera, Louis decide di prendere con sé il piccolo Joachim e di intraprendere una fuga disperata, attraversando il paese ed il fiume, sperando così di seminare questi tre cavalieri oscuri. È qui che tutto comincia a farsi sempre più concitato: l'ansia del fuggire e dell'essere inseguiti si mischiano con l'aria pressante e vicende che gettano un po' di luce attorno a queste tre figure misteriose. Il fitto degli alberi e l'ambientazione in ombra, per un attimo si dirada e questo basta a capire che, in qualche modo, l'intento sembra funzionare e degli inseguitori non c'è traccia. Giungono così sulle sponde del grande fiume, decisi oramai a gettarsi in una traversata su un battello e raggiungere così i nonni sulla sponda opposta. L'idea che lì, dai nonni, Joachim potesse essere al sicuro, dà la forza necessaria al padre a far di tutto pur di imbarcarsi e partire quanto prima, così da mettere, si spera, una parola fine alla vicenda.
Sbrigate le faccende lì, in mezzo alla calca e alla folla, riescono dunque a salire sul battello e....

...beh, a voi scoprirlo, non vorrei sciorinare altro e spoilerare troppo.

Ciò che invece mi preme aggiungere è l'impressione che la storia, i personaggi e i disegni mi hanno dato e, devo dire, che non è poco.
Intanto devo ammettere che mentre leggevo mi rendevo conto che non fossero i dialoghi a narrarmi la storia, né a darmi alcun tipo di emozione forte, stavano lì, sembravano più un riempimento, un dire e non dire, un "accennare a" e subito cambiare discorso. Si sta tutto il tempo col fiato sospeso nell'attesa di capire chi siano le tre ombre e come andrà finire quel viaggio e, quando lo si scoprirà, beh, tutto sembrerà riacquistare senso.

I disegni conferiscono il ritmo alla lettura e danno significato al mondo emotivo dei personaggi. Si noterà come nella prima vignetta in alto, le linee siano molto morbide, ampie, che lasciano respirare (sembra quasi diano spessore al luogo ameno e alla serenità idilliache dei due personaggi disegnati), con una preponderanza marcata di spazio bianco.

Bene, queste, durante la storia, subiranno un altalenante cambiamento dando più spazio a tratteggi più duri, dove il nero la fa da padrone e che incalzano il lettore a sentire l'ansia densa di chi non sa cosa aspettarsi. Ci sarà un continuo climax ascendente e discendente, quasi a simulare un respiro rumoroso ad immagini, il che conferirà al tutto un movimento piuttosto concitato.

Per quanto riguarda il resto, si avvertirà sicuramente l'impronta fatalistica del racconto, si noteranno diversi riferimenti al destino, mischiato ad una connotazione magico - rivelatoria, e citazioni a figure che sono presenti sia nei culti latini sia in quelli greci.

È senza dubbio un'opera allegorica nel vero senso della parola e, a volte, ho avuto l'impressione che lo fosse in maniera eccessiva, tanto da appesantire un po' la lettura e costringere a fare dei passi indietro per vedere se ci si è persi qualcosa o meno. Nonostante ciò, ritengo che, nella sua forma d'allegoria della perdita e del non poter cambiare il destino, sia un titolo piuttosto valido. E poi, non ci posso far nulla, a me il modo in cui disegna Pedrosa piace, tanto.

Spero di non avervi annoiato troppo, in caso ci penserà clacca stessa a bacchettarmi, mentre una delle tre teste fuma e l'altra mangia. Ah, cerbera, cerbera che non sei altro!

R.

lunedì 15 giugno 2015

lumina

circa un anno fa, a fine maggio del 2014, si terminava (con un enorme successo, vale la pena di dirlo) la campagna di crowdfunding per la realizzazione del primo volume di una serie a fumetti che prometteva una vera e propria rivoluzione nel mondo della nona arte. da circa un mese lumina è arrivato tra le mani dei lettori, e anche io, che non ero riuscita ad acquistarlo su indiegogo, sono riuscita ad accaparrarmi la mia copia (grazie scuola del fumetto di palermo, siete stati tanto gentili e pazienti!).


se questa serie voleva aprire un nuovo capitolo su come fare fumetti, secondo me c'è riuscita. lumina è un tesoro (sinceramente? io ho abbracciato la mia copia per quasi mezz'ora subito dopo averla acquistata...), un vero e proprio capolavoro, anche come oggetto.

cominciamo proprio dalla confezione: lumina è una figata realizzata con una cura incredibile in ogni dettaglio. posso anche sboroneggiare un po', visto che in una delle conferenze di etna comics emanuele tenderini ha spiegato per bene come è stato stampato questo volume.
lumina è un fumetto stampato in esacromia, ovvero, invece dei canonici quattro colori sovrapposti della quadricromia (la tecnica di stampa usata per tutti i fumetti e libri a colori), in lumina ce ne sono sei, tra i quali l'argento (è stato usato un inchiostro particolare che evita di lasciare le ditate sulle tavole quando vengono toccate), che rende i colori incredibilmente brillanti. oltretutto è praticamente stampato in quello che potrebbe essere definito un high definition cartaceo (ah, tenderini, grazie per tutte queste precisazioni tecniche, altrimenti io ero qui a scrivere venti volte è una megacicciofigata! e basta), ovvero i punti di inchiostro della stampa sono più fitti e precisi rispetto alle stampe a colori tradizionali. per cui con lumina si verifica un caso eccezionale: la versione cartacea riesce a essere qualitativamente migliore di quella visualizzata a schermo da un comune pc o cellulare (se poi avete robe incredibili non lo so, ma io ho fatto il confronto e per la prima volta la carta risulta più luminosa del digitale).

skippare tutti i passaggi intermedi - editore e distribuzione principalmente - e rendendo i lettori gli unici partecipi alla realizzazione materiale del progetto, ha permesso di realizzare un volume di una qualità fuori dagli standard a un prezzo sicuramente inferiore rispetto a quello che avrebbe dovuto imporre un editore al quale toccava pagare tutte le trafile di rito per far arrivare il volume fino ai consumatori. (brutalmente: venticinque euro per una roba simile sono davvero un prezzo più che onesto. e ve lo dice una che non ci pensa due volte a cercare tra l'usato per evitarsi i costi infami di certe pubblicazioni. riferimenti a fumetti realmente esistenti - oran... coff - sono quasi del tutto casuali)
fine del pippone tecnico.



passiamo alle cose interessanti. so che state rimuginando mentalmente la domanda, quella che io odio tantissimo: ma sto lumina di che parla? potrei dirvi che essendo un agglomerato organizzato di carta stampata non può emettere alcun suono, tanto meno articolare parole e men che mai esprimere pensieri. però non sono in vena di battute di cattivo gusto (no, non è vero).

lumina si inserisce nel filone sci-fi/fantasy, portandoci fin dalla prima inquadratura dentro uno strano e misterioso universo, popolato da creature antropomorfe alle prese con qualcosa di molto molto importante. nessuno spiegone, nessuna introduzione: da un lato, in un universo altro, c'è un mondo, lumina, che sta per morire. c'è un'enorme regina, una confraternita e un neonato che cercano di salvare quel mondo. dall'altro, sulla terra, ci sono due fratelli, miriam e kite, che vivono le loro vite di adolescenti, lei troppo attenta a essere sempre impeccabile, lui più che altro impegnato a cacciarsi nei guai. però questa volta i guai di kite sono nulla in confronto a quello che li aspetta: la realtà che loro conoscono improvvisamente collassa e lascia il posto a qualcosa di terrificante e inspiegabile: fantasmi? mostri? alieni? non importa, nessuna fuga è possibile e i due vengono trascinati proprio su lumina, dove si ritrovano al centro di una battaglia tra due (o forse più?) fazioni, scoprendosi portatori di qualcosa di fondamentale.

troppe domande si aprono in questo primo volume che procede a ritmo serratissimo e travolgente. è come uno stretto scorcio di panorama tra due gallerie visto da un treno che corre troppo veloce. abbiamo visto combattenti e creature divine, poteri magici e ambientazioni fantastiche, ma siamo ancora, come kite e miriam, confusi e in balia degli eventi, troppo piccoli per poter comprendere.

manco a dirlo, vorrei avere i prossimi volumi (tutti!) qui adesso, vorrei potermeli divorare nell'arco di una notte e poi rileggerli con calma per godermi ogni particolare di ogni tavola e vignetta.
tra i disegni di linda cavallini (dettagliatissimi eppure freschi, molto in stile euromanga, che a me piace parecchio) e colorazione di emanuele tenderini (la sua hyperflat, una tecnica folle di sovrapposizione di piani di colore leggermente sfalsati per creare sfumature che danno la sensazione della differenza tra piano di messa a fuoco e fuori fuoco, una grandissima figata a dirla tutta), le tavole sono davvero ricchissime di particolari, bisogna davvero andarci con calma per riuscire a cogliere tutto...


anche i prossimi volumi - per quello che sono riuscita a carpire durante la fiera - saranno realizzati in crowfunding, e questa volta cercherò di essere in prima fila per acquistare il secondo numero.

per trovare altre informazioni su lumina, sulla storia, le tecniche di colorazione e stampa, i personaggi eccetera, andate qui.

figata ultima (se tutto questo non fosse già abbastanza): lumina ha anche una colonna sonora originale, scritta appositamente da remo baldi. la trovate su spotify! (io aspetto di riavere il mio pc funzionante visto che al momento ho solo un macinino che implode appena guardo la parola download).

venerdì 12 giugno 2015

Il Nao di Brown

Salv...ehm ciao!
Non so da dove cominciare, e ve ne chiedo scusa. Chi sono? Sono Troy Mcclure! Forse vi ricorderete di me per film educativi come... ok, no. Non importa chi sono. Vi è dato sapere, giusto per doveri di cronaca, che la nostra cara clacca mi ha proposto di fare una piccola recensione, un piccolo intervento sulla mia ultima lettura, perché il mio entusiasmo era alle stelle quando ne ho parlato con lei. Sì, ero veramente su di giri, per cui le dico grazie per l'occasione concessami.
Ora passiamo al sodo, promesso.

Il titolo in questione è Il Nao di Brown di Glyn Dillon, edito da Bao Publishing.

Si tratta di una graphic novel interamente scritta, illustrata e colorata dall'autore succitato, in cui viene raccontata la storia di Nao, una ragazza anglo-giapponese che vive a Londra e con una particolarità: soffre di un disordine ossessivo - compulsivo insolito e pericoloso, è un ripetersi di fantasie violente, di comportamenti violenti, che abbraccia mentalmente e che la destabilizzano alquanto, in un continuo stato d'ansia.

La sua vita, fino a quel momento è, dunque, un tentativo di riuscire a controllare il suo status mentale, cercando di raggiungere un equilibrio personale, un equilibrio tra la sua mente e il corpo. Qui entra in gioco il fattore “meditazione” e, in particolare, parliamo di meditazione buddista, da lei abbracciata come mezzo mediante il quale fosse possibile riassettare i propri meccanismi e placare l'odio verso se stessa per la violenza e la malvagità dei suoi pensieri.

Detta così sembra si tratti quasi di un testo complicato, pesante, indigeribile, ma non è così. L'autore è stato molto abile, ha saputo ben usare il disegno per evitare di appesantire la narrazione, è riuscito a non incorrere nell'errore di scadere in una sorta di trattato medico (seppur a fumetti), visto e considerato la delicatezza dell'argomento.

In particolare si è avvalso di un metafumetto che inserisce inframezzando la storia, ovvero, il manga-anime Ichi, molto caro alla protagonista. Quest'ultimo, abbinato al pensiero meditativo buddista, dimostra quanto Dillon sia stato capace di rispettare l'argomento, riponendovi tutta la delicatezza del caso, e quanto anche lo avesse a cuore.

Nao, nonostante il suo disagio, riesce a trovare un lavoretto part-time presso un negozio di toys, in attesa di riuscire a sfondare come illustratrice e di trovare l'amore che lei reputi perfetto. Sarà l'incontro casuale con Gregory, un uomo ambivalente, quasi grottesco, un uomo grande e grosso dal cuore tenero che cita Hesse e filosofi antichi da ubriaco, che Nao riuscirà a concludere il cerchio del suo equilibrio comprendendo come non tutto sia bianco o nero.

Ma come..? Questo a voi scoprirlo.

Posso dirvi che ho chiuso il volume e mi sono sentito piuttosto disorientato da molte, troppe emozioni. È inevitabile non essere investiti dal continuo crescere e decrescere delle ansie di Nao; lo si è così tanto che a volte sfugge il fatto che ciò che è raccontato non è nulla di straordinario, ma storie di vita consueta, se non fosse per quel disagio. Si ha la sensazione inconsapevole che ciò che viene narrato sia più grande di quello che è, ma è solo illusione! È proprio la proiezione degli aspetti ansiogeni del personaggio a farci percepire tutto ciò.
Nao si è presentata dunque ai miei occhi come una sorta di Amélie Poulain atipica, resa particolare dal modo in cui viene raccontata, disegnata, dalle sue espressioni e, perché no, anche da alcuni suoi modi di comportarsi in vista di.

La cosa che più mi ha lasciato di sasso non è il finale in sé, che, vi assicuro, sarà proprio quello che vi aspetterete leggendolo, bensì l'esistenza una sorta di escalation, di un culmine, di un punto di rottura forte, travolgente ed inaspettato. Si vengono a creare così un pre-finale ed un finale, una conclusione dolce e amara al contempo, come uno schiaffo, uno schiocco sonoro che lascia poi un fastidioso eco. Non dico oltre.

Nao guarirà? Scopritelo.

Per me questo è un Titolo che merita, nel suo complesso: storia, personaggi, disegni, colore.

Sarei curioso di avere un riscontro anche da voi lettori!

Ringrazio clacca per avermi concesso questa opportunità e per aver dato una valvola di sfogo al mio entusiasmo.

Saluti.

R.

martedì 9 giugno 2015

apologia degli amori tra i banchi di scuola, ovvero del perché nonostante l'età (cough) continuo a preferire gli shoujo ai josei

in questi giorni all'etna comics ho recuperato un po' di shoujo (per chi ancora non lo sapesse, sono dei manga pensati per un pubblico femminile molto giovane, diciamo adolescente, insomma per chi ha più o meno la metà dei miei anni) e me li sono sparata in men che non si dica.
e siccome non c'è verso di prendere sonno (il post lo scrivo di notte, se e quando lo pubblicherò è ancora tutto da decidere) ho pensato bene di fare un post piccino e abbastanza inconcludente su un argomento che mi tocca da un po', e di cui probabilmente in passato ho già sbrodolato abbastanza.

la questione è semplicissima: anche se raccontano prevalentemente storie di adolescenti alle prime paturnie sentimentali, cariche di casti rossori e paranoie da istituto di igiene mentale, a me gli shoujo piacevano, piacciono e credo proprio che continueranno a piacere.

mars, il mio primo shoujo, dopo quasi quindici anni continua a emozionarmi in modo vergognoso...

sicuramente molto più di quello che, almeno anagraficamente e almeno secondo i target nipponici, dovrei leggere, ovvero la loro controparte adulta, i tanto osannati josei (per chi ancora non sapesse manco questo, sono dei manga pensati per un pubblico femminile giovane ma non troppo, insomma per chi si ritrova nella mia fascia d'età, quella in cui cominci a pensare che in fondo le creme antirughe non sono poi una cosa così idiota).

partiamo dalla parte facile, ovvero: cosa non mi piace dei josei? beh, per quel poco che ho letto, oserei dire che li trovo parecchio idioti. nel senso.
sono storie pensate per giovani donne e che parlano di giovani donne, che magari hanno subito le prime delusioni sentimentali, alle prese con il loro lavoro, con la vita di ogni giorno... molto spesso le protagoniste (sempre sulla base delle mie letture, che si siano fermate a un tot di volumetti o direttamente alla presentazione dell'editore circa l'opera in questione) sono impantanate in un lavoro che non lascia loro nemmeno il tempo di mangiare qualcosa di decente o invischiate in squallide relazioni parasentimentali piene di sesso triste. gente che non dovrebbe nemmeno arrivare alla trentina ed è già grigia, vuota, spenta... ho trovato un sacco di protagoniste stupide, complessate, arrese alle più banali difficoltà della vita, senza un briciolo di sogni, di gioia di vivere, al massimo fanatiche dello shopping e con la testa piena di pippe ridicole.

un'elegante scena tratta da happy marriage, roba che manco a dirlo non ho mai avuto il cattivo gusto sfogliare nemmeno... a proposito di maturità...

per quale diamine di motivo dovrei appassionarmi a storie simili? perché dovrei rispecchiarmi in questi personaggi sbiaditi e tristi? ho provato a leggere qualcosa, tipo quella schifezza immonda di nodame cantabile (che all'inizio mi piaceva pure un po', ma poi a conti fatti, se esistesse davvero una persona come nodame a me farebbe semplicemente pena) o quella botta di depressione di supplement (una vita finita a poco più di vent'anni sarebbe il sottotitolo perfetto), ma davvero, dove sta la maturità in una tipa che si diverte a cantare roba sui peti (oddio) o in un'altra che non sa nemmeno passare dieci minuti del suo tempo senza piangersi addosso?
o qui in italia son arrivate quasi solo schifezze (kuragehime è uno josei, è divertente e intelligente e mi piace tanto, ottima eccezione!), o io ho avuto sfiga, oppure c'è qualcosa che non va nel concetto di maturità. in ogni caso, buona parte di questa roba mi ha solo depressa, incupita, messa davanti a squallori evitabili e fatta sentire inesorabilmente vecchia.
direi che ci pensa già la vita a fare questi scherzetti, perché dovrei pure investire soldi e tempo per star giù di morale?

che cosa ci trovo invece nelle storie in cui due ragazzini passano quindici volumi a guardarsi di sottecchi, arrossire, non parlarsi, spararsi menate assurde, non capire i più ovvi messaggi del tipo guardami, sono cotto come un pollo allo spiedo proprio per te!, per poi scambiarsi un bacetto e rischiare l'infarto per la troppa emozione?

confesso: a me loro due fanno una tenerezza indicibile!

a parte i più ovvi cliché del genere, ho trovato negli shoujo personaggi forse ingenui ma a loro modo maturi, trame ben strutturate, situazioni e momenti che mi hanno realmente emozionata e che anche a distanza di anni mi commuovono ancora solo a pensarci.
ho trovato protagonisti pieni zeppi di scrupoli morali, attenzione per i sentimenti altrui, spirito di sacrificio, determinazione, amore incondizionato, dolcezza... ho trovato personaggi che avrei voluto conoscere o a cui avrei voluto somigliare, ho letto storie che avrei voluto vivere o che mi hanno fatto rivivere momenti belli (o belli solo col senno di poi...).

una delle coppie più belle di sempre!

no, vabbè, questa è solo per fangirlare...

ho trovato nelle storie banali e quotidiane degli shoujo manga il compimento di una delle frasi che secondo me è una delle più vere del mondo, che ogni storia è una storia d'amore, la realizzazione del fatto che l'amore e l'amicizia sono davvero quanto di più importante possa capitare in una vita, o se preferite in una storia, anche se la storia racconta di mondi fantastici, e che un bacio a volte è un avvenimento più importante di un incontro con un drago.

sarà che sono un cuoricino di panna (ebbene sì), ma queste storie così, anche se non sono il massimo dell'originalità, anche se i disegni magari si poteva far di meglio, anche se anche se anche se, in fondo sono quelle che più mi rimangono impresse, mi fanno affezionare davvero ai personaggi e al loro mondo. e personalmente credo che non ci sia nulla di più riuscito di una storia che coinvolga chi la legge.

un sacco di bella gente che mi tira su di morale quando penso che non ce la posso fare...

quindi, anche se l'adolescenza è ormai anagraficamente lontana, continuerò a farmi venire i lucciconi agli occhi a ogni primo bacio.

domenica 7 giugno 2015

comunicazione di servizio

so che aspettate spasmodicamente nuove recensioni (risate), arriveranno, state tranquilli.
intanto volevo segnalarvi che ho inserito tre post, scritti altrove da claccalegge, che adesso trovate anche qui. in qualche modo, sono post perfetti per questo blog, e parlano di cose troppo importanti per lasciarli fuori. quindi ho ritenuto indispensabile cercare di rimediare all'errore di averli scritti altrove, ho mantenuto le date di pubblicazione originale, per cui plausibilmente non li avete trovati tra i feed, ma se ve li eravate persi, potete recuperarli adesso:

- momo

e poi, non so se avete notato, ma si è aggiunto un altro autore al blog. ebbene sì. ammetto che l'ho attirato dentro con l'inganno, ma gli ho chiesto una recensione e ha scritto un post su un titolo che non vedo l'ora di leggere e adesso c'ho più smania di prima.
tra qualche giorno lo leggerete anche voi, intanto vi tocca sorbirvi le mie boiate ancora un po', però mi raccomando, convincetelo a rimanere e a scrivere ancora.

ultima cosa, vi propongo un giochillo: tra i seguenti titoli, che vorrei recensire prossimamente, di quale vorreste leggere qualcosa prima?

- lumina
- le avventure del commissario topalbano
- la memoria dell'acqua
- bellezza
- dimentica il mio nome
- il porto proibito
- potere e potenza
- rughe
- ekhö
- il misterioso caso del dottor ratkyll e di mister hyde

e e e... niente. io vado a tuffarmi tra tutte queste meraviglie (ma quando mai? devo lavorare! argh!!!)

giovedì 4 giugno 2015

ritorni in grande stile: resoconto etnacomics 2015

niente.
non ce la posso fare.
appena esco fuori da claccalegge non riesco più a combinare niente di buono. non riesco proprio a scrivere niente, non mi sento a casa, non mi sento una blogger e blabla. il mio esperimento è fallito, ma in un certo senso sono contenta, ho capito che in fondo l'idea di andare via da qui era un po' scema. e niente. sono tornata.
non ho idea di come andrà, se riuscirò a scrivere con una certa periodicità, se scriverò recensioni decenti, se non vi ammorberò di altra fuffa non necessariamente legata a letture e considerazioni e e e.
però.

il primo post per festeggiare questo - si spera gradito - ritorno, lo volevo dedicare a un mini resoconto semiserio sul mio primo etna comics, nonché la mia prima fiera di fumetti dall'ormai storica lucca c&g 2006.

per chi si scoccia di leggere tutto il resto: mi sono divertita un casino e non vedo l'ora di rifarlo!

ora, potrebbe anche sembrare che da palermo a catania il viaggio sia breve e semplice, un paio di ore di macchina e si arriva, che ci vuole.
già.
ma qualche tempo fa, con assoluta nonchalance e altrettanta mancanza di tempismo e buon gusto, è crollato un pezzo di autostrada. letteralmente.
per cui quello che prima era un viaggio di un paio di ore, magari sotto il sole che ti faceva arrivare abbronzato solo dal lato del finestrino e rincretinito come se ti fossi appena svegliato da un post-sbornia pesante, è diventato un viaggio di quattro ore e mezza (partendo da fuori palermo, altrimenti avremmo tranquillamente superato le cinque ore), tra le amene curve tra boschi delle madonie e caratteristici paesini dell'entroterra.
cosa che all'andata non ha comportato problemi alla sottoscritta, anzi, da culopeso senza patente mi sono parecchio goduta il paesaggio, mentre al ritorno mi ha regalato una nausea fenomenale, robe che da vent'anni non mi succedeva di star male in auto, nave, aereo, pullman, cammello, funivia o qualsivoglia mezzo di trasporto vi possa venire in mente.
ma non divaghiamo.

etna comics! la gioia! la felicità! l'entusiasmo! gli incontri! lo shopping sfrenato! awww... mi sono divertita da morire, no, di più, ho passato quattro giorni a saltellare in preda all'entusiasmo sfrenato (e a bestemmiare contro la gente ingombrante e puzzolente, ovvio. non è che di punto in bianco smetto di essere una brutta persona).


ovviamente appena arrivata mi sono appiccicata allo stand disney, ho urlettinato fangirlisticamente per un quarto d'ora circa, ho comprato l'universo e poi mi sono messa in fila per un disegnillo di enrico faccini (è uscito topolino fluo edition con le sue storie. ed è bello assai. e se non ve lo comprate siete brutti.) ora. io, so che non ci crede nessuno, ma io ci sto poco a diventare rossa e a bloccarmi tipo idiota quando mi trovo in queste situazioni. e il disegnillo è tipo bellissimo. e credo di essere stata fotografata (cosa che mi imbarazza in contesti standard, figuriamoci così)... e in tutto questo c'era pure catenacci alias bertoni alias uno dei miti della mia adolescenza da pker! se mi misuravano la pressione in quel momento come minimo mi ricoveravano... ho sudato tipo sauna svedese, seriamente, e ho pensato se cominciamo così io non ci campo quattro giorni.

oltre a girellare per gli stand, ovviamente siamo andati anche alle presentazioni. un sacco di presentazioni. e conferenze. e e e. ora, io credo che la nostra presenza assidua in prima fila, la mia faccia tra l'entusiasta e la cocainomane e i cuoricini spruzzati da ogni poro abbiano contribuito al fatto che arrivati all'ultimo giorno di fiera era un continuo farsi ciao ciao con la manina e sorrisi e peace and love... perché la vita reale non è sempre così? valentina de poli, perché non sei la mia vicina di casa?

sono sincera: un po' ho sempre pensato che le conferenze erano roba noiosa e che alle fiere uno dovrebbe stare in giro a far casino, guardare cose, incontrare gente eccetera.
e invece.
a parte il fatto che alcune conferenze sono state divertenti, ma sono anche state davvero interessanti e da un certo punto di vista mi hanno rincuorato. ho sentito parlare tanta bella gente del lavoro che fa (nell'ambito del fumetto, in un sacco di ruoli diversi) con un sacco di passione. e non solo. questa gente mi ha dato prova, e avrei tanto voluto che molti altri ascoltassero, che il fumetto non è solo fare giornalini, ma è conoscenza, studio, lavoro, impegno, talento... insomma, è davvero la nona arte. e sentirne parlare da chi crea quello che da una vita mi appassiona mi ha emozionata sinceramente. perché un po', nonostante ormai ne abbia sentite così tante da non farci più caso, è brutto sentir sempre sminuire una cosa potenzialmente fantastica come il fumetto. ovvio, le cagate ci sono, ma bisogna capire che non è un fatto di medium generale.

bah comunque. ho ampiamente sbrodolato i miei acquisti su instagram, ma ovviamente ve li mostrerò anche qui (e mi riprometto di parlarne per benino!). ma principalmente voglio farmi i complimenti per non aver fatto acquisti compulsivi e sopratutto per non essermi ridotta al verde come temevo potesse accadere. quindi anche da questo punto di vista sono più che contenta!

il primo acquisto addirittura l'ho fatto il giorno prima di partire, ho recuperato lumina alla scuola del fumetto di palermo, dove l'avevo ordinato qualche tempo fa temendo di non riuscire più a trovarne una copia. è una roba bellissima e in fiera ho avuto modo di conoscere i due autori, linda e emanuele, che oltre ad essere bravissimi e ad aver realizzato qualcosa di davvero incredibile, sono anche molto molto simpatici (e alti!). non credo passeranno da qui a leggersi sto papiro, ma in caso... grazie mille!


il botto l'ho fatto allo stand disney praticamente dieci minuti dopo essere entrata! ho comprato tutto! topalbano (presentato in anteprima), potere e potenza e il misterioso caso del dottor ratkyll e di mister hyde, la gold, diamond e fluo edition (mancava la platinum sigh... oltre alle topostorie! cosa molto triste... ma recupererò a brevissimo spero!) e finalmente ho trovato i due numeri di fantomius per i quali rosicavo da parecchio.


immancabilmente mi sono data anche al recupero dei manga, anche se non ho comprato tantissimo. quello che più mi ha fatto rosicare è stato non trovare l'ultimo numero di hiyokoi, più che altro per la soddisfazione di concludere una serie. ho rimandato l'acquisto di maison ikkoku a quando lo troverò con un minimino di sconto o almeno avrò completato qualche serie... per il resto oltre a questo avrei solo voluto recuperare gli arretrati di natsume.
in ogni caso, mi sono concentrata sulle mie serie preferite del momento, quindi ho recuperato un paio di numeri mancanti di a un passo da te, kuragehime, il fiore millenario e arrivare a te (ma finirà mai?). roba che ho già divorato principalmente per superare la botta di nostalgia e tristezza della prima notte a casa dopo tutto quanto. erano titoli che non leggevo da tanto e quasi non mi ero accorta che mi erano mancati così tanto! mi chiedo quando riuscirò a svezzarmi da questi shoujazzi pieni d'ammore adolescenziale... e sempre più spesso mi rispondo mai! (a proposito, sono in cerca di ali di farfalla e orange a prezzi abbordabili, in caso contattatemi! fine OT)


oltre allo shopping, ovviamente, c'è stato un sacco di altro. di belle cose. non troppissima bella gente, ma quella che c'era valeva per mille. sono anche riuscita a sopravvivere persino ai momenti più incasinati (odio trovarmi in mezzo alla folla) e sono addirittura arrivata ad apprezzare qualche cosplay (tipo i bimbini piccini piccini vestiti da leyla e luke skywalker e uno ancora più piccolo che faceva yoda! erano adorabili! ma ho preferito non fare foto vista l'età parecchio delicata...) e a immortalare l'immancabile pina che ci ha accompagnati durante tutto il viaggio.


oltre ai recuperi di serie varie, mi sono anche buttata su qualche titolo più o meno conosciuto. tipo il primo volume di hadez (sì, ho i due volumetti autoprodotti ma non potevo perdermi questo, anche perché c'è una parte di storia che non conosco ancora!), ekhö, che ristagnava in wishlist da troppo, troppo tempo, e poi roba un po' meno meditata come rughe e la memoria dell'acqua... recuperone: tutt'a un tratto del buon sergio algozzino (che praticamente ormai troviamo ovunque! e continuiamo a chiederci come riesca quest'uomo a fare tutto!) libro che avevo comprato anni e anni fa, letto e studiato, che mi era piaciuto un sacco e che uno stronzo si è fregato. alla strafaccia sua. ora manca solo di ribeccare sergio in giro e scroccare un altro disegnino come c'era nella prima copia...



gadget incomprabili. un sacco di fuffa veramente insignificante a prezzi devastanti. sarà che sono vecchia io... l'unica cosa che mi ha fatto rosicare è stato il funko pop di bymax, venduto allo spaventoso prezzo di 30 euro. e che quindi ho lasciato lì. gli unici acquisti del genere sono stati una spilletta espressa con il mio disegnillo (sì lo so, sono un'egocentrica) di cui esistono al momento solo due copie (la mia e quella del consorte, ovviamente). avevo voglia di farmi spillettinare qualsiasi cosa (my little pony, bymax, pk, sky doll e blablabla) ma la quasi totale incompetenza dei tizi (mezz'ora per una spillettina perché non hanno chiaro che i pc o si raffreddano o si impallano!) mi ha fatto cambiare idea.
e poi ho preso il librettino di pusheen, che da l'effetto di un peluche però si usa come un libro. quindi sì, direi che ci sta nella categoria gadget.


l'ultimo giorno di fiera il mio amore ha avuto la bellissima e romanticissima idea di farci fare un ritratto fumettoso (in cui io sono venuta decisamente più magra di come sono, con il naso dritto e i capelli che manco dopo tre ore dal parrucchiere) da alyah, della qualche avrei tanto voluto provare il fumetto (insieme ad altra roba) ma shockdom ha prezzi decisamente altini per fare acquisti a scatola chiusa... per cui ho rinunciato all'idea. però abbiamo il disegnillo che è tanto carino!


e e e. boh. che aggiungere? che tutto è stato bellissimo, che non vedo l'ora di rifarlo, che ho recuperato robe che rimandavo da mesi e mesi e mesi... e che ho anche creato un mostro! il succitato consorte, fino a prima di conoscere me era totalmente avulso a questo meraviglioso mondo, si è tanto lasciato trasportare dalla cosa che ha comprato quattro titoloni uno più bello dell'altro (oltre ad aver letto già un sacco della mia roba!) lo sto portando al lato oscuro pare...
vediamo se indovinate cosa ha preso lui?


ah, un grazie particolare allo stand di topolino per il borsone. oltre ad essersi rivelato utilissimo durante il viaggio (come si vede in fotografia l'abbiamo trattato con massima cura, lui e il contenuto!) è stato davvero apprezzatissimo da camilla!


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