detesto quando compro un libro con un sacco di aspettative e poi ne rimango delusa. non so se mi sento più la stupida che non ha capito o se è normale che non mi sia piaciuto nonostante in tanti ne abbiano parlato bene.
la storia di una botttega è uno dei libri che ho scoperto su uno dei miei soliti blog-miniere da cui attingo consigli, eppure mi ha lasciata molto delusa dalla lettura, proprio perché prometteva molto bene: siamo alla fine dell'ottocento, e le sorelle lorimer si sono trovate sole e povere dopo la scomparsa improvvisa del padre. non hanno nulla se non i loro attrezzi per la fotografia e così - contrariamente alle aspettative di tutti - decidono di rimanere unite e di cavarsela lavorando come fotografe.
rimarranno accanto a loro gli amici veri che conoscevano da prima di rimanere orfane, e altri ancora sono quelli che conosceranno grazie al loro nuovo lavoro e al nuovo appartamento in cui hanno iniziato a vivere.
sembra incredibilmente affascinante leggere le vicende di quattro giovani donne che decidono di sfidare le convenzioni sociali dell'epoca, eppure...
buona parte della prima metà del libro consiste in noiose considerazioni su quanto sia fuori luogo e potenzialmente disdicevole la loro scelta di vivere sole e lavorare, su quanto siano povere, su quello che la gente potrebbe dire eccetera.
poi piano piano la vicenda si fa un po' più interessante, ma non va nella direzione sperata, bensì ci si butta sugli immancabili pretendenti e corteggiamenti e alla fine anche i matrimoni. i risvolti più drammatici giungono comunque al lieto fine tranne che per la più giovane e frivola delle sorelle, che cede a un vecchio libertino e alla polmonite che la farà morire giovane, bianca e bellissima.
le due sorelle più spigliate alla fine si ritroveranno felicemente maritate, felicemente mamme e felicemente donne in carriera.
nulla contro l'happy ending romantico, anzi mi piacciono molto, però ho trovato tutto molto... superficiale e noioso. speravo di scoprire qualcosa sul lavoro di fotografo di più di un secolo fa e invece ci sono solo accenni vaghissimi, se non pari a zero, speravo in un rifiuto delle convenzioni più ferreo e deciso, qualche discorso un po' più interessante sull'emancipazione femminile e invece sono più i timori dei giudizi altrui che la gioia di poter essere indipendenti. anche le storie d'amore non hanno nulla di passionale e travolgente da far tremare le ginocchia e accelerare il battito cardiaco, e anche qui queste giovanissime fanciulle vanno all'altare come se fossero vecchiette navigate al loro quarto matrimonio, sposate più per non rimaner sole che per amore.
non che la storia in se non sia affascinante o interessante, ma è narrata con toni talmente piatti che tutto viene reso noioso. mi è dispiaciuto davvero tanto. sono molto indecisa se consigliare o meno questo romanzo, sicuramente verrà apprezzato da chi ama le atmosfere di una volta, ma preferisco un coinvolgimento emotivo maggiore di quello che offre una narratrice onnisciente che sembra quasi disprezzare per prima le sue creature.